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Finalmente Amir

23 Dicembre 2021 -
Città del Vaticano - Davvero un viaggio del successore di Pietro non finisce mai. E così ieri in Aula Paolo VI , all’udienza generale, la visita nel campo profughi di Lesbo è proseguita con l’abbraccio — particolarmente atteso da Francesco — con Amir Ali, il bambino di un anno e mezzo che aveva incontrato lì il 5 dicembre e che lunedì 20 è arrivato in Italia, con la sua famiglia (sono afghani di etnia tagika), attraverso l’accordo concordato con le diverse autorità. Venerdì scorso, incontrando nel Palazzo apostolico un primo gruppo di una decina rifugiati, il Papa aveva chiesto espressamente notizie di Amir. E ieri  l’abbraccio è stato particolarmente caloroso. Con lui, i due fratelli, la sorella e i genitori.
Per Amir sono già pronte le carte per il ricovero all’ospedale pediatrico Bambino Gesù dove ieri stesso, dopo l’incontro con il Pontefice, è stato ricoverato per un intervento che, finalmente, risolverà la malformazione del palato con la quale è nato. Mamma Zahra, giovanissima, non perde un attimo di vista Amir e gli altri tre figli: ha voluto fortemente, con tutta se stessa, «esaudire la speranza» per la sua famiglia. Sì, proprio «esaudire la speranza». Porta con sé, e le mostra con le lacrime agli occhi, le fotografie delle persone con le quali ha vissuto 3 anni nel campo di Mavrovouni a Lesbo. Gli occhi di queste donne e di questi uomini ritratti negli scatti sono il simbolo stesso della disperazione. «Tre anni» ripete Zahra. Un tempo «infinito» che avrebbe potuto inghiottire la sua speranza. E invece no, con la forza di una donna, la forza di una mamma, Zahra ha lottato davvero «contro ogni ostacolo» che si è frapposto alla tenace speranza che costruiva e ricostruiva coraggiosamente, ora dopo ora, minuto dopo minuto, per la sua famiglia. Per la famiglia è già pronto un appartamento ed è stata anche elaborata la strategia educativa per l’inserimento scolastico dei figli. Per imparare la lingua italiana, anzitutto. E poi sarà il momento di trovare un lavoro. Per ri-iniziare a vivere. «Benvenuti» ha detto a questa famiglia il Pontefice nell’appello lanciato durante l’udienza (https://www.migrantesonline.it/2021/12/22/papa-francesco-profughi-con-me-in-italia-sono-uno-stimolo-per-altri-paesi-ue/). «Durante il mio viaggio a Cipro e in Grecia ho potuto toccare con mano, ancora una volta, l’umanità ferita dei profughi e dei migranti» ha proseguito Francesco. E, come “frutto” di quella visita, «grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi». Un «piccolo segno», certo. Ma servirà «da stimolo» per ciascuno, a ogni livello. E tutto è nato dal viaggio del successore di Pietro. Un viaggio che, evidentemente, non è finito il 6 dicembre ma continua nelle storie dei più fragili. (Giampaolo Mattei - Osservatore Romano)

Papa Francesco: i vescovi europei fanno proprio l’appello di ieri all’accoglienza dei migranti

23 Dicembre 2021 -
Roma - L'appello di ieri di papa Francesco sulla situazione precaria e la disperazione dei rifugiati in alcuni Paesi europei le prime reazioni dalle conferenze episcopali del Vecchio Continente. "Molti rifugiati e migranti che arrivano in Europa dal Nord Africa e dal Medio Oriente rappresentano una grande sfida per tutti gli Stati membri dell’Unione europea", sottolinea mons.  Stanislav Zore, arcivescovo di Ljubljana e presidente della Conferenza episcopale slovena aggiungendo che tutti i Paesi e tutti i cittadini "sono chiamati a esprimere la propria solidarietà con coloro che sono stati cacciati dalle loro patrie a causa delle guerre e delle violenze e busseranno alla nostra porta nella speranza di trovare un futuro migliore. L’ospitalità e l’accoglienza degli stranieri sono da tempo segno d’amore e di rispetto per la dignità di ogni essere umano. Per mons. Zore è importante che "il nostro Paese e l’Unione europea diano a tutti i rifugiati e ai migranti l’opportunità di ottenere legalmente asilo per loro e per le famiglie, aiutandoli a integrarsi nella comunità locale. I vescovi sloveni esprimono il loro sostegno alle istituzioni, alla Caritas e alle altre organizzazioni umanitarie che hanno già accolto o che accoglieranno in futuro i rifugiati e i richiedenti asilo". «La sfida dei rifugiati e dei migranti — sottolinea monsignor Zore — è anche un’opportunità per il nostro Paese di riflettere sulle tragiche conseguenze del commercio di armi, degli sconsiderati interventi militari da parte dell’Occidente, delle politiche economiche inique, della povertà e della corruzione che fanno da sfondo ai conflitti militari e alle guerre civili, come anche alle catastrofi umanitarie. La Sacra Famiglia, che è al centro delle festività natalizie, testimonia il rispetto della dignità di ogni essere umano, il valore della pace e della solidarietà. Per questo motivo invitiamo tutti alla solidarietà ed all’apertura verso coloro che sono in difficoltà». Anche la Conferenza episcopale tedesca, attraverso l’incaricato speciale per i rifugiati, l’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, risponde  al Papa assicurando l’impegno delle diocesi e delle altre associazioni di volontariato: "Già in passato, la Germania ha partecipato all’accoglienza dei rifugiati in linea con gli schemi di ricollocazione dell’Ue. Il fatto che il nuovo governo federale sia disposto a rafforzare ulteriormente l’accoglienza è motivo di speranza. La Chiesa continuerà il suo sostegno pratico per assicurare che vengano ricevuti nel migliore dei modi". Secondo monsignor Hesse è opportuno trovare soluzioni a lungo termine: "È auspicabile un meccanismo permanente di condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’Ue. Ciò che è necessario è un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, una maggiore solidarietà con i Paesi confinanti con l’Ue e l’applicazione di elevati standard di accoglienza e di procedure di asilo che siano accettati e attuati da tutti. È fondamentale, inoltre, l’efficace salvataggio in mare, una via di accesso sicura soprattutto per le persone vulnerabili, e anche un migliore sostegno ai Paesi ospitanti non europei. Il Natale ci ricorda ogni anno che Dio si fa uomo in un bambino indifeso". Anche la Chiesa polacca fa suo l'appello del Pontefice: "desideriamo assistere, sulla base delle possibilità legali esistenti e in conformità con le norme vigenti in materia di migrazione, tutti coloro che esprimono il desiderio di venire a vivere nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di accoglierli, di fornire il necessario sostegno e di aiutarli a integrarsi nella nostra società insegnando loro la lingua e avviandoli al lavoro. La Caritas offre questo tipo di aiuto agli immigrati che già vivono e lavorano in Polonia da molti anni. Questo tipo di supporto continuerà e verrà potenziato. Chiediamo anche a tutti i nostri connazionali di pregare per i migranti in difficoltà in Europa e nel mondo". "incoraggiati"  si dicono i vescovo spagnoli "dai passi già compiuti negli ultimi anni per facilitare nuove vie di accoglienza nelle nostre diocesi in dialogo con le istituzioni. Offriamo la nostra collaborazione al governo per promuovere a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale) la creazione di corridoi umanitari, così come avviene in altri Paesi europei, promuovendo al contempo nuovi modelli di accoglienza sostenibile e legale. Dio continua a bussare alle nostre porte mentre si avvicina il Natale. Ringraziamo Papa Francesco per la sua vicinanza ai più vulnerabili e facciamo appello alle nostre comunità cristiane e a tutta la società chiedendo di accogliere responsabilmente chi ha bisogno di noi con un cuore che guarda negli occhi della gente".

Card. Jean-Claude Hollerich: l’Europa non può rimanere indifferente davanti al dramma dei rifugiati

22 Dicembre 2021 - Bruxelles - “Il recente viaggio del Santo Padre nelle terre di Cipro e della Grecia ha testimoniato ancora una volta la situazione precaria e, a volte, la disperazione dei nostri fratelli e sorelle rifugiati in alcuni Paesi d’Europa, in attesa che noi ascoltiamo le loro voci che chiedono il nostro aiuto e la nostra attenzione. La Chiesa in Europa non può restare indifferente a tale chiamata, e deve rispondere con rinnovato impegno, con voce profetica e con esempi concreti di solidarietà verso questi profughi, figli di Dio, persone con volti, biografie e famiglie, che hanno bisogno di noi adesso più che mai”. Lo scrive oggi il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea che, a nome della Comece  si unisce all’appello di Papa Francesco che invita le autorità degli Stati dell’Ue a "consentire generosamente ai rifugiati che sono bloccati nei territori di prima accoglienza, come nel caso di Cipro e in Grecia, di essere ricollocati in un altro paese dell’Ue e ricevere lì la protezione e la promozione di cui loro e le loro famiglie hanno bisogno. Faccio appello anche alla Chiesa in Europa, alle nostre parrocchie, comunità e fedeli, affinché diventino veri testimoni di Cristo in questo tempo della Natività di Nostro Signore e accolgano con spirito di servizio coloro che sono giunti nelle nostre terre in cerca di protezione come rifugiati, e di compiere uno sforzo comune che porti a progetti concreti per accoglierli, in collaborazione con le autorità pubbliche. Chiedo al Bambino Gesù, di cui celebreremo presto la nascita, di illuminarci perché lo possiamo riconoscere in ogni profugo che bussa alla nostra porta e di darci la forza necessaria per vincere l’indifferenza delle nostre società verso chi soffre e sta bisognoso”.

Draghi: ottimista su ridistribuzioni migranti

22 Dicembre 2021 - Roma - Questa mattina il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi rispondendo ad una domanda - durante la conferenza stampa di fine anno - sull'evoluzione della situazione dei migranti si è detto "ottimista": "l'approccio alla migrazione deve essere integrato, umano ed efficace e questo è stato capito nella Ue. Al Consiglio europeo con la presidente Von Der Leyen ci siamo opposti alla costruzione di muri nell'Est, e non ci possono essere passi indietro. Ma a parte la ridistribuzione dei migranti, bisogna cambiare completamente l'accoglienza. Oggi l'industria ha un bisogno grandissimo di manodopera. Su questo c'è grandissima apertura di tanti Paesi e questo spiega il mio ottimismo". Altro elemento di ottimismo è per Draghi il fatto che "la Commissione ha accettato di intraprendere una azione efficace per negoziare con i Paesi di prima provenienza un accordo sui rimpatri volontari assistiti. Non sia solo Italia a fare i corridoi umanitari ma anche gli altri Paesi".  

Papa Francesco saluta un bambino del campo di Lesbo

22 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Questa mattina, al termine dell’Udienza Generale, Papa Francesco ha salutato un bambino incontrata nel campo Mavrovouni di Lesbo, insieme alla sua famiglia, venuti a Roma "per curarsi grazie all’intervento del Pontefice e  agli sforzi della Comunità di Sant’Egidio". Lo ha detto questa mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni che ha precisato che il bambino ha un anno  e mezzo ed è di origine afghana. (R.I.)

Papa Francesco: profughi con me in Italia sono uno stimolo per altri Paesi Ue

22 Dicembre 2021 - Città del Vaticano – Questa mattina papa Francesco, al termine dell’Udienza Generale,  ha richiamato nuovamente il tema dell’accoglienza dei migranti. Nel viaggio a Cipro e in Grecia “ho potuto toccare con mano ancora una volta l'umanità ferita dei profughi e dei migranti”, ha detto il Pontefice: “ho anche constatato come solo alcuni Paesi europei stiano sopportando la maggior parte delle conseguenze del fenomeno migratorio nell'area mediterranea, mentre in realtà esso richiede una responsabilità condivisa di tutti, dalla quale nessun Paese può esimersi, perché è un problema di umanità". In particolare, “grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma – ha aggiunto - un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Benvenuti! Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi. È un piccolo segno, che spero serva da stimolo per gli altri Paesi europei, affinché permettano alle realtà ecclesiali locali di farsi carico di altri fratelli e sorelle che vanno urgentemente ricollocati, accompagnati, promossi e intregrati”. Papa Francesco ha evidenziato che sono le Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche “pronte ad accoglierli e accompagnarli verso una feconda integrazione. Serve solo aprire una porta, la porta del cuore! Non manchiamo di farlo in questo Natale!”. (Raffaele Iaria)

Un’altra doppia strage in mare

22 Dicembre 2021 - Milano - Ancora morti nel Mediterraneo. Almeno 163 persone sono annegate nell’ultimo fine settimana davanti alle coste della Libia nel tentativo di raggiungere l’Italia. L’ennesima tragedia annunciata alle porte della 'fortezza Europa'. «Da quello che abbiamo saputo, si tratta di due barconi di legno – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni – in un caso ci sono stati 102 dispersi al largo di Surman, con 8 sopravvissuti di cui sette uomini e una donna. Nell’altro caso, al largo di Sabratha, la guardia costiera libica ha recuperato 61 corpi senza vita. In tutto ci sono 210 sopravvissuti (tra cui 35 donne e 10 bambini) che non abbiamo ancora capito se sono stati recuperati in mare o direttamente dal barcone». Si tratta perlopiù di migranti provenienti dal Mali e dal Senegal e partiti dalle coste di Sabratha. «In tutto sono 1.508 le persone morte nel 2021 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più pericolosa nel mondo» aggiunge Di Giacomo. Intanto è sempre più drammatica la situazione in mare. Nell’ultima settimana, dal 12 al 18 dicembre, ci sono stati circa 900 arrivi in Italia e la cosiddetta guardia costiera libica ha intercettato 466 persone in mare e riportate a terra. «Naturalmente questo è un dato (quello dei riportati a terra, ndr) che continua a preoccuparci perché sappiamo che le persone vengono riportate nei centri di detenzione. Nel 2021, complessivamente sono state intercettate 31.456 persone dai libici rispetto agli 11mila degli anni scorsi – aggiunge Di Giacomo – e quasi 1.500 persone sono morte lungo questa rotta, quella del Mediterraneo centrale, la più pericolosa la mondo». «C’è un sistema di pattugliamento largamente insufficiente – accusa il portavoce dell’Oim – quando c’è un Sos i migranti devono aspettare ore per il salvataggio quando sappiamo che bastano anche cinque minuti per andare giù». Naturalmente i numeri snocciolati sono «per difetto». Non ci sono tanti 'occhi' a testimoniare e a raccontare quello che succede. Le Ong in mare sono poche. Ma a preoccupare c’è anche la rotta atlantica: quella che parte dal Senegal, dalla Mauritania e dal Marocco per arrivare alle Canarie. «Si parla di oltre 14 ore di navigazione in un mare che non è certo il Mediterraneo – racconta Di Giacomo – e dove solo quest’anno sappiamo che 937 persone hanno perso la vita. Ma è molto probabile che questa cifra in realtà sia da raddoppiare. Le rotte migratorie irregolari continuano ad essere mortali e mortifere. Bisogna iniziare a parlare in modo serio di migrazione regolare. La crisi demografica è un enorme problema che per essere frenato ha anche bisogno, da subito, di una gestione dell’immigrazione diversa, non rivolta a chiudere i confini da supposte e inesistenti invasioni, ma a creare canali migratori regolari». Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ieri, è tornato sul tema dei flussi migratori. «È essenziale che l’Unione europea adotti una gestione condivisa, umana e sicura, all’altezza dei nostri valori – ha detto partecipando alla cerimonia di chiusura della XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia nel mondo – Servono corridoi umanitari dai Paesi terzi verso l’Europa che impegnino anche altri Paesi europei, non solo l’Italia. E servono accordi di rimpatrio giusti ed efficaci. Anche in questo, l’Unione europea può svolgere un ruolo di guida». Intanto ci sono 144 persone a bordo della nave Ong Ocean Viking ancora in attesa di un porto, dopo tre richieste alle autorità marittime. E nelle ultime 24 ore 22 migranti, di nazionalità tunisina, sono giunti a Lampedusa. Tra loro anche 11 donne e 3 minori. Il barchino su cui viaggiavano è stato intercettato a circa 2 miglia a sud dall’isola dagli uomini della Guardia di finanza. (Daniela Fassini – Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 64.008 persone migranti sulle coste italiane

21 Dicembre 2021 - Roma - Sono 64.008 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.342 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.118, 13%), Bangladesh (7.613, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.636, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.193, 3%), Eritrea (2.190, 3%), Marocco (2.175, 3%) a cui si aggiungono 14.011 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Cif, Immigrazione: la speranza delle madri per i loro figli

21 Dicembre 2021 -

Roma - “I bambini cui le madri negano il presente per assicurare loro il futuro sono quelli che da soli o insieme ai genitori cercano un altrove che comunque li respinge” così Renata Natili Micheli, Presidente nazionale del Centro Italiano Femminile. Che conclude “ il cuore dell’immigrazione non è nei numeri di quanti arrivano nel nostro Occidente ma consiste nel perché arrivano e nel perché, oltre la dignità della vita,  noi vogliamo togliere loro anche la speranza”.

Papa Francesco: l’impatto della crisi sull’economia informale, che “spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante”

21 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - L’impatto della crisi sull’economia informale, che “spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante”. Lo scrive oggi papa Francesco nel messaggio per la 55ma Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il prossimo 1 gennaio sul tema “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”.  Molti migranti – scrive il Papa – “non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga. A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate. In molti Paesi crescono la violenza e la criminalità organizzata, soffocando la libertà e la dignità delle persone, avvelenando l’economia e impedendo che si sviluppi il bene comune. La risposta a questa situazione non può che passare attraverso un ampliamento delle opportunità di lavoro dignitoso”. La pandemia da Covid-19 – ha aggiunto papa Francesco nel messaggio presentato oggi nella sala Stampa della Santa Sede - ha “aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide. Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica; l’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici. Inoltre, i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche”. (Raffaele Iaria)

La valle solidale e i migranti bambini

21 Dicembre 2021 -

Torino - Non piangono mai i bambini che arrivano all’ultima tappa prima del confine francese. Sono esausti, dormono di continuo, qualcuno ha i piedi morsicati dai topi negli accampamenti di fortuna in Bosnia, eppure non piangono. Lo raccontano commossi gli operatori e i volontari del rifugio per immigrati 'Fraternità Massi' nella casa dei salesiani accanto alla stazione di Oulx. Ai piccoli il lungo viaggio sembra un gioco in compagnia dei genitori. Per gli esperti il gioco si chiama 'rotta italiana' oppure 'terminale della rotta mediterranea' e anche 'limite occidentale della rotta balcanica'. Comunque la si veda, Oulx dal 2017 è diventata una porta di uscita sempre più battuta dall’Italia verso la Francia e l’Ue, per marciatori della speranza in viaggio da anni.

Non temono di andare in mezzo alla neve in scarpe da tennis, ma se vengono al rifugio voluto dalla fondazione 'Talità Kum' con i medici di Rainbow 4 Africa aperto h 24 trovano scarponi, cibo, possono farsi visitare e passare una notte al caldo dopo le 16, quando d’inverno cala subito il buio e la temperatura scende sottozero.

A pochi passi dal rifugio in Alta Val di Susa, ironia della sorte, fermano i treni di linea per la Francia e persino il Tgv. Ma il viaggio comodo è roba per chi ha documenti europei e Green pass. Il resto dell’umanità tenta di prendere un bus di linea, se non controllano i 'certificati verdi', o arriva a piedi fino alle piste di fondo di Claviere e poi si infila nei boschi per 20 chilometri per passare il Monginevro. Un’impresa al buio col freddo, specie per le famiglie con donne incinte e bambini. Oltretutto la sorveglianza dei gendarmi dotati anche di visori notturni al confine e lungo la statale è continua. Inflessibili anche con i più vulnerabili, non rilasciano il documento di respingimento, il 'refus d’entrée', contro cui presentare appello. Chi passa, però, in 5 giorni arriva a Parigi e da lì prosegue per Germania, Paesi Bassi, Belgio o Regno Unito, nell’Europa che cerca manodopera.

Gli scarponi li lasciavano i valligiani quando si è aperta la rotta. Il rifugio prosegue la tradizione solidale, mettendoli nelle rastrelliere. Ogni giorno passano da qui almeno 60 persone, con punte di 100 dall’estate a novembre. Quando si supera quota 50 la Croce rossa sposta i profughi al polo logistico di Bussoleno, 20 chilometri a valle, così che nessuno dorma all’aperto. Da aprile a dicembre sono passate 9mila persone e altre 1.500 sono state portate alla Croce rossa. Il 60% proveniva dalla rotta balcanica, gli altri erano subsahariani sbarcati da poco e tunisini alle prese con disoccupazione.

«È dura marciare nella neve, ma chi proviene dai Balcani dice che dopo Bosnia e Croazia passare il Monginevro è come bere un bicchiere d’acqua – spiega don Luigi Chiampo, 62 anni, da 10 parroco di Bussoleno, presidente di Talità Kum e responsabile Migrantes della diocesi susina – e da quando abbiamo aperto il centro a Oulx nel 2018 non ci sono più stati morti sulle montagne. Passavano dal Colle della Scala, molto pericoloso. Nel 2021 dalla valle è passato un fiume di circa 15mila persone dirette a Claviere. Arrivano a Trieste e in 72 ore attraversano il nord in treno o bus, oppure vengono dai centri di accoglienza. Il rifugio lo abbiamo aperto per non far dormire più nessuno in mezzo alla strada ed è importante la rete che si è creata e la collaborazione con le istituzioni». I Comuni, al contrario di quanto accade Oltralpe, sono presenti. La Prefettura di Torino contribuirà al nuovo rifugio di fronte alla 'Fraternità Massi', sempre di proprietà dei salesiani, molto più grande, in cui a giorni si sposteranno le attività. Che comprendono le attività dei medici e infermieri di 'Rainbow for Africa' e degli operatori legali di Diaconia valdese e Danish refugee Council, che qui hanno un punto nodale del loro osservatorio dei tre confini. Cena e assistenza le offrono la rete solidale di Talità Kum, aperta ad associazioni laiche e nazionali.

«Prepariamo un piatto di pasta, offriamo un letto caldo – afferma racconta Giorgio Guglielminotti, storico operatore – e se lo desiderano parliamo. Soprattutto diamo le scarpe a chi arriva con i piedi rotti da marce interminabili». I single dormono in uno camerone e le famiglie nei container in cortile. Si resta al massimo 48 ore ad eccezione delle famiglie numerose. Secondo Serena Tiburtini, coordinatrice di programma per Danish refugee council, le famiglie sono soprattutto afghane (il 40%) e iraniane. Poi i pachistani. «Passano da Claviere a piedi – aggiunge – perché sono abituati alla montagna. Sono arrivati i primi evacuati in estate da Kabul, i più ricchi, gli altri li attendiamo nei prossimi mesi. I tempi di ricongiungimento con i parenti sono troppo lunghi. Una ragazza afghana a settembre mi ha detto che non poteva attendere sei mesi per raggiungere la madre in Svezia, mentre poteva farcela in 15 giorni. Un giovane curdo iraniano, rimasto storpio a una gamba, fratturata dalle botte prese in Croazia, non riusciva a passare a piedi. Ma voleva raggiungere moglie e figlioletta in Svizzera. Niente ricongiungimento, alla fine è partito con un passeur ».

«Chi arriva a Oulx dalla rotta balcanica è esausto fisicamente e mentalmente – prosegue Eloisa Franchi dei medici di Rainbow 4 Africa – poi c’è chi arriva con ferite da marcia o con le cicatrici delle torture inferte dai poliziotti croati. Noi offriamo primo soccorso per curare la 'patologia di confine', uno stress psicofico continuo. Nel nuovo rifugio avremo uno spazio per dare assistenza continuativa». A Oulx sono arrivate quest’anno due donne in procinto di partorire: una ci è riuscita, l’altra ha messo al mondo un bambino morto. Era da sola, marito e figlio erano già passati, ma sono tornati indietro per salutare il piccolo e ripartire con lei. Domani si concluderà qui il 'Cammino della Speranza', staffetta partita da Trieste in bici una settimana fa per ricordare cosa accade ogni giorno da un confine all’altro. (Paolo Lambruschi – Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 63.876 persone migranti

20 Dicembre 2021 - Roma - Sono 63.876 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso questa mattina dal ministero degli Interni. Di questi 15.241 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.113, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.636, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.193, 3%), Eritrea (2.187, 3%), Marocco (2.170, 3%) a cui si aggiungono 14.039 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 9.359 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare sempre secondo i dati del Viminale.

Papa Francesco riceve un gruppo di profughi arrivati in questi giorni in Italia

17 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Questa mattina, nel giorno del suo compleanno, Papa Francesco ha ricevuto al Palazzo Apostolico un primo gruppo di una decina di rifugiati giunti in Italia ieri grazie a un accordo tra la Santa Sede, le Autorità italiane e quelle cipriote, come già anticipato durante il recente Viaggio Apostolico a Cipro e in Grecia. Lo riferisce oggi il direttore della sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.  Il gruppo sarà sostenuto direttamente dal Pontefice mentre la Comunità di Sant’Egidio si occuperà del loro inserimento in un programma di integrazione della durata di un anno. Il Papa ha accolto i rifugiati nella sala del tronetto e ha ascoltato le loro storie e quelle del loro viaggio dal Congo-Brazzaville, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Camerun, dalla Somalia e dalla Siria. Alcuni di loro sono medici e tecnici informatici. “Ci hai salvato!” ha detto, commosso, un ragazzo congolese, rivolgendosi a lui. Il Papa - ha aggiunto Bruni - ha rivolto loro individualmente alcune parole di benvenuto e di affetto, e li ha ringraziati della visita. Nell’augurargli “lunga vita e tanta salute” per il suo compleanno, i rifugiati hanno dato in dono al Papa un quadro di un rifugiato afgano, raffigurante il tentativo dì attraversare il Mediterraneo da parte di alcuni migranti. Papa Francesco si è informato su una bambina incontrata nel campo di Mavrouni, a Lesbo, che verrà in Italia nei prossimi giorni insieme alla famiglia per curarsi, e dopo una foto insieme, ha salutato il gruppo e chiesto a tutti di pregare per lui. (R.I.)

Ieri la consegna del Premio “Giuseppe De Carli” a due servizi sul tema migratorio

17 Dicembre 2021 - Roma - Laura Galimberti (RomaSette.it), Stefano Leszczynski (Radio Vaticana), Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) e Sara Lucaroni (Avvenire) sono i vincitori della sesta edizione del Premio "Giuseppe De Carli", promosso dall'Associazione culturale "Giuseppe De Carli" con la collaborazione dei Comitati "Informazione, migranti e rifugiati" e "Giornalismo e tradizioni religiose" e della Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. La consegna dei premi ieri pomeriggio (16 dicembre) alla Santa Croce in una cerimonia che, dopo i saluti istituzionali del prof. Daniele Arasa (decano della Facoltà di comunicazione) e del prof. Giovanni Tridente (vice presidente dell'Associazione De Carli), è stata introdotta da una tavola rotonda sul tema “Dalla pandemia al cammino sinodale per una Chiesa dell’ascolto”.  Per quanto riguarda la sezione "Comunicazione e migranti" il premio è andato ex aequo a Stefano Leszczynski (Radio Vaticana) con Non mi chiamo rifugiato. La storia di Moussa fuggito dal Mali e Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) con il servizio L’accampamento dei bambini. Leszczynski ha proposto, con la narrazione dell’odissea del giovane Moussa, una nuova forma di comunicazione delle storie di migrazione: non solo testimonianze di rifugiati ma narrazioni ricche di approfondimenti, empatia e informazione, con grande forza comunicativa, completezza e accuratezza, si legge nella motivazione mentre Giammarco Sicuro della Rai è stato premiato per un servizio dal notevole impatto comunicativo, dal momento che i video sono stati girati direttamente dall'autore nei luoghi oggetto del racconto: “magistrale la scrittura della sceneggiatura, efficace la denuncia delle vessazioni burocratiche, il ruolo dei Cartelli nel decidere vita e morte di tante persone disperate, lo strazio delle famiglie divise”. "La novità di quest'anno - spiegano Elisabetta Lo Iacono e Giovanni Tridente, fondatori dell'Associazione Giuseppe De Carli - è stata l'introduzione di due nuove sezioni, grazie alla collaborazione con i Comitati Informazione, migranti e rifugiati e Giornalismo e tradizioni religiose, che ha ampliato le aree tematiche su questioni centrali per la società e attorno alle quali la Chiesa sta dimostrando particolare sensibilità. Quello che non rappresenta una novità è l'elevato livello dei lavori partecipanti, segno di un'informazione di qualità trasversale alle testate religiose e laiche e che, da qualche anno, trovano il riconoscimento con questo Premio, nato per ricordare un grande professionista qual era Giuseppe De Carli".

Migrantes Cagliari: l’arcivescovo incontra i migranti

17 Dicembre 2021 - Cagliari - Domani, Sabato 18 dicembre dalle ore 9 alle ore 13, l’arcivescovo di Cagliari,  mons. Giuseppe Baturi, incontrerà le comunità di immigrati presenti nel territorio diocesano nella sede istituzionale dell’Episcopio a Cagliari (piazza Palazzo 4), nell’ambito dell’iniziativa “Il vescovo incontra i migranti”.  Durante la mattinata un momento di saluto e conoscenza, in cui le singole comunità, divise in gruppi, saliranno nella sede vescovile per lo scambio di auguri e per un'offerta reciproca del messaggio di pace nell'ottica di una "fratellanza universale", sulla linea dell'Enciclica di Papa Francesco "Fratelli Tutti". L'iniziativa è promossa dalla Caritas  e dall'ufficio Migrantes della diocesi di Cagliari e vedrà la presenza dei due direttori, don Marco Lai e p.  Stefano Messina.

Torino: presentato il rapporto sull’immigrazione in provincia sul tema “stranieri e salute”

17 Dicembre 2021 - Torino - E' stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università di Torino la 23esima edizione del Rapporto 2020 dell’Osservatorio Interistituzionale sugli stranieri nel territorio provinciale, alla presenza del prefetto Raffaele Ruberto. L’analisi di quest’anno si è concentrata sul tema “stranieri e salute”, grazie anche al contributo del Servizio sovranazionale di Epidemiologia A.S.L.TO3 che ha approfondito e descritto le differenze di impatto della pandemia da Covid-19 sui cittadini italiani e stranieri. Tra i dati più significativi, quelli sulla presenza della popolazione straniera che rappresenta il 9,3% di quella complessiva (205.988 stranieri su 2.212.996 abitanti totali sul territorio metropolitano). Di questi 131.256 sono a Torino (su 866.150 abitanti) con un calo rispetto al 2019, di 1622 unità. Sul resto del territorio metropolitano gli stranieri sono 86.259 (3mila in meno rispetto all’anno precedente) mentre i comuni con una maggior concentrazione di stranieri si riconfermano essere Pragelato, Chiesanuova, Colleretto Castelnuovo e Mercenasco. “Fra le moltissime competenze in capo alle prefetture, ha commentato il prefetto Ruberto, considero fondamentali due compiti: antimafia e immigrazione. E su questo tema, ammiro la grande capacità di Torino di costruire collaborazioni ampie e durature, come quella necessaria a realizzare il Rapporto. Inoltre dal Rapporto emerge, quale dato di fondo, il valore della integrazione che non può prescindere da un percorso volto ad acquisire una sufficiente conoscenza della lingua italiana, dei principi fondamentali della Costituzione e del nostro ordinamento istituzionale, a fronte dei servizi che lo Stato eroga, favorendo, nel contempo, la partecipazione attiva dello straniero alla realtà in cui è inserito. Tali finalità e la sempre maggiore consapevolezza dell’importanza del contributo dei migranti allo sviluppo economico e sociale delle società ospitanti sta creando nella realtà piemontese un circolo virtuoso, che ha via via rafforzato le iniziative locali, favorendo la realizzazione di progetti di istruzione, lavoro e formazione. Anche le politiche di prima accoglienza sono state efficacemente orientate all’obiettivo della integrazione, contribuendo a crearne i presupposti. Il continuo dialogo, favorito dalla consolidata rete esistente tra Istituzioni pubbliche, Soggetti del Terzo Settore e Associazionismo sviluppatasi nel tempo a Torino e provincia ha fatto vedere ai cittadini la capacità di operare come sistema in maniera costruttiva ed efficace, consentendo un processo positivo di crescita, con il coinvolgimento degli stessi cittadini stranieri, elemento centrale per favorire il processo di integrazione dei migranti nel contesto sociale, culturale ed economico in cui sono inseriti”. Il volume, infatti, nasce dalla collaborazione di più enti fra loro, coordinati dalla prefettura di Torino: Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Comune, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca-Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, Centro giustizia minorile del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Massa Carrara, Camera di Commercio, Direzione Territoriale del Lavoro, Direzione Regionale I.N.A.I.L., Osservatorio Regionale per l’Università e il Diritto allo Studio, Agenzia Piemonte Lavoro, F.I.E.R.I. (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione).

Viminale: da inizio anno sbarcate 63.246 persone sulle coste italiane

16 Dicembre 2021 - Roma - Sono 63.246 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.106 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.109, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.634, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.192, 4%), Eritrea (2.187, 3%), Marocco (2.167, 3%) a cui si aggiungono 13.554 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

COMECE: nuove norme per frontiere

15 Dicembre 2021 - Roma - Rispetto dei diritti fondamentali e della dignità dei migranti e dei rifugiati compreso il diritto di asilo e il principio di non respingimento; impegno a prevenire “ogni tipo di strumentalizzazione” delle persone che giungono alle nostre frontiere; invito a tutti gli Stati Membri ad “esprimere reciproca solidarietà concreta in situazioni di pressione”. Sono i “principi chiave” ribaditi al Sir dal segretario generale della Commissione degli episcopati Ue, padre Manuel Barrios Prieto, a commento della proposta di revisione del Codice Schengen presentata dalla Commissione Ue, in attesa della riforma di Dublino. “Apprezziamo – dice Barrios – l’intenzione della Commissione europea di preservare l’area Schengen e di avere una politica comune per quanto riguarda la chiusura delle frontiere esterne in caso di pandemie o altre circostanze, pur consentendo la libera circolazione dei cittadini dell’Ue. Tuttavia, esortiamo l’Ue e gli Stati membri a rispettare i diritti fondamentali e la dignità dei migranti e dei richiedenti asilo, compreso il diritto di asilo, il principio di non respingimento e l’unità delle famiglie di migranti o rifugiati”. “Ribadiamo inoltre – aggiunge il segretario generale della COMECE – la necessità di prevenire ogni tipo di strumentalizzazione di migranti e rifugiati e invitiamo tutti gli Stati membri dell’Ue ad esprimere reciproca solidarietà concreta in situazioni di pressione indotta alla frontiera esterna dell’Ue. Invitiamo inoltre tutti gli Stati e le società europee ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati”. La Commissione europea ha presentato ufficialmente la sua proposta per una riforma dei codici Schengen per gestire in maniera più efficiente le frontiere esterne in caso di crisi sanitaria pubblica, sulla base di quanto appreso dalla pandemia di Covid-19” e per rispondere alle pressioni migratorie in special modo al confine con la Bielorussia.  Di fronte ad emergenze come quella Covid, ad “attacchi ibridi” come quello perpetrato della Bielorussia o a flussi eccezionali di migranti, i Paesi europei potranno operare una stretta sulle proprie frontiere per un periodo massimo di due anni, permettendo a Stati come Germania, Francia o Olanda di sbarrare le porte ai cosiddetti “movimenti secondari”. Una strategia che deve passare al vaglio del Parlamento europeo ed in sede di Consiglio Ue e che potrebbe però penalizzare i Paesi di primo approdo, tra cui l’Italia, se non sarà affiancata da politiche di redistribuzione e solidarietà europea in tema migratorio.

 

Ferrara: l’integrazione si fa con ago e filo

15 Dicembre 2021 - Ferrara - Piccola scuola di sartoria” è il nome del progetto nato nel 2013 nella parrocchia di Santa Francesca Romana (via XX Settembre, 47) a Ferrara dall’incontro di alcune parrocchiane con la comunità pakistana residente in città. Un connubio decisamente fruttuoso che nasce, come ci spiegano le volontarie, dal «desiderio di integrazione e di fornire alle donne strumenti per provvedere da sole alle proprie esigenze e a quelle della propria famiglia, e avere uno strumento che consentisse loro anche di trovare un lavoro». Così, nelle stanze della parrocchia si crea «un momento felice di incontro: donne provenienti da diversi Paesi e italiane insieme ad imparare, parlare, scambiarsi ricette, sogni. Tantissimi sogni». Nel 2017 termina il corso tenuto da Sanowar Tanveer, pakistana, e inizia quello guidato da Rita Giberti. Lo spirito è lo stesso, le competenze diverse, dagli abiti orientali si passa a quelli europei. Solo il Covid è riuscito a fermare la forte intraprendenza di queste donne, che lo scorso ottobre hanno deciso di ripartire con corsi di vari livelli, da quelli per le principianti, da come si attaccano i bottoni, a come si usa una macchina da cucire, a fare i modelli, a tagliare i tessuti e confezionarli.

Mons. Perego: rilanciare concretamente la solidarietà tra gli stati per affrontare e non più sottrarsi alla sfida delle migrazioni forzate

14 Dicembre 2021 - Roma - In Europa, nella ‘casa comune’ occorre "riuscire veramente a rilanciare concretamente la solidarietà tra gli stati per affrontare e non più sottrarsi alla sfida delle migrazioni forzate, smettendola di pensare che lasciare fuori le persone che si dovrebbero proteggere e scaricare l’accoglienza sui paesi con meno risorse e meno diritti possa essere la soluzione". Lo ha detto questa mattina mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes concludendo il Report 2021 "Il Diritto d'Asilo" della Fondazione Migrantes. Per "alleggerire il carico di sofferenza, che comunque non è certo l’Europa - ha detto mons. Perego - ma il resto del mondo più povero al momento a portare (l’85% delle persone in fuga è accolto da pesi non occidentali), servono politiche realistiche che aprano canali di migrazione legale, per togliere finalmente terreno ai trafficanti e riuscire a far diminuire il numero dei morti sia nel mare che via terra. Queste politiche d’ingresso legale ci aiuterebbero a chiudere finalmente i campi di prigionia in Libia e i campi di contenimento lontano dagli occhi e lontani dal cuore che abbiamo ai confini europei. Oltre a canali di immigrazione legale per ricerca lavoro, studio e di tutela per tutti i minori non accompagnati, che ancora troppi numerosi si trovano nei campi ai confini dell’Europa lasciati ancora senza prospettive e senza futuro, dovremmo alimentare i canali di ricollocamento dai campi profughi e dalle situazioni di tensione verso l’Europa (1.400.000 le richieste poco più di 20.000 gli arrivi in tutta Europa). I canali umanitari, che in 5 anni hanno portato circa 4.000 persone in tutta Europa e poco più di 3.000 in Italia, sono un segno importante ma non sufficiente e talora rischiano di risultare un alibi a di fronte alle nostre responsabilità politiche". Per mons. Perego per l'Italia occorre "superare l’idea e l’immagine di essere sempre in emergenza – una sorta di ‘sindrome’ dell’emergenza che caratterizza le politiche migratorie - sia rispetto ai numeri gestibili che abbiamo in accoglienza che rispetto al numero degli arrivi e cominciare a credere davvero e non solo a parole all’accoglienza diffusa superando finalmente i CAS e le limitazioni che si nascondono dietro la preoccupazione della sicurezza. C’è una rete di Comuni, di associazioni, di famiglie che ormai è in grado di accogliere, tutelare, promuovere e integrare, di dare una nuova famiglia, una nuova scuola, un nuovo lavoro una nuova città a migliaia di persone che hanno diritto alla protezione internazionale nel nostro Paese, seguendo la Costituzione. E’ arrivato il momento, anche per valorizzare una risorsa umana presente tra noi, di offrire sempre più spazio in tutti i luoghi di pensiero ed elaborazione delle politiche non solo all’ accoglienza ma all’ integrazione dei rifugiati che nel nostro Paese non solo sono arrivati, ma si sono già formati e sono membri attivi della società civile: il Papa ha parlato a Lesbo di superare “le ghettizzazioni” e di favorire “l’indispensabile integrazione”. E questo chiede attenzione ai passaggi dalla minore alla maggiore età, alla casa, alla scuola, al servizio civile, alla valorizzazione dei titoli, all’ingresso nel mondo del lavoro, ai ricongiungimenti familiari, alla cittadinanza: il Paese cresce anche con i rifugiati". Il presidente Migrantes, richiamando la presenza e la collaborazione nella redazione del Rapporto sul Diritto d’asilo di quest’anno dell’UNIRE (Unione Italia rifugiati ed Esuli), vuole "dimostrare come i rifugiati nel nostro Paese siano una risorsa e come desideriamo camminare insieme, come Chiesa e come società, con uomini e donne tra noi".