Primo Piano

Corridoi umanitari: oggi la presentazione del primo rapporto

Milano  - Questa mattina, presso l’Aula Magna dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano il convegno “Non per mare. Protezione internazionale e vie legali e sicure di ingresso”, durante il quale sarà presentato il primo rapporto sui corridoi umanitari in Italia. Al convegno l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, il rettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli, il sindaco Giuseppe Sala (con un video messaggio), il responsabile area nazionale di Caritas Italiana, Francesco Marsico, il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti.  Nella seconda parte della mattinata discuteranno sul tema dei corridoi umanitari: Oliviero Forti (Caritas Italiana), Daniele Albanese (Caritas Italiana), Manuela De Marco (Caritas Italiana), Andrea Pecoraro (Unhcr), Daniela Pompei (Comunità di Sant’Egidio), Alganesc Fessaha (Gandhi Charity), Matteo Villa, ricercatore presso Ispi. Nel pomeriggio gli operatori e gli esperti del settore proseguiranno i lavori, affrontando il tema dell’integrazione nelle comunità che hanno accolto i profughi.  

MCI: morto don Leandro Ghidinelli

Brescia - Lunedì 1 aprile è morto don Leandro Ghidinelli. Classe 1928, ha svolto, riferisce il settimanale diocesano  di Brescia “La Voce del Popolo” diversi incarichi pastorali. Tra questi quello di cappellano con gli italiani in Svizzera dal 1971 al 1974 e di sacerdote fidei donum in Venezuela dal 1974 al 1999. I funerali si sono svolti ieri presso la chiesa parrocchiale di Angolo Terme e sono stati presieduti dal vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada.  

Mons. Felicolo: educare e formare ad una società multiculturale

Roma – “Educare e formare alla società nella quale siamo chiamati a vivere profondamente diversa e costantemente in trasformazione anche e soprattutto in conseguenza della mobilità umana”. Questo il compito oggi della scuola secondo mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma concludendo i lavori del seminario “Costruttori di Ponti” svoltosi a Roma su iniziativa del Miur, Fondazione Migrantes, Istituto Alcide Cervi e rete Scuole Migranti. “Attenzione a tenere gli occhi sul mondo. Non si può non guardare fuori delle finestra di casa propria nella costruzione di percorsi di conoscenza di ciò che accade”, ha detto mons. Felicolo sottolineando che il “fuori di casa è ben altro che il giardino del vicino. Nell'epoca della globalizzazione e della digitalizzazione, il mondo è a portata di un click e quindi è doverosa la conoscenza di quanto accade in ogni luogo e che ha ripercussioni su di noi”. Oggi non si può prescindere oggi dall'insegnamento della storia attuale e della geografia: “nonostante la parola globalizzazione e globalizzato è usata e abusata, l’insegnamento della geografia nelle scuole è sempre più carente e ci ritroviamo a poter usufruire con più libertà e possibilità degli spazi ma senza realmente conoscerli. Si dice che il mondo è a portata di un click, ma pochi usano questa opportunità in modo consapevole e costruttivo”. Oggi è necessario “collocare la geografia con la dimensione umana di recupero di uno spazio in cui vivere una esistenza dignitosa e felice”. Un elemento  fondamentale oggi, per il direttore Migrantes di Roma, è quello dell’uso del linguaggio: un linguaggio “corretto per descrivere i fenomeni e a misura di un pubblico vasto. Le parole – ha detto - possono essere pietre se non se ne fa l’uso corretto. Quando poi le parole sono rivolte per descrivere le persone la responsabilità aumenta”. “Sfatare le fake news, oggi, in questo particolare ambito tematico, è diventato un mestiere per alcuni e sconcerta vedere come una notizia possa orientare la percezione e la conseguente reazione delle persone. Pensare che i migranti in Italia rubino il lavoro agli italiani; avere la sensazione di un numero di presenze aumentato di tre volte rispetto alla realtà; ritenere i migranti artefici della povertà e della delinquenza in Italia; sono solo alcuni dei ‘falsi miti’ che esistono e con i quali facciamo quotidianamente i conti come operatori sociali e come studiosi”, ha evidenziato mons. Felicolo che ha ricordato come la Migrantes sia impegnata a fianco degli immigrati, richiedenti asilo, rifugiati, emigrati italiani ma anche della gente dello spettacolo viaggiante e dei  Rom e i Sinti. “Un mondo – ha spiegato -  quello della mobilità, che sfugge ai più nella sua complessità di sfaccettature anche a seguito della difficoltà con il quale avviene la sua narrazione. Alle giuste parole per dire le cose dobbiamo quindi aggiungere anche la capacità di utilizzare parole semplici e dirette in grado di essere comprese da parte del pubblico più vasto”.    

Mons. Russo: “stare attenti a non favorire una guerra tra poveri”

Roma -  “Bisogna stare attenti a non favorire una guerra tra poveri”. Così il Segretario Generale della CEI, Mons. Stefano Russo, ha risposto ai giornalisti parlando delle proteste avvenute a Roma in questi giorni nel quartiere Torre Maura, dopo l’arrivo di alcuni rom. Per il Segretario della CEI “quello della Chiesa è uno sguardo che guarda alle persone, e quindi all’accoglienza delle persone, qualunque esse siano”. Per la Chiesa – ha aggiunto - è importante “accogliere le persone, in questo caso i rom, e l’attenzione all’ambiente in cui vivono, alla loro comunità, per capire come si può favorire l’integrazione”. Emergenze come quelle in atto nella periferia romana, dunque, vanno affrontate “partendo dal principio che parliamo di persone: come ha detto ieri il Papa durante l’udienza generale, noi preferiamo parlare non di ‘migranti’, ma di ‘persone migranti’, persone la cui accoglienza ci sta a cure, soprattutto se si trovano in situazioni di difficoltà e di emergenza”.

Le parole emigrazione e immigrazione sono, oggi, “sempre più sostituite da migrare e mobilità”

Roma - Le parole emigrazione e immigrazione sono, oggi, “sempre più sostituite da migrare e mobilità per superare quella intrinseca rigidità che comunica una specifica traiettoria, un tempo ben determinato e un progetto migratorio scritto a priori che prevede l’inserimento definitivo nella meta di destinazione prescelta. Mobilità, dunque, come complesso intreccio di percorsi e motivazioni che spingono oggi a muoversi nel mondo certi che, comunque, la partenza porterà ad incontrare e, mai come nel caso del migrare, il coinvolgimento è di persone. Dalle persone si parte e alle persone si arriva quando si riflette sulla mobilità”. Lo ha detto questa mattina Delfina Licata della Fondazione Migrantes,  durante il seminario nazionale “Costruttori di Ponti 5 - La scuola racconta le migrazioni” promosso dall'Istituto Alcide Cervi, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università di Roma Tre, il Miur, la Fondazione Migrantes e la Rete Scuole Migranti. Per Licata mobilità e migrare sono parole che “vanno abitate” e dalle quali “bisogna farsi abitare” perché “parlare o scrivere di migrazioni non significa solo comunicare concetti, ma trasmettere gioie e dolori, certezze e paure, guardare l’altro negli occhi e allo specchio se stessi, condividere e dialogare”. Oggi sapere quanto sono gli italiani nel mondo è difficile: una stima parla di 60-70 milioni di oriundi, ovvero di discendenti di italiani andati all’estero nelle varie epoche. Oggi i cittadini italiani residenti all’estero, iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), sono oltre 5milioni. Per Licata “la mobilità in se per se è una ricchezza perché spinge ad andare oltre se stessi facendo incontrare l’altro per sua natura diverso, per cultura, lingua tradizioni. L’incontro con l’altro diverso da me è sempre un potenziale arricchimento”.  Il problema nasce dal fatto che “dall’Italia oggi si è obbligati a partire perché i giovani, i giovani adulti ma anche i cinquantenni rimasti disoccupati non riescono a trovare una occupazione, ma una volta all’estero non hanno la possibilità di tornare, perché le condizioni in Italia restano per loro proibitive”. Un elemento negativo della mobilità di oggi è “la non preparazione”. Gli italiani cioè partono sprovvisti della “fondamentale e necessaria ‘cassetta degli attrezzi’, che è fatta della conoscenza della lingua del posto in cui si va, della legge applicata in quel determinato paese e dell’attenta analisi della necessità e dell’utilità di andare in quel territorio e non in un altro”. Questo porta spesso “tanti giovani a fallire il loro progetto migratorio, per cui incontriamo giovani italiani poco o gravemente depressi, in povertà, o addirittura detenuti perché trovati in stato di irregolarità o per aver trasgredito alla legge locale”. (R.Iaria)  

P. Ripamonti: “fobia per i poveri e clima ostile, aumenta la precarietà”

Roma - In Italia ci sono oggi “voci stonate determinate da una fobia per i poveri, considerati non solo come persone indigenti ma anche come gente portatrice di insicurezza, instabilità, disorientamento dalle abitudini quotidiane e pertanto da respingere e tenere lontani”: è la situazione descritta oggi a Roma da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, durante la presentazione, questa mattina, del rapporto annuale 2019. Il contesto culturale – denuncia padre Ripamonti – è divenuto “ostile” ai migranti e a chi li aiuta, “complice la confusione seguita all’entrata in vigore del decreto sicurezza e immigrazione”. Il decreto, sottolinea, “rallenta il processo di integrazione e rischia di creare più irregolarità e insicurezza”. I problemi sono: “Il non accesso all’accoglienza diffusa dei richiedenti asilo e l’eliminazione della protezione umanitaria”. Tuttavia, precisa, “nonostante questo fortissimo cambiamento di rotta nel 2018 siamo convinti che le nostre scelte guidate dal porre al centro le persone siano lungimiranti e vadano ribadite con coraggio”. Padre Ripamonti puntualizza inoltre: “Di solito incolpiamo l’Europa di quanto sta succedendo sul fronte migranti in realtà la responsabilità di questa situazione è la poca lungimiranza di ogni singolo Stato, di quelli ai confini ma anche di tutti gli altri: non investiamo abbastanza come Europa per la crescita del continente africano; abbiamo smantellato le operazioni per il soccorso e il salvataggio in mare, ultima l’operazione Sophia; esiste poca solidarietà tra gli Stati membri, come ha mostrato il tema del ricollocamento dei migranti”. (Sir)

Centro Astalli: presentato il Rapporto Annuale

Roma – Il Centro Astalli ha presentato questa mattina l nuovo Rapporto Annuale che presenta una fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante l’anno si sono rivolti alla sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che l’Associazione offre. Il documento, attraverso il resoconto di un anno di attività, portato avanti nelle varie sedi territoriali, vuole essere uno strumento per aiutare a capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo, quali difficoltà incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione internazionale e per l’accesso a misure di accoglienza e inclusione sociale. La rete del Centro Astalli ne ha accompagnati 25mila, di cui quasi 12mila nella sola sede di Roma. Dalla lettura del Rapporto si evince un aumento delle vulnerabilità cui corrispondono difficoltà maggiori nel vedersi garantiti diritti basilari. Segnali preoccupanti evidenziano le difficoltà di chi è già presente da tempo sul territorio ma soprattutto di chi è titolare di protezione umanitaria. “Il La società civile è una forza indispensabile al fianco dei rifugiati e il Centro Astalli – spiegano i promotori - può contare sull’impegno costante di 594 volontari, impegnati nei vari servizi. C’è poi un Italia, ancora più bella che guarda al futuro, ed è quella dei 27.124 studenti coinvolti nel progetti didattici Finestre e Incontri. Numerose comunità religiose, inoltre, hanno continuato a ospitare i rifugiati nella volontà di assisterli nel delicato passaggio all’autonomia abitativa”. All’interno del Rapporto, l’inserto fotografico racconta il lavoro quotidiano della Rete territoriale del Centro Astalli, fatto di incontri e condivisione. Foto arricchite dai commenti di Liliana Segre, Simonetta Agnello Hornby del presidente della cei, il card. Gualtiero Bassetti.

Soliani: “Non si insegna e non si impara nelle divisioni”

Roma – “ Non si insegna e non si impara nelle divisioni”. E quanto ha detto Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi che insieme alla Fondazione Migrantes, il Miur, l’Università Roma Tre e la rete Scuola Migranti ha promosso il V° incontro “Costruttori di Ponti”. Per Soliani “costruire ponti vuol dire pensarli, usare le parole che li raccontano, avere progetti e strumenti per tirarli su”. “Dopo secoli di storia e tragedie, l’unica realtà vera degli uomini è guardarsi negli occhi e riconoscersi fratelli. Sapere di essere una stessa famiglia”, evidenziando Soliani sottolineando che “il non si insegna e non si impara nelle divisioni”. E la scuola è “ancora l’istituzione che per prima apre le strade del mondo su cui accompagnare le giovani generazioni”.  

Card. Bassetti: “ogni morto in mare é una offesa al genere umano”

Roma - Ogni morto in mare o nel deserto o perché subisce violenza nei centri di detenzione è “una offesa al genere umano”. E’ quanto ha detto questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, intervenendo alla presentazione del Rapporto annuale del Centro Astalli. Per il porporato i migranti “vanno soccorsi e salvati, non respinti o bloccati in Paesi terzi non sicuri. Sono diminuiti gli sbarchi ma chi si prende la responsabilità dei morti in mare? Può essere una condanna a morte rimandarli indietro nei centri di detenzione in Libia”. Il cardinale ha citato anche alcune cifre sull’aumento dei morti: “Erano 35 ogni 1000 persone che partivano nel 2018. Sono diventati 100 ogni 1000”. Il presidente della Cei ha quindi auspicato le istituzioni si impegnino a fare la loro parte. E a proposito della politica che crea nemici ha detto di “temere chi cerca di uccidere la nostra anima e l’anima dell’altro creando la mentalità del nemico”.

Don De Robertis: “costruire ponti e non muri”

4 Aprile 2019 - Roma - “La scuola, l’impegno educativo e la conoscenza sono un luogo privilegiato per costruire legami tra le diverse culture”. Lo ha detto al Sir don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, parlando del seminario nazionale “Costruttori di ponti – La scuola racconta le migrazioni”, promosso oggi a Roma da Istituto Alcide Cervi, Università degli studi Roma Tre, Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca), Fondazione Migrantes e Rete Scuole migranti. Richiamando le parole di Papa Francesco, don De Robertis ha sottolineato la necessità, soprattutto quando si parla di migrazioni, di “costruire ponti e non muri”: “Qualche giorno fa – ha raccontato il direttore di Migrantes -, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il suo viaggio di ritorno dal Marocco, il Papa ha detto: ‘Ci vogliono dei ponti, e sentiamo dolore quando vediamo le persone che preferiscono costruire dei muri, perché coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito, invece quelli che costruiscono ponti andranno tanto avanti’”. “Spesso ci troviamo di fronte a una informazione strumentalizzata o distorta oppure all’utilizzo di un linguaggio violento e irrispettoso – ha affermato don De Robertis -. Ci dobbiamo chiedere tutti che genere di narrazione si fa delle migrazioni, per eventualmente correggere il tiro, ed è giusto che questa domanda sia posta in primis nei luoghi dell’educazione e della formazione, proprio perché è in queste sedi che si formano le coscienze e le persone che animeranno il futuro della nostra società”. “Società occidentali – ha concluso – ricche di beni ma povere di speranza. Affidiamoci ai ragazzi per ritrovare la speranza, ma, perché possano custodirla, occorre che incontrino degli adulti che sappiano sognarla”.  

Concluso a Roma la conferenza sulla mobilità umana in Europa

Roma - Provenivano da diversi Paesi dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia i partecipanti alla conferenza internazionale “Contested humanities: a dialogue on ecumenical spaces of hospitality in Europe” promossa dallo Scalabrini international migration institute (Simi) e dall’Università di Oslo per indagare sul coinvolgimento della Chiesa cattolica e il mondo delle Chiese riformate nel contesto dell’accoglienza della mobilità umana in Europa. L’evento, ospitato a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana e il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha fornito l’occasione, spiega una nota dei Missionari Scalabriniani, “per confrontarsi sulle crescenti politiche identitarie e restrittive in Europa che hanno generato, in maniera esponenziale di recente, una tensione tra due polarità: chi sostiene, da un lato, di dover proteggere i propri confini e difendere le proprie identità per rendere più sicuro il proprio sistema di welfare e una certa stabilità politica e, dall’altro, la realtà formata da pratiche e posizioni che presentano tendenze opposte ad ogni costrizione o visione securitaria”. “In questa seconda categoria – prosegue la nota – si situano le buone prassi, presentate anche in questi giorni, di alleanze concrete tra Chiese, Ong, le varie organizzazioni che difendono i diritti umani e gli innumerevoli piccoli progetti portati avanti da singole individualità”. La conferenza ha analizzato e dialogato, nello stile laboratoriale che l’ha contraddistinta, su questa identità “altra” che si opporrebbe, quasi minacciando, a detta di alcuni, una umanità “europea”. “Dagli interventi – spiegano gli Scalabriniani – è emerso che non esiste una radicale differenza tra un approccio sul tema Nord e Sud in Europa. Vi è piuttosto lo sforzo comune di integrare approcci sicuramente diversi, dovuti anche a situazioni socio-politiche distinte e pressioni emergenziali non paragonabili, e camminare insieme offrendo una testimonianza di unità nelle differenze, ad intra tra le Chiese, e ad extra sul tema specifico e variegato della mobilità umana”. (Sir)    

Don De Robertis: “occorrono urgentemente ‘costruttori di ponti’”

4 Aprile 2019 - Roma - “Anche oggi c’è chi lavora per dividere, alimentando paure e rancori, e occorrono urgentemente costruttori di ponti”. Lo ha detto questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, nel suo saluto iniziale al seminario nazionale “Costruttori di Ponti 5 - La scuola racconta le migrazioni” promosso dall'Istituto Alcide Cervi, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università di Roma Tre, il Miur, la Fondazione Migrantes e la Rete Scuole Migranti. “Credo che a tutti voi sia noto quanto questa parola ‘ponti’ – ha detto ancora di De Robertis - sia cara a Papa Francesco e ritorni frequentemente nei suoi discorsi”. “Certamente la scuola è chiamata ad esserlo, attraverso la conoscenza, la cultura, l’educazione. Alla luce dell’attuale situazione che stiamo vivendo, la sfida culturale ed educativa si fa urgente”, ha aggiunto il direttore di Migrantes sottolineando che “se occorre auspicare un cambiamento di mentalità e di azione è alle nuove generazioni che bisogna fare riferimento, dando loro strumenti di lettura della realtà a partire dalla consapevolezza che, al contrario di quello che spesso viene veicolato, l’Italia è un paese ponte e la scuola italiana veicola una cultura aperta al mondo perché è la stessa Italia, attraverso i flussi migratori in uscita e in entrata, che storicamente la contraddistinguono, ad essere un paese fortemente e inevitabilmente legato al cosmopolitismo”. Don De Robertis ha poi evidenziato che il tema scelto per il seminario di quest’anno “non poteva essere più in linea con il pensiero e l’operato della Fondazione Migrantes: la scuola racconta le migrazioni. Da sempre la Migrantes – ha detto -  ha tra le sue priorità la conoscenza reale del fenomeno migratorio, necessaria per dare una giusta e corretta informazione utilizzando un linguaggio rispettoso delle persone. Spesso ci troviamo di fronte a una informazione strumentalizzata o distorta oppure all’utilizzo di un linguaggio violento e irrispettoso. Ci dobbiamo chiedere tutti che genere di narrazione si fa delle migrazioni, per eventualmente correggere il tiro, ed è giusto che questa domanda sia posta in primis nei luoghi dell’educazione  e della formazione, proprio perché è in queste sedi che si formano le coscienze e le persone che animeranno il futuro della nostra società”. Le nostre società occidentali sono società ricche di beni ma povere di speranza: “affidiamoci ai ragazzi per ritrovare la speranza, ma perché possano custodirla, occorre che incontrino degli adulti che sappiano sognarli, come scriveva Danilo Dolci in un verso di una sua poesia, che ho sentito da un giovane di Polistena, un paese confinante con Rosarno e San Ferdinando di Calabria: ‘Nessuno cresce se non è sognato’. E che sappiano sognare un mondo dove le diversità non sono guardate come un pericolo ma una ricchezza”. (Raffaele Iaria)  

CEI: la dignità della persona migrante

4 Aprile 2019 - Roma - Il restringimento dei filtri d’accoglienza dei richiedenti asilo, la riduzione delle risorse destinate a qualificare i servizi alla persona, lo smarrimento di tanti operatori: sono questi i principali effetti indotti dalle disposizioni del Decreto Sicurezza (Legge 132/2018), sui cui si sono confrontati i Vescovi del Consiglio Episcopale Permanente nel loro ultimo incontro conclusosi ieri. Attraverso di loro – si legge oggi nel comunicato finale dei lavori presentato durante una conferenza stampa dal segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo - la Chiesa italiana ribadisce “la dignità della persona del migrante; il dovere dell’accoglienza, a cui lo stesso Santo Padre non cessa di richiamare; il servizio generoso sostenuto da tante Diocesi, parrocchie, comunità e famiglie”. “Anche a prezzo di un certo tasso di popolarità, la Chiesa – si legge nel comunicato finale - avverte la necessità di contribuire attivamente a una cultura dell’integrazione, oltre che al superamento dell’indifferenza davanti al dramma di quanti scompaiono nel Mediterraneo o sono torturati nei campi profughi della Libia. Nello specifico, molte Diocesi – a fronte della prospettiva delle dimissioni dai Centri di persone titolari di un permesso di soggiorno umanitario, ma nelle condizioni di perderlo – hanno riaffermato la volontà di continuare a ospitarle, facendosene carico e promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di raccolta fondi”. L’orientamento condiviso dal Consiglio Permanente della CEI è quello di “rimanere nel sistema istituzionale di accoglienza – a stretto contatto con le Prefetture – integrando i servizi con attività completamente autofinanziate, che permettano un corretto processo di inclusione sociale. Fra le ipotesi in campo c’è quella di riprendere in maniera strutturale il percorso già sperimentato positivamente con il modello ‘Protetto. Rifugiato a casa mia’”. (Raffaele Iaria)

CEI: in assemblea anche l’esperienza dei Missionari italiani all’estero

Roma – Durante i gruppi di lavoro della prossima Assemblea Generale della Cei, prevista dal 20 al 23 maggio in Vaticano, è prevista la partecipazione e la testimonianza di persone che hanno vissuto l’esperienza missionaria nei diversi contesti, compresa quella dei Missionari e Cappellani delle 370 missioni Cattoliche Italiane nel Mondo. Lo ha deciso il Consiglio Permanente della Cei che si è concluso ieri e che ha approvato  l’ordine del giorno. L’Assemblea sarà aperta da un intervento di Papa Francesco e dal dialogo con i Vescovi Italiani. Alla luce del nuovo contesto antropologico e sociale, il tema principale – “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria” - intende proporre una nuova “forma” della missione della Chiesa italiana, “ispirata ai criteri dell’Evangelii Gaudium e della consegna che il Papa ha affidato in occasione del Convegno di Firenze”. Per conseguire tale obiettivo – si legge nel comunicato finale del Consiglio Permanente della CEI - verranno messe a fuoco “le modalità e gli strumenti di una nuova presenza missionaria” come quella dei missionari nelle comunità cattoliche Italiane all’estero e di “quanti vengono dalle Chiese dell’Oriente per la cura pastorale dei fedeli”. A conclusione sarà offerta una prima sintesi dei contributi emersi, per riconsegnare un materiale più strutturato al Consiglio Episcopale Permanente di settembre. (Raffaele Iaria)

Migrantes Cagliari: una due giorni per parlare del popolo rom

Cagliari - L’8 e il 9 aprile prossimo si terranno a Cagliari due giornate per la celebrazione della Giornata mondiale dei Rom, Sinti e Camminanti, organizzato dalla Caritas Diocesana di Cagliari e dall’Ufficio Migrantes attraverso due concerti dell’Orchestra Europea per la Pace e dell’Alexian Group di Santino Spinelli. L’8 aprile presso il Teatro Lirico del Comune di Cagliari alle ore 19:00 e il 9 aprile presso l’Auditorium del Conservatorio di Cagliari per gli studenti delle scuole alle ore 10:30. Lo stesso 9 aprile si svolgerà inoltre, a porte aperte, una sessione straordinaria del Consiglio direttivo dell’International Romani Union (IRU), l’organismo rappresentativo con un seggio consultivo permanente alle Nazioni Unite.  

Papa Francesco: “a me non piace dire migranti”, meglio “persone migranti”

Città del Vaticano - “A me non piace dire ‘migranti’, a me piace più dire ‘persone migranti’”. E’ quanto ha detto Papa Francesco ieri durante l’Udienza generale parlando a braccio. Lo ha fatto nella sua meditazione dedicata dal pontefice al viaggio dello scorso fine settimana in Marocco, un Paese dove “la Chiesa è molto impegnata nella vicinanza ai migranti”. “Migranti – ha detto il Papa - è un aggettivo, le persone sono sostantivi”: “Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo, usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi, cioè la sostanza”. “L’aggettivo va attaccato alla persona”, ha detto il Papa, esortando a dire: “Una persona migrante”. “Così c’è rispetto  per non cadere in questa cultura dell’aggettivo che è troppo liquida, troppo gassosa”. Nel viaggio in Marocco, ha sottolineato papa Francesco, “particolare attenzione ho dedicato alla questione migratoria, sia parlando alle autorità, sia soprattutto nell’incontro specificamente dedicato ai migranti. Alcuni di loro hanno testimoniato che la vita di chi emigra cambia e ritorna ad essere umana quando trova una comunità che lo accoglie come persona. Questo è fondamentale”. “Proprio a Marrakech, in Marocco, nel dicembre scorso è stato ratificato il ‘Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare’”, ha ricordato il Papa, evidenziando che “come Santa Sede abbiamo offerto il nostro contributo che si riassume in quattro verbi: accogliere i migranti, proteggere i migranti, promuovere i migranti e integrare i migranti”. “Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana”.

Comunità Francofone in Italia: a Sant’Antimo una giornata di Ritiro Spirituale

Napoli - Per il periodo quaresimale, la Fondazione Migrantes organizza delle giornate di ritiro per le comunità cattoliche francofone in Italia. Domenica 7 aprile 2019, presso la Rettoria dello Spirito Santo in Sant'Antimo, anche le comunità francofone del territorio vivranno una giornata di ritiro spirituale organizzata in collaborazione con le diocesi di Aversa e di Napoli. L’evento – spiega una nota - risponde all’esigenza di “evangelizzare e prendersi cura dei migranti per promuovere atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza, stimolando la società civile e religiosa a valorizzare le varie culture. Così facendo la vita religiosa dei migranti , in particolar modo dei migranti cattolici, diventa una priorità in ogni diocesi tramite percorsi di catechesi, messa in lingua, liturgia, ritiro spirituale e pellegrinaggio, testimonianza della carità”. La Giornata prenderà avvio alle 9 con l’accoglienza; alle ore 10, seguirà la meditazione sul tema “Sfide per le Comunità Cristiane - Sfide dell'incontro e della testimonianza autentica”; dalle 10.45, il momento della Preghiera personale e della confessione; alle 12.30 la celebrazione della Santa Messa. La Rettoria dello Spirito Santo organizza diversi eventi. Fautori di queste giornate di spiritualità e convivialità, rivolte ai fratelli migranti presenti sul territorio diocesano di Aversa, sono il cappellano, Padre Laurianus  Banyuzukwabo; il direttore dell’Ufficio Migrantes, don Evaristo Rutino; il direttore della Caritas diocesana, don Carmine Schiavone.  

A Palermo l’incontro dei giovani italiani nel mondo

Roma - 115 ragazzi italiani provenienti da tutto il mondo si troveranno a Palermo, dal 16 al 19 aprile 2019, per iniziativa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), con la finalità di creare una rete di giovani italiani nel mondo. I partecipanti sono stati selezionati dai Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.) e dalle Consulte regionali per l’emigrazione, aderenti all’iniziativa, con l’intento di mobilitare tutte le comunità d’italiani all’estero e rafforzare le reti istituzionali di rappresentanza di base. I 115 delegati parteciperanno ad un evento di tre giorni e mezzo interamente pensato per renderli protagonisti del futuro del nostro paese e per farli diventare attivatori, nei loro territori di provenienza, di coinvolgimento giovanile e informazione a tutta la comunità. Il programma prevede due giorni di tecniche innovative partecipative, per fare emergere speranze e progetti; un giorno di formazione per approfondire con esperti vari temi (reti di ricercatori italiani nel mondo, lavoro e mobilità, patrimonio artistico, nuove esperienze e opportunità legate alle famiglie expat, soft power, rappresentanza degli italiani all’estero) ed infine una mattina per dialogare con le istituzioni e darsi degli obiettivi di lavoro e di impegno per l’anno a venire. Le istituzioni locali, Comune di Palermo e Regione Siciliana hanno sposato e sostenuto sin da subito questa iniziativa. Benché riservato ai delegati, sarà possibile per tutti seguire i lavori tramite il sito www.seminariodipalermo.it “L’evento arriva nel decennale della Conferenza Mondiale dei Giovani, che nel dicembre del 2008, sempre per iniziativa del CGIE, portò a Roma 400 delegati da tutto il mondo”, ricorda Michele Schiavone, Segretario Generale del CGIE. Il CGIE è un’istituzione composta di 43 eletti in tutti i paesi dove è insediata una comunità di italiani, a cui si aggiungono 20 membri di nomina governativa. “Da inizio febbraio abbiamo coinvolto tutti i ragazzi tramite videoconferenze preparatorie e tramite questionari per incoraggiarli ad un massimo impegno e spiegare loro il potenziale di questa iniziativa” spiega Maria Chiara Prodi, presidente della Commissione “Nuove migrazioni e generazioni nuove”, che da tre anni lavora al progetto.

“Costruttori di Ponti”; domani un seminario a Roma

3 Aprile 2019 - Roma -  Si svolgerà domani, 4 aprile, a partire dalle ore 8.30 presso il Polo didattico di Viale Principe Amedeo 182/184 a Roma il seminario nazionale “Costruttori di Ponti 5 - La scuola racconta le migrazioni” promosso dall'Istituto Alcide Cervi, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università di Roma Tre, il Miur, la Fondazione Migrantes e la Rete Scuole Migranti. Protagoniste le scuole e le associazioni impegnate a costruire e ricostruire, con alunni e studenti, il racconto delle migrazioni, troppo spesso schiacciato dalla narrazione pervasiva dei media. In apertura i saluti istituzionali del rettore dell'Università di Roma Tre, Luca Pietromarchi, del vice ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, della presidente dell'Istituto Cervi, Albertina Soliani e del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. Le diverse sessioni di lavoro saranno incentrate su: la scuola racconta le migrazioni attraverso le arti, attraverso la letteratura e la scrittura, attraverso l'emigrazione italiana. attraverso i minori stranieri non accompagnati e i rifugiati, attraverso i media. In particolare, la sessione dedicata all'emigrazione italiana, coordinata dallo storico Michele Colucci, ricercatore del Cnr, sarà introdotta da Flavia Cristaldi, docente di geografia delle migrazioni dell'Università Sapienza di Roma e prevede interventi di Bruno Aletta, dirigente scolastico dell'Istituto Gramsci di Roma, (Macaroni. Quando i migranti eravamo noi); Delfina Licata della Fondazione Migrantes (Rapporto Italiani nel mondo. Una migrazione stabilmente in movimento); Daniela Maniscalco, insegnante del Comitato Dante Alighieri in Lussemburgo (In viaggio per Paesi e città: avventure e disavventure degli italiani all'estero raccontate ai bambini); Marco Crepaz dell'Associazione Bellunesi nel mondo (Italiani con la radio e lo smartphone).

Migrantes Roma: sabato la conclusione del corso di formazione missionaria e migratoria

Roma – Si svolgerà sabato prossimo, 6 aprile, a Roma, presso il Vicariato, il nuovo appuntamento di formazione missionaria/migrantes promosso dagli uffici Migrantes e della Cooperazione missionaria della diocesi di Roma. Ambrogio Bongiovanni (docente di pedagogia del dialogo interreligioso) e Shahrzad Houshmand (docente di studi islamici) tratteranno il tema: “La diversità religiosa come fattore della migrazione. La sfida dell’evangelizzazione e una sua rilettura alla luce del rispetto delle diversità”. A moderare l’incontro Stefania Falasca, giornalista del quotidiano Avvenire.