Primo Piano

Tratta: al via la campagna social di Thalita Kum

26 Luglio 2021 - Roma - La rete globale Talitha Kum – che comprende più di tremila suore cattoliche e collaboratori uniti nell’impegno di sradicare il traffico di esseri umani – lancia, in vista della Giornata mondiale contro la tratta che si celebrerà venerdì 30 luglio, la campagna di sensibilizzazione #CareAgainst Trafficking (Cura contro la tratta), che prenderà avvio dagli account Facebook, Twitter e Instagram di Thalita Kum. Le famiglie religiose partner e i sostenitori in 90 Paesi del mondo sono chiamati a diffondere testimonianze di «cura» verso i sopravvissuti, quella cura che il Papa ha definito "vaccino per il cuore". La cura, spiega la coordinatrice, Gabriella Bottani, necessaria in ogni tappa del percorso per combattere la tratta: dall’istruzione al sostegno al reddito, all’avviamento al lavoro dei più fragili.  

Don De Robertis: la comunità albanese “componente importante e apprezzata della società pugliese”

26 Luglio 2021 - Bari – “Abbiamo pensato questo incontro non tanto come la rievocazione di un evento, che pure ha avuto dell’incredibile ed è rimasto impresso nella memoria collettiva della nostra città e di tutta l’Italia – la nave Vlora stracarica di esseri umani che l’8 agosto 1991 entrava nel porto di Bari – quanto del cammino che la comunità albanese ha fatto in questi 30 anni, che l’ha portata da essere guardata con timore e diffidenza, a volte con disprezzo, ad essere riconosciuta come una componente importante e apprezzata della società pugliese”. È quanto ha detto don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes introducendo i lavori del convegno “Le Speranze della dolce Nave- 30 anni dopo. La migrazione del popolo albanese tra passato, presente e sfide futuro” svoltosi presso il Fortino Sant’Antonio Abate a Bari per il trentennale dell’arrivo nel porto pugliese della nave con circa 20mila albanesi a bordo. Dalle tante testimonianze emerge il cammino che questa comunità “ha fatto nel campo professionale, artistico, affettivo (tanti i matrimoni celebrati in questi anni!) e anche religioso, che molti albanesi non avevano potuto sviluppare sotto la dittatura atea. Ciò che spesso ci viene presentato come un evento infausto, un pericolo, una invasione – ha aggiunto il sacerdote - si è rivelato invece come una opportunità, una occasione di crescita per noi e per loro. Da questo anniversario ci viene soprattutto un messaggio di fiducia e di impegno”. Una delle cose che “più mi colpisce ascoltando papa Francesco parlare di migrazioni, è – ha concluso - che, pur non nascondendo i drammi che spesso ad esse si accompagnano, specie quando forzate, egli ne parla sempre come di una opportunità, una occasione per riscoprire ‘un noi sempre più grande’, come recita il titolo del suo messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 26 settembre.  

Diminuire e condividere

26 Luglio 2021 - Città del Vaticano - “I giovani corrono veloci, ma gli anziani conoscono la strada”. Otto anni fa, proprio in questi giorni, si celebrava a Rio de Janeiro la Giornata mondiale della gioventù, e papa Francesco proponeva ai ragazzi queste parole, per dire la necessità di tenere unite le generazioni, soprattutto in un tempo come il nostro, dove la cultura dello scarto emargina chi non è più in grado di offrire il proprio contributo. In questa domenica, prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, Papa Francesco torna a proporre questo legame, per dire che i nonni “hanno avuto occhi attenti, colmi di tenerezza”. È monsignor Rino Fisichella che presiede, al posto del Papa, la celebrazione in San Pietro e legge l’omelia preparata da Francesco. Tutti siamo passati, scrive ancora il Papa, “dalle ginocchia dei nonni, che ci hanno tenuti in braccio. È anche grazie a questo amore che siamo diventati adulti”. Omelia e Angelus, quest’ultimo recitato dal Papa dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico, dedicati alla pagina evangelica della moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche se, è Francesco a ricordarlo, dovremmo evitare di utilizzare il verbo moltiplicare: “nei Vangeli non compare mai il verbo ‘moltiplicare’. Anzi, i verbi utilizzati sono di segno opposto: spezzare, dare, distribuire. Il vero miracolo, dice Gesù, non è la moltiplicazione che produce vanto e potere, ma la divisione, la condivisione, che accresce l’amore e permette a Dio di compiere prodigi”. L’episodio narrato da Giovanni, ma anche dagli altri evangelisti, per il Papa può essere riassunto in tre verbi: vedere – “Gesù non è indifferente o indaffarato, ma avverte i morsi della fame che attanaglia l’umanità stanca”; vede e “vuole sfamare la nostra fame di vita, di amore e di felicità” – condividere – “c’è bisogno di una nuova alleanza tra giovani e anziani, di condividere il tesoro comune della vita, di sognare insieme, di superare i conflitti tra generazioni per preparare il futuro di tutti” – custodire – “i nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare. Sono quei pezzi di pane preziosi rimasti sulla tavola della nostra vita, che possono ancora nutrirci con una fragranza che abbiamo perso, ‘la fragranza della memoria’”. All’Angelus Francesco guarda al gesto del ragazzo, di cui non conosciamo il nome, che ha donato i suoi pani e i suoi pesci, per dire: “il Signore può fare molto con il poco che gli mettiamo a disposizione”. Ancora, “Dio ama agire così: fa cose grandi a partire da quelle piccole, gratuite”. Noi, afferma ancora il vescovo di Roma, “cerchiamo di accumulare e di aumentare quel che abbiamo; Gesù invece chiede di donare, di diminuire. Noi amiamo aggiungere, ci piacciono le addizioni; a Gesù piacciono le sottrazioni, il togliere qualcosa per darlo agli altri”. Con il racconto del miracolo compiuto da Gesù, l’evangelista ci mette di fronte a una verità che è sotto i nostri occhi: basta il poco che abbiamo per sconfiggere la fame; un poco di amore e di compassione per vincere la solitudine, la sofferenza; un poco di beni materiali per aiutare chi è nelle difficoltà; un poco del nostro tempo per portare un sorriso a chi si sente emarginato, escluso. L’importante è mettere quel poco nelle mani del Signore, affidarsi a lui e non rinchiuderci nel nostro egoismo. Nei giorni scorsi si è svolta a Roma il pre-vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari, e il Papa, pur non riferendosi esplicitamente a questo evento, ricorda che “anche oggi il moltiplicarsi dei beni non risolve i problemi senza una giusta condivisione”. La tragedia della fame nel mondo: “è stato calcolato che ogni giorno nel mondo circa settemila bambini sotto i cinque anni muoiono per motivi legati alla malnutrizione. Non hanno il necessario per vivere. Di fronte a scandali come questi Gesù rivolge anche a noi un invito, un invito simile a quello che probabilmente ricevette il ragazzo del Vangelo, che non ha nome e nel quale possiamo vederci tutti noi: coraggio, dona il poco che hai, i tuoi talenti e i tuoi beni, mettili a disposizione di Gesù e dei fratelli. Non temere, nulla andrà perso, perché, se condividi, Dio moltiplica. Scaccia la falsa modestia di sentirti inadeguato, fidati. Credi nell’amore, nel potere del servizio, nella forza della gratuità”. (Fabio Zavattaro – Sir)  

La storia di Mamor: l’integrazione che parte dall’amicizia

23 Luglio 2021 - Roma - Mamor è un giovane del Mali, arrivato in Italia nel 2016. Per venire nel nostro paese è dovuto passare per la Libia, dove ha rischiato di essere rapito dalle milizie che girano per le città, e poi per il Mediterraneo. Una traversata che poteva trasformarsi in tragedia se il suo barcone, quasi affondato, non fosse stato soccorso. Una volta in Italia però il giovane ha affrontato notevoli difficoltà, ritrovandosi, come molti altri ragazzi che arrivano nel nostro paese, ai margini della società. “Quando mi ha raccontato quello che aveva passato mi sono commosso” rivela Giovanni Moretti, collaboratore di Sophia Impresa Sociale che ha insegnato l’italiano a Mamor nel corso di Creare Valore Attraverso l’Integrazione, progetto della cooperativa romana sostenuto dalla campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare. Tra i due si è creato un forte legame di amicizia che è rimasto solido anche dopo il termine del progetto. “Con Mamor è’ nata subito una grande intesa” - continua Giovanni - “Siamo amici e ci sentiamo spesso per aggiornarci e per sapere come va la vita in generale”. Il legame che si è creato tra Giovanni e Mamor è l'emblema di come noi a Sophia intendiamo il sostegno ai giovani migranti in condizione di vulnerabilità” - spiega Marco Ruopoli, presidente di Sophia Impresa Sociale - “Non un semplice aiuto, ma un accompagnamento fraterno che spesso si trasforma in amicizia. Anche per questo alcuni giovani che abbiamo seguito sono divenuti soci della cooperativa e sono parte attiva dei progetti educativi nelle scuole sul fenomeno dell’immigrazione”. Grazie alla formazione ai mestieri artigianali ricevuta nel corso del progetto e agli insegnamenti di italiano di Giovanni, Mamor è riuscito a trovare un lavoro stabile che gli ha permesso di andare ad abitare da solo. “Per festeggiare mi ha invitato a casa sua e abbiamo cucinato insieme. È stato un bel traguardo e una grande soddisfazione per entrambi” racconta Giovanni. Una storia di integrazione che parte proprio dall'amicizia. Del resto per essere “Fratelli tutti” come auspicato dal Papa bisogna anzitutto essere amici imparando che l'altro può essere un dono che ci arricchisce. (A.M.)  

Migrantes: una celebrazione eucaristica apre il convegno sui 30 anni dell’arrivo della Nave Vlora con 20mila albanesi

23 Luglio 2021 - Bari - Una messa nella Basilica di San Nicola in ricordo del viaggio della Vlora da Durazzo a Bari l'8 agosto 199 aprirà questa sera le celebrazioni per il trentennale dell'arrivo nel porto pugliese della nave con circa 20mila albanesi a bordo. "L'approdo della Nave Vlora, all'indomani della caduta del muro di Berlino, aprì una breccia nelle nostre coscienze e dell'Italia intera", ha detto il sindaco di Bari, Antonio Decaro. L’arrivo della nave Vlora con i primi 20mila albanesi arrivati in Italia sarà ricordato oggi e domani – 23 e 24 luglio – con un convegno a Bari dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con l’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea e l’Associazione Le Aquile di Seta. Il programma prevede una celebrazione alle ore 19,00 presso la Basilica di San Nicola a Bari animata dalla Pastorale dei Cattolici Albanesi in Italia e presieduta da Don Elia Matija, Coordinatore nazionale Migrantes della Pastorale dei Cattolici Albanesi in Italia. Domani, 24 luglio 2021 alle ore 16.30 il Convegno al titolo “Le Speranze della dolce Nave- 30 anni dopo. La migrazione del popolo albanese tra passato, presente e sfide futuro”, presso il Il Fortino Sant’Antonio Abate, Bari. L’incontro sarà introdotto da don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Seguiranno gli interventi di Vito Antonio Leuzzi, Direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, Eva Meksi- testimone diretta in quanto arrivata in Italia con la nave “Vlora”, Klodiana Cuka, Presidente Integra Onlus. Livio Muci, il fondatore della casa editrice “Besa”, Rando Devole, sociologo, giornalista, esperto di immigrazioni e Sr. Roza, membro della Comunità albanese a Bari. Tra i saluti anche quello dell’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons.  Giuseppe Satriano.  

Vangelo Migrante: XVII domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Gv 6,1-15)

23 Luglio 2021 - Per cinque domeniche si interrompe la lettura del Vangelo di Marco ed inizia un’ampia pagina del Vangelo di Giovanni: il racconto della moltiplicazione dei pani a cui segue un lungo discorso di Gesù a Cafarnao. L’episodio è comune agli altri Vangeli ma quello di Giovanni ha due peculiarità: è un racconto pasquale e, dinanzi al bisogno della folla, Gesù prende l’iniziativa. L’evangelista dice esplicitamente che “era vicina la Pasqua” e che Gesù ha appena attraversato il mare di Galilea, dati ‘pasquali’ che non possono essere marginalizzati. Negli altri racconti i discepoli espongono a Gesù la preoccupazione per la situazione: “congeda la folla perché vada nei villaggi vicini a comprarsi da mangiare (Mt 14,15)”. Nel Vangelo di Giovanni tutto parte da Gesù: “egli, infatti, sapeva quello che stava per compiere”. Interroga il discepolo Filippo: “dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?” e questi con realismo fa cenno alla pochezza dei mezzi a disposizione: “duecento denari non sono sufficienti”; nel mentre, arriva Andrea che dapprima incalza: “c’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci”; poi ammette: “ma che cos’è questo per tanta gente?”. È qui che Gesù vuole portare i suoi discepoli: a farli misurare con quello che li supera. Come per i discepoli, anche per noi la realtà ha dei margini che spesso sovrastano i nostri limiti, non dà vie di uscita; la sperimentiamo continuamente nella nostra finitudine. In essa echeggiano i nostri fallimenti, ci accerchiano dinamiche insoddisfacenti. E presto arriva la resa, quella che i latini giustificavano con il detto: ‘ad impossibilia nemo tenetur’ (nessuno è tenuto a fare l’impossibile). Proprio questo è il punto: avere a che fare con Gesù è qualcosa che supera l’ordinario; non è innanzitutto mettere in ordine una serie di norme, precetti morali, alti e saggi insegnamenti. Avere a che fare con Gesù vuol dire avere la consapevolezza che Lui stesso non è un evento ordinario ma straordinario: lo è l’Incarnazione e lo è la Sua Resurrezione. Per questo, la Chiesa, che ha come primo compito l’annuncio della Resurrezione, non può essere il luogo del possibile e dell’ordinario ma il luogo dello straordinario di Dio. Il discepolo fonda la loro vita su di Lui. Il racconto parla di quello che dalle mani di un ragazzo passa nelle mani di Cristo … Quando le ‘cose’ sono nelle nostre mani, sono poche e piccole quanto noi, e sono deludenti; quando le passiamo nelle mani di Dio, attraverso le mani Gesù: compaiono soluzioni, si vede come il poco diventa molto e come la scarsezza diventa abbondanza. Non è magia. È l’Opera di Dio. Ce n’è per tutti e ne avanza! (p. Gaetano SARACINO)      

Alluvioni in Belgio: lutto e speranza nel conforto della solidarietà

22 Luglio 2021 - Liegi - Chênée (Liegi) 8h30 del 20 luglio, giornata di lutto e di preghuera in tutto il Belgio. Esco dalla canonica per andare in una delle parrocchie dove sono parroco. Alle 9 ci sarà la messa per i defunti della catastrofe. Nella finestra del vicino di casa c’è la bandiera del Belgio a lutto. Sembra una giornata normale, ma in realtà già di buon’ora si respira l’aria della tragedia che ha colpito più di 40 mila famiglie. I morti sono più di 31 e tanti risultano ancora dispersi. Le strade di Chênée sono ancora segnate dalla polvere della terra, tracce dell’acqua e fango trasportate dalle macchine che riprendono a circolare sempre più vicine alle zone colpite dalle inondazioni e rimaste isolate per giorni. In chiesa la celebrazione eucaristica: le letture del giorno ricordano il passaggio del popolo ebreo attraverso il mar Rosso. Strana coincidenza biblica che permette di rinnovare nella preghiera l’atto fiducioso a Dio, nonostante la perdita di fratelli e sorelle e di tanti beni materiali. Il Vangelo del giorno ci aiuterà a sentirci più fratelli e sorelle di Gesù condividendo lo spirito del vangelo, messaggio di amore nell’accettare la volontà di Dio. Una preghiera tutta particolare per le comunità nella prova: di fronte alla forza violenta e devastatrice dell’acqua un’invocazione verso il cielo per chiedere aiuto e conforto. Gli impegni pastorali si susseguono. Dopo aver partecipato ad un funerale, ritorno a casa qualche minuto prima di mezzogiorno. Giusto in tempo per raccogliermi in silenzio, spiritualmente unito a tutto il paese, per rendere omaggio ai defunti e per sostenere le famiglie colpite. Le campane di tutto il Belgio suonano a lutto. Anche quelle di Chênée. Un pensiero a coloro che conosco, ai volti che in questi giorni ho incontrato: visi rigati da lacrime e tristezza, sconvolti e impressionati dalla catastrofe inaspettata.  I luoghi delle inondazioni li conosco. Ci passo ogni giorno, perché ci vivo. Della comunità di Chênée e Angleur sono stato viceparroco per ben sette anni.  E ancora mi tornano in mente le immagini delle persone indaffarate in questi giorni a spalare fango e gettare per strada quanto danneggiato, con una volontà di andare avanti, nonostante tutto. Un pensiero al fiume umano di solidarietà che è venuto in soccorso. Quanta generosità e senso di fraternità! In un momento duro e difficile che il nostro paese vive, si sente con mano la forza dell’unione tra le persone, solidali e attente le une verso gli altri, con un cuore grande e sensibile. Se mi sento piccolo di fronte al coraggio e all’impegno immenso e generoso che vedo tutti i giorni qui a Chênée come anche in tutte le zone disastrate, mi sento edificato da una visibile e forte testimonianza di solidarietà che mi rende fiero del mio paese d’adozione. Ho la possibilità di ascoltare il discorso del Re Philippe: “Un disastro naturale senza precedenti ha colpito gran parte del nostro Paese. I nostri pensieri sono con le famiglie e i parenti delle vittime e di tutti coloro che sono in difficoltà. Il bilancio umano è molto doloroso. Le inondazioni hanno causato danni enormi nelle nostre città e villaggi. Molti hanno perso tutto. Spesso il lavoro di una vita è stato spazzato via in poche ore.” In questi giorni insieme alla regina Matilde ha visitato i centri più colpiti. Poi parole di gratitudine per la solidarietà, la forza che permette di sperare nella ricostruzione e nella ripresa: “ Di fronte alle avversità, la nostra gente dimostra immensa solidarietà. Da tutto il Paese arrivano aiuti spontanei alle vittime del disastro, e innumerevoli volontari si dedicano senza sosta. A loro voglio esprimere la nostra gratitudine, così come ai nostri partner europei che sono venuti in supporto. Ringrazio anche le autorità sul campo oltre ai servizi di emergenza, i vigili del fuoco e l’esercito che hanno lavorato instancabilmente. So che tutti i mezzi saranno utilizzati per la ricostruzione”. Mi colpisce il suo richiamo al “sobbalzo d’umanità”, che ha permesso di resistere alle difficoltà, bene prezioso da preservare per affrontare le sfide e che permetterà di costruire un mondo migliore. Alla vigilia della festa nazionale, le sue parole ridanno certamente speranza e impulso a lavorare e adoperarsi con i talenti e la creatività di ciascuno per il bene comune. Di pomeriggio visito le suore di Chênée. Davanti a casa loro, come in tutta la strada, rue du gravier, tanti detriti, elettrodomestici e mobili pronti a finire nella discarica. È un’immagine surreale, quanti cumuli che attendono di essere caricati nei camion che vanno e vengono per sgomberare in più fretta possibile gli spazi desiderosi di pulizia e di vita normale. Ho tempo per qualche telefonata a connazionali e parrocchiani che hanno subito danni e di scambiare qualche messaggio con Giorgio. Anche la sua Verviers è stata travolta. La Vesdra ha colpito un quartiere dove abitano tanti italiani e anche la chiesa dove ogni anno a Natale celebro la messa con la comunità italiana. Nel tardo pomeriggio mi reco alla sala funeraria, per visitare una famiglia e preparare con essa il funerale di venerdì. La defunta è morta annegata a casa sua a causa delle inondazioni. Nelle sale accanto ci sono anche altre due vittime. Confrontarmi con la tristezza di questo lutto mi stringe il cuore. Lascio il centro funerario in silenzio rispettoso. Una preghiera accompagna i miei passi. Salito in macchina decido di andare a Banneux. Ho desiderio di raccogliermi un istante nel luogo dove la Vergine dei poveri è apparsa. Potrò accendere una candela e affidare a Maria le più care intenzioni che ho potuto raccogliere in questo giorno particolare. 19h30 Discendendo verso Liegi, ho voluto passare un attimo a Tilf (Esneux), altro comune colpito, per salutare Jacques, il cuoco del nostro Centro Sociale Italiano di Rocourt. Insieme alla sua famiglia aspetta di cenare al centro di accoglienza. Lì le famiglie si susseguono per consumare un pasto caldo. I volontari infondono serenità. La provvidenza permette ai disastrati di ritrovare un po’ di vita familiare attorno ad un tavolo. Tra i presenti riconosco un’altra coppia di conoscenti, che saluto. Jacques inizia a raccontarmi l’accaduto, mostrandomi le foto delle diverse fasi di innalzamento dell’acqua. Se mettendosi in sicurezza al primo piano, hanno potuto avere meno paura, allo stesso tempo hanno constatato immediatamente la gravità dell’evento. Ora la loro casa, che ho modo di visitare, avrà bisogno di grandi lavori di restauro. Mi racconta dei soccorsi. A Tilf ha operato anche il gruppo Protezione Civile, i vigili del fuoco e l’Aeronautica militare in missione di salvataggio dall’Italia in Belgio. Onorati per la preziosa azione che ha permesso di mettere in salvo più di 40 persone. Grazie Italia! Rientro a Chênée a fine serata. È quasi buio. L’autostrada che fino a ieri è rimasta sommersa nei suoi diversi tunnel, è riaperta per un km. Certamente ci vorranno giorni o settimane perché sia messa in sicurezza. Nel primo sottopassaggio c’è ancora un po’ di acqua. Tutte le macchine rallentano, come se si vivesse ancora il dramma iniziale delle alluvioni. Davanti al ponte di Chênée le acque si sono ormai ritirate. La Vesdra e l’Ourthe sembrano riprendere il loro corso normale. Un lampeggiante blu della polizia illumina il buio di place Joseph Willem. Il quartiere rimarrà senza elettricità e gas ancora per un po’ di tempo. Io mi avvio verso casa. Mentre mi accingo a salire la rue Gaillarmont una benedizione per la mia Chênée e per tutto il paese. Domani sarà la festa nazionale, e ancora tante mani volenterose e cuori generosi favoriranno la ripresa del paese che in un momento drammatico come questo ha fatto della solidarietà la sua forza e virtù. Che Dio benedica il Belgio! (don Alessio Secci - Mci Liegi)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 25.295 persone migranti sulle coste italiane

22 Luglio 2021 - Roma - Sono 25.295 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 4.781 sono di nazionalità tunisina (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.890, 15%), Egitto (2.130, 9%), Costa d’Avorio (1.929, 8%), Guinea (1.344, 5%), Eritrea (1.325, 5%), Sudan (1.226, 5%), Iran (1.084, 4%), Marocco (1.040, 4%), Mali (726, 3%) a cui si aggiungono 5.820 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Migrantes Andria: un progetto per vaccinazione di persone senza fissa dimora e migranti

22 Luglio 2021 - Andria - Saranno vaccinati nel pomeriggio di oggi i primi dieci minori non accompagnati ospiti della Comunità “Migrantesliberi” di Andria. La somministrazione dei vaccini anti covid avverrà nell’ambulatorio medico infermieristico di Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria. Oltre ai minori saranno vaccinati, anche, i senza fissa dimora e i migranti. A coordinare le vaccinazioni è il dipartimento di Prevenzione della Asl Bat il cui Direttore è il Dott. Riccardo Matera. “Le vaccinazioni sono previste anche per i senza tetto che spesso dormono in strada e che non hanno assistenza medica. Negare loro il farmaco anti covid è una ingiustizia”, spiega don Geremia Acri, responsabile della Casa Accoglienza “S.M. Goretti” e dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria. A essere vaccinati per primi saranno adolescenti di 17 anni che saranno affiancati da tre mediatori culturali: uno arabo, uno pachistano e un altro rumeno. “È fondamentale garantire il vaccino a chi non ha un medico di riferimento”, aggiunge la Dott.ssa Stefania Menolascina del dipartimento di Prevenzione della Asl Bat di Andria. Nella somministrazione delle dosi sarà impegnato anche un pediatra il Dott. Vincenzo Fortunato, medico volontario della Casa Accoglienza e medico vaccinatore. “Adolescenti arrivati in Italia da soli, persone rimaste senza neppure una casa e migranti hanno il diritto di vaccinarsi contro il coronavirus perché fanno parte di una comunità e sentono l’impegno a bloccare la circolazione dell’infezione. Questo gesto, in collaborazione con l’Asl Bat, testimonia l’importanza della collaborazione a favore dei più deboli e il fatto che le sfide si possono e si devono affrontare non da soli ma insieme”. conclude don Geremia Acri.  

 

Migrantes Brescia: accogliere vuole dire formare

22 Luglio 2021 - Brescia - 34 richiedenti asilo nell’arco di tre anni hanno ricevuto una formazione in ambito zootecnico, agronomico e di meccanica agraria Una modalità intelligente per accogliere, formare, inserire e offrire un’opportunità in più ai richiedenti protezione internazionali o titolari di protezione. Grazie al progetto di “Farm training” (co-finanziato dalla campagna “Liberi di partire e liberi di restare” della Cei), complessivamente 34 persone, accompagnate dall’Associazione Centro Migranti – Ufficio Migrantes della diocesi di Brescia - , nell’arco di tre anni hanno potuto ricevere una formazione in ambito zootecnico, agronomico e di meccanica agraria. Hanno avuto la possibilità, attraverso corsi teorico-pratici e l’attivazione di tirocini extracurricolari, di acquisire delle competenze specifiche spendibili sul mercato del lavoro. Un segno importante. “La campagna ‘Liberi di partire, liberi di restare’ è un segno della Chiesa italiana, perché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti – afferma don Roberto Ferranti, presidente dell’Associazione Centro Migranti – un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano Brescia tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra. È una campagna di denuncia dei morti, di violenze, della tratta di persone indifese che una storia nuova di accompagnamento dei migranti può scongiurare. È una campagna che vuole promuovere uno sviluppo umano integrale, per ‘tutti gli uomini e tutto l’uomo’, a livello familiare e comunitario, che intende considerare la ricchezza e le potenzialità dello scambio interculturale, in relazione alle dinamiche demografiche, sociali, economiche in atto, anche nel nostro Paese. È una campagna che costituisce un ‘segno dei tempi’, un “‘Liberi di partire, liberi di restare’ è un segno della Chiesa, perché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti”, luogo di testimonianza di libertà, solidarietà, giustizia, democrazia. Di pace. Insieme”. Valorizzazione del tessuto agricolo. A Brescia questo percorso si è concentrato sulla valorizzazione “del nostro contesto, ricco di esperienze di accoglienza che hanno generato nuova vita nei giovani migranti giunti nella nostra terra; si è cercato di valorizzare anche il contesto lavorativo agricolo dove questi giovani, acquisite le competenze specifiche necessarie, avrebbero potuto costruire il loro futuro lavorativo”. Nonostante le difficoltà dettate dalla pandemia, grazie alla sinergia dei diversi enti coinvolti, è possibile vedere concretamente i risultati ottenuti. I risultati del 2021. Il corso “Farma training” per l’anno 2021 si è svolto da marzo a giugno. Il gruppo classe iniziale, formato da cinque richiedenti protezione internazionale (4 provenienti dalla cooperativa Kemaye 1 dall’Asilo Notturno R. Pampuri), ha affrontato le materie di zootecnica, agronomia e lingua italiana, oltre ed un modulo specifico sulla sicurezza sul lavoro, per un totale di 240 ore in classe, più le ore di laboratorio di orticoltura. Il corso si è svolto inizialmente a distanza, ma a partire dal mese di maggio le lezioni si sono tenute sia in aula che presso il laboratorio di orticoltura L’Ortoc’è, in modo da affiancare alla teoria anche l’effettiva sperimentazione sul campo. “L’ortoc’è” è un progetto (lo raccontiamo a pagina 28) di Caritas in collaborazione con la cooperativa Kemay e l’Ufficio per l’impegno sociale. I partecipanti più costanti e meritevoli hanno cominciato un tirocinio extracurricolare di inserimento lavorativo della durata di 3 mesi. (La Voce del Popolo)    

Palermo: con il Gonzaga 84 giovani impegnati nei servizi educativi ai più piccoli e nell’assistenza ai migranti

22 Luglio 2021 - Palermo - Promuovere l’integrazione sociale e l’educazione inclusiva degli alunni con bisogni educativi speciali; ampliare le opportunità educative e di animazione culturale ai minori che vivono condizioni di svantaggio economico e sociale offrendo loro spazi di incontro, di gioco, di supporto scolastico e di socializzazione nel rispetto delle differenze; accogliere e integrare i migranti che arrivano nelle coste siciliane in cerca di una vita migliore; accompagnare gli adolescenti e i giovani a costruire il proprio progetto di vita e a riconoscersi cittadini “creAttivi” e agenti di cambiamento dell’isola. Sono alcuni degli obiettivi e delle azioni che 84 giovani, per un anno, si impegneranno a realizzare nel Servizio civile universale con il Gonzaga, a Palermo. Il nome della rete è “Con il Gonzaga, per i giovani, in Sicilia” e coinvolge associazioni ed enti no profit, coordinate dal Gonzaga, che comprende l’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe, il Centro Astalli Palermo, la cooperativa sociale Parsifal, la cooperativa sociale Al Azis, l’associazione Arces, la Polisportiva Gonzaga. Sono 45 i giovani che hanno iniziato la loro esperienza nel settore dell’educazione avendo come destinatari i bambini e i giovani della scuola italiana, dell’International School e della Polisportiva del Gonzaga Campus che in questi giorni sono stati impegnati nel programma del Gonzaga Estate, tra laboratori, giochi, musica, sport, esperienze forti di solidarietà e campi di volontariato. Gli altri sono già a lavoro nelle oltre 20 sedi sparse in tutto il territorio.  

Migranti: oltre 40mila i morti dei viaggi della speranza dal 1990 ad oggi

22 Luglio 2021 - Roma - Altri morti a causa di nubifragi davanti alle coste libiche. Ieri, riferiscono fonti OIM, almeno 20 morti. Dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo più di 800 vittime le vittime mentre sono oltre 43.390 le persone morte, senza contare i dispersi, dal 1990 a oggi, nel "mare Nostrum o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo anno: sono infatti 4.071 le persone che, da giugno 2020 ad oggi hanno perso la vita così. La rotta più letale al mondo rimane quella del Mediterraneo centrale, fra Italia e Libia con 935 morti da inizio anno.  

Alluvioni in Europa: la solidarietà e l’impegno degli italiani in Lussemburgo

21 Luglio 2021 - Lussemburgo - “Il calcolo totale dei danni sarà stabilito dalle autorità locali e nazionali solo nei prossimi giorni” sostiene l’unità di crisi del governo Bettel in Lussemburgo che dopo aver dichiarato lo stato d’emergenza ha stanziato 50 milioni di euro per i danni materiali e attivato lo chomage partielle, l’aiuto economico governativo per cause di forza maggiore, per le alluvioni che hanno colpito il Granducato nella notte tra il 14 e il 15 luglio. Anche sul Granducato di Lussemburgo - così come gli stati confinanti della Germania e del Belgio - precipitazioni da record: 105,7 litri per metro quadrato in 24 ore, il livello più alto dal 1854. Due Comuni in parte evacuati: Echternach e Vianden nel nord-est dello Stato, scuole chiuse per un paio di giorni, strade bloccate. Per fortuna nessun morto e nessun ferito ma molti danni materiali a industrie, commerci e privati: cantine allagate, archivi inondati, impianti di produzione danneggiati, uffici costretti a restare chiusi, alcune linee ferroviarie interrotte e ancora 250 famiglie che devono essere rifornite di elettricità in tutto il Paese. “Le precipitazioni sembravano non smettere da alcuni giorni - racconta Paola Cairo, codirettrice di PassaParola Mag, il mensile italiano in Lussemburgo, Francia (Grand Est) e Germania (Saarland) -  e ci siamo resi conto della gravità solo quando social e quotidiani hanno cominciato a rilanciare foto e informazioni sulla situazione. Ci sono stati quartieri della città bassa (Grand, Clausen, Pfaffenthal, danneggiati da acqua e fango dell’Alzette) ma anche alcune piazze e strade della capitale completamente inondate”. “Insieme alle amiche della Società Dante Alighieri, Comitato Lussemburgo e della Libreria italiana, che hanno entrambe sede al Grund -  continua Cairo - ci siamo attrezzate per ripulire i locali. Con scope e ramazze abbiamo rimosso il fango dal pavimento e messo in sicurezza libri e mobili. I danni non sono stati ingenti, fortunatamente ma a soli 200 mt da noi, la celebre Abbazia di Neimenster ha avuto i locali allagati e sono stati senza elettricità per una settimana. Nei prossimi giorni ci è stato comunicato che un funzionario governativo del Fond du Logement, l’ente pubblico che gestisce alcune unità commerciali nel quartiere, passerà per fare un resoconto dei danni e le assicurazioni sono già allertate”. Roberta D’Esposito ha vissuto la notte tra il 14 e il 15 completamente in bianco. “Mi ha chiamato la mia amica Angela i cui genitori abitano proprio in città ai bordi dell’Alzette (affluente della Sure). Le forti precipitazioni hanno allagato la cantina fin da subito e il giardino, dove sono caduti degli alberi.  Temevamo che l’acqua arrivasse anche ai piani. E abbiamo avuto paura. I pompieri, chiamati due volte, ci hanno detto che avrebbero dato priorità alle urgenze vitali. Poi non sono mai arrivati. I danni materiali sono stati ingenti e nei giorni successivi, insieme ad altri volontari del quartiere, abbiamo cercato di pulire tutto”. Paolo Travelli, invece, si trovava ad Echternach, la cittadina patrimonio Unesco, che si trova a pochi km da un bacino d’acqua artificiale che rischiava di esondare e che è stata in parte evacuata in poche ore.  “L’azienda per la quale lavoro - racconta - ci ha allertato verso le 12 che la situazione si stava aggravando: una parte della città era allagata ed era stato deciso di evacuare. Io mi sono rimesso in auto per tornare in città - abito nella Capitale -  ma ho trovato molte strade chiuse a causa degli allagamenti e del rischio frane. Sono tornato a casa solo qualche ora dopo, seguendo un bus di linea tedesco fino a Trier (Germania) e da lì ho ripreso l’autostrada per Granducato; lo stato di allerta è durata fino al giorno dopo quando ha smesso di piovere”. Marcello Moretti, presidente dell’ARULEF (l’Ass. regionale umbra) ha realizzato due video per testimoniare la situazione prima e dopo: “Sono partito per curiosità: molte strade erano bloccate ma sono passato nella zona alta evitandole e sono arrivato in molte zone dove ho potuto riprendere le immagini. Tra il 15 luglio e il 18 luglio ho calcolato che l’acqua è abbassata di 3 mt. e mezzo. Il video parla da sé”. Le operazioni di pulizia e sgombero sono cominciate appena revocata l’allerta e la solidarietà si è manifestata in tutto il Paese: volontari, vicini di casa, scout, politici e anche il Granduca Henri hanno dato una mano. (P.C.)   In foto Paola Cairo, codirettrice di PassaParola Mag  

Migrantes: a Bari il convegno sui 30 anni dell’arrivo della Nave Vlora con 20mila albanesi

21 Luglio 2021 - Bari - L’8 agosto del 1991, 30 anni fa, arrivarono sulle coste baresi sulle coste baresi 20 mila albanesi a bordo della nave Vlora. Era appena caduto il regime comunista e la situazione economica e sociale del paese era disastrosa da obbligare molti a lasciare il Paese alla ricerca di una nuova vita. Con loro arrivo in Italia scrissero una nuova storia dei due Paesi e iniziò una nuova era. Secondo l’ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes gli albanesi residenti in Italia sino circa 450 mila oggi. L’arrivo della nave Vlora con i primi 20mila albanesi arrivati in Italia sarà ricordato giovedì e venerdì prossimo – 23 e 24 luglio – a Bari con un convegno a Bari dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con l’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea e l’Associazione Le Aquile di Seta. Il programma prevede una celebrazione alle ore 19,00 presso la Basilica di San Nicola a Bari animata dalla Pastorale dei Cattolici Albanesi in Italia e presieduta da Don Elia Matija, Coordinatore nazionale Migrantes della Pastorale dei Cattolici Albanesi in Italia. Il 24 luglio 2021 alle ore 16.30 il Convegno al titolo Le Speranze della dolce Nave- 30 anni dopo. La migrazione del popolo albanese tra passato, presente e sfide futuro, presso il Il Fortino Sant’Antonio Abate, Bari. L’incontro sarà introdotto da don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Seguiranno gli interventi di Vito Antonio Leuzzi, Direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, Eva Meksi- testimone diretta in quanto arrivata in Italia con la nave “Vlora”, Klodiana Cuka, Presidente Integra Onlus. Livio Muci, il fondatore della casa editrice “Besa”, Rando Devole, sociologo, giornalista, esperto di immigrazioni e Sr. Roza, membro della Comunità albanese a Bari. Tra i saluti anche quello dell’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons.  Giuseppe Satriano.

 

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 24.779 persone migranti sulle coste italiane

21 Luglio 2021 - Roma - Sono 24.779 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio dell’anno. Di questi 4.589 sono di nazionalità tunisina (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.890, 16%), Egitto (2.130, 9%), Costa d’Avorio (1.902, 8%), Eritrea (1.325, 5%), Guinea (1.317, 5%), Sudan (1.226, 5%), Iran (1.084, 4%), Marocco (1.040, 4%), Mali (726, 3%) a cui si aggiungono 5.550 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.

Rosario per l’Italia: questa sera da Trapani con mons. Fragnelli

21 Luglio 2021 - Trapani - Sarà tramesso dalla cappella della Basilica -Santuario Maria Santissima Annunziata di Trapani l’appuntamento settimanale con “Prega con noi” di Tv2000 e InBlu2000. La recita del Rosario sarà trasmessa alle 20.50 della Tv della Cei (canale 28 e 157 Sky) e da InBlu2000, oltre che su Facebook. A presiederla mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani. Nella cappella della basilica della Madonna di Trapani da secoli si venera un’immagine della Madonna con il Bambino attribuita a Nino Pisano di particolare bellezza: un’immagine duplicata dagli artigiani trapanesi e diffusa non soltanto in molte città italiane ma anche in Spagna, Francia, Tunisi, Casablanca, nei porti del Mediterraneo fino ai grandi musei di Parigi e Londra, si legge in una nota della diocesi. La preghiera di questa sera "per il nostro Paese, presieduta da mons. Fragnelli, alzerà lo sguardo a quel ‘lago di Tiberiade’ come lo chiamava Giorgio La Pira che è il nostro Mare Mediterraneo”. Al termine il presule farà un atto di affidamento alla Madonna pregando per il cammino sinodale della Chiesa italiana.  

Agro Pontino: Dokita in campo per l’inclusione e contro sfruttamento e caporalato

21 Luglio 2021 - Latina - Mediatori culturali all’interno di scuole e servizi pubblici, insegnamento in classe dell’educazione alla cittadinanza globale e, nei Paesi di origine, sportelli informativi su opportunità di lavoro, rischio sfruttamento e caporalato in Italia. Sono solo alcune delle proposte contenute nel “Manifesto per l’inclusione” elaborato dalle associazioni della società civile dell’Agro Pontino per ripensare lo sviluppo di un territorio diventato negli anni sinonimo di emarginazione e sfruttamento, soprattutto ai danni di una parte significativa della comunità immigrata, circa 55mila persone, composta in maggioranza da romeni e indiani Sikh. L’iniziativa è un tassello del progetto “Get Ap! Strategie per una cittadinanza globale dell’Agro Pontino”, promosso dall’associazione Dokita assieme a una rete di organizzazioni attive sul territorio e cofinanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. “Get Ap!” ha puntato sulla popolazione locale e in particolare sui giovani, sulla comunità immigrata, sulle organizzazioni della società civile attive sul territorio e sulle istituzioni locali. La rete di organizzazioni capitanata da Dokita è entrata nelle scuole dell’Agro Pontino “con lo scopo di favorire la comprensione del fenomeno migratorio, dei problemi legati all’integrazione e delle opportunità di sviluppo sostenibile”, si legge in una nota. Le ragazze e i ragazzi hanno partecipato anche attivamente realizzando, col supporto di un videomaker professionista, “video racconti di storie dal territorio di buona accoglienza, integrazione, emancipazione femminile e ambientalismo”. Gli studenti, inoltre, sono stati coinvolti in un’indagine i cui risultati sono parte centrale della “ricerca azione” curata da Cespi e dalla quale emergono “le criticità del territorio: non solo esclusione sociale e sfruttamento lavorativo della comunità immigrata, ma anche discriminazione e scarsa integrazione degli studenti di origine straniera, degrado ambientale e carenza di politiche giovanili”. Il risultato è che “il 60% degli studenti vede il proprio futuro fuori dall’Agro Pontino, in un’altra città italiana, mentre un terzo progetta di emigrare in un altro Paese”. Raccogliendo i suggerimenti venuti dalla comunità scolastica è nato il “Manifesto per una scuola inclusiva e sostenibile nell’Agro Pontino”. A favore della comunità immigrata che popola l’Agro Pontino, “Get Ap!” ha messo in campo iniziative di tutela socio-legale e di sostegno all’associazionismo sul territorio. Circa mille persone hanno usufruito degli sportelli di orientamento e informazione presenti sul territorio. A suggellare questo percorso, iniziato ormai due anni fa, il Festival World Agro Pontino, in calendario dal 31 luglio al 1° agosto a Terracina.  

Athletica Vaticana: “modifica motto olimpico nello stile inclusivo e solidale della Fratelli tutti”

21 Luglio 2021 - Città del Vaticano - Tokyo 2020 “inizia nel segno solidale suggerito dall’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco”. Lo afferma Athletica Vaticana, commentando la ratifica ufficiale da parte del Cio durante la 138ª sessione del Comitato a Tokyo, della modifica dello storico motto olimpico “citius, altius, fortius”, che con l’aggiunta dell’aggettivo “communis” è diventato “citius, altius, fortius, communis”, in inglese “faster, higher, stronger, together”. “Communis” deriva da “cum munus”, ossia “dono reciproco”, spiega in un comunicato Athletica Vaticana, perché “solo con uno stile solidale – insieme – si potrà uscire migliori dalla crisi. Anche attraverso lo sport”. Come ha più volte spiegato il card. Gianfranco Ravasi, questa idea del presidente del Cio Thomas Bach – che ha anche informato Papa Francesco – riguarda da vicino l’associazione sportiva vaticana. La parola latina più corretta – ha fatto presente il cardinale in diverse sedi – sarebbe in realtà “simul”, ma il Cio temeva che si potesse accostare all’espressione “simulazione”, tutt’altro che positiva. Di qui la scelta di “communis” anche se per Ravasi sarebbe stata più corretta la forma avverbiale “communiter”. “Simul currebant” (dal Vangelo di Giovanni: Pietro e Giovanni “correvano insieme”) e “We Run Together” sono i motti di Athletica Vaticana. Il Cio, prosegue l’associazione sportiva, “si è mosso su questa stessa linea inclusiva e solidale nella scelta delle parole per il motto olimpico”. Nel ricordare l’udienza concessa lo scorso 29 maggio da Papa Francesco ad una delegazione di Athletica Vaticana, una settimana prima della partenza per i Campionati di atletica leggera dei Piccoli Stati d’Europa a San Marino, l’associazione ricorda il dono al Pontefice del testimone con la scritta “Simul currebant” ed augura “buon Olimpiade a tutti – soprattutto a chi rappresenta le realtà più piccole e povere (come il team dei rifugiati) – con un grande incoraggiamento a chi sta faticando e soffrendo nella grande ‘gara della vita”

MCI Germania e Scandinavia: vicinanza e preghiera per le persone colpite dalle alluvioni

20 Luglio 2021 -

Bruxelles - In questi giorni, diverse città in Germania e in Belgio sono state colpite da devastanti alluvioni, che hanno causato molti morti, mentre sono centinaia i dispersi. Molto attive in questi giorni le Missioni cattoliche Italiane che sono state protagoniste di atti di solidarietà a fianco delle persone colpite o rimaste senza casa.  A tutte le persone colpite la “vicinanza” e la “nostra preghiera”, si legge sul sito delle delegazioni delle MCI in Germania e Scandinava www.delegazione-mci.de. Interi paesi ancora oggi sono senza corrente elettrica e senza acqua potabile e la conta delle vittime non è ancora finita: ieri, 19 luglio erano 160 in Germania e le vittime accertate, 110 nel distretto Ahrweiler, Renania Palatinato, e 46 nel Nordreno Vestfalia. Molti le persone ancora disperse. Una grande catena di solidarietà si è attivata, uomini e donne si recano nei paesi colpiti portando la forza delle loro braccia, cibo, vivande, acqua, evidenziano le Missioni Cattoliche Italiane ricordando che la Caritas locale oltre a fornire aiuto immediato alle popolazioni colpite sta raccogliendo fondi.

La micro-integrazione che aiuta la comunità

20 Luglio 2021 - Roma –Si è svolto a Garbatella, quartiere di Roma, la prima edizione del nuovo progetto sociale della cooperativa Sophia: i giovani in difficoltà e senza lavoro del quartiere, guidati da professionisti ed esperti del settore, si sono uniti per creare una squadra di manutenzioni imparando i mestieri di elettricista, idraulico, giardiniere e muratore prendendosi cura dei locali della parrocchia. Con il sostegno di Fondazione Cattolica Assicurazioni, la Scuola Cantiere Sophia ha avviato un modello di integrazione “itinerante” basato sul territorio e sul lavoro: partendo dal cuore della comunità, la parrocchia, il progetto coinvolge le persone che hanno più bisogno di formazione e guida offre loro corsi e la possibilità di ottenere certificati e qualifiche e, soprattutto, permette a questi giovani di lavorare “restituendo” un servizio proprio alla comunità di appartenenza. Alla fine del progetto, i giovani hanno tutte le qualifiche per lavorare in ambito edile, elettrico, idraulico e di giardinaggio essendo formati sulla carta e nella pratica. Il progetto ha riscontrato l’interesse dei rappresentanti del territorio. Il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri ha visitato più volte i giovani ed ha voluto sottolineare l’importanza di progetti come Scuola Cantiere Sophia: “Riqualificare una struttura centrale per la comunità come la parrocchia di San Francesco Saverio e al contempo aiutare i ragazzi del quartiere è un risultato eccezionale”.  Marco Ruopoli, presidente di Sophia Impresa Sociale commenta: “La Scuola Cantiere mette in mostra le caratteristiche del modo di lavorare di Sophia con gli altri: accompagnamento, formazione ed amicizia”. “Per un accompagnamento efficace,” continua il presidente, “è necessario coinvolgere anche altri enti ed associazioni che intervengono dove noi non riusciamo,”. Marco si riferisce al lavoro della casa francescana di accoglienza di Ripa dei Settesoli, coinvolta da tempo nei progetti della cooperativa romana. (A.C)