Primo Piano

Migrantes: giovani italiani e partenze: quando il destino è lontano

8 Novembre 2023 -
Roma - In Italia, i giovani e i giovani adulti, sempre più numerosi, non trovando margini di partecipazione all’interno dei propri territori di appartenenza, vanno alla ricerca di spazi di protagonismo altrove, di luoghi che rispondano alla loro fame di vita e di crescita personale e professionale. LO sottolinea oggi la Fondazione Migrantes nel Rapporto Italiani nel Mondo presentato a Roma. Nel 2022, i movimenti migratori interni (1 milione 484 mila) sono nuovamente in crescita: +4% rispetto al 2021 e +10% rispetto al 2020. Si sta lentamente tornando ai livelli prepandemici, ma ancora una volta a farne le spese è il Meridione d’Italia. Le regioni del Nord risultano quelle più attrattive, soprattutto Emilia-Romagna, Friuli- Venezia Giulia e Lombardiaa, ma la mobilità italiana è, nel suo insieme, qualcosa di molto complesso. Essa, infatti, riguarda sia i movimenti che avvengono all’interno del Paese tra regioni diverse, specialmente dal Sud verso il Nord, sia gli spostamenti dalle aree urbane alle zone periferiche per vivere o per lavorare. Occorre, inoltre, considerare anche le forme di pendolarismo intraregionale o tra regioni diverse e gli spostamenti oltreconfine. Il 44% delle partenze per espatrio, avvenute da gennaio a dicembre 2022, ha ri- guardato giovani italiani tra i 18 e i 34 anni. Si rilevano, rispetto agli anni precedenti, due punti percentuali in più in questa specifica classe di età che continua a crescere nonostante in generale, ancora per quest’anno, si sia rilevata – per la sola motivazione espatrio – un decremento delle partenze ufficiali – e quindi con iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero – dei nostri connazionali e delle nostre connazionali oltre i confini italiani. Il prolungarsi di tali decrementi (-2,1%, -1.767 iscrizioni per solo espatrio rispetto al 2022) e il ritardo delle ripartenze in numeri paragonabili al periodo prepandemico (sempre superiore alle 100 mila partenze per solo espatrio l’anno) spinge - spiega la Migrantes - a pensare che, probabilmente, ci ritroviamo in una nuova fase della mobilità italiana. Quest’ultima, in realtà, ci ha abituati a cambiamenti repentini e continui che tengono conto del pe- riodo storico e degli eventi, di qualsiasi tipo, che accadono. È come se l’epidemia di Covid avesse reso i migranti italiani che partono oggi meno spavaldi, meno propensi al rischio, ma con maggiore senso di responsabilità e una più intensa inquietudine ri- spetto ad una scelta di vita che potrebbe essere definitiva – considerando le esperienze di altri (parenti e amici) a loro vicini – e per questo ancora meno facile da prendere. È anche vero, però, che la ripresa postpandemia ha acceso speranze nella possibilità di una trasformazione del nostro Paese, dell’avvento cioè di una serie di progetti e riforme mi- rate a combattere e superare la maggior parte delle fragilità con le quali l’Italia lotta da diverso tempo. Nello specifico, il riferimento è alla disoccupazione, allo spopolamento dei territori, all’inverno demografico, all’assenza di politiche e incentivi per la genito- rialità e le famiglie, ad una maggiore attenzione per le nuove generazioni e per la loro formazione, alla loro valorizzazione e alla loro introduzione al mondo del lavoro, alla loro partecipazione civile e sociale e al sostegno al mondo della ricerca.
Aumentano gli indecisi, coloro che sono in una sorta di limbo tra il qui e il là, quelli che sono andati all’estero e vi lavorano anche, ma che continuano a tenere fermo un piede anche in Italia non ottemperando all’obbligo di iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). Aumentano i moderni clandestini, quelli che non rispondono al diritto-dovere di spostare la residenza dall’Italia all’estero, quelli che vivono tra due realtà prendendo da ciascuna quello che possono, di volta in volta giu- stificati dal fatto che siano stati scarsamente considerati e valorizzati e che l’Italia non abbia avuto cura di loro evitando che andassero a vivere lontano.

Perugia: mons. Maffeis in visita alle famiglie del Luna Park

7 Novembre 2023 - Perigia - Anche quest’anno si è tenuto il tradizionale incontro del Pastore della Chiesa di Perugia-Città della Pieve con le famiglie dei lavoratori dello spettacolo viaggiante (più di 300 con oltre 114 attrazioni, banchi gastronomici inclusi, allestite su una superficie di circa 2 ettari), che giungono in autunno nel capoluogo umbro con il loro Luna Park a Pian di Massiano, fruibile fino al prossimo 19 novembre.  L’edizione 2023 è molto speciale, si festeggia il primo secolo di vita dei “Baracconi” (1923-2023), così è chiamato a Perugia lo spettacolo viaggiante. Lo ha evidenziato il “portavoce” delle famiglie del Luna Park, Enzo La Scala, nel sottolineare il loro essere «portatori di felicità da cento anni», dando il benvenuto all’arcivescovo Ivan Maffeis, al parroco di San Giovanni Battista in Ferro di Cavallo, don Francesco Medori, nonché responsabile della Pastorale diocesana per i circensi, fierati e dello spettacolo viaggiante, e al direttore della Caritas diocesana.  Non poteva mancare la celebrazione eucaristica sulla pista di un autoscontro dedicata a queste famiglie e ai tanti amici perugini conosciuti in un secolo. Mons. Maffeis ha introdotto la celebrazione rivolgendo a tutti loro un caloroso ringraziamento, che, ha detto, «vuole essere un abbraccio a tutte le persone di questo mondo viaggiante che con non poche fatiche e preoccupazioni permette con il proprio lavoro a tanta gente di incontrarsi, divertirsi e fare festa insieme. Preghiamo in particolare per quelle famiglie che più di altre sono in sofferenza, chiedendo al Signore di sostenerci nel mettere da parte i nostri egoismi per fare posto nel nostro cuore a quanti si trovano in gravi difficoltà». L’arcivescovo, commentando la Parola di Dio, ha ricordato «l’idea che Gesù ha della vita di ciascuno di noi», che «dovrebbe essere come un invito a cena in cui c’è posto per tutti…», perché «tutti sono invitati a sedersi al banchetto della vita, che oggi ci vede attorno all’Eucaristia». E «il sogno di Dio è quello di una famiglia e di una umanità che si voglia davvero bene e che condivida non solo il pane, ma quello che abbiamo nel cuore, dalle nostre preoccupazioni alle nostre gioie…, ci raccontiamo e ci ritroviamo uniti, più fratelli, più comunità». E quello che colpisce nell’ascoltare la parabola, ha commentato mons. Maffeis, «tante volte le cose non vanno così, perché ciascuno ha le sue scuse per non partecipare alla cena, ha i suoi impegni e peggio ancora ciascuno rischia di avere le sue chiusure, i suoi pregiudizi per non sedersi a tavola con l’altro, per non accogliere l’invito. Forse uno dei segni più pesanti del nostro tempo è l’incapacità di partecipare alle sofferenze dell’altro e perfino facciamo fatica a condividere una gioia. Questo ci dice come stiamo diventando poveri, perché quando non siamo più disposti a condividere con gli altri, la vita è davvero un segno di grande aridità».

Migrantes Sicilia: da domani l’incontro regionale

7 Novembre 2023 - Palermo - Si svolgerà a Enna, presso il Federico II Palace Hotel, l’incontro della Commissione dell’Ufficio Regionale Migtantes della Conferenza Episcopale Sicilia. Nei giorni 8 e 9 novembre i direttori diocesani si ritroveranno per condividere e approfondire quanto previsto all’ordine del giorno: dopo la preghiera iniziale, verrà trattato il tema dei minori stranieri non accompagnati alla luce degli ultimi interventi governativi. Saranno gli operatori del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) a fornire gli strumenti per una conoscenza del tema e per indicare le opportune azioni di tutela e prossimità. Da Roma, in collegamento streaming, interverrà Daniela Di Rado, responsabile della sezione legale. Mentre in presenza aiuteranno la conoscenza e la riflessione Domenica Sapienza e Francesco Lotta, operatori impegnati sul territorio regionale. A seguire, l’intervento di don Rosario Cavallo, direttore della Migrantes di Ragusa, che presenterà un breve report sul Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania che si è svolto nei giorni 3-6 ottobre a Isola delle Femmine (PA). Giovedì mattina, i lavori prevedono l’intervento del direttore regionale, diacono Santino Tornesi, che riferirà su quanto emerso nell’incontro della Consulta Nazionale per le Migrazioni, organo della Fondazione Migrantes, che si è svolta a Roma lo scorso 24 ottobre. Subito dopo, i lavori si concentreranno sull’esperienza degli “Incontri del Mediterraneo” che si sono svolti in Francia, a Marsiglia, dal 16 al 24 settembre 2023. Sarà possibile seguire le testimonianze di chi è stato presente all’evento: sr. Alessandra Martin, direttrice della Migrantes di Mazara del Vallo e mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e vescovo delegato regionale  Migrantes. I lavori si concluderanno con la celebrazione eucaristica.

Castel Volturno 5 anni dopo ricorda Miriam Makeba

7 Novembre 2023 - Castel Volturno - Faceva freddo la sera del 9 novembre 2008, ma Miriam Makeba, la più grande cantante africana, simbolo della lotta all'apartheid, volle salire lo stesso sul palco allestito a Castel Volturno. Malferma di salute, 76 anni, voleva cantare a tutti i costi per le migliaia di immigrati della "piccola Africa" casertana. L'ultimo suo concerto fu per loro. Sfruttati, fino alla morte. Come i sei giovani uccisi il 18 settembre dello stesso anno dal gruppo camorrista guidato da Giuseppe Setola. La "strage di San Gennaro", per la ricorrenza del santo tanto venerato in Campania. Un'azione criminale con finalità di discriminazione e odio razziale, ma anche terroristica per incutere terrore nella comunità, in particolare tra gli immigrati. Che invece il giorno dopo reagirono, scesero in piazza, bloccarono il traffico. Una protesta contro la camorra e lo sfruttamento, con un coraggio che nessun italiano prima aveva dimostrato. Miriam Makeba decise di essere al fianco dei suoi "fratelli" di Castel Volturno, con la sua immensa voce. Lei che aveva dato voce, e che voce!, alla lotta in Sudafrica, la sua terra, e poi in tutto Mondo, dove si lottasse contro sfruttamento e discriminazione. Una voce che consumò fino all'ultimo su quel palco e che si spense poche ore dopo. Trent'anni in esilio imposto dal governo di Pretoria, nomade in giro per il Mondo, portando musica e diritti, vincendo un Grammy nel 1966, incidendo pezzi che sono storia come Papa Pata, The click song e Malaika. E quest'ultimo è proprio titolo dell'evento che il 9 novembre vuole ricordarla a Castel Volturno. Malaika significa "angelo" in Swahili, ed è una delle più famose canzoni d'amore del continente. «Angelo, ti amo angelo mio, cosa posso fare, amore mio, non ho denaro vorrei sposarti, angelo mio, ma non ho denaro». Così recita il testo che Miriam Makeba cantò anche la sera di 15 anni fa, dopo aver passato la mattina nel Centro Fernandes di Castel Volturno, gestito dal 1996 dalla Caritas di Capua. Incontrò i tanti immigrati accolti, parlò con loro. «Un momento memorabile», ricorda Antonio Casale, responsabile del Fernandes. E proprio qui a partire dalle 18 si terrà un incontro di arte, cultura e musica, per ricordare Miriam Makeba, e quei durissimi giorni, attraverso tante testimonianze. Tra loro il vescovo di Cerreto Sannita, monsignor Giuseppe Mazzafaro, delegato regionale per Migrantes, il ministro plenipotenziario dell'ambasciata sudafricana, Mmathari Mashao, i musicisti Eugenio Bennato che era presente al concerto di 15 anni fa, Tashia Rodrigues, considerata l'erede di Miriam Makeba, Nancy Nene Colarusso e Daniele Sepe, il sindacalista della Flai-Cgil, Jean Bilongo che a Castel Volturno arrivò come bracciante, e poi ancora giornalisti che raccontarono quei giorni, amministratori locali, volontari da decenni accanto agli immigrati. Un coro di voci di chi non dimentica la grande Makeba. (A.M.Mira - Avvenire)  

Migrantes: 8 novembre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo: tra i relatori il card. Zuppi, il presidente dell’Istat Chelli e il sociologo Magatti

6 Novembre 2023 - Roma - Sarà presentato mercoledì 8 novembre, alle ore 10.00, a Roma, presso il Centro Congressi  del TH Roma – Carpegna Palace Hotel (Via Aurelia, 481), la XVIII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Il Rapporto giunge quest’anno alla diciottesima edizione. Vi hanno partecipato autori e autrici che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a diversi saggi. Il volume raccoglie le analisi socio-statistiche delle fonti ufficiali, nazionali e internazionali, più accreditate sulla mobilità dall’Italia. La trattazione di questi temi procede a livello statistico, di riflessione teorica e di azione empirica attraverso indagini quali-quantitative. I lavori si apriranno con il saluto del Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo e la presentazione del video sul Rapporto 2023 da parte di Paolo Pagliaro, direttore dell’agenzia 9Colonne. I dati del rapporto saranno presentati dalla curatrice Delfina Licata della Fondazione Migrantes. Seguiranno interventi video del Commissario Ue per gli Affari Economici e Monetari Paolo Gentiloni e di Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale. Sul Rapporto Italia nel Mondo dialogheranno il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli e Mauro Magatti, sociologo ed economista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La riflessione conclusiva è affidata al presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le Migrazioni, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego.    

Mantova: da ieri la stazione è intitolata a papa Pio X

6 Novembre 2023 - Mantova - Da ieri la stazione ferroviaria di Mantova è intitolata a papa Pio X, vescovo della città  dal 1884 al 1893 prima dell’elezione al soglio pontificio. Una iniziativa “volta a rievocare – ha scritto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato in un messaggio da parte di papa Francesco indirizzato al vescovo Gianmarco Busca – l’afflato pastorale che il vescovo Giuseppe Sarto manifestò verso quanti, segnati da sofferenze e povertà, lasciarono la loro terra natià in cerca di un futuro migliore”. L’iniziativa di intitolare la stazione a Pio X è stata promossa dalla diocesi di Mantova e da Rete ferroviaria Italian in collaborazione con la Fondazione Migrantes, l’Associazione Mantovani nel mondo, la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Mantova. “In questa stazione – si legge sulla lapide - iniziò il suo accompagnamento agli emigranti di Mantova e poi di tutto il mondo che, alla ricerca di sicurezza e benessere, hanno diffuso ovunque la fede cattolica e il nome d’Italia”. (Raffaele Iaria)

Lavoro e immigrazione: domani a Latina incontro sulla comunità indiana “tra buone pratiche e integrazione”

6 Novembre 2023 -
Roma - “L’agricoltura pontina e chi la vive: tra buone pratiche e integrazione”. Questo il titolo dell’incontro in programma domani, martedì 7 novembre, a Latina, presso l’Istituto di istruzione superiore San Benedetto. L’iniziativa, promossa dalla Fai-Cisl in collaborazione con l’Istituto scolastico e Coldiretti Latina, ha come obiettivo quello di approfondire il ruolo dei lavoratori stranieri nell’agroalimentare italiano, con un focus particolare sul contributo della comunità indiana nel pontino, territorio che rappresenta uno dei maggiori distretti ortofrutticoli d’Italia e d’Europa. L’incontro, con inizio alle 9, sarà moderato dal giornalista e docente universitario Sandro Sassoli e vedrà la partecipazione dell’assessore regionale Giancarlo Righini, del consigliere regionale Vittorio Sambucci, della presidente nazionale di Anolf, Maria Ilena Rocha, del presidente provinciale di Coldiretti Latina, Daniele Pili, del reggente della Fai-Cisl Lazio, Claudio Tomarelli, del segretario generale della Fai-Cisl Latina, Islam Kotb, del segretario generale della Cisl Latina, Roberto Cecere, del dirigente scolastico dell’Istituto San Benedetto, Ugo Vitti, e del segretario generale della Cisl Lazio, Enrico Coppotelli. Previsto inoltre l’intervento straordinario di Tara Gandhi, nipote del Mahatma Gandhi, apostolo della non violenza: la leader indiana, con un video da New Delhi porterà all’incontro la sua testimonianza sull’impegno per la pace e per promuovere il lavoro quotidiano svolto dal sindacato a favore dell’importante comunità indiana presente nella provincia di Latina.

La tentazione della doppiezza

6 Novembre 2023 -
Città del Vaticano - “Vi prego di fermarvi in nome di Dio: cessate il fuoco”. È “grave” la situazione in Palestina, in Israele e papa Francesco, all’Angelus, chiede che “si liberino subito gli ostaggi. Tra di loro ci sono tanti bambini, che tornino alle loro famiglie”. Bambini vittime della guerra in quella terra come in Ucraina e in altri conflitti: “così si sta uccidendo il loro futuro. Preghiamo perché si abbia la forza di dire basta”. Bambini come quelli che sabato hanno pregato a Gerusalemme per la pace; bambini israeliani e palestinesi, cristiani e musulmani racconta a Vatican News padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa: la paura della guerra “segnerà non solo la loro infanzia, ma probabilmente l’intera vita […] I bambini sono riusciti a riconoscere che la sofferenza è di tutti”. Dal Papa l’appello affinché “si percorrano tutte le vie perché si eviti un allargamento del conflitto, si possano soccorrere i feriti e gli aiuti arrivino alla popolazione di Gaza dove la situazione umanitaria è gravissima”. E non è mancata nemmeno la preghiera per le vittime delle alluvioni in Italia, per le popolazioni del Nepal che soffrono a causa di un terremoto, e per i profughi afghani, rifugiati in Pakistan e che ora non sanno più dove andare. Domenica in cui il Vangelo di Matteo ci propone l’ultimo discorso di Gesù prima di quello apologetico. Sono i suoi ultimi giorni di vita e ancora una volta pronuncia parole contro gli scribi e i farisei, una dura condanna verso quanti hanno in mano le leve del potere. Costoro davano più importanza a regolamenti cavillosi e tradizioni che a misericordia, giustizia e fedeltà. Di più, il loro insegnamento non incontrava il favore del popolo perché essi avevano un atteggiamento di superiorità nei confronti della gente comune e, soprattutto, non davano essi per primi l’esempio. Ecco perché Gesù, che si trova a Gerusalemme, dice alla folla e ai suoi discepoli di “praticare e osservare” tutto quanto scribi e farisei dicono ma di non agire secondo le loro opere “perché essi dicono e non fanno”. Di qui il rimprovero che Gesù rivolge a scribi e farisei che, ricordiamo, avevano un ruolo di maestri e di interpreti della legge mosaica; li rimprovera perché la loro condotta è in contrasto “con l’insegnamento che proponevano agli altri con rigore”. Diceva Benedetto XVI che costoro “dicono e non fanno; anzi, legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito”. È la distanza tra il dire e il fare, è la “doppiezza della loro vita: predicano una cosa ma poi ne vivono un’altra”, ricorda Papa Francesco. Proprio la “doppiezza del cuore” è il pericolo su cui vigilare per il vescovo di Roma, che “mette a rischio l’autenticità della nostra testimonianza e anche la nostra credibilità come persone e come cristiani”. Già Paolo VI nella sua esortazione Evangelii nuntiandi, diffusa dopo il Sinodo del 1974 sull’evangelizzazione, scriveva che la prima via della comunicazione del Vangelo è la testimonianza della vita: l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni. Francesco, nel suo discorso all’Angelus, sottolinea che tutti “sperimentiamo, per la nostra fragilità, una certa distanza tra il dire e il fare; ma un’altra cosa, invece, è avere il cuore doppio, vivere con ‘un piede in due scarpe’ senza farcene un problema”. E questo è ancora più importante per chi riveste, nella vita, nella società o nella chiesa un ruolo di responsabilità: “per un prete, un operatore pastorale, un politico, un insegnante o un genitore, vale sempre questa regola: ciò che dici, ciò che predichi agli altri, impegnati tu a viverlo per primo. Per essere maestri autorevoli bisogna prima essere testimoni credibili”. Francesco si sofferma su un altro aspetto delle parole pronunciate da Gesù: il “primato dell’esteriore sull’interiore”. Scribi e farisei vivendo nella doppiezza “sono preoccupati di dover nascondere la loro incoerenza per salvare la loro reputazione esteriore”; compiono opere “per salvare la faccia”. Il trucco, dice il Papa, “è molto comune: truccano la faccia, truccano la vita, truccano il cuore. Questa gente ‘truccata’ non sa vivere la verità. E tante volte anche noi abbiamo questa tentazione della doppiezza”. (Fabio Zavattaro)

Migrantes: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione a Cosenza

6 Novembre 2023 - Cosenza - Si svolgerà oggi, lunedì 6 novembre dalle 11.00 alle 13.00 presso AULA 1 SSSAP – Ampliamento Polifunzionale 3° piano dell’Università della Calabria – Rende (CS), la Presentazione Regionale del XXXII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes, organizzato dall'Ufficio Migrantes regionale. Introdurrà e modererà l’incontro Pino Fabiano, direttore dell'Ufficio Migrantes di Cosenza-Bisignano e regionale della Calabria. Dopo i saluti del Direttore del SSSAP, prof. Vincenzo Fortunato, e di don Fabio Stanizzo, della Delegazione regionale Caritas, si procederà con la presentazione del volume a cura di Simone Varisco della Fondazione Migrantes. Sono previsti gli interventi dei docenti DISPES Anna Elia e Walter Greco e delle studentesse BIP Erasmus.

Cei: Dialogo cattolici-ebrei, “oltre le passioni tristi” per essere “credenti che contagiano speranza”

31 Ottobre 2023 -
Roma  - “Oltre le passioni tristi. Credenti che contagiano speranza”. Questo il titolo che accompagna quest’anno il Messaggio della Cei per la 35ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebreiche si celebrerà il 17 gennaio 2024, come sempre alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il messaggio – a cura della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo – fa riferimento al passo biblico del profeta Ezechiele, scelto quest’anno per la giornata: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti” (Ez 37,11). “La situazione descritta dal profeta appare disperata”, commentano i vescovi. “Le ‘ossa inaridite’ richiamano l’immagine della sconfitta dopo la battaglia; la ‘speranza svanita’ dice la sfiducia nel futuro e la paura. Su tutto domina un senso di morte e di pessimismo. Trionfano le ‘passioni tristi’: impotenza, delusione, inutilità, paura”. Sono “sentimenti – si legge nel messaggio – che spesso affiorano anche nelle nostre riunioni ecclesiali: ‘Ormai non c’è più nulla da fare’; ‘Siamo sempre meno’; ‘Ormai le abbiamo provate tutte; ‘È troppo tardi per recuperare. Rimestiamo in questo pessimismo e viviamo da vittime impotenti. Lo stesso pessimismo, a volte unito a rabbia e rassegnazione, aleggia anche nella nostra società, spesso ripiegata sul presente, aggrappata al presente, incapace di fiducia nel futuro”. In tale contesto, al credente viene affidata oggi una “missione”: “annunciare possibilità che vanno oltre l’esistente, possibilità che emergono dall’esistente e aprono prospettive inaspettate e che sono tutte collegate esclusivamente all’azione di Dio”. A questo proposito, la Commissione Cei fa riferimento al Cammino sinodale delle Chiese in Italia: “Ci auguriamo che il Signore, attraverso il Cammino sinodale, rigeneri fiducia e coraggio nella nostra Chiesa e, soprattutto, aiuti tutti i credenti ad essere capaci di contagiare di fiducia e coraggio i nostri contemporanei”. Ma perché la speranza “non sia irenica e disincarnata”, “la nostra speranza in un futuro migliore deve appoggiarsi su una continua conversione: nel rapporto con Dio, nel rapporto fra persone, nel rapporto tra stati, nel rapporto con la terra. Solo così possiamo sperare in un mondo in pace, riconciliato, giusto, rispettoso del creato”. “Nella Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei desideriamo confermare l’importanza del rapporto tra le nostre comunità in Italia”, conclude il messaggio. “Soprattutto auspichiamo una rinnovata passione per la Scrittura, certi che proprio le sue pagine possono rigenerare in noi ‘passioni felici’, aiutarci a sostenere l’umano che è comune, contagiare speranza”.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
 

Migrantes Bologna: domani Divina liturgia con con il Primate dei greco-cattolici ucraini e il card. Zuppi

31 Ottobre 2023 - Bologna - Domani, mercoledì 1 novembre, alle ore 18.30 in Cattedralea Bologna, l’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi concelebrerà la Divina Liturgia, presieduta da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Primate della Chiesa Greco-Cattolica ucraina, insieme al vescovo Dionisio Lachovicz, Esarca Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia. «L’ultima visita di un Primate ucraino – afferma mons. Juan Andrés Caniato, Direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes – era avvenuta durante il Concilio Vaticano II, quando il card. Giacomo Lercaro invitò l’arcivescovo Maggiore Josyp Slipyj a presiedere una liturgia in Cattedrale. Ed è ancora nel contesto di un importante evento ecclesiale, il Sinodo appena concluso, che si ripropone l’occasione di questo invito che rinnova i tanti segni di amicizia tra la diocesi bolognese e la comunità ucraina, grazie anche alla presenza in città di una parrocchia greco-cattolica. Il Primate Sviatoslav, fin dai primi giorni della guerra, si è mantenuto costantemente in contatto con tutte le comunità, accanto a Vescovi e sacerdoti che sono rimasti anche nelle città e nei villaggi più direttamente interessati dal conflitto, offrendo indicazioni pastorali e spirituali e aiuti concreti, nella prospettiva della costruzione di una pace giusta e sicura».  

La rotta del Sinodo: una Chiesa accogliente per tutti

31 Ottobre 2023 - Città del Vaticano - Arrivati a metà del cammino di questo Sinodo, che ci chiede di ripensarci come Chiesa, ci ritroviamo attoniti in un mondo polarizzato che “ha smarrito la via della pace, che ha preferito Caino ad Abele” (Cfr. Papa Francesco Preghiera per la pace del 27.10.2023); un pianeta che “si sta sgretolando e forse si sta avvicinando al punto di rottura” (Papa Francesco, Laudate Deum,2) . Ci viene spontaneo domandarci allora: dove siamo noi nel mondo, dove siamo nel nostro viaggio? Quanta strada abbiamo percorso? E verso dove? E soprattutto è servito questo ritrovarsi a Roma di vescovi di tutti i continenti, insieme ad una piccola parte di “semplici battezzati”? A cosa è servito? Il documento di sintesi si chiude citando il Vangelo di Marco (Mc 4,30 ss). Il regno di Dio è come un granello di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi; ma poi diventa così grande che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra. Ecco a cosa è servito ritrovarsi insieme, pregare insieme, ascoltare insieme la parola di Dio e ascoltarci gli uni gli altri: a riscoprire ciò che ci unisce in Cristo; per essere, camminando insieme, la terra buona dove il seme possa crescere. A testimoniare che un altro modo di stare insieme è possibile. A valorizzare sempre, popolo di Dio unito dal battesimo, ciò che ci unisce e mai ciò che ci divide. A capire che la corresponsabilità a cui ognuno è chiamato – nella diversità dei carismi e dei ministeri – è un servizio e non un potere. A riscoprire come il discorso di Gesù sulla povertà ci riguarda tutti, come persone e come istituzione. A proporci di evitare ogni clericalismo (quello dei laici e quello dei sacerdoti ordinati). A riscoprire l’importanza di ognuno; e soprattutto della comunione che ci fa una cosa sola, membra gli uni degli altri. A riflettere sul ruolo delle donne, che furono le prime ad annunciare la resurrezione di Gesù. A ridare slancio all’ecumenismo. Ad essere una Chiesa accogliente per tutti. Tutti, nessuno escluso. Una Chiesa che non ragiona secondo le divisioni e le etichette del mondo, ma si domanda in ogni momento cosa avrebbe fatto Gesù di fronte a questo fratello, a questa sorella feriti. A come avrebbe fatto in modo di non escluderli dalla redenzione. Sono tante le sfide che come Chiesa abbiamo davanti. Riguardano il sacerdozio, il diaconato, i ministeri non ordinati, la vita consacrata, le famiglie e le situazioni matrimoniali difficili; il ministero petrino, l’ecumenismo, la comunicazione nell’era digitale. Riguardano anche il tema controverso dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. Ma è l’amore che le ricomprende tutte. Una sola regola descrive la Chiesa costitutivamente sinodale: la carità; una creatività missionaria fondata, paziente, benigna; “non invidiosa, che non si vanta, che non si gonfia” (Cfr 1Cor 13,4 ss). Questo ci ha detto l’assemblea che si è appena conclusa. Indicando una rotta e non un menu. Milioni, miliardi di persone sono come il viandante che percorreva la strada tra Gerusalemme e Gerico. Non possiamo dire non sapevo. Da questo saremo giudicati (cfr. Mt 25).

Paolo Ruffini

Migrantes: un fumetto sul tema dei rifugiati alla Fiera Internazionale Comics&Games 2023

30 Ottobre 2023 - Roma - “In Fuga. Le persone che scappano non sono tutte uguali”. Questo il titolo di un “romanzo grafico” rivolto ai giovani, utile ad affrontare con semplicità e immediatezza un mondo complesso come quello dei richiedenti asilo e rifugiati. Lo pubblica oggi la Fondazione Migrantes. La Graphic Novel (edita da Tau Editrice) destinata alle scuole medie e superiori, è un lavoro che mira a sensibilizzare gli studenti in merito alle disparità e ingiustizie di trattamento alle quali si devono assoggettare le persone che affrontano quelli che non sono mai viaggi di piacere, ma piuttosto vere e proprie fughe dal paese di origine, tema già trattato da Yagoub Kibeida e Sayed Hasnain nel volume  della Fondazione Migrantes il Diritto d’asilo 2022. Questa Graphic Novel  ha coinvolto nella stesura definitiva diversi autori tra cui Cristina Molfetta, Chiara Marchetti, Duccio Faccini e Manuela Valsecchi. Attraverso la collaborazione con la Tau Editrice, la Fondazione Migrantes ha creato una pubblicazione dal linguaggio visivo e narrativo coinvolgente, grazie ai testi scritti da Emanuele Bissattini e alle illustrazioni di Valerio Chiola. Il risultato del lavoro è uno strumento educativo rivolto al vasto pubblico giovanile, sempre più abituato alla comunicazione per immagini. “In Fuga. Le persone che scappano non sono tutte uguali” verrà presentato il 3 novembre a Lucca nell’ambito della Fiera Internazionale Comics&Games 2023 ospite dell’Arcidiocesi e contestualmente sarà disponibile in tutte le librerie e store online. All’interno della Graphic Novel è presente un codice QR Code che permetterà di accedere a materiali di approfondimento. Attraverso lo stesso QR i ragazzi potranno lasciare i loro commenti e le loro suggestioni. Questo fumetto – si legge nell’introduzione - intende essere “solo il primo di una serie, per cui ogni reazione sarà utile per procedere in una maniera sempre più condivisa e partecipata. Ci teniamo a presentarvelo e speriamo poi che una volta che lo abbiate visto vi venga spontaneo diffonderlo. È uno strumento agile, profondo, ma anche esteticamente molto bello”.      

Mons. Perego: occorre “partire dalla realtà per scelte politiche coerenti e lungimiranti” sulle politiche migratorie

30 Ottobre 2023 - Modena - Il manifesto del Festival della Migrazione – che si è concluso sabato -  propone di “partire dalla realtà per scelte politiche coerenti e lungimiranti. Ad esempio, favorire nel mondo del lavoro l’incontro fra domanda e offerta per combattere l’irregolarità che da sempre i flussi hanno creato, anche oggi con 500.000 lavoratori irregolari. Che si valorizzino poi le scuole professionali, che si curino i ricongiungimenti familiari facilitando l’accesso alla casa, che si riconoscano i titoli universitari con accordi con i Paesi di provenienza, che nella scuola entrino mediatori culturali per agevolare l’inserimento degli alunni stranieri. Che si approvi la nuova legge sulla cittadinanza. In altre parole, che dalla sicurezza si passi alla tutela, alla promozione e all’inclusione. Perché di migranti il nostro Paese ha bisogno per rigenerarsi”. Lo ha detto il presidente della Commissione cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, in una intervista al quotidiano Avvenire. E parlando di accoglienza dei migranti occorre “arrivare a un sistema unico di accoglienza, più simile al Sai, che curi tutela, promozione e inclusione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. O per lo meno che a 100.000 posti dei Cas corrispondano sul territorio dei Comuni, in maniera diffusa, 100.000 posti per chi ha un titolo di protezione internazionale”. Per mons. Perego occorre rivedere la legge sulla cittadinanza: “abbiamo bisogno di nuovi cittadini, valorizzando percorsi di nascita e di studi in Italia, favorendo la partecipazione alla vita sociale e politica, riconoscendo titoli di studio e competenze perché siano messe a disposizione in scuole, ospedali, nel mondo imprenditoriale. La cittadinanza radica le persone migranti su un territorio, le appassiona alla vita italiana di cui si sentono parte. Ritardarla di 12 o addirittura di 15-20 anni in alcuni casi, le allontana. Abbiamo bisogno di personale sanitario, eppure in poco tempo il 30% di medici e infermieri stranieri presenti in Italia, molti dei quali hanno studiato qui, di cui il 65% senza cittadinanza, se ne sono andati in altri Paesi o sono rimpatriati”.

Festival della Migrazione: un confrontro per sfatare “miti” sull’immigrazione

30 Ottobre 2023 - Modena - «Cerchiamo di spiegare alcune cose che dovrebbero essere chiare a tutti, almeno se si andassero a vedere in dati con attenzione per sfatare alcuni 'miti' sull'immigrazione". Lo ha detto il sociologo  Maurizio Ambrosini durante uno degli incontri del festival della Migrazione a Modena.  Per esempio, nel nostro Paese c’è l’idea che l’immigrazione sia in aumento drammatico o come alcuni dicono esponenziale. Non è vero. ha sottolineato Ambrosini: l’immigrazione è stabile, è stazionaria da una dozzina d’anni, anzi, è persino diminuita. C’è l’idea che l’Italia sia il campo profughi d’Europa: "Non è vero: in Europa nel 2022 sono arrivate 965 mila domande di asilo, in Italia 77 mila, l’8%. Siamo sotto la media europea per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati. Ancora, c’è l’idea che gli immigrati arrivino in barca, dal mare. Non è vero: l’immigrazione è per quasi la metà europea, per più della metà femminile e viene prevalentemente da paesi di tradizione culturale cristiana. C’è l’idea che l’Europa sia sotto assedio da parte dei rifugiati. Non è vero: il 75% dei rifugiati sono accolti in paesi in via di sviluppo o intermedi. L’Unione Europea ne accoglieva, fino alla crisi ucraina, intorno al 12%. Adesso sarà il 14 o 15%, comunque pochi rispetto a quello che succede in Turchia, in Iran, in Colombia, in altri Paesi del mondo che veramente accolgono numeri molto più consistenti rifugiati. C’è l’idea che gli immigrati vengano dai paesi più poveri e siano i più poveri dei loro paesi. Non è vero. L’immigrazione viene prevalentemente da paesi intermedi, infatti in Italia, il primo è la Romania, seguito da Albania, Marocco, Cina … Paesi intermedi e gli immigrati non sono i più poveri dei loro paesi, ma perlopiù la classe media, che guadagna non meno di 1000 e non più di 9000 dollari all’anno, soglia sotto la quale non si riesce a partire e sopra la quale non se ne sente l’esigenza». “Miti”, questi e altri, da sfatare attraverso quello che Ambrosini ha chiamato uno «sguardo corretto sulle migrazioni», lo stesso sguardo che don Mattia Ferrari ha raccontato nei volti dei migranti che ha incontrato: «Uno sguardo – ha affermato il sacerdote – che restituisce le sofferenze patite, ma anche una profonda spiritualità, una grandissima ricchezza interiore. Queste persone hanno qualcosa che noi europei, preoccupati di tenerli lontano, spesso non abbiamo più». Don Ferrari ha ricordato la storia della madre e della figlia morte di sete nel deserto tra la Libia e la Tunisia, una storia che ha fatto il giro del mondo «ma il marito e padre è ancora nei lager libici e nessuno che ne abbia potere fa nulla per farlo uscire». Più volte, nel corso della serata, è stato citato papa Francesco e l’impegno della Chiesa in favore dei migranti. Come ha sottolineato, con grande efficacia, don Pierpaolo Felicolo, Direttore Generale di Fondazione Migrantes, nel suo intervento di chiusura.

Papa Francesco: “sfruttare i più deboli è peccato grave”

30 Ottobre 2023 - Città del Vaticano - “È un peccato grave sfruttare i più deboli, un peccato grave che corrode la fraternità e devasta la società”. Lo ha denunciato papa Francesco  nell’omelia della Messa presieduta nella basilica di San Pietro a conclusione della prima tappa del Sinodo sulla sinodalità. “Penso a quanti sono vittime delle atrocità della guerra”, “alle sofferenze dei migranti, al dolore nascosto di chi si trova da solo e in condizioni di povertà; a chi è schiacciato dai pesi della vita; a chi non ha più lacrime, a chi non ha voce. E penso a quante volte, dietro belle parole e suadenti promesse, vengono favorite forme di sfruttamento o non si fa nulla per impedirle”. “Noi, discepoli di Gesù, vogliamo portare nel mondo un altro lievito, quello del Vangelo”, ha detto il Papa: “Dio al primo posto e insieme a lui coloro che egli predilige, i poveri e i deboli. Questa è la Chiesa che siamo chiamati a sognare: una Chiesa serva di tutti, serva degli ultimi. Una Chiesa che non esige mai una pagella di buona condotta, ma accoglie, serve, ama. Una Chiesa dalle porte aperte che sia porto di misericordia”. Poi la citazione di  San Giovanni Crisostomo: “L’uomo misericordioso è un porto per chi è nel bisogno: il porto accoglie e libera dal pericolo tutti i naufraghi; siano essi malfattori, buoni, o siano come siano, il porto li mette al riparo all’interno della sua insenatura. Anche tu, dunque, quando vedi in terra un uomo che ha sofferto il naufragio della povertà, non giudicare, non chiedere conto della sua condotta, ma liberalo dalla sventura”.  

Una Chiesa che accoglie, ama, serve, perdona

30 Ottobre 2023 - Citta del Vaticano - “È un’ora buia” aveva detto venerdì, giornata di digiuno e di preghiera per la pace. La famiglia umana “ha smarrito la via della pace” preferendo Caino a Abele, affermava il Papa; un mondo incapace di “ripudiare la follia della guerra che semina morte e cancella il futuro”. Due giorni dopo, all’Angelus, rinnova l’appello alla pace: “cessate il fuoco. Fermatevi, fratelli e sorelle. La guerra sempre è una sconfitta, sempre”. Chiede di pregare per l’Ucraina, per la “grave situazione in Palestina e in Israele e per le altre regioni in guerra”; chiede aiuti umanitari per Gaza, e la liberazione – “subito” – degli ostaggi. Il Vangelo di questa domenica vede Gesù messo alla prova da una domanda insidiosa dei sadducei, corrente spirituale che dava peso solo alla parola scritta che veniva da Dio: “Maestro, nella legge, qual è il grande comandamento?”. Con assoluta semplicità, Gesù risponde: “amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento”. Poi ne aggiunge un secondo che “è simile” scrive Matteo: “amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non cade nella trappola Gesù, anzi li prende in contropiede mettendo in primo piano la professione di fede che ogni credente ebreo pronuncia almeno due volte al giorno, quel Shema Israel che chiede di amare Dio “con tutto il cuore, con tutta la vita, con tutta la mente”. Duplice comandamento dell’amore, anche della pace potremmo dire, che diventa sintesi di tutte le norme e di tutti i precetti, come leggiamo nel primo Vangelo. Come dire, la legge, se vogliamo la nostra esistenza, il nostro rapportarsi a Dio e ai fratelli, è un camminare sui binari dell’amore. Anche la lettura tratta dal libro dell’Esodo ci parla di amore: “non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano…”. L’amore a Dio non può essere scisso dall’amore al prossimo, ricordava Papa Benedetto: “dichiarando che il secondo comandamento è simile al primo, Gesù lascia intendere che la carità verso il prossimo è importante quanto l’amore a Dio. Infatti, il segno visibile che il cristiano può mostrare per testimoniare al mondo l’amore di Dio è l’amore dei fratelli”. Così Papa Francesco, che spiega: “amando i fratelli, noi riflettiamo, come specchi, l’amore del Padre. Riflettere l’amore di Dio, ecco il punto; amare lui, che non vediamo, attraverso il fratello che vediamo”. Domenica nella quale il vescovo di Roma ha presieduto la Messa conclusiva del Sinodo sulla sinodalità, soffermandosi, nell’omelia, su due verbi: adorare e servire. Il cuore di tutto, dice Francesco, è amare Dio e il prossimo “non le nostre strategie, non i calcoli umani, non le mode del mondo”. Amare è adorare, aggiunge, significa “riconoscere nella fede che solo Dio è il Signore e che dalla tenerezza del suo amore dipendono le nostre vite, il cammino della chiesa, le sorti dell’umanità”. Il Papa chiede di rifiutare gli idoli, di “lottare contro le idolatrie, quelle mondane, che spesso derivano dalla vanagloria personale, come la brama del successo, l’affermazione di sé ad ogni costo, l’avidità di denaro – il diavolo entra dalle tasche –, il fascino del carrierismo”; ma anche le idolatrie camuffate di spiritualità: “le mie idee religiose, la mia bravura pastorale”. Poi il secondo verbo: servire. “Non esiste un’esperienza religiosa che sia sorda al grido del mondo”. È l’immagine della Chiesa di Francesco che si china a lavare “i piedi dell’umanità ferita; accompagna il cammino dei fragili, dei deboli e degli scartati; va con tenerezza incontro ai più poveri”. È la Chiesa che guarda alle “vittime delle atrocità della guerra; alle sofferenze dei migranti, al dolore nascosto di chi si trova da solo e in condizioni di povertà; a chi è schiacciato dai pesi della vita; a chi non ha più lacrime, a chi non ha voce”. Spesso dietro belle parole e suadenti promesse, dice il Papa, si nascondono “forme di sfruttamento o non si fa nulla per impedirle". Il sogno di Francesco, “una Chiesa serva di tutti, serva degli ultimi. Una Chiesa che non esige mai una pagella di ‘buona condotta’, ma accoglie, serve, ama, perdona. Una Chiesa dalle porte aperte che sia porto di misericordia”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Festival della Migrazione: salute e cura del migrante in un convegno a Fidenza

27 Ottobre 2023 - Fidenza - L’offerta sanitaria per migranti e richiedenti asilo, bioetica di fine vita nelle diverse tradizioni religiose,  bisogni di salute dei profughi, la sensibilità degli operatori sanitari di fronte al paziente  immigrato: di tutti questi temi si è parlato al convegno “La salute degli immigrati e dei profughi e richiedenti asilo: aspetti sanitari e aspetti interreligiosi e interculturali”, che si è tenuto a Fidenza, presso il centro interparrocchiale di San Michele, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival della Migrazione. Dalla premessa che la salute dei migranti ci interroga da vicino – per la rilevanza dei numeri, per la complessità dei bisogni, per l’impatto sull’organizzazione sanitaria –, l’incontro si è concentrato su bisogni sanitari e bioetica nella mattinata ed è proseguito nel pomeriggio con le testimonianze degli operatori sanitari. L’incontro è stato aperto da una riflessione del card. Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana: “Un convegno importante, che sono convinto possa dare indicazioni operative da condividere con tutti i soggetti coinvolti e in particolare con i vescovi, e originare altre iniziative collegate. Al centro un problema importante, che unisce le indicazioni del capitolo 25 del Vangelo di Matteo, aiutare i malati e accogliere i forestieri. C’è bisogno di ‘samaritani’ che si mettano a disposizione nell’affrontare la questione e trovare soluzioni, un ringraziamento speciale va a chi fa accoglienza, ai confratelli e ai tanti medici che si prestano il loro servizio. Un aspetto su cui mi preme porre l’attenzione è la malattia psichiatrica: la difficoltà di chi affronta tale malattia a spiegare il proprio stato d’animo alimenta il disagio psichiatrico e crea notevoli difficoltà anche a chi si occupa della cura. Su questo chiedo un’attenzione particolare e indicazioni per arrivare a prendere posizioni comuni”. Nel suo saluto, mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes, ha ripreso il titolo di questa edizione del Festival della Migrazione ‘Liberi di partire, liberi di restare’, per sottolineare che “libertà di partire richiede il dovere della cura, che non può non tenere presente della mediazione culturale, mentre la libertà di restare presuppone l’impegno alla cooperazione e allo sviluppo. Un altro aspetto da considerare è la diversità dei profili e l’attenzione alle varie fasi del percorso, quello premigratorio di cui sappiamo quasi nulla, il viaggio e il paese di arrivo. I migranti chiedono cura, ma allo stesso tempo ci curano: per questo è necessario fare attenzione ai 77mila operatori sanitari di cui il 65% senza cittadinanza - come rileva il Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes -  presenti sul territorio, dei quali  22mila medici, che non possono partecipare ai concorsi e di conseguenza trovano incarichi altrove, mentre per il nostro futuro sarebbe importante trattenerli e anzi valorizzarli. Anche per questo va rivista la legge sulla cittadinanza”. “La varietà e la diversità sono criteri insiti alla creazione – ha affermato nel suo intervento Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale della Pastorale della Salute –, l’uomo e la donna di ogni tempo hanno avuto in affidamento questo Creato che porta in sé il criterio della varietà: categorizzare significa andare contro la logica della creazione. L’articolo 1 della Costituzione Etica della Federazione nazionale degli Ordini sanitari si parla di persona come totalità unificata, centro in cui si armonizzano dimensioni biologiche e spirituali, etiche e bioetiche, culturali  e relazionali, progettuali e ambientali dell’essere umano nel percorso della vita. È una definizione che coinvolge l’essere umano in tutta la sua complessità e che presuppone che il sistema di presa in carico debba essere globale. La cura spirituale è uno degli elementi della relazione di cura, che è più della semplice comunicazione, ma coinvolge tre elementi: l’informazione, la comunicazione intesa come strumento di relazione e l’empatia. L’assistente spirituale è uno dei componenti dell’equipe per area di competenza e si occupa di prendersi carico del malato nella sua dimensione spirituale. Attenzione, però, a non confondere il dolore con la sofferenza: il primo preannuncia il danno e la malattia, la seconda è una condizione psichica e spirituale. Mentre il medico rimane nell’ambito del dolore, l’assistente spirituale si fa carico della sofferenza e risponde a una domanda di senso sul perché che sfugge alla medicina e che non offre una risposta comune a tutti”. Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.    

Migrantes: mercoledì 8 novembre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

27 Ottobre 2023 - Roma - Sarà presentato mercoledì 8 novembre, alle ore 10.00, a Roma, presso il centro congressi  del TH Roma – Carpegna Palace Hotel (Via Aurelia, 481), la XVIII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, della Fondazione Migrantes. Il Rapporto giunge quest’anno alla diciottesima edizione. Vi hanno partecipato autori e autrici che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a diversi saggi. Il volume raccoglie le analisi socio-statistiche delle fonti ufficiali, nazionali e internazionali, più accreditate sulla mobilità dall’Italia. La trattazione di questi temi procede a livello statistico, di riflessione teorica e di azione empirica attraverso indagini quali-quantitative. Sarà un momento importante per la Fondazione Migrantes che si augura la più ampia partecipazione.

Mons. Felicolo: favorire l’accoglienza, l’assistenza, la tutela, l’inclusione e la partecipazione dei minori stranieri non accompagnati

27 Ottobre 2023 - Ferrara - “I volti a Lampedusa sono quelli di ragazzi dai 14 ai 16 anni, l'età si sta abbassando”. Dal 2018, come Migrantes, “abbiamo iniziato a costruire, grazie ai fondi della Cei attraverso la campagna ‘Liberi di partire liberi di restare’, e insieme ad Intersos un progetto unico per ora di costruzione di un canale legale di ingresso per studio dedicato ai minori stranieri non accompagnati dal titolo ‘Pagella in tasca’, dai campi del Niger all'Italia”, ora bloccato dal golpe a Niamey . Lo ha detto ieri pomeriggio, a Ferrara, mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, nel secondo appuntamento della prima giornata del Festival della migrazione organizzato in diverse cittù dell’Emilia Romagna e del veneto da diversi enti tra i quali l’organismo pastorale della Cei. Per il direttore della Fondazione Migrantes “solo una rete di sostegno efficace e coordinata può garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali e la possibilità di costruire un progetto di vita dignitoso e autonomo”. Per questo, occorre  “favorire con la rete di istituzioni e realtà della società civili l'accoglienza, l'assistenza, la tutela, l'inclusione e la partecipazione dei minori stranieri non accompagnati consentendo l'iscrizione e l'inserimento a scuola in qualsiasi momento e valutare la possibilità di un ricongiungimento familiare nel Paese di origine o in un Paese sicuro”. I dati dicono che i minori stranieri soli in Italia sono attualmente 23mila e solo un terzo sta nel circuito di accoglienza diffusa o in famiglia e più di 7.200 si sono allontanati, come ha confermato Giuseppe Lococo, responsabile per i minori dell'Unhcr Italia.