6 Luglio 2021 - Roma - Riprenderanno questa mattina con le Lodi - presiedute da don Marco Yaroslav Semehen - i lavori del Corso di Formazione "Linee di pastorale migratoria" della Fondazione Migrantes rivolta ai nuovi direttiri diocesani, ai cappellani etnici e ai sacerdoti destinati alla Missiioni cattolice Italiane.
Il programma della giornata prevede una relazione dello storico Michele Colucci sull'immigrazione e una relazione di Simone Varisco sulla storia della mobilità. Nel pomeriggio una relazione sullo statuto della Fondazione Migrantes affidata al presidente, l'arcivescovo mons. Gian Carlo Perego e una relazione "Pastorale e Migrazione sull'attualità liquida e frammentata: una sfida per un noi più grande" affidata a p. Aldo Skoda. La giornata si concluderà con una celebrazione eucaristica.
Primo Piano
Mons. Perego: Madre Cabrini, un esempio per camminare insieme verso un ‘noi’ sempre più grande
5 Luglio 2021 - Roma - “Era appena terminata la guerra e iniziava anche nel nostro Paese una nuova ondata di emigrazione quando Papa Pio XII canonizzò, il 7 luglio 1946, la Madre Francesca Cabrini, la religiosa lodigiana, che a cavallo dell’Ottocento e del Novecento, lasciò S. Angelo lodigiano per seguire gli emigranti italiani che emigravano negli Stati Uniti d’America – oltre 1 milione negli ultimi vent’anni dell’Ottocento- , e occuparsi in particolare delle donne e dei minori”. Lo ha detto oggi pomeriggio l’arcivescovo, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes portando il suo saluto ai partecipanti al Corso di formazione sulla pastorale migratoria, iniziato oggi pomeriggio e che vede la partecipazione di circa 40 persone tra nuovi direttori e operatori diocesani Migrantes, nuovi cappellani per le comunità cattoliche di migranti in Italia e le missioni italiane all’estero. “Siamo vicini – ha aggiunto - come Fondazione Migrantes alle Figlie del Sacro Cuore e alla Diocesi di Lodi in occasione delle celebrazioni di questo 75° anniversario della canonizzazione di Madre Cabrini, affidando all’intercessione della madre dei migranti, che ha attraversato l’oceano numerose volte – “fra un’onda e l’altra” – come Ella scrive (28 aprile 1890) - , animata da una straordinaria capacità di contrastare la secolarizzazione tra gli emigranti, da uno stile nuovo, popolare, di evangelizzazione in emigrazione, dalla valorizzazione della comunicazione a tutela dei diritti dei migranti e contro ogni discriminazione, per la libertà nell'amministrazione dei beni a favore dei poveri emigranti, per la fedeltà alla Chiesa. Madre Cabrini, che aveva ricevuto anche la cittadinanza statunitense nel 1909, sarà la prima Santa degli Stati Uniti d’America”. Per usare le parole di Papa Francesco nel messaggio per la prossima Giornata mondiale dei migranti, Madre Cabrini è stata – ha concluso mons. Perego - un esempio per “camminare insieme verso a un noi sempre più grande”.
Mons. Perego: le sfide dell’incontro e di un “noi” sempre più grande
5 Luglio 2021 -
Roma - Oggi sono circa 272 milioni i migranti internazionali, la maggior parte (74%) in età economicamente attiva (tra 20 e 64 anni), 164 milioni sono lavoratori migranti, 26 milioni i rifugiati, 4,2 milioni i richiedenti asilo e 50,8 milioni gli sfollati interni sia a causa di conflitti e violenze (45,7 milioni) che di catastrofi naturali (5,1 milioni). Sono alcuni dati forniti questo pomeriggio da mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, in apertura del corso di formazione migratoria che si è aperto a Roma. In Italia i migranti internazionali sono 5.300.000, la maggior parte in età economicamente attiva; 2 milioni le famiglie; quasi tre milioni i lavoratori; 207.000 rifugiati: solo 1 su 10 di coloro che sono sbarcati in Italia si sono fermati nel nostro Paese. Solo 80.000 il saldo tra ingressi e uscite: “l’Italia non attrae più in questo momento, ma sta ritornando ad essere un grande Paese di emigrazione giovanile”: a 5.300.000 immigrati corrispondono altrettanti cittadini italiani all’estero.
Di fronte a questi dati – ha spiegato mons. Perego – “sembra che l’unica modalità di governare le migrazioni sia quella di creare muri, barriere ai confini. La storia degli imperi, invece, ci insegna che i confini sono le strade per passare da un paese all’altro. Se le merci si controllano, le persone, anzitutto si accolgono e si accompagnano. Volerle fermare crea intolleranza da entrambe le parti, clandestinità, tratta, sfruttamento, che non creano sicurezza e tutela certamente”. Tra le sfide mons. Pergo ha citato quella degli studenti stranieri nel nostro Paese. La realtà scolastica multietnica e multiculturale che riguarda ormai il 10% di studenti in Italia e in alcuni contesti del Nord e del centro si arriva anche al 25% degli studenti pone la “sfida dell’accompagnamento. Solo il 48% degli studenti migranti ha un iter regolare, mentre il 39% perde mediamente un anno e il 12% anche due anni. Mentre le ripetenze degli studenti italiani sono al 14%, quelle degli studenti stranieri arrivano al 27%.” Per il presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes “passare dalla periferia alla città è la sfida del cammino dei migranti. Nella città dove arrivano i migranti via via si spostano – lo vediamo anche nell’emigrazione italiana in alcune città come Londra, Bruxelles, New York - dalla periferia alla città. L’inclusione nelle aree urbane a maggiore vulnerabilità sociale vede già in campo una ventina di Comuni italiani, da Milano, a Palermo, che alcune politiche sostengono nell'affrontare con soluzioni molto varie la specificità delle sfide che affrontano quotidianamente”. Per quanto riguarda la pastorale mons. Perego parla di sfida dell’incontro e sfida del costruire un ‘noi’ sempre più grande.
Il progetto “Confini” tra le SDGs Good Practices dell’ONU
5 Luglio 2021 - Roma - "Confini", il progetto educativo sul tema dell’immigrazione di Sophia impresa Sociale rivolto alle scuole superiori e medie è stato inserito tra le SDGs Good Practices: è un modello per come si propone di promuovere un mondo più sostenibile, secondo l’Agenda 2030 delineata dall’Onu nel 2015.
A Confini è stata riconosciuta la capacità di permettere agli studenti di “formare la propria percezione dell'immigrazione e di una società multiculturale e inclusiva basata su una corretta informazione sul fenomeno migratorio nella loro società e nel mondo”, contribuendo in particolare allo sviluppo dell'obiettivo 4: “Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti”.
Anche grazie al sostegno della Fondazione Migrantes, il team di Sophia ha sviluppato negli anni una metodologia di insegnamento che si è dimostrata efficace per far maturare negli studenti una nuova percezione del migrante e del fenomeno migratorio, la “Information and Knowledge for Change” (IK4C).
Secondo questa metodologia, il cambiamento avviene in primo luogo, grazie alla lettura in classe di storie di emigrazione e l’incontro con chi ha vissuto in prima persona le difficoltà nel lasciare il proprio paese e nell’integrarsi; in secondo luogo grazie alle informazioni fornite da un formatore di Sophia, sui dati economici, sui i numeri reali del fenomeno migratorio, le motivazioni di chi parte e le leggi sull’emigrazione, grazie all’ausilio di un Dossier e di dati puntuali. Al termine degli incontri - nell’era pre-covid - Sophia organizza un evento pubblico nel quale gli studenti sono chiamati a presentare un progetto ai loro colleghi, insegnanti e figure di spicco della politica e dell’ambito no-profit, sull’argomento che più li ha colpiti.
La Fondazione Migrantes è stata di deciso supporto sia per la realizzazione del libro “Là non morirai di fame”, che racconta la storia di Dullal, dal Bangladesh, sia nella realizzazione del Dossier Migrazione, adattamento per studenti del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
Il riconoscimento dato a Confini arriva un anno dopo il suo “debutto” all’estero: dopo sei edizioni “italiane” e numerosissimi studenti formati è nato il desiderio di formare sul tema dell’immigrazione anche i giovani dei paesi dove è forte la spinta ad emigrare. Confini è diventato dunque “Educare Senza Confini” e è da oggi attivo in tre paesi diversi: Italia, Senegal e Guinea.
“Questo riconoscimento ci rende felici e ci sprona a fare ancora meglio per l’anno prossimo: abbiamo già previsto tantissime novità e non vediamo l’ora di incontrare nuovi studenti!” commenta Erik Conte, responsabile dei progetti educativi di Sophia in Italia e all’estero. (A.C.)
Papa Francesco: Bruni, è in buone condizione “vigile e in respiro spontaneo”
5 Luglio 2021 - Città del Vaticano - "Sua Santità Papa Francesco è in buone condizioni generali, vigile e in respiro spontaneo". Lo afferma questa mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni spiegando che l’intervento chirurgico per la stenosi diverticolare effettuato nella serata di ieri ha "comportato una emicolectomia sinistra ed ha avuto una durata di circa 3 ore". Si prevede una degenza di circa 7 giorni "salvo complicazioni", conclude Bruni.
La preghiera e gli auguri della CEI a Papa Francesco
5 Luglio 2021 - Roma - "Vicinanza" della Chiesa in Italia, delle comunità e dei fedeli a papa Francesco "con l’augurio di una buona convalescenza e pronta guarigione" arriba dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana il card. Bassetti dopo l'intervento chirurgico subito dsa Pontefice ieri sera al Policlinico Gemelli. "Nell’apprendere la notizia del Suo ricovero al Policlinico Gemelli per un intervento chirurgico - scrive il card. bassetti in un messaggio - abbiamo pregato per Lei affidando al Padre la Sua salute. Ci siamo lasciati guidare dalle parole del Salmo che abbiamo proclamato nella liturgia domenicale: 'I nostri occhi sono rivolti al Signore'. Affidiamo al Signore i medici e tutto il personale sanitario che, con passione e amore, si stanno prendendo cura di Lei e di tutti i pazienti e gli ammalati".
"Anche in questa occasione - conclude il porporato - ci ha insegnato come affrontare la sofferenza. Lo sguardo rivolto agli impegni dei prossimi mesi (il viaggio in Ungheria e in Slovacchia a settembre) e il sorriso abituale dalla finestra del Palazzo Apostolico, con cui ci dà appuntamento ogni domenica, sono una grande testimonianza. Non bisogna mai cedere allo sconforto anche nelle ore della fatica più dura. Grazie, Padre Santo! La attendiamo domenica prossima, dalla finestra del Palazzo Apostolico, per pregare insieme l’Angelus e ascoltare la Sua parola".
Papa Francesco ha “reagito bene” all’intervento chirurgico al Gemelli
5 Luglio 2021 - Roma - Si è concluso ieri, in tarda serata, l'intervento chirurgico al quale è stato sottoposto Papa Francesco al Policlinico Gemelli di Roma. In una dichirazione ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni ha dettoi che il papa , ricoverato nel pomeriggio di ieri al Policlinico romano, è "stato sottoposto in serata all'operazione chirurgica programmata per stenosi diverticolare del sigma". Il Pontefice, ha spiegato Bruni, "ha reagito bene all'intervento condotto in anestesia generale ed eseguito dal professor Sergio Alfieri, con l'assistenza del professor Luigi Sofo, del dottor Antonio Tortorelli e della dottoressa Roberta Menghi". L'anestesia "è stata condotta dal professor Massimo Antonelli, dalla professoressa Liliana Sollazzi e dai dottori Roberto De Cicco e Maurizio Soave. Erano altresì presenti in sala operatoria il professor Giovanni Battista Doglietto e il professor Roberto Bernabei". Papa Francesco si è sottoposto ad "un intervento chirurgico programmato" per una stenosi diverticolare sintomatica del colon, aveva detto bruni nel primo pomeriggio.
Papa Francesco a mezzogiorno hava presieduto la preghiuera mariana dell'Angelus in Piazza San Pietro e non avava fatto accenno al suo ricovero ospedaliero. Aveva annunciato "a Dio piacendo"un suo viaggio, dal 12 al 15 settembre prossimo, in Slovacchia per una visita pastorale. Un viaggio che inizierà domenica 12 a Budapest con la celebrazione della Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Internazionale. "Ringrazio di cuore quanti stanno preparando questo viaggio e prego per loro. Preghiamo tutti per questo viaggio e per le persone che stanno lavorando per organizzarlo", ha detto il Papa. (R.Iaria)
Lo “scandalo” dell’Incarnazione
5 Luglio 2021 - Città del Vaticano - “Venne nella sua patria”. Con queste parole Marco, nel suo Vangelo, scrive il ritorno a Nazareth di Gesù. Partito dalla sua città natale, aver percorso le strade della Galilea, e di quella che chiamiamo la terra santa, compiuto miracoli e parlato alle folle, ecco che in questa domenica il cerchio si chiude: il luogo familiare della sua nascita e crescita lo accoglie, ma per lui è un po’ una delusione, tanto da fargli dire: “un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”.
Che cosa è accaduto? Dopo la donna guarita perché ha toccato il lembo del mantello, dopo aver ridato vita alla figlia del capo della sinagoga, essendo sabato, Gesù va nella sinagoga che lo ha visto fanciullo, là dove, come ogni giovane ebreo, ha compiuto il bar mitzvah, per diventare a pieno titolo membro della comunità, e si mette a insegnare.
“Molti, ascoltando, rimanevano stupiti”, leggiamo in Marco. E scatta la curiosità, anche l’invidia in chi lo ascolta, come dire i suoi concittadini, gli amici di alcuni anni prima: “da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?” Già, come è mai possibile che quel ragazzo, figlio del falegname e della giovane Maria, che hanno visto crescere, che tutti conoscevano, e con tutti aveva magari giocato e parlato, è capace di dire tutte quelle cose?
Lo “conoscono” ma non lo “riconoscono”, dice papa Francesco all’Angelus; possiamo conoscere molte cose di una persona, “farci un’idea, affidarci a quello che ne dicono gli altri, magari ogni tanto incontrarla nel quartiere, ma tutto questo non basta. Si tratta di un conoscere direi ordinario, superficiale, che non riconosce l’unicità di quella persona”. Un rischio che corriamo tutti: “pensiamo di sapere tanto di una persona, e il peggio è che la etichettiamo e la rinchiudiamo nei nostri pregiudizi. Allo stesso modo, i compaesani di Gesù lo conoscono da trent’anni e pensano di sapere tutto!”
C’è una sorta di rimozione: troppo impegnative quelle parole ascoltate, troppo innovativo quell’insegnamento echeggiato all’interno della sinagoga. E poi, lo conoscono, sanno tutto della sua vita, della sua storia, è vissuto nel loro stesso ambiente, e, dunque, perché ascoltarlo? Meglio pensare alle cose di tutti i giorni. Gli abitanti di Nazareth si sono fermati “all’esteriorità e rifiutano la novità di Gesù” dice Francesco. Una lezione anche per noi: “quando facciamo prevalere la comodità dell’abitudine e la dittatura dei pregiudizi, è difficile aprirsi alla novità e lasciarsi stupire. Noi controlliamo, con l’abitudine, con i pregiudizi”, e nella vita delle persone “cerchiamo solo conferme alle nostre idee e ai nostri schemi, per non dover mai fare la fatica di cambiare”.
Questo succede anche alla nostra fede: “senza apertura alla novità e soprattutto apertura alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale”. Lo stupore è quell’incontro che ti fa riconoscere il Signore, “è come il certificato di garanzia che quell’incontro è vero, non è abitudinario”, dice ancora il vescovo di Roma.
Il motivo di questa non conoscenza, per Francesco, è l’incapacità di accettare “lo scandalo dell’Incarnazione”; per gli abitanti di Nazareth “è scandaloso che l’immensità di Dio si riveli nella piccolezza della nostra carne, che il Figlio di Dio sia il figlio del falegname, che la divinità si nasconda nell’umanità, che Dio abiti nel volto, nelle parole, nei gesti di un semplice uomo”. Lo scandalo è la concretezza, la “quotidianità” dell’incarnazione di Dio.
È uomo concreto, compagno di strada, uno di noi, Gesù di Nazareth. “È più comodo un dio astratto, e distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio ‘dagli effetti speciali’, che fa solo cose eccezionali e dà sempre grandi emozioni”. Invece, afferma il Papa, “Dio si è incarnato: Dio è umile, Dio è tenero, Dio è nascosto, si fa vicino a noi abitando la normalità della nostra vita quotidiana. E allora, succede a noi come ai compaesani di Gesù, rischiamo che, quando passa, non lo riconosciamo”. (Fabio Zavattaro- Sir)
Mons. Damiano: “ciascuno di noi possa essere perseguitato perché cercatore e operatore di giustizia”
2 Luglio 2021 - Agrigento - “Se per essere operatori di giustizia, occorre essere perseguitato, allora che ciascuno di noi possa essere perseguitato perché cercatore e operatore di giustizia”. A dirlo è mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, a Porto Empedocle, davanti i feretri delle sette donne morte nel naufragio a largo di Lampedusa. “Ci troviamo di fronte a sette donne – continua -, fra cui una con in grembo una vita, e possiamo parlare di una tragedia annunciata. Possiamo cambiare lo sguardo di ciò che avviene nel Mediterraneo e oltre il Sahara. Cambiare lo sguardo leggendo questi versetti del Vangelo di Matteo, nella pagina delle Beatitudini. Queste donne sono entrate nella beatitudine. I loro nomi, che noi non conosciamo, sono scritti in cielo e c’è chi li conosce. Sono beate”. “A noi tocca leggere con occhi diversi queste beatitudini, con una aggiunta: beati coloro che sono in cammino verso la misericordia, beati coloro che sono in cammino nella ricerca del volto di Dio, beati noi se sapremo fare questo cammino di fame e sete della giustizia. Al di là delle religioni e etnie – conclude – abbiamo delle sorelle che attraverso la morte sono entrate nella vita piena. Non conosciamo le loro storie, non conosciamo chi le ha perse”.
Viminale: da inizio anno sbarcate 20.854 persone migranti sulle coste italiane
2 Luglio 2021 - Roma - Sono 20.854 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Di questi 3.332 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.974, 14%), Costa d’Avorio (1.618, 8%), Egitto (1.553, 7%), Eritrea (1.195, 6%), Sudan (1.153, 6%), Guinea (1.065, 5%), Marocco (924, 4%), Iran (821, 4%), Mali (661, 3%) a cui si aggiungono 5.558 persone (27%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
Un momento commemorativo per ricordare l’ultimo naufragio di migranti
2 Luglio 2021 - Agrigento- Chi sono? Da dove vengono? Quanti anni avevano? Che religione professavano? Chi hanno lasciato? Sono figlie? Spose? Sorelle? Mamme? Chi li attende e non sa ancora della tragedia? Che cosa li ha spinti a lasciare la loro casa ed i loro affetti?
Queste ed altre domande, sono riecheggiate durante il momento commemorativo e nella mia mente quando, al molo commerciale di Porto Empedocle, le braccia di ferro di un muletto, manovrato con cura e attenzione dall’operatore, prelevano, dalla cella frigorifera, una ad una, le bare delle donne migranti morte nel naufragio, all’alba del 30 giugno 2021, nelle acque fra Lampedusa e Lampione, e giunte ieri sera, 1 luglio, a bordo della nave di linea “Sansovino”, insieme ai supersiti, a Porto Empedocle. Mentre l’operatore le sistemava, una accanto all’altra, sul molo, un forte vento di scirocco accarezzava le rose ed i fiori che le autorità, man mano, deponevano sulle bare delle sette donne identificate solo da un numero e dalla data della morte. La speranza e che i corpi possano essere identificati e fare ritorno nella loro terra.
Poco distante, sul ponte passeggeri della nave “Sansovino”, alcuni superstiti al naufragio hanno assistito al momento commemorativo – a cui hanno preso parte i rappresentanti, religiosi, istituzionali, militari. – “felici” per avercela fatta, ma con le guance rigate dalle lacrime per la morte delle compagne di viaggio. Tra essi, probabilmente, qualche amico, forse anche qualche delle vittime e degli altri 9 dispersi i cui corpi non sono stati ancora recuperati.
Al momento commemorativo erano presenti il Prefetto, Maria Rita Cocciufa, unitamente ai suoi più stretti collaboratori dell’Ufficio Territoriale del Governo impegnato a coordinare il non facile e problematico fenomeno migratorio sulle nostre coste, i rappresentanti delle forze dell’ordine e portuali, i sindaci di Agrigento, Franco Miccichè, Porto Empedocle, Ida Carmina e quello di Palma di Montechiaro, Stefano Castelino, che ha dato pronta disponibilità ad accogliere nel cimitero cittadino le salme dei migranti per una degna sepoltura. Sul molo erano presenti l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, l’arciprete di Porto Empedocle, don Leo Argento, il coparroco di Lampedusa, don Fabio Maiorana ed i referenti degli Ufficio diocesani Migrantes e dialogo interreligioso. La comunità islamica è stata rappresentata dall’Iman, Abdelhafid Kheit, presidente comunità islamica di Cicilia e vice presidente dell’unione delle comunità islamiche d’Italia.
Sulla bocca di coloro che sono intervenuti alla commemorazione parole di pietà e compassione ma anche richiami a non abituarsi alla morte in mare di migranti unitamente all’auspicio che fatti del genere non abbiano più a ripetersi nella piena consapevolezza che quella che si è consumata è “la stata cronaca di una morte annunciata” e che il fenomeno non è più una emergenza e che quei morti chiedono ben altre risposte e uno sguardo nuovo al fenomeno che vada nel oltre il mediterraneo ed il Sahara.
Nel mentre, all’inizio di una estate che non è difficile prevedere caldissima dal punto di vista del fenomeno migratorio, nel Mediterrano si consumano scene da “battaglia navale”, come denuncia il video ripreso dall’aereo di Sea Watch dove si vedono i guardacoste libici che hanno tentato di speronare e sparare su un barcone che cerca di sfuggire alla cattura. (vedi) “La riprova – scrive Avvenire – che i confini delle aree Sar (ricerca e soccorso, ndr) vengono utilizzati come pretesto per rinunciare ai soccorsi lasciando che migranti e profughi vengano catturati dalle autorità libiche, oppure intercettati dalla flotta fantasma di pescherecci adoperati da Malta per respingere i migranti senza sporcarsi le mani”. Di “inquietante video” parla Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Onu per i migranti (Oim). I guardacoste libici inseguono “in acque Sar maltesi, quasi speronandoli, i migranti in mare. Questa operazione non può essere certa definita un soccorso”.
La nostra ricca e opulenta Europa, società civile ed istituzioni, all’alba del 30 giugno, ancora una volta è naufragata insieme a queste sette sorelle; con essi naufragano anche le nostre coscienze di uomini e cristiani. Sono tante, troppo le vittime per bollare il fenomeno come emergenziale. Secondo un drammatico conteggio fatto dalla Comunità Sant’Egidio (ovviamente per difetto) sono 43.390 le persone morte, senza contare i dispersi, dal 1990 a oggi, nel Mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo anno: sono infatti 4.080 le persone che, da giugno 2020 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. (Carmelo Petrone - direttore L’Amico del Popolo - Agrigento)
Fondazione Moressa: in aumento il contributo fiscale degli stranieri in Italia
2 Luglio 2021 - Roma - I dati del MEF - Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi 2020 (a.i. 2019) consentono di analizzare il peso della componente immigrata sul totale dei contribuenti del nostro Paese: i contribuenti nati all’estero sono 4,2 milioni, hanno dichiarato 60,2 miliardi di euro di redditi e versato 9,0 miliardi di euro di Irpef. Osservando l’andamento dal 2010 al 2019, si nota un progressivo aumento sia nel numero di contribuenti nati all’estero (+27,2%) che nel volume di redditi dichiarati (+31,5%).
Lo nota la Fondazione Moressa evidenziando che complessivamente, i contribuenti nati all’estero rappresentano il 10,2% del totale, con un’incidenza che oscilla tra il 4,3% nella fascia di reddito più alta e il 15,9% in quella più bassa. Tra i contribuenti nati all’estero, quasi la metà (47,7%) ha dichiarato un reddito annuo inferiore a 10 mila euro. Tra i nati in Italia, in quella classe di reddito si attesta solo il 28,6% dei contribuenti. Molto diversa anche la situazione per i redditi oltre 25 mila euro: appena il 12,1% dei contribuenti nati all’estero si colloca in questa fascia, contro il 31,1% dei nati in Italia.
Oltre la metà dei contribuenti nati all’estero si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Mediamente i contribuenti stranieri rappresentano il 10,2% del totale, ma nelle regioni del Centro-Nord i valori si alzano, raggiungendo il valore massimo in Trentino A.A. (16,3%).
Tuttavia, il differenziale tra redditi tra nati in Italia e nati all’estero rimane piuttosto elevato, fa notare la Fondazione Moressa: mediamente, in Italia, un contribuente nato all’estero ha dichiarato 14.680 euro, quasi 8 mila euro in meno rispetto ad un contribuente italiano. Differenza che sale oltre i 10 mila euro in ben sei regioni. A livello provinciale, l’incidenza dei contribuenti nati all’estero tocca il picco massimo a Prato (23,4%). Tra le grandi città, Milano registra un’incidenza del 14,6%. Nettamente superiori alla media nazionale anche Genova e Firenze.
Mediamente la componente femminile si attesta al 44,5%, con picchi molto più alti tra i paesi dell’Est Europa (Ucraina, Moldavia, Polonia) e dell’America Latina (Perù, Brasile). Mediamente, ciascun contribuente nato all’estero nel 2020 ha dichiarato 14.680 euro e versato Irpef per 3.360. I paesi Ue e dell’Europa occidentale presentano generalmente valori più alti, in linea con i nati in Italia.
Incrociando i dati MEF con quelli degli occupati per ciascuna nazionalità, possiamo stimare un numero di contribuenti stranieri pari a 2,3 milioni. Da qui è possibile calcolare il volume dei redditi dichiarati dai contribuenti stranieri (30,3 miliardi di Euro) e il volume di Irpef versata (4,0 miliardi). La comunità più rappresentata è quella della Romania con oltre 635 mila contribuenti, seguita da Albania (162 mila) e Cina (149 mila).
Dopo il Covid, urgente voltare pagina
2 Luglio 2021 - Loreto - Ho ancora negli orecchi il commento del direttore della Società “Dante Alighieri” di Londra, una vera istituzione questa dell’insegnamento della lingua italiana all’estero. Uomo franco, cordiale, molto laico, abituato ad andare direttamente al cuore delle cose. E delle parole.
"L’essenziale sono i valori che vivete, per questo la gente vi ama ancora.” Lo diceva a noi tre, missionari degli italiani all'estero, passando per caso alla parrocchia, in Brixton Road.
“Non sono i riti o le cerimonie,” precisava “sono i valori oggi di cui la gente è assetata. A cui è sensibile, anche se non sembra. La gente guarda, osserva e si rivela esigente, attenta ai valori in chi ha delle responsabilità, nei leaders”.
È vero, i nostri emigrati trovano alla nostra parrocchia un’accoglienza a tutte le ore, un’empatia che li fa sentire in famiglia e spesso un gesto concreto di solidarietà. Dei valori.
A volte, con loro il discorso cade sulla nostra Italia, vista da fuori.... le parole allora si fanno preoccupate. Sentono che non vi trovano più quei valori che avevano conosciuto una volta. Sembrava - prima di questa pandemia - che il “fare il proprio interesse” fosse l’idolo a cui tutto oggi si sacrifica. Da qui la fragilizzazione della situazione dei giovani, del loro affannoso arrivo all’estero, della precarizzazione di tutta una società…
Fare i propri interessi sembrava fosse diventato quasi un paradigma con i suoi eroi negativi. Pareva che tutto quello che si toccasse – come il re Mida per il quale tutto diventava oro – si trasformasse per noi più banalmente in merce, le persone dei clienti reali o potenziali. Tutto si compra, tutto si vende. La pubblicità in TV vi blocca in un dibattito perfino la parola in bocca, perchè ne ha la priorità. Anche per avere un figlio in più, come una merce, si sente esclamare: “No, ci costa troppo!”
I nostri grandi valori di unità, di condivisione, di solidarietà o semplicemente di fiducia e di coraggio nell’avvenire – che i nostri emigranti hanno vissuto come un vero motore nella loro avventura – sembrano essersi sciolti, come neve al sole.
Sembra venuta meno la compassione per il mondo, per le tragedie dei popoli nostri vicini di casa. Il senso dell’altro. La sfida di un avvenire per tutti, da costruire a più mani.
E ritornano in mente indimenticate parole di Chiara Lubich ai sindaci: “La scelta dell’impegno politico è un atto d’amore: con esso il politico risponde ad un’autentica vocazione, ad una chiamata personale. Egli vuol dare risposta ad un bisogno sociale, ad un problema della sua città, alle sofferenze del suo popolo, alle esigenze del suo tempo”.
Scendere in politica da noi sembra quasi scendere in guerra. E i leaders dei capi-popolo, dai toni infuocati, sempre pronti a incendiare gli animi. O a dichiarare guerra agli uomini, che il Dio di Abramo conduce ancora oggi per mano, i migranti. Sapendo che un migrante cerca sempre, in fondo, due realtà vitali ed essenziali per ogni essere umano: il pane e la dignità. E fugge - moltissime volte tra pericoli impensabili - da una terra, dove per lui è impossibile vivere.
Dovremmo, invece, aiutarlo a vivere in un mondo sconosciuto, complesso, duro a volte per lui quale è il nostro. E dovremmo semmai scendere in guerra con realtà patologiche vere, croniche, mali antichi, che corrodono l’anima stessa della nostra bella Italia e che perfino all’estero vi sanno enumerare con sorprendente lucidità! Con la logica perversa dell’esclusione, purtroppo, non si salva il mondo. Nè lo si cambia. Ma lo si stravolge, rendendolo invivibile.
È ora, finalmente, dopo la stagione amara del Covid, ritornare ai nostri valori perduti, al bene comune. Sarà il cammino verso quella terra promessa da Dio, che porta il nome di solidarietà. Di fratellanza. A cominciare dagli ultimi. Vera sfida che ci attende domani, per vivere. P. Renato Zilio – Migrante Marche)
Bologna: una Messa africana in Cattedrale con il card. Zuppi
2 Luglio 2021 - Bologna – Sarà la prima volta che nella Cattedrale di Bologna si celebrerà una Messa africana secondo le peculiarità del Rito congolese (zairese). La celebrazione è prevista domenica 4 luglio e sarà presieduta dal card. Matteo Zuppi e trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube di 12Porte e sul sito www.chiesadibologna.it. Questa celebrazione che in primis coinvolge la comunità africana residente in Emilia Romagna – si legge sul settimanale della diocesi “BolognaSette” – si rivolge anche a tutta le comunità cattoliche presenti sul territorio. Fa seguito alla Messa di rito congolese celebrata da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro il 1 dicembre 2019. Allo stesso tempo segue l’invito del Papa in quella occasione: «Il rito zairese del Messale Romano è ritenuto come esempio di inculturazione liturgica. Esso porterà il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato». Il «Missel Romain pour les diocèses du Zaïre» è stato approvato – scrive il giornale – dalla Sacra Congregazione per il Culto nel1988. Finora è l’unico rito inculturato della Chiesa latina approvato dopo il Concilio vaticano II.
Vangelo Migrante: XIV domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Mc 6,1-6)
1 Luglio 2021 - Dapprima la gente rimaneva ad ascoltare Gesù stupita. Poi lo stupore si tramuta in scandalo. Perché? Probabilmente perché Gesù è un inedito: è uno che è venuto a portare un ‘insegnamento nuovo’, a mettere la persona prima della legge, a capovolgere la logica del sacrificio, sacrificando sé stesso. Chi è omologato alla vecchia religione evidentemente non si riconosce nel profeta perché non riconosce quel Dio che viene annunciato: un Dio che fa grazia a tutti, nessuno escluso, che sparge misericordia senza condizioni e fa nuove tutte le cose. La gente di casa, del villaggio, della patria, forse, è un po' come noi che amiamo andare in cerca di conferme a ciò che già pensiamo e ci nutriamo di ripetizioni e schemi, incapaci di pensare in altra luce.
Gesù non parla come uno dei maestri d’Israele, con il loro linguaggio alto, ‘religioso’, ma adopera parole e immagini di tutti i giorni, quelle che tutti possono capire: un germoglio, un grano di senape, un fico a primavera diventano personaggi di una rivelazione.
E allora, dov’è il sublime? Dov’è la grandezza e la gloria dell’Altissimo? Ci scandalizzano, forse, l’umanità di Dio e la sua prossimità? La buona notizia del Vangelo è proprio questa: Dio si incarna, entra dentro l’ordinarietà di ogni vita, abbraccia l’imperfezione del mondo, che per noi non è sempre comprensibile, ma per Dio è sempre abbracciabile.
“Nemo propheta in patria!”, esclama Gesù. Evidentemente non è facile accettare che un figlio di carpentiere, pretenda di parlare da profeta, così come sembra inammissibile che uno che sbarca dalla riva del Mediterraneo opposta alla nostra, sia egli stesso una profezia.
Ma è proprio questa l’incarnazione perenne di uno Spirito ‘che non sai da dove viene e dove va’ ma riempie le vecchie forme e passa oltre. (p. Gaetano Saracino)
Viminale: da inizio anno sbarcate 20.595 persone migranti sulle coste italiane
1 Luglio 2021 - Roma - Sono 20.595 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 3.332 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.962, 14%), Costa d’Avorio (1.618, 8%), Egitto (1.553, 8%), Eritrea (1.195, 6%), Sudan (1.153, 6%), Guinea (1.065, 5%), Marocco (924, 4%), Iran (821, 4%), Mali (661, 3%) a cui si aggiungono 5.311 persone (26%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
Rifugiati: una nuova donazione di papa Francesco per il campo di Lipa
1 Luglio 2021 - Roma - Con una donazione personale, Papa Francesco ha deciso di sostenere la realizzazione di 2 sale polifunzionali e sale da pranzo per famiglie e minori accolti nel campo permanente di Lipa, attualmente in costruzione. Oggi, 1° luglio, alla presenza del nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina, mons. Luigi Pezzuto, la cerimonia della posa della prima pietra. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa cattolica Kta, alla realizzazione e alla gestione dei nuovi ambienti contribuiranno anche la Caritas diocesana di Banja Luka, quella Ambrosiana e l’ong delle Acli, Ipsia. Attraverso la nunziatura a Sarajevo il Papa ha voluto esprimere “la sua vicinanza e cura per le condizioni dei campi nella zona di Lipa, luogo abbastanza isolato e ancora privo di alcuni servizi infrastrutturali di base, soprattutto per i minori e le famiglie”, ha spiegato il nunzio. “La donazione del Santo Padre – ha aggiunto – rappresenta un importante contributo per rendere il nuovo campo permanente di Lipa un luogo più umano e ospitale. Questo sostegno rappresenta la seconda donazione di Papa Francesco a favore dei migranti che si spostano lungo la Bosnia Erzegovina e segue la prima donazione dello scorso ottobre che ha permesso la creazione di due ‘Angoli sociali’ nei campi profughi di Usivak e Sedra”.
Migrantes Messina: il pellegrinaggio giubilare dei migranti
1 Luglio 2021 - Messina - Si svolgerà domenica 4 luglio, in occasione dell’Anno Santo Jacobeo, il pellegrinaggio delle Comunità etniche cattoliche della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. L’Ufficio diocesano Migrantes ha raccolto con “gratitudine ed entusiasmo” l’invito di monsignor Francesco La Camera, parroco della parrocchia di “S. Maria Incoronata” in Camaro Superiore: “un segno di comunione nei confronti dei migranti cattolici che fanno parte a pieno titolo della comunità diocesana e che sentono il desiderio di diventare protagonisti di una piena integrazione ecclesiale”.
I volontari dell’Ufficio Migrantes e le Suore Missionarie Scalabriniane, assieme alla Cappellania filippina, guidata da p. Ric Duque, e alla Cappellania srilankese, guidata da p. Phillip Perera, hanno preparato, nella condivisione, la partecipazione all’evento per vivere il “dono della grazia giubilare ed ottenere l’indulgenza plenaria”.
Migrantes: mons. Cantisani ha accompagnato la nascita e i primi anni di vita della Fondazione Migrantes con passione e intelligenza
1 Luglio 2021 - Roma - L'Arcivescovo mons. Antonio Cantisani, morto questa mattina a Catanzaro ha "accompagnato la nascita e i primi anni di vita della Fondazione Migrantes con passione e intelligenza per oltre un decennio". Lo afferma oggi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes ricordando la sua figura. Anche al termine del suo mandato mons. Cantisani - aggiunge il presule - ha "continuato a seguire la vita e l'azione pastorale della Migrantes con suggerimenti e interventi, aiutando l'episcopato italiano ad aprirsi al nuovo tema dell'immigrazione. I suoi testi dedicati alla pastorale delle migrazioni rimangono ancora importanti per costruire nelle nostre comunità cristiane e nella vita sociale una 'cultura dell'incontro'". Nato il 2 novembre 1926 a Lauria (Potenza), già Diocesi di Policastro Bussentino, ora di Tursi-Lagonegro, mons Cantisani è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1949. Eletto arcivescovo di Rossano il 18 novembre 1971, riceve l'Ordinazione Episcopale a Sapri il 27 dicembre 1971 ed entra in diocesi il 16 gennaio 1972. Dal 7 aprile 1979 Vescovo di Cariati (unita in pari data "aeque principaliter" all'Arcidiocesi di Rossano). Nel 1980 viene chiamato alla guida della diocesi di Catanzaro e Vescovo di Squillace. Inizia il ministero episcopale: a Catanzaro il 20 settembre 1980, nella Diocesi di Squillace il 27 settembre 1980. Dal 30 settembre 1986 Arcivescovo di Catanzaro-Squillace.
Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e il Turismo (CEMIT) - Triennio 1982/85Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni per il quinquennio 1985-1990. Dal 1987 è anche Presidente della Fondazione Migrantes . Il 5 giugno 1990 è stato confermato dal Consiglio Permanente della C.E.I. Presidente della suddetta Commissione per un altro quinquennio, fino al 1995.
Migrantes: è morto l’arcivescovo mons. Cantisani
1 Luglio 2021 - Roma - È morto questa mattina a Catanzaro l’arcivescovo Antonio Cantisani, già Presidente della Commissione Ecclesiale per le Migrazioni dal 1985 al 1995 e primo Presidente della Fondazione Migrantes sin dall’inizio nel 1987 e fino al 1995.
Ne ha dato notizia l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone: «’Il re dell'universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna’, ricordano le Sacre Scritture (2Mac 7,9). Tenendo a mente questo monito, tutti ricordiamo, del Vescovo Antonio, il tratto signorile e affabile, l’amore per Dio e per la Chiesa particolare, la devozione e l’affetto nei confronti di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, di cui ha tradotto l’opera ascetica del Commento ai Salmi (l’unica completa di tutta l’epoca tardo-antica), rilanciandone anche il profilo ascetico e spirituale, anche in virtù della forza, delle capacità e delle conoscenze che a lui provenivano dalla sua solida formazione classica», si legge in una nota della diocesi calabrese.
Mons. Cantisani è stato il primo Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni, eletto durante la XXV assemblea generale della CEI che ha deciso di instituire la nuova Commissione in sostituzione della Commissione Episcopale per le Migrazioni e il Turismo. In quell’assemblea il presule, come riferisce “Migranti-Press” (allora agenzia stampa), la necessità di «mandare sacerdoti anche in quel particolare settore che è l’emigrazione». I vescovi – aggiungeva - «ci chiedono sacerdoti perché aiutino i nostri emigrati a crescere nella fede ad inserirsi nella Chiesa di arrivo con la loro originale identità». Mons. Cantisani aggiungeva che quando si «danno sacerdoti o altri operatori pastorali ad un’altra Chiesa per questo specifico settore dell’emigrazione, si aiuta la Chiesa particolare di accoglienza ad essere autenticamente Chiesa: una Chiesa la cui unità si arricchisce della diversità, una Chiesa in cui l’unico Dio può essere lodato in ogni lingua e in ogni cultura; una Chiesa che – già al suo sol esistere – è più chiaro segno e fermento di pace tra i popoli».
La Fondazione Migrantes è vicina ai familiari di mons. Cantisani e alla diocesi di Catanzaro-Squillace – che ha guidato dal 1980 al 2003- e ricorda il suo impegno profuso a fianco dei migranti e degli emigrati italiani all’estero. La Migrantes lo ricorderà sempre per questo suo impegno sapendo di poter contare sempre sul suo sguardo paterno.
I funerali saranno celebrati domani pomeriggio, 2 luglio 2021, nella Basilica dell’Immacolata. (Raffaele Iaria)