18 Settembre 2026 - Dall'immigrazione all'integrazione. Un percorso ad ostacoli che non si può fare da soli. È il titolo della XV edizione della Festa dei Popoli che dal 20 settembre al 3 ottobre, animerà la città di Crema sul tema dei migranti, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre 2026).
"La Festa dei popoli - scrivono gli organizzatori - è un’opportunità che la diocesi di Crema, l’Amministrazione Comunale e la Consulta Intercultura offrono da alcuni anni alla Città per conoscere culture, tradizioni, espressioni artistiche e religiose, musiche, cibi che onestamente non conosciamo perché ad essi non dedichiamo alcuna attenzione.
Vengono da lontano. Appartengono ad altra gente. Che cos’hanno di più di quanto non abbiamo noi? Così perdiamo una grande opportunità, quella di conoscere. E soprattutto di conoscere persone che di quei valori culturali sono i portatori".
17 Settembre 2026 - Secondo i dati di Unhcr, resi noti il 20 giugno 2026, le persone che sono in una situazione di fuga forzata dalle loro case nel mondo sono 117,8 milioni. Tra queste il 39% del totale sono minori. Il fatto che la percentuale di minorenni rispetto alla popolazione mondiale sia il 29% dimostra una volta in più che le situazioni di crisi pesano in proporzione maggiore sulle persone più fragili e vulnerabili rispetto alle altre.
Normalmente il motivo che porta il minore a partire è già in sé traumatico. Ma quello del viaggio risulta essere, purtroppo, un tempo in cui i minori, specialmente quelli soli, accumulano esperienze durissime, che producono ulteriori ferite, sia fisiche che psicologiche.
Questo avviene sia che i minori sperimentino prima l’attraversamento del deserto, poi la prigionia in Libia e, infine, la traversata del mare, sia che arrivino nel nostro Paese attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”.
In questo secondo caso, infatti, essi possono subire maltrattamenti da parte della polizia di frontiera e dei cani, la distruzione dei propri telefoni cellulari, la sottrazione dei vestiti e delle scarpe anche in pieno inverno. Oltre al rischio di finire intrappolati in reti di sfruttamento oppure detenuti. Senza dimenticare che già di per sé il transito per foreste, montagne e fiumi non li risparmia da sofferenze e difficoltà anche letali, per chi non ha conoscenza del contesto, del clima o anche solo un equipaggiamento adatto.
La violazione dei diritti dei minori stranieri non accompagnati
I minori non accompagnati subiscono, dunque, numerose violazioni dei loro diritti, non solo nel Paese dal quale fuggono, ma anche in molti dei Paesi da cui transitano prima di arrivare a destinazione. Servirebbero servizi di tutela fisica e psicologica per i minori anche lungo le rotte su cui si muovono.
Ma i loro problemi, purtroppo, non finiscono una volta entrati in Europa, ad esempio nel nostro Paese. In Italia a fine maggio 2026, secondo il portale di monitoraggio del ministero delle Politiche sociali e del lavoro, risultavano essere presenti 14.237 minori stranieri non accompagnati (Msna): il 12% sono bambine e ragazze e l’88% bambini e ragazzi. Il 55% ha tra i 17 e i 18 anni, il 21% tra i 15 e i 16 anni. Il 9% tra i 15 e i 14 anni. Il 13% tra i 7 e i 14 anni e l’1,5% tra gli 0 e i 6 anni.
Le tre nazionalità principali sono Egitto (33%), Ucraina (17%) e Bangladesh (12%), mentre le prime tre regioni per la loro accoglienza risultano essere Sicilia (20%), Lombardia (14%) e Campania (12%).
Sebbene siano numericamente molte meno rispetto ai ragazzi e ai bambini, le bambine e le ragazze sono più facilmente esposte al rischio di divenire vittime di trafficanti che “facilitano” il passaggio da un Paese all’altro; ma anche a quello della tratta da parte di reti criminali che le sfruttano sia lavorativamente che sessualmente, a volte già nel corso del viaggio.
L’accoglienza e il fenomeno dell’allontanamento volontario
Sebbene per la legislazione italiana – considerata tra le più avanzate al mondo in questo specifico ambito – i minori non accompagnati dovrebbero prevalentemente essere posti in affido, questa nei fatti per gli stranieri è una soluzione che riguarda per ora numeri molto piccoli, e soprattutto per i giovani e le giovani ucraine. Ancora troppi minori non accompagnati di altre nazionalità possono, infatti, essere collocati in hotspot o Cas (Centri di accoglienza straordinaria), anche insieme agli adulti, specie se hanno tra i 16 e i 18 anni di età.
Accanto a questo, uno dei problemi maggiori è il cosiddetto “allontanamento volontario”: spesso già pochi giorni dopo l’arrivo in Italia si perdono le tracce di molti minori. Secondo i dati presenti nella Relazione del Commissario straordinario sulle persone scomparse, nel 2025 su 22.000 segnalazioni, 17.942 hanno riguardato minori e tra questi 12.959 risultavano essere minori stranieri non accompagnati.
Gli effetti del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo
Dal 12 giugno 2026 i minori stranieri non accompagnati si devono confrontare anche con gli effetti del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e di alcuni decreti-legge necessari per la sua messa in pratica in Italia.
Il Patto, infatti, invece di mitigare i rischi a cui i minori sono già sottoposti – non solo lungo la rotta, come abbiamo detto, ma anche nel momento in cui arrivano in Italia – rischia di potenziarne i traumi.
Ad esempio, li espone al rischio di poter essere rimpatriati in un Paese terzo lontano dall’Ue, violando il principio di non respingimento; e alla possibilità di essere detenuti o confinati, nel corso di procedure di frontiera che comunque ne limitano la possibilità di movimento. Inoltre, li priva della possibilità di poter usufruire di un “prosieguo amministrativo” di tre anni – come previsto per gli altri minori non accompagnati italiani –, perché nel loro caso ora è previsto per solo un anno, tra i 18 e i 19 di età.
Questo nuovo quadro giuridico aumenta, quindi, le possibilità che un minore o una minore si trovino in un contesto non tutelante, in una soluzione di accoglienza non adatta o che si sentano in pericolo e abbandonati.
Msna e devianza
Se facciamo riferimento al report del Cespi “I minori stranieri non accompagnati in Italia e il rischio di cooptazione da parte della criminalità organizzata” del giugno 2025, non risulta che i Msna arrivino in Italia presentando in prevalenza significativa dei profili devianti. Sembra piuttosto che i comportamenti devianti si sviluppino in Italia, sia a causa dei luoghi non idonei in cui vengono alloggiati, sia della situazione di abbandono che si può generare al raggiungimento della maggiore età, se escono dal sistema di accoglienza o dal meccanismo del “prosieguo amministrativo”.
I minori che finiscono alloggiati in centri sovraffollati o in dormitori a contatto con adulti – dove non vengono offerte opportunità di inserimento scolastico e lavorativo, oggetto di continui tagli di spesa –, hanno una probabilità maggiore di sviluppare comportamenti devianti.
In un contesto che richiederebbe un investimento globale e cooperativo per concretizzare gli standard minimi di tutela dei minori, specie se non accompagnati, nel Paese di origine come in quelli di transito e di arrivo, la collaborazione tra i governi sembra attivarsi solo per porre sempre più ostacoli. E per offrire sempre meno tutele a bambine e bambini, ragazze e ragazzi che fuggono proprio perché non hanno la protezione e la speranza di un futuro dignitoso che dovrebbero avere sempre e ovunque. (Mariacristina Molfetta | "Migranti Press" 7-8 2026)
10 Settembre 2026 - Anche uno solo di questi bambini è la misura con cui papa Leone XIV – e, prima di lui, Cristo – ha scelto di travalicare la statistica per entrare nelle storie. Il numero è provocatorio nella sua radicalità: non una maggioranza da far valere e neppure una minoranza da proteggere, né una media da calcolare. Anche uno solo è sufficiente per misurare la qualità di un’accoglienza. Anche uno solo, se dimenticato, rivela la misura autentica di una comunità.
C’è un luogo dove questa misura viene messa alla prova ogni mattina, in ciascuna città italiana, da settembre a giugno: la scuola. Da anni, ormai, i numeri raccontano del lento accostamento alla soglia – statistica e psicologica insieme – del milione di alunne e alunni con cittadinanza non italiana inseriti nel sistema scolastico nazionale. Quasi un ragazzo o una ragazza su otto.
Dietro a questo numero si evidenzia una presenza strutturale e tutt’altro che episodica. Ancora di più, vi si nasconde un’infinità di storie – al plurale e al singolare – di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che ogni giorno mettono alla prova, con diversi gradi di consapevolezza, il senso stesso del sistema educativo.
Anche uno solo conta: anche quello che siede nell’ultimo banco, anche quella che ancora non capisce quando l’insegnante spiega, anche quello che ha un cognome regolarmente storpiato all’appello.
Il primo volto: il minore straniero non accompagnato
Anche uno solo di questi bambini è arrivato da solo, almeno secondo la legge. Senza genitori, senza nessun adulto di riferimento. Fino allo scorso mese di maggio, erano poco più di 14 mila. Molto spesso maschi, 16-17enni, originari per lo più di Egitto, Ucraina e Bangladesh. Portano con sé pesi, sogni e aspettative che raramente si nominano in aula: traumi di viaggio, lutti, separazioni, violenze, solitudine, pressioni sociali e familiari, responsabilità, ma anche una volontà di esistere e di apprendere che sorprende chiunque li abbia mai incontrati davvero.
Anche uno solo di questi bambini a scuola è già una conquista. Tra il 2020 e il 2022, soltanto uno su cinque tra i minori stranieri non accompagnati (Msna) ha avuto accesso al sistema scolastico italiano, partecipando a percorsi condivisi con ragazzi autoctoni e avendo la possibilità di conseguire un titolo di studio. Quattro su cinque sono rimasti fuori: in una struttura di accoglienza, in un limbo burocratico, al lavoro per sopravvivere e mandare denaro a casa.
Eppure, grazie a loro la scuola scopre qualcosa. Un ragazzo che a 16 anni ha attraversato il Mediterraneo o i Balcani e decide che la sua priorità è imparare cose nuove e una nuova lingua per comunicare e comunicarsi, porta nella sua classe una lezione di socialità, coraggio e motivazione che nessun programma scolastico potrà mai trasmettere appieno. La sua presenza è già un libro di testo, se si ha la pazienza di leggerlo.
Anche uno solo di questi bambini che siede in un banco chiede alla scuola – istituzioni, insegnanti e compagni – di essere all’altezza: non soltanto della sua fragilità, ma anche della sua forza.
Il secondo volto: il neoarrivato per ricongiungimento familiare
Anche uno solo di questi bambini ha aspettato mesi, a volte anni: che il visto arrivasse, che la pratica di ricongiungimento si chiudesse, che si potesse finalmente ricomporre con quei frammenti di famiglia sparpagliati altrove. Nel frattempo, ha vissuto – nel suo, di altrove – la propria infanzia o adolescenza. All’arrivo, l’Italia è al tempo stesso il luogo atteso e sconosciuto. L’ennesimo altrove. Tanto che spesso anche il genitore, nella quotidianità, è diventato uno straniero.
Anche uno solo di questi bambini vive una condizione che richiede pedagogia, non solo burocrazia. Richiede insegnanti che sappiano interpretare la storia di ognuno, senza ridurla a un ritardo da colmare in fretta. Le rilevazioni mostrano che gli studenti con cittadinanza non italiana non costituiscono un gruppo omogeneo: i risultati cambiano sensibilmente tra neoarrivati e giovani nati in Italia, con differenze legate alla lingua, al percorso di inserimento nel Paese, al grado di supporto ricevuto dalle famiglie.
Il Rapporto Invalsi 2025 quantifica quello che gli insegnanti più attenti già sanno: gli studenti di origine straniera sono gravati da maggiori ostacoli, ma al termine del secondo ciclo di istruzione presentano una dispersione scolastica implicita – il conseguimento del diploma senza raggiungere le competenze minime attese – inferiore rispetto ai coetanei autoctoni. In altri termini, una preparazione migliore e una maggiore motivazione e tenacia.
Il dato negativo, dunque, non è immutabile: descrive una difficoltà di partenza, non un destino. Perché anche uno solo di questi bambini porta dentro sé valori che la statistica non misura: una lingua in più, una storia in più, migliori competenze digitali, uno sguardo sul mondo e sulla vita che molti coetanei non possiedono.
Oleksandr custodisce i versi di Lesja Ukraïnka da ben prima che l’Europa la scoprisse quando i carri armati hanno varcato il confine. Youssef si muove fra il berbero, l’arabo, il francese e – chissà da quando – lo spagnolo con la medesima continuità di pensiero. Quando la scuola sa riconoscerli – e non solo tollerarli o temerli – questi valori diventano patrimonio collettivo.
Il terzo volto: i nuovi italiani
Anche uno solo di questi bambini è nato in Italia. In Italia ha iniziato la scuola, imparato le hit dell’estate, postato il meme di tendenza, dato anima alle parole con il suo accento. Eppure, porta un cognome che l’ufficio postale gli chiede più volte di ripetere, un documento che lo esclude da una partecipazione piena al vivere sociale, una doppia appartenenza che nessuno dei due mondi riconosce davvero come cosa propria.
Quasi due terzi degli alunni e alunne con cittadinanza non italiana – più del 65%, pari a oltre 600 mila – sono nati in Italia. Sono il volto prevalente – e meno compreso – della presenza “straniera” nelle aule.
Anche uno solo di questi bambini è cresciuto fra lingue, culture, sistemi di riferimento diversi e, talvolta, mai sperimentati di persona, scoprendo che non è uno svantaggio da correggere, ma una forma di intelligenza da costruire ogni giorno.
I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono già, senza saperlo, esperti di mediazione. E Dio solo sa quanto il mondo ne abbia bisogno, in questo momento. Sanno passare da un codice all’altro, leggere contesti diversi, abitare la contraddizione senza perdersi. Le loro esperienze sono la traccia di una risorsa che la scuola – e il Paese – faticano ancora a riconoscere pienamente. Insieme ai ragazzi autoctoni, costituiscono quel capitale umano giovane, flessibile, creativo, capace di muoversi in contesti globali, che un tempo chiamavamo “futuro”.
Il quarto volto: la comunità
Anche uno solo di questi bambini abita le nostre stesse città. Le comunità civili ed ecclesiali che vivono nelle periferie urbane dove si concentra la presenza migratoria – quelle che contribuiscono a oratori, doposcuola, centri di ascolto, corsi di italiano L2, spazi di orientamento, professionalità e volontariato – sono spesso il primo presidio di una rete educativa informale che anticipa e integra quella formale.
La presenza dell’altro cambia qualcosa nel volto di chi lo accoglie. Una scuola – e una comunità – che sanno accogliere davvero non sono solo più giuste: sono più complesse, più intelligenti, più problematiche, più ricche. Più vive. Sembriamo averlo dimenticato.
Eppure sono queste presenze i “numeri” che tengono aperte le classi, che giustificano i posti di lavoro, che danno un futuro a istituti che altrimenti avrebbero già chiuso.
È Mina che, dopo tre mesi di italiano L2, alza la mano per rispondere a una domanda di geografia, dell’Egitto oppure dell’Italia. È Yeva che porta in classe la poesia di un’amica scritta sotto le bombe. È Mamadou, nato in una qualunque città italiana da genitori nati più lontano, che scrive la tesina di terza media su Léopold Sédar Senghor e per la prima volta sente che la propria storia è abbastanza grande da occupare un’intera aula scolastica, e forse di più. (Simone M. Varisco | "Migranti Press" 7-8 2026)
7 Settembre 2026 - In un tempo abituato a contare i morti e a considerare un nulla la vita di ogni creatura, il tema scelto da papa Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2026 ricorda a tutti che ogni esistenza brilla agli occhi di Dio.
È incredibile la critica mossa alla comunità cristiana, accusata di «buonismo» e di «fare politica» quando parla di accoglienza. La Chiesa non anima sentimentalismi e non fa politica: fa Vangelo. E da qui una visione di polis, di città umana e umanizzante. Alla fine della vita, infatti, saremo giudicati non sul potere, non sul successo, ma sull’amore.
Questo vuol dire che di fronte al povero, al sofferente, al bambino, non ha senso cercare spiegazioni o retropensieri. Vanno accolti, e basta. Non come si accoglie un “poveraccio”, ma come chi ha qualcosa da dirti e da darti. Quando capiremo che l’altro è quell’oltre che ci porta a pienezza? Quando capiremo che solo stando accanto ai deboli si scopre la dolcezza dell’anima e del corpo di cui parla Francesco d’Assisi nel suo Testamento? Il Padre misericordioso non chiede al figlio «perché sei tornato»: sei tornato, sei venuto, sei un figlio, un fratello. Altro non serve.
Oggi i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo. Dio si ricorda di loro. Esistenze irripetibili, volti presenti singolarmente alla memoria del Padre, che giungono a ribaltare le nostre idee religiose e a metterci di fronte a uno scandalo mai sopito: sono loro il volto di Dio, perché con loro si è identificato il Figlio di Dio. Il modo in cui li trattiamo è la cartina di tornasole della veridicità del nostro rapporto con Dio. Dirsi cristiani e non accogliere è una contraddizione assoluta.
D’altronde, Gesù fuggito in Egitto per insegnarci che Dio non conosce frontiere. La famiglia di Nazareth che varca il confine benedice tutti gli attraversamenti di frontiera. Fuggire dagli Erodi che non guardano negli occhi i bambini è, a volte, l’unico modo per dare un futuro ai propri figli.
La storia è nata e rinata da un bambino a Betlemme, così la storia dell’umanità rinasce ogni volta che un bambino viene custodito. Custodire i bambini è forse, oggi, il compito più urgente che ci sia dato. «Una madre a Gaza non dorme… Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno / […] per cullare i suoi bambini. / E dopo che tutti si sono addormentati, / si erge come uno scudo di fronte alla morte» (Ni’ma Hassan).
Una madre a Gaza. Una madre in tutti i teatri di guerra del mondo. In questa veglia senza sonno si condensa tutto il senso di questa nostra Giornata: perché anche un solo bambino, un solo volto, una sola vita, vale come il mondo intero agli occhi di Dio e, se vogliamo davvero dirci suoi discepoli, anche ai nostri. (mons. Corrado Lorefice | "Migranti Press" 7-8 2026)
3 Settembre 2026 - È integralmente dedicato alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre 2026), come di consueto ogni anno, il numero doppio speciale di Migranti Press in uscita, eccezionalmente in distribuzione presso tutte le parrocchie italiane.
Il tema della Giornata (in breve, GMMR), indicato da papa Leone – “Anche uno solo di questi bambini” – è il filo conduttore dei contributi pubblicati sulla rivista, a partire dall’editoriale del presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che ricorda che i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo e che la Chiesa che li tutela e li accoglie «fa Vangelo».
Scrive il presidente: «È incredibile la critica mossa alla comunità cristiana, accusata di “buonismo” e di “fare politica” quando parla di accoglienza. La Chiesa non anima sentimentalismi e non fa politica: fa Vangelo. E da qui una visione di polis, di città umana e umanizzante. Alla fine della vita, infatti, saremo giudicati non sul potere, non sul successo, ma sull’amore».
Il numero si struttura in due sezioni.
Nella prima cinque brevi saggi che inquadrano il tema dentro i principali ambiti di missione pastorale e culturale della Fondazione Migrantes: immigrazione, rifugiati e richiedenti asilo, emigrazione, spettacolo viaggiante, rom, sinti e camminanti.
Nella seconda un focus dedicato alla presenza della Migrantes in Toscana (in collaborazione anche con Toscana Oggi), introdotto da un testo dell’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli. Ogni anno, infatti, a rotazione, la Chiesa italiana individua una Regione ecclesiastica che segua e accompagni con particolare attenzione la Giornata.Non a caso, la S. Messa ufficiale della GMMR sarà celebrata il 27 settembre 2026 alle ore 11.00 nella Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi a Siena e presieduta dall’arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il card. Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale toscana.
In molti contributi del numero speciale di Migranti Press, grande attenzione è dedicata, visto il tema della GMMR, alla condizione dei minori stranieri non accompagnati, con storie, testimonianze e dati.
La rivista contiene, inoltre, il manifesto per la Giornata, proposto e realizzato dalla Fondazione Migrantes per tutta la Chiesa italiana, anche in considerazione della “colletta obbligatoria”; e un sussidio liturgico staccabile. Tali materiali sono disponibili anche sul sito migrantes.it.
Il sommario completo
GMMR 2026 | Il messaggio
"Anche uno solo di questi bambini". Il Messaggio di Leone XIV per la 112a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
GMMR 2026 | Editoriale
Migranti e rifugiati, i piccoli del Vangelo
mons. Corrado LoreficeGMMR 2026 | La voce del biblista
Ero bambino e mi avete accolto
Daniele SimonazziGMMR 2026
3 Settembre 2026 - Ogni anno la Consulta dei Popoli di Salerno, insieme all'Ufficio Diocesano Migrantes, Caritas Salerno e alle comunità migranti del territorio, dà vita a un percorso di incontro, confronto e festa aperto a tutta la città. L'edizione 2026, GenerAzioni, racconta il passaggio tra generazioni e culture come una risorsa in movimento: tradizione e innovazione, radici e nuove opportunità. Lo fa in tre tappe.
Nella prima, il 5 settembre, la Consulta dei Popoli di Salerno va in trasferta a Napoli per un pomeriggio speciale all'insegna dell'incontro e della condivisione culturale. Un gemellaggio e uno scambio di esperienze tra i leader delle comunità migranti di Salerno e Napoli che collaborano con la Festa dei Popoli di Salerno. Un incontro nel Rione Sanità, tra i quartieri più storici, vivaci e multiculturali della città partenopea, per stringere nuovi legami e porre le basi per future collaborazioni.
Il 13 settembre a Salerno sarà il momento di "GenerAzioni concrete, un'intera giornata dedicata a Tavoli di Confronto, pensati come uno spazio d'azione partecipato, aperto e intergenerazionale, per rileggere il fenomeno migratorio nella società contemporanea. Oer trasformare il dialogo in proposte d'azione concrete, articolate in 5 ambiti d'interesse selezionati dalla Consulta dei Popoli di Salerno.
Infine, il 27 settembre, a Salerno, in concomitanza con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, la Festa dei Popoli, l'evento conclusivo del percorso 2026: musica, culture, cibo e comunità insieme, per la festa di tutta la città di Salerno.
17 Agosto 2026 - Si avverte uno iato che toglie il respiro tra il tono delle reazioni e dei commenti che si possono trovare ogni giorno nei social e, purtroppo, anche nel dibattito politico quando si parla di "migranti", di persone migranti, e lo spirito del Messaggio di Leone XIV per la 112ma Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (GMMR).
Firmato nel giorno di s. Chiara e reso noto alla vigilia della Festa dell'Assunta, il Messaggio è un invito alle coscienze, religiose e non, a guardare il mondo e la quotidianità dalla prospettiva anche di "un solo bambino" che viva l'esperienza della migrazione forzata.
Il tema del Messaggio si ispira a Mt 18,5: "Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me." "Il Vangelo", sottolinea il Papa, "ci invita a non fare calcoli" e a togliere dall'invisibilità l'esistenza di tanti minori, privi della protezione e del sostegno degli adulti.
Il testo procede come "un appello alla responsabilità di tutti", da quattro prospettive diverse ma connesse: nella nostra vita personale, nella vita ecclesiale - rispetto alla quale Leone XIV chiede di non delegare a istituti e associazioni specifiche il compito dell'accoglienza -, nell'orizzonte delle diverse religioni e, infine, nel contesto delle istituzioni civili. In quest'ultimo campo, il Papa sottolinea l'urgenza di un cambio di prospettiva: "Occorre spostare l'asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani".
Infine, papa Leone affida le vite dei minori migranti e rifugiati alla protezione di Maria, Giuseppe e di Gesù "bambino", che vissero l'esperienza dell'esilio e conobbero la ferocia dei potenti.
30 Luglio 2026 - Mentre siamo in attesa del testo del Messaggio di Leone XIV per la 112a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre 2026), la Fondazione Migrantes, ispirata dal tema che il Papa ha già affidato alla Chiesa universale – “Anche uno solo di questi bambini” –, presenta il manifesto della Giornata che viene messo a disposizione, in particolare, di tutte le parrocchie italiane. Il disegno è di Federica Morselli.
Come ogni anno, a rotazione, la Chiesa italiana individua una Regione ecclesiastica che segua e accompagni con particolare attenzione la Giornata. Quest’anno la Regione è la Toscana.
Per questo motivo, la S. Messa ufficiale della GMMR sarà celebrata il 27 settembre 2026 alle ore 11.00 nella Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi a Siena e presieduta dall’arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il card. Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale toscana.
Ricordiamo che la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato è anche tra quelle che la Chiesa italiana considera di “colletta obbligatoria”.
4 Maggio 2026 - Si terrà presso la sede delle Nazioni Unite a New York dal 5 all'8 maggio 2026 il secondo Forum internazionale sulla revisione delle politiche migratorie (IMRF), preceduto da un'audizione informale con le parti interessate il 4 maggio 2026.
Nel 2018, infatti, gli Stati membri dell'Onu hanno concordato di verificare i progressi compiuti a livello locale, nazionale, regionale e globale rispetto all’attuazione del cosiddetto Global compact per le migrazioni, il Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare nel contesto delle Nazioni Unite, mediante un processo condotto dagli Stati e con la partecipazione di tutte le parti interessate.
Il secondo Forum quadriennale di revisione servirà anche a definire la direzione per i prossimi cinque anni. L'esito del Forum sarà una Dichiarazione sui progressi concordata a livello intergovernativo.
Il mondo si trova, in particolare, di fronte a una svolta epocale per quanto riguarda l’impatto dei sistemi migratori sui minori. Tema al quale anche papa Leone XIV ha voluto dedicare un'attenzione speciale, già nel titolo della prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
A livello globale, infatti, le nuove leggi, le pratiche di applicazione e gli accordi bilaterali stanno cambiando rapidamente. Secondo Unicef - come spiegato in un comunicato del 2 maggio 2026 - "la posta in gioco è enorme", perché "si tratta di stabilire se i minori troveranno sistemi in grado di tutelare i loro diritti e il loro interesse superiore, oppure se correranno il rischio di subire danni, di essere separati dalle loro famiglie e di vedere ridotto il loro accesso alla protezione".
L'organismo internazionale che tutela i diritti dei minori intende "ribadire un principio fondamentale: la tutela dei minori e la gestione della migrazione non sono obiettivi in contrasto tra loro" e per questo, in vista del Forum, esorta "gli Stati membri a garantire che le politiche migratorie rispettino tre priorità incentrate sui minori":
Porre fine alla detenzione dei minori migranti e ricorrere a misure alternative per i minori e le loro famiglie.
Le operazioni di contrasto all'immigrazione devono essere tenute lontane dai luoghi che devono rimanere spazi sicuri e protetti per i bambini.
Dare priorità all’unità familiare e garantire percorsi rapidi e dotati di risorse adeguate per il ricongiungimento.
L’Unicef invita tutti gli Stati membri ad assumere impegni specifici per proteggere i bambini migranti e, integrando i diritti dei bambini nelle politiche migratorie e nei quadri di gestione delle frontiere, a dimostrare che la migrazione può essere gestita in modo da proteggere i bambini.
9 Aprile 2026 - “Anche uno solo di questi bambini” è il tema scelto da Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR).
«Il Santo Padre - si legge nella nota della Sala Stampa della Santa sede - ha voluto intitolare il Messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato Anche uno solo di questi bambini, facendo chiaro riferimento al testo del Vangelo secondo Matteo: "E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me" (Mt 18, 5). Con tale scelta, Papa Leone XIV intende esprimere la sollecitudine della Chiesa verso i minori coinvolti direttamente nell’esperienza migratoria, richiamando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo.
Non è la prima volta che i Pontefici si pronunciano magisterialmente su tale questione, ma lo scenario migratorio attuale propone nuove sfide che minacciano seriamente i diritti e la dignità dei più piccoli e che necessitano di risposte urgenti ed efficaci. Pertanto, non si tratta di discutere su numeri o su percentuali, perché “anche uno solo” è un valore sommo».
Quest’anno, come di consueto, la GMMR ricorrerà l’ultima domenica di settembre, ovvero il giorno 27.
[caption id="attachment_69296" align="aligncenter" width="1024"] (Foto Vatican Media/SIR)[/caption]