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Mons. Meini: “sensibili miglioramenti, ma ancora non ne siamo fuori” dalla pandemia

1 Dicembre 2020 - Roma - Si è aperto, questa mattina in video conferenza, il Consiglio Permanente della Cei presieduto da mons. Mario Meini, vice presidente della Cei. Il presule ha voluto rivolgere un pensiero e “un abbraccio ideale al cardinale presidente Gualtiero Bassetti”, rendendo grazie al Signore per la sua felice guarigione” e ringraziando “tutto il personale sanitario dell’Azienda ospedaliera di Perugia ‘Santa Maria della Misericordia’ e del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, per l’amore e la professionalità con cui si sono presi cura di lui e di tutti gli ammalati”. “Continuiamo a pregare per tutti quelli che si trovano nella prova e nella sofferenza, con la certezza che Dio Padre non abbandona i suoi figli. Assicuriamo – ha quindi detto mons. Meini - anche la nostra vicinanza e la nostra ammirazione a tutti i medici e agli operatori sanitari, che stanno vivendo appieno la loro vocazione nella custodia del fratello malato e sofferente”. Mons. Meini ha rivolto anche “un particolare saluto” all’arcivescovo Renato Boccardo, “che ha lungamente combattuto il virus e che oggi è nuovamente in riunione con noi”: “Ci rallegriamo con lui e con coloro che hanno potuto superare questa difficile prova”. E parlando dei dati della pandemia evidenzia che “rilevano sensibili miglioramenti, ma ci dicono che ancora non ne siamo fuori”. Da qui l’invito a “non venir meno la responsabilità e la prudenza, anzi dobbiamo rinnovare l’impegno verso ‘il valore unico dell’amore’, come ci ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti”.  “Mentre alcuni interventi di ordine socio-economico stanno maturando nelle sedi istituzionali, i cristiani – ha detto ancora il vice presidente della Cei - sono chiamati, insieme a tutti i cittadini, a fare la propria parte: sul piano sanitario rispettando tutte le norme precauzionali anti-contagio; nell’ambito professionale compiendo il proprio dovere; nella sfera personale attendendo responsabilmente ai compiti che spettano a ogni membro della società”. “Papa Francesco – ha proseguito – ci ricorda che siamo sulla stessa barca e che solo insieme potremo uscire bene da questa impervia fase della storia”. “Nonostante le fatiche di questa fase storica, abbiamo tanti esempi positivi di dedizione al prossimo. Esperienze che spesso nascono nelle nostre parrocchie e si concretizzano in attenzioni educative, gesti di gratuità, iniziative solidali verso i più fragili, proposte culturali per leggere i segni dei tempi. Si moltiplicano i ‘semi di speranza’ che, come comunità cristiana, siamo chiamati a saper vedere e valorizzare, collaborando a diffondere una cultura che chiede fiducia nel domani”. “Soprattutto quest’anno l’Avvento e il Natale chiedono uno sguardo nuovo di cura nei confronti delle povertà materiali, psicologiche e spirituali diffuse nella società”, ha detto ancora mons. Meini secondo il quale “le povertà vecchie e nuove impongono un coinvolgimento attivo, scevro da ogni fatalismo, capace semmai di generare dedizione verso chi è nel bisogno”. E parlando del Natale ha ricordato che in questi giorni “ha avuto notevole risonanza mediatica la questione degli orari delle celebrazioni natalizie, particolarmente l’ora della Messa nella notte di Natale”. Citando il recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”, mons. Meini ha detto che se le liturgie e gli incontri comunitari “sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza, ciò non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. “Siamo certi che sarà così anche nella prossima solennità del Natale e continuerà ad essere un bel segno di solidarietà con tutti. I tempi di Avvento e Natale costituiscono un’occasione favorevole per trovare spazi di preghiera, capaci di sostenere e dare senso alla vita quotidiana”. E poi la raccomandazione alla “preghiera individuale e comunitaria, comunque intensa, eventualmente anche utilizzando alcune possibilità offerte dalle tecnologie digitali. Il confinamento ha fatto emergere l’opportunità della preghiera domestica, che si è inserita nelle case – talvolta gravate da preoccupazioni per la malattia, il lavoro, la scuola… – favorendo l’incontro tra i coniugi, tra i genitori e i figli, tra le diverse generazioni. Sarà importante dare continuità e moltiplicare queste esperienze, con la famiglia credente che esprime la sua vocazione nel trasmettere la fede”.

Cei su celebrazioni di Natale

28 Novembre 2020 -
Roma - La Conferenza Episcopale Italiana "avrà modo nei suoi organismi istituzionali di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto". Lo ha detto il direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei, Vincenzo Corrado parlando sulla discussione in corso legata alle prossime Celebrazioni del Natale.  "È desiderio della Conferenza Episcopale Italiana continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico", ha concluso Corrado.

Cei: sessione straordinaria del Consiglio Permanente il 1 dicembre

26 Novembre 2020 -
Roma - Martedì 1° dicembre si svolgerà una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, in videoconferenza. Dopo l’Introduzione del Pro-Presidente, mons.  Mario Meini (Vescovo di Fiesole)  i lavori prevedono una riflessione e una condivisione sulla situazione legata alla pandemia da COVID-19, a pochi giorni dalla diffusione del Messaggio alle comunità cristiane. Si farà discernimento su questo tempo di prova anche in previsione di un prossimo futuro, spiega una nota dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei.

CEI: rinviata “a data da destinarsi” l’assemblea dei vescovi

4 Novembre 2020 - Roma – E’ stata rinviata, a data da destinarsi, l’assemblea generale della CEI prevista a Roma dal 16 al 23 novembre. Lo ha deciso il Consiglio permanente della CEI riunitosi ieri, in videoconferenza “promuovendo altre forme di consultazione e di collegialità da vivere con le Conferenze Episcopali Regionali e il Consiglio Episcopale Permanente”. Nell’incontro di ieri – informa oggi il comunicato finale dei lavori, presieduti  dal Vice Presidente Mons. Mario Meini – svoltosi in “un clima di fraterna condivisione” la “vicinanza, l’affetto e la preghiera dei vescovi” per il Cardinale Gualtierio Bassetti, positivo al Covid 19 e ricoverato a Perugia in terapia intensiva. “Un pensiero” anche per Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, membro del Consiglio Episcopale Permanente, anch’egli ammalato, asintomatico, che ha preso parte alla riunione. Principale obiettivo dell’incontro è stato proprio un confronto sull’Assemblea generale, “un momento importante per la vita della Chiesa in Italia, già rimandato nello scorso maggio e teso ad avviare un processo di essenzializzazione: partendo dall’ascolto di questo tempo segnato dalla prova, riscoprire il primato dell’evangelizzazione e le forme della testimonianza cristiana”. “La delicata situazione sanitaria del Paese, le tante domande che molti uomini e molte donne si stanno ponendo, gli effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria, la nascita di nuove forme di povertà, ma anche la vicinanza ai sofferenti, ai medici e agli operatori sanitari, la prossimità delle diocesi alle varie difficoltà, un’interpretazione evangelica di questo periodo, un’attenzione alla famiglia riscoperta nella sua dimensione di Chiesa domestica” sono stati alcuni dei temi affrontati dai vescovi che “muovendo da un’analisi attenta dell’incidenza pandemica nei vari territori”, hanno cercato di leggere questo tempo “inedito” con un approccio teologico e pastorale”. È emersa la necessità di avviare una riflessione ampia su quanto e come l’emergenza da Covid-19 “inciderà sul Paese e sulla Chiesa. Con convinzione, è stato evidenziato ‘il valore testimoniale’ dei gesti con cui le diocesi si stanno facendo vicine ai bisogni materiali e spirituali della gente”, sottolinea il comunicato. In modo particolare delle famiglie, spesso “costrette a rimanere separate a causa dei provvedimenti che i diversi Paesi stanno mettendo in atto per contenere il virus. Quello che si sta delineando è dunque il volto bello e creativo di una comunità ecclesiale che nella pandemia è riferimento per molti”. Durante l’Assemblea si sarebbe dovuto provvedere all’elezione di due Vice-Presidenti (per il Nord e per il Centro), nonché dei Presidenti delle Commissioni Episcopali. Data la situazione del tutto particolare, il Consiglio Permanente ha stabilito che i due Vice-Presidenti e i Presidenti di Commissione restino in carica sinché non sarà possibile svolgere le elezioni secondo quanto previsto dallo Statuto della CEI. In “un’ottica di fede”, hanno concordato i Vescovi, quanto viene sperimentato quotidianamente non può “non stimolare” a trovare “soluzioni nuove”, secondo quella “creatività dell’amore” di cui ha parlato spesso Papa Francesco. “È tempo di viver- si legge nel comunicato -  e l’amore verso il prossimo, promuovendo modalità di condivisione e di cura pastorale, che pongano al centro le persone con i loro bisogni. L’annuncio forte e credibile” della “buona notizia” del Cristo Risorto è “più che mai urgente e necessario. L’invito è a intensificare l’intimità con il Signore nelle forme che la vita consente e suggerisce: nella meditazione della Parola di Dio, nella preghiera personale e in famiglia, nell’offerta del proprio lavoro essenziale per il mantenimento dell’intera società, nella disponibilità ai servizi di volontariato per alleviare i pesi soprattutto dei più deboli”. ​Raffaele Iaria        

Cei: oggi sessione straordinaria del Consiglio Permanente

3 Novembre 2020 - Roma – Oggi, martedì 3 novembre, si svolgerà in videoconferenza una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente. Dopo l’Introduzione del Vice-Presidente Mons. Mario Meini (Vescovo di Fiesole) i lavori prevedono una condivisione e un confronto sulla situazione legata alla pandemia e alla sua progressiva diffusione nel Paese.

CEI: martedì sessione straordinaria del Consiglio Permanente

30 Ottobre 2020 -

Roma - Martedì 3 novembre si svolgerà in videoconferenza una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente. Dopo l’Introduzione del Vice-Presidente 

Mons. Mario Meini (Vescovo di Fiesole) i lavori prevedono una condivisione e un confronto sulla situazione legata alla pandemia e alla sua progressiva diffusione nel Paese. 

Card. Bassetti, “la cura di ogni persona migrante è sempre doverosa”

27 Ottobre 2020 - Roma Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Gualtiero Bassetti alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes:   Prima di entrare nel merito di questo incontro che intende riflettere sulla presenza degli Italiani nel Mondo, attraverso il Rapporto della nostra Fondazione Migrantes, mi sia permesso rivolgere un saluto deferente e un ringraziamento particolare al Presidente Conte. Sono giornate intense che stanno investendo tutto il nostro Paese, in ogni settore. Giornate di sofferenza che sembrano portarci indietro nel tempo. La Sua presenza qui, oggi, non è scontata e, per questo, La ringrazio, così come ringrazio il Presidente Tridico. Sono giornate intense, dicevo, in cui tutti siamo chiamati a quel senso di responsabilità, che è parte essenziale del bene comune. Come Chiesa che è in Italia non ci tiriamo indietro. L’impegno, la cura, la custodia - ma anche la sofferenza per quanto avviene - delle nostre parrocchie sono una testimonianza viva, impastata con l’ascolto concreto delle ferite e dei drammi. Ascolto che, come comunità cristiana, rivolgiamo a tutti, nessuno escluso! Mi sono tornate alla mente le parole che il Presidente Mattarella pronunciava un anno fa: “Le innumerevoli iniziative di diocesi, parrocchie, realtà associative, in favore dei più deboli, degli emarginati, di chi chiede ascolto e accoglienza, sono concrete ed evidenti; e costituiscono un richiamo costante all’esigenza di aiuto reciproco nella vita quotidiana”, per rafforzare la coesione della comunità. Un contributo, questo, che la pandemia ha reso ancora più manifesto nelle sue dimensioni spirituali, ma anche sociali. Nel fratello sofferente abbiamo riconosciuto il volto del Cristo sofferente, che si fa Eucaristia, cioè dono per tutti, rendendoci fratelli. In questo momento della nostra storia siamo chiamati, ancora di più, a essere “Chiesa in uscita”. Eccoci, allora... Benvenuti a questo incontro nel quale presentiamo il quindicesimo Rapporto Italiani nel Mondo curato dalla Fondazione Migrantes. La mobilità italiana è un tema che ci riguarda come popolo e come singoli: ognuno di noi, per esperienza personale o familiare, sa cosa significa lasciare il proprio territorio, partire, ma anche arricchirsi a livello umano e professionale grazie a questo “andare”. Vorrei evidenziare almeno quattro aspetti decisivi del Rapporto Italiani nel Mondo 2020.
  1. Andare oltre i numeri e lo spazio. Non nascondo che i numeri sono sempre
complicati, specialmente quando sono tanti. Eppure, in queste pagine, i numeri acquisiscono un significato profondo che ci fa toccare la vita, che ci fa incontrare l’altro. Sono convinto, infatti, che il perimetro della nostra esistenza non sia confinato qui, in questa stanza, ma che, grazie alla tecnologia, riusciamo ad andare oltre, a “incontrare” e “dialogare” con chi è fuori, poco distante, più lontano o addirittura oltreoceano. Non so quanti siano collegati con noi ora, ma so per certo che questo progetto, che come Chiesa italiana abbiamo voluto quindici anni fa, ha creato una grande famiglia di ricercatori, collaboratori, esperti. Oltre 700 studiosi che hanno scritto più di 7mila pagine: un capitale umano e culturale notevole per il quale ringraziamo la Fondazione Migrantes e quanti, nel tempo, si sono spesi con impegno e dedizione.  
  1. Il dialogo costante con le Istituzioni. Tra mille riferimenti diversi, ho trovato con
mio grande piacere una citazione della Lettera Pastorale per la Quaresima scritta dal vescovo Bonomelli nel 1896, che l’Ufficio Migrantes di Torino ha voluto rieditare in occasione della Giornata del Migrante e del Rifugiato di fine settembre scorso: “Perché l’emigrazione non sia dannosa agli emigranti e raggiunga il fine provvidenziale non deve essere abbandonata a se stessa. Essa deve essere protetta, guidata da quelli che ne hanno il potere e il dovere ora legale, ora soltanto morale”. Sono passati ben 124 anni da quando Bonomelli fece quest’affermazione, ma essa mantiene un’attualità straordinaria. Bonomelli faceva riferimento ai migranti italiani che in gran numero partivano alla fine dell’Ottocento, spinti dalla fame e dal desiderio di una vita migliore, ma sembra parlare del presente, con un rinnovato appello alla responsabilità politica, a quell’essere “liberi e forti” di sturziana memoria per andare “controcorrente e farsi difensori coraggiosi della dignità umana in ogni momento dell’esistenza: dalla maternità al lavoro, dalla scuola alla cura dei migranti”. Le ultime modifiche normative, in discontinuità con il recente passato, contribuiscono a restituire l’immagine di migranti e richiedenti protezione come persone in carne e ossa, vittime di un sistema globale di iniquità economica e politica, di ingiustizia sociale e non come criminali o minacce all’ordine pubblico. La cura di ogni persona migrante, qualsiasi sia la direzione del suo andare e il passaporto in suo possesso, è sempre doverosa. Auspichiamo la stessa cura per i migranti italiani in mobilità, per chi è già all’estero da tempo, per chi è nato all’estero, per chi è partito da poco o per chi ha intenzione di partire. Il Rapporto Italiani nel Mondo fa emergere le fragilità di questo tema e le sfide che attendono di essere affrontate e risolte.     Mi soffermo solo su tre nodi da sciogliere: la carenza di un sistema anagrafico che tenga conto di tutti coloro che partono: le prime generazioni e le ultime, chi si è definitivamente stabilito oltreconfine e chi, invece, sperimenta percorsi di mobilità transitori; un sistema di rappresentanza che va rimodulato, soprattutto a seguito dell’ultima tornata referendaria che ha decretato la riduzione del numero dei parlamentari; la cittadinanza. Il Rapporto Italiani nel Mondo sottolinea l’importanza di un riconoscimento che non sia finalizzato all’uso e al consumo personale, al semplice possesso di un passaporto che apra le porte dell’Europa, ma alla definizione di una identità fortemente legata a un territorio in cui ci si riconosce, sebbene non ci si sia nati, e a cui si vorrebbe poter dare il proprio contributo concreto.   Fermare la mobilità umana è un’utopia, un’illusione. Governarla, guidarla, è invece la chiave di volta per affrontare un fenomeno che altrimenti può creare disagi e malesseri sociali. L’accompagnamento, però, deve prevedere anche il rispetto dei diritti di cui, negli anni, questo nostro Rapporto si è fatto portavoce esemplare: il diritto di migrare, il diritto di restare, il diritto di tornare, il diritto a una vita felice e dignitosa. Chiunque può e deve trarre dall’esperienza migratoria un arricchimento per se stesso, deve poter tornare così come deve potersi sentire realizzato e valorizzato nel luogo in cui vive.  
  1. L’attenzione al territorio. C’è un altro aspetto, molto interessante, che il Rapporto
mette in luce: il territorio, inteso come luogo di rinascita di una nuova dimensione sociale di prossimità. «Bisognerebbe – scrive Edgar Morin nel testo La fraternità, perché? Resistere alla crudeltà del mondo, (Ave, Roma, 2020) – contrapporre alla mondializzazione, che desertifica umanamente ed economicamente così tanti territori, la localizzazione, che salvaguarda la vita delle regioni. Insomma, più vi è del mondiale, più bisogna che vi sia del locale, e il locale riguarda anche, evidentemente, le oasi di vita, che dovrebbero a loro volta essere mondialmente connesse» (p 51). Si tratta, in altri termini, di un ritorno alla dimensione micro, al borgo in cui ritrovare una “fratellanza efficace” «concretamente intrecciata lungo la via oscura e incerta che ci accade di percorrere giorno per giorno con altri, umani e non» (p. 71). Uno spirito di com-passione che leghi le generazioni, esattamente quello che la pandemia ha messo in luce: l’esigenza di agire insieme per il ben-essere comune. «Sogniamo – dice Papa Francesco nella sua ultima Enciclica Fratelli Tutti – come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli» (n. 8). Papa Francesco fa appello al nostro stile di vita, al nostro atteggiamento sociale ma anche al modo di stare al mondo, al rispetto per l’ambiente e la madre Terra che ci ospita. Ma unisce la fratellanza all’amicizia sociale affermando che «Se non riusciamo a recuperare la passione condivisa per una comunità di appartenenza e di solidarietà, alla quale destinare tempo, impegno e beni, l’illusione globale che ci inganna crollerà rovinosamente e lascerà molti in preda alla nausea e al vuoto» (n. 9). Appartenenza, prossimità, solidarietà, impegno. Quattro parole che devono diventare regole di vita, buoni propositi da mettere in pratica tornando nei nostri luoghi di lavoro, nelle nostre case, nei nostri quartieri, in parrocchia, perché la migrazione e i migranti fanno parte della nostra quotidianità di cittadini, di famiglie, di popolo, di un Paese che vive da sempre la mobilità (verso l’estero, dal Meridione al Nord, tra le regioni, e così via).  
  1. Lo studio e il “nostro” osservatorio privilegiato. La mobilità, dunque, fa parte
della nostra quotidianità. È per questo che la Conferenza Episcopale Italiana ha promosso la Fondazione Migrantes, che ha il compito di studiare i fenomeni sociali e di dare un contributo fattivo. A partire da quanto recepito da questo nostro osservatorio privilegiato, che è a stretto contatto con la gente ed è capillarmente diffuso in Italia e all’estero, cerchiamo di entrare in dialogo con le Istituzioni. Siamo tante sentinelle. Ricordo, a questo proposito, i missionari, i religiosi e le religiose, i laici che dedicano il loro tempo e spesso la loro vita alla causa migratoria, insieme alle migliaia di persone a servizio dei nostri connazionali all’estero nelle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana. Quando papa Francesco parla della “Chiesa in uscita” e del pericolo della “autopreservazione”, altro non fa che chiederci di uscire dalle nostre strutture, di essere capaci di cogliere i “segni dei tempi” e di mettere in moto la creatività pastorale. Come Chiesa e come Paese in cui la cristianità affonda le sue radici abbiamo la consapevolezza dell’importanza della relazione umana solidale, dell’essere prossimi all’altro. “Senza meraviglia e stupore la vita perde il suo senso e svilisce. Mentre l’incanto e la commozione risvegliano in noi qualcosa di altro, che al di là del semplice approccio umano, inonda l’anima di beatitudine e ci fa rivolgere lo sguardo all’eterno” (dal Meeting di Rimini, agosto 2020). Dobbiamo riscoprirci meravigliati e stupiti, com-passionevoli, per ritrovare dentro di noi questa radice primigenia che ci fa essere cristiani pronti a conoscere l’altro, con le sue ricchezze e con le sue diversità, e proprio per questo pieni di Dio. Siamo chiamati a una sfida di civiltà: andare incontro al diverso perché migranti tra i migranti ed essere popolo accogliente per chi arriva. E se la nostra “cara e diletta Italia” è quel paese descritto dal Rapporto Italiani nel Mondo, sempre meno giovane e sempre meno entusiasta, lavorare per rammendare il tessuto della nostra storia diventa quanto mai doveroso e non più procrastinabile.    

Card. Bassetti: “Esprimo gratitudine al Santo Padre” per la nomina di cardinali italiani 

26 Ottobre 2020 - Roma - “Esprimo gratitudine al Santo Padre per aver chiamato sei confratelli nel sacerdozio ad aiutarLo nel servizio alla Chiesa universale. Le Chiese che sono in Italia affidano al Signore i nuovi cardinali”. Il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, accoglie con gioia l’annuncio di papa Francesco di tenere un Concistoro, il prossimo 28 novembre, per la nomina di tredici nuovi Cardinali, di cui sei italiani. Monsignor Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Monsignor Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino, Fra Mauro Gambetti, francescano conventuale, Custode del Sacro Convento di Assisi, Monsignor Silvano M. Tomasi, Arcivescovo titolare di Asolo, Nunzio Apostolico, Fra Raniero Cantalamessa, cappuccino, Predicatore della Casa Pontificia, Monsignor Enrico Feroci, parroco a Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva, “sono frutto e dono delle nostre comunità”. “Conosco ciascuno di loro – aggiunge il porporato - e sono certo che sapranno vivere questa nuova responsabilità con intensità e umiltà. Il Cardinalato - ci ricorda il Santo Padre - non significa una promozione, né un onore, né una decorazione; semplicemente è un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore. A nuovi cardinali l’amicizia e l’affetto dell’Episcopato italiano, insieme al ricordo nella preghiera”.      

Cei: precisazione su DPCM del 24 ottobre

26 Ottobre 2020 - Roma - Il Dpcm del 24 ottobre 2020 con le nuove misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 lascia invariato quanto previsto nel Protocollo del 7 maggio circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo. Esso rimane altresì integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. All’art.1 p. 9 lett. q del nuovo Decreto si legge infatti: “Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni di cui agli allegati da 1, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico, a 7”. Come già ricordato lo scorso 14 ottobre, tra le indicazioni, a titolo esemplificativo, segnaliamo: guanti non obbligatori per il ministro della Comunione che però deve igienizzarsi accuratamente le mani; celebrazione delle Cresime assicurando il rispetto delle indicazioni sanitarie (in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando), la stessa attenzione vale per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati; reintroduzione dei cori e cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti (tali distanze possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet. L’eventuale interazione tra cantori e fedeli deve garantire il rispetto delle raccomandazioni igienico-comportamentali ed in particolare il distanziamento di almeno 2 metri); durante la celebrazione del matrimonio gli sposi possono non indossare la mascherina; durante lo svolgimento delle funzioni religiose, non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi dove svolgono vita sociale in comune. (Vincenzo Corrado)

Card. Bassetti: dinanzi al fenomeno delle migrazioni, “si possano trovare soluzioni appropriate ed eque”

21 Ottobre 2020 - Roma – “Come Chiesa auspichiamo che, dinanzi al fenomeno complesso ed epocale delle migrazioni, si possano trovare soluzioni appropriate ed eque”. Lo ha detto nei giorni scorsi al quotidiano “la Stampa” il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Gualtiero Bassetti, risponde ad una domanda sul tema migratorio.  Per il porporato “è necessario avere un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti. In questo senso le ultime modifiche normative stanno portando una discontinuità con il recente passato. È una prima risposta buona alle situazioni di crisi registrate nel tempo. Quello che serve è carità e responsabilità verso tutti: nei confronti delle persone che migrano e verso le popolazioni che accolgono”.  

CEI: Assemblea generale in programma a novembre

20 Ottobre 2020 -

Roma - La Conferenza Episcopale Italiana sta preparando la prossima Assemblea generale programmata dal 16 al 19 novembre. Una plenaria che, come sottolineato nell’ultimo Consiglio permanente (21-23 settembre scorsi) costituirà “per la Chiesa italiana un’opportunità da cui avviare un processo di essenzializzazione: partendo dall’ascolto di questo tempo segnato dalla prova, s’intende riscoprire il primato dell’evangelizzazione e le forme della testimonianza cristiana”. In tal senso, guardando alla prossima Assemblea generale, in sede di Consiglio permanente “rispetto alla prospettiva di assumere gli Orientamenti pastorali per il quinquennio, si è preferito lasciarsi provocare innanzitutto dalla domanda evangelica: “Sapete leggere questo tempo?”; quesito al quale “s’intende rispondere mettendosi in ascolto della realtà e assumendo alcuni impegni per costruire il futuro”. Una prospettiva che “comporta un investimento nella formazione a un nuovo senso ecclesiale e a una nuova responsabilità ministeriale; impegna a valorizzare appieno i momenti delle celebrazioni; richiama a saper tornare all’incontro personale e comunitario con il Risorto, per poi poterlo offrire quale messaggio di vita e di senso”.

CEI: nulla cambia per Messe e altre funzioni liturgiche

15 Ottobre 2020 -

Roma - Nulla cambia per le Messe e le altre funzioni liturgiche con il Dpcm del 13 ottobre. Lo precisa il direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI, Vincenzo Corrado. Vale cioè quanto previsto nel Protocollo del 7 maggio, con le integrazioni già trasmesse nel corso dell’estate. "Tra queste, a titolo esemplificativo: guanti non obbligatori per il ministro della Comunione che però deve igienizzarsi accuratamente le mani; celebrazione delle Cresime nel rispetto delle indicazioni sanitarie (in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando; lo stesso vale per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati); reintroduzione dei cori e cantori (distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti (a meno che non ci siano barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet); due metri di distanza almeno anche tra coro e popolo. Durante la celebrazione del matrimonio gli sposi possono non indossare la mascherina; durante lo svolgimento delle funzioni religiose, non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi dove svolgono vita sociale in comune. 

"Mentre le diocesi riprendono le attività pastorali - conclude Corrado –, la Segreteria Generale della CEI assicura un’interlocuzione costante con la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico, per monitorare il quadro epidemiologico e l’evoluzione della pandemia".

 

Card. Bassetti: la Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, è stata “un luogo di testimonianza di libertà, di solidarietà, di giustizia, di democrazia, di pace”

14 Ottobre 2020 -

Roma - La campagna della CEI, “Liberi di partire, liberi di restare”, è stata "un ‘segno dei tempi’, un luogo di testimonianza di libertà, di solidarietà, di giustizia, di democrazia, di pace. È stata un cammino che, in questi tre anni, ha visto protagonisti i migranti e, insieme a loro, operatori, volontari, religiosi, religiose, sacerdoti e laici, in Italia e all’estero". Lo ha detto questa mattina il Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell'omelia della messa che ha aperto l'evento conclusivo della campagna "Liberi di partire, liberi di restare".  Attraverso i tanti progetti avviati nei Paesi di partenza dei flussi migratori, di transito e di arrivo, la campagna - ha detto il porporato - ha promosso "uno sviluppo umano integrale" per 'tutti gli uomini e tutto l’uomo', a livello familiare e comunitario. La nostra iniziativa ha permesso anche di sperimentare nuove piste di azione, di favorire una maggiore consapevolezza del dramma delle migrazioni, di realizzare iniziative concrete in diversi settori, come l’educazione, la formazione professionale, l’inclusione lavorativa, la tutela dei minori. Si è trattato di un lungo cammino di condivisione di storie e di iniziative che hanno cercato di gettare uno sguardo e porgere l’aiuto possibile sul vasto fenomeno delle migrazioni, che interessa da sempre il bacino del Mediterraneo, ma che ormai è divenuto un fenomeno planetario, con milioni di persone in tutto il mondo che sono alla ricerca di una vita migliore". "Spiace - ha detto quindi il Card. Bassetti - constatare che molte volte le parole che vengono dal mondo sono di chiusura ed esclusione, se non addirittura aggressive", come ha ricordato anche papa Francesco nella sua enciclica "Fratelli tutti". 

Il Presidente della CEI, dopo aver citato alcuni passaggi dell'Enciclica ha detto che "tra le opere di giustizia sulle quali verremo giudicati vi è anche quella dell’accoglienza nei confronti degli stranieri. Lo si legge nella grande scena del capitolo venticinquesimo del Vangelo di Matteo, quella in cui il Figlio dell’uomo, il re, dirà a coloro che si trovano alla sua sinistra: 'Ero straniero e non mi avete accolto' (Mt 25,43). Certo, quanto sta accadendo oggi in Italia, nel Mediterraneo, in Europa, è molto diverso dalla situazione a cui si riferiva Gesù, ma vale sempre la stessa regola, quella della giustizia e dell’amore, di cui ha detto il Signore". "Certo – ha scritto il papa nell’Enciclica Fratelli tutti -  l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Ma, finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona". Parole "vere". "ecco perché ha spiegato - oggi siamo qui a riflettere su 'Liberi di partire, liberi di restare', un’occasione preziosa non solo per la nostra Chiesa, ma per tutta la società, che ha profondamente bisogno di agire concretamente e con giustizia, e di avere informazioni corrette, riconoscendo non solo la complessità dei problemi riguardanti le migrazioni, ma anche ricordando a tutti che – come si legge nel progetto della campagna – 'i migranti sono un valore e un tesoro per le città e i paesi'. Perché questo venga riconosciuto, certamente, è necessario 'fare ogni sforzo per integrare'. E siccome 'la complessità di tale processo implica formazione, dialogo, approcci sussidiari, partecipazione di tutti, inclusione, lungimiranza, programmazione che tenga conto delle esigenze e delle specificità dei territori e delle comunità di accoglienza', noi vogliamo essere - ha detto ancora il presidente della CEI - presenti in questo processo, e ci siamo già, con le nostre comunità ecclesiali, in prima linea".  Raffaele Iaria

Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”: i numeri della Campagna

14 Ottobre 2020 -

Roma - Sono 130 – per un totale di 27.529.890 milioni di euro - i progetti realizzati grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata nel 2017 in risposta al dramma delle migrazioni. È il bilancio della Campagna “Liberi di partire, Liberi di restare” presentato questa mattina a Roma. Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per 14.879.290 euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative (9.433.920) e 81 quelli voluti dalle diocesi (5.445.370). Sono invece 7 i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di 4.284.600 euro.

Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di 8.366.000 euro. L’iniziativa straordinaria della Chiesa italiana ha contribuito in questi anni a sensibilizzare la popolazione sul tema delle migrazioni e a realizzare progetti nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza di quanti, specialmente bambini e donne, fuggono da guerre, fame e violenza. 

Oltre ad agire sul fronte culturale, la Campagna ha sostenuto l’educazione e la formazione (anche professionale), l’informazione in loco, i settori sociale e sanitario, l’inserimento lavorativo e

l’accompagnamento di chi ha scelto volontariamente di tornare in Patria. Sempre nel solco tracciato da papa Francesco con i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere ed integrare

– che hanno fatto da bussola all’intera Campagna.

L’incontro di oggi sarà introdotto dalla messa celebrata dal presidente della CEI, il Card. Gualtiero Bassetti e prevede gli interventi del Segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo e del Card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna seguito da alcuni interventi con esponenti di Caritas e Migrantes in prima linea nell’accoglienza.

“Liberi di Partire, Liberi di Restare”: evento Cei il 14 ottobre a Roma

8 Ottobre 2020 - Roma - La Conferenza episcopale italiana il prossimo 14 ottobre a Roma promuove un incontro a conclusione della campagna "Liberi di partire, liberi di restare". L’incontro, introdotto dalla messa celebrata dal presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, prevede gli interventi del segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo e del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna seguito da un dibattito con esponenti di Caritas e Migrantes in prima linea nell’accoglienza.

“Migranti, la religione sia ponte”: ieri la presentazione di una ricerca

26 Settembre 2020 - Roma - Gestire le migrazioni in Europa partendo dalle persone e dalla loro dignità e non dai “flussi” degli sbarchi o dalla distribuzione nei territori di chi arriva dal Mediterraneo o dai Balcani per sfuggire a guerre, miseria e persecuzioni. Serve un processo di «riumanizzazione dell’ospitalità » fuori dai numeri e dalle strumentalizzazioni. Ma l’obiettivo è raggiungibile solo con un riconoscimento delle religioni, capaci per loro natura di promuovere conoscenza, dialogo e ascolto dell’altro. Così si costruisce una nuova etica dell’accoglienza che coinvolga istituzioni, comunità civile e singoli cittadini. L’urgenza emerge dalla ricerca “Migrazioni e appartenenze religiose” elaborata da 20 studiosi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presentata ieri durante il convegno “La religione del migrante: una sfida per la società e per la Chiesa”, svoltosi a Roma presso il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano, iniziativa a cui ha collaborato la Conferenza Episcopale Italiana alla vigilia della 106esima Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato indetta da Papa Francesco e che sarà celebrata domani. Il documento scientifico – 800 pagine redatte da sociologi, politologi, giuristi, psicologi e filosofi europei e mediorientali – mette in evidenza, attraverso il racconto di storie delle persone migranti, le attuali criticità del sistema internazionale di accoglienza e suggerisce come rimedio per evitare ulteriori tragedie il recupero dei valori su cui si fonda la cultura d’Europa. La “soluzione umanizzante” sta proprio nel «ridare ai migranti il diritto di parola riconoscendone anche la dimensione religiosa perché solo attraverso l’identità passa la dignità dell’uomo e si può creare, appunto, una nuova etica dell’ospitalità » spiega Laura Zanfrini, coordinatrice del progetto e docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica alla Cattolica. «Proprio in questi giorni a Bruxelles si discute dell’accordo di Dublino sul diritto di asilo – aggiunge la professoressa – ma nessuno ha pensato di chiedere ai migranti qual è la loro opinione ». Il pregiudizio religioso è molto forte in Europa: come combatterlo? Innanzitutto con la conoscenza. Lo ha ricordato, nell’introdurre il convegno, monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, richiamando il messaggio del Pontefice per la Giornata del Migrante: «Conoscere per comprendere: Papa Francesco spiega questo movimento ideale verso l’altro per mezzo dell’episodio che accosta Gesù ai discepoli incamminati lungo la strada verso Emmaus. Applicarlo al mondo della mobilità, come fa il Santo Padre è importante: molto spesso ci si riferisce a migranti e a sfollati, più raramente alle persone migranti e sfollate. Può forse sembrare una distinzione di poco conto, quasi un gioco di parole – aggiungemonsignor Russo – ma in realtà si tratta di una differenza fondamentale, che dai numeri ci conduce alle persone, dai fenomeni da studiare alle storie di vita da ascoltare. E, attraverso di esse, comprendere davvero». Perché «riumanizzando le persone si costruisce il dialogo». Partire dall’appartenenza religiosa, contro ogni riserva mentale. «È qui che si gioca l’identità delle società europee: nelle richieste d’asilo ad esempio, le istanze religiose diventano tangibili – dice Zanfrini – ma spesso i migranti non citano la loro religione, o il fatto di essere fuggiti da persecuzioni per la loro fede, perchéconvinti che non influisca ai fini dell’ottenimento dell’asilo, anzi, che a volte sia controproducente » . La sfida principale, per la Chiesa e il mondo, è contrastare l’analfabetismo religioso nella società italiana ed europea. «Non solo si sta perdendo la conoscenza del cristianesimo – afferma la docente della Cattolica – ma anche dei culti “altri”». Un esempio? «Non è accettabile che a scuola lo studente copto egiziano sia definito musulmano dagli insegnanti». Ci vuole un approccio umanista e non politico che valorizzi e faccia crescere le esperienze di cooperazione e di dialogo interreligioso già in atto. «Mantenere viva la fede nel cuore di tutti è responsabilità di ogni credente e la condizione per intensificare un dialogo quotidiano tra le religioni» ha precisato padre Fabio Baggio, sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale del Vaticano. Punto di partenza resta dunque il riconoscimento della dimensione religiosa della persona. «Pensata come una questione meramente privata da confinare ai margini della convivenza, la religione sarebbe una miopia intellettuale oppure una forma di laicismo senza laicità – ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee nel suo intervento –. Il laicismo vive di pregiudizi mentre la laicità usa la ragione aperta cioè nella totalità delle sue funzioni». (Fulvio Fulvi - Avvenire)  

Cei: tre nuovi sottosegretari nominati dal Consiglio Permanente

24 Settembre 2020 - Roma - Tre nuovi sottosegretari alla Conferenza Episcopale Italiana. Il Consiglio Episcopale Permanente, che si è riunito questa settima na a Roma, ha infatti nominato mons. Roberto, Malpelo, mons. Valentino Bulgarelli e don Michele Gianola. Ai nuovi sottosegretari l’augurio di un proficuo lavoro.

Mons. Russo: su migranti “significativo che l’Europa si stia muovendo, è inizio di un percorso”

24 Settembre 2020 -
Roma - “È significativo che la Commissione europea si stia muovendo”. Così mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, durante la conferenza stampa a chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani, svoltosi a Roma in questi giorni, ha risposto alle domande dei giornalisti in materia di immigrazione, e in particolare alla proposta del superamento del regolamento di Dublino. “È una cosa buona che il tema dell’accoglienza dei migranti venga affrontato non solo in via di principio, ma con cose concrete”, ha proseguito Russo: “È necessario che sia l’Europa intera a prendersi cura dei migranti. Il superamento di Dublino è interessante, può essere migliorato. La cosa importante è che è un percorso che continua e che ci sia la volontà di arrivare soluzioni condivise”. Secondo il segretario generale della Cei, inoltre, “è importante l’affermazione di principio per cui le persone che vanno per mare vanno comunque accolte. Quello dell’accoglienza responsabile è un tema da approfondire, così come i tempi giusti per valutare le diverse situazioni”. Riguardo alla proposta di togliere le sanzioni a quelle Ong che soccorrono le persone in mare, Russo ha commentato: “Anche le Ong svolgono un ruolo importante, se partecipano all’interno di un progetto e di un programma, così come tutti coloro che accolgono responsabilmente. Se alcune deviazioni ci sono state, e ci sono, sono legate a interessi e vanno attenzionate e risolte, se ci si prende cura in modo condiviso dell’accoglienza, e non solo da parte dei Paesi più prossimi”.

Strade nuove

23 Settembre 2020 - Roma - Punto di svolta o vicolo cieco? La domanda - non scontata o retorica - aiuta a focalizzare meglio il tema della responsabilità in questo tempo inedito, guardando al futuro. Lo ha ricordato lunedì scorso il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, introducendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente. “Lontani dall'essere nostalgici, lamentosi o ripiegati su improbabili scorciatoie - ha detto tra l’altro il cardinale -, sentiamo la responsabilità di affrontare strade nuove, lungo le quali ridisegnare il volto della nostra presenza ecclesiale”. È qui che entra in gioco la creatività, unica forza propulsiva per non restare all'angolo, ingabbiati dal “si è sempre fatto così”. Un discorso, questo, che interpella anche quanti sono impegnati nella comunicazione. Il punto di svolta passa da una lettura attenta della realtà e da parole che comunicano speranza. (Vincenzo Corrado)  

Cei: da lunedì il Consiglio Permanente

18 Settembre 2020 -
Roma - Da lunedì 21 a mercoledì 23 settembre si svolgerà a Roma, presso Villa Aurelia (Via Leone XIII, 459), la sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente. Dopo l’introduzione del cardinale presidente Gualtiero Bassetti, i lavori prevedono la scelta del tema principale dell’Assemblea generale, rinviata a novembre (dal 16 al 19) per l’emergenza sanitaria, e un approfondimento per valorizzare la pubblicazione della terza edizione italiana del Messale Romano. All’ordine del giorno del Consiglio, poi, una riflessione sulla condizione attuale del cattolicesimo italiano, la presentazione sintetica delle relazioni quinquennali delle Commissioni episcopali e due comunicazioni sull’Instrumentum laboris della 49ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani e sul prossimo concorso degli insegnanti di religione cattolica. Il Consiglio si soffermerà, infine, sull’Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo, frontiera di pace svolto a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020: verranno ripresi i contenuti per un rilancio dell’iniziativa. Il comunicato finale sarà presentato il 24 settembre, nel corso di una conferenza stampa, dal segretario generae, mons. Stefano Russo.