Primo Piano
Vera libertà è fraternità
Oltre il campo: un convegno alla Camera dei Deputati
Roma - Questo studio sulle linee guida per superare i "ghetti etnici" è "solo l’inizio: come Fondazione abbiamo voluto pubblicare questa ricerca e promuoverla. Alla Chiesa non spetta promuovere particolari soluzioni, ma favorire percorsi di ascolto. I fallimenti di tante amministrazioni sono spesso causati dall’ignoranza"-. Lo ha detto questa sera il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, concludendo l'incontro, svoltosi alla Camera dei Deputati, e che per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si sino confrontati sul tema del “superamento” dei campi rom in occasione del convegno “Oltre il campo: Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi”, organizzato da Fondazione Migrantes e Associazione 21 luglio, in collaborazione con la diocesi di Roma. Prima di don De Robertis mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale migranti e rom, ha sottolimneato l'importanza delle relazio ni di comunità recuperando "uno sguardo che salvaguardi la dignità umana riconoscendo gli altri al pari di noi, 'Fratelli tutti' come dice il Papa, opponendoci alla filosofia 'dell’etnìa e dell’aggettivo".
Al convegno, ala quale hanno partecipato anche rom e sinti che attualmente vivono nei campo di Roma e di altre città e alcuni che oggi vivono nelle case popolare e che hanno voluto portare la loro esperienza. Tra gli inerventi quello del prefetto Rosanna Rabuano, del Dipartimento Libertà civili e immigrazione, dell'onorevole Riccardo Magi; di mons. Ambarus, di don De Robertis, di Antonio Ciniero, dell’Università del Salento e di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, oltre a varie testimonianze. (R.I.)
Viminale: da inizio anno sbarcate 41.204 persone migranti sulle coste italiane
L’emigrazione italiana in Germania in un libro di un ex sindacalista
Migrantes Porto Santa Rufina: nell’integrazione il volto dell’unità del cristianesimo
Roma - Lunedì scorso gli animatori delle comunità etniche cattoliche di Porto Santa Rufina assieme al responsabile Migrantes Enzo Crialesi e all’ufficio hanno incontrato il vescovo Giarrico Ruzza, amministratore apostolico della diocesi. È stato un pomeriggio vissuto in un clima fraterno e cordiale, di famiglia, durante il quale ciascuno ha esposto la vita concreta della sua gente, gioie e difficoltà, traguardi e desideri sempre evanescenti. Il presule ha apprezzato con gratitudine il servizio continuo durante gli anni, che conduce alcuni sacerdoti a prendersi cura dei propri connazionali macinando quasi ogni domenica chilometri e chilometri e correndo da una parte all’altra del territorio diocesano. Il vescovo ha sottolineato l’importanza di una buona integrazione fra italiani e diocesani provenienti da altri Paesi, di quanto ogni cultura sia una ricchezza del patrimonio diocesano, di come sia importante che in alcuni momenti dell’anno le comunità etniche si ritrovino a festa con gli italiani un’unica eucaristia, tutti insieme poiché tutti componenti dell’unica Chiesa locale. La meta prefissa, a piccoli passi secondo le capacità di ogni comunità, è quella di giungere col tempo ad almeno una celebrazione al mese, condivisa con la ricchezza di canti, usi e costumi di tutti coloro che si ritrovano a parteciparvi. Il pastore ha anche ricordato di quanto i bambini possano essere veicolo di integrazione vera e stabile attraverso il loro inserimento nelle attività parrocchiali, e di conseguenza di quanto sia importante che essi frequentino la catechesi nella parrocchia di zona, in collaborazione ed al di là delle iniziative della propria comunità etnica, che comunque non devono trascurare per non recidere le radici del Paese di origine dei propri genitori e non spezzare i rapporti con quella parte di famiglia allargata rimasta in patria. È stato infine presentato il programma dell’anno pastorale 2021-2022, nel quale il presule ha apprezzato la proposta di un incontro delle due diocesi di Porto-Santa Rufina e Civitavecchia-Tarquinia per una celebrazione comunitaria in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. (sr. M. Grazia Pennisi, Migrantes Porto Santa Rufina)
Scuola: ripresa delle lezioni anche nelle scuole italiane all’estero
Rom e sinti: oggi incontro alla Camera dei Deputati sul superamento dei campi
Mons. Perego: l’unica Italia che cresce è quella che vive nel mondo:
Bologna - Nuove cittadinanze e nuove mobilità sintetizza molto bene le caratteristiche del cammino degli italiani nel mondo oggi. Lo ha detto ieri sera, in un messaggio video, mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes intervenuto alla serata conclusiva della Festa dell’Unità svoltasi a Bologna. Per il presule l’Italia “non ha mai smesso dal dopoguerra ad oggi di vedere un’altra Italia nel mondo. La miseria dopo la guerra, la mancanza di lavoro, la richiesta di lavoro in altri Paesi nel contesto europeo ed extra europeo ha messo prima in cammino di uscita dal paese milioni di italiani e poi – con il boom economico – in cammino di ritorno. A metà degli anni ’70 l’Italia diventava soprattutto Paese di immigrazione, per ritornare ad essere in questi ultimi anni un Paese ancora anche di emigrazione. Oltre al lavoro, anche lo studio, una nuova storia familiare, la ricerca di una serena vita negli ultimi anni sono le ragioni della mobilità italiana’. Annualmente, dal 2015, oltre 100 mila connazionali, con la sola motivazione espatrio, sono partiti dall’Italia iscrivendosi all’AIRE: erano 94 mila nel 2014, sono quasi 131 mila nell’ultimo anno: la crescita degli emigranti negli ultimi 15 anni è stata di oltre il 76%. Se consideriamo tutte le motivazioni, però, le iscrizioni arrivano, annualmente, a circa 200 mila, 250 mila nell’ultimo anno:’ è come se avessimo perso, ogni anno, in Italia dal 2015 una città come Trieste, Padova o Messina ed è come se fosse effettivamente stata realizzata all’estero la ventunesima regione d’Italia con quasi 5,5 milioni di residenti totali. “L’unica Italia a crescere oggi è quella che vive nel mondo: l’unica comunità che cresce di un’Italia sempre più longeva e spopolata è quella che risiede all’estero!”, ha detto mons. Perego. Il presidente della Migrantes sottolinea che il numero degli italiani nel mondo è sostanzialmente pari al numero degli immigrati in Italia: La mobilità “ha cambiato l’Italia e ha cambiato gli italiani , forse, può essere considerato l’elemento più importante di cambiamento sociale, economico, culturale, anche religioso dell’Italia degli ultimi anni. Purtroppo, però la mobilità non è stata sufficientemente governata: non solo la mobilità degli italiani nel mondo, ma anche dei ‘nuovi italiani’, dei migranti arrivati per lavoro, studio, vita familiare o protezione internazionale. La mobilità - ha aggiunto - trova nel riconoscimento di una nuova cittadinanza l’elemento più importante di governo. Se una persona, un bambino, un giovane e un adulto, un uomo e una donna che cerca di costruirsi un futuro in un altro Paese non trova una città – l’ospedale, la chiesa, la scuola, la fabbrica e la bottega - che lo accoglie, lo riconosce, lo rende partecipe da subito alla vita della città e non lo lascia ai margini, nasceranno distanze, incomprensioni, violenze, delusioni: si affiancheranno due città diverse”. All’ incontro sul tema degli italiani nel mondo è intervenuta anche la curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Delfina Licata.
Papa Francesco: evitare chiusure anche se la “diversità fa sempre un po’ paura”
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Dove nasce la coerenza
Milano: mons. Delpini dialoga sull’accoglienza ai migranti
Milano – Nell’ambito delle celebrazioni per i 35 anni di attività di accoglienza alla Grangia di Monluè, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, dialogherà con il sociologo delle migrazioni, Maurizio Ambrosini, sul tema “Prove di futuro. Accogliere per costruire il domani”.
La tavola rotonda si svolgerà sabato 11 settembre alle ore 18.30 nella sala capitolare (via Monluè, 87).
Voluta dal cardinale Carlo Maria Martini nel corso del suo episcopato milanese, la Grangia è un centro di accoglienza per stranieri. Gestita dall’associazione omonima, presieduta da don Bortolo Uberti, parroco di San Lorenzo in Monluè e San Nicolao della Flue, offre attualmente ospitalità a 21 richiedenti asilo e migranti, grazie al contributo dei volontari e delle suore di Maria Bambina che vivono presso la struttura.
«La Grangia è stato un dono che ha fatto bene alle comunità cristiane del territorio - sottolinea don Uberti -: non solo le ha aperte a un servizio di accoglienza, ma le ha aiutate a superare molti pregiudizi e chiusure, facendo crescere la dimensione evangelica della comunità».