Primo Piano

Card. Parolin evidenzia il ruolo delle comunità ucraine negli aiuti alla popolazione

6 Settembre 2023 - Roma – Presso le parrocchie e le comunità greco-cattoliche ucraine in tutto il mondo sono stati organizzati centri di raccolta di aiuti umanitari come cibi vestiti e medicine” subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Lo ha detto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, all’incontro che si è tenuto ieri con i vescovi greco-cattolici ucraini, riuniti in Sinodo a Roma dal 3 al 13 settembre. Parolin - si legge in un testo diffuso alla stampa dal Segretariato a Roma dell’arcivescovo maggiore – ha lodato l’impegno profuso dalle parrocchie e dalle comunità greco-cattoliche ucraine in Italia e nel mondo per aiutare il popolo aggredito dai russi attraverso la raccolta e l’invio di aiuti umanitari.  In particolare ha citato la comunità di Santa Sofia a Roma, da dove sono partiti oltre cento camion destinati soprattutto agli abitanti delle regioni di Kharkiv e Kherson ed ha evidenziato l’impegno degli operatori che “non hanno risparmiato sé stessi, mettendo in pericolo perfino la propria vita”. “Vescovi e sacerdoti – ha proseguito il card. Parolin – sono rimasti con il proprio gregge nelle zone occupate”: “Siete scesi nel concreto mettendovi alla ricerca di nuovi modi di vicinanza e di accompagnamento pastorale dei fedeli e dell’intera popolazione ucraina, a prescindere dalla sua professione religiosa, per curarne le ferite”, ha aggiunto il porporato. (R.Iaria)

Mons. Tomasi in visita al centro di accoglienza all’ex caserma Serena: “un incontro tra fratelli e sorelle”

6 Settembre 2023 -

Treviso - Un incontro caloroso e fraterno. Ieri mattina il vescovo di Treviso, Michele Tomasi ha visitato il centro di accoglienza straordinaria (Cas) per persone immigrate all’ex caserma Serena di Dosson. Una struttura che, al momento, è la più grande del Veneto, gestita dalla cooperativa Nova Facility, guidata da Gianlorenzo Marinese. I cancelli si sono aperti alle 10, per far entrare il Vescovo, il vice prefetto vicario, Antonello Roccoberton, il sindaco di Treviso, Mario Conte, quello di Casier, Renzo Carraretto e il parroco di Dosson, don Adriano Fardin. Insieme a loro Valerio Delfino e altri rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio, che alla Serena promuovono dei laboratori con le donne. Mons. Tomasi e gli altri ospiti hanno visitato i vari uffici e gli spazi comuni, incontrando gli operatori e molti ospiti, soprattutto giovani e mamme con bambini, tra cui un neonato di pochi giorni. Camminando tra le stanze e i viali con i panni stesi al sole ad asciugare si potevano incontrare uomini e donne impegnati nei vari servizi quotidiani. E tutti avevano un sorriso e un saluto per gli “ospiti” che per qualche ora avevano varcato il cancello, entrando nella loro casa. Poi, nel piazzale – giardino il benvenuto e il grazie di Marinese al vescovo. “La Serena sta cercando di far fronte alle richieste continue di accoglienza, insieme alla Prefettura. Noi la consideriamo una stazione di arrivo, dalla quale le persone possono partire con una valigia di esperienze, anche grazie al territorio che abbiamo intorno. Per loro la Serena è casa e paese, ma l’obiettivo è trovare loro una casa quando escono da qui”. Il presidente Marinese ha poi annunciato che il prossimo 20 settembre un gruppo di 50 ospiti saranno ricevuti in udienza da papa Francesco. Il saluto di mons. Tomasi agli ospiti è stato tradotto nelle lingue dei diversi gruppi presenti. Il presule ha ringraziato dell’invito e si è rivolto agli ospiti chiamandoli fratelli e sorelle. “Siamo fratelli e sorelle nella lode all’Altissimo con il quale ci ritroviamo nella preghiera; fratelli e sorelle nella realtà, impegnati a fare al meglio il bene possibile, nel rispondere e nel promuovere la dignità delle persone. Qui dentro questo non si vive solo a parole, ma con i fatti, con il cibo, l’alloggio, le pulizie, la formazione, la cultura, l’accoglienza, il lavoro, la casa, l’integrazione. C’è una vita che pulsa qui, fatta di relazioni, di impegno, di solidarietà. I muri vanno bene quando proteggono, non quando separano. Questa vita che pulsa qui non deve essere separata dal nostro mondo”. Poi, riferendosi al fenomeno migratorio mondiale, ha detto che “è uno dei segni dei tempi che ci siano popoli in migrazione. Possiamo protestare, fare finta che non sia così, ma ci sono persone in movimento nel mondo, e sono fratelli e sorelle: dobbiamo coglierlo come un richiamo e fare tutti bene la nostra parte, perché tutti abbiano il diritto – dovere di vivere in pace, tra persone e culture diverse. Grazie a voi perché ci siete e alle Istituzioni perché ci sono. Faremo tutti qualcosa in più e insieme, anche le comunità cristiane. E lo faranno in collaborazione con i Sindaci, con le Istituzioni, senza paura. Si fa un passo lento per fare un cammino buono insieme, nella concretezza quotidiana. E’ possibile una vita fraterna tra i popoli e tra le persone. Quanto più ci incontriamo e conosciamo, tanto più possono cadere le barriere e possiamo imparare, strada facendo, a volerci bene”. Poi il momento della preghiera: prima quella dell’imam della struttura, poi il Padre nostro guidato dal Vescovo. E una donna ha pregato in inglese dicendo: “Signore, tu conosci i nostri bisogni e i nostri progetti. Chiediamo la tua benedizione attraverso il vescovo Michele”. E proprio il Vescovo ha invocato la benedizione finale, ringraziando il Signore per ogni gesto di umanità, chiedendogli il dono della speranza, di perdonare il male e di toccare i cuori di chi non sa vedere il volto di Dio nelle sorelle e nei fratelli in difficoltà. Alcuni degli ospiti hanno poi proposto dei canti. Al termine, dopo molti scatti dei diversi gruppi insieme al Vescovo e ai responsabili della cooperativa, la consegna di un doppio dono a mons. Tomasi: una stola cucita dagli ospiti e un album che ripercorre la storia della Serena dal 2015 ad oggi, comprese le moltissime nascite dei figli delle donne accolte negli anni: quasi una storia di famiglia.

Nord Est: l’hotspot si farà (ma non subito)

6 Settembre 2023 -

Trieste - Avanti, dunque, con l’accoglienza diffusa. Da Trieste a Treviso. Anche se la cosa fa discutere. A Muggia, l’ultima cittadina sul confine con la Slovenia, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi conferma l’hotspot, ma – premette – se ci saranno le condizioni imprescindibili. Il tema «era in agenda - ha detto - perché se ne parlasse e se ne discutesse. Lo faremo rispettando tutte le sensibilità». Dall’altra parte del Nord Est, intanto, il vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, va in visita all’ex caserma Serena dove incontra 600 profughi insieme al sindaco Mario Conte. E al primo cittadino (leghista, presidente veneto dell’Anci) viene consegnato un elenco di 50 nominativi pronti a mettersi in gioco con qualche lavoro. Pieno il sostegno della diocesi, con lo stesso vescovo che conferma la disponibilità delle parrocchie a cercare in proprio forme di accoglienza.

L’ipotesi hotspot, dunque, frena, sia in Friuli Venezia Giulia che in Veneto. Dopo le contestazioni legate alla possibile scelta di Jalmicco, in Friuli, presso un’ex caserma, l’inquilino del Viminale mette le mani avanti: «Adesso vedremo - ha detto infatti -, ma l’importante è raccogliere le preoccupazioni dei territori, anche se tutto viene fatto nella logica di gestire i flussi al meglio. Questo non è un territorio abbandonato». Sarebbe quindi meglio realizzare le strutture nelle zone di confine, come Trieste? «Sì, le zone di confine sono di valenza nella gestione del fenomeno, però bisogna trovare compatibilità sia di strutture che di luoghi». E’ dunque un progetto imminente – insistono i giornalisti - quello dell’hotspot? «Era ed è in agenda per la discussione» ha risposto il ministro. Accanto a lui, il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, si è limitato a sollecitare che i profughi vengano tolti dalle strade e dalle piazze per una sistemazione finalmente dignitosa. A Treviso, intanto, il sindaco Conte si è visto consegnare dal presidente della Cooperativa “Nova facility”, Gianlorenzo Marinese, che dal 2015 si occupa dell'accoglienza dei profughi presenti all’ex caserma Serena una lista di migranti con indicate le loro competenze lavorative ed esperienze: un modo per far incontrare domanda e offerta di lavoro e arrivare così ad una vera integrazione degli ospiti. Confindustria ed altre categorie economiche hanno già dimostrato la loro disponibilità. L’idea è quella di realizzare una sorta di ufficio di collocamento all'ex Serena. «Dietro queste mura si vede un'ordinata convivenza di persone che ricevono accoglienza, viene rispettata e favorita la loro dignità» ha riconosciuto il vescovo Tomasi che era presente col sindaco. «Cercano di fare il possibile, insieme, per un futuro migliore, per loro e le loro famiglie: è un momento colorato di vita, per me è stato davvero importante venire qui perché è una realtà della Diocesi che è bene che ci sia. E' bene che ci sia l'accoglienza, poi le forme sono tante, dobbiamo aiutarci tutti davvero per essere persone che imparano ad essere fratelli e sorelle di tutti. La fraternità è un impegno, ma è possibile. Non è uno scherzo per nessuno essere qui, ma la maggior parte delle persone vuole imparare e avere la possibilità di farlo». Il prossimo 20 settembre una delegazione di migranti della “Serena” sarà in Vaticano per incontrare papa Francesco. (Francesco Dal Mas - Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 115.284 persone migranti sulle coste italiane

5 Settembre 2023 -
Roma - Sono 115.284 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato fornito oggi dal Ministero degli Interni e aggiornato alle 8 di questa mattina. Di questi 13.970 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (13.466, 12%), Tunisia (10.199, 9%), Egitto (8.162, 7%), Bangladesh (7.443, 6%), Burkina Faso (6.397, 6%), Pakistan (6.218, 5%), Siria (4.670, 4%), Camerun (4.031, 4%), Mali (3.907, 3%) a cui si aggiungono 36.821 persone (32%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Sempre secondo i fdati del Viminale fino ad oggi sono stati 11.630 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Sant’Egidio: “Europa aiuti finanziariamente l’Italia nei salvataggi”

5 Settembre 2023 -
Roma - “Basta morti in mare, la priorità è salvare vite umane. L’Europa si disinteressa e scarica tutto sull’Italia. Sui salvataggi in mare l’Europa deve essere messa di fronte alle proprie responsabilità, aiutando finanziariamente l’Italia. I fondi ci sono”: è la prima delle proposte per una immigrazione regolare illustrate oggi da Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, in una conferenza stampa a Roma. Impagliazzo ha anche chiesto di “tornare a portare le persone nei porti sicuri più vicini, perché così si aggiunge sofferenza a sofferenza”. “Bisogna smettere di pensare all’immigrazione come ad una emergenza e mettere in campo invece politiche a medio e lungo termine, perché il fenomeno è strutturale”, ha affermato. Anche se i numeri sono alti – 131.000 persone sbarcate da inizio anno – “sono sempre più bassi delle 181.000 persone arrivate nel 2016 con la crisi siriana. L’accoglienza di 5 milioni di ucraini in Europa ha dimostrato che si può gestire bene il fenomeno”. Altra richiesta è l’aumento dei reinsediamenti (o resettlement) di chi fugge dalle guerre: “Le cifre sono ancora troppo basse a causa dell’egoismo di alcuni Paesi europei, che non hanno accolto nessuno”. Per quanto riguarda l’Italia si chiede di favorire l’accoglienza in piccoli centri e diffusa sui territori, dando priorità allo studio della lingua italiana e alla formazione professionale. Un capitolo particolare riguarda i minori non accompagnati, circa 20.000 attualmente nei centri (su 30.000 arrivi): “Un Paese che soffre per la denatalità e lo spopolamento delle aree interne, con mancanza di forza lavoro in alcuni settori, potrebbe investire su questi giovani, favorendo l’inserimento scolastico e l’avviamento al lavoro. Non sprechiamo questa occasione! Altrimenti fuggiranno tutti all’estero o rischieranno di delinquere perché hanno bisogno di mandare soldi alla famiglia”. Impagliazzo ha inoltre invitato a “rendere più rapide” le procedure burocratiche per l’affido di questi minori (attualmente 4.800 sono accolti in famiglie italiane), “tutte buone pratiche da allargare”. Pur apprezzando l’ampliamento del decreto flussi, che prevede 450.000 ingressi dal 2023 al 2025, risulta troppo irrisoria, quindi da aumentare, la quota riservata alle badanti (9.500 ingressi), “sproporzionata alle necessità delle famiglie italiane, visto che la nostra popolazione è sempre più anziana”. Tra l’altro, ha ricordato Impagliazzo, “migliaia di persone che hanno chiesto la regolarizzazione nel 2020 non l’hanno ancora ottenuta per serie problematiche burocratiche, che potrebbero essere superate semplicemente con un decreto”. Un’altra richiesta riguarda il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero, ad esempio per gli infermieri, di cui c’è grande carenza in Italia.

Migranti in Europa: +28% di richieste asilo rispetto al 2022

5 Settembre 2023 - Roma - Le domande di asilo registrate nei paesi dell'Unione europea e in Norvegia e in Svizzera nella prima metà del 2023 sono aumentate del 28% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, ha annunciato l'Agenzia dell'Ue per l'asilo (Euaa). Tra gennaio e la fine di giugno sono state presentate in questi 29 paesi circa 519.000 domande d'asilo, ha affermato l'Euaa stimando che "sulla base delle tendenze attuali le domande potrebbero superare il milione entro la fine dell'anno".  Siriani, afghani, venezuelani, turchi e colombiani sono i principali richiedenti, rappresentando il 44% delle domande. La richiesta per il primo semestre è la più alta in questo periodo dell'anno dal 2015-2016. In quel periodo, durante l'afflusso di rifugiati in Europa causato in particolare dallo stallo del conflitto in Siria, il numero di domande di asilo aveva raggiunto 1,3 milioni nel 2015 e 1,2 milioni nel 2016. Nel 2022 sono state 994.945. La Germania è il paese che ha ricevuto il maggior numero di domande: il 30% del totale, quasi il doppio di Spagna (17%) e Francia (16%). L'agenzia sottolinea, riferisce l’Ansa,  che a causa di questo aumento molti paesi europei "sono sotto pressione nel trattare le domande" e che il numero di fascicoli in attesa di decisione è aumentato del 34% rispetto al 2022. Circa il 41% delle domande di prima istanza ha ricevuto una risposta positiva. Inoltre, circa 4 milioni di ucraini in fuga dall'invasione russa beneficiano attualmente di protezione temporanea in Ue.

Papa in Mongolia: un Paese che può svolgere “un ruolo importante per la pace”.

5 Settembre 2023 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha concluso il suo 43° viaggio apostolico internazionale che lo ha visto pellegrino nella capitale della Mongolia, Ulaanbaatar. Il viaggio, il primo di un Pontefice in Mongolia, è iniziato venerdì 1° settembre (la partenza da Roma era stata la sera del 31 agosto): in quattro giorni Francesco ha incontrato le autorità del Paese nella capitale Ulaanbaatar e la piccola comunità cristiana locale presso la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, come pure i leader religiosi locali e gli operatori della “Casa della Misericordia”. Un abbraccio globale ad un Paese, stretto tra Russia e Cina, che – come ha detto il Papa stesso nel suo primo discorso all’autorità – può avere un “ruolo” fondamentale nello scenario internazionale, soprattutto per la pace globale. La visita ha avuto anche l’obiettivo di rivolgere alla piccola, ma vivace comunità cattolica parole di incoraggiamento e di speranza anche per il suo importante contributo nel campo della convivenza e dello sviluppo umano. Nell’incontro con le autorità e il corpo diplomatico nel Palazzo di Stato, il 2 settembre, Papa Francesco, nel suo primo discorso in Mongolia, presentandosi come “pellegrino di amicizia”, ha auspicato: “Voglia il Cielo che sulla terra, devastata da troppi conflitti, si ricreino anche oggi, nel rispetto delle leggi internazionali, le condizioni di quella che un tempo fu la pax mongolica, cioè l’assenza di conflitti. Come dice un vostro proverbio, ‘le nuvole passano, il cielo resta’: passino le nuvole oscure della guerra, vengano spazzate via dalla volontà ferma di una fraternità universale in cui le tensioni siano risolte sulla base dell’incontro e del dialogo, e a tutti vengano garantiti i diritti fondamentali!”. Poi l’appello: “Qui, nel vostro Paese ricco di storia e di cielo, imploriamo questo dono dall’Alto e diamoci da fare insieme per costruire un avvenire di pace”. E ha rimarcato che “la Mongolia non è solo una nazione democratica che attua una politica estera pacifica, ma si propone di svolgere un ruolo importante per la pace mondiale”. Nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, sempre il 2 settembre, il Pontefice ha incontrato vescovi, sacerdoti, missionari, consacrati e consacrate e operatori pastorali presenti nella Chiesa in Mongolia. Un incoraggiamento alla piccola comunità nelle sue parole: “Fratelli, sorelle, non abbiate paura dei numeri esigui, dei successi che tardano, della rilevanza che non appare. Non è questa la strada di Dio”. Il Santo Padre ha anche elogiato l’impegno in oltre trent’anni in una svariata quantità di iniziative di carità: “Vi incoraggio a proseguire su questa strada feconda e vantaggiosa per l’amato popolo mongolo. Al tempo stesso vi invito a gustare e vedere il Signore, a tornare sempre e di nuovo a quello sguardo originario da cui tutto è nato. Senza di esso, infatti, le forze vengono meno e l’impegno pastorale rischia di diventare sterile erogazione di servizi, in un susseguirsi di azioni dovute, che finiscono per non trasmettere più nulla se non stanchezza e frustrazione”. Una rassicurazione poi alle autorità: “I governi e le istituzioni secolari non hanno nulla da temere dall’azione evangelizzatrice della Chiesa, perché essa non ha un’agenda politica da portare avanti, ma conosce solo la forza umile della grazia di Dio e di una Parola di misericordia e di verità, capace di promuovere il bene di tutti”. Due i momenti salienti di domenica 3 settembre. L’Incontro ecumenico e interreligioso all’Hun Theatre e la messa celebrata nella “Steppe Arena”. L’impegno che il Papa ha chiesto alle diverse fedi, pronte ad offrire la bellezza rappresentata dagli insegnamenti dei “rispettivi maestri spirituali”, è questo: “In società pluralistiche e che credono nei valori democratici, come la Mongolia, ogni istituzione religiosa, regolarmente riconosciuta dall’autorità civile, ha il dovere e in primo luogo il diritto di offrire quello che è e quello che crede, nel rispetto della coscienza altrui e avendo come fine il maggior bene di tutti”. Non solo: “La nostra responsabilità è grande, specialmente in quest’ora della storia, perché il nostro comportamento è chiamato a confermare nei fatti gli insegnamenti che professiamo – ha osservato -; non può contraddirli, diventando motivo di scandalo. Nessuna confusione dunque tra credo e violenza, tra sacralità e imposizione, tra percorso religioso e settarismo. La memoria delle sofferenze patite nel passato – penso soprattutto alle comunità buddiste – dia la forza di trasformare le ferite oscure in fonti di luce, l’insipienza della violenza in saggezza di vita, il male che rovina in bene che costruisce”. E ancora un appello per la pace: “Le tradizioni religiose, nella loro originalità e diversità, rappresentano un formidabile potenziale di bene a servizio della società. Se chi ha la responsabilità delle nazioni scegliesse la strada dell’incontro e del dialogo con gli altri, contribuirebbe in maniera determinante alla fine dei conflitti che continuano ad arrecare sofferenza a tanti popoli”. Nella messa Francesco ha sottolineato che “tutti, tutti noi siamo ‘nomadi di Dio’, pellegrini alla ricerca della felicità, viandanti assetati d’amore” e che “la fede cristiana risponde a questa sete; la prende sul serio; non la rimuove, non cerca di placarla con palliativi o surrogati: no! Perché in questa sete c’è il nostro grande mistero: essa ci apre al Dio vivente, al Dio Amore che ci viene incontro per farci figli suoi e fratelli e sorelle tra di noi”. Alla fine della celebrazione il Pontefice, con un gesto a sorpresa, facendo avvicinare a sé, John Tong Hon e Stephen Chow, l’emerito e l’attuale vescovo di Hong Kong, quest’ultimo cardinale designato che riceverà la porpora nel Concistoro del prossimo 30 settembre, ha rivolto “un caloroso saluto al nobile popolo cinese”. E ha continuato: “A tutto il popolo auguro il meglio, e andare avanti, progredire sempre! E ai cattolici cinesi chiedo di essere buoni cristiani e buoni cittadini”. Nel saluto al termine della messa, anche un ringraziamento alla Mongolia, un popolo particolarmente caro al Papa, come lui stesso ha detto commentando l’indirizzo di omaggio del card. Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar: “Fratelli e sorelle della Mongolia, grazie per la vostra testimonianza, bayarlalaa! [grazie!]. Dio vi benedica. Siete nel mio cuore e nel mio cuore rimarrete”. E, rivolgendosi ai membri delle altre confessioni cristiane e religioni, ha consegnato questo compito: “Continuiamo a crescere insieme nella fraternità, come semi di pace in un mondo tristemente funestato da troppe guerre e conflitti”. Nell’ultimo giorno del viaggio apostolico, 4 settembre, il Pontefice ha incontrato gli operatori della carità e ha benedetto e inaugurato la Casa della Misericordia, che “si propone come punto di riferimento per una molteplicità di interventi caritativi, mani tese verso i fratelli e le sorelle che faticano a navigare tra i problemi della vita. È una sorta di porto dove attraccare, dove poter trovare ascolto e comprensione. Questa nuova iniziativa, però – ha evidenziato il Santo Padre -, mentre si aggiunge alle numerose altre sostenute dalle varie istituzioni cattoliche, ne rappresenta una versione inedita: qui, infatti, è la Chiesa particolare a portare avanti l’opera, nella sinergia di tutte le componenti missionarie ma con una chiara identità locale, come genuina espressione della Prefettura apostolica nel suo insieme”. E, ha aggiunto, mi piace molto il nome che avete voluto darle: Casa della Misericordia. In queste due parole c’è la definizione della Chiesa, chiamata a essere dimora accogliente dove tutti possono sperimentare un amore superiore, che smuove e commuove il cuore: l’amore tenero e provvidente del Padre, che ci vuole fratelli, ci vuole sorelle nella sua casa”. Francesco ha anche ricordato: “Il vero progresso delle nazioni non si misura sulla ricchezza economica e tanto meno su quanto investono nell’illusoria potenza degli armamenti, ma sulla capacità di provvedere alla salute, all’educazione e alla crescita integrale della gente”. Dopo la cerimonia di congedo in aeroporto, il Papa è partito e, dopo il decollo, ha fatto pervenire al presidente della Mongolia, Khürel Sükh Ukhnaa, un telegramma in cui ha espresso “ancora una volta, il senso di gratitudine” alle autorità e al popolo mongolo “per la calorosa accoglienza e la generosa ospitalità riservatami in questi giorni”. Infine, ha assicurato le sue “continue preghiere per la pace, l’unità e la prosperità della nazione”. (Gigliola Alfaro - Sir)

Frontex: in aumento le migrazioni verso l’Ue

5 Settembre 2023 - Roma – Per il 2023/2024 "è probabile" che le rotte del Mediterraneo orientale e del Mediterraneo centrale "vedranno una maggiore attività migratoria e una proporzione più elevata dei flussi migratori complessivi verso le frontiere esterne dell'Ue". Lo si legge nell'analisi sui rischi per l'anno che verrà di Frontex. "Parte di questo fenomeno - prosegue il rapporto - sarà probabilmente l'uso crescente dei corridoi dalla Turchia, dal Libano e dalla Siria verso il Mediterraneo centrale, che segnerà un'ulteriore sfumatura tra le rotte del Mediterraneo orientale e centrale: questo fenomeno sarà esacerbato dall'aumento dei collegamenti aerei tra le due aree geografiche, che hanno già portato alla registrazione di migranti, come i siriani, tradizionalmente presenti solo nel Mediterraneo orientale, sulle rotte provenienti dalla Libia". "Ai flussi verso nord dalla Libia e dalla Tunisia si aggiungerà un numero crescente di migranti nordafricani e da vari Paesi subsahariani, i cui Paesi devono affrontare previsioni economiche, di sicurezza, di diritti umani e climatiche preoccupanti per il 2023/2024. I fattori che mitigano i flussi di migranti irregolari sono una maggiore cooperazione attraverso il Mediterraneo e un rinnovato impegno bilaterale e multilaterale per consentire alle autorità dei Paesi terzi di prevenire il traffico di migranti sul loro territorio", si legge nel rapporto.

Ucraini: da ieri il Sinodo dei Vescovi a Roma

 (foto Ugcc) 4 Settembre 2023 - Roma - Con una solenne Divina Liturgia è iniziato, ieri, nella Basilica Minore di Santa Sofia degli Ucraini di Rom,  il Sinodo della Chiesa greco-cattolica che si svolgerà presso il Collegio ucraino di San Giosafat fino al prossimo 13 settembre. Il Sinodo, sul tema “L’accompagnamento pastorale e la cura delle ferite di guerra” riunirà tutti i vescovi greco-cattolici ucraini nel mondo. Alla Divina Liturgia di ieri – presieduta da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina – oltre ai vescovi  era presente anche il futuro cardinale, il prefetto  per le chiese cattoliche orientali, Claudio Gugerotti. Per Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk “la decisione dei nostri vescovi di unirsi nel corpo sinodale a Roma, oltre ad essere stata dettata dalla guerra in Ucraina, è motivata dal grande desiderio dei vescovi ucraini di esprimere di nuovo l’apprezzamento della comunione in seno alla Chiesa universale”. “Nel contesto attuale, in cui i vecchi imperi si stanno risvegliando e l’aggressore russo conduce una guerra neocoloniale in Ucraina, è cruciale che il mondo ascolti la vera storia dell’Ucraina, così come quella della Russia e dell’Europa orientale, non la versione scritta dagli imperialisti colonizzatori, ma la storia raccontata e scritta con il sangue dei popoli privati della propria libertà che, oggi, lottano per il diritto all’esistenza, alla libertà, al loro Stato ucraino, integro e indipendente, ha detto mons. Shevchuk nell'omelia della  Divina Liturgia  Sua Beatitudine Sviatoslav ha definito il Sinodo di quest’anno il “Sinodo della speranza” ed ha detto che è “segno di speranza” l’opportunità per i vescovi ucraini di incontrare personalmente Papa Francesco. “Sappiamo che il Santo Padre è un grande maestro dell’ascolto e dei gesti”, ha osservato l’arcivescovo maggiore:  “egli desidera ascoltare il Sinodo dei vescovi ucraini. Ci ha invitati espressamente ad un incontro un’ora prima per dare la possibilità non solo al Capo della nostra Chiesa, ma anche a ciascun vescovo della nostra Chiesa di parlare a nome del suo gregge. E, in quanto maestro dell’ascolto, Egli è pronto ad ascoltarci. E come maestro dei gesti, che a volte possono essere più eloquenti delle parole scritte o lette, credo che ci donerà un gesto di speranza”. "Guardando ognuno di voi, vedo nei vostri occhi le immagini di coloro che sono deceduti, che sono stati uccisi, di chi ha sofferto e continua a soffrire sia spiritualmente che fisicamente”, ha detto ai vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina mons. Claudio Gugerotti che nel portare anche i saluti di Papa Francesco, ha assicurato “con fermezza – si legge in una nota del segretariato di Roma dell’arcivescovo maggiore – che l’affetto e l’interesse del Papa per l’Ucraina rimangono costanti e inalterati nel tempo”. L’arcivescovo Gugerotti ha parlato della guerra in Ucraina come “atea” e “un assassinio di Dio”, poiché “là dove si uccide la vita di un innocente, si uccide anche la presenza di Dio”. Il prefetto del Dicastero per le Chiese cattoliche orientali ha assicurato che la Chiesa di Roma e il Papa sono  grati alla Chiesa greco-cattolica ucraina per tutto l’aiuto e il sacrificio che ha dimostrato per il popolo ucraino: “Voi siete lavoratori instancabili delle opere di misericordia. Il vostro compito è asciugare le lacrime e confortare chi soffre. Questo è il compito del popolo di Dio e di coloro che seguono Dio e Lo imitano”. I partecipanti al Sinodo - 45 vescovi su 55 provenienti dall’Ucraina, dall’Europa centrale e occidentale, dal Nord e Sud America e dall’Australia - avranno, mercoledì 6 settembre, una udienza con Papa Francesco mentre il 10 settembre Sua Beatitudine Shevchuk presiederà una divina liturgia all’altare della cattedra della basilica di San Pietro con la partecipazione del card. Leonardo Sandri, prefetto emerito del Dicastero delle Chiese orientali. Saranno relatori al Sinodo il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano; il card. Kurt Koch, prefetto per il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani; il futuro cardinale Gugerotti e il card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana e inviato speciale del Papa per la pace in Ucraina. Alla liturgia di ierri anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpoalo Felicolo. (R.Iaria) (foto Ugcc)   (Ultimo aggiornamento alle 13,55 del 4-9-2023)

Papa in Mongolia: concluso il viaggio apostolico

4 Settembre 2023 - Roma - Papa Francesco è in volo verso Roma. Dopo una breve cerimonia di congedo all'aeroporto internazionale di Ulan Bator, in Mongolia, alla presenza della ministra degli Esteri, Batmunkh Battsetseg, il Pontefice è ripartito per l'Italia. L'aereo  è decollato con destinazione Roma-Fiumicino, dove atterrerà dopo circa 11 ore e 20 minuti di volo.

Papa Francesco “la gratuità alleggerisce l’animo, risana le ferite del cuore”

4 Settembre 2023 -
(Foto Vatican Media/SIR)
Roma - “È una sorta di porto dove attraccare, dove poter trovare ascolto e comprensione”. Così Papa Francesco nel suo discorso all’incontro con gli operatori della carità si è riferito all’inaugurazione della Casa della Misericordia, durante il suo viaggio apostolico in Mongolia. “Si propone come punto di riferimento per una molteplicità di interventi caritativi, mani tese verso i fratelli e le sorelle che faticano a navigare tra i problemi della vita – ha aggiunto -. Questa nuova iniziativa, però, mentre si aggiunge alle numerose altre sostenute dalle varie istituzioni cattoliche, ne rappresenta una versione inedita: qui, infatti, è la Chiesa particolare a portare avanti l’opera, nella sinergia di tutte le componenti missionarie ma con una chiara identità locale, come genuina espressione della Prefettura Apostolica nel suo insieme. E mi piace molto il nome che avete voluto darle: Casa della Misericordia. In queste due parole c’è la definizione della Chiesa, chiamata a essere dimora accogliente dove tutti possono sperimentare un amore superiore, che smuove e commuove il cuore: l’amore tenero e provvidente del Padre, che ci vuole fratelli, ci vuole sorelle nella sua casa”. Dal Papa l’auspicio che “possiate trovarvi tutti attorno a questa realizzazione, che le varie comunità missionarie vi partecipino attivamente, impegnando personale e risorse”. “Perché ciò si realizzi è indispensabile il volontariato, il servizio, cioè, puramente gratuito e disinteressato, che le persone liberamente decidono di offrire a chi è nel bisogno: non sulla base di un compenso economico o di una qualsiasi forma di ritorno individuale, ma per puro amore al prossimo”. “Servire così sembra una scommessa perdente, ma quando ci si mette in gioco si scopre che ciò che si dona senza aspettare contraccambio non è sprecato; anzi, diventa una grande ricchezza per chi offre tempo ed energie. La gratuità, infatti, alleggerisce l’animo, risana le ferite del cuore, avvicina a Dio, dischiude la fonte della gioia e mantiene giovani dentro. In questo Paese pieno di giovani dedicarsi al volontariato può essere una via di crescita personale e sociale decisiva”.

Ciò che ci disseta è l’Amore

4 Settembre 2023 -
È pomeriggio inoltrato a Ulan Bator, capitale della Mongolia dove Papa Fran0cesco si trova da venerdì primo settembre, 43mo viaggio internazionale. In Italia sono da poco passate le undici del mattino quando, al termine della messa, celebrata nel moderno Palazzo del ghiaccio, il vescovo di Roma rivolge un messaggio alla Cina, tenendo per mano l’arcivescovo emerito di Hong Kong, cardinale John Tong Hon, e il successore Stephen Chow Sauyan, che riceverà la porpora nel concistoro del 30 settembre 2023: “vorrei approfittare della loro presenza per inviare un caloroso saluto al nobile popolo cinese. A tutto il popolo auguro il meglio, e andare avanti, progredire sempre! E ai cattolici cinesi chiedo di essere buoni cristiani e buoni cittadini”. Due ore di aereo separano la capitale della Mongolia da Pechino; qualcosa in più da Mosca. Ma è evidente il valore di queste parole che Francesco pronuncia con a fianco i due presuli cinesi. Parole che anticipano l’annunciata visita a Pechino dell’inviato del Papa per il processo di pace in Ucraina, il cardinale Matteo Zuppi. Parole da leggere in controluce con quelle pronunciate, poco prima della celebrazione, nell’incontro interreligioso nel quale ha detto: “continuiamo a crescere insieme nella fraternità, come semi di pace in un mondo tristemente funestato da troppe guerre e conflitti”. Come esponenti di diverse religioni dobbiamo promuovere uno “stare insieme armonioso e aperto al trascendente, in cui l’impegno per la giustizia e la pace trovano ispirazione e fondamento nel rapporto con il divino”. Domenica in cui il Vangelo di Matteo ci propone il dialogo tra Pietro e Gesù, il quale parla di cosa accadrà a Gerusalemme: patire e soffrire a causa della cecità e dell’arroganza di anziani, sacerdoti e scribi, e venire ucciso per poi risorgere. Pietro non accetta queste parole, ragiona con logica umana, è convinto che Dio non lascerà morire suo figlio sulla croce. Ma Gesù sa che senza la croce non ci sarà resurrezione e non saranno sconfitti il peccato e la morte. Così dice a Pietro “va dietro di me, Satana, tu mi sei di scandalo”. Domenica scorsa abbiamo letto nel Vangelo che il Signore ha cambiato il nome di Simone in Cefa, ovvero in Pietro, la roccia sulla quale edificherà la sua chiesa; e questa domenica lo chiama Satana. Pietro si ribella, rifiuta il destino annunciato da Gesù lo considera un fallimento e così diventa da pietra solida a pietra d’inciampo nel cammino del Signore. Nell’omelia pronunciata nel Palazzo del ghiaccio cita le parole del Salmo, e si sofferma su due aspetti: la sete che ci abita e l’amore che ci disseta. Alla sinistra del Papa c’è la statua di legno della Vergine ritrovata da una donna nella spazzatura, alle spalle il grande crocifisso: chi vuole seguire Gesù percorre un cammino che passa attraverso l’esperienza del rifiuto, della contraddizione: “se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Rinnegare è dire no all’egoismo che ci fa ragionare con il metro della convenienza e non quello dell’affidamento totale. Siamo “nomadi di Dio” dice il Papa, “pellegrini alla ricerca della felicità, di “un significato e una direzione della nostra vita, di una motivazione per le attività”. La fede cristiana afferma il vescovo di Roma “risponde a questa sete, la prende sul serio; non la rimuove, non cerca di placarla con palliativi o surrogati. Perché in questa sete c’è il nostro grande mistero: essa ci apre al Dio vivente, al Dio Amore che ci viene incontro per farci figli suoi e fratelli e sorelle tra di noi”. Ciò che ci disseta è l’amore, ricorda Francesco: “a volte ci sentiamo come una terra deserta, arida e senz’acqua, ma è altrettanto vero che Dio si prende cura di noi e ci offre l’acqua limpida e dissetante, l’acqua viva dello Spirito che sgorgando in noi ci rinnova liberandoci dal pericolo della siccità”. Successo, potere e cose materiali non dissetano le arsure della nostra vita, “questa è una mentalità mondana, che non porta a nulla di buono e ci lascia più aridi di prima”. Gesù, dice Francesco, ci indica la via: se vogliamo essere suoi discepoli dobbiamo prendere la sua croce e seguirlo. Solo l’amore ci disseta il cuore, guarisce le nostre ferite e ci dà la vera gioia. (Fabio Zavattaro - Sir)

Il fattore umano torna su Raitre sui diritti violati

1 Settembre 2023 -

Roma - Il titolo è, già da solo, un pugno nello stomaco: “Serve di stato”. Ed è solo uno dei nove reportage che compongono la terza stagione de "Il fattore umano", il programma sui diritti umani in onda il lunedì in seconda serata su Raitre partendo, questa è l’idea che anima gli autori Raffaella Pusceddu e Luigi Montebello, dall’art.1 della Convenzione Onu sui diritti umani approvata nel 1948 per il quale: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». A ricordarci che spesso, purtroppo, non accade è, appunto, Il fattore umano. Lunedì 4 settembre lo farà, come dicevamo, con “Serve di stato” di Angelo Loy e Martino Mazzonis, che si occuperà delle donne filippine, incentivate a lasciare il loro Paese e andare a fare le domestiche all’estero fin dai tempi del dittatore Ferdinando Marcos per poter contribuire, con le loro rimesse, a mantenere milioni di persone e pagare una parte del debito estero. Con la voce narrante della scrittrice filippina Gina Apostol e attraverso le storie drammatiche di quattro donne emigrate, tornate o in procinto di partire, “Serve di stato” racconta il sistema di emigrazione filippino incentivato dallo Stato, il ruolo delle agenzie che reclutano le emigranti nei villaggi più poveri e la formazione offerta dallo Stato attraverso scuole specializzate perché in campagna o negli slums le donne non hanno mai nemmeno visto un’aspirapolvere o una lavatrice. Lunedì 11 settembre sarà la volta de “La procedura” di Luigi Montebello. Si va in Texas, uno degli Stati Uniti in cui la pena di morte riscuote maggiori consensi. A parlarne sono ex direttori di penitenziari e guardie carcerarie che hanno assistito e somministrato i farmaci letali ai condannati. Grazie alla voce narrante di Antony Graves, che ha passato dodici anni nel braccio della morte in Texas per un crimine mai commesso e oggi si batte per la riforma del sistema penitenziario americano, scopriremo, tra l’altro, come la morte tramite iniezione letale non sia affatto dolce come qualcuno ancora sostiene, ma avvenga tra indicibili sofferenze e come la difficoltà di reperire i farmaci abbia spinto alcuni Stati a ricorrere a vecchi metodi come la sedia elettrica o la fucilazione. “I perseguitati”, infine, è il titolo del reportage in onda il 18 settembre. Chiara Avesani e Matteo Del Bo’ ci raccontano, attraverso la voce narrante della scrittrice iraniana Azar Nafisi, cosa è successo ai giovani che, lo scorso anno, hanno manifestato in piazza a Teheran in seguito alla fine di Mahsa Amini, la ventiduenne morta mentre era tenuta in custodia della polizia perché non portava il velo in modo appropriato. Migliaia di persone, soprattutto giovani, sono state arrestate e altrettante sono dovute fuggire per evitare l’arresto, ma il regime le segue e le controlla in qualunque Paese cerchino rifugio. (Tiziana Lupi)

8X1000 Chiesa Cattolica: basta una firma per tendere la mano a chi ne ha bisogno

1 Settembre 2023 -

Roma - Quando fai un gesto d’amore, quando aiuti qualcuno, quando tendi la mano al prossimo, provi una sensazione di felicità difficile da spiegare: non fai sentire bene solo chi riceve il gesto, ma ti senti bene anche tu. Con una firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica, puoi moltiplicare quella sensazione per migliaia di volte e aiutare la Chiesa a realizzare migliaia di progetti ogni anno, in tutta Italia e nel mondo, per raggiungere e sostenere chi ne ha più bisogno. Puoi accogliere, donare un pasto caldo, offrire un riparo, dare una seconda possibilità. Puoi anche ridare vita a un luogo, sostenere chi è in difficoltà, confortare, proteggere, dare futuro alla vita. Per realizzare questi e tanti altri gesti d’amore basta una firma: la tua.   Scopri come firmare su 8xmille.it

Arsi vivi 74 immigrati a Johannesburg

1 Settembre 2023 -

 

Milano - Di molti, non si saprà mai chi sono. Fuggiti dalle mille disperazioni dell’Africa australe, spesso con il miraggio di un lavoro sottopagato nel sottobosco informale di un’economia sudafricana che resta pur sempre la prima del continente, a decine hanno trovato la morte nel rogo di un palazzo di cinque piani a Johannesburg. Come nel 2017 a Londra le fiamme avevano avvolto la Grenfell Tower, portandosi via soprattutto povera gente, così l’altra notte, nella capitale economica del Sudafrica, fiera città di lotta per i diritti dei neri ai tempi dell’apartheid, a morire sono stati in gran parte gli ultimi tra gli ultimi, migranti senza documenti, anziani, madri sole, esseri umani relegati ai margini. La conta delle vittime si è fermata per ora a 74, tra cui almeno 7 bambini (uno di loro aveva appena 18 mesi), ma sono numeri che potrebbero crescere di ora in ora, a mano a mano che i soccorritori estraggono corpi senza vita, in molti casi irriconoscibili, corpi che nessuno andrà mai a reclamare. Oltre una cinquantina, invece, i feriti, ricoverati negli ospedali cittadini. Quel Sudafrica in cui negli ultimi anni, davanti alla crisi economica, è cresciuto il malcontento nei confronti dei migranti irregolari, si interroga ora sgomento sull’accaduto. Non mancano, però, voci stonate. Come quella della portavoce del sindaco di Johannesburg, Colleen Makhubele, che poco dopo la tragedia si affrettava a sottolineare che gli abitanti del palazzo avevano violato la legge. L’edificio, che un tempo era stato affittato da una Ong, era ormai a tutti gli effetti attualmente un palazzo occupato, molto probabilmente gestito da bande criminali che vi smistavano migranti con un vero e proprio racket. Dichiarato inagibile, il palazzo era stato di fatto abbandonato a sé stesso dalle istituzioni. Almeno 300 gli sfollati che, hanno assicurato le autorità, verranno ospitati in un altro edificio di proprietà del Comune di Johannesburg. Il rogo, secondo alcune testimonianze, sarebbe iniziato durante un black out. In ognuna delle stanze abitavano decine di persone: «Quelli che stavano cercando di scappare sono rimasti intrappolati», hanno fatto sapere le autorità. Il rischio incendi, in palazzi che presentano numerosi allacciamenti illegali per fornire energia agli inquilini, è molto alto. Quanto accaduto è «una grande tragedia», ha sottolineato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, auspicando che l’inchiesta in corso possa prevenire simili drammi in futuro.

Le statistiche ufficiali parlano di 2,9 milioni di immigrati in Sudafrica, spesso costretti ai lavori più umili e a condizioni di vita poco dignitose. La «nazione arcobaleno», in cui per decenni i neri hanno lottato contro l’apartheid, ha visto crescere negli ultimi anni la xenofobia contro gli stranieri, un fenomeno purtroppo pervasivo ad ogni latitudine e alimentato dalle promesse di sviluppo tradite. Di molti, non si saprà mai chi sono. Fuggiti dalle mille disperazioni dell’Africa australe, spesso con il miraggio di un lavoro sottopagato nel sottobosco informale di un’economia sudafricana che resta pur sempre la prima del continente, a decine hanno trovato la morte nel rogo di un palazzo di cinque piani a Johannesburg. Come nel 2017 a Londra le fiamme avevano avvolto la Grenfell Tower, portandosi via soprattutto povera gente, così l’altra notte, nella capitale economica del Sudafrica, fiera città di lotta per i diritti dei neri ai tempi dell’apartheid, a morire sono stati in gran parte gli ultimi tra gli ultimi, migranti senza documenti, anziani, madri sole, esseri umani relegati ai margini. La conta delle vittime si è fermata per ora a 74, tra cui almeno 7 bambini (uno di loro aveva appena 18 mesi), ma sono numeri che potrebbero crescere di ora in ora, a mano a mano che i soccorritori estraggono corpi senza vita, in molti casi irriconoscibili, corpi che nessuno andrà mai a reclamare. Oltre una cinquantina, invece, i feriti, ricoverati negli ospedali cittadini.

Quel Sudafrica in cui negli ultimi anni, davanti alla crisi economica, è cresciuto il malcontento nei confronti dei migranti irregolari, si interroga ora sgomento sull’accaduto. Non mancano, però, voci stonate. Come quella della portavoce del sindaco di Johannesburg, Colleen Makhubele, che poco dopo la tragedia si affrettava a sottolineare che gli abitanti del palazzo avevano violato la legge. L’edificio, che un tempo era stato affittato da una Ong, era ormai a tutti gli effetti attualmente un palazzo occupato, molto probabilmente gestito da bande criminali che vi smistavano migranti con un vero e proprio racket. Dichiarato inagibile, il palazzo era stato di fatto abbandonato a sé stesso dalle istituzioni. Almeno 300 gli sfollati che, hanno assicurato le autorità, verranno ospitati in un altro edificio di proprietà del Comune di Johannesburg.

Il rogo, secondo alcune testimonianze, sarebbe iniziato durante un black out. In ognuna delle stanze abitavano decine di persone: «Quelli che stavano cercando di scappare sono rimasti intrappolati», hanno fatto sapere le autorità. Il rischio incendi, in palazzi che presentano numerosi allacciamenti illegali per fornire energia agli inquilini, è molto alto. Quanto accaduto è «una grande tragedia», ha sottolineato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, auspicando che l’inchiesta in corso possa prevenire simili drammi in futuro.

Le statistiche ufficiali parlano di 2,9 milioni di immigrati in Sudafrica, spesso costretti ai lavori più umili e a condizioni di vita poco dignitose. La «nazione arcobaleno», in cui per decenni i neri hanno lottato contro l’apartheid, ha visto crescere negli ultimi anni la xenofobia contro gli stranieri, un fenomeno purtroppo pervasivo ad ogni latitudine e alimentato dalle promesse di sviluppo tradite. (Paolo M. Alfieri - Avvenire)

Papa Francesco: iniziato il viaggio apostolico in Mongolia

1 Settembre 2023 - Città del Vaticano -  Papa Francesco è arrivato in Mongolia. L'aereo con a bordo il Pontefice è atterrato allo scalo internazionale della capitale Ulan Bator. il Pontefice  è stato accolto dal ministro degli Esteri. Dopo una breve cerimonia di benvenuto si è trasferito alla Prefettura apostolica. Per questo suo primo giorno in Mongolia Papa Francesco non avrà altri impegni.

Papa Francesco: inizia oggi il viaggio apostolico in Mongolia

31 Agosto 2023 -

Roma - Comincia oggi la visita di papa Francesco che alle 18.30 partirà dall’aeroporto di Roma Fiumicino per Ulaanbataar, capitale del Paese asiatico, dove arriverà domani e dove avrà l’accoglienza ufficiale. «Grande è l’attesa», spiega il cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, in una intervista ai media vaticani. Per il suo 43° viaggio apostolico che si concluderà lunedì, il Pontefice ha scelto una terra grande cinque volte l’Italia e con una popolazione di tre milioni e 300mila abitanti, che confina con la Russia e la Cina e in cui i cattolici sono 1.500. Motto del viaggio è “Sperare insieme”. Secondo Parolin, l’interesse del Papa è di incontrare «una comunità ridotta nei numeri, ma giovane, vivace, affascinante per la sua peculiare storia e composizione». Domenica è prevista nel pomeriggio la Messa nella “Steppe Arena”, mentre al mattino si terrà l’incontro ecumenico e interreligioso. «L’evento con esponenti di altre religioni – sottolinea Parolin – è sempre finalizzato alla costruzione della pace e della fraternità e sappiamo quanto ce n’è bisogno oggi. Poi la visita segna un momento importante di incontro con il buddismo che in Mongolia vanta una presenza molto significativa, caratterizzata da una sapiente ricerca della verità». Durante le giornate in Asia sono attesi appelli alla pace. «Mi pare che sia la stessa presenza del Papa in Mongolia a costituire un invito alla pace. E questo per il posto significativo che il Paese occupa nel grande contesto asiatico. La visita porta in sé il richiamo al rispetto di ogni Paese, piccolo o grande che sia, all’osservanza del diritto internazionale, alla rinuncia del principio della forza per regolare le controversie, alla costruzione di rapporti di collaborazione, di solidarietà e di fraternità».

Rifugiato si laurea in Pianificazione allo Iuav di Venezia

31 Agosto 2023 - Venezia - Dal campo rifugiati in Etiopia alle aule dell'Università Iuav di Venezia dove si laurea in pianificazione: Solomon Seyoum Elala, studente eritreo, è arrivato in laguna nel settembre 2020, grazie al corridoio universitario Unicore (University Corridors for Refugees), il programma di integrazione per giovani rifugiati che intendono proseguire i loro studi in Italia. E' stato scelto - scrive l'Ansa - da Giovanna Marconi, referente per le attività di inclusione e coordinatrice della Cattedra Unesco sull'Inclusione Sociale e Spaziale dei Migranti Internazionali, dopo un'attenta valutazione del curriculum e un colloquio via Skype. La docente lo racconta così: "indossava un vestito elegante da grande occasione; era teso ma brillante, evidentemente determinato a giocarsi al meglio quell'unica opportunità di lasciare il campo rifugiati dove viveva da quando la sua famiglia aveva dovuto lasciare l'Eritrea, e riprendere i suoi studi in un paese che aveva molto più da offrire: il nostro. Ho scommesso su di lui, assumendomi la responsabilità di lasciare altri indietro, ed è stato un successo". Solomon Elala si iscrive al corso di laurea magistrale in Pianificazione e politiche per la città, il territorio e l'ambiente. Da subito si impegna e dimostra interesse per i temi del corso di studi, soprattutto quelli ambientali. Nel corso degli studi ha messo a fuoco il suo progetto di tesi: "voleva occuparsi della sua Addis Abeba - racconta Marconi - per contribuire con il suo nuovo bagaglio di conoscenze a immaginare uno sviluppo più sostenibile degli insediamenti informali, ma temeva non fosse opportuno, in parte per la carenza di dati disponibili ma soprattutto perché si trattava di una realtà secondo lui troppo lontana da quelle sulle quali lavoravano i suoi compagni di corso Nel luglio scorso si è laureato con 108/110. Così descrive la sua esperienza all'Università Iuav di Venezia: "I professori sono davvero inclusivi e il loro entusiasmo nell'aiutare gli studenti è stato ammirevole. Complessivamente, è stato fantastico".

Frosinone: diocesi in campo per l’accoglienza di nuovi arrivi dei migranti

31 Agosto 2023 -

Frosinone - La Prefettura chiede un aiuto alla Diocesi per accogliere la grande quantità di immigrati arrivati in Italia quest’anno. E la Diocesi risponde positivamente. Ma a precise condizioni. In particolare che l’accoglienza sia vera integrazione con la possibilità di inserirsi nel nostro territorio in maniera degna. Accade a Frosinone ma, sta accadendo in tante altre Diocesi. In quella laziale, ha fatto sapere la Prefettura, è previsto l’arrivo di circa 100-150 immigrati ogni settimana. Almeno fino a fine ottobre. Numeri ai quali l’attuale sistema di accoglienza non riesce a rispondere. Perché i 350 posti nei Sai (ex Spar) e i 1.103 nei Cas sono già esauriti. Così la Prefettura, su indicazione del Viminale, ha fatto sapere che procederà ad affidamento diretto, anche in deroga alle regole generali, quindi senza bando, riconoscendo servizi base per 26 euro al giorno pro capite. Molto più dei 19 euro previsti dai cosiddetti “decreti sicurezza”, che tagliarono drasticamente i fondi (prima erano 35 euro), eliminando proprio tutta una serie di servizi di integrazione.

La richiesta di aiuto trova una risposta positiva dalla Diocesi che, attraverso il proprio braccio operativo, la cooperativa “Diaconia” è impegnato da molti anni per la buona accoglienza. « Noi abbiamo sempre lavorato in collaborazione con le istituzioni però mettendoci molto del nostro – sottolinea il vescovo Ambrogio Spreafico –. Piccoli gruppi che inseriamo nelle realtà locali. Vengono accolti nelle parrocchie, hanno un rapporto molto bello di convivenza nei paesi dove si trovano. È la comunità che integra e rende anche le sofferenze di ognuno meno dolenti perché c’è la solidarietà dell’amicizia, della vicinanza, delle condivisione. In alcuni comuni gli immigrati fanno anche lavori socialmente utili». Come ci spiega il presidente, Marco Arduini, attualmente “Diaconia” gestisce due Cas e tre Sai, per un totale di 337 persone, tutta accoglienza diffusa, in piccoli gruppi, 207 nei Cas e 130 nei Sai. Gruppi familiari, nuclei monoparentali, donne vittime di tratta e sfruttamento. Dopo i tagli decisi dal governo “giallo- verde”, la diocesi ha continuato a coprire alcuni servizi. « Dopo il “decreto Salvini” continuiamo a sostenere tutte le spese che lo Stato non passa più – ricorda il vescovo –. Un’accoglienza risicata non funziona. Noi vogliamo accogliere per dare la possibilità a gente che fugge non solo da guerre e da calamità naturali ma anche da situazioni economiche difficili, di inserirsi nel nostro territorio in maniera degna e che possano avere la possibilità di apprendere la lingua, di inserirsi nella nostra cultura». Attualmente nelle strutture non ci sono più posti disponibili anche perché alla prefettura è stato assicurato anche il 10% in più rispetto al numero assegnato attraverso bando di gara (nella formula di gratuità) oltre al quinto d’obbligo previsto nel bando di gara. Così la Diocesi sta facendo una ricognizione dei beni ecclesiastici, soprattutto case di congregazioni religiose rimaste vuote, ma in buone condizioni, per metterli a disposizione. Ma a precise condizioni: che il servizio sia affidato ad operatori già impegnati in tale attività come “Diaconia”; che vi siano contratti scritti che garantiscano le strutture e gli operatori e che sia definito il periodo; che si accettino le strutture per come sono, senza richiedere particolari interventi di adeguamento anche perché la Diocesi non ha risorse sufficienti; che non si creino concentrazioni eccessive di ospitalità, quindi accoglienza diffusa; che sia onere della prefetture trattare con i Comuni interessati per garantire accettazione. «Su questo – aggiunge Arduini – la Prefettura si è detta d’accordo ma non ha messo niente nero su bianco e attendiamo una risposta». Intanto “Diaconia” «ha deciso, sempre su precisa richiesta, di partecipare per la prima volta al bando per l’accoglienza di minori non accompagnati. Anche qui vorremmo operare in piccoli gruppi come per le case famiglia». Di nuovo una risposta concreta ai più fragili. « L’universalismo evangelico – sottolinea il vescovo – è la fraternità che viene dalla ricchezza e dignità della differenza di ognuno. Questo rende possibile vivere la comunità». (Antonio Maria Mira - Avvenire)

Migrantes: oggi la conclusione della Summer School promossa insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e al Simi

31 Agosto 2023 - Roma - Si concluderà oggi, con una celebrazione eucaristica presiedura dall’arcivesco Carlo Roberto Maria Redaelli nella chiesa di Sant'Ignazio a Gorizia l'undicesima edizione della Summer School promossa dalla Fondazione Migrantes insieme all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dal Simi. La giornata conllusiva della Summer che ha avuto per tema "Mobilità umana e giustizia globale", si aprirà a Lignano Sabbiadoro con una sessione alla quale interverranno Anna Pozzi, giornalista, redattrice del mensile Mondo e missione, su "Fuori dai riflettori. Conflitti dimenticati e guerre per procura nel quadro della Terza Guerra mondiale a pezzi", e Mariacristina Molfetta, curatrice del Rapporto Asilo della Fondazione Migrantes, che affronterà il tema "I 'confini' della mobilità forzata. I rifugiati che (non) trovano rifugio". Nel pomeriggio sessione dedicata al tema "Pace in terra agli uomini e alle donne che Dio ama" con una tavola rotonda a Gorizia in occasione del 60° della Pacem in Terris. Vi prenderanno parte padre Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara - Comacchio e presidente della Commissione per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes; mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas italiana. (R.Iaria)