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Sassari: accoglienza dei profughi afghani
Sassari - Stremati ma felici di essere arrivati a destinazione. E' questo lo stato d'animo dei profughi afghani che sono arrivati a Sassari dopo lunghe e faticose ore di viaggio. Visibilmente disorientati, sono stati accolti nella Casa delle Figlie della Carità di via Solari, opportunamente preparata per ospitare gruppi di famiglie e singole persone. Nel gruppo di 26 persone la maggior parte sono donne, due delle quali in stato di gravidanza avanzato. Una decina i minori di cui due molto piccoli e alcuni adolescenti. Il sorriso di suor Andreana e delle altre suore della comunità ha contribuito a trasmettere serenità in questa prima fase, che si baserà nell'assicurare ai rifugiati un'accoglienza in una dimensione domestica e familiare. All'arrivo la cena è stata preparata da una mamma siriana, arrivata a Sassari dal Libano un anno e mezzo fa insieme al marito e ai suoi tre figli, attraverso i corridoi umanitari. Sarà lei a occuparsi della cucina in questi primi giorni.
Per garantire un'effettiva accoglienza, la Diocesi di Sassari si avvarrà dell’ausilio di mediatori linguistici. Soltanto pochi conoscono l’inglese mentre uno di loro parla qualche parola di italiano. In questi primi giorni, osservando e conoscendo le singole situazioni, si imposterà l’organizzazione più adeguata per rendere il più sereno possibile il loro soggiorno e predisporre il percorso di inserimento secondo appositi accordi con gli enti preposti. I diversi servizi verranno assicurati dall’Accademia Casa di popoli, culture e religioni.
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Mons. Palumbo: “l’altro non lo posso sentire come altro da me, ma parte di me”.
2 Settembre 2021 - Vastogirardi - “Siamo esortati in questa giornata del creato a riflettere sulla transizione ecologica e raccogliendo l’invito di San Paolo nella lettera ai Romani ‘camminare nella vita nuova dello spirito’ noi fondiamo tutto sulla Resurrezione del Signore, rafforziamo la nostra fede nella Resurrezione del Signore”. Lo ha detto ieri il vescovo di Trivento, mons. Claudio Palumbo, per la 16° Giornata per la custodia del creato che si è svolta in diocesi nella Riserva Naturale di Montedimezzo, nel Comune di Vastogirardi (Is). Una Riserva MAB (Man and Biosphere), immersa tra i boschi dell’Alto Molise che l’Unesco dal 1977 ha inserito in un programma scientifico sull’uomo e la biosfera. Il presule ha sottolineato che “rafforzando questa nostra fede in Gesù risorto alimentiamo in noi la speranza e abbiamo quella luce necessaria per poter capire bene di quale transizione debba trattarsi”. Per mons. Palumbo questo passaggio (transizione) ci deve traghettare da quella mentalità fatta di “esclusivismo e consumismo” ad una visione “dove tutti ci riscopriamo fratelli”. “In questo senso - continua - quando il Santo Padre parla di una ecologia integrale della Laudato sì, dove per integralità al centro c’è la persona umana è chiaro che i problemi dei fratelli, come esseri umani, come chi è in Afghanistan, ad Haiti o sono in altre parti del mondo”. Pensando a quante altre criticità ci sono nel mondo ma non vengono raccontate perché dice “poi l’informazione ci dirotta soltanto solo su alcuni aspetti, su alcuni luoghi, su alcuni drammi” ma ribadisce “ecco io in questa dimensione inclusiva, l’altro non lo posso sentire come altro da me, ma lo devo sentire come parte di me”. Ognuno non deve pensare solo a se stesso ma al bene di tutti “ … e con il mio peccato – conclude - sia esso piccolo sia esso grande, io alimento il potenziale distruttivo di negatività che è male e fa male, in questo senso c’è una mia responsabilità al male altrui, invece devo lavorare per una responsabilità al bene di tutti”. Nella Resurrezione di Cristo ci viene la fede “ed è lì che noi vediamo effettivamente la fioritura, la pienezza ecco dell’essere umano e di ogni cosa”.
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Ancora un naufragio alle Canarie: decine di vittime e di scomparsi
Madrid - Il gommone è stato localizzato alle tre di ieri mattina a circa 18 chilometri al largo del Faro de la Entallada, a Forteventura con il suo carico di disperazione e di morte. Trentun superstiti, 15 donne e 16 uomini, sono stati soccorsi e trasportati dalla Guardia costiera al molo del Porto del Rosario, nell’isola di Fuerteventura. Il corpo senza vita di un giovane è stato subito individuato in alto mare e portato via su un elicottero assieme a un’altra persona in crisi ipotermica, che però non ce l’ha fatta ed è morta prima di arrivare in ospedale. Provenienti dall’Africa subsahariana, i migranti si erano imbarcati sul precario gommone a Tan-Tan, al sud del Marocco, cercando di raggiungere l’arcipelago. E almeno una ventina di persone mancherebbe all’appello, secondo le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti. «Assicurano che sull’imbarcazione viaggiavano sessanta persone», confermano fonti della prefettura. Altri hanno raccontato ai sanitari che le vittime durante la traversata, fra le quali ci sarebbero due bambini, sarebbero un numero inferiore. E che i loro cadaveri sono stati lanciati in mare dopo la morte. Caminando Fronteras, la Ong che vigila le chiamate di Sos dei migranti e dei familiari dei “desaparecidos” in mare, attribuisce la contraddizione sul numero di dispersi al fatto erano due gli Zodiac salpati dalla costa di Tan-Tan. «Abbiamo ricevuto due allerte per due gommoni, uno con 59 persone a bordo, l’altro con 42, partiti nello stesso giorno, venerdì, dallo stesso luogo», ha spiegato ad Avvenire la portavoce Siham Korriche. «Abbiamo verificato con i familiari che quella soccorsa a Forteventura è la seconda imbarcazione, c’erano 42 migranti a bordo. Mancano in dieci». Significa anche che altre 59 persone ancora vagano perdute nell’Atlantico. Quella di ieri è la seconda strage di migranti in 72 ore sulla letale rotta fra l’Africa occidentale e l’arcipelago, dopo la tragedia nel fine settimana in cui hanno perduto la vita 29 persone, delle quali 7 erano bambini, dopo 12 giorni di agonia alla deriva. La settimana scorsa, altri undici migranti sono stati dati per dispersi dopo il salvataggio di un altro barcone, che trasportava una quarantina di persone sulla stessa rotta della morte. Dietro le cifre e il rosario di morti ormai quotidiane, la tragedia umanitaria senza fine. Vite e storie di intere famiglie che sarebbero semplicemente cancellate, ingoiate dal mare, se non fosse per chi si impegna a lasciarne costanza. Come Caminando Fronteras, anche la Cruz Roja ha avviato un progetto pilota per aiutare i familiari dei “desaparecidos” nei viaggi dalle coste africane alle Canarie a localizzare i propri cari. «L’obiettivo è dare sostegno alle famiglie separate o i cui contatti si sono visti interrotti dal dramma umanitario», segnala Carlos Ocana, responsabile dell’iniziativa pilota. Con gli aiuti del governo spagnolo, il programma per gli scomparsi nei conflitti, sarà allargato ai migranti, i tanti ingoiati dall’Atlantico, ai quali è stato negato anche il diritto a una sepoltura. (Paola Del Vecchio - Avvenire)