Primo Piano

I bambini, primavera della vita

30 Marzo 2021 - L'accoglienza, l'amore, la stima, il servizio molteplice ed unitario - materiale, affettivo, educativo, spirituale - per ogni bambino che viene in questo mondo dovranno costituire sempre una nota distintiva irrinunciabile dei cristiani, in particolare delle famiglie cristiane: così i bambini, mentre potranno crescere «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52), porteranno il loro prezioso contributo all'edificazione della comunità familiare e alla stessa santificazione dei genitori. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.26, 22 novembre 1981) «Lasciate che i bambini vengano a me… perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio». È ancorandosi a queste così perentorie parole di Gesù che Papa Giovanni Paolo II sviluppa il suo discorso sui diritti del bambino e sulla specialissima dignità personale che dobbiamo riconoscere ad ogni nostro figlio, tanto più se piccolo e bisognoso di tutto, malato, sofferente o disabile. Che ruolo hanno i bambini nel mondo? Che posto occupano nei nostri pensieri? Sappiamo offrire loro gli strumenti perché siano protagonisti del loro futuro? Con l’invito a che la Chiesa sia sempre accogliente nei confronti della vita fin dal suo concepimento e di ogni bambino che nasce, il Papa ci sprona ad un’attenzione particolare di cui la famiglia non può che essere la prima protagonista. È l’attenzione di un ascolto qualificante dei nostri figli. Considerarli degni di un ascolto serio, che non riguarda solo il soddisfacimento dei bisogni primari e secondari (quante volte si pensa di barattare servizi e favori al posto di tempo e comprensione!), quanto piuttosto la capacità di entrare in sintonia con i loro sentimenti, con la loro visione del mondo, con quella loro propensione a ciò che è essenziale, davvero centrale nella vita. Ascoltare così i bambini apre orizzonti imprevedibili e fa bene anche a noi adulti invitandoci a liberarci di tante apprensioni per sovrastrutture che possono far perdere energie preziose. Possiamo abbeverarci alla fantasia dei bambini e riscoprire attraverso il loro sguardo la passione per la vita che in noi tende talvolta a scemare. Riconoscere la dignità dei nostri figli vuol dire anche saperli donare al mondo. Essi sono frutto dell’amore sponsale, ma dal giorno della loro nascita non sono proprietà dei genitori e questa è una verità difficile da far propria. Padri e madri sono chiamati ad un amore superiore a quello dell’attaccamento fisico, essi sono chiamati ad amare la libertà dei loro figli e quindi ad educarli perché nella vita siano sempre più liberi e coraggiosi, non schiavi di nessun potere. Oltre ai tanti diritti essenziali che il Papa ricorda, i bambini hanno diritto ad un’educazione che li faccia crescere non solo nell’obbedienza delle regole, ma nella piena consapevolezza di sé, dei propri talenti e dei propri limiti, pronti per affrontare a testa alta le sfide dell’esistenza. Infine la cura del bambino – dice ancora il Papa – «è la primaria e fondamentale verifica della relazione dell’uomo all’uomo». In sostanza stare con i bambini, accudirli, trascorrere del tempo con loro ci rende più umani, ci abitua a saper ritrovare ritmi più naturali, ma soprattutto ci riconcilia con la vita, ci provoca con una costante sollecitazione alla positività, a guardare al futuro con speranza. Il Papa cita il suo discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite, il 2 ottobre 1979 in cui aveva chiamato i bambini «primavera della vita». Esattamente dieci anni dopo quel discorso, il 20 novembre 1989, fu emanata la Convenzione sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. Come non immaginare che anche il Papa e la Chiesa abbiano contribuito a quel testo fondamentale e punto di riferimento per il mondo, ma oggi a che punto siamo? Inutile fare del facile disfattismo, molti passi sono stati fatti, ma certo ci sono ancora tanti traguardi da raggiungere: solo quando non ci sarà più infanzia abusata, solo quando non ci saranno più bambini schiavizzati in condizione disumane di lavoro, solo quando non ci saranno più bambini soldato, solo allora potremo chiamare umana la nostra civiltà. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Migrantes: in distribuzione il nuovo numero di “Servizio Migranti”

29 Marzo 2021 - Roma – “Il Vangelo tra i Rom”: questo il titolo di un incontro tra gli operatori pastorali di settore della Fondazione Migrantes che si è svolto nel settembre scorso. Gli atti di quel convegno sono oggi stati raccolti nel nuovo numero del trimestrale dell’Organismo pastorale della CEI “Servizio Migranti”. «Siamo molto diversi fra noi – per idee, esperienza, età, provenienza – ed è bene che sia così, ma accomunati da una stessa passione, da uno stesso amore. L’amore per il Vangelo e per il popolo Rom che abbiamo incontrato in modi e tempi diversi, ma che per noi non è un concentrato dei vizi umani, ma una ricchezza, anche se a volte sfigurata, che non deve andare perduta», scrive nell’editoriale della rivista il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. Nel numero di “Servizio Migranti” anche un lungo articolo che ripercorre i lavori del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero” durante lo scorso anno. (R. Iaria)  

Diocesi di Roma: nella Veglia di Pasqua il battesimo di sei nuovi catecumeni

29 Marzo 2021 - Roma -  Nella Veglia Pasquale, nella cattedrale di Roma, il cardinale  Vicario Angelo De Donatis, battezzerà sei catecumeni (tre donne e tre uomini): un momento significativo, anche perché dopo due anni si celebreranno di nuovo i Sacramenti dell’iniziazione cristiana degli adulti nella notte di Pasqua, mentre lo scorso anno furono celebrati nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno. I nomi dei catecumeni, diffusi dalla Diocesi, che riceveranno il battesimo sono: Wendy Pamela e Jean Carlos, appartenenti alla Missione Cattolica Latino Americana a Roma; Panajot Giuseppe, un ragazzo di origini albanese, formatosi nel Centro Vocazioni della diocesi con don Fabio Rosini; Marie Rose e Aminata Agnes, due sorelle provenienti dalla Guinea e formatesi presso i padri salesiani nella parrocchia del Sacro Cuore a Castro Pretorio e  Marco Marcello, un ragazzo romano. «Questi catecumeni, come anche gli altri che saranno battezzati nelle parrocchie di provenienza – sottolineano don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Roma, e suor Pina Ester De Prisco, responsabile diocesana per il Servizio del catecumenato –, hanno avuto un percorso articolato: sono all’inizio della vita cristiana e non è stato semplice vivere il periodo della pandemia con tutte le restrizioni, eppure nonostante tutto hanno cercato di andare avanti e rimodularsi in base a ciò che gli veniva chiesto. Per tanti il tempo della preparazione ai Sacramenti è stato molto difficile perché alcuni hanno perso il lavoro; altri hanno vissuto profondamente la solitudine, non avendo una famiglia qui in Italia; altri hanno avuto momenti di scoraggiamento rispetto alla scelta intrapresa, ma nonostante la criticità della situazione sono andati avanti e ci hanno spesso comunicato di aver sentito fortemente la vicinanza del Signore Gesù, che li guidava attraverso le vicende della vita e che li ha condotti fin qui. È da sottolineare come in questo tempo il lavoro e la creatività dei parroci e dei catechisti sono stati ammirevoli: sono riusciti a trovare modi e tempi per continuare le catechesi».  

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.413 persone sulle coste italiane

29 Marzo 2021 - Roma - Sono 6.413 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.019 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (979, 15%), Guinea (697, 11%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (388, 6%), Eritrea (343, 5%), Algeria (304, 5%), Mali (302, 5%), Egitto (233, 3%), Camerun (174, 3%) a cui si aggiungono 1.481 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina ed è stato diffuso dal Ministero degli Interni.  

Il CCEE celebra il 50mo anniversario della sua istituzione

29 Marzo 2021 - Roma - Istituito il 25 marzo del 1971, con l’approvazione delle Norme ‘ad experimentum’ da parte della Congregazione per i Vescovi, poi firmate da papa Paolo VI, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa «nacque sotto lo sguardo della Madre di Cristo e della Chiesa, che sarà poi venerata come Regina dell’Europa». Composto da trentanove membri, di cui trentatré sono Conferenze Episcopali nazionali – alle quali si aggiungono gli arcivescovi del Lussemburgo, del Principato di Monaco, l’arcivescovo maronita di Cipro e i vescovi di Chişinău (Moldavia), dell’Eparchia di Mukachevo e dell’Amministrazione Apostolica dell’Estonia – il CCEE rappresenta la Chiesa Cattolica in quarantacinque Paesi del continente europeo. In questi 50 anni, 7 sono i presidenti che si sono succeduti alla guida del CCEE: il primo fu il cardinale francese Roger Etchegaray dal 1971 al 1979. Poi fu la volta del cardinale inglese Basil Hume, presidente fino al 1986. Quindi l’arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, presidente dal 1986 al 1993. Durante il mandato del Cardinale ceco Miloslav Vlk, presidente dal 1993 al 2001, ci fu la riforma degli Statuti, voluta da Giovanni Paolo II nel 1995, con la quale fu stabilito che membri del CCEE fossero i presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa. Seguirono il vescovo svizzero Amédée Grab, presidente dal 2001 al 2006, e il cardinale ungherese Péter Erdő, presidente dal 2006 al 2016. Nel 2016 presidente del CCEE è stato eletto il cardinale italiano Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Nel messaggio indirizzato ai vescovi europei per questa festa giubilare, la Presidenza ricorda le finalità per cui il CCEE è stato istituito: «Favorire l’incontro delle Conferenze Episcopali, la reciproca conoscenza, lo scambio di esperienze, un nuovo annuncio di Cristo, la pastorale e il suo futuro». Invita, poi, a guardare alle diverse sfide che attendono la Chiesa in Europa nel prossimo futuro, a cominciare da una giusta ripresa dopo questa pandemia. E alla necessità di «porre attenzione al dialogo fra tutte le religioni come base per la costruzione di un mondo fraterno, nonché un urgente impegno verso il creato di cui siamo custodi. Sfide, queste, sulle quali Papa Francesco richiama l’attenzione e offre indicazioni operative». Il 50mo anniversario del CCEE sarà celebrato a Roma nell’Assemblea Plenaria di settembre alla presenza di Papa Francesco.  

Italiani nel mondo: è morto don Reginato, per anni con gli italiani in Venezuela

29 Marzo 2021 - Ferrara - E' morto don Giorgio Reginato, per 36 anni in Venezuela impegnato per la pastorale con gli italiani. L'annuncio è stato dato dall'arcivescovo di  Ferrara-Comacchio, mons. Giancarlo Perego,  unitamente al presbiterio e alla diocesi tutta con l'invito ai i fedeli e ai sacerdoti a ricordarlo nella preghiera. Don Giorgio era nato a Onè di Fonte (Tv) il 13 novembre 1941, ed era stato ordinato sacerdote il12 aprile 1969. Importante l'esperienza missionaria in Venezuela come cappellano degli emigrati italiani. Al ritorno in Diocesi è stato amministratore parrocchiale di Coccanile e di S. Apollinare in Dossetti dal 2008 al 2014. Attualmente abitava ad Onè di Fonte, suo paese natale, dove è deceduto. Alla famiglia e alla diocesi la vicinanza e il ricordo nella preghiera della Fondazione Migrantes.  

La grazia dello stupore

29 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Domenica delle Palme per la seconda volta senza processione in piazza san Pietro, senza folla, mani che agitano palme e ulivi. Ancora la pandemia che segna la festa, celebrazione dell’ingresso festoso di Gesù a Gerusalemme. «L’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante» dice Papa Francesco all’Angelus. «In questa situazione storica e sociale, Dio cosa fa? Prende la croce. Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male che tale realtà comporta, male fisico, psicologico e soprattutto male spirituale, perché il maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania». Male, come la violenza che si consuma in Myanmar con le sue numerose vittime; come l’attentato avvenuto nella mattina davanti la cattedrale di Makassar in Indonesia. Gesù sale sulla croce, dice il Papa, «per scendere nella nostra sofferenza», per avvicinarsi a noi «e non lasciarci soli nel dolore e nella morte». Celebra nella basilica vaticana papa Francesco, pochi fedeli nel rispetto delle norme anti Covid. Liturgia nella quale facciamo memoria di un ingresso nella città santa diverso dal solito; l’ultima tappa sono due località nei pressi del monte degli ulivi citati da Marco nel suo Vangelo: Betfage e Betania. Per entrare a Gerusalemme chiede ai suoi discepoli di trovare una cavalcatura semplice, umile, come quella di un asino. La gente attende per Pasqua «il liberatore potente, ma Gesù viene per compiere la Pasqua con il suo sacrificio», la gente «aspetta di celebrare la vittoria sui romani con la spada, ma Gesù viene a celebrare la vittoria di Dio con la croce». Entra nella città santa con l’intenzione di rivelare chiaramente la sua missione; sa che sono le sue ultime ore di vita terrena, sa che gli amici, i discepoli non esiteranno Giuda a tradirlo, e Pietro a rinnegarlo per tre volte. L’ingresso trionfante, per alcuni versi, metafora dell’effimera gloria terrena, di come l’uomo possa esaltare e successivamente condannare senza chiedersi perché. Una radice è un fiore che disprezza la fama, scrive Khalil Gibran. Gesù sale sulla croce, afferma Papa Francesco e prova «i nostri stati d’animo peggiori: il fallimento, il rifiuto di tutti, il tradimento di chi gli vuole bene e persino l’abbandono di Dio. Sperimenta nella sua carne le nostre contraddizioni più laceranti, e così le redime, le trasforma. Il suo amore si avvicina alle nostre fragilità, arriva lì dove noi ci vergogniamo di più. E ora sappiamo di non essere soli: Dio è con noi in ogni ferita, in ogni paura: nessun male, nessun peccato ha l’ultima parola. Dio vince, ma la palma della vittoria passa per il legno della croce. Perciò le palme e la croce stanno insieme». L’immagine che il Papa propone, nella sua riflessione all’Angelus, è Maria, «la prima discepola»: ha seguito il figlio «ha preso su di sé la propria parte di sofferenza, di buio, di smarrimento e ha percorso la strada della passione custodendo accesa nel cuore la lampada della fede. Con la grazia di Dio, anche noi possiamo fare questo cammino. E, lungo la via crucis quotidiana, incontriamo i volti di tanti fratelli e sorelle in difficoltà: non passiamo oltre, lasciamo che il cuore si muova a compassione e avviciniamoci». Nell’omelia, in basilica, papa Francesco mette l’accento sul tema dello stupore, e dice che le palme e la croce stanno insieme, per questo «dobbiamo chiedere la grazia dello stupore. La vita cristiana, senza stupore, diventa grigiore. Come si può testimoniare la gioia di aver incontrato Gesù, se non ci lasciamo stupire ogni giorno dal suo amore sorprendente, che ci perdona e ci fa ricominciare?». Diventa sorda la fede che perde lo stupore, «non sente più la meraviglia della grazia, non sente più il gusto del Pane di vita e della Parola, non percepisce più la bellezza dei fratelli e il dono del creato». Se non siamo più capaci di stupirci, forse è «perché la nostra fede è stata logorata dall’abitudine. Forse perché restiamo chiusi nei nostri rimpianti e ci lasciamo paralizzare dalle nostre insoddisfazioni. Forse perché abbiamo perso la fiducia in tutto e ci crediamo persino sbagliati. Ma dietro questi ‘forse’ c’è il fatto che non siamo aperti al dono dello Spirito, che è colui che ci dà la grazia dello stupore».(Fabio Zavattaro - Sir)  

Morti in mare: da lunedì un “digiuno staffetta”

26 Marzo 2021 - Roma - Da lunedì 29 marzo partirà un "digiuno staffetta"  per richiamare l’attenzione alla tragedia dei morti in mare. Si tratta di Fame e sete di giustizia, promosso da Cantiere Comune, espressione dei missionari comboniani. Oggi, nel corso di una conferenza stampa on line, è stata presentata l’iniziativa che – ha detto p. Alex Zanotelli, nasce per «condividere quello di milioni di persone che fanno la fame, è un gesto di protesta contro un sistema profondamente ingiusto, che permette al 10 per cento della popolazione mondiale di mangiare lautamente il 90 per cento dei beni di questo pianeta». Per il religioso comboniano il Mediterraneo oggi è «diventato un mar nero, un cimitero dei volti oscuri che bussavano alla nostra porta ma che sono periti in questo mare». Migrazioni che, ha sottolineato l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro – già presidente della Fondazione Migrantes - «non rappresentano una emergenza, quanto piuttosto un fenomeno strutturale nella vita del mondo» evidenziando che sull’immigrazione «si gioca il futuro e si misura la vitalità della società e della Chiesa». Il "digiuno a staffetta" – ha quindi aggiunto il porporato - «non è ‘per’ bensì ‘con’: dobbiamo condividere la fame. I migranti vengono perchè hanno fame, vengono a  riprendersi ciò che noi paesi civili abbiamo tolto. Ma noi siamo  la civiltà, eppure non vogliamo capire che esistono le civiltà». E parlando del Mediterraneo il card. Montenegro ha evidenziato che questo mare è diventato un «cimitero liquido, ma le morti non ci toccano e quindi ci ritroviamo con una coscienza in qualche modo falsa, perché ci sentiamo buoni, ma in effetti non lo siamo. Noi degli immigrati ne abbiamo fatto una categoria e ci siamo dimenticati che sono uomini, donne e bambini, forse dovremmo ricordare che quando c'è un uomo che muore ingiustamente ne siamo un po' tutti colpevoli, ma noi abbiamo le mani pulite, perché noi, al limite, desideriamo che se ne tornino a casa loro, come se questa fosse la soluzione migliore: tornare a casa loro e tornare in quella povertà che è invivibile, tornare a casa loro e ripassare dalla Libia dove ci sono le torture, tornare a casa loro è andare incontro alla morte per molti, questa è la fotografia». E parlando, poco dopo, alla Radio Vaticana, il card. Montenegro ha sottolineato che «è facile che ci si commuova davanti ad un crocifisso di legno o di gesso, ma non siamo capaci di commuoverci davanti al Cristo vivente, alla carne sanguinante di Cristo che incontriamo. Siamo riusciti a sentirci a posto, perché quando vediamo il pane che si spezza sull'altare, noi diciamo quello è Gesù, però poi, quando uscendo, lungo le scale della chiesa, lo vediamo seduto con la mano tesa, ecco quello un poveraccio non è più il Gesù di prima, quando in effetti e quel pane e quel povero hanno la stessa identità. La nostra fede è diventata una fede facile, una fede che non si vuole sporcare, vissuta ad occhi chiusi per non essere disturbati nella preghiera, ma a furia di tenere gli occhi chiusi, non vediamo più niente e non sappiamo più che cosa presentare nella preghiera». (Raffaele Iaria)

Sfollati Climatici: martedì la presentazione degli Orientamenti pastorali

26 Marzo 2021 - Città del Vaticano - “Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici”. È il titolo di un volume, a cura della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che sarà presentato martedì 30 marzo in diretta streaming dalla Sala Stampa della Santa Sede. A presentare il volume il card. Michael Czerny e p. Fabio Baggio, sossosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del dicastero vaticano, p. Joshtrom Kureethadam, Officiale dello stesso Dicastero, Cecilia Dall'Oglio, Direttrice Associata dei programmi europei del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima; mons. Claudio Dalla Zuanna, arcivescovo di Beira in Mozambico e Maria Madalena Issau, residente in un campo di sfollati a 60 km della città di Beira. (R.I.)  

Ministero Beni Culturali: 11 milioni di euro per circhi e spettacolo viaggiante

26 Marzo 2021 - Roma - «Ho firmato due provvedimenti del valore di 11 milioni di euro per il sostegno degli operatori dello spettacolo viaggiante e dei circhi. Si tratta di realtà in enorme sofferenza, per le quali si è operato sin dall’inizio della pandemia, ma che continuano ad avere bisogno di un sostegno concreto». Così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, al momento della firma di due decreti che ripartiscono le risorse del fondo emergenza spettacolo, cinema e audiovisivo, destinando 10 milioni di euro al sostegno dello spettacolo viaggiante e 1 milione di euro al sostegno delle attività circensi. Le risorse in favore dello spettacolo viaggiante verranno erogate anche in considerazione degli importi dovuti dalle singole realtà per la tassa di occupazione di spazi ed aree pubbliche nei comuni in cui insistono gli impianti, mentre quelle per i circhi verranno riservate alle imprese di produzione circense le cui attività in Italia è stata impossibilitata dalle misure di contenimento del contagio o la cui attività all’estero è stata interrotta e il cui rimpatrio è stato ritardato o impedito per i medesimi motivi, si legge in una nota. Questi interventi «rafforzano quanto già previsto nel 2020, con i 15 milioni di euro erogati in favore degli operatori dello spettacolo viaggiante e quota parte destinata ai circhi delle risorse devolute alle realtà escluse dal FUS, portando così a oltre 26 milioni di euro il montante complessivo finora indirizzato a sostenere questi specifici settori dello spettacolo dal vivo». I due decreti sono stati inviati agli organi di controllo e saranno disponibili, alla registrazione, sul sito istituzionale del ministero della cultura www.beniculturali.it

Istat: crollano i movimenti migratori

26 Marzo 2021 - Roma - Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente in Italia è inferiore di quasi 384 mila unità rispetto all’inizio dell’anno, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze. Gli effetti negativi prodotti dall’epidemia Covid-19 hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015. Nel 2020 si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra e una forte riduzione dei movimenti migratori. Crolla il numero dei matrimoni celebrati: 96.687, -47,5% sul 2019. Sono alcuni dati che emergono dal Report sulla “Dinamica demografica durante la pandemia da Covid 19” diffuso questa mattina dall’Istat. Secondo i dati Istat crollano i movimenti migratori. Nel corso del 2020 si contano in totale 1.586.292 iscrizioni in anagrafe e 1.628.172 cancellazioni. Mettendo a confronto l’andamento dei flussi migratori nelle quattro fasi in cui si può dividere convenzionalmente il 2020 (pre-Covid, prima ondata, fase di transizione, seconda ondata) con la media dei corrispondenti periodi degli anni 2015-2019 – sottolinea l’Istituto di statistica - emergono significative variazioni. I movimenti tra comuni, che hanno coinvolto circa 1 milione e 300 mila persone, dopo una variazione positiva registrata nei mesi prima dell’emergenza sanitaria (+8,4% le iscrizioni e +7,1% le cancellazioni), si riducono drasticamente durante la prima ondata (-35,3% le iscrizioni e -36,9% le cancellazioni) a causa del lockdown di marzo che ha ridotto al minimo la mobilità residenziale. Durante la fase di transizione si ha una ripresa che riporta i trasferimenti tra comuni ai livelli di incremento preCovid (+8,3% le iscrizioni e +4,7% le cancellazioni) mentre nel corso della seconda ondata, senza blocchi generalizzati alla mobilità l’impatto è stato poco rilevante (+5,8% iscrizioni e +6,2% cancellazioni). Le ripercussioni sono state molto più rilevanti sui movimenti migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero (220.533 nell’anno 2020), già in calo nel 2019 per la componente straniera, mostrano una diminuzione nei primi due mesi dell’anno (-8,8%) per poi crollare durante la prima ondata (-66,3%) e recuperare lievemente (ma sempre con una variazione negativa) nel corso dell’anno (-23,3% nella fase di transizione e -18,2% nella seconda ondata). Le cancellazioni verso l’estero (141.900 in totale), invece, evidenziano uno slancio di partenze nella fase pre-Covid (+20%), una consistente riduzione durante la prima ondata (-37,3%), una lievissima ripresa durante la fase di transizione (+0,8%) e un ulteriore crollo in corrispondenza della seconda ondata (-18,4%).

Elemosineria Vaticana: nella Settimana Santa vaccini per i più vulnerabili

26 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Per dare "concretezza" ai diversi appelli di Papa Francesco perché "nessuno venga escluso dalla campagna vaccinale anti Covid-19", l’Elemosineria Apostolica Vaticana, in vista della Pasqua, altre dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, acquistate dalla Santa Sede e offerte dall’Ospedale Lazzaro Spallanzani, tramite la Commissione Vaticana Covid-19, saranno destinate alla vaccinazione di 1200 persone tra le più povere ed emarginate, e che "sono per la loro condizione le più esposte al virus". Inoltre, per continuare a condividere il "miracolo della carità verso i fratelli più vulnerabili, e dare loro la possibilità di accedere a questo diritto - spiega una nota dell'Elemosineria - sarà possibile effettuare una donazione on-line per un 'vaccino sospeso', sul conto della carità del Santo Padre gestito dalla Elemosineria Apostolica" che ricorda l'appello del Papa per il Natale scorso: “Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!”. “Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere. Siamo tutti sulla stessa barca”. Sul ricorso al vaccino, inoltre, il Papa  ha incoraggiato più volte le persone a vaccinarsi, perché è "un modo - sottolinea l'Elemosineria Vaticana - di esercitare la responsabilità verso il prossimo e il benessere collettivo, ribadendo con forza che tutti devono avere accesso al vaccino, senza che nessuno sia escluso a causa della povertà". Nel mese di gennaio scorso, quando è iniziata in Vaticano la campagna vaccinale anti Covid- 19, Papa Francesco ha voluto che tra le prime persone vaccinate ci fossero oltre venticinque poveri, in gran parte senza fissa dimora, che vivono intorno a San Pietro e che quotidianamente vengono assistiti e accolti dalle strutture di assistenza e residenza dell’Elemosineria Apostolica. La vaccinazione dei poveri nel corso della Settimana Santa avverrà nella struttura appositamente adibita all’interno dell’Aula Paolo VI in Vaticano, e sarà usato lo stesso vaccino somministrato al Pontefice e ai dipendenti della Santa Sede. I medici e gli operatori sanitari impiegati saranno i volontari che operano stabilmente nell’Ambulatorio “Madre di Misericordia”, situato sotto il colonnato del Bernini, i dipendenti della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e i volontari dell’Istituto di Medicina Solidale e dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani. (R.Iaria)

Wuppertal: la Passione Vivente è cuore pulsante

26 Marzo 2021 - Wuppertal - Nasce tra le rughe e le gli anfratti del cuore di una generazione che ha davvero lasciato tra le lacrime la propria patria, in un tempo in cui il mondo non era così piccolo come lo è divenuto oggi con la tecnologia, il desiderio di riproporre in terra straniera tradizioni della propria pietà popolare. Questa nostalgia, che diventava con il passare degli anni sete ardente di azioni compiute tra le strade del proprio paese, di azioni legate a doppio filo con la fede trasmessa dai padri e dalle madri lungo i secoli, ha dato vita 40 anni fa circa ad una realtà che nel tempo la città di Wuppertal ha fatto propria: la Passione Vivente. Si è iniziato in sordina dal sogno di un piccolo gruppo, guidato dai missionari e da laici appassionati di italiani che desideravano solo poter rigustare tradizioni, gesti, parole e canti che avevano il sapore buono di casa. Pian piano però il sogno di pochi ha coinvolto molti e il piccolo gruppo è cresciuto ed è diventato multiculturale e anche ecumenico (i pastori e le comunità evangeliche non mancano di partecipare e apprezzare). 40 anni di storia durante i quali si nota anche la crescita del livello di professionalità e cura dei particolari (dalle vesti dei personaggi all’attenzione dei registi, ai dialoghi e ai gesti). 40 anni in cui la Passione Vivente è cresciuta con i protagonisti stessi fino a diventare l’evento che ogni Venerdì Santo richiama migliaia di persone. Questi 40 anni avremmo dovuto celebrarli lo scorso anno, ci stavamo preparando a farlo, quando il COVID-19 ha stravolto i piani nostri e dell’umanità intera. Se il Venerdì Santo è il giorno in cui la chiesa si stringe attorno alla Croce, è il giorno in cui davanti alla Croce ci si inginocchia, è il giorno in cui l’urlo di Cristo squarcia il cielo e, non solo regna il silenzio, ma anche la luce si fa da parte e sul Calvario restano solo un cielo muto e la Croce… Se il Venerdì Santo è da sempre tutto questo, lo scorso anno lo è stato infinitamente di più e lo è stato in ogni angolo del mondo. Sul Golgota siamo saliti insieme, siamo saliti tutti e la sospensione della Passione Vivente ha reso per noi, qui in questa Missione e in questa città, la giornata del Venerdì Santo ancora più profondamente immersa in un silenzio che mai avevamo provato prima. È trascorso un anno, un anno in cui abbiamo vissuto, con l’intera umanità, una tempesta che non accenna a diminuire di forza e gravità; stiamo attraversando un deserto che ci ha messi e continua a metterci a dura prova. E anche quest’anno non sarà possibile ritornare a proclamare la nostra fede lungo le vie della nostra città. Ma abbiamo deciso di rivivere la “nostra” Passione Vivente in un modo un po’ speciale: ogni venerdì di quaresima, sul nostro sito ( https://mci-wuppertal.de/), sulla pagina Facebook e sul canale Youtube della Missione cattolica italiana di Wuppertal verrà pubblicato un breve video che ripercorrerà le varie stazioni della Passione, rivisitandole negli anni. Un piccolo pensiero di due, tre minuti per raccontare cosa abbiamo vissuto, costruito e tentato di incarnare in questi 40 anni. Lo scorrere delle immagini riporta a galla i ricordi, si rivedono volti di persone care che ora sono già nella Gloria di Dio; si nota lo scorrere del tempo ed è emozionante riconoscere bimbi che sono diventati ragazzi e poi uomini interpretando, via via, vari personaggi…dagli schiavi che reggono la bacinella di Pilato, a soldati romani, agli apostoli. In questi 40 anni è trascorsa la vita, scandita anche dalla Passione Vivente. Scandita e da essa riempita, perché quando si vivono esperienze forti come quella di ritrovarsi, in mezzo alla neve, quasi nudo, issato sulla Croce, o si asciuga, nel ruolo della Veronica, il sangue, che pare così vero, dal volto di colui che sta “interpretando” Gesù e che, nella vita, è tuo marito, beh, in quel momento la fede si incide davvero nella carne, s’incide nei protagonisti, s’incide in coloro che stanno vivendo insieme a loro quell’esperienza e s’incide anche nella carne del passante ignaro che si ritrova per caso nel giardino botanico, dove si svolge la parte finale della Passione Vivente, e che osserva e piange come un bambino, colmo di emozione e commozione. No, la Passione Vivente non è uno spettacolo, non è una recita. Essa è un cuore pulsante che narra la fede di una comunità e, se è vero che non siamo mai stati così fragili come nel corso di quest’ultimo lungo anno, è vero anche che la speranza, quella vera, quella certa, quella che viene da Dio, affonda le sue radici in questa fragilità. E allora sostiamo in questa fragilità, accogliamola, riconosciamola, ricordando che nella notte dove tutto si confonde, Gesù è calmo e pieno di fiducia vera nel Padre. Dal Getsemani in poi fede è credere che il fare la volontà di Dio possa sprigionare luce anche nella più fitta delle oscurità. In Dio e con Dio c’è luce anche se non la vediamo ancora. In Dio e con Dio c’è luce anche nella notte, anche in questa notte. (Flavia Vezzaro – Mci Wuppertal)      

Migranti: parte “Fame e sete di giustizia”

26 Marzo 2021 - Roma - Il Digiuno di giustizia in solidarietà dei migranti e il Cantiere casa comune lanciano l’iniziativa “Fame e sete di giustizia – Digiuno di solidarietà con i migranti”. La presentazione, in seguito alle norme di contrasto alla diffusione del Covid-19, si svolgerà online, oggi alle 12 con interventi del card. Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, di p.  Alex Zanotelli, missionario comboniano, di Blessing Okoedion, presidente dell’associazione Weavers of hope, Sonny Olumati, attivista del movimento #ItalianiSenzaCittadinanza, e Marco Omizzolo, sociologo Eurispes e presidente di Tempi moderni. Davanti alla tragedia dei morti nel Mediterraneo che non conosce sosta, da tre anni, è stata promossa l’iniziativa del Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti, che si ritrovano ogni primo mercoledì del mese a digiunare davanti al Parlamento. Questa giornata di digiuno è nata per sottolineare “la dimensione politica di questo atto, condiviso anche da parte di religiose/i nei monasteri, di cittadine/i nelle proprie abitazioni e da tanti gruppi che digiunano davanti alle Prefetture della propria città”. Il Cantiere casa comune sostiene il Digiuno di giustizia ogni primo mercoledì del mese e insieme, partendo dal prossimo lunedì 29 marzo, inizio della Settimana Santa per i cristiani, lancia un digiuno a staffetta che – spiega una nota – “vuole coinvolgere tutti e tutte”. Ogni persona, comunità, associazione può iscriversi e partecipare come “gesto radicale e nonviolento di difesa della vita e della dignità dei fratelli e sorelle migranti, in opposizione alla sazietà e all’indifferenza di un economia che uccide e di un mondo che non si lascia più toccare dal dolore e dalle lacrime vere degli ‘scarti’”.    

Unicef: nel 2020 raggiunti oltre 6mila minori rifugiati in Italia

26 Marzo 2021 - Roma - Il 2020 ha posto nuove sfide alla protezione e inclusione di bambini e adolescenti migranti e rifugiati e il Covid-19 ha esacerbato i rischi sanitari, aumentato le difficoltà nell’accesso ai servizi, l’esposizione al rischio di sfruttamento e violenza. Questo il quadro descritto dal Rapporto annuale 2020 – Programma dell’Unicef a sostegno dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia.  Lo scorso anno sono sbarcati in Italia via mare oltre 34mila migranti. Di questi, il 5% minorenni accompagnati, il 14% arrivati soli (circa 4.600). Per rispondere a queste sfide, nel 2020 l’Unicef è intervenuta a fianco delle istituzioni raggiungendo oltre 6mila minorenni e giovani migranti e rifugiati e circa 1.500 operatori con interventi diretti. Tra questi: 3.600 minorenni e giovani sono stati supportati con servizi di protezione tra cui supporto psico-sociale, accesso a forme di affido familiare e supporto legale individualizzato; 1.400 hanno avuto accesso a servizi di prevenzione e risposta alla violenza di genere. Tra le azioni online: oltre 1.500 operatori sono stati formati online sulla protezione dei minori e risposta alla violenza di genere; oltre 5.600 giovani hanno espresso la propria voce tramite la piattaforma U-Report on the Move. Nel 2020, l’Unicef ha risposto anche ai bisogni specifici legati alla pandemia con, fra l’altro, screening medici, pre-triage e attività di orientamento per 2.400 migranti e rifugiati. Oltre 160mila persone sono state raggiunte online con messaggi-chiave sul Covid-19 adattati alle esigenze linguistiche, culturali, di età e di genere, e oltre 2mila adolescenti, inclusi migranti e rifugiati, sono stati ascoltati durante il lockdown sulle loro prospettive per il futuro. Per Anna Riatti, responsabile programma di risposta Unicef a favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia, “la protezione dei minorenni vulnerabili, tra cui migranti e rifugiati, deve restare una priorità dell’agenda politica”.    

Tridico: reddito di cittadinanza anche per gli immigrati

26 Marzo 2021 - Roma – Oggi «sono necessarie risorse aggiuntive soprattutto per le famiglie numerose e gli immigrati. Il reddito di cittadinanza prevede un requisito di residenza in Italia di dieci anni, mi sembra eccessivo e non esiste in nessun Paese europeo». Lo dice oggi il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in una lunga intervista al quotidiano “La Stampa”. Tridico dice di fare «una valutazione tecnica: per formazione culturale mi occupo di sistemi economici comparati, faccio confronti con le migliori esperienze nei Paesi avanzati. Le decisioni e le legittime riflessioni politiche non spettano a me».

Vangelo Migrante: Domenica delle Palme e della Passione del Signore

25 Marzo 2021 - Con la domenica delle Palme o della Passione di nostro Signore, ha inizio la settimana Santa. L’invito rivolto a tutti è quello di viverla, per come è possibile e nel rispetto delle norme, nelle liturgie in presenza; una ritualità ridotta non la rende meno significativa. Anzi. Ascolteremo 2 brani di Vangelo: quello dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme e quello del racconto della Passione, secondo l’evangelista Marco. All’Osanna del primo Vangelo segue lo spettacolo penoso e pensoso della croce e della crocifissione. L’acclamazione attribuita a Gesù è figlia di un’aspettativa umana: è politica.’ Tu sei la soluzione ad un nostro bisogno pratico: i romani e le loro oppressioni. Per questo, secondo noi, sei un re’. Un politico di alto spessore come Aldo Moro pensava che la politica per sua natura finisce sempre male; ragion per cui, quel male va corretto, emendato, riscattato. Ma sapeva anche che nella politica non c’è l’assoluto, c’è il relativo e che la perfezione non appartiene a quel mondo. Per questo l’attesa del popolo era riposta in un vacuum che non tarderà a ribellarsi qualche giorno dopo. La croce non è la perfezione ma il senso della Croce di Gesù Cristo è proprio quello del riscatto fin dalla radice di tutto il male che circonda l’uomo. Dice un poeta: “essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all’uomo che è in croce”. Perché l’amore conosce molti doveri, ma il primo è di essere con l’amato, stringersi a lui, per poi trascinarlo in alto e, se serve, fuori dalla morte. Se Gesù fosse sceso dalla croce non avrebbero ucciso Lui. Rimanendo in croce ha insegnato a non uccidere nessuno! Ad accorgersene per primo fu quel centurione che era lì sotto; guardandolo esclama: “davvero quest’uomo era figlio di Dio!”. Non è la prova dell’esistenza di Dio ma è l’annuncio che Dio nella croce sa cosa fare. L’uomo può solo gridare. Dio può solo salvare. Ed è l’unico a saperlo fare. Per questo, inventa la Resurrezione! (p. Gaetano Saracino)

CEI: verso l’Assemblea generale

25 Marzo 2021 - Roma - Nel corso dei lavori il Consiglio Permanente della CEI – che si è svolto questa settimana - ha approvato l’ordine del giorno della 74ª Assemblea Generale, che dovrebbe svolgersi a Roma dal 24 al 27 maggio 2021 (l’andamento epidemiologico potrebbe incidere sulle date).  L’Assemblea sarà dedicata al cammino sinodale delle Chiesa che è in Italia. Durante i lavori verranno eletti due Vice Presidenti della Conferenza Episcopale Italiana (area nord e area centro); i membri del Consiglio per gli Affari Economici e i Presidenti delle Commissioni Episcopali. Tra questo il nuovo presidente della Commissione per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.  

CEI: Mediterraneo, un cammino che continua

25 Marzo 2021 - Roma - A poco più di un anno dall’Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo frontiera di pace, che si è tenuto a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020, i Vescovi italiani, durante il Consiglio Episcopale Permanente che si è svolto questa settimana, hanno ribadito il valore e il significato di un evento che non si vuole isolato nella storia. Quella di Bari, infatti – si legge nel comunicato finale - è stata la prima tappa di un progetto che bisognava intraprendere per offrire una visione non frammentaria, ma complessiva e organica dei problemi e delle ricchezze del Mediterraneo, necessaria per superare le crisi che stiamo vivendo; un cammino da compiere, insieme, per dare la nostra risposta con il Vangelo ai problemi della Chiesa, alle nostre Chiese e alla società di oggi. Solo tessendo relazioni fraterne è possibile promuovere il processo d’integrazione. Nonostante le limitazioni imposte per il contenimento del virus, in questo anno i Vescovi dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum hanno concordato sulla necessità d’individuare piste per far sì che l’evento del 2020 non resti un unicum, ma apra cammini di riflessione e di azione a livello locale e internazionale. Per questo, hanno detto i Vescovi, è fondamentale riprendere l’intuizione di Bari per rendere il Mare Nostrum quel “grande lago di Tiberiade” che fu in passato – come lo definiva La Pira –, le cui sponde tornino ad essere simbolo di unità e non di confine. È essenziale, cioè, proseguire in questo percorso di comunione, nell’orizzonte indicato da Papa Francesco che, nella Fratelli tutti, ricorda quanto il dialogo perseverante e coraggioso, anche se non fa notizia, aiuti il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto.    

“Puglia terra di partenze e arrivi”: un focus sull’emigrazione pugliese sabato 27 marzo

25 Marzo 2021 - Roma - “Puglia terra di partenze e arrivi”. Questo il tema di un incontro in webinar sul Rapporto Italiani nel Mondo che si svolgerà sabato 27 marzo alle ore 17 su iniziativa del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo. All’incontro interverranno don Giovanni De Robertis,  Direttore Generale della Fondazione Migrantes; Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Vito Antonio Leuzzi, Direttore dell’Istituto Pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea e Anna Gervasio, ricercatrice dello stesso  indirizzo e  la giornalista Giorgia Salicandro.