Primo Piano

L’italiano spiegato alla scuola migranti in un docufilm

16 Gennaio 2020 - Milano - La scuola, nella sua urgenza e nelle sue contraddizioni, continua a essere il tema del racconto di cineasti di tutto il mondo. E con Marco Polo - Un anno tra i banchi di scuola arriva nei cinema il documentario di Duccio Chiarini, che narra, dopo novanta ore di riprese e un anno scolastico intero trascorso tra i banchi, le infinite possibilità che la formazione e l’educazione creano. Presentato in anteprima alla scorsa edizione di “Alice nella città” (la sezione indipendente della Festa di Roma), Marco Polo - Un anno tra i banchi di scuola si ispira al nome dell’omonimo istituto tecnico fiorentino ed è una scuola particolare, esemplare: nel pomeriggio professori e studenti si impegnano a insegnare la lingua italiana ai migranti grazie al modello della Penny Wirton (la scuola gratuita ideata dallo scrittore Eraldo Affinati insieme all’insegnante Anna Luce Lenzi). «Da tempo volevo realizzare un documentario di pura osservazione – spiega Duccio Chiarini – seguendo l’esempio del cineasta americano Frederick Wiseman. Volevo trovare un luogo che mettesse al centro della narrazione scene vere di vita vissuta, senza la mediazione filmica della voce fuori campo o delle interviste. Quando ho intercettato l’istituto Marco Polo, che avevo conosciuto per un progetto iniziale che è non stato più sviluppato, ho iniziato a lavorare in maniera “neutra”: prima ho voluto incontrare tutti gli insegnanti per spiegare il progetto filmico e, di conseguenza, capire, dialogando con loro, come essere rispettoso del lavoro e degli spazi. Poi, senza telecamera, ho trascorso un mese alla ricerca delle classi che avrebbero potuto creare spunti adatti a far emergere i contrasti, l’energia e la spontaneità dei ragazzi». Girare un film in una scuola non è un’operazione semplice. La sfida principale è creare una fiducia tale da rendere trasparente la presenza del regista e degli operatori nelle classi, nei corridoi e negli uffici scolastici: «La provocazione della naturalezza – continua Chiarini – è quotidiana, anche quando non utilizziamo le videocamere: indossiamo maschere, recitiamo ruoli per dimostrare chissà cosa. Affiancando gli adolescenti nella mia precedente esperienza cinematografica ho scoperto come la spontaneità nell’essere sé stessi li ha abituati alla presenza della macchina da presa. Nel film ci sono scene a contenuto emozionale più elevato rispetto ad altre, ma molto naturali, mai finzionali, anche quando ho ripreso il rimprovero del preside ad una ragazza contro la sua assenza ingiustificata». Nel film si alternano le lezioni in classe più varie, dallo studio del cinese allo studio della storia e prevale, spesso, l’importanza che i professori di storia e educazione civica conferiscono allo studio dell’Europa unita o della politica del passato. Ma non mancano anche i momenti di tensione quando una professoressa accusa un ragazzo di non aver compreso lo studio dell’economia e di aver “forse” sbagliato indirizzo scolastico: «È stata un’occasione importante – spiega il regista – che mi ha riportato indietro negli anni quando i professori manifestavano, rispetto a oggi, una durezza maggiore. Mi sembrava di vivere un momento alla Jane Austen, in cui lo stesso ragazzo accusato dall’insegnante cambia le carte in tavola e conduce l’adulto in un dialogo dell’assurdo. Quando la macchina da presa era spenta ho cercato di non commentare alcunché con i protagonisti e di evitare, durante le riprese, l’incrocio degli sguardi con gli stessi alunni e professori. Ci sono stati solo due momenti in cui ho spento la telecamera. La prima volta è accaduta nel giorno in cui si sarebbe votato, a livello europeo, sul diritto d’autore: sono intervenuto dopo aver ascoltato delle imprecisioni sulla censura della libertà di YouTube. E l’ultima volta quando, durante un’interrogazione sul primo governo del dopoguerra, un ragazzo si è rivolto a me perché rispondessi alla domanda». Mentre si intrecciano, come un naturale fluido, i momenti delle lezioni in e fuori dalla classe emerge come la personalità dell’insegnante sia sottoposta a una continua sfida educativa: «Ho ripreso la lezione – spiega il regista – che uno psicologo rivolge ai professori: il suo era un discorso affascinante, teorico sui ragazzi e sui buoni propositi in classe. Durante questo anno di riprese ho ammirato molto gli insegnanti che devono avere molte diverse competenze e mantenere, allo stesso tempo, uno stile stratificato, ovvero pedagogico, umano, culturale e privato. E aggiungerei pubblico, che è il filtro narrativo che ho utilizzato nel girare questo documentario: nella scuola infatti si impara la relazione pubblica, la stessa che, da studente, non percepivo perché provavo la sensazione che la scuola fosse un edificio chiuso rispetto al mondo reale. Diventando più grande ho compreso come la scuola possa diventare una finestra sulla realtà. E questo avviene presso il Marco Polo. La scuola per immigrati, ad esempio, si dedica all'immigrazione non dal punto di vista teorico ma pratico. Affronta perciò un problema che è la quintessenza del nostro secolo: insegnare la nostra lingua aiuta studenti e professori a diventare utili anche socialmente a chi, come i migranti, arriva nel nostro Paese senza conoscere una parola italiana». (Emanuela Genovese – Avvenire)

Lecce: la “missione” di un poliziotto a servizio dei più bisognosi

15 Gennaio 2020 - Lecce - La solidarietà come missione di vita. Potrebbe riassumersi così lo spirito dell’instancabile attività portata avanti ormai da anni, in silenzio, da Andrea Tondo, vice sovrintendente in servizio alla sezione Volanti della Questura di Lecce, che ieri pomeriggio ha effettuato una nuova consegna di beni di prima necessità e non solo, destinati alle famiglie bisognose. Scarpe e abiti per adulti e bambini, ma anche cibo e conserve e persino giocattoli: buste e scatoloni pieni che hanno letteralmente invaso i locali della sede dell’ufficio diocesano Migrantes di Lecce, come scrive oggi il Quotidiano di Puglia. Ad accompagnare il poliziotto e ad aiutarlo nel trasporto – scrive il giornale - c’era anche Ablaye Seye, giovane senegalese che da anni vive e lavora a Lecce. Da tempo si occupa dell’associazione “Teranga AIP”, di cui è vice presidente, impegnata nella costruzione e promozione del dialogo, dell’intercultura e del sostegno dei più bisognosi della sua stessa comunità d’origine e non solo. Andrea e Ablaye sono ormai amici, si conoscono da tempo. Alla consegna di ieri, al centro Migrantes, era presente anche l’assessore comunale al Welfare, Silvia Miglietta, che a sua volta ha ringraziato il poliziotto per il suo impegno, sottolineandone l’importanza per l’intera comunità, leccese e non.

Viminale: 342 persone sbarcate sulle coste italiane nei primi 15 giorni del 2020

15 Gennaio 2020 - Roma - Sono finora 342 i migranti sbarcati sulle coste italiane nei primi 15 giorni dell’anno in corso. Il dato è stato diffuso oggi dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei migranti sbarcati 111 sono di nazionalità algerina (33%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (73, 21%), Iraq (62, 18%), Iran (48, 14%), Tunisia (17, 5%), Guinea (16, 4%), Afghanistan (4, 1%), Mali (4, 1%), Ucraina (3, 1%), Camerun (1) a cui si aggiungono 3 persone (1%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono ancora stati 20 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.  

Scalabriniani: visori e video tridimensionali per mettersi nei panni dei migranti

15 Gennaio 2020 - Roma - È racchiuso nello spazio di un gioco di ruolo che utilizza visori speciali, app e la tecnologia dei video tridimensionali a 360 gradi l’esperienza proposta, soprattutto ai giovani delle scuole, dal progetto “Ponte di dialoghi – Bridges beyond borders” promosso dalla Fondazione Cser (Centro studi emigrazione Roma) degli Scalabriniani, con il sostegno economico della Fondazione Migrantes e a cura di Ceiba Factory. Il progetto, presentato a Roma nella sede del Cser, vuole promuovere una cultura della conoscenza e dell’accoglienza contro ogni forma di discriminazione e xenofobia. Prenderà il via a marzo in una decina di scuole medie inferiori e superiori. Coinvolgerà almeno 1000 studenti e durerà per tutto il 2020. Per ora sono disponibili quattro storie diverse, sintetizzate in 7 minuti, raccontate in immagini tridimensionali riprese da una telecamera GoPro posta sulla testa del protagonista principale. Chi indossa il visore Oculus Go ha la sensazione di trovarsi veramente al posto di Carolina del Rwanda, di Namin della Guinea o degli altri migranti dal Congo e dall’Est Europa. È costretto ad ascoltare voci e urla delle carceri libiche, a rischiare di annegare in mare o a vedersi camminare a piedi attraverso deserti senza acqua da bere, nelle townships di Cape Town in Sudafrica o su un marciapiede di Roma a chiedere l’elemosina. Alla fine di ogni video si scopre il vero volto del/della protagonista, con una breve testimonianza. Nelle storie si affrontano temi come la violenza e la tratta delle donne, lo sfruttamento lavorativo, le condizioni dei richiedenti asilo, la vita delle badanti dell’Est Europa, costrette a lasciare i figli a casa. Il progetto prevede una giornata formativa con la visione del filmato, l’approfondimento con la presenza di testimoni ed esperti, il feedback dei ragazzi. Sarà inoltre realizzata una collana di volumi didattici sulla storia delle migrazioni in alcune città italiane e laboratori di formazione artistica e pedagogico-teatrale. “Vogliamo unire la dimensione cognitiva con quella emozionale – ha spiegato padre Lorenzo Prencipe, responsabile del Cser -, per arginare quella che è stata definita la ‘fine della compassione’. Oggi ci si abitua a tutto e niente più ci indigna o commuove, nemmeno i naufragi “.  L’idea è partita da una intuizione di padre Gabriele Beltrami, responsabile dell’ufficio comunicazione degli Scalabriniani.

Migrantes: domani a Torino la presentazione del Rapporto “Il Diritto d’Asilo”

15 Gennaio 2020 - Torino – Sarà presentato domani, 16 gennaio, a Torino, l’edizione 2019 del Rapporto “Il diritto d’asilo – Report 2019” curato dalla Fondazione Migrantes. Il volume quest’anno racconta un’Italia che resiste e che accoglie, fin troppo trascurata dai riflettori della politica e dei media. Alla presentazione, presso la sede diocesana della Migrantes e moderata dal Direttore Migrantes Sergio Durando, interverranno, fra gli altri, la co-curatrice del rapporto Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes, Ulrich Stege, Direttore del programma di Cliniche Legali dell’International University College di Torino, Maurizio Veglio, avvocato ASGI, Emanuela Roman, ricercatrice FIERI di Torino.  Con loro anche tre esperienze di accoglienza presentate da Federico Savia e Alice Arpaia di Casa Aylan, da Simone Garbero del progetto “Accogliamo – Parrocchia Duomo di Chieri” e da Denis Taglioretti e Ibrahim Sangaré di Brico Center. I lavori saranno conclusi dal vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, Mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti.  

Acli Bologna: report sulle colf

15 Gennaio 2020 - Bologna - Nei giorni scorsi le Acli di Bologna hanno presentato un report basato sui dati del Servizio Colf offerto dal proprio Patronato, che contrattualizza 3.000 delle quasi 11.000 badanti della Città metropolitana. I dati hanno messo in luce come i lavoratori siano al 94% donne. Per il 42% provengono dall’Europa dell’Est e, a seguire, dalle Filippine (18%), dal resto del continente asiatico (14%) e dal Sud America (12%). «Dai dati emerge come il panorama delle badanti a Bologna stia notevolmente cambiando – ha osservato Filippo Diaco, Presidente provinciale, che ha messo in luce in particolare come l’età media delle badanti stesse si sia molto alzata –. Dieci anni fa avevano dai 40 ai 55 anni, oggi hanno dai 55 ai 70 anni: facciamo contratti per badanti di 70 anni che curano ottantenni». Questo implica notevoli conseguenze sul panorama del welfare locale, «perché sempre più spesso queste assistenti domiciliari hanno bisogno di welfare per se stesse, dalle invalidità civili alla pensione, per le più fortunate. Ma molte di loro non hanno contributi sufficienti e questo avrà ricadute pesanti sul loro benessere, appena non saranno più in grado di lavorare». C’è, poi, secondo Diaco «il problema della formazione professionale»: non ci sono corsi specifici per questa professionalità. «Le Acli da tre anni organizzano corsi ad hoc con geriatri, psicologi, infermieri, ma non dovrebbe essere una iniziativa della singola Associazione». Diaco ha concluso con un invito a chi governerà nel prossimo quinquennio la Regione Emilia Romagna: «chiediamo un contributo economico, nell’ambito della legge per i caregivers, per le famiglie che assumono badanti. Ad oggi è previsto solo un modesto sgravio fiscale sui contributi Inps, ma una badante convivente full time costa circa 1.200 euro al mese, più le sostituzioni della domenica, dei giorni e delle ore di riposo giornaliere: un salasso. Se uno decide di usufruire di ricoveri in case di cura e riposo sussistono aiuti. Perché non per i datori di lavoro domestico? – chiede Diaco».  (Chiara Pazzaglia, Bologna7)  

Immigrazione: il Ministro Lamorgese incontra il Direttore OIM Antonio Vitorino

15 Gennaio 2020 - Roma - Il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha incontrato ieri pomeriggio al Viminale il Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni, Antonio Vitorino. L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sullo stato della collaborazione tra Interno ed OIM e condividere nuove iniziative. Vi è stato uno scambio di opinioni sulla situazione libica e sui suoi effetti in tema di flussi migratori, si legge in una nota pubblicata sul sito del Ministero. La titolare del Viminale ha espresso “vivo apprezzamento per i consolidati ed ottimi rapporti tra Interno ed OIM, che, da sempre, è un partner di riferimento per una gestione ordinaria e sostenibile del fenomeno migratorio. Oggi più che mai – ha proseguito Lamorgese – l’OIM riveste un ruolo fondamentale nel più generale e complesso scenario mediterraneo. Mi riferisco, in particolare, a due direttrici di intervento in Libia: la salvaguardia dei diritti umani, all’interno e all’esterno dei centri per i migranti, e lo sviluppo delle regioni libiche maggiormente interessate dai flussi migratori”. «Rilevante - ha concluso la responsabile dell’Interno - è il ruolo di supporto svolto dall’OIM per il ricollocamento in altri Stati Membri UE, a seguito della Dichiarazione di Malta, dei richiedenti asilo sbarcati in Italia».

Papa Francesco l’autorità non è comando, ma coerenza e testimonianza

14 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - "Gesù insegnava come uno che ha autorità". Il Vangelo di Marco (Mc 1,21b-28) oggi ci narra di Gesù che insegna al tempio e della reazione che tra la gente suscita il suo modo di agire con "autorità", diversamente dagli scribi. E' da questa comparazione che il Papa, come riferisce Vatican News, prende spunto subito per spiegare la differenza che esiste tra "avere autorità", "autorità interiore" come Gesù appunto, e "esercitare l'autorità senza averla, come gli scribi", i quali pur essendo specialisti nell'insegnamento della legge e ascoltati dal popolo, non erano creduti: “Qual è l’autorità che ha Gesù? È quello stile del Signore, quella 'signoria' - diciamo così - con la quale il Signore si muoveva, insegnava, guariva, ascoltava. Questo stile signorile - che è una cosa che viene da dentro - fa vedere … Cosa fa vedere? Coerenza. Gesù aveva autorità perché era coerente tra quello che insegnava e quello che faceva, [cioè] come viveva. Quella coerenza è quello che dà l’espressione di una persona che ha autorità: ‘Questo ha autorità, questa ha autorità, perché è coerente’, cioè dà testimonianza. L’autorità si fa vedere in questo: coerenza e testimonianza”. Al contrario, gli scribi non erano coerenti e Gesù - fa notare il Papa - da una parte ammonisce il popolo a "fare ciò che dicono ma non ciò che fanno", dall'altra non perde occasione per rimproverarli, perché "con questo atteggiamento - rimarca Francesco -  sono caduti in una schizofrenia pastorale: dicono una cosa e ne fanno un'altra". E accade in diversi episodi del Vangelo che il Papa accenna: a volte Gesù reagisce - dice Francesco - mettendoli all'angolo, a volte non dando loro alcuna risposta e altre volte ancora, "qualificandoli": “E la parola che usa Gesù per qualificare questa incoerenza, questa schizofrenia, è ‘ipocrisia’. È un rosario di qualificativi! Prendiamo il capitolo ventitreesimo di Matteo; tante volte dice “ipocriti per questo, ipocriti per questo, ipocriti …’ Gesù li qualifica ‘ipocriti’. L’ipocrisia è il modo di agire di coloro che hanno responsabilità sulla gente - in questo caso responsabilità pastorale - ma non sono coerenti, non sono signori, non hanno autorità. E il popolo di Dio è mite e tollera; tollera tanti pastori ipocriti, tanti pastori schizofrenici che dicono e non fanno, senza coerenza” Ma il popolo di Dio - aggiunge papa Francesco - che tanto tollera, sa distinguere la forza della grazia. E il Papa lo spiega facendo riferimento alla Prima Lettura della Liturgia di oggi, in cui l'anziano Eli, "aveva perso tutta l’autorità, soltanto gli rimaneva la grazia dell’unzione e con quella grazia" - spiega il Papa - "benedice e fa il miracolo" ad Anna che affranta dal dolore sta pregando per essere madre. Da qui nasce la considerazione del Papa sul popolo di Dio, i cristiani e i pastori: “Il popolo di Dio distingue bene fra l’autorità di una persona e la grazia dell’unzione. ‘Ma tu vai a confessarti da quello, che è questo, e questo e questo…?’– ‘Ma per me quello è Dio. Punto. Quello è Gesù”’. E questa è la saggezza del nostro popolo che tollera tante volte, tanti pastori incoerenti, pastori come gli scribi, e anche cristiani? - che vanno a Messa tutte le domeniche e poi vivono come pagani. E la gente dice: ‘Questo è uno scandalo, un’incoerenza”. Quanto male fanno i cristiani incoerenti che non danno testimonianza e i pastori incoerenti, schizofrenici che non danno testimonianza! L'occasione che offre dunque questa riflessione è la preghiera che il Papa eleva al Signore, a conclusione dell'omelia, perché tutti i battezzati abbiano "l’autorità", "che non consiste in comandare e farsi sentire, ma nell’essere coerente, essere testimone e per questo, essere compagni di strada nella via del Signore".    

Viminale: Open Arms e Sea Watch 3: assegnati i porti

14 Gennaio 2020 - Roma - I seguito alle richieste avanzate, all’ Open Arms e alla Sea Watch 3 sono stati assegnati, rispettivamente, i porti di Messina e Taranto. Ne dà notizia oggi il Viminale in una nota pubblicata sul sito spiegando che Francia, Germania, Portogallo e Irlanda hanno già dato la loro disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo a bordo. La disponibilità è stata offerta sulla base dell’apertura della procedura di ridistribuzione dei migranti a livello europeo avviata dalla Commissione UE anche sulla scorta del pre-accordo di Malta.  

Fondazione Sordi: domani una giornata di studi sulla figura dell’operatore socio sanitario

14 Gennaio 2020 - Roma - La figura dell’Operatore all’interno di strutture sociosanitarie è al centro dell’incontro formativo organizzato dalla Fondazione Alberto Sordi per il 15 gennaio 2020, in largo dello Scautismo, al Roma Scout Center. Formatori, psicologi, medici, direttori sanitari e di strutture dedicate, esperti della fragilità e docenti universitari si confronteranno sulle principali tematiche della cura, a partire dalle indicazioni contenute nella “Carta Alleanza per le Persone Anziane”. Questo documento, presentato dalla Fondazione Alberto Sordi, mira a sviluppare reti di collaborazione e partnership tra attori pubblici, privati e di terzo settore, per promuovere una cultura della condizione anziana, nel rispetto delle fragilità emergenti, per migliorare la vita della persona e del nucleo familiare che ha vicino. “Un modo socialmente innovativo – ha affermato il direttore della Fondazione Avv. Ciro Intino – per condividere esperienze, individuare soluzioni e modelli di cura, utili e qualificati, sostenibili economicamente, per l’autonomia degli anziani, oggi sempre più costretti dalla vita quotidiana a ricercare il proprio spazio in un contesto sociale e di vita caratterizzato da fretta e solitudine”. La Fondazione Alberto Sordi propone progetti culturali e formativi, come nelle intenzioni del suo fondatore, di forte impatto sociale per favorire il protagonismo delle persone anziane anche di quelle più fragili e malate. E c’è tutto un mondo di operatori che lavora per questo, una ricchezza di figure professionali, la disponibilità di volontari qualificati che rappresentano uno spaccato prezioso e non sempre conosciuto e valorizzato appieno, della nostra società civile. La giornata di incontri del 15 gennaio, dalle 9.00 alle 17.00,  sarà occasione per confrontare esperienze sociali fortemente innovative anche sul piano delle nuove tecnologie applicabili, in un’ottica di collaborazione Pubblico-Privato, nel coinvolgimento di tutti gli attori presenti sui territori del mondo delle famiglie e delle imprese.

Palermo: le porte della cattedrale rivestite di coperte termiche in ricordo dei migranti

14 Gennaio 2020 - Palermo - La cattedrale di Palermo ospita da “Eldorato – Nascita di una nazione”, un progetto di arte contemporanea ideato da Giovanni de Gara e dedicato al tema delle migrazioni e dell’accoglienza. Le porte della chiesa saranno rivestite d’oro utilizzando le coperte termiche in cui vengono avvolti uomini, donne e bambini quando, stremati dalla loro odissea per mare e per terra, approdano in Italia. L’installazione temporanea ha l’obiettivo di “promuovere una riflessione profonda sull’accettazione del diverso da sé, sulle migrazioni, sulle terre promesse e brutalmente negate, sull’aspirazione a un mondo diverso, costruito oltre l’idea di confine e capace di essere nuovamente umano”. “Le coperte termiche nel nostro immaginario collettivo sono il simbolo delle migrazioni – spiega l’artista –, ma sono comunemente impiegate per il soccorso di chiunque abbia bisogno di calore e accudimento”. Secondo de Gara, l’installazione vuole essere “un invito a riflettere sull’urgenza di andare oltre le barriere che costruiamo ogni giorno nei confronti di chi sfugge alla conformità, proviene da luoghi diversi o prega un altro Dio. Vorrei che quest’oro degli ultimi e degli scartati, come dice Papa Francesco, ci aiutasse a guardarci dentro e a specchiarci nell’altro”. Il progetto “Eldorato”, il cui lungo viaggio ha preso il via nel giugno del 2018 dalle porte dell’abbazia fiorentina di San Miniato al Monte, arriva a Palermo dopo aver fatto tappa sulle porte di sessanta chiese cattoliche, valdesi, metodiste e luterane e di alcuni luoghi comunitari simbolici come il Maschio Angioino (sede del Comune di Napoli), il carcere di Venezia e l’aula magna dell’Università di Bologna.  

“E non riuscimmo a riveder le stelle”: oggi la presentazione a Rossano con Mons. Satriano

14 Gennaio 2020 - Rossano -Sarà presentato oggi, martedì 14 gennaio, nel salone degli Stemmi del palazzo arcivescovile di Rossano, alle ore 17,00, il volume di poesie “...E non riuscimmo a riveder le stelle” di Salvatore Martino con prefazione del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Alla presentazione interverranno, oltre all’autore, l’arcivescovo di Rossano-Cariati, Giuseppe Satriano e Tommaso Greco, docente di Filosofia del Diritti all’Università di Pisa. “Non è ignota ai migranti l'esperienza del dover cercare la vita altrove, dove si pensa che ci possa essere ancora un futuro, una speranza, sapendo i rischi a cui si va incontro. Rischia invece di rimanere vaga e lontana, per chi non ne fa diretta esperienza, l'asprezza di perdere tutti i propri riferimenti, insieme alle persone care e magari a tanti innocenti”, scrive Bassetti nel volume edito da Tau ed inserito nella collana “Testimonianze e Esperienze delle Migrazioni" della Fondazione Migrantes. Un volume che vuole “sensibilizzare al tema della mobilità”, come spiega il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Don Giovanni de Robertis. (Raffaele Iaria)  

Mons. Raspanti su incontro di Pace di Bari: vogliamo creare un modello condiviso

14 Gennaio 2020 - Roma - “Non ci potrà mai essere un’Europa stabilmente in pace, senza pace nel Mediterraneo”. Il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della CEI,  ha usato questa metafora per lanciare l’incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo, che dal 19 al 23 febbraio prossimi vedrà radunati a Bari – insieme al Papa, che domenica concluderà l’incontro con una Messa da lui presieduta – vescovi provenienti da tre continenti: Europa, Asia e Africa. Ne parliamo con Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale,  Vicepresidente della CEI e coordinatore del Comitato organizzativo. Manca ormai un mese all’appuntamento di Bari: a che punto siamo nella preparazione, e quale è stata la risposta delle Chiese delle due sponde del Mediterraneo? La preparazione procede speditamente e siamo in linea con i tempi stabiliti. Abbiamo la risposta positiva di tutti gli invitati, che si sono prenotati già con i loro delegati. Ciò sembra denotare un reale interesse verso l’incontro, soprattutto in seguito agli eventi spiacevoli di queste ultime settimane. Gli aspetti logistici sono ormai nella fase di realizzazione: alloggi, spostamenti, predisposizioni degli spazi di lavoro e di preghiera. Quanto ai contenuti, stiamo mettendo a punto le introduzioni alle tematiche e i testi ai quali i delegati dovranno lavorare. Avremo degli ultimi incontri per mettere a punto il metodo di lavoro, con i facilitatori e i segretari dei tavoli che si costituiranno per la discussione. La Chiesa di Bari sta designando luoghi e parrocchie che saranno coinvolti nell’evento. Circa ottanta vescovi italiani si sono prenotati per essere presenti ai momenti pubblici del sabato pomeriggio e della domenica. Come si articoleranno le giornate di Bari, e quale clima si respira aspettando Francesco? Abbiamo pubblicato il sito, dove si può trovare il programma delle giornate. Il clima è dunque di lavoro intenso e, ovviamente, anche di curiosità e di attesa, visto che è la prima esperienza del genere e nulla è scontato. La venuta del Santo Padre conferisce all’incontro un valore molto alto, perché sappiamo che egli si attende delle conclusioni concrete e pratiche, come pure vorrà offrirci indirizzi illuminanti per il discernimento pastorale e il contributo che le nostre comunità potranno dare ai Paesi nei quali vivono. Il Papa ha voluto essere presente a Bari, nella messa conclusiva.  Quello del Mediterraneo, come ha dimostrato di recente anche a Napoli, è un tema a lui molto caro. Quanto al metodo, nel discorso che ha tenuto all’assemblea CEI di maggio  il Papa ha raccomandato la sinodalità come modo di essere di tutto il popolo di Dio, di cui la collegialità è una forma specifica che riguarda l’esercizio del ministero episcopale. A Bari, in sintonia con le indicazioni del Santo Padre, vogliamo creare un modello mentale condiviso, per dare il nostro contributo ad alcuni problemi che ci interpellano più da vicino, ma anche dare nuova spinta all’evangelizzazione, al processo di pace, alla trasmissione della fede, con tutte le sue difficoltà. Un messaggio, quello che parte da Bari, che intende coinvolgere non solo la comunità ecclesiale, ma l’intera società. Francesco, a Napoli, ha delineato una “teologia dell’accoglienza” che consiste nell’avviare processi e nell’adottare il dialogo come metodo. E’ questa la “teologia del Mediterraneo”? Il dialogo è la parola-chiave, e la necessità più urgente è quella di trovare un metodo di dialogare. A Napoli il Papa parlava di teologia, come servizio alla vita della Chiesa: lo spunto per fare teologia, per pensare la fede e renderla più consapevole per il popolo di Dio, secondo Papa Francesco non viene soltanto all’adattare la teologia o la tradizione dottrinale della Chiesa conservata in formule, ma dall’esperienza, dalla capacità di entrare in contatto con al vita cristiana nei vari ambiti e territori. In questo modo la teologia si può lasciare interrogare, può “fare rete” con la concretezza della vita cristiana e così intercettare le sfide della società. Il Mediterraneo può essere un luogo di guerre o di voglia di unità, un luogo dove le migrazioni vengono associate alla ricerca della propria dignità oppure al contrario un luogo in i diritti umani vengono calpestati o derisi. Un mare di morte o un ponte di accoglienza. È a partire da questo che la teologia deve interrogarsi. C’è una grande sintonia tra quella che il Papa a Napoli ha definito “teologia in contesto” e l’impostazione del nostro incontro: se parte dal basso, dalla vita realmente vissuta, la teologia può andare più a fondo per riflettere sulla sua missione, altrimenti rimane staccata dalla società e dalla vita concreta delle parrocchie. Questo non vuol dire che la teologia debba diventare catechesi, ma che deve essere disponibile a ricevere un grande impulso dal vissuto concreto della gente. Il primo imperativo, allora, come raccomanda il Papa è l’ascolto. (SIR)  

Germania: corso online di Pastorale Migratoria

13 Gennaio 2020 - Francoforte - La Migrationskommission della Conferenza Episcopale Tedesca informa che dal nuovo anno la Facoltà di Teologia dell’Università di Freiburg (Svizzera) organizza, in collaborazione con il SIMI (l’Istituto Internazionale Migrazioni degli Scalabriniani di Roma), il corso online “Pastorale nel contesto della mobilità umana e Migrazione” (CAS). La Commissione della DBK e la “Migratio” della Conferenza Episcopale Svizzera hanno partecipato alla elaborazione del corso, rivolto in particolare agli operatori pastorali del settore, ma interessante anche per chi lavora nella formazione, nel sociale, negli scambi internazionali. Il corso è in tedesco ed è rivolto a tutti gli interessati in Germania, Svizzera e Austria. Il programma dettagliato, i costi e la scheda per l’iscrizione si trovano al sito https://www3.unifr.ch/pastoral/de/weiterbildung/cas/. Tra i docenti, dalla Germania ci sono il Prof. Dr. Thomas Faist (Bielefeld), Prof. Dr. Josef Freise (Köln), Dr. Andreas Renz (München), Dr. Frank van der Velden (Mainz). L’inizio del corso è previsto nella primavera del 2020. (p. Tobia Bassanelli)

“Coesione, innovazione e società plurali”: una  Scuola di formazione integrata sulle migrazioni

13 Gennaio 2020 - Brescia – Prende avvio il 3 aprile la Scuola di formazione integrata sulle migrazioni "Coesione, Innovazione e Società plurali". che punta a coniugare la sfida posta dalle migrazioni con la centralità delle comunità locali attraverso il potenziale delle metodologie pedagogiche critiche e quello progettuale dell’innovazione sociale. Un percorso biennale di studio che parte dall’analisi delle debolezze strutturali della gestione e della narrazione dei processi migratori nel nostro Paese e si proietta verso la ricerca e l’accompagnamento di modalità alternative possibili, efficaci e sostenibili di attivazione dei territori nei processi di accoglienza, integrazione e valorizzazione della presenza dei migranti come leva per un nuovo slancio allo sviluppo delle comunità locali. Un percorso che si propone di andare oltre l’approccio gestionale e di abilitare una maggiore consapevolezza e comprensione critica della realtà delle migrazioni, strutturare la competenza a progettare con le comunità locali interventi complessi di sviluppo locale, la capacità di concepire e gestire processi di empowerment, capacity e community building, a mobilitare le reti sociali e sviluppare un approccio multi stakeholder ed una logica di sistema e di sostenibilità secondo le logiche dell’innovazione sociale. Si offre come laboratorio per lo studio e la produzione di cultura per tutti quei soggetti che su base territoriale sono direttamente coinvolti nella definizione delle politiche, delle strategie e degli interventi connessi con l’accoglienza dei migranti, la coesione sociale e lo sviluppo locale. Un'opportunità per pubblici amministratori, dirigenti, docenti, direttori di strutture di accoglienza, operatori sociali e sanitari, studenti e ricercatori e cittadini impegnati per rafforzare e mettere a sistema nuove competenze per stringere le maglie della coesione sociale e costruire comunità in cui le persone non siano solo soggetti da includere, accogliere, assistere, rieducare e accudire bensì riconosciuti, in prima istanza, come donne e uomini portatrici di competenze, potenzialità, culture e risorse complementari generativi di nuovo sviluppo locale. Per maggiori informazioni “Coesione, innovazione e società plurali”  

Suor Angela: medico e volontaria per due anni sulle navi della Guardia Costiera italiana nel Mediterraneo

13 Gennaio 2020 - Roma - “Uscite andate altrove” sono state queste parole di papa Francesco rivolte alle religiose e ai religiosi a portare suor Angela Bipendu, medico, suora congolese della Congregazione Discepole del Redentore, da 16 anni in Italia, a salire su una nave della Guardia costiera italiana impegnata nel Mediterraneo. Suor Angela vi ha prestato servizio per due anni, ora lo fa saltuariamente, lo alterna con il servizio come guardia medica a Bergamo, dove ultimamente si è trasferita. “Mi sono detta nel mio ambito cosa posso fare? Vado a dare una mano a quelli che vengono e che avranno bisogno?” così ha risposto la suora. Un racconto toccante, rilasciato in un’intervista a Vatican News, in cui la suora ripercorre la sua esperienza come volontaria su una nave impegnata nel Mediterraneo nel salvataggio di immigrati a rischio naufragio.  Suor Angela racconta momenti che noi altri siamo abituati a viverli attraverso le immagini trasmesse dalla Tv, ma vissute in prima persona sono strazianti. Nell’intervista ripercorre alcuni momenti di quelle giornate, di incontri con gente che negli occhi aveva solo la disperazione; persone segnate sui corpi da una vita fatta di stenti, e l’ultimo lo avevano affidato al mare. Dai loro racconti emergeva la drammaticità che porta a partire, ultima possibilità di salvarsi prima di arrendersi alla morte. Alla domanda se aveva trovato sostegno alla sua idea di partire, suo Angela risponde “Sì, ho trovato sostegno perché mi sono rivolta al Cisom che è il Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta. È un'associazione grande che ha tantissimi volontari, quindi io mi sono agganciato a loro e anche il lavoro che abbiamo fatto, e che facciamo sul mare, è un lavoro di gruppo. C’è la Guardia costiera, ci siamo noi volontari del Cisom che facciamo tutti insieme una squadra per un solo obiettivo: quello di salvare le persone in difficoltà che attraversano il Mediterraneo per trovare qui una vita migliore, una speranza di vita”. Tante le persone salvate in due anni, e tanti i racconti ascoltati. Testimonianze che hanno segnato la suora, come quello della donna che aveva seppellito lei stessa i suoi due figli, scavando con le mani la sabbia per seppellirli sulla spiaggia. Un episodio successo in Libia, ma la mamma poi era riuscita a imbarcarsi su un barcone soccorso dalla guardia costiera dove suor Angela prestava soccorso. “All'inizio  - afferma - avevo un po' di paura, ma poi ho visto che il Signore mi ha dato la forza e anche il coraggio di affrontare questa esperienza sempre in squadra: io come medico, l'infermiera e l'equipaggio della Guardia Costiera che è un equipaggio fantastico. Perché io ho visto il personale della Guardia Costiera buttarsi in mare, anche a costo della propria vita, per salvare chi potevano salvare. Quindi questa è la carità che il Signore ci chiede, che chiedeva a me in quel momento, quello di dare me stessa per gli altri. Così ho fatto”. Suor Angela è pronta a partire di nuovo perché dice “Ogni vita umana è un dono e va salvata ad ogni costo”. (Nicoletta Di Benedetto)  

Rapporto Italiani nel Mondo: a Stoccarda la presentazione il 25 gennaio

13 Gennaio 2020 - Stoccarda - Il “Rapporto Italiani nel Mondo 2019” della Fondazione Migrantes sarà presentato a Stoccarda sabato 25 gennaio 2020 su iniziativa delle  Acli Baden-Württemberg, in collaborazione con la Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e la Fondazione  Migrantes. Con il Console Generale d’Italia Massimo Darchini, Delfina Licata,  curatrice del Rapporto, Toni Ricciardi, docente di Storia dell’ Emigrazione Italiana all’Università di Ginevra e Luciana Mella, giornalista di Radio Colonia/COSMO.  

Mazara del Vallo: la diocesi partner del master in Welfare Migration

13 Gennaio 2020 - Mazara del Vallo -  Presso il Polo universitario di Trapani si è tenuta la seduta finale del Master di I livello in “Welfare migration. Processi gestionali ed organizzativi del sistema di accoglienza e integrazione dei flussi migratori”, attivato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, in partenariato con l’Ordine dei Medici di Palermo e la diocesi di Mazara del Vallo. Il Master ha rappresentato la risposta accademica alle richieste del mercato di nuove figure professionali e nuove specializzazioni nella gestione del sistema “allargato” di solidarietà sociale in favore dei migranti, mediante una preparazione specifica sugli aspetti giuridico-legali e pratico-operativi (anche di natura sanitaria) connessi al funzionamento delle strutture pubbliche (aziende sanitarie provinciali, aziende ospedaliere, ospedalità convenzionata) e private (centri di accoglienza, enti non profit ed ecclesiastici) interessate ai processi di accoglienza e di integrazione. Nella diocesi siciliana, proprio nell’ambito del Master, lo scorso anno si è svolta la Cattedra di Islamistica sul tema “Conoscere l’islam: di fronte e attraverso”, organizzata dall’Ufficio Ecumenico e del Dialogo Interreligioso della Diocesi di Mazara del Vallo.

Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes: il 15 gennaio la presentazione a Bari

13 Gennaio 2020 - Bari - Mercoledì 15 gennaio, alle ore 19.30, presso la Parrocchia Santa Croce di Bari la presentazione del XXVIII Rapporto Immigrazione 2018-2019 “Non Si Tratta Solo Di Migranti” realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Il tema del Rapporto è ispirata al Messaggio di Papa Francesco per la 105ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “Non si tratta solo di migranti” celebrata il 29 settembre 2019. “Il Rapporto offre temi e dati volti a mettere in luce i diversi aspetti di vita di un migrante, ovvero di una persona che districa fra difficoltà di tipo burocratico, scolastico, giudiziario, sanitario, economico, sociale, ovvero con i problemi della vita quotidiana che affrontano tutti, ma che, nel suo caso, sono forse più complicati che per molti altri”, si legge nell’introduzione. A presnetarlo Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes.