Primo Piano

Patto educativo globale: oggi l’apertura con il videomessaggio del Papa

15 Ottobre 2020 -

Roma - Sarà un videomessaggio del Papa ad aprire i lavori del convegno sul “Global Compact on Education” (patto globale per l’educazione) che si svolgerà dalle 14.30 di oggi in diretta streaming sul portale di Vatican News (e sui canali di YouTube) dall’Università Lateranense di Roma, che ospita l’evento. Un “patto globale” per l’educazione lanciato più di un anno fa. La pandemia ha condizionato i programmi, che passano oggi da questa nuova tappa di un cammino destinato a continuare. Sarà trasmesso anche un videomessaggio della direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, mentre alla Lateranense saranno presenti i vertici della Congregazione per l’educazione cattolica, il prefetto, Card. Giuseppe Versaldi e il Segretario Mons. Vincenzo Zani. Previsti anche gli interventi dei rettori Vincenzo Buonomo (Lateranense) e Franco Anelli (Università Cattolica che ritrasmetterà l’evento sui propri profili social).

“Rilanciare i contenuti che il Papa ha esplicitato in diverse occasioni a partire dal suo messaggio del 12 settembre 2019, quando ha parlato per la prima volta del patto globale per l’educazione”, dice Mons. Zani alla Radio Vaticana: “l’obiettivo del Papa – sottolinea Zani – mi pare proprio quello di invitare tutti ad avere un passo comune sul fronte educativo. Ognuno segue direzioni diverse e assistiamo a quella che potremo definire quasi una catastrofe educativa”. Certo lo scenario attuale è molto diverso da quello di un anno fa, ma, ribadisce l’arcivescovo, ci ricorda sempre di più che “il futuro è nelle mani dell’educazione, perché l’educazione è il segno della speranza. Educare significa investire tutte le energie possibili per aiutare le persone a guardare avanti”. Un cammino che in questi mesi ha visto la Congregazione promuovere una quindicina tra convegni e congressi che hanno approfondito i vari temi per toccare le diverse sfaccettature il patto educativo.

L’accoglienza che ci fa ‘fratelli tutti’

15 Ottobre 2020 - Roma - Ci si occupa di dargli cibo e un tetto. Ma a volte si trascurano gli aspetti psicologici di chi arriva sulle nostre coste. Così, ad esempio, a Lampedusa c’è un progetto che si occupa di questo. Come pure la formazione professionale di chi arriva attraverso la rotta balcanica ad Udine. O ancora i laboratori agricoli con i lavoratori nei ghetti del metapontino, l’assistenza ai minori e la promozione culturale delle donne rom in Albania. Sono queste alcune delle 130 esperienze della Campagna 'Liberi di partire, liberi di restare', ma più di tante spiegazioni parlano i gesti. "Il risultato più bello è vedere adesso i nostri giovani che lavorano nei campi invitati alle cene dai colleghi, oppure le ragazze strappate alla tratta che vivono in parrocchia invitate a pranzo la domenica anche dai parrocchiani più scettici all’inizio". Don Antonio Polidoro, direttore dell’ufficio Migrantes di Matera, racconta del ghetto di 500 persone che si era creato anche a seguito dei decreti sicurezza. Da lì il progetto con cui si è cercato di integrare molti di loro nella raccolta delle fragole. Parla invece delle "ferite invisibili" che cerca di curare con il progetto portato avanti sull’isola porta d’Europa Germano Garatto, coordinatore Re-agire con i migranti onlus, "dell’amarezza di un continente che non si aspettavano così, della consapevolezza di quanto le famiglie d’origine hanno riposto anche economicamente nella loro partenza, del loro sentirsi in retrocessione sociale, non liberi in quella che consideravano patria di diritti". A Udine è stato attivato invece il progetto “Liberi di stare bene”, dove l’accoglienza si fa attraverso i laboratori di cucina, sartoria e falegnameria. "Consideriamo l’accoglienza una forma di resistenza culturale – ha spiegato il vice direttore Caritas Paolo Zenarolla – le nostre comunità vengono alimentate dalla cultura del rifiuto". In Albania, invece, grazie a borse di studio alcune ragazze sono riuscite a laurearsi e si cerca di aiutare i giovani a non andare via. "Gli scafisti si stanno riorganizzando, siamo preoccupati – ha ammesso padre Antonio Leuci, direttore di Caritas Albania – Mentre tutti vanno via, noi Chiesa restiamo a lottare e soffrire con il popolo». E ci sono ancora tanti progetti in corso. "Speriamo di aver contribuito ad innescare prassi virtuose – la conclusione di Don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo –. Far percepire i migranti come fratelli e non come nemici". (Alessia Guerrieri - Avvenire)

Don Malgesini: oggi il Papa ha incontrato i genitori

14 Ottobre 2020 -

 

Città del Vaticano – Papa Francesco questa mattina ha incontrato i genitori di don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso a Como. Lo ha annunciato il pontefice stesso durante la catechesi incentrata sulla preghiera e sulla forza delle lacrime. “Prima di entrare in Aula, ho incontrato i genitori di quel sacerdote della diocesi di Como che è stato ucciso; proprio è stato ucciso nel suo servizio per aiutare”, ha detto il pontefice: “le lacrime di quei genitori sono le lacrime ‘loro’ e ognuno di loro sa quanto ha sofferto nel vedere questo figlio che ha dato la vita nel servizio dei poveri. Quando noi vogliamo consolare qualcuno, non troviamo le parole. Perché? Perché non possiamo arrivare al suo dolore, perché il ‘suo’ dolore è suo, le ‘sue’ lacrime sono sue. Lo stesso è di noi: le lacrime, il ‘mio’ dolore è mio, le lacrime sono ‘mie’ e con queste lacrime, con questo dolore mi rivolgo al Signore”. Mamma Ida e papà Bruno sono arrivati dalla loro Rogoledo, piccola frazione di Cosio Valtellino, per pregare con papa Francesco nel ricordo di don Roberto. Con il Papa hanno pianto. In silenzio. Insieme, racconta l’Osservatore Romano che apre l’edizione odierna con la foto dell’incontro: “E con un filo di voce gli hanno chiesto semplicemente una preghiera”. In dono il papa ha dato loro una corona del rosario “per continuare a vivere il loro dolore con il coraggio della fede”. Ad accompagnarli,. Riferisce il quotidiano della Santa Sede, gli altri tre figli: Enrico, Mario e Caterina che ha donato al Pontefice una fotografia con un’immaginetta con le loro famiglie. Ma anche i rappresentanti della diocesi etano presenti all’incontro con il vescovo, mons. Oscar Cantoni che parla di “dolore ma anche di consolazione perché - confida - siamo grati al Signore per la testimonianza che don Roberto sta continuando a dare anche ora, dopo aver servito con umiltà le persone emerginate”. Il presule era accompagnato da tre preti di Como, amici di don Malgesini. Durante l’incontro ha “ringraziato” il Papa per le sue parole di incoraggiamento e anche per aver chiesto al cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, di celebrare la messa di suffragio, nel duomo di Como, il 19 settembre. “La nostra gente è rimasta colpita dall’attenzione di Francesco racconta il vescovo — e dal particolare gesto di delicatezza del cardinale Krajewski che, subito dopo la celebrazione, è andato personalmente a casa dei genitori di don Roberto per abbracciarli, per pregare con loro e donare il rosario del Papa”.

Raffaele Iaria

I missionari italiani e la loro esperienza nel mondo

14 Ottobre 2020 -

Roma - Domenica prossima si celebra la Giornata Mondiale Missionaria. Il tema scelto dalle Pontificie Opere Missionarie in Italia è “Eccomi, manda me. Tessitori di fraternità”. Testimoni di questa “tela” di fraternità e speranza sono le diverse iniziative portate avanti dalle diocesi italiane in varie parti del mondo e anche tanti missionari del nostro Paese “fidei donum”. Testimonianze che aiutano a riflettere sul senso della vita cristiana e dell’impegno missionario oggi. In questo servizio vogliamo citarne alcuni attraverso le storie pubblicate dai giornali diocesani.

“Chi ha un lavoro giornaliero è stato maggiormente colpito dall’emergenza sanitaria in questo ultimo periodo. Si parla di persone che stanno in strada con la pala, il trapano o il pennello in mano, oppure i proprietari di negozi nei bazar o chi si occupa delle pulizie per le strade o nelle case. Quando la nostra comunità ci ha inviato un contributo di cinquemila Euro dall’Italia, siamo andati a comprare viveri come farina e riso e li abbiamo impacchettati per distribuirli a circa cinquanta famiglie”, racconta al settimanale di Cosenza-Bisignano, “Parola di Vita” Andrea Giordano, genovese di nascita, ma calabrese di origine, in Pakistan come missionario laico fidei donum del Movimento dei Focolari e in missione con una particolare convenzione sostenuta dall’otto per mille destinato alla Chiesa Cattolica, scrive il giornale diretto da don Enzo Gabrieli. Prima della pandemia il giovane si occupava principalmente di attività di evangelizzazione per i giovani e per le comunità e con le famiglie era stato avviato un progetto di aiuto a gruppi di indù che si erano convertiti al Cristianesimo e che vivevano in campagna. In Pakistan – racconta Andrea - il lockdown è stato più blando che in Italia, perché le persone non avevano l’obbligo di rimanere in casa. Però sia i negozi di vestiario che le fabbriche essenziali sono stati chiuse e i trasporti pubblici sono stati interrotti. Il 14 marzo “la mia comunità ha celebrato l’ultima messa, stando attenti a mantenere il distanziamento fisico. Io sono stato fortunato: abitando di fronte alla parrocchia, il mio sacerdote ha detto la messa ogni giorno per me e per le altre tre persone con cui vivevo. Tra i membri della nostra comunità non c’erano casi di indigenza, perché tanti di noi sono insegnanti o infermieri. Tuttavia, la sanità non è pubblica: chi ha bisogno di andare in ospedale deve pagare il servizio”. Il giovane è tornato ad agosto in Italia a Mendicino e vorrebbe tornare in Pakistan.

In Perù vive un altro giovane che proprio alla vigilia del Giornata verrà ordinato sacerdote nella sua diocesi di origine. Si tratta di Damiano Boffo, di Fossalta Maggiore, nella diocesi di Vittorio Veneto. La celebrazione, come riferisce il settimanale “L’azione” è diretto da don Alessio Magonza – sarà presieduta da Mons. Giorgio Barbetta, originario di Sondrio e ausiliare della diocesi di Huari (Perù). È nel seminario di quella diocesi che Damiano ha approfondito la sua vocazione e lì, un anno fa, è stato ordinato diacono, scrive il giornale. Ora il passo del sacerdozio nella sua terra natale “per dare modo ai miei familiari e ai miei tanti amici di essermi vicini” dice. Poi ripartirà per Huari, dove lo attende l’incarico di parroco. Fin da bambino, in famiglia Damiano ha respirato i valori dell’Operazione Mato Grosso: “a 14 anni ho iniziato a partecipare a un gruppo giovani dell’Operazione a San Michele di Piave. Facevamo incontri serali e servizi il sabato e la domenica: imbiancature, raccolte ferro... Il tutto per raccogliere fondi per le missioni dell’Operazione. Ho anche preso parte a campi di lavoro in giro per l’Italia”. L’impatto appena arrivato in Perù – racconta al giornale -  è stato “duro: sono partito pensando di andare a salvare il mondo e invece non è affatto così”. Nella zona di Huari la Chiesa cattolica è ancora ben radicata, “tra la gente c’è una religiosità semplice, tanta devozione, è molto bello”, racconta ancora. Don Damiano tornerà a metà novembre, Covid permettendo.

Il settimanale di Reggio Emilia-Guastalla, “La Libertà”, diretto da Eduardo Tincani racconta questa settimana l’esperienza del “Villaggio del sorriso”, casa di accoglienza delle Suore Missionarie della Consolata a Meru, in Kenya. Il Villaggio del sorriso è una casa di accoglienza designata a ricevere bambini/e senza famiglia e ridare loro dignità, serenità, gioia e futuro, scrive, spiega il giornale: la loro è una storia di sofferenza e umiliazione, ma dopo i primi timori, vivendo nel Villaggio, “tornano a sorridere, guardando al futuro con speranza e s’impegnano a rendere più bella la loro vita”. Complessivamente il Centro ospita 120 persone, attualmente 65 bambine e 55 bambini: 74 frequentano le elementari e scuola materna, 22 nelle secondarie, 16 in attesa di scegliere e frequentare corsi vocazionali e 8 nei corsi vocazionali. Grazie all’aiuto di Dio e alla Sua Provvidenza che arriva anche tramite il gruppo missionario di Sant’Agostino di Reggio Emilia, “abbiamo avuto innumerevoli buoni risultati: Charles ha terminato il corso per infermiere ed è già al lavoro in un ospedale di Meru. È lui che custodisce il fratello più piccolo. Doris ha terminato il corso da hostess, lei ha al Villaggio un fratello e sorella che attendono il suo aiuto. Orundo insegna all’Università, Eugene e Josephine frequentano l’Università e anche per loro il futuro sarà migliore, Dominic è stato al Villaggio 17 anni e ora, felice e indipendente, lavora come elettricista specializzato...”, racconta il servizio scritto da suor Gianna Irene Peano.

Raffaele Iaria

 

Card. Zuppi: “mancano risposte forti e adeguate a tragedia migrazioni”

14 Ottobre 2020 -

Roma -Il fenomeno della migrazione è da considerarsi alla stregua di “una pandemia, perché la tragedia continua e non ci sono risposte forti e adeguate”. Così il Card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, nel suo intervento di oggi a Roma all’evento conclusivo della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, promossa dalla CEI e durata tre anni. “Sono 30 anni che andiamo avanti con la logica dell’emergenza pensando di trovare risposte rapide ed efficaci – ha fatto notare il Card. Zuppi -. La campagna invece dava una prospettiva, per lasciare le persone libere di restare e libere di partire. Rappresentava una scelta importantissima: non accontentarci di non poter far nulla. Perché quando diciamo: ‘aiutiamoli a casa loro’, non si fa niente né qui né lì, tanto che i soldi per la cooperazione sono ancora diminuiti”. In questi anni, ha proseguito, ci sono state “tante occasioni perse, tante tragedie in mare che non hanno prodotto nulla”. 

Il porporato ha invitato la Chiesa a fare cultura, in contrapposizione con “tanti slogan che inquinano”: “Oggi non ci si vergogna più. Dobbiamo avere ancora più coraggio nel trasmettere dei contenuti in maniera intelligente, tra una generazione che rischia la superficialità digitale e la fabbrica dell’odio che può dire tutto e il contrario di tutto”. “Senza cultura, visione della vita, valori condivisi, è davvero pericoloso – ha affermato -. La carità deve produrre cultura. Perché non basta la generosità. Dobbiamo andare in profondità per capire le necessità e cosa si può fare”. La Chiesa, ha ricordato, “si occupa di fare l’ospedale da campo perché è Chiesa. Ma quando pensiamo di vivere nelle cliniche private non ci accorgiamo più dell’ospedale da campo”. La campagna ha avuto il merito di tessere una “rete di solidarietà intelligente tra le Caritas e le varie realtà, associazioni e movimenti. Questo è un frutto importante per spezzare le catene per permettere ad ogni uomo di essere davvero libero di partire e di restare”.

Mons. Russo: guardare l’altro non come un’insidia, un problema, un usurpatore, ma come persona degna di essere amata, soccorsa e aiutata.

14 Ottobre 2020 - Roma - "Solo riconoscendoci tutti fratelli potremo disinnescare le tensioni che ci abitano e che alimentano i conflitti nel mondo. Solo riconoscendoci fratelli potremo guardare l’altro non come un’insidia, un problema, un usurpatore, ma come persona degna di essere amata, soccorsa e aiutata. Solo riconoscendoci fratelli potremo affrontare le sfide che l’attualità ci pone dinanzi. Una delle lezioni che il tempo che stiamo vivendo ci consegna è che possiamo salvarci solo insieme, nessuno può farlo da solo". È quanto ha detto questa mattina il Segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo nel suo saluto all'evento conclusivo della Campagna "Liberi di partire, liberi di restare" della CEI una "iniziativa straordinaria promossa tre anni fa dalla Conferenza Episcopale Italiana come risposta concreta al dramma delle migrazioni". "È il segno eloquente - ha detto Mons. Russo - di un’attenzione non sporadica al fenomeno migratorio, di un impegno globale e continuo che è testimonianza di una Chiesa in uscita, che vuole abitare il mondo e guardare con gli occhi del Vangelo chi sta per strada e cosa vi avviene". Con questa iniziativa - ha detto ancora Mons. Russo -  la Chiesa italiana ha contributo a "cambiare la narrazione sui migranti, spesso falsata e utilizzata come leva per battaglie ideologiche. I progetti che sono stati avviati, infatti, hanno unito l’azione alla sensibilizzazione, la cura di quanti scappano da guerra e fame con la promozione di uno sguardo diverso nei territori, tra le comunità ecclesiali e civili". Per il segretario Cei, infatti, "non basta garantire un tetto e un po’ di cibo: se non si favorisce l’incontro reale e non si offrono strumenti per l’integrazione, si consegnano i migranti all’emarginazione, alla ghettizzazione e alla criminalità organizzata. Ecco allora che i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere, integrare – indicati da Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2018 non possono essere considerati a sé stanti, quasi come se un’azione fosse possibile a prescindere dalle altre, o come se realizzarne una sia sufficiente. Questi quattro verbi costituiscono la magna carta di ogni politica migratoria che voglia essere efficace, ma anche dell’atteggiamento di chiunque si dica cristiano". Mons. Russo ha ricordato alcuni dati della campagna durata tre anni durante i quali sono stati finanziati - con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - 130 progetti per un totale di oltre 27 milioni di euro. Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per quasi 15 milioni di euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative e 81 quelli voluti dalle diocesi. Sette sono poi i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di oltre 4 milioni e 200mila euro. Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di oltre 8 milioni di euro. "Se educazione e formazione (anche professionale), informazione, sanità, inserimento lavorativo, riconciliazione sono stati i principali ambiti d’intervento, bambini e donne sono stati i destinatari privilegiati della Campagna", ha detto il Segretario generale della CEI: i progetti, sia nel nostro Paese che in diverse nazioni del mondo, hanno "mobilitato risorse e forze, cercando sempre di mettere al centro i migranti e renderli protagonisti del loro riscatto". “Non basta garantire un tetto e un po’ di cibo: se non si favorisce l’incontro reale e non si offrono strumenti per l’integrazione - ha sottolineato ancora - si consegnano i migranti all’emarginazione, alla ghettizzazione e alla criminalità organizzata” (Raffaele Iaria)  

Comunicare per formare

14 Ottobre 2020 - Roma - C’è un aspetto della comunicazione che molto spesso passa in secondo piano o non viene tenuto in debita attenzione. Invece l’attualità di tutti i giorni ci inchioda con le spalle al muro rispetto alle nostre responsabilità. Mi riferisco alla formazione. Comunicare è anche formare… le coscienze, le esperienze, le generazioni, le menti… Insomma, l’integralità della persona. L’iniziativa di papa Francesco “Global Compact on Education” con l’evento di giovedì 15 ottobre (info: www.educationglobalcompact.org) pone l’accento proprio su questo punto, evidenziando un’esigenza ancora più urgente in questo tempo segnato dalla pandemia. Generare un cambiamento è possibile, stringere alleanze per un patto educativo è fondamentale, comunicare per formare è un impegno. È in gioco il futuro dei nostri ragazzi. Vincenzo Corrado

Card. Bassetti: la Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, è stata “un luogo di testimonianza di libertà, di solidarietà, di giustizia, di democrazia, di pace”

14 Ottobre 2020 -

Roma - La campagna della CEI, “Liberi di partire, liberi di restare”, è stata "un ‘segno dei tempi’, un luogo di testimonianza di libertà, di solidarietà, di giustizia, di democrazia, di pace. È stata un cammino che, in questi tre anni, ha visto protagonisti i migranti e, insieme a loro, operatori, volontari, religiosi, religiose, sacerdoti e laici, in Italia e all’estero". Lo ha detto questa mattina il Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell'omelia della messa che ha aperto l'evento conclusivo della campagna "Liberi di partire, liberi di restare".  Attraverso i tanti progetti avviati nei Paesi di partenza dei flussi migratori, di transito e di arrivo, la campagna - ha detto il porporato - ha promosso "uno sviluppo umano integrale" per 'tutti gli uomini e tutto l’uomo', a livello familiare e comunitario. La nostra iniziativa ha permesso anche di sperimentare nuove piste di azione, di favorire una maggiore consapevolezza del dramma delle migrazioni, di realizzare iniziative concrete in diversi settori, come l’educazione, la formazione professionale, l’inclusione lavorativa, la tutela dei minori. Si è trattato di un lungo cammino di condivisione di storie e di iniziative che hanno cercato di gettare uno sguardo e porgere l’aiuto possibile sul vasto fenomeno delle migrazioni, che interessa da sempre il bacino del Mediterraneo, ma che ormai è divenuto un fenomeno planetario, con milioni di persone in tutto il mondo che sono alla ricerca di una vita migliore". "Spiace - ha detto quindi il Card. Bassetti - constatare che molte volte le parole che vengono dal mondo sono di chiusura ed esclusione, se non addirittura aggressive", come ha ricordato anche papa Francesco nella sua enciclica "Fratelli tutti". 

Il Presidente della CEI, dopo aver citato alcuni passaggi dell'Enciclica ha detto che "tra le opere di giustizia sulle quali verremo giudicati vi è anche quella dell’accoglienza nei confronti degli stranieri. Lo si legge nella grande scena del capitolo venticinquesimo del Vangelo di Matteo, quella in cui il Figlio dell’uomo, il re, dirà a coloro che si trovano alla sua sinistra: 'Ero straniero e non mi avete accolto' (Mt 25,43). Certo, quanto sta accadendo oggi in Italia, nel Mediterraneo, in Europa, è molto diverso dalla situazione a cui si riferiva Gesù, ma vale sempre la stessa regola, quella della giustizia e dell’amore, di cui ha detto il Signore". "Certo – ha scritto il papa nell’Enciclica Fratelli tutti -  l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Ma, finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona". Parole "vere". "ecco perché ha spiegato - oggi siamo qui a riflettere su 'Liberi di partire, liberi di restare', un’occasione preziosa non solo per la nostra Chiesa, ma per tutta la società, che ha profondamente bisogno di agire concretamente e con giustizia, e di avere informazioni corrette, riconoscendo non solo la complessità dei problemi riguardanti le migrazioni, ma anche ricordando a tutti che – come si legge nel progetto della campagna – 'i migranti sono un valore e un tesoro per le città e i paesi'. Perché questo venga riconosciuto, certamente, è necessario 'fare ogni sforzo per integrare'. E siccome 'la complessità di tale processo implica formazione, dialogo, approcci sussidiari, partecipazione di tutti, inclusione, lungimiranza, programmazione che tenga conto delle esigenze e delle specificità dei territori e delle comunità di accoglienza', noi vogliamo essere - ha detto ancora il presidente della CEI - presenti in questo processo, e ci siamo già, con le nostre comunità ecclesiali, in prima linea".  Raffaele Iaria

Spettacolo viaggiante: le preoccupazioni dell’Anesv

14 Ottobre 2020 - Roma - Nonostante le Linee guida emanate, molti luna park in tutta Italia vengono continuamente annullati. Fatturati decimati, esercenti senza risorse e luoghi dove trascorrere i mesi invernali. È l’allarme di Anesv, l’Associazione nazionale esercenti spettacoli viaggianti per i quali “il lockdown non è mai terminato”. “Le amministrazioni comunali – denuncia l’associazione di categoria – stanno annullando diverse centinaia di tradizionali luna park autunnali nonostante il rispetto delle specifiche linee guida governative e dei piani di sicurezza che prevedono la presenza di steward e la gestione dei flussi del pubblico”. La categoria, si legge in una nota, “è in ginocchio e non sa con quali risorse affrontare e dove trascorrere i mesi invernali. In carenza dei luna park, i Comuni non concedono infatti alle abitazioni mobili degli esercenti di sostare sul territorio, con pesanti conseguenze sulla scolarizzazione dei bambini, in quanto non si rispetta più il calendario degli spostamenti al seguito delle manifestazioni”. “È indispensabile che il Mibact e l’Anci si attivino per garantire la possibilità di effettuare i luna park e sostenere un settore che è in enormi difficoltà – dichiara Ferdinando Uga, presidente di Anesv – a causa di continui annullamenti di manifestazioni, che vengono decisi sulla base di generiche argomentazioni”. Le Linee guida “sono state emanate proprio per riaprire le attività economiche – aggiunge Uga – ma i sindaci stanno negando il diritto al lavoro delle imprese che svolgono attività di lo spettacolo viaggiante”. La maggior parte delle circa 5.000 imprese e famiglie degli esercenti spettacoli viaggianti itineranti è senza lavoro dalla metà del marzo scorso e concluderà il 2020 con una media di 50 giornate di attività, decisamente inferiore rispetto a quella degli anni passati. “Siamo molto preoccupati – conclude Uga – per la annunciata emanazione di nuovi provvedimenti che limiteranno le manifestazioni all’aperto. Il luna park è un’attività di cultura e spettacolo popolare che si svolge in piena sicurezza, nel rispetto delle linee guida nazionali e degli specifici protocolli approvati dall’autorità sanitaria”.  

Fondazione Moressa: tasse e contributi dei lavoratori stranieri valgono 18 miliardi

14 Ottobre 2020 - Roma - Nell’ultimo decennio l’immigrazione è diventata uno dei temi centrali dell’agenda politica. In realtà, dal 2011 l’Italia ha di fatto chiuso la porta agli immigrati extra-comunitari in cerca di lavoro, che per entrare in Italia hanno potuto usare solo i ricongiungimenti familiari o le richieste d’asilo. Gli occupati stranieri oggi producono il 9,5% del PIL italiano, ma il potenziale è frenato da lavoro nero e presenza irregolare. Questi alcuni degli elementi chiave del decimo Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi a Roma. Dal 2010 ad oggi gli stranieri residenti in Italia sono passati da 3,65 a 5,26 milioni (+44%), arrivando a rappresentare l’8,7% della popolazione (e superando il 10% in molte Regioni). Tuttavia, i nuovi Permessi di Soggiorno sono complessivamente diminuiti del 70%, a causa di una riduzione drastica di quelli per Lavoro (-97%): gli stranieri (extra-comunitari) oggi arrivano soprattutto per ricongiungimento familiare o motivi umanitari. Oggi gli occupati stranieri in Italia sono 2,5 milioni e negli ultimi dieci anni sono aumentati di 600 mila unità (+31% dal 2010). È un’occupazione concentrata prevalentemente nelle professioni meno qualificate, pertanto al momento è complementare rispetto all’occupazione italiana. I lavoratori stranieri sono prevalentemente uomini (56,3%) e 7 su 10 hanno un’età compresa tra 35 e 54 anni. Oltre la metà ha come titolo di studio la licenza media, mentre solo il 12% è laureato. Il Valore Aggiunto generato dai lavoratori stranieri è pari a 146,7 miliardi di euro, pari 9,5% del PIL. Valore ridimensionato da presenza irregolare, lavoro nero e poca mobilità sociale. Nell’ultimo decennio l’imprenditoria straniera è stata uno dei fenomeni più significativi: gli imprenditori nati in Italia sono diminuiti (-9,4%), mentre i nati all’estero sono aumentati (+32,7%). Le nazionalità più numerose sono Cina, Romania, Marocco e Albania, ma la crescita più significativa si registra tra gli imprenditori del Bangladesh e del Pakistan. Il 95% delle imprese a conduzione straniera è di proprietà straniera “esclusiva”, quindi senza soci italiani. Le imprese straniere producono un Valore Aggiunto di 125,9 miliardi, pari all’8,0% del totale. L’incidenza maggiore si registra nell’edilizia (18,4% del V.A. del settore). I contribuenti stranieri in Italia sono 2,29 milioni e nel 2019 hanno dichiarato redditi per 29,08 miliardi e versato Irpef per 3,66 miliardi. Sommando addizionali locali e contributi previdenziali e sociali si arriva a 17,9 miliardi. Oggi il saldo tra entrate (Irpef, IVA, Contributi, ecc.) e costi (Scuola, Sanità, Pensioni, ecc.) dell’immigrazione è ancora positivo (+500 milioni). Gli stranieri sono giovani e incidono poco su pensioni e sanità, principali voci della Spesa Pubblica. Ma i lavori poco qualificati e la poca mobilità sociale possono portare nel lungo periodo ad un saldo negativo. La procedura di regolarizzazione 2020 è solo l’ultima di una lunga serie che, dal 1987 ad oggi, ha portato all’emersione di oltre 2 milioni di stranieri irregolari (il picco nel 2002/2003, con quasi 650 mila “sanati”). La “sanatoria” ha portato nelle casse dello Stato 30 milioni di euro immediati (contributo una tantum al netto dei costi amministrativi), ma potrebbe portare altri 360 milioni di euro annui, sotto forma di tasse e contributi dei lavoratori regolarizzati.  

Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”: i numeri della Campagna

14 Ottobre 2020 -

Roma - Sono 130 – per un totale di 27.529.890 milioni di euro - i progetti realizzati grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata nel 2017 in risposta al dramma delle migrazioni. È il bilancio della Campagna “Liberi di partire, Liberi di restare” presentato questa mattina a Roma. Centodieci sono gli interventi avviati in Italia per 14.879.290 euro: di questi 29 sono quelli promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative (9.433.920) e 81 quelli voluti dalle diocesi (5.445.370). Sono invece 7 i progetti finanziati nei Paesi di transito – Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia – per una somma di 4.284.600 euro.

Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza dei flussi migratori in cui sono state avviate 13 iniziative per uno stanziamento complessivo di 8.366.000 euro. L’iniziativa straordinaria della Chiesa italiana ha contribuito in questi anni a sensibilizzare la popolazione sul tema delle migrazioni e a realizzare progetti nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza di quanti, specialmente bambini e donne, fuggono da guerre, fame e violenza. 

Oltre ad agire sul fronte culturale, la Campagna ha sostenuto l’educazione e la formazione (anche professionale), l’informazione in loco, i settori sociale e sanitario, l’inserimento lavorativo e

l’accompagnamento di chi ha scelto volontariamente di tornare in Patria. Sempre nel solco tracciato da papa Francesco con i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere ed integrare

– che hanno fatto da bussola all’intera Campagna.

L’incontro di oggi sarà introdotto dalla messa celebrata dal presidente della CEI, il Card. Gualtiero Bassetti e prevede gli interventi del Segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo e del Card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna seguito da alcuni interventi con esponenti di Caritas e Migrantes in prima linea nell’accoglienza.

Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”: l’anima e i protagonisti di un’iniziativa straordinaria

14 Ottobre 2020 - Roma - “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Sono i quattro verbi indicati più volte da papa Francesco e ribaditi nell’Enciclica “Fratelli tutti” come sintesi dell’impegno nei confronti delle persone migranti. Proprio questi verbi hanno fatto da filo conduttore alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata dalla Chiesa Italiana nel 2017 per aumentare la consapevolezza delle storie dei migranti, sperimentare un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione di quanti arrivano nel nostro Paese, riconoscere il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra. In quest’ottica, la Campagna ha agito a livello concreto, finanziando (con i fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica) 130 progetti in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza dei flussi migratori, per un totale di 27.529.890 euro. All’intervento negli ambiti della formazione, della sanità, del lavoro e dello sviluppo, si è affiancata un’opera sul fronte culturale, volta alla sensibilizzazione e alla promozione di una cultura dell’incontro. A coordinare le attività della Campagna, è stato il “Tavolo Migrazioni”, un organismo formato da rappresentanti dell’Ufficio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, di Caritas Italiana, della Fondazione Migrantes, della Fondazione Missio e dell’Apostolato del mare, che nel tempo è diventato anche un modello di lavoro per le diocesi. Grazie al coinvolgimento dei Vescovi, infatti, sono nate diverse esperienze di pastorale integrata a livello locale, preludio all’elaborazione e alla realizzazione di progetti e all’organizzazione di iniziative sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’accompagnamento dei minori. Dal 31 ottobre 2017, è online il portale www.liberidipartireliberidirestare.it che ha accompagnato lo svolgersi della Campagna, raccontando le storie e le testimonianze delle persone coinvolte, sia dei promotori delle attività sia dei loro beneficiari. La grande mappa in home page permette di “entrare” nei luoghi di intervento, di scoprire cosa vi si realizza e con quante risorse, mentre la sezione “news” aiuta ad approfondire il significato e gli ambiti di questa iniziativa straordinaria della CEI attraverso le voci dei protagonisti. Insieme al sito, per tutta la durata della Campagna è stata offerta alle diocesi, alle parrocchie, alle Caritas locali, ai Centri missionari e Migrantes, ai gruppi, alle associazioni e agli operatori pastorali impegnati a vario titolo sul fronte delle migrazioni, dell’accoglienza e dell’educazione alla mondialità la Newsletter, uno strumento agile per contribuire alla riflessione e alla sinergia, oltre che per favorire il confronto e lo scambio di esperienze a livello nazionale e internazionale.    

Losanna: a breve un museo della migrazione

14 Ottobre 2020 - Losanna – Sorgerà a Losanna un nuovo museo della migrazione. Lo segnala la newsletter della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera. Il museo, integrato nei locali del Centro culturale des Amériques Casona Latina, sarà dedicato sia agli immigrati in Svizzera che agli svizzeri emigrati in altre parti del mondo. La prima mostra, che verrà inaugurata il 29 ottobre, sarà dedicata al cinquantesimo anniversario dell’iniziativa Schwarzenbach e ai diritti umani.  “Racconterà – spiegano i promotori – la storia dei migranti arrivati in Svizzera per costruire le grandi infrastrutture e il lancio dell’iniziativa contro l’“inforestieramento”. L’esposizione porrà l’accento sulla violazione dei diritti umani con le testimonianze dei bambini nascosti e delle famiglie separate”.  

Università Cattolica: ad aprile e maggio 2021 la Scuola di Alta Formazione “Diritti e tutela delle persone Migranti”

13 Ottobre 2020 -

L’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promuoverà, anche quest'anno, il Corso di Alta Formazione sul tema “Diritti e tutela delle persone Migranti” dall'8 aprile al 6 maggio marzo prossimo in modalità online. Il Corso presenta un’offerta formativa all’avanguardia in tutti i settori del diritto coinvolti dal fenomeno migratorio e in linea con le esigenze di una società multiculturale, sottolinea una nota. Il Progetto, giunto alla seconda edizione, ha la finalità di formare professionisti che conoscano approfonditamente i diritti delle persone migranti, con lo scopo di offrire loro una tutela efficace sul territorio dello Stato italiano.

 

Lamorgese: L’UE “è chiamata, anche sull’immigrazione, a dare risposte chiare ed efficaci alle aspettative dei cittadini europei”

13 Ottobre 2020 - Roma - L’Unione europea (Ue) "è chiamata, anche sull’immigrazione, a dare risposte chiare ed efficaci alle aspettative dei cittadini europei". Lo ha detto nei giorni scorsi il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese dal Viminale al termine dell'incontro in videoconferenza del Consiglio Affari Interni dell'Unione, durante il quale i 27 ministri dell'Interno Ue insieme con il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas e la commissaria per gli Affari interni Ylva Johansson, hanno avviato un primo esame del nuovo Patto europeo su asilo e immigrazione presentato di recente dalla Commissione europea. Pur apprezzando "gli elementi di discontinuità" del nuovo patto, "siamo all’inizio di un lungo percorso e di un negoziato assai complesso che, da parte dell’Italia, non può prescindere da un chiaro superamento del principio di responsabilità dello Stato membro di primo ingresso", ha detto il ministro spiegando che "assieme ai colleghi di Spagna, Grecia, Cipro e Malta abbiamo riconosciuto l’esigenza di un approccio comune costruttivo che, tuttavia, valorizzi a livello negoziale la nostra specificità di Stati membri di frontiera esterna marittima". L'auspicio del ministro è quindi che "i negoziati entrino subito nelle realtà affrontate quotidianamente da questi Paesi per arrivare a nuove procedure che siano effettivamente applicabili".  

Decreto flussi per 30.850 lavoratori

13 Ottobre 2020 - Roma - È di 30.850 la quota massima dei lavoratori non comunitari subordinati, stagionali e non stagionali, e di lavoratori autonomi che potranno fare ingresso in Italia quest’anno. Di questa cifra, 12.850 saranno ingressi per lavoro subordinato non stagionale e autonomo, nonché conversioni dei permessi di soggiorno già detenuti ad altro titolo. Gli altri 18mila, invece, riguarderanno quote per lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero. Da questa mattina è disponibile l’applicativo per la precompilazione dei moduli di domanda, accedendo alla procedura informatica dedicata sul sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it, al quale si accede solo con le credenziali SPID.

Il naufragio e gli allarmi a vuoto

13 Ottobre 2020 - Milano - Ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Ancora uomini, donne e bambini che perdono la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. L’ultima tragedia del mare si è consumata al largo delle coste tunisine, a Sfax. Un gommone con a bordo una trentina di migranti ha improvvisamente preso fuoco e le persone a bordo, impaurite, si sono buttate in mare. Sono in tutto 11 i corpi recuperati fino ad ora: si tratta di 8 donne e 3 bambini. La Guardia costiera tunisina è riuscita a intervenire per recuperare i naufraghi, quando però per oltre la metà di loro era già tardi: solo dieci persone sono state riportate a riva sane e salve. Ma all’appello manca ancora un’altra decina di persone. L’incidente è avvenuto non lontano dalle coste di Sfax, a circa 200 chilometri da Lampedusa. Un naufragio per molti versi analogo era avvenuto a giugno: allora le vittime erano state più di 50. Ma si teme anche per un’altra imbarcazione con 43 migranti a bordo, da un giorno in balia delle onde e del maltempo nella zona Sar maltese del Mediterraneo Centrale. A lanciare l’allarme, già domenica sera, Alarm Phone riferendo che «tutte le autorità sono state informate» ma che nessun intervento è stato operato. «Abbiamo provato a contattare Rcc Malta ma non rispondono o attaccano subito» hanno sottolineato i volontari della linea telefonica per i migranti in difficoltà nelle acque del Mar Mediterraneo nel corso delle ore. In un ultimo tweet per ribadire il pericolo cui sono esposti i 43 migranti, Alarm Phone ha avvisato che queste persone sono «esposte a tempesta e onde alte, la barca di legno è alla deriva. A causa del vento forte, la comunicazione con le persone è molto difficile». Infine l’appello alle autorità maltesi: «Non lasciateli annegare!». Poche ore più tardi i toni diventano più drammatici: le persone in pericolo stanno affrontando una tempesta molto pericolosa. Condizioni meteorologiche potenzialmente letali: forte vento e onde alte verso sud. «Le guardie costiere europee esiterebbero a lanciare i soccorsi se ci fossero persone bianche a bordo? Black lives matter» chiedono i volontari che segnalano i migranti in pericolo. Intanto, il tempo sereno degli ultimi giorni ha spinto molte persone lungo la via del mare e della speranza. Lo confermano i numeri che si registrano dalle intercettazioni della  cosiddetta Guardia costiera libica. «Stanotte circa 160 migranti sono stati riportati in Libia dalla Guardia costiera» scrive su Twitter la portavoce di Oim-Unmigration, Safa Msehli aggiungendo che «nelle ultime 48 ore sono state intercettate sei imbarcazioni e 390 uomini, donne e bambini sono finiti in carcere». «La Libia non è un un porto sicuro» conclude Msehli, e Oim in Libia afferma che «mentre le nostre squadre sono presenti ai punti di sbarco per fornire assistenza di emergenza, ribadiamo che nessuno dovrebbe essere rimpatriato in Libia». Intanto in Italia, da domenica, si susseguono gli sbarchi. Altri due barchini, ieri mattina, rispettivamente con 8 e 30 tunisini, sono stati avvistati e bloccati dalle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza davanti all’isola di Lampedusa. Anche i due gruppi sono stati portati all’hotspot che, al momento, ospita 318 persone, nonostante in 544 siano già stati trasferiti sulle navi quarantena Snav Adriatico ed Allegra. Le motovedette continuano a pattugliare le acque territoriali italiane anche perché è stata diramata – dalla Protezione civile regionale – l’allerta gialla. Anche a Pantelleria, tra venerdì e sabato sono sbarcati 220 cittadini tunisini, 100 dei quali sono già stati trasferiti. Gli altri si trovano ancora nel centro d’accoglienza che può ospitare al massimo 25 persone. Con il maltempo la situazione è diventata critica: non sono infatti garantiti i collegamenti con la terraferma. A Bari, invece, sono 405 i migranti sbarcati dalla nave Rhapsody, noleggiata dal ministero dell’Interno per la quarantena sanitaria dei rifugiati sbarcati sulle nostre coste. Dei migranti sbarcati, 104 sono stati destinati ai centri per il rimpatrio, per 122 sono stati eseguiti ordini e respingimenti del Questore, 2 sono stati arrestati per provvedimenti a loro carico. Gli altri sono 85 minori e 92 adulti di cui 17 appartenenti a nuclei familiari in gran parte già trasferiti in altre regioni. Questi 405 «hanno lasciato la nave muniti di un certificato sanitario attestante l’esito di un tampone negativo», specifica la Prefettura. «Sono in corso ulteriori accertamenti – aggiunge – e comunque si assicura che tutti coloro che lasceranno la nave saranno muniti di certificazione rilasciata dall’autorità sanitaria marittima che attesti la negatività al Covid». (Daniela Fassini- Avvenire)

Famiglia, Chiesa domestica

13 Ottobre 2020 - E infine i coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale; accettando ed educando la prole essi hanno così, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio. Da questa missione, infatti, procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo diventano col battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e secondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale. (Costituzione dogmatica Lumen Gentium, n. 11, 21 novembre 1964) L’11 ottobre 1962 si aprì il Concilio Vaticano II: un evento di portata epocale non solo per la Chiesa Cattolica. Vi furono circa 2450 partecipanti fra cui, come osservatori, esponenti delle altre confessioni cristiane. Il lavoro si distribuì in quattro sessioni, la prima fino alla morte di Giovanni XXIII il 3 giugno del 1963, le altre tre convocate e presiedute dal suo successore Paolo VI, fino alla chiusura avvenuta l’8 dicembre 1965. L’intenso lavoro dei padri conciliari produsse una fondamentale mole di documenti suddivisi in quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni. Dopo la Costituzione conciliare Sacrosantum Concilium sulla sacra liturgia, emanata il 4 dicembre 1963, in ordine di tempo viene resa pubblica, l’anno successivo, la Costituzione dogmatica sulla Chiesa: la Lumen Gentium. È, quindi, in seno al discorso sul mistero della Chiesa e, più precisamente sul sacerdozio comune esercitato nei sacramenti dal popolo di Dio che troviamo il passo sopra trascritto. Il riferimento alla Lettera agli Efesini non è inedito per indicare che il matrimonio significa l’unità e il mistero d’amore fra Cristo e la Chiesa, ma nuova è la sollecitudine con cui da questo assunto sacramentale si dichiara che i coniugi sono chiamati ad aiutarsi a vicenda per raggiungere la santità nella loro vita di sposi. La santità è la meta a cui tutti i cristiani sono universalmente chiamati e gli sposati, non certo nonostante il matrimonio, ma proprio attraverso di esso, hanno indicata la via per la loro santificazione. Dalla missione degli sposi procede la famiglia, nella quale nascono “i nuovi cittadini della società umana”. Prima ancora di essere battezzati, i figli sono creature nel mondo e già in questo un dono incommensurabile. Col sacramento del Battesimo divengono figli di Dio e vanno a perpetuare il suo popolo. Ed ecco la definizione: Chiesa domestica. Una svolta linguistica che è anche concettuale. Definendo la famiglia come Chiesa domestica i padri conciliari aprono, anzi spalancano una serie di potenzialità ancora oggi non del tutto espresse. Una chiesa domestica è un luogo in cui si possono vivere i sacramenti del battesimo e del matrimonio, in particolare – come dice la Costituzione – assecondando la vocazione di ciascuno. Ma oltre a ciò la famiglia si costituisce come un luogo di preghiera privilegiato. Un luogo in cui, secondo la parola evangelica, quando due o tre si radunano nel Suo nome, il Signore è lì in mezzo a loro (Mt 18, 19-20). Lo abbiamo sperimentato nei mesi di lockdown, in cui le famiglie sono state cellule vive e pulsanti di energia, nonostante le restrizioni sociali. Anche grazie a mezzi di comunicazione che all’epoca del Concilio non erano ancora contemplati, le famiglie si sono potute mettere in rete fra loro e in collegamento con la parrocchia. Se il sacramento dell’Eucarestia non si è potuto vivere pienamente ricevendo la comunione nella specie del pane, ugualmente molti nuclei famigliari hanno potuto collegarsi per vivere a distanza le celebrazioni eucaristiche e i momenti di preghiera. Uno spazio suo proprio ha avuto la preghiera del Rosario che ben si adatta alla dimensione famigliare, con la possibilità di distribuire le decine di Ave Maria fra i diversi componenti della famiglia, spaziando fra un infinito numero di intenzioni. Ma la Chiesa domestica della famiglia è anche luogo di carità e di prossimità nei confronti dei fratelli e non necessariamente di quelli con cui si condivide la fede. Una luce che risplende per tanti anche oltre le mura della casa. Un segno di gratuità, un generatore di energie positive che già nel suo vivere in comunione trasmette un messaggio di speranza. Si pensi a quanto una famiglia può fare per i tanti anziani che vivono soli, o alla solidarietà che si può trasmettere verso quei nuclei famigliari ai loro inizi con figli neonati o molto piccoli. Da adesso la famiglia con “chiesa domestica” ha la sua definizione principe e si installa come cellula vitale contemporaneamente della società e della comunità ecclesiale. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Rifugiati: una casa di accoglienza a Roma donata dalle Suore Serve della Divina Provvidenza

12 Ottobre 2020 - Roma - Le Suore Serve della Divina Provvidenza di Catania, hanno deciso di offrire a Papa Francesco, attraverso l’Elemosineria Apostolica, in comodato d’uso gratuito, il loro stabile in via della Pisana a Roma "per rispondere all’invito di Papa Francesco, che nella Enciclica 'Fratelli tutti' rinnova più volte la necessità di preparare un’adeguata accoglienza ai migranti che fuggono da guerre, persecuzioni e catastrofi naturali". La palazzina, che porta il nome di Villa Serena, diventerà una casa d’accoglienza per rifugiati, in particolare per donne sole, donne con minori, famiglie in stato di vulnerabilità, che giungono in Italia con i Corridoi Umanitari. La struttura potrà ospitare fino a 60 persone e avrà principalmente lo scopo di accogliere - spiega una nota a firma dell'elemosiniere, il card. Konrad Krajewski - i rifugiati nei primi mesi dopo il loro arrivo, per poi accompagnarli in percorsi di autonomia lavorativa e alloggiativa". La casa d’accoglienza viene affidata alla Comunità di Sant’Egidio che sin dal 2015 ha aperto i corridoi umanitari per rifugiati siriani, dal Corno d’Africa e da ultimo dalla Grecia, in particolare - spiega la nota - dall’isola di Lesbo. Finora sono state accolte e accompagnate nel processo di integrazione oltre 2600 persone, tra cui un grande numero di minori. Anche la Conferenza Episopale Italiana, attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes, ha avviato corridoi umanitari di migranti provenienti dal Centro Africa.

Migrantes Reggio Emilia-Guastalla: ieri il “Pellegrinaggio dei Popoli”

12 Ottobre 2020 - Reggio Emilia - Organizzato dalla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla attraverso l’Ufficio Migrantes, si è svolto ieri il "Pellegrinaggio dei popoli", con ritrovo  al Santuario della Ghiara, dove è stata celebrata una Messa multietnica. Sabato prossimo, 17 ottobre, nella chiesa di San Michele Arcangelo a Pieve Modolena (Reggio Emilia), il vescovo, mons. Massimo Camisasca presiederà la veglia diocesana con i mandati missionari ai partenti e ai rientrati.