Primo Piano

Conferenza mondiale Marittimi: messaggio di Papa Francesco

21 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - “Continuare, con rinnovato spirito ecumenico, il vostro servizio alla gente del mare”. È l’invito rivolto dal Papa ai membri dell’International Christian Maritime Association, nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario della sua fondazione e all’apertura dei lavori dell’XI Conferenza mondiale, che si svolge a Kaohsiung (Taiwan) dal 21 al 25 ottobre 2019, sul tema “50 anni di lavoro insieme per i marittimi, i pescatori e le loro famiglie. “Continuare, con rinnovato spirito ecumenico, il vostro servizio alla gente del mare” e “individuare forme sempre più efficaci di assistenza ai marittimi, ai pescatori e alle loro famiglie”, tra le richieste del pontefice che definisce “ancora carica di attualità” la Lettera apostolica Stella maris del 1997, con la quale papa Giovanni Paolo II “delineava le linee fondamentali per la cura pastorale delle tante persone che lavorano sul mare e dei loro familiari, come pure di quanti viaggiano per mare”. “In quel documento – scrive Papa Francesco – il mio predecessore invitava ad adoperarsi ‘affinché la gente del mare abbia abbondantemente i mezzi necessari per condurre una vita santa’. Questo invito lo rinnovo anch’io a tutti voi che rappresentate diverse tradizioni cristiane: possiate aiutare la gente di mare a conoscere Gesù Cristo e a vivere secondo i suoi insegnamenti, nel rispetto e nell’accoglienza reciproca”.

Papa Francesco saluta la comunità peruviana e i partecipanti alla marcia “Restiamo umani”

21 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - “Saluto e benedico con affetto la comunità peruviana di Roma, qui radunata con la venerata Immagine del Señor de los Milagros – ¡conserven siempre la fe y las tradiciones de su pueblo!”. Così Papa Francesco ha salutato, ieri, al termine dell’Angelus, i partecipanti alla processione dell’immagine del Senor de lo Milagros presenti in Piazza San Pietro. Durante i saluti anche un pensiero ed  un ringraziamento ai partecipanti alla marcia “Restiamo umani” a favore dell’accoglienza, promossa dall’attivista italo congolese John  Mpaliza, partita il 20 giugno da Trento e che si è conclusa ieri a Roma , in San Pietro. “Ringrazio i partecipanti alla marcia ‘Restiamo umani’, che negli ultimi mesi ha percorso città e territori dell’Italia per promuovere  un confronto costruttivo sui temi dell’inclusione e dell’accoglienza”, ha detto il Papa: “Grazie per questa bella iniziativa!”.

Istat: flessione per le acquisizioni di cittadinanza

18 Ottobre 2019 - Roma - I cittadini stranieri che nel 2018 hanno acquisito la cittadinanza italiana sono 112.523, di cui 103.478 originari di un Paese non comunitario. Rispetto al 2017, si è registrata una flessione del 23,8%, in controtendenza rispetto alla continua crescita degli ultimi anni, che ha riportato il valore su un livello vicino a quello del 2013. E’ quanto emerge dal Report “Cittadini non comunitari in Italia” realizzato dall’Istat. A subire il calo più consistente rispetto all’anno precedente sono state le acquisizioni per residenza e quelle per trasmissione dai genitori; per queste due modalità la diminuzione è evidente sia in termini assoluti (-21 mila e -14 mila circa) che percentuali (-37,2% e -31,9%). Il primato delle acquisizioni per residenza e trasmissione resta alle regioni del Nord. Crescono, anche se di poco, i procedimenti per matrimonio (+2 mila, +8,8%). Grazie all’integrazione di nuove fonti disponibili, dal 2016 – sottolinea l’Istat - è possibile individuare anche coloro divenuti italiani per ius sanguinis (per discendenza), ovvero nati all’estero da padre o madre di origine italiana. Si tratta di un collettivo in crescita: nel 2016 erano circa 7 mila individui - pari al 3,8% di tutte le acquisizioni di cittadini non comunitari - saliti a 8.211 nel 2017 (6,1% del totale) che nel 2018 sfiorano le 9 mila unità (8,6% del totale). L’acquisizione per ius sanguinis è particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno che in passato hanno dato luogo a consistenti flussi di emigrazione verso l’estero. I procedimenti per discendenza rappresentano la maggior parte delle acquisizioni in Calabria, Molise, Basilicata e Campania. Complessivamente per il Sud si registra una lieve variazione positiva rispetto al 2017. Queste dinamiche – scrive l’Istat - si riflettono sulla struttura per età di coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana. Il calo delle acquisizioni per trasmissione dai genitori ed elezione al 18° anno di età ha comportato un calo nella classe d’età più giovane, che dal 2013 ha sempre avuto un peso relativo superiore al 40% mentre nel 2018 è inferiore al 36%. Sono prevalentemente le donne ad aver acquisito la cittadinanza nel 2018 (53,6% del totale). In particolare, nel caso del matrimonio, su 100 acquisizioni 85 riguardano donne, le quali nel 38,4% dei casi divengono italiane con questa modalità. Gli uomini ottengono invece la cittadinanza italiana principalmente per residenza (58%). Anche nel 2018, in linea con gli anni precedenti sebbene con valori assoluti decisamente ridotti, il numero maggiore di acquisizioni riguarda albanesi (21.841) e marocchini (15.496), collettività storicamente presenti sul nostro territorio e che coprono più del 36% delle acquisizioni di cittadinanza nell’anno. Tuttavia, tra il 2017 e il 2018 per la comunità marocchina il calo delle acquisizioni di cittadinanza è ben superiore alla media ((-31,6% contro -23,8%). Al terzo posto si collocano ormai stabilmente i cittadini di origini brasiliane (+7,3% tra 2017 e 2018). Nel 67,6% dei casi si è trattato di acquisizioni avvenute per ius sanguinis. Al 1° gennaio 2018 risiedono nel nostro Paese oltre un milione 340 mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi circa un milione e 97 mila (81,6%) erano precedentemente stranieri non comunitari, donne nel 52,6% dei casi. L’acquisizione della cittadinanza riguarda in particolare alcune collettività come quella albanese e quella marocchina mentre per altre il numero è molto contenuto: è il caso – ad esempio - dei cinesi. Le motivazioni alla base del diverso comportamento sono molteplici; un peso rilevante lo ha la durata della presenza, specie nel caso di acquisizione per residenza che, per i cittadini non comunitari, prevede almeno dieci anni di permanenza nel nostro Paese. Inoltre, il mancato riconoscimento della doppia cittadinanza da parte dei paesi di origine può scoraggiare gli immigrati dall’acquisire la cittadinanza italiana. I residenti che hanno ottenuto la cittadinanza sono nel 16,8% dei casi marocchini e nel 15,5% albanesi. In particolare, per ogni 100 stranieri marocchini ci sono 44 italiani di origine marocchina; per ogni 100 albanesi 38 italiani di origine albanese. Marocchini e albanesi rappresentano rispettivamente il 12,3% e l’11,6% degli stranieri residenti, ma considerando la popolazione di origine straniera (stranieri residenti + italiani per acquisizione) rappresentano circa il 13%. A seguire ci sono gli originari dell’India e del Pakistan. Per i cinesi, all’opposto, risulta molto bassa la propensione ad acquisire la cittadinanza italiana. I minorenni sono circa 257 mila, il 23,5% di tutti i residenti che hanno acquisito la cittadinanza. Il 78,8% è nato nel nostro Paese. Il 20,4% dei nuovi cittadini lo è diventato a seguito di matrimonio con un italiano. La quota più elevata di nuovi cittadini per matrimonio riguarda gli originari della Federazione Russa (44%), la più bassa gli individui provenienti da Pakistan e India. I nuovi cittadini italiani si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro-nord, come Lombardia (24,5%), Veneto (12,1%) Piemonte (11,6%) ed Emilia Romagna (11,4%). Rapportando i nuovi cittadini agli stranieri emerge che nel Nord-ovest ci sono quasi 34 cittadini per acquisizione ogni 100 stranieri residenti, nel Nord-est 36, nel Centro 26, nel Mezzogiorno 22. Tra le regioni che ospitano almeno 10 mila residenti stranieri il massimo si tocca in Piemonte - oltre 50 nuovi cittadini ogni 100 residenti - il minimo in Campania (14 ogni 100).

Istat: si riducono i flussi migratori in ingresso

18 Ottobre 2019 - Roma – Secondo il Report “Cittadini non comunitari in Italia” realizzato dall’Istat  nel 2018 sono stati rilasciati 242.009 nuovi permessi di soggiorno, il 7,9% in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione è in larga parte riconducibile al calo dei permessi rilasciati per richiesta asilo che sono passati da quasi 88 mila e 500 nel 2017 a meno di 52 mila e 500 nel 2018 (-41,9%). Crescono invece del 4% i permessi per motivi umanitari. In aumento anche i permessi per altre motivazioni, in particolare i permessi per lavoro (+19,7%), dopo molti anni di tendenza alla diminuzione; si tratta di permessi di breve durata: il 27% ha una durata di sei mesi o inferiore; inoltre, quasi il 22% dei permessi per lavoro è stato rilasciato a cittadini statunitensi (in parte personale civile delle basi Nato). In aumento anche i permessi per studio (+20%) - dei quali quasi il 21% è stato concesso a cittadini cinesi (oltre 4.500) - e i permessi per famiglia che, in termini relativi, coprono oltre il 50% dei nuovi rilasci del 2018. La dinamica dell’anno scorso ha portato a una crescita dell’incidenza della componente femminile, che rappresenta oltre il 45% dei nuovi ingressi, contro il 39% del 2017; la quota di donne è particolarmente elevata (oltre il 58%) per i permessi per motivo di famiglia. Secondo il Report dell’Istituto di Statistica i nuovi flussi di migranti non comunitari coinvolgono in maniera molto intensa il Nord del Paese: quasi il 56% si dirige verso l’Italia settentrionale mentre solo il 23% dei nuovi permessi è stato rilasciato in una regione del Mezzogiorno. Anche i permessi per famiglia (15,8% del totale) e – soprattutto – per studio (7,5%) vedono uno scarso coinvolgimento del Sud e delle Isole. La situazione muta totalmente se invece si considerano i permessi emessi per asilo e protezione internazionale: in questo caso poco più del 42% è stato rilasciato da una prefettura del Nord, ma quasi il 41% da una del Mezzogiorno. La diminuzione dei nuovi permessi per motivi umanitari e richiesta di asilo riflette anche una modifica sostanziale dei paesi di provenienza dei nuovi flussi migratori in ingresso. Tornano in testa alla graduatoria Albania e Marocco, paesi dai quali storicamente provengono le migrazioni verso il nostro Paese, attualmente sostenute dagli ingressi per motivi di famiglia. Diminuiscono invece di più del 40% le migrazioni provenienti dalla Nigeria. Escono dalla graduatoria dei primi dieci paesi di cittadinanza Gambia e Senegal mentre rientrano Egitto e Ucraina. Tengono le migrazioni dal subcontinente indiano; tuttavia, mentre diminuiscono gli arrivi da Bangladesh e Pakistan, aumentano i permessi rilasciati a Indiani.  

Missionari Vincenziani: “Mediterranea”, un progetto per l’inclusione di richiedenti asilo

18 Ottobre 2019 -   Un progetto di inclusione di migranti presso la curia generalizia dei Missionari Vincenziani, a Roma: si tratta di “Mediterranea”, avviato nel 2018, che ha come obiettivo la riqualificazione delle competenze professionali di un gruppo di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria, al fine del loro inserimento nel tessuto sociale e lavorativo. A tal fine, la curia generalizia della Congregazione della Missione ha messo a disposizione due ettari di parco incolto e un immobile in via della Nocetta 191, a Roma, e l’Associazione Linaria ha concentrato tutta le sue competenze e conoscenze per la realizzazione di Mediterranea. Tra i risultati del lavoro svolto il primo anno, a gennaio 2019 il progetto ha visto la costituzione dell’associazione non profit “Mediterranea” grazie all’impegno di 5 dei 12 giovani rifugiati politici formati nel 2018 e dei due coordinatori del progetto. “Oggi – racconta padre Giuseppe Carulli, promotore di Mediterranea – il progetto consiste nella valorizzazione del parco attraverso una serie di attività: un orto biologico con ortaggi e verdure destinati alla vendita a km zero, un giardino delle erbe aromatiche e un vasto agrumeto con cui si producono sali e zuccheri aromatizzati e marmellate biologiche per la vendita al dettaglio e on line, produzione di oggetti da design per giardini e terrazzi urbani, progettazione e manutenzione di giardini, terrazze e balconi”. Nel parco di Mediterranea, inoltre, spiega il  missionario vincenziano, “vengono organizzati diversi eventi al fine di far conoscere il progetto e creare attività di crowdfunding. Cene e pranzi etnici sono l’opportunità di far vedere il lavoro di tante persone e la trasformazione di un terreno incolto in un’area verde ben curata e produttiva. Momenti culturali, musicali e teatrali sul tema dell’inclusione sociale, dell’accoglienza e del dialogo continuo tra individui, e tra individui e ambiente. A Mediterranea si organizzano anche campi estivi per bambini, brevi corsi di pittura e grafica botanica, di ikebana con i fiori spontanei e coltivati, di creazione di carte con i semi… con l’intento di provare a diffondere una cultura dell’accoglienza”. Per padre Carulli, Mediterranea può diventare un “progetto pilota” replicabile in altre realtà urbane nazionali e in tante proprietà religiose sottoutilizzate, “in quanto, attraverso una sperimentazione di forte impatto sociale, economico e ambientale, vuole costruire un modello alternativo di accoglienza e integrazione e promuovere un dialogo multiculturale attraverso metodologie progettuali ed ecologiche”. Mediterranea vuole soprattutto creare, conclude il missionario vincenziano, “un circolo virtuoso di inclusione sociale e professionale che ha come protagonisti privilegiati i richiedenti asilo, sia come formatori sia come formandi”. (Sir)

“Ciak MigrAction”: percezione errata della presenza di stranieri in Italia

18 Ottobre 2019 - Roma - Per gli italiani, tra le sfide che deve fronteggiare il paese, l'immigrazione è al quarto posto, indicato da un cittadino su quattro come priorità (28%) dopo disoccupazione (50%), situazione economica (38%) e tasse (34%). Sono questi i principali risultati che emergono da un recente sondaggio condotto da Ipsos per conto di WeWorld Onlus. L'indagine è stata realizzata nell'ambito del progetto europeo “Ciak MigrAction”, finalizzato a diffondere una narrazione delle migrazioni bilanciata e libera da stereotipi. Nonostante una percezione falsata della presenza reale dei migranti in Italia, il 68% degli italiani continua a sostenere il diritto all’accoglienza mentre il 40% si dichiara d’accordo con gestione del governo italiano dei respingimenti. Evidenzia lo studio presentato a Bologna e condotto dall’Istituto IPSOS sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia. L’opinione pubblica italiana sembra essere caratterizzata da un’elevatissima sovra-rappresentazione del fenomeno migratorio, soprattutto per quanto riguarda la presenza di migranti sul territorio (31% il dato percepito vs il 9% da dati ISTAT). Dai dati italiani emerge la visione negativa dell’opinione pubblica sulla situazione generale del Paese: tra le sfide che deve fronteggiare il paese, l’immigrazione è al quarto posto come dicevamo. “Nonostante per gli Italiani l’immigrazione sia solo al quarto posto nella classifica dei problemi del nostro Paese, è estremamente significativo che la percezione del fenomeno migratorio sia così falsata rispetto alla realtà”, dice Marco Chiesara, Presidente WeWorld Onlus: “mette in luce la grande sovraesposizione mediatica degli ultimi tempi. Questi dati mostrano come il clima d’odio costruito e promosso negli ultimi anni abbia generato percezioni distorte, che alimentano paure infondate verso chi arriva in Italia in cerca di accoglienza. Paure che diventano prioritarie rispetto a problemi più concreti e reali”. 1 italiano su 2 dichiara apertamente che ritiene la copertura mediatica eccessiva, asserendo di avere un basso livello di fiducia nei confronti dell’accuratezza nel riportare notizie sui migranti (solo 16% ha giudizio positivi). È quindi importante che la società civile lavori per portare un cambiamento concreto. Per questo con il progetto europeo CIAK MigrACTION WeWorld Onlus vuole diffondere “una narrazione delle migrazioni bilanciata e libera da stereotipi, per contrastare l’aumento delle forme di odio e intolleranza, di diffidenza e paura nei confronti delle diversità”. L’indagine CIAK MIGRACTION di IPSOS mostra che gli italiani sono preoccupati del fenomeno migratorio e non pregiudizialmente contrari, se viene governato con la collaborazione della Unione Europea. La grande maggioranza ritiene molto importante il rispetto per tradizioni e abitudini dei migranti (69%), qualora queste non violino la legge, anche se solo un quarto degli italiani ritiene che l’immigrazione abbia un effetto positivo sulla vita culturale del paese. Quasi un italiano su due ritiene che l’immigrazione stia dividendo la società in «fazioni opposte» e per questo sia negativa. L’aspetto lavorativo-occupazionale è uno di quelli che più alimenta le paure nei confronti dei migranti: da un lato è ampiamente condivisa l’idea che i migranti siano vittime, spesso sfruttate dal mercato del lavoro (75%), che  spesso svolgano professioni che gli italiani non vogliono più fare (55%) e che il mercato del lavoro dovrebbe riconoscere le loro competenze e titoli di studio (56%), ma dall’altro la metà degli intervistati è convinta che le aziende dovrebbero dare la precedenza nelle assunzioni ai lavoratori italiani  (46%) ed un terzo è convinto che i migranti abbiano reso più difficile trovar lavoro per gli italiani (38%). Per quanto riguarda la sicurezza, la metà degli intervistati è convinta che l’Italia necessiti una maggiore protezione dal mondo esterno rispetto al passato, ed il 44% si dichiara preoccupato dalla possibile presenza di terroristi tra i migranti. Diffusa tra un italiano su tre l’idea che la gran parte dei crimini siano perpetrati da persone di origine straniera (33%). I giudizi espressi dai cittadini italiani nei confronti dell’operato di istituzioni e società civile nella gestione dei movimenti migratori “non risultano confortanti”: Il 40% degli intervistati si dichiara d’accordo con la gestione del governo italiano dei respingimenti. “Nonostante questi timori e nonostante un terzo degli intervistati sostenga che non sia più possibile accogliere rifugiati e migranti nel paese e che quindi vadano chiuse le frontiere (33%) la maggioranza degli italiani sembra però ancora ben disposta nei confronti dei rifugiati e a sostenere il diritto all’accoglienza (68%), anche se quasi unanime (84%) appare la richiesta all’Unione Europea di svolgere un ruolo più centrale a sostegno dell’Italia nella gestione dei rifugiati”, si legge nello studio. Solo il 7% infatti giudica positivamente il ruolo dell’Unione Europea; assenza “particolarmente grave se si pensa che l’UE è l’attore individuato dagli italiani come quello che dovrebbe maggiormente avere in carico la gestione dei fenomeni migratori (63%), più di quanto non sia richiesto a governo nazionale (35%) ed organizzazioni non governative (18%).

Migrantes Modena-Nonatola e Carpi: presentato il “quali bilancio” di un decennio

18 Ottobre 2019 - Modena - Un breve opuscolo, alcune pagine, quante storie. In questi giorni è stato dato alle stampe e distribuito un testo dal titolo “2009- 2019 Quasi un bilancio”, a cura degli uffici Migrantes della Diocesi di Carpi e della Diocesi di Modena-Nonantola. La pubblicazione cade proprio nel momento in cui viene data pastoralmente da parte del Vescovo Erio Castellucci, Amministratore apostolico della Diocesi di Carpi, l’indicazione di procedere con una collaborazione la più stretta possibile tra i due uffici, indicazione concretizzata anche dalla nomina propria di questi giorni di don Graziano Gavioli quale assistente ecclesiastico unico, cui facciamo gli auguri fraterni di benvenuto. La redazione era ovviamente iniziata, oseremmo dire quasi profeticamente, molti mesi fa. Quasi profeticamente, ma anche molto oggettivamente. Infatti, il percorso delle due Migrantes si sviluppa parallelamente e fraternamente, attraverso una interazione, un sostegno, uno scambio fraterno fatto di amicizia, relazioni e condivisioni, lungo tutti gli ultimi dieci anni. A partire dal momento in cui si parte con la nomina nel 2009 del primo direttore, per la Diocesi di Modena, don Giuliano Barattini, da poco scomparso, allora parroco di Spezzano e proveniente da una lunga esperienza in Brasile, sacerdote fidei donum, nella Diocesi di Goias. Don Giuliano per Modena, insieme al diacono Stefano Croci di Carpi, partecipano ad un corso per nuovi direttori Migrantes a Roma nel giugno di quell’anno. A Modena la Migrantes si costituirà formalmente già nell’autunno del 2009, coinvolgendo persone sensibili o con esperienza e i cappellani delle comunità straniere immigrate di fede cattolica ed ortodossa allora presenti in diocesi, allargando appunto anche al referente di Carpi, Stefano Croci, il quale già attivo da diversi anni, tra le altre, nella pastorale rivolta ai sinti, darà vita nel 2011 alla Migrantes di Carpi. Dal 2009 ad oggi, dunque, quasi un bilancio. E scorrendo le pagine dell’opuscolo, ci si può rendere conto di diversi aspetti di quest’ambito pastorale. In particolare, si può comprendere, a grandi linee, il percorso che la Chiesa italiana e quella locale hanno fatto e stanno facendo nella maturazione della consapevolezza dell’importanza del tema delle migrazioni, anche di fronte al suo evolversi. A partire dalla presa d’atto che l’impatto dell’emigrazione di fine Ottocento e inizio Novecento ebbe nel nostro paese, spingendo la Chiesa ad istituire la giornata mondiale, la più antica ricorrenza “tematica” nella Chiesa Cattolica, indetta per la prima volta nel 1914 e celebrata da poco, l’ultima domenica di settembre, anche quest’anno, come da allora ogni anno. Passando nel 1965, per l’istituzione della Commissione Episcopale per l’Emigrazione e l’Ufficio Centrale per l’Emigrazione Italiana (UCEI), organo della allora neonata Conferenza Episcopale Italiana per arrivare nel 1987 al confluire di tutte le diverse competenze circa la mobilità nella Fondazione Migrantes e giungere, come detto, poi nel tempo alla formalizzazione anche a livello locale delle relative articolazioni. Inoltre, con la lettura dell’opuscolo, si ha contezza anche, nelle sue linee principali, dell’approccio pastorale nei confronti delle migrazioni maturato nel tempo a livello locale, con, in particolare, la consapevolezza di dover affrontare il tema dell’immigrazione non solo (e non tanto) in termini socio-assistenziali, ma, per quanto attiene allo specifico delle Migrantes, in termini pastorali, ossia di accompagnamento alla vita religiosa, e inoltre di diffusione di un atteggiamento positivo e costruttivo nella società in merito a tale tema (v. anche Evangelii Gaudium, 200). Nasce da questo, tra le altre iniziative, a Carpi la pastorale verso i Sinti e a Modena l’intuizione di celebrazioni nella lingua madre per diverse comunità straniere, al fine di favorire la partecipazione in particolare all’Eucaristia. E dalle pagine, come dicevamo all’inizio, emergono tante storie, sia di chi si è impegnato pastoralmente, Vescovi, parroci, diaconi, laici, come una “minoranza creativa e operosa”, citando la bella e suggestiva immagine che don Erio Castellucci ci ha suggerito nella sua lettera pastorale di questi giorni, e sia le storie di chi ha vissuto da migrante questa pastorale, come Obeng Boateng, che dice: “Nel momento in cui sono arrivato [a Modena] ero smarrito. Non avevo un alloggio, un lavoro, la famiglia lontano, non conoscevo nessuno e tanto meno la lingua e le leggi di questo paese. Spingevamo una bicicletta su cui c’era tutto il nostro avere; passando davanti ad una chiesa vedemmo una grande scritta ‘Santa Maria, madre di Dio, prega per noi’. Era un segno di Dio, ci fermammo e parlammo con il cappellano e lui e una catechista si impegnarono per la nostra preparazione al battesimo”. Oggi, grazie all’incontro con quegli operatori pastorali, e ai frutti spirituali che quell’azione ha portato, è diacono e referente della Comunità Ghanese. Un breve opuscolo, dunque, alcune pagine, ma quante storie, in queste pagine, per una storia, quelle delle due Migrantes, che, fiduciosi nella grazia di Dio, intendono proseguire, oggi ancora più strettamente insieme. Chi volesse richiederne una copia può scrivere a info.migrantescarpi@gmail. Com (Uff. Migrantes Diocesana Carpi)

Migrantes Lanciano-Ortona: un incontro sulla situazione dell’accoglienza nel territorio

18 Ottobre 2019 - Lanciano – Lunedì scorso,  14 ottobre, presso l'Istituto De Titta - Fermi di Via Marconi a Lanciano, si è svolto un incontro, promosso dalla Migrantes diocesana di Lanciano-Ortona in collaborazione con l'ADO ("Associazione Davide Orecchioni di Lanciano), tra i CAS e gli SPRAR del territorio (Lanciano - Torino di Sangro, Fossacesia, Atessa, Fara F.P.) per l'inizio del nuovo anno della Scuola di lingua italiana per stranieri "Penny Wirton" con la presenza dell'avv. Rosalia Terrei. C'è stata anche una condivisione della situazione delle diverse strutture, in certi casi critica e preoccupante... sia per la fruibilità di questi corsi da parte dei richiedenti asilo, sia per la difficoltà di reperire alloggi per coloro che hanno trovato lavoro con un contratto regolare a causa delle carenze dei mezzi di trasporto locali. E' stato un altro passo in avanti nella costituzione di una rete tra le diverse realtà che operano in questo ambito e il riconoscimento unanime della presenza di Migrantes. (d. Roberto Geroldi, Migrantes Lanciano-Ortona)

Siracusa: parte il primo corso per formazione delle badanti

17 Ottobre 2019 - Siracusa – Ha preso avvio in questi giorni a Siracusa, in Sicilia, il primo corso di formazione per badanti, promosso dalle suore scalabriniane con il patrocinio del comune, della diocesi di Siracusa e degli uffici diocesani di Caritas e Migrantes. Le lezioni si terranno nella parrocchia di Santa Rita e gli allievi sono 12 in totale, tutti di nazionalità straniera. Il corso, completamente gratuito, durerà 120 ore e alla fine verrà consegnato un attestato di Assistenza alla cura della persona nel suo ambiente personale e sociale. L’iniziativa ha l’obiettivo di assicurare un aiuto non solo di tipo sanitario alle persone anziane. Le lezioni sono affidate a medici, avvocati, informatici e la responsabile del progetto, sr. Angelina Preci.

Morte donna senza tetto polacca: oggi i funerali presieduta dal card. Konrad Krajewski

17 Ottobre 2019 - Roma – Si sono svolti questa mattina le esequie di una donna sessantatreenne senzatetto deceduta il 13 febbraio scorso, dopo un ricovero di due giorni all’Ospedale San Carlo di Nancy a causa di una grave polmonite. La celebrazione è stata presieduta dall’Elemosiniere di Papa Francesco, Konrad Krajewski.  Per il funerale è stata scelta la chiesa parrocchiale di San Romano Martire, cioè la Parrocchia più vicina alla Stazione Tiburtina dove Hanna Lidia Czajer, di nazionalità polacca, viveva dal 2014 e dove si è gravemente ammalata dormendo all’aperto. La celebrazione delle esequie, accompagnata dai canti e dal suono dell’organo, si è svolta dopo otto mesi dalla morte a causa delle procedure burocratiche: solo in questi giorni il magistrato ha disposto la fine dell’istruttoria e quindi ha dato la possibilità del funerale.

Fisc: il Consiglio nazionale ricorda P. Lombardo

17 Ottobre 2019 - Roma - E’ iniziato, questa mattina, con una celebrazione liturgica, l’ultima sessione del Consiglio Nazionale della Fisc, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici, prima dell’Assemblea elettiva del mese di novembre. Durante la celebrazione, presieduta dal presidente della Fisc, don Adriano Bianchi, è stata ricordata la figura di padre Giuseppe Lombardo, membro del Consiglio Nazionale morto, all’età di 75 anni, nelle settimane scorse. Padre Lombardi guidava, come direttore, il settimanale cattolico “Cammino” ed era  consulente Ecclesiastico dell’Unione Cattolica Stampa Italiana di Siracusa.  

CEI: Mons. Russo al carcere San Vittore per costruire insieme fratellanza

17 Ottobre 2019 - Milano – Il Segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, sarà in visita,  nel pomeriggio di venerdì 25 ottobre, a Milano, al teatro del carcere San Vittore.  Mons. Russo ha chiesto ed ottenuto il permesso del Direttore del penitenziario, Giacinto Siciliano, di potersi incontrare con i massimi rappresentanti delle realtà islamiche italiane, insieme con i detenuti e le detenute, per assistere con loro allo spettacolo teatrale “Leila della tempesta”, nella Giornata dedicata all’Amicizia islamo-cristiana. Insieme a Mons. Russo saranno presenti: Abdellah Redouane, Abdellah Massimo Cozzolino, Yassine Lafram, Yahya Pallavicini, Salah Ramadan Elsayed. “Leila della tempesta” è uno spettacolo scritto e interpretato da Alessandro Bert con Sara Cianfriglia, ed è tratto dall'omonimo libro di Ignazio De Francesco. Si tratta di un dialogo sulla cittadinanza, l’emigrazione, la religione, il rapporto uomo-donna, la violenza in nome di Dio e la mistica del cuore, che mette al centro una giovane tunisina di nome Leila, personaggio reale, giunta in Italia attraverso il mare e finita in carcere per commercio di stupefacenti. Intorno a lei si muove un coro di persone della stessa provenienza geografica, culturale e religiosa, che si confrontano su questi temi con un monaco cristiano che parla nella loro lingua e li stimola a riflettere sulle loro tradizioni e sul necessario incontro tra queste e la Costituzione della Repubblica italiana.

Card. Czerny: “ogni settimana c’è un naufragio, anche le nostre anime stanno annegando?”

17 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - “Ogni settimana c’è un naufragio – Italia, Messico, Italia – ma non notiamo che le nostre stesse anime si stanno distruggendo e annegando? Preghiamo, urgentemente, per loro e per noi”. È l’appello accorato del neo cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede, a proposito degli ultimi recenti naufragi, tra cui quello di Lampedusa la scorsa settimana. Alla base di questa accorata richiesta probabilmente il ritrovamento in fondo a mare del corpo di una mamma ivoriana abbracciata al figlio di 8 mesi. Sono stati trovati lì, all’interno di un relitto a circa 60 metri di profondità. Un barchino, affondato il 7 ottobre scorso a sei miglia da Lampedusa e rintracciato, dopo diversi giorni di lavoro, dai sommozzatori della Guardia Costiera. Le telecamere del robot sottomarino hanno individuato dodici corpi. All’appello ne mancherebbero 5 che risultano ancora dispersi, ma non è escluso che attorno ce ne possano essere ancora. Il piccolo e la sua giovane mamma sono ancora lì, sul fondo del mare, uniti in un unico abbraccio di vita e di morte. Per recuperare i corpi  ci vorranno giorni, ma i sommozzatori sono pronti ad accelerare i tempi per portare a termine le operazioni. (Sir)

Mons. Santoro: “dovere dell’accoglienza spazzi via la tentazione della polemica pretestuosa”.

17 Ottobre 2019 - Taranto - “Auspico che il dovere civico e morale dell’accoglienza spazzi via la tentazione della polemica pretestuosa. Taranto ha già dato in passato prova della sua grande generosità, si renda ancora una volta disponibile a questa transitoria ospitalità”. Lo ha detto l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, commentando lo sbarco nel capoluogo pugliese, di 176 profughi, tra cui 12 donne, 4 incinte, e 33 minori, di cui 23 non accompagnati da adulti. “Mi raggiunge a Roma, dove sono per il Sinodo sull’Amazzonia – scrive mons. Santoro – la notizia dell’arrivo a Taranto della Ocean Viking, con il suo carico di umanità dolente. È vivo ancora il lutto per il recente naufragio che ha visto la stessa nave impegnata con la Marina Militare nella ricerca delle vittime. La gran parte non è stata restituita dal mare: oggi fortunatamente possiamo parlare di vita e non di morte.  

Lo sguardo alle periferie

17 Ottobre 2019 - Roma - Padre Sandro Pizzi, missionario della diocesi di Crema, è morto il 5 ottobre 2009 nella missione di Opit-Parish, nel nord Uganda, al confine con il sud del Sudan. A ucciderlo una gazzella: l'animale l'ha colpito a una gamba e ha reciso l'arteria femorale, mentre il missionario cercava di proteggere dei bambini. Nel Paese africano padre Pizzi ha lavorato per trentacinque anni, impegnandosi a contrastare la difficilissima situazione socio-sanitaria, aggravata dalla guerriglia, accudendo con amore sia i malati sia i bambini sfruttati come soldati. La notizia della sua morte, riportata sul settimanale diocesano di Crema e su altre testate cattoliche, non ha trovato spazio nei grandi circuiti. E il pensiero corre a padre Maccalli, padre Dall’Oglio, Silvia Romano… Il mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alla riflessione sulla missione e quest’anno in modo particolare per volere di Papa Francesco, può essere occasione per un esame di coscienza sulle logiche dominanti nel fare informazione. Con l’impegno a guardare maggiormente alle periferie del mondo e a raccontare la vita quotidiana di quanti hanno “lasciato tutto” per aiutare i più poveri, i più soli, i più fragili. Ne nascerebbe uno sguardo che dai territori si alza oltreconfine per ritornare qui. Una comunicazione che si fa abbraccio e condivisione. (Vincenzo Corrado)  

Tv2000: tre docu-film dedicati al mese missionario

16 Ottobre 2019 -

Roma - In occasione del mese missionario straordinario indetto da Papa Francesco, Tv2000 trasmette tre documentari ambientati in diversi parti del mondo e dedicati alla missione. ‘Una corsa della vita’ , di Rosario Sardella, che racconta i progetti del Cuamm- Medici con l’Africa in Sierra Leone, in onda domenica 20 ottobre in seconda serata.  

“Seminare il futuro”, anche questo diretto da Rosario Sardella, dedicato all’impegno dell’associazione giacomogiacomo Onlus nelle baraccopoli di Nairobi in Kenya, in onda lunedì 21 ottobre in seconda serata. 

“La scelta”, documentario in due parti diretto da Andrea Salvadore, in onda sabato 26 e domenica 27 ottobre in seconda serata, sulla vita delle bambine di strada salvate dalle suore di Madre Teresa e portate a Barasat, a pochi chilometri da Calcutta. Il documentario è il terzo capitolo di un racconto cominciato con “Le bambine di Calcutta” e ‘Le bambine di Calcutta crescono’.​

 

Taranto: tra i migranti sbarcati anche una donna incinta di 2 gemelli

16 Ottobre 2019 -

Taranto - C’è anche una donna incinta di due gemelli, tra i 176 migranti dell’Ocean Viking, sbarcati oggi a Taranto. I volontari di Medici senza frontiere e della Sos Mediterranée decidono di chiamarla con un nome di fantasia: Farfuma. “Ha perso il marito”, ci racconta Luisa Albera, project staff Sos Mediterranée, traducendo in italiano l’inglese del medico Juna Paolo Manuel Sanchez e del coordinatore del progetto Berger Jay. Farfuma, “in un bombardamento in un centro di detenzione libico e nella confusione, è riuscita a fuggire”. Con lei “altre tre donne in attesa, 3 bambini fino a 5 anni, 2 tra i 5 ed i 12 anni, 8 fino ai 16 anni, 23 tra i 16 ed i 20”, in tutto in 22 non accompagnati da un adulto. “La prima imbarcazione l’abbiamo trovata di notte vicino ad una piattaforma petrolifera. Era alla deriva già da un giorno, senza possibilità di utilizzare il motore, per cui senza grandi speranze di arrivare da nessuna parte. La seconda era un gommone, partito da più di un giorno ed era molto difficile pensare con quel mezzo raggiungere terra”. Niente curdi o siriani tra i salvati. I 176 sono tutti provenienti dall’Africa subsahariana. “Le condizioni generali sono buone – rassicurano dall’equipaggio – ma è ovvio che va considerato che si tratta di persone che presentano sul corpo segni di tortura e di colpi di arma da fuoco e, per quanto concerne le donne, violenze fisiche”. Tra tutti, colpisce la storia di un quindicenne completamente solo. “È riuscito a scappare da un centro di detenzione in Libia dopo due anni di prigionia”, concludono.

 

 

Ue: il punto sulle migrazioni

16 Ottobre 2019 - Bruxelles - Il documento approvato oggi dalla Commissione europea sulla situazione delle politiche migratorie elenca una serie di risultati ottenuti dal 2015 in poi: “quando è scoppiata la crisi migratoria, l’Ue ha agito in modo rapido e determinato – vi si legge – per far fronte a sfide eccezionali applicando soluzioni comuni a livello europeo. Negli ultimi quattro anni sono state gettate le basi per una forte politica collettiva dell’Ue in materia di migrazione e oggi sono in atto nuovi strumenti e nuove procedure che permettono un coordinamento e una cooperazione efficaci”. L’Ue, sempre secondo la Commissione, “è meglio attrezzata per fornire sostegno operativo e finanziario agli Stati membri sotto pressione, gestire le frontiere esterne e lavorare in partenariato con i Paesi terzi. Tuttavia è necessario impegnarsi ancora per completare questo lavoro e rendere la politica migratoria dell’Unione veramente adeguata alle esigenze future, efficace e resiliente”. Fra le “ulteriori iniziative e misure” da assumere, appaiono nel testo i seguenti capitoli: “misure urgenti per migliorare la situazione nel Mediterraneo orientale” (Grecia); “maggiore solidarietà nelle operazioni di ricerca e soccorso”, che al momento gravano quasi interamente sull’Italia; “accelerare le evacuazioni dalla Libia”.

Centro Astalli: dolore e cordoglio per le vittime del mare ritrovate a Lampedusa

16 Ottobre 2019 - Roma - Il Centro Astalli esprime “dolore” per la notizia del ritrovamento di corpi senza vita a poche miglia da Lampedusa”. “Senza sosta ci appelliamo a istituzioni nazionali e sovranazionali perché si ponga fine all'ecatombe di migranti diretti in Europa”, evidenzia p.  Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli: “si ritorni alla civiltà dei diritti umani e della solidarietà. È inaccettabile – aggiunge - che indifferenza e cinismo ci lascino inerti davanti all'orrore. Serve un nuovo umanesimo della solidarietà che ispiri governanti e società civile a perseguire il bene di tutti e prendersi cura del mondo". Salvare vite umane è “imperativo morale, politico e civile”, e per questo il Centro Astalli chiede “subito canali umanitari, vie legali d'ingresso che pongano fine a viaggi mortali e al traffico di migranti, e l'evacuazione immediata dalla Libia”.

Il tema migranti al Sinodo dei Vescovi

16 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - Da oggi a domani mattina si svolgerà una nuova tornata di Circoli minori all’interno del Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia, riuniti in vaticano. Le loro relazioni saranno, poi,  presentate all’assemblea nel pomeriggio di domani. Ieri, durante il dibattito i 173 Padri Sinodali si sono nuovamente, tra i tanti temi, soffermati sui migranti, “trapiantati nelle città e sradicati dai contesti di provenienza”, come si legge in una nota preparata dal Vatican News. “Nella città, luogo di contrasti politici, sociali, economici, del vuoto esistenziale e dell’individualismo esasperato, l’indigeno è un sopravvissuto. Essere presenti con il Vangelo è un dovere. Dunque – hanno sottolineato i presuli - la città è anche luogo di missione e santificazione. La raccomandazione è quella di promuovere una pastorale specifica che consideri gli indigeni protagonisti”. Considerata poi l’importanza data alla terra nella Bibbia è stato ribadito “la gravità dello strappare un popolo dal proprio territorio. La difesa dei territori è la pietra miliare per il bioma dell’Amazzonia e degli stili di vita dei popoli tradizionali”. Per questo è stata raccomandata una “difesa intransigente” dei popoli indigeni: “il diritto alla loro cultura, alla loro teologia e alla loro religione è una ricchezza da salvaguardare nell’interesse di tutta l’umanità”.