Primo Piano

Stampa multietnica: oggi incontro a Roma

29 Ottobre 2019 - Roma -  Sviluppare, in modo pragmatico e concreto, un progetto che renda l’informazione in Italia meno chiusa e monoculturale: è l’impegno al centro di un incontro con i giornalisti e la stampa multietnica che si terrà oggi pomeriggio a Roma. “E’ un’occasione da non perdere” sottolinea Cleophas Adrien Dioma, coordinatore del Summit nazionale delle diaspore, promotore dell’appuntamento in una intervista a Dire: “non si può far cambiare narrativa se non si fa sentire la propria voce: sarebbe come voler giocare a calcio senza un pallone”.

Corridoi umanitari: nuovo arrivo di 51 persone dal Corno D’Africa

29 Ottobre 2019 - Roma - Giovedì 31 ottobre arriveranno, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 51 profughi del Corno d’Africa che erano rifugiati da tempo in Etiopia. Il loro ingresso in Italia è reso possibile grazie al nuovo Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, firmato lo scorso 3 maggio dalla CEI (attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes) e dalla Comunità di Sant’Egidio, che prevede l’arrivo di 600 persone nei prossimi due anni, dopo il primo accordo che ha già portato nel nostro Paese 500 rifugiati nel 2017-2018. I 51 profughi troveranno ad attenderli alcuni loro familiari, da tempo residenti e integrati in Italia. Saranno accolti in diverse città (Roma, Bologna, Firenze, Genova, Gubbio, Martina Franca, Milano, Padova) presso associazioni, parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso d’integrazione sociale e lavorativa sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate. Tutto ciò grazie a un progetto totalmente autofinanziato con l’8x1000 della CEI, fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e la generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.  

Savona: una festa per i 15 anni della Comunità ucraina

29 Ottobre 2019 - Savona - Domenica prossima, 3 novembre, la comunità ucraina di Savona celebra i quindici anni di presenza in diocesi Come racconta in anteprima il mensile diocesano Il Letimbro di novembre, alla festa di ringraziamento, nella chiesa del Sacro Cuore in corso Colombo, interverranno non solo i fedeli della comunità savonese, ma anche di quelle sorelle di Chiavari e Genova. La giornata inizierà alle 10 con la colazione ucraina con tè, caffè e dolci tipici. Seguiranno giochi e laboratori per tutti poi un momento a cura de “Le Madri unite nella preghiera”. Alle 12 la divina liturgia con rito bizantino a cui prenderà parte il vescovo Mons.  Calogero Marino, unitamente al vescovo ucraino Mons. Dionisio Lyakovich. La Messa sarà celebrata in lingua ucraina con alcune parti in italiano. Durante la celebrazione si pregherà per la salute e, secondo l’usanza, verrà donato ai fedeli l’olio benedetto. Al termine pranzo comune nei locali della chiesa, seguito da altri momenti di festa con balli tipici. “Con questa cerimonia la nostra comunità ucraina desidera ringraziare Dio e festeggiare questi quindici anni a Savona” spiega a Il Letimbro padre Vitaliy Tarasenko, guida spirituale della comunità.

Tavolo Asilo: lettera aperta al governo perché non rinnovi il Memorandum con la Libia

29 Ottobre 2019 - Roma - Il 2 novembre, se il governo italiano non interverrà per annullarlo, verrà automaticamente rinnovato il Memorandum con la Libia, cioè quegli accordi, lautamente finanziati, che prevedono anche l’intervento della guardia costiera libica per fermare e riportare sulla terraferma i migranti imbarcati che tentano di raggiungere le nostre coste. Lo ricorda una nota di ieri del Tavolo Asilo, che sottolinea: “L’orrore dei lager in cui vengono rinchiusi i migranti intercettati è stato ormai ampiamente documentato: torture, violenze, stupri e altre vessazioni finalizzate a calpestarne li diritti e la dignità di esseri umani”. Tutto ciò, unito alla guerra alle Ong che fanno salvataggi in mare, “ha comportato un aumento esponenziale di morti nel mediterraneo centrale, che ormai è diventata la rotta più pericolosa per i migranti in fuga”. Mercoledì 30 ottobre, alle 12, presso l’Hotel delle Nazioni a Roma, il Tavolo Asilo, che è formato dalle maggiori organizzazioni che si occupano dei diritti dei migranti, terrà una conferenza stampa per presentare il testo della lettera aperta che invierà al governo italiano chiedendo di non rinnovare il Memorandum. All’incontro con la stampa parteciperà, tra gli altri, il giornalista di Avvenire Nello Scavo, oggi sotto scorta per le minacce ricevute a seguito delle sue inchieste sui trafficanti di esseri umani e della rivelazione della venuta in Italia due anni fa di Bija, il più potente fra loro, e dei suoi incontri con le autorità italiane. Sarà presente anche il giornalista tedesco Philipp Zhan, che ha realizzato qualche tempo fa un importante servizio per la Tv Svizzera che spiegava come la situazione in Libia sia negli ultimi tempi ulteriormente peggiorata, nell’indifferenza dei Paesi europei che si ostinano, per pura convenienza, a presentarlo come porto e paese “sicuro”. Saranno, inoltre, presenti i rappresentanti delle organizzazioni che fanno parte del Tavolo Asilo, fra cui alcune delle Ong che compiono salvataggi in mare. (Sir)

La tragica analogia dell’odio online

29 Ottobre 2019 - Roma - Una media di 200 insulti al giorno alla senatrice a vita Liliana Segre, a quasi 80 anni dalla violenza Auschwitz ancora al centro di quella dei social. Dove l’odio non ci mette neppure la faccia, ma solo tastiera e anonimato. Deportata a 13 anni in campo di concentramento, chissà che alcuni dei suoi insultatori non abbiano poco più di quell'età. Se fosse vero, e le premesse ci sono tutte in una Rete sempre più giovane, sarebbe una nota ancora più amara. Che vuole, accanto agli ebrei, fra i più colpiti dalla violenza online anche musulmani, donne, rom e stranieri. Una lista che sembra riportare indietro le lancette dall'odio a quasi un secolo fa. Una situazione alimentata, invece, dai moderni mezzi di comunicazione digitale. È il caso di Twitter, dove il 32% dei messaggi negativi prende di mira i migranti. A rivelarlo, secondo i dati contenuti anche nell'ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, la “Mappa dell'intolleranza” realizzata da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l'Università Statale di Milano, l'Università di Bari, La Sapienza Università di Roma e il Dipartimento di sociologia dell'Università Cattolica di Milano. Nel 2019, scrive Vox, «l'odio contro i migranti registra un +15,1% rispetto al 2018 e sul totale dei tweet che hanno ad oggetto i migranti, quelli di odio sono ben il 66,7%. Sul totale dei tweet negativi, inoltre, quelli contro i migranti sono circa il 32%: vale a dire che un ‘hater’ (‘odiatore’, ndr) su tre si scatena contro ‘lo straniero’. L’intolleranza contro gli ebrei, di fatto quasi inesistente fino al 2018, quest’anno registra un +6,4% (76,1% sul totale dei tweet sugli ebrei). Mentre l’intolleranza contro i musulmani registra un netto aumento (+6,9%) e resta alta (74,1% sul totale dei tweet sui musulmani) e si lega soprattutto alla percezione di eventi internazionali». Su tutti, il terrorismo che si autodefinisce islamico. Uniti da alcune battaglie comuni – ma anche dall'odio online, come rivela un’indagine pubblicata in esclusiva sul Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes, “Parole e paure: dai tweet del Papa al contesto italiano” – non è la prima volta che Liliana Segre e papa Francesco si trovano a parlare la stessa lingua. Non è un caso, allora, che lo stesso Rapporto Immigrazione, grazie al giornalista di Avvenire Nello Scavo, abbia raccolto proprio le riflessioni di Liliana Segre in tema di immigrazione. «Ancora oggi – scrive Nello Scavo – la senatrice a vita vuole continuare a testimoniare con la sua stessa esistenza quale può essere la deriva ideologica che spinge a vedere nell'altro un ostacolo, e perfino un nemico. Vedere altri che vengono respinti mi fa venire in mente quando, con la mano in quella di mio padre, nella notte e nella neve tentammo di attraversare la frontiera con la meravigliosa Svizzera che ci respinse e ci riconsegnò all'Italia”, ricorda Liliana Segre. È quello che accade ogni qualvolta le autorità europee si trovano a cooperare con gli aguzzini libici. Per non dire delle parole d’odio rivolte alle minoranze rom e sinte. “Mi rifiuto di accettare che la nostra democrazia, che ci è costata tanta sofferenza, sia sporcata da leggi che colpiscono le popolazioni nomadi”. E se questo accade, lo si deve al continuo tentativo di svuotare la memoria. “Quando vengono compiute violenze, ci sono sempre modalità analoghe. Ma c'è una cosa che, a differenza di altri, trovo identica ad allora: il distacco, il disinteresse collettivo verso persone che, pur con storie diverse, decidono di mettere pochi oggetti in valigia, abbandonare le proprie case e lasciarsi alle spalle la vita intera, la propria città, pur sapendo di rischiare la morte, di farla rischiare ai figli piccoli"». Da qui, la drammatica affinità con il tema della migrazioni. «"Va sottolineata l’analogia tragica dell’indifferenza e bisogna aiutare gli italiani a respingere la tentazione di voltarsi dall’altra parte", insiste Segre. Che non smette di guardare lontano, a immaginare una comunità e un Paese che sappiano costruire insieme. A cominciare dal senso della parola ‘cittadinanza’. "Il diritto di cittadinanza e la dignità della persona vengono spesso negati dalla nazione – ricorda Segre – ma anche da atti concreti di carattere razzista e discriminatorio". Presente e passato purtroppo si saldano. E c’è chi non vuole notarlo. "Anche in questo caso non mancano precedenti, e mi riferisco alle Leggi razziali del ’38, che stabilivano che gli appartenenti alla razza ebraica erano stranieri". La parola e le prospettive sono dei giovani, "di cui mi considero nonna ideale, e dico che il concetto di cittadinanza ha un duplice significato: è un diritto, da una parte, di tutti i cittadini, ma anche una responsabilità". Toccherà alla politica trovare le forme, ma "un pensiero particolare va a quei bambini, nati da genitori stranieri, che crescono con i nostri nella stessa scuola, ma scoprono amaramente di essere nonostante tutto, diversi"». (Simone M. Varisco)  

Scalabriniane: aperto il capitolo Generale

28 Ottobre 2019 - Roma - Si è aperto nel Centro internazionale di spiritualità del Sacro Cuore a Rocca di Papa (Roma), il XIV Capitolo generale delle suore missionarie di San Carlo Borromeo (Scalabriniane), che eleggerà il nuovo governo della Congregazione a livello internazionale. Durante la liturgia eucaristica della messa di apertura, Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio ha citato Papa Francesco e l’enciclica Evangelii Gaudium con il suo senso della “Chiesa in uscita”, e con un’attività missionaria capace di “andare in tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”.  Poi ha affrontato il tema dei migranti e rifugiati, che devono essere “al centro della Chiesa”. Parlando dell’impegno del fondatore della Congregazione, monsignor Giovanni Battista Scalabrini e dei cofondatori, Giuseppe e Assunta Marchetti, ha sottolineato l’esigenza del “diritto a migrare” che è “un diritto inalienabile” del genere umano. La superiora generale, suor Neusa de Fatima Mariano, ha accolto le componenti del Capitolo che "nelle prossime settimane rifletteranno, discerneranno e lavoreranno insieme su ciò che abbiamo scoperto della nostra vita religiosa, nel processo di rinnovamento interiore della Congregazione”. In questo periodo le suore hanno rinnovato il loro assetto, riorganizzandosi anche con un Servizio itinerante a sostegno dei migranti: una sorta di “pronto soccorso” che si sposta in relazione alle emergenze migratorie che stanno avvenendo nel mondo. Si tratta di un progetto innovativo che le vede impegnate in diverse regioni del pianeta: a Ventimiglia (in Liguria), nello Stato di Roraima (in Brasile) a sostegno dei migranti venezuelani, nella frontiera tra Messico e Stati Uniti. La superiora generale, evidenziando le responsabilità e lo spirito del Capitolo, ha parlato dell’attività missionaria, della sua “ricchezza, varietà, dei suoi luoghi di vulnerabilità, sfida ed energia” e della necessità di abbracciare “il futuro con speranza, un futuro che richiede creatività, coraggio e impegno affinché l'amore immenso, tenero, forte e misericordioso di Dio possa plasmarlo”. Prima dell’impegno di Rocca di Papa le partecipanti al Capitolo hanno partecipato, giovedì, a una messa nella Basilica di San Pietro officiata da don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes, che ha parlato, citando il Vangelo e Papa Francesco, del ruolo delle parole, del dialogo, dello spirito che anima il confronto tra persone.

Simi: parte il nuovo anno del Corso di pastorale della Mobilità Umana

28 Ottobre 2019 - Roma-  Il SIMI avvierà la X edizione del Diploma on-line in Pastorale della Mobilità Umana organizzato con il patrocinio della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e con la collaborazione di altre istituzioni e organismi ecclesiali. Il Diploma in Pastorale della Mobilità Umana si struttura in due livelli o cicli, uno fondamentale e uno avanzato. Tutti i corsi sono proposti in sei lingue: italiano, spagnolo, inglese, portoghese, tedesco e francese. Ogni ciclo è composto di cinque corsi annuali (da novembre a giugno), con lezioni virtuali ogni 15 giorni. Per tutti i corsi proposti si adotta la modalità del “reading course”, secondo la quale non sono previste lezioni frontali con gli studenti. A questi ultimi il professore assegnerà uno o più testi da leggere per ogni lezione virtuale (si preparerà un calendario di lezioni virtuali). La verifica della lettura da parte degli studenti sarà effettuata attraverso l’elaborazione di un breve riassunto, oppure attraverso la risposta scritta a domande preparate dal professore. Le lingue ufficiali sono l’italiano, l’inglese e lo spagnolo. Le iscrizioni chiudono il 3 novembre. Per maggiori informazioni si può visitare la pagina web diplomasimi.org oppure scrivere a segreteria@simiroma.org.

Vietnam: “tragedia per la comunità” la morte di migranti in un container

28 Ottobre 2019 - Hanoi - «Mi dispiace mamma. Il mio viaggio all’estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare». Il testo di quello che sarebbe stato l’ultimo sms inviato da una giovane vietnamita alla madre testimonierebbe la coscienza di essere prossima a una morte orribile, condivisa con altri 38 individui, con ogni probabilità almeno in parte connazionali e non soltanto cinesi come apparso nei primi resoconti della tragedia in cui un gruppo di migranti che avevano cercato di entrare nel Regno Unito in un container erano stato ritrovati cadaveri a Grays a una trentina di chilometri da Londra. Sul camion della morte proveniente dal Belgio dove mercoledì sono stati individuati i corpi di 31 uomini e otto donne, deceduti quando erano ormai prossimi alla meta di un lunghissimo viaggio organizzato dai trafficanti di esseri umani, vi erano sicuramente individui di provenienza estremo-orientale, ma gli inquirenti stanno cercando di capirne la provenienza. I passaporti cinesi ritrovati potrebbe infatti essere dei falsi e la stessa ambasciata della Repubblica popolare cinese a Londra avrebbe messo in dubbio la loro provenienza, mentre crescono le testimonianza sulla nazionalità vietnamita di almeno una parte delle vittime. A confermare ulteriormente questa provenienza sono le dichiarazioni di un sacerdote vietnamita, padre Anthony Dang Huu Nam, che nella remota località di Yen Thanh, nel Vietnam centro-settentrionale, è in contatto con familiari delle vittime. “L’intero distretto è in lutto. Io sto ancora raccogliendo i contatti con tutte le famiglie delle vittime”. Il sacerdote, che va raccogliendo testimonianze di come i contatti tra le famiglie e i congiunti in viaggio si siano interrotti improvvisamente e mai ripresi, parla di “una catastrofe per la nostra comunità”. Una tragedia confermata dall’emergere delle ultime comunicazioni tra i migranti e le famiglie in patria. Pochi giorni fa la famiglia del ventenne Nguyen Dinh Luong che aveva comunicato di voler passare illegalmente dalla Francia dove viveva da tempo alla Gran Bretagna pagando 13mila euro avrebbe ricevuto una telefonata in cui una voce maschile diceva in lingua vietnamita: “Per favore, abbiate comprensione, è successo qualcosa di inaspettato”. Altre due famiglie, come riferiscono media britannici, hanno fatto sapere di aver ricevuto martedì messaggi di un figlio 26enne e di una figlia 19enne che scrivevano di essere sul punto di salire a bordo di “un container” in Belgio e di dover “spegnere il telefonino” per evitare di essere individuati. Terribile l’esperienza dei genitori di Pham Thi Trà My, una 26enne i cui messaggi risalgono a poco dopo le 22 di martedì, ora britannica, quando il container, stando alle indagini, era in navigazione su un traghetto tra il porto belga di Zeerbrugge e quello britannico di Purfleet. Nove messaggi d’addio destinati alla madre che esprimono la consapevolezza di una fine imminente, tra cui: “Mi dispiace mamma. Il mio viaggio all’estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare”. In Vietnam, Pham s'era messa in mano a trafficanti locali e aveva raggiunto la provincia cinese di Ha Tinh, centrale oggi nel traffico asiatico di esseri umani. Da qui era finita in Francia e in Belgio prima di essere rinchiusa nel container frigorifero per il traghettamento verso il Regno Unito e una fine orribile. Una vicenda che conferma drammaticamente come decine di migliaia i vietnamiti stiano partendo per cercare altrove una vita diversa. Molti dalla provincia di Nghe An, ma tanti anche da quella confinante di Ha Tinh da cui sarebbero state ben 42mila le partenze nei soli primi otto mesi dell’anno. Una situazione dovuta anche alle avverse condizioni atmosferiche e l’inquinamento delle acque che mettono in ginocchio le aree più povere del Paese, evidenziata anche da un recente rapporto della statunitense Pacific Links Foundation, impegnata a combattere il traffico di esseri umani. Sul fronte delle indagini, sono quattro finora gli arresti: l'autista nordirlandese del mezzo che trasportava il container, il 25enne Mo Robinson; due presunti basisti, un uomo e una donna di 38 anni, residenti entrambi a Warrington, in Inghilterra; un 48enne, pure residente in Irlanda del Nord, fermato nelle mentre cercava di imbarcarsi su un aereo (Stefano Vecchia – Avvenire)

Il Movimento “La valigia di cartone” al fianco dei giovani

28 Ottobre 2019 - Palermo - Oltre un migliaio di persone hanno preso parte alla manifestazione organizza dal Movimento "La valigia di cartone", fondato da don Antonio Garau, della Parrocchia di San Paolo Apostolo e dell’associazione “Giovani 2017 - 3/P” per scongiurare l’esodo di tanti giovani dalla Sicilia e tra questi anche i genitori a sostenere la protesta dei figli. Promuovere l'occupazione giovanile evitando la fuga massiccia del capitale umano all'estero, ripopolare i territori, evitare la rassegnazione di chi parte e la disperazione delle loro famiglie, sono gli obiettivi degli organizzatori della manifestazione pubblica, svoltasi venerdì scorso per sensibilizzare le forze politiche e sociali perché possano ritrovare il collante che metta al centro dell'agenda politica, l'occupazione giovanile nel territorio. “Continuando questo andazzo, la nostra Sicilia prima o poi rimarrà una terra deserta – afferma don Antonio Garau – e non lo dobbiamo permettere. I giovani non hanno più chi si occupa del loro futuro che deve passare in primo luogo dalla loro terra. La lotta alla mafia si fa promuovendo il lavoro per i nostri giovani, chiediamo pertanto che tutte le forze politiche si uniscano per sviluppare dei progetti credibili. La Chiesa ha il compito importante di illuminare le coscienze nel suo ruolo di guida ma anche quello di essere oggi una autentica forza sociale, voce di chi deve ritrovare la speranza”. Alla manifestazione erano pure presenti l'Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice e di Monreale Mons. Michele Pennisi, oltre a tanti giovani e genitori che hanno chiesto alle istituzioni garanzie sul futuro. Il corteo che è partito da piazza Verdi ha raggiunto la Presidenza della Regione e l’Università. ”Questa manifestazione è un segno forte di sensibilizzazione al tema che vogliamo portare alla coscienza di tutti”, ha detto Mons. Lorefice: “l’obiettivo è di favorire, con un impegno corale, i cammini costruttivi di chi vuole pensare e progettare per mettere a frutto le grandi potenzialità che ci sono in Sicilia. La nostra terra è molto ricca di risorse naturali ma anche culturali e artistiche che vanno valorizzate in una prospettiva lavorativa. Bisogna chiamare allora tutti ad un atto di responsabilità perché le diverse intelligenze possano ritrovarsi, ognuno con le sue competenze, per creare progettualità”. Per questo il Movimento delle valigie chiede l’interlocuzione dei rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e della politica per invertire il trend, chiedendo condizioni migliori affinché si possa dare l’opportunità di restare. “La Chiesa vuole condividere le angosce, le paure, la mancanza di futuro che è molto presente in Sicilia soprattutto nei nostri giovani – aggiunge Mons. Michele Pennisi – da troppo tempo assistiamo ad una processo di abbandono dei giovani dall'Isola soprattutto delle zone interne. Senza giovani la Sicilia non ha futuro”. Lo scorso anno, secondo i dati dell’Anagrafe del Comune di Palermo, sono stati quasi 12.000 i giovani che si sono trasferiti fuori regione, l’11,5 per cento all’estero, il 35,1 per cento in un’altra regione italiana. Il tasso di disoccupazione fra i giovani nel 2018 ha superato il 45 per cento (tra i 18 e i 29 anni) e il 33,3 (fra i 25 e i 34 anni) e molto sono i laureati.    

Papa Francesco: appello per dialogo e convivenza pacifica in Libano

28 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - Un appello per il Libano è arrivato ieri mattina da Papa Francesco al termine dell’Angelus. “Rivolgo un pensiero speciale al caro popolo libanese, in particolare ai giovani, che nei giorni scorsi hanno fatto sentire il loro grido di fronte alle sfide e ai problemi sociali, morali ed economici del Paese”, ha detto papa Francesco esortando “tutti a ricercare le giuste soluzioni nella via del dialogo, e prego la Vergine Maria, Regina del Libano, affinché, con il sostegno della comunità internazionale, quel Paese continui ad essere uno spazio di convivenza pacifica e di rispetto della dignità e libertà di ogni persona, a beneficio di tutta la Regione mediorientale, che soffre tanto”.

Migrantes: un messaggio video del Presidente del Parlamento Europeo ha concluso la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

28 Ottobre 2019 - Roma - “A Bruxelles sono a contatto con tante persone che hanno lasciato il nostro Paese e che si sono integrate con culture diverse, senza tuttavia dimenticare le proprie origini. Sottolineo l’importanza del ruolo dell’Europa su questi temi: siamo infatti un luogo d’approdo ma anche di partenza e questo spinge a interrogarci”. E’ quanto ha detto il presidente del parlamento Europeo, David Maria Sassoli, in un messaggio video che ha concluso la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Per Sassoli “le misure integrative sociali hanno il compito di rendere l’Europa più solidale e vicina ai cittadini: un’Europa non attenta al disagio delle persone vale molto meno”. Da qui la necessita di essere “più lungimiranti per un mondo più giusto”.

Migrantes Milano: la tradizionale processione “Señor de los Milagros” domani a Lecco

26 Ottobre 2019 - Milano – Domani, 27 ottobre, Lecco ospiterà la festa del “Señor de los Milagros”, celebrazione fortemente sentita dai molti fedeli di origine peruviana presenti in regione. La processione con l’immagine del Signore dei Miracoli partirà alle ore 11.00 dall’oratorio di Pescarenico e raggiungerà attraversando il centro, con diverse soste, la Basilica di San Nicolo` dove alle 14.00 sarà celebrata la Messa. In omaggio al luogo che quest’anno ospita l’evento, durante alcune tappe del corteo saranno lette alcune pagine di contenuto religioso tratte dal celebre romanzo di Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, ambientato proprio nella cittadina in riva al lago. “Con questo gesto vogliamo sottolineare come la stessa fede può esprimersi in modi diversi che si arricchiscono reciprocamente secondo le indicazioni che ci ha fornito il Sinodo Chiesa dalle genti”, sottolinea don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano. Festa devozionale molto popolare a Lima è stata portata nella Diocesi di Milano dai migranti provenienti dal paese sudamericano. La celebrazione si svolge ogni anno in un luogo diverso della diocesi e una volta ogni tre nel capoluogo lombardo con una messa in Duomo che raccoglie solitamente 5mila fedeli. Ad organizzare la festa è la Hermandad Señor del los milagros con la collaborazione dell’Ufficio Migrantes. Nata storicamente in Perù la confraternita ha messo radici a Milano nel 1996 e dal 2008 è riconosciuta come realtà diocesana a tutti gli effetti. Attualmente la Hermandad conta 217 persone, divisi in 7 quadriglie (gruppi), presenti in ognuna delle diverse zone pastorali. Il Señor de los Milagros trae origine dalla devozione sviluppatesi a Lima nel XVII secolo attorno ad un dipinto raffigurante Gesù Crocifisso. Secondo la tradizione la pittura realizzata da uno schiavo angolano su un muro rimase intatta dopo il terremoto che devastò la capitale del Perù nel 1655. Il quadro che sarà portato a Lecco è una riproduzione di quel dipinto ed è custodito nella chiesa di Santo Stefano a Milano. Durante la festa, l’immagine viene collocata su una portantina (Anda) e portata in processione dai membri della confraternita “Hermandad del Señor de los Milagros”.

Rossini: “necessario anche un accompagnamento psicologico per i giovani che lasciano l’Italia”

26 Ottobre 2019 - Roma - “All’estero è più facile che i ragazzi abbiano non solo un lavoro ma una carriera. In Italia anche con un titolo di studio elevato si rischia di essere inquadrati con qualifiche inferiori”. Lo ha detto il presidente delle Acli, Roberto Rossini, presentando a Roma il rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Rossini ha ricordato gli esiti di una ricerca sulla mobilità sociale in Italia compiuta dall’associazione, dalla quale si evince che “è prossima allo zero”. “Un lavoratore su tre nel nostro Paese è disposto a perdere qualcuno dei propri diritti pur di mantenere il proprio lavoro. All’estero il rapporto è di uno su dieci. Questo perché negli altri Paesi vi è un lavoro meno ricattabile”, ha aggiunto. Delineando i percorsi migratori, Rossini ha evidenziato che “molti italiani vanno nelle città globali, dove i servizi sono particolarmente sviluppati e le opportunità di carriera sono elevate”. “L’emigrazione dal Nord Italia si spinge verso queste città, quella dal Sud verso città più piccole”. Il presidente delle Acli ha segnalato anche lo spostamento di “giovani che vivono come coppie di fatto con figli o senza figli”. “Si rileva uno spostamento delle famiglie all’estero e non è necessariamente quello di coppie sposate”. Un fatto che dimostra, a suo avviso, come questo fenomeno sia legato “non solo all’occupazione, ma anche al fatto che la famiglia può star meglio all’estero”. Infine, l’attenzione è rivolta a un altro dato. “Solo il 15% del campione si dice disposto a ritornare in Italia. Questo fatto ci dice che la condizione che gli emigrati trovano all’estero è buona”. Ma c’è un passo successivo da compiere. “Stiamo cercando di capire come accompagnare all’estero questi giovani – ha riferito Rossini -. Abbiamo una sede a Parigi dove opera uno psicologo. Questo perché non è necessario solo un accompagnamento dal punto di vista burocratico, ma anche psicologico”.

Licata: “la mobilità italiana è diventata un dato strutturale

26 Ottobre 2019 - Roma - “Il numero di partenze è uguale a quello dello scorso anno, ma il problema è che la mobilità italiana è diventata un dato strutturale. Da quattro anni sono oltre 100mila gli emigranti registrati ogni anno, da due anni sono oltre 128.000. Perdiamo cittadini italiani che finiscono con l’arricchire i luoghi in cui si trasferiscono”. Lo ha detto Delfina Licata della Fondazione Migrantes, presentando a Roma il rapporto che ha curato dal titolo “Italiani nel Mondo”. “Anche tanti immigrati in Italia considerano il nostro un Paese di passaggio perché sono propensi ad andare all’estero”, ha aggiunto la ricercatrice. Che ha evidenziato anche come “rispetto allo scorso anno l’età anagrafica di coloro che partono è diminuita”. “La maggior parte di loro non è più over 50 anni, ma per il 40 per sento si tratta di giovani tra i 18 e i 34 anni. Inoltre, oggi la famiglia accompagna la migrazione”. Ribadendo che “la migrazione non è una scelta ma una necessità”, Licata ne ha evidenziato le ricadute sui contesti comunali. E ha indicato degli esempi concreti. Il rapporto della fondazione Migrantes evidenzia che a Castelnuovo di Conza, in provincia di Salerno, è emigrata negli anni il 480% della popolazione attuale, mentre a Carrega ligure (Alessandria) il 348% e ad Acquaviva Platani (Caltanissetta) il 264%. “Crediamo che la mobilità sia qualcosa di positivo, ma c’è un diritto di restare. Bisogna avere una possibilità di scelta. Perché ci siano radici che non si spezzano”. (Sir)    

Mons. Di Tora: Italia “popolo migrante nel mondo della globalità”

26 Ottobre 2019 -

Rapporto Italiani nel Mondo. Provenzano :“un Piano per il Mezzogiorno entro fine anno”.

25 Ottobre 2019 - Roma - “Dopo che si è parlato per molti anni con toni inaccettabili della presunta invasione di immigrati, mettiamo a fuoco la vera questione sociale e democratica che nel nostro Paese torna a essere l’emigrazione dei giovani dal Sud verso il Centro Nord e da tutta l’Italia verso il resto del mondo. Il Governo vuole riavviare un processo di sviluppo che sani le fratture sociali e territoriali”. Lo ha detto Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, presentando stamani a Roma il rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. “Bisogna intervenire nelle aree interne, nelle campagne deindustrializzate. Lì bisogna attuare maggiori politiche di sviluppo, garantire servizi e una possibilità di occupazione che consenta ai giovani di costruire un futuro in quei territori – ha aggiunto -. Noi abbiamo raddoppiato le risorse per la strategia nelle arie interne”. Ricordando che “nella legge di bilancio abbiamo anticipato alcune misure che servono all’impresa e all’industria”, il ministro ha evidenziato che ci sarà un “piano per il Sud” che “l’accompagnerà” e “sarà pronto entro fine anno”. “Riavvierà non solo la possibilità di programmare nuovi investimenti ma, soprattutto, di realizzarli. La sfida non è tanto mettere risorse in bilancio ma spendere bene quelle previste”. Sono cinque le direttrici previste e indicate dal ministro: la lotta alla povertà educativa e minorile; le infrastrutture sociali; rafforzare al Sud il modello di sviluppo degli investimenti green; puntare sullo sviluppo tecnologico e guardare al Mediterraneo “non come un mare di morte ma come un mare di opportunità”. Stimando il “costo sociale” delle emigrazioni dei giovani, Provenzano la considera una “perdita negli ultimi dieci anni di 30 miliardi pagata dal Mezzogiorno”. “È un’emigrazione diventata più precoce per la mancata possibilità offerta ai giovani di sentirsi protagonisti di un processo di cambiamento e per la mancanza di possibilità di lavoro”.

Rapporto Italiani nel Mondo. Mons. Russo: lavorare insieme contro i pregiudizi

25 Ottobre 2019 - Roma - “Interrogarsi con onestà e riflettere con rigore sulla percezione e la conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi che hanno accompagnato il migrante italiano” serve “non solo a fare memoria di sé, ma diventa motivo di migliore comprensione di chi siamo oggi e di chi vogliamo essere”. Lo ha affermato mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, intervenendo alla presentazione della XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes che quest’anno contiene il focus: “Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiu-dizi all’amore per il made in Italy”. “Sorprende, amareggia, incupisce – ha osservato – leggere dei tanti episodi di denigrazione ai quali gli italiani sono stati sottoposti in passato come migranti, ma amareggia ancora di più trovare episodi e appellativi oggi, rendersi conto che ancora, a volte, persistono questi atteggiamenti di discriminazione o, addirittura, ne sono nati di nuovi come nel caso della cooperazione internazionale”. A volte, ha aggiunto mons. Russo, “è la stessa Chiesa ad essere stata oggetto di tali accuse” e “oggi è al centro delle discussioni più animate proprio per il tema della mobilità”. Secondo il segretario generale della Cei, invece, “siamo chiamati a volgere il nostro sguardo e il nostro impegno verso tutti in modo uguale ricercando nuovi strumenti per guardare al migrante come soggetto in movimento all’interno di uno spazio comune che è la Madre Terra, che è di tutti e non di alcuni solamente, madre quando accoglie e matrigna quando costringe ad andare via”. “Qualsiasi sia il tipo di migrazione oggi, qualsiasi migrante si prenda in considerazione da qualsiasi angolo della Terra arrivi e in qualsiasi luogo lui voglia andare, va considerato persona migrante e, quindi, va accolto, protetto, promosso e integrato”, ha ribadito mons. Russo per il quale occorre “non calare dall’alto programmi assistenziali, ma costruire comunità che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperte alle differenze e sappiano valorizzarle”. Si tratta cioè di impegnarsi a creare “comunità radiali e circolari, dove il senso di appartenenza viene modificato e giammai cancellato, dove ogni persona possa sentirsi di appartenere non in modo esclusivo, ma possa poter dare un contributo e, allo stesso tempo, ricevere collaborazione”.

Mons. Russo al Rapporto Italiani nel Mondo: la missione della Chiesa è vivere con la gente e tra la gente

25 Ottobre 2019 - Roma – Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento di mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI intervenuto questa mattina alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Se dovessi riassumere il Rapporto Italiani nel Mondo con una semplice frase direi che è un volume di domande per le quali troviamo anche le risposte. E non capita sempre, anzi succede raramente. È più semplice lanciare le situazioni problematiche e lasciarle prive della parte propositiva e costruttiva attraverso la quale si prova a superarle. Condivido con voi, perciò, alcuni degli interrogativi e relative risposte che ho rintracciato probabilmente spinto dal mio servizio quotidiano alla Conferenza Episcopale Italiana, ma sicuramente anche dal mio essere cittadino di questo Stato e di questo continente. Perché la Chiesa si interessa della mobilità umana e italiana in particolare? La missione della Chiesa è vivere con la gente e tra la gente. Un posto particolare nel cuore della Chiesa lo hanno i migranti di ogni nazionalità, al di là dei paesi da cui partono e delle terre in cui arrivano, dei percorsi migratori che compiono. Siano essi migranti economici, richiedenti asilo o rifugiati, altamente qualificati o senza qualifica che vivono da protagonisti la transnazionalità, chi oggi è attore di mobilità dà alla Chiesa l’opportunità di vivere il segno più peculiare della sua natura e cioè la "cattolicità", contribuendo efficacemente alla comunione tra i popoli e alla fraternità. L’Italia è storicamente terra di partenze. Lo era ieri e continua ad esserlo oggi. Lo vediamo dai numeri del Rapporto Italiani nel Mondo. Numeri importanti certamente, ma soprattutto, e lo abbiamo sentito, profili diversi che spronano a far di più e meglio come studiosi e operatori. Chi parte oggi tra gli italiani ha motivazioni differenti rispetto a chi partiva nel passato e a chi parte oggi, nello stesso momento storico, da altre parti del mondo. Siamo chiamati a volgere il nostro sguardo e il nostro impegno verso tutti in modo uguale ricercando nuovi strumenti per guardare al migrante come soggetto in movimento all’interno di uno spazio comune che è la Madre Terra, che è di tutti e non di alcuni solamente, madre quando accoglie e matrigna quando costringe ad andare via. «A me non piace dire “migranti” – ha detto a braccio il Papa ai fedeli durante l’Udienza generale dello scorso aprile – a me piace più dire “persone migranti” […] Migranti è un aggettivo, le persone sono sostantivi. […] Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo, usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi, cioè la sostanza» L’aggettivo, ha continuato il Pontefice, va legato indissolubilmente al soggetto e quindi alla persona per cui papa Francesco esorta a dire “la persona migrante” per dare dignità al racconto di una vita in cammino alla ricerca di uno stare meglio. Parlando di migranti, quindi, a qualsiasi latitudine e a partire da qualsiasi motivazione, il pensiero deve andare alla persona e dalla persona alle comunità chiamate, come indicato dal Santo Padre, ad accogliere i migranti, a proteggerli, a promuoverli e a integrarli. Erroneamente si potrebbe pensare che i quattro verbi promossi da papa Francesco riguardino solo chi arriva dalle zone più arretrate o dai paesi in conflitto, quelli che fuggono da guerre e persecuzioni o da disastri ambientali, i richiedenti asilo e protezione, i perseguitati per cause politiche o religiose. L’appello del Papa – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – si rivolge, invece, a tutti coloro che sono impegnati nella mobilità umana a favore di tutti i migranti di oggi, compresi gli italiani da tempo in emigrazione o partiti di recente. Quanto detto è diventato più chiaro con il Messaggio per la 105ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019 scandito dal tema Non si tratta solo di migranti: qualsiasi sia il tipo di migrazione oggi, qualsiasi migrante si prenda in considerazione da qualsiasi angolo della Terra arrivi e in qualsiasi luogo lui voglia andare, va considerato persona migrante e, quindi, va accolto, protetto, promosso e integrato. Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di costruire comunità che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperte alle differenze e sappiano valorizzarle. Si tratta, nello specifico, di comunità radiali e circolari, dove il senso di appartenenza viene modificato e giammai cancellato, dove ogni persona possa sentirsi di appartenere non in modo esclusivo, ma possa poter dare un contributo e, allo stesso tempo, ricevere collaborazione. Uno scambio reciproco, dunque, nella logica del mettere a disposizione degli altri i propri carismi. Che ruolo ha la Chiesa di fronte alla sfida europea? «A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà». È questo l’incipit dell’Appello ai Liberi e forti, la pietra miliare donataci da don Luigi Sturzo cento anni fa (1919) e che ritorna prepotentemente di attualità nel nostro tempo in cui il richiamo alla necessità di un nuovo patto sociale che impegni uomini e donne che hanno a cuore il destino dell’Italia (e dell’Europa) sembra una via di uscita auspicabile e praticabile. All’interno delle pagine del volume trovate un saggio che inizia proprio citando questa ricorrenza e il Convegno internazionale tenutosi a Caltagirone a giugno u.s. dal titolo L’attualità di un impegno nuovo. Certamente don Sturzo dava priorità agli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, ma la sua attualità di fronte alla sfida della nuova questione sociale che ci troviamo ad affrontare è che il suo messaggio è profondamente, intrinsecamente laico ovvero rivolto alla difesa dell’umanità in quanto incalpestabile, sacra nella sua dignità e indiscutibile nei suoi diritti per cui oggi come ieri “essere liberi e forti significa andare controcorrente, farsi difensori coraggiosi della dignità umana in ogni momento dell’esistenza: dalla maternità al lavoro, dalla scuola alla cura dei migranti” (citazione dall’intervento al Convegno del Card. Gualtiero Bassetti). Credere ancora nel progetto europeo, dunque, è vincente. Non è una questione solo sociale, ma anche economica, politica, demografica, di visione lungimirante del futuro. E poiché è del domani che si parla sono proprio i protagonisti, ovvero i giovani, a far capire quale sia, oggi, la questione. L’idea iniziale dell’Unione Europea è oggi superata nella concretezza del vivere ma non nell’ideale primigenio: le nuove generazioni, infatti, non credono e non vogliono l’Europa legata prioritariamente al piano politico e a quello finanziario. Consapevoli e complici delle reali opportunità date dalla globalizzazione, essi spingono per la realizzazione di quelli che il demografo Alessandro Rosina definisce gli Stati Uniti d’Europa dove la parte da leone è giocata, contestualmente, dalla cultura, dalla libertà e dalla centralità della persona. I giovani chiedono un’Europa migliore, più lungimirante e orientata al futuro non del solo continente europeo, ma allargato all’intero pianeta coinvolto dalla globalizzazione dei problemi e delle relative soluzioni. Faccio riferimento non solo alla questione migratoria, ma anche a quella climatica, demografica, economica. Perché un tale processo di mondializzazione sia realizzato occorre condividerlo e costruirlo insieme ai giovani e alle nuove generazioni forti dell’esperienza degli anziani sicuramente ma prestando attenzione ai guizzi di novità, alla spensieratezza e perché no? Anche alla buona e giusta dose di rischio che solo l’essere giovani sa prendersi e portarsi con sé. Quanto contano cultura e ricerca nella vita quotidiana? Sia questa la giornata da cui emerge quanto sia importante dedicare tempo, risorse, creatività allo studio. Troppe volte ascoltiamo che l’Italia è, per la ricerca, una Cenerentola rispetto ad altre nazioni europee e rispetto all’intero panorama internazionale. Pochi fondi ma non poche idee né tantomeno poco impegno. Lo riscontriamo dai tanti talenti italiani impegnati nella ricerca su tutti i campi ma fuori dei confini nazionali. E lo vediamo dalle ricerche che vengono portate avanti nonostante i più diversi ostacoli dalle accademie italiane e dagli altri luoghi preposti a questo compito. Sia questa giornata l’occasione per ribadire che un paese che cura la ricerca e lo studio, che solo una nazione che studia se stessa, la propria storia è destinata a progredire nella “corsa” alla comprensione di ciò che accade ma soprattutto a mettere a frutto le strategie migliori per superare le crisi vissute. In questa linea, proprio ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricordava che “la ricerca è un motore di solidarietà e della società, un motore sempre più importante in ogni ambito della vita civile” ed anche “un aiuto concreto alle persone e alle famiglie”. Da troppi anni ormai anche dalle pagine del Rapporto Italiani nel Mondo viene posto l’accento sulle problematiche costanti e divenute più che strutturali per l’Italia: la pregnante disoccupazione; l’invecchiamento della popolazione; la grave denatalità; la mancanza di politiche d'integrazione e di sostegno alle famiglie e ai giovani che, sempre più demotivati e per troppo tempo tagliati fuori dal mondo del lavoro e dal welfare, si rivolgono all’estero; la regressione culturale che ha portato a rigurgiti xenofobi e all’individualismo più sfrenato. Il Rapporto Italiani nel Mondo 2019 ci ricorda quanto lo “stare sul pezzo” sia la giusta strategia. Ogni anno si tratta di studi che non sono mai ripetitivi, perché il fenomeno migratorio come e più di ogni altro fenomeno sociale, è costretto dal mutamento, dal cambiamento, dalla trasformazione. Da sempre la Chiesa è, quindi, luogo di cultura ed è chiamata a stimolare a nuove conoscenze, chiare e corrette informazioni sui fenomeni sociali troppe volte preda di opinioni disturbate, distorte e strumentalizzate. Viviamo un tempo paradossale: gli strumenti a nostra disposizione hanno reso il mondo a portata di un click. Abbiamo sicuramente tutti molta più possibilità di conoscere la realtà, ma finiamo col lasciarci influenzare, molto più che in passato, dal sentito dire, dalle fake news a volte strumentalmente costruite per distorcere quanto vediamo intorno a noi. La Chiesa continua a studiare. Siano la multidisciplinarietà, l’apertura all’incontro con altri studiosi, il lavorare insieme i segreti del lavoro del domani su cui puntare, un metodo che non solo arricchisce il confronto teorico, ma la crescita umana al di là delle appartenenze e delle identità di ciascuno. Scopro da queste pagine cosa è il “laboratorio multiculturale professionale”, questa redazione transnazionale tra l’Italia e l’estero che si è impegnata a donarci questo lavoro. Possiamo davvero lavorare insieme per un fine comune? Diventi questo l’impegno primario per il nostro futuro. Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiudizi all’amore per il made in Italy è il titolo dato allo speciale di quest’anno del Rapporto Italiani nel Mondo e non poteva essere trovato tema più attuale. Interrogarsi con onestà e riflettere con rigore sulla percezione e la conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi che hanno accompagnato il migrante italiano serve non solo a fare memoria di sé, ma diventa motivo di migliore comprensione di chi siamo oggi e, auspichiamo con la lettura e i ragionamenti a partire dalle pagine qui presentate, di chi vogliamo essere. Sorprende, amareggia, incupisce leggere dei tanti episodi di denigrazione ai quali gli italiani sono stati sottoposti in passato come migranti, ma amareggia ancora di più trovare episodi e appellativi oggi, rendersi conto che ancora, a volte, persistono questi atteggiamenti di discriminazione o, addirittura, ne sono nati di nuovi come nel caso della cooperazione internazionale ad esempio. A volte è la stessa Chiesa ad essere stata oggetto di tali accuse. Oggi, non lo nascondo, è al centro delle discussioni più animate proprio per il tema della mobilità. Intervenendo a un convegno a marzo scorso dal titolo “Una strategia per l’Italia” ho ringraziato Piero Schiavazzi per la sottolineatura che ha dato della Chiesa che per lo Stato italiano “più che un ‘vincolo’ è uno ‘svincolo’, un accesso preferenziale all’autostrada della mondialità, una risorsa disponibile in casa”. «Aggiungo che a tale risorsa si può attingere con fiducia, nella consapevolezza che come Chiesa non perseguiamo né privilegi di bottega, né ambizioni velleitarie con cui sostituirci alla responsabilità delle istituzioni politiche: se a volte ci troviamo a svolgere determinati compiti è piuttosto per spirito di supplenza e non per mancanza di rispetto per la laicità dello Stato, nei confronti del quale esprimiamo la nostra piena collaborazione a sostegno dei diritti fondamentali dell’uomo e della costruzione del bene comune» (citazione presa dal discorso tenuto al convegno Limes del marzo 2019).        

Rapporto Italiani nel Mondo: “aiutare al rispetto della diversità e di chi, italiano o cittadino del mondo, si trova a vivere in un Paese diverso da quello in cui è nato”

25 Ottobre 2019 -

Roma - Il Rapporto Italiani nel Mondo 2019, presentato a Roma questa mattina, attraverso analisi sociologiche e linguistiche, aneddoti e storie fa riferimento al tempo in cui erano gli italiani ad essere discriminati, risvegliando “il ricordo di un passato ingiusto – spiega il testo - non per avere una rivalsa sui migranti di oggi che abitano strutturalmente i nostri territori o arrivano sulle nostre coste, ma per ravvivare la responsabilità di essere sempre dalla parte giusta come uomini e donne innanzitutto, nel rispetto di quel diritto alla vita (e, aggiungiamo, a una vita felice) che è intrinsecamente, profondamente, indubbiamente laico”. Si tratta dunque di “scegliere non solo da che parte stare, ma anche che tipo di persone vogliamo essere e in che tipo di società vogliamo vivere noi e far vivere i nostri figli, le nuove generazioni”. La Fondazione Migrantes auspica che questo studio possa “aiutare al rispetto della diversità e di chi, italiano o cittadino del mondo, si trova a vivere in un Paese diverso da quello in cui è nato”.

Rapporto Italiani nel Mondo: 128 mila partenze nell’ultimo anno

25 Ottobre 2019 -

Roma - Da gennaio a dicembre 2018 si sono iscritti all’AIRE 242.353 italiani di cui il 53,1% (pari a 128.583) per espatrio. L’attuale mobilità italiana continua a interessare prevalentemente i giovani (18-34 anni, 40,6%) e i giovani adulti (35-49 anni, 24,3%). Il 71,2 è in Europa e il 21,5% in America (il 14,2% in America Latina). Sono ben 195 le destinazioni di tutti i continenti. Il Regno Unito, con oltre 20 mila iscrizioni, risulta essere la prima meta prescelta nell’ultimo anno (+11,1% rispetto all’anno precedente). Al secondo posto, con 18.385 connazionali, vi è la Germania (-8,1%). A seguire la Francia (14.016), il Brasile (11.663), la Svizzera (10.265) e la Spagna (7.529). E’ quanto evidenzia il rapporto Italiani nel Mondo presentato a Roma questa mattina.

Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province italiane. Con 22.803 partenze continua il solido “primato” della Lombardia, seguita dal Veneto (13.329), dalla Sicilia (12.127), dal Lazio (10.171) e dal Piemonte (9.702).