Primo Piano

Centro Astalli su nave affondata al largo della Turchia: “chiudere accordo con Ankara e aprire canali legali d’ingresso”

5 Gennaio 2020 - Roma - “Chiediamo che lo scellerato accordo tra Ue e Turchia per il blocco di migranti sia eliminato e lasci il posto a canali legali d’ingresso che garantiscano sicurezza e dignità a persone in fuga”. Lo si legge in un tweet del Centro Astalli all’indomani del naufragio di una piccola imbarcazione al largo della costa occidentale della Turchia con 15 migranti a bordo. Al momento proseguono le ricerche, ma almeno una decina di profughi, fra cui donne e bambini, sarebbero annegati.

Migrantes Bologna: Messa dei Popoli con il card. Zuppi

4 Gennaio 2020 - Bologna – Sarà il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, a presiedere, il 6 gennaio la Messa dei Popoli alla presenza delle comunità degli immigrati cattolici presenti in città e in diocesi. La Messa dei Popoli – nel contesto della festa dell’Epifania – è uno degli appuntamenti più amati nell’anno dalle comunità degli immigrati cattolici che partecipano numerosi alla celebrazione diocesana presieduta dal cardinale, spiegano in diocesi aggiungendo che i canti, le letture e le preghiere saranno celebrati in 15 lingue: francese, romeno, swahili, cinese, ucraino, bengali, tagalog, spagnolo, cingalese, geez, inglese, arabo, polacco, tamil, malayalam. Il coro sarà composto dall’insieme dei cori di tutte le comunità. “Uno dei momenti più suggestivi, nella sua semplicità, è la recita del Padre Nostro – si legge ancora nella nota  - durante la quale ciascuno dei presenti utilizza la sua lingua madre, mescolando le lingue nell’unica invocazione”. A Bologna sono presenti 14 comunità etniche, di varia consistenza numerica, con sette sacerdoti: le comunità si affiancano alla rete delle parrocchie territoriali, divenendo così uno strumento di comunione spirituale e pastorale con l’intera comunità diocesana. Inoltre l’ufficio Migrantes diocesano è in constante contatto di aiuto e fraternità con le comunità cristiane ortodosse, nate anch’esse dalla realtà migratoria.

Migrantes Cesena-Sarsina: domenica 12 gennaio la Festa dei Popoli

3 Gennaio 2020 - Cesena – Si svolgerà nella parrocchia di San Rocco a Cesena , la Festa dei Popoli promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Cesena-Sarsina. Alle 15 sarà celebrata la Santa Messa, seguita alle 16 da testimonianze sulla trasmissione della fede e delle tradizioni legate al tempo di Natale proprie di ogni paese.  

Migrantes Vicenza: Festa dei popoli con il vescovo mons. Beniamino Pizziol 

3 Gennaio 2020 - Vicenza - Sarà il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol a presiedere la celebrazione eucaristica in occasione della Festa dei Popoli che si svolgerà, su iniziativa dell’Ufficio Migrantes, a Vicenza . La celebrazione della Santa Messa  dell’ Epifania nella Cattedrale, oltre a ricordarci  di come ogni comunità cristiana è la realizzazione particolare dell’ unica Chiesa santa, cattolica ed apostolica, è “un momento privilegiato” per ascoltare quale cammino di fede le “nostre parrocchie, ormai di diverse lingue e nazioni, siano chiamate ad intraprendere”, si legge in una nota. «Ogni cultura è giusto che esprima la propria fede come vuole e il compito della comunità italiana è di accogliere le diversità con rispetto”, dice al settimanale diocesano “La Voce dei Berici” p. Domenico Colossi, nuovo direttore dell’ufficio Migrantes diocesano: “come all’interno di una famiglia ci si accoglie pur essendoci generazioni e quindi culture diverse, allo stesso modo bisogna camminare insieme all’interno della famiglia della fede cattolica””. P. Colossi, nel suo ministero sacerdotale, ha lavorato anche in Canada, a Vancouver e Toronto dove ha potuto “sperimentare che solo quando le diversità vengono davvero accolte si crea un senso di identità. Pensiamo ad esempio a un italiano migrato in Canada e all’uso dell’espressione ‘italo-canadese’: un nome composto per indicare identità culturale e provenienza nazionale. Qui in Italia abbiamo mai sentito parlare di afro-italiani? Ucraino-italiani?”. “Quando si sradica una pianta – aggiunge - e la si vuole trapiantare, deve rimanere sempre del terreno attorno. Lo stesso vale per le persone, se manca l’identità è impossibile inserirsi in una comunità”. (R.I.)

Migrantes Palermo: “interessarci dei migranti è interessarci di tutti noi”. Il 6 gennaio la Festa dei Popoli

3 Gennaio 2020 - Palermo - Molti abbiamo già capito che siamo tutti nella stessa barca, che tutti siamo membra vive della medesima “famiglia umana”, che ormai esiste un legame universale tra popoli, culture, economia, ecologia, mobilità, religione. Interessarci dei migranti è interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra: è interessarci di una fetta d’umanità come la nostra, la mia e la tua! Prendendoci cura di loro, cresciamo tutti come “famiglia umana”. La presenza dei migranti e dei rifugiati è un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità. Non si tratta di pensare ai migranti, contrapponendoli agli italiani. Si tratta di tutta la persona, di tutte le persone ed in particolare dei più poveri e disagiati. Non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. Inoltre attraverso i migranti il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio. Ed anche noi cristiani, troppo presi dal preservare il nostro benessere, rischiamo di non accorgerci del fratello e della sorella in difficoltà. Uno stuolo di bambini nati nella nostra città, sono già il futuro di un mondo migliore, sono un segno eloquente della bellezza della diversità. Sono loro ad introdurre la prossima celebrazione dell’Epifania che si svolgerà il 6 gennaio 2020 dalle ore 10,00 nel piazzale della Cattedrale di Palermo. Tutti i popoli sono invitati a manifestare la volontà di voler vivere nel medesimo territorio in armonia accogliendo la Pace che ha portato Gesù. Anche quest’anno la nostra Cattedrale di Palermo sarà la “casa di tutti i popoli”. Alle ore 11,00, accoglieremo il nostro Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, che ancora una volta presenterà Gesù come il Dio-con-noi, come Colui che è sorgente di pace. La silenziosa presenza di molte religiose, provenienti da altre parti del mondo, che quotidianamente sono al servizio dei più deboli, arricchisce ed abbellisce l’assemblea. Ai piedi del bambinello i bambini deporranno il lenzuolo della pace. (Mario Affronti- Sergio Natoli)

Card. Maradiaga:  “i migranti subiscono umiliazione sanguinante”

3 Gennaio 2020 -  Tegucigalpa - “Umiliazione sanguinante”. Così il card. Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras) ha definito ciò che i tanti migranti devono sopportare. Un riferimento che riguarda, in particolare, moltissimi centroamericani e soprattutto honduregni, che cercano asilo negli Stati Uniti. Il porporato ha parlato in questo modo nel corso della messa di ringraziamento di fine anno, nell’ambito delle 40 ore di adorazione eucaristica vissute a Tegucigalpa. Il card. Maradiaga, riferisce il Sir,  si è scusato per chi non ha una casa e un lavoro, ha fatto riferimento ai conflitti in atto nel pianeta e in questo contesto ha denunciato la “tanto sanguinante umiliazione dei fratelli migranti, dei nostri connazionali, figli della Chiesa che in molti casi muoiono nel loro tentativo di cercare la felicità”. L’arcivescovo ha pregato anche per la pace sociale in Honduras. Commenta Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina: “Il forte appello del card. Rodríguez Maradiaga, coordinatore del gruppo dei cardinali che accompagnano il governo collegiale di Papa Francesco, che chiede perdono per l’umiliazione sanguinante di milioni di migranti, oltraggiati, oppressi, senza casa, lavoro e dignità, si pone in sintonia con Papa Francesco e il suo messaggio per la pace nel mondo. Viene così ribadita l’importanza di seguire il cammino dell’opzione preferenziale dei poveri per una Chiesa povera, lungo i sentieri della ‘geopolitica della misericordia’, riconoscendo nei migranti un soggetto storico di accoglienza e liberazione, come ha sottolineato anche cardinale guatemalteco Alvaro Leonel Ramazzini, che è volato recentemente nel Tennessee, negli Usa, per denunciare le politiche discriminatorie contro i migranti centroamericani”.    

Dispersi altri 45 migranti

3 Gennaio 2020 - Milano - Non si sa se è affondata o se è stata intercettata e riportata in Libia. Il 2020 nel Mediterraneo inizia così: con una barca di cui non si hanno più notizie dal 29 dicembre. L’imbarcazione, con a bordo 45 persone era stata segnalata da un pescatore di fronte alla Libia alla Ong Alarm Phone, il 30 dicembre. L’uomo che le aveva avvistate aveva parlato di tempo cattivo e di onde altissime. Era riuscito anche a parlare con i profughi che gli avevano detto di non poter chiamare i soccorsi, che il motore era in avaria e le onde altissime. All’allarme lanciato dal numero di emergenza auto-organizzato dalla rete di attivisti europei sono scattate le ricerche in mare. «La Sea Watch3 – informa la Ong tedesca, in questi giorni in mare con una nave di ricerca e soccorso – ha proseguito invano le ricerche mentre a causa delle condizioni meteorologiche il nostro aereo Moonbird non ha potuto volare. Speriamo che le 45 persone siano state soccorse». Tutti sperano che la barca non sia naufragata. Che le 45 persone a bordo siano ancora vive e possano ancora essere salvate. «Abbiamo parlato con la guardia costiera, le autorità in Libia, le organizzazioni internazionali e con il nostro testimone. Nessuno sa cosa sia successo a questa barca. Temiamo il peggio, ma speriamo che in qualche modo siano salvi» scrive su Twitter Alarm Phone. E proprio ieri, al largo delle coste pugliesi, la Capitaneria di castrignano del Capo, nel Leccese, ha individuato e soccorso 60 persone a 14 miglia al largo dalla costa di Leuca, in Salento. I migranti - 50  uomini, cinque donne e cinque bambini - erano a bordo di una barca a vela, lunga 13 metri, che navigava con difficoltà a causa del maltempo. I migranti, che secondo i primi accertamenti, sarebbero tutti iracheni,  sono stati trasferiti al Centro di prima accoglienza di Otranto. Intanto, secondo l’ultimo bilancio di attività diffuso dalla Ong che raccoglie gli Sos dal mare dalle imbarcazioni in difficoltà, sono oltre 300 le persone morte solo negli ultimi due mesi (dal 28 ottobre al 22 dicembre); 95 le chiamate di aiuto lanciate dal Mediterraneo, 3.184 migranti coinvolti. Di questi, circa 1.896 hanno raggiunto l’Europa. Il maggior numero di vittime si registra nel Mediterraneo centrale. «Negli ultimi due mesi – continua Alarm Phone – abbiamo documentato violazioni di diritti umani da parte dell’Unione Europea e dei sui alleati: respingimenti nel Mediterraneo centrale e nell’Egeo, o ritardi nelle operazioni di soccorso». Sono invece 1.278 (fonte Oim missing migrants) le persone che hanno perso la vita in mare nell’anno che si è appena chiuso, nel tentativo di raggiungere l’Europa. La rotta del mediterraneo centrale (quella che va dalla Libia all’Italia e a Malta) rimane come sempre la più pericolosa, con 743 morti segnalati. La più battuta rimane invece quella dell’Egeo, fra la Turchia e la Grecia (qui in tutto il 2019 sono stati registrati 71 decessi in mare). Nel report di Alarm Phone che fa riferimento al periodo che va dal 28 ottobre al 22 dicembre 2019, nel Mar Egeo sono state segnalate «60 barche in pericolo con circa 1.347 persone». Di queste, 38 barche con circa 834 persone hanno raggiunto la Grecia, mentre 22 barche con circa 513 persone sono state riportate in Turchia. «Temiamo almeno 5 casi di respingimenti illegali», si legge nel documento. Sono invece complessivamente 125.309 (fonte Unhcr) le persone arrivate in Europa nel 2019. La maggior parte di loro via mare (102.154) lungo la rotta balcanica che rimane quella più battuta via mare e via terra. Anche nell’Europa del Nord, a dimostrazione che i flussi migratori non si fermano e si spostano malgrado i muri e le mille difficoltà, nel 2019 è quadruplicato il flusso nella Manica. Quasi 2.500 migranti hanno tentato di attraversare il Canale per raggiungere la Gran Bretagna e sono stati salvati in mare in Francia nel 2019, quattro volte di più rispetto all’anno prima: erano stati 586. (Daniela Fassini – Avvenire)

Migrantes Reggio Emilia-Guastalla: il 6 gennaio Festa dei Popoli con mons. Camisasca

3 Gennaio 2020 - Reggio Emilia – Sarà il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca, a presiedere lunedì 6 gennaio nella Cattedrale di Reggio Emilia, la santa Messa nella solennità dell'Epifania del Signore. Nella ricorrenza, grazie alla collaborazione dell'Ufficio Migrantes della Diocesi, sarà celebrata la tradizionale Festa dei popoli: canti, letture e preghiere saranno proposti anche nelle lingue delle diverse comunità cattoliche immigrate presenti nel territorio diocesano; inoltre la processione dei magi sarà animata dai giovani dello Sri Lanka.    

A Napoli l’ambulatorio modello dove la “pelle” non è un problema

3 Gennaio 2020 - Napoli - Sono in tanti ad arrivare qui. Qualcuno sin da subito, al termine di un durissimo viaggio su un barcone, qualcun altro più tardi, dopo essersi reso conto che oltre alle difficoltà quotidiane c’è anche qualcosa che non va a livello di salute. L’ambulatorio di Dermatologia e venereologia etnica dell’azienda ospedaliera universitaria 'Federico II' di Napoli, che ha compiuto un anno di attività, è unico nel suo genere in Italia e punta a offrire la migliore assistenza sanitaria possibile agli stranieri regolarmente e non regolarmente soggiornanti sul territorio italiano. A dirigere la struttura è la professoressa Gabriella Fabbrocini, responsabile dell’Unità operativa di dermatologia clinica, che sa bene come l’incremento della popolazione straniera in Italia ponga nuove sfide anche sul piano medico. “Da una parte - spiega - ci sono modalità specifiche in cui le malattie colpiscono queste popolazioni. Dall’altra ci sono patologie importate dai loro paesi di provenienza, che erano scomparse dal territorio italiano e che ora si stanno riaffacciando prepotenti. Senza contare le difficoltà legate alle ovvie barriere linguistico-culturali che si interpongono tra il medico e il paziente”. Eppure, in appena un anno, l’ambulatorio ha registrato oltre 500 accessi e ha dimostrato di poter fare la differenza. C’è, ad esempio, il caso di un paziente arrivato con delle lesioni a una spalla, al collo e al volto: aveva cercato di medicarsi da solo, con delle foglie, ma senza nessun risultato. Il dolore era forte e non accennava ad andarsene, così ha deciso di rivolgersi all’ambulatorio. Ed è proprio qui che gli è stata diagnosticata una forma molto virulenta di 'herpes zoster'. E poi ci sono quelle malattie endemiche nei paesi di provenienza, che quindi sono difficili da diagnosticare perché spesso, alle nostre latitudini, semplicemente non ci si pensa. “È importante però non pensare a priori che il paziente straniero sia una persona infettiva - precisa Fabbrocini -. Gli immigrati portatori di malattie infettive nella realtà sono una minoranza: l’incidenza è pari a quella della popolazione nazionale. Peraltro risultano loro stessi esposti a patologie che il loro sistema non conosce e che invece sono endemiche in Italia”. Diverse sono le problematiche osservate in questi mesi: «Abbiamo diagnosticato – prosegue la specialista - anche malattie genetiche della cute e da circa 4 mesi seguiamo un caso di 'Scleredema di Buschke', una rara malattia del tessuto connettivo che in assenza di trattamento può addirittura arrivare a limitare i movimenti corporei. In ogni caso, è fondamentale riconoscere le specifiche patologie e intervenire tempestivamente, per offrire al paziente la migliore assistenza possibile e anche per ridurre i rischi di trasmissibilità delle malattie”. In contemporanea poi, con l’attività dell’ambulatorio, sta per nascere un portale che consentirà di mettere a disposizione dei medici iscritti l’esperienza del team di dottori coinvolti nella struttura sanitaria napoletana. (Eugenio Fatigante – Avvenire)    

Cefalù: lettera del Vescovo ai giovani emigrati

2 Gennaio 2020 - Il vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante ha scritto, alla vigilia del nuovo anno, ai giovani emigranti della diocesi con un appello diretto: “permettetemi di lanciare un appello diretto a voi giovani, a voi nuove famiglie che formate l’esercito degli emigrati. Aiutateci, adesso, voi che avete vissuto sulla vostra pelle la Via Crucis dell’esodo, a trovare vie e soluzioni che riescano a offrire prospettive di futuro per le nuove generazioni. Parlateci di voi, delle vostre esperienze di lavoro, dell’humus di cui bisogna nutrirsi per far germogliare semi spendibili sul terreno del nostro territorio e renderlo ancora più fertile. Aiutateci – ha scritto mons. Marciante - a trovare e a utilizzare gli ‘insetticidi’ più potenti per far morire le diverse forme di ‘zizzania’ che rappresentano le alternative o il rifugio alla mancanza di lavoro: la ragnatela del gioco d’azzardo e il ‘vagabondaggio’ in rete”. Il vescovo ha chiesto di essere aiutato a “saper leggere e a individuare le metastasi che soffocano i sogni di quanti ancora restano nei nostri paesi. Additateci dinamiche che aprano le porte a progetti onesti, puliti, nobili. Fatevi nostre guide nell’indicarci la sapiente corsia del dialogo, del confronto con imprese, cooperative, istituzioni, scuole di formazione capaci di frenare l’emorragia del nostro capitale umano, delle nostre intelligenze, dei nostri talenti”. In questi ultimi mesi, in Sicilia sono sorti dei movimenti che “testimoniano il categorico rifiuto di ogni possibile forma, anche non voluta, di inerzia, di passività, di rassegnazione che potrebbe trasformare a breve le nostre comunità in silenziosi cimiteri”. A Palermo è sorto il movimento delle “Valigie di cartone”, come quello degli studenti “Si resti, arrinesci” che ha organizzato a Petralia Soprana, una fiaccolata per togliere il guinzaglio all’arresto di progetti che potrebbero valorizzare e sfruttare le risorse naturali, culturali e umane che ci circondano. “Con lucido coraggio – scrive il vescovo ai giovani - avete vissuto e continuate a vivere l’esperienza dello sradicamento e del trapianto in ambienti nuovi e diversi. Vivete esperienze che sicuramente danno ‘luce’ ai vostri sogni, per molti meritata e gratificante realizzazione di anni di studio – dice ai giovani emigrati dai paesi delle Madonie –. Sono certo che queste fughe quasi obbligate hanno comportato anche lacrime amare. Il sapere che numerosissimi siete ritornati per stare con le vostre famiglie e celebrare le feste natalizie tra le mura delle parrocchie che vi hanno generato e cresciuto mi ha veramente commosso”. “La vostra presenza ha tolto dalle nostre bocche parole di tristezza, di rassegnazione. Voi ci invitate a dialogare con la storia, con il presente, a non rimanere immobili”, aggiunge mons. Marciante che rivolge un pensiero anche a chi non è riuscito a tornare: “qualcuno è stato impedito dai prezzi da capogiro dei biglietti aerei, soprattutto per chi dal Nord si sposta verso Sud. Strategie alle quali faccio enorme fatica a dare delle risposte ma che non possiamo tollerare nel silenzio”. “Mi piacerebbe – conclude mons. Marciante - incontrarvi tutti, possibilmente durante il periodo estivo, per poter dare inizio a un cammino sinodale e solidale che ci veda coinvolti, vicini gli uni agli altri, per annullare le distanze geografiche che ci separano e diventare i protagonisti di una feconda condivisione di idee, proposte e riflessioni capaci di far rifiorire questo nostro amato angolo di Sicilia”. Da qui l’invito ad iniziare un dialogo: “ i sogni ci aiutano sempre a farci camminare. Se si sogna in tanti, anche se il cammino è lungo e talvolta insidioso, la meta non appare più irraggiungibile ma incredibilmente vicina!”. E l’augurio di un nuovo anno “all’insegna della Speranza del rientro per chi è lontano e della consapevolezza, per chi vive ancora nelle nostre comunità, che questa nostra terra può diventare sempre più madre accogliente”. (R.I.)

Rapporto Fides: 29 uccisi nel 2019, per la maggior parte sacerdoti

2 Gennaio 2020 - Roma - “Nel corso dell’anno 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari, per la maggior parte sacerdoti: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. In Africa nel 2019 sono stati uccisi 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 1 laica (15). In America sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 diacono permanente, 1 religioso, 4 laici (12). In Asia è stata uccisa 1 laica. In Europa è stata uccisa 1 suora”. Sono dati offerti dal Rapporto Fides. Sulla scia del Mese missionario straordinario dell’ottobre 2019, infatti, l’Agenzia Fides prosegue il suo servizio di raccogliere le informazioni relative ai missionari uccisi nel corso dell’anno. L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Un’altra nota del Rapporto è data dal fatto che si registra una sorta di “globalizzazione della violenza”: mentre in passato i missionari uccisi erano per buona parte concentrati in una nazione, o in una zona geografica, nel 2019 il fenomeno appare più generalizzato e diffuso. Sono stati bagnati dal sangue dei missionari 10 Paesi dell’Africa, 8 dell’America, 1 dell’Asia e 1 dell’Europa.    

Migrantes Padova: il 6 gennaio la Festa delle Genti nel Duomo di Cittadella

2 Gennaio 2020 - Padova – Sarà il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, a presiedere, il prossimo 6 gennaio, nel duomo la celebrazione eucaristica in occasione della Festa delle genti. Momento anche per il vescovo di incontrare le comunità etniche presenti nel territorio. Nella diocesi di Padova sono presenti tredici diverse comunità cattoliche. L’iniziativa della Festa delle Genti è dell’Ufficio Migrantes diocesano che “prosegue il nostro lavoro e l’attenzione in favore delle persone che sono tra noi con il loro bagaglio culturale, sociale e religioso”, spiega il direttore don Elia Ferro: “purtroppo molte di loro stanno vivendo un periodo piuttosto difficile per la mancanza di certezza nel futuro legata all’assenza di lavoro, all’abitazione, alla questione dei documenti. Molti di loro stanno cercando lavoro altrove, soprattutto in Belgio, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, altri tornano nel Paese d’origine. Comunque il numero delle presenze straniere nel nostro territorio resta stabile per la significativa crescita demografica che li caratterizza e per il ricongiungimento familiare”.  

Brescia: il 6 gennaio Messa delle Genti con il vescovo Tremolada

2 Gennaio 2020 - Brescia - Il 6 gennaio, in Cattedrale a Brescia, il vescovo mons. Pierantonio Tremolada presiede la Messa delle Genti. “Il tema dell’accoglienza dei migranti – spiega don Roberto Ferranti (direttore ufficio Migrantes, ndr) – è stato tante volte anche quest’anno al centro del dibattito nelle nostre comunità e spesso non sappiamo come affrontarlo. Da credenti noi abbiamo la possibilità di riflettere usando anche la nostra fede”, ecco perché lunedì 6 gennaio 2020, solennità dell’Epifania, la diocesi di Brescia, come da tradizione, celebra la “Festa delle Genti”, con la Messa presieduta dal Vescovo. Alla celebrazione saranno presenti le diverse comunità migranti cattoliche residenti a Brescia e provincia, che animeranno la preghiera con i loro canti e costumi tradizionali. “È una occasione che abbiamo per rendere evidente un messaggio di accoglienza che già si realizza nella nostra città e provincia, un’accoglienza che parte soprattutto dalla Fede che ci rende realmente fratelli e sorelle”. Ciascuno ha un dono da offrire: ciascuna cultura, ciascuna tradizione liturgica, lingua, ciascuna abitudine di vita, se è buona, può essere condivisa, deve formare la Chiesa dalle Genti. Non possiamo restare chiusi nel proprio gruppo, nella propria celebrazione e tradizione: ciascuno merita di essere stimato nel dono che offre. Nella Chiesa ciascuno sente di dover offrire il suo dono, nessuno è autorizzato a pensare soltanto a sé stesso. I canti con i cori etnici, l’animazione liturgica affidata alle singole Comunità, le letture proclamate nelle diverse lingue… La Cattedrale diviene la cornice di un unico, magnifico mosaico di colori, suoni, lingue e abiti tradizionali. Sul valore dell’accoglienza all’interno delle nostre comunità risulta sempre di stretta attualità il testo “Stranieri, ospiti, concittadini” scritto dal vescovo emerito Luciano Monari. “Giungono nella nostra terra persone che provengono da altre Chiese. (...) Ogni comunità cristiana è una realizzazione particolare dell’unica Chiesa santa, cattolica e apostolica. Ogni comunità cristiana è quindi chiamata ad accogliere i credenti battezzati da qualunque parte essi provengano: sono a pieno titolo membri delle nostre stesse comunità . Questo richiede una sensibilità attenta sia da parte di chi arriva sia da parte di chi accoglie. (...) Proprio perché identità e storia della Chiesa bresciana sono ricchissime è molto facile che chi viene da fuori si senta estraneo e abbia, all’inizio, l’impressione di essere respinto dalla nuova comunità: quanto più una comunità è ‘strutturata’, tanto più alta appare la soglia di ingresso”. (Luciano Febbrari - La Voce del Popolo)    

Le suore incontrano le immigrate di Ponte Galeria

2 Gennaio 2020 - Roma - Il “lieto annunzio”, portato da un gruppo internazionale di suore e dal vescovo Gian Piero Palmieri, è arrivato anche alle “ospiti” del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Ponte Galeria, estrema periferia di Roma. È stato un Natale di accoglienza e di preghiera ecumenica per le cinquanta giovani immigrate di diversi Paesi rinchiuse nel centro di raccolta a ridosso del Grande Raccordo Anulare, tutte ragazze che non hanno compiuto reati ma la cui unica colpa è essere clandestine perché trovate senza documenti. Vite sospese (la chiamano “detenzione amministrativa”). Per loro, come accade da anni, quindici religiose appartenenti a vari istituti hanno organizzato, il sabato prima del Natale, nella mensa della struttura un incontro con canti e letture in diverse lingue e poi una festa: momenti a cui ha partecipato anche monsignor Gian Piero Palmieri, vescovo ausiliare di Roma Est. Riflessioni sul Mistero dell’Incarnazione, una Messa e la benedizione delle statuette fosforescenti di Gesù Bambino de- sposte poi nelle mani aperte – come una culla – di ciascuna delle ragazze, un gesto che il vescovo ha voluto compiere personalmente. Alla fine, le religiose, vestite da Babbo Natale, hanno distribuito doni a tutte le ospiti del Cpr. «In questo luogo avvolto da tanto silenzio all’esterno, abbiamo “toccato con mano” che Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo – commenta suor Eugenia Bonetti, tra le promotrici dell’iniziativa – e abbiamo visto come Egli si china su ciò che agli occhi del mondo è considerato spregevole; che a Dio niente e nessuno sfugge, anzi, non perde mai di vista ciò che facilmente l’uomo considera insignificante, indegno, disprezzabile, piccolo, perduto, scarto...». Non tutte le donne presenti nella struttura sono cristiane, anzi, la maggior parte di loro professa un altro credo. Ma erano tutte presenti. Alla festa e alla preghiera. «Perché il Natale è un tempo che unisce i cuori – spiega suor Mihaela Baluca –, un tempo in cui ciò che separa è stato sanato dalla presenza di Dio che in Gesù si fa Uomo per tutti noi e per ciascuno di noi in particolare». Il momento più bello della giornata? Quando il vescovo ha portato Gesù nelle mani di ogni donna presente. «Un modo per dire ancora una volta che Dio le ama e non si dimentica di nessuna di loro! E mentre guardavano il Bambino, sul loro volto abbiamo notato sguardi attenti e carichi di silenzio, lacrime di fiducia e speranza, un atteggiamento di consegna fiduciosa e abbandono in Colui che tutto può» commenta suor Eugenia. (Fulvio Fulvi- Avvenire)

Migrantes Concordia-Pordenone: il 6 gennaio Epifania dei popoli

2 Gennaio 2020 - Pordenone – Sarà il vescovo di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Piemontese, a presiedere, il 6 gennaio, in occasione dell’Epifania del Signore, la celebrazione in occasione della festa delle comunità dei cattolici di origine straniera presenti nella diocesi. La celebrazione, nel Duomo Concattedrale di San Marco, è promossa dall’Ufficio Migrantes diocesano per tenere unite tutte le comunità cattoliche straniere presenti sul territorio diocesano. Sarà anche un momento di condivisione con la comunità cittadina in occasione dell’Epifania. La celebrazione sarà animata dalle diverse comunità presenti, non solo nei canti, ma anche nelle letture e nei differenti momenti della celebrazione.

Viminale: nel 2019 oltre 11 mila arrivi di migranti sulle coste italiane

1 Gennaio 2020 -
Roma - Sono finora 11.471 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2019. Sono state 589 a dicembre con un picco di 159 migranti arrivati il 23 dicembre. Rispetto agli anni scorsi, complessivamente si è registrata una diminuzione delle persone giunte in Italia via mare del 50,92% sul 2018 (furono 23.370) e del 90,39% sul 2017 (118.369). Il dato è stato diffuso oggi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 11mila migranti sbarcati in Italia nel 2019, 2.654 sono di nazionalità tunisina (23%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (1.180, 10%), Costa d’Avorio (1.139, 10%), Algeria (1.009, 9%), Iraq (872, 9%), Bangladesh (602, 5%), Iran (481, 4%), Sudan (446, 4%) e Guinea (295, 3%) a cui si aggiungono 2.423 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Sono stati 1.680, invece, i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato, aggiornato al 31 dicembre, mostra un deciso calo rispetto ai minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane durante il 2017 (15.779) e il 2018 (3.536).

Mattarella: gli auguri a tutti gli italiani

1 Gennaio 2020 - Roma – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio all’Italia nell’ultimo giorno anche quanti vivono all’estero e quanti il nostro Paese ospita. Un messaggio di fiducia, una fiducia che il mondo ha verso il nostro Paese. “Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore. Conosco le difficoltà e le ferite presenti nelle nostre comunità. Le attese di tanti italiani. Dobbiamo aver fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse. Disponiamo – ha detto Mattarella - di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo. Ne ho avuto conoscenza diretta visitando i nostri territori”. Nel suo discorso ha quindi ricordato anche i tanti esempi di solidarietà, “coesione sociale” e “cultura della responsabilità” che non mancano di giungere dal territorio. E l’invio: “proviamo a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto. In fondo, un po’ come ci vedono dall’estero. Come vedono il nostro bel Paese, proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti. Questa condizione ha contribuito a costruire la nostra identità, sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità. È significativo che, nell’anno che si chiude, abbiamo celebrato Leonardo da Vinci e, nell’anno che si apre, celebreremo Raffaello. E subito dopo renderemo omaggio a Dante Alighieri”. Dobbiamo “creare – ha quindi aggiunto - le condizioni che consentano a tutte le risorse di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e difficoltà. Con spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà. Insieme”. (R.I.)  

Viminale: prosegue l’assistenza ai titolari di protezione umanitaria

30 Dicembre 2019 - Roma - Sostegno finanziario ai comuni della rete Siproimi per la prosecuzione dell’assistenza e dell’inclusione dei titolari di protezione umanitaria dopo il 31 dicembre 2019, e fino al 30 giugno 2020. LO si legge sul sito del Ministero dell’Interno che spiega: le risorse, pari a 8.296.880, vengono dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) che con determinazione pubblicata sul sito online ha approvato la realizzazione del progetto “Accompagnamento all'autonomia e all’inclusione dei titolari di protezione umanitaria” presentato dalla direzione centrale dei Servizi civili per l'Immigrazione e l'Asilo del ministero. Le risorse saranno assegnate agli enti locali in particolare per misure di inserimento abitativo, lavorativo, sociale, e di accompagnamento amministrativo. L'obiettivo è quello di “consolidare i percorsi in uscita dall’accoglienza prevenendo eventuali emergenze legate alla cessazione delle diverse attività di presa in carico di migranti ancora in accoglienza titolari di protezione umanitaria”. Il progetto riguarda circa 1.400 persone, il 50% delle quali in condizioni di vulnerabilità.  

Brescia: il 6 gennaio la Messa delle Genti

30 Dicembre 2019 - Brescia – Nella solennità dell’Epifania a Brescia ritorna la Messa delle Genti con numerose etnie cattoliche presenti nel territorio diocesano e provenienti da molti Paesi dei vari continenti (Ucraina, Polonia, Filippine, SriLanka, Nigeria, Ghana, Senegal, America Latina, …). L’iniziativa è coordinata dall’Ufficio Migrantes e dal Centro Migranti della diocesi bresciana.

Torino: Festa dei Popoli il 5 gennaio al Santo Volto

30 Dicembre 2019 - Torino - La tradizionale “Festa dei Popoli” a Torino, non verrà celebrata come di consueto il giorno dell’Epifania, ma verrà anticipata a domenica 5 gennaio, presso la chiesa del Santo Volto. Ne da notizia il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo" della Diocesi di Torino nel numero prima di Natale. Alle 11 del 5 gennaio l’arcivescovo del capoluogo piemontese, mons. Cesare Nosiglia, presiederà la celebrazione eucaristica, a cui seguiranno il pranzo condiviso e uno spettacolo in cui ogni comunità condividerà la propria ricchezza culturale.