Primo Piano

Incontro che fa superare le paure: domani incontro al Divino Amore con rom e sinti

8 Maggio 2019 - Roma - Solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro. Ne è convinta la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che per domani, 9 maggio, dalle 15.30 alle 18.00 presso l’Auditorium del Divino Amore a Roma invita la cittadinanza ad un incontro per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”, diceva papa Francesco alle comunità di migranti durante la sua visita a Bologna dell’ottobre 2017. Parole “certamente vere” per quello che riguarda i Rom e Sinti presenti nel nostro Paese, sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una lettera aperta ricordando anche le parole pronunciate da Papa Paolo VI a Pomezia, il 26 settembre 1965 incontrando questo popolo: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. Oggi, quando si pronuncia la parola “rom”, la “mente – scrive ancora don De Robertis - rincorre il fantasma urbano del povero, dell'accattone, di colui che fruga nei cassonetti o che, con un figlio in braccio, chiede l'elemosina nei vagoni della metropolitana. La si pronuncia con sdegno, la si scrive sui quotidiani con indignazione, la si ritrova nei documenti istituzionali come problema da risolvere. È una parola che genera timore, che richiama paure ataviche, che rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse”. Nella mattinata di domani i circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il Card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il Vescovo Mons. Guerino Di Tora, il neo Arcivescovo di Siena-Val d’Elsa-Montalcino e Segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Paolo Lojudice e il Vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro.    

Migrantes Salerno: messaggio per il Ramadan

7 Maggio 2019 - Salerno - In occasione dell'inizio del Ramadan “auguriamo ai fratelli e le sorelle di fede islamica di vivere con Pace e Serenità questo periodo di preghiera, meditazione e digiuno, fiduciosi della immutata speranza di un cammino di Dialogo, Incontro e Impegno comune per la Pace e l'Armonia tra le persone ed i popoli contro ogni forma di discriminazione, guerra e terrorismo”. Così si legge in un messaggio ai musulmani da parte dell’Ufficio Migrante della diocesi di Salerno – Campagna – Acerno in occasione dell’inizio del mese del Ramadan.

La presenza dei migranti nelle Città metropolitane: on line i nuovi Rapporti

7 Maggio 2019 - Roma - Sono on line i nuovi Rapporti annuali sulla presenza dei migranti nelle città metropolitane, curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – DG immigrazione e politiche di integrazione con ANPAL Servizi. La terza edizione (dati al 1° gennaio 2018) presenta nove approfondimenti (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino, Venezia) e una sintesi comparativa dedicata alle 14 città metropolitane d'Italia (incluse, quindi, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Reggio Calabria). La distribuzione sul territorio nazionale dei 3.714.934 cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti mostra che le prime città metropolitane per numero di presenze sono Milano (quasi 445.000, il 12% del totale) e Roma (346.000, 9,3%). Seguono Torino, Firenze, Napoli e Bologna con percentuali comprese tra il 3,2% e il 2,3%. Le altre città metropolitane accolgono meno del 2% dei cittadini non comunitari titolari di un permesso di soggiorno valido. Milano risulta prima anche per incidenza, tra i residenti, dei cittadini non comunitari: su 100 persone iscritte in anagrafe, poco meno di 12 provengono da un Paese non UE. Seguono Firenze (9,9%), Bologna (8,5%) e Roma (7,4%). Rispetto ai processi di stabilizzazione delle presenze, la quota di lungo soggiornanti sul totale dei cittadini migranti regolarmente presenti è massima a Venezia (74,5%), Genova (65,2%) e Firenze (61,9%), mentre risulta minima a Catania (39,2%) e Cagliari (41,6%). Segnali di stabilizzazione si rilevano anche nelle altre città, con incrementi rilevanti (rispetto al 2017) della quota di lungo soggiornanti a Messina (+6,6%), Reggio Calabria (+5,7%) e Napoli (+5,3%). L'incidenza dei minori (segnale della presenza di nuclei familiari) è massima a Venezia, Milano e Bologna (rispettivamente 23,1%, 22,6% e 22,1%) e minima a Roma, Cagliari e Napoli (rispettivamente 16,4%, 16% e 14,1%). A Bologna e Venezia, inoltre, soggiorna per motivi familiari oltre la metà (rispettivamente 51,3% e 52,1%) dei titolari di un permesso soggetto a scadenza. Il lavoro risulta invece la motivazione di soggiorno prevalente a Napoli, Milano e Firenze (rispettivamente 52,1%, 43,5% e 42,9%). Il tasso di occupazione della popolazione non comunitaria va dal 56,7%, rilevato a Firenze, al 70,4% registrato a Milano; il tasso di disoccupazione risulta minimo a Milano (8,1%) e massimo a Bari (21,1%). Roma, Milano e Napoli ospitano il maggior numero di imprese individuali a titolarità non comunitaria (rispettivamente 37.361, 33.305 e 19.353); a Milano, Firenze e Roma si registra la maggior incidenza di cittadini non comunitari tra i titolari di imprese individuali (rispettivamente 25,6%, 21,5% e 20,2%).

Solo cose belle: dal 9 maggio nelle sale cinematografiche

7 Maggio 2019 - Roma - L’imprevisto irrompe nella tranquilla normalità di un paese romagnolo e innesca una serie di reazioni a catena che sconvolgono la vita di molti dei suoi abitanti. È un imprevisto che ha le fattezze di una famiglia con un cuore grande, che si è  “allargata” nel tempo fino ad accogliere - oltre a un figlio naturale - un profugo africano scappato dalla guerra, un giovane che sconta la condanna con una misura alternativa al carcere, un’ex prostituta con la sua piccola figlia, due disabili di cui uno di origine cinese colpito da ipossia al momento del parto. Tutte persone raggiunte dal carisma di don Oreste Benzi e da quel fiume d’amore scaturito dalla sua testimonianza che ha preso il nome di Comunità Papa Giovanni XXIII. Dal 9 maggio ne possiamo avere un saggio guardando “Solo cose belle”, un film proiettato nelle sale cinematografiche delle principali città italiane che documenta quanto l’impatto con la diversità può rompere equilibri consolidati, provocare reazioni stizzite ma anche generare frutti di umanità rinnovata e germi di cambiamento. È Benedetta - la figlia sedicenne del sindaco uscente impegnato in una complicata campagna elettorale per la riconferma - l'emblema di questo cambiamento. Costretta ad adeguarsi a un ruolo sociale e a un ideale di perfezione che le vanno dannatamente stretti, la ragazza viene terremotata dall’incontro con i membri di una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. A dispetto di ogni convenzione sociale, e con sommo rammarico dei genitori, la ragazza si innamora del giovane Kevin che sta scontando la condanna in affidamento alla casa famiglia, e si coinvolge ogni giorno di più con l’esistenza di questa realtà umana che vive all’insegna di una precarietà totalmente consegnata alle mani della Provvidenza. Benedetta fa i conti con un mondo ai margini che risulta minaccioso fino a quando rimane sconosciuto, ma che si rivela uno scrigno di vitalità umana quando lei e molti dopo di lei decidono di guardarlo da vicino, scoprendo i tesori nascosti nelle pieghe di vite apparentemente “storte”, sbagliate e difettose, e sperimentando quanto l’incontro con la diversità può favorire la riscoperta della propria identità e diventare fonte di arricchimento. Il film è stato presentato in anteprima il 7 dicembre in occasione del cinquantennale della Comunità Papa Giovanni XXIII alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed è ora disponibile nelle sale italiane, con una circuitazione nelle principali città e molte proiezioni-evento (www.solocosebelleilfilm.it). Potremmo definirlo un “frutto cinematografico” della lunga esperienza sul campo maturata dai seguaci di don Oreste Benzi e dalle tante case-famiglia che da anni praticano l’accoglienza e diffondono il profumo della carità cristiana e di un’inclusione che non lascia indietro nessuno. Per questo hanno collaborato alla realizzazione della pellicola - in scena o a supporto della produzione - sia attori professionisti come Giorgio Borghetti, Carlo Maria Rossi e Barbara Abbondanza, sia membri della Comunità e persone che hanno maturato un’esperienza in case famiglia o in altre esperienze sociali. In definitiva, un film che mette al centro la periferia e sfida gli spettatori a  misurare il tasso di umanità che alberga nel loro cuore. (Giorgio Paolucci)      

Vecchiarelli nuovo direttore del Sir, Corrado vice-direttore dell’Ucs Cei

7 Maggio 2019 - Roma – La Presidenza della CEI ha nominato Vincenzo Corrado, finora direttore dell’Agenzia Sir, vice-direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana. Contestualmente il Cda del Sir ha nominato Amerigo Vecchiarelli, finora caporedattore centrale di Tv2000, nuovo direttore dell’Agenzia. Il disegno complessivo, con la regia della Segreteria Generale e nello specifico dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali – si legge in una nota - punta a sviluppare una sempre maggiore convergenza e interattività tra le diverse testate che fanno capo alla Chiesa italiana. A Corrado e Vecchiarelli vanno gli auguri di buon lavoro da parte di tutta la Presidenza della CEI e anche della nostra testata.  

Donne

7 Maggio 2019 - Roma - “Non chiudere gli occhi, non chiudere il cuore e non chiudere la mano a chi bussa alle vostre porte”. L’appello di papa Francesco, lanciato da Sofia, in Bulgaria, in occasione del suo 29° viaggio apostolico, risuona in tutta la sua forza anche nel nostro Paese, dove il tema delle migrazioni continua ad essere oggetto di polemiche e strumentalizzazioni politiche. Nel mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, abbiamo deciso di puntare l’attenzione sulle donne: a quelle che sono costrette a scappare, che sono vittime di violenze e soprusi, a chi restituisce loro il futuro. Consapevoli, come ricorda il Papa, che “alla scuola di Maria impariamo a stare in cammino per giungere là dove dobbiamo stare: ai piedi e in piedi tra tante vite che hanno perso, o a cui hanno rubato, la speranza”. (don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli, don Gianni De Robertis e don Bruno Bignami)

Fisc: A Faenza e Forlì il convegno “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio”

7 Maggio 2019 - Roma - Sarà “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio” il tema del convegno nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in programma il 17 e il 18 maggio tra Fognano, Faenza e Forlì. L’iniziativa è promossa da Il Piccolo e Il Momento, settimanali diocesani rispettivamente di Faenza e di Forlì, per celebrare i 120 anni del primo e i 100 anni del secondo. “Il convegno – spiegano gli organizzatori – vuole essere un contributo alle riflessioni per costruire la cittadinanza europea e favorire il processo democratico di scelta dei propri rappresentanti”. Il convegno si aprirà alle 9.30 del 17 maggio nei saloni del Mic, Museo delle ceramiche di Faenza. La mattinata sarà dedicata al tema “Tra cittadinanza e globalità: comunicare l’Europa”, con un intervento incentrato sulla deontologia di Alessandro Rondoni, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali dei vescovi dell’Emilia Romagna; quello su “Europa e spiritualità” di suor Andrey Pascale della Fraternità monastica di Gerusalemme; con l’esperienza di Paola Cairo, direttrice di Passa Parola (mensile italiano in Lussemburgo); dell’assessore faentina Simona Sangiorgi e di Samuele Marchi della redazione del Piccolo. La mattinata si chiuderà con una tavola rotonda a partire dalle esperienze concrete di alcuni giovani che hanno conosciuto l’Europa attraverso esperienze di volontariato o di Erasmus. Nel pomeriggio l’appuntamento è alla chiesa di S. Maria dell’Angelo per parlare di “Come costruire l’Europa; comunicare valori e linee di sviluppo”. Ai saluti iniziali dei vescovi mons. Toso (Faenza) e mons. Ghirelli (Imola), seguiranno gli interventi del vescovo di Piacenza, mons. Gianni Ambrosio, dei giornalisti Alessandro Di Maio e Anatolij Guljaev (Bielorussia); di Marco Venturelli, segretario nazionale di ConfCooperative, e di Marco Granelli, imprenditore, vice presidente nazionale di Confartigianato. Sabato 18 maggio, nella sala don Bosco di Forlì, interverranno Giuliana Laschi e Marco Borraccetti, docenti dell’Università di Bologna, e i giornalisti Gianni Borsa (Sir) e Roberta Brunazzi (Il Momento). Al convegno saranno affiancanti alcuni eventi culturali, come l’istallazione che sarà inaugurata mercoledì 15 maggio: la porta principale del duomo di Faenza sarà rivestita delle coperte termiche dorate con le quali vengono soccorsi i migranti nel Mar Mediterraneo, un’installazione di Giovanni De Gara già ospitata da diverse città e che potrà essere ammirata fino al 26 maggio sul sagrato del duomo.

Scout cattolici: scegliamo l’accoglienza

7 Maggio 2019 - Roma – “Sentiamo la solitudine e l’indifferenza come le principali malattie del nostro tempo, da cui vogliamo guarire innanzitutto noi stessi: siamo consapevoli che non è in gioco solo l’umanità di chi rischia ogni giorno di soccombere, ma la nostra stessa umanità, la nostra capacità di amare e di rimanere disponibili all’incontro e alla condivisione, alla conoscenza e alla relazione”. È un passaggio del documento La scelta di accogliere, approvato dal 45° Consiglio generale Agesci che si è riunito a Bracciano, dal 25 aprile al 28 aprile, a cui hanno partecipato circa 350 capi scout provenienti da tutta Italia. “Noi, capi e capo dell’Agesci – si legge ancora nel testo – 'scegliamo di accogliere' perché lo facciamo da sempre. Sentiamo oggi ancora più forte l’esigenza di confermare questa scelta in ogni ambito della nostra vita, della nostra azione educativa, politica e di servizio, nelle nostre famiglie, nei nostri gruppi, nella comunità civile e nella Chiesa. Scegliamo innanzitutto di ascoltare con rispetto e delicatezza; vogliamo accogliere l’altro con la sua storia, il suo presente e il suo desiderio di futuro e rimaniamo nella disponibilità ad essere accolti a nostra volta, riconoscendo le nostre stesse fragilità, resistenze e paure. Siamo consapevoli che l’accoglienza richiede costanza e continuità, un tempo disteso, che possa andare oltre i bisogni immediati e urgenti”. Il documento contiene dieci punti che spiegano perché l’Agesci “sceglie di accogliere”, a cui si aggiungono 13 impegni, compreso quello di “raccogliere l’invito di Papa Francesco a essere costruttori di ponti e non di muri”.  

Card. Bassetti: il forestiero? Non sia capro espiatorio

6 Maggio 2019 - Roma - L’Europa è attraversata da «grandi sfide» attuali, fra cui quella migratoria, che stanno generando «una preoccupante cultura della paura». Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, chiede di «ripartire dall’uomo» per costruire «una nuova Europa». Lo ha fatto ad Assisi nell’incontro promosso dalla scuola di formazione socio-politica “Toniolo”. Parlando di Giorgio La Pira, il Cardinale mette in guardia dalla «paura dell’altro perché non lo si riconosce più come un nostro simile» e del «forestiero che non solo è costretto a vivere come un apolide in terra straniera, ma che sempre più spesso è diventato una sorta di capro espiatorio di tutti i mali della nostra società». Bassetti invoca un’«Europa dei popoli che possa contrastare i rigurgiti di xenofobia di cui si odono gli strali». E sprona i cattolici: «È il momento di proporre e di agire». Citando Papa Francesco, esorta a «investire nella vita, nella famiglia, nei giovani». Ed evocando il sindaco “santo” di Firenze ricorda che «non c’è Europa senza Mediterraneo e non c’è Mediterraneo senza Europa. E in futuro non ci potrà mai essere un’Europa stabilmente in pace, senza pace nel Mediterraneo». Da qui il richiamo all’Incontro di riflessione e spiritualità con tutti i vescovi cattolici dei Paesi rivieraschi che la CEI organizzerà a Bari nel febbraio 2020. «Un’occasione unica – afferma il Cardinale –. Mai prima d’ora era stato organizzato un simile evento» che «valorizzando la sinodalità si prefigge di compiere un piccolo passo verso la promozione di una cultura del dialogo». (Giacomo Gambassi)  

Mons. Lojudice: il pensiero al mondo rom e ai migranti

6 Maggio 2019 - Roma – “Forse sarà un caso ma saluterò e ringrazierò il Papa della fiducia che mi ha accordato, per la prima volta dopo la mia nomina ad arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, ‘circondato dal popolo rom’: è un’eredità che ormai mi appartiene e a cui resterò legato per tutta la vita”. Lo ha detto questa mattina il neo arcivescovo della diocesi toscana, Mons. Paolo Lojudice parlando anche dell’incontro che circa 500 tra rom e sinti avranno la mattina del 9 maggio con Papa Francesco promosso dalla Fondazione Migrantes. Nel comunicare la nomina, il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario di Papa Francesco per la diocesi di Roma ha “ringraziato il Signore” per tutti gli anni che “don Paolo ha vissuto nella Chiesa di Roma”; ne ha ricordato “lo spirito spiccatamente romano” e ha sottolineato una curiosa coincidenza: la nomina arriva nel giorno in cui monsignor Lojudice festeggia i trent’anni di ordinazione sacerdotale. Del nuovo Arcivescovo di Siena, il Cardinale vicario ha evidenziato “l’attenzione al popolo di Dio”, alla “dimensione caritativa e alla realtà missionaria”, i suoi “stretti rapporti con la popolazione rom”, la “particolare attenzione ai migranti”, lo stile fatto di “presenza, tenacia, dedizione, coinvolgimento, inventiva”. “Siamo fatti tutti di una comune umanità, tutti, come si dice in una battuta comune, ‘sulla stessa barca’ ", ha detto Mons. Lojudice: "questa consapevolezza mi ha spinto sempre più a superare e a far superare barriere, ostacoli, muri che spesso si ergono tra le persone; a capire che la nostra vocazione e la nostra vita sacerdotale sono “impastate” con quella della gente a cui siamo mandati, che non sono prima alcuni o prima altri, vicino o lontani, bianchi o neri, ma tutti… A comprendere e a far comprendere che noi preti per primi dobbiamo scendere dai ‘piedistalli di argilla’ dove qualche volta saliamo con il rischio di precipitare rovinosamente a terra, per servire prima di essere serviti”. Infine, il “saluto al popolo rom della città di Roma”, in “un momento storico molto delicato, in cui il rischio di discriminazione sociale è molto alto, anche all’interno della Chiesa”. (R.Iaria)

Papa Francesco: il mondo dei rifugiati “è un po’ una croce, una croce dell’umanità”

6 Maggio 2019 - Sofia – “Grazie tante per la vostra accoglienza. Grazie ai bambini, per il loro canto tanto bello. Loro portano gioia nel vostro cammino. Il vostro cammino è non sempre bello, e poi c’è il dolore di lasciare la patria e cercare di inserirsi in un'altra patria... C’è sempre la speranza...”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco durante la visita, in forma privata, al Centro Profughi “Vrazhdebna” nella periferia della capitale bulgara. Il Papa si è recato nel refettorio dove si trovavano riunite circa 50 persone tra genitori e bambini. I bambini presenti nel Centro provengono da Siria ed Iraq. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa. “Oggi – ha detto -  il mondo dei migranti e rifugiati è un po’ una croce, una croce dell’umanità, è la croce che tanta gente soffre... Io ringrazio voi, la vostra buona volontà, e auguro il meglio a voi e a vostri concittadini che avete lasciato nella vostra patria” La visita al campo profughi ha aperto la seconda giornata del viaggio apostolico del pontefice in Bulgaria.

Mons. Lojudice nuovo arcivescovo di Siena- Colle Val d’Elsa-Montalcino

6 Maggio 2019 - Roma - Mons. Paolo Lojudice è stato nominato oggi da Papa Francesco nuovo Arcivescovo di Siena. Per anni impegnato nella pastorale migratoria con la Migrantes della diocesi di Roma il neo arcivescovo senese è attualmente vescovo ausiliare di Roma per il settore Sud, Segretario della Commissione Episcopale per le Migrazioni e Vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio. Nato il 1° luglio del 1964 e ordinato sacerdote il 6 maggio 1989 nella diocesi di Roma Mons. Lojudice, dopo l’ordinazione sacerdotale è stato Vicario parrocchiale della parrocchia S. Maria del Buon Consiglio (1989-1992); Vicario parrocchiale della parrocchia S. Virgilio (1992-1997); Parroco della parrocchia S. Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca (1997-2005); Padre Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore e parroco a S. Luca al Prenestino. Mons. Mons. Antonio Buoncristiani dimessosi per raggiunti limiti di età. L’annuncio è stato dato in contemporanea con la Sala Stampa della Santa Sede nella diocesi di Siena e al Vicariato di Roma. A Mons. Lojudice gli auguri di un ministero proficuo nella nuova diocesi dalla Fondazione Migrantes e dalla nostra testata. (R.I.)  

Papa Francesco: oggi in Bulgaria l’incontro con i profughi di un campo

6 Maggio 2019 - Sofia - Papa Francesco ha aperto la sua seconda giornata in Bulgaria, con la visita, in forma privata, al Centro Profughi “Vrazhdebna” nella periferia della capitale bulgara. Il Papa si è recato nel refettorio dove si trovavano riunite circa 50 persone tra genitori e bambini. I bambini presenti nel Centro provengono da Siria ed Iraq. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa. Il pontefice ha quindi salutato le famiglie accolte nel Centro e rivolto loro alcune parole. Il centro attualmente ospita almeno 45 bambini. Anche tra gli operatori e volontari Caritas Bulgaria ci sono immigrati: il Papa, ad esempio ha conversato, con una donna afghana che è in Bulgaria da cinque anni e la cui famiglia si trova negli Stati Uniti. (R. Iaria)

Papa Francesco “non chiudere gli occhi, il cuore e la mano a chi bussa alle vostre porte”

6 Maggio 2019 - Sofia - Migrazioni e “inverno demografico”. Sono le due sfide più urgenti che la Bulgaria si trova ad affrontare, secondo papa Francesco in visita in questo Paese e in Macedonia. “Ora, in questo frangente storico, a trent’anni dalla fine del regime totalitario che ne imprigionava la libertà e le iniziative – ha detto il papa nel suo primo discorso ieri a Sofia – la Bulgaria si trova ad affrontare le conseguenze dell’emigrazione, avvenuta negli ultimi decenni, di più di due milioni di suoi concittadini alla ricerca di nuove opportunità di lavoro”. “Nel medesimo tempo la Bulgaria – come tanti altri Paesi del vecchio continente – deve fare i conti con quello che può essere considerato come un nuovo inverno”, ha proseguito il Papa: quello demografico, che è sceso come una cortina di gelo su tanta parte dell’Europa, conseguenza di una diminuzione di fiducia verso il futuro”. “Il calo delle nascite, dunque, sommandosi all’intenso flusso migratorio, ha comportato lo spopolamento e l’abbandono di tanti villaggi e città”, ha detto il pontefice. La Bulgaria, inoltre, “si trova a confrontarsi con il fenomeno di coloro che cercano di fare ingresso all’interno dei suoi confini, per sfuggire a guerre e conflitti o alla miseria, e tentano di raggiungere in ogni modo le aree più ricche del continente europeo, per trovare nuove opportunità di esistenza o semplicemente un rifugio sicuro”. Poi le parole rivolte al presidente bulgaro, incontrato poco prima in privato: “Conosco l’impegno con cui i governanti di questo Paese, da anni, si sforzano di creare le condizioni affinché, soprattutto i giovani, non siano costretti a emigrare”: “Vorrei incoraggiarvi a continuare su questa strada a compiere ogni sforzo per promuovere condizioni favorevoli affinché i giovani possano investire le loro fresche energie e programmare il loro futuro personale e familiare, trovando in patria condizioni che permettano una vita degna”. “E a voi, che conoscete il dramma dell’emigrazione, mi permetto di suggerire di non chiudere gli occhi, il cuore e la mano – come è nella vostra tradizione – a chi bussa alle vostre porte”. “Il vostro Paese – ha sottolineato - si è sempre distinto come un ponte fra est e ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace. Lo sviluppo, anche economico e civile, della Bulgaria passa necessariamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione di questa sua specifica caratteristica. Possa questa terra, delimitata dal grande fiume Danubio e dalle sponde del mar Nero, resa fertile dall’umile lavoro di tante generazioni e aperta agli scambi culturali e commerciali, integrata nell’Unione europea e dai solidi legami con Russia e Turchia, offrire ai suoi figli un futuro di speranza. Dio benedica la Bulgaria, la conservi pacifica e accogliente e la renda prospera e felice!”.  

Incontro che fa superare le paure: al Divino Amore incontro per conoscere il popolo rom e sinto

6 Maggio 2019 - Roma - Solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro. Ne è convinta la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che per il 9 maggio prossimo, dalle 15.30 alle 18.00 presso l’Auditorium del Divino Amore a Roma invita la cittadinanza ad un incontro per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”, diceva papa Francesco alle comunità di migranti durante la sua visita a Bologna dell’ottobre 2017. Parole “certamente vere” per quello che riguarda i Rom e Sinti presenti nel nostro Paese, sottolinea il Direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una lettera aperta ricordando anche le parole pronunciate da Papa Paolo VI a Pomezia, il 26 settembre 1965 incontrando questo popolo: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. Oggi, quando si pronuncia la parola “rom”, la “mente – scrive ancora don De Robertis - rincorre il fantasma urbano del povero, dell'accattone, di colui che fruga nei cassonetti o che, con un figlio in braccio, chiede l'elemosina nei vagoni della metropolitana. La si pronuncia con sdegno, la si scrive sui quotidiani con indignazione, la si ritrova nei documenti istituzionali come problema da risolvere. È una parola che genera timore, che richiama paure ataviche, che rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse”. In mattinata i circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il vescovo Mons. Guerino Di Tora, il vescovo ausiliare di Roma e Segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Paolo Lojudice e il vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro.      

Mons. Russo: ogni volta che aiutiamo persone in situazione di indigenza facciamo del bene

4 Maggio 2019 - Roma - Il protocollo che “abbiamo firmato è “la conferma di un percorso lungo che vede insieme diverse istituzioni”. Un progetto “in cui l’integrazione è effettiva ed efficace”. Lo ha detto il segretario generale della Cei ieri pomeriggio dopo la firma al Viminale ì di un nuovo protocollo per l’arrivo, in due anni, di 600 richiedenti asilo da Etiopia, Niger e Giordania. Si tratta di persone vulnerabili (famiglie con bambini, malati, donne a rischio di tratta), che vivono attualmente in campi profughi e altre sistemazioni precarie, appartenenti per lo più a nazionalità del Corno d’Africa, dell’Africa sub sahariana e anche della Siria. Il segretario della cei ha esortato a “non avere paura di chi arriva: ogni volta che aiutiamo persone in situazione di indigenza facciamo del bene. A maggior ragione in questo momento difficile è importante moltiplicare gli sforzi e non tirarsi indietro”.  A siglare il protocollo la Conferenza Episcopale Italiana (che agirà attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes), con il Segretario generale, mons. Russo, e la Comunità di Sant’Egidio, con il suo presidente Marco Impagliazzo, come promotori, insieme a rappresentanti dei ministeri dell’Interno e degli Esteri. Dopo il loro arrivo, che avverrà in modo legale e sicuro, i richiedenti asilo verranno accolti in diverse regioni italiane e sarà avviata la loro integrazione, a partire dall’apprendimento della lingua e della scolarizzazione dei minori, secondo un progetto totalmente autofinanziato grazie all’8xmille della Chiesa Cattolica e a una raccolta fondi della Comunità di Sant’Egidio. Grazie agli stessi promotori, un precedente protocollo per richiedenti asilo provenienti sempre dall’Etiopia, ha già permesso l’ingresso e la progressiva integrazione di 498 profughi, in un centinaio di comuni di 18 regioni italiane, con l’impegno e il coinvolgimento di numerose Diocesi. (Raffaele Iaria)          

Scalabriniani: ancora morti nel Mediterraneo, “l’Europa, però, pensa ad altro

4 Maggio 2019 -
Roma - "Il Mare Egeo si tinge sempre più di sangue: una strage di donne e bambini nell'ennesimo viaggio della speranza divenuta una tragedia purtroppo nota". Lo scrive in una nota l'Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Le acque davanti al distretto di Ayvalik, nella provincia di Balikesir, nel nord-ovest della Turchia sono ancora principali "testimoni del percorso principale scelto dai migranti intenzionati a raggiungere l'isola di Lesbo. La Turchia è di fatto e in molti casi un paese di transito verso l'Ue", si legge nella nota.
“L’attualità ci offre occasioni costanti di dimostrarci esseri umani capaci di sentimenti profondi di partecipazione emotiva verso i drammi di altre persone, quanto più nel caso di bambini, ma anche di compiere gesti conseguenti di prossimità, sicuramente controcorrente visto il clima sociale sempre più discriminante che respiriamo in Italia e in Europa”, afferma p. Claudio Gnesotto, presidente della Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus). “Buona parte della classe politica non sta dando un buon esempio anche in questa occasione, come già in passato, purtroppo. La tattica securitaria, se ha ridotto gli arrivi in Italia, non ha però diminuito il tasso delle morti che pesano sulla coscienza di chi ci ha condotto in questo stallo contrassegnato da mille promesse fatte, e pochissime mantenute”, continua p. Gnesotto. “È necessario, in questo tempo di confusione e timori indotti a piene mani, che tutti coloro che nella società civile si stanno impegnando, spesso con fatica, per il bene di altri fratelli e sorelle in cammino, non perdano l’entusiasmo di farlo, anche se questo potrebbe sembrare fuori moda. Essere umani infatti vuol dire essere capaci di rischiare l’incontro, senza se e senza ma”, conclude p. Claudio. Gli scalabriniani  ribadiscono "l’urgenza di mettere in atto la buona pratica sostenuta in primis da forze ecclesiali, indicata di nuovo anche da Papa Francesco, della creazione ordinaria di canali umanitari, perché quelli messi in atto sono ancora insufficienti se si pensa alle migliaia di persone 'bloccate' in luoghi concreti e segnati da violenze e guerra civile appena dall’altra parte del mediterraneo, dove i diritti umani sono violati in maniera grave e continuativa".

Migranti: ancora morti in un naufragio nell’Egeo

4 Maggio 2019 -

Roma - Nuova strage di migranti nel mar Egeo. Nella rotta 'blindata' dall’accordo Ue-Turchia del 2016, gli attraversamenti si sono ridotti ma si continua a morire. Almeno 9  persone, 4 donne e 5 bambini, hanno perso la vita dopo che il natante su cui erano partiti dalla costa turca di Ayvalik verso le isole greche è affondato. La guardia costiera di Ankara ne ha recuperato i corpi in mare, portando in salvo 5 loro compagni di viaggio, tra cui una donna e un altro minore.Risultano ancora disperse altre 3 persone che si trovavano a bordo, tra cui le autorità sospettano possa esserci lo scafista. Fino a sera le ricerche sono proseguite a ovest dell’isolotto disabitato di Ciplak, a circa un chilometro dalla costa turca. Una strage che giunge a poche ore dalla morte di un altro migrante sempre nelle acque dell’Egeo ma più a sud, al largo di Bodrum. Con l’avvicinarsi dell’estate, potrebbe esserci un’impennata dei tentativi di attraversamento, dopo che nei primi quattro mesi dell’anno i viaggi della speranza in questo tratto di mare erano diminuiti.

Secondo il ministero dell’Interno di Ankara, a effettuare la traversata è stato il 17,6% in meno rispetto al 2018, scendendo a 6.864. Un calo confermato anche dai dati dell’Acnur. Eppure, la Turchia resta una terra di transito cruciale per i flussi verso l’Europa. A dimostrarlo è anche il drammatico ritrovamento dei corpi assiderati di sei uomini nella provincia orientale di Van, al confine con l’Iran, dopo lo scioglimento delle nevi invernali. Persone probabilmente morte nell’attraversamento della frontiera.

Papa Francesco: in Bulgaria la visita ad un campo profughi

3 Maggio 2019 - Città del Vaticano -Inizierà domenica, 5 maggio, il 29.esimo viaggio apostolico di Papa Francesco in Bulgaria e nella Macedonia del Nord. Un viaggio durante il quale il pontefice non trascurerà certamente l’ attenzione alle realtà spesso dimenticate. Lunedì, infatti, visiterà, in forma privata, un campo profughi a Sofia, come si legge nel programma del viaggio  presentato questa mattina in Vaticano dal Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. “Spero che l’incontro del Papa con i profughi possa incoraggiare un clima di accoglienza”, ha detto ai microfoni di Vatican News Vanya Klecherova, responsabile per la comunicazione di Caritas Bulgaria, e “spero che questo gesto del Santo Padre possa far capire a tutti che siamo uguali nelle vulnerabilità”. “Non ci sarà un discorso del Papa”,  ha detto Gisotti informando che il Papa incontrerà un centinaio di persone e riceverà dei disegni da parte dei bambini del campo.  

Torino: continua la visita pastorale di mons. Nosiglia nelle comunità migranti

3 Maggio 2019 - Torino – Continua la visita pastorale delle comunità migranti voluta dall’arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia. Prossima tappa, domenica 5 maggio, con la visita a quattro comunità: albanesi, romeni, ucraini e ungheresi. Alle 09.30 Mons. Nosiglia verrà accolto presso la chiesa della Madonna del Carmine (via del Carmine 3), dalle 10 alle 11 incontra i comitati pastorali e le catechiste e alle 11.30 celebra l’Eucaristica. Le visite proseguiranno domenica 19 maggio con “L’Arcivescovo incontra l’Asia e le sue genti” nella Chiesa di San Giovanni Evangelista mentre domenica 26 maggio l’incontro con le popolazioni provenienti dalle America nella chiesa del Sacro Cuore. Domenica 26 maggio l’incontro con i giovani migranti nella Chiesa di San Domenico e  il 23 giugno conclusione della visita con una celebrazione eucaristica per tutte le comunità migranti nella Cattedra di San Giovanni Battista.