Primo Piano

Corigliano: oggi i licei della città discutono di migrazioni

30 Novembre 2019 - Corigliano - “... E non riuscimmo a riveder le stelle...”. È questo il titolo del volume di Salvatore Martino, con prefazione del card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che raccoglie poesie sul dramma dei migranti. “Non è ignota ai migranti l'esperienza del dover cercare la vita altrove, dove si pensa che ci possa essere ancora un futuro, una speranza, sapendo i rischi a cui si va incontro. Rischia invece di rimanere vaga e lontana, per chi non ne fa diretta esperienza, l'asprezza di perdere tutti i propri riferimenti, insieme alle persone care e magari a tanti innocenti”, scrive il card. Bassetti nella prefazione sottolineando che le notizie dei drammi, che “non cessano, producono a volte nella nostra cultura un senso di assuefazione e quasi di inflazione, con relativa perdita di valore. Analogamente, interrogandosi a posteriori sulle possibili concause del numero impensabile di vittime dell'Olocausto, George Steiner lo collegava all'inerzia prodotta dal fatto che le cifre elevate avessero perso, nei bollettini dell'epoca, ogni significato". Il volume rientra nell'ambito di un progetto editoriale promosso dalla Fondazione Migrantes e sarà presentato questa nell’Aula Magna del Liceo Classico “G. Colosimo” su iniziativa dei Licei di Corigliano.

Festival della Migrazione: oggi si apre con un incontro con gli studenti delle scuole superiori

30 Novembre 2019 - Modena – Oggi ultima giornata per la quarta edizione del Festival della Migrazione in corso a Modena su iniziativa dell’Associazione Porta Aperta e della Fondazione Migrantes. La giornata si aprirà questa mattina con un incontro con i giovani. Alle 10, alla Città dei Ragazzi l’incontro per le scuole superiori della città sul tema “Facciamo gli italiani”, coordinato da Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo. Interverranno, fra gli altri, Roberta Pinelli, assessore al welfare del Comune di Modena, Patrizia Neri, direttrice generale della cooperativa Karibu, Maria Gabriella Tomei, area progettazione cooperativa Karibu, Giorgio Prampolini, presidente della cooperativa Africoop e Silvia Galeazzi di AlmaLaurea. (R.I.)

La comunità congolese di Roma celebra il 25 anniversario con Papa Francesco

29 Novembre 2019 - Roma – La comunità congolese di Roma celebra il suo primo quarto di secolo. E’ infatti dal 1994 che celebra e si riunisce settimanalmente nella Chiesa della Natività di Gesù degli agonizzanti. L’evento vedrà la comunità presente in San Pietro, domenica 1 dicembre, per una celebrazione con papa Francesco . Un evento importante per i congolesi che vivono nella Capitale e che trovano ospitalità nel cuore di Roma. La comunità per la prima volta è stata visitata, in occasione del decimo anniversario di presenza a Roma, dall’allora cardinale vicario, Agostino Vallini. Composta da circa un migliaio di persone è tra le comunità etniche comunità più attive di Roma. Il suo rito, vivace nelle animazioni e nei canti coinvolge tanti fedeli, alcuni anche di passaggio a Roma. A Roma sono oltre un centinaio i centri pastorali a servizio di circa 5° comunità etniche. Questi centri svolgono “funzione spirituale, di promozione umana e d’integrazione”, spiega il direttore dell’Ufficio Migrantes di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo: “sono luoghi dove noi rispettiamo la fede dei migranti e li accogliamo cercando di farli sentire a casa”. La celebrazione con “il Santo Padre è una grande gioia e rappresenta l’attenzione del Vescovo di Roma verso questi fratelli e sorelle”.

Corridoi umanitari Cei: arrivati oggi a Fiumicino 66 persone dall’Etiopia

29 Novembre 2019 -
Roma - Sono arrivate questa mattina all’aeroporto di Fiumicino 66 persone provenienti dai campi profughi dell’Etiopia attraverso i corridoi umanitari, finanziati dalla Cei. Si tratta in maggioranza di ragazzi molto giovani, molti dei quali con un alto livello di istruzione, famiglie e minori (26, tra cui anche neonati). Dall’aeroporto, sono stati portati tutti al Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa dove già opera la Cooperati Auxilium. Qui rimarranno fino a domenica e in questi due giorni riceveranno cure e visite mediche; verranno ricordate le regole del progetto; alcune persone, arrivate in Italia grazie ai corridoi umanitari, racconteranno la loro esperienza e nel pomeriggio di domani incontreranno gli operatori delle diverse Caritas diocesani che li accoglieranno e spiegheranno loro come funzionerà il progetto di accoglienza. Domenica mattina, dopo colazione, si parte per le diverse destinazioni. Sono questa volta nove le Caritas che hanno dato disponibilità alla accoglienza: Aosta e Pescara sono alla loro prima esperienza. Mentre Asti, Brescia, Assisi-Nocera Umbra, Torino, Verona e Vicenza hanno alle spalle un’esperienza di accoglienza di persone arrivate sempre con i corridoi umanitari. Molti dei giovani arrivati oggi parlano un inglese perfetto, segno di un alto background accademico alle spalle: vi sono infatti studenti e laureati, uomini e donne, segnalati nell’ambito del programma dei “corridoi universitari” di cui Caritas Italiana è partner insieme a Unhcr e Università di Bologna. Questi ragazzi verranno supportati nella prosecuzione dei rispettivi cicli di studio dalle Caritas che li accoglieranno. L’ingresso in Italia di queste persone è reso possibile grazie ad un Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, formato lo scorso 3 maggio dalla Cei e dalla Comunità di Sant’Egidio che prevede di 600 persone nei prossimi due anni. L’accordo segue un primo protocollo che ha già consentito a 500 rifugiati di arrivare in Italia in tutta sicurezza. I “beneficiari” sono stati distribuiti in maniera diffusa e capillare: attualmente sono 47 le diocesi coinvolte in 17 Regioni.

CEI: mezzo milione per i terremotati albanesi

29 Novembre 2019 - Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha destinato € 500.000, provenienti dai fondi dell’8xmille, alle vittime del devastante terremoto che il 26 novembre ha colpito l’Albania, con epicentro tra Shijak e Durazzo. Questa iniziativa, volta a rispondere alle urgenze più stringenti, sarà finalizzata a reperire in modo mirato aiuti alimentari e beni di prima necessità come vestiario, sacchi a pelo, coperte, kit per l’igiene e per i neonati, spiega una nota della Cei spiegando che lo stanziamento avverrà tramite Caritas Italiana. I danni del sisma sono ingenti e sono moltissime le persone che non potranno rientrare nelle proprie case. Saranno predisposte strutture di accoglienza, servizi igienici, cucine da campo, alloggi adeguati per le categorie più vulnerabili. Le città più colpite sono Durazzo (la seconda del paese) e Thumanë, 40 km a nord di Tirana. Critica la situazione anche in molti altri centri, tra cui Kruje, Lezhe, Lac, Lushnje, Fier e la stessa Tirana. La stima delle vittime, purtroppo in continuo aggiornamento, registra per ora diverse decine di morti e dispersi e almeno 750 feriti. Caritas Italiana è presente in Albania già in questa fase e sta lavorando a fianco degli operatori di Caritas Albania per sostenerla. Iniziative anche in Italiana. La comunità dell’Eparchia di Lungro, in Calabria – di origine albanese – si è subito attivata. L’Eparca, mons. Donato Oliverio, ha espresso – in una lettera al presidente albanese Ilir Meta - “la partecipazione spirituale mia, del presbiterio diocesano e di tutti i fedeli dell’eparchia di Lungro al lutto nazionale dell’Albania per le vittime del sisma. Ci uniamo spiritualmente alla preghiera dei nostri fratelli e sorelle albanesi, che stanno attraversando questo difficile e doloroso momento” auspicando “una pronta e decisa ripresa economica e sociale a beneficio dell’amata Terra dei nostri antenati e del loro fiero e indomito popolo al quale esprimiamo la nostra fraterna vicinanza affettiva”. Il presule ha anche attivato subito la Caritas diocesana perché “solleciti l’amore dei nostri fedeli alla realizzazione di un progetto di aiuto concreto a beneficio dei nostri fratelli e sorelle dell’amata Albania”. (Raffaele Iaria)

L’Italia che resiste, l’Italia che accoglie

28 Novembre 2019 - Modena - Malgrado siano numerose le ricerche che evidenziano come in Italia stiano aumentando le tendenze xenofobe e “sovraniste”, non si può negare che nell’ultimo anno si siano dispiegati a più livelli interventi concreti di segno opposto, sottolineano i ricercatori del Report sul Diritto d’Asilo presentato a Roma. Ci sono le reazioni istituzionali (di Regioni e Comuni), quelle ecclesiali, quelle della società civile organizzata ma anche quelle di singoli cittadini e cittadine. Un’attenzione particolare merita, inoltre, la campagna “Io accolgo” (promossa fra gli altri dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas italiana), che mira a dare voce e visibilità ai tanti cittadini che condividono i valori dell’accoglienza e della solidarietà e desiderano esprimere il proprio dissenso rispetto alla “chiusura dei porti”, ai decreti “sicurezza” e in generale alle politiche “anti-migranti”, mettendo in rete le molte iniziative già attive e promuovendone di nuove, sia di forte impatto comunicativo (l’esposizione di un oggetto simbolo, la coperta termica dorata), sia di rilevanza concreta nel “ridurre il danno” dei decreti “sicurezza”, promuovendo reti territoriali di prossimità e realizzando interventi di accoglienza, servizi di supporto all’inclusione sociale e azioni di tutela dei diritti. Le contraddizioni e le tensioni evidenziate e smascherate dall’Italia “che resiste e che accoglie” sottolineano l’esigenza di una nuova “politica della somiglianza” che superi i rischi della logica di contrapposizione amico-nemico: quella più evidente verso i migranti e rifugiati, ma anche quella più sotterranea che riguarda i “vicini” italiani che la pensano diversamente da noi.  

Diritto Asilo: focus su alcuni Paesi del Maghreb

28 Novembre 2019 - Migrantes - L’altra faccia del processo di integrazione europea (che si è espresso in particolare nell’area “Schengen” di libera circolazione) è l’“esternalizzazione” delle politiche migratorie dell’Unione Europea, realizzata principalmente attraverso tre strumenti: 1) il rafforzamento e la “securizzazione” dei confini esterni dell’UE, 2) la creazione di un sistema di sorveglianza per controllare e reagire a potenziali movimenti migratori irregolari, e 3) il potenziamento della collaborazione con i Paesi terzi. Le politiche europee di esternalizzazione hanno soprattutto l’obiettivo di tenere (o portare) migranti e rifugiati lontano dal territorio europeo. Sebbene siano ampiamente criticate nella stessa Europa, specialmente a causa della persistente serie di morti e dispersi fra i migranti in viaggio verso l’Europa, sono divenute un robusto “pilastro” dell’intera politica migratoria europea. Essendo stata uno dei primi Paesi europei a ricevere migranti dall’Africa negli anni ‘90, la Spagna ha ricoperto un ruolo di primo piano nella creazione di strumenti per l’esternalizzazione delle politiche di gestione migratoria. Tali strumenti hanno fatto da modello per le politiche dell’UE. Ma in tutto questo hanno giocato un ruolo cruciale anche i Paesi terzi extra-europei, in particolare nel Nordafrica, come Marocco e Tunisia.

Rapporto Diritto Asilo: la protezione internazionale in Europa nel 2017-2018

28 Novembre 2019 - Modena - Migrazioni forzate e “miste” e protezione internazionale: è evidente che vi è uno scarto preoccupante tra la sovra-rappresentazione del fenomeno in Italia e in Europa e la sua dimensione reale, come pure permane un grosso gap tra le dichiarazioni di ossequio dei diritti umani e delle convenzioni internazionali e i risultati pratici a cui invece stanno portando le politiche messe in atto. E’ quanto afferma il Report sul Diritto d’Asilo presentato oggi a Modena. Se infatti si osservano il numero di conflitti nel mondo, gli interessi economici come la vendita delle armi e le politiche messe in atto, non sembra che la preoccupazione principale sia la tutela delle persone in difficoltà o il raggiungimento di una maggiore equità nella distribuzione delle risorse e delle ricchezze del pianeta. I rappresentanti istituzioni europee e nazionali hanno dichiarato più volte, in questi ultimi anni, di avere tra gli obiettivi principali il contrasto allo sfruttamento delle persone in fuga da parte dei trafficanti di uomini e quello di ridurre il numero delle persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ma se andiamo a vedere quali “alternative” si danno alle persone che fuggono da situazioni di conflitto, guerre e povertà per arrivare in maniera legale in Europa o in Italia, non si può che concludere che, al momento, continua ad essere quasi impossibile, per chi cerca protezione, ottenere un visto per arrivare in sicurezza. E i numeri di chi riesce ad arrivare in Europa o nel nostro Paese attraverso iniziative di reinsediamento o di apertura di canali umanitari sono ancora troppo bassi per farci dire che questo è un fine che stiamo perseguendo. È un fatto: negli ultimi tre anni sono entrate meno persone in cerca di protezione, in seguito all’“accordo UE-Turchia del 2016 e del memorandum siglato nel 2017 dall’Italia con il Governo di Tripoli, nonostante la situazione di guerra civile e le informazioni più che fondate sul non rispetto dei diritti umani in Libia. Ma intanto i morti e dispersi in mare sono aumentati in proporzione a chi è riuscito a partire. E le condizioni di chi rimane bloccato in Turchia, lungo la rotta balcanica, in Grecia o fuori dai nostri porti e, soprattutto, di chi viene intercettato e riportato in Libia sono più che preoccupanti e allarmanti. Più che «proteggere» le persone in fuga, semplicemente non le si fa entrare; e così gli sforzi e le risorse (pubbliche) sembrano convergere in un’unica direzione: rendere ancora più lungo, difficile e pericoloso il percorso di coloro che vorrebbero chiedere protezione in Italia e nell’Europa “dei diritti”.

Diritto d’Asilo: la sintesi del Report 2019

28 Novembre 2019 - Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Migrantes dedica un rapporto al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati, cercando di mantenere e promuovere l’attenzione su un diritto, quello alla protezione, che oggi sembra, piuttosto che tutelato, sempre più “sotto attacco” in Europa e in Italia. Il report 2019 su Il diritto d’asilo, come nelle passate edizioni, è curato da un’équipe di persone che, oltre ad essere seri studiosi di questi temi, nel corso degli anni hanno seguito e continuano a seguire direttamente e concretamente i richiedenti asilo e i rifugiati nel nostro Paese. Si tratta di autrici e autori che si lasciano “toccare e interrogare” dalle sofferenze e dalle contraddizioni che le persone in fuga nel mondo portano scritte nei loro volti e nei loro corpi. Con questo animo, i diversi capitoli del rapporto spaziano dalla dimensione europea a quella nazionale, estendendosi anche alle sponde a sud del Mediterraneo per analizzare le conseguenze delle politiche di esternalizzazione, e anche quest’anno si fanno guidare dalle parole e dal Messaggio di Papa Francesco per la 105ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata il 29 settembre 2019 in piazza San Pietro), che già nel titolo porta un monito fondamentale: Non si tratta solo di migranti, ma appunto di tutti noi e dell’idea di società, umanità, comunità, città e Paese che abbiamo. Su queste basi, si è voluto dedicare l’approfondimento del volume all’Italia che “resiste” e che accoglie, fin troppo trascurata dai riflettori della politica e dei media, sottolineando l’esigenza di una nuova “politica della somiglianza” che superi i rischi della contrapposizione amico-nemico. Il volume è poi articolato in tre sezioni principali:
  • la prima ha uno sguardo rivolto all’Europa: da una parte, ricostruisce il quadro delle guerre, delle situazioni di tensione, degli attentati terroristici e di violazione dei diritti umani, insieme alla ricostruzione delle rotte principali percorse da chi cerca di entrare e chiedere asilo nell’UE; dall’altra parte prova a fare il punto rispetto alle politiche di esternalizzazione che sono divenute un robusto pilastro dell’intera politica migratoria europea, andando a recuperare la precoce esperienza della Spagna per confrontarla con le più recenti evoluzioni che hanno coinvolto Paesi terzi extraeuropei, in particolare in Nordafrica (Marocco e Tunisia);
  • la seconda approfondisce le questioni di esternalizzazione fra Europa e Italia: si parte da un’analisi degli accordi di collaborazione internazionali e nazionali con la Libia, proseguendo con il caso del Niger come sintomatico della convergenza sull’esternalizzazione tra Unione europea ed Italia;
  • la terza e ultima sezione si rivolge all’Italia. Qui, al centro dell’attenzione si trovano le conseguenze del primo decreto “sicurezza e immigrazione”: che cosa significa aver abolito la protezione umanitaria e a quali contraddizioni, tra enunciazioni ed effetti reali, questa abolizione conduce? Ma anche: che cosa sta comportando la trasformazione dello SPRAR in SIPROIMI, ben più che un semplice cambio di etichetta?
Ogni sezione quest’anno è accompagnata da un approfondimento statistico specifico su Europa, Africa ed Italia e le questioni riguardanti il diritto d’asilo e la protezione internazionale. L’augurio, come gli anni precedenti, è che questo rapporto possa contribuire a costruire un sapere fondato rispetto a chi, nel mondo, è costretto, per varie cause, a fuggire dal proprio Paese, e cerca di raggiungere il nostro continente e il nostro Paese. E che possa esserci d’aiuto a “restare umani”, ad aprire la mente e il cuore allontanando diffidenza e paura. PRIMA PARTE - Con lo sguardo rivolto all’Europa La protezione internazionale in Europa nel 2017-2018 Migrazioni forzate e “miste” e protezione internazionale: è evidente che vi è uno scarto preoccupante tra la sovra-rappresentazione del fenomeno in Italia e in Europa e la sua dimensione reale, come pure permane un grosso gap tra le dichiarazioni di ossequio dei diritti umani e delle convenzioni internazionali e i risultati pratici a cui invece stanno portando le politiche messe in atto. Se infatti si osservano il numero di conflitti nel mondo, gli interessi economici come la vendita delle armi e le politiche messe in atto, non sembra che la preoccupazione principale sia la tutela delle persone in difficoltà o il raggiungimento di una maggiore equità nella distribuzione delle risorse e delle ricchezze del pianeta. I rappresentanti istituzioni europee e nazionali hanno dichiarato più volte, in questi ultimi anni, di avere tra gli obiettivi principali il contrasto allo sfruttamento delle persone in fuga da parte dei trafficanti di uomini e quello di ridurre il numero delle persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ma se andiamo a vedere quali “alternative” si danno alle persone che fuggono da situazioni di conflitto, guerre e povertà per arrivare in maniera legale in Europa o in Italia, non si può che concludere che, al momento, continua ad essere quasi impossibile, per chi cerca protezione, ottenere un visto per arrivare in sicurezza. E i numeri di chi riesce ad arrivare in Europa o nel nostro Paese attraverso iniziative di reinsediamento o di apertura di canali umanitari sono ancora troppo bassi per farci dire che questo è un fine che stiamo perseguendo. È un fatto: negli ultimi tre anni sono entrate meno persone in cerca di protezione, in seguito all’“accordo UE-Turchia del 2016 e del memorandum siglato nel 2017 dall’Italia con il Governo di Tripoli, nonostante la situazione di guerra civile e le informazioni più che fondate sul non rispetto dei diritti umani in Libia. Ma intanto i morti e dispersi in mare sono aumentati in proporzione a chi è riuscito a partire. E le condizioni di chi rimane bloccato in Turchia, lungo la rotta balcanica, in Grecia o fuori dai nostri porti e, soprattutto, di chi viene intercettato e riportato in Libia sono più che preoccupanti e allarmanti. Più che «proteggere» le persone in fuga, semplicemente non le si fa entrare; e così gli sforzi e le risorse (pubbliche) sembrano convergere in un’unica direzione: rendere ancora più lungo, difficile e pericoloso il percorso di coloro che vorrebbero chiedere protezione in Italia e nell’Europa “dei diritti”. Esternalizzazione delle politiche migratorie dell’Unione Europea: focus su alcuni Paesi del Maghreb L’altra faccia del processo di integrazione europea (che si è espresso in particolare nell’area “Schengen” di libera circolazione) è l’“esternalizzazione” delle politiche migratorie dell’Unione Europea, realizzata principalmente attraverso tre strumenti: 1) il rafforzamento e la “securizzazione” dei confini esterni dell’UE, 2) la creazione di un sistema di sorveglianza per controllare e reagire a potenziali movimenti migratori irregolari, e 3) il potenziamento della collaborazione con i Paesi terzi. Le politiche europee di esternalizzazione hanno soprattutto l’obiettivo di tenere (o portare) migranti e rifugiati lontano dal territorio europeo. Sebbene siano ampiamente criticate nella stessa Europa, specialmente a causa della persistente serie di morti e dispersi fra i migranti in viaggio verso l’Europa, sono divenute un robusto “pilastro” dell’intera politica migratoria europea. Essendo stata uno dei primi Paesi europei a ricevere migranti dall’Africa negli anni ‘90, la Spagna ha ricoperto un ruolo di primo piano nella creazione di strumenti per l’esternalizzazione delle politiche di gestione migratoria. Tali strumenti hanno fatto da modello per le politiche dell’UE. Ma in tutto questo hanno giocato un ruolo cruciale anche i Paesi terzi extra-europei, in particolare nel Nordafrica, come Marocco e Tunisia. I dati/ Periferie e confini
Sono 88.200, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati scoperti alle frontiere esterne dell’UE fra gennaio e ottobre 2019. Sulle rotte migratorie verso l’Europa e in Europa, nel periodo si sono registrati 1.089 morti/dispersi in mare e 97 in percorsi via terra.
Sono circa 81.000 gli arrivi di migranti e rifugiati in Europa lungo le rotte via mare del Mediterraneo registrati da gennaio a ottobre 2019 (dati provvisori). Tendenza in calo dal 2016: 1.016.000 in tutto il ’15, 363.000 nel ’16, 172.000 nel ’17 e 117.000 nel ’18. In diminuzione anche i morti/dispersi in numero assoluto. Ma è aumentata l’incidenza di morti/dispersi in rapporto agli arrivi: da 1 morto/disperso ogni 269 arrivi nel ’15 fino a 1 ogni 51 nel ’18 (1 ogni 74 nei dati parziali ’19).
Il 2019 vede nuovamente in crescita gli arrivi sulla rotta del Mediterraneo orientale (circa 45.000 da gennaio a ottobre, dati provvisori, contro 32.500 in tutto il 2018). Ancora in calo la rotte del Mediterraneo occidentale (21.400 gli arrivi gennaio-ottobre) e del Mediterraneo centrale, quella verso l’Italia (12.400 gli arrivi gennaio-ottobre, contro i 23.400 di tutto il 2018). Ma quest’ultima si conferma come la rotta migratoria più letale del mondo: nel 2016 aveva registrato 1 morto/disperso ogni 40 arrivi, ma nel 2018 e 2019 è arrivata a 1 ogni 18; 694 le vittime solo fra gennaio e ottobre (dati UNHCR). Secondo l’OIM, i dati 2019 per la rotta centrale sono addirittura in peggioramento rispetto al 2018: 3,5% di morti/dispersi in rapporto a tutti i migranti e rifugiati che hanno tentato la traversata, contro il 3% del ’18).
«Nei pressi delle frontiere esterne dell’UE nei Balcani occidentali, centinaia di rifugiati e migranti continuano a denunciare di essere stati picchiati e respinti oltre il confine (alcuni senza la possibilità di fare richiesta di asilo). Al 30 settembre 2019 l’UNHCR e i suoi partner in Serbia hanno ricevuto segnalazioni di 384 incidenti, in cui 2.674 persone hanno dichiarato di essere state respinte dalla Croazia nel corso dell’anno; nello stesso periodo sono 289 le segnalazioni di incidenti che hanno riguardato 2.194 persone respinte dalla Croazia in Bosnia-Erzegovina» (dati UNHCR).
Sono 307.110 i richiedenti asilo per la prima volta nell’UE nel 1° semestre 2019 (+ 7% rispetto al 1° semestre 2018), soprattutto siriani, venezuelani e afghani. Nel semestre, sempre nell’UE hanno ottenuto protezione in prima istanza solo il 35% dei richiedenti asilo esaminati.
Nel 2018 l’UE ha registrato 580.845 richiedenti asilo. Per numero assoluto l’Italia si è collocata quinta, dopo Germania, Francia, Grecia e Spagna. Ma le posizioni nazionali variano di molto se si considerano i richiedenti in rapporto agli abitanti: qui il primato è di Cipro (8.805 per milione), seguita dalla Grecia (6.051), da Malta, ecc. L’Italia, con 813 richiedenti per milione di abitanti, si colloca ben al di sotto della media europea (1.133 per milione).
Sono circa 28.000 i trasferimenti di richiedenti asilo effettuati a norma del regolamento dell’UE “Dublino III” nel 2018 fra i vari Paesi membri (+ 5% rispetto al 2017): 9.209 sono stati effettuati dalla sola Germania e ben 6.351 sono stati effettuati nella sola Italia.
Sono 24.815 i rifugiati accolti in reinsediamento nell’UE da precari Paesi di primo asilo nel 2018, a fronte di una lista di 1,4 milioni di persone con questa necessità fatta arrivare da UNHCR ai Paesi con più mezzi nel Mondo
SECONDA PARTE - Tra l’Europa e l’Italia  Amiche, nemiche, complici. L’Italia, la Libia e un secolo di caccia agli stranieri  La relazione “privilegiata” che ha legato l’Italia alla Libia nell’ultimo secolo, in una trama di crudeltà, accordi, ricatti e complicità, è speciale anche nelle date. Cinquant’anni dopo l’Unità gli italiani conquistano Tripoli, 100 anni dopo la rivoluzione abbatte il regime di Muhammar Gheddafi. In mezzo si collocano la scoperta dei giacimenti petroliferi, la parabola del Colonnello, la guerra civile seguita alla fine del Raìs. E nelle pieghe della storia sono nascosti gli eserciti degli “invisibili”: ieri le popolazioni della Cirenaica segregate nei campi di concentramento italiani, quindi i ribelli alla dittatura reclusi nell’infernale carcere di Abu Salim, oggi migliaia di migranti costretti a un coprifuoco continuo o ammassati come carne da macello nei campi di “accoglienza”. Sul destino di questi ultimi soffia il vento feroce della Realpolitik italiana: “meno immigrati, più petrolio”, mirabile sintesi dei desiderata tricolori. La Libia è il teatro di una tragedia moderna, luogo di travisamenti e oppressione, la sabbia mobile che inghiotte i sogni di una generazione. Niger, Europa, Italia: un’oscura gestione dei fenomeni migratori A partire dal 2015, con l’adozione dell’Agenda Europea sulle Migrazioni, il Niger è divenuto un Paese prioritario nelle politiche migratorie esterne dell’Unione Europea e di vari Stati membri, tra cui l’Italia, a motivo della sua posizione strategica lungo una delle principali rotte migratorie mediterranee, quella del Mediterraneo centrale. Nell’arco di pochi anni, la presenza internazionale in Niger e gli interventi di natura diplomatica, militare, politica ed economica sono cresciuti in maniera esponenziale. Questo insieme di azioni, a cui concorrono diversi soggetti, mira a far sì che in Niger prenda piede un quadro politico-istituzionale, giuridico e socio-economico che consenta di rafforzare il controllo del territorio e delle frontiere e di limitare il flusso di migranti e richiedenti asilo in transito verso la Libia e l’Europa. Il Niger viene così a rappresentare il nuovo avamposto delle politiche di esternalizzazione dell’Unione Europea, descritto come la nuova frontiera esterna dell’Europa. In questo quadro, l’Italia è fra gli Stati europei a giocare un ruolo di primo piano in questo Paese. Lo fa ricorrendo, però, a strumenti controversi e poco trasparenti, come l’accordo bilaterale in materia di difesa del settembre 2017 e la missione militare avviata nel 2018, o come l’uso discutibile delle risorse stanziate nell’ambito del Fondo per l’Africa, di cui il Niger è il principale beneficiario (così come del Fondo fiduciario europeo per l’Africa). I dati/ La loro Africa
Dei quasi 20,4 milioni di rifugiati a livello globale di competenza dell’UNHCR, alla fine del 2018 oltre tre su 10 erano accolti in Paesi dell’Africa subsahariana, per un totale di circa 6,3 milioni. Vivono in Africa subsahariana anche oltre quattro sfollati globali su 10: 17,7 milioni su 41,4.
Nella lista globale dei 10 principali Paesi di provenienza dei rifugiati quelli africani sono sette. Il giovanissimo Sud Sudan (è indipendente solo dal 2011), terzo Paese assoluto, ha visto fuggire all’estero ben 2,3 milioni di suoi cittadini. Sempre a livello globale sono africani tre dei principali Paesi di accoglienza, che però salgono a cinque se si considera l’incidenza dei rifugiati rispetto al numero di abitanti: qui in quarta posizione assoluta si trova il Ciad (29 rifugiati/1.000 abitanti), seguito da Uganda e Sudan; per trovare il primo Paese del Nord del mondo, la Svezia, occorre scendere alla settima posizione (25 rifugiati/1.000 abitanti).
Nella lista globale dei 10 Paesi dove nel ’18 si sono prodotti più sfollati da disastri ambientali (causati perlopiù da eventi climatici) si trovano tre Paesi africani: Nigeria (613.000 sfollati), Somalia (547.000) e Kenya (336.000).
Libia, i dati chiave: indice di pace interna “molto basso” (156a posizione su 163 Paesi); 301.000 sfollati interni; 655.000 migranti presenti nel Paese; 4.500 migranti rinchiusi nei centri di detenzione “governativi” (dato al 25 settembre 2019); 8.155 i migranti soccorsi/intercettati dalla Guardia costiera “libica” e fatti sbarcare in Libia (nel 2019 al 31 ottobre).
Niger, i dati chiave: indice di pace interna “basso” (126a posizione su 163 Paesi); 424.000 le persone di competenza dell’UNHCR (rifugiati, sfollati); 142.000 i migranti in uscita “osservati” fra gennaio e agosto 2019; 131.000 quelli in entrata (sempre fra gennaio e agosto ’19); 22.400 circa i migranti assistiti nel rimpatrio dal Niger (maggio 2017-luglio 2019); 4.400.000 circa i rifugiati, sfollati, sfollati rientrati e immigrati coinvolti nella “crisi del lago Ciad”, che oltre al Niger coinvolge Ciad, Nigeria e Camerun.
L’Africa continente di migrazioni (interne): su 25 milioni circa di emigrati subsahariani regolari totali nel 2017 (ultimo anno disponibile), solo sette milioni hanno superato i confini dell’Africa per emigrare in Europa o negli altri continenti: 18 milioni, ben il 71% del totale, vi sono rimasti.
TERZA PARTE - Guardando all’Italia Il principio di umanità alla prova dell’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari Il cosiddetto “decreto sicurezza” (d.l. 113/2018, convertito in legge 132/2018), con una delle sue principali disposizioni ha abrogato il permesso per motivi umanitari. Tale permesso aveva rappresentato per anni, insieme allo status di rifugiato previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e alla protezione sussidiaria introdotta dal diritto dell’Unione Europea, una delle forme di attuazione del diritto d’asilo sancito dalla nostra Costituzione. Il Testo unico sull’immigrazione (il D.Lgs. 286/1998), prima del decreto del 2018, conteneva infatti una disposizione secondo la quale non si poteva negare a un cittadino straniero il permesso di soggiornare sul territorio nazionale quando ciò era impedito da «seri motivi» di carattere umanitario o derivanti da obblighi internazionali o costituzionali. Negli anni quest’ultima espressione è stata oggetto di un’interpretazione che ha valorizzato tra gli altri, oltre ai caratteri più strettamente “umanitari” della forma di protezione, il dovuto rispetto del diritto al non respingimento verso Paesi nei quali il cittadino straniero potrebbe essere vittima di persecuzione, tortura o trattamenti inumani o degradanti o verso i quali il rimpatrio non sarebbe attuabile per calamità o situazioni di generale insicurezza, del suo diritto alla salute o al rispetto della sua vita privata o familiare. La protezione umanitaria è stata ora sostituita con permessi di soggiorno residuali e perlopiù precari. Venuta così meno una delle forme di attuazione del diritto di asilo previsto dalla Costituzione, al cittadino straniero che ne abbia i requisiti non resta che invocare direttamente il riconoscimento dell’asilo costituzionale. Esclusa tale possibilità, infatti, la norma del decreto sicurezza che ha abrogato la protezione umanitaria dovrebbe ritenersi incostituzionale. La demolizione del fragile sistema pubblico di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati Attraverso alcuni recenti interventi normativi e amministrativi, il “sistema” nazionale di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati è stato oggetto di una vera e propria demolizione. Si registra prima di tutto l’impatto sul sistema SPRAR (il “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”): mettendo a confronto le condizioni giuridiche che vengono confermate o inserite per la prima volta nel raggio d’azione del nuovo SIPROIMI (il “Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati” che, come stabilito dal d.l. “sicurezza” n. 113 del 4 ottobre 2018, ha preso il posto dello SPRAR) e quelle che invece vengono escluse, appare con chiarezza che il SIPROIMI non assomiglia affatto allo SPRAR, ma sia «un generico e bizzarro contenitore» nel quale trovano collocazione persone con condizioni e bisogni del tutto diversi tra loro, mentre altre persone con condizioni e bisogni vicini a quelli dei rifugiati (quali i titolari di un permesso di soggiorno per “protezione umanitaria”, per “casi speciali” o di “protezione speciale”) non hanno accesso al sistema. Ma ci sono anche gli interventi amministrativi che hanno reso possibile ciò che viene definito la «truffa delle etichette», ovvero l'eliminazione del sistema di accoglienza ordinario a favore di un sistema di accoglienza di natura esclusivamente “straordinaria” la cui gestione è affidata in via esclusiva allo Stato (i CAS, cioè i centri di accoglienza straordinaria). Tutto ciò è avvenuto in attuazione di un disegno politico lucido e spregiudicato: quello di produrre una situazione di confusione e incertezza in tutto il territorio italiano prevedendo l’eliminazione, nel minor tempo possibile, di ogni intervento pubblico mirato a rendere l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati un fenomeno sociale da gestire con strumenti ordinari. L’obiettivo sembra, all’opposto, quello di mantenere una eterna dimensione emergenziale, in modo da poter sfruttare appieno le rendite politiche di quella che è stata chiamata da vari commentatori, con efficace espressione, la «fabbrica della paura». I dati/ Meno asilo, più irregolari
Nonostante alcune martellanti dichiarazioni politiche di propaganda circa il “ritorno” di un’ondata di sbarchi “indiscriminati” fra la tarda estate e l’inizio dell’autunno 2019, l’anno sembra avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare ai livelli minimi: 9.648 quelli registrati a fine ottobre (- 56% rispetto allo stesso periodo 2018, e nell’ambito di un trend di drastica diminuzione inizato nel ’17). Al 31 ottobre 2019 i migranti arrivati nell’anno sono salpati da Libia (2.800 ca.), Tunisia (3.500), Algeria (900) e Grecia/Turchia (2.400). Ben 7.500 gli sbarchi "fantasma" o autonomi, contro i 6.000 dell'intero 2018.
Nel 2019, fra i principali Paesi d’origine dei migranti arrivati via mare, sono quattro quelli caratterizzati da condizioni di “pace interna” molto basse o basse: Pakistan (secondo Paese assoluto), Iraq, Sudan e Iran.
In forte calo nel 2019 anche i richiedenti asilo registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018). Sino a tutto luglio, le prime nazionalità sono nell'ordine: Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Perù, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania e Venezuela. Oltre al Pakistan, anche Nigeria e Ucraina sono classificate a livello mondiale fra i Paesi con indice di “pace interna” molto basso. Consistente, rispetto al totale di 26.997, il numero di richiedenti asilo arrivati nell’anno in Friuli-Venezia Giulia dalla tormentata “rotta” balcanica via terra: ben 5.526 fra il 1° gennaio e il 15 settembre.
Gli esiti delle domande d’asilo: nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto uno dei tre benefici di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria) a poco più di 31 mila persone, contro le 34 mila circa del ’17 e le quasi 37 mila del ’16. Il dato parziale per il 2019 (che ha registrato la quasi-scomparsa della protezione umanitaria) è pari ad appena 14.000: ormai a tre quarti dell’anno, meno del 50% del totale dei benefici riconosciuti nel ’18. A tutto settembre 2019, su circa 72.500 domande esaminate nell’anno, quelle respinte sono state l’80%: solo l’11% le concessioni dello status di rifugiato, il 7% della protezione sussidiaria e appena l’1,5% della protezione umanitaria.
La “fortezza Italia”: 9.203 i respingimenti alla frontiera fra agosto 2018 e luglio 2019; 5.044 i rimpatri forzati dal 1° gennaio al 22 settembre 2019; 13.777 i migranti passati nel ’18 nei cinque hotspot (oggi quattro) attivi in Sicilia e Puglia; 4.092 i migranti trattenuti nei CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio) nel ’18, di cui solo il 43% effettivamente rimpatriati; 5.044 i rimpatri forzati e appena 200 i rimpatri volontari assistiti fra 1° gennaio e 22  settembre 2019 (i volontari assistiti erano stati 1.161 nel ’18); 94 gli “scafisti” arrestati fra agosto 2018 e luglio 2019 (ma 209 nello stesso periodo 2017-2018); fra gennaio e ottobre 2019, i migranti e rifugiati intercettati dalla Guardia costiera libica sono stati 8.155, una cifra non molto inferiore al totale di persone che nel periodo sono riuscite a sbarcare in Italia, 9.648; sono state 24 le “crisi navi” causate dal “blocco” dei porti italiani fra giugno ’18 e agosto ’19; ma da gennaio all’8 luglio ‘19, su 3.073 arrivi nel nostro Paese quelli realizzati da ONG sono stati appena 248, l’8%.
Sono almeno 14 i Paesi dell’UE che, oltre all’Italia (dall’ottobre 2019), hanno stilato una lista di “Paesi sicuri” i cui richiedenti asilo vengono sottoposti a un esame accelerato e sommario. Sempre nell’UE si è verificato che i richiedenti asilo sottoposti alle “misure speciali” d’esame ottengono una risposta positiva appena nello 0-12% dei casi.
Fra i 71.000 nuovi immigrati caduti in situazione di irregolarità in Italia stimabili fra giugno 2018 e giugno 2019, quelli che si possono attribuire al decreto “sicurezza” n. 113 del 4 ottobre 2018 sono 18.000. Al giugno 2019 gli “irregolari” presenti in Italia sono così stimabili in 620.000 persone.
Nell’ambito dell’attuazione del regolamento “Dublino III”, nel 2018 sono stati trasferiti in Italia 6.351 richiedenti asilo, mentre ne sono stati trasferiti dall’Italia verso gli altri Paesi membri appena 189.
Fra il 2016 e la metà del 2019 l’iniziativa dei “Corridoi umanitari” italiana ha permesso di far arrivare in Italia, soprattutto dal Libano e dall’Etiopia, 2.148 rifugiati siriani, eritrei, somali e sud-sudanesi. In aggiunta, tramite evacuazioni umanitarie, fra la fine del ’17 e il settembre ’19 sono stati trasferite nel nostro Paese 859 persone dalla Libia (808) e dal Niger (51).
Alla fine di settembre 2019 i richiedenti asilo, rifugiati e migranti in accoglienza sono scesi sotto la soglia delle 100 mila unità per la prima volta dal 2015. Del totale di 99.599 persone accolte, quelle ospitate nei CAS e nei centri di prima accoglienza eano ben il 75% del totale. Solo 24.674 le persone ospitate nei centri del  SIPROIMI ex SPRAR.
Sono 7.272 i minori stranieri non accompagnati censiti e presenti nei servizi di accoglienza alla metà del 2019 (- 45% rispetto a un anno prima); 4.736, invece, quelli “irreperibili”, che cioè si sono allontanati da sei servizi. Sono 5.501 gli italiani che si sono formalmente resi disponibili a seguire un MSNA come “tutori” in attuazione alla legge 47/2017 “Zampa”.
 QUARTA PARTE - Approfondimento L’italia che resiste, l’Italia che accoglie Malgrado siano numerose le ricerche che evidenziano come in Italia stiano aumentando le tendenze xenofobe e “sovraniste”, non si può negare che nell’ultimo anno si siano dispiegati a più livelli interventi concreti di segno opposto. Ci sono le reazioni istituzionali (di Regioni e Comuni), quelle ecclesiali, quelle della società civile organizzata ma anche quelle di singoli cittadini e cittadine. Un’attenzione particolare merita, inoltre, la campagna “Io accolgo” (promossa fra gli altri dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas italiana), che mira a dare voce e visibilità ai tanti cittadini che condividono i valori dell’accoglienza e della solidarietà e desiderano esprimere il proprio dissenso rispetto alla “chiusura dei porti”, ai decreti “sicurezza” e in generale alle politiche “anti-migranti”, mettendo in rete le molte iniziative già attive e promuovendone di nuove, sia di forte impatto comunicativo (l’esposizione di un oggetto simbolo, la coperta termica dorata), sia di rilevanza concreta nel “ridurre il danno” dei decreti “sicurezza”, promuovendo reti territoriali di prossimità e realizzando interventi di accoglienza, servizi di supporto all’inclusione sociale e azioni di tutela dei diritti. Le contraddizioni e le tensioni evidenziate e smascherate dall’Italia “che resiste e che accoglie” sottolineano l’esigenza di una nuova “politica della somiglianza” che superi i rischi della logica di contrapposizione amico-nemico: quella più evidente verso i migranti e rifugiati, ma anche quella più sotterranea che riguarda i “vicini” italiani che la pensano diversamente da noi. Conclusioni «Solo riabituandoci a trovare somiglianze e legami, e quindi a pensare che possiamo non solo coesistere ma convivere, saremo in grado di ripensare quartieri, parrocchie, società e Paesi nei quali ascoltarsi, parlarsi e individuare soluzioni concrete sia possibile senza escludere nessuno, ma tenendo conto dei diversi punti di vista e, nello stesso tempo, della complessità di comporre delle soluzioni condivise. «Non sarà facile, perché l’esclusione che sembra aver vinto negli ultimi anni si associa a una forte semplificazione delle analisi, e quindi anche delle “soluzioni”. Ma se vogliamo non solo salvare gli altri, ma capire che sacrificando gli altri stiamo anche uccidendo parti di noi, dobbiamo fare quel salto a cui ci invita Papa Francesco con lungimiranza, e quasi rivolgendoci un accorato appello: «Non si tratta solo di migranti» (di richiedenti asilo, di rifugiati, di poveri, di svantaggiati…). «Se ci eserciteremo insieme a sostituire al binomio identità/alterità quello meno pericoloso e “più umano” di somiglianza e differenza, potremo sperare di riuscire a guardare con occhi nuovi al presente, mantenendo al contempo uno sguardo sul passato e sul futuro, e di riguadagnare una pacifica convivenza in cui tutti si sentano tutelati e protetti. Prima ancora che dalle leggi – che pure sono fondamentali – dalla forza dei legami sociali». Roma, 26 Novembre 2019

Migrantes: presentato oggi il Rapporto sul Diritto d’Asilo

28 Novembre 2019 - Modena - Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Migrantes dedica un rapporto al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati, cercando di mantenere e promuovere l’attenzione su un diritto, quello alla protezione, che oggi sembra, piuttosto che tutelato, sempre più “sotto attacco” in Europa e in Italia. Il report 2019 su Il diritto d’asilo, presentato questa mattina a Modena durante il Festival della Migrazione, come nelle passate edizioni, è curato da un’équipe di persone che, oltre ad essere seri studiosi di questi temi, nel corso degli anni hanno seguito e continuano a seguire direttamente e concretamente i richiedenti asilo e i rifugiati nel nostro Paese. Si tratta di autrici e autori che si lasciano “toccare e interrogare” dalle sofferenze e dalle contraddizioni che le persone in fuga nel mondo portano scritte nei loro volti e nei loro corpi. Con questo animo, i diversi capitoli del rapporto spaziano dalla dimensione europea a quella nazionale, estendendosi anche alle sponde a sud del Mediterraneo per analizzare le conseguenze delle politiche di esternalizzazione, e anche quest’anno si fanno guidare dalle parole e dal Messaggio di Papa Francesco per la 105ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata il 29 settembre 2019 in piazza San Pietro), che già nel titolo porta un monito fondamentale: Non si tratta solo di migranti, ma appunto di tutti noi e dell’idea di società, umanità, comunità, città e Paese che abbiamo. Su queste basi, si è voluto dedicare l’approfondimento del volume all’Italia che “resiste” e che accoglie, fin troppo trascurata dai riflettori della politica e dei media, sottolineando l’esigenza di una nuova “politica della somiglianza” che superi i rischi della contrapposizione amico-nemico. Il volume è poi articolato in tre sezioni principali:
  • la prima ha uno sguardo rivolto all’Europa: da una parte, ricostruisce il quadro delle guerre, delle situazioni di tensione, degli attentati terroristici e di violazione dei diritti umani, insieme alla ricostruzione delle rotte principali percorse da chi cerca di entrare e chiedere asilo nell’UE; dall’altra parte prova a fare il punto rispetto alle politiche di esternalizzazione che sono divenute un robusto pilastro dell’intera politica migratoria europea, andando a recuperare la precoce esperienza della Spagna per confrontarla con le più recenti evoluzioni che hanno coinvolto Paesi terzi extraeuropei, in particolare in Nordafrica (Marocco e Tunisia);
  • la seconda approfondisce le questioni di esternalizzazione fra Europa e Italia: si parte da un’analisi degli accordi di collaborazione internazionali e nazionali con la Libia, proseguendo con il caso del Niger come sintomatico della convergenza sull’esternalizzazione tra Unione europea ed Italia;
  • la terza e ultima sezione si rivolge all’Italia. Qui, al centro dell’attenzione si trovano le conseguenze del primo decreto “sicurezza e immigrazione”: che cosa significa aver abolito la protezione umanitaria e a quali contraddizioni, tra enunciazioni ed effetti reali, questa abolizione conduce? Ma anche: che cosa sta comportando la trasformazione dello SPRAR in SIPROIMI, ben più che un semplice cambio di etichetta?
Ogni sezione quest’anno è accompagnata da un approfondimento statistico specifico su Europa, Africa ed Italia e le questioni riguardanti il diritto d’asilo e la protezione internazionale. L’augurio, come gli anni precedenti, è che questo rapporto possa contribuire a costruire un sapere fondato rispetto a chi, nel mondo, è costretto, per varie cause, a fuggire dal proprio Paese, e cerca di raggiungere il nostro continente e il nostro Paese. E che possa esserci d’aiuto a “restare umani”, ad aprire la mente e il cuore allontanando diffidenza e paura.

Migrantes: oggi la presentazione del Rapporto Asilo 2019

29 Novembre 2019 - Modena – Questa mattina, venerdì 29 novembre, a Modena, all’interno della quarta edizione del Festival della Migrazione, sarà presentato il Rapporto “Il Diritto d’Asilo 2019. Non si tratta solo di Migranti. L’Italia che resiste, l’Italia che accoglie” della Fondazione Migrantes, unico report a livello nazionale sul tema dell’asilo e della protezione internazionale. Il Rapporto sul Diritto d’Asilo si avvale di contributi di alto livello e traccia i confini di un tema di grande attualità e interesse. Dalle 9,00, presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore, ne parleranno Mariacristina Molfetta, Giovanni Godio e Abduljabar Arab, che illustreranno i dati; Maurizio Veglio, Gianfranco Schiavone e Chiara Marchetti che metteranno al centro alcune tematiche specifiche. Nel pomeriggio tre workshop di approfondimento sulle politiche migratorie, sulle ‘derive’ legali e le nuove sfide, sulle pratiche sociali di resistenza. Nel pomeriggio alle 18 alla libreria San Paolo anche la presentazione del libro del giornalista del quotidiano “Avvenire”, Paolo Lambruschi, “Sulla loro pelle” (edizioni San Paolo). In serata, alle 20.30 al cinema Astra, il film documentario di Marco Santarelli “I nostri” seguito da un dialogo con il regista e don Graziano Gavioli, assistente pastorale dell’Ufficio Migrantes di Modena-Nonantola e Carpi. La giornata si pone all’interno del Festival della Migrazione, che si è aperto ieri (fino a domani) promosso da Porta Aperta, Fondazione Migrantes, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0. (Raffaele Iaria)              

Sassoli: “Migrazione fenomeno complesso, ma la diversità arricchisce”

28 Novembre 2019 - Modena - “Iniziative come il Festival della Migrazione, che affrontano temi cardine dei nostri tempi, mostrano che la percezione dell’opinione pubblica rispetto al fenomeno migratorio non sono solo dettati dalla paura e dall’odio, ma che c’è anche una comunità solidale, che è vicina alle tragedie di chi è costretto ad abbandonare tutto e a cercare riparo altrove. Iniziative come questa aiutano a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che interpellano il nostro quotidiano, perché non si possono dimenticare quanti hanno perso la vita cercando di raggiungere le nostre coste”. Lo ha detto questa mattina, in un video messaggio, il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Il video messaggio ha aperto i lavori della quarta edizione del Festival delle Migrazioni in corso fino a domenica a Modena. Per Sassoli “dobbiamo adottare un approccio coordinato, fondato sulla solidarietà e sulla responsabilità, dobbiamo essere coscienti che il fenomeno della migrazione è un problema complesso e comprendere che la diversità è fonte di arricchimento, un’opportunità di crescita per ognuno di noi. In materia di asilo e immigrazione, il Parlamento europeo rappresenterà la voce della solidarietà, lavoreremo per valorizzare quell’idea di cittadinanza globale e solidale sulla base di una società aperta e inclusiva”. Come Europa – ha quindi concluso - “dobbiamo essere un esempio davanti a chi cerca di dividerci e indebolirci. Dobbiamo restare uniti e ricordare quell’ansia di cambiamento che ci ha trasmesso Papa Francesco, quando ci ha invitato a riscoprire un’Unione altruista, fatta di relazioni umane. Servono regole che umanizzino i meccanismi globali, e questo lo può fare solo l’Europa: per questo dobbiamo lavorare in modo costruttivo su politiche realistiche”. (R.I.)

Migrantes: lunedì la Commissione Pastorale per lo Spettacolo Viaggiante

28 Novembre 2019 - Roma – Si riunirà lunedì 2 dicembre a Roma la Commissione nazionale della pastorale dello spettacolo viaggiante della Fondazione Migrantes. Molti i temi all’Ordine del giorno. Tra questi il punto del lavoro pastorale nelle realtà del nostro territorio e dell’ufficio nazionale; l’importanza dei mezzi di comunicazione sociale nell’annuncio del Vangelo tra fieranti e circensi e sugli strumenti pastorali da proporre agli operatori del settore. La giornata sarà aperta dal saluto del Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis.

Lo stupore della Parola

28 Novembre 2019 -

Roma - C’è un tempo dell’anno liturgico che più di altri proietta verso l’essenza della comunicazione. È l’Avvento, attesa che si fa vita, carne e storia. Da domenica prossima, 1° dicembre, la liturgia tornerà, ancora una volta, a ritmare la nostra vita con le dimensioni del silenzio e dell’ascolto.

Non è un rituale già scritto, che sa di ripetitivo, ma gioia propria della vita cristiana. In un volume di recente pubblicazione (“Il Vangelo della domenica”, Rizzoli-Lev), proprio nella prima domenica d’Avvento, Papa Francesco ricorda che “siamo chiamati ad allargare l’orizzonte del nostro cuore, a farci sorprendere dalla vita che si presenta ogni giorno con le sue novità. Per fare ciò occorre imparare a non dipendere dalle nostre sicurezze, dai nostri schemi consolidati…”. Silenzio e ascolto, allora, per percepire lo stupore della Parola e trovare tracce delle nostre parole in quel Verbo che irrompe nell’umanità. Buon Avvento a tutti! (Vincenzo Corrado)

Festival della Migrazione: oggi pomeriggio la presentazione dell’ Osservatorio Migranti

28 Novembre 2019 - Modena – Dopo l’inaugurazione di questa mattina al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena il Festival della Migrazione (promosso fra gli altri dalla Fondazione Migrantes) continuerà nel pomeriggio di oggi alle 16.30 con la presentazione del progetto “Osservatorio migranti” a cura del Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità (Crid) di Unimore (Università di Modena e Reggio Emilia) e dell’associazione Porta Aperta. L’incontro di presentazione sarà aperto dal reading “Una traccia di non assuefazione”, adattamento teatrale di Laura Fatini dal libro “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione” (Castelvecchi) di Vincenzo Sorrentino con Luca Mauceri.  

Rai Italia: oggi si parlerà di imprenditoria italiana d’eccellenza

28 Novembre 2019 - Roma – La puntata di oggi su Rai Italia de “L’Italia con voi”, trasmissione dedicata agli italiani all’estero porterà i telespettatori a Toronto per l’evento “Itaca”, che ha presentato cultura e imprenditoria italiana d’eccellenza.  La puntata vedrà come ospiti anche Paolo Nespoli, astronauta e ingegnere con oltre 313 giorni nello spazio durante le tre missioni e lo scrittore e critico musicale Davide Sapienza, per parlare del rock, il genere musicale che ha da poco festeggiato i suoi primi sessant’anni di vita.  E il “rock” è anche il tema della micro-lezione d’italiano, con Vincenzo D’Angelo, della “Società Dante Alighieri”. Molti altri gli argomenti della puntata.  

Modena: questa mattina l’apertura del Festival della Migrazione

28 Novembre 2019 - Modena – Si aprirà questa mattina alle 9,00 al dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e  Reggio Emilia, la quarta  edizione del Festival della Migrazione promosso, fra gli altri, dalla Fondazione Migrantes. Dopo il video messaggio di David Sassoli, presidente in carica del Parlamento Europeo, e il ricordo di Simone Ramilli (membro del comitato scientifico prematuramente scomparso), i saluti istituzionali di sindaco, presidente della Provincia, Prefetto, Regione Emilia-Romagna e Rettore dell’Università di Modena. Seguiranno gli interventi  sul tema della comunicazione di Nello Scavo di Avvenire, Valentina Furlanetto di Radio24, Brahim Maarad di Agi e Rosy Russo di Parole Ostili.​  

Migrantes Rossano-Cariati in campo contro le parole d’odio

27 Novembre 2019 - Rossano Corigliano - “Le parole pesano… pesiamo le parole - Per una cultura della legalità e dell’accoglienza” è il titolo della nuova campagna di sensibilizzazione rivolta agli studenti degli Istituti superiori, realizzata dalla diocesi di Rossano-Cariati attraverso l’ufficio Migrantes diocesano coordinato da Giovanni Fortino. L’idea, supportata dall’ arcivescovo mons Giuseppe Satriano, nasce dall’esigenza di offrire un’alternativa, una visione differente rispetto all’uso distorto di alcune parole che, nell’immaginario collettivo, appartengono a temi come la migrazione o la disabilità e che i “fabbricanti d’odio” utilizzano per “denigrare la reputazione di un gruppo sociale, evidenziando negativamente alcune caratteristiche nazionali, razziali e religiose. Queste parole – si legge in una nota - sono accompagnate troppo spesso dall’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione, creando problematiche di emarginazione sociale che possono sfociare in azioni violente. Il resto della “società civile”, è troppo spesso ignara dei danni psicologici che si arrecano ai soggetti colpiti da questa forma di violenza subdola” Diverse sono state le ricerche svolte in questi anni su questo abominevole fenomeno delle parole d’odio; sono stati difatti analizzati vari dati, reperibili su testate giornalistiche, siti web, social network in riferimento al tema, che hanno fatto emergere una realtà assolutamente sconfortante. Da qui la progettualità che comprende la mostra che verrà ospitata negli Istituti superiori: 21 pannelli fotografici ritraenti due immagini differenti legate dalla stessa parola che assume un significato differente secondo la realtà ci chi la vive. L’iniziativa che prenderà il via il 29 novembre 2019 con la prima tappa nell’Istituto “Luigi Palma” di Corigliano, è inserita nell’ambito del progetto “Accogliere. Integrare. Proteggere. Promuovere” proposto dalla Diocesi di Rossano-Cariati – Ufficio Pastorale Migrantes e approvato dalla Fondazione Migrantes tramite i fondi dell’otto per mille della Chiesa Cattolica. La mostra si pone l’obiettivo di sensibilizzare e di offrire ai ragazzi uno spunto di riflessione sull’importanza che le parole ed il linguaggio hanno nella vita di tutti noi. “Le parole pesano… pesiamo le parole – per una cultura della legalità e dell’accoglienza”, come detto, è il titolo che racchiude anche il significato stesso della mostra fotografica, realizzata con la collaborazione di artisti e fotografi locali che hanno voluto offrire ai ragazzi uno spunto critico sulle contrapposizioni che troppo spesso si hanno tra le immagini imposte dai media, quelle della vita reale e le parole che spesso le accompagnano nonché dal modo in cui vengono usate o proposte acquistando un significato piuttosto che un altro. Il risultato del gioco di immagini e parole è stato realizzato grazie al lavoro di Anna Minnicelli che ha curato la realizzazione dell’intera mostra. Alcune delle foto che formano il “gioco” di contrapposizioni sono state realizzate dell’Associazione fotografica “Luce” di Corigliano Rossano e si riferiscono agli sbarchi avvenuti nel territorio di questa Diocesi nell’anno 2017. Immagini, quelle immortalate dai fotografi dell’Associazione, forti, uniche e profonde che racchiudono tutti i sentimenti che hanno accompagnato il viaggio di speranza dei nostri fratelli migranti senza nascondere la sofferenza che lo stesso ha comportato. Dal contrasto delle immagini e nell’uso della parola viene fuori un paradosso la cui interpretazione viene affidata alla curiosità del visitatore. Un ringraziamento particolare alla Fraternità Giovanni Paolo II, Associazione di volontariato da sempre vicina ai fratelli migranti ed in difficoltà. (Ufficio Pastorale Migrantes diocesi Rossano-Cariati)

Italiani all’estero: oggi alla Camera la presentazione di una proposta di una Commissione sull’emigrazione e la mobilità

27 Novembre 2019 - Roma – Istituire una Commissione Parlamentare sull’emigrazione e la mobilità, dal titolo “Verso una nuova rappresentanza degli italiani nel mondo. Le ragioni di una Commissione sull’emigrazione e la mobilità degli italiani nel mondo”. Questa la proposta di legge bipartisan che sarà presentata questo pomeriggio alla Camera dei Deputati. All’incontro, moderato da Gianni Lattanzio, diversi parlamentari firmatari: Alderisi, Billi, Carè, Fantetti, Fusacchia, Garavini, Giacobbe, La Marca, Longo, Nissoli, Lorenzato, Schirò, Siragusa e Ungaro.

Migrantes: a Modena il Report 2019 “Il Diritto d’Asilo”

27 Novembre 2019 - Modena - Promuovere e mantenere alta l’attenzione su un diritto, quello alla protezione internazionale, che oggi sembra sempre più sotto attacco in Europa e in Italia. È l’obiettivo del Rapporto che, per il terzo anno consecutivo, la Fondazione Migrantes dedica al mondo del richiedenti asilo e rifugiati. Il testo, dal titolo Il diritto d’asilo. Report 2019: non si tratta solo di migranti. L’Italia che resiste,. L’Italia che accoglie (a cura di M. Molfetta e C. Marchetti, Editrice Tau 2019, pp. 270), sarà presentato a Modena nell’ambito del Festival della Migrazione (www.festivalmigrazione.world) venerdì 29 novembre alle 9.00 nell’aula magna “G. Dossetti” del Dipartimento di Giurisprudenza UNI.MO.RE di via S. Geminiano 3. Alle 15.00 si svolgeranno invece tre workshops sui temi principali del volume.   Sono circa 81.000 i migranti e rifugiati arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo da gennaio a ottobre 2019 (dati provvisori; con gli arrivi via terra in Grecia e in territorio spagnolo il totale è di 98.000 persone). Si tratta di un dato in diminuzione, a seguito dell’accordo “UE-Turchia” del 2016 e del memorandum Italia-Libia del 2017. In diminuzione anche il numero assoluto dei morti/dispersi, con un aumento però dell’incidenza rispetto agli arrivi, in particolare nel Mediterraneo centrale: da 1 ogni 40 del 2016 a 1 ogni 18 nel 2019.  Nonostante ripetute dichiarazioni circa nuove ondate di sbarchi, l’anno sembra avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare ai livelli minimi: 9.648 quelli registrati a fine ottobre (-56% rispetto allo stesso periodo 2018, nel quadro di un trend di drastica riduzione iniziato nel 2017). In forte calo nel 2019 anche i richiedenti asilo registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018), provenienti da Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Perù, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania e Venezuela. Consistente il numero di coloro che sono arrivati in Friuli-Venezia Giulia dalla tormentata “rotta” balcanica via terra: 5.526 fra il 1° gennaio e il 15 settembre. Riguardo alle domande d’asilo, nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto uno dei tre benefici di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria) a poco più di 31 mila persone, contro le 34 mila circa del 2017 e le quasi 37 mila del 2016. Il dato parziale per il 2019 (che ha registrato la quasi-scomparsa della protezione umanitaria) è pari a 14.000. Su circa 72.500 domande esaminate nell’anno, quelle respinte sono state l’80%, l’11% le concessioni dello status di rifugiato, il 7% della protezione sussidiaria e appena l’1,5% della protezione umanitaria. Fra i 71.000 nuovi immigrati caduti in situazione di irregolarità in Italia fra giugno 2018 e giugno 2019, sono 18.000 i casi attribuibili al Decreto Sicurezza. A giugno 2019 il numero degli irregolari presenti in Italia è stimabile dunque in 620.000 persone. “La sfida delle migrazioni oggi non riguarda solo l’accoglienza, ma la capacità di costruire un Paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca”, ricorda don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes della Cei, sottolineando che “per troppo tempo forse abbiamo pensato che fosse sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo invece continua ad annegare nell’indifferenza di tanti) e portarlo in qualche porto italiano”. Questo, rileva, “è solo il primo passo” in quanto, come ribadisce papa Francesco, è necessario anche “proteggere, promuovere, integrare”. “Senza queste azioni - conclude il Direttore Migrantes - non c’è neanche vera accoglienza”.