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Claustrali: “noi, sorelle, preoccupate e in preghiera per questo Paese e i migranti senza voce”

15 Luglio 2019 - Milano - Pubblichiamo una lettera aperta di alcune suore ospitata ieri dal quotidiano “Avvenire”   «Egregio signor presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Egregio signor presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, siamo sorelle di alcuni monasteri di clarisse e carmelitane scalze, accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione. Non ci è stato possibile contattare tutte le fraternità monastiche esistenti sul territorio nazionale, ma sappiamo di essere in comunione con quante di loro condividono le stesse nostre preoccupazioni e il nostro stesso desiderio di una società più umana. Con questa lettera aperta vorremmo dare voce ai nostri fratelli e sorelle migranti che scappano da guerre, persecuzioni e carestie, affrontano viaggi interminabili e disumani, subiscono umiliazioni e violenze di ogni genere che ormai più nessuno può smentire. I racconti di sopravvissuti e soccorritori, infatti, così come le statistiche di istituzioni internazionali quali l’Acnur/Unhcr o l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e i reportage giornalistici che approfondiscono il fenomeno migratorio, ci mostrano una realtà sempre più drammatica. Facciamo nostro l’appello contenuto nel Documento sulla fratellanza umana firmato da papa Francesco e dall’imam di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb chiedendo «ai leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace». E tutto questo in particolar modo «in nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro Paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna». Anche noi, quindi, osiamo supplicarvi: tutelate la vita dei migranti! Tramite voi chiediamo che le istituzioni governative si facciano garanti della loro dignità, contribuiscano a percorsi di integrazione e li tutelino dall’insorgere del razzismo e da una mentalità che li considera solo un ostacolo al benessere nazionale. Accanto alle tante problematiche e difficoltà ci sono innumerevoli esempi di migranti che costruiscono relazioni di amicizia, si inseriscono validamente nel mondo del lavoro e dell’università, creano imprese, si impegnano nei sindacati e nel volontariato. Queste ricchezze non vanno svalutate e tante potenzialità andrebbero riconosciute e promosse. La nostra semplice vita di sorelle testimonia che stare insieme è impegnativo e talvolta faticoso, ma possibile e costruttivo. Solo la paziente arte dell’accoglienza reciproca può mantenerci umani e realizzarci come persone. Siamo anche profondamente convinte che non sia ingenuo credere che una solidarietà efficace, e indubbiamente ben organizzata, possa arricchire la nostra storia e, a lungo termine, anche la nostra situazione economica e sociale. È ingenuo piuttosto il contrario: credere che una civiltà che chiude le proprie porte sia destinata ad un futuro lungo e felice, una società tra l’altro che chiude i porti ai migranti, ma, come ha sottolineato papa Francesco, «apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti». Ciò che ci sembra mancare oggi in molte scelte politiche è una lettura sapiente di un passato fatto di popoli che sono migrati e una lungimiranza capace di intuire per il domani le conseguenze delle scelte di oggi. Molti monasteri italiani, appartenenti ai vari ordini, si stanno interrogando su come contribuire concretamente all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane. Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti. E, al tempo stesso, tutte noi cerchiamo di essere in ascolto della nostra gente per capirne le sofferenze e le paure. Desideriamo metterci accanto a tutti i poveri del nostro Paese e, ora più che mai, a quanti giungono in Italia e si vedono rifiutare ciò che è diritto di ogni uomo e ogni donna sulla terra: pace e dignità. Molte di noi hanno anche avuto modo di conoscere da vicino le loro tragedie. Desideriamo sostenere coloro che dedicano tempo, energie e cuore alla difesa dei profughi e alla lotta a ogni forma di razzismo, anche semplicemente dichiarando la propria opinione. Ringraziamo quanti, a motivo di ciò, vengono derisi, ostacolati e accusati. Vale ancora l’art. 21 della nostra Costituzione che sancisce per tutti «il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Desideriamo dissociarci da ogni forma di utilizzo della fede cristiana che non si traduca in carità e servizio. Infine, in comunione con il magistero di fraternità e di solidarietà di papa Francesco, desideriamo obbedire alla nostra coscienza di donne, figlie di Dio e sorelle di ogni persona su questa terra, esprimendo pubblicamente la nostra voce. Vi ringraziamo per l’attenzione con cui avete letto il nostro appello. Ringraziamo lei, presidente Mattarella, per i suoi inviti continui alla pace e per la sua fiducia nel dialogo che permette, come ha detto in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, «di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale». Ringraziamo lei, presidente Conte, per il suo non facile ruolo di mediatore e garante istituzionale all’interno del Governo. Vi ringraziamo sinceramente per quello che già fate a favore di una convivenza pacifica e di una società più accogliente. E assicuriamo la nostra preghiera per voi, per quanti operano nelle istituzioni, per il nostro Paese e per l’Europa, perché insieme collaboriamo a promuovere il vero bene per tutti».   Le sorelle: Clarisse di Lovere (Bg), Carmelitane scalze di Sassuolo (Mo), Clarisse di Milano, Clarisse di Fanano (Mo); Carmelitane scalze di Crotone, Clarisse di Grottaglie ( Ta), Carmelitane scalze di Parma, Clarisse di Padova, Carmelitane scalze di Cividino (Bg), Clarisse di Montagnana (Pd), Carmelitane scalze di Venezia, Clarisse di Mantova, Carmelitane scalze di Savona, Clarisse di Urbania (Pu), Clarisse urbaniste di Montalto (Ap), Clarisse di Imperia Porto Maurizio (Im), Clarisse urbaniste di Montone (Pg), Clarisse cappuccine di Fiera di Primiero ( Tn), Clarisse di S. Severino Marche (Mc), Clarisse urbaniste di S. Benedetto del Tronto (Ap), Clarisse di Vicoforte (Cn), Clarisse di Bra (Cn), Clarisse di Sant’Agata Feltria (Rn), Clarisse di Roasio ( Vc), Clarisse di Verona, Clarisse di S. Lucia di Serino (Av), Clarisse urbaniste di Altamura (Ba), Clarisse di Otranto (Le), Clarisse di Carpi (Mo), Clarisse di Leivi (Ge), Clarisse di Alcamo ( Tp) – Monastero Sacro Cuore, Clarisse di Alcamo ( Tp) – Monastero santa Chiara, Clarisse di Bologna, Clarisse di Boves (Cn), Clarisse di Sassoferrato (An), Clarisse di Termini Imerese (Pa), Carmelitane scalze di Monte S. Quirico (Lu), Clarisse di Chieti, Carmelitane scalze di Arezzo, Clarisse di Pollenza (Mc), Clarisse cappuccine di Napoli, Clarisse urbaniste di Osimo (An), Clarisse cappuccine di Mercatello sul Metauro (Pu), Clarisse di Castelbuono (Pa), Clarisse di Porto Viro (Ro), Clarisse cappuccine di Brescia, Clarisse di Bergamo, Carmelitane scalze di Bologna, Clarisse di Rimini, Clarisse di Manduria ( Ta), Clarisse di Urbino (Pu), Clarisse di Bienno (BS), Clarisse di Scigliano (Cs), Clarisse di Sarzana (Sp), Carmelitane scalze di Piacenza, Clarisse di Caltanissetta, Clarisse di Ferrara, Clarisse di Iglesias (Ci), Carmelitane scalze di Legnano (MI), Clarisse di San Marino (Repubblica di San Marino), Carmelitane scalze di Nuoro, Clarisse cappuccine di Città di Castello (Pg)      

Restiamo umani: oggi presidio a Montecitorio

15 Luglio 2019 - Roma - Padre Alex Zanotelli aderirà alla mobilitazione organizzata dalla rete “Restiamo umani” contro il decreto sicurezza bis, in programma oggi, 15 luglio, davanti a Montecitorio. “Siamo passati dall’apartheid politica a quella economica: l’1% della popolazione mondiale ha tanto quanto il 99%. È questa una delle ragioni fondamentali per le migrazioni, insieme alle guerre e ai cambiamenti climatici. Per questo denuncio il cinismo con cui il governo giallo-verde respinge i “naufraghi dello sviluppo” – scrive padre Zanotelli in un comunicato –. È l’etica ad essere colpita a morte perché questo decreto dichiara reato salvare vite umane in mare”.

“Migranti e Religioni”: un convegno CEI a Roma

12 Luglio 2019 - Roma – “Migranti e religioni”: questo il tema di un convegno di studi promosso dall’Ufficio Nazionale per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana, insieme ai rappresentanti delle Chiese cristiane che sono in Italia - Amministrazione delle Parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia, Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, Chiesa Apostolica Armena d’Italia, Chiesa d’Inghilterra, Diocesi Copto Ortodossa di San Giorgio Roma, Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. “Vorremmo – si legge in una nota - fare un discorso positivo sull’immigrazione, evitando fake-news e dibattiti solo negativi, evidenziando il valore degli immigrati che sono nel nostro paese ed anche il contributo che le religioni, nelle loro diverse espressioni, danno per rendere possibile la convivenza nella diversità”. Al convegno, dal 18 al 23 novembre, interverranno studiosi e esponenti delle diverse confessioni cristiane.    

Lampedusa: una giornata per ricordare la visita del Papa

12 Luglio 2019 - Lampedusa – Una giornata per ricordare l’anniversario della venuta di Papa Francesco a Lampedusa. Lo ha deciso il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento per domenica 14 luglio 2019 a sei anni dalla visita del pontefice sull’isola. Fu proprio il porporato, allora Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, ad accogliere Papa Francesco in quella giornata, rimasta storica: primo viaggio del pontificato di Papa Bergoglio. Nella maggiore delle Pelagie, il Pontefice, dopo avere lanciato in mare una corona di fiori in memoria dei migranti morti nel Mediterraneo, incontrando alcuni giovani migranti sul Molo Favarolo, luogo di approdo dei migranti, parlò di globalizzazione dell’indifferenza e di una società che ha dimenticato l’esperienza di piangere… E lunedì scorso, per ricordare la visita, ha celebrato una liturgia eucaristica nella Basilica di San Pietro con 250 persone tra migranti e volontari e durante la quale ha detto che “sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea”. Essi – ha detto – sono “solo alcuni degli ultimi che Gesù̀ ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità̀ premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società̀ globalizzata”. (Raffaele Iaria)  

Farnesina: dal 24 al 26 luglio la conferenza con gli ambasciatori italiani nel mondo

12 Luglio 2019 - Roma -  A distanza di due anni la Farnesina torna a riunire a Roma oltre 100 tra Ambasciatori italiani nel mondo. Il 24 luglio si apre al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale la XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia. Un'occasione di confronto e riflessione affinché la Farnesina, grazie alla sua rete diplomatica, possa rappresentare – spiega una nota -  sempre di più, “un valore aggiunto per la sicurezza e la crescita di tutto il Sistema Paese”. I lavori della Conferenza si snoderanno tra l'impegno della diplomazia italiana su temi come Europa, Mediterraneo, cooperazione, sfide della globalizzazione, soft power italiano e tutela dei connazionali all'estero. La Conferenza si chiuderà il 26 luglio alla Farnesina.    

OIM: 641mila i migranti in Libia

12 Luglio 2019 - Tunisi - Sono almeno 641.398 i migranti censiti in Libia dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) nella 25ma edizione della raccolta dati del Displacement Tracking Matrix (Dtm) pubblicata ieri e relativa al trimestre marzo-maggio 2019. Secondo detto rapporto, riferisce Ansamed, i migranti in Libia provengono da oltre 39 diverse nazioni e risultano presenti in tutti i 100 comuni libici, distribuiti in 565 delle 667 comunità della Libia. “Il conflitto armato, iniziato il 4 aprile 2019 a Tripoli sud, ha mostrato un impatto sostanziale sulla situazione dei migranti nelle aree colpite da scontri durante il periodo di riferimento - si legge nella sintesi - Più specificamente, ha aumentato la vulnerabilità dei migranti presenti in queste aree, innescando movimenti di gruppi di migranti verso le aree vicine nella Libia occidentale e ha anche portato a una diminuzione delle opportunità di lavoro segnalate per i migranti”. Secondo il rapporto il 9% dei migranti sono minori, di cui il 34% non accompagnati. Il 13% sono donne. Il 65% di questi migranti proviene dall'Africa sub-sahariana, il 29% dal Nord Africa e il 6% da Paesi asiatici o mediorientali. Il Niger è il paese di maggior provenienza, seguito da Egitto e Ciad (15% ognuno), Sudan (11%) e Nigeria (9%). Sempre secondo il rapporto dell'OIM il 57% dei migranti vive in locali presi in affitto e pagati a proprie spese, il 12% in campi informali, il 10% in case messe a disposizione dai datori di lavoro e l'8% direttamente sul posto di lavoro. Il 20% dei migranti identificati abita nell'area di Tripoli, l'11% nella regione di Agedabia e il 9% in quella di Murzuq, nel Fezzan.  

Card. Osoro: “nel forestiero il volto di Cristo crocifisso e resuscitato”

11 Luglio 2019 - Madrid - In occasione del sesto anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa, il cardinale arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro, dedica la sua nuova lettera settimanale alla “mobilità umana che riguarda tutti per motivazioni differenti”. In un testo pieno di riferimenti alla Parola di Dio e al magistero della Chiesa, il porporato ricorda “il valore inalienabile della persona umana, fonte di tutti i diritti umani e ogni ordine sociale”, ed evidenzia che l’ospitalità dello straniero è “una manifestazione primordiale e specifica del grande comandamento di amare il prossimo”. Senza perdere questo punto di riferimento, il cardinale indica la necessità di cooperare tra i Paesi per regolare i flussi migratori e a garantire sempre i diritti dei migranti, soprattutto dei richiedenti asilo e dei rifugiati. “Alla globalizzazione del fenomeno migratorio bisogna rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione”, sostiene l’arcivescovo di Madrid. “Umanizzare e dare dignità al villaggio globale in un tempo di forti spostamenti forzati di persone, impegna la Chiesa ad assumersi l’impegno di scoprire nel forestiero il volto stesso di Cristo crocifisso e resuscitato”.

Montepulciano: da oggi “Luci sul lavoro” sul tema immigrazione

11 Luglio 2019 - Montepulciano - Un ampio approfondimento, attraverso diverse prospettive, del tema immigrazione è in programma da oggi al 13 luglio alla Fortezza di Montepulciano (SI). L’occasione è offerta dall’edizione 2019 di “Luci sul Lavoro”, organizzata da Eidos (Istituto Europeo di documentazione e studi sociali) e dal Comune di Montepulciano. Lavoro dei cittadini stranieri in Italia, integrazione, co-sviluppo e nuove generazioni sono gli argomenti che verranno approfonditi anche grazie agli eventi organizzati dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di inclusione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali insieme ad Anpal Servizi. Tra i principali incontri domani “Partenariato per l’integrazione. Attori a confronto” in mattinata e nel pomeriggio la presentazione del IX Rapporto annuale “Gli stranieri nel mercato del lavoro”, che approfondisce il ruolo e le dinamiche dell’occupazione dei cittadini comunitari e non comunitari in Italia, valorizzando e incrociando fonti di diversa natura, come il Sistema Informativo Statistico delle Comunicazioni Obbligatorie e i dati su popolazione residente, forza lavoro, ammortizzatori sociali, previdenza, infortuni e imprese con titolari stranieri. Un contributo curato dall’Ocse dona a questa edizione anche una prospettiva internazionale, con un confronto tra la situazione dell’Italia e quella di altri Paesi. In serata “Il protagonismo delle nuove generazioni italiane”, evento organizzato dal Coordinamento Nazionale delle Nuove Generazioni Italiane, che riunisce oltre 30 associazioni di giovani con background migratorio. Sarà l’occasione per presentare il “Manifesto delle Nuove Generazioni Italiane” 2019, che racchiude punti di vista e proposte su: scuola; lavoro; cultura, sport e partecipazione; cittadinanza e rappresentanza politica; comunicazione e media; cooperazione internazionale. Il 13 luglio “Il ruolo delle migrazioni per uno sviluppo sostenibile”.

Sami: in Italia “crescono i pregiudizi”

11 Luglio 2019 - Roma - Quali sono i rischi, le vulnerabilità, i sogni e i bisogni dei minori stranieri non accompagnati (Msna), ospiti dei centri di prima e seconda accoglienza in Italia? La risposta arriva dal rapporto “L’ascolto e la partecipazione dei minori stranieri non accompagnati in Italia”, frutto di un lavoro congiunto dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Il dossier è stato presentato martedì 9 luglio a Roma. Facciamo il punto della situazione dei Msna in Italia, e non solo, con Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa. Qual è la condizione dei Msna nel nostro Paese? La situazione dei minori stranieri non accompagnati dal punto di vista della tutela legislativa in Italia è positiva anche se devono essere ancora implementate le ultime norme che garantiscono appieno la tutela dei minori stranieri e, in particolare, dei Msna. Per noi è molto importante che, nonostante gli aspetti più critici delle ultime decisioni legislative, in particolare del decreto sicurezza, vengano garantiti la tutela e l’accesso ai progetti di integrazione. Il rapporto di Agia-Unhcr evidenzia come sia estremamente importante garantire ai Msna l’ascolto e la partecipazione. I minori stranieri non accompagnati presenti in Italia sono adolescenti, che si avvicinano alla maggiore età: per loro è fondamentale entrare in relazione con i coetanei italiani, non sentirsi discriminati e conoscere molto bene le procedure legali che li riguardano. Due le priorità: essere sicuri di essere protetti dal punto di vista legale e poter accedere all’educazione o, comunque, a una formazione in vista di un lavoro. Attualmente in Italia i Msna sono circa 8mila, collocati in diverse strutture, che, per circa il 30%, si trovano in Sicilia. È frequente il fenomeno della loro “sparizione” dai centri? Rispetto a questo problema, è fondamentale per i Msna sapere il percorso che dovranno affrontare, i tempi necessari per avere i documenti che permettono di vivere in maniera regolare in Italia, il percorso educativo e formativo e il supporto dato. Le informazioni sono fornite in termini di difficile comprensione per loro, per questo bisogna sviluppare degli strumenti di informazione il meno tecnici possibile, in modo da aiutare il minore a capire che l’Italia è un Paese che lo può proteggere; altrimenti, i minori ‘scompaiono’ nel senso che si mettono in movimento per cercare di raggiungere altri Paesi europei. E qui si apre un altro elemento: il fatto che la riunificazione familiare sia molto difficile nonostante sia prevista dal regolamento di Dublino. Molti minori hanno la famiglia in altri Paesi: sarebbe opportuno che la riunificazione avvenisse in maniera legale in modo tale che i Msna non si spostassero da soli, esponendosi a dei rischi gravissimi. Si hanno numeri sul fenomeno? No, sappiamo che negli anni passati il numero dei minori in transito è stato molto alto. Abbiamo organizzato diversi workshop con i servizi sociali, soprattutto nel Nord Italia, perché lì sono le frontiere che cercano di attraversare – sia Ventimiglia sia alla frontiera Nord tra Piemonte e Francia –, per favorire una conoscenza anche tra gli operatori sociali sul modo di intervenire e su come garantire nel miglior modo possibile protezione e informazione. Abbiamo anche attivato, soprattutto nei mesi invernali, dei team di mediatori culturali nelle stazioni e alle frontiere per informare i minori sui rischi che corrono. I minori cosa pensano dell’accoglienza in Italia? Noi lavoriamo con centinaia di minori e tutti riferiscono di un peggioramento del clima e dell’atteggiamento nei loro confronti. Si dovrebbe favorire l’incontro tra ragazzi italiani e minori stranieri. Spesso, poi, quando un adulto parla a un minore straniero, soprattutto se proveniente da un Paese africano, è uso per quest’ultimo abbassare la testa. Questo, talvolta, viene considerato dagli italiani come una mancanza di rispetto, mentre per il minore è il contrario. Tante volte i Msna ci riferiscono che salutano le persone e viene loro risposto: ‘Non ti do soldi’. Percepiscono, in qualche maniera, un pregiudizio nei loro confronti, basato sempre su una mancata conoscenza. Quello che noi cerchiamo di stimolare attraverso le scuole e i comuni, dove i centri si trovano, sono occasioni di scambio. Lega e M5s hanno trovato un accordo sugli emendamenti al Decreto sicurezza bis, con un inasprimento delle multe alle Ong (fino a un milione) e l’immediata confisca per le imbarcazioni che violano lo stop all’ingresso nei mari e porti italiani. Cosa dire del clima che si respira in Italia? Ci preoccupa molto. Siamo stati molto chiari nel ribadire alcuni punti fermi, che attengono al mandato di Unhcr di monitorare affinché gli Stati emanino leggi in linea con il diritto internazionale. Nel Mar Mediterraneo esiste un problema di elevata rischiosità per coloro che in mano ai trafficanti si trovano spesso alla deriva. Esiste un rischio accresciuto: siamo passati da una persona che moriva ogni 23 nel 2018 a una ogni 6 nel 2019, dovuto al fatto che non solo l’Italia ma tutti gli Stati europei hanno ritirato i loro assetti navali e in questo momento non c’è nessuno che faccia ricerca e salvataggio, eccetto le Ong che svolgono un’attività umanitaria. Abbiamo chiesto che il Decreto sicurezza bis venga rivisto in Parlamento in modo tale da non proseguire la penalizzazione costante delle attività delle Ong. Chiediamo, soprattutto, che nessuno torni in Libia perché significherebbe rientrare in un circuito di detenzione di massa dove vengono costantemente violati i diritti umani. E ai Paesi europei di finire questo approccio barca per barca, porti chiusi-porti aperti, ma di mettere in piedi un sistema di sbarchi sicuri condiviso da tutti i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo e un sistema di distribuzione all’interno dei Paesi. Sbarco e accoglienza sono due passaggi che vanno tenuti distinti. Questa politica dei porti chiusi non risolve il problema. Il 90% dei pochissimi arrivi in Italia via mare (3mila contro i quasi 19mila della Grecia e i quasi 15mila della Spagna) sono avvenuti in maniera o spontanea o accompagnati da autorità. Le persone salvate da Ong che hanno portato a queste tensioni equivalgono a una porzione veramente minima. Intanto, si chiude il Cara di Mineo… La struttura era stata aperta durante l’emergenza nel periodo delle Primavere arabe: abbiamo sempre sottolineato con molteplici rapporti la situazione molto critica che si era creata nel centro. Chiaramente ci sono delle persone in stato di vulnerabilità, in particolare con problemi psichiatrici, che necessitano di assistenza. D’altra parte, il Cara di Mineo, come tutte le strutture grandi, con forti concentrazioni, sarebbero da superare. Che possibilità hanno le persone che escono dal sistema? Questo è un problema. Molte persone sono state trasferite in altri centri. Noi ci auguriamo che a tutte le persone che abbiano un titolo a restare in Italia venga garantito il diritto di accedere all’accoglienza e al supporto, con un’attenzione alle vulnerabilità. I malfunzionamenti nell’applicazione delle norme vigenti o la mancanza di informazioni tra migranti, rifugiati e richiedenti asilo possono avere come conseguenza l’abbandono dei centri da parte delle persone benché abbiano diritto a essere accolte, esponendole a dei rischi. Vediamo che ci sono persone, che cercando lavoro o un tetto, vanno ad accrescere gli insediamenti informali, vicino alle campagne ma anche nelle città, dove le condizioni sono inaccettabili per un Paese come l’Italia. Tutto ciò necessita di un occhio molto attento delle autorità sull’impatto: occorre tutelare la legalità, che include il riconoscere a chi ha dei diritti di goderne, il prevedere per chi non ha diritto a restare il rientro nel proprio Paese nel rispetto i diritti umani e il comprendere che la creazione di decine di migliaia di irregolari comporta un grosso peso per i luoghi dove queste persone si trovano a vagare. Sono stati liberati a Tripoli i 350 migranti del campo di detenzione di Tajoura, bombardato una settimana fa… Per noi è una decisione estremamente positiva: sono migranti e rifugiati che hanno subito quello a cui nessun essere umano dovrebbe essere esposto. Tra loro ci sono donne, bambini molto piccoli, bambini soli, feriti: sono mesi che facciamo un appello affinché siano evacuati i 4mila rifugiati che si trovano nei centri di detenzione libici. Purtroppo, su questo non c’è la necessaria attenzione. Sono solo 4mila persone: chiudere i centri non rappresenta una minaccia per nessuno. (Gigliola Alfaro – Sir)  

Mci Limburg: da ottobre arriva don Gregorio Milone

11 Luglio 2019 - Limburg - Don Gregorio Milone cambia Missione. Ormai è ufficiale: domenica 16 giugno don Gregorio Milone ha informato i suoi parrocchiani di Esslingen che dopo il periodo estivo passa in un’altra diocesi e in un’altra Comunità. Con il primo di ottobre diventerà missionario a Limburg (diocesi di Limburg), come successore di p. Lupo che, avendo raggiunto gli 80 anni, entra definitivamente in pensione. Se qualcuno è interessato alla Mci di Esslingen, si metta in contatto con la Delegazione.

Cattolici Ucraini Bizantini: Papa Francesco erige Erezione Esarcato e nomina il card. De Donatis Amministratore Apostolico

11 Luglio 2019 - Città del Vaticano – Papa Francesco ha eretto oggi l’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia ed ha nominato Amministratore Apostolico sede vacante il card. Angelo De Donatis, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma. Lo rende noto la Sala Stampa della Santa Sede. La presenza di fedeli greco-cattolici ucraini in Italia risale a più di vent’anni fa, e la loro cura pastorale fu progressivamente organizzata all’interno della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, con la nomina di un sacerdote coordinatore nazionale e la responsabilità delle singole comunità affidate al locale vescovo latino. Il collegamento con la Chiesa Arcivescovile Greco-cattolica Ucraina è stato garantito – spiega la nota – anche attraverso la persona di un Vescovo Visitatore Apostolico, attualmente nella persona di Mons. Dionisio Lachovicz. Ad oggi il numero di fedeli ha raggiunto le 70.000 unità, suddivise in 145 comunità assistite da 62 sacerdoti. La chiesa cattedrale e la sede dell’Esarcato saranno presso la parrocchia dei Santi Sergio e Bacco in Roma.

Vita, bene indisponibile

11 Luglio 2019 - Roma - Un appello al Parlamento perché, evitando di lasciarsela sottrarre dalla Corte Costituzionale, “eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia del fine vita”. A firmarlo in maniera unitaria sono l’Associazione Scienza & Vita, il Forum delle Associazioni Familiari, il Movimento per la vita, l’ Associazione Medici Cattolici Italiani, il Forum Associazioni Socio-Sanitarie, l’ Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici. Il bene indisponibile della vita rimane tale anche quando irrompono la malattia, la sofferenza e la paura: tali condizioni, ribadisce il testo, chiedono di non abbandonare la persona a una solitudine disperante, assicurandole ogni aiuto necessario per la cura e il sollievo. Ne è parte l’impegno per una cultura nella quale la morte procurata non possa vestirsi da atto terapeutico o da gesto benefico; una cultura che sul crinale del dolore e della sofferenza offra ancora lo spessore di risposte autenticamente umane. (Ivan Maffeis)

Don Buonaiuto: petizione per una Giornata del migrante ignoto

11 Luglio 2019 - Roma - “Vi ricordate di Aylan Kurdi, il bambino di tre anni con maglietta rossa e pantaloncini blu riverso sulla spiaggia in Turchia? La sua foto ha fatto il giro del mondo, ma non ci ha insegnato niente. Vi ricordate il ragazzino di 14 anni che viaggiava verso l’Italia con la pagella cucita nella giacca, per dimostrare che era degno di stare nel nostro Paese? E’ morto nel Mediterraneo, senza che nessuno lo potesse piangere. Anche lui non ci ha insegnato nulla. Solo nei primi 4 mesi del 2019 nel Mediterraneo sono morte 422 persone, più di tre al giorno. In media si tratta della percentuale di morti più elevata sul totale delle partenze dal 2014. Dal 2014 a oggi non abbiamo ancora imparato nulla. E soprattutto queste sono soltanto le vittime accertate. Di tutte le altre non possiamo neppure stabilire un ordine di grandezza. Sappiamo soltanto che per un migrante al quale possiamo per lo meno dare sepoltura, ce ne sono almeno dieci di cui nessuno rivendicherà il corpo. Dispersi senza neanche una tomba su cui deporre un fiore”. Così inizia una lettera aperta scritta da don Aldo Buonaiuto, fondatore del quotidiano online In Terris e sacerdote dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che chiede l’istituzione di una giornata del migrante ignoto. “In questi anni – scrive il sacerdote - abbiamo imparato a parlare il linguaggio dell’immigrazione. Flussi, accoglienza, integrazione sono diventate parole del lessico condiviso. C’è solo un protagonista rimasto colpevolmente ai margini di queste dinamiche epocali pur essendone l’epicentro: il migrante ignoto”: un numero “incalcolabile di persone – spiega - svanisce nei viaggi della speranza. Sono gli invisibili di cui si perdono le tracce in viaggi rocamboleschi o nei luoghi di approdo che però divengono terra di nessuno, riserva di caccia della tratta di esseri umani e delle più inconfessabili pieghe oscure delle nostre società avanzate”. Per don Bonaiuto i migranti finiscono nelle cronache di tv e giornali “solo quando vengono caricati a bordo di imbarcazioni di soccorso. Di tutti gli altri disperati, degli ‘sbarchi’ fantasma, delle vittime dei trafficanti di carne umana nessuno sa nulla, nessuno si preoccupa, nessuno apre per loro l’agenda delle priorità nazionali e comunitarie”. Il sacerdote, attraverso le pagine del suo giornale on line si rivolge all’Onu, all’Europa, alla Santa Sede e al Governo italiano, “che da anni cooperano sul fronte dell’accoglienza, affinché venga istituita una Giornata del migrante ignoto. Il Mar Mediterraneo – scrive - è diventato un Olocausto odierno” e ricorda che per istituire la Giornata della Memoria ci sono voluti 60 anni: “ non aspettiamo altrettanto per quello che stiamo vivendo oggi”, “un’emergenza divenuta ormai contingenza quotidiana: nessuno può fingere di non sapere che suo fratello svanisce nelle fauci della disperazione”. (R.Iaria)

CEI: dai fondi 8xmille un milione di euro per il Sud Sudan

10 Luglio 2019 - Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deliberato, per il quarto anno consecutivo, uno stanziamento di un milione di euro dai fondi 8×1000, in favore della popolazione del Sud Sudan, ancora vittima di una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta. Sette i milioni di persone a cui manca il cibo,  1,9 milioni gli sfollati,  2,3 milioni i profughi fuggiti nei paesi limitrofi. Nonostante gli accordi di pace, infatti, in alcune zone non cessano le violenze sui civili da parte di milizie e forze governative. Dalla firma degli accordi nel settembre 2018 ad oggi ci sono stati più di 100 morti accertati e 56mila persone sono fuggite dai loro villaggi rifugiandosi altrove nel paese o in Uganda. Complessivamente dal 2013 le stime parlano di almeno 380.000 vittime. La guerra ha provocato ferite e danni profondissimi a un Paese che già era tra i più impoveriti al mondo, nonostante le sue ricchezze naturali.  

Norvegia: ad agosto l’incontro del Comites con i giovani italiani

10 Luglio 2019 - OSLO – Giovedì 22 agosto il Comites di Oslo organizza un incontro interamente dedicato ai giovani italiani residenti in Norvegia. Una iniziativa che vuole essere un’occasione per ascoltare le idee e proposte degli under 35 residenti in Norvegia e iniziare a programmare attività future. L’incontro sarà coordinato da Rosa Manzo che è stata la delegata del Comites Oslo al Seminario dei giovani italiani nel mondo che si è tenuto a Palermo lo scorso aprile. L’invito è aperto a tutti i ragazzi e ragazze italiani con meno di 35 anni (di prima o seconda generazione) residenti in Norvegia. Per confermare la partecipazione indirizzo email: giovani@comitesoslo.org  

Veneto: approvati due progetti sul tema dell’emigrazione

10 Luglio 2019 -

Belluno - “Un sogno chiamato Veneto” e “L’epopea dell’emigrazione veneta a portata di click”. Sono questi i titoli dei due progetti dell’Associazione Bellunesi nel Mondo che sono stati approvati dalla Regione Veneto. Il primo riguarda un soggiorno in Veneto dedicato a dodici anziani, discendenti veneti, residenti in Brasile, in Argentina e in Messico; mentre il secondo permetterà di incrementare il materiale fotografico digitalizzato da pubblicare nel sito Centrostudialetheia.it.

“Siamo davvero soddisfatti che la Regione Veneto sosterrà economicamente questi due progetti”, ha detto il presidente dell’Associazione Oscar De Bona: “il nostro associazionismo non può contare solo sul volontariato, ma necessita di un supporto economico da parte dell’Ente pubblico. Le dinamiche migratorie bellunesi, venete e italiane devono essere sostenute sia per quanto riguarda la parte storica, sia per l’attualità che vede sempre più giovani emigrare e sempre più anziani chiedere bisogni e supporto”.

Mons. Reali incontra la comunità nigeriana a Cesano

10 Luglio 2019 - Cesano – “Le doniamo la statua di un’aquila come ricordo per la sua visita pastorale, abbiamo un detto che dice ‘In an eagle there is all the wisdom of the world’ ( in un’aquila c’è tutta la sapienza del mondo, ndr). Con questo simbolo le auguriamo la divina sapienza per guidare il suo gregge”:  così Emeka Jason Emejuru ha accolto il vescovo Reali a nome della comunità cattolica nigeriana di Porto–Santa Rufina riunita domenica scorsa a Cesano nella parrocchia di San Giovanni Battista. Cinquanta famiglie, divise in due gruppi, qui alla periferia di Roma e a Ladispoli nella parrocchia della Santissima Annunziata, si incontrano ogni settimana per la Messa e le attività pastorali nella loro lingua e secondo le loro tradizioni. «Grazie di cuore per averci mandato un cappellano che ha un cuore di buon pastore, don Matthew Eze, – ha continuato Emejuru – attraverso di lui e i suoi collaboratori (Emeka Ago, Chigozie Unogu, Davison Uzosike, Raymond Onyemechara, Monday Ariboke ndr) la nostra comunità vive nella gioia del Vangelo. Grazie ancora per il direttore Migrantes, il diacono Enzo Crialesi, e la nostra coordinatrice suor Anna. Grazie per l’accoglienza dei nostri parroci, don Vicenzo Mamertino, a Cesano e don Saji Thadathil a Ladispoli e delle comunità parrocchiali. La nostra convivenza con loro è veramente un segno di una comunità viva. Caro vescovo, le chiediamo di ricordare sempre nelle sue preghiere tutti i migranti, in modo particolare quelli che soffrono in questo momento e che rischiano di perdere la speranza». Nell’auditorium l’incontro è stato breve, il vescovo ha ringraziato dell’affetto per lui e per la diocesi: «La Chiesa è la casa di tutti, nella Chiesa dobbiamo tutti sentirci a casa nostra». Un pensiero che il presule invita a rendere sempre più chiaro. Ci sono «delle parole e delle immagini che ci lasciano perplessi», che dimenticano l’esperienza dei migranti: «Voi avete dovuto lasciare il vostro paese, imparare una nuova lingua, accanto a persone che esprimono i loro sentimenti in modo differente dal vostro». Ma, la conoscenza reciproca, la condivisione dei problemi e delle buone iniziative devono essere portate avanti per mostrare che «la verità della Chiesa del Signore Nostro Gesù Cristo è appartenere all’unica famiglia del Padre». Poi l’invito a voler bene a don Matthew e ad aiutare i connazionali: «I cattolici annunciano il Vangelo a tutti. Anche a chi non lo conosce, a chi lo ha perso, a chi se ne è allontanato». Ma, il Vangelo cosa chiede? Nella Messa seguita all’incontro, il vescovo Reali propone una delle risposte, partendo dal fatto che: «La parola di Dio fissa nel testo la nostra fede, ma ogni volta ridiscende in noi come quella parola che abbiamo bisogno di ascoltare in quel preciso momento». La liturgia del giorno parla di vocazione, di tutte le vocazioni, da quella sacerdotale, a quella matrimoniale, a quella dello studio e del lavoro. Nel pellegrinaggio verso Gerusalemme Gesù «Insegna un cammino di amicizia e dialogo, un cammino però deciso e decisivo verso la sua passione». La vocazione chiede l’essenzialità al seguito di Cristo: «Le volpi hanno le loro tane, ma il figlio dell’uomo non ha dove riposare» e la scelta di metterlo prima di ogni cosa, «Lascia che i morti seppelliscano i morti». Si tratta di un percorso di «Continua obbedienza e di condivisione», ha spiegato il vescovo aggiungendo che: «Oggi Gesù chiede a Nora ( Ukaegbu, ndr), che tra qualche minuto battezzerò, di seguirlo in questa strada, assieme ai suoi genitori, al padrino, alla madrina e a tutti noi». (Simone Ciampanella)

Lampedusa: domenica una giornata per ricordare la visita del Papa

10 Luglio 2019 - Lampedusa - Una giornata per ricordare l’anniversario della venuta di Papa Francesco a Lampedusa. Lo ha deciso il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento per domenica 14 luglio 2019 a sei anni dalla visita del pontefice sull’isola. Fu proprio il porporato, allora Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, ad accogliere Papa Francesco in quella giornata, rimasta storica: primo viaggio del pontificato di Papa Bergoglio. Nella maggiore delle Pelagie, il Pontefice, dopo avere lanciato in mare una corona di fiori in memoria dei migranti morti nel Mediterraneo, incontrando alcuni giovani migranti sul Molo Favarolo, luogo di approdo dei migranti, parlò di globalizzazione dell’indifferenza e di una società che ha dimenticato l’esperienza di piangere… E lunedì scorso, per ricordare la visita, ha celebrato una liturgia eucaristica nella Basilica di San Pietro con 250 persone tra migranti e volontari e durante la quale ha detto che “sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea”. Essi – ha detto – sono “solo alcuni degli ultimi che Gesù̀ ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità̀ premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società̀ globalizzata”. (Raffaele Iaria)

Fratel Biagio Conte in viaggio per l’Europa “per scuotere le dure coscienze e aprire i cuori”

10 Luglio 2019 - Palermo - “Profondamente umiliato e tristemente sofferente nel più intimo del mio cuore, mi preparo ad andare via dall’Italia come un esiliato ma come cittadino italiano anch’io mi faccio e mi rendo un’emigrante ma già lo sono come tantissimi emigranti umiliati nel passato e che fino ad oggi continuano ad andare via dall’Italia. Sento nel mio cuore questa voce: andare e portare nelle prove e nelle persecuzioni il prezioso messaggio di pace e di speranza affinché si possano scuotere le dure coscienze, aprire i cuori duri, le contorte menti di tanti uomini e donne che ancora oggi sono lontani dalla verità, dalla giustizia e dalla pace”. Fratel Biagio Conte, il missionario laico che nel 1993 ha fondato a Palermo la “Missione di speranza e carità”, per accogliere poveri, migranti e malati psichici, è tornato a mettersi in cammino, questa volta in Europa, “per scuotere le dure coscienze” su quella che ha chiamato più volte “la persecuzione in atto contro gli immigrati”. “Dove mi recherò – città, Paese e Nazione – sarò anch’io un immigrato, uno straniero in terra straniera così finalmente potrò condividere ed essere solidale con i tanti fratelli e sorelle emigranti e con i tantissimi fratelli e sorelle immigrati di tutto il mondo. Non accetto le ingiustizie e la divisione dei popoli, l’intolleranza e le discriminazioni. Ma spero in un mondo migliore affinché ognuno di noi possa contribuire ad essere costruttore di vera giustizia e di vera pace – ha scritto in un messaggio fratel Biagio, prima di partire la sera dell’8 luglio -. Prenderò anch’io la barca, il traghetto come gli emigranti del passato e gli immigrati di oggi, da Palermo fino a Genova e poi continuerò a piedi in preghiera e penitenza fino al confine con l’Europa portando nel cuore e per iscritto i veri diritti umani e il vero umanesimo. Attraverserò nuovamente la regione Liguria e la Lombardia passando dal Duomo di Milano dove dedicherò una preghiera per tutti i popoli, per l’uguaglianza, la pace, la speranza e per una vera fratellanza”. Poi, prosegue Conte, “passerò recandomi al comune di Milano, alla regione, al governo per un saluto ricco di giustizia, di pace e di speranza affinché l’Italia ritorni ad aprirsi e ad essere nuovamente più solidale. Poi ai piedi entrerò in Europa e nei vari stati e nazioni, mi recherò al Parlamento europeo comunicando il prezioso dovere e impegno nel costruire la tanto attesa Unione europea e al più presto quella mondiale per costruire così tutti insieme un mondo migliore nel rispetto di tutti gli esseri umani, dell’ambiente e della natura”.  

UNHCR: “nella prima metà del 2019 nel Mediterraneo centrale ha perso la vita una persona ogni 6 arrivate in Italia”

10 Luglio 2019 - Roma - “Tra gennaio e giugno del 2019, lungo la rotta del Mediterraneo centrale ha perso la vita una persona ogni 6 arrivate in salvo in Italia, rispetto ad una ogni 18 nello stesso periodo dello scorso anno”. Lo ha affermato l’UNHCR Italia, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel diffondere i dati aggiornati su morti e dispersi nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee dall’Africa e dal Medio Oriente. Tra gennaio e giugno 2019 sono state 667 le persone morte o disperse nel Mediterraneo (erano state 1.289 nello stesso periodo del 2018): di queste 423 (63%) lungo la rotta del Mediterraneo centrale a fronte di 2.779 migranti sbarcati in Italia, 193 (29%) lungo quella del Mediterraneo occidentale rispetto alle 10.475 giunte in Spagna, 51 (8%) nel Mediterraneo orientale a fronte delle 12.863 arrivate in Grecia. Le stime dicono che nei primi 6 mesi dell’anno sono 128 le persone morte (384 nello stesso periodo del 2018) e 539 quelle disperse (905). A fronte di numeri assoluti in calo, i dati diventano impietosi se si considera il rapporto tra chi non ce l’ha fatta a raggiungere le coste europee dall’Africa e chi le ha raggiunte. Nel 2019 ogni 1.000 arrivi di migranti in Italia, sono stati 152,2 i morti o dispersi (erano 56,6 nel 2018).