9 Ottobre 2021 - Pubblichiamo una proposta di preghiera dei fedeli per domenica prossima, 10 ottobre 2021.
Ogni domenica il Signore ci raduna e si mostra a noi come maestro di vita. Domandiamo che la sua grazia ci sostenga nel cammino della vita e invochiamo: Signore, nostra speranza, Ascoltaci!
Signore Gesù, rinnova il nostro cuore e la nostra vita cristiana, perché, o i ascoltando la tua parola e cercando di metterla in pratica, possiamo donarti la nostra vita, preghiamo.
Signore Gesù, concedi alla tua Chiesa il dono di vocazioni sacerdotali, religiose, monastiche, per realizzare quella pluralità di carismi che aiutino a sostenere la nostra fede e la speranza nel mondo, preghiamo.
Signore Gesù, dona saggezza e responsabilità ai governanti delle nazioni e delle città, perché possano operare il bene in un cammino di fraternità e pace, in favore dei più deboli e poveri, preghiamo.
Signore Gesù, insegnaci a pregarti con verità. Libera il nostro cuore da ciò che lo preoccupa, per lasciar e spazio a Te, imparando ad ascoltarti e a risponderti il nostro “sì”, preghiamo.
Signore, molte, troppe, nazioni della Terra stanno rialzando muri, barriere contro i migranti che disperatamente giungono a noi, chiedendo aiuto. Ma, “una vera pace”, come scrisse il Card. Pellegrino, “si realizzerà solo quando gli uomini si sentiranno veramente una comunità di uguali, perché tutti figli di Dio e fratelli tra loro”. Abbi pietà di noi, Signore, preghiamo.
Dio nostro Padre, la nostra preghiera giunga a te nell’unità della nostra comunione fraterna, te lo chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Amen.
7 Ottobre 2021 - Un giovane si rivolge a Gesù e gli chiede la Vita che non ha: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”
Gesù con una domanda gli chiarisce che Lui sarà pure un maestro, ma la bontà è di Dio ed è sempre Dio che elargisce quanto gli sta chiedendo. Il riferimento a Dio sono i comandamenti che Gesù espone e che il giovane ammette di seguire.
Ma non basta: per la vita eterna occorre un di più. Gesù gli dice: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”
La richiesta è introdotta da una nota dell’evangelista: “allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò …” Non è uno sguardo di stima e basta, ma è il coinvolgimento di Dio fino in fondo con quel giovane e con ogni figlio, preda di una trappola: l’eterna tentazione di ottimizzare le cose di questo mondo con le ‘cose’ di Dio. Quasi che esse siano sullo stesso tavolo e che siano intercambiabili a nostro piacimento.
No. le cose di Dio vengono prima e questa priorità la riconosci solo quando non metti dinanzi a Lui nient’altro e non fai dipendere la tua vita da nient’altro: “non avrai altro Dio all’infuori di me!” Il fatto che la proposta di Gesù venga percepita come distacco-rinuncia e non come ricchezza-prima, è la prova che quel giovane, in fondo, non la cerca la Vita che gli manca perché si fa bastare i beni che ha. La commozione di Gesù (lo amò) è la lacrima che quel giovane non versa.
Il Vangelo prosegue descrivendo lo sconcerto dei discepoli. Gesù mette bene in chiaro che ‘il tutto’ richiesto ad essi viene dopo ‘il tutto’ dato da Dio: “tutto è possibile a Dio!” Il distacco da casa, fratelli, madre padre, figli e campi assieme alle persecuzioni sono contemporaneamente la spinta fuori da questo mondo e il salto nella vita di Cristo.
Nulla sarà mai troppo se in cambio abbiamo quello che Dio ha da darci “in questo tempo … e nel tempo che verrà!” (p. Gaetano Saracino)
7 Ottobre 2021 - Roma - Sono 47.959 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 13.371 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.226, 13%), Egitto (5.069, 11%), Costa d’Avorio (3.002, 6%), Iran (2.680, 6%), Iraq (1.911, 4%), Guinea (1.887, 4%), Eritrea (1.709, 3%), Marocco (1.592, 3%), Sudan (1.551, 3%) a cui si aggiungono 8.961 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
7 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del XXX Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
Anche questa edizione riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Verso un noi sempre più grande”.
A fare da sfondo al Rapporto è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità.
Alla presentazione interverranno il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; mons. Carlo Roberto Maria Redaelli ,
Arcivescovo di Gorizia e Presidente di Caritas Italiana; Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes; il Sen. Pierpaolo Sileri,
Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute; Foad Aodi, Presidente AMSI – Associazione Medici di origine Straniera in Italia; Manuela De Marco di Caritas Italiana; Simone Varisco della Fondazione Migrantes. Modera Oliviero Forti di Caritas Italiana.
7 Ottobre 2021 - Torino - nei giorni scorsi l'Aizo, Associazione Italiana Zingari Oggi, ha celebrato i primi 50 anni di vita. L'associazione è stata fondata appunto mezzo secolo fa da suor Carla Osella, della congregazione delle Figlie di Santa Angela Merici, sociologa. "Il mio desiderio - dice - era di partire missionaria in Sud Africa a difendere i 'colorati', i veri indigeni di quella terra e non gli olandesi colonizzatori. Ma il progetto di Dio era diverso e me l'ha fatto capire attraverso un anziano frate cappuccino, padre Gerolamo Ronchi che un giorno mi ha chiesto un passaggio in auto. Tra una chiacchierata e l'altra
mi ha proposto di aiutarlo nel suo servizio pastorale con i sinti. Ho scelto di condividere il mio cammino evangelico - aggiunge in un articolo per il settimanale della diocesi di Torino "La Voce e il tempo - con loro perché ogni azione realizzata sia azione politica". In poco tempo Sr. Osella riuscì a trovare un gruppetto di giovani e con loro ha iniziato ad andare a trovare le famiglie la domenica nei campi e da quel piccolo seme - come dice lei - è "nata una grande pianta, la nostra Associazione". Tra le prime richieste una scuola per i loro bambini, "un’impresa non facile: la scuola dei 'gage' (non sinti) per loro era un modello di istruzione troppo rigido, perché in conflitto con le loro tradizioni. Abbiamo capito che era necessario inventare una scuola 'zingara', trovare nuovi metodi educativi: nessuno parlava italiano e abbiamo fatto scuola in dialetto piemontese per alcuni anni. I nostri primi insegnanti sono stati loro, i sinti. Ma per imparare ho scelto di andare a vivere con loro in una carovana in uno dei tanti campi abusivi della città. Sono entrata - racconta - in punta di piedi, spoglia della mia cultura andando per apprendere le ricchezze di un popolo". Poi successivamente l'arcivescovo di Torino, il card. Michele Pellegrino, che aveva scritto la lettera pastorale "Camminare Insieme" diede a sr. Osella il mandato di camminare accanto "al popolo delle ruote". L'obiettivo di Aizo oggi è quello di "continuare il nostro servizio sviluppando una cultura della solidarietà e dei diritti e promuovere la crescita e l’educazione alla cittadinanza attiva attraverso numerosi progetti. Che finalmente queste popolazioni si inseriscano nel mondo del lavoro sicuri di aver un loro spazio, che non sarà semplice: un passo che dovranno compiere attraverso la scuola.
Nostro sogno è non dover più assistere a ciò che noi consideriamo i 'due razzismi' quello dell’uomo della strada che continua a ribadire gli stessi stereotipi, e al 'razzismo istituzionale' dove troppo spesso si lascia correre, tanto sono zingari e questo non li aiuta a crescere".
6 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
Anche questa edizione, la XXXma, riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata domenica scorsa: “Verso un Noi sempre più grande”. A fare da sfondo alla nuova edizione del Rapporto Immigrazione è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità. Un’occasione per riflettere sui tanti mondi e i tanti ambiti di vita che sono stati interrogati dall’emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze.
6 Ottobre 2021 - Roma - “Ci sono ostacoli tecnici e burocratici che rendono difficile o impossibile l’ottenimento del green pass per stranieri e senza fissa dimora”: è l’allarme lanciato oggi da Intersos che ha reclutato alcune figure dedicate, chiamate Green pass officer, per far fronte alle richieste da Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, per molte persone si sta dimostrando impossibile ottenerlo autonomamente. Si tratta soprattutto di persone titolari di codice Stp (Straniero temporaneamente presente) o Eni (Europeo non iscritto), per i quali scaricare il green pass risulta spesso impossibile. Fra loro ci sono anche tante persone senza dimora, quasi sempre sprovviste di un telefono su cui ricevere l’SMS dal Ministero. “Alle difficoltà pratiche – spiegano – si aggiunge poi l’assenza completa di informazioni ufficiali, che aumenta lo spaesamento e la paura di trovarsi senza lavoro, per una fascia di popolazione che già può contare su un livello di tutele lavorative estremamente basso”. Solo nelle campagne foggiane, gli operatori di Intersos hanno assistito oltre 5.000 persone nell’erogazione del green pass, mentre a Roma, dall’introduzione della certificazione, sono circa 60 le persone che si sono rivolte ai loro team per ricevere questo tipo di supporto. “Una problematica diffusa -racconta al Sir Daniela Zitarosa, responsabile delle attività di Intersos in Puglia – è il ritardo nell’iscrizione della piattaforma digitale, ma anche una volta superato questo problema non per tutti è possibile scaricare il certificato, per motivi che ancora non riusciamo a identificare”. Intersos denuncia quindi il “paradosso per cui persone che hanno regolarmente completato il ciclo vaccinale rischiano tra pochi giorni di ritrovarsi senza lavoro, con un pregiudizio ulteriore per quelle fasce più vulnerabili, come i lavoratori stagionali impiegati in agricoltura, che hanno bisogno di spostarsi continuamente alla ricerca di lavoro”. “L’accesso ai vaccini è un aspetto recente e drammatico del generale problema dell’accesso alle cure per le fasce di popolazione più deboli”, ricorda Cesare Fermi, direttore della Regione Europa di Intersos.
6 Ottobre 2021 - Roma - Si aprirà oggi pomeriggio l’Incontro internazionale “Popoli fratelli, terra futura”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma, che vedrà la partecipazione di leader delle grandi religioni mondiali e rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni, provenienti da 40 Paesi del mondo. Oggi, a partire dalle 17, il Convention Center “La Nuvola” ospiterà l’assemblea inaugurale, che sarà introdotta dal presidente della Comunità Sant’Egidio Marco Impagliazzo. Con lui dialogheranno il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury e primate anglicano, Justin Welby, il presidente della conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, lo Sheykh vicario del Grande Imam di al-Azhar, Mohamed Al-Duwaini, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e lo Sheikh Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, ministro della Tolleranza e della Convivenza degli Emirati Arabi Uniti. Tante le personalità di rilievo, che interverranno nei 4 forum domattina alla Nuvola e che si uniranno a Papa Francesco nella preghiera per la pace delle religioni al Colosseo. Tra di loro il fondatore della Comunitò do Sant’Egidio Andrea Riccardi, il Grande Imam di Al Ahzar, Ahmad Al-Tayyeb, il Patriarca di tutti gli Armeni, Karekine II, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il consigliere speciale del Segretario generale ONU, Jeffrey Sachs, il ministro degli Esteri della Tanzania, Liberata Mulamula, il Co-fondatore di Aurora Humanitarian Initiative e presidente di Moderna Inc., Noubar Afeyan, il cardinale Matteo Zuppi e la presidentessa dello Hindu Forum of Europe, Lakshmi Vyas.
6 Ottobre 2021 - Fiesole - A partire da oggi, mercoledì 6 ottobre 2021, le persone e le famiglie di origine straniera del territorio della diocesi di Fiesole, avranno la possibilità di rivolgersi allo sportello di orientamento legale, realizzato mediante il Progetto "Migranti: ascolto, convivenza e inclusione sociale. Uno sportello di ascolto per persone e famiglie straniere", promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo II, con il partenariato della Cooperativa Sociale Beta 2 e della Conferenza Zonale dei Sindaci del Valdarno Aretino, e finanziato dalla Fondazione Migrantes con i fondi dell'8xmille.
Potranno usufruire del servizio tutti i cittadini stranieri che necessitino di un orientamento legale generale, al fine dell'acquisizione della consapevolezza dei propri diritti e delle procedure per conseguirne l'attuazione, ma anche enti e cittadini italiani che necessitino di informazione normativa in riferimento ai rapporti che possono intrattenere con i cittadini stranieri. Lo sportello sarà aperto ogni mercoledì, dalle 15:00 alle 18:00, a rotazione, presso l'Oratorio del Giglio di Montevarchi, l'Oratorio Don Bosco di S. Giovanni V.no e la Misericordia di Terranuova Bracciolini. Gli utenti potranno accedere al servizio recandosi direttamente allo sportello in orario di apertura, oppure scrivendo una mail all'indirizzo ascoltostranieri@gmail.com, oppure prenotando un appuntamento attraverso il Centro di Ascolto per Cittadini Stranieri (e-mail: invaldarno@gmail.com; telefono: 3470334390).
6 Ottobre 2021 - Firenze - Otto progetti culturali, 86 volontari (di cui il 30% donne), 25 nazionalità. Sono i numeri con i quali si è concluso Eu-voice, European volunteering and integration through cultural experience, il progetto europeo che ha visto la Toscana protagonista, grazie al Cesvot-Centro servizi volontariato Toscana, che ha avuto il ruolo di capofila delle altre realtà coinvolte: l’italiana Co&So, l’inglese Volunteering matters, l’irlandese Meath partnership e la greca Usb. Obiettivo del progetto europeo, avviato a dicembre 2018, era quello di promuovere non solo la partecipazione dei cittadini immigrati, ma anche il volontariato in ambito culturale come luogo di integrazione tra popolazione immigrata e popolazione locale. Delle 91 persone che avevano iniziato il percorso, ben 86 appunto lo hanno portato a conclusione. Tra i Paesi di provenienza: Giordania, Nigeria, Mali, Ghana, Guinea Conacri, Gambia, Costa d’Avorio, Ciad, Etiopia, Pakistan, Nepal, Iran, Albania, Brazil, Marocco. Tra i partecipanti anche sei cittadini Ue provenienti da Romania, Spagna e Italia. Una trentina gli enti del Terzo settore coinvolti sul territorio regionale. Tra i progetti realizzati, mostre multimediali e fotografiche legate al tema dell’abitare, spettacoli teatrali, iniziative artistiche, recupero di archivi storici. “Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti da questo progetto” commenta Pablo Salazar del Risco, responsabile per il Cesvot del progetto Eu-Voice. “Abbiamo dimostrato che attraverso il volontariato culturale possiamo creare nuove opportunità per il nostro immenso patrimonio artistico, stimolando nuova coesione tra cittadini italiani e migranti che arrivano da Paesi stranieri. I risultati delle mostre, delle collaborazioni e degli spettacoli non si esauriscono con la fine del progetto, ma rimarranno stabilmente sul territorio e nel cuore delle persone che hanno partecipato, come viatico per il nostro futuro che inizia subito”.
6 Ottobre 2021 - Roma - Torna “Prega con noi”. Tv2000 e radio InBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi oggi alle 20.50, per recitare insieme il Rosario trasmesso su Tv2000, In-Blu2000 e Facebook. La preghiera sarà trasmessa dalla chiesa di Nostra Signora delle Grazie a Le Grazie-Porto Venere.
A guidarla mons. Luigi Ernesto Palletti, vescovo della Spezia-Sarzana-Brugnato.
Le Grazie è il nome attuale dell’antica parrocchia di Sant’Andrea di Panigaglia, ricordata in un documento dei secoli XII e XIII.
Nel 1798 fu trasferita dalla chiesa di Sant’Andrea (poi demolita) a quella di Nostra Signora delle Grazie. Apparteneva ai monaci olivetani che costruirono la chiesa attuale e il vicino convento tra la fine del secolo XV e l’inizio del XVI.
5 Ottobre 2021 - Roma - Oggi, in occasione della Giornata mondiale degli insegnanti, Unhcr Italia lancia un kit di strumenti realizzato per sostenere l’insegnamento sul tema dei rifugiati nelle scuole italiane. Il kit “Insegnare il tema dei rifugiati“, comprende programmi per le lezioni, attività, video e altri materiali adattabili su rifugiati, asilo, migrazione e apolidia per l’istruzione primaria e secondaria, e mira ad aiutare gli insegnanti a spiegare ai loro studenti il fenomeno delle migrazioni forzate e le sue complessità. “In un momento in cui il numero di persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni ha raggiunto un livello record diventa quantomai necessario comprendere la condizione di chi è stato costretto ad abbandonare la propria casa, anche per poterlo accogliere quando arriva”, ha detto Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “Una società che sa accogliere e includere è una società che sa proteggere. In questo senso, il kit per gli insegnanti è anche un’importante strumento di protezione”. Il kit è composto inizialmente da una serie di animazioni video che illustrano i concetti chiave: “Chi sono i rifugiati? Cosa si intende per migrante? Qual è la differenza tra queste due categorie e perché è importante? Chi sono i richiedenti asilo? Cosa si intende con l’espressione ‘sfollati interni’?”. I video spiegano anche da dove provengono i rifugiati e dove si trovano, quali sono i loro diritti e quali organizzazioni forniscono loro assistenza. Successivamente vengono offerti agli insegnanti tre pacchetti completi di materiali didattici adatti alle varie fasce d’età: i pacchetti per la scuola primaria si focalizzano sull’apprendimento di abilità socio-emotive e propongono esclusivamente contenuti adatti a questa fascia d’età. I pacchetti per la scuola secondaria ampliano la terminologia relativa a rifugiati, asilo e migrazione e propongono attività di classe volte all’approfondimento dei saperi, alla costruzione dell’empatia, alla comprensione di fatti e cifre e, infine, allo sviluppo del pensiero critico. Gli studenti sono anche incoraggiati a fare ricerche e ad agire per sostenere i rifugiati stessi, se lo desiderano. Il kit è stato adattato in italiano ed altre lingue dalla versione in inglese sviluppata da Unhcr a livello globale.
5 Ottobre 2021 - Roma - Con l’inizio del nuovo anno scolastico, sta per partire anche la nuova edizione di Educare Senza Confini, progetto educativo sul tema dell’immigrazione di Sophia Impresa Sociale che ha l’obiettivo di cambiare il modo con il quale gli studenti percepiscono il fenomeno migratorio, attraverso la presentazione di dati reali e puntuali e la testimonianza diretta di chi ha vissuto l’esperienza della migrazione. “Questa settima edizione è un traguardo importante e uno stimolo a fare ancora meglio” commenta Marco Ruopoli, presidente di Sophia. “Quest’anno ci saranno nuovi formatori e nuove modalità interattive. Possiamo vantare inoltre un dossier aggiornato degli ultimi dati e le ricerche svolte in Senegal e in Guinea dopo le due edizioni all’estero”.
L’offerta formativa per il nuovo anno scolastico prevede la lettura del testo biografico “Là non morirai di fame” e/o di un dossier informativo sulla migrazione e due incontri da svolgersi in classe o a distanza: nel primo gli studenti potranno ascoltare l’esperienza di migrazione di Dullal Ghosh, giovane socio di Sophia che farà conoscere ai ragazzi le tradizioni e la cultura del suo paese, il Bangladesh, del quale in Italia si sa ben poco, oltre che a rispondere ad eventuali domande e perplessità.
Nel secondo incontro invece un formatore esperto presenterà agli studenti i reali dati che si celano dietro la migrazione, indicando loro le motivazioni, i numeri e le leggi relative a questo fenomeno. Il laboratorio sarà arricchito dalle ricerche che Sophia sta svolgendo in collaborazione con l’università HEC di Montréal in Senegal sulla propensione ad emigrare dei giovani studenti dei paesi “di partenza”.
“Lo scopo del progetto è proprio quello di combattere i pregiudizi e la disinformazione” rivela Erik Conte, responsabile del progetto. “Gli studenti possono mettere in dubbio i luoghi comuni sull’immigrazione: da una parte conoscendo di persona chi ha deciso di abbandonare tutto ed entrando in empatia con lui; dall’altro apprendendo i veri dati sull’immigrazione. Nonostante infatti internet e la facilità di accedere alle informazioni, i giovani hanno una percezione distorta del fenomeno e di chi emigra”.
Grazie al sostegno di diversi enti, tra cui la Fondazione Migrantes, il progetto in questi anni ha formato circa 9.000 studenti di istituti scolastici di tutta Italia; e non solo: nel 2019 e nel 2021, Educare Senza Confini ha debuttato in Senegal e in Guinea per far conoscere agli studenti di quei paesi dove è forte la spinta a migrare, i pericoli connessi all’emigrazione irregolare.
La forza e l’impatto mostrati anche nel periodo della pandemia, sono valsi l’inserimento del progetto tra le Good Practice dell’ONU per il raggiungimento dell’obiettivo 4: “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.
5 Ottobre 2021 - Treviso - Venerdì prossimo, 8 ottobre alle 20.30 in Casa della Carità di Treviso, un momento di preghiera per i migranti morti durante il loro viaggio, con la presenza del vescovo, mons. Michele Tomasi e dell’imam della comunità islamica senegalese del triveneto Aly Youm. “Perché una veglia di preghiera per i migranti morti? Perché fermarsi a fare silenzio, davanti ad un’urgenza del fare, del rimboccarsi le maniche, del gridare all’ingiustizia? Per fare comunione. Per essere comunità. Per essere Chiesa” ha detto Mons. Tomasi nell’incontro del 2020. Questo appuntamento porta il nome di “Ascoltiamo il silenzio”. Viaggi della speranza che sono diventati tragedie nella traversata del Mediterraneo, del deserto del Sahara e su molte altre rotte di terra o di mare. Coinvolgono uomini, donne e bambini in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni per le quali in molte parti del mondo ancora si muore. Questo momento di preghiera è nato pensando a ciascuno di loro. Anche una sola di queste vite perse in mare, in un viaggio di dolore e disperazione, è una sconfitta per tutti e non può lasciarci indifferenti. Queste morti sono un richiamo alla responsabilità, invito a guardare in faccia alla realtà delle migrazioni mettendo sempre in primo piano la vita di ognuno e il pieno rispetto dei diritti umani. Invochiamo l’aiuto di Dio perché non anneghi nel nostro cuore e nel cuore del mondo la pace fondata sulla giustizia e sul rispetto di ogni persona e di ogni popolo.
5 Ottobre 2021 - Ottobre celebra Francesco d’Assisi, con le regioni italiane, una per volta, che offrono l’olio per la lampada accesa sulla tomba del santo. I teologi sanno spiegare alla luce del Vangelo il significato del gesto, il fedele resta colpito dalla discrezione del simbolo, un semplice lume, a richiamare la presenza e la benedizione divina.
Sarà la cornice per la preghiera di chi, durante l’anno, scenderà nella cripta alla ricerca di un po’ di silenzio, guardando al poverello per trovare le parole da rivolgere al Padre quando non sappiamo più chi siamo. I santi in fondo servono a questo, sono raggi che indicano il sole, sono la sapienza nel caos che permettiamo ci cresca intorno, sono la scalata al cielo fatta di piccoli gesti nel tran tran della vita quotidiana. Perché sogniamo le rivoluzioni ma fatichiamo ad alzarci dal divano, e i maestri dello spirito insegnano che quando si ha tanta sete è più facile rinunciare all’acqua che berla a piccoli sorsi.
La lampada di Assisi sta lì a ricordarci che per trovare la strada nel buio spesso è più utile una semplice torcia di una luce potente. Ci insegna che il vestito dei santi è la povertà, e che per diventare grandi occorre farsi piccoli, svuotarsi delle proprie sicurezze per essere riempiti da Chi ha la risposta. Anzi, è la risposta. (Riccardo Maccioni – Avvenire)
5 Ottobre 2021 - C'è un piccolissimo libro all'interno della Bibbia che racconta una storia tutta al femminile. È il libro di Rut ambientato al tempo dei Giudici, nell'XI secolo avanti Cristo. Un uomo giudeo, a causa di una carestia, ha lasciato Betlemme per i campi di Moab, insieme a sua moglie Noemi e i suoi due figli. Quest'uomo muore e i due figli sposano due donne moabite. Dopo dieci anni muoiono anche i figli e la vedova Noemi decide di tornare a Betlemme per trovare sostegno presso i suoi parenti. Nel fare questo l'anziana e saggia donna invita le due nuore a restare a Moab e a cercare nuovi mariti perché lei non può più avere figli e non può garantire loro alcuna discendenza. Le due donne piangono per questo distacco ma poi una delle due si lascia convincere. L'altra no: questa è Rut, una donna speciale. La giovane nuora esprime proprio una specie di preghiera perché la suocera accetti che lei la segua ovunque vada e stia con lei fino alla morte (Rt 1, 15-17). Vuole andare dove andrà Noemi, non intende abbandonarla, sente che la cosa più giusta da fare è condividere la sorte dell'anziana donna fino alla fine. Le due donne nutrono l'una per l'altra un affetto che va oltre le tradizioni e le convenienze, Rut segue la suocera a Betlemme senza avere alcuna speranza sulla carta di essere bene accetta, lei straniera, da quella gente. Eppure la sua scelta umile e silenziosa per la vita verrà ripagata. Noemi e Rut scelgono di camminare insieme, non si rassegnano al male presente ma accettano di fidarsi di Dio e l'un l'altra. E Dio vede la bontà delle intenzioni di Rut e prepara una strada provvidenziale. Rut, infatti, trova il favore di un parente di Noemi, Booz, che guarda con ammirazione la scelta della donna di rimanere con la suocera e accondiscende a che Rut posso spigolare cereali presso i suoi campi. Noemi invita Rut a dimostrarsi disponibile a quest'uomo e Booz, rispettato il diritto ebraico in materia, matura un amore per la donna moabita, riscatta tutto quanto era del marito di Noemi compresa Rut che può concederglisi in sposa. Da Booz e Rut nasce un figlio che sarà il padre di Iesse, padre di Davide. Quando leggiamo la genealogia all'inizio del Vangelo di Matteo, ancora ricordiamo questa donna coraggiosa che crea un anello di congiunzione fra gli ascendenti di Gesù. È evidente la volontà dell'evangelista di rimarcare che la venuta del Messia si innesta nella storia degli uomini e delle donne laddove maggiormente essi esercitano la loro libertà. Rut ha molto amato, ha perseverato nella fatica, non si è mai disperata e ha dato la precedenza al legame di vita con Noemi, piuttosto che a tentare la sorte secondo un principio fondamentalmente più egoista. Contraddicendo il luogo comune ancora oggi in voga che fra suocera e nuora non possa esserci un buon legame, Rut incarna proprio quella virtù squisitamente femminile di saper "tenere insieme", di resistere, di aggiustare le cose. Una virtù che è fondamento dell'amore coniugale, una sorta di cemento che rinforza le radici, permette che la casa sia stabile. Donne come Rut fanno innamorare gli uomini saggi, quelli che desiderano edificare una famiglia con fondamenta solide. Non c'è bisogno che appartengano al tuo villaggio, puoi trovarle anche molto lontano, ma una volta incontrate saranno il tuo tesoro per sempre. (Giovanni M. Capetta - Sir)
4 Ottobre 2021 - Roma - Sono finora 47.750 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 47.800 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 13.208 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.994, 13%), Egitto (4.604, 10%), Costa d’Avorio (2.914, 6%), Iran (2.478, 5%), Guinea (1.846, 4%), Iraq (1.779, 4%), Eritrea (1.693, 3%), Marocco (1.585, 3%), Sudan (1.540, 3%) a cui si aggiungono 10.109 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati sono aggiornati dal Viminale alle 8 di questa mattina. Fino ad oggi sono stati 6.883 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.
4 Ottobre 2021 - Francoforte - Con la messa dell’11 luglio scorso la Comunità italiana di Karlsruhe (Offenburg e Rastatt) ha aperto ufficialmente l’anno dei festeggiamenti per l’istituzione della Missione Cattolica Italiana. Segnati da diverse iniziative, si concluderanno il 10 luglio 2022, con la partecipazione del vescovo di Friburgo. Per l’occasione è stato realizzato un roll-on esposto per tutto l’anno nella chiesa Unsere Liebe Frau di Karlsruhe e nelle altre chiese dove viene celebrata la messa in lingua italiana. È stata realizzata inoltre una immaginetta-segnalibro con alcuni dati significativi riguardanti la MCI, che si può ritirare gratuitamente in chiesa. Ogni mese viene aggiunto un altro roll-on con la storia della Comunità, le foto e le riflessioni delle persone che hanno partecipato alla sua vita. Per questo motivo il missionario don Waldemar chiede “a chi si sente di scrivere anche due righe della propria esperienza con la Missione. Così faremo più viva e più partecipata questa mostra. Se avete le foto o altri ricordi legati alla Missione portatele (poi vengono restituite)”. Sono previsti inoltre due pellegrinaggi: a Roma ed a Friburgo. La data della istituzione della Missione risulta dalla breve relazione fatta da don Pietro Puccinelli il 16 agosto 1961 al Delegato di allora. Don Waldemar augura “Buon Anno Giubilare” a tutti i parrocchiani, con la speranza “che possa dare la spinta di riprendere le attività dopo tutti i lockdown della Pandemia”.
4 Ottobre 2021 - Lampedusa - Da 8 anni, a Lampedusa, il 3 ottobre, inizia alle 3.15, prima che spunti il sole. È l’ora in cui, quel giovedì, 3 ottobre del 2013, annegarono 368 persone. Il momento di raccoglimento, ogni anno, segna un andare indietro nel tempo, fino all’alba di quel giorno in cui, a poche miglia marittime dall’isola dei Conigli di Lampedusa, persero la vita 368 persone la cui unica colpa era quella di voler approdare in un Paese sicuro.
Tante volte, troppe, quella data è stata utilizzata come limite, come confine di una tragedia che non si sarebbe dovuta più ripetere. “Mai più!” dissero i grandi dell’Europa davanti le centinaia di bare, allineate nell’hangar dell’aeroporto dell’isola. “Non si ripeta per favore!” ha chiesto Papa Francesco in visita a Lampedusa. Quella strage, purtroppo, non è servita a fermare le tante altre che, nel tempo, si sono succedute. Il 3 ottobre 2013, però, per la prima volta i morti del Mediterraneo, furono “visibili”. Quei giorni a Lampedusa abbiamo sentito l’odore della morte. Abbiamo visto le immagini di decine di corpi che giacevano in fondo al mare. Abbiamo letto, negli occhi dei sommozzatori, il dolore provato nel recuperare quei corpi. Abbiamo ascoltato le storie di chi ce l’ha fatta, degli isolani e delle forze di soccorso che tesero la mano per salvarli. Fu chiaro a tutti che il nostro mare era diventato un cimitero liquido per migliaia di persone vittime di naufragi di cui non si è mai avuta notizia (si calcola, per difetto, che dal 1990 ad oggi siano quasi 45 mila i migranti morti).
Quel giovedì non vennero inghiottite dal mare solo 368 vite, ma con loro “naufragò un sogno: quello di un’Europa giusta e solidale; “naufragarono le nostre coscienze di europei e di cristiani abituati ormai alle morti di chi è alla ricerca di un futuro migliore. È naufragata la nostra civiltà di italiani ed europei; terrorizzati dalla paura del diverso e dagli attacchi terroristici. È naufragata la nostra identità plurale e la capacità di affrontare insieme le sfide della modernita” come si legge sul settimanale della diocesi di Agrigento "L'Amico del Popolo".
Il memoriale del 3 Ottobre a Lampedusa (foto da Facebook)
Da quel giorno, ogni anno, il buio della notte è squarciato dai lumicini accesi sui davanzali dei lampedusani o attorno al Memoriale “Nuova Speranza”, in Piazza Piave. Il 3 ottobre è diventato la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, in virtù della legge 45/2016 per ricordare e commemorare , non solo le 368 vittime di quel giorno, ma tutte le vittime dell’immigrazione e promuovere iniziative di sensibilizzazione e solidarietà. E così è stato, grazie all’impegno di tanti uomini e donne di buona volontà. “Siamo insieme agli studenti di tutta Europa per ricordare queste vittime, sono nate invisibili e sono morti invisibili. Non ci stancheremo mai di continuare, da questa isola, a chiedere alla comunità internazionale a dare risposte concrete”. Lo ha detto all’Ansa, Tareke Brhane del Comitato 3 ottobre, l’associazione nata per commemorare le vittime del naufragio di otto anni fa. “Non ci stancheremo di ricordarle, non ci stancheremo di ricordare a tutti che queste persone sono esistite, avevano fratelli, figli, genitori che li piangono” – ha aggiunto Tareke Brhane. Per la commemorazione di quest’anno non c’è stata nessuna marcia lungo le strade dell’isola. Dopo il momento di raccoglimento alle 3.15, c’è stato un primo incontro – in piazza Castello – con gli studenti e dopo un momento di preghiera alla Porta d’Europa.
Sull’isola le autorità civili e, religiose e militari del territorio, d’Italia e d’Europa. Come gli altri anni non è mancato il lancio in mare di una corona di fiori, alla presenza delle istituzioni, dei pescatori, dei superstiti e dei familiari dei migranti morti. “La differenza – come scrive Francesca Sabatinelli di Vatican News – la fa una tomba perché, seppur in una terra lontana dalla propria, permette sempre di mantenere un legame con il proprio congiunto e di poterlo piangere”, come hanno fatto diversi parenti che si sono ritrovate a Lampedusa, per andare sulla tomba dei propri congiunti, figli, genitori, amici i cui corpi furono ritrovati, tra i 368 in fondo al mare. Ci sono anche coloro che una tomba dove deporre un fiore non ce l’hanno, come le decine di dispersi inghiottiti dal mare quel giorno, così come tutte le migliaia di persone annegate durante i loro viaggi verso l’Europa e dispersi in mare. Per tutti viene lanciata una corona di fiori, come fece Papa Francesco due mesi prima della sciagura, l’otto luglio di quello stesso anno, quando ne gettò una tra le onde in ricordo di chi muore durante le traversate, chi chi ha trovato porti e porte chiuse.
Quest’anno sulla barca, per compiere questo gesto di pietà anche l’Arcivescovo, mons. Alessandro Damiano che prima del lancio della corona in mare, dinanzi alle profondità di queste acque che hanno inghiottito le vite nostri fratelli e sorelle mossi dalla speranza in cerca di futuro, ha invitato i presenti a pregare con le parole del salmo 130, “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera…” Uno dei salmi che gli ebrei cantavano quando salivano verso Gerusalemme… Il grido iniziale del salmista – ha proseguito l’Arcivescovo – esprime la violenza della sua angoscia esistenziale, che lo fa sentire come sprofondato in un abisso da cui non sa come riemergere. Il suo grido parte dal basso e sale verso l’alto, da dove attende una mano tesa che lo sollevi. Anche oggi noi – ha proseguito – come il salmista, eleviamo al Signore il nostro grido di perdono e di dolore perché l’uomo sua creatura e oggetto del suo amore, si è reso sordo al grido di aiuto del proprio fratello”. Mons. Alessandro Damiano ha poi ricordato le parole di Papa Francesco qui in visita : “«Adamo dove sei?», «Dov’è il tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, anche a noi nei nostri giorni, qui adesso. Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del patire con. Domandiamo al Signore Dio, per noi e per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, la grazia di lacrime che fecondino l’indifferenza dei cuori e l’inerzia della volontà per una fioritura di giustizia e di pace nella Verità”. Tantissime altre le iniziative del comitato 3 ottobre, realizzate sull’isola e in collegamento con tutta Europa, soprattutto con gli studenti, “per costruire un’idea diversa dell’immigrazione, creare memoria, sostenere politiche di accoglienza e inclusione, sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza attraverso il dialogo con cittadini, studenti e istituzioni.”
La commemorazione ecumenica
Nel tardo pomeriggio, al calare del sole, nella parrocchia San Gerlando si è tenuta la Commemorazione ecumenica “non c’è futuro senza memoria” promossa dalla FCEI (Federazione delle chiese evangeliche in Italia), dalla parrocchia San Gerlando e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Agrigento alla quale hanno preso parte Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Mons. Alessandro Damiano, e Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope. Il momento di preghiera ha avuto al centro la Parola, in particolare il passo biblico, di Deuteronomio 4, 9-14. Ad accogliere i partecipanti al momento, don Carmelo Rizzo dal 1 ottobre nuovo parroco di Lampedusa.
“Questa sera siamo qui – ha detto la Bernardini introducendo alla veglia scandita dall’ascolto della Parola, preghiere, canti, letture, ritagli di pagine di cronaca… – per affermare che la memoria non è un esercizio mentale ma piuttosto un impegno etico e morale. Ricordiamo per cambiare, ricordiamo la tragedia del 3 ottobre e tutte le altre stragi dell’immigrazione perché non vogliamo che ce ne siano altre. Lo facciamo con semplicità, a volte con un senso di inadeguatezza, ma sempre pensando alle vittime, ai loro familiari, ai soccorritori – alcuni dei quali sono qui con noi – e agli abitanti di Lampedusa, una piccola isola che la storia impegna a essere testimone di questa memoria. Noi qui presenti oggi, intendiamo mantenere fede a questo impegno. E non solo nella giornata del 3 ottobre, ma tutto l’anno. Noi siamo qui tutto l’anno e ogni giorno ci sentiamo impegnati e impegnate a fare memoria di quello che è successo e che, tragicamente, continua a succedere. Questo pomeriggio siamo in questo luogo e da qui vogliamo partire, dalla dimensione spirituale della memoria”.
Mons. Damiano nel suo intervento ha evidenziato come “il Deuteronomio è una rilettura della storia del passaggio dall’Egitto alla terra promessa, una storia simile è quella che hanno vissuto, e che vivono, tanti nostri fratelli nostre sorelle in cammino per terra per mare. Il passaggio alla terra promessa non era quello che forse i nostri fratelli e le nostre sorelle cercavano? Molti ebrei – ha proseguito – non hanno raggiunto la terra promessa, altri no, eppure avevano Mosè che li guidava. Questi nostri fratelli e sorelle – si è chiesto – chi li guida? Da un lato – ha detto – la speranza dall’altro trafficanti di uomini, mercenari, approfittatori del sangue di fratelli e sorelle. Gli ebrei hanno superato il Mar Rosso, molti di questi nostri fratelli non hanno superato il Mar Mediterraneo. E citando il testo sacro “Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo farà sapere, i tuoi vecchi e te lo diranno” ha evidenziato come “Il ricordare è parte costitutiva dell’azione religiosa, che culmina nell’incontro tra Dio e l’uomo. È soprattutto nella Sacra Scrittura che la memoria viene evocata nell’invito pressante e ripetuto di Dio al popolo: «Ricorda!». Questo comando è tra le «parole della fede» di ogni tempo.
È anche il passo che richiama alla mente la memoria del passato, che è vista non come evasione dal presente, ma come base per l’impegno nel presente e per una speranza verso il futuro. La memoria, custodita di generazione in generazione, è l’antidoto – ha affermato – più potente contro la morte, rappresentando una ferma determinazione, una volontà di non abbandonare nel nulla le tracce di ciò che è già trascorso e passato ed è ormai sparito dalla storia. Nell’ebraismo, infatti, il passato non è qualcosa di sorpassato, privo di utilità, ma al contrario costituisce un valido aiuto per affrontare la vita. Per questo nella Toràh ci viene detto – ha proseguito – anche che ricordare gli avvenimenti non può bastare. Bisogna riflettere su di essi, ponderarli, capirne a fondo il significato. L’insegnamento della Toràh – ha detto – è ben differente rispetto alla saggezza di alcuni autori classici, Plutarco tra questi, secondo cui “la storia si ripete”. Per la cultura ebraica – ha proseguito – la storia non si ripete. È semmai l’uomo che può perpetuare i suoi fallimenti e i suoi successi. Nel nostro caso – ha evidenziato l’arcivescovo- anche la storia si ripete, non secondo quell’approccio di Plutarco, ma è una storia di sofferenza e di dolore che non vorremmo si ripetesse più, invece continua sempre a ripetersi. Anche a fine giugno, su queste coste, quante morti? Il compito di trasformare il ricordo in memoria viva e trasmetterlo alle generazioni future è assegnato dall’ebraismo alla “Tradizione orale” che, anziché essere isolata e decontestualizzata in un monumento, è inserita nella continuità di un sistema culturale. Un famoso missionario domenicano amava dire “Del più piccolo e del più dimenticato Dio ha una memoria molto fresca e viva”. Penso sia il caso – ha concluso mons. Damiano – di questi nostri fratelli e sorelle, quasi prodotti di una “cultura dello scarto”. Mi sembra chiaro questo contrasto: il più dimenticato della nostra storia e della nostra società è quello che è presente in modo speciale nella memoria di Dio. Se la storia è «maestra di vita», come affermava Cicerone, perdere la memoria storica da parte del singolo o della comunità significa rischiare di smarrire la propria identità e la capacità di costruire relazioni interpersonali autentiche, ma dunque da tutte queste stragi – si è chiesto – la storia cosa ci ha insegnato? Noi cosa abbiamo imparato? Ognuno di noi, ciascuno nella propria condizione, può fare qualcosa e insieme possiamo fare molto. Se i nostri pescatori lampedusani non si fossero gettati in mare quella notte del tre ottobre non avrebbero salvato delle altre vite umane oltre a quelle che i soccorritori istituzionali stavano salvando.Ecco l’azione del singolo. Ecco quello che ognuno di noi può fare. Dio è amore e se amiamo Dio con vero amore questo produrrà in noi una grande fantasia della carità. Come dice San Tommaso se noi amiamo Dio con amore si crea quell’osmosi tra creatore e creatura che può portare solo al Bene”.
Al termine di questa lunga giornata – sono le 23;47, mentre scrivo, guardo le agenzie. L’Ansa registra, l’arrivo sull’isola di 400 migranti su14 barchini… Tutti, dopo un primo triage sanitario effettuato direttamente in banchina, sono stati trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola dove sono presenti oltre 700 persone. All’alba del 2 ottobre, dopo una diversi trasferimenti, ce n’erano invece 180.
Leggo anche di “trafficanti di vite umane, tra cui un gruppo di circa 100 persone, Scrive Avvenire – diverse donne (tre incinte) e minori, sopravvissuti alla sabbia e i sassi senza quasi più acqua né cibo in una zona desertica al confine tra Tunisia e Libia. “Il loro “salvataggio” si è concluso con la deportazione in mezzo al niente. Ad altri è andata peggio: sono stati consegnati ai trafficanti libici. Una prassi ordinaria – scrive Avvenire – con cui le milizie si approvvigionano di prigionieri da avviare alla tortura a scopo di estorsione e di nuovi schiavi per gli affari dei clan. (Carmelo Petrone)
4 Ottobre 2021 - Roma - È la scalabriniana suor Pietra Luana (Etra) Modica la nuova segretaria generale della Pontificia Università Urbaniana. La nomina ufficiale è stata firmata dal Cardinale Luis Antonio Gokin Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e gran cancelliere dell’ateneo. È la prima volta dalla sua fondazione (nel 1627), che l’incarico viene assegnato a una donna.
“Ringrazio il cardinal Tagle e la congregazione delle Suore Missionarie Scalabriniane – spiega Suor Etra – Porto nella mia storia il carisma a servizio dei migranti, perché la formazione è una delle chiavi dell’integrazione e di nuove opportunità anche per le religiose e i religiosi che provengono da diversi paesi e studiano all'università Urbaniana”.
L’Università nasce nel Seicento con uno scopo profondo: formare missionari e confrontarsi così con i popoli del mondo. In sostanza, già allora venne creato a Roma un osservatorio globale capace di puntare a percorsi educativi per rafforzare il dialogo e il confronto.
“In comunione con le consigliere generali, con tutte le Suore Scalabriniane e in comunione con la famiglia scalabriniana, ringrazio il cardinal Tagle per la nomina di Suor Etra Luana Modica – dice suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – che è per noi un riconoscendo della nostra missione con i migranti e i rifugiati. Lo accogliamo come un servizio alla Chiesa, con uno sguardo internazionale”. Suor Etra Modica ha una vasta esperienza in campo formativo e nella pastorale migratoria, avendo coperto ruoli all'interno della propria Congregazione e in ambiti di organismi ecclesiali. A Sr. Etra gli auguri di un proficuo lavoro.