Primo Piano

Migrantes: sentiamoci vicini nella preghiera e nell’impegno

23 Marzo 2020 - Roma – “In questi giorni sentiamoci vicini nella preghiera e nell'impegno, per quanto ci è possibile, a stare vicini a quanti sono in difficoltà.  Anche una telefonata, un piccolo aiuto, l'indirizzare dove è possibile ricevere il necessario, può essere importante.  Nello stesso tempo evitiamo di essere occasione di contagio”. E’ quanto scrive il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, in una lettera inviata ieri Ai direttori regionali e diocesani Migrantes, ai membri della Consulta nazionale per le migrazioni, agli “Amici dei rom e dello spettacolo viaggiante”, ai coordinatori etnici nazionali e ai delegati/coordinatori delle MCI in Europa annunciando anche il rinvio Della Consulta nazionale e del Consiglio di Amministrazione provisti il 6 e 7 maggio. Restano invece confermati il corso per i nuovi direttori dal 6 al 10 luglio e la nuova settimana formativa per direttori e collaboratori che si terrà a Pianezza (Torino) dal 31 agosto al 4 settembre. Questi giorni, come ci diceva il Vangelo di domenica, scrive don de Robertis, “non sono una punizione, un tempo morto, ma giorni in cui devono manifestarsi le opere di Dio - anzitutto l'amore vicendevole - , in cui riconoscere la nostra cecità davanti a Lui e davanti all'altro che troppo spesso giudichiamo un pericolo e non un fratello”.  

Papa Francesco: continuano in streaming le celebrazioni

23 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Fino a nuova comunicazione, la Santa Messa, celebrata a Santa Marta alle ore 7:00 ogni mattina, la preghiera dell’Angelus e le Udienze Generali di papa Francesco saranno trasmesse in diretta televisiva da Vatican Media e in streaming sul sito Vatican News e le immagini degli eventi saranno distribuite da Vatican Media ai media che ne faranno richiesta, in modo da raggiungere i fedeli di tutto il mondo. Lo si legge in una nota della Sala Stampa della Santa Sede diffusa oggi.  

L’impegno della Chiesa italiana

23 Marzo 2020 -
Non è un caso che tra i gesti di prossimità, la Cei abbia proposto a fedeli, famiglie e comunità la recita del Rosario, il 19 marzo, nella solennità di san Giuseppe, in diretta televisiva, a cui si è unito anche Papa Francesco con un videomessaggio. Come segno di consolazione e di suffragio, venerdì 27 marzo, poi, i Pastori che ne avranno la possibilità si recheranno da soli a un Cimitero della propria diocesi per affidare alla misericordia del Padre tutti i defunti di questa pandemia e per esprimere, anche in questo modo, la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore. Per testimoniare l’impegno nel continuare a tessere i fili delle comunità, la Segreteria generale della Conferenza episcopale ha lanciato, nei giorni scorsi, Chiciseparera.chiesacattolica.it, un ambiente digitale che raccoglie e rilancia le buone prassi messe in atto dalle diocesi, offre contributi di riflessione e approfondimento, condivide notizie e materiale pastorale. Anche i media della Cei e i media diocesani si sono mobilitati per accompagnare con l’informazione, la riflessione e la preghiera questa fase delicata per l’intero Paese: dal 13 marzo, l’edizione digitale di Avvenire è liberamente accessibile e gratuitamente scaricabile dal sito, previa registrazione; Tv2000 ha ampliato la sua offerta con nuovi appuntamenti religiosi, così come il Circuito InBlu; l’Agenzia Sir ha intensificato la narrazione delle storie di speranza, le testimonianze di quanti si spendono per le persone in difficoltà, le riflessioni su una Quaresima speciale; i giornali diocesani, cartacei e on line, non hanno smesso di raccontare i territori con quella cura che appartiene alla loro tradizione e storia. Quella italiana però è anche una Chiesa presente in modo particolare nella carità. Per sostenere le 220 Caritas diocesane, sparse sul territorio nazionale, nella loro azione di supporto alle persone in difficoltà, la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato 10 milioni di euro provenienti da donazioni e dall’otto per mille. E, accogliendo una richiesta di sostegno della Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha destinato mezzo milione di euro, sempre dai fondi otto per mille, in favore delle attività di una rete che comprende 21 Banchi in tutta Italia. La solidarietà della Chiesa si sta esprimendo, in questi giorni, in particolare attraverso le opere di moltissime diocesi che hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena, ma anche risorse economiche e umane per far fronte alle diverse necessità. Si tratta di una vera e propria mappa della carità, ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana ha lanciato una “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”, una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “I cristiani non si differenziano dagli altri uomini – osserva la lettera A Diogneto -: vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo”: è con questo atteggiamento di fiducia che la Chiesa italiana sta affrontando questa stagione inedita e complessa, con lo sguardo rivolto alla Pasqua.  

Quaresima e Coronavirus: scoprirsi in difficoltà dentro le mura di casa

23 Marzo 2020 - In queste settimane stiamo cercando di guardare alla crisi in cui versiamo con uno sguardo pasquale, uno sguardo capace di prendere il negativo e di portarlo oltre, riempirlo della luce della speranza che viene dell’amore di Dio per noi. È quanto il Vangelo della quarta domenica di Quaresima, appena trascorsa, ci invita a fare: aprire gli occhi a partire dall’amore di Dio per noi, per cercare negli eventi che ci troviamo a vivere non le colpe e le cause, ma il fine, per arrivare al fine ultimo, che è la gloria di Dio, la vittoria del suo amore e della sua bellezza nel mondo. Ecco perché, senza voler minimamente dimenticare che questa in cui ci troviamo è una brutta storia, da cristiani possiamo vedere i fiori che spuntano dal letame – d’altronde, la “letizia” è la capacità appunto di vedere del letame (la radice “let-”è la stessa) la fecondità piuttosto che lo schifo, no? Tra i tanti fiori che in questi giorni stiamo raccogliendo, non possiamo ignorare le bellissime alchimie di vita che stanno avvenendo nelle famiglie italiane, dopo già un paio di settimane di quarantena. Ci soffermeremo qualche giorno sulla situazione della famiglia in questi giorni, perché vale la pena cogliere le varie sfaccettature di una situazione anomala, eppure, se ci si pensa, così teoricamente naturale, come il fatto dei membri di una famiglia che stanno sempre insieme. E invece no. I genitori odierni, per lo più costretti abitualmente a situazioni lavorative totalizzanti che non risparmiano più da tempo nemmeno le mamme, generalmente stanno scoprendo di non essere abituati a stare sempre con i propri figli. Sic et simpliciter. Questa scoperta non deve dare la stura a critiche e invettive, quanto piuttosto spingere a domande concrete e intelligenti sulla natura del lavoro oggi, e della progettualità di una famiglia, e di come le due cose (lavoro e famiglia) stanno insieme, o dovrebbero stare insieme. Possibile che ci voglia una pandemia per far sperimentare ai bambini una presenza continuativa nella ferialità dei loro padri? Lo smart working che oggi qui in Italia è una necessità coatta, siamo sicuri di volerlo abbandonare a epidemia finita? Siamo davvero ancora prigionieri di una mentalità lavorativa per cui il padrone deve controllare visivamente e fisicamente i suoi dipendenti per assicurare la produttività? E d’altronde, su tutt’altro fronte: lo smart working, cioè il lavoro da casa tramite computer, visto che è “da casa” ha diritto a prendersi tutto lo spazio possibile della vita privata di una persona, o va disciplinato in confini riscontrabili e dunque rispettabili? Che la scuola si sia trovata impreparata alla crisi è evidente: mi diceva proprio l’altro ieri un mio caro amico psicologo che ogni mattina per “settare” le figlie da casa con la scuola online lui e la moglie richiedono un’oretta circa di operazioni computeristiche a dir poco complesse; possiamo affidare l’educazione a reti wi-fi labili, computer fatiscenti, programmi astrusi che costringono i poveri insegnati a reinventarsi tecnici informatici? Tante domande, e molte altre ce ne sarebbero, che nascono dall’esperienza prevedibile e al contempo inaspettata delle famiglie in difficoltà per il loro trovarsi perennemente riunite in quarantena. Domande che devono scomodarci, e indurci a risposte intelligenti che facciano dell’attuale crisi ben più di una malattia stagionale, ma un vero e proprio passaggio epocale a tempi più lucidi e rispondenti a una vita più umana. (Alessandro Di Medio – Sir)  

Malta: rinviato il viaggio di Papa Francesco

23 Marzo 2020 - Città del Vaticano - "A causa della situazione mondiale in corso e in accordo con le Autorità e la Chiesa locale, l’annunciato Viaggio Apostolico a Malta è stato rinviato a data da definirsi". Lo dice oggi in una dichiarazione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Il logo della visita, prevista per il 31 maggio a Malta e Gozo,  mostrava delle mani che si indirizzano verso la Croce, provenienti da una nave in balìa delle onde. Le mani rappresentano un segno di accoglienza del cristiano verso il prossimo e l’assistenza a coloro che sono in difficoltà, abbandonati al loro destino. La barca rammenta il drammatico racconto del naufragio dell’apostolo Paolo sull’isola di Malta (cfr At 27,27-44) e l’accoglienza riservata dai maltesi all’apostolo e ai naufraghi (cfr At 28,1-10), oggetto anche delle recenti udienze del mercoledì di Papa Francesco. Il motto del viaggio apostolico è “They showed us unusal kindness”. (R.Iaria)

Un segno di suffragio e di consolazione: il 27 i vescovi in preghiera in un cimitero della diocesi

23 Marzo 2020 -
Le comunità cristiane, pur impossibilitate alla vicinanza fisica, non fanno mancare la loro prossimità di preghiera e di carità. Tutti i giorni i sacerdoti celebrano la S. Messa per l’intero popolo di Dio, vivi e defunti. L’attesa è per la fine dell’emergenza, quando si potrà tornare a celebrare l’Eucaristia insieme, in suffragio di questi fratelli.
Nel frattempo, la Chiesa italiana pone un segno eloquente: venerdì 27 marzo i Pastori, che ne avranno la possibilità, si recheranno da soli a un Cimitero della propria Diocesi per un momento di raccoglimento, veglia di preghiera e benedizione. L’intenzione è quella di affidare alla misericordia del Padre tutti i defunti di questa pandemia, nonché di esprimere anche in questo modo la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore.
Sarà questo “il Venerdì della Misericordia” della Chiesa italiana; un Venerdì di Quaresima, nel quale lo sguardo al Crocifisso invoca la speranza consolante della Risurrezione.

Papa Francesco prega per chi ha difficoltà economiche a causa del coronavirus

23 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco invita a pregare per coloro che a causa di questa pandemia rischiano di perdere il lavoro e che soffrono dal punto di vista economico “e questo ricade sulla famiglia. Preghiamo per chi ha questo problema”, ha detto il pontefice introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. Papa Francesco, nell’omelia, si concentra sul valore della preghiera. Una preghiera che va fatta con fede, perseveranza e coraggio. Una preghiera - ha detto il Papa – che deve partire dal cuore e non solo una preghiera orale. E poi la perseveranza che va insieme alla fede perché “se si ha fede il Signore ci darà quello che chiediamo”. E ancora il coraggio di chiedere insistentemente “quasi come minacciando il Signore” come hanno fatto Mosè ed Abramo che hanno negoziato con Dio. Quindi “fede, perseveranza e coraggio. Il Signore non delude anche se a volte ci fa aspettare, prende il suo tempo ma non delude”. (R.Iaria)

E’ morto don Giancarlo Quadri

22 Marzo 2020 Milano - Questa mattina si è spento, all'età di 76 anni, don Giancarlo Quadri, sacerdote della diocesi di Milano, per una vita impegnato tra gli immigrati e i nostri connazionali all'estero.  Ha guidato per 18 anni l'Ufficio Migrantes della diocesi di Milano e, durante il suo ministero sacerdotale ha dedicato anche alcuni anni agli italiani residenti in Belgio e in Gran Bretagna. Don Quadri, originario di Vaprio D'Adda (Mi) dove era nato nel 1944, ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel giugno del 1969 ed era stato anche missionario ad gentes in diversi Paesi in Africa. "Ho sempre lavorato in un contesto di migrazione: i primi 12 anni a Pero con la grande migrazione dal sud al nord Italia; poi in Zambia; in Inghilterra tra i nostri connazionali immigrati; in Marocco per prepararmi  e poi alla Pastorale Migrantes di Milano e tra gli Italiani in Belgio", diceva. La Fondazione Migrantes partecipa al dolore della diocesi ambrosiana ed è vicina alla famiglia.  

Papa Francesco: “momento di preghiera” sul sagrato della basilica di San Pietro e recita del Padre Nostro con tutti i capi delle Chiese cristiane

22 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con la pandemia della preghiera, della compassione, della tenerezza. Rimaniamo uniti. Facciamo sentire la nostra vicinanza alle persone più sole e più provate. ”. A dirlo oggi Papa Francesco al termine dell’Angelus trasmesso sui media vaticani dalla Biblioteca Apostolica vaticana. “In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo”, ha detto il papa invitando “tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato”. “Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno, ma tutti insieme recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno”. “Nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo – ha pregato il papa - possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto”. “Con questa medesima intenzione, venerdì prossimo 27 marzo, alle ore 18 – ha quindi annunciato - presiederò un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota” ed ha invitato tutti a “partecipare spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria”. Papa Francesco ha quindi espresso la “vicinanza ai medici;  vicinanza agli operatori sanitari, agli infermieri, alle infermiere, ai volontari; vicinanza alle autorità, che devono prendere misure dure ma per il nostro bene. Vicinanza ai poliziotti, ai soldati che per le strade cerano di mantenere sempre l’ordine, perché si compiano le cose che il Governo chiede di fare per il bene di tutti noi. E vicinanza a tutti”. (R.Iaria)  

Mci Annecy: quando devi andare nel deserto…

22 Marzo 2020 - Annecy - La Parola di Dio, all'inizio della Quaresima, ci invita ad allontanarci dalla routine quotidiana: "Andate nella vostra stanza più lontana, chiudete la porta e pregate il Padre vostro che è presente nel segreto" (Mt 6,6); "Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito" (Mt 4,1); "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse via" (Mt 17,1). Forse abbiamo anche cantato: "Signore, con te andremo nel deserto". Ora siamo nel deserto. Con la crisi del coronavirus, siamo condotti, nostro malgrado, in una forma inaspettata di deserto, e stiamo vivendo un'insolita Quaresima. Nella Bibbia, il deserto è il luogo della prova. Siamo tutti scossi da ciò che ci sta succedendo. Siamo abituati a un'agenda dove tutto è pianificato in anticipo, dove ogni attività ha il suo posto. Ora i nostri piani sono capovolti: la vita delle famiglie, delle imprese e dei gruppi deve essere riorganizzata. Siamo abituati a muoverci e a stare insieme come vogliamo. Queste sono restrizioni alla nostra amata libertà. Si tratta di difficoltà molto reali per tutti, per non parlare di coloro che sono le prime vittime del coronavirus e di coloro che li stanno curando. Nella Bibbia, il popolo scopre anche un Dio che sostiene il suo viaggio nel deserto: dona manna per ogni giorno, fa scaturire acqua dalla roccia. Il luogo della prova diventa anche il luogo di una promessa di rinnovamento e di conversione. Il profeta Osea dice di sua moglie: "La condurrò nel deserto e le parlerò a cuore aperto" (Osea 2,16). Nel deserto riscopriamo ciò che è vitale: ogni goccia d'acqua diventa importante. Questo viaggio quaresimale attraverso il deserto ci aiuta a riscoprire ciò che è essenziale e vitale. La rapida diffusione del coronavirus e le sue conseguenze sottolineano i rapporti tra i diversi continenti, l'interdipendenza tra l'uomo e la creazione, i legami tra il sociale e l'economico. Nella nostra casa comune, "tutto è collegato". I mezzi utilizzati per limitare e sradicare il virus dimostrano che l'attenzione ai più deboli ha la precedenza sugli interessi economici. Non possiamo vivere questo tempo ripiegati in noi stessi, dimenticando la necessaria fraternità. La nostra fede cristiana è comunitaria. Poiché gli incontri e le celebrazioni sono impossibili, possiamo sottolineare altre forme di preghiera. Poiché non possiamo partecipare alla celebrazione dell'Eucaristia, forse è giunto il momento di meditare e celebrare la Parola di Dio, di pregare in famiglia, di stare liberamente alla presenza del Signore. Tutte le iniziative che viviamo individualmente o come famiglia ci portano, in Cristo, più vicini gli uni agli altri. Anche se non abbiamo raduni visibili per un certo tempo, non siamo dispersi; rimaniamo in comunione nello Spirito. In questo tempo di "deserto", non saremo mai soli nella preghiera. Rimaniamo uniti a tutta l'umanità: uniti a coloro che sono afflitti dalla malattia e a coloro che si prendono cura di loro; uniti a coloro che, in questo tempo, stanno vivendo le prove della solitudine e della disoccupazione; uniti a coloro che, in tutto il mondo, stanno affrontando tragedie ancora più gravi: i migranti ai confini dell'Europa, vittime del terrorismo, etc. Il beato Charles de Foucauld, avendo vissuto a lungo nel deserto, ne ha scritto: "Dio è sempre lì con noi, in mezzo a noi. Dio ci parla là, Dio ci guida sempre là... Dio ci stabilisce là in uno stato di santità, ci rende il suo popolo speciale". (don Pasquale Avena - Resp. Mci Annecy)

Elemosineria apostolica: “grazie a tutti coloro che continuano a prendersi cura dei poveri

22 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Un grazie a “tutti i volontari e le persone di buona volontà che continuano a prendersi cura dei più poveri e bisognosi, soprattutto i senza fissa dimora che vivono per strada, e non li abbandonano proprio in questo momento che per loro è ancora più difficile”. A rivolgerlo è il card. Konrad Krajewski, Elemosiniere del Papa, secondo quanto riferisce un comunicato dell’Elemosineria apostolica, diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede. “Questi nostri fratelli non solo non hanno una casa, ma ora non possono neppure chiedere la carità per comprare qualcosa da mangiare”, si legge nel comunicato: “Ora più che mai, essi ‘dipendono’ dal nostro cuore. La misericordia è una parola molto concreta e solo ‘la carità copre una moltitudine di peccati'”. L’Elemosineria, inoltre, esprime “la propria gratitudine a tutte quelle aziende e attività commerciali che in questi giorni hanno donato generosamente i loro prodotti per preparare la ‘busta del cuore’ (tonno, scatolame di piccole dimensioni, frutta, formaggi, salumi confezionati, pane…) che, in sostituzione dei pranzi e delle cene, viene offerta ai poveri da diverse mense, dormitori, parrocchie, associazioni di volontariato e comunità religiose. Un esempio ci viene dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo che quotidianamente inviano centinaia di confezioni di latte fresco e di yogurt”. Per quanto riguarda le mense, le parrocchie e le associazioni che preparano pranzi al sacco o aiutano in altre forme i poveri della strada, “qualora si trovassero in difficoltà, economica o per la mancanza di viveri”, possono contattare, tramite il suo numero di cellulare, il card. Krajewski, che “resta disponibile anche per quanti volessero donare alimenti utili a preparare i pasti, per riceverli direttamente o indirizzarli ad altre realtà caritative che aiutano i poveri senza fissa dimora”.      

Vangelo Migrante: commento alla IV domenica di Quaresima (Gv 9, 1-41. Il cieco nato)

22 Marzo 2020 -
L’acqua promessa alla Samaritana, questa domenica diventa segno di guarigione. Non una guarigione qualsiasi ma un ritorno alla luce che fa vedere ogni cosa.
Nel cammino di preparazione al battesimo dei catecumeni, questa domenica è una tappa fondamentale. Anche tra i migranti che serviamo e a cui rivolgiamo le nostre cure pastorali ci sono persone impegnate nel cammino del catecumenato; come il cieco nato, per essi questa è la domenica della professione di fede: credo, Signore! Di sicuro a ciascuno sarà pervenuta la notizia delle modalità liturgiche e temporali in cui questo avverrà, vista la situazione che stiamo vivendo. Ma l’occasione è propizia per tutti i battezzati perché ci invita a vivere la tensione dell’inizio della nostra vita cristiana. Essa non è per nulla scontata, visto che anche da cristiani resta l’esigenza di una guarigione degli occhi di una fede spesso impastata da troppi distinguo e cortesi distacchi da altri fratelli e sorelle battezzati allo stesso modo o da altri uomini e donne venuti da lontano e chiamati alla fede. Lo sguardo umano, apparentemente neutro, sovente si adagia sull’esteriorità delle cose e delle relazioni fino a sostituire la verità nelle cose e nelle persone: l’esclusione del cieco è verità indiscussa e indiscutibile per lui, per i suoi stessi parenti e ovviamente per coloro che l’hanno decretata. Non per Gesù. E questo avviene perché il bisogno di vedere rimane. Non può spegnersi ciò per cui siamo stati creati. L’opera di Dio non può essere annientata. Ne è prova il fatto che la vista ricevuta crea un problema in comunità: il cieco (lo straniero) dove lo mettiamo? Non è ipocrisia. Troppo facile. È aver perso di vista Dio. È questo che produce ipocrisia sicché anche la lode che il cieco fa (dottrinalmente impeccabile) risulta inammissibile. Dio non vuole la morte di nessuno. E Gesù, che è da Dio, è venuto a fare cose che solo Dio sa fare. Ma perché queste accadano, è necessaria una fede che fa vedere oltre il legalismo o il buon senso, nelle quali ci ricacciano le cose di questo mondo ma che non provengono da Dio e non portano a Dio. Che non capiti anche a noi che questa presunzione, nella quale tentiamo di recintare la nostra vita e, in proiezione, quella di altri uomini e donne, faccia ancora esclamare al Maestro: “se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘noi vediamo’, il vostro peccato rimane!” (p. Gaetano Saracino)

Papa Francesco invita a pregare per i defunti e le loro famiglie

22 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Nella IV domenica di Quaresima Papa Francesco chiede di pregare per i defunti. “In questi giorni preghiamo per i defunti, gli uomini e le donne che muoiono soli senza consolazione. Preghiamo per loro e anche per le loro famiglie che non possono accompagnarli nel trapasso”, ha detto questa mattina introducendo la celebrazione della Santa Messa celebrata dalla Cappella di Casa Santa Marta. Il pontefice ha citato, poi, nell'omelia, una frase di Sant'Agostino: “ho timore di Cristo quando passa”. Una frase che il Vescovo d’Ippona spiegava: “ho timore di non accorgermi che è Cristo e di lasciarlo passare”. “Una cosa è chiara: alla presenza di Gesù sbocciano i veri sentimenti del cuore, i veri atteggiamenti: vengono fuori. È una grazia, e per questo Agostino aveva timore di lasciarlo passare senza accorgersi che stesse passando”, ha detto. E citando il Vangelo della guarigione del cieco nato dice che “stupisce la saggezza del cieco” nel rispondere ai dottori della Legge che non capivano quando passava Dio, “erano rigidi attaccati alle loro abitudini” e se per conservare queste abitudini avessero dovuto fare una ingiustizia non sarebbe stata un problema. Un Vangelo che il Pontefice consiglia di leggere oggi più volte soffermandosi su vari passaggi per comprenderne meglio il testo e farlo proprio: “Io consiglio a tutti voi di prendere oggi il Vangelo, capitolo 9 del Vangelo di Giovanni, e leggerlo, a casa, tranquilli. Una, due volte, per capire bene cosa succede quando passa Gesù: che vengono fuori i sentimenti. Capire bene quello che Agostino ci dice: ho timore del Signore quando passa, che io non me ne accorga e non lo riconosca. E non mi converta. Non dimenticatevi: leggete oggi una, due, tre volte, tutto il tempo che voi volete, il capitolo 9 di Giovanni”.

Mci Francia: farsi vicino ai sacerdoti e ai fedeli

21 Marzo 2020 - Parigi - Anche qui in Francia la pandemia sta raggiungendo livelli altissimi particolarmente nella zona parigina e nell'Est. La Chiesa, che sta vivendo questa attraversata del deserto, seguendo le disposizioni del governo ha emanato delle indicazioni da osservare simili a quelle della Chiesa italiana. I vescovi invitano a unirsi in preghiera durante la Novena a Notre Dâme de Lourdes che terminerà il 26 marzo. In questi giorni come coordinatore delle MCI di Francia passo una parte del mio tempo, più che con internet, al telefono per sentire la voce, prendere notizie dei sacerdoti, delle situazioni nelle diverse comunità.. Trovo incoraggiante vivere questa prossimità sentendo la voce e scambiando notizie sulla salute, il morale e anche ... sulle provvigioni alimentari. Alcuni sacerdoti anziani non hanno internet, solo un telefono fisso e ringraziano di poter raccontare a qualcuno cosa fanno e come si organizzano. Molti sacerdoti e laici hanno famigliari in Italia e interessarsi alle loro famiglie, alla loro regione ci si fa sentire che non si è trascurati. Qualche missionario mi ha detto che ci sono stati alcuni casi di giovani del progetto Erasmus; sono partiti in Italia durante le vacanze di febbraio e rientrando in Francia si sono scoperti contagiati. La parola che più è usata nei dialoghi telefonici è prudenza: “restez chez vous”.   don Ferruccio Sant Delegato Nazionale Missioni Cattoliche in Francia    

Quaresima e Coronavirus: veri pastori del loro gregge

21 Marzo 2020 - Sul sito del Sir è possibile trovare una intervista a un mio carissimo amico, parroco della provincia di Bergamo, che peraltro sto sentendo telefonicamente quasi ogni giorno, visto che si trova nel fulcro della zona rossa. Sebbene sia stato contento di trovare i suoi pensieri espressi con la profondità che sempre lo contraddistingue da uomo poetico e contemplativo qual è, quanto racconta mi ha straziato il cuore: “Mi è capitato qualche giorno fa di andare a dare l’estrema unzione a una persona che poi è morta soffocata durante il rito: una scena straziante. Due settimane fa, prima dell’ultimo decreto ministeriale, andavo a trovare le persone anziane che mi guardavano terrorizzate e mi dicevano di non andare da loro perché temevano di potermi contagiare. In diocesi sono morti tanti sacerdoti, altri sono ricoverati, alcuni in terapia intensiva. Anche se andiamo con la mascherina, quando entriamo in una casa per dare l’estrema unzione a un malato di polmonite, non ufficialmente Covid-19, è una protezione irrisoria: nella stanza del moribondo non si cambia l’aria da giorni per non fargli prendere freddo e ci sono tanti parenti. Ma andiamo ugualmente per non far mancare il conforto della fede”. Lo ammetto, sono preoccupato per lui. Lo so che, in quanto parroco romano, peraltro di un quartiere in cui molti sembrano infischiarsene allegramente delle restrizioni della quarantena, avrei di che preoccuparmi pure qui – ma sono comunque in ansia per lui, e per tutti i suoi confratelli di quelle parti, che non sono semplicemente in trincea, come lo siamo un po’ tutti noi preti di parrocchia: no, loro sono proprio sotto il fuoco nemico. Sono preoccupato, ma anche tanto fiero. Sì, amico mio, sono fiero di te. So di che pasta sei; so che la paura della morte, il motore ultimo di ogni peccato, tu l’ha già pugnalata al cuore con la tua fede e la tua dedizione. Spero non ti succeda nulla, ma so anche che, se dovesse succederti, sarebbe come vorresti tu, e come d’altronde vorrei io per me: sul campo di battaglia. Sono tanto fiero di come stiamo reagendo noi preti, anche quando veniamo bersagliati da accuse di viltà, mentre siamo sempre in campo, chi attaccato per ore al telefono, chi esaurendosi in una serie ininterrotta di streaming per non fare sentire abbandonata la gente privata della liturgia; sono fiero dei cappellani ospedalieri e carcerari che mischiano il loro respiro a quello già infetto dei malati e dei morenti; sono fiero dei parroci che non abbandonano la nave, per quanto scalcagnata, della loro parrocchia, e ridotti a poco più che eremiti comunque ci restano, e pregano per i parrocchiani che in chiesa per ora non ci possono entrare. Quanti preti sto sentendo in questi giorni, da tutta Italia! E quanti esempi bellissimi! Ieri parlavo dell’eroismo e della santità di cassiere, impiegati e autisti. Permettetemi di spendere allora una parola anche per l’eroismo e la santità di tanti preti, che non vanno sui giornali… se non, forse, nella forma di foto di necrologi, come a qualcuno è già capitato. Sono fiero di essere vostro confratello, fratelli miei sacerdoti. Sono fiero di essere un prete, come voi. Alessandro Di Medio      

Caltanissetta: una casa per migranti attiva da pochi giorni

21 Marzo 2020 - Caltanissetta - Casa Santa Barbara è un piccolo miracolo di accoglienza, che la Provvidenza ha da sempre sostenuto e ne sono oggi ancora più convinta. Un progetto nato da un bellissimo lavoro di squadra fra Migrantes, Caritas, UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) e la Parrocchia Santa Barbara di Caltanissetta. Eravamo alla ricerca di una sistemazione per uno studente del Mali, appena uscito dal centro di accoglienza. Si pensava ad una stanza in una canonica, in modo che il ragazzo non fosse solo e ci fosse una presa in carico da parte di una comunità parrocchiale, ma non trovavamo questo tipo di disponibilità. Contemporaneamente, un giovane parroco di un quartiere periferico di Caltanissetta, don Marco Paternò, ci fa sapere che vuole mettere a disposizione un grande appartamento accanto alla sua parrocchia, l’immobile era fino a qualche anno fa una casa per religiose e quindi è dotato di 5 stanze, tutte con bagno in camera. “Bellissimo, penso, ma non è quello che ci serve”, e così ci si interrogava in equipe su quale potesse essere la soluzione migliore sia per lo studente, ma anche per approfittare di questo grande gesto di generosità da parte di don Marco. Di lì a pochi giorni arriva una nuova richiesta: una giovane coppia della Nigeria ha appena avuto una bimba e la loro casa è così fatiscente che non può assolutamente accogliere la piccola neonata. Subito si è pensato a creare una sorta di casa condivisa, solo che eravamo un po’ titubanti all’idea di mettere insieme persone di diverse nazionalità e religioni. Poi, però ci siamo detti che questa era veramente una sfida di integrazione nell’integrazione e così abbiamo proposto ai ragazzi questa avventura, che hanno accettato subito con entusiasmo. Si sono poi aggiunti anche un altro ragazzo della Nigeria e uno del Camerun. In attesa di entrare nella nuova casa, abbiamo predisposto per ciascuno di loro degli alloggi temporanei, alcuni un po’ improvvisati. Ci stavamo adoperando per l’allestimento e le pulizie dell’appartamento, quando ci arriva la notizia che la famiglia della Nigeria doveva lasciare in 24 ore il luogo dove era sistemata provvisoriamente. Da quel momento è stata tutta una corsa, per i volontari, il parroco e i membri dell’equipe, tutti mobilitati per consegnare la casa in 24 ore, perfettamente pulita e funzionante, con tanto di spesa fatta. Tutto è stato fatto con amore e attenzione, ma con tempi strettissimi. Era il 5 marzo quando i ragazzi sono entrati ufficialmente nella casa. Come si sa in quei giorni la situazione in Italia è cambiata in modo repentino e anche i ragazzi si sono dovuti adeguare alle nuove disposizioni governative. Purtroppo, tranne il parroco, che ogni giorno verifica che tutto sia ok per gli ospiti della casa, noi seguiamo i ragazzi a distanza, solo saltuariamente e se strettamente necessario portiamo un po’ di spesa. Questo, da una parte mi rattrista molto, perché veramente non vedevamo l’ora di iniziare tante attività correlate a questa esperienza di convivenza. D’altro canto, però sono molto grata al Signore, anche per le corse fatte, evidentemente Lui sapeva bene cosa stava per accadere. Come sarebbe stato questo periodo di isolamento per questi ragazzi in case fatiscenti, in un dormitorio o girando di casa in casa? Ora vivono in un appartamento bello, pulito e luminoso, ci sono tante persone che in un modo o in un altro si prendono cura di loro. Inizieranno in questi giorni delle lezioni di italiano on line, li coinvolgeremo nella realizzazione di video tutorial di ricette etniche…..insomma con un po’ di fantasia daremo vita a nuove forme di accoglienza, seppur virtuali, in attesa di poter riprendere il cammino là dove si è interrotto. Donatella D’Anna Direttore Migrantes Caltanissetta        

Le strutture diocesane per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena

21 Marzo 2020 - Roma - “Non sprecate questi giorni difficili”. È l’appello di Papa Francesco a ritrovare - in questo periodo in cui l’attenzione agli altri è messa a dura prova - la concretezza dei gesti quotidiani e delle relazioni. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza Covid-19. Di fatto, molte diocesi italiane - a partire dalle più provate dall’emergenza - già hanno aperto le porte: Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le ha offerte Lodi e così Roma e Taranto; Cremona ha reso disponibili 25 posti per operatori sanitari che dopo il lavoro non possono rientrare in famiglia per non mettere a rischio i familiari; Crema ospiterà 35 medici cinesi che verranno a supporto dell’ospedale cittadino e di quello da campo che verrà costruito nei prossimi giorni in uno spazio della diocesi. Altre diocesi - Brescia, Roma,Tricarico, San Marco Argentano-Scalea, Reggio Calabria, Cassano allo Jonio, Siracusa… - hanno offerto le proprie strutture per l’accoglienza di persone in quarantena o si accollano il pagamento alberghiero di pazienti che possono uscire dall’ospedale (Bergamo), liberando posti. Altre - Milano, Rimini, Lanusei… - hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile. Altre stanno dando ospitalità a persone senza fissa dimora: Pavia, Lodi, Gorizia, Belluno-Feltre, Piacenza, Parma, San Marco Argentano-Scalea, Bari-Bitonto, Nardò Gallipoli, Cerignola-Ascoli… Un’attenzione particolare alcune diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative… Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”. Per contribuire alla raccolta fondi di Caritas Italiana (via Aurelia 796 − 00165 Roma) utilizzare il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o un bonifico bancario (con la causale “Emergenza Coronavirus”) tramite:  
  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
  • Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
  • Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
  • UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
 

Papa Francesco prega per le famiglie

21 Marzo 2020 -

Città del Vaticano – Papa Francesco ricorda oggi le famiglie che sono a casa in questi giorni a causa delle restrizioni dovute al contagio da Covid 19. “Oggi vorrei ricordare le famiglie che non possono uscire da casa, forse l'unico orizzonte che hanno è il balcone perché sappiano trovare il modo di comunicarsi bene e di costruire rapporti di amore nella famiglia e sappiano vincere le angosce di questo tempo insieme in famiglia”, ha detto introducendo la liturgia eucaristica a Casa Santa Marta e trasmessa dai media vaticani. Il Papa ha chiesto di pregare per la pace per le famiglie “in questa crisi, e per la creatività”. 

Nell’omelia il pontefice, commentando le letture del giorno, si è soffermato sul tema della preghiera. “Gesù ci insegna come pregare”, ha detto: l’atteggiamento del pubblicano “ci insegna come pregare, come dobbiamo avvicinarci al Signore con umiltà: pregare con l'anima nuda, senza trucco, senza travestirsi delle proprie virtù. Lui perdona tutti i peccati ma ha bisogno che io li faccia vedere i peccati, senza coprire.  Quando andiamo dal Signore un po' troppo sicuri di noi stessi cadiamo nella presunzione”. Per Papa Francesco la  strada è “abbassarsi” come ha fatto il pubblicano che ha “riconosciuto la realtà. Quando preghiamo “incominciamo ad aprirci” raccontando la “vera realtà: io sono peccatore, sono peccatrice. E’ un buon passo avanti per lasciarsi guardare dal Signore. Che Gesù ci insegni questo”, ha concluso. (R.Iaria)

Quaresima e Coronavirus: diventare eroi, e poi magari santi

20 Marzo 2020 - Ieri, per la prima volta dall’inizio della quarantena, sono andato a fare la spesa. Sono uscito bardato di tutto punto con mascherina e guanti, e mi sono avventurato in un supermercato nei pressi della mia parrocchia – e lì, la scoperta (prevedibile) della fila purgatoriale delle persone in attesa di poter entrare. Ti saluto alle distanze di sicurezza. La mia crescente indignazione per l’evidente stoltezza di molti che si ostinano a fare finta che tutto sia come prima, è stata presto rimpiazzata dall’interesse per una cosa che ha dopo un po’ attirato la mia attenzione. Difatti ogni tot uscivano dal supermercato membri del personale: il pizzicagnolo, poi due cassiere, poi uno che forse era il direttore (l’ho immaginato dal piglio altero e vigilante), ecc. Uscivano qualche minuto, si dirigevano non so dove, e poi rientravano. Quello che mi ha colpito era l’incedere dignitoso, pregno di comprensione di se stessi e della propria funzione, unito all’aria disfatta, stanca, e forse anche un poco preoccupata per la propria sorte, per l’essere inchiodati per lavoro in mezzo ai miasmi e alle esalazioni di una folla potenzialmente infetta. Ebbene, in quelle cassiere dai fianchi larghi con le felpe sformate, in quel pizzicagnolo rubizzo, nell’altero e scattante direttore, io ho visto degli eroi del quotidiano. Non oso immaginare cosa proverei vedendo, in questi giorni, addirittura un medico o un infermiere! Eppure anche lì, nella banalità estrema di quel viottolo di cemento tra palazzi e gente stropicciata, c’erano eroi: gente che stava esponendo se stessa a un rischio, pur di permettere a me e agli altri di comprare roba da mangiare. Gente che si mette in pericolo per degli estranei, per compiere il proprio dovere. Scusa, se non eroismo questo, cosa lo è? E poi la mia mente è volata… e ho pensato come sarebbe, se questi piccoli eroi feriali si decidessero ad aggiungere l’amore al senso del dovere, e ho capito che i nostri supermercati, le nostre banche, i nostri autobus, le nostre edicole si costellerebbero di santi – e chi mi dice che questo non stia già avvenendo? Santità tirata fuori dalla crisi. Santi dappertutto. Che cosa stupenda! Da quel corso di pensieri sono giunto a ricordare un discorso bellissimo di san Josemaria Escrivà, che a un certo punto dice: “Dio vi chiama per servirlo ‘nei’ compiti e ‘attraverso’ i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un’università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c’è ‘un qualcosa’ di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire”. Questo è il tempo in cui ognuno di noi, se lo vuole, semplicemente stando al suo posto, può diventare un eroe del quotidiano – persino un santo. Sì, anche tu che stai leggendo, magari semplicemente accettando di stare chiuso dentro casa tua quando vorresti uscire in queste seducenti giornate di acerba primavera. In fondo per diventare santi basta amare. (Alessandro Di Medio – Sir)

Mci Parigi: il missionario scrive ai fedeli

20 Marzo 2020 - Parigi – In questo momento i cui l’intera Europa, e non solo, vive una situazione particolare, sono molte le Missioni Cattoliche Italiane che si stanno organizzando con varie iniziative e alcune lettere dei missionari ai fedeli. Pubblichiamo qui la lettera del responsabile della Missione Cattolica Italiana di Parigi, p. Barly   Cari Fratelli e sorelle, mi rivolgo a Voi in questo momento di difficoltà non solo in qualità di Rettore della nostra comunità ma, soprattutto, in veste di pastore che sente fortissimo, specialmente in questi giorni così particolari, l’urgenza di incontrare il suo gregge per consolarlo, coccolarlo e rincuorarlo. Posso immaginare, infatti, il senso di smarrimento e di solitudine che potrebbe prendere i nostri cuori. Il non vedersi, il non potersi parlare a tu per tu, il non potersi riunire fisicamente attorno all’Eucaristia, il non poter celebrare il battesimo dei figli, l’incertezza sulla celebrazione del matrimonio già programmato, sono situazioni certamente eccezionali e strane per la  nostra comunità e per il popolo di Dio, più in generale. Tuttavia il Signore non ci abbandona e attraverso le parole del Santo Padre ci conforta.      “In questa situazione di epidemia, nella quale ci troviamo a vivere più o meno isolati siamo invitati a riscoprire e approfondire il valore della comunione che unisce tutti i membri della Chiesa. Uniti a Cristo non siamo mai soli, ma formiamo un unico Corpo, di cui Lui è il Capo. È un’unione che si alimenta con la preghiera e anche con la comunione spirituale all’Eucaristia, una pratica molto raccomandata quando non è possibile ricevere il Sacramento. Questo lo dico per tutti e specialmente per le persone che vivono sole”.  Vi chiedo anche di bussare, con insistenza, al cuore della nostra Madre, perché lei, a sua volta, bussi al cuore di Gesù. Questo tempo di Quaresima “a casa” è la nostra opportunità per riscoprire la bellezza dei piccoli gesti quotidiani, il servizio, la bellezza dei figli, il dono grande del marito e della moglie. È spazio per raccontarci e, finalmente, ascoltare senza fretta.   Vi porto nel mio cuore e nella preghiera ogni giorno e spero di rivedervi e riabbracciarvi al più presto. Padre Barly