Primo Piano

Migrantes: nominati dal CEP i coordinatori nazionali per i filippini e i lituani in Italia

23 Gennaio 2020 -

Roma – Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI, riunito in questi giorni a Roma ha nominato due coordinatori nazionali per la pastorale con gli stranieri cattolici in Italia. Si tratta di Don Gregory Ramon Dacer Gaston, Rettore del Pontificio Collegio Filippino, nuovo coordinatore nazionale Migrantes della pastorale dei cattolici filippini in Italia e del coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici lituani Don Audrius Astikaitis, Rettore del Pontificio Collegio Lituano San Casimiro. Ai due coordinatori gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Fondazione Migrantes.

Anelli: studiare il fenomeno migratorio mediante un approccio scientifico con un’attenzione particolare alla dimensione religiosa

23 Gennaio 2020 - Roma - “La ricerca che presentiamo rientra in programmi specifici dell'impegno dell'Università Cattolica nel portare avanti ricerche multidisciplinari, in contesti trasversali: la realtà è complessa e la ricerca fa dialogare insieme metodi e saperi differenti”. Così il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli ha presentato un’ampia ricerca condotta dall’ateneo sulle relazione tra i fenomeni migratori e la religione dal titolo “Migrazioni e appartenenza religiosa”. “L'idea di fondo – ha detto ieri pomeriggio durante un convegno al Senato - è studiare il fenomeno migratorio mediante un approccio scientifico con un'attenzione particolare alla dimensione religiosa, non dato accessorio, ma esplicativo dell'essenza dei fenomeni migratori”. Per Anelli  conoscere la spinta religiosa alla migrazione significa “conoscerne una causa profonda. La geopolitica dimostra nuovi luoghi e contesti un tempo pacifici, oggi conflittuali. Studiare l'appartenenza religiosa aiuta inoltre a comprendere come le comunità in uscita possono essere accolte dalle comunità di arrivo”. Lo studio “evidenzia la necessità di rafforzare la reciproca conoscenza tra apparati istituzionali e organizzazioni religiose” e di analizzare la “capacità dei nostri sistemi di protezione di rimanere fedeli ai principi fondanti delle democrazie europee”. L’intera ricerca sarà disponibile nelle prossime settimane. Lo studio conferma che “vi è un pregiudizio ideologico che impedisce di cogliere adeguatamente il ruolo della religione nei processi migratori e di integrazione”. Da qui si evidenzia “la necessità di rafforzare la formazione in materia religiosa e la reciproca conoscenza tra apparati istituzionali e organizzazioni/leader religiosi. I primi devono essere resi maggiormente consapevoli della rilevanza della religione in tutte le fasi del processo migratorio; i secondi devono essere resi maggiormente consapevoli dell’importanza del rispetto della legalità e, in particolare, di un ricorso corretto e non meramente strumentale alla richiesta di asilo politico”. Il riconoscimento dell’identità religiosa dei migranti è “una condizione essenziale per un processo di re-umanizzazione sul quale costruire una nuova etica dell’ospitalità. La ricerca inoltre dimostra come, attraverso le sue iniziative, la Chiesa “possa contribuire a forgiare il lessico, il quadro semantico e le procedure attraverso i quali ripensare il concetto di cittadinanza all’interno di una società pluralistica”. (R.I.)

Lamorgese: i flussi migratori sono un fenomeno epocale che non ammette semplificazioni

23 Gennaio 2020 - Roma - Quello dei flussi migratori è “un argomento complesso che non ammette semplificazioni e va affrontato tenendo presente la sua complessità, ma non è una questione emergenziale, perché i numeri sono scesi notevolmente”. Lo ha detto il Ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, all'incontro “Promuovere e integrare”, organizzato nella Sala Koch di Palazzo Madama su iniziativa dell'Ente Nazionale per il Microcredito in occasione della presentazione del Progetto F.A.S.I. “Formazione, auto imprenditoria e start-up per immigrati regolari” - finanziato con i fondi PON Legalità 2014-2020 - e della ricerca “Migrazioni e appartenenza religiosa” dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. “Lo Stato - ha precisato il Ministro - deve garantire un'esistenza dignitosa agli stranieri presenti sul nostro territorio, in un quadro che assicuri anche i diritti costituzionalmente garantiti ai quali deve corrispondere, per i cittadini stranieri come per quelli italiani, una serie di doveri stabiliti in modo da garantire un'ordinata convivenza civile”. Per il responsabile del Viminale, inoltre, bisogna “dedicare molta attenzione alle giovani generazioni. Ritengo che le seconde generazioni davvero possano costituire un punto di riferimento, ma devono sentirsi integrate, devono sentirsi parte di una comunità”. Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della  Conferenza Episcopale Italiana, Mario Baccini, Presidente dell'Ente Nazionale per il Microcredito e il Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli.  

Card. Bassetti: riconoscere in ogni persona le capacità e i talenti di cui è portatrice

22 Gennaio 2020 -

Roma - I quattro verbi - accogliere, proteggere, promuovere, integrare - utilizzati da Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018 “declinati” tutti insieme costituiscono “un programma sociale completo”. Lo ha detto oggi pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, intervenendo al Senato all’incontro sul tema “Promuovere ed integrare”. Un programma - ha spiegato il porporato - che c’interpella nel “profondo” e “rappresenta un mandato inderogabile per noi come Chiesa, e per chi, come noi, ambisce non solo a stare vicino a chi è momentaneamente in una situazione di fragilità o disagio, ma vuole comunque riconoscere in ogni persona le capacità e i talenti di cui è portatrice. A ciò si lega - ha spiegato il porporato - il desiderio di mantenere una società e una comunità umane e accoglienti, dove le differenze possano costituire un reciproco arricchimento, e le difficoltà essere una sfida per riuscire a farcela assieme”.

I quattro verbi - ha detto il card. Bassetti - “non rivestono un’importanza solo per i migranti e i rifugiati, ma costituiscono un atteggiamento e una capacità che dovremmo avere per chiunque abbiamo di fronte - e indipendentemente dal luogo in cui sia nato -, nel momento in cui lo riconosciamo semplicemente come una persona in difficoltà e nostro prossimo. A volte pare che in questo Paese, specie negli ultimi anni, si sia rimasti un po’ fermi. A volte non riusciamo neanche a dare compimento ai primi due verbi indicati dal Papa: accogliere e proteggere”. Per il presidente dei vescovi italiani, occorre “non avere timore di ribadire che ogni vita è sacra e, se in pericolo, va salvata sempre, ‘senza se e senza ma’”. Per questo è “doveroso realizzare una condivisione delle responsabilità tra tutti i Paesi europei, che faccia sì che i compiti non ricadano solo sui Paesi di primo arrivo: questo obiettivo va perseguito in sede politica, e mai può portare al rifiuto del soccorso e della prima accoglienza di chi è in pericolo”. Tuttavia - ha detto ancora il card. Bassetti - “fermarsi a questi due verbi - accogliere e proteggere - senza portare avanti in contemporanea e da subito anche gli altri due, ovvero promuovere e integrare, non ci porta lontano. Perché la tutela immediata della vita è cosa ben diversa da dare la possibilità di ricostruirsi una nuova vita nel Paese di asilo”. Per questo la contrapposizione “porti chiusi - porti aperti” è - ha detto ancora - “un falso dilemma: si tratta piuttosto di capire cosa accade a queste persone una volta arrivate in Italia. È, infatti, proprio il dare seguito al promuovere e all’integrare che rende possibile realizzare il contributo più significativo alla costruzione di un Paese capace di riconoscere e valorizzare le differenze, affermando pari diritti e pari dignità. Prima che giuridica o economica, la questione migratoria è una questione di verità, rispetto e dignità. Occorre - ha quindi proseguito - riallargare lo sguardo e aiutare tutti a capire perché tanta gente sia costretta a fuggire in condizioni così tragiche, e cosa accade loro una volta arrivati in Europa”. Secondo il card. Bassetti il “vero” problema oggi non è il numero dei migranti, che negli ultimi anni non cresce più, ma la “cattiva accoglienza”, che fornisce “sì un tetto e del cibo, ma solo quelli, senza favorire l’incontro con il territorio e senza prevedere almeno una qualche forma d’integrazione, come ad esempio corsi di lingua, corsi professionali ecc”. In tal modo, all’uscita da questa accoglienza “povera”, i migranti, “privi di strumenti per orientarsi nella società, vengono di fatto sospinti verso la marginalità e l’irregolarità, che alimentano la paura e l’ostilità da parte di molti cittadini italiani”.

Per il presidente della Cei il vero problema è “la grande quantità di persone presenti nel nostro Paese senza titolo di soggiorno (si stima siano fra le 600mila e le 700mila), o con un titolo di soggiorno che però non possono più rinnovare anche se hanno, nel frattempo, trovato un lavoro. Persone che non sanno dove andare e cosa fare, diventando così facile preda dello sfruttamento e della criminalità. E, purtroppo, gli ultimi interventi legislativi non sembrano sufficienti a ridurre tale cifra”. D’aquila l’auspicio che si possa trovare “presto una soluzione più appropriata e più equa, tenendo conto delle convenzioni internazionali, del rispetto dei diritti umani e delle chiare indicazioni date dal Presidente della Repubblica. Ma, soprattutto, crediamo nella necessità di ridare al nostro Paese un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti: non devono esistere parcheggi o ghetti”. Il card. Bassetti auspica anche “percorsi più agevoli di accesso alla cittadinanza, soprattutto per quei minori nati da genitori stranieri in Italia, che frequentano le nostre scuole e abitano le nostre città, già italiani di fatto ma ancora privi degli stessi diritti e doveri dei loro coetanei”. L’incontro di oggi al Senato diventa “segno”:  una na giornata in cui - Stato e Chiesa, insieme - “proviamo a inquadrare due aspetti sostanziali: da un lato, sottolineiamo la ricchezza culturale e religiosa che contraddistingue il nostro Paese; dall’altro, proviamo ad ascoltare e a dare risalto alle esperienze positive che hanno saputo accompagnare i migranti in una maniera non assistenziale, così da metterli in grado di dare il loro contributo alla crescita della società dove vivono”. Da qui l’augurio per “un lungo percorso di scambio e confronto in cui lo Stato e la Chiesa, nel reciproco rispetto di diritti, doveri e competenze, possano sempre più accompagnarsi e stimolarsi a vicenda”. (R.Iaria)

“Mediterraneo, frontiera di pace: il programma dell’incontro

22 Gennaio 2020 - Bari - Papa Francesco sarà a Bari domenica 23 febbraio in occasione dell’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, al quale parteciperanno i vescovi cattolici di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Il Papa partirà in elicottero dall’eliporto del Vaticano alle 7 per atterrare alle 8.15 a piazzale Cristoforo Colombo, a Bari, dove sarà accolto dall’arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci, da Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, da Antonella Bellomo, Prefetto di Bari e da Antonio Decaro, Sindaco di Bari. Alle 8.30, nella Basilica di San Nicola, incontrerà i Vescovi del Mediterraneo e pronuncerà il suo discorso. L’incontro sarà aperto dall’introduzione del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, e vedrà gli interventi del Card. Vinko Puljić, arcivescovo di Vrhbosna e Presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina, di Mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico «sede vacante» del Patriarcato Latino di Gerusalemme, e il ringraziamento di Mons. Paul Desfarges, arcivescovo di Alger (Algeria) e Presidente della Conferenza Episcopale Regionale del Nord Africa. Al termine, Papa Francesco scenderà nella Cripta per venerare le reliquie di San Nicola e saluterà la comunità dei Padri Domenicani. Uscendo dalla Basilica, sul sagrato, rivolgerà un saluto ai fedeli presenti. Alle 10.45 presiederà la concelebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II e reciterà la preghiera dell’Angelus. Alle 12.30 ripartirà in elicottero alla volta del Vaticano, dove atterrerà alle 13.45. “Ringraziamo il Santo Padre per il dono della Sua presenza all’Incontro di Bari. La Sua parola e il Suo Magistero sono un punto di riferimento per quanti desiderano e anelano la pace nel Mediterraneo”, dichiara il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. “Come Vescovi promotori dell’evento - aggiunge - facciamo nostro e rilanciamo l’appello del Papa alla Comunità internazionale per un più assiduo ed efficace impegno nell’area mediterranea e nel Medio Oriente”. È un tema, questo, al centro dell’incontro di riflessione e spiritualità che si aprirà mercoledì 19 febbraio, nel Castello Svevo alle 16, con l’intervento del card. Bassetti, al quale seguirà alle 17 la presentazione dell’evento da parte del vescovo Mons. Antonino Raspanti, Presidente del Comitato scientifico-organizzatore. La giornata si chiuderà alle 18.15 con un momento di preghiera. Giovedì 20 febbraio, dopo la Celebrazione Eucaristica nella Cripta della Basilica di San Nicola, nel Castello Svevo sarà illustrato il primo tema che darà il via al lavoro dei Tavoli di conversazione. La discussione in assemblea nel pomeriggio e i Vespri chiuderanno la giornata. Il secondo tema sarà presentato e approfondito venerdì 21 febbraio con le stesse modalità del giorno precedente. Alle 19, è in programma l’incontro con la comunità locale in 25 realtà dell’arcidiocesi. La giornata di sabato 22 febbraio inizierà, alle 8, con la Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di Bari e proseguirà al Castello Svevo con l’assemblea dei Vescovi. Alle 12 è prevista una conferenza stampa, mentre alle 15.30 si svolgerà al Teatro Petruzzelli un incontro culturale. Alle 19, infine, ci si ritroverà in Cattedrale per un momento di preghiera.

Greco Cattolici: il Coordinatore in Italia, Mons. Cristian Dumitru Crişan, è vescovo

22 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - E’ stato nominato oggi vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Făgăraş e Alba Iulia (Romania) don Cristian Dumitru Crişan dal 2018 Coordinatore Nazionale Migrantes  della Pastorale dei greco-cattolici in Italia. La nomina è del Sinodo della Chiesa Arcivescovile Maggiore Greco-Cattolica Romena alla quale Papa Francesco aveva concesso il suo assenso, assegnandogli la sede titolare di Abula. Nato l’11 ottobre 1981 a Reghin, nella contea di Mureş, nell’Arcieparchia di Făgăraş e Alba Iulia, Mons. Dumitru Crişan, dopo il suo ingresso in Seminario, dal 2000 al 2003 ha studiato nella Facoltà di Teologia greco-cattolica a Blaj e successivamente è stato inviato a Roma per l’Anno Integrativo Propedeutico, organizzato dalla Congregazione per le Chiese Orientali presso il Pontificio Istituto Orientale. Nel 2007 ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, a Roma e nel 2012 il Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense. Dal 2016 al 2017 ha studiato nella Facoltà di Scienze dell’Educazione all’Istituto Cattolico di Parigi in co-tutela con l’Università Paris IV Sorbonne e nel 2018 ha ottenuto il Certificato “Emouna – l’Anfiteatro delle Religioni” presso l’Università di Scienze Politiche di Parigi.  È stato ordinato sacerdote l’11 maggio 2008 a Bucarest.  Nel 2012 è stato nominato Parroco di “San Giorgio” di Parigi e Rettore della Missione greco-cattolica Romena in Francia. Dal 2013 è notaio del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica Romena. Il 9 aprile 2018 è stato nominato Visitatore Apostolico per i fedeli greco-cattolici Romeni in Europa. A Mons. Dumitru Crişan gli auguri della Fondazione Migrantes e della nostra testata per un proficuo ministero episcopale.

Papa Francesco ricorda i popoli che festeggiano il capodanno lunare

22 Gennaio 2020 - Città del Vaticano – Sabato, 25 gennaio, si festeggia, in tutto l’Estremo Oriente e in varie altre parti del mondo, il capodanno lunare. Lo ha ricordato questa mattina Papa Francesco al termine dell’Udienza generale inviando loro un “saluto cordiale” e “augurando in particolare alle famiglie di essere luoghi di educazione alle virtù dell’accoglienza, della saggezza, del rispetto per ogni persona e dell’armonia con il creato”. Il Papa ha anche invitato tutti a pregare per la pace, per il dialogo e per la solidarietà tra le nazioni: “doni quanto mai necessari al mondo di oggi”.

Migranti: 774 le persone sbarcate sulle coste italiane nel 2020

22 Gennaio 2020 - Roma - 774 sono le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio di questo anno. Il dato è stato diffuso oggi dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei 774 migranti sbarcati in Italia in questo anno, 248 sono di nazionalità algerina (32%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (87, 11%), Bangladesh (84, 11%), Iraq (62, 8%), Guinea (53, 7%), Iran (48, 6%), Marocco (41, 5%), Tunisia (34, 5%), Mali (25, 3%) e Nigeria (25, 3%), a cui si aggiungono 67 persone (9%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 92 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare: circa il 12% delle persone arrivate.  

Migrantes Rieti: sensibilizzare sulla realtà migratoria

22 Gennaio 2020 - Rieti – L’azione pastorale del servizio diocesano Migrantes della diocesi di Rieti, diretto da suor Luisella Maino, punta anche a sensibilizzare i reatini riguardo la realtà migratoria, anche attraverso testimonianze di italiani che vivono l’esperienza di emigrati condividendo diverse realtà: da quelle povere nel continente africano, come avvenuto attraverso l’incontro con Benedetta Tatti, giovane reatina che a dicembre aveva raccontato della propria esperienza nel Mali dove lavora come capitano dell’Esercito (che ha aiutato a capire le difficoltà di quelle terre da cui molti fuggono) a quelle delle opulente e secolarizzate società dell’Occidente: in questo caso New York. A portare la testimonianza di italiana negli Usa è stata, nell’incontro svolto l’altra settimana nel teatrino parrocchiale della Madonna del Cuore, Claudia Calì, giovane musicista di Perugia, che è volata oltre oceano nel 2006, “ancora prima che si sollevasse quest’onda di italiani che fuggono all’estero, la cosiddetta fuga dei cervelli”. Claudia si è dunque presentata come “una emigrata dall’Italia e un’immigrata negli Stati Uniti, e faccio parte di quella cosiddetta schiera di Italiani nel mondo”: una condizione, ha tenuto a precisare, non certo come quella drammatica di chi parte da Paesi in guerra o sfugge alle oppressioni, alla fame, alla miseria. Ma comunque un’esperienza che ti mette ugualmente in grado di comprendere che cosa significhi lasciare casa, affetti per ricominciare da capo in una terra non tua. Essere emigrati significa certamente “avere la possibilità di sbocciare, perché si ha l’occasione di venire a contatto con persone di culture e di lingue diverse e, quindi, di avere possibilità nuove che chiamano a mettersi in gioco con i propri carismi, la propria cultura, la propria personalità”. Una sfida che lei ha accettato nella sua esperienza musicista/pianista, impegnandosi per ottenere un dottorato di ricerca e giungere a insegnare all’università. Certo non mancano le difficoltà, “a partire dalla solitudine che si sperimenta soprattutto nei primi momenti e che potrebbe talvolta diventare determinante per lasciarsi andare e mollare tutto. Si avvertono le difficoltà della lingua, della necessità di cambiare alimenti, di organizzare la propria giornata e il proprio tempo in maniera completamente diversa. Inoltre è forte il richiamo delle origini, alimentato anche da una certa idealizzazione del proprio paese quando si vive lontani da casa”. Con quel senso di estraneità alla realtà in cui ti trovi e in cui fai del tutto per sentirti inserito, non senza affrontare i pregiudizi che, nella società statunitensi, permangono verso i non anglosassoni, italiani in primis. Ad arricchire l’incontro suor Piera Cori, la pastorella “cantautrice di Dio” in passato di stanza alla Madonna del Cuore, con alcune canzoni in tema nel ricordare che dinanzi a Dio si è tutti uguali figli a prescindere da colore della pelle, etnia e nazionalità. (C.V. – Lazio Sette)

Papa Francesco: migranti “trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti”

22 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - “Oggi, il mare sul quale fecero naufragio Paolo e i suoi compagni è ancora una volta un luogo pericoloso per la vita di altri naviganti”. A farlo notare è stato il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ha citato ancora una volta il dramma delle migrazioni: “In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari…”. “Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti”, ha aggiunto a braccio, sottolineando che “purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini”. “Sono sfruttati da trafficanti criminali, oggi”, la denuncia di Francesco: “Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti, oggi. A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti”. “Noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo”, l’impegno chiesto dal Papa sul versante ecumenico, e non solo: “Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio”. “Lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile, ci renderà tutti – tutti i cristiani, protestanti, ortodossi, cattolici – esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito”, ha concluso il Papa: “Ci avvicinerà ulteriormente all’unità, che è la volontà di Dio per noi”. (M. N. - Sir)  

Guatemala: carovana di migranti partita da Honduras

22 Gennaio 2020 - Roma -  “Siamo molto preoccupati. Già 4mila persone sono alla frontiera con il Messico; e sto parlando solo di coloro che sono giunti a Tecún Umán, l’ultima città prima del Rio Suchiate, nel dipartimento di San Carlos. Altri stanno cercando di entrare dal dipartimento del Petén nello Stato messicano del Tabasco. Ma ci dicono che altri 4mila stanno arrivando. Per noi gestire 8mila persone diventerebbe un grande problema umanitario. In questo momento stiamo facendo un grande sforzo, riusciamo a distribuire migliaia di pasti, grazie a un grande numero di generosi volontari. Il ponte sul fiume è come un imbuto, e praticamente nessuno passa”. Arriva dal Guatemala la voce di padre Juan Luis Carbajal, responsabile della Pastorale della mobilità umana della Conferenza Episcopale Guatemalteca. Parla della nuova carovana di migranti partita dall’Honduras la scorsa settimana.

Circo: è mancato Egidio Palmiri

21 Gennaio 2020 - Roma – E’ morto Egidio Palmiri, figura di riferimento del Circo italiano, per vari decenni presidente dell'Associazione di categoria, fondatore e guida dell'Accademia d'Arte Circense. Nato a Vado Ligure il 28 luglio 1923, la sua esperienza artistica si forma con le tournées nei grandi circhi tedeschi, passa attraverso i più prestigiosi teatri di varietà e, alla fine degli anni ’40, insieme ai fratelli dà vita all’arena italiana, con spettacoli che fanno parlare la stampa del tempo per numeri quali il “bolide umano” e il tuffo nel vuoto. Negli anni ’50 Palmiri apre il “circo-varietà”, una novità assoluta nel nostro Paese, in cui alla pista viene sostituito un palcoscenico con attrazioni circensi e di rivista della massima qualità. Ben presto il circo acquista notorietà e costituisce il trampolino di lancio per i maggiori artisti italiani dell'epoca, fra i quali i Nicolodi, i Larible, i Nones e i Merzari. Nel 1957 si associa al maggiore circo danese e fonda il “Palmiri-Benneweis”, che rimane attivo fino al 1967. Nel 1952 diventa presidente dell'Ente Nazionale Circhi, carica che mantiene fino al 2009. Ha anche fondato e diretto, quasi ininterrottamente, la rivista “Circo”. Nel 1988 ha fondato l'Accademia d’Arte Circense. Cordoglio per la scomparsa di Palmiri è stata espressa dall’Ente Nazionale Circhi ma anche di tutto il Circo, non solo italiano.  

Card. Turkson: il mondo del circo e delle fiere è un mondo che vive “costantemente la dimensione multiculturale dell’incontro e dell’accoglienza”

21 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - Il mondo del circo e delle fiere che “dispensa antiche e insostituibili forme di arte e cultura, profondamente radicate nella tradizione popolare, è un mondo che vive costantemente la dimensione multiculturale dell’incontro e dell’accoglienza ad intra  e ad extra”. Lo scrive i card. Peter K.A.Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale in un messaggio ai membri del Consiglio delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti riuniti in questi giorni a Montecarlo per il loro incontro annuale. Le persone e le famiglie che compongono il mondo del circo e delle fiere – ha scritto ancora il porporato, “eterogenee per origine, cultura e fede, per arte e professione sono in cammino ovunqiue nel mondo per arricchire le piazze e le città di momenti di spettacolo e di arte che offrono a quanti desiderano ritrovare un sorriso”. Dopo aver ringraziato i membri del Forum per “impegno ecumenico nel rendere presente il vangelo tra quanti operano nel mondi del circo e delle fiere” il porporato evidenzia come l’arte e lo spettacolo itineranti sono “una boccata dell’ossigeno della gioia di cui il mondo ha tanto bisogno: quante persone cercano quella stessa gioia continuamente in paradisi falsi ed ingannevoli, che lasciano l’amaro in bocca. Una risata strappata da un clown persino al papa – scrive il card. Turkson – è il rumore di un cuore che ritrova la via della felicità: così voi accompagnate i vostri spettatori a compiere un passo in più verso l’amore di Dio, il suo abbraccio e la sua misericordia”. “Siete chiamate – prosegue – ad essere insieme una comunità cristiana itinerante, testimoni di Cristo che sempre è in cammino per incontrare anche i più lontani, per camminare sulla comune via della gioia che punta verso la vera Via, Verità e Vita”. Per il cardinale una pastorale vissuta “con gioia semina gioia vera e duratura, anticipo di quella che vivremo nella comunione dei santi.” (R.Iaria)

Circo: una celebrazione ecumenica sotto lo chapiteau de Festival Internazionale di Montecarlo

21 Gennaio 2020 - Montecarlo - Con la celebrazione ecumenica sotto lo chapiteau di Fontvieille si è conclusa la seconda giornata del Forum delle organizzazioni cristiane che si tiene in concomitanza della 44^ edizione del Festival internazionale del Circo di Montecarlo. Alla celebrazione, presieduta dall’arcivescovo di Monaco mons. Bernard Barsi, erano presenti i vescovi di Nizza e Savona-Noli con i rispettivi vescovi emeriti. Come è consuetudine, la pista del circo si è trasformata in una cattedrale dove, oltre alla presenza dei rappresentanti di varie confessioni cristiane e altre religioni, si sono unite moltissime persone per la preghiera. Il Presule nella sua riflessione, dopo la lettura della parabola del buon Samaritano secondo il Vangelo di Luca, richiamando la presenza del Forum in questi giorni di lavori, ha sottolineato l’importanza dell’accoglienza dell’altro, del diverso da noi e il Circo ne è una testimonianza. Accoglienza e condivisone sono l’anima del Circo. Nella mattinata i lavori del Forum si sono concentrati sul cammino pastorale di ogni conferenza episcopale e le sfide che attendono le Chiese cristiane impegnate ad annunciare il Vangelo tra la Gente del Viaggio. Nel pomeriggio i delegati della European Network for Traveller Education, l’Ente europeo preposto alla scolarizzazione dei ragazzi viaggianti, hanno ribadito l’importanza dell’attenzione di ogni nazione alla questione scolastica dei fieranti e circensi.

Regno Unito: il Console  alla radio italiana Londononeradio

21 Gennaio 2020 - Londra – Il Console  Generale d’Italia a Londra, Marco Villani, stato in visita negli studi dell’unica radio italiana 24h a Londra e in Uk, Londononeradio BBC supplier. Lo scrive la stessa radio sul  proprio sito. La presenza del Console, è  stata anche l’occasione per  inaugurare la nuova sede degli studi della radio italiana, ed è stata anche l’occasione, nella sua prima intervista del nuovo anno di salutare  tutti gli italiani e parlare di Brexit, visto l’imminente data del 31 Gennaio. Il Console rispondendo alle domande del giornalista ed Editore della radio, Philip Baglini, ha parlato di Brexit e delle iniziative che il Consolato farà per aiutare gli italiani che vivono nel regno Unito. Il Console ha detto che sarà aperto uno sportello speciale, un giorno a settimana, dedicato alla Brexit per aiutare gli italiani a fare il settled status che permetterà ai cittadini italiani, ma anche ai 3 milioni di europei di poter risiedere in maniera permanete in Gran Bretagna dopo la Brexit.  

Microcredito: domani convegno al Senato con il card. Bassetti e il ministro Lamorgese 

21 Gennaio 2020 - Roma - Si svolgerà nella Sala Koch di Palazzo Madama, domani, 22 gennaio, a partire alle ore 17, il Convegno promosso dall’Ente Nazionale per il Microcredito dal titolo “Promuovere e Integrare”. Durante l’evento verranno presentati il progetto F.A.S.I. ovvero “Formazione, Autoimprenditoria e Start-up per Immigrati regolari” curato dall’Ente Nazionale per il Microcredito e la ricerca dal titolo “Migranti e appartenenza religiosa” curata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Interverranno il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno. Seguiranno gli interventi di Mario Baccini, Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito, e del Magnifico Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli. L’evento sarà moderato dal giornalista Piero Schiavazzi, coordinatore degli eventi del progetto Fasi.

Per dare voce a tutti i migranti: un incontro a Rieti

21 Gennaio 2020 - Rieti - Di migrazioni, nella Chiesa, si parlava solitamente in questo periodo, essendo collocata la relativa Giornata mondiale a gennaio. Dal 2019, su decisione di papa Francesco, è stata spostata all’ultima domenica di settembre. Ma si è voluto comunque affrontare l’argomento in sede di “plenaria mensile” del clero della diocesi di Rieti. Ai suoi principali collaboratori, i preti e diaconi radunati a Contigliano per il consueto incontro del terzo giovedì del mese, il vescovo Domenico Pompili ha proposto una riflessione sulle tematiche migratorie, invitando a parlarne don Giovanni De Robertis, sacerdote barese che della Fondazione Migrantes della Cei è direttore generale. Rispetto a un fenomeno epocale di sempre non è esente infatti la piccola Rieti. Non lo era ai tempi delle varie ondate migratorie che portarono tantissimi connazionali all’estero, quando anche dal territorio reatino emigrarono nelle Americhe prima, in altri Paesi europei poi, anche diversi reatini (e non va dimenticato come il santo prete Massimo Rinaldi, prima di tornare nella sua Rieti come vescovo, aveva condiviso per anni l’esperienza missionaria da scalabriniano fra gli italiani emigrati in Brasile), non lo è adesso rispetto ai nuovi emigrati, i giovani che in un’Italia – e il territorio reatino non è certo da meno – che offre meno prospettive devono cercare lavoro fuori confine. E non lo è più, come poteva essere (ma non del tutto) all’inizio, neppure come terra di approdo di stranieri, per quanto non raggiunga certo, fra migranti economici e rifugiati, i numeri delle grandi città. «Quella delle migrazioni è una realtà che come poche altre sta trasformando profondamente il nostro Paese e l’Europa», ha spiegato De Robertis. E la Chiesa deve starci dentro con uno sguardo ampio, poiché non è «solo un fenomeno sociale, ma, come più volte hanno ricordato gli ultimi pontefici, un segno dei tempi, cioè una realtà teologica, dove Dio sta operando e ci sta parlando», anche se, va detto, è una realtà ancora «troppo poco ascoltata sia a livello politico che ecclesiale». E già, perché se il mondo politico vi si approccia in modo spesso ideologico o strumentale o, peggio, cavalcando il becero populismo, bisogna anche dire che le comunità cristiane ancora «vanno avanti come se queste 11 milioni di persone (circa 5,5 milioni di immigrati e altrettanti di emigrati) non esistessero». Nonostante l’immancabile «serie di fake news molto diffuse nel nostro Paese» che altro non è l’immancabile elenco dei soliti stereotipi sui migranti, non si può fare a meno, come comunità cristiana, di approcciare il fenomeno, con la consapevolezza di quanto il discorso abbia un risvolto tanto sociale quanto pastorale. Sul primo aspetto, «dobbiamo cercare di aiutare le persone a passare dallo scontro al confronto», sforzandosi di superare le rigidità ideologiche, per esempio «quella che impedisce a bambini nati e cresciuti in Italia di essere cittadini italiani. O quella che mantiene nell’irregolarità persone che lavorano da anni nel nostro Paese». E in questo le parrocchie «potrebbero diventare un luogo prezioso di incontro: oggi in Italia la vera differenza è fra chi ha incontrato e ascoltato gli immigrati da vicino, e allora parla di Ibraim, Leila e Yussuf, e chi ne parla per categorie e luoghi comuni». Troppe, oggi, in Italia, le persone straniere con esistenze al limite: molte «senza titolo di soggiorno, non per colpa loro, ma di leggi inadeguate, facile preda dello sfruttamento e della criminalità. E purtroppo gli ultimi decreti “sicurezza” aggravano questa situazione». Il problema è proprio «questa cattiva accoglienza che genera paura e ostilità, assieme a un diffuso rancore sociale a cui è stato indicato lo straniero come il colpevole di tutti i nostri mali. Per questo papa Francesco continua a ripetere che si tratta di coniugare insieme quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare». C’è poi l’altro punto: la pastorale. «Lo straniero purtroppo anche nelle nostre comunità è visto non come un fratello attraverso cui il Signore ci parla, ma sempre come un disagio, un compito della Caritas tutt’al più, un tubo digerente. E un segno è l’assenza in molte diocesi dell’Ufficio Migrantes». Mentre questa presenza sempre più multietnica in Italia «è una occasione provvidenziale per interrogarci sulla nostra fedeltà al Vangelo»: non ci si può non chiedere «come mai fra coloro che frequentano le nostre parrocchie è più alto il numero di coloro che sono contrari all’accoglienza». Un’occasione per interrogarci «sul nostro modo di essere Chiesa, di vivere la missione cristiana, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso». Un cammino inevitabile, «da cui dipende in buona misura il futuro del cristianesimo nel nostro continente», ha detto don Gianni citando una recente esortazione del vescovo di Stoccolma, il cardinal Arborelius, a proposito di una cristianità europea ormai agli sgoccioli cui nuova linfa può venire proprio dall’accogliere nel suo seno le nuove leve provenienti da altri continenti. Insomma, «vivere la Chiesa della Pentecoste, dove le differenze vengono riconosciute e condivise per l’utilità comune, è anche a mio avviso il contributo più significativo che possiamo dare al Paese, perché la questione migratoria, prima di essere una questione sociale, politica, economica eccetera, è una questione di onore». (Zeno Bagni – Lazio Sette)

La vicinanza a don Ivan Maffeis per la scomparsa della mamma

21 Gennaio 2020 - Roma – Ieri è venuta a mancare Licia Binelli, la mamma di don Ivan Maffeis, direttore responsabile di questa testata e portavoce della Cei. La redazione di migrantesonline.it insieme alla direzione e al personale della Fondazione Migrantes si stringe nel cordoglio e nella preghiera, con grande affetto, intorno a don Ivan e alla sua famiglia.

Card. Bassetti: convocati dalla Parola sarà più facile avvicinare e riconoscere pure i tanti immigrati che vivono accanto a noi

20 Gennaio 2020 - Roma - Riscoprirne la centralità della Parola di Dio è “condizione per dirsi e diventare cristiani: occorre tornare a un incontro personale e comunitario con la Parola”. Alla Parola “sentiamo di appartenere: è all’origine del cammino interiore, risveglia il senso di Dio, l’apertura e la tensione verso il mistero. Della Parola vive ogni discepolo; per la Parola crede; sulla Parola poggia la pietà, la catechesi e la fede vissuta; dalla Parola si riversano sugli altri i gesti della carità e si genera e rigenera la comunità”. A dirlo oggi pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, aprendo i lavori del Consiglio Permanente che si concluderà mercoledì. Attorno alla Parola ci si “ritrova fratelli”, per cui essa è il “luogo” principale in cui vivere anche questa Settimana per l’unità dei cristiani. “Sentiamoci convocati dalla Parola: sarà più facile avvicinare e riconoscere pure i tanti immigrati, che vivono accanto a noi, la maggior parte dei quali è di fede cristiana; la loro presenza porta con sé una serie di implicazioni pastorali che devono trovarci attenti e disponibili. Quando si permette alla Parola di liberare la sua carica profetica, diventano visibili i segni dello Spirito anche in mezzo alle ambiguità e alle contraddizioni del presente. Si diventa, allora, capaci di cogliere ciò che nella vita è vero, giusto, conforme al Vangelo e ciò che non lo è, per discernere e comportarsi di conseguenza”. I lavori del Consiglio Permanente della cei prevedono la scelta del tema principale dell’Assemblea Generale di maggio e l’esame della bozza degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il quinquennio 2020-2025. All’ordine del giorno del Consiglio, poi, un aggiornamento circa le attività del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, le indicazioni per l’elaborazione delle relazioni quinquennali sull’attività delle Commissioni Episcopali e sul rinnovo dei loro Presidenti e i criteri di aggiornamento delle Convenzioni per fidei donum e sacerdoti stranieri in Italia. Il Consiglio si soffermerà, infine, sull’Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo, frontiera di pace (Bari, 19-23 febbraio 2020): verranno illustrati i contenuti e si farà un punto sulla preparazione e sull’organizzazione dell’evento, che verrà chiuso domenica 23 febbraio dalla celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco. L’incontro di Bari, ha detto il card. Bassetti, “vuol essere l’occasione per dare risonanza, dalle diverse sponde del Mare, a quanto accade e poter avviare un processo di visioni condivise e collaborazioni fattive. L’incontro cade – ha aggiunto - in un momento di crisi, particolarmente drammatico: alcune compagini statali – dalla Libia, alla Siria all’Iraq – sono in frantumi, altre sono attraversate da tensioni fortissime. La guerra, in più punti del Mediterraneo, è l’esito di scelte miopi e interessate, dalle quali non sono estranee nuove logiche coloniali, avanzate dalle grandi potenze. Come Chiese – ha concluso - intendiamo offrire una testimonianza di comunione, che non si rassegna a situazioni violente e a strutture sociali ingiuste”.        

Papa Francesco: essere liberi attraverso l’obbedienza a Dio

20 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - Essere docili alla Parola di Dio, che “è sempre novità”. Questa l’esortazione del Papa, come riferisce Vatican News  nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Riflettendo sulla Prima Lettura, papa Francesco si sofferma sul rifiuto “da parte di Dio” di Saul come re, “profezia” affidata a Samuele. Il “peccato di Saul”, spiega il Pontefice, fu la “mancanza di docilità” alla Parola di Dio, pensando che la propria “interpretazione” della stessa fosse “più giusta”. È questa, chiarisce il Papa, la “sostanza del peccato contro la docilità”: il Signore gli aveva detto di non prendere niente dal popolo che era stato vinto, ma così non avvenne: “Quando Samuele va a rimproverarlo da parte del Signore, lui dice, spiega: ‘Ma, guarda, c’erano buoi, c’erano tanti animali grassi, buoni e con questi io ho fatto un sacrificio al Signore’. Lui non ha messo in tasca niente, gli altri sì. Anzi con questo atteggiamento di interpretare la Parola di Dio come a lui sembrava giusto ha permesso che gli altri mettessero in tasca qualcosa del bottino. I passi della corruzione: si incomincia con una piccola disobbedienza, una mancanza di docilità, e si va avanti, avanti, avanti”. Dopo aver “sterminato” gli Amaleciti, ricorda papa Francesco, il popolo prese dal bottino “bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore”. È Samuele a ricordare come agli olocausti e ai sacrifici il Signore preferisca “l’obbedienza alla voce” di Dio, chiarendo la “gerarchia dei valori”: è più importante avere un “cuore docile” e “obbedire” piuttosto che - evidenzia il Pontefice - “fare dei sacrifici, dei digiuni, delle penitenze”. Il “peccato della mancanza di docilità”, prosegue, sta proprio in “quel preferire” ciò “che io penso e non quello che mi comanda il Signore e che forse non capisco”: quando ci si ribella alla “volontà del Signore”, non si è docili, “è come - spiega - se fosse un peccato di divinazione”. Come se, pur dicendo di credere in Dio, si andasse “dall’indovina a farsi leggere le mani ‘per sicurezza’”. Il non obbedire al Signore, la mancanza di docilità - rimarca il Papa - è come una “divinazione”: “Quando tu ti ostini davanti alla volontà del Signore sei un idolatra, perché preferisci quello che pensi tu, quell’idolo, alla volontà del Signore. E a Saul questa disobbedienza è costata il regno: ‘Poiché hai rigettato la Parola del Signore, il Signore ti ha rigettato come re’. Questo ci deve far pensare un po’ sulla nostra docilità. Tante volte noi preferiamo le nostre interpretazioni del Vangelo o della Parola del Signore al Vangelo e alla Parola del Signore. Per esempio, quando cadiamo nelle casistiche, nelle casistiche morali... Questa non è la volontà del Signore. La volontà del Signore è chiara, la fa vedere con i comandamenti nella Bibbia e te la fa vedere con lo Spirito Santo dentro il tuo cuore. Ma quando io sono ostinato e trasformo la Parola del Signore in ideologia sono un idolatra, non sono docile. La docilità, l’obbedienza”. Riallacciandosi all’odierno Vangelo di Marco, papa Francesco ricorda come i discepoli fossero criticati “perché non digiunavano”. È il Signore a spiegare come nessuno vada a cucire un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché si rischierebbe di peggiorare lo strappo. E come nessuno versi vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccherebbero gli otri, perdendo tutto: quindi “vino nuovo in otri nuovi”: “La novità della Parola del Signore - perché la Parola del Signore sempre è novità, ci porta avanti sempre - vince sempre, è meglio di tutto. Vince l’idolatria, vince la superbia e vince questo atteggiamento di essere troppo sicuri di sé stessi, non per la Parola del Signore ma per le ideologie che io ho costruito attorno alla Parola del Signore. C’è una frase di Gesù molto buona che spiega tutto questo e che viene da Dio, tratta dall’Antico Testamento: ‘Misericordia voglio e non sacrifici’”. Essere un “buon cristiano” significa allora essere “docile” alla Parola del Signore, ascoltare ciò che il Signore dice “sulla giustizia”, “sulla carità”, “sul perdono”, “sulla misericordia” e non essere “incoerenti nella vita”, usando “una ideologia per potere andare avanti”. È vero, aggiunge, che la Parola del Signore “a volte ci mette ‘nei guai”, ma “anche il diavolo fa lo stesso”, “ingannevolmente”. Essere cristiano è dunque “essere liberi”, attraverso la “fiducia” in Dio.