Primo Piano

Migrantes Salerno-Campagna-Acerno: mons. Bellandi in visita al circo Togni

11 Maggio 2020 - Salerno - L’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi, si è recato in visita nella chiesa itinerante del circo Lidia Togni in questi giorni fermo a Salerno dopo le norme di contenimento a causa del covid 19. Il presule era accompagnato dal direttore Migrantes della diocesi, Antonio Bonifacio. Il tendone è montato nel piazzale sul litorale Est del capoluogo campano dalla fine di febbraio e attualmente ospita oltre 50 persone che stanno vivendo una situazione di difficoltà. Il circo ha trovato una rete di solidarietà molto forte e definita dal direttore del circo, Vinicio Togni Canestrelli “meravigliosa”. Tra gli aiuti quelli degli ufficio diocesana di Migrantes e Caritas con aiuti alimentari colmando “un momento grave in cui non sapevamo come fare”. Adesso sperano di ripartire al più presto on gli spettacoli per regalare sorrisi a bambini ed adulti.

R.Iaria

Lori Chesser: “Il Covid-19 ha aperto la questione della protezione dei diritti umani negli Usa”

11 Maggio 2020 - New York – Sospendere tutti i permessi di lavoro almeno per un anno per chi emigra temporaneamente negli Stati Uniti è la proposta che quattro senatori repubblicani hanno presentato al presidente Donald Trump. La norma dovrebbe rimanere in vigore fino a quando i livelli dell’occupazione non tornino alla normalità e, di fatto, non si scopra un vaccino. Le regole però dovrebbero essere meno rigide per medici ed infermieri chiamati a colmare i vuoti occupazionali nel settore generati dalla crisi sanitaria del Coronavirus. La richiesta arriva mentre alcuni dei consiglieri del presidente stanno pianificando un nuovo ordine esecutivo per sospendere nuovi visti di lavoro temporaneo verso laureati stranieri in tecnologie e scienze, che sono autorizzati a cercare e trovare lavoro per tre anni, e verso i lavoratori stranieri dell’hi-tech che, qualora perdessero il lavoro, dovrebbero lasciare gli Usa in 60 giorni insieme alle famiglie, anche se i figli sono regolarmente iscritti a scuola. Lori Chesser è avvocato per l’immigrazione in Ohio e segue da vicino l’evoluzione delle politiche migratorie statunitensi. Intervenendo ad un panel on line su diritti umani e Covid-19, organizzato per la Settimana mondo unito dai giovani del Movimento dei Focolari, ha chiarito che la legge Usa non riconosce un “diritto” di immigrazione per nessuno, al contrario le norme consentono al presidente di prevenire ingressi di persone e gruppi contrari agli interessi nazionali. Tutto questo non è in contraddizione con la lunga tradizione di accoglienza del Paese? L’unica eccezione a questa norma sono i rifugiati. Chiunque arrivi ad un porto d’ingresso statunitense dichiarando che il ritorno nel Paese di origine porterebbe a persecuzioni a causa della razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale ha il diritto di emigrare negli Usa. Questa legge può essere modificata dal Congresso e interpretata in maniera più o meno restrittiva dalle varie agenzie amministrative che si occupano di migrazioni. Per tutti gli altri immigrati, c’è un sistema di leggi complesso che determina chi può entrare temporaneamente o permanentemente. La prima risposta alla crisi del Covid-19 è stata la restrizione degli ingressi. Perché?  L’iniziale azione del presidente è stata dettata da motivi di salute e riguardava i cittadini stranieri che erano stati in Cina, poi la norma si è allargata a parti dell’Europa, Iran, Regno Unito e Irlanda. E solo ai lavoratori essenziali era consentito l’ingresso da Canada e Messico. A queste misure ne sono seguite altre dettate più dalla minaccia economica e cioè che gli stranieri potessero occupare posti di lavoro riservati agli americani. Preoccupazione legittima ma che non rispecchia una realtà economica e sociale interdipendente come è quella del Paese. Quindi, una legge che non rispecchia la realtà ha già una legittimità ridotta. Queste ultime restrizioni sono estremamente significative e se diventassero permanenti diminuirebbero di un terzo l’immigrazione negli Usa. Seppur temporanee queste restrizioni influenzano però la vita di tante famiglie, come hanno denunciato i vescovi più volte. Certamente. Una norma esistente afferma che solo i ragazzi di età inferiore ai 21 anni possono immigrare nel Paese su richiesta dei genitori. Questa norma sta di fatto impedendo l’ingresso a ragazzi che si trovano alla soglia dei 21 anni e che, di conseguenza, non potranno ricongiungersi con la famiglia per parecchi anni ancora. Inoltre, invocando una legge degli anni ‘40, il presidente ha rifiutato l’ingresso a tutti i migranti che arrivano dalla frontiera sud. Parlando delle frontiere, come è la situazione ai confini con il Messico? La “buona” notizia è che, a causa della nuova politica di rifiuto d’ingresso, il numero di persone presenti nei centri di detenzione temporanea, che di fatto sono prigioni dove le condizioni sono disumane, è molto diminuito. In questo momento sono documentati 34mila immigrati. Naturalmente, come tutti i prigionieri, sono persone vulnerabili al Covid-19 perché non si rispettano le distanze sociali e non ci sono protezioni di alcuni tipo. Varie organizzazioni per i diritti umani, dove anche io sono impegnata gratuitamente, hanno fatto causa al governo federale per ottenerne il rilascio, poiché queste persone, di fatto, non hanno commesso crimini. Abbiamo avuto successo, ma non è una battaglia conclusa. Certamente il Covid-19 ha aperto la questione della protezione dei diritti umani nel nostro Paese. Ci spieghi meglio… Basta guardare ai lavoratori essenziali nel settore agricolo, nella lavorazione delle carni e degli alimenti, nelle pulizie degli ospedali e delle città. Tutti questi settori sono coperti da immigrati. La crisi sanitaria ha colpito pesantemente gli impianti di imballaggi delle carni e i lavoratori di queste aziende continuano a rischiare la vita senza equipaggiamenti di protezione e senza test poiché potrebbero perdere il lavoro. Per loro non vale il lockdown ma non sono state emanate leggi per la loro protezione. Molti di loro lavorano illegalmente e non hanno ricevuto nessun beneficio dal governo in termini di riduzione delle tasse, perché, anche se illegali, le tasse le pagano ugualmente. Nessuno di loro può beneficiare di assistenza sanitaria, tranne se si reca al pronto soccorso per un’emergenza. In un contesto di pandemia tutto questo diventa pericoloso per i soggetti coinvolti e per tutte le comunità dove vivono. Anche il sistema sanitario dipende in parte da migranti eppure anche questi sono i meno garantiti. Proprio così. Molti dei nostri medici arrivano dall’India e hanno seguito la lunghissima trafila degli uffici dell’immigrazione prima di lavorare qui. Se questi medici perdessero il lavoro o morissero per Covid, anche le loro famiglie dovrebbero tornare a casa. Il Congresso non ha garantito loro nessun sistema di protezione. Se quindi, dal punto di vista politico e giuridico, lo status dei diritti umani per gli immigrati non è certamente migliorato, devo dire che la crisi ha mobilitato persone e gruppi della società civile, che stanno lavorando duramente per migliorare la loro condizioni attraverso contenziosi pubblici, patrocini gratuiti e assistenza. Molti di loro sono volontari.  

Papa Francesco ricorda coloro che hanno perso il lavoro

11 Maggio 2020 -

Città del Vaticano - Papa Francesco ricorda coloro che hanno perso il lavoro in questo tempo di pandemia. “Ci uniamo a fedeli di Termoli, nella festa del ritrovamento del corpo di San Timoteo oggi. In questi giorni tanta gente ha perso il lavoro; non sono stati riassunti, lavoravano in nero … Preghiamo per questi fratelli e sorelle nostri che soffrono questa mancanza di lavoro”, ha detto il papa introducendo la liturgia eucaristica di questa mattina a Casa Santa Marta.

Gesù, ha detto il papa commentando il brano del vangelo di oggi, ha promesso per noi lo Spirito Santo che “abita con noi e che il Padre è il Figlio inviano” per “accompagnarci nella vita”. Il suo obiettivo è quello di “insegnare e ricordare”: ci insegna il mistero della fede, ci insegna a entrare nel mistero, a capire un po’ più il mistero, ci insegna la dottrina di Gesù e ci insegna come sviluppare la nostra fede senza sbagliare, perché la dottrina cresce, ma sempre nella stessa direzione: cresce nella comprensione. E lo Spirito ci aiuta a crescere nella comprensione della fede, comprenderla di più e andare di più a comprendere questo che dice la fede. La fede – ha detto il papa - non è una cosa statica; la dottrina non è una cosa statica: cresce” sempre, ma cresce “nella stessa direzione. E lo Spirito Santo evita che la dottrina sbagli, evita che rimanga ferma lì, senza crescere in noi”. E poi lo Spirito Santo ci aiuta a ricordare: “lo Spirito Santo è come la memoria, ci sveglia”, ci mantiene sempre svegli “nelle cose del Signore” e ci fa anche ricordare la nostra vita, quando abbiamo incontrato il Signore o quando lo abbiamo lasciato. In questa memoria, lo Spirito Santo “ci guida; ci guida per discernere, per discernere cosa devo fare adesso, qual è la strada giusta e qual è la sbagliata, anche nelle piccole decisioni. Se noi chiediamo la luce allo Spirito Santo, Lui ci aiuterà a discernere per prendere le giuste decisioni, le piccole di ogni giorno e le più grandi”. Lo Spirito “ci accompagna, ci sostiene nel discernimento”, “ci insegnerà ogni cosa, cioè fa crescere la  fede, ci introduce nel mistero, lo Spirito che ci ricorda: ci ricorda la fede, ci ricorda la propria vita e lo Spirito che in questo insegnamento, in questo ricordo, ci insegna a discernere le decisioni che dobbiamo prendere". Lo Spirito è il dono di Dio: “che il Signore ci aiuti a custodire questo dono che Lui ci ha dato nel Battesimo e che tutti noi abbiamo dentro”.

R.Iaria

Papa Francesco rivolge un pensiero all’Europa e all’Africa

10 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Questa mattina, al termine della preghiera del Regina Coeli dalla Biblioteca del palazzo apostolico, papa Francesco ha voluto rivolgere un pensiero all’Europa e all’Africa. “All’Europa, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Schuman, del 9 maggio 1950. Essa – ha detto - ha ispirato il processo di integrazione europea, consentendo la riconciliazione dei popoli del continente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e il lungo periodo di stabilità e di pace di cui beneficiamo oggi. Lo spirito della Dichiarazione Schuman non manchi di ispirare quanti hanno responsabilità nell’Unione europea, chiamati ad affrontare in spirito di concordia e di collaborazione le conseguenze sociali ed economiche provocate dalla pandemia” . E poi all’Africa, perché il 10 maggio 1980, quarant’anni fa, San Giovanni Paolo II, durante la sua prima visita pastorale in quel continente, “diede voce al grido delle popolazioni del Sahel, duramente provate dalla siccità. Oggi mi congratulo con i giovani che si stanno impegnando per l’iniziativa ‘Laudato Si’ Alberi’. L’obiettivo – ha detto il Papa - è piantare nella regione del Sahel almeno un milione di alberi che andranno a far parte della ‘Grande Muraglia verde d’Africa’”. Da qui l’auspicio che “in tanti possano seguire l’esempio di solidarietà di questi giovani”.

La dimora

9 Maggio 2020 - Annecy - Penso che tutti, in un modo o nell'altro, amiamo la nostra casa. Certo, alle volte la sentiamo anche piccola e stretta: e tuttavia sperimentiamo tutti, ogni tanto, la gioia di poterci ritirare in casa, nella nostra camera, chiudendo fuori, almeno per un momento, le molte occupazioni e preoccupazioni che la vita ci presenta. Dunque, il desiderio della casa tocca un po' il cuore di tutti. Proprio come accadeva già in quel tempo ai discepoli radunati attorno a Gesù per l'ultima cena, secondo il racconto del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato questa domenica (Gv 14,1-12): anche quei discepoli sentivano forte il desiderio di una casa dove trovare pace. Ma ora forse la nostra casa comincia a starci un po' troppo stretta! Certo, ai discepoli ed a noi Gesù fa intravedere un'altra casa – "la casa del Padre mio" (Gv 14,2) – una casa che ha molti posti, un posto per ciascuno di noi, un posto che ci può davvero dare la serenità cercata. Il loro cuore, dice il Vangelo, era "turbato" (Gv 14,1): affannato, agitato, proprio come il nostro cuore quando non riesce a trovare una casa tranquilla in cui riposare. Il nostro cuore rimane turbato, e ci ritroviamo spesso affaticati e spaesati lungo le strade della nostra vita. Perché sarà pure vero che la casa del Padre è bella ed ha molti posti: ma intanto ora ci troviamo su strade ancora piene di affanni e di paure, e non è detto che ci conducano proprio alla casa tanto desiderata. Ma qual è la casa, la dimora di cui parla Gesù? La dimora è vivere lo Spirito. E il fatto di essere stati costretti a stare in casa ci ha fatto scoprire come non un nuovo tempio fatto di pietra, né un tabernacolo per trattenerlo, né un altare per il sacrificio, ma la dimora è la via, la strada-dimora è lui stesso, Gesù,.... la via è seguire Lui, che ci permette di trovare posto per dimorare nello Spirito. Tutto questo significa lasciare che Gesù illumini la nostra vita e che la interroghi con la sua parola. La vita non è la promessa della vita eterna, ma è Gesù stesso, sorgente della vita, che trasmette e fa scorrere, anche nelle tortuosità complicate e accelerate delle nostre giornate, la sua linfa di coraggio, compassione, tenerezza, perdono. Perché Gesù ci insegna con la sua vita che la verità non consiste in cose da sapere o da avere, ma è un modo di vivere, è una persona che offre la vita e che con i suoi gesti libera dal male e trasforma la nostra vita nella sua dimora. Siamo stati coinvolti in una grande epidemia della nostra “casa comune”, che è il nostro mondo, le nostre comunità, il nostro corpo. In molti modi già prima ci è stata annunciata la necessità di cambiare il nostro stile di vita, ma ora ne sperimentiamo tutta la vulnerabilità. Se vogliamo usare la metafora evangelica di domenica scorsa potremmo dire che il gregge ha inquinato i pascoli e i ladri hanno saccheggiato l’ovile. In questi giorni i nostri discorsi si affastellano tra pensieri confusi, sentimenti colmi di paura e comportamenti ancora incapaci di rispondere adeguatamente alla diffusione del male. Oggi il primo passo da compiere verso un nuovo modo d’intendere la nostra esistenza è il risveglio spirituale, è il recupero del senso di meraviglia che la creazione ogni giorno ci offre. Il primo passo è innamorarsi della bellezza della vita, della natura, del cosmo e lì confessare il Dio della vita. Perché il Signore è in questa casa. La sofferenza e il dolore, la morte ci hanno colpito e non possiamo allontanarli. Siamo nella notte oscura, per usare il linguaggio dei Mistici, e il risveglio segna l’inizio di una conversione radicale, di una nuova vita, e la notte è il passaggio dalla disillusione alla speranza. Oggi, come civiltà, stiamo attraversando questa disperazione e abbiamo bisogno di proteggere la nostra casa comune, ma la difesa non viene solo da distanza, mascherine, dal lavoro telematico a casa, test e diagnosi…. E’ necessario recuperare il senso di una rinascita direi creativa, come una risurrezione, per far nascere nuove forze al servizio, protezione e rispetto del nostro mondo, e di tutta la comunità umana, e dello spirito del nostro corpo, che abita in noi. Il desiderio della casa, del dimorare, come dice Gesù, diventa allora il desiderio di una vita nuova: una vita che inizia oggi, nell'incontro con Gesù risorto, il Pastore vero; una vita che sa custodire tutti i doni preziosi in essa nascosti; ma anche una vita che guarda avanti, alla dimora promessa, del Padre.

don Pasquale Avena - Mci Annecy

   

Papa Francesco: l’Europa cresca unita e fraterna

10 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Nella Messa a Santa Marta, questa mattina, Francesco ricorda due recenti commemorazioni: la festa dell'Europa e l'anniversario della fine della seconda guerra mondiale nel vecchio continente, pregando che l'Europa cresca unita nelle sue diversità. "In questi due giorni passati, ci sono state due commemorazioni: il 70.mo della Dichiarazione di Robert Schuman, che ha dato inizio all’Unione Europea, e anche la commemorazione della fine della guerra. Chiediamo al Signore per l’Europa, oggi, che cresca unita, in questa unità di fratellanza che fa crescere tutti i popoli nell’unità nella diversità", ha detto in introducendo la liturgia a Casa Santa Marta. Il Papa ha centrato la sua omelia sulla preghiera. Ha commentato il Vangelo odierno (Gv 14, 1-12) in cui Gesù dice ai suoi discepoli che chi crede in Lui, anch’egli compirà le opere che Lui compie e ne compirà di più grandi di queste, perché va al Padre: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio”. “Possiamo dire - ha detto il Papa - che questo passo del Vangelo di Giovanni è la dichiarazione dell’accesso al Padre. Il Padre sempre è stato presente nella vita di Gesù, e Gesù” diceva che il Padre ha cura di noi e delle sue creature. E quando i discepoli gli chiesero di imparare a pregare, Gesù ha insegnato il “Padre nostro”. Gesù “va sempre al Padre” e “in questo passo è molto forte” perché “è come se aprisse le porte della onnipotenza della preghiera”, perché dice: “Io sono con il Padre: voi chiedete e io farò tutto. Ma perché il Padre lo farà con me”. “Questa fiducia nel Padre, fiducia nel Padre che è capace di fare tutto. Questo coraggio di pregare, perché per pregare ci vuole coraggio, ci vuole lo stesso coraggio, la stessa franchezza che per predicare: la stessa”. Il Papa ricorda il coraggio di Abramo, quando “mercanteggiava”: aveva “il coraggio della lotta nella preghiera, perché pregare è lottare: lottare con Dio”. E anche il coraggio della preghiera di Mosè che osava dire “no” al Padre. Pregare con poco coraggio “è una mancanza di rispetto. Pregare è andare con Gesù al Padre che ti darà tutto. Coraggio nella preghiera, franchezza nella preghiera. La stessa che ci vuole per la predica”. Il Papa commenta poi la prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, dove si riferisce di “quel conflitto nei primi tempi della Chiesa, perché i cristiani di origine greca mormoravano – mormoravano, già a quel tempo si faceva questo: si vede che è un’abitudine della Chiesa … - mormoravano perché le loro vedove, i loro orfani non erano ben custoditi; gli apostoli non avevano tempo”. E “Pietro, illuminato dallo Spirito Santo, ‘inventò’ i diaconi: sette persone di fede che si prendessero cura del servizio, in modo che quelle persone che avevano ragione di lamentarsi, fossero assistite nei loro bisogni. Pietro prese questa decisioni perché gli apostoli potessero dedicarsi alla preghiera e all’annuncio della Parola. “Questo - ha detto Francesco - è il compito del vescovo: pregare e predicare. Con questa forza che abbiamo sentito nel Vangelo: il vescovo è il primo che va dal Padre, con la fiducia che ha dato Gesù, con il coraggio, con la parresìa, a lottare per il suo popolo. Il primo compito di un vescovo è pregare”. Il Papa ricorda un sacerdote, “un santo parroco, buono”, che quando incontrava un vescovo faceva sempre la stessa domanda: “Ma eccellenza, quante ore al giorno lei prega?”, e sempre diceva: “Perché il primo compito è pregare”. “Perché è la preghiera del capo della comunità per la comunità, l’intercessione al Padre perché custodisca il popolo”. “La preghiera del vescovo, il primo compito: pregare. E il popolo, vedendo il vescovo pregare, impara a pregare. Perché lo Spirito Santo ci insegna che è Dio che ‘fa la cosa’. Noi facciamo un pochettino, ma è Lui che ‘fa le cose’ della Chiesa, e la preghiera è quella che porta avanti la Chiesa”. E per questo “i vescovi devono andare avanti con la preghiera”. Quella parola di Pietro è profetica: “Che i diaconi facciano tutto questo, così la gente è ben custodita e ha risolto i problemi e anche i suoi bisogni. Ma a noi, vescovi, la preghiera e l’annuncio della Parola”. “È triste - ha osservato Francesco - vedere bravi vescovi, bravi, gente buona, ma indaffarati in tante cose, l’economia, e questo e quell’altro e quell’altro … La preghiera al primo posto. Poi, le altre cose. Ma quando le altre cose tolgono spazio alla preghiera, qualcosa non funziona. E la preghiera è forte”. Gesù lo ha detto: “Io vado dal Padre, e qualunque cosa chiederete nel mio nome al Padre, la farò, perché il Padre sia glorificato”. “Così - ha concluso il Papa - va avanti la Chiesa, con la preghiera, il coraggio della preghiera, perché la Chiesa sa che senza questo accesso al Padre non può sopravvivere”.

Tv2000: torna “Today” con i racconti degli italiani all’estero

9 Maggio 2020 -
Roma - Tra l’emergenza sanitaria ancora in atto e i primi tentativi di ripresa, i Paesi alle prese con il Covid-19 attraversano fasi diverse. Sono però uniti dalla riscoperta della propria fragilità. Se ne parla a 'Today', l’approfondimento sull'attualità internazionale che torna su Tv2000 con una veste rinnovata e una nuova collocazione: oggi, sabato in seconda serata. 
Dalle aperture della Svezia al coprifuoco in Perù, passando per le decisioni nazionali sulle attività da riaprire e quelle da tenere chiuse, ogni Paese sta affrontando l’emergenza Covid -19 in modo diverso. Le testimonianze di molti italiani all'estero sono il filo rosso di 'Today', che cerca di raccontare la pandemia anche nelle parti del mondo più dimenticate e di analizzare i problemi aperti: il ruolo dell’Europa, le tensioni internazionali, l’impatto delle chiusure sull’economia e in particolare sulla vita quotidiana delle persone a varie latitudini, la fatica dei ceti più poveri.

La Chiesa di Gaeta sostiene la proposta di regolarizzazione degli immigrati in Italia

9 Maggio 2020 - Gaeta - L’Arcidiocesi di Gaeta e Libera Sud Pontino sostengono la proposta di regolarizzazione degli immigrati che lavorano nel nostro paese aiutando le nostre famiglie, raccogliendo i prodotti della terra e, più in generale, contribuendo al “benessere di noi tutti”. La proposta non riguarda solo il tema del lavoro, ma va sostenuta innanzitutto in nome del principio di umanità sancito dalla Costituzione italiana che, all’articolo 2, afferma: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo”. La regolarizzazione è necessaria anche per questioni di sicurezza sanitaria, sostiene una nota della diocesi di Gaeta aggiungendo che il “nostro sostegno si basa sul rispetto della dignità di ogni persona, in un rapporto solidaristico, e come cristiani, ce lo impone la nostra fede nel Vangelo. “Nell’esperienza della pandemia abbiamo compreso – si legge nella nota diffusa oggi - come non ci siano confini o steccati che possono ostacolare il percorso dei virus, siamo tutti nella stessa tempesta”. Gli immigrati non regolari in Italia sono “troppo spesso sfruttati, marginalizzati e spinti a diventare manovalanza per gruppi criminali per poter sopravvivere”: “a partire dai più fragili e vulnerabili vogliamo – conclude la nota - remare insieme, chiedendo la regolarizzazione per contribuire a costruire insieme una società basata sulla giustizia e sul rispetto della dignità di ogni singola persona”. Le aperture di questi giorni circa l’ipotesi di regolarizzazione sono “incoraggianti, ma sentiamo la necessità di far sentire la nostra voce affinché tale ipotesi si trasformi in realtà e quest’opportunità di giustizia non sia persa”. Da qui la richiesta che la regolarizzazione temporanea di immigrati, proposta per assolvere alle esigenze lavorative più immediate, possa “tradursi in un permesso di soggiorno che dia loro la possibilità di risiedere legittimamente e stabilmente nel Paese. Questa è non solo un’istanza di legalità, ma una forma di riconoscenza verso chi ci sta aiutando nel momento del bisogno”.

R.I.

Campagna Io Accolgo: prevedere permessi della durata di un anno, convertibili e rinnovabili” ai lavoratori immigrati

9 Maggio 2020 -
Roma - “Sembra che finalmente le forze di maggioranza abbiano raggiunto un accordo sulla regolarizzazione dei migranti impegnati nei campi, nei lavori domestici e di cura, oggi privi di un permesso di soggiorno. Si tratta di un passaggio fondamentale per consentire a centinaia di migliaia di persone di sottoscrivere un contratto di lavoro, sottraendosi ai ricatti e allo sfruttamento del lavoro in nero, potendo accedere a tutte quelle opportunità che garantiscono una vita dignitosa: il diritto a un salario equo, la possibilità di affittare una casa abbandonando i ghetti in cui oggi molti sono costretti, il diritto di accedere al servizio sanitario pubblico, ricevendo informazioni e cure, tanto più indispensabili in tempi di pandemia, a garanzia delle salute loro e della comunità tutta”. Lo affermano le decine di organizzazioni cattoliche e laiche promotrici della campagna “Io Accolgo”, tra cui Caritas italiana, Acli, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Focsiv. “Alla regolarizzazione – si legge in una nota – si arriva dopo settimane di pressione e appelli da parte di campagne come Ero straniero, di organizzazioni sociali, religiose e sindacali, di molti degli stessi datori di lavoro bisognosi di manodopera. Purtroppo l’obiettivo pare raggiunto solo in parte, sia per quanto riguarda il periodo di validità del permesso di soggiorno, sia per le categorie comprese nel futuro provvedimento”. “Per questo chiediamo al governo un ulteriore passo in avanti, prevedendo permessi della durata di un anno, convertibili e rinnovabili, anche per ricerca di lavoro”, proseguono le associazioni: “È stato detto che la pandemia avrebbe costretto tutti a un ripensamento sul tipo di società in cui viviamo. Cominciamo da qui, con un atto di civiltà che rimetta al centro la dignità di ogni essere umano e i suoi diritti”.

Tirocini nei campi anti-sfruttamento

9 Maggio 2020 - Bari - Solidarietà e impegno sul campo per sottrarre i giovani immigranti dallo sfruttamento dei caporali. È l’idea della cooperativa sociale Altereco di Cerignola, in Capitanata, che ha realizzato il progetto 'Un’altra opportunità' per aiutare e sostenere alcuni ragazzi africani che vivono nelle baracche del ghetto di Tre Titoli. Mounir e Mamadou sono stati i primi due attori principali dell’iniziativa (ma altri stanno per seguirli) che in questi mesi hanno avuto la possibilità di imparare dopo un periodo di formazione, come potare ulivi e viti. Attraverso un tirocinio ben articolato i migranti hanno acquisito le necessarie nozioni tecniche e pratiche per affrontare il lavoro agricolo reimpiegando così tutte le proprie competenze nella coltivazione della cosiddetta Terra Aut, un terreno confiscato alla mafia e restituito alla collettività nel 2011 su cui si generano diversi percorsi finalizzati al contrasto del caporalato. Legalità e inserimento sociale sono i capisaldi dell’opera svolta dalla cooperativa che da oltre dieci anni cerca di arginare il sommerso e gli abusi, creando i presupposti per tutelare i diritti dei lavoratori, non solo quelli che arrivano da Paesi lontani. Una risposta forte contro i trafficanti di braccia, un raggio di sole per quanti cercano di conquistare attraverso il lavoro nei campi libertà e lavoro in regola. (Nicola Lavacca – Avvenire)    

Papa Francesco: la fiducia del cristiano è in Gesù Cristo

9 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Il pensiero e la preghiera di papa Francesco questa mattina è andato alle suore di Santa Marta che gestiscono, in Vaticano, il dispensario pediatrico. “Oggi è la commemorazione di Santa Luisa di Marillac: preghiamo per le suore vincenziane che portano avanti questo ambulatorio, questo ospedale da quasi 100 anni e lavorano qui, a Santa Marta, per questo ospedale. Il Signore benedica le suore”, ha detto nell’introdurre la celebrazione eucaristica mattutina a Casa Santa Marta. Nell'omelia il Papa ha commentato il passo degli Atti degli Apostoli (At 13, 44-52) in cui i giudei di Antiochia “ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose” contrastano le affermazioni di Paolo su Gesù. Quindi sobillano le pie donne della nobiltà e i notabili della città suscitando una persecuzione che costringe Paolo e Bàrnaba a lasciare il territorio. Da una parte - ha affermato il Papa - c’è lo Spirito Santo che fa crescere la Chiesa ma dall’altra parte c’è il cattivo spirito che cerca di distruggere la Chiesa: è sempre così, si va avanti. ma poi viene il nemico per distruggere. Quanta fatica, quanto martirio in questa crescita. C’è sempre questa lotta. Da una parte la Parola di Dio che fa crescere e dall’altra la persecuzione. Lo strumento del diavolo per distruggere l’annuncio evangelico è l’invidia: è l’invidia, la gelosia del diavolo. È la rabbia del diavolo che distrugge, vuol distruggere sempre. Vedendo questa lotta vale per noi quella bella espressione: la Chiesa va avanti tra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del mondo. È così: c’è sempre la lotta. Lo Spirito Santo fa l’armonia della Chiesa e il cattivo spirito distrugge, fino ad oggi. I poteri temporali sono uno strumento di questa invidia. Il potere del mondo contro il potere di Dio. Dietro il potere ci sono i soldi. La verità viene silenziata sin dalla mattina della Risurrezione attraverso il potere temporale e i soldi. La fiducia del cristiano - ha concluso il Papa - è in Gesù Cristo e nello Spirito Santo non nel potere temporale e nei soldi. Nella Cappella della residenza del pontefice è stato portato un quadro raffigurante Santa Lucia Marillac la cui festa si celebra il 15 marzo. Quest’anno, cadendo quel giorno nel tempo di Quaresima, la festa, spiega Vatican news, è stata spostata a oggi.  

Italiani ad Annecy nell’epoca del Coronavirus

8 Maggio 2020 - Annecy - La vita spesso ci tempra con esperienze che sono al limite della nostra sopportazione fisica e psicologica. E’ un attimo lasciarci sprofondare nelle sabbie mobili dello sconforto, dell’ansia, della paura e delle preoccupazioni. Prima del Confinamento dovuto al Coronavirus, qui ad Annecy, cittadina situata in Alta Savoia (Francia), la vita sociale era molto vivace ed intensa. Nell’agglomerato esiste una grande comunità di emigrati italiani: tutti più o meno integrati con la comunità francese, ma le cui origini italiane rivestono una grande importanza anche nella vita sociale. Prima dell’11 marzo di questo funesto 2020 miriadi di avvenimenti culturali ed associativi portavano nella nostra vita quotidiana la nostra Bella Italia: nel mese di ottobre di ogni anno, ad esempio, uno degli avvenimenti culturali più importanti è il Festival del Cinema Italiano, manifestazione che ogni anno presenta un ampio panorama della produzione cinematografica italiana ed offre ad un vasto pubblico anteprime di film di registi italiani e la presenza ad Annecy di attori italiani di fama internazionale, come Pierfrancesco Favino nel 2019. Varie associazioni di Annecy organizzano durante tutto l’anno incontri per la visione di Film Cult Italiani, o serate gastronomiche con la degustazione di prodotti o piatti tipici italiani e non mancano le innumerevoli conversazioni, rigorosamente in lingua italiana, concernenti le città, gli artisti e gli autori italiani. Ci si trova la Domenica mattina in Chiesa per partecipare alla Messa in lingua italiana, pregare insieme, sentire il calore dell’amicizia, scambiarci le ultime notizie e progettare gli avvenimenti della comunità della Missione Cattolica. Dall’11 marzo più nulla: tutto si è fermato. Anche qui le strade sono deserte, si esce da soli, a piedi, per poco tempo, con la bocca che, coperta da una mascherina, non può donare nemmeno un sorriso. Ma…siamo italiani…e non possiamo rinunciare a vederci, a parlare, a pregare…Così, tramite i social la nostra vita, seppur cambiata nelle modalità, non è variata nella sostanza. La domenica mattina, alle 11, ci si collega, via internet, alla Missione Cattolica Italiana e si partecipa alla Santa Messa officiata da don Pasquale Avena, il responsabile della Mci: preghiamo insieme, insieme facciamo la Comunione Spirituale, insieme riceviamo la benedizione dal nostro sacerdote che, ogni domenica, ci invia anche sul cellulare la sua omelia sul Vangelo della Domenica. E ci aiuta a riflettere sul nostro cammino di cristiani. E tramite il cellulare o altre piattaforme parliamo con gli anziani, magari soli a casa, o con i nostri famigliari o gli amici, siano essi qui ad Annecy o in Italia o con i parenti che abitano ancora nei nostri luoghi di origine, dove vorremmo tornare, come ogni anno, per le vacanze estive. E siamo consapevoli che ognuno di noi può, con un comportamento responsabile, far sì che la vita riprenda nella sua normalità e che potremo riabbracciare le persone amate, magari con un nuovo modo di vivere, con più attenzione e sensibilità, con un cuore nuovo.

                                                                                                                              Gabriella Rasi

Modena: Richiedenti asilo realizzano mascherine per bambini e non udenti

8 Maggio 2020 - Modena – Tante le iniziative di solidarietà in questo periodo di pandemia come la confezione di dispositivi di protezione individuale per i bambini più piccoli o per i non udenti. A realizzarle a Modena i richiedenti asilo e volontari di diverse associazioni di volontariato del territorio. Il progetto, riferisce l’agenzia Dire, vede collaborare fra loro richiedenti asilo ospiti dei Cas di Modena, alcune comunita' straniere, come quella bengalese, quella filippina e la comunità turca tramite l'associazione Milad, il Csv Terre Estensi, Arci Solidarietà di Castelfranco Emilia, il gruppo anziani degli orti di Sant'Agnese e San Damaso e Croce Blu di Modena. Il progetto promosso dall'assessorato alle Politiche sociali del Comune di Modena attraverso il centro stranieri, e l'attività è inserita tra quelle finalizzate a promuovere l'integrazione.

Fondazione Moressa: rimesse degli immigrati in continuo aumento

8 Maggio 2020 - Venezia - Oltre 6 miliardi di euro inviati in patria nel 2019 dai migranti in Italia. E’ quanto emerge da uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati Banca d’Italia. Per il secondo anno, il Bangladesh è il primo paese di destinazione delle rimesse, con 856 milioni di euro complessivi (14,1% delle rimesse totali). Il Bangladesh nell’ultimo anno ha registrato un +20,6%, mentre negli ultimi dieci anni ha più che triplicato il volume. Il secondo paese di destinazione è la Romania, con un andamento opposto: -10,4% nell’ultimo anno e -35,7% negli ultimi dieci. Da notare come tra i primi dieci paesi ben cinque siano asiatici: oltre al Bangladesh, anche Filippine, Pakistan, India e Sri Lanka. Proprio i paesi dell’Asia meridionale sono quelli che negli ultimi anni hanno registrato il maggiore incremento di rimesse inviate. Il Pakistan ad esempio ha registrato un aumento del +15,6% nell’ultimo anno. Praticamente scomparsa la Cina (oggi in 47^ posizione, con 11 milioni inviati), che fino a pochi anni fa rappresentava il primo paese di destinazione. Mediamente ciascun immigrato in Italia ha inviato in patria poco meno di 1.200 euro nel corso del 2019 (quasi 100 euro al mese). Valore che varia fortemente a seconda del paese di destinazione: molto basso per le due nazionalità più numerose (Romania 42,37 euro mensili e Marocco 64,66 euro). Tra le comunità principali, invece, il valore più alto è quello del Bangladesh: mediamente, ciascun cittadino ha inviato oltre 500 euro al mese. Anche Senegal, Filippine, Pakistan e Sri Lanka registrano oltre 200 euro mensili pro-capite. A livello locale, le regioni con il maggior volume di rimesse inviate sono Lombardia (1,4 miliardi) e Lazio (939 milioni). Entrambe hanno registrato un lieve aumento nell’ultimo anno (rispettivamente +1,7% e +2,7%). Seguono Emilia Romagna e Veneto, entrambe con oltre 500 milioni di euro inviati. A livello provinciale, i volumi più significativi sono quelli di Roma (815 milioni) e Milano (694 milioni), che insieme concentrano quasi il 25% del volume complessivo. Tra le prime province si ha una forte concentrazione di province del Centro-Nord, in cui si ha la maggiore incidenza di residenti stranieri.    

Mons. Moraglia: “non è possibile ignorare l’esistenza” di migliaia di persone senza diritti

8 Maggio 2020 - Venezia - “Quello che in questi mesi saremo chiamati a riconoscere è la dignità della persona; siamo chiamati ad una vera traversata del deserto, la traversata della ‘speranza-difficile’; è il tempo dell’ottimismo della volontà, non dobbiamo assolutamente cedere al pessimismo che è strada senza sbocco; solo insieme e con l’aiuto di Dio, sarà possibile uscire da questo guado terribilmente insidioso”. Lo scrive il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, in una lettera sull’emergenza economica e sociale dal titolo “Antonio, i braccianti e la dignità della persona umana”. Il presule cita la storia di Antonio, l’imprenditore che si è tolta la vita in questi giorni e sottolinea che si “deve fare il possibile per evitare che angoscia e solitudine s’impossessino, come per il passato - e in crisi anche meno gravi dell’attuale -, di tanti onesti lavoratori che hanno ritenuto di non potercela fare”. Tragedie come quella di Antonio “non devono ripetersi” afferma mons. Moraglia secondo il quale la dignità della persona è “la stella polare che deve accompagnarci in questa traversata, che non è solo della speranza difficile ma anche della dignità della persona, di tutte le persone”. “Sì – scrive - la dignità della persona! Essa non può prescindere dal quadro dei diritti che la legislazione le attribuisce, quindi dare diritti a chi non li ha è riconoscere concretamente tale dignità; non ci si può limitate ad affermare un principio, bisogna fare in modo che tale principio diventi reale”. Oltre a quella di Antonio, ci sono anche questioni che riguardano centinaia di migliaia di persone, “italiani e stranieri, di cui non è possibile ignorare l’esistenza”: “chi non ha diritti diventa socialmente invisibile finendo per costituire una triste risorsa per la malavita, o come potenziale soggetto che pone in essere azioni delittuose o come potenziale oggetto che diventa bersaglio e vittima di tali azioni. I braccianti agricoli non devono essere considerati solo una risorsa economica, e quindi regolamentati in un’ottica di mera produttività, ma vanno considerati, appunto, come persone degne di ogni rispetto, con tutte le conseguenze”.  

Mci Roubaix: la testimonianza di Leonardo guarito da Covid19

8 Maggio 2020 - Roubaix - Sono Leonardo, 55 anni, figlio di emigrati italiani, cresciuto fin da piccolo nell’ambito della Missione Cattolica italiana di Roubaix dove nella mia giovinezza ho avuto il missionario don Ferruccio Sant come guida e ora sono medico specialista in ematologia, e curo i pazienti affetti da leucemia. Da 22 anni lavoro al Centro Ospedaliero Universitario di Lilla. Nel mio lavoro mi occupo prevalentemente di trapianti di midollo osseo e nel mio reparto ne eseguiamo più di cento all'anno. I nostri pazienti colpiti da questa malattia richiedono cure mediche molto approfondite che riempiono le mie lunghe giornate in ospedale. Lo scoppio della pandemia di Covid-19 mi ha provocato sofferenza perché ha colpito fortemente prima di tutto il paese di origine dei miei genitori ancora viventi qui in Francia e anche perché anche io sono italiano. Quando questa pandemia ha colpito la Francia, mi sono subito offerto volontario per curare i pazienti infetti ricoverati nell'ospedale dove lavoro. E cosi mi sono trasferito all'unità COVID per adempiere quello che considero un dovere e per aiutate i medici. Qualche settimana dopo mi sono ammalato anch'io di questa infezione virale e ho dovuto assentarmi dal lavoro per tre settimane e vivere in quarantena in famiglia:  ho tre figli, due femmine e un maschio. Per fortuna non sono stato ricoverato perché non ho avuto complicazioni respiratorie. Questo periodo mi ha permesso di rileggere la mia vita quotidiana, una vita che assomiglia a molte persone di oggi. Ho misurato quanto siamo prigionieri di questa società consumista e individualista e quanto abbiamo dimenticato di guardarci attorno e di “andare” verso gli altri. Ora sto bene e non esiterò a tornare di nuovo in questa unità di malattia per continuare la mia missione e cioè quella di curare. (Leonardo)  

Tutti i diversi colori essenziali

8 Maggio 2020 -

Milano - Aprendo la porta di casa una volta la settimana trovo una cassetta di frutta e una di verdura, provenienti da un produttore ecologico del territorio e depositate prima dell’alba da un trasportatore di cui conosco solo il nome: Marcos. Chiara l’origine, ispanica.

È passato il 1° maggio, e in vari commenti sono stati ricordati i lavoratori oggi giustamente definiti 'essenziali' che stanno assicurando servizi di vitale importanza per la nostra sopravvivenza in questo tempo sospeso. Lavoratori spesso umili, malpagati, dall’occupazione precaria se non addirittura irregolare. I riflettori però non si sono accesi compiutamente sulle origini di questi lavoratori: su quanto cioè tra i lavoratori essenziali incida la componente di origine straniera.

Se complessivamente gli immigrati rappresentano il 10,6% dell’occupazione regolare del nostro Paese (in cifre, 2,45 milioni), proprio nei settori cruciali per il funzionamento quotidiano della società e nei lavori manuali che li sostengono il loro lavoro è ancora più determinante. L’agricoltura è il caso più noto: 17,9%, senza contare l’occupazione non dichiarata. Allo stesso livello i servizi alberghieri. Ma il dato s’impenna in quelli che l’Istat definisce 'servizi collettivi e personali': 36,6%. Troviamo qui il fenomeno delle assistenti familiari, dette riduttivamente badanti, ma anche altre categorie non adeguatamente riconosciute: in molte regioni, per esempio, gli addetti alle mansioni ausiliarie della sanità e dell’assistenza residenziale. Ricordiamo giustamente i medici in prima linea, spesso gli infermieri (in Lombardia, anche fra di loro uno su tre è immigrato), ma se gli ospedali e le Rsa funzionano è anche grazie al lavoro semi-nascosto di questi operatori di base, che pure si sono esposti al rischio di contagio per attendere ai loro compiti. Pulizie, magazzini, servizi di recapito sono altri settori a elevata incidenza di lavoro immigrato: di tutti stiamo scoprendo la necessità, la scarsa visibilità pubblica, le modeste ricompense. Non sempre l’origine di chi li svolge: se si vuole, il colore.

Negli Stati Uniti, un rapporto del Center for Migration Studies di New York uscito proprio il 1° maggio ha reso noto che gli immigrati stranieri forniscono 19,8 milioni di lavoratori ai settori strutturalmente essenziali, concentrati proprio negli Stati più colpiti dalla pandemia. Sono per esempio il 33% dei lavoratori della sanità dello Stato di New York e il 32% in California. «Nel mezzo della pandemia e nei luoghi in cui sono più necessari, gli immigrati stanno lavorando per fermare la diffusione del Covid-19 e per sostenere i loro concittadini statunitensi, spesso con grande rischio personale – ha dichiarato Donald Kerwin, direttore esecutivo del Centro. Questi stessi lavoratori saranno essenziali per la ripresa economica. Meritano il nostro sostegno e la nostra gratitudine».

Impegniamoci anche noi: prima di tutto, a riconoscere ora il loro apporto più di quanto non sia fin qui avvenuto; poi, a non dimenticarcene quando usciremo dall’emergenza; e infine, a rimuovere ingiustizie e discriminazioni. Per esempio nelle norme sulla cittadinanza. La società sta insieme e funziona se le sue diverse componenti collaborano e si sostengono a vicenda. (Maurizio Ambrosini - Avvenire)

 

Papa Francesco prega per gli operatori di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

8 Maggio 2020 - Città del Vaticano – Il pensiero e la preghiera di papa Francesco per gli operatori della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. “Oggi si celebra la Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Preghiamo per le persone che lavorano in queste benemerite istituzioni: che il Signore benedica il loro lavoro che fa tanto bene”, ha detto introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. E nell’omelia ha parlato della consolazione del Signore Gesù. Una consolazione – ha detto – “nella vicinanza, nella verità e nella speranza. Il Signore non è mai distante”. Per Papa Francesco “la vicinanza è lo stile di Dio. Non usa parole vuote, preferisce il silenzio, la forza della presenza, parla poco, ma è vicino. Gesù consola nella verità, non dice cose formali, dice la verità, non la nasconde, Lui stesso è la verità. La verità è che Lui se ne andrà, morirà. Lo dice semplicemente e con mitezza, senza ferire, ma stiamo davanti alla morte. Ma consola nella speranza: sì, c’è un momento brutto, ma dice che va a preparare ai discepoli una dimora”. Gesù consola i suoi discepoli e ci esorta a “rimanere nella sua pace perché Lui verrà e ci porterà dove è Lui. Non è facile lasciarci consolare dal Signore. Nei momenti brutti ci arrabbiamo con Lui e non gli permettiamo di consolarci. Chiediamo la grazia di lasciarci consolare dal Signore. La sua consolazione non inganna, non è anestesia, ma è vicinanza, è veritiera e ci apre le porte della speranza”.

Il grazie dei “nuovi schiavi” a papa Francesco

8 Maggio 2020 - Milano - Nei giorni scorsi attraverso la voce del sindacalista Aboubakar Soumahoro i braccianti immigrati sfruttati nelle campagne di tutta Italia hanno inviato un appello al pontefice perché raccogliesse il loro grido e le loro speranze. Le condizioni in cui migliaia di "nuovi schiavi" vivono sono al di sotto dei più basilari diritti umani. Le parole dei braccianti hanno colpito il pontefice che nel corso dell'udienza del mercoledì ha voluto rivolgere un saluto rilanciando le loro istanze. "Ringraziamo papa Francesco per aver accolto e risposto al nostro appello, lanciato il Primo maggio dalle baraccopoli di lamiere nelle campagne del foggiano, per chiedere - ha detto Soumahoro - diritti e dignità per noi braccianti schiacciati dallo strapotere della Grande distribuzione organizzata e dall’avidità dei giganti del cibo". “In occasione del 1° maggio – ha rivelato Francesco durante l'udienza – ho ricevuto diversi messaggi riferiti al mondo del lavoro e ai suoi problemi. In particolare, mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane. Purtroppo tante volte vengono duramente sfruttati”. Poi il pontefice ha aggiunto: “È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata”, il monito del Papa: “Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e del lavoro”. Intervistato da Avvenire alla vigilia del 25 Aprile, parlando della regolarizzazione degli sfruttati costretti all'irregolarità che alimenta la schiavitù, Soumahoro aveva detto che "abbiamo bisogno di una rivoluzione spirituale, di una solidarietà nuova, di ripartire dall’altro mettendo da parte il modello di avidità e di egoismo. Quando il Primo maggio dell’anno scorso il Papa mi ricevette in udienza, mi disse: ‘Vai avanti e non ti fermare mai’. Si riferiva a quella ricerca che stiamo facendo del ‘noi’ contro l’egoismo, fino alla difesa della sacralità della vita". Il video con l'appello dei braccianti e la risposta di Papa Francesco viene diffuso in queste ore in varie lingue, perché il messaggio che parte dalla campagne italiane è, purtroppo, la testimonianza di un sopruso siffuso in tutto il mondo. (Nello Scavo - Avvenire)    

Mons. Russo: “con governo dialogo continuo”

7 Maggio 2020 - Roma - “Con la presidenza del Consiglio dei ministri c'è stato un dialogo continuo. Anche con il Comitato tecnico-scientifico è stato fatto un lavoro molto importante che ci ha permesso di arrivare a questo protocollo condiviso che contiene degli elementi che permettono di tornare a celebrare le messe”. Lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, commentando la firma di stamane a Palazzo Chigi del protocollo che permetterà la ripresa delle messe con il popolo dal 18 maggio. “È stato importante – ha aggiunto mons. Russo - aver definito adesso questo protocollo con un certo anticipo. Questo permette alle comunità di prepararsi e di verificare la propria situazione. E' stato importante anche aver dato come data d'inizio un giorno feriale in modo tale da permettere alle comunità di fare una verifica”. “L'attenzione alla salute delle persone – ha spiegato mons. Russo a InBlu Radio - non deve mai venire meno perché stiamo ancora vivendo un'emergenza planetaria che richiede a tutti l'attenzione all'altro. E siccome la Chiesa è esperta in questo con senso di responsabilità anche le comunità cristiane possono tornare a celebrare l'eucarestia. Penso sia un segno bello il fatto di essere arrivati a questo protocollo”. “In questo tempo – ha concluso mons. Russo a InBlu Radio - abbiamo visto una Chiesa che è scesa in campo sul fronte della prossimità in tante dimensioni: quello della carità, dell'attenzione all'altro e all'ultimo. Ma anche una prossimità che si è concretizzata in modo significativo attraverso le possibilità offerte dai media e dai social. In un tempo in cui siamo stati costretti all'isolamento lo scendere in campo della Chiesa ha messo in evidenza una valenza straordinaria che questi mezzi hanno di poter mettere in dialogo tantissime persone”.