Primo Piano

La domenica del Papa: la guarigione del cuore comincia dall’ascolto

6 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Effatà, apriti. Gesù ha lasciato Tiro e si trova a Sidone, territorio della Decàpoli, “verso il mare di Galilea”, luogo abitato da pagani. Il Vangelo di questa domenica si apre con questa breve introduzione di carattere geografico; in questo modo Marco ci dice che siamo ancora in un territorio di non credenti, e anche l’uomo, un sordomuto, che viene portato al Papa per chiederne la guarigione, è, con molta probabilità, un pagano. Un uomo gravemente colpito nella sua dimensione comunicativa, incapace, cioè, di ascoltare e di parlare. Menomazione fisica, che ha anche una “particolare valenza simbolica”, immagine, forse, del non credente incapace di ascoltare la Parola e nell’impossibilità di portarla agli altri. Commentando il brano del Vangelo, papa Francesco, affacciandosi in piazza San Pietro, per il consueto appuntamento domenicale della preghiera mariana, ricorda che c’è una “sordità interiore”, la “sordità del cuore”, che è ancora più grave di quella fisica, che, dice il Papa, “oggi possiamo chiedere a Gesù di toccare e risanare”. Benedetto XVI utilizzava l’immagine del deserto, e diceva che il deserto più profondo “è il cuore umano, quando perde la capacità di ascoltare, di parlare, di comunicare con Dio e con gli altri. Si diventa allora ciechi perché incapaci di vedere la realtà; si chiudono gli orecchi per non ascoltare il grido di chi implora aiuto; si indurisce il cuore nell’indifferenza e nell’egoismo”. Ecco la parola straordinaria che cambia la storia: effatà, cioè apriti. “Tutti abbiamo gli orecchi, ma tante volte non riusciamo ad ascoltare. Perché?”, si chiede il Papa. È “quella sordità interiore”, cioè “la sordità del cuore”. Siamo presi “dalla fretta, da mille cose da dire e da fare, non troviamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ci parla. Rischiamo di diventare impermeabili a tutto e di non dare spazio a chi ha bisogno di ascolto: penso ai figli, ai giovani, agli anziani, a molti che non hanno tanto bisogno di parole e di prediche, ma di ascolto”. Per questo, afferma ancora Francesco, Gesù ha sì toccato la lingua del sordomuto, ma prima ha toccato gli orecchi. Di qui la domanda che rivolge ai presenti, domanda “per tutti noi, ma in modo speciale per i preti, per i sacerdoti: “come va il mio ascolto? Mi lascio toccare dalla vita della gente, so dedicare tempo a chi mi sta vicino per ascoltare?”. Prima “ascoltare, poi rispondere”, cioè praticare l’apostolato dell’orecchio, come ha affermato più volte Francesco. Quindi rivolgendosi ai preti il Papa dice: “il sacerdote deve ascoltare la gente, non andare di fretta, ascoltare, e vedere come può aiutare, ma dopo avere sentito”. Poi guarda alla vita in famiglia, e dice: “quante volte si parla senza prima ascoltare, ripetendo i propri ritornelli sempre uguali! Incapaci di ascolto, diciamo sempre le solite cose, o non lasciamo che l’altro finisca di parlare, di esprimersi, e noi lo interrompiamo. La rinascita di un dialogo, spesso, passa non dalle parole, ma dal silenzio, dal non impuntarsi, dal ricominciare con pazienza ad ascoltare l’altro, ascoltare le sue fatiche, quello che porta dentro. La guarigione del cuore comincia dall’ascolto. Ascoltare”. Così il Signore: “facciamo bene a inondarlo di richieste, ma faremmo meglio a porci anzitutto in suo ascolto”, dice Francesco. D’altra parte, è lo stesso Gesù che mette in primo piano l’ascolto, e quando “gli domandano qual è il primo comandamento risponde: ascolta, Israele”. Poi aggiunge: “amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore […] e il prossimo come te stesso”. Ma prima c’è l’ascolto. Così Francesco dice: “ci ricordiamo di metterci in ascolto del Signore? Siamo cristiani ma magari, tra le migliaia di parole che sentiamo ogni giorno, non troviamo qualche secondo per far risuonare in noi poche parole del Vangelo. Gesù è la Parola: se non ci fermiamo ad ascoltarlo, passa oltre”. Angelus nel quale il Papa rivolge il suo pensiero all’Afghanistan, prega per i più vulnerabili, per gli sfollati “abbiano l’assistenza e la processione necessarie”, e chiede per tutti gli afghani dignità, pace e fraternità con i vicini. Poi ricorda il viaggio, domenica prossima, in Ungheria e dice: possa “l'Europa a testimoniare non solo con le parole ma con i fatti e opere d'accoglienza il buon annuncio del Signore che ci ama e ci salva”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Papa Francesco: accogliere quanti cercano una nuova vita

6 Settembre 2021 - Città del Vaticano - “Molti Paesi” aprano le porte a “quanti cercano una nuova vita”, offrendo loro “accoglienza e protezione”. Papa Francesco ieri, dopo la preghiera mariana dell’Angelus, ha parlato della situazione dell’Afghanistan e ha rivolto un appello all’accoglienza di quanti fuggono dal quel Paese. “In questi momenti concitati che vedono gli afghani cercare rifugio – ha detto il Papa - prego per i più vulnerabili tra loro. Prego che molti Paesi accolgano e proteggano quanti cercano una nuova vita. Prego anche per gli sfollati interni, affinché abbiano l’assistenza e la protezione necessarie”. Papa Francesco auspica che i giovani afghani possano “ricevere l’istruzione, bene essenziale per lo sviluppo umano” e tutti gli afghani, “sia in patria, sia in transito, sia nei Paesi di accoglienza, vivere con dignità, in pace e fraternità coi loro vicini”. L’appello del Papa arriva a pochi giorni dal suo viaggio che da domenica prossima lo porterà prima a Budapest (dove, in un'intervista, ha detto che "non sa" se incontrerà il premier Viktor Orban, tra i portabandiera delle chiusure dei confini agli immigrati) e poi in Slovacchia: quindi, come lui stesso afferma, "nel cuore dell'Europa". (R.Iaria)

Germania: 3,6 milioni di cattolici di origine straniera

3 Settembre 2021 - Francoforte - La Conferenza Episcopale Tedesca  ha pubblicato, nei giorni scorsi, il fascicolo sui dati 2020/2021 della Chiesa locale. A pagina 43 si parla delle Comunità d’altra madre lingua. Secondo questo breve resoconto, al momento ci sono in Germania 3,6 milioni di cattolici con almeno una cittadinanza straniera, il 15,8% della chiesa cattolica tedesca. Provengono da circa 200 paesi e in genere parlano una lingua diversa dal tedesco. Per la loro assistenza pastorale le diocesi hanno eretto circa 450 Comunità d’altra madre lingua, suddivise in 35 gruppi linguistici, in cui operano circa 500 sacerdoti, tra diocesani e religiosi. I gruppi maggiori sono i polacchi, gli italiani, i croati, gli spagnoli ed i portoghesi. La pagina è corredata dalla foto dell’altare del “Pane di San Giuseppe” che annualmente viene fatto nella Missione Cattolica Italiana di  Gross-Gerau. La pagina sul Cammino Sinodale dedica la foto a Isabella Vergata, la rappresentante delle Comunità d’altra madre lingua nel Synodaler Weg. 

Sassari: accoglienza dei profughi afghani

3 Settembre 2021 -

Sassari - Stremati ma felici di essere arrivati a destinazione. E' questo lo stato d'animo dei profughi afghani che sono arrivati a Sassari  dopo lunghe e faticose ore di viaggio. Visibilmente disorientati, sono stati accolti nella Casa delle Figlie della Carità di via Solari, opportunamente preparata per ospitare gruppi di famiglie e singole persone. Nel gruppo di 26 persone la maggior parte sono donne, due delle quali in stato di gravidanza avanzato. Una decina i minori di cui due molto piccoli e alcuni adolescenti. Il sorriso di suor Andreana e delle altre suore della comunità ha contribuito a trasmettere serenità in questa prima fase, che si baserà nell'assicurare ai rifugiati un'accoglienza in una dimensione domestica e familiare. All'arrivo la cena è stata preparata da una mamma siriana, arrivata a Sassari dal Libano un anno e mezzo fa insieme al marito e ai suoi tre figli, attraverso i corridoi umanitari. Sarà lei a occuparsi della cucina in questi primi giorni.

Per garantire un'effettiva accoglienza, la Diocesi di Sassari si avvarrà dell’ausilio di mediatori linguistici. Soltanto pochi conoscono l’inglese mentre uno di loro parla qualche parola di italiano. In questi primi giorni, osservando e conoscendo le singole situazioni, si imposterà l’organizzazione più adeguata per rendere il più sereno possibile il loro soggiorno e predisporre il percorso di inserimento secondo appositi accordi con gli enti preposti. I diversi servizi verranno assicurati dall’Accademia Casa di popoli, culture e religioni.

Mci Germania e Scandinavia: è morto don Fausto Quai

3 Settembre 2021 - Francoforte - E’ morto, nei giorni scorsi, all’età di 81 anni, sua casa a Susans di Majano, in provincia di Udine , don Fausto Quai, all’età di 81 anni. Per anni sacerdote impegnato nelle Missioni cattoliche Italiane in Germania. Don Quai era nato nel 1940 a Susans, frazione di Maiano, ed era stato ordinato sacerdote nel giugno del 1966 a Udine dal vescovo, mons. Giuseppe Zaffonato. Dopo alcune esperienze pastorali in diocesi nel 1977 è stato inviato come sacerdote per gli italiani in Germania. Qui è rimasto per 27 anni, operando a Rastatt (nel Baden-Württemberg, diocesi di Freiburg) a Saarbrücken e Saarlouis (nel Saarland, diocesi di Trier), a Biberach (diocesi di Rottenburg-Stuttgart) e infine sempre in questa diocesi a Ravensburg, nel sud della Germania. E’ rientrato nella sua diocesi di origine nel 2005 dove ha assunto nuovi compiti pastorali, aiutando brevemente prima a Majano e poi a Lignano, e diventando parroco di Trasaghis nel 2006, dove era attualmente sempre molto attivo. “Qui in Germania lo ricordiamo ancora con tanto affetto e riconoscenza, per la sua bontà e la sua cultura, per il suo grande impegno pastorale ma anche per la sua spiccata attenzione ai problemi sociali, la sua dedizione ai più bisognosi”, dice il delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli. Il funerale, presieduto dall’arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato, si è celebrato nella chiesa di Trasaghis. La salma è stata tumulata nel cimitero di Susans. “Siamo vicini con le nostre condoglianze e la preghiera ai familiari ed alla diocesi. Grati per tutto il bene seminato in Germania”, conclude p. Bassanelli. Alla famiglia di don Fausto e alla diocesi di Udine la vicinanza e la preghiera della Fondazione Migrantes.

Corte di Giustizia Ue: assegni di maternità a stranieri con permesso

3 Settembre 2021 - Bruxelles - L'Inps dovrà versare l’assegno di natalità e di maternità anche ai cittadini di Paesi terzi titolari di permesso unico a prescindere dalla durata della loro permanenza in Italia. È il verdetto della Corte di giustizia Ue, in risposta a una richiesta della Corte costituzionale. Al centro il caso di vari cittadini terzi titolari di permesso unico di soggiorno e lavoro, basato sulla direttiva Ue 2011/98. A loro l’Inps aveva rifiutato il versamento degli assegni, spiegando che le persone in questione non possedevano i requisiti necessari previsti dalla legge 190/2014 e dal decreto 151/2001, e cioè essere titolari di uno status di soggiornanti di lungo periodo (almeno cinque anni). La questione è arrivata nelle aule giudiziarie, finché la Corte suprema di cassazione l’ha sottoposta alla Corte costituzionale. La Consulta, a quel punto, a sua volta si è rivolta alla Corte Ue ritenendo che il divieto di discriminazioni arbitrarie e la tutela della maternità e dell’infanzia (garantite dalla Costituzione italiana), debbano essere interpretati alla luce del diritto comunitario. La risposta dei giudici europei è arrivata: il requisito della residenza di lunga durata viola il diritto Ue. Anzitutto, l’Italia ha rinunciato alla facoltà prevista dalla direttiva di limitare la parità di trattamento dei cittadini terzi. E, si legge in un comunicato della Corte, «l’assegno di natalità e l’assegno di maternità rientrano nei settori della sicurezza sociale per i quali i cittadini di Paesi terzi beneficiano del diritto alla parità di trattamento previsto da detta direttiva». Del resto, dicono ancora i giudici Ue, l’assegno di natalità «viene concesso automaticamente ai nuclei familiari che rispondono a determinati criteri oggettivi definiti ex lege, prescindendo da ogni valutazione individuale e discrezionale delle esigenze personali del richiedente». E per la concessione di quello di maternità si guarda solo all’assenza di altre indennità di maternità (ad esempio del datore di lavoro) e alla situazione economica della madre, «senza – sottolinea ancora la Corte – che l’autorità competente possa tener conto di altre circostanze personali». Questo, insomma, deve valere anche i per i cittadini terzi. Quale sarà l’impatto finanziario e pratico, a questo punto, resta ancora tutto da vedere. (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)

Le Chiese europee su Afghanistan: “Dare prova di umanità”

3 Settembre 2021 -  Bruxelles - «È tempo di dare prova di umanità di fronte alla crudeltà vissuta dagli afghani, di dimostrare che i valori dell’Ue non sono una vuota retorica ma sono principi guida pratici che portano ad azioni basate su norme etiche, al di là delle mere considerazioni politiche o economiche». È l’appello lanciato da Christian Krieger, presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek), e dal cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea (Comece). «Invitiamo tutte le parti – scrivono Krieger e Hollerich nella dichiarazione diffusa dal Sir – a lavorare incessantemente per la pace attraverso il dialogo e il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani fondamentali di tutti. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché protegga le persone bersaglio dell’oppressione e le cui vite sono a rischio, come attivisti della società civile, difensori dei diritti umani, giornalisti, artisti e membri di minoranze etniche e sessuali, nonché cristiani e altre comunità religiose». Comece e Kek – preoccupati per il considerevole afflusso di profughi afghani nei Paesi vicini – chiedono, in particolare, all’Unione Europea di contribuire alla creazione di corridoi umanitari, trasferimento e altri passaggi sicuri, per portare i rifugiati in luoghi sicuri. «Incoraggiamo inoltre – si legge nel messaggio – gli Stati membri dell’Ue a garantire sicurezza di residenza agli afghani già presenti nell’Ue e a fermare ogni espulsione verso l’Afghanistan»

Vangelo Migrante: XXIII domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Mc 7,31-37)

2 Settembre 2021 - Per la sua predicazione Gesù sceglie un itinerario che congiunge città e territori estranei alla tradizione religiosa di Israele; percorre le frontiere della Galilea, alla ricerca di quella dimensione dell’umano che ci accomuna tutti e che viene prima di ogni divisione culturale, religiosa, razziale. È qui che gli portano un sordomuto. Un uomo imprigionato nel silenzio ma ‘portato’ da una piccola comunità di persone che gli vogliono bene, presso quel maestro straniero, per il quale ogni terra straniera è patria. E lo pregano di imporgli la mano. Ma Gesù fa molto di più: non gli basta imporre le mani in un gesto ieratico, vuole mostrare l’umanità e l’eccedenza, la sovrabbondanza della risposta di Dio. Lo prende in disparte, lontano dalla folla: occhi negli occhi. Inizia a comunicare così. Pone le dita sugli orecchi del sordo. Secondo momento della comunicazione: il tocco delle dita e delle mani parlano senza parole. Poi con la saliva tocca la sua lingua. Gesto intimo, coinvolgente, come a dire: “ti do qualcosa di mio, il respiro e la parola, simboli dello Spirito”. Gesù non disdegna i contatti, perché la salvezza passa attraverso i corpi, non è ad essi estranea, né li rifugge come luogo del male. E, guardando quindi verso il cielo, emette un sospiro e gli dice: “Effatà”, cioè: Apriti! In aramaico, nel dialetto di casa, nella lingua del cuore, quasi soffiando l’alito della creazione: “Apriti, come si apre una porta ad un forestiero! Apriti dalle tue chiusure, libera la bellezza e le potenzialità che sono in te. Apriti agli altri e a Dio, anche con le tue ferite’. Le ferite possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali far passare la luce. E subito gli si aprono gli orecchi, si scioglie il nodo della sua lingua e colui che era sordomuto, parla correttamente. Una sequenza eloquente: prima gli orecchi; perché sa parlare solo chi sa ascoltare. Gesù non guarisce perché ci si metta al suo seguito; guarisce per creare uomini liberi. “Gloria di Dio è l’uomo vivente”. Sì, proprio l’uomo che torna a pienezza di vita. (p. Gaetano Saracino)          

Il circo Rolando Orfei a Bergamo.

2 Settembre 2021 - Bergamo - A pochi passi dall’aeroporto di Bergamo sosta in questo giorni il Circo Rolando Orfei della famiglia Coda Prin. L’occasione della tappa bergamasca è la festa di Sant’Alessandro, patrono della diocesi e della città di Bergamo. Nelle scuderie si trovano cavalli, cavallini poni, capre girgentane, animali da cortile. Non mancano animali esotici, come lama, zebre, dromedari, un bisonte africano, sei leoni e una elefantessa, gioia e allegria dei bambini e adulti che da domenica 29 agosto, giorno del debutto, partecipano agli spettacoli. Sulla pista del Circo Orfei, si esibiscono: giocolieri, clown, contorsionisti e altri numeri della scuola circense italiana. “Uno spettacolo giovane - afferma Athos Adami- preparato con abilità, pazienza e maestria nei mesi di look down. Siamo certi che la città di Bergamo saprà ricompensare le nostre fatiche ed esserci vicini in questo momento di ripartenza”. Davide, il responsabile delle scuderie è molto attento alla salute di Andra, l’elefantessa da qualche giorno è indisposta. “Io e Andra siamo cresciuti insieme - afferma Davide- e vederla soffrire è una angoscia anche per me. In questi giorni ho passato notti intere accanto a lei. Ora sta meglio, non si esibisce in pista, la lasciamo riposare ancora un po’; anche perché sta seguendo ancora la terapia che il veterinario le ha prescritto”. Sotto lo chapiteau, Francesca Rossetti Busa ricorda i tristi gironi del look down, quando il Circo si trovava in tournée nella città di Rieti. “Il Covid è entrato anche nella mia carovana e si è portato via mio marito –ricorda con tristezza Francesca-. Ho ancora impresso il suo volto quando salendo in autoambulanza ci siamo salutati per l’ultima volta. Non potrò mai ringraziare abbastanza il vescovo di Rieti ( mons. Domenico Pompili, ndr) e suor Luisella, che insieme alla Fondazione Migrantes ci sono sempre stati vicini”. Francesca e Athos ringraziano suor Lucia Mazzoleni, incaricata diocesana Migrantes del settore fieranti e circensi, che tra le carovane è di famiglia. Lo spirito di ripartenza delle famiglie del Circo Rolando Orfei è ottimo, ora si spera che il futuro sia di auspicio per una buona riuscita del loro nuovo spettacolo. (M.D.T.)      

Migrantes e Caritas Benevento: domani giornata di preghiera e digiuno per Haiti e Afghanistan

2 Settembre 2021 - Benevento - Una giornata di preghiera e di digiuno per l'Afghanistan e Haiti. La promuivino per domani gli uffici  Migrantes, Caritas e Pastorale Giovanile della diocesi di Benevento.  Un momento di preghiera comunitario si terrà domani sera a San Bartolomeo alle 20,00. I tre uffici evidenziano che la presidenza della CEI "condivide l’angoscia per la gravissima crisi umanitaria" dell'Afghanistan: "le notizie che giungono sono davvero allarmanti. E come sempre avviene in queste situazioni, a pagare il prezzo più alto sono i più deboli: gli anziani, le donne e i bambini. Da qui l’appello all’Italia e alle Istituzioni europee a fare il possibile per promuovere corridoi sanitari e umanitari", si legge in una nota nella quale si ricorda anche il dramma che sta vivendo Haiti dopo il terremoto del 14 agosto, di magnitudo 7.2, che ha devastato il Paese ed ha già provocato circa 2.200 vittime. Ma potrebbero essere ancora di più, visto che i dispersi sono centinaia. "Le condizioni degli abitanti, già precarie, sono peggiorate dopo l’arrivo della tempesta tropicale Grace, che - si sottolinea - ha rallentato i soccorsi, travolgendo le tende allestite in tutta fretta per chi è rimasto senza casa".Per domani ogni parrocchia può organizzare un’ora di Adorazione Eucaristica meditando le stazioni della Via Crucis ed il Santo Rosario. (R.I.)  

Migrantes Bergamo: Messa al Luna Park in occasione della festa di sant’Alessandro

2 Settembre 2021 - Bergamo - La pista dell’autoscontro del Luna Park della città di Bergamo è diventata una vera cattedrale. Nella mattinata di ieri, mercoledì 1 settembre, il direttore diocesano Migrantes di Bergamo, don Sergio Gamberoni, ha presieduto la S. Messa per le famiglie dei lunaparkisti che sostano in città per la storica fiera di Sant’Alessandro, patrono della diocesi e della “città dei mille”. Prova molta felicità don Sergio nel celebrare l’Eucarestia al Luna Park insieme alle tante famiglie che hanno da sempre un legame strettissimo con Bergamo. “Infatti – afferma - è da generazioni che i lunaparchisti piantano le loro attrazioni per la gioia dei bambini, ma anche degli adulti”. Giorni impegnativi per don Sergio e per suor Lucia Mazzoleni, Orsolina di Gandino, responsabile diocesana del settore fieranti e circensi. Da giorni stanno visitando le carovane per salutare le famiglie e portare la benedizione del Signore. Suor Lucia confida che “…salire sulle carovane e vedere le famiglie che ci attendono per stare insieme con loro è una grande gioia. Rivedo i volti di tanti fratelli con i quali abbiamo vissuto, anche se lontani, i lunghi mesi di lookdown per Covid-19 e con i quali abbiamo mantenuto sempre buoni contatti”. All’Eucaristica hanno concelebrato il parroco di Celedina, la Parrocchia del luogo, don Davide Galbiati, i cappellani etnici e don Mirko Dalla Torre, incaricato Triveneto della pastorale del Circo e del Luna Park, che ha portato il saluto della Fondazione Migrantes e del direttore don Gianni De Robertis.

Mons. Palumbo: “l’altro non lo posso sentire come altro da me, ma parte di me”.

 

2 Settembre 2021 - Vastogirardi - “Siamo esortati in questa giornata del creato a riflettere sulla transizione ecologica e raccogliendo l’invito di San Paolo nella lettera ai Romani ‘camminare nella vita nuova dello spirito’ noi fondiamo tutto sulla Resurrezione del Signore, rafforziamo la nostra fede nella Resurrezione del Signore”. Lo ha detto ieri il vescovo  di Trivento, mons. Claudio Palumbo, per la 16° Giornata per la custodia del creato che si è svolta in diocesi nella Riserva Naturale di Montedimezzo, nel Comune di Vastogirardi (Is). Una Riserva MAB (Man and Biosphere), immersa tra i boschi dell’Alto Molise che l’Unesco dal 1977 ha inserito in un programma scientifico sull’uomo e la biosfera. Il presule  ha sottolineato che “rafforzando questa nostra fede in Gesù risorto alimentiamo in noi la speranza e abbiamo quella luce necessaria per poter capire bene di quale transizione debba trattarsi”. Per mons. Palumbo  questo passaggio (transizione) ci deve traghettare da quella mentalità fatta di “esclusivismo e consumismo” ad una visione “dove tutti ci riscopriamo fratelli”. “In questo senso - continua - quando il Santo Padre parla di una ecologia integrale della Laudato sì, dove per integralità al centro c’è la persona umana è chiaro che i problemi dei fratelli, come esseri umani, come chi è in Afghanistan, ad Haiti o sono in altre parti del mondo”. Pensando a quante altre criticità ci sono nel mondo ma non vengono raccontate perché dice “poi l’informazione ci dirotta soltanto solo su alcuni aspetti, su alcuni luoghi, su alcuni drammi” ma ribadisce “ecco io in questa dimensione inclusiva, l’altro non lo posso sentire come altro da me, ma lo devo sentire come parte di me”. Ognuno non deve pensare solo a se stesso ma al bene di tutti “ … e con il mio peccato – conclude - sia esso piccolo sia esso grande, io alimento il potenziale distruttivo di negatività che è male e fa male, in questo senso c’è una mia responsabilità al male altrui, invece devo lavorare per una responsabilità al bene di tutti”. Nella Resurrezione di Cristo ci viene la fede “ed è lì che noi vediamo effettivamente la fioritura, la pienezza ecco dell’essere umano e di ogni cosa”.

Migrantes Torino: al via il Festival dell’accoglienza

2 Settembre 2021 - Migrantes Torino: al via il festival per raccontare l’accoglienza   Torino - Due mesi e quaranta appuntamenti per centrare l’attenzione sull’accoglienza: è l’obiettivo del festival «E mi avete accolto» organizzato dall’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) della diocesi di Torino. Un ricco calendario di incontri, proiezioni di film, laboratori, conferenze e momenti di spiritualità che si terranno a Torino tra settembre e ottobre. «Sarà un festival per guardare al fenomeno della mobilità umana dalla prospettiva di un’accoglienza possibile: ostacolata, complessa, che richiede coraggio, ma possibile», commenta Marco Lauffa, educatore dell’Ufficio Pastorale Migranti presentando l’iniziativa che prenderà il via in questo mese: «vogliamo dare spazio a storie positive, ad esperienze di integrazione, esperienze in cui la città ha saputo dimostrarsi realmente capace di accogliere. Queste storie esistono. Non fanno rumore, sono forse come piccole isole in un mare di ingiustizie, discriminazioni, corto- circuiti burocratici, ostacoli d’ogni genere, ma esistono». Per raccontare l’accoglienza e promuoverla, l’Ufficio Pastorale Migranti ha riunito in un solo calendario appuntamenti che abbracciano e raccolgono la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 26 settembre, la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre e la Giornata Missionaria Mondiale del 24 ottobre. La rosa degli appuntamenti si susseguirà secondo varie linee, come ripercorre Walter Vergnano, volontario dell’Upm tra gli organizzatori del Festival: «I momenti di fede saranno occasione per conoscere le cappellanie etniche, per pregare per le vittime delle migrazioni, vivere la missione dell’accoglienza e la profezia di una fratellanza universale grazie alla collaborazione della Facoltà Teologica e dell'Ufficio Missionario diocesano. Presentazioni di libri potranno disvelare gli inganni, raccontare la bellezza, nutrire la speranza, orientare il cammino». Le «NarrAzioni di ordinaria accoglienza» metteranno invece al centro esperienze positive di integrazione, mentre il cinema all’aperto proietterà storie di inclusione accessibili a tutti. «‘E mi avete accolto’ sarà l’occasione per soffermarsi sul termine stesso dell’accoglienza», evidenzia Sergio Durando, direttore Migrantes: «rifletteremo su una parola che rischia di diventare lei stessa il paravento di dinamiche relazionali e sociali che si allontanano dal suo vero significato». Il primo appuntamento del festival sarà domenica 5 settembre con la prima puntata della serie «Cappellanie a porte aperte» con cui le comunità etniche della città si racconteranno nella celebrazione domenicale. Ad aprire sarà la comunità rumena nella chiesa Madonna del Carmine in via del Carmine 3 alle 11. A seguire il successivo appuntamento, il 7 settembre, sarà la proiezione di «Qualcosa di meraviglioso», film di Pierre-Francois Martin-Laval presso il giardino dell’Upm in via Cottolengo  22 alle 20.30: la storia di un piccolo talento degli scacchi costretto a fuggire dal Bangladesh a Parigi. Il 10 settembre invece si potrà partecipare alla lettura del messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021 accompagnata dalla kora, strumento a corde della tradizione africana: l’appuntamento è alle 18 nei locali dell’Upm in via Cottolengo 22. Il programma dettagliato del festival è disponibile sul sito www.migrantitorino.it, per tutti gli appuntamenti è necessaria la prenotazione. Per informazioni: mail prenotazioni@upmtorino.it. (Simone Garbero - VT)    

Migrantes: ha festeggiato 70 anni di sacerdozio mons. Ridolfi

2 Settembre 2021 - Cesena - Ha celebrato i suoi primi 70 anni di sacerdozio mons. Silvano Ridolfi, per anni impegnato nella pastorale con i migranti ed in particolare con gli emigrati italiani in Germania. Lo scorso 12 agosto, nel cortile della parrocchia di San Giacomo a Cesenatico si è tenuta una solenne celebrazione eucaristica. All’altare il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri e mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presifdente della Fondazione Migrantes. Nell’occasione è stato letto un «breve e grato saluto» da parte dei parrocchiani a «don Silvano, che ha retto questa parrocchia di San Giacomo dal 1990 al 2006». A don Silvano l’Amministrazione comunale di Cesenatico ha conferito, negli anni scorsi, la cittadinanza onoraria. "Oggi nel celebrare il prestigioso e raro traguardo del 70esimo di sacerdozio, siamo grati alla Provvidenza che ce lo ha lasciato ancora attivo e utile alla comunità cristiana. Col cuore pieno di gioia gli diciamo il nostro affettuoso grazie».

Tutelare la stampa per servire la verità

2 Settembre 2021 - Roma - Ai bordi della cronaca ci sono tracce di umanità. La certezza si fonda nei tanti orizzonti aperti da gesti, sguardi e parole che comunicano speranza. Dinanzi alla recrudescenza di odio che sta pervadendo il contesto internazionale, ci sono strade di solidarietà che continuano a essere percorse da tanti samaritani che non volgono lo sguardo altrove. È una testimonianza di vita che interessa anche il mondo della comunicazione. Lo ha ricordato efficacemente la Presidenza della Cei esprimendo vicinanza a tutti i giornalisti minacciati e sotto scorta, soggetti a intimidazioni e attacchi anche sui social. Chissà cosa direbbe oggi Ed Hutcheson (Humphrey Bogart) alla fine del film L’ultima minaccia (1952). Quella famosa formula “È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!”, forse, diventerebbe un invito a prendere coscienza delle tante contraddizioni di questo tempo: facciamo qualcosa perché la stampa sia tutelata per servire la verità. (Vincenzo Corrado)

Massa Carrara: Migrantes e Caritas ospitano una famiglia afghana di 8 persone

1 Settembre 2021 - Massa Carrara- In queste settimane abbiamo tutti seguito le drammatiche vicende e l'evoloversi della situazione in Afghanistan. L'evacuazione dei civile, oltre che dei nostri militari, ha portato in Italia un grosso contingente di intere famiglie, che non hanno avuto altra scelta che abbandonare il loro paese. "Casa Betania", braccio operativo degli uffici Migrantes e Caritas della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli - già coinvolta nell'accoglienza dei richiedenti asilo - ha dato immediatamente la propria disponibilità ad aiutare queste famiglie e ad ospitarle in appartamenti e piccole strutture, capaci di garantire privacy e unità familiare, dice la direttrice dell'Ufficio Migrantes, Ivonne Tonarelli. La prima famiglia, arrivata l'altra notte, risiederà proprio in un appartamento in Centro a Massa Carrara, messo a disposizione da Casa Betania. Si tratta di un nucleo di 8 persone: madre, padre e 6 figli di cui 2 maschi e 4 femmine. Tonarelli chiede a chi volesse attivarsi e farsi promotore di iniziative di solidarietà, di contattare gli uffici d Migrantes e Caritas della diocesi. "Ora più che mai - dice - ritengo che sia necessario rafforzare la rete di solidarietà per favorire l'inserimento sociale di nuclei così ampi".

Genova: accolte nel Seminario arcivescovile 3 famiglie afghane

1 Settembre 2021 - Genova - Sono arrivate a Genova nel tardo pomeriggio di ieri, martedì 31 agosto, 3 famiglie afghane accolte presso il Seminario arcivescovile in accordo con la Prefettura. “Come già annunciato nelle scorse settimane – si legge in una nota della diocesi di Genova -, in tutto si tratta di 20 persone, genitori, bimbi piccoli, nonni, che hanno trovato accoglienza in stanze già attrezzate, grazie alla immediata disponibilità del rettorato del Seminario e tramite l’intervento coordinato da Caritas diocesana, che vede coinvolte la Fondazione Auxilium e la cooperativa sociale Il Melograno”. “Come sappiamo, sono famiglie che hanno dovuto abbandonare improvvisamente il proprio Paese – ricorda mons. Andrea Parodi, vicario per la Carità della diocesi e direttore Caritas diocesana – alle quali manca certamente ogni bene materiale ma a cui, ancora di più, manca ogni riferimento alla propria comunità di appartenenza, alla vita consueta, per quanto difficile la si possa immaginare in una situazione di guerra perenne”. Anche l’Ufficio Migrantes ha dato la propria disponibilità ad accogliere mettendo a disposizione, come dice il direttore dell’Ufficio diocesano, mons. Giacomo Martino, sette posti a Camogli,  nel centro della rete Sai, sigla che sta per Sistema accoglienza integrazione: “È bello che ci sia solidarietà verso questi migranti – ha detto il sacerdote - che dovrebbero trovare ospitalità non nei centri di accoglienza straordinaria ma in percorsi Sai, e ottenere rapidamente lo status di rifugiato. Questo dovrebbe farci aprire gli occhi anche sui migranti economici che arrivano dall’Africa: anche loro fuggono da situazioni difficilissime”. (R.I.)  

Afghanistan: Centro Astalli, l’Europa chiude le porte alla disperazione

1 Settembre 2021 - Roma - Il Consiglio Affari Interni dell’UE dedicato alla crisi in Afghanistan si conclude come “l’ennesima occasione mancata di dare priorità a dignità e diritti, di scegliere la via della solidarietà nei confronti di chi scappa da guerra e persecuzione”. E’ il commento del Centro Astalli che con p. Camillo Ripamonti, sottolinea che “in un tragico gioco degli specchi cui siamo costretti ad assistere da anni, l’Europa si continua a definire in pericolo, sotto attacco e in situazione di perenne emergenza, ritenendo di dover proteggere se stessa da uomini e donne disperati in fuga da guerre e crisi umanitarie“. Il Centro Astalli spinto dagli esiti “deludenti” del meeting europeo di ieri non cessa di chiedere “la fine di accordi di esternalizzazione, proposti anche per gestire la crisi afgana: il fallimento degli ultimi anni, il costo in termini di vite umane e la condizione di ricattabilità in cui ci si va a porre li rendono da ogni punto di vista inadeguati e deprecabili”, “l’apertura di vie di ingresso legali per i richiedenti protezione internazionale dall’Afghanistan e dalle aree di crisi del Mediterraneo”; “programmi di accoglienza e integrazione per quote significative di rifugiati da gestire con meccanismi di corresponsabilità e ripartizione tra tutti gli Stati UE”; “un cambio radicale in politica estera che consenta di mettere al centro la pace e la sicurezza da perseguire con tutti gli strumenti della diplomazia e del dialogo”.

Papa Francesco: in Afghanistan “situazione difficile”

1 Settembre 2021 - Città del Vaticano - “Una situazione difficile”. Così Papa Francesco in una intervista concessa a Radio Cope, l’emittente della Conferenza episcopale spagnola, definisce la crisi in Afghanistan. Riguardo all’impegno della Santa Sede, “sono sicuro che sta aiutando o almeno offrendo aiuto”, dice il Pontefice il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, “il miglior diplomatico che abbia mai incontrato”. Per il Papa, la questione più urgente in Afghanistan è “come rinunciare, come negoziare una via d’uscita”.  

Ancora un naufragio alle Canarie: decine di vittime e di scomparsi

1 Settembre 2021 -

Madrid - Il gommone è stato localizzato alle tre di ieri mattina a circa 18 chilometri al largo del Faro de la Entallada, a Forteventura con il suo carico di disperazione e di morte. Trentun superstiti, 15 donne e 16 uomini, sono stati soccorsi e trasportati dalla Guardia costiera al molo del Porto del Rosario, nell’isola di Fuerteventura. Il corpo senza vita di un giovane è stato subito individuato in alto mare e portato via su un elicottero assieme a un’altra persona in crisi ipotermica, che però non ce l’ha fatta ed è morta prima di arrivare in ospedale. Provenienti dall’Africa subsahariana, i migranti si erano imbarcati sul precario gommone a Tan-Tan, al sud del Marocco, cercando di raggiungere l’arcipelago. E almeno una ventina di persone mancherebbe all’appello, secondo le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti. «Assicurano che sull’imbarcazione viaggiavano sessanta persone», confermano fonti della prefettura. Altri hanno raccontato ai sanitari che le vittime durante la traversata, fra le quali ci sarebbero due bambini, sarebbero un numero inferiore. E che i loro cadaveri sono stati lanciati in mare dopo la morte. Caminando Fronteras, la Ong che vigila le chiamate di Sos dei migranti e dei familiari dei “desaparecidos” in mare, attribuisce la contraddizione sul numero di dispersi al fatto erano due gli Zodiac salpati dalla costa di Tan-Tan. «Abbiamo ricevuto due allerte per due gommoni, uno con 59 persone a bordo, l’altro con 42, partiti nello stesso giorno, venerdì, dallo stesso luogo», ha spiegato ad Avvenire la portavoce Siham Korriche. «Abbiamo verificato con i familiari che quella soccorsa a Forteventura è la seconda imbarcazione, c’erano 42 migranti a bordo. Mancano in dieci». Significa anche che altre 59 persone ancora vagano perdute nell’Atlantico. Quella di ieri è la seconda strage di migranti in 72 ore sulla letale rotta fra l’Africa occidentale e l’arcipelago, dopo la tragedia nel fine settimana in cui hanno perduto la vita 29 persone, delle quali 7 erano bambini, dopo 12 giorni di agonia alla deriva. La settimana scorsa, altri undici migranti sono stati dati per dispersi dopo il salvataggio di un altro barcone, che trasportava una quarantina di persone sulla stessa rotta della morte. Dietro le cifre e il rosario di morti ormai quotidiane, la tragedia umanitaria senza fine. Vite e storie di intere famiglie che sarebbero semplicemente cancellate, ingoiate dal mare, se non fosse per chi si impegna a lasciarne costanza. Come Caminando Fronteras, anche la Cruz Roja ha avviato un progetto pilota per aiutare i familiari dei “desaparecidos” nei viaggi dalle coste africane alle Canarie a localizzare i propri cari. «L’obiettivo è dare sostegno alle famiglie separate o i cui contatti si sono visti interrotti dal dramma umanitario», segnala Carlos Ocana, responsabile dell’iniziativa pilota. Con gli aiuti del governo spagnolo, il programma per gli scomparsi nei conflitti, sarà allargato ai migranti, i tanti ingoiati dall’Atlantico, ai quali è stato negato anche il diritto a una sepoltura. (Paola Del Vecchio - Avvenire)