Primo Piano

Naufragio a Lampedusa: card. Montenegro benedice le salme

8 Ottobre 2019 - Lampedusa – E’ stato il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, a  benedire le salme delle donne migranti recuperate dopo il naufragio di domenica notte al largo di Lampedusa. Nella notte solo quattro delle tredici donne vittime del naufragio sono state riconosciute. Tra queste  quello di una ragazzina di 12 anni, la più piccola delle vittime recuperate. A identificarla sarebbe stata una zia con cui viaggiava. Nella sala adibita a camera ardente sono stati portati solo i superstiti che nel naufragio hanno perso un familiare. Intanto, questa mattina, sono riprese le ricerche della ventina di persone che mancano ancora all’appello tra cui 4 bambini. La più piccola avrebbe otto mesi.

Papa Francesco: attenzione a non scegliere l’ideologia al posto delle fede

8 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - C'è un modo di essere cristiani "a patto che", cioè solo a determinate condizioni, che Papa Francesco stigmatizza nell'omelia alla Messa di questa mattina a Casa Santa Marta. Parlando di quei cristiani che giudicano tutto, ma partendo "dalla piccolezza del loro cuore", ricorda, riferisce Vatican News, il Signore si avvicina con misericordia a tutte le realtà umane perché Lui è venuto per salvare, non per condannare La prima lettura liturgica del giorno, tratta dal libro del profeta Giona, prosegue il racconto iniziato ieri, e che si concluderà domani, in cui si descrive il rapporto conflittuale tra Dio e Giona stesso. Il Papa richiama alla memoria il brano precedente in cui si legge la prima chiamata del Signore che vuole inviare il profeta a Ninive per richiamare quella città alla conversione. Ma Giona aveva disobbedito al comando e se ne era andato da un’altra parte, lontano dal Signore, perché quel compito per lui era troppo difficile. Si era poi imbarcato per Tarsis e durante la tempesta suscitata dal Signore era stato gettato in mare, perché colpevole di quella sciagura, ma poi era stato inghiottito da una balena e quindi, dopo tre giorni e tre notti, rigettato sulla spiaggia. “E Gesù, nota Francesco, prende questa figura di Giona nel ventre del pesce per tre giorni come immagine della propria Resurrezione”. Nella lettura di oggi la seconda chiamata: Dio parla di nuovo a Giona e questa volta Giona obbedisce, va a Ninive e quella gente crede alla sua parola e vuole convertirsi tanto che Dio ‘si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece’. “Il testardo Giona, perché questa è la storia di un testardo, il testardo Giona ha fatto bene il proprio lavoro – commenta Francesco – e poi se n’è andato”. Domani vedremo come la storia va a finire e cioè come Giona si arrabbia contro il Signore perché troppo misericordioso e perché compie il contrario di ciò che aveva minacciato di fare per bocca dello stesso profeta. Giona rimprovera il Signore: “Signore, non era forse questo che dicevo quando ero nel mio Paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis, perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore – prosegue il Papa - , toglimi la vita: io con te non voglio lavorare più, perché meglio è per me morire che vivere”. E’ meglio morire che continuare questo lavoro di profeta con te, che alla fine fai il contrario di quello che mi hai mandato a fare. E Giona se ne va fuori dalla città, si costruisce una capanna e da lì aspetta di vedere che cosa farà il Signore, Giona sperava che Dio distruggesse la città. Il Signore allora gli fa crescere vicino una pianta di ricino per fargli ombra. Ma presto fa in modo che quel ricino si secchi e muoia. Giona è nuovamente sdegnato nei confronti di Dio per quel ricino. Tu hai pietà per una pianta, gli dice il Signore, per la quale non hai fatto nessuna fatica e io non dovrei avere pietà di una grande città come Ninive? Quello tra il Signore e Giona è un dialogo serrato, tra due testardi, osserva il Papa. Giona, testardo con le sue convinzioni della fede e il Signore testardo nella sua misericordia: non ci lascia mai, bussa alla porta del cuore fino alla fine, è lì. Giona, testardo perché lui concepiva la fede con condizioni; Giona è il modello di quei cristiani “a patto che”, cristiani con condizioni. “Io sono cristiano ma a patto che le cose si facciano così” – “No, no, questi cambiamenti non sono cristiani” – “Questo è eresia” – “Questo non va” … Cristiani che condizionano Dio, che condizionano la fede e l’azione di Dio. I cristiani "a patto che" hanno paura di crescere.Francesco sottolinea che è questo “a patto che” che fa rinchiudere tanti cristiani “nelle proprie idee e finiscono nell’ideologia: è il brutto cammino dalla fede all’ideologia”. “E oggi ce ne sono tanti, così”, prosegue, e questi cristiani hanno paura: “di crescere, delle sfide della vita, delle sfide del Signore, delle sfide della Storia” attaccati alle “loro convinzioni, nelle loro prime convinzioni, nelle proprie ideologie”. Sono i cristiani che, afferma ancora, “preferiscono l’ideologia alla fede” e si allontanano dalla comunità, “hanno paura di mettersi nelle mani di Dio e preferiscono giudicare tutto, ma dalla piccolezza del proprio cuore”. E conclude: Le due figure della Chiesa, oggi: la Chiesa di quegli ideologi che si accovacciano nelle proprie ideologie, lì, e la Chiesa che fa vedere il Signore che si avvicina a tutte le realtà, che non ha schifo: le cose non fanno schifo al Signore, i nostri peccati non gli fanno schifo, Lui si avvicina come si avvicinava ad accarezzare i lebbrosi, i malati. Perché Lui è venuto per guarire, Lui è venuto per salvare, non per condannare.  

Fondazione Moressa: 2,5 milioni i lavoratori stranieri in Italia

8 Ottobre 2019 - Roma -Nel 2018 i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. Il dato emerge dal Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione presentato questa mattina a Roma presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i ricercatori della Fondazione Moressa la ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile in 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate (il restante 60% si divide quasi equamente tra operai / artigiani e commercianti / impiegati). Il contributo economico dell’immigrazione è inoltre dato da oltre 700 mila imprenditori nati all’estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da essi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati.  

Fondazione Moressa: stabile la presenza straniera in Italia

8 Ottobre 2019 - Roma - La presenza straniera in Italia è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane positivo (+245 mila), anche se la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Vi è, complessivamente, una lieve prevalenza di donne (52%) e una netta dominanza di paesi dell’Est Europa (oltre il 45% del totale). Le prime nazionalità (23,0% Romania, 8,4% Albania, 8,0% Marocco) evidenziano che la maggior parte degli immigrati è qui da oltre dieci anni. E’ quanto emerge nel Rapporto Annuale sull’economia dell’immigrazione promosso annualmente dalla Fondazione Moressa e presentato questa mattina a Roma.

Fondazione Moressa: presentato il Rapporto sull’economia dell’immigrazione

8 Ottobre 2019 - Roma - Negli ultimi anni l’Italia sta attraversando un declino demografico drammatico: crollano le nascite e aumentano gli anziani, mentre i giovani cercano fortuna all’estero. Al tempo stesso, da un decennio “abbiamo chiuso le porte agli immigrati regolari, nell’illusione che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali. Dimenticando che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti oggi in Italia rappresentano una forza vitale per il nostro paese”. Questi alcuni degli elementi chiave del nono Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato questa mattina a Roma presso la Presidenza del Consiglio. Secondo i dati della Fondazione Moressa da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione: in dieci anni “abbiamo perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni)”. Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, i ricercatori stimano che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di PIL): è infatti questo “il valore aggiunto” che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro paese. Tra le cause di questo esodo vi sono “le (scarse) opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. L’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni (54,6%, contro una media Ue del 75,0%). Il tasso di disoccupazione italiano (19,7%) è il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dieci punti oltre la media europea (9,2%)”, si legge nel Rapporto: nella stessa fascia d’età, anche il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) è il più alto d’Europa: 30,9%, media Ue 17,1%. Inoltre, il livello d’istruzione dei giovani italiani è molto basso: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea.  

Rom e sinti: Casa della Carità promuove confronto nella prospettiva di superare i campi

8 Ottobre 2019 - Milano – A 15 anni dall’inizio dei suoi interventi, il 10 e 11 ottobre, Casa della carità di Milano promuove due giornate di approfondimento, per raccontare le storie, le sfide e i successi raggiunti insieme a tante famiglie rom e per condividere strategie e piani in grado di superare i campi, promuovendo la piena cittadinanza e inclusione di Rom e Sinti. Alcune delle persone accolte in questi anni dalla Casa della carità, esperti accademici italiani ed europei, rappresentanti delle comunità rom e sinte e membri delle istituzioni si confronteranno su come in Italia sia possibile costruire percorsi sociali, culturali e di cittadinanza con Rom e Sinti. La Casa della carità di Milano, si legge in una nota, “fin dalla sua nascita ha lavorato nelle aree più marginalizzate della città di Milano, in insediamenti formali e informali o in edifici abbandonati, dove la maggior parte delle persone incontrate erano famiglie Rom, provenienti dall’Europa dell’est” lanciando anche il progetto “Villaggio solidale” per promuovere l’inclusione sociale e la piena cittadinanza di queste persone. Il convegno si aprirà con la presentazione dei risultati del lavoro sociale della Casa della carità, partendo dal modello del “Villaggio solidale” e analizzando casi come quelli del superamento dei campi autorizzati di via Triboniano e via Idro a Milano, che la Fondazione ha seguito in prima persona. Seguiranno interventi relativi ad altre esperienze di successo in Italia in Europa e non mancherà la voce delle comunità Rom.

Roma multietnica: raccontarla si può

8 Ottobre 2019 - Roma - «A Torpigna ci sono tre squadre che si sfidano: gli stranieri, gli hipster e i vecchi». Solo un ragazzo sveglio come Phaim Bhuiyan, che in uno dei quartieri più multietnici di Roma ci è nato e vissuto, poteva sintetizzare la vita reale dei giovani italiani di seconda generazione, scegliendo la strada del sorriso per raccontare la convivenza tra immigrati, giovani artisti modaioli e squattrinati, e sospettosi residenti storici. Lo hanno soprannominato il Nanni Moretti di Torpignattara, Phaim, 22 anni, che ha l’aria svagata e l’ironia surreale del regista romano e la pelle ambrata dei suoi genitori provenienti dal Bangladesh. Sarà lui stasera il protagonista di una serata evento, film più dibattito, a favore dell’integrazione attraverso il dialogo e la simpatia, una delle novità più significative presentate al 71° Prix Italia della Rai, dove abbiamo incontrato il giovanissimo regista. Alle 21.20, Rai 2 presenterà in prima visione Bangla, film prodotto da Fandango e Tim Vision che è stato un piccolo caso la primavera scorsa. Scritto, interpretato e diretto dal 22enne Phaim Bhuiyan, il film è stato premiato come “Commedia dell’anno” ai Nastri d’argento e racconta la storia, in parte autobiografica, dello stesso autore che si definisce «50 per cento bangla, 50 per cento italiano, 100 per 100 Torpigna». La borgata romana di Torpignattara, in cui è ambientata la pellicola, vede muoversi le vicende tragicomiche del giovane che si divide fra una famiglia musulmana perbene e tradizionalista, il lavoro da steward in un museo e la passione per la musica, e l’amore per Asia. Una ragazza italiana libera ed emancipata proveniente da una famiglia “bene”, libertaria, confusa e radical chic capitanata da Pietro Sermonti, padre divorziato. Un bacio fra i due crea un conflitto di coscienza nel giovane, che è musulmano praticante, e da una parte non vuole offendere i suoi principi morali e quelli della sua famiglia che lo vorrebbe vedere sposato a una ragazza del Bangladesh, dall’altra sente il desiderio di vivere un amore “integrato”, senza paura del futuro, come un ragazzo italiano qualsiasi. E uno spaccato del quartiere di Torpignattara, sarà protagonista della serata Bangla - Diario di un film che seguirà la proiezione, condotta da Andrea Delogu e dallo stesso Phaim Bhuiyan. Dal cinema Nuovo Aquila di Roma, si alterneranno, quindi, tante testimonianze della gente del quartiere: vecchi romani, maestre elementari che insegnano nelle classi multietniche, stranieri di prima e seconda generazione, l’imam di Centocelle Haj Ben Mohamed, la Piccola Orchestra di Torpignattara formata da ragazzi di diverse etnie e la mamma del regista protagonista anch’essa nel film. «Non mi aspettavo tutto questo» ci spiega sorridente Phaim, qui al suo primo film. «Ho iniziato come youtuber per gioco, poi ho un fatto percorso come videomaker autodidatta, girando videoclip per i rapper e le band punk rock. Di lì ho avuto la possibilità di vincere una borsa di studio allo Ied e di studiare videodesign e film making, dalla storia del cinema alla costruzione di una pellicola ». La passione per il cinema si sviluppa quindi all’università ma è la tv che lo scopre, grazie a un servizio girato per mostrare la realtá del suo quartiere, trasmesso dal programma Nemo di Rai 2. «Dopo quel servizio mi è stato proposto di fare il film» ci spiega con l’aria ancora incredula Phaim, che per soggetto ha deciso di raccontare se stesso, i sogni dei nuovi italiani divisi fra due mondi e la sua famiglia. «Papà e mamma arrivano dal Bangladesh, lui è venditore ambulante e lei domestica negli alberghi, e ho una sorella che vive a Londra – ci racconta il regista – Il problema della cittadinanza italiana solo a 18 anni? Spesso sembra quasi più un dibattito fra gli italiani che di noi figli di immigrati. Certo, può creare dei problemi burocratici, ma io credo che se tu nasci e cresci in una certa maniera, ti senti italiano a tutti gli effetti. Il problema ce l’ha chi è arrivato in Italia da adulto, poiché deve avere tre anni di lavoro con un contratto regolare. Sono difficoltà che ha vissuto la mia famiglia, ma i miei hanno lavorato tanto e ora hanno la cittadinanza». Già, ma il rapporto con la società italiana di questi nuovi italiani, non rischia di venire minato dalla campagna di odio dei populisti contro i migranti? «Nella grande metropoli è più facile integrarsi e crearsi un gruppo con cui stare bene. Nella scuola e più semplice perché non ci sono quelle distinzioni che si fanno da adulti, dove si va a stereotipare o categorizzare le persone. Nelle province è un po’ diverso, c’è una mentalità più chiusa – spiega Phaim –. In generale in Italia che c è molto analfabetismo funzionale, c’è molta ignoranza rispetto allo straniero e certi personaggi molto influenti riescono a condizionare tantissimo. L’unico modo per contrastare l’odio è far conoscere delle realtà. Per noi il fine del film era porre delle domande attraverso dei mondi che non erano mai stati rappresentati. Per questo stiamo pensando a una serie tv sempre su questi temi». Uno dei capitoli più delicati è quello dedicato alla religione e ai suoi precetti soprattutto sulla morale dei giovani. «Si parla di una famiglia molto osservante e di un ragazzo credente che vive in una società che è lontana dai suoi valori: questa è stata una delle parti più complicate in scrittura. Infatti ho parlato con l’imam per vedere se certe scene potessero dare fastidio – conclude il regista –. Abbiamo cercato di essere più sinceri possibili, di raccontare la verità». (Angela Calvini - Avvenire)    

Centro Astalli: “salvare vite umane torni ad essere priorità”

7 Ottobre 2019 - Roma - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio e dolore” per le vittime dell’ultimo naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa.  Almeno 9 i morti, oltre 20 i dispersi, tra loro 8 sono bambini. Solo pochi giorni fa “ricordavamo le vittime di una delle più grandi tragedie del mare. Oggi ancora una volta piangiamo la morte di innocenti”, sottolinea il Centro Astalli in una nota evidenziando che “l’urgenza umanitaria che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo - di fatto derubricata a effetto collaterale di politiche di contenimento dei flussi - necessita di azioni che tutelino ogni donna, uomo, bambino migrante. Salvare vite umane torni ad essere priorità. Assicurare il diritto d’asilo oggi vuol dire: permettere a migranti forzati di arrivare in Europa senza rischiare la morte affidandosi a trafficanti e criminali attraverso vie legali di accesso; garantire operazioni di soccorso in mare per coloro che rischiano la vita in un naufragio; tornare ad applicare le convenzioni internazionali ratificate, e nei rapporti di politica estera anteporre sempre il rispetto dei diritti umani a qualunque altra valutazione”. Per il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti “il sangue di questi innocenti grida, non possiamo più rimanere indifferenti, perché la nostra indifferenza ormai si è fatta complice”. Da qui l’auspicio che “il Governo italiano e quello europeo mettano mano con urgenza al tema dei salvataggi in mare ridefinendo i termini di nuove missioni”.

Viminale: 7939 i migranti arrivati nel 2019 sulle nostre coste

7 Ottobre 2019 - Roma –  Secondo i dati, aggiornati a questa mattina, del Ministero dell’Interno,  in Italia sono arrivati, nel corso del 2019, 7939 migranti. Di questi 306 nei primi giorni di ottobre compresi i 22 superstiti del naufragio avvenuto in nottata al largo di Lampedusa. Rispetto agli anni scorsi, si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 62,73% sul 2018 (furono 21.300) e del 92,58% sul 2017 (106.931). La maggioranza degli arrivi riguarda persone di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (997, 13%), Costa d’Avorio (867, 11%), Algeria (778, 10%), Iraq (596, 7%), Sudan (344, 4%), Bangladesh (325, 4%), Iran (208, 3%), Guinea (188, 2%) e Marocco (152, 2%), a cui si aggiungono 1.252 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Oltre mille i  minori stranieri non accompagnati. Questo dato è aggiornato al 30 settembre.

Lampedusa: un nuovo naufragio davanti all’Isola

7 Ottobre 2019 -

Lampedusa - Un naufragio è avvenuto in nottata a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Sul posto stanno operando le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza che hanno recuperato fino ad ora i cadaveri di due donne e 22 superstiti, già trasferiti in porto. Intanto i soccorritori hanno individuato altri 2 corpi al largo dell’isola. In corso le ricerche dei dispersi con l’impiego di unità aeronavali della Guardia Costiera e con una motovedetta della Guardia di Finanza. C’erano una cinquantina di migranti a bordo del barchino che è naufragato, in maggioranza tunisini e subsahariani. Secondo una prima ricostruzione, quando sono arrivate le motovedette per procedere al trasbordo i migranti si sono spostati tutti da un lato e, complice il mare mosso, hanno fatto ribaltare l’imbarcazione. Ci sarebbero anche 8 bambini tra i dispersi: secondo quanto si apprende: lo hanno raccontato i sopravvissuti agli uomini della Guardia costiera e della Gdf che li hanno soccorsi.

CCEE: “Svegliati, Europa!”

7 Ottobre 2019 - Strasburgo - Nella sessione conclusiva dei lavori dell'Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa svoltosi a  Santiago de Compostela, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa hanno indirizzato un messaggio a tutta l'Europa. “Dalla tomba dell’Apostolo Giacomo, meta di numerosi pellegrini provenienti da ogni parte del nostro continente, anche noi, vescovi del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, rinnoviamo la nostra professione di fede sul fondamento degli Apostoli”, si legge nel testo: “in questi giorni, abbiamo avuto la gioia di vedere tanti giovani, e meno giovani, raggiungere a piedi Santiago, arrivando davanti alla Porta della Gloria. Consapevoli dei nostri limiti e delle tante debolezze che causano sofferenza a tutta la Chiesa, anche noi siamo entrati nella Cattedrale per depositare, nel rito dell’abbraccio, le nostre afflizioni e suppliche sulle spalle dell’Apostolo, per chiedere perdono dei nostri errori e impegnarci con speranza e fiducia per il futuro”. “Come sentinelle del mattino, vigili e pronte per indicare il nuovo giorno, vogliamo dare un messaggio di speranza all’Europa in affanno e diciamo con forza: Svegliati, Europa!”, scrivono i presidente delle Conferenze Episcopali Europei che in questi giorni hanno riflettuto sul tema “Europa, tempo di risveglio? I segni della Speranza”. Ogni uomo – scrivono i vescovi – “nutre il desiderio segreto di incontrare qualcuno che aiuti la sua coscienza a risvegliarsi, a risvegliare le questioni decisive dell’esistenza, del futuro oltre la morte, del male che ferisce l’umano, e dei mali che violentano la vita e il cosmo”. Per questo il messaggio è un invito a guardare “nelle diverse storie e tradizioni, nelle sfide vecchie e nuove” i segni di speranza presenti in Europa, a cominciare dai santi e dai martiri che “incoraggiano e annunciano il futuro”.

MCI Francia: da lunedì il convegno a Strasburgo

4 Ottobre 2019 - Parigi - Da lunedì 7 a giovedì 10 ottobre i sacerdoti e laici responsabili e animatori delle Missioni Cattoliche Italiane di Francia si ritrovano per il convegno annuale a Strasburgo presso il Centro Culturale St. Thomas. Tema dell'incontro: "Camminare insieme sulla strada..." La parola "sinodo"- spiega il delegato don Ferruccio Sant’ -  inviterà a una riflessione con quali settori pastorali e civili “le nostre comunità dovranno collaborare per un cammino di comunione”. All'incontro parteciperà la responsabile della pastorale migratoria della diocesi di Strasburgo Arletta Thomas e il vicario generale Mons. Hubert Schmitt che presiederà la S. Messa di conclusione. Durante il convegno è prevista una visita dei convegnisti  al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa.

Ospedale Gemelli: oggi la presentazione di un ambulatorio per i migranti

4 Ottobre 2019 - Roma – Si Chiama “Prisma- Prevenzione e Salute per i MigrAnti” il progetto del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma che sarò presentato oggi a Roma. Si tratta di un ambulatorio dedicato ai migranti e, più in particolare, ai richiedenti asilo e ai detentori di protezione internazionale, che fornisca servizi dedicati alla diagnosi, cura e alla riabilitazione, con un focus anche sulla prevenzione oncologica.  Accanto all’attività clinica il progetto prevede la formazione del personale medico e sanitario sui temi delle migrazioni, della salute dei migranti e delle competenze interculturali e la realizzazione di una ricerca, attraverso le “storie di salute” dei migranti, allo scopo di verificare e personalizzare l’attività medica e definire linee guida. I destinatari del nuovo ambulatorio, ubicato al settimo piano del Policlinico Gemelli (ala D), sono uomini, donne e bambini migranti, in particolare quelli più vulnerabili con disturbi post traumatici e psichiatrici, presenti sul territorio del Lazio. Alla presentazione interverranno, tra gli altri, Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica, e Giovanni Raimondi, presidente della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede. Al termine l’inaugurazione del nuovo ambulatorio e la benedizione dei locali impartita da Mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica.  

Papa Francesco: la carità “è il più grande antidoto contro le tendenze del nostro tempo, piene di lacerazioni e di contrapposizioni

4 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - In un lungo messaggio inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa riuniti a Santiago de Compostela, Papa Francesco sottolinea come la carità “è il più grande antidoto contro le tendenze del nostro tempo, piene di lacerazioni e di contrapposizioni. Il vostro sia dunque un impegno di carità”. “I populismi che vediamo dilagare di questi tempi – scrive papa Francesco –, si nutrono della continua ricerca di contrasti, che non aprono il cuore, anzi lo imprigionano dentro muri di risentimento soffocante. Invece, la carità apre e fa respirare. Essa non contrappone le persone, ma vede riflesse nel ‘bisogno degli ultimi’ le necessità di ciascuno di noi, poiché tutti siamo un po’ indigenti, tutti un po’ fragili, tutti bisognosi di cure”. La carità deve contraddistinguere la presenza della Chiesa in Europa.  

Card. Bagnasco, “non è ancora decollata una politica europea sulla immigrazione, ma è decisiva”

4 Ottobre 2019 - Santiago de Compostela - “La situazione dei migranti e le difficoltà emerse in questi anni indicano che la via di uscita è quella di una politica dei migranti veramente europea che a nostro avviso non è ancora decollata forse perché non è chiara”. Così il card. Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, risponde ai giornalisti a Santiago de Compostela dove è iniziata ieri l’Assemblea plenaria del Ccee. “Si è passati da una certa indifferenza verso il processo immigratorio come se i Paesi sul Mediterraneo fossero gli unici deputati a gestire questa situazione, ad una fase di contributi economici che l’Unione europea ha dato ai Paesi di confine con il mare ma bisogna passare però ad una terza fase, decisiva che è quella di affrontare come si fa in famiglia e quindi insieme, una questione che comporta delle difficoltà oggettive. Insieme, non delegare. Mi pare da alcuni segnali ci si stia finalmente incamminando verso questa direzione”. Riguardo ai populismi che, strettamente legati ai flussi migratori, stanno dilagando in Europa, il cardinale ha risposto: “Questi fenomeni chiamano in causa la responsabilità di chi ha governato in questi anni nei singoli Paesi e a livello europeo. Mi pare ovvio che chi governa debba non solo registrare i fenomeni del proprio popolo ma debba interpretarli senza snobbarli perché mostrare sufficienza rispetto a ciò che emerge dalla storia non risolve il problema. Bisogna entrarci dentro, capire perché e affrontare il problema. Questo a nostro parere non è stato fatto e questi fenomeni sono cresciuti”. Per combattere questi fenomeni, “i vescovi come sempre rilanciano i principi fondamentali del Vangelo, e che il Papa ha riassunto in questi anni in due parole, accoglienza e integrazione, stando attenti che nessuna realtà sfrutti la disperazione di questa gente che cerca un futuro di giustizia e di pace. Nessuno deve sfruttare queste situazioni per altri interessi”. (Sir)  

Centro Astalli: fare memoria “è atto dovuto”

3 Ottobre 2019 - Roma - "Fare memoria è atto dovuto". A sei anni dal terribile naufragio, avvenuto nella notte del 3 ottobre davanti alle coste di Lampedusa in cui persero la vita 368 migranti, "fare memoria e mantenere vivo il ricordo di quel tragico giorno e dei tanti altri che ne sono seguiti è atto dovuto", ricorda oggi il Centro Astalli sottolineando che da allora oltre 18mila persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa per chiedere asilo. "Un numero impressionante di bambini, donne e uomini, relegati troppo spesso all’oblio della nostra indifferenza", si legge in una nota diffusa pochi minuti fa:  neanche più un morto nel Mediterraneo: fu questo l’appello rivolto alle istituzioni nazionali ed europee. Oggi, come sei anni fa," torniamo a chiedere di fermare l’ecatombe di migranti in mare. Sia priorità mettere in atto vie legali per garantire accesso alla protezione e sconfiggere così il traffico di esseri umani. Sia priorità il salvataggio in mare delle persone, come previsto da convenzioni internazionali e diritti umani, troppo spesso calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà. Siano priorità politiche strutturali e di lungo periodo che permettano di preparare i territori ad un’accoglienza diffusa di richiedenti asilo e rifugiati. Sia priorità - conclude il Centro Astalli - contro ogni semplificazione, affrontare il tema della migrazione nelle sue diverse componenti con responsabilità e lucidità, non strumentalizzandolo o banalizzandolo, eliminando i discorsi di odio, razzismo e xenofobia". (R.I.)

Loreto: domenica il pellegrinaggio dei migranti “marchigiani”

3 Ottobre 2019 - Loreto - Un pellegrinaggio di un popolo variopinto di indiani, ucraini, latino-americani, nigeriani e romeni vestiti a festa con costumi e bandiere, denominato "Pellegrinaggio marchigiano dei migranti. Anche noi da Maria". Questa la scritta, a grandi caratteri, su un lunghissimo drappo arancione, che aprirà il corteo, domenica 6 ottobre (nel pomeriggio) con più di 300 pellegrini previsti a Loreto. È il loro incontro annuale con il santuario mariano, provenendo da tutte le Marche. Non mancherà il saluto di benvenuto del sindaco, Paolo Niccoletti e dell' arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin. Portano con orgoglio la loro fede. Ma anche la loro identità, la loro originalità di uomini e donne venuti da altri orizzonti, per vivere nelle nostre Marche e farle vivere con il loro lavoro e dinamismo. Il vescovo emerito di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni, accompagna ogni anno questo pellegrinaggio multicolore. Segno concreto di una Chiesa, cioè di un popolo di Dio in cammino verso la nuova “terra promessa”. Sì, la fratellanza tra uomini, culture e lingue differenti. Commovente, come sempre, il loro passaggio nella santa Casa. Per ricordare, poi, nella celebrazione, tra canti e letture nelle diverse lingue, quanto Maria incoraggia il loro camminare, il loro “andare avanti”. La vita di un migrante è sempre una lotta e una danza, allo stesso tempo. Qualcosa di duro, ma anche di grande, che apre la mente e il cuore. Una processione di bambini accompagnati dai genitori, alla fine, riceverà una benedizione speciale dal Vescovo: piccoli volti, dai tratti somatici di ogni continente, l'Italia di domani. Un momento fraterno, festivo e conviviale, tra cibi orientali, latinoamericani e africani concluderà nei locali della Prelatura la giornata. Quasi un simbolo - a tavola - della società integrata che si vuole costruire insieme. Sotto lo sguardo di Maria. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)

Migrantes Cosenza-Bisignano: celebrazione multietnica e festa delle migrazioni

3 Ottobre 2019 - Cosenza - “È proprio durante questi appuntamenti che è doveroso ricordare quanto sia importante aprirci verso quei nuovi orizzonti che Gesù ci ha indicato”. È iniziata con questa esortazione di don Giacomo Tuoto la celebrazione eucaristica multietnica per la Giornata del Migrante e del Rifugiato svoltasi nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto a Cosenza. Insieme a don Giacomo - per la messa animata dalle diverse comunità di migranti presenti in città– anche Don Michel Fortino, Don Damian Dobrydnio, Don Patrick Amadi e Don Ruben Cruz Almonte. Una celebrazione dal sapore multietnico con lettura del Vangelo in diverse lingue, così come i canti e le preghiere dei fedeli. La riflessione di don Giacomo durante l’omelia ha posto l’accento su tre parole negative del Vangelo di domenica scorsa: indifferenza che genera ingiustizia; individualismo che ci fa pensare di poter bastare a noi stessi e avidità che ci spinge a bramare anche ciò di cui non abbiamo bisogno. “A queste tre parole negative - sottolinea don Giacomo - dobbiamo rispondere con tre atteggiamenti positivi, trasformando l’indifferenza in attenzione per il prossimo, soprattutto se è svantaggiato o povero perché chi vuole imitare il Signore non può essere indifferente verso i fratelli; all’individualismo dobbiamo rispondere con la comunione e la relazione, perché dentro di noi è impressa l’immagine di Dio che è relazione; e infine l’antidoto  all’avidità che si trova ascoltando la parola di Dio, aprendo il cuore e imparando ad essere figli degni di questo  mondo”. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione eucaristica della mattina, si è svolta nella piazza antistante la chiesa del Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto la Festa delle migrazioni coordinata dall’Ufficio Migrantes della diocesi con canti, danze, musica e cibo dal Mondo con le comunità Ucraina, Polacca, Siriana, Russa, Bielorussa, Senegalese, Africana, Cubana, Ecuadoregna, Marocchina, Romena, Bulgara, Nigeriana e Filippina. Tanti i partecipanti alla festa che hanno potuto apprezzare oltre ai piatti tipici anche le esibizioni canore e i balli messi in scena dalle diverse comunità. Tra gli stand delle diverse comunità straniere anche quello degli scout Agesci della Zona Terra dei Bruzi per la firma del documento pro-accoglienza “Siamo figli della luce”. (Roberto De Cicco)

Andria: un murales per ricordare le vittime del naufragio a Lampedusa

3 Ottobre 2019 - Andria - Sono stati Daniele Geniale e Roberta Fucci a realizzare sul muro perimetrale della Casa Accoglienza “S. M. Goretti” ad Andria il murales “Si prese cura…”, voluto in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, che si celebra oggi. Era il  3 ottobre 2016, quando nei pressi delle coste di Lampedusa persero la vita in un drammatico naufragio 368 persone, altri 20 risultarono disperse, 155 furono i superstiti, di cui 41 bambini. “Per la Casa accoglienza “S. Maria Goretti” e per l’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria rappresentare un’opera di street art su quei muri che trasudano di umanità significa lasciare un segno evocativo della parabola del buon samaritano – commenta don Geremia Acri -. Infatti, il titolo dell’opera “Si prese cura…” non è casuale, riprende l’intestazione della lettera pastorale del nostro vescovo Mons. Luigi Mansi”. “La cura nella tradizione cristiana – spiega don Acri – è custodire ed espandere i confini del proprio sé, e la capacità di sentire insieme all’altro, il disagio e la gioia, la sofferenza e la felicità, che implica il riconoscimento della comune umanità a cui tutti apparteniamo. La cura è una postura dell’anima che supera quel senso caritatevole e altruistico della pietà, è un impegno a fare bene per se stessi e per gli altri. La cura è un’attitudine donativo, che si fonda sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla nostra condizione di vulnerabilità reciproca con l’Altro. La cura è la leva che apre i nostri cuori perché sottolinea la dimensione affettiva della relazione con le persone e l’ambiente che ci circonda. E oggi è quanto mai urgente ampliare il concetto di cura, e la comunità ecclesiale ha una grande responsabilità, soprattutto quella parte di laici cattolici impegnati nei ruoli pubblici, come la politica e le istituzioni statali”. Il murales sarà inaugurato domani sera, alle 18.30. “Quello che ho fatto – spiega l’artista Daniele Geniale – è stato narrare la parabola per esprimere la mia idea sull’universalità dei valori intrinseci nei testi evangelici. Il mio approccio è stato quello di attualizzare il breve racconto della parabola, usando gli archetipi contemporanei, che sostituiti alle figure del sacerdote e del levita, hanno la stessa funzione di questi ultimi per l’economia del racconto”.  

Senza distogliere lo sguardo

3 Ottobre 2019 - Roma - Ricordiamo oggi il naufragio del 3 ottobre 2013 a poche decine di metri da Lampedusa, che causò la morte di 368 innocenti. Non si tratta del ricordo di un evento passato, ma di una tragedia che continua, perché, anche se nel silenzio dei media e nell’indifferenza dei più, ogni giorno continuano a morire nel Mediterraneo persone che fuggono da guerre, miseria, violenza. Ma, ci ha ricordato il Papa domenica scorsa nell’omelia per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “ come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire. Chiediamo al Signore la grazia di piangere, quel pianto che converte il cuore davanti a questi peccati (…) Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni”. Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni”.   La memoria di oggi sia per ciascuno di noi occasione per non distogliere lo sguardo da queste persone. e per ottenere la grazia del pianto e di un impegno fattivo verso di loro.  (Don Giovanni De Robertis - Direttore Generale Fondazione Migrantes)