Primo Piano

Il “Telesia for Peoples” è promosso unicamente da “Icosit”

11 Agosto 2020 - Telese Terme - La manifestazione “Telesia for Peoples” 2020, in programma dal 22 al 23 agosto prossimo nelle Terme di Telese, è promossa ed organizzata esclusivamente dall’associazione no profit “Icosit”, con il patrocinio della Provincia e della Camera di Commercio di Benevento.

E' quanto si legge in una nota dell'associazione "Icosit" precisando, dopo alcuni articoli pubblicati sulla stampa, che l’evento, pur essendo nato da un’idea dell’Associazione italoamericana “Icosit” e della Fondazione Migrantes della Cei nel 2013, oggi il “Telesia for Peoples”, giunto alla sua settima edizione, è "esclusivamente promosso ed organizzato dall’associazione ICOSIT".

Viminale: da inizio anno sbarcate 14.977 persone migranti sulle nostre coste

11 Agosto 2020 -
Roma - Sono 14.977 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane in questo 2020. Il dato, aggiornato a questa mattina alla ore 8, è del Ministero dell'Interno. Dei quasi 15.000 migranti la maggioranza sono di origine tunisina: 6.185 (41%). Gli altro provengono da Bangladesh (2.338, 16%), Costa d’Avorio (858, 6%), Algeria (732, 5%), Pakistan (555, 3%), Sudan (544, 4%), Marocco (492, 3%), Somalia (343, 2%), Egitto (328, 2%), Guinea (284, 2%). I minori stranieri non accompagnati sono stati 1.923. Il dato, questa volta, è aggiornato a ieri, 1o agosto.

R.I.

Viminale: dopo il lockdown ricollocati in Europa 189 richiedenti asilo, 57 i dublinanti trasferiti dall’Italia

11 Agosto 2020 -
Roma - Germania, Francia, Irlanda, Portogallo. Questi i Paesi che, dopo il lockdown, hanno accolto il maggior numero di richiedenti asilo trasferiti nell'ambito della procedura europea di ricollocazione volontaria. In questo periodo post Covid-19, il dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione, diretto dal prefetto Michele di Bari,  ha organizzato la ricollocazione di 189 richiedenti asilo: 106 verso la Germania, 62 verso la Francia, 20 verso l'Irlanda e 1 verso il Portogallo, riferisce il Ministero dell'Interno. Le modalità operative, approvate dalla Commissione europea e dagli Stati interessati a seguito della Dichiarazione di Malta del 23 settembre 2019, hanno consentito di effettuare i trasferimenti in sicurezza. Per quanto riguarda l'applicazione del sistema di Dublino, i trasferimenti da e per l’Italia sono ripresi dopo la loro sospensione per permettere alle autorità di predisporre le necessarie misure sanitarie anti Covid-19. Dall'Italia agli altri Paesi europei (outgoing) sono stati trasferiti 57 richiedenti asilo: 15 ad aprile, 4 a maggio, 10 a giugno, 26 a luglio e 2 fino al 10 agosto. Tra gennaio e febbraio i trasferimenti erano stati 198. Sempre nella fase 2 dell’emergenza sanitaria, i trasferimenti di dublinanti dagli altri Paesi europei all’Italia (ingoing) sono stati 39: 1 a maggio, 26 a luglio, 12 fino al 10 agosto. Nei primi due mesi dell’anno, erano stati 895, sempre secondo i dati del Viminale.  

Card. Betori: “permangono ostacoli all’integrazione dei migranti”

11 Agosto 2020 -
Firenze - “Per un verso sentiamo di poterci rallegrare per come l’emergenza sanitaria è stata affrontata con senso di responsabilità dalla grande maggioranza della popolazione, con competenza e dedizione da chi opera nel sistema sanitario, con presenza e generosità dal mondo del volontariato”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, nell’omelia della messa che ha celebrato ieri nella basilica di San Lorenzo, nella giorno della solennità. “Ora però dobbiamo chiederci se questo spirito di partecipazione e condivisione saremo capaci di farlo vivere anche oltre la fase dell’emergenza sanitaria – ha aggiunto –, per nutrire anche quest’ulteriore fase, di emergenza economico-sociale, non meno problematica per il futuro della società”. È questa, secondo il cardinale, “la sfida che ci attende e che impone responsabilità e coerenza da parte di tutti, amministratori, imprenditori, lavoratori”. “La cultura della condivisione è necessaria anche sul versante economico, particolarmente nella nostra città, per la quale la pandemia ha svelato squilibri che le masse turistiche occultavano e al tempo stesso alimentavano”. Nelle parole del card. Betori, la consapevolezza che “la città, questo quartiere di San Lorenzo hanno bisogno di trovare un loro proprio assetto umano che animi e alimenti anche il tessuto economico”. “Abbiamo bisogno di favorire la presenza di nuclei familiari stabilmente residenti, che creano rapporti e danno un contesto di identità civile e di umana accoglienza a chi viene tra noi da fuori”, ha ribadito il cardinale, ricordando che “un’economia fiorisce sulla base di relazioni sociali e non su bisogni artificiosamente indotti”. L’arcivescovo denuncia anche “il permanere di condizioni che ostacolano l’integrazione di persone giunte tra noi in forza delle migrazioni che caratterizzano i nostri tempi, con la conseguente creazione di sacche di illegalità che alimentano comprensibili disagi e preoccupazioni tra la gente”. Infine, un richiamo alla “responsabilità, soprattutto nelle fasce di popolazione giovanile, per il rispetto delle precauzioni che ancora oggi sono necessarie al fine di contenere la diffusione della pandemia”.

GMMR: in distribuzione la rivista MigrantiPress dedicata alla Giornata

10 Agosto 2020 - Roma - “Come Gesù Cristo costretti a fuggire: accogliere, proteggere, programmare, integrare gli sfollati interni”: questo il tema della 106ma Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre. Alla Giornata è dedicato il numero di Migranti-Press, mensile della Fondazione Migrantes, in distribuzione in questi giorni per permettere alle diocesi e alla parrocchie di poter preparare adeguatamente la Giornata. Il giornale di apre con il messaggio di Papa Francesco per la Giornata e il commento del presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino di Tora e del Direttore generale dell'organismo pastorale della Cei, don Giovanni De Robertis e una scheda informativa sul tema della Giornata: gli sfollati interni. Nel numero anche diversi sussidi per le famiglie, i giovani, gli adulti, una preghiera affidata a  don Francesco dell’Orco e una riflessione biblica di sr. Elizangela Chaves Dias. La rivista, alcuni sussidi online e altro materiale si può trovare sul sito www.migrantes.it.

R.I.

 

Cassazione: la richiesta di protezione umanitaria da parte dello straniero entrato minorenne in Italia deve essere valutata tenendo conto dei profili di particolare vulnerabilità

10 Agosto 2020 - Roma - Con sentenza n. 14307 dell’8 luglio 2020, la II sezione civile della Corte di cassazione è intervenuta sul tema della protezione umanitaria stabilendo che la valutazione dell’integrazione nel territorio nazionale dello straniero giunto in Italia da minorenne deve tener conto dei profili di vulnerabilità connessi all’età del te. In particolare, ad avviso della Suprema corte, va tenuto in considerazione l’eventuale percorso scolastico seguito dallo straniero poiché potrebbe escludere che egli abbia potuto accostarsi al mondo del lavoro ovvero esporlo ad una specifica vulnerabilità qualora, ove rimpatriato, venisse pregiudicato il suo diritto a completare il percorso di studi avviato. (A.P.)

Suore scalabriniane: diario da Lesbo (1)

10 Agosto 2020 - Lesbo - Un’isoletta nel mare può essere una frontiera, cuore dei flussi di esseri umani che dal Medio Oriente arrivano in Europa. Lesbo, un’isoletta che politicamente della Grecia ma che è vicinissima, a livello geografico, alla Turchia, per noi non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Siamo in quattro, partite grazie alla collaborazione stretta tra la Comunità di Sant’Egidio e la nostra Congregazione religiosa, le Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, Scalabriniane. Viviamo per i migranti: questo è il nostro carisma. Siamo Suor Marlene e suor Leticia e due donne in formazione, Monica Leticia, postulante e l’aspirante Laura. Veniamo da storie e da luoghi diversi del mondo, ed essere qui è per noi una nota di orgoglio. Per chi ancora non ha emesso i voti è bello cominciare da qui, in un luogo dove il sole picchia forte, in un angolo di mondo conosciuto fino a poco tempo fa per le spiagge e per la sua destinazione turistica da ‘Paesi ricchi’, che per noi ha una veste completamente diversa. L’isola di Lesbo, proprio come Lampedusa in Italia, sta dimostrando la sua forza nell’accoglienza. Ci sono circa 15.000 tra profughi e rifugiati che vengono a chiedere aiuto. Siamo arrivate a fine luglio e ci siamo messe subito al lavoro per cercare di capire come dare una mano. La terra brulla e ocra dell’isola ti entra fin nella pelle. La mascherina fa sentire ancor più il calore dell’estate del Mediterraneo. Il sole picchia, come dicevamo, ed è stato doveroso creare uno spazio, ombreggiato, dove creare un’area mensa. L’abbiamo ricavata all’interno di un vecchio frantoio. Uno spazio che, rispettando le misure di contenimento del Covid-19, arriva ad avere circa 300 posti a sedere. Cerchiamo, in questo modo, di rendere loro più semplice la vita. A Lesbo, dopo un viaggio che ha il sapore della scommessa della vita, i rifugiati vivono qui in tende o baracche più o meno improvvisate, luoghi che diventano roventi con questo caldo. Girare per le loro case di fortuna, però, non ci avvilisce perché hanno un tesoro da mostrare: il loro sorriso. Lo fanno i grandi ma soprattutto i più piccoli. Sorridono perché hanno la speranza, perché in Europa si sentono più al sicuro, perché hanno modo di toccare con mano che siamo qui per aiutare loro, per cercare di tendere una mano con la speranza che il loro futuro sia più a colori. La cosa che ci fa sbalordire sono i bambini: hanno una forza di vivere e un coraggio da vendere. Non si voltano, guardano sempre in avanti.

Papa Francesco: all’Angelus, “preghiamo per il popolo in Libano che soffre tanto”

10 Agosto 2020 - Città del Vaticano - “La catastrofe di martedì scorso chiama tutti, a partire dai libanesi, a collaborare per il bene di questo amato Paese. Il Libano ha un’identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme. Certo, questa convivenza ora è molto fragile, ma prego perché, con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti, essa possa rinascere libera e forte". È la preghiera pronunciata ieri  da Papa Francesco al termine dell’Angelus. Nelle sue parole, un accorato appello alla comunità internazionale, affinché si adoperi per "un generoso aiuto", ma anche alla Chiesa libanese perché resti "vicina al popolo nel suo Calvario come sta facendo in questi giorni, con solidarietà e compassione, con il cuore e le mani aperte alla condivisione". Un’esortazione cui ha unito un’ulteriore raccomandazione. “Per favore - ha aggiunto parlando a braccio - chiedo ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi del Libano che stiano vicini al popolo e che vivano con uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre, e soffre tanto". Prima della preghiera, che il Papa ha concluso invocando la benedizione della "Vergine di Harissa, Regina del Libano”, Francesco ha rinnovato il suo appello al disarmo. Dopo aver ricordato i tragici bombardamenti del 6 e del 9 agosto di Hiroshima e Nagasaki, ha rievocato con gratitudine la visita dello scorso anno in Giappone rinnovando "l’invito a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari”. Tutto incentrato sull’abbandonarsi “con fiducia a Dio in ogni momento della nostra vita, specialmente nell’ora della prova e del turbamento”, l’invito che Papa Francesco ha rivolto ai fedeli presenti in piazza San Pietro. Commentando il brano evangelico in cui Gesù cammina sulle acque, il Papa ha indicato nella barca in balia della tempesta l’immagine della Chiesa, che "incontra venti contrari, a volte prove molto", come "certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso, e anche oggi, in alcune parti”. Situazioni che possono generare la tentazione di pensare che “Dio l’abbia abbandonata anche se in realtà – ha aggiunto – è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, la testimonianza dell’amore, la testimonianza della speranza”. Per questo, ha ribadito il Pontefice, “quando nei momenti difficili della vita, dove tutto diventa buio e come Pietro sentiamo forte il dubbio e la paura e ci sembra di affondare, non dobbiamo vergognarci di gridare e come Pietro: ‘Signore, salvami!’. Bussare al cuore di Dio, al cuore di Gesù: ‘Signore, salvami!’. È una bella preghiera e possiamo ripeterla tante volte”. E “il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico – ha concluso – va contemplato a lungo: Gesù è questo, Gesù fa questo, Gesù è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene”.

Amerigo Vecchiarelli

Marcinelle, Rossini: monito per tenere viva attenzione su lavoro e diritti migranti

8 Agosto 2020 -

Roma - La tragedia di Marcinelle, dove 64 anni fa persero la vita 262 minatori, di cui 132 italiani, è "un richiamo fondamentale che deve farci tenere sempre viva l’attenzione sul lavoro e sui diritti dei migranti”. Lo afferma il presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini. “Oggi gli sfruttati e gli ultimi provengono da altri Paesi e le Acli, che sono presenti in sedici stati del mondo, cercano di essere sempre dalla loro parte con i servizi di segretariato sociale e con l’attività associativa”.

“L’impatto del Covid sui dati dell’emigrazione italiana sarà un banco di prova importante rispetto alla salute sociale del nostro Paese. – ha aggiunto Matteo Bracciali, vicepresidente federazione internazionale Acli -. Intanto le reti sociali hanno funzionato bene e, in molti casi, sono riuscite a rispondere alle difficoltà di rimpatrio e di sostegno economico nei casi più difficili”.

Di Maio: la promozione di un lavoro equo, tutelato e sostenibile deve essere anche oggi al centro della nostra risposta alle gravi conseguenze economiche e sociali della crisi sanitaria

8 Agosto 2020 - Roma – “La promozione di un lavoro equo, tutelato e sostenibile deve essere anche oggi al centro della nostra risposta alle gravi conseguenze economiche e sociali della crisi sanitaria. L’Italia – membro fondatore dell’UE e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro – intende continuare a portare avanti questa istanza anche in ambito europeo e internazionale”. Lo ha scritto in un messaggio il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, in occasione del 64° anniversario della tragedia di Marcinelle, in Belgio. Quest’anno, a causa della pandemia da COVID-19, “onoriamo il ricordo della tragedia di Marcinelle in una condizione di distanza fisica, ma di grande vicinanza e solidarietà”. Anche “l’attuale emergenza sanitaria ha visto il sacrificio di quanti, in Italia e all’estero, hanno perso la vita – ha scritto Di Maio - mentre si dedicavano al loro lavoro, come anche ad attività di volontariato e di sostegno. Penso a medici, infermieri, al personale sanitario e a tutti coloro che hanno lavorato per mesi senza sosta, pagando con il prezzo della loro vita l’aiuto dato agli altri e alla nostra società tutta”. Nel 1956 – ricorda il responsabile della Farnesina - il sacrificio del Bois du Cazier “spinse i Governi dei Paesi partecipanti alla nascente integrazione europea a mettere la sicurezza e la salute dei lavoratori al centro dei progetti che poi avrebbero costituito le fondamenta della casa comune europea”. Solo le società che garantiscono il diritto al lavoro e la sicurezza del reddito “possono progredire. Perché ci sia vero progresso, il lavoro e i lavoratori devono ricevere le giuste tutele. E questo vale anche per tutti i connazionali che nel corso della nostra storia hanno lasciato l’Italia per emigrare all’estero in cerca di realizzazione. I loro diritti e la loro tutela acquistano ancora più valore, in considerazione delle tante difficoltà che hanno dovuto sostenere. L’emigrazione italiana nel mondo ha sempre mostrato il talento, la dedizione e la professionalità dei nostri connazionali”. Ai familiari delle vittime di Marcinelle, ai familiari di tutte le vittime italiane cadute sul lavoro, “di coloro che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione nel corso della pandemia, ai cari di quanti hanno reso onore all’immagine dell’Italia nel mondo con il loro sacrificio, va oggi il mio pensiero e la mia vicinanza”.

R.Iaria

 

Casellati: “Marcinelle monito attuale, di lavoro si deve vivere, non morire”

8 Agosto 2020 -
Roma - "La strage di Marcinelle dell'8 agosto 1956 è stata uno dei più gravi drammi sul lavoro della storia e rappresenta un monito ancora tristemente attuale. Di lavoro si deve vivere, non si può morire. È inaccettabile che ancora oggi in Italia, perdano la vita 3 lavoratori ogni giorno". Lo ha detto il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ricordando l'incendio nelle miniere di carbone in Belgio in cui morirono 262 persone, tra cui 136 emigrati italiani e nella Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. "Le vittime di Marcinelle - ha aggiunto il presidente del Senato -  sono il drammatico emblema delle morti bianche di ogni epoca. Ma ricordarle non basta. Le istituzioni e la politica hanno il dovere di far sì che non vi siano più lavoratori senza diritti e senza tutele".

R.I.

Marcinelle: una celebrazione ridotta ma intensa con i 262 rintocchi della campana e la lettura dei nomi delle vittime

8 Agosto 2020 -

Roma . Si è conclusa poco fa la celebrazione a Marcinelle nel ricordo della tragedia dell'8 agosto 1956 che ha causato 262 morti. Tra questi 136 italiani. Erano le 8,10 del mattino quando nella miniera scoppiò un incendio di vaste proporzione che non lasciò scampo. Pochi furono i supersiti.In quel momenti, infatti, erano di turno 274 uomini quando, a quasi un chilometro sotto terra, quota 975, si scatenò l’inferno. Oltre ai 136 italiani  morirono 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 algerini, 3 ungheresi, 2 francesi, 1 inglese, 1 olandese, 1 russo e 1 ucraino.

Per la prima volte da qual giorno la celebrazione, a causa della pandemia in corso, si è svolta in forma ridotta con la partecipazione di 50 persone  ammessi alla miniera di carbone di Bois du Cazier, in rappresentanza delle associazioni dei minatori e dei familiari delle vittime. La delegazione italiana è stata guidata dall'ambasciatrice d'Italia in Belgio, Elena Basile, che ha letto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, subito dopo i 262 rintocchi della campana di Maria Mater Orphanorum intervallati dalla lettura dei nomi delle vittime.

“Anche quest’anno la cerimonia al Bois du Cazier è particolarmente commovente. Il ricordo del sacrificio dei minatori spinge a dedicare un pensiero anche alle vittime del Covid-19 e agli operatori sanitari che hanno perso la vita nell’esercizio del loro lavoro. Marcinelle incarna anche quest’anno la speranza di una società migliore dove il lavoro sia protetto e tutelato” – ha dichiarato l’Ambasciatrice Basile.

La cerimonia si è conclusa con la deposizione di corone di fiori a nome del Presidente della Repubblica Italiana, del Presidente della Camera dei deputati e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Raffaele Iaria

Mattarella: il sacrificio dei minatori a Marcinelle e di chi ha ha perso la vita sul luogo di lavoro “merita il rispetto dell’Italia intera”

8 Agosto 2020 - Roma - Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha voluto rinnovare la “vicinanza” del popolo italiano “ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro”: "il loro sacrificio – ha scritto in un messaggio in occasione del sessantaquattresimo anniversario della tragedia a Marcinelle dove persero la vita 262 dei quali 136 erano italiani - merita il profondo rispetto dell’Italia intera”. La giornata di oggi è dedicata al Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Quersta giornata – ha scritto il Capo dello Stato – “acquista un altissimo valore: innumerevoli cittadini italiani – in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose – hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell’adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all’estero”. “Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perché – ha aggiunto Mattarella - negli ultimi mesi l’emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni ‘sacrificio’ e ‘sicurezza sul lavoro’. La ricerca di un futuro migliore è il messaggio che la tragedia di Marcinelle incarna”. Una ricerca che – ha scritto ancora Mattarella – “non può prescindere dalla piena realizzazione del diritto al lavoro in ogni sua sfaccettatura: dalle possibilità di studio e di formazione alle pari opportunità; dalla salvaguardia della salute all’accesso ad ammortizzatori sociali sempre più efficaci, al livello nazionale ed europeo”. Il Capo dello Stato ha quindi rinnovato “la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro”. Accanto ai minatori scomparsi 64 anni fa Mattarella ha voluto anche dedicare “un pensiero particolare ai moltissimi operatori sanitari deceduti negli ultimi mesi mentre prestavano cure mediche e assistenza ai contagiati dal Covid-19. Oggi, come allora, il sacrificio di questi lavoratori merita il profondo rispetto dell’Italia intera”.

Raffaele Iaria

 

Migrantes: riflettere sulle tragedie che segnano il mondo migrante

7 Agosto 2020 - Roma - Si celebra domani la Giornata del Sacrificio del Lavoro italiano nel mondo che ricorda la tragedia avvenuta l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, nella quale morirono 262 persone, di cui 136 italiane. La Giornata è un’occasione per riflettere “sull’attualità delle tragedie che segnano il mondo del lavoro migrante”, commenta il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Fare memoria dei minatori di Marcinelle è anche uno stimolo a “non dimenticare gli italiani all’estero e gli stranieri residenti nel nostro Paese che, ancora oggi, muoiono sui luoghi di lavoro. Dobbiamo fare memoria ma nello stesso tempo “guardare a ciò che accade intorno a noi e non abbassare la guardia in un tempo che vede una profonda crisi sul tema dei diritti dei lavoratori in ogni parte del mondo per costruire una società più inclusiva a partire quanti lasciano il proprio Paese alla ricerca di una vita migliore".​

R.Iaria

Cei: un milione di euro in soccorso delle popolazioni del Libano

7 Agosto 2020 -
Roma La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deciso oggi lo stanziamento di 1 milione di euro dai fondi otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, in soccorso delle popolazioni del Libano colpite dalla terribile esplosione del 4 agosto scorso.
Secondo un bilancio provvisorio, oltre alle vittime e ai feriti, vi sarebbero centinaia di migliaia di sfollati e ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture. I bisogni più urgenti sono l’assistenza sanitaria per i feriti, cibo, acqua, alloggio per gli sfollati, sostegno psico-sociale per i soggetti più vulnerabili.
La catastrofe colpisce un Paese già piegato da una pesante crisi finanziaria, economica e sociale, acuitasi nell’ultimo anno, che ha ridotto in povertà moltissime famiglie con più di un quarto della popolazione che vive con meno di 5 dollari al giorno.
La Chiesa italiana esprime cordoglio e vicinanza alla popolazione libanese e assicura la propria preghiera per le vittime, i loro familiari e i feriti: il Signore possa lenire le sofferenze di questo momento. Prega anche perché il Paese, con l’impegno delle autorità politiche e religiose e della società tutta, possa superare le sofferenze di queste giornate.
Lo stanziamento della Presidenza CEI è destinato al sostegno dei piani di intervento d’emergenza di Caritas Libano, tramite Caritas Italiana, per i prossimi 12 mesi. In coordinamento con le agenzie umanitarie presenti, la Caritas sta già fornendo cibo, farmaci, assistenza medica, beni di prima necessità, kit igienico sanitari, e prevede di continuare tali azioni per i prossimi mesi. Inoltre, sosterrà gli interventi per la riparazione delle abitazioni, le azioni di riabilitazione, l’accompagnamento e il sostegno al reddito per le fasce più povere e vulnerabili della popolazione, anche grazie ad un’ampia mobilitazione del volontariato locale.

Media Cei: Rosario da Albano Laziale con mons. Semeraro

7 Agosto 2020 - Roma - Recita della preghiera del Rosario per l'Italia, mercoledì prossimo, 12 agosto, presieduta dal vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro dal Santuario di Santa Maria della Rotonda in Albano Laziale. La recita, alle ore 21, andrà in onda su Tv2000 e Radio InBlu.

Cgie sulla Giornata del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo: la frontiera della civiltà passa attraverso la sicurezza sul lavoro

7 Agosto 2020 - Roma - Otto agosto 1956: nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, avviene uno delle più gravi incidenti in un sito minerario. A causa di un incendio che si sviluppa nel condotto d'entrata d'aria principale e riempie di fumo l'impianto sotterraneo, muoiono 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 Italiani originari di diverse regioni. Una tragedia che ricordata nel nostro Paese e in Europa come la giornata simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), costituito alcuni decenni più tardi anche sulla scia di quel tragico evento e nel quale sono presenti anche orfani di quelle vittime, esprime “vicinanza sia ai familiari degli operai morti l’8 agosto del 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier in Belgio, sia ai superstiti e ai congiunti delle vittime dei numerosi drammi accaduti sul lavoro nei paesi di emigrazione italiana, che hanno preceduto e si sono succeduti a quella triste e tenebrosa giornata del dolore: da Monongah a Dawson e Mattmark, per finire agli infortuni mortali e insanabili dei nostri giorni”, ricordfa il segetario generale, Michele Schiavone. “Ieri come oggi – aggiunge - la frontiera della civiltà passa attraverso la sicurezza sul lavoro. Lo sviluppo e il progresso civile passa dalle mani e dalle menti laboriose delle donne e degli uomini portatori di diritti, che non devono essere alienati perché portatori di principi di civiltà e di emancipazione culturale e sociale. Ieri come oggi dal nostro Paese si continua ad emigrare. Mentre in quel periodo storico a partire erano i capifamiglia e a casa rimanevano le mogli, i figli e i nonni, oggi invece sul cammino della speranza e della libertà si avviano le mamme, i padri e i figli e a casa rimangono solo i nonni attaccati ai ricordi, ai costumi e alle tradizioni ancestrali”. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero nel ricordare la giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo richiama “le istituzioni italiane ad una riflessione e a dare risposte di contrasto al fenomeno collegato alla nuova mobilità, che spinge milioni di persone a lavorare e a vivere in ambienti diversi da quelli nel quale sono cresciuti”, conclude Schiavone.

Raffaele Iaria

Mons. Caiazzo ad un anno dalla tragedia di Petty “Mai più morti d’indifferenza”

7 Agosto 2020 - Matera - Un anno fa, il 7 agosto 2019, moriva tra le fiamme della sua baracca nel ghetto della Felandina, Elis Petty Stone, bracciante nigeriana di 28 anni, mamma di due bambini. Il 6 marzo era stata sgomberata dalla baraccopoli di San Ferdinando, smantellata a colpi di ruspa. Un intervento fortemente voluto dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Ma alla donna non era stato offerto nulla. Così dalla baracca in Calabria era finita in un’altra in Basilicata, nel comune di Bernalda, un altro dei ghetti dove vivono in condizioni indegne i braccianti immigrati. E lì le fiamme l’avevano uccisa. Pochi giorni dopo, il 28 agosto, anche quel ghetto era stato abbattuto, ma nuovamente senza realizzare nulla per ospitare i braccianti, spesso sfruttati da caporali e imprenditori. Sono così nate altre baraccopoli, mentre le sole iniziative di accoglienza sono state realizzate dalla diocesi di Matera, come ricorda nell’intervista ad Avvenire - che pubblichiamo di seguito - l’arcivescovo mons. Antonio Giuseppe Caiazzo. Oggi Petty sarà ricordata alle 10 al cimitero di Bernalda dove è sepolta, con un momento di preghiera promosso da Chiesa, Comune e varie associazioni. Alle 18.30, in Prefettura a Matera un incontro organizzato da Cgil, Cisl e Uil.    Monsignor Caiazzo, lei come arcivescovo di Matera, un anno fa sul luogo della morte di Petty parlò di «una condizione disumana» che andava «risolta alla radice, altrimenti questa gente sarà sempre costretta a vagare». Cosa è cambiato? Se è cambiato... Quando a una famiglia viene dato lo sfratto e viene tolta con la forza, se non ha un’altra casa dove andare si troverà in mezzo a una strada, si accamperà in qualche modo. La condizione della famiglia, già povera e impossibilitata a pagare il fitto, diventa peggiore di prima. Solo se qualcuno si fa carico di quella famiglia, aiutandola non solo a trovare un’altra casa dignitosa ma soprattutto a essere autonoma sostenendola attraverso un lavoro, potrà rimanere legata nel contesto sociale nel quale è inserita, diventando protagonista. Lo stesso per le centinaia di persone che già vivevano in una condizione disumana presso la Felandina. Hanno trovato altri posti di rifugio sparsi su tutto il territorio del metapontino o sono andate via. Il problema non è stato risolto e non sarà mai risolto fino a quando non ci sarà una politica che prenda seriamente in esame il problema con dei progetti e programmi precisi, mettendo a disposizione strutture a dimensione familiare. Tutti abbiamo diritto a una casa, a stare con i nostri affetti cari per sentirci avvolgere dalla forza dell’amore. È l’unica legge capace di combattere e distruggere ogni discriminazione, di ingiustizia sociale, ogni male.   Al di là delle eventuali responsabilità dirette, di chi è la responsabilità di morti come quella di Petty? Lo scorso anno dissi: «Tutti usciamo sconfitti da questa triste vicenda». Una brutta pagina della nostra storia che ci ha segnati, risvegliando, comunque, tanta solidarietà e partecipazione per venire incontro alle oltre 600 persone bisognose di tutto. La corsa verso la solidarietà è stata più forte di chi cantava vittoria, anche a livello nazionale, esprimendo soddisfazione. So solo che la Caritas Diocesana e le Caritas parrocchiali di Bernalda, Metaponto e dell’intera Arcidiocesi, in collaborazione con il Comune di Bernalda e di tante associazioni di volontariato, hanno agito in sinergia provvedendo quotidianamente, in piena estate, all’indispensabile: pasti caldi, indumenti, materassi. È stata una bella risposta di solidarietà, coordinata dai parroci don Pasquale Giordano, don Giuseppe La Vecchia, don Mariano Crucinio, don Giuseppe Calabrese. Quando succedono queste cose la responsabilità non è mai di una sola persona o di un’organizzazione o di un partito. Manca di certo una politica di inclusione capace di guardare gli immigrati come persone. Spesso vengono considerati numeri, anzi ogni giorno vengono contati ma difficilmente si raccontano le loro vicende umane se non quando commettono dei reati. Petty era stata sgomberata dalla baraccopoli di San Ferdinando. E poi anche quella della Felandina è stata sgomberata. Ma gli sgomberi sono una soluzione? Nel mondo le baraccopoli fanno da cornice attorno alle grandi città. In ognuna di esse succede di tutto e di più. D’altronde sono lo scarto dell’umanità costretto a vivere in condizione miserevole che peggiora ogni giorno. In Italia una volta avevamo i Rom, gli Zingari che, in tante situazioni cittadine, si sono, se pur lentamente, integrati. Oggi la povertà, la miseria, le guerre, il miraggio di un occidente ricco, le promesse di una terra promessa, soprattutto per le ragazze che poi vengono buttate sui marciapiedi, hanno fatto aumentare notevolmente il flusso dei migranti da tutte le parti del mondo e verso tutte le nazioni di un Nord del mondo sempre più ricco e di un Sud sempre più povero. Cosa ha fatto la Chiesa a favore di questi lavoratori? Non vorrei parlare di quello che noi come Chiesa abbiamo fatto e stiamo facendo. Preciso solo questo: non abbiamo mai ricevuto soldi dallo Stato e se dovessero farci delle proposte non ne vogliamo. Ringrazio la Cei che ha accolto il progetto, presentato da me, di comprare una struttura di 650 metri quadri vicino alla Felandina, aiutandomi economicamente. È nata 'Casa Betania' gestita dalla Caritas Diocesana, dal Direttore Diocesano Migrantes, don Antonio Polidoro, dal cappellano dei migranti, don Gabriel Maizuca, con l’aiuto anche di altri enti e associazioni locali. Abbiamo voluto coinvolgere anche degli imprenditori agricoli che, assumendo con regolare contratto questi fratelli, ci stanno aiutando a vincere il caporalato. Un altro grosso numero di immigrati lo abbiamo accolto per diversi mesi nei locali della parrocchia di Metaponto fino a quando la Caritas Diocesana non ha sottoscritto un contratto per due appartamenti attrezzati di tutto. Attualmente, su tutto il territorio della Diocesi stiamo offrendo un tetto dignitoso, garantendo un lavoro, aiutandoli a rendersi autonomi, a oltre un centinaio di lavoratori. Ma basta la Chiesa? Non è un comodo alibi? Tanto c’è la Chiesa... La Chiesa fa la sua parte. Ma non basta. Spesso anche le istituzioni governative e locali si rivolgono alla Chiesa per risolvere annosi problemi. Noi continueremo a fare ciò che è giusto e doveroso, ma una piccola Diocesi di 143mila abitanti non può risolvere tutti i problemi. Spesso, ha ragione lei, è un comodo alibi e si pretende che la Chiesa intervenga. Soprattutto, lo dicono, quanti in chiesa non entrano mai. Le associazioni del volontariato chiedono importanti modifiche ai cosiddetti decreti sicurezza che fanno finire le persone per strada o nelle baracche, come Petty. Ma non si decide e intanto gli “invisibili” aumentano. I decreti sicurezza non fanno che alimentare un atteggiamento discriminatorio nei confronti di persone che hanno un solo torto: sono straniere e povere. Tutto questo procura una condanna verso la precarietà e marginalità, a danno di tutti noi. Come Chiesa non possiamo accettare tutto ciò: è contro il Vangelo di Gesù Cristo e l’insegnamento della stessa Chiesa. Ci troviamo spesso a dover supplire a ciò che uno Stato civile dovrebbe garantire. Gli interessi di bandiera sono più importanti della dignità della persona, di ogni persona. Anche in Basilicata le inchieste fanno emergere gravi casi di sfruttamento e caporalato. Ultimamente sono emersi casi di sfruttamento del caporalato anche nella nostra bella, piccola ma accogliente Basilicata. Se da una parte ci fa soffrire, dall’altra ci consola che determinati crimini vengano smascherati. Devo comunque dire che la maggior parte degli imprenditori collaborano, assumono e sono contenti. Tra loro e gli immigrati c’è spesso un bel legame. (Antonio Maria Mira)

Vangelo Migrante: XIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 14, 22-33)

6 Agosto 2020 - Dio viene incontro all’uomo specialmente nei momenti di necessità, quando questi lo invoca con fede: “Signore salvami!” Egli non è tra l’estensione delle nostre paure e speranze (“è un fantasma!”) o nei fenomeni naturali grandiosi e violenti: vento, terremoto, fuoco; ma nel “sussurro di un vento leggero” (prima lettura), a significare l’intimità della Sua manifestazione all’uomo. Nel Vangelo odierno, nonostante la burrasca, dinanzi al desiderio di Pietro, si conferma accessibile e presente; e dice: “vieni!”. La comunità cristiana, ieri come oggi, vive un’esistenza travagliata dalle ostilità delle forze avverse, che si manifestano nelle persecuzioni e nelle difficoltà esterne ed interne. A queste si aggiunge la mai domata tentazione di farcela con le sue sole forze. Nel mare dell’esistenza, l’esperienza del pellegrinaggio e dell’Esodo è continua. Sono tanti i motivi che costringono a salpare, a lasciare le tranquille sicurezze della terraferma per andare al largo. È qui che la nostra fede, come quella di Pietro, è messa a dura prova ma la mano di Gesù che salva dal baratro non cessa mai di stendersi. Gesù offre la vittoria sulle forze del male e la sicurezza nelle prove ma richiede come condizione essenziale una fiducia senza tentennamenti: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Quale fede? Quella che prima delle proprie paure ascolta il “sono Io”; quella che non ripone speranze nella sorte o nelle illusioni ma nel “vieni”. E vive di questo, cammina anche su acque inquiete! Se è proprio della fede ‘emigrare’; siamone certi: è proprio di Dio venirci a cercare! La sua barca resta la sua barca, sia che Lui non vi sia sopra, sia che si trovi su di essa e dorma appoggiato a un cuscino (cfr. Mc 4,37; Mt 8,24). La salva sempre, Lui!

p. Gaetano Saracino

Italiani nel mondo: sabato la Giornata del lavoro italiano nel mondo

6 Agosto 2020 -

Roma – 262 morti, 136 italiani. E’ il bilancio della tragedia che ha colpito 64 anni fa l’ex miniera di Marcinelle, in Belgio. E’ l’8 agosto. Ogni anno in questa data si tengono una serie di celebrazioni in molte città italiane. Quella ufficiale in Belgio alla presenza di autorità istituzionali del nostro Paese. Quest’anno, a causa della pandemia da Covid 19, la cerimonia ufficiale al Bois du Cazier. Ma la città di Charleroi ha deciso comunque di autorizzare un tributo simbolico, alla presenza di 50 persone, tra cui rappresentanti dell’associazione “Le Bois du Cazier”, familiari delle vittime, associazioni di ex minatori. Alla cerimonia parteciperà l’ambasciatrice italiana in Belgio, Elena Basile, che leggerà il messaggio del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. La cerimonia inizierà con i 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum e la lettura dei nomi delle vittime per concludersi con la deposizione di una corona.

L’8 agosto si celebra anche, dal 2001, la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere.

Raffaele Iaria