Primo Piano

Migrantes: la vicinanza agli operatori e alla popolazione colpita

10 Marzo 2020 - Roma – “Sento il bisogno in questo momento così difficile di darvi un segno della vicinanza mia e di tutta la Fondazione Migrantes che continua ad essere a disposizione per ogni necessità”. E’ quanto scrive in una lettera ai direttori regionali e diocesani della Migrantes e agli operatori pastorali, il Direttore generale dell’organismo pastorale della CEI, don Giovanni de Robertis che ricorda alle comunità che “ci è affidata la necessità di osservare scrupolosamente le indicazioni sanitarie che ci sono state date e di restare il più possibile in casa. Ma anche continuiamo a stare loro vicino, soprattutto a coloro che sono nella prova, che non hanno possibilità né punti di riferimento. Non facciamo mancare loro il conforto dell’ascolto e della Parola. Ricordiamo che è quando arriva il pericolo che si riconosce il buon pastore dal mercenario”. “Nutriamo – conclude don Giovanni - la speranza, come abbiamo ascoltato il giorno delle ceneri, che questo sia un tempo di salvezza, da cui uscire rinnovati, lavati non solo nel corpo ma nelle nostre scelte di vita”

Campagna “IoAccolgo”: il Parlamento Europeo intervenga per fermare le violenze, l’uso della forza e la violazione dei diritti umani alla frontiera tra UE e Turchia

10 Marzo 2020 -

Roma – “Fermare la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra UE e Turchia” e ristabilire “la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo”. E’ l’appello che rivolgono al Parlamento Europeo i promotori della campagna “IoAccolgo” sottolineando che “quanto sta succedendo, è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione”. L’accordo siglato nel marzo 2016 con la Turchia di Erdogan “oltre che sbagliato è anche controproducente”, sottolinea una nota diffusa dai promotori della campagna che evidenziano come i Governi e le istituzioni europee hanno fornito alla Turchia “un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto. Il governo greco, con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi. L’uso delle armi, di esercito e polizia, contro civili inermi è vietato dalle leggi e dalle convenzioni internazionali e non c’è alcuna circostanza che possa giustificare una tale barbarie”. Da qui la richiesta affinchè il Parlamento Europeo intervenga per “riaffermare il principio di non refoulement che in queste ore viene cancellato alla frontiera greco turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione. Si intervenga – scrivono - per riaffermare la necessità di un piano europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo, con quote adeguate e con priorità per i minori stranieri non accompagnati e situazioni vulnerabili. È urgente fermare la violenza e l’uso della forza contro i profughi e per ribadire quei principi di solidarietà e umanità che sono parte fondante dell’Unione Europea e ai quali non possiamo rinunciare se non vogliamo cancellare la nostra storia e alimentare i sentimenti anti europei e anti democratici che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’UE”.​

CEI: un tempo di enorme responsabilità

10 Marzo 2020 - Roma  -  Nel contrasto alla diffusione del coronavirus, l’estensione a tutto il Paese delle misure restrittive, decise dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il decreto del 9 marzo, ha ribadito l’impedimento a ogni celebrazione della Santa Messa con concorso di fedeli. Questa decisione, che crea rammarico e disorientamento nei Pastori, nei sacerdoti, nelle comunità religiose e nell’intero Popolo di Dio, è stata accettata in forza della tutela della salute pubblica. A maggior ragione, tale inedita situazione deve poter incontrare una risposta non rassegnata né disarmante. Va in questa direzione l’impegno con cui la Chiesa italiana – soprattutto attraverso le sue Diocesi e parrocchie – sta affrontando questo tempo, che come ricorda Papa Francesco costituisce un cambiamento d’epoca, per molti versi spiazzante. Più che soffiare sulla paura, più che attardarci sui distinguo, più che puntare i riflettori sulle limitazioni e sui divieti del Decreto, la Chiesa tutta sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese. È prossimità che si esprime nell’apertura delle chiese, nella disponibilità dei sacerdoti ad accompagnare il cammino spirituale delle persone con l’ascolto, la preghiera e il sacramento della riconciliazione; nel loro celebrare quotidianamente – senza popolo, ma per tutto il popolo – l’Eucaristia; nel loro visitare ammalati e anziani, anche con i sacramenti degli infermi; nel loro recarsi sui cimiteri per la benedizione dei defunti. Ancora, questa prossimità ha il volto della carità, che passa dall’ “assicurare a livello diocesano e parrocchiale i servizi essenziali a favore dei poveri, quali le mense, gli empori, i dormitori, i centri d’ascolto”, come scrive Caritas Italiana, che aggiunge l’attenzione a “non trascurare i nuovi bisognosi e anche chi viveva già situazioni di difficoltà e vede peggiorare la propria condizione”. Sul territorio le iniziative – sia in campo liturgico che caritativo – si stanno moltiplicando, sostenute dai Vescovi e dalla passione di preti e laici, di animatori e volontari. La Segreteria Generale della CEI, oltre a rispondere alle domande che provengono dalle Diocesi, sta predisponendo una serie di sussidi che possano accompagnare la preghiera personale e familiare, come pure di piccoli gruppi di fedeli. Attraverso Avvenire, Tv2000, Circuito InBlu e Sir si stanno mettendo a punto nuove iniziative, programmi orientati alla preghiera e all'offerta di chiavi di lettura con cui interpretare alla luce della fede questa non facile stagione. Un ambiente digitale raccoglierà e rilancerà le buone prassi messe in atto dalle Diocesi e offrirà contributi di riflessione e approfondimento. (La Segreteria Generale della CEI)  

Bogotá: domani vertice degli episcopati della regione boliviariana sull’emergenza migranti

10 Marzo 2020 - Roma - La crisi migratoria, soprattutto per l’emergenza in Venezuela, sarà l’argomento che verrà affrontato dai partecipanti all’incontro delle Conferenze Episcopali della regione bolivariana, previsto per domani, 11 marzo, a Bogotá. Vi prenderanno parte, tra gli altri – informa il Sir - il Presidente del Consiglio Episcopale Latino-Americano (Celam) e della Conferenza Episcopale Peruviana, Mons. Miguel Cabrejos Vidarte, il Segretario generale dello stesso organismo, Juan Carlos Cárdenas Toro, Vescovo ausiliare di Cali, vescovi e rappresentanti degli episcopati di Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia. In tutto saranno presenti nove vescovi. Il fenomeno migratorio, anche alla luce di un recente incontro svoltosi a Cúcuta (città colombiana alla frontiera con il Venezuela), verrà affrontato dal punto di vista pastorale e sinodale, attraverso un dialogo aperto. L’analisi sulla crisi sociopolitica venezuelana e sulla crisi migratoria di portata regionale sarà offerta dal teologo ed esperto del Celam Rafael Luciani. È prevista poi una riflessione sulla rete continentale Clamor e sull’opportunità del suo rafforzamento, come meccanismo di articolazione ecclesiale che consentirà l’elaborazione di una proposta complessiva su tale questione.  

Papa Francesco: i sacerdoti portino l’Eucaristia ai malati

10 Marzo 2020 - Città del Vaticano – La celebrazione mattutina presieduta da Papa Francesco da Casa Santa Marta continua ad essere trasmessa in video dai media vaticani (e anche da Tv2000) ogni giorno alle 7,00. Anche oggi il pontefice ha chiesto di pregare per gli ammalati, per gli operatori sanitari e per “tanta gente che soffre per questa epidemia”. Preghiamo anche per i sacerdoti perché “abbiano il coraggio di uscire e andare dagli ammalati portando la forza della Parola di Dio e l'Eucaristia e accompagnare gli operatori sanitari, i volontari, in questo lavoro che stanno facendo”, ha detto il pontefice. Comment Oggi il Signore chiama noi peccatori a dialogare con Lui perché il peccato ci rinchiude in noi stesi, ci fa nascondere la nostra verità. È quello che è successo ad Adamo ed Eva. Il Signore chiama, venite, discutiamo, parliamo dei tuoi peccati, non avete paura. Io sono capace di cambiare tutto, non abbiate paura di venire a parlare, dice il Signore". Per papa Francesco occorre “avere il coraggio di andare con le nostre miserie a parlare con il Signore”. (R.I.)  

Salesiani e UNHCR uniti per i rifugiati e migranti del Venezuela

10 Marzo 2020 - Lima – L’America Latina è diventata quasi interamente un luogo per i rifugiati. Secondo gli ultimi dati dell’agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) “i Venezuelani continuano a fuggire dalla violenza, dall'insicurezza e dalle minacce, così come dalla mancanza di cibo, medicine e servizi essenziali… È il più grande esodo della storia recente nella regione”. Chiunque abbia conosciuto il Venezuela di qualche anno fa, e che lo abbia visitato negli ultimi anni, sicuramente non lo riconosce, scrive l’agenzia dei salesiani Ans spiegando che il Venezuela è stato per decenni il Paese più ricco dell’America Latina. Grazie alle sue enormi ricchezze naturali e, in particolare, alle sue esportazioni di petrolio, è stato in testa all’America Latina, tra i grandi Paesi. Tuttavia, il crollo politico, economico e sociale degli ultimi anni ha fatto sprofondare il Paese nelle classifiche regionali e, secondo i dati e le stime del Fondo Monetario Internazionale, è già uno dei Paesi più poveri dell’America Latina in termini di PIL pro capite. Secondo i dati dell’UNHCR, i venezuelani migranti e rifugiati in altri Paesi sono più di 4,5 milioni. La Colombia è il primo Paese per numero di venezuelani accolti, circa 1,3 milioni. Il Perù è il secondo con circa 768.148. Di fronte a questa situazione, i Salesiani di Magdalena del Mar, Lima, hanno aperto una casa per i giovani che arrivano in Perù, dove viene offerto loro vitto e alloggio. In considerazione del gran numero di Venezuelani, il Ministero degli Affari Esteri ha chiesto ai salesiani – spiega l’agenzia - di firmare un accordo e di utilizzare le sale dell’istituto salesiano nel quartiere di Breña, a Lima, per l’allestimento di uffici temporanei di assistenza ai migranti. Si prevede di ricevere una media di 1.000 persone al giorno. Don José Valdivia, Economo Ispettoriale del Perù e responsabile della Casa per i Giovani Venezuelani, ha spiegato che l’accordo di cooperazione è stato fatto attraverso l’UNHCR, un alleato strategico dei salesiani e del Ministero degli Affari Esteri, e ha anche aggiunto che l'80% dei richiedenti asilo in Perù sono Venezuelani. A sostegno di quest’operazione si sono uniti i giovani che appartengono alla Casa Don Bosco per i giovani migranti e rifugiati venezuelani che vivono nel quartiere di Magdalena del Mar, sempre a Lima. Per quattro giorni i giovani venezuelani hanno lavorato, con il supporto di alcuni rappresentanti dell’UNHCR, per allestire nell’opera di Breña gli spazi destinati a diventare gli uffici di assistenza a migranti e rifugiati. L’accordo riflette l’impegno dell’Ispettoria salesiana nella difficile situazione in cui versano migliaia di giovani migranti venezuelani.  

Coronavirus: messe e preghiere in diretta su Tv2000

10 Marzo 2020 - Roma - Tv2000 incrementa gli appuntamenti religiosi per accompagnare e rendere un servizio a telespettatori e fedeli in questo momento delicato per l’emergenza Coronavirus. Le messe quotidiane in diretta su Tv2000 diventano tre. Oltre a quella delle 8,30 trasmessa attualmente dalla Cappella del Policlinico Gemelli (dal lunedì al venerdì) e dalla Chiesa del Crocifisso di Cosenza (sabato e domenica), da lunedì 9 marzo, alle ore 7, viene mandata in onda la messa celebrata da Papa Francesco nella cappella di Santa Marta. Da mercoledì 11 marzo alle ore 19, inoltre, ci sarà una messa dal Santuario del Divino Amore celebrata per tutta la prima settimana dal vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis. Con lo stesso spirito di vicinanza e servizio per telespettatori e fedeli, da lunedì 16 a venerdì 20 marzo, durante il programma ‘Bel tempo si spera’, in onda a partire dalle 7.30, saranno inoltre guidati gli Esercizi spirituali a cura del teologo don Armando Matteo. Confermati agli stessi orari i programmi di preghiera già in onda: l’Angelus alle ore 12; la Coroncina alla Divina Misericordia alle 15; il Rosario da Lourdes alle 18; il Rosario a Maria che scioglie i nodi alle 20. “In questo momento delicato per tutto il Paese – spiega il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante – abbiamo deciso di dare il nostro contribuito ed essere sempre più vicini e uniti ai nostri telespettatori e fedeli. Rafforziamo gli appuntamenti religiosi in diretta del nostro palinsesto convinti che anche questo faccia parte di un buon servizio pubblico ai cittadini”. “Con grande sacrificio la Conferenza Episcopale Italiana – sottolinea il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, Vincenzo Corrado - ha accolto l’indicazione del governo. È un’indicazione molto restrittiva che provoca sofferenza e difficoltà tra vescovi, sacerdoti e fedeli. Siamo però coscienti che questo è il nostro apporto per la tutela della salute pubblica. La fede non si spezza ma in questi momenti di difficoltà si rafforza. Ringraziamo Tv2000 per questo prezioso servizio alla Chiesa e al Paese”.

ISS: diffuso un vademecum su dubbi sul coronavirus

9 Marzo 2020 - Roma – Un “vademecum” su ciò che bisogna fare in caso di dubbi sul coronavirus è stato pubblicato oggi dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con lo European Centre for Disease Control e il Ministero della Salute. Nel vademecum i sintomi a cui fare attenzione, i numeri da chiamare, come proteggere i familiari, dove fare il test. Un documento dedicato in particolare alle persone cha hanno sintomi tali da suscitare il sospetto di contagio da COVID-19 e che possono trovare in questa guida tutte le informazioni per avere assistenza, si legge in una nota dell’ISS. (R.I.)​

Cinesi a Roma donano 10mila mascherine al 118

9 Marzo 2020 - Roma - La comunità cinese di Roma ha voluto donare 10 mila mascherine all'Ares118. La notizie è stata data dall'assessorato alla Sanità della Regione Lazio attraverso la sua pagina facebook. "Un gesto di solidarietà importante - ha detto l'assessore Alessio D'Amato - che rinsalda l'amicizia" tra Roma e la comunità cinese che vive nella Capitale. "Grazie!"  

Rinviata la Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome e CGIE

9 Marzo 2020 - Roma - Su richiesta del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) è stata rinviata l’Assemblea plenaria della IV Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome e CGIE, convocata per i primi tre giorni del mese di aprile, perché non era scontata la partecipazione ai lavori assembleari di tutti gli invitati, in particolare di diversi Consiglieri residenti all’estero. In ogni modo i lavori preparatori all’Assemblea plenaria della IV Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome e CGIE continuano e – spiega una nota del CGIE - proseguiranno “senza indugi per realizzare alacremente e per valorizzare il tanto atteso evento, che ricordiamo non si riunisce da 11 anni; questa avrà il gravoso compito di definire le linee programmatiche per scandire i tempi, individuare le modalità e inquadrare gli obiettivi delle politiche del Sistema istituzionale italiano da realizzare per e con gli italiani nel mondo durante il prossimo triennio”. Negli ultimi dieci anni – spiega ancora il CGIE – “non solo sono mutati gli equilibri sistemici dei e tra i paesi più avanzati, tra i quali è riconosciuto a pieno titolo il grande ruolo dell’Italia, ma con grande riprovazione è ripresa in maniera esponenziale l’emigrazione italiana, che a differenza del passato interessa tutte le categorie sociali, professionali e accademiche”.

Perugia: Università per Stranieri bandisce 5 borse di studio a cittadini stranieri o italiani residenti all’estero

9 Marzo 2020 - Perugia - Per il 2020 l'Università per Stranieri di Perugia mette a concorso n. 5 borse di studio destinate a cittadini stranieri o italiani residenti all'estero che abbiano i requisiti per accedere agli esami DILS-PG e che desiderino partecipare ai corsi di formazione e di preparazione a questa certificazione glottodidattica. Accedendo al sito web si possono reperire tutte le informazioni utili sulla DILS-PG e sui relativi corsi https://www.unistrapg.it/node/1782 (bando, modulo di domanda, requisiti di accesso agli esami e i programmi dei corsi previsti nel mese di luglio 2019). L’Università per Stranieri di Perugia, attiva sin dalla sua fondazione nel campo della formazione e aggiornamento degli insegnanti di italiano L2 - oltre che, dagli inizi degli anni ‘90, in quello delle certificazioni linguistiche – nell’intento di rispondere alla crescente richiesta di prove che certifichino le competenze glottodidattiche degli insegnanti del settore, propone, all’interno dell’offerta del CVCL, una certificazione in “Didattica dell’Italiano Lingua Straniera (DILS-PG)”.  

Made in Zaatari: l’impresa femminile nel campo profughi più grande del mondo

9 Marzo 2020 - Roma - Un laboratorio di produzione del sapone, una cucina che propone piatti tipici siriani, un beauty saloon, un atelier di pittura e di creazione di gioielli e accessori. Oggi compie un anno il bazaar “Made in Zaatari”, lo spazio di auto-imprenditoria femminile nato all’interno di Zaatari, in Giordania, il campo di profughi siriani più grande del mondo. Sono 16 le donne che qui si sperimentano in piccole attività imprenditoriali: c’è chi produce saponette, chi fa la parrucchiera, chi l’estetista, chi cucina, chi dipinge, chi crea braccialetti, collane, orecchini, da vendere agli altri abitanti del campo. “Il nostro obiettivo è di dare a queste donne uno spazio sicuro per esprimere le proprie capacità e, attraverso il loro lavoro, percepire un piccolo reddito – spiega Maram Alathamneh del team dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, che gestisce il campo in collaborazione con il governo giordano –. Noi abbiamo messo a disposizione la struttura e i materiali iniziali, per il resto sono le donne a mantenere l’attività tra spese e ricavi”. Entrando all’interno del bazaar, la prima cosa che si nota è una grande scritta sul pavimento che dice “Made in Zaatari – 8 marzo 2019”, la data dell’apertura del centro. Si entra così in uno spiazzo all’aperto, circondato da piccoli prefabbricati bianchi, ognuno adibito con gli strumenti e gli utensili necessari per ciascun laboratorio. In mezzo c’è una fontana decorata e alcune sedie, dove in estate le donne si riposano e chiacchierano nelle ore del tramonto. Una di loro è Iptism, che lavora nel laboratorio di produzione del sapone: ha quattro figli ed è arrivata in Giordania nel 2012 scappando da Daraa, la città che è stata culla della rivoluzione siriana. “Sono venuta da sola con i miei figli, i miei genitori e i miei fratelli – racconta Iptism –. Siamo scappati perché la situazione era diventata insostenibile: mio marito invece è voluto rimanere in Siria, ci ha raggiunto solo un anno dopo. Quando sono arrivata a Zaatari c’erano solo tende, piantate in mezzo al deserto, ma il campo ci sembrava un castello rispetto alla situazione in Siria, dove stavamo sotto ai bombardamenti. Finalmente ci siamo sentiti sicuri: abbiamo dormito moltissime ore i primi giorni, quando la tensione si è allentata”. Nel 2011, all’inizio della crisi siriana, in Giordania non esistevano campi profughi perché erano ancora pochi quelli che scappavano. Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 il flusso si è intensificato, con una media di 5 mila siriani che entravano ogni giorno per chiedere asilo. Così, nel deserto nel nord del Paese, a pochi chilometri dal confine con la Siria, sono stati costruiti quattro campi profughi gestiti dall’Unhcr: Zaatari, il più grande, poi Azraq, Zarqa e Rubkan. Inizialmente la vita del campo ruotava attorno a una grande mensa comune e ai bagni pubblici, mentre oggi a ogni famiglia è stato assegnato un prefabbricato privato, con servizi igienici e l’accesso al sistema elettrico. Oggi Zaatari ha una popolazione di 76 mila persone, gli stessi abitanti di Varese o Caserta: il 30 per cento sono donne e il 20 per cento sono bambini. All’interno del campo, dove operano ben 45 organizzazioni non governative, ci sono 32 scuole, due ospedali, 12 centri di salute primaria, due grandi supermercati e una via di negozi che è stata soprannominata “Champs Élysées”. Qui si possono trovare ristoranti, coffee shops, barbieri, meccanici, alimentari e addirittura negozi di abiti da sposa, per un totale di 1.200 attività. “Nel campo siamo noi donne a occuparci di tutti gli aspetti della vita quotidiana – racconta Iptism. Andiamo a prendere il cibo, lo cuciniamo, puliamo, badiamo ai bambini… ci occupiamo di tutta la famiglia. Molti uomini soffrono di depressione per colpa della guerra, si vergognano per aver abbandonato il loro Paese e sentono di aver perso il loro ruolo. Per fortuna la vita all’interno del campo piano piano si sta ricreando: ci sono stati molti matrimoni tra persone che si sono conosciute qui. Purtroppo esiste ancora il problema dei matrimoni precoci, e molte ragazzine vengono date in sposa molto giovanissime. Ma io ripeto sempre a mia figlia di 13 anni: ‘Non sposarti, è ancora presto, continua ad andare a scuola e a studiare, solo così potrai fare le tue scelte in maniera indipendente’”. (Alice Facchini – Redattore Sociale)  

Mons. Russo: “ritrovare fiducia, concordia, condivisione, unità d’intenti”

9 Marzo 2020 - Roma - “Il Signore parla a tutti noi, anche oggi; ci parla nell’afflizione del momento presente; ci invita a quel ‘senso di responsabilità’ che nasce dall’affidamento alla sua misericordia; ci sprona a ritrovare fiducia, concordia, condivisione, unità d’intenti”. Lo ha detto Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, nell’omelia della messa della Trasfigurazione nella Basilica dei Santi Quattro Coronati, a Roma, che ha celebrato ieri in diretta tv e senza fedeli presenti per l’emergenza Coronavirus. “Il nostro pensiero va a quanti sono colpiti dal Coronavirus e ai loro familiari; agli anziani, esposti più di altri alla solitudine; ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari, al loro prezioso ed edificante servizio – ha aggiunto il vescovo -; a quanti sono giustamente preoccupati per le pesanti conseguenze di questa crisi sul piano lavorativo ed economico; a chi ha responsabilità scientifiche e politiche di tutela della salute pubblica. E, ancora, alle famiglie e ai bambini che, nella loro fragilità, non devono subire le nostre paure”. Dal presule lo sguardo anche a “tutti ‘i disperati’ della terra costretti ad abbandonare la propria terra a causa dell’assurda violenza di cui spesso l’uomo è capace”. Quindi, l’invito affinché “il tessuto delle nostre comunità non sia sfilacciato dallo sconforto”. “La luce della Trasfigurazione è impegno e testimonianza operosa – ha concluso il vescovo -. Tutto viene vivificato da un’esistenza rinnovata”.  

Papa Francesco: una messa mattutina offerta per i malati di coronavirus

9 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “In questi giorni officio la messa per gli ammalati di questa epidemia, per i medici, per gli infermieri, per i volontari, che aiutano tanto, per i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi”. Da oggi la celebrazione mattutina del Papa a Casa Santa Marta viene trasmessa in diretta video senza la partecipazione dei fedeli. E il Papa prega per coloro che sono stati colpiti dal coronavirus e per tutti coloro che si stanno prodigando per la loro salute. “Preghiamo insieme questa settimana, questa preghiera forte al Signore: ‘salvami o Signore e dammi misericordia’”, ha detto il pontefice che nell’omelia, commentando le letture del giorno, ha invitato a chiedere “la grazia della vergogna: vergognarci dei nostri peccati” e  che “il Signore, a tutti noi, ci conceda questa grazia”. Papa Francesco, riferendosi alla prima lettura sottolinea che “c’è una confessione dei peccati, un riconoscere che abbiamo peccato. E quando noi ci prepariamo a ricevere il sacramento della riconciliazione, dobbiamo fare quello che si chiama ‘esame di coscienza’ e vedere cosa ho fatto io davanti a Dio: ho peccato. Riconoscere il peccato. Ma questo riconoscere il peccato – ha aggiunto papa Francesco - non può essere soltanto fare un elenco dei peccati intellettuali, dire ‘ho peccato’, poi lo dico al padre e il padre mi perdona. Non è necessario, non è giusto fare questo. Questo sarebbe come fare un elenco delle cose che devo fare o che devo avere o che ho fatto male, ma rimane nella testa. Una vera confessione dei peccati deve rimanere nel cuore. Andare a confessarsi non è soltanto dire al sacerdote questo elenco, ‘ho fatto questo, questo, questo, questo …’, e poi me ne vado, sono perdonato. No, non è questo. Ci vuole un passo, un passo in più, che è la confessione delle nostre miserie, ma dal cuore; cioè, che quell’elenco che io ho fatto delle cose cattive, scenda al cuore. E così fa Daniele, il Profeta. ‘A te, Signore, conviene la giustizia; a noi, la vergogna”. Per il papa la vergogna per i nostri peccati è “una grazia, dobbiamo chiederla: ‘Signore, che io mi vergogni’”. Quando “noi abbiamo non solo il ricordo, la memoria dei peccati che abbiamo fatto, ma anche il sentimento della vergogna, questo tocca il cuore di Dio e risponde con misericordia. Il cammino per andare incontro alla misericordia di Dio, è vergognarsi delle cose brutte, delle cose cattive che abbiamo fatto. Così, quando io andrò a confessarmi dirò non solo l’elenco dei peccati, ma i sentimenti di confusione, di vergogna per avere fatto questo a un Dio tanto buono, tanto misericordioso, tanto giusto”. Da oggi e nei prossimi giorni, come dicevamo, la Messa mattutina a casa Santa Marta sarà trasmessa in video come ha annunciato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni: “In relazione alla particolare situazione dovuta al rischio di diffusione del Covid-19 il Santo Padre ha disposto che le Messe da lui celebrate in forma privata a Santa Marta nei prossimi giorni siano trasmesse in diretta, anche tramite il player di Vatican News, e distribuite da Vatican Media ai media collegati e a quelli che ne facciano richiesta, per consentire a chi lo vorrà di seguire le celebrazioni in unione di preghiera al Vescovo di Roma”. Finora la celebrazione non era mai stata trasmessa. Al termine l’omelia, fatta sempre a braccio, veniva diffusa dai media vaticani. (Raffaele Iaria)  

Decreto “coronavirus”: la posizione della CEI 

8 Marzo 2020 -
Roma - La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese. Lo scrive questa sera la Conferenza Episcopale Italiana in una nota dopo il decreto di ieri sera della Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”. Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.
L’interpretazione fornita dal Governo "include - scrive la Cei - rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le 'cerimonie religiose'". Si tratta - spiega la Cei - di "un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica".

Papa Francesco: un pensiero e una preghiera per coloro che soffrono a causa del coronavirus e a causa della violenza in Siria

8 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha iniziato il momento di preghiera dell’Angelus salutando coloro che in piazza si sono ritrovati – in rappresentanza di associazioni e movimenti - con uno striscione: “per i dimenticati di Idlib”. E al termine un nuovo pensiero alle Associazioni e i gruppi che “si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti del nord-ovest della Siria, costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra”. Il papa ha, quindi, rinnovato la sua “apprensione” e il  suo dolore per questa “situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita. Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse”. Il papa ha chiesto, quindi, di pregare per questi “fratelli e sorelle” che stanno soffrendo. “Avvertiamo il bisogno civile e umano di ringraziare Papa Francesco, l’unica autorità mondiale che ha ricordato il dramma dei civili di Idlib, nel nord ovest della Siria”, avevano scritto alcune associazioni (prima firmataria l’Associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio e tra le firmatarie anche la Fondazione Migrantes, la Caritas Italiana, il Centro Astalli e la Comunità di Sant'Egidio): “siamo sconvolti dalle rare immagini di quei bambini assiderati, a volte da soli, a volte con i loro genitori o parenti. Da una parte sono costretti a fuggire dalla Siria verso la Turchia – si legge nella nota – da bombardamenti a tappeto che violano le regole più elementari del diritto umanitario internazionale e dall’altra sono impediti a trovare salvezza da un muro invalicabile e a oggi non valicato”. Per le associazioni firmatari della nota non si tratta di “un’emergenza improvvisa” ma di una situazione che dura da alcuni mesi: “si calcola che ormai siano almeno un milione gli esseri umani in fuga ammassati al confine turco, alcune stime parlano di un milione e cinquecentomila, in gran parte bambini. Se non si trovasse una soluzione, urgente, le operazioni militari raddoppieranno gli sfollati, per i quali non ci sono che piccole tendopoli. Per tutti costoro ci sono soltanto due sottili corridoi umanitari aperti all’ONU per portargli qualche genere di prima necessità: questo è inammissibile”. Il Papa si è detto “vicino con la preghiera alle persone che soffrono per l’attuale epidemia di coronavirus e a tutti coloro che se ne prendono cura” e si è unito “ai miei fratelli Vescovi - ha aggiunto - nell'incoraggiare i fedeli a vivere questo momento difficile con la forza della fede, la certezza della speranza e il fervore della carità . Il tempo di Quaresima ci aiuti a dare un senso evangelico anche a questo momento di prova e di dolore”. Papa Francesco ha recitato l’Angelus dalla biblioteca privata del Palazzo Apostolico: “ingabbiato in biblioteca – ha detto ma è per prevenzione”. E al termine ha voluto affacciarsi dalla finestra per benedire i fedeli che nonostante tutto, erano presenti in piazza mantenendo le distanze così come prevedono le normative vigenti oggi in Italia a causa dell’epidemia di coronavirus. “Adesso mi affaccerò per vedervi un po’ in tempo reale”, ha detto papa Francesco rivolgendosi ai fedeli al termine dell’Angelus. Poco dopo la finestra su Piazza San Pietro si è aperta e il Pontefice ha salutato i fedeli presenti e ha dato loro una benedizione. (Raffaele Iaria)

Giornata internazionale della donna: le scalabriniane lanciano una campagna social per il riscatto delle migranti

8 Marzo 2020 - Roma - “Sono oltre 260 milioni le donne migranti del mondo. Viaggiatrici e testimoni di speranza, di forza, della capacità di voler cambiare il mondo. È per questo motivo che, in occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, abbiamo scelto 7 immagini di donne migranti che esprimono la voglia di riscatto, di lotta alle violenze e ai soprusi e che vedono nelle donne essere un pilastro dei valori fondamentali e universali della società. La campagna è rilanciata da tutte le comunità dove le scalabriniane sono operative”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie Scalabriniane in occasione della Giornata Internazionale delle donne che si celebra oggi. La campagna è stata lanciata in tre lingue (italiano, inglese e portoghese) sulle pagine social delle stesse suore. “L’obiettivo è quello di rendere virali concetti universali dell’accoglienza, dell’integrazione, della promozione e della protezione, aggiungendo, però, aspetti di storie più tipiche dell’universo femminile, come le violenze che si trovano costrette a subire anche durante la loro migrazione – ha aggiunto suor Neusa – Ci sono piccole e grandi azioni che fanno crescere l’autostima delle donne e la loro voglia di riscatto: è anche su questo tema che è giusto lavorare. Le donne consacrate sono a servizio delle migranti, donne che hanno nel loro animo la dimensione della vita stessa. La Chiesa è ‘madre’ e Papa Francesco più volte ha avuto modo di esprimerlo e declinarlo in modo concreto”.  

Papa Francesco: nel 2022 Sinodo dei vescovi su Chiesa e sinodalità

7 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. È questo il tema scelto da Papa Francesco per la XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Lo ha annunciato questa mattina Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, il card. Lorenzo Baldisseri annunciando anche che il Sinodo si svolgerà nell’ottobre del 2022. (R.I.)  

Vangelo migrante: il commento alla II domenica di Quaresima (Mt 17, 1-9)

7 Marzo 2020 - Roma - Se l’inganno della tentazione è il boccone attraverso il quale il maligno opera la distruzione e l'annientamento di Quelli che Dio ama, la Trasfigurazione è la gloria, il peso specifico che Dio dà ai Suoi amati, ad iniziare dal Figlio che finirà per farsi cibo nella Pasqua verso la quale siamo in cammino. E questo è il cammino della Gloria: si sale, si vede, si discende. L'ascesa al Tabor è condizione necessaria per vedere altro, per vedere diversamente quel reale che percepiamo con confusione, a causa dell'inganno e dell'idolatria. La vista della Gloria non è tras-formazione di qualcosa in qualcos'altro ma è tras-figurazione, ossia la stessa cosa vista nel suo senso autentico e profondo: oltre la figura, oltre la forma. A cambiare sono gli occhi di un essere umano semplice e non acculturato come Pietro, al quale quella rivelazione risulta accessibile e bella fino a fargli esclamare: "... restiamo qui!" E c'è anche la discesa, perché Dio non è mai autoreferenziale, anche se a volte fa comodo fissarlo in un quadro dottrinale. Il rientro al reale, non di rado esposto alle insidie di questo mondo, è il luogo dove Egli trasfigura e mette ordine ai nostri desideri, ai nostri progetti e ai nostri bisogni. È dura, ma la discesa questa domenica è in mezzo alla fastidiosa polvere del campo di Moria o tra le forcate e gli spari della Guardia Costiera nei respingimenti di profughi dinanzi all'isola greca di Kos al largo di Bodrum. Più che mai avvertiamo il bisogno di una trasfigurazione per collaborare al Suo progetto di salvezza. (p. Gaetano Saracino)  

Padre Baggio: Papa Francesco manifesta “preoccupazione personale nei confronti di una categoria di persone in movimento, di soggetti in mobilità che spesso viene dimenticata”

7 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”. Questo il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 27 settembre. Il Papa ha scelto questo titolo – dice il sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, p. Fabio Baggio in una intervista a Vatican News - per “manifestare la sua preoccupazione personale nei confronti di una categoria di persone in movimento, di soggetti in mobilità che spesso viene dimenticata. Sì tratta degli sfollati interni. Parliamo di oltre 40 milioni di persone, 41 secondo gli ultimi dati, rappresentano una grande porzione di quelle persone che sono in mobilità oggi, solamente che non attraversano confini, rimangono all'interno del proprio territorio nazionale. Ed è per questo – aggiunge il religioso - che sono di competenza ovviamente dei vari governi e spesso rimangono nell'anonimato. Il fatto di dedicare loro il Messaggio significa mettere in luce questa situazione particolare e dedicare a loro anche delle parole che sono indicazioni e riflessioni destinate agli agenti pastorali per poi poter lavorare anche con queste persone. L'icona dalla quale il Santo Padre è voluto partire è quella di Gesù Cristo Bambino che con la sua famiglia esule ha fatto l'esperienza di essere costretto a lasciare la propria terra a causa di una persecuzione in quel caso, oppure a causa di conflitti, oppure a causa di disastri naturali. Queste sono le principali ragioni, assieme anche ad altre, che vengono sempre riconosciute anche a livello mondiale e che spingono questi milioni di persone ad abbandonare la loro terra. E poi c'è sempre il desiderio ovviamente di poter tornare. A volte questo non è possibile. Sono delle sfide che vengono lanciate anche alle nostre comunità cristiane che si trovano, da una parte ad accogliere, dall'altra a ricostruire insieme una storia. Come anche, molte volte, ad accompagnare dei processi di ritorno, quando possibile, nei territori che sono stati abbandonati a causa dei fenomeni cui ho accennato prima”. P. Baggio, nell’intervista sottolinea che non bisogna dimenticarsi che “in ogni persona che bussa alla nostra porta, il povero, l'affamato, l'assetato, l'ignudo, lo straniero, lo sfollato e tutte le persone vulnerabili, c'è sempre Gesù Cristo”. E' Gesù Cristo che “bussa e chiede di essere accolto, di essere servito e amato”, e questo è la "ragione cristologica" della “nostra accoglienza cristiana”.