Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate in Italia 27.962 persone migranti

2 Novembre 2020 - Roma - Sono 27.962 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 28mila migranti sbarcati in Italia nel 2020, 11.620 sono di nazionalità tunisina (42%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.391, 12%), Pakistan (1.275, 5%), Algeria (1.237, 4%), Costa d’Avorio (1.234, 4%), Egitto (914, 3%), Sudan (884, 3%), Afghanistan (794, 3%), Marocco (719, 3%), Iran (653, 2%) a cui si aggiungono 5.241 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Peruviani in Italia: in tutte le comunità si prega per la “guarigione” dal coronavirus

2 Novembre 2020 - Roma - Le comunità peruviane in Italia si affidano a San Martino di Porres in questo tempo di pandemia “che continua a ricordarci quanto siamo vulnerabili”, come ha scritto p. Emerson Campos Aguilar, coordinatore nazionale dei peruviani in Italia, in una lettera alle 36 comunità in vista della festa del Santo che si celebrerà domani, 3 novembre. Il sacerdote ha visitato, nel mese di ottobre, dedicato al Senor de los Milagros, diverse comunità e ha visto che il “fervore e la devozione a Gesù Crocifisso Signore dei Miracoli non sono diminuiti, ma continuano guardando sempre a Lui nostra speranza”. Emersone ha chiesto, in questo mese di novembre, di pregare per “i nostri ammalati, per tutti i fedeli defunti, specialmente quelli che sono morti a causa del coronavirus”, invocando l’intercessione del “nostro grande Apostolo della Carità San Martin di Porres” e recitando in ogni casa la preghiera del Rosario. “La croce – scrive il sacerdote - è stata il segno più evidente della sua fedeltà a Dio”.

Ascoltare il silenzio

2 Novembre 2020 -   Roma - Tornano sui media in questi primi giorni di novembre le immagini delle visite ai cimiteri. Anche se l’aggressività del virus le rende diverse da quelle degli anni scorsi il significato di questi incontri della memoria rimane intatto. Non è una abitudine che si ripete, é un appuntamento che ogni anno si rinnova con il suo carico di tristezza, di nostalgia ma anche di tenerezza, di speranza e di fiducia. Sono soprattutto loro, i defunti, a inviare a una società disorientata e avvolta nella paura un messaggio di vita. Sembra impossibile ma la storia che è scritta in un cimitero, nel linguaggio cristiano chiamato “camposanto”, è una storia di persone diverse che hanno vissuto il loro presente con gli occhi rivolti al futuro, anche nei momenti più dolorosi, anche quando sembrava che la notte non potesse avere fine. Un secondo insegnamento riguarda l’esperienza umana dell’amicizia che, dicono i colloqui accanto alle tombe, non si conclude con la fine di un’esistenza. In splendide pagine di Cicerone e di Agostino si trovano bellissimi pensieri. Da molto tempo il camposanto, tranne in qualche paese, non confina più con la chiesa, non l’abbraccia, non esprime più visibilmente l’intensa comunicazione tra chi è in cammino e chi è ha raggiunto la meta. Tuttavia non si dissolve il significato di un legame che va oltre il tempo. Una comunicazione che si esprime anche attraverso i fiori richiama il tema dell’eternità e il senso ultimo del cammino dell’uomo. L’esperienza di amicizia vissuta nel silenzio e nei sussurri dei vialetti cimiteriali diventa un monito a tenere vive le relazioni affinché la comunità non si frantumi, soprattutto nel tempo della pandemia. Una domanda infine nasce da quei cimiteri recenti che sono formati dalle onde di un mare come il Mediterraneo, oppure dalle zolle di un campo sterminato come Srebrenica nei Balcani. Il grido che viene da questi luoghi riesce a toccare la coscienza dei vivi che di fronte alla violenza, alle sofferenze, alle ingiustizie girano lo sguardo dall’altra parte e rischiano di rendersi complici dei violenti, degli oppressori, degli ingiusti? Un ultimo messaggio viene dai cimiteri di guerra, numerosi in molti Paesi d’Europa. Documentano un impressionante numero di innocenti uccisi dall’odio, dalla sete di potere, dalla follia del sentirsi i migliori. Il silenzio dei cimiteri è colmo di quelle parole essenziali generate dalla tenerezza e dalla trasparenza della memoria che, come una maestra saggia, a tutti chiede ascolto. Quindi interroga, tutti. (Paolo Bustaffa – SIR)

C’è bisogno di mitezza

2 Novembre 2020 -
Città del Vaticano - Centoquarantaquattromila. L’Apocalisse ci consegna questo numero per indicare coloro che sono stati segnati dal sigillo del Dio vivente. È il segno che individua i “servi del nostro Dio”, cioè i santi. Ma non dobbiamo considerare questo numero come limite. Esprime, invece, la totalità del popolo, dodicimila persone per ognuna delle dodici tribù di Israele: cioè una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua, leggiamo sempre nell’Apocalisse”. Ieri, festa di tutti i santi, immagine della Gerusalemme celeste. I santi sono coloro che ci indicano la strada e ci dicono che la santità non è un qualcosa per pochi eletti, ma obiettivo cui tendere tutti. I santi sono coloro che, secondo l’espressione dell’Apocalisse, “sono passati attraverso la grande tribolazione ed hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello”, diceva Giovanni Paolo II, parlando, all’Angelus, il primo novembre 2001. “Hanno saputo andare controcorrente, accogliendo il ‘discorso della montagna’ come norma ispiratrice della loro vita: povertà di spirito e semplicità di vita; mansuetudine e non-violenza; pentimento dei peccati propri ed espiazione di quelli altrui; fame e sete della giustizia; misericordia e compassione; purezza di cuore; impegno per la pace; sacrificio per la giustizia”. Nel giorno che precede la commemorazione dei defunti – due date che si susseguono nel calendario della vita, messaggio per il credente chiamato a vivere nella fede il suo essere cristiano – facciamo memoria di tutti i santi, quelli conosciuti e coloro che non lo sono ancora; quelli canonizzati ufficialmente e quanti non lo saranno mai; chi ha lasciato un segno visibile e altri che sono rimasti nel nascondimento. Parlando prima della preghiera mariana dell’Angelus, Papa Francesco commenta in particolare due beatitudini, presenti nel racconto di Matteo: la seconda e la quarta. “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. Dice Francesco: “sembrano parole contraddittorie, perché il pianto non è segno di gioia e felicità. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avversità morali, il peccato e gli errori: semplicemente, la vita di ogni giorno, fragile, debole e segnata da difficoltà. Una vita a volte ferita e provata da ingratitudini e incomprensioni”. Certamente noi non avremmo mai pensato di dire sono beati coloro che si trovano in questa situazione. Ma Gesù sì, chiama così “coloro che piangono per queste realtà e, nonostante tutto, confidano nel Signore e si pongono sotto la sua ombra. Non sono indifferenti, e nemmeno induriscono il cuore nel dolore, ma sperano con pazienza nella consolazione di Dio. E questa consolazione la sperimentano già in questa vita”. Le situazioni di povertà, sofferenza e ingiustizia potranno anche non cambiare, ma ciò che cambia è il nostro rapporto con il Signore; i santi e i beati sono i “testimoni più autorevoli della speranza cristiana, perché l’hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le beatitudini che Gesù ha predicato”. Poi la quarta beatitudine: beati i miti, perché avranno in eredità la terra. È la caratteristica di Gesù la mitezza, ricorda il Papa: “miti sono coloro che sanno dominare sé stessi, che lasciano spazio all’altro, lo ascoltano e lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni e nelle sue richieste. Non intendono sopraffarlo né sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, né imporre le proprie idee e i propri interessi a danno degli altri. Queste persone, che la mentalità mondana non apprezza, sono invece preziose agli occhi di Dio, il quale dà loro in eredità la terra promessa, cioè la vita eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggiù e si compirà in cielo”. Le beatitudini sono uno stile “controcorrente” rispetto alla mentalità del mondo, afferma ancora Francesco. La mitezza, poi, è elemento necessario “anche per la società contemporanea, tanto facile agli scontri e alle violenze: abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della santità. Ascoltare, rispettare, non aggredire: mitezza”. (Fabio Zavattaro)

CEI: martedì sessione straordinaria del Consiglio Permanente

30 Ottobre 2020 -

Roma - Martedì 3 novembre si svolgerà in videoconferenza una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente. Dopo l’Introduzione del Vice-Presidente 

Mons. Mario Meini (Vescovo di Fiesole) i lavori prevedono una condivisione e un confronto sulla situazione legata alla pandemia e alla sua progressiva diffusione nel Paese. 

Ognissanti e commemorazione dei defunti: una scossa alla fede

30 Ottobre 2020 - Una scossa alla nostra fede si ripropone ogni anno al varco dei mesi di ottobre e novembre: Tutti i Santi e i Defunti. La fede è messa alla prova perché la rimozione della morte è naturale e corre sul filo del fluire della nostra vita quotidiana. Progettiamo, pianifichiamo e speriamo di raccogliere esiti e frutti. Del tutto normale, siamo disposti a dirci. Tuttavia, facciamo il conto senza l’oste. Non è quella spada di Damocle che può piombarci addosso all’improvviso e tagliarci fuori dal tempo e dalla storia. Non è neppure il filo tessuto dalle Parche: l’ultima attende le giunga fra le mani per darvi un bel taglio e precipitarci nel nulla. Fosse così o solo così la rimozione avrebbe il sapore della correttezza e bisognerebbe coltivarla. Rimbalzerebbe però un altro quesito: perché mettere al mondo dei figli? Per inserirli in un meccanismo distruttivo che logora i giorni e toglie il fiato? La fede, cioè l’Amen che la persona pronuncia quando prega o riceve i sacramenti, dona un’altra prospettiva che non scansa, evita o seppellisce i problemi e le difficoltà ma conferisce loro una capacità creativa che avvolge tutto e lascia promanare la pace. Il Misericorde ha fatto irruzione nella storia, si è donato completamente, ci ha creati perché rendessimo ancora più bella la sua creazione, perché stringessimo fra di noi legami di fraternità. Perché fossimo certi di camminare da pellegrini, diretti al Suo Volto. Quando entriamo in un cimitero non dovremmo guardare alle lastre tombali come ad un coperchio ormai chiuso e sigillato su di un’esistenza, di cui, peraltro, ben presto si dimenticano gli eventi, i successi e gli insuccessi. Lastre ed epigrafi dovrebbero riportare alla nostra memoria e alla memoria della fede un dato che si dovrebbe palpare nell’aria: chi ha chiuso gli occhi alla storia, li ha chiusi aprendoli sul quel mistero che siamo stati chiamati a conoscere in vita. Dire Amore non è uno spreco di parole ormai sporcate da vicende dai toni turpi e oscuri. Dire Amore significa che ogni tomba sprigiona una forza, un’energia che ci investe e ci richiama a valori perenni, a opzioni che lasciano un segno invisibile nella storia dei potenti e dei magnati che sembrano gestire tutta l’esistenza. Segno che la fede sa cogliere, sa fare proprio e rendere vitale. Amore significa gratuità, servizio, disinteresse. Significa riconoscersi fratelli, tutti insieme animati dal desiderio del bene comune. Camminare fra le tombe può suscitare un sentire nostalgico per i volti di chi nella nostra storia ci ha generato, accompagnato stando al fianco con tutto l’amore che ha potuto donare. Può però suscitare un sentimento più profondo e liberante: riallacciare un legame che trapassa, che non mente, che non si esaurisce perché affonda in Dio stesso. Ormai immersi nel grembo del Padre chi ci ha lasciato è diventato potente canale di grazia, di amicizia vera. La tomba, quindi, non può essere luttuosa, terrificante. Ad ogni tomba è sottesa quella tomba che ha racchiuso il Corpo del Salvatore che ci ha promesso vita eterna. Quel Sepolcro, che denominano Santo, nel mistero di fede è compresente ad ogni tomba, ad ogni cimitero e l’energia del Risorto circola su quello che sembra uno scenario immobile, tagliato fuori ed espulso dal contesto di vita, effondendo una luce che non solo illumina ma anche riscalda i cuori. Parla di quella dimensione che sappiamo ormai essere dei santi che lodano Dio perennemente, in una gioia reciproca resa trasparente, senza quelle opacità che hanno caratterizzato la vita e i legami terreni. Non è una proiezione magica o scaramantica per richiama antichi riti ancestrali, è ben di più. È la scelta di fondo su cui poggia ogni nostra successiva scelta finché muoviamo, passo dopo passo, su quel sentiero che ci conduce in vetta: al Volto di Dio, Creatore e Padre, al Figlio che, con la sua morte, ha dato un senso al nostro lasciare la terra per consegnare in assoluta fiducia il nostro respiro e transitare all’eterna Luce. (Cristiana Dobner – Sir)  

Presidenza CEI: dolore e vicinanza alle vittime di Nizza

30 Ottobre 2020 -

Roma - La Presidenza della CEI esprime "dolore" e "vicinanza" alle vittime del "crudele" attentato di Nizza e alle loro famiglie, ai Pastori e ai fedeli di Francia. In una nota la presidenza dei vescovi italiani esprime allo stesso tempo, la "più ferma condanna della cultura dell’odio e del fondamentalismo che usa l’alibi religioso per corrodere con la violenza il tessuto della società. Si stringe in preghiera alla comunità cattolica francese, colpita ancora una volta da un’azione criminale e dissennata, nella speranza evangelica che l’odio di pochi non dissipi il patrimonio prezioso costituito da una grande maggioranza di persone di diverse religioni che, quotidianamente, testimoniano in pace l’esperienza gioiosa della fraternità nella multiculturalità". (R.I)

Biblioteche di Roma: il 6 novembre convegno su “le immigrazioni a Roma dal 1870 alla seconda guerra mondiale”

30 Ottobre 2020 - Roma - “Le immigrazioni a Roma dal 1870 alla seconda guerra mondiale”. È questo il tema di un convegno in diretta streaming dalle pagine Facebook Biblioteche di Roma che si svolgerà il 6 novembre. Il convegno intende ripercorrere le tappe salienti della storia delle immigrazioni nella città di Roma nel periodo compreso tra il 1870 e la Seconda guerra mondiale. Flussi, percorsi, politiche, storie individuali e collettive, lavori, specializzazioni, percorsi di radicamento sono intrecciati ai grandi nodi della storia contemporanea della città: la proclamazione della Capitale, l’espansione edilizia, lo sviluppo industriale, la crescita delle istituzioni, la stagione liberale, le guerre mondiali, il fascismo, l’antifascismo, la resistenza. L’evento si svolge all’interno del progetto Biblioteche di Roma - CNR-ISMed “150 anni di immigrazioni a Roma Capitale. Storia, memoria, territori” e apre un lungo ciclo di incontri che si svolgeranno nelle biblioteche capitoline di quartiere. Il programma prevede interventi di Michele Colucci che presenterà il progetto, Massimiliano Crisci, Vezio De Lucia, Maria Rosa Protasi, Simone Bucri, Alessandra Gissi, Alessandro Portelli. A giugno prossimo un secondo convegno dedicato alle immigrazioni a Roma dal 1945 a oggi. (R.I.)  

Vangelo Migrante: Tutti i Santi (Vangelo Mt 5, 1-12)

29 Ottobre 2020 - Quando pensiamo ai Santi è istintivo vederli come figure eroiche ed eccezionali, con la conseguenza che si tratti di figure rare e inusuali. Oggi, nella prima lettura (Ap 7,2-4.9-14) si dice che il sigillo impresso sulla fronte dei servi del nostro Dio produce un numero che equivale a “centoquarantaquattromila segnati provenienti da ogni tribù dei figli di Israele”. Nonostante questa cifra enorme, si afferma che a questa folla va aggiunta “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, il che permette di allargare l’orizzonte di questo popolo a dimensioni sbalorditive. Anche la santità ci dice che l’umanità non ha confini. Il criterio per rintracciarli sono le Beatitudini, la pagina del Vangelo della liturgia odierna. Esse riassumono la bella notizia, l’annuncio di gioiosa speranza che Dio regala vita a chi produce amore e che se uno si fa carico della vita ‘tribolata’, il Padre si fa carico della sua. Abbiamo ancora fresca la memoria di tre figure che sono in certo senso la riprova di questa verità: il giovane Willy Monteiro Duarte, ucciso con violenza brutale per aver cercato di difendere un suo amico da un’aggressione; don Roberto Malgesini, ucciso da uno che aveva beneficato: due figure del tutto sconosciute prima dell’incidente; e, infine, l’adolescente Carlo Acutis, morto a causa di una leucemia fulminante e da poco beatificato, del quale tutti coloro che lo hanno conosciuto e gli scritti che ne parlano ripetono costantemente che era un ragazzo ‘normale’. Di tutti loro si è scoperto dopo la morte quanto fosse virtuosa la loro vita e quanto fosse evangelico l’ideale per il quale hanno vissuto. Ma basterebbe anche solo ricordare il grandioso slancio di generosità che la reazione alla pandemia o le emergenze umanitarie in atto hanno scatenato in operatori sanitari, religiosi volontari, uomini e donne prima sconosciuti: ancora una volta è la tribolazione che rivela i santi, anche ‘anonimi’! I santi ci sono necessari, la loro presenza nella nostra vita è cruciale. Perché i santi sono la prova concreta che il vangelo è vero, il vangelo è praticabile. Come è stato detto da qualcuno: “se il vangelo è una splendida partitura, la musica la fanno i santi!” P. Gaetano Saracino, CS  

Mci Francia: dobbiamo dire no alla violenza e si  al dialogo

29 Ottobre 2020 - Nizza - "Sgomento”. Questa la prima reazione della comunità italiana in Francia dopo l’attento di questa mattina a Nizza. “Poco fa – dice a www.migrantesonline.it il coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia, don Ferruccio Sant – abbiamo avuto la visita della polizia: io abito vicino a una delle chiese di Tremblay, hanno suonato alla porta, dopo aver controllato l'entrata all'oratorio,  per chiedermi se ci fossero problemi.  Mi hanno suggerito di chiudere il cancello che dona sul piazzale della chiesa e che sarebbero ripassati”. Dopo l'uccisione di padre Jacques Hamel, nel 2016, durante la Messa nella chiesa di St Etienne du Rouvray, “ecco che questa mattina tre persone vengono uccise con un coltello nella chiesa Notre Dame a Nizza. Le chiese, luogo sacro di preghiera, di comunione con Dio e i fratelli, diventano luoghi di odio e di morte!”, evidenzia il sacerdote. Occorre “non perdere la speranza. Il cammino sarà ancora lungo. Dobbiamo dire – conclude don Sant -  no alla violenza e si  ad un impegno a perseverare nei valori della nostra fede, a creare un clima di dialogo anche nelle nostre comunità e a valorizzare insieme quello che di buono ci unisce”.  

Papa Francesco: preghiera per le vittime dell’attentato di Nizza

29 Ottobre 2020 - Città del Vaticano -  “È un momento di dolore, in un tempo di confusione. Il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati. L’attacco di oggi ha seminato morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore". Lo ha detto ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, dopo l'attacco  nei pressi della cattedrale di Notre-Dame, a Nizza che ha causato morti e feriti. Papa Francesco - ha aggiunto Bruni -  è "informato della situazione ed è vicino alla comunità cattolica in lutto. Prega per le vittime e per i loro cari, perché la violenza cessi, perché si torni a guardarsi come fratelli e sorelle e non come nemici, perché l’amato popolo francese possa reagire unito al male con il bene”.

Raffaele Iaria

 

Fidanzamento, tempo di Grazia

29 Ottobre 2020 - Roma - I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto, e gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto senza incrinature. (Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, n. 49 – 7 dicembre 1965) “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1). Sono le prime famose e fondamentali parole della Costituzione Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Un approccio tanto nuovo quanto atteso, maturato in seno al Concilio dopo un lungo discernimento. In questo contesto, a partire dall’uomo e per l’uomo, il primo ambito, o “problema” affrontato dal documento nella sua seconda parte, è “la dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione”. Un ampio capitolo che affronta organicamente tutti i numerosi aspetti del tema a partire dalla collocazione del matrimonio nella società contemporanea e la sua santità. È a questo punto che si trova il riferimento ai fidanzati, insieme agli sposi, quali protagonisti dell’amore coniugale. Non può sfuggire quanto sia significativo che i padri conciliari abbiano voluto coinvolgere anche chi è in procinto di sposarsi fra coloro che vivono l’amore coniugale. Quello del fidanzamento è, in effetti, uno speciale tempo di Grazia e se oggi esso viene vissuto in ambito ecclesiale come un fondamentale periodo di discernimento lo dobbiamo proprio anche alla valorizzazione che il Concilio gli ha attribuito. Gli stessi itinerari di preparazione al matrimonio che è necessario seguire presso le parrocchie per poter sposarsi, vedono la luce solo nella stagione postconciliare e sono uno dei frutti di questo evento così importante per la storia della Chiesa. L’invito è quello di affidarsi all’ascolto della Parola di Dio, ovvero cercare nelle pagine della Bibbia quei testi che rispondono alle domande che i fidanzati si possono porre nel loro cammino di avvicinamento al matrimonio e poi “nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto”. Che cosa può significare per noi questa espressione? Oggi si è alzata molto l’età media in cui le coppie si sposano e spesso i fidanzati giungono alle nozze dopo un periodo più o meno lungo di convivenza. La castità del loro amore, pertanto, più che nella sola astinenza sessuale, va cercata nella capacità di andare oltre l’egoismo che sempre aggredisce la nostra capacità di amare, significa porsi nei panni dell’altro, crescere nella dimensione del dono e in quella della fecondità del rapporto, una fecondità che viene prima e a prescindere dalla fertilità biologica. Ai futuri sposi è chiesto di potenziare il loro amore attraverso un percorso di purificazione, di ascesi, di conoscenza sempre più approfondita dell’altra persona ma anche del mistero grande che il matrimonio significa nel disegno della Salvezza. Come ad una fonte di acqua inesauribile i coniugi possono “rivolgersi” al loro matrimonio che è sacramento di cui Dio stesso è autore. Agli sposi, infatti, viene chiesto di alimentare la loro unione con un affetto senza incrinature. Quella che emerge come elemento comune è la progressività del cammino a cui sono chiamate le coppie cristiane. Non ci si sposa per un colpo di fulmine, o non solo per quello, né si può pensare che il giorno delle nozze possa essere il più bello (fra i tanti di una vita): fidanzamento e nozze sono tappe di un percorso destinato a durare tutta una esistenza, nella fedeltà, in un progressivo avvicinamento alla santità che è vocazione di ogni cristiano. Una posta in gioco molto alta proporzionata alla quale è l’attenzione è la cura che le nostre comunità cristiane sono chiamate ad esercitare con i fidanzati e, poi, nel prosieguo della formazione, con le giovani coppie di sposi. La Chiesa è fatta dalle famiglie, anzi è una famiglia di famiglie ed è proprio a partire dagli assunti del Concilio che oggi lo possiamo testimoniare con convinzione, così come vedremo proseguendo a leggere Gaudium et Spes. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Viminale: da inizio anno sbarcate 27.190 migranti sulle coste italiane

29 Ottobre 2020 -
Roma - Sono 27.190 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato del ministero degli Interni è aggiornato alle 8 di questa mattina.
Dei quasi 27.200 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 11.195 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.391, 13%), Pakistan (1.275, 5%), Costa d’Avorio (1.234, 5%), Algeria (1.205, 4%), Sudan (884, 3%), Egitto (864, 3%), Afghanistan (794, 3%), Marocco (719, 3%), Iran (653, 2%) a cui si aggiungono 4.976 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Custodire, con cura

29 Ottobre 2020 -  Roma - Queste giornate di sofferenza, che in alcune città stanno sfociando in violenza, richiedono un “di più” di impegno e di attenzione nell’uso delle parole. Quel “di più” ha a che fare con la cura e la custodia che le parole dovrebbero trasmettere. La cura è un atto profondamente esistenziale, una categoria antropologica che dà significato e sostanza a ogni istante della quotidianità. Non esistono specializzazioni, ma linguaggi purificati dagli aggettivi inutili che il più delle volte tradiscono i sostantivi. In questo senso l’arte del custodire diventa orizzonte per accogliere in pieno l’essenza dell’altro. La comunicazione diventa, allora, custodia della dignità delle persone. Una lezione da riscoprire in questo momento della nostra storia.

Vincenzo Corrado

Il Centro Astalli premia i vincitori del concorso “La scrittura non va in esilio”

28 Ottobre 2020 - Roma - Migliaia di studenti delle scuole superiori di 15 città italiane saranno i protagonisti de “La scrittura non va in esilio”, evento realizzato dal Centro Astalli in collaborazione con Rai Cultura (Media Partner della manifestazione), dedicato alla cultura, ai libri, all'educazione e alla scuola come vie per una società solidale e inclusiva delle diversità. La manifestazione, che si svolgerà online nel rispetto delle misure per il contenimento della pandemia da Coronavirus, sarà l’occasione per premiare gli studenti vincitori della XIV edizione del concorso letterario “La scrittura non va in esilio” riservato alle scuole medie superiori e della VI edizione del concorso letterario “Scriviamo a colori” per le scuole medie inferiori. Sono stati oltre 200 i racconti inviati negli scorsi mesi per partecipare ai due concorsi letterari promossi dal Centro Astalli nell’ambito dei progetti didattici “Finestre-Storie di rifugiati”, parte del programma europeo CHANGE, e “Incontri-Percorsi di dialogo interreligioso”, attraverso i quali rifugiati e fedeli di altre religioni incontrano ogni anno oltre 25.000 studenti di oltre 100 istituti italiani. La giuria di esperti composta da scrittori, giornalisti e rappresentanti di organizzazioni internazionali ha riconosciuto una menzione speciale alla poesia "Fosse giganti" di Elisa Fraschetti Giolito, studentessa del Liceo Tito Lucrezio Caro di Roma. La poesia introdotta da un commento di Melania Mazzucco è contenuta nella raccolta dei racconti “La scrittura non va in esilio”, curata dal Centro Astalli. L’evento, domani mattina alle 10,30,  sarà anche l’occasione per riconoscere il titolo di Scuola amica dei rifugiati e di Student Ambassadors Programme del progetto europeo CHANGE agli istituti che hanno promosso iniziative di sensibilizzazione e di cittadinanza attiva realizzate dagli studenti con l’obiettivo di creare una società più giusta, più aperta e più accogliente.

Viminale: da inizio anno sbarcate 27.113 persone migranti

28 Ottobre 2020 - Roma - Sono 27.113 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell’Interno ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli oltre 27.100 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 11.195 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.391, 13%), Pakistan (1.273, 5%), Costa d’Avorio (1.234, 5%), Algeria (1.204, 4%), Sudan (884, 3), Egitto (861, 3%), Afghanistan (794, 3%), Marocco (712, 3%), Somalia (637, 2%) a cui si aggiungono 4.928 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Papa Francesco prega per il Camerun: tacciano le armi

28 Ottobre 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco ricorda i giovani uccisi sabato scorso in Camerun. “Mi unisco al dolore delle famiglie dei giovani studenti barbaramente uccisi sabato scorso a Kumba, in Camerun. Provo – ha detto al termine dell’Udienza Generale questa mattina - grande sconcerto per un atto tanto crudele e insensato, che ha strappato alla vita i piccoli innocenti mentre seguivano le lezioni a scuola. Che Dio illumini i cuori, perché gesti simili non siano mai più ripetuti e perché le martoriate regioni del Nord-Ovest e Sud-Ovest del Paese possano finalmente ritrovare la pace!”. Il pontefice auspica che “le armi tacciano e che possa essere garantita la sicurezza di tutti e il diritto di ciascun giovane all’educazione e al futuro”. “Esprimo – ha quindi concluso – alle famiglie, alla città di Kumba e a tutto il Camerun il mio affetto e invoco il conforto che solo Dio può dare”.  

Campagna “Ero straniero”: “approvare la nostra proposta di legge”

28 Ottobre 2020 - Roma - A tre anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare “Ero straniero” le organizzazioni della campagna chiedono un atto di coraggio da parte del Parlamento: “Approvare quella riforma per affrontare il tema immigrazione alla radice, con uno sguardo verso il futuro”. La proposta è stata depositata il 27 ottobre di tre anni fa con oltre 90.000 firme alla Camera ed è ora all’esame della Commissione affari costituzionali. “Dopo la regolarizzazione straordinaria dei mesi scorsi e il superamento degli aspetti più problematici dei decreti sicurezza – affermano i promotori della campagna – serve ora un passo ulteriore: cambiare il sistema, fallimentare e iniquo, di gestione dell’immigrazione introdotto quasi vent’anni fa dalla legge Bossi-Fini e adottare strumenti efficaci di governo del fenomeno, a cominciare da nuovi canali di ingresso per lavoro nel nostro Paese”. La regolarizzazione straordinaria voluta dal governo a maggio scorso ha interessato oltre 200.000 persone, “un’adesione alta, considerati gli inspiegabili limiti ai settori lavorativi interessati dall’emersione e i troppi paletti previsti per accedervi”.  Tuttavia, precisano, “non si può più intervenire tappando i buchi man mano che si creano”. Serve “una procedura di emersione sempre accessibile che dia la possibilità di mettersi in regola a fronte di un contratto di lavoro o se si è radicati nel territorio, come accade, per esempio, in Germania o in Spagna”.  Oltre ad una “riforma profonda della normativa vigente, con l’introduzione di canali di ingresso per lavoro che facilitino l’incontro dei datori di lavoro italiani con i lavoratori dei Paesi terzi, governando i flussi verso il nostro Paese”. “Ero Straniero” è promossa, tra gli altri, da Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, Radicali italiani, Oxfam Italia, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, Fcei – Federazione Chiese evangeliche in Italia, Acli.    

Migrantes: la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

27 Ottobre 2020 - Roma - “Sono giornate intense in cui tutti siamo chiamati a quel senso di responsabilità che è parte essenziale del bene comune”. Così il Card. Gualtiero Bassetti ha evidenziato il momento che stiamo vivendo presentando il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes: come “chiesa italiana “non ci tiriamo indietro. L’impegno, la cura, la custodia, ma anche la sofferenza per quanto avviene, delle nostre parrocchie sono una testimonianza viva”. E parlando dei nostri connazionali all’estero ha citato, tra le sfide, “la carenza di un sistema anagrafico che tenga conto di tutti coloro che partono: le prime generazioni e le ultime, chi si è definitivamente stabilito oltre confine e chi, invece, sperimenta percorsi di mobilità transitori; un sistema di rappresentanza che va rimodulato, soprattutto a seguito dell’ultima tornata referendaria che ha decretato la riduzione del numero dei parlamentari; la cittadinanza”. E sulla cittadinanza ha detto che si tratta di “un riconoscimento che non sia finalizzato all’uso e al consumo personale, al semplice possesso di un passaporto che apra le porte dell’Europa, ma alla definizione di una identità fortemente legata a un territorio in cui ci si riconosce, sebbene non ci si sia nati, e a cui si vorrebbe poter dare il proprio contributo concreto”. La pubblicazione della Fondazione Migrantes – evidenzia in un messaggio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “offre chiavi di lettura sulle dinamiche di mobilità che riguardano il nostro Paese, ponendo al centro dell’analisi l’umanità della persona e le complesse ragioni che spingono i singoli a spostarsi. Questo rigoroso lavoro di redazione coinvolge esperti nei diversi campi dell’economia, della sociologia, della statistica, della demografia e della storia, riflettendo la varietà di angolazioni da cui è possibile analizzare il tema dell’emigrazione italiana e la sua evoluzione nel tempo”. Il Capo dello Stato sottolinea che grazie a queste caratteristiche il “Rapporto Italiani nel Mondo” è “divenuto un punto di riferimento per chiunque nelle istituzioni, nel mondo accademico, nei centri di ricerca e nella società civile, desideri approfondire lo studio delle dinamiche del tessuto sociale che, a livello globale, incidono sul fenomeno”.  Per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il Rapporto Migrantes è una “bussola, un’importante strumento di studio” dei flussi di emigrazione dall’Italia verso l’estero, utile anche al governo per “riflettere sulle ragioni per cui gli italiani scelgono la via dell’espatrio”. Per Conte occorre “costruire le condizioni per permettere a questi connazionali di tornare in Italia nel breve periodo, arricchiti dalle esperienze che hanno fatto e che contribuiscono a formare la persona”. Nel mondo le pensioni che vengono pagate oggi dall’Inps a cittadini italiani sono il 2,4% del totale. “L’Italia beneficia oggi delle pensioni pagate dall’estero per un totale di 3,5 miliardi di euro mentre quelle che l’Italia paga verso l’estero sono pari a 466 milioni di euro”, ha detto il presidente dell’Inps Pasquale Tridico sottolineando che la maggioranza vanno verso Stati Uniti, Paesi del Sud America. Il presidente Inps ha evidenziato le difficoltà dei migranti a raggiungere gli anni di contributi necessari legati alla residenza ed ha auspicato di “riuscire ad eliminare le discriminazioni”, mentre il presidente della Migrantes, il vescovo Guerino Di Tora, ha invitato a “camminare accanto a tutti i immigrati e seguire i nostri connazionali fino ad ogni luogo in cui decidono di risiedere”. Raffaele Iaria    

Di Tora: camminare accanto agli immigrati e seguire i nostri connazionali fino ad ogni luogo in cui decidono di risiedere

27 Ottobre 2020 - Roma - Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, concludendo la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo ha invitato a “camminare accanto agli immigrati e seguire i nostri connazionali fino ad ogni luogo in cui decidono di risiedere”. La curatrice del Rapporto Delfina Licata, che ha condotto l’incontro on line, ha spiegato le ragioni per cui hanno scelto di non parlare dell’emergenza sanitaria – “la mancanza di dati certi” – ma di analizzare invece l’emigrazione in 40 province italiane: “La partita si gioca tra aree interne e metropoli al sud e al nord. Ma al sud c’è una doppia perdita, perché le persone emigrano verso settentrione e verso l’estero”.