Primo Piano

Comunità senegalese Firenze: “la paura di sentirsi bersaglio”

Firenze – “Idy era una persona che viveva serena, tranquilla, con tutti i suoi amici e parenti. Lavorava per mandare soldi alla sua famiglia, in Senegal. Si prendeva cura della moglie e della figlia di Samb, il suo cugino ucciso nel 2011. Chiediamo solamente rispetto, chiediamo che la gente sappia che non veniamo qua per delinquere o per prendere ciò che non è nostro, veniamo solo a cercare un posto dove lavorare onestamente e mantenere la famiglia. Chi dice cose diverse istiga alla violenza, ci utilizza per fare propaganda politica. Dobbiamo tenerci la mano, siamo tutti uguali”. Alimarie è una giovane donna di origine senegalese, a Firenze da vent’anni: c’è anche lei al presidio organizzato sul ponte Vespucci, nel punto dove il giorno prima è stato ucciso Idy Diene. C’è nervosismo, più tardi ci sarà qualche protesta più vibrata, il sindaco Nardella verrà contestato. All’inizio però, mentre ancora la situazione è tranquilla, c’è soprattutto voglia di parlare.
I senegalesi - molti di loro sono a Firenze da decenni, e parlano benissimo italiano - si fanno intervistare volentieri, davanti alle tante telecamere spiegano la sensazione di sentirsi bersaglio. “Ormai abbiamo paura - ci dice Alimarie - mia figlia mi chiede se può uscire di casa o se è pericoloso perché è nera”. Intorno a lei, altri ripetono concetti simili. “Firenze non è una città razzista - ci dicono - ma dobbiamo avere il coraggio di isolare chi ci odia. E dobbiamo farlo insieme, bianchi e neri”. (Riccardo Bigi – Toscana Oggi)
 

Cosenza: riparte “FieraInMensa”

Cosenza - Sarà presentata domani a Cosenza la XVII edizione di “FieraInMensa 2018”, l’iniziativa, attiva dal  2002 e nata per offrire accoglienza agli ambulanti – migranti che giungono a Cosenza in occasione della Fiera di San Giuseppe.
Dopo la presentazione nel Chiostro di San Domenico, alle ore 17:30, seguirà una iniziativa culturale articolata sui temi dell'immigrazione che prevede la proiezione di un cortometraggio “The Dead Sea” di Stuart Gatt e l’incontro sul tema “Libia Frontiera del Mediterraneo”.
 

“Migrazioni e Sviluppo contano!”: al via un progetto triennale tra 11 Caritas Europee

Roma - MInD (Migration Interconnectedness Development) è una nuova iniziativa delle Caritas europee, tra cui Caritas Italiana, sul tema della migrazione e dello sviluppo, un binomio complesso e strategico allo stesso tempo.
Undici Caritas nazionali per la prima volta danno avvio ad un ambizioso progetto finanziato dall’Unione Europea, attraverso fondi DEVCO (Direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo), volto a sensibilizzare la società civile e le istituzioni nazionali ed europee sul complesso legame esistente tra migrazione e sviluppo. Caritas Italiana, insieme a Caritas Austria (capofila del progetto) Belgio, Bulgaria, Olanda, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Portogallo, Svezia, Germania/Baviera e insieme a Caritas Europa, si impegnerà a lavorare per tre anni su temi strategici quali le cause profonde delle migrazioni, le società di accoglienza e i processi di integrazione.
 “Attraverso MIND, l'Unione Europea offre alle Caritas europee l’opportunità di rafforzare il proprio lavoro, già ampiamente svolto sui territori a beneficio dei processi di integrazione, e di valorizzare ulteriormente la diffusa rete presente sia nei Paesi di origine dei migranti sia nel territorio europeo. Si apre così una nuova prospettiva di lettura della mobilità umana in un’ottica di corresponsabilità. Ognuno di noi può dare il suo contributo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, anche attraverso la costruzione di una società umana e solidale che tenda al bene comune, alla luce dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco che ci indica la strada da percorrere”, dichiara don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana.
Il progetto triennale si articolerà a livello europeo, nazionale e locale e nel nostro Paese vedrà il coinvolgimento in particolare di 5 Caritas diocesane italiane (Benevento, Biella, Bolzano, Milano, Verona), insieme a un’altra serie di partner e soggetti della società civile, già impegnati in progetti specifici in questi ambiti di lavoro, che con l’esperienza maturata contribuiranno a rafforzare reti solidali concretamente impegnate in iniziative di “sviluppo umano integrale”.
 

Ma chi arriva dai barconi?

Roma - I dibattiti sui flussi migratori e in particolare sugli sbarchi dei migranti popolano le discussioni pubbliche, ne abbiamo avuto esperienza durante l’ultima campagna elettorale. È facile incontrare slogan rigetto o di accoglienza per attrarre le simpatie di alcuni o di altri. È molto più difficile assistere ad analisi che aiutino a comprendere come si potrebbe agire per governare un processo intenso che non è più tragico come altri periodi, ma rimane continuo. Una prima importante indicazione è comprendere quali sono le persone che approdano sulle coste italiane. Alcuni dati di Frontex (l’agenzia europea che gestisce le frontiere esterne dei paesi membri) sottolineano che nel 2017 hanno raggiunto l’Italia dal mare circa 85 mila migranti. Un numero esiguo rispetto agli oltre 181mila dell’anno prima o degli oltre 153mila del 2015. Una volta raggiunta l’Europa la strada più semplice per rimanere è la richiesta di protezione: accade così che ci sia stato un forte incremento delle domande di asilo per richiedenti asilo. In Italia però il 38% circa di quelli che arrivano non presentano nessuna domanda, perché spesso cercano di raggiungere altri Paesi. Purtroppo questi finiscono per rimanere impigliati in non luoghi, in spazi sospesi al confine tra due Stati, in zone dove non possono né andare avanti né tornare indietro. Inoltre secondo l’Eurostat rispetto agli altri Paesi europei le caratteristiche dei richiedenti asilo in Italia sono un po’ differenti: ci sono molte meno donne (il 13% contro il 35% di Francia, Germania o Svezia), pochissimi minori (l’8% contro il 30% degli altri principali paesi di destinazione), sono per oltre l’80% del totale i giovani tra i 18 e i 34 anni (negli altri paesi le percentuali sono tra il 40 e il 50%).Inoltre considerate le nazionalità dei migranti il numero di richieste di asilo soddisfatte è intorno al 46% tra questi al 7,6% è riconosciuto lo status di rifugiato, mentre oltre il 22% ottiene una protezione umanitaria per obblighi di solidarietà umana. Questa condizione è di breve termine rispetto alle altre. Questo significa che nel tempo ci saranno persone che una volta concluso il periodo diventeranno irregolari. Il fenomeno accade perché sono chiusi i canali di ingresso ordinari nel nostro paese. Così molti cercano un ingresso dalla porta sbagliata e si apre un’altra trappola per i migranti: non poter cambiare il loro status. Sarebbe ora di contemplare nuove modalità di ingresso in quanto i flussi sono misti non si possono dividere nettamente in richiedenti asilo e migranti economici, come evidenzia l’agenda sulle migrazioni che hanno avanzato numerose realtà dell’associazionismo cattolico: dall’Associazione scalabriniana, all’Azione Cattolica, dal Centro Astalli alle Acli, dal Centro Missionario Francescano ai Comboniani e così via. (Andrea Casavecchia – Sir)
 
 

Torino: il quartiere che vuole i profughi

Torino – “Come cittadini vogliamo con forza affermare che la fine di questo esperimento sarebbe una incomprensibile sconfitta per tutti, non solo per gli ospiti, ma anche per i cittadini e per le istituzioni, perché l’accoglienza, seppur gestita da privati, è un progetto pubblico. Chiediamo quindi alle Istituzioni di attivare ogni mezzo per evitare questa sconfitta, in modo che i ragazzi possano continuare insieme, a Cavoretto, i percorsi intrapresi, potendo contare sul sostegno delle risorse del territorio”. Ha stupito non pochi a Torino la lettera inviata alla Prefettura (e per conoscenza anche alla sindaca Chiara Appendino) da parte di un gruppo di cittadini residenti nell’elegante quartiere pre-collinare di Cavoretto.
La protesta non è affatto contro l’accoglienza nella loro zona, ma, al contrario, contro la chiusura del centro che oggi ospita 33 ragazzi provenienti dall’Africa e dal Pakistan. Le due cooperative che gestiscono la struttura non hanno partecipato al bando prefettizio necessario per continuare l’attività e adesso si rischia di porre fine all’intero progetto. Sono una quarantina i firmatari della lettera e sono tutti 'cittadini e volontari' (ragazzi dell’oratorio, scout, studenti, signore e signori di ogni età), ma non si esclude che a breve, nel quartiere, inizi una ben più ampia raccolta firme per chiedere di continuare “questo progetto e modello collettivo, per evitare il disperdersi del patrimonio di esperienze accumulate”: “Il nostro - scrivono - si può ormai definire un modello per il legame che si è a poco a poco creato fra ospiti e cittadini, in un processo di fattiva integrazione, che ha consentito di mobilitare risorse e canali altrimenti impensabili. La ricaduta sul quartiere è stata sorprendente. Cavoretto, abbarbicato sulla collina, destinato a diventare un dormitorio, è stato vivificato dall’arrivo dei nuovi abitanti”. Nessuna lamentela per gli arrivi, quindi, che sono anzi considerati “nuova linfa” per l’intero quartiere. E così, mentre nella stessa città non sono pochi i comitati di cittadini che chiedono in ogni modo l’allontanamento dei profughi, a Cavoretto si respira un’aria ben diversa.
Spiega la volontaria Grazia Raffaelli: “Sono diverse le ragioni del successo del progetto. Innanzitutto, la scelta controcorrente (ma ragionevolissima) di istituire un centro di accoglienza in un quartiere mediamente non disagiato economicamente ha permesso, dopo i primi episodi di diffidenza, di smorzare le tensioni sociali fra gli ospiti e la popolazione che, in altre condizioni e a causa della crisi, sarebbero state di gran lunga più ostative”. Il progetto di accoglienza era poi basato sulla responsabilizzazione e cooperazione dei giovani ospitati, sull’attivazione di corsi per il conseguimento del titolo di studio e soprattutto sull’apertura al quartiere, con eventi concreti: “Appena sono arrivati gli ospiti abbiamo tenuto incontri per eliminare pregiudizi e disinformazione, e dopo abbiamo pensato a spettacoli teatrali, proiezioni di film e feste, che sono diventati l’appuntamento fisso del venerdì sera. I ragazzi, a loro volta, hanno seguito laboratori d’arte, di lettura, di cucina e di panificazione e hanno contribuito alla cura e alla manutenzione del quartiere”. Il centro potrebbe chiudere già a fine marzo e i ragazzi verrebbero smistati in altre strutture piemontesi, perdendo legami e rapporti. “Tre settimane fa – ricorda il parroco don Don Maurizio De Angeli – l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, in visita pastorale a Cavoretto, è entrato nel centro e ha conosciuto i ragazzi, ma nessuno sapeva che la struttura sarebbe stata dopo poco a rischio chiusura. Una situazione che ci addolora, perché la loro presenza ha favorito l’aggregazione del quartiere stesso. Quello che sarebbe potuto sembrare un problema è diventato presto una risorsa e ha coinvolto realtà diverse, ecclesiali e non. Speriamo che l’appello sia ascoltato e che qualcuno sia in grado di prendere in mano questa situazione. Ad oggi, però, tutti gli interrogativi restano senza risposta”. (Danilo Poggio – Avvenire)
 

Livorno: le città sul Mediterraneo a confronto sul mare e il suo futuro

Livorno - Cosa sta succedendo nel Mediterraneo? Livorno, Salonicco, Barcellona, Barcellona, Tripoli... E ancora Palermo, Tunisi, Marsiglia, Cagliari e Lesbo, Siracusa e Tel Aviv. Guardando il mare dalle città che si affacciano sulle sue coste, l’orizzonte appare mutevole e confuso, mentre sulle rive e sulle strade di questi antichi centri urbani, si riversano le paure e le speranze di uomini e popoli. Domande e considerazioni intorno alle quali, su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio e col patrocinio di Regione Toscana e Comune di Livorno, domani e sabato si svolge nella città toscana “Medì, Livorno torna capitale del Mediterraneo”. Iniziativa che mette a confronto le città sul mediterraneo discutendo della loro vita e della loro vocazione fra storia e futuro.
 

ICMC: Gallagher nuovo presidente

Roma – I membri dell’ICMC , la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni hanno eletto il nuovo Presidente. Si tratta di Anne Therese Gallagher. Inoltre hanno eletto i 14 membri del loro consiglio provenienti dai cinque continenti e ratificato la nomina di mons. Robert Vitillo a Segretario Generale. Di origine australiana Anne Therese Gallagher è un avvocato, esperta in migrazione, diritti umani e amministrazione della giustizia criminale. Ha una esperienza migratoria da oltre 25 anni, in 40 paesi dell’Africa, America, Europa, Medio Oriente e Asia.
 

Papa Francesco: incoraggiare gli Stati a concordare risposte efficaci alle sfide delle migrazioni

Città del Vaticano - “Dialogo aperto e sincero con i governanti” per liberare “gli oppressi, gli scartati e gli schiavi di oggi”. Lo ha chiesto questa mattina Papa Francesco incontrando i membri dell’International Catholic Migration Commission (ICMC), in occasione dell’Assemblea Plenaria che si è chiusa oggi a Roma. Per il Papa “la liberazione dei miseri, degli oppressi e dei perseguitati è parte integrante, oggi come ieri, della missione che Dio ha affidato alla Chiesa”. Dopo aver ricordato la fondazione della Commissione voluta da Papa Paolo VI nel 1951 ha sottolineato che oggi “bisogni sono diventati sempre più complessi”, gli strumenti “più sofisticati”, il servizio è diventato “più professionale”, ma la Commissione è sempre rimasta “fedele alla sua missione”, distinguendosi “nella realizzazione, in nome della Chiesa, di un’opera poliedrica di assistenza ai migranti e ai rifugiati nelle più varie situazioni di vulnerabilità”.
“Le molteplici iniziative avviate nei cinque continenti – ha aggiunto il pontefice -  rappresentano declinazioni esemplari dei quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – con i quali ho voluto esplicitare la risposta pastorale della Chiesa di fronte alle migrazioni contemporanee”. Da qui l’auspicio che “quest’opera continui, animando le Chiese locali a prodigarsi per le persone che sono state costrette a lasciare la propria patria e che diventano troppo spesso vittime di inganni, violenze e abusi di ogni genere”. “Grazie all’esperienza inestimabile, accumulata in tanti anni di lavoro, la Commissione – ha detto ancora - può offrire un’assistenza qualificata alle Conferenze episcopali e alle diocesi che stanno ancora cercando di organizzarsi per meglio rispondere a questa sfida epocale”. Francesco da quindi all’ICMC il mandato di dialogare con i grandi della terra, perché “per liberare gli oppressi, gli scartati e gli schiavi di oggi è essenziale promuovere un dialogo aperto e sincero con i governanti, un dialogo che fa tesoro dell’esperienza vissuta, delle sofferenze e delle aspirazioni del popolo, per richiamare ciascuno alle proprie responsabilità” ed ha esortato a “incoraggiare gli Stati a concordare risposte più adeguate ed efficaci alle sfide poste dai fenomeni migratori”. (Raffaele Iaria)
 
 
 

CEI: “Ospedali Aperti” sulle macerie della Siria

Roma - La guerra che dal marzo 2011 sta insanguinando la Siria pone di fronte a una crisi sanitaria senza eguali. Ad Aleppo le persone che non hanno accesso agli ospedali sono più di 2 milioni, a Damasco oltre 1 milione.
Per garantire le cure anche alle vittime più povere del conflitto, il Card. Mario Zenari, Nunzio apostolico a Damasco, ha ideato il progetto “Ospedali Aperti”, affidandone la gestione ad AVSI, organizzazione internazionale che su più fronti opera per dar sostegno alla popolazione siriana. Nello specifico, il progetto – cofinanziato anche dalla Conferenza Episcopale Italiana con fondi 8xmille – riguarda due ospedali a Damasco e uno ad Aleppo. A presentarlo in conferenza stampa martedì 13 marzo alle 12 sarà lo stesso Card. Mario Zenari insieme al Presidente della CEI, Card. Gualtiero Bassetti, e al Segretario generale di AVSI, Giampaolo Silvestri. Modera l’incontro don Ivan Maffeis, Sottosegretario CEI. L’appuntamento è a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana (Piazza Pia, 3).
 

“Dalla parte dei bambini: rompere i pregiudizi, prevenire l’esclusione, educare alla cittadinanza”

Reggio Calabria - “Dalla parte dei bambini. Rompere i pregiudizi, prevenire l’esclusione, educare alla cittadinanza”. Questo il tema di un convegno promosso a Reggio Calabria, il prossimo 15 marzo (Aula Magna del Seminario, ore 17,00) dalla Caritas e ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Calabria-Bova e dai Missionari Scalabriniani della Parrocchia di S. Agostino. Per i promotori dell’iniziativa l’attenzione pastorale per Rom, Sinti e Viaggianti è “un compito irrinunciabile: essi hanno bisogno, in effetti, di una sollecitudine pastorale specifica, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni”. Il convegno sarà aperto da un saluto dell’arcivescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini. Interverranno mons. Paolo Lojiudice, vescovo ausiliare di Roma e delegato pastorale Migrantes della Conferenza episcopale del Lazio sul tema “A confronto con la realtà di Roma: esperienze di vita tra i più piccoli e vulnerabili”, Paolo Ciani della Comunità di Sant’Egidio su “Bambini rom: analisi di un mondo sommerso tra problematiche e sfide”, Marisa Maisanoi su “I bambini Rom tra scolarizzazione e abbandono scolastico” e don Nino Pangallo, direttore della Caritas di Reggio Calabria-Bova su “Sfide pastorali per rompere i pregiudizi, prevenire l’esclusione, educare alla cittadinanza”. A coordinare i lavori il parroco di Sant’Agostino p. Gabriele Bentoglio.
  Una lunga storia di tensioni con le culture circostanti, fino all’isolamento e alla persecuzione, ha lasciato traccia nell’identità di Rom, Sinti e Viaggianti, che a volte si traduce in atteggiamenti di sospetto e di diffidenza, con la tendenza a chiudersi in se stessi.  D’altra parte – spiega una nota - una società matura sa promuovere iniziative che favoriscono l’inserimento positivo di tutti i suoi membri, con relazioni basate sul rispetto reciproco, sul riconoscimento delle differenze di identità, sull’impegno di tutti a praticare, con piena onestà, le norme della buona convivenza. Oggi Rom, Sinti e Viaggianti “non sono più lasciati soli come in passato. Infatti, numerose Organizzazioni internazionali e nazionali, zingare e non, operano per la loro promozione umana, sociale, culturale e religiosa. Vi sono Istituzioni che emanano provvedimenti per tutelare i loro diritti fondamentali e danno vita a vari programmi che offrono ai giovani Rom, Sinti e Viaggianti molteplici opportunità di formazione professionale e di sviluppo integrale”. Numerose sono anche le proposte di collaborazione culturale internazionale; varie, infine, le iniziative per l’inclusione sociale.
 

Acli Germania a congresso

Stoccarda – “L’Europa del lavoro e della solidarietà nell’era dell’industria 4.0”. Questo il tema scelto dalle Acli della Germania per il loro congresso nazionale che si svolgerà a Stoccarda il 14 e 15 aprile prossimo. “Il tema del congresso – spiega il presidente Duilio Zanibellato - vuole essere un’analisi dello sviluppo del lavoro nell’era della digitalizzazione per comprenderne sviluppi, potenzialità e conseguenze per il lavoro, l’occupazione e la convivenza. Il futuro mondo del lavoro creerà ulteriori grandi disparità tra chi è in grado di seguire lo sviluppo e chi rimane ai margini, o sarà in grado di offrire integrazioni tali per evitare che le poche briciole di ricchezza che restano a disposizione portino a una guerra tra i poveri? Quale società ci si prospetta – conclude - nei contesti nazionali ed europeo con la mobilità crescente, il flusso migratorio inarrestabile, nel rispetto e allargamento dei diritti di cittadinanza per ogni cittadino”. 
 
 

Liberi di ritrovare dignità: parlano i migranti protagonisti del progetto CEI

Roma - “Non abbiamo colpe se siamo nati dalla parte sbagliata e soprattutto voi non avete alcun merito per essere nati dalla parte giusta”. È la molla che spinge un rifugiato somalo e tanti altri migranti, giovani in cerca di futuro, a tentare con i trafficanti il grande viaggio verso l’Europa. Ed è la molla che spinge tanti formatori ed educatori, spesso rifugiati, a lavorare nel progetto “Liberi di partire, liberi di restare" della CEI, 30 milioni spalmati su tre anni per progetti di accoglienza e integrazione in paesi di origine, transito e destinazione.
Come Agata Cutrato, 27 anni, psicologa di Scordia, nel catanese, un’esperienza di servizio civile in una realtà di seconda accoglienza che ha messo a disposizione le proprie competenze per diventare tutor dei minori stranieri non accompagnati. Sono tanti in Sicilia, circa il 40% dei 20 mila presenti in Italia a fine 2017. La nuova normativa che li tutela, la legge "Zampa", affida ai garanti regionali dei minori il compito di formare tutori. Agata ha frequentato il corso organizzato dal Centro Mediterraneo Giorgio La Pira in collaborazione con Asgi e Fondazione Migrantes, e sei mesi fa si è
iscritta all’elenco tutori. Da allora ha avuto la custodia di una ventina di minori distribuiti nella provincia. “Al momento ne seguo 14 – spiega – perché i tutori sono pochi e i minori molti. La nostra presenza è indispensabile quando chiedono la protezione internazionale davanti alla Commissione, in quel momento raccontano la loro storia ed emerge tutto il loro vissuto emotivo”. Un ruolo che richiede fiducia reciproca. “Ho capito che non giochiamo ad armi pari, loro lottano per bisogni per noi scontati. Stando con questi ragazzi ti rendi conto della relatività del tuo mondo”.
Elena viene dalla Nigeria, ha vissuto la violenza della tratta. “Morto mio padre ho dovuto lasciare la scuola, eravamo troppo poveri. Mi prospettarono la possibilità di andare in Italia, in un ristorante, ma rifiutai perché ero appena diventata mamma. Minacciarono di portarmi via mia figlia, accettai dopo averla lasciata a mia madre”. Poi il viaggio, l’arrivo a Bruxelles, poi un giro d’Italia fino a Catania dove viene messa in casa con altre ragazze e le viene tolto il passaporto. Viene obbligata ad andare in strada, ma fugge e viene ripresa. Alla fine viene denunciata e finisce in galera. Qui conosce suor Rosalia delle suore della Divina Provvidenza che l’aiuta a uscire dal tunnel. Oggi Elena è sposata, ha due bambini, oltre alla figlia che l’ha raggiunta. Fa la mediatrice culturale nelle comunità che l’ha accolta. “Voglio che le ragazze non si sentano sole, cucino per loro e ripeto che non devono solo chiedere, ma ringraziare l’Italia per l’occasione che ci ha offerto. L’unica via è integrarci”.
Sayadur Rahman, 27 anni, è originario del Bangladesh. A Napoli ha lavorato prima in una fabbrica di vestiti poi come venditore ambulante. Ma in Italia non sta fermo, va a Bologna, Roma. Nel 2015 si stabilisce a Catania, e riprende a svolgere la sua attività di ambulante. L’incontro che gli cambia la vita è con suor Rosalia, della Divina Provvidenza, che lo invita per il pranzo di Natale. Nasce un’amicizia. Quando a Sayadur scade il permesso di soggiorno, non ci pensa due volte e chiede aiuto a suor Rosalia che nel frattempo è diventata il suo "punto di riferimento". Lei e le consorelle lo accolgono nella loro struttura. Pian piano Sayadur si inserisce, frequenta la scuola serale, capisce “come funziona la vita in comunità”, dà una mano facendo i turni in portineria e inizia a formarsi. Impara a fare la pasta, la pizza, i biscotti. Oggi è il tutor del laboratorio di pasta fresca nato grazie al finanziamento della Campagna "Liberi di partire, liberi di restare" che impiega minorenni italiane tolte dalla strada e in difficoltà e ragazze vittime di tratta e detenute per mesi nelle galere libiche, dove hanno subito torture e violenze. “Sono felice – dice Sayadur – ho fatto tanta esperienza e devo dire grazie di cuore a suor Rosalia”.
L’esperienza del laboratorio sta crescendo e potrebbe nascere con il contributo di questo ex ambulante fuggito dalla miseria dell’Asia una cooperativa sociale per dare lavoro e dignità a chi era stata schiava. (P. Lambruschi – Avvenire)
 

Stephanie e il Centro Regina Pacis di Pozzuoli

Città del Vaticano - Stephanie ha un mese e un futuro. Per assicurarglielo i suoi genitori sono scappati dalle violenze in Nigeria, trovando ospitalità nel Centro Regina Pacis a Pozzuoli. E Stephanie ha anche conosciuto Papa Francesco che l’ha accolta, con un bacio sulla fronte, durante l’udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano, questa mattina, riferisce l’Osservatore Romano.
“La piccola è un po’ il simbolo del servizio che il centro sta svolgendo per aiutare immigrati, ex detenuti, poveri e bambini con difficoltà di inserimento sociale” spiega il direttore don Gennaro Pagano al quotidiano della Santa Sede aggiungendo che “presto Stephanie sarà battezzata insieme ai suoi genitori”.
“Siamo una giovane realtà di educazione e carità — prosegue il sacerdote — che cerca, con fatica, ogni giorno di mettere al centro l’uomo, il giovane, il bambino ferito dalla vita, le famiglie che pagano lo scotto di tanti condizionamenti culturali, psichici e socio economici”. La struttura è stata messa a disposizione dal vescovo e dall’associazione Fratelli e sorelle di tutti. Con il progetto “Integra” “cerchiamo di  stare accanto ai bambini dei quartieri difficili ma sosteniamo anche l’infanzia abbandonata in Sri Lanka” spiega.
Il cuore del centro è la casa intitolata a Papa Francesco, “una comunità residenziale per venti giovani, tra i tredici e i ventitré anni: soprattutto stranieri sbarcati sulle nostre coste, ragazzi che provengono dal carcere minorile”. Con questo stile, afferma don Pagano, “viviamo ogni giorno l’esperienza della misericordia e dell’accoglienza reciproca: da noi non esistono musulmani o cristiani, bianchi o neri, ricchi e poveri: impariamo insieme che siamo figli di un unico Pastore buono e misericordioso per rendere al mondo la testimonianza evangelica della fraternità”. Al termine dell’Udienza, riferisce ancora il quotidiano della Santa Sede, papa Bergoglio ha incontrato anche tre giovani siriani, originari di Aleppo e di Goutha, periferia di Damasco.
 

Migrantes Emilia Romagna: ieri l’incontro dei direttori diocesani

Reggio Emilia  - Si è tenuta, ieri, martedì 6 marzo a Reggio Emilia, la riunione dei direttori diocesani Migrantes dell’Emilia-Romagna, per la prima volta con il Vescovo incaricato della Conferenza Episcopale regionale, mons. Massimo Camisasca, che ha ospitato l’incontro.
Nell’introdurre i lavori, il direttore regionale mons. Juan Andrés Caniato ha sottolineato il carattere marcatamente pastorale dell’attività di Migrantes, che vuole essere espressione della presenza della Chiesa accanto alle persone che vivono nella mobilità. In questo ambito si è riproposta l’urgenza di proseguire il lavoro di coordinamento regionale dei sacerdoti e degli operatori che hanno in particolare la cura pastorale di quanti giungono dal continente africano, per la costituzione di una rete ben visibile di accoglienza pastorale, che si avvalga - soprattutto in questa fase storica - il più possibile di sacerdoti connazionali. 
Si è anche parlato della necessità di creare una piattaforma internet nella quale far confluire le esperienze pastorali delle nostre diocesi e anche per compiere un censimento delle cappellanie e delle comunità etniche costituite. È stata ribadita l’importanza dell’impegno culturale, anche con la diffusione dei dati che offrano alle nostre comunità ecclesiali uno sguardo realistico e consentano una lettura reale dei fenomeni, al di là delle deformazioni mediatiche e delle strumentalizzazioni politiche. Di fronte a episodi di chiusura, che si sono verificati in tempi più o meno recenti anche in Emila Romagna, Migrantes sente il bisogno di farsi carico anche di chi manifesta pregiudizi, dubbi e paure: la diffusione di una reale cultura dell’accoglienza, è stato detto, oltre a fondarsi su una lettura attenta della realtà migratoria, è parte stessa della missione evangelizzatrice della Chiesa. Promuovere una cultura dell’accoglienza significa anche il più possibile preparare il terreno perché nei nostri territori si possa uscire da una logica di continua emergenza e favorire i processi di integrazione nel territorio.
Per dare un impianto solido alla cura pastorale dei migranti, è stata affermata anche l’importanza di una collaborazione con le istituzione teologiche presenti in regione, a partire dalla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, fino agli Istituti diocesani o interdiocesani di Scienze religiose.
Un ampio giro di tavolo, ha offerto la possibilità di compiere un excursus della situazione delle Migrantes diocesane. In linea di massima si osserva la tendenza prevalentemente diffusa a collocare gli uffici Migrante nell’ambito del settore Evangelizzazione piuttosto che in quello Carità, anche se è evidente la stretta collaborazione per molti aspetti con le Caritas diocesane.
Si sono sottolineate le ottime relazioni fraterne, nonostante alcune difficoltà locali, con le comunità ortodosse che si sono insediate nel territorio, spesso anche con l’aiuto determinante delle Chiese locali. 
Si moltiplicano, soprattutto in Emilia positive esperienze di dialogo interreligioso, mentre si segnala con preoccupazione in tutta la regione il fenomeno delle sette molto attive tra i migranti e specialmente tra profughi e richiedenti asilo.
Nel corso della riunione si è provveduto anche alla individuazione dei coordinatori regionali per i settori rom, sinti e gente dello spettacolo viaggiante, e per i profughi e richiedenti asilo, che saranno proposti alla nomina del vescovo incaricato. (Migrantes Emilia Romagna)
 

Firenze: una preghiera per Idy Diene

Firenze – “Amiamo la nostra città, chi ci vive, non lasciamo spazio ad alcuna violenza”. Questo lo slogan voluto dalla Comunità di Sant'Egidio di Firenze che per domani, 8 marzo, promuove una preghiera  nella chiesa di San Pietro in Gattolino in memoria di Idy Diene, il senegalese ucciso su ponte Vespucci lunedì mattina. Idy, fa sapere la Comunità, era amico di alcuni dei giovani immigrati e richiedenti asilo che frequentano le scuole d'italiano della Comunità.
 

Competenze e lavoro: la sfida del “patentino” per i richiedenti asilo

Roma - Un “patentino” di orientamento al lavoro che certifica le competenze professionali per rifugiati e richiedenti asilo. È il progetto Espar – acronimo di European Skills Passport for Refugees – ideato e promosso dal Cross, Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica.
Il progetto nasce dall’idea di rispondere ai diversi bisogni dei migranti che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro del Paese che li accoglie. Uno strumento utile per rifugiati e richiedenti asilo poco qualificati ma anche per quelli più qualificati. “Soprattutto i più qualificati spesso credono di poter continuare a fare in Italia quello che facevano nel loro Paese – spiega Dino Boerchi, psicologo dell’Università Cattolica – come è il caso di medici, avvocati o autisti. Sono convinti cioè di poter utilizzare il titolo di studio già conseguito. Ma non è così. Spesso la laurea o il diploma non può essere convertito e le aspettative che hanno devono essere ridimensionate”.
Finanziato dal ministero dell’Interno con il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea, il progetto Espar è partito un anno e mezzo fa in tutta Italia e ha già formato 363 rifugiati. Dopo un percorso di 12 incontri hanno così potuto costruire il proprio portfolio di competenze. Uno strumento indispensabile per avvicinarsi al mondo del lavoro e dell’occupazione. Ma anche un passo in più verso l’integrazione. Si, perché Espar non è solo uno strumento professionale, ma aiuta ad avvicinarsi alla domanda e a proporre la propria offerta in modo mirato e favorisce una progettualità più realistica rispetto al nuovo contesto con il quale il rifugiato o il richiedente asilo è chiamato a confrontarsi.
“Questi primi 363 sono una sperimentazione – prosegue Boerchi – la speranza è che ora il progetto, che deve essere ancora affinato in alcuni suoi aspetti, possa essere esteso e utilizzato nei centri di accoglienza. Il percorso del ‘patentino’ (che nella sua versione definitiva si chiamerà "portfolio") può essere intrapreso subito dopo l’arrivo in Italia, per occupare e aiutare i rifugiati a costruirsi un futuro nel mondo del lavoro”.
In questa prima sperimentazione, il tasso di frequenza ai corsi è stata quasi del 100%. “Un successo”, sottolinea lo psicologo. I rifugiati coinvolti avevano un’età compresa tra i 18 e i 30/35 anni. Il percorso, che prevede colloqui personali e lezioni di gruppo, può essere completato in un paio di mesi. Il progetto serve per testare i livelli di competenza, ma tra gli obiettivi futuri dei promotori non si escludono anche tirocini formativi. (D. Fassini – Avvenire)
 

Dieci cose da sapere su migranti e immigrazione

Roma - Un dossier di 20 pagine, curato dall’Ufficio Politiche Migratorie e Protezione Internazionale della Caritas Italiana, è messo a disposizione on line per fare chiarezza sui luoghi comuni più usati nei confronti dei migranti e dell’immigrazione in generale.
Il dossier è diviso in 10 punti da “Basta salvataggi in mare- Gli immigrati sono troppi - Tutti in Italia e in Europa - Gli immigrati ci rubano il lavoro – Aiutiamoli a casa loro - Sono tutti terroristi – L’Italia agli italiani – Il business dell’accoglienza – Con i migranti prostituzione e degrado dilagano – Hanno tutti il telefonino”. Ogni tema è diviso in tre parti: “La gente dice…”, “I fatti” e  “La Chiesa si impegna”. Quest’ultima sezione è evidenziata in uno specchietto isolato dal resto del testo.
Si parte con (La gente dice…) riportando (in corsivo), da testate giornalistiche, anche citazioni di esponenti politici, le frasi più scontate, tipo “ci rubano il lavoro – sono troppi – sono terroristi”.
A seguire, nella sezione dedicata a ‘I fatti’ si smontano, con i dati alla mano, tutte le false notizie messe in giro sull'argomento trattato in questo punto. Per esempio, alla frase più sbandierata “Aiutiamoli a casa loro” nel dossier si legge che gli studi dimostrano che “gli immigrati non arrivano dai paesi più poveri del mondo e non sono i più poveri dei loro paesi: per emigrare occorre disporre di risorse”. In questo caso nel riquadro dedicato a ‘La Chiesa si impegna’ si ricorda l’iniziativa “Liberi di partire, liberi di restare”, lo straordinario progetto della CEI che ha destinato 30 milioni di euro dei fondi dell’8xmille da investire nell'arco di tre anni nei paesi di provenienza dei migranti che approdano in Italia. Questo dossier è uno strumento che vuole fare chiarezza sui troppi luoghi comuni a proposito di migranti, emigrazione e gestione degli stessi, sottolineando quanto la Chiesa italiana sia impegnata su questo fronte. (N.D.B.)
 

CEI: dieci i progetti per la campagna “Liberi di partire. Liberi di restare”

 
Roma – Si è svolto oggi a Roma il primo incontro nazionale dei soggetti protagonisti della Campagna CEI “Liberi di partire. Liberi di restare”. Occasione questa per i responsabili CEI del Servizio nazionale per gli interventi caritativi del Terzo Mondo, di Caritas Italiana, di Missio, della Fondazione Migrantes e dell’Apostolato del Mare e i referenti dei progetti finanziati per fare il punto della situazione ad alcuni mesi dall’avvio della Campagna (http://liberidipartireliberidirestare.it/). 
I progetti finora avviati sono dieci per un totale di 5,6 milioni di euro e riguardano iniziative in diversi Paesi del mondo come i Paesi di partenza - Mali e Nigeria - ma anche Paesi di transito, come Tunisia e Niger. In fase di progettazione attività in Albania e più in generale nel contesto della rotta Balcanica e del Medio Oriente. In Italia l’impegno a favore dei minori, laboratori vari e il  progetto di formazione di tutori volontari per minori stranieri non accompagnati in Sicilia e in Calabria.
 
 

Nel mosaico dei popoli un ritratto della vita

Padova – “Restiamo umani oltre le paure!”. È la mostra che intende fornire dati e informazioni veloci, sfatare pregiudizi e introdurre il pubblico allo spettacolo “Fratelli in Italia”. Si tratta di quattro pannelli, che grazie al contributo di don Elia Ferro, delegato per la Pastorale Migrantes della diocesi di Padova, cercano di dare un volto reale della presenza migratoria nel territorio diocesano e padovano.
Solo nella provincia di Padova si contano 93.268 persone di origine non italiana, appartenenti a oltre 150 nazionalità. Ampliando il perimetro al territorio diocesano (che lambisce altre quattro province) si arriva a circa 111 mila unità di cui il 50 per cento è di religione cristiana, un 30 per cento di fede musulmana e il rimanente 20 per cento si riferisce ad altri credo.
Nel 97 per cento dei casi si tratta di persone arrivate in Italia per lavoro, studio o ricongiungimento familiare, solo il 3 per cento è rappresentato da profughi e richiedenti protezione internazionale. Per quanto riguarda la città di Padova a fronte di 33.555 migranti (pari a circa il 16 per cento della popolazione residente), la nazionalità più rappresentata è quella rumena (circa il 40%), e a buona distanza seguono moldavi, cinesi, nigeriani, filippini, marocchini e albanesi. (S. Mel.)
 

Fratelli IN Italia: secondo appuntamento domani a Padova

Padova - Secondo appuntamento, domani mercoledì 7 marzo, alle ore 21, al cinema teatro Esperia di via Chiesanuova 90 a Padova, dello spettacolo “Fratelli IN Italia”, ideato e prodotto da tre uffici diocesani (Pastorale della Missione, Pastorale della Comunicazione e Migrantes) che, grazie al Servizio Assistenza Sale Sas-Acec di Padova, sarà veicolato in nove sale di comunità del territorio diocesano. “Fratelli IN Italia” è uno spettacolo teatrale realizzato su testo di Loredana D’Alesio per la regia di Alberto Riello, che vede protagonisti otto giovani – quattro italiani e quattro stranieri – e propone un viaggio tra storie di migrazioni, accoglienze, pregiudizi, incroci e incontri, per parlare di immigrazione oggi e avviare prove di integrazione.
Lo spettacolo racconta, attraverso oggetti e scenografia volutamente essenziali, sia l’aspetto ordinario delle migrazioni che il dramma del viaggio che molti affrontano. Il tutto condito da riferimenti biblici e appelli alla coscienza individuale e comunitaria.
La proposta teatrale è anticipata dalla mostra Restiamo umani oltre le paure! (ne parliamo in altro articolo) e sarà seguita da un momento di coinvolgimento e interazione finale con il pubblico.
I prossimi spettacoli sono: sabato 10 marzo a Cineghel di Gallio (Vi); martedì 13 marzo al teatro Valbrenta di Solagna (Vi); mercoledì 14 marzo al teatro Aurora di Campodarsego (Pd); giovedì 15 marzo al teatro Giardino di San Giorgio delle Pertiche (Pd); martedì 20 marzo al teatro Marconi di Conselve (Pd); giovedì 22 marzo al cinema Marconi di Piove di Sacco e sabato 24 marzo al teatro La Perla di Torreglia (Pd).