Primo Piano

Papa Francesco: “la Santa Famiglia solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra”

30 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - “La Santa Famiglia solidarizza con tutte le famiglie del mondo obbligate all’esilio, solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa della repressione, della violenza, della guerra”. Lo ha detto ieri Papa Francesco, durante la preghiera dell’Angelus, nella giornata dedicata dalla Chiesa alla Sacra Famiglia di Nazareth. Una faniglia – ha spiegato il papa nella sua meditazione - “totalmente disponibile alla volontà di Dio”. Una famiglia che si inserisce “nell’ambito della santità che è dono di Dio ma, al tempo stesso, è libera e responsabile adesione al progetto di Dio”. Il papa ha, quindi pregato, affinchè la Santa Famiglia “possa essere modello delle nostre famiglie, affinché genitori e figli si sostengano a vicenda nell’adesione al Vangelo, fondamento della santità della famiglia”. La famiglia è “un tesoro prezioso e bisogna sempre sostenerla e tutelarla, avanti! Finiamo l'anno in pace e in famiglia, comunicando l'uno con l'altro”. (R.I.)

Migrantes: morto don Mimì Cirillo, direttore diocesano di Acerra

30 Dicembre 2019 - Acerra - Si svolgeranno questa mattina nella Chiesa dell’Annunziata ad Acerra i funerali di don Mimì Cirillo, direttore diocesano Migrantes di Acerra. Aveva 77 anni. Il vescovo di Acerra mons. Antonio Di Donna con il vescovo emerito e il presbiterio diocesano “lo raccomandano alla preghiera di suffragio affinché il Signore Gesù conceda a questo suo servo fedele di contemplare il suo volto”. Parroco per 40 ani della parrocchia Maria Santissima dell'Annunziata, dove si svolgeranno i funerali, era molto conosciuto ed impegnato nel sociale e a fianco dei più poveri, dei migranti e di chiunque chiedesse il suo aiuto. Aveva aperto le porte di alcune strutture della diocesi agli immigrati che arrivavano nel territorio, attivato una mensa e alcune scuole di italiano per migranti. La Fondazione Migrantes si unisce al suo Vescovo ed alla diocesi di Acerra nonché ai suoi parenti, con preghiere e ringraziamenti a Dio per la testimonianza fedele di don Cirillo. (R.I.)  

Migrantes: è morto don Ferrari, già direttore diocesano a Lodi e missionario con gli italiani in Belgio

28 Dicembre 2019 - Lodi - E’ morto all’età di 95 anni mons. Mario Ferrari, sacerdote della diocesi di Lodi e già direttore, dal 1994 al 2008, dell’ufficio Migrantes diocesano. Durante il suo servizio e stato tra i promotori-fondatori della tipografia sociale Sollicitudo, della cooperativa sociale San Nabore (prevalentemente formata da lavoratori immigrati), e negli ultimi anni aveva fondato l'associazione “Maneì nobiscum”, insediata prima a Caviaga e poi con un gruppetto di studenti africani in una casa a Motta Vigana, frazione di Massalengo. Don Ferrari ha anche guidato per oltre 21 anni (dal 1973 al 2004) il quotidiano diocesano “Il Cittadino”. Il sacerdote aveva lavorato con i nostri connazionali all’estero: era stato, infatti, missionario in Belgio tra gli emigranti italiani impegnati nelle miniere per dieci anni, dal 1952 al 1962. I funerali saranno celebrati lunedì 30 dicembre a Lodi Vecchio (alle 10) presieduti dal vescovo emerito di Lodi mons. Giuseppe Merisi. Il vescovo Maurizio Malvestiti è impegnato a guidare il pellegrinaggio diocesano in Terrasanta. La Fondazione Migrantes si unisce al suo Vescovo ed alla diocesi di Lodi nonché ai suoi parenti, con preghiere e ringraziamenti a Dio per la testimonianza fedele di don Ferrari. (R.I.)

La mobilitazione del Tavolo Asilo: accoglienza dignitosa per i migranti

27 Dicembre 2019 - Roma - "Siamo scesi in piazza per chiedere di ripristinare lo Sprar e garantire a tutti i richiedenti asilo e rifugiati presenti nel nostro Paese una accoglienza dignitosa, nel rispetto della Costituzione". Sono le richieste avanzate oggi, nel corso di diverse manifestazioni in corso davanti alle prefetture di varie città italiane (fra cui Parma, Napoli, Salerno, Bari, Reggio Calabria e Palermo). Le manifestazioni, alle quali ha aderito il Tavolo nazionale per l'Asilo (che include Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cir, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Fcei, Fondazione Migrantes, Legambiente, Medu e Oxfam Italia) intendono manifestare preoccupazione per l'incertezza generata da una circolare del Viminale che disponeva la cessazione delle misure di accoglienza per i titolari di protezione umanitaria a partire dal primo gennaio 2020, in ottemperanza a quanto disposto dai cosiddetti decreti sicurezza varati dal precedente governo. Nei giorni scorsi, con una nota, il Tavolo ha espresso timore per la sorte di migliaia di persone (1.468 secondo il Viminale) ospiti dei progetti Siproimi (ex Sprar), con titolo di soggiorno per ragioni umanitarie e per richiesta d’asilo. «L’ ultima nota del Viminale, diramata lo scorso venerdì, fornisce alcune rassicurazioni su quel che accadrà dopo il 31 dicembre - si legge nella nota - dimostrando di comprendere quale impatto tali provvedimenti avranno sulle persone ora in accoglienza e per gli operatori del sistema». Lo stesso ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha assicurato che "nessuno finirà per strada". In ogni caso, secondo i rappresentanti del tavolo, le disposizioni del Viminale non sembrano tenere conto né della recente sentenza della Cassazione a sezioni unite (che ha sancito l’irretroattività della legge 132/2018), né "della contraddizione di prorogare fino a giugno 2020 i progetti Siproimi, chiedendo però agli stessi la cessazione dell’accoglienza di richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria" entro fine dicembre. Pertanto, anche nelle manifestazioni odierne, le associazioni chiedono il ritiro delle recenti circolari dell'Interno, «che si basano su una interpretazione erronea e illegittima del primo decreto sicurezza, di cui peraltro da tempo il terzo settore chiede l’abolizione». Nei giorni scorsi - depositando una sentenza di cui Avvenire ha potuto visionare copia - il Tar del Veneto (sulla base di un'ampia argomentazione) ha riconosciuto in capo ai titolari di protezione umanitaria il diritto all'accoglienza nel circuito "SIPROIMI", in quanto in loro favore trova applicazione la normativa ante decreto sicurezza anche per i diritti connessi al loro status (compresa l'accoglienza). A tale conclusione, i giudici sono arrivati sulla base dell'applicazione dell'art. 11 delle preleggi nei termini indicati dalle recenti sentenze gemelle delle Sezioni unite, seguendo le tracce di altre sentenze precedenti del Tar Basilicata (11 marzo 2019, n. 274 e n. 275) e del Tar Lombardia Brescia (n. 406/2019).  ( Vincenzo R. Spagnolo – Avvenire)

Papa Francesco: condizioni di vita e conflitti costringono ad emigrare

25 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Papa Francesco questa mattina si è affacciato alla Loggia delle Benedizioni per il messaggio Urbe te Orbi alla città di Roma e al mondo intero. Occasione per il pontefice di parlare della situazione in vari Paesi del mondo. Un mondo, oggi, in cui conflitti e condizioni di vita costringono le persone ad emigrare, creano povertà, colpiscono soprattutto i bambini. In questo mondo  l’Emmanuele deve essere “luce per l’umanità ferita”, ha detto il Pontefice.  “Il Figlio di Dio, disceso dal Cielo sulla terra, sia difesa e sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura”, ha detto aggiungendo che è l’ingiustizia che “li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri”. Ed è l’ingiustizia che li “costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza”, ha detto Papa Francesco pregando l’’Emmanuele a sciogliere “il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore. Attraverso i nostri poveri volti, doni il suo sorriso ai bambini di tutto il mondo: a quelli abbandonati e a quelli che hanno subito violenze. Attraverso le nostre deboli braccia, vesta i poveri che non hanno di che coprirsi, dia il pane agli affamati, curi gli infermi. Per la nostra fragile compagnia – ha concluso Papa Francesco -, sia vicino alle persone anziane e a quelle sole, ai migranti e agli emarginati. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo”. (Raffaele Iaria)

Mons. Russo: avere “un cuore povero” affinché “la misericordia di Dio sia la nostra unica vera ricchezza”

24 Dicembre 2019 - Roma - “Buon Natale… povero.Proprio così! Auguro a voi, e a me stesso, proprio un Natale povero. Non perché desidero che abbiate il conto corrente in rosso o la tavola sguarnita. Anzi… Spero che la mensa della vostra casa sia abbondante e curata e che la vostra tavola sia affollata di persone che vi vogliono bene e a cui ne volete. E spero che abbiate una tale serenità economica da poter tendere la mano a tanti altri fratelli nel bisogno. Ma non basterà questo a rendere felice il nostro Natale”: lo sottolinea, nel suo messaggio di auguri per Natale, il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. “Così come non basterà alle nostre comunità parrocchiali e diocesane il ritrovarci nel modo più solenne, attorno al presepe più bello e artistico, con i canti più curati e persino con i volontari della Caritas più solerti e attenti ai più poveri. Tutto questo servirà e sarà necessario. Ma non basterà questo a rendere felice il nostro Natale”, aggiunge il presule, per il quale “una cosa, una sola, può fare davvero la differenza, ed è questa che mi auguro e vi auguro: un cuore povero. Un cuore che non pensi di avere già tutto quello che occorre, ma che sia affamato di salvezza e assetato di giustizia”. “Un cuore – spiega mons. Russo – come quello dei pastori, che, a differenza di quanti non avevano trovato posto nella loro locanda, si misero in cammino nella notte e incontrarono gli angeli. Un cuore come quello dei Magi, che seppero staccarsi dalle loro comodità e dai loro studi per seguire la stella, e al vederla provarono una grandissima gioia. Un cuore come quello di Maria”. A lei, conclude il segretario generale della Cei, “affido ciascuno di voi e le vostre famiglie, e tutte le comunità del nostro Paese. Buon Natale povero! L’infinita misericordia del Dio che si fa Bambino sia la nostra unica, vera, ricchezza”.      

Il vero volto dell’umano: una riflessione del card. Bassetti

24 Dicembre 2019 - Natale. Davanti al mistero di questa notte santa, avverto tutta la responsabilità di rivolgermi a voi, lettori, con una parola che possa raggiungervi personalmente e – se possibile – accompagnarvi per un tratto del vostro cammino. Un cammino spesso non facile. Ho davanti agli occhi le stanchezze e le disillusioni, le incertezze e l’ansietà di tanta gente, provata dalla preoccupazione per il venir meno di un modello di lavoro e di sviluppo e, a un livello ancor più profondo, per la difficoltà a riconoscersi con una propria identità, nell’appartenenza a una famiglia e a una comunità. Ne sono segno la caduta delle nascite, l’invecchiamento demografico del Paese, e la stessa emigrazione di tanti giovani verso l’estero. In un simile contesto, forse anche la voce della Chiesa troppe volte si è fatta flebile, nella fatica a interpretare questa stagione alla luce dell’esperienza e della speranza cristiana. «Siamo un popolo di stressati, perché non abbiamo un traguardo, una prospettiva – riconosceva qualche giorno fa Giuseppe De Rita, a margine della presentazione del Rapporto del Censis –. Ci manca il futuro e per questo il presente diventa faticoso, fastidioso». Alla mancanza di prospettive, si aggiunge spesso l’incapacità di un rapporto di fiducia con gli altri. A ben vedere, si tratta di due facce della stessa medaglia, che dice di uno sfilacciamento personale e sociale: lo sguardo miope sulla realtà rende ciascuno attento e sensibile solamente a quelle che sono avvertite come le proprie urgenze personali, che diventano così il principale – se non l’unico – criterio di valutazione e di scelta. In realtà, come osserva Sergio Belardinelli, sappiamo che «la forza di una cultura sta invece nella capacità di relazionarsi continuamente con ciò che è "altro", senza perdere la consapevolezza della propria identità; nella capacità di tendersi il più possibile verso l’altro, senza spezzare i legami che si hanno con se stessi, con la propria storia e la propria tradizione». Identità, cultura, relazioni, appartenenza. Per non fermarci alla retorica e dare contenuto e orizzonte a queste parole, torniamo a Betlemme, riprendiamo i sentieri che conducono alla Natività. Al nostro cuore inquieto, il Bambino Gesù offre come risposta la sua persona, la relazione con Lui, da cui nasce il volto umano di ciò che siamo, la possibilità di vivere l’esistenza quotidiana in modo nuovo. Davanti all’umiltà del presepe cadono violenza e inganno, odi e calunnie; si avverte la ricchezza di conoscersi meglio per arrivare a guardarsi in modo diverso e tendere a formare comunità. La storia del Natale di Gesù ci insegna a conservare, anche nei momenti più difficili, la fiducia e il coraggio. Fiducia e coraggio con cui guardare la storia dalla parte di chi la soffre davvero; a farlo – come suggeriva papa Francesco nell’omelia natalizia di un paio d’anni fa – con gli occhi di Maria e di Giuseppe: «Il Figlio di Dio dovette nascere in una stalla perché i suoi non avevano spazio per Lui. … In mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, in mezzo all’oscurità di una città in pieno movimento e che in questo caso sembrerebbe volersi costruire voltando le spalle agli altri, proprio lì si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio». Pensiamoci. Le chiusure e le contrapposizioni, oltre che sterili, finiscono per togliere l’aria a tutti. Il subbuglio del mondo non è una tragedia, ma qualche cosa che mormora dentro, che cerca di richiamare la nostra attenzione, la reclama. Non disertiamo le responsabilità che la vita ci ha affidato; torniamo a fare con passione e competenza la nostra parte, sapendo che ricostruire un tessuto identitario e comunitario non è opera che s’improvvisa. La vera felicità – ci insegna il presepe – sta nello spogliarsi di pretese di autosufficienza, nella grandezza di chi sa inginocchiarsi davanti al Mistero e rialzarsi con uno sguardo più attento a capire la realtà e a spendersi con generosità per renderla migliore per tutti. Buon Natale a ciascuno di voi. (Gualtiero Card. Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale Italiana)    

Tavolo asilo, “preoccupati per la sorte di migliaia di persone”

23 Dicembre 2019 -

Roma - Il Tavolo asilo nazionale esprime “forte preoccupazione” per la sorte delle persone ospiti dei progetti Siproimi (ex Sprar), con titolo di soggiorno per ragioni umanitarie e per richiesta d’asilo. L’ultima nota del Viminale, diramata lo scorso venerdì, fornisce alcune rassicurazioni su quel che accadrà dopo il 31 dicembre, “dimostrando di comprendere quale impatto tali provvedimenti avranno sulle persone ora in accoglienza e per gli operatori del sistema – osserva il Tavolo asilo -. D’altra parte, non sembra tenere conto né della recente sentenza della Cassazione a sezioni unite, che ha sancito l’irretroattività della legge 132/2018, né della contraddizione di prorogare fino a giugno 2020 i progetti Siproimi, chiedendo però agli stessi la cessazione dell’accoglienza di richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria entro il 31/12/2019”. Come già espresso nei giorni scorsi, le associazioni del Tavolo asilo pensano che “la via maestra sia il ritiro delle due circolari, che si basano su una interpretazione erronea e illegittima del primo decreto sicurezza, di cui peraltro da tempo il terzo settore chiede l’abolizione”. Il  prossimo 27 dicembre saranno in piazza, davanti alle prefetture di tutta Italia per chiedere di ripristinare lo Sprar e garantire a tutti i richiedenti asilo e rifugiati presenti nel nostro Paese una accoglienza dignitosa, nel rispetto della Costituzione. Al Tavolo asilo aderiscono:  A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Arci, Asgi, Caritas italiana, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Europasilo, Fcei, Focus- Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Emergency, Legambiente, Médecins du Monde – Missione Italia, Medu, Oxfam Italia e Senza Confine

Naso (Fcei): “diritto alla residenza per i lavoratori agricoli”

23 Dicembre 2019 - Roma - Un appello per il diritto alla residenza dei lavoratori migranti impegnati in agricoltura. “Serve a tutelare integrazione, sicurezza e legalità”. Lo lancia oggi la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia che, attraverso Mediterranean Hope–Programma Rifugiati e Migranti, ha avviato un progetto nella piana di Gioia Tauro, dove migliaia di lavoratori agricoli immigrati vivono in condizioni precarie anche perché, pur disponendo di mezzi per affittare appartamenti in coabitazione, incontrano gravi difficoltà nell’ottenere residenza. “Questo ostacolo non ha fondamento giuridico e va rimosso – afferma Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope – perché impedisce ogni seria possibilità di integrazione mentre, costringendo i migranti a vivere in baraccopoli improvvisate, crea isole di marginalità, umiliazione e insicurezza”. “In questo quadro – prosegue Naso – chiediamo a tutte le istituzioni competenti di applicare la normativa rispetto al tema della residenza e del permesso di soggiorno, così come confermato anche da alcune recenti sentenze di tribunali che hanno ordinato l’iscrizione anagrafica degli stranieri muniti anche del solo permesso soggiorno richiedente asilo (provvisorio)”. Naso rivolge lo stesso appello alle Prefetture e agli organi competenti, “perché applichino la legge nella prospettiva di favorire processi di integrazione e di combattere, al contrario, processi di degrado sociale che generano insicurezza sia per i migranti che per gli italiani.  Secondo la normativa vigente l’iscrizione anagrafica è un diritto soggettivo che va garantito anche ai senza fissa dimora e ai richiedenti asilo”. L’iscrizione anagrafica permette di avere la certificazione anagrafica e la carta d’identità, documenti che sono alla base di tutta una serie di altri diritti, come l’accesso alle misure di politica attiva del lavoro, la possibilità di ottenere una partita Iva o una semplice certificazione Isee o, ancora, la patente di guida. “Se si vuole davvero combattere l’illegalità – conclude Naso –  occorre evitare che persone finiscano nel sommerso e non farli diventare fantasmi senza tutele”.    

Buon Natale!

23 Dicembre 2019 - Roma  – “Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!”. Papa Francesco, ieri, ci ha invitato a non essere indifferenti verso tanti uomini, donne e bambini che vivono la loro condizione di migranti avendo occhi aperti verso gli ultimi senza farci troppe domande. Un invito forte, a pochi giorni dal Natale, quando siamo invitati a contemplare la nascita di Gesù, nato in una mangiatoia “perché non c’era posto per loro nell’albergo”. Tante famiglie, come quella di Gesù, ci ricordano come il mistero del Natale è nascosto anche dietro una fuga dalla violenza o dalla povertà. Nel festeggiare il Natale guardiamo alle loro storie, alle loro vicissitudini, alle loro vite nel nostro Paese insieme ai nostri connazionali che in questi anni hanno lasciato l’Italia per altri Paesi del Mondo. Insieme guardiamo anche ai 150.000 rom e sinti che vivono in Italia, agli oltre 60mila operatori del mondo dello spettacolo viaggiante e a tutti coloro che sono in viaggio, in cammino, lontani dalle loro famiglie. “Invitiamoli” a prendere posto, a farne posto nelle celebrazioni natalizie. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: migranti forzati “grido nel deserto della nostra umanità”

21 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - I migranti forzati rappresentano in questo momento “un grido nel deserto della nostra umanità”. La Chiesa è chiamata a “ricordare a tutti che non si tratta solo di questioni sociali o migratorie ma di persone umane, di fratelli e sorelle che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco nel discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale. La Chiesa, ha aggiunto, è chiamata a “testimoniare che per Dio nessuno è ‘straniero’ o escluso’. È chiamata a svegliare le coscienze assopite nell’indifferenza dinanzi alla realtà del Mar Mediterraneo divenuto per molti, troppi, un cimitero”. “Radicata nella sua tradizione di fede e richiamandosi, negli ultimi decenni, al magistero del Concilio Vaticano II – ha sottolineato il Papa citando la Populorum progressio –  la Chiesa ha sempre affermato la grandezza della vocazione di tutti gli esseri umani, che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza perché formassero una sola famiglia; e al tempo stesso ha cercato di abbracciare l’umano in tutte le sue dimensioni”. “L’umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma”, il suggerimento di Francesco: “L’umanità chiama, interpella e provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il cambiamento. Non dimentichiamo che il Bambino adagiato nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, dei poveri che sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi”. (R.I.)  

Intesa a Torino per chiudere i campi rom

20 Dicembre 2019 - Torino - Non ci saranno sgomberi forzati. Niente ruspe. In virtù di un’intesa siglata il 16 dicembre dal Comune di Torino, dalla Regione Piemonte, dalla Diocesi e dalla Prefettura, i campi rom regolari saranno liberati entro il 2020 cercando soluzioni abitative alternative per le famiglie nomadi: in alloggio, in strutture del terzo settore o in terreni idonei a ospitare roulotte. L’accordo, come si legge sul settimanale della diocesi “La Voce e il Tempo”,   firmato in Prefettura riproduce il metodo della concertazione fra istituzioni locali, già sperimentato con successo per liberare l’ex villaggio olimpico Moi da mille occupanti.

Buon Natale!

20 Dicembre 2019 -

Roma  - “Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!”.

Papa Francesco, ieri, ci ha invitato a non essere indifferenti verso tanti uomini, donne e bambini che vivono la loro condizione di migranti avendo occhi aperti verso gli ultimi senza farci troppe domande.

Un invito forte, a pochi giorni dal Natale, quando siamo invitati a contemplare la nascita di Gesù, nato in una mangiatoia “perché non c’era posto per loro nell’albergo”.

Tante famiglie, come quella di Gesù, ci ricordano come il mistero del Natale è nascosto anche dietro una fuga dalla violenza o dalla povertà.

Nel festeggiare il Natale guardiamo alle loro storie, alle loro vicissitudini, alle loro vite nel nostro Paese insieme ai nostri connazionali che in questi anni hanno lasciato l’Italia per altri Paesi del Mondo. Insieme guardiamo anche ai 150.000 rom e sinti che vivono in Italia, agli oltre 60mila operatori del mondo dello spettacolo viaggiante e a tutti coloro che sono in viaggio, in cammino, lontani dalle loro famiglie. “Invitiamoli” a prendere posto, a farne posto nelle celebrazioni natalizie.

Cagliari: domani l’incontro del vescovo con i migranti

20 Dicembre 2019 - Cagliari – L’arcivescovo emerito di Cagliari, Mons. Arrigo Miglio, sabato 21 dicembre, nell'aula magna del Seminario arcivescovile, incontrerà i migranti del territorio. L’iniziativa è promossa dalla diocesi attraverso gli uffici Caritas e Migrantes diocesani insieme al CSV Sardegna Solidale. Un incontro che nasce con l'obiettivo di promuovere un momento di confronto e conoscenza reciproca tra le varie comunità. Saranno presenti i direttori Migrantes e Caritas - don Marco Lai e p. Stefano Messina -  i capi religiosi, i referenti e i membri delle diverse comunità di immigrati. L’iniziativa vedrà gli interventi di partecipanti di varie nazionalità, culture e religioni nell’ottica della “costruzione di una civiltà del dialogo”.

Migrantes Cosenza-Bisognano: domenica 22 dicembre celebrazione con le comunità etniche

20 Dicembre 2019 - Cosenza – “Vogliamo vivere il Natale come una grande famiglia umana”, questo lo spirito che animerà la Santa Messa organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano che, domenica 22 dicembre, alle ore 17, presso il Duomo di Cosenza, accoglierà tutte le comunità presenti in città per un celebrazione con l’arcivescovo,  Mons. Francesco Nolè e con molti cristiani cattolici provenienti da almeno quattro continenti, Europa, Asia, Africa e America del centro e del sud, e con i sacerdoti e le suore che li accompagnano. I canti e le preghiere proposte da persone provenienti da esperienze e nazioni differenti caratterizzeranno la Celebrazione in cui “rivolgeremo – dice il direttore Migrantes Pino Fabiano – una particolare preghiera a Gesù per affidargli i tanti migranti che nel mondo saranno, in questo giorno, lontani dalla propria terra, dalla propria famiglia, dalla propria comunità parrocchiale, affinché trovino nei fratelli cristiani, nei paesi di arrivo, l’accoglienza evangelica”.

Perugia: celebrata la Giornata internazionale per i diritti dei migranti

20 Dicembre 2019 - Perugia – “Quest’incontro di riflessione sui diritti dei migranti è una ‘provocazione’ non solo per la Chiesa ma per la società civile, che va a rafforzare una debolezza che ci attraversa tutti, quella di pensare di non essere in grado di accogliere, ascoltare e dialogare con l’altro, soprattutto con chi arriva da lontano”. Lo ha sottolineato, nel suo intervento di saluto, il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve,  Mons. Marco Salvi, all’incontro celebrativo della Giornata internazionale per i diritti dei migranti promosso a Perugia presso la Sala della biblioteca del Centro internazionale di accoglienza - Ostello di “Don Elio”, in pieno centro storico. Non è stata casuale la scelta dell’Ostello come location perugina di questa Giornata internazionale. E’ dal 1974, due anni prima della nascita della Caritas diocesana, che questa realtà socio-caritativa dallo spirito fortemente ecumenico, come quello del suo fondatore, Mons. Elio Bromuri (1930-2015), in dialogo con culture e religioni diverse, mosse i primi passi precorrendo i tempi odierni, perché all’epoca c’era già bisogno di accoglienza e di ascolto di giovani stranieri che arrivavano a Perugia prevalentemente per motivi di studio e con problemi di sopravvivenza. L’incontro ha visto la presentazione del video “Progetto diocesano richiedenti protezione internazionale” e del libro dal titolo: “Khaled che viene dal mare. Ma che vuole da me?” di Barbara Baffetti (ed. Buk Buk).  

Torino: Festa dei Popoli il 5 gennaio al Santo Volto

20 Dicembre 2019 - Torino - La tradizionale “Festa dei Popoli” a Torino non verrà celebrata come di consueto il giorno dell’Epifania, ma verrà anticipata a domenica 5 gennaio, presso la chiesa del Santo Volto. Ne  da notizia il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo della diocesi nel numero in uscita questa settimana. Alle 11 del 5 gennaio  l’arcivescovo  del capoluogo piemontese, Mons. Cesare Nosiglia, presiederà la celebrazione eucaristica, a cui seguiranno il pranzo condiviso e uno spettacolo in cui ogni comunità condividerà la propria ricchezza culturale.  

Solidali d’Italia su Rai Italia

20 Dicembre 2019 - Roma - Rai Italia, il canale della RAI per gli italiani all’estero nei quattro continenti extraeuropei, da domani, sabato 21 dicembre, manderà in onda la serie di propria produzione “Solidali d’Italia. Cooperare per lo sviluppo” un ciclo di 6 documentari dedicati all'attività dell’AICS, l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, organismo governativo sotto la direzione strategica del Ministero degli Affari Esteri. Tutte le puntate di “Solidali d’Italia. Cooperare per lo sviluppo” saranno disponibili su Rai Play in Italia e all’estero a partire dalla mattina della messa in onda televisiva su Rai Italia per i paesi extra-europei. Con questo lavoro Rai Italia, nella sua mission di servizio pubblico va oltre il racconto dell’emigrazione tradizionale, dei cervelli in fuga o dei moderni expat, proponendo storie di splendidi italiani di cui il Paese è orgoglioso, che hanno deciso di mettere il proprio sapere professionale a disposizione dello sviluppo di aree critiche del mondo, si legge in una nota: i documentari portano “la testimonianza di italiani all’estero molto speciali, di cui nessuno parla ma che contribuiscono, in modo silenzioso, a trasmettere al mondo intero il sentimento buono e contagioso che può far sentire italico chiunque, anche mai nato o imparentato con la nostra terra. Semplicemente perché affascinato dal suo imprinting di cuore e umanità”. Ciascun episodio della serie (della durata di 50 minuti) è monografico e racconta le esperienze di alcune delle venti sedi dell’Agenzia Internazionale per la Cooperazione allo Sviluppo.  

Migrantes Pordenone: il Natale nel mondo

19 Dicembre 2019 -

Pordenone – Nei giorni scorsi, nella chiesa di San Giacomo Apostolo di Praturlone, si è svolto il concerto "Natale nel mondo". Si è trattato di un’iniziativa organizzata dalla Commissione diocesana Migrantes della diocesi di Concordia-Pordenone: è stata un’occasione d’incontro e di condivisione tra le diverse comunità cattoliche presenti sul territorio, che hanno proposto i loro canti tradizionali di Natale. Oltre a canti italiani anche canti della tradizione filippina, romena, ghanese, ucraina, romena, etc. Un appuntamento questo - scrive il settimanale diocesano “Il Popolo”  - che si rinnova da sette anni e che aiuta a valorizzare  le diversità nella comunione di un credo che avvicina tutti i popoli.

Mons. Russo: “custodia e silenzio per curare l’autoreferenzialità”

19 Dicembre 2019 - Roma - “La custodia e il silenzio sono la cura perfetta per i malanni dell’autoreferenzialità”. Lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, questa mattina nella Messa con i giornalisti in vista del Natale. Per mons. Russo “il custode è il primo responsabile di ciò che gli viene affidato . E quindi non è tanto preoccupato della velocità con la quale dare le notizie, non è impensierito semplicemente dell’audience che queste notizie possono ottenere, ma è attento alle persone”. Una condizione in base alla quale “la comunicazione e l’informazione diventano costruttrici di ponti di umanità e di dialogo, favoriscono una comprensione a servizio anche di quanti non hanno voce, sanno porsi alla ricerca delle cause reali che tante volte sono dietro ai conflitti”. “Sanno far capire, sanno entrare nelle cause, nei contesti – ha aggiunto – e in questo modo aiutano probabilmente a costruire percorsi di pace”. Soffermandosi sul “silenzio che si fa comunicazione”, il segretario generale della Cei ha citato il messaggio di Benedetto XVI per la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. “Il silenzio è la chiave di volta della comunicazione. È la radice ultima”. La via indicata è quella di “un’informazione fondata sul silenzio e sull’ascolto”. “Sono atti necessari allo svolgersi della comunicazione e prevedono, per prima cosa, quell’apertura di animo per ricevere ogni parola pronunciata e coglierne il giusto significato”. “L’ascolto e il silenzio, fondamentali per la comunicazione – ha concluso il presule -, sono fonte di relazioni vere, sempre nuove e diverse. In queste relazioni, che diventano incontro con gli altri, si sviluppa un’informazione autentica, che non è semplice trasmissione di notizie, ma soprattutto disponibilità, arricchimento reciproco, relazione”.