Primo Piano

Card. Bassetti: “Un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella”

2 Marzo 2020 - Roma - Nella serata di ieri, domenica 1° marzo, il Governo ha emanato un nuovo decreto per contrastare la diffusione del Coronavirus. Alla luce delle indicazioni del Comitato scientifico e tecnico, le misure resteranno valide fino a domenica 8 marzo e sono modulate su tre livelli: a) i paesi più colpiti; b) le loro province (Bergamo, Cremona, Lodi, Pesaro, Piacenza, Savona, Urbino) e regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna); c) l’intero territorio nazionale. Nelle tre regioni sono stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone; sono escluse durante la settimana le Messe feriali. “Ferisce il cuore dei pastori, delle comunità e di tutti i fedeli il non poter celebrare insieme la Santa Messa” scrive in un messaggio rivolto ieri alla diocesi il Patriarca di Venezia, Mons. Francesco Moraglia, che sottolinea come questa condizione vada comunque letta come “un atto di responsabilità civica e di attenzione alle esigenze della collettività e del bene comune”. “L’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus” ha spiegato l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, nell’omelia della Messa di ieri, trasmessa in televisione e via streaming, dove ha chiesto di “dedicare, in questo momento in cui non è senza pericolo radunarsi in assemblea, lo stesso tempo che si dedicherebbe alla Messa al silenzio, alla meditazione della Parola di Dio, alla preghiera” così da trasformare anche questa situazione in un “momento favorevole”. “In fondo il virus è un male comune e ci aiuta a capire che solo amando il bene comune, e facendone parte, trasformeremo queste avversità in un’occasione preziosa per essere più vicini a tante fragilità che stanno intorno a noi”, fa eco da Bologna il Card. Matteo Zuppi, in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera. “Questa rinuncia forzata deve aiutarci a capire il dono che abbiamo ricevuto, a farci vivere la ricchezza della nostra fede in modo più consapevole quando torneremo, speriamo presto, alla vita ordinaria”. Non è mancato in questi giorni un dialogo serrato tra la Segreteria Generale della CEI e le Istituzioni del Paese, in cui si sono condivise la preoccupazione per la salute di tutti e la collaborazione per ridurre smarrimenti e paure e, nel contempo, sono state rappresentate le attese delle comunità cristiane, spiega una nota diffusa poco fa. “A questo punto, il pieno rispetto delle disposizioni governative esprime la doverosa disponibilità a condividere fino in fondo le difficoltà che il Paese sta attraversando – commenta il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI –: è il momento di una corresponsabilità nella quale la Chiesa porta il suo contributo di preghiera, di speranza e di prossimità. Questa prova deve poter costituire un’occasione per ritrovare una solidarietà che affratella”.

Ecri: “crescono razzismo e intolleranza che favoriscono odio e violenza”

28 Febbraio 2020 - Strasburgo - “L’Europa si trova di fronte a una terribile realtà: i reati generati dall’odio antisemita e anti-musulmano, nonché altre forme di odio razziale si moltiplicano a un ritmo allarmante. L’esempio più recente è dato dalla sparatoria ad Hanau, in Germania, dove 9 persone sono state uccise e molte altre ferite da un estremista. Tali atti efferati sono spesso suscitati da parole velenose e da teorie complottiste diffuse sui social media e su internet”: la segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, commenta il rapporto annuale Ecri (organismo di esperti indipendenti del CdE preposto alla lotta contro il razzismo e l’intolleranza) che lancia un allarme sui discorsi di odio e le loro ricadute nella vita di ogni giorno. “Crescente influenza delle politiche ultra-nazionaliste e xenofobe in Europa, incitamento all’odio in rete, antisemitismo e islamofobia dilaganti, ambiente sempre più ostile per le Ong che lavorano con gruppi vulnerabili: sono queste le tendenze allarmanti – si legge in una nota che accompagna il rapporto – e le nuove sfide legate all’intelligenza artificiale delineate dall’Ecri”. Pejčinović Burić, a margine della presentazione del rapporto, avvenuta ieri, ha dichiarato: “dobbiamo porre fine alla diffusione della retorica nociva da parte di estremisti razzisti che colpisce le fondamenta stesse delle nostre democrazie. I nostri Stati membri devono lavorare insieme contro la crescente minaccia proveniente dai movimenti di destra, anche attraverso la cooperazione con l’Ecri”. Nel rapporto si legge fra l’altro: “i discorsi di odio online, che sarebbero stati inaccettabili in passato, sono ormai un fatto quotidiano e il dibattito democratico viene minato da opinioni polarizzate”. Discorsi d’odio di cui fanno le spese le donne, le comunità religiose, cristiani compresi, le minoranze (rom). Una sottolineatura particolare riguarda la comunità Lgbti. Il documento aggiunge: “non solo i partiti ultra-nazionalisti e xenofobi si sono aggiudicati seggi alle elezioni europee in diversi Paesi, ma i partiti tradizionali hanno adottato politiche restrittive. Il razzismo e l’intolleranza favoriscono l’odio e la violenza e rappresentano un rischio per tutti noi”.

Covid-19: restare uniti, tirare tutti dalla stessa parte. Il Coronavirus non divida l’Italia

28 Febbraio 2020 - Roma - Si moltiplicano in queste ore le analisi e le riflessioni sulla situazione creatasi con la diffusione anche in Italia del coronavirus Covid-19. Gli effetti dell’epidemia sono certamente problematici, tragici nelle loro conseguenze mortali, pesanti sul piano sanitario e sociale. La paura, in molti casi, ha preso il sopravvento, sperimentata nell’assalto ai supermarket e, soprattutto, nella diffidenza che si registra nei rapporti interpersonali: uno starnuto in pubblico rimanda subito agli “untori” della peste manzoniana, comprese nuove “colonne infami”. E già si intravvedono altre conseguenze, fra cui quelle economiche: gli appelli a “riaprire Milano” sintetizzano questo aspetto non secondario del coronavirus. Altrettanto preoccupanti, e sgradevoli, appaiono i “cordoni sanitari” che all’estero si registrano nei confronti degli italiani: giustificati in qualche caso, ma per lo più assolutamente irrazionali. In questo quadro, occorre riconoscere che, ancora una volta, l’Italia e gli italiani non hanno dato il meglio di sé. Anziché far proprio lo “stringiamoci a coorte”, l’impegno concreto a restare uniti che si canta con l’Inno nazionale, sono emersi in pochi giorni atteggiamenti che fanno pensare a un Paese diviso: diviso da vecchi e nuovi campanilismi, dall’improvvisarsi esperti in materia sanitaria, dal fidarsi di tutto ciò che i social rilanciano anche quando si tratta di evidenti sciocchezze messe in circolo – in maniera cosciente o meno – da chi non ne sa nulla. E se persino la medicina ha inviato talvolta all’opinione pubblica messaggi discordanti (dal minimizzare al drammatizzare), il peggio è forse giunto dalla politica, con contrasti fra i diversi piani di governo (locale, regionale, nazionale) che ha fornito l’impressione che qualcuno stesse pensando alle prossime elezioni piuttosto che a mettere al sicuro la salute dei propri cittadini e il bene delle comunità amministrate. Dovrebbe essere chiaro, in tale delicatissima fase, che bisogna tirare tutti dalla stessa parte; che occorre rispettare decreti, regole e ordinanze, con una scala di responsabilità e di autorità che va dal governo centrale ai territori, perché il problema è nazionale, non locale. Appare doveroso fidarsi della scienza e degli esperti riconosciuti evitando la psicosi collettiva spesso innescata da un’informazione superficiale e incontrollata. Per l’Italia è il tempo di mostrare unità d’intenti, condivisione di obiettivi, fattiva solidarietà verso chi sta pagando il prezzo più alto del Covid-19; quella stessa solidarietà che ha caratterizzato la Penisola in mille altre occasioni emergenziali: dai terremoti alle più diverse catastrofi naturali, dal terrorismo alle imprevedibili (ma non sempre incolpevoli) disgrazie collettive. Unità sul piano politico, perché il cittadino possa sentirsi rassicurato da governanti capaci di rispondere con responsabilità alla diffusione del virus e alle sue conseguenze a breve e lungo termine. Per questo appare doveroso respingere ogni sciacallaggio politico perché rischia di lacerare ulteriormente un Paese già di per sé fragile e impaurito. Gli italiani dovranno pure rimboccarsi le maniche, sostenuti da eventuali aiuti economici statali, per contenere al massimo le ricadute sul Pil, ovvero sulle imprese, la produttività, il lavoro, i redditi familiari…È inoltre auspicabile che le realtà e le voci credibili e autorevoli del Paese contribuiscano a instillare fiducia, senso di comunità, volontà di riscatto: quanto ad esempio stanno facendo – con senso di responsabilità – parrocchie e diocesi è veramente emblematico. Non si dovrà neppure rinunciare a quel sano, sottile umorismo sdrammatizzante che, sin dalle prime notizie dell’epidemia, si è messo spontaneamente in circolo nel Belpaese: non si può ridere sguaiatamente di una tragedia collettiva, ma è possibile – con piglio tutto italiano – aiutare a pensare tramite una battuta, un sorriso, una strizzata d’occhio. La paura – italianamente – si vince anche così. (Gianni Borsa – Sir)​    

Coordinatori etnici Migrantes: una missione per i migranti e dei migranti

28 Febbraio 2020 - Ostuni – Una missione per i migranti, una missione dei migranti. Nella splendida cornice della regione Puglia, a Ostuni, si è tenuta una due giorni dei coordinatori nazionali delle comunità etniche presenti in Italia. Alcuni di loro avevano partecipato anche alla fase conclusiva dell’incontro barese dei vescovi del Mediterraneo con Papa Francesco. Sono i sacerdoti che coordinano le attività pastorali di molte comunità cattoliche che sono nate in questi anni nelle diocesi italiane. L’incontro si è tenuto mentre risuonavano le ultime festose note del carnevale nella città bianca. Un cattolico nella Chiesa è sempre a casa sua, per questo nelle riflessioni condivise si è insistito anche sulla missione che attivamente riguarda gli immigrati nei confronti della comunità locale, la missione spesso di risvegliare la fede, di condividere la testimonianza, ma anche di ricordare a ogni chiesa locale la sua natura cattolica, quindi universale. Gli stimoli per la riflessione sono stati offerti da padre Carlos Caetano, direttore del “Service Nationale de la Pastorale des Migrants” in Francia, allargando dunque la prospettiva al confronto con una esperienza ecclesiale vicina alla nostra. La bellezza della Puglia, terra di mezzo tra oriente e occidente con i suoi uliveti dal sapore biblico, non hanno fatto dimenticare il clima di emergenza che sta vivendo l’Italia. (A.C.)  

Mons. Russo: “chiese sono aperte”. Per le messe “valutare situazioni”

28 Febbraio 2020 - Roma - “Bisogna valutare situazione per situazione, non si può generalizzare”. Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, ha risposto così alle domande dei giornalisti sul disagio espresso da alcuni sacerdoti e vescovi del Nord Italia per il fatto di non poter celebrare la messa, a causa delle misure precauzionali imposte dall’emergenza Coronavirus. A margine della presentazione del volume “Dio non abita più qui? Dismissione dei luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”, in corso alla Pontificia Università Gregoriana, Mons. Russo ha precisato che “le chiese sono aperte in Italia, tranne alcune situazioni particolari dove l’emergenza sanitaria sembrerebbe aver invaso di più il territorio. In quei luoghi, particolarmente quelli dove c’è il focolaio, ci si sta attivando per attenersi alle indicazioni, c’è collaborazione con le autorità”. “L’epidemia sembra risultare meno invasiva di quanto inizialmente si pensasse, speriamo che si arrivi al più presto ad aprire tutte le chiese per le messe, almeno quelle feriali”, l’auspicio del Segretario generale della CEI. “Tenere un rapporto attivo con le autorità pubbliche e utilizzare gli spazi che ci sono per favorire la partecipazione della popolazione alla preghiera”, l’indicazione della Chiesa italiana, valutando la situazione caso per caso e utilizzando, laddove è necessario, cautele come quella di “evitare le celebrazioni nei luoghi e nei momenti più affollati”.  

Migrantes: a marzo l’incontro degli “amici dei Rom e Sinti”

28 Febbraio 2020 - Roma – “Il Vangelo tra i Rom. Annunciare testimoniare condividere”. Questo il tema dell’incontro annuale degli “amici dei Rom e Sinti”, promosso dalla Fondazione Migrantes che si svolgerà a Frascati, dal 27 al 29 marzo 2020. Tra gli interventi previsti  quello del catecheta Enzo Biemmì e molte testimonianze. La celebrazione eucaristica di sabato 28 marzo sarà presieduta dal vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio Mons. Giampiero Palmieri. (R.I.)  

“Parole non pietre”: da oggi tre incontri per contrastare i muri dell’odio e le parole di razzismo

28 Febbraio 2020 - Roma – “Parole non pietre”. Questo il patto che sarà siglato questa mattina nella sede della rivista La Civiltà Cattolica fra i rappresentanti di diverse confessioni religiose e i rappresentanti della categoria dei giornalisti. Insieme con Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, Segretario generale e Presidente della Fnsi, Guido D’Ubaldo, segretario del Cnog, e Roberto Natale, coordinatore Comitato scientifico di Articolo21, hanno confermato la loro partecipazione: padre Antonio Spadaro, Direttore de La Civiltà Cattolica; Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero delle Comunicazioni della Santa Sede; Muhammad Abd al-Salam, Segretario dell’Alto Comitato per l’attuazione documento sulla fratellanza; Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma; Alessandra Trotta, moderatora della Chiesa Valdese; Rev. Elena Seishin Viviani e Giovanna Giorgetti, Vice Presidenti Unione Buddhista d’Italia; Svamini Shuddhananda Giri, rappresentante per il Dialogo Interreligioso Unione Induista italiana; Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia. All’incontro saranno presenti anche la Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Andrea Martella. I partecipanti firmeranno un impegno a contrastare i muri dell’odio e le parole del razzismo. Sarà consegnato loro un disegno offerto da Mauro Biani. Nel pomeriggio, alle 15.30, nella sede della Fnsi si terrà un incontro con le famiglie che hanno saputo trasformare il dolore in azioni di solidarietà. Domani, sabato 29 febbraio la manifestazione proseguirà, sempre nella sede della Fnsi, a partire dalle 9.30, con testimonianze e interventi dei giornalisti minacciati e delle associazioni che ogni giorno contrastano i muri dell’odio e del razzismo. Sarà anche consegnato un riconoscimento al regista Giuliano Montaldo, per i suoi 90 anni, e al giornalista Vincenzo Mollica. Domenica 1 marzo, alle 10, infine, si terrà al Portico d’Ottavia l’inaugurazione della “Panchina della Memoria” dedicata a giornalisti e tipografi ebrei romani vittime della deportazione.  

Papa Francesco: un prete non si isola ma vive in comunione con la sua gente

27 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Essere persone di speranza, riconciliate, che hanno riconosciuto le loro amarezze e sono state trasformate. È l’esortazione che il Papa rivolge al clero della diocesi di Roma, nel discorso letto stamani dal cardinale vicario Angelo De Donatis, durante la tradizionale liturgia penitenziale all'inizio Quaresima, cui Francesco non partecipa per "lieve indisposizione”, come la Sala Stampa vaticana annuncia. Tutta la riflessione sviscera le amarezze che nella vita di un sacerdote possono infiltrarsi come un “sottile nemico” che trova il modo di camuffarsi come un parassita. Si tratta, principalmente, di amarezza nel rapporto di fede, con il vescovo e fra confratelli. Il Papa tiene a sottolineare da una parte che il suo pensiero è frutto dell’ascolto di alcuni seminaristi e preti italiani, ma senza riferimento ad alcuna situazione specifica, mentre dall’altra rileva come la maggior parte dei preti sia comunque contento della propria vita e consideri queste amarezze come normali. Guardarle in faccia, quindi, consente di entrare in contatto con la nostra umanità e così, afferma Francesco, “ricordarci che come sacerdoti non siamo chiamati ad essere onnipotenti ma uomini peccatori perdonati”. Alla radice dell’amarezza nel rapporto di fede, si intravede una speranza delusa. Una speranza probabilmente scambiata con un’aspettativa. La speranza cristiana, infatti, non delude, sottolinea il Papa, perché “sperare non è convincersi che le cose andranno meglio, bensì che tutto ciò che accade ha un senso alla luce della Pasqua”. Per alimentarla è però necessaria un’intensa vita di preghiera, mettendosi “alla luce della Parola di Dio”: “Ora, il rapporto con Dio – più che le delusioni pastorali – può essere causa profonda di amarezza. A volte sembra quasi che Egli non rispetti le aspettative di una vita piena e abbondante che avevamo il giorno dell’ordinazione. A volte una adolescenza mai terminata non aiuta a transitare dai sogni alla spes. Forse come preti siamo troppo ‘perbene’ nel nostro rapporto con Dio e non ci azzardiamo a protestare nella preghiera, come invece il salmista fa spessissimo – non solo per noi stessi, anche per la nostra gente; perché il pastore porta anche le amarezze della sua gente”. La vera protesta, chiarisce, non è “contro Dio ma davanti a Lui”, nasce dalla confidenza. Per entrare profondamente nel senso della speranza è di aiuto comprendere la differenza con l’aspettativa che nasce quando, osserva Francesco, “ci arrabattiamo”, cercando sicurezze, quando il punto di riferimento siamo noi stessi. La speranza sgorga invece quando si decide di non difendersi più e, come diceva il teatino Lorenzo Scupoli nel suo Combattimento spirituale, bisogna “diffidare di sé, confidare in Dio”. Si basa su un’alleanza: quella vita piena promessa da Dio nel giorno dell’ordinazione si realizza “se faccio Pasqua, non se le cose vanno come dico io”. L’amarezza va, quindi, accolta, perché c’è una tristezza che a volte può essere buona e può condurci a Dio e così l’amarezza può cambiarsi in dolcezza e le dolcezze mondane in amarezze. Anche san Francesco d’Assisi lo ha sperimentato, come ricorda nel suo Testamento. Senza cadere nel luogo comune che trova nei superiori la colpa di tutto, perché in realtà siamo tutti mancanti, rimane il fatto, scrive il Papa, che “molta amarezza nella vita del prete è data dalle omissioni dei Pastori”. Non si tratta di divergenze inevitabili circa problemi gestionali o stili pastorali, ma di due aspetti “destabilizzanti per i preti”. Prima di tutto, quella che Francesco chiama “una certa deriva autoritaria soft”, quando per un “distinguo” magari si viene iscritti tra coloro che remano contro e l’adesione alle iniziative rischia di diventare “il metro della comunione”, quanto appunto “il culto delle iniziative” si va sostituendo all’essenziale. Per tracciare la giusta direzione, Papa Francesco si richiama a San Benedetto. Questi nella Regola raccomanda che l’abate consulti la comunità intera quando deve affrontare una questione importante, ma anche che la decisione ultima spetti a lui, con prudenza e equità. “La grande tentazione del pastore è circondarsi dei ‘suoi’, dei ‘vicini’; e così, purtroppo, la reale competenza viene soppiantata da una certa lealtà presunta, senza più distinguere tra chi compiace e chi consiglia in maniera disinteressata. Questo fa molto soffrire il gregge, che sovente accetta senza esternare nulla”. I fedeli però hanno il diritto, e a volte il dovere, di manifestare ai Pastori il loro pensiero sul bene della Chiesa, come prevede il Codice di Diritto Canonico. Certamente in questo tempo di precarietà, la soluzione sembra l’autoritarismo – “nell’ambito politico questo è evidente” – ma la vera cura sta nell’equità, non nell’uniformità, ricorda il Papa. Una terza causa d’amarezza nei sacerdoti può derivare dai problemi “tra noi”. Il presbitero in questi ultimi tempi ha subito “i colpi degli scandali, finanziari e sessuali” e il sospetto ha reso i rapporti più freddi e formali: “Davanti agli scandali il maligno ci tenta spingendoci ad una visione “donatista” della Chiesa: dentro gli impeccabili, fuori chi sbaglia! Abbiamo false concezioni della Chiesa militante, in una sorta di puritanesimo ecclesiologico. La Sposa di Cristo è e rimane il campo in cui crescono fino alla parusia grano e zizzania. Chi non ha fatto sua questa visione evangelica della realtà si espone ad indicibili e inutili amarezze. Comunque i peccati pubblici e pubblicizzati del clero hanno reso tutti più guardinghi e meno disposti a stringere legami significativi, soprattutto in ordine alla condivisione della fede”. E mentre si moltiplicano gli appuntamenti comuni, sembra esserci “più comunità, ma meno comunione”. Il Papa chiarisce, però, che non si tratta di solitudine nel senso cristiano, quella in cui si prega. Anzi, il vero problema sta proprio nel poco tempo per stare da soli. Senza solitudine, non c’è amore gratuito e gli altri rischiano di diventare “un surrogato dei vuoti”. Il dramma è invece l’isolamento, quello dell’anima, in mezzo alla gente. Quando “il mondo della grazia” diventa estraneo poco a poco e i santi sembrano “amici immaginari” dei bambini. Così la lontananza dalla grazia produce razionalismi o sentimentalismi ma “mai una carne redenta”. C’è poi il rischio di un isolarsi rispetto alla storia, quando tutto pare consumarsi nel “qui e ora” senza speranza nei beni promessi. Più ci si sente potenti, più si chiude il cuore al senso continuo della storia del popolo di Dio: “Per questo facciamo tanta fatica a prenderci cura e custodire quello che il nostro predecessore ha iniziato di buono: sovente arriviamo in parrocchia e ci sentiamo in dovere di fare tabula rasa, pur di distinguerci e marcare la differenza. Non siamo capaci di continuare a far vivere il bene che non abbiamo partorito noi! Iniziamo da zero perché non sentiamo il gusto di appartenere ad un cammino comunitario di salvezza”. Ma anche l’isolamento dagli altri è un pericolo, quando i propri problemi sembrano unici e insormontabili, quando si pensa che nessuno ci possa capire, spiega il Papa facendo riferimento a quanto Bernanos scriveva sul più sostanzioso “fra gli elisir del demonio”, un pensiero che ci fa chiudere in noi stessi mettendoci, in realtà, in una posizione di superiorità: “il demonio non vuole che tu parli, che tu racconti, che tu condivida. E allora tu cerca un buon padre spirituale, un anziano ‘furbo’ che possa accompagnarti. Mai isolarsi, mai! Il sentimento profondo della comunione si ha solamente quando, personalmente, prendo coscienza del ‘noi’ che sono, sono stato e sarò. Altrimenti, gli altri problemi vengono a cascata: dall’isolamento, da una comunità senza comunione, nasce la competizione e non certo la cooperazione; spunta il desiderio di riconoscimenti e non la gioia di una santità condivisa; si entra in relazione o per paragonarsi o per spalleggiarsi”. E, in conclusione, Francesco rimarca che il popolo di Dio “ci conosce meglio di chiunque altro”: “Sono molto rispettosi e sanno accompagnare e avere cura dei loro pastori. Conoscono le nostre amarezze e pregano anche il Signore per noi. Aggiungiamo alle loro preghiere le nostre, e chiediamo al Signore di trasformare le nostre amarezze in acqua dolce per il suo popolo. Chiediamo al Signore che ci doni la capacità di riconoscere ciò che ci sta amareggiando e così lasciarci trasformare ed essere persone riconciliate che riconciliano, pacificate che pacificano, piene di speranza che infondono speranza. Il popolo di Dio attende da noi dei maestri di spirito capaci di indicare i pozzi di acqua dolce in mezzo al deserto. (Debora Donnini – Vatican News)    

Messina: terminato sbarco Sea Watch

27 Febbraio 2020 - Messina – Sono state ultimate le operazioni di sbarco a terra dei 194 migranti arrivati a Messina a bordo della Sea Watch 3. Tra i migranti sbarcati “nessun sintomo”, come riferisce in un twitter la Ong: “il nostro team medico composto da cinque membri ha collaborato con il ministero della Salute per controllare tutti gli ospiti mentre lasciavano la nave”, si legge nel testo della Sea Watch.

Coronavirus: la preghiera della comunità cattolica peruviana in Italia

27 Febbraio 2020 - Roma - La comunità cattolica peruviana in Italia in questi giorni è in preghiera per i Paesi e le persone colpite dal coronavirus. L’invito da parte del coordinatore nazionale p. Emerson Campos Aguilar. “Desidero invitare, come ho fatto in altre occasioni, tutta la comunità peruviana e latinoamericana, i devoti del “Senor De Los Milagros, di includere nel programma della Quaresima, che inizia mercoledì 26 febbraio, la preghiera del Santo Rosario, la Via Crucis tutti i venerdì, e che tutto questo tempo sia di grandi momenti di incontro con Dio e la Sua Santa Madre, fino a Pasqua. Cerchiamo di pregare sia personalmente, sia comunitariamente in pieno dialogo con Dio per questa intenzione mondiale”. Al tempo della peste e di epidemie sconosciute, esperienze di terremoti, febbri sconosciute, malattie senza nome ed epidemie che hanno provocato vittime in Perù – ricorda il coordinatore nazionale -  si pregava Santa Rosa da Lima e San Martino di Porres: “si correva a pregare in quell'angolo della periferia di Lima dove stava il Cristo Signore dei Miracoli, li cantavano e pregavano: Signore dei Miracoli a te veniamo con devozione per implorare la tua benedizione, la salute, la pace”. Santa Rosa da Lima, che non era una dottoressa o un'infermiera, iniziò a  salvare la gente dalla peste. San Martino di Porres, che “non era medico ma un barbiere, salvò la vita al Cardinale del Messico, fu la mano di San Martino l'ultima opzione che restituì la vita di Sua Eminenza”. “Chiediamo – ha scritto p. Emerson - l'intercessione di questi due grandi santi, considerati umili dalla periferia peruviana, per pregare Dio e illuminare i medici e gli scienziati per trovare un modo, una medicina contro questo virus, che mette in ginocchio il mondo intero. Preghiamo per la Cina, per i nostri fratelli vittime e per coloro che soffrono”.

Contigliano: la sfida dei catechisti contro i pregiudizi

27 Febbraio 2020 - Rieti - Nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Contigliano, monsignor Ercole La Pietra e i catechisti hanno organizzato per i gruppi di ragazze e ragazzi che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima. Presso il Centro Pastorale Diocesano, un incontro di catechismo con la responsabile del Servizio Diocesano Migrantes di Rieti, suor Luisella Maino, sul tema “ Migranti, pregiudizio, paura” con la finalità di promuovere una catechesi legata al vissuto esistenziale e alla vita concreta, capace di abbattere i muri dell’indifferenza , del pregiudizio, del razzismo. Suor Luisella, con semplicità di linguaggio e chiarezza concettuale, ha animato l’incontro accompagnando i ragazzi, momento dopo momento, attraverso domande e interrogativi, nella riflessione sulle differenze di significato tra migrante, profugo, rifugiato. Un pomeriggio volto ad analizzare la parola pregiudizio in riferimento al proprio vissuto individuale, per poi spronare i ragazzi alla ricerca della causa della paura verso il diverso da sé. Attraverso la lettura di un brano in cui è stata descritta, in termini realistici, la condizione degli italiani immigrati in paesi stranieri, si è voluto invitare i presenti ad assumere uno sguardo diverso verso l’immigrazione. I ragazzi si sono sentiti coinvolti e protagonisti dell’incontro, intervenendo con domande spontanee, dialogando, talvolta persino cantando. La chitarra e la voce di suor Piera Cori hanno creato un momento di condivisione e allegria, e anche i brani prescelti non hanno esulato dal tema: sono state infatti eseguite canzoni dedicate all'accoglienza dei migranti, alla solidarietà, e alla condivisione francescana. La testimonianza più toccante, quella che ha fatto scendere una cortina di silenzio tra i ragazzi, è stata quella di due giovani rifugiati accompagnati dalle operatrici del Progetto Sprar. Uno arrivato dal Gambia e l’altro dall'Afghanistan, i due ragazzi hanno raccontato con umiltà e delicatezza il loro drammatico viaggio per arrivare in Italia e le difficoltà incontrate nel processo di integrazione aggravato anche dalla povertà di mezzi e di risorse. A conclusione, un caldo ringraziamento di don Ercole a tutti i partecipanti, grato per una catechesi che ha legato la Parola, il Sacramento e la Testimonianza. “Questo incontro nel segno dell’ascolto, dell’accoglienza, del dialogo e della solidarietà, se da una parte ci rasserena, dall'altra ci deve lasciare un sano tormento – ha detto il sacerdote – in modo che possiamo interrogarci sul significato dell’essere cristiano oggi”. (Frontiera)  

Card. Bassetti: “è una Quaresima particolare, la sofferenza che la gente sta vivendo può diventare motivo di grazia”

27 Febbraio 2020 - Roma - “Quella che stiamo vivendo è una Quaresima particolare”. Lo dice al Sir il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. “Nei giorni scorsi abbiamo vissuto a Bari l’incontro dei vescovi del Mediterraneo che ha aperto alla speranza i cuori di tutto coloro che vi hanno partecipato – ricorda il Card. Bassetti -. Ora dobbiamo fare i conti con questa epidemia, che è motivo di sofferenza per tutti, anche per le regioni che non sono state direttamente interessate da casi di positività al virus”. Una situazione, quella che si sta vivendo in Italia, che “sta provocando disagi anche sul piano economico”. Per arginare le paure ed evitare di cadere nello smarrimento, il Card. Bassetti invita a rivolgere lo sguardo al crocifisso. “Anche la sofferenza che la gente sta vivendo in questo momento – sottolinea il Presidente della CEI – può veramente diventare motivo di grazia se abbiamo il coraggio di alzare il nostro sguardo e di puntarlo su Gesù Crocifisso, da cui viene la speranza, la salvezza e la risurrezione”.

MCI Germania: nuovo missionario a Esslingen e Wernau

27 Febbraio 2020 - Rottenburg/Stuttgart – Dal 15 febbraio 2020 don Charles Chukwuka Unaeze è il nuovo responsabile delle Comunità S. Antonio da Padova di Esslingen e S. Francesco di Assisi di Wernau. Dalla stessa data don José Mukendi Sambay, congolese di origine ed incardinato nella diocesi italiana di Lanciano-Ortona, è il nuovo rettore delle Comunità di Maria SS. Immacolata ad Aalen e S. Giovanni Bosco di Schwäbisch Gmünd.

Usa: facciata museo rivestita da giubbotti salvavita

27 Febbraio 2020 - Roma - Le colonne neoclassiche che abbelliscono la facciata del Minneapolis Institute of Art non mostrano più il bianco della pietra, ma sono arancioni, nere e blu: l'artista cinese Ai Weiwei le ha infatti completamente foderate dei giubbotti salvavita usati da chi tenta di emigrare via mare, con mezzi di fortuna. “Safe Passage” (“Passaggio sicuro”, in italiano) sbarca – scrive l’agenzia Dire - così negli Stati Uniti, dopo le tappe europee. Stavolta l'installazione è però parte di una mostra più ampia dal titolo “Quando la tua terra non ti permette di restare: arte e migrazione”. Noto per il suo attivismo per i diritti umani, Ai Weiwei riporta all'attenzione un tema di attualità: quello delle migliaia di migranti in fuga da fame, guerre e persecuzioni che tentano di raggiungere l'Europa via mare anche a costo della vita. Parte del progetto le decine di giubbotti di salvataggio donati dalle autorità di Lesbo, isola greca che assieme a varie altre del Mar Egeo accoglie i migranti. I trafficanti non si fanno scrupolo di far salire le famiglie su gommoni usurati o vecchi barchini, col risultato che spesso nei naufragi le persone perdono la vita. Da più parti sono mosse accuse contro i governi e le istituzioni europee di non stare facendo abbastanza per evitare i naufragi, a fronte del calo negli ultimi anni delle richieste d'asilo accolte dagli Stati. Ai Weiwei rilancia l'appello per la creazione di canali di viaggio legali sicuri per i rifugiati, tornando a impiegare l'arte come mezzo di comunicazione, e lo fa in uno Stato particolare degli Stati Uniti: il Minnesota, come ricordano le fonti locali, è il primo per numero di rifugiati accolti tra i 50 del Paese.

La forza della preghiera

26 Febbraio 2020 -
Roma - Dedichiamo volentieri questo pensiero settimanale per manifestare la vicinanza e la solidarietà dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei verso quanti sono colpiti dal coronavirus e i loro familiari, verso i medici e gli infermieri delle strutture sanitarie e verso le autorità locali, regionali e nazionali che devono adottare misure precauzionali e restrittive.
Nella situazione attuale la comunità cristiana si scopre unita più che mai dalla forza della preghiera. Nascono da qui le tante iniziative che stanno prendendo forma nelle Chiese locali. Il tutto per tessere comunità vive che sono pronte a percorrere il cammino quaresimale.
“Il Mercoledì delle Ceneri di quest’anno - annota il teologo Pierangelo Sequeri su Avvenire - è un po’ più virtuale, quanto alla sua densità comunitaria. (Una dura lezione simbolica, a pensarci bene). In ogni caso l’apertura del tempo della Pasqua del Signore, destinato a purificarci dalla nostra indifferenza al mistero della vita, rimane assolutamente reale. (E lì dovremmo farci trovare più uniti)”. (Vincenzo Corrado)

Card. Marx alle Missioni Cattoliche: “Grazie per la vostra presenza”

26 Febbraio 2020 - Francoforte - Da martedì 28 a giovedì 30 gennaio 2020 ha avuto luogo presso l’Exerzitienhaus Schloss Fürstenried a Monaco di Baviera l’annuale Jahrestagung dei Delegati e degli Sprecher delle Comunità d’altra madre lingua in Germania con i Referenti Diocesani responsabili del settore. Tra i temi centrali dell’incontro la pastorale giovanile, presentata da un intervento del vescovo di Passau mons. Stefan Oster, presidente della Jugendkommission della Conferenza Episcopale Tedesca, e da una relazione di Eileen Krauß, referente per la pastorale giovanile della stessa. Nel secondo giorno dei lavori, mercoledì 29, ha presieduto l’Eucarestia l’arcivescovo di Monaco e presidente della DBK, il card. Reinhard Marx, che nell’omelia e nel saluto alla conclusione della messa ha vivamente ringraziato i presenti e le rispettive Comunità per la presenza ed il lavoro nelle diocesi tedesche. “Ci aiutate a costruire la Chiesa che è in Germania”, ha detto. “Un riconoscimento che ci ha fatto estremamente piacere”, dice p. Tobia Bassanelli, delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania. Il giorno dopo, il card. Marx era a Francoforte, per aprire con una solenne concelebrazione la prima Assemblea plenaria del “Cammino sinodale”.

“Parole non pietre”: iniziative nella sede della Civiltà Cattolica e in Fnsi

26 Febbraio 2020 - Roma – “Parole non pietre”. Questo il patto che sarà siglato venerdì 28 febbraio 2020, alle 9.30, nella sede della rivista La Civiltà Cattolica fra i rappresentanti di diverse confessioni religiose e i rappresentanti della categoria dei giornalisti. Insieme con Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, Guido D'Ubaldo, segretario del Cnog, e Roberto Natale, coordinatore Comitato scientifico di Articolo21, hanno confermato la loro partecipazione: padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica; Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero delle Comunicazioni della Santa Sede; Muhammad Abd al-Salam, segretario dell'Alto Comitato per l'attuazione documento sulla fratellanza; Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma; Alessandra Trotta, moderatora della Chiesa Valdese; Rev. Elena Seishin Viviani e Giovanna Giorgetti, vice presidenti Unione Buddhista d'Italia; Svamini Shuddhananda Giri, rappresentante per il Dialogo Interreligioso Unione Induista italiana; Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia. All'incontro saranno presenti anche la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'Editoria, Andrea Martella. I partecipanti firmeranno un impegno a contrastare i muri dell'odio e le parole del razzismo. Sarà consegnato loro un disegno offerto da Mauro Biani. Nel pomeriggio, alle 15.30, nella sede della Fnsi si terrà un incontro con le famiglie che hanno saputo trasformare il dolore in azioni di solidarietà. Sabato 29 febbraio la manifestazione proseguirà, sempre nella sede della Fnsi, a partire dalle 9.30, con testimonianze e interventi dei giornalisti minacciati e delle associazioni che ogni giorno contrastano i muri dell'odio e del razzismo. Sarà anche consegnato un riconoscimento al regista Giuliano Montaldo, per i suoi 90 anni, e al giornalista Vincenzo Mollica. Domenica 1 marzo, alle 10, infine, si terrà al Portico d'Ottavia l'inaugurazione della "Panchina della Memoria" dedicata a giornalisti e tipografi ebrei romani vittime della deportazione.  

Cei: alle 12 preghiera dell’Angelus per i colpiti dal coronavirus

26 Febbraio 2020 -

Roma - “Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia il tempo di Quaresima. Come Chiesa che vive in Italia rinnoviamo la preghiera e la vicinanza a quanti sono colpiti dal coronavirus e ai loro familiari; ai medici e agli infermieri delle strutture sanitarie; a chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive. Per tutti loro recitiamo alle 12 di oggi la preghiera mariana dell’Angelus. E' quanto si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: "ci affidiamo alla protezione materna di Maria Santissima!”. 

Mci Germania-Scandinavia: ad aprile il convegno degli operatori laici

26 Febbraio 2020 - Francoforte - “L’autorità nella Chiesa”. In linea con la tematica scelta dalla Delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia per questo anno pastorale anche il Convegno Nazionale dei Laici, che si terrà dal 24 al 26 aprile 2020 nella tradizionale sede al Bildungshaus Berg Moriah, orienta la riflessione su questo tema, primo dei quattro temi su cui si concentra il “Cammino Sinodale”, della durata di due anni, avviato la prima domenica di Avvento e che ha già tenuto la sua prima assemblea plenaria a Francoforte dal 30 gennaio al primo febbraio scorso. Il Convegno verrà guidato da Marwan Youssef, con particolare riferimento al significativo episodio della lavanda dei piedi durante l’ultima cena: “Se io vi ho lavato i piedi…” (Gv. 13,14). L’impostazione del programma è quella nota, come pure le persone a cui è rivolto: i volontari della Comunità italiane in Germania e Scandinavia.

Città dei Ragazzi: un convegno in vista del Global Compact Education

25 Febbraio 2020 - Roma - Si fa sempre più vicina la data del 14 maggio voluta da Papa Francesco per lanciare il Global Compact Education. In un messaggio Papa Francesco invita a “dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente". L’obiettivi è quello di “promuovere insieme e attivare, attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo”. L'obiettivo è di «ravvivare l'impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione”. Dalla data di presentazione del messaggio del Papa tanti gli incontri che si sono svolti in Italia. Altri sono previste nelle prossime settimane. Il 24 marzo una giornata di riflessione su iniziativa del gruppo di lavoro che si sta occupando del rilancio della “Città dei ragazzi", del quale fanno parte, fra gli altri, la Fondazione Migrantes e l’Ufficio Migrantes di Roma e la Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per lo sviluppo umano integrale. I lavori della giornata si concentreranno sui quattro verbi proposti da Papa Francesco nel gennaio 2018 per l'accoglienza di migranti e rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.