Primo Piano

Romania: 73mila bambini vivono lontano dai genitori emigrati per lavoro

20 Gennaio 2022 -
Roma - Sono 73.387 i bambini che vivono in Romania lontano da uno o ambedue i genitori, immigrati all’estero per motivi di lavoro. I dati sono stati raccolti dall’Autorità nazionale romena per i bambini e pubblicati dall’agenzia stampa romena Agerpres. Alla fine de 2021, 12.339 bambini avevano entrambi i genitori all’estero per lavoro e il 92,8% di loro vive con parenti fino al quarto grado. Gli altri erano collocati presso assistenti maternali, centri di affidamento, famiglie o persone senza legami parentali. Più di 52mila bambini hanno un genitore emigrato all’estero e il 96,6% di essi vive con parenti fino al quarto grado. Per 8.528 bambini, il genitore partito per l’estero è l’unico sostenitore economico della famiglia. Le cifre sono in leggero calo rispetto all’anno precedente, però associazioni come Save the Children Romania avvertono che i dati raccolti dall’Autorità romena per i bambini non riflettono la realtà, perché raccolti attraverso gli ispettorati scolastici e dunque non includono i bambini che hanno abbandonato la scuola e quelli sotto l’età scolastica. Studi realizzati negli ultimi anni da Save the Children Romania e altre Ong rilevano che metà dei bambini con ambedue i genitori emigrati all’estero per lavoro hanno meno di dieci anni di età, e due terzi di loro sono di 2-6 anni. Le ong segnalano che la mancanza dei genitori spinge alcuni di questi bambini all’isolamento, all’abbandono scolastico, alla delinquenza, all’allontanamento affettivo dai genitori, persino alla depressione.

Cei: al via la sessione invernale del Consiglio Permanente

20 Gennaio 2022 -
Roma - Da lunedì 24 a mercoledì 26 gennaio si svolgerà a Roma la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. I lavori si apriranno con l’Introduzione del Cardinale Presidente Gualtiero Bassetti e  proseguiranno con la scelta del tema principale dell’Assemblea Generale di maggio e con un approfondimento sul Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
All’ordine del giorno anche una riflessione sugli aspetti pastorali riguardanti le misure governative di prevenzione Covid. Seguiranno inoltre alcuni aggiornamenti sull’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” in programma a Firenze dal 23 al 27 febbraio 2022 e sui “ministeri” alla luce della lettera della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del 3 dicembre 2021.rà in conferenza stampa il Comunicato finale.

Migranti: iniziato mandato nuova Agenzia Europea Asilo (Euaa)

20 Gennaio 2022 - Strasburgo -  Da ieri è iniziato il nuovo mandato della Agenzia Europea per l'Asilo (Euaa). L'agenzia sostituisce la vecchia Easo ampliandone i poteri. Grazie alla revisione di mandato, sancita a seguito dell'accordo tra Parlamento europeo e Consiglio Ue su proposta della Commissione europea, l'Euaa sarà dotata di un bilancio da 172 milioni di euro per il 2022, stanziati per coprire le spese delle prime 8 operazioni a sostegno delle autorità di Belgio, Cipro, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta e Spagna. Il personale in dotazione all'agenzia sarà potenziato a 2.000 dipendenti di cui 500 dislocati nella sede di Malta, e negli uffici di Atene, Bruxelles, Roma, Nicosia, Madrid e Varsavia, pronti ad intervenire su richiesta degli stati membri. La nuova agenzia "consentirà l'arrivo di esperti delle procedure di asilo rapidamente dove richiesto" e "consentirà la formazione dei funzionari nazionali di modo che l'approccio all'asilo sia sempre più uniforme" ha commentato la commissaria Ue agli interni Ylva Johansson via Twitter. "Questo è un momento cruciale per l'accoglienza e l'asilo nell'Ue. L'Euaa è un'agenzia unica, con strumenti e capacità per supportare gli Stati membri e dimostra ancora una volta che l'Ue può superare le sfide politiche", ha aggiunto in una nota dell'agenzia, roresa dall'Ansa -  la direttrice esecutiva Nina Gregori.

La comunicazione: relazione reciproca

20 Gennaio 2022 - Roma - La comunicazione non è unicamente trasmissione di notizie o di informazioni. La visione meccanicistica stimolo-risposta è riduttiva e, per molti versi, fuorviante. La Chiesa è comunicazione perché nasce da una Parola, così come l’umanità. Per questo è molto importante ravvivare con le relazioni una buona comunicazione. Uno stimolo in più viene dal tema scelto da Papa Francesco per la 56ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: Ascoltate! Occorre partire da qui per una comunicazione che sappia creare ponti, con fondamenta ben salde nella storia e piattaforme lanciate verso il futuro. (Vincenzo Corrado)

Partorisce su barcone: salvi mamma e figlio

20 Gennaio 2022 - Madrid - È stato tratto in salvo insieme alla mamma dai soccorritori spagnoli un bimbo nato a bordo di un barcone di migranti avvistato, martedì, sulla rotta verso le isole Canarie. Sia la donna che il figlio — ha confermato all’agenzia Ansa una portavoce del servizio di salvataggio marittimo iberico — «stanno bene». Insieme a loro c’erano altre sessanta persone, tra cui una bambina di circa 8 anni. I migranti soccorsi sono stati fatti salire a bordo di un’imbarcazione per emergenze marittime, diretta verso l’isola spagnola di Fuerteventura. Intanto, alcuni soccorritori si sono già riattivati per assistere un altro barcone avvistato al largo dell’arcipelago spagnolo. Mentre, sempre martedì, le autorità spagnole hanno notificato il ritrovamento del cadavere di un migrante nelle acque della costa di Almería, nel sud-est del Paese iberico. La guardia civile e il servizio di soccorso marittimo — riferisce l’agenzia di stampa Efe — cercava - no una persona scomparsa da lunedì sera, dopo che era stata intercettata un’imbarcazione con una decina di persone a bordo, una delle quali si sarebbe gettata in acqua. Dopo ricerche notturne, in mattinata è stato ritrovato un corpo senza vita, che si sospetta sia del migrante scomparso. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno di Madrid, tra l’1 e il 16 gennaio sono sbarcate alle isole Canarie almeno 790 persone, poco meno della metà del totale di migranti arrivati in territorio nazionale quest’anno (1.604). Non di rado su questa rotta migratoria tra l’Africa e l’Europa avvengono tragedie con decine di morti e dispersi.

Viminale: da inizio anno sbarcate 410 le persone migranti sulle nostre coste

19 Gennaio 2022 -
Roma - Sono 410 le persone migranti sbarcate sulle coste italiani da inizio anno. Di questi 91 sono di nazionalità afghana (22%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (82, 20%), Tunisia (61, 15%), Algeria (55, 13%), Costa d’Avorio (29, 7%), Egitto (23, 6%), Guinea (22, 5%), Pakistan (9, 2%), Eritrea (3, 1%), Sudan (3, 1%) a cui si aggiungono 32 persone (8%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro: martedì una puntata con la comunità italiana di Bruxelles

19 Gennaio 2022 - Roma -  Martedì 25 gennaio 2022, andrà in onda la quinta puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro».  Due saranno i collegamenti. Il primo, con Don Gregorio Aiello residente a Genk e responsabile della locale Missione Cattolica Italiana. Il secondo, con don Claudio Visconti e Alessia Martinelli. Entrambi attivi nel Foyer Cattolico Europeo di Bruxelles, all’interno del quale la comunità di lingua italiana è presente sin dalla fondazione. Il buon nome degli italiani, in quella nazione, è stato onorato da generazioni di emigrati e dal loro faticoso lavoro. Stima, hanno raccolto pure figure apicali. Come Paola Ruffo di Calabria, nata in Italia, attualmente regina madre dei Belgi; e David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, scomparso prematuramente lo scorso 11 gennaio. La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). > La rubrica è ideata e condotta da Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, con la consulenza della Fondazione Migrantes. Come ascoltare la Radio: Radio www.radiomater.org si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio o la televisione. In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm  

Ferrara: primo Festival delle memorie

19 Gennaio 2022 -

Ferrara - Ebrei, tutsi, rom e poi sinti, curdi, armeni. In occasione della Giornata della memoria, dal 25 al 30 gennaio al Teatro comunale di Ferrara si svolgerà il primo Festival delle memorie, ideato da Moni Ovadia: sei giorni di incontri, approfondimenti, spettacoli e concerti dedicati ai popoli vittime di stermini di massa. Tra gli ospiti la scrittrice Antonia Arslan e la ruandese Yolande Mukagasana, Franco Cardini, i musicisti Gevorg Dabaghyan (virtuoso di duduk armeno) e Aynour Dogan (cantante curda). Il programma si apre il 25 con una conferenza sul genocidio armeno e un concerto di Dabaghyan. Il 26 si parlerà di genocidio curdo. Il giorno seguente di Rom e Sinti. Il 28 verranno messe a tema le stragi in Ruanda. Sabato 29 e domenica 30 gennaio il focus sarà invece sulla Shoah. Ovadia ha sottolineato che «il festival non si fonda su alcuna ideologia, non vuole essere un tribunale, non si erge a giudice.Lo scopo è dare un contributo artistico e culturale per edificare una memoria universale, promuovere la pace e l’incontro fra le genti».

Unità dei Cristiani: le iniziative in Italia

19 Gennaio 2022 -

Roma - Momenti di preghiera, incontri, riflessioni. Le diocesi italiane da ieri stanno dando vita a una serie di iniziative per celebrare al meglio la Settimana per l’unità dei cristiani. A Roma - riferisce oggi il quotidiano Avvenire in un artucolo a firma di Enrico Lenzi -  il Vicariato vivrà stasera nella parrocchia di San Leone I una Veglia presieduta dal vescovo ausiliare, mons. Paolo Selvadagi, delegato diocesano per l’ecumenismo, mentre l’omelia sarà tenuta dall’arcivescovo Ian Ernst, direttore del Centro anglicano di Roma. Ci sarà anche la testimonianza del vescovo siro cattolico Rami Al Kalaban. Durante la Settimana nel Centro eucaristico ecumenico di Santa Maria in via Lata delle Figlie della Chiesa, si alterneranno le celebrazioni eucaristiche nei vari riti cattolici orientali e in quello romano, che sarà presieduta domenica 23 dal vicario di Roma, il cardinale Angelo De Donatis.  Anche nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto la Settimana coinvolge le diverse Chiese cristiane presenti nel capoluogo pugliese, da sempre crocevia tra Oriente e Occidente. E proprio le diverse comunità cristiane ospiteranno la serie di incontri promossi in questa Settimana e domenica 23 alle 18 nella Basilica di San Nicola si svolgerà la preghiera ecumenica. Sarà invece domani sera alle 21 la Veglia ecumenica nella diocesi di Padova. A ospitarla sarà la Basilica di Santa Giustina e vedrà la partecipazione del vescovo, mons. Claudio Cipolla e dei rappresentanti del Consiglio delle Chiese cristiane di Padova. Anche nella diocesi di Milano, gli appuntamenti della Settimana –iniziata ieri con un momento di preghiera alla presenza dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini, e con la predicazione della pastora valdese Alessandra Trotta – sono stati predisposti dalla Curia e dal Consiglio delle Chiese cristiane. Coinvolte tutte e sette le zone pastorali in cui è suddivisa la diocesi ambrosiana, privilegiando la preghiera e la celebrazione della Parola. La Chiesa di Matera-Irsina ha scelto di vivere tre momenti comunitari con riflessioni proposte dall’arcivescovo, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, dal pastore Luca Reina, da padre Nicola Mihaisteanu della Chiesa ortodossa di Romania e da don Donato Giordano, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo. Il primo momento si è svolto ieri sera nella Chiesa di San Francesco d’Assisi a Matera. Il secondo sarà il 22 gennaio via webinar, mentre il terzo tornerà ad essere anche in presenza presso la Chiesa evangelica battista di Matera. Nella chiesa evangelica di Villa San Sebastiano a Tagliacozzo (provincia de L’Aquila) si svolgerà stasera alle 20.30 la celebrazione ecumenica della diocesi di Avezzano. Accanto al vescovo, mons. Giovanni Massaro, ci saranno anche la pastora Hitrud Stahlberger e padre Daniele Mititelu della Chiesa ortodossa romena. Un incontro che si potrà seguire soltanto in streaming. La diocesi di Terni-Narni-Amelia ha iniziato ieri sera nella parrocchia di Santa Maria del Carmelo a Terni la sua Settimana di preghiera, con l’appuntamento guidato dal vescovo, mons. Francesco Antonio Soddu. Domani alle 17.30 è in programma il Vespro ortodosso nella chiesa di San Matteo a Campitelli, mentre lunedì 24 la chiesa evangelica metodista di Terni ospiterà la preghiera ecumenica della Parola di Dio presente il vescovo, mons. Soddu. Sempre ieri sera la Chiesa di Vittorio Veneto ha celebrato la Veglia di preghiera nella parrocchia di Corbanese alla presenza anche del vescovo, mons. Corrado Pizziolo. Il Santuario della Santa Casa di Loreto ha deciso di dedicare un’intenzione di preghiera alle varie confessioni cristiane durante le Messe che da ieri e fino al 25 gennaio saranno celebrate alle 7.30. Sarà una Settimana di preghiera congiunta per le Chiese di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e quella di Foligno, che sono unite nella persona del proprio pastore, l’arcivescovo, mons. Domenico Sorrentino. Anche in questa Chiesa locale i momenti di riflessione e di preghiera toccheranno diversi luoghi diocesani significativi.

Chiesa Etiope: “Aprite corridoi umanitari nel Tigrai”

19 Gennaio 2022 -

 

Milano - Aprire corridoi umanitari per aiutare il popolo del Tigrai dove è in corso una catastrofe umanitaria e una guerra aerea di intensità mai vista nell’Africa subsahariana. La disperata richiesta di aiuto ancora una volta arriva dalla diocesi cattolica di Adigrat, che da dicembre ha dovuto sospendere le attività di risposta all’emergenza. È contenuta in una lettera datata 17 gennaio indirizzata a partner e donatori, firmata dalla commissione diocesana sociale e dello sviluppo. Una testimonianza chiave della comunità cattolica tigrina sulla situazione nello stato regionale dopo 442 giorni di guerra definita «genocida». Urla dal silenzio che avvolge il conflitto tra Addis Abeba, gli alleati Amhara e l’esercito eritreo contro le forze tigrine del Tplf.  Da giugno – si ricorda – proseguono gli attacchi «indiscriminati» dell’aviazione federale su villaggi e città tigrine con aerei, elicotteri e droni. La situazione è peggiorata dal blocco di servizi, dell’energia elettrica, dal blackout comunicativo e dal blocco dei trasporti. Dopo aver ricordato i massacri dei civili, la violenza di genere che ha distrutto famiglie e le vite di donne e ragazze, i milioni di sfollati e la devastazione dell’economia e delle istituzioni sociali, la lettera descrive gli effetti del blocco di fatto degli aiuti, ovvero carestia, malnutrizione, la morte per malattia di bambini, anziani e malati cronici. «Soprattutto la guerra ha privato la popolazione dei diritti umani fondamentali», aggiunge la diocesi chiedendo aiuto non solo materiale alla comunità cristiana, ma anche pressioni sull’Onu perché prevalga la linea del dialogo e sia consentito l’accesso agli aiuti attraverso corridoi umanitari per alleviare le sofferenze di milioni di etiopi in Tigrai e nelle altre aree del Paese. Un’altra voce della chiesa cattolica etiope, che desidera restare anonima per ragioni di sicurezza, conferma all’agenzia Fides che quanto si legge sulla guerra in Tigrai «è tragicamente tutto vero. Ci sono stragi di innocenti massacrati per la loro appartenenza etnica e moltitudini che stanno letteralmente morendo di fame: bisogna aprire immediatamente corridoi umanitari per soccorrere chi è allo stremo».

La fonte parla di terrore, «alimentato ulteriormente dalle incursioni mortali di droni da combattimento. Non si era mai vista una cosa del genere nell’Africa sub sahariana. Lo scenario sta diventando quello di una guerra tutti contro tutti. Solo papa Francesco è intervenuto più volte chiedendo di pregare per l’Etiopia. Ora qualcuno dica basta». (Paolo Lambruschi)

Nel Myanmar non c’è tregua: bombe sui profughi cristiani

19 Gennaio 2022 -

Milano - Il conflitto ormai aperto in Myanmar che sta svuotando intere città del Paese e provocando un esodo della popolazione davanti ai bombardamenti e ai rastrellamenti dei militari agli ordini della giunta al potere del primo febbraio 2021, non risparmia nemmeno chi sperava di avere trovato un rifugio dalle violenze. Il mattino di lunedì un’incursione aerea ha colpito i profughi che si erano rifugiati nella foresta attorno alla città di Loikaw, capoluogo dello Stato Kayah, roccaforte cristiana. Cattoliche le tre vittime, fra cui una bambina di sette anni, e sette i feriti, parte di un gruppo fuggito dal vicino villaggio di Moso. Lo stesso dove il 24 dicembre erano stati ritrovati i resti carbonizzati di 35 persone, pure di fede cattolica. Il 24 dicembre a Hpruso, nello stesso Stato, automezzi in transito su una strada di grande comunicazione erano stati attaccati e incendiati e i 38 passeggeri trucidati. Azioni efferate che hanno come obiettivo quello di terrorizzare la popolazione civile e di isolare le forze che si oppongono al regime.

Ieri, segnala l’agenzia Fides, un breve rito funebre celebrato da padre Jacob Khun ha ricordato le nuove vittime e nonostante le parole di speranza, la commozione e la paura erano palpabili. Molti temono un’ulteriore aggravamento del conflitto in cui la popolazione civile si trova tra due fuochi: da un lato le forze armate e dall’altro il coordinamento tra le Forze di difesa popolare impegnate nella difesa delle comunità sotto attacco e le milizie che in molte regioni del Paese proteggono le etnie di cui sono espressione ma anche contendono ai militari governativi il controllo di infrastrutture e risorse. In questo contesto la resistenza segnala l’utilizzo crescente dell’aviazione che ritiene evidenzi le difficoltà delle truppe a operare in aree ostili dove starebbero subendo forti perdite. I fatti più recenti sono anche la risposta più chiara e purtroppo negativa alla sollecitazione di una settimana fa dell’inviato speciale Onu, Noeleen Heyzer, al regime di fermare gli attacchi contro la popolazione civile di Loikaw.

La città è oggi svuotata dalla maggioranza degli abitanti che si sono uniti a una massa crescente di fuggiaschi di cui sono parte centinaia di monaci buddhisti i cui templi e monasteri sono stati colpiti insieme a diversi luoghi di culto cristiani. Le sei parrocchie cattoliche della città sono spopolate ma la Cattedrale di Cristo Re ancora accoglie decine di profughi, come fanno altre chiese nei dintorni rischiando rappresaglie. Come è successo il 13 gennaio per quella del Sacro Cuore di Gesù a Doukhu, colpita da un attacco aereo.

Come ricorda Fides, i fedeli, esposti alla fame, al freddo, all’indigenza, alla violenza, necessitano di assistenza materiale di conforto spirituale. Tuttavia, mentre crescono ogni giorno dimensioni e necessità di una popolazione in fuga, le forze in campo continuano a negare spazio al dialogo. D’altra parte, il governo formato in clandestinità e le organizzazioni umanitarie presenti nonostante le limitazioni e i rischi, non riescono a concretizzare iniziative internazionali che vadano oltre la semplice condanna delle violenze e la negazione di legittimità al regime. (Stefano Vecchia - Avvenire)

 

Sassoli: giornale calabrese vuole intitolargli la spiaggia dello sbarco di migranti del novembre scorso

18 Gennaio 2022 - Crotone - Il bisettimanale calabrese "Il Crotonese" propone di intitolare a David Sassoli, il presidente del Parlamento Europeo morto prematuramente la settimana scorsa all'età di 65 anni,  la spiaggia di Le Cannella a Isola Capo Rizzuto teatro a novembre scorso del drammatico salvataggio di 80 migranti, tra cui alcuni bambini, approdati sulle coste dello Ionio calabrese.  In quell'occasione Sassoli scrisse "Urla disperate nel buio della notte da un'imbarcazione nel mare in tempesta. I cittadini chiamano gli agenti, insieme nasce una catena umana, salvano la vita a tutti. In località Le Cannella, #Isola di capo Rizzuto, provincia di Crotone, è come si fosse salvato il mondo intero". Parole che riprende oggi il settimanale per motivare la proposta sull'edizionw del giornale di oggi. "Non sono parole di circostanza dette per captare benevolenza quelle del giornalista divenuto la prima carica dell'UE. - si legge nell'articolo de il Crotonese - ma la profonda convinzione di un uomo che, 'sceso' in politica con l'ambizione di 'umanizzarla', non aveva paura di affermare quello che oggi non è affatto facile sostenere in una società profondamente egoista: cioè la difesa degli altri, soprattutto degli ultimi". "Sassoli - scrive il Crotonese - perciò vide nel salvataggio di Le Cannella il luogo simbolo in cui si salva la persona e se ne ha cura, nel nostro caso un gruppo di uomini, donne e bambini. Perché in ogni luogo del mondo tutti compiano quello che hanno fatto le forze di polizia e gli abitanti di Cannella. In questa nostra Calabria in cui per antica cultura si spalancano le porte dell'ospitalità al forestiero".

Papa Francesco stanzia 100mila euro per migranti bloccati ai confini della Polonia

18 Gennaio 2022 -   Città del Vaticano - Il Papa ha stabilito di inviare un contributo di 100mila euro in favore dei gruppi di migranti bloccati tra Polonia e Bielorussia "per affrontare l'emergenza migratoria al confine fra i due Paesi, dovuta alla situazione di conflitto che si protrae ormai da oltre 10 anni", scrive in una nota il Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. (R.I.)

Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani: alla ricerca dell’unità perduta

18 Gennaio 2022 -

Roma - Il tempo di Natale è finito con la festa del Battesimo di Gesù, ma trova un’eco suggestiva nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si apre oggi. Quest’anno il tema del tradizionale appuntamento è «In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo», versetto del Vangelo di Matteo con le parole dei Magi. Come queste si leghino al tema della ricerca dell’unità perduta fra le confessioni cristiane lo spiega il messaggio firmato dal vescovo di Pinerolo Derio Olivero, presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, dal pastore Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e dal metropolita Polykarpos, arcivescovo ortodosso d’Italia e di Malta ed esarca per l’Europa Meridionale.

«La stella conduce i Magi dall’Oriente a Betlemme – scrivono i tre – da un Oriente così lontano e così vicino, allora come anche oggi. L’evangelista non ci ha consegnato il nome del paese esatto della loro provenienza, ma dice semplicemente dall’Oriente. Probabilmente, questa espressione descrive quella vasta area geografica che, agli occhi dell’uomo di oggi, da terra di fascino e sapienza è divenuta sinonimo di luoghi martoriati, ormai teatro di sofferenze, conflitti e guerre. Una terra così lontana dal nostro modo di vivere la quotidianità ma anche dal nostro modo di fare ecumenismo. Per l’ennesima volta l’oriente diventa la culla dove nasce un altro tipo di ecumenismo, che possiamo definire ecumenismo di Martirio. È quella terra che produce martiri che illuminano con i loro bagliori di luce il cielo spirituale dell’intera Chiesa di Cristo. È quella terra che porta alla nostra attenzione l’esempio di una fede viva che riesce a superare le differenze che dividono Cristo, unico fondamento della nostra fede».

Parlando con Avvenire il vescovo Olivero aggiunge altri motivi che rendono plausibile la scelta della vicenda dei Magi per questa Settimana di preghiera: «Ci ricorda che siamo tutti alla ricerca di Gesù Cristo, cattolici, ortodossi, luterani. Siamo in ricerca per quanto riguarda il modo testimoniare Gesù, di annunciarlo in un’epoca in cui il cristianesimo vive un processo di esculturazione, è considerato fuori dalla cultura. La sfida è quindi come dire il cristianesimo oggi, anche nella sua rilevanza antropologica. I Magi ci ricordano che dobbiamo essere dentro la ricerca degli uomini e delle donne di oggi».

Olivero, classe 1961, originario della diocesi di Cuneo, ordinato sacerdote nel 1987, racconta un episodio che ha contribuito a far nascere in lui una sensibilità ecumenica e che risale agli anni della sua formazione in Seminario: «Ero al terzo o quarto anno di teologia e l’incaricato per l’ecumenismo della diocesi mi portò a Torino a un incontro ecumenico. Era la prima volta per me. C’erano un cattolico, un luterano, un valdese, un ortodosso e sentirli parlare mi colpì. Avevo studiato un po’ di questioni teologiche inerenti all’ecumenismo, ma lì capì meglio che non era solo una questione teorica, riguardava una ricerca comune. Ero davanti a persone di confessioni diverse accomunate dal voler essere seriamente cristiane, molto seriamente». Del resto un vescovo di Pinerolo – diocesi nel cui territorio è presente Torre Pellice, il principale centro della Chiesa valdese in Italia – ha chiaro fin dal primo giorno del suo insediamento o quasi che il dialogo ecumenico non riguarda solo la teoria. «Qui i valdesi sono circa il 13% della popolazione – spiega il presule piemontese – l’ecumenismo per noi riguarda rapporti umani, di convivenza, come fra vicini di casa, fatti di cose molto concrete, anche di aiuti reciproci».

La confessione cristiana più numerosa in Italia, dopo quella cattolica, è quella ortodossa. E il mondo ortodosso sta vivendo una delle più gravi fratture interne che si ricordino, tra Mosca e Costantinopoli. Chiediamo ad Olivero se questo ha delle ricadute nei rapporti ecumenici in Italia. «Questa rottura ci preoccupa ed è un problema per l’ecumenismo – risponde il presule piemontese – quando in una famiglia di cinque o sei fratelli due litigano, è un problema per la famiglia, se si va a pranzo insieme si è a disagio tutti. Quando si farà un convegno, ci saranno dei momenti di preghiera ecumenici c’è il rischio non solo che ci sia disagio ma che addirittura la presenza di qualcuno, legato a un patriarcato, precluda la presenza di un altro, legato a un patriarcato diverso. Questa rottura deve renderci anche molto umili, perché a volte, dopo tanti di cammino e tanti gesti riavvicinamento, ci possiamo pensare dei “maestri di dialogo”. Mentre c’è bisogno di quegli “eroi” del dialogo di cui parla Francesco nella Fratelli tutti ».(Andrea Galli)

CEI – Assemblea Rabbinica Italiana: definita una modalità operativa di coordinamento

18 Gennaio 2022 -
Roma - Si è tenuto ieri, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, un incontro istituzionale tra la CEI e l’Assemblea Rabbinica Italiana (ARI). Presenti: Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, Mons. Derio Olivero, Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo, Don Giuliano Savina, Direttore dell’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano e Presidente dell’ARI, e Rav Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma.
La data scelta, 17 gennaio,  non è casuale: si celebra, infatti, la XXXIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cristiani ed ebrei, occasione per promuovere tra i cristiani il rispetto, il dialogo e la conoscenza della tradizione ebraica. L’incontro, che si è svolto in un clima cordiale e fraterno, è stato dedicato alla programmazione delle prossime Giornate del 17 gennaio, che saranno accompagnate da un Messaggio dei Vescovi italiani e da un Messaggio dell’ARI. Nel corso dell’incontro è stata definita una modalità operativa di coordinamento tra CEI e ARI.
«Quello di oggi – ha commentato Mons. Russo – è stato un momento importante vissuto nella giusta prospettiva offerta dalla Giornata dedicata al dialogo tra cristiani ed ebrei. Ci si è ritrovati insieme per riflettere su un percorso condiviso. Il Messaggio della CEI per questa Giornata, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente, esprime il desiderio comune dei Vescovi di portare avanti la progettualità del nostro dialogo. Come ricorda papa Francesco nella Fratelli tutti: “Il dialogo perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto” (n.198). Oggi abbiamo rinnovato la volontà d’incontrarci: quando ciò avviene, ne beneficia la società. Le religioni sono sempre per la pace». «L’incontro – ha sottolineato Rav Arbib – ha rappresentato un’opportunità propizia per scambiare le nostre impressioni e le nostre opinioni. Oggi è stato definito un metodo di lavoro, che si esprimerà in un coordinamento operativo. Questo aiuterà a comprendere meglio il significato e il valore del dialogo. Ci sono infatti tante e diverse sfaccettature intorno al termine “dialogo”. Occorre capire meglio quali sono le differenze che possono creare criticità da superare oppure semplicemente da conoscere. Il dialogo parte anche dall’idea che le differenze ci sono o ci possono essere. L’auspicio è che si possa giungere a una sempre maggiore conoscenza reciproca».
Questo incontro istituzionale è seguito e accompagnato da tante iniziative promosse a livello locale per celebrare la Giornata odierna: sono espressione dell’accresciuta consapevolezza della necessità di conoscersi e confrontarsi.

In Famiglia: una vita da mediano

18 Gennaio 2022 - È interessante notare come Gesù, secondo quanto ci racconta il Vangelo di Giovanni, rivolga le sue prime parole a due uomini che hanno dei fratelli, i cui legami famigliari sono determinanti nel loro seguire il Messia. Questi uomini sono Giovanni e Andrea, due persone verosimilmente “in ricerca”, desiderose di dare un senso profondo alla loro vita, affamati di bello e di giustizia e che, per questo, hanno scelto di seguire Giovanni Battista nella sua predicazione itinerante. Quando questi “fissa lo sguardo” su Gesù – chissà se si erano mai incontrati altre volte o se si erano parlati, da quel miracoloso riconoscimento negli uteri delle loro madri? – e lo indica come l’agnello di Dio che da tempo il popolo di Israele attendeva, i due non indugiano, lasciano il primo maestro e seguono il secondo che subito li interpella con quella domanda che è rivolta a noi ogni giorno: “Che cosa cercate?”. Stanno con lui, passano del tempo con Gesù, gli parlano, vedono dove e come vive, poi Andrea – pare di vederlo, nella sua gioiosa impazienza – prende e corre da suo fratello Simone per dargli un vero e proprio annuncio: “Abbiamo trovato il Messia!” e lo conduce da Lui. Dunque, l’embrione dell’evangelizzazione nasce fra due fratelli, uno dei legami più stretti che si ha la possibilità di vivere. Simone, su cui Gesù fissa lo sguardo come se lo conoscesse da sempre e a cui dà il nome, ovvero lo fa rinascere come Cefa/Pietro, giunge davanti al Signore grazie all’amore e all’entusiasmo di un fratello - un fratello minore probabilmente - che non aveva voluto restare con lui a lavorare come pescatore sulle barche del padre. Sembra che l’attrazione di Gesù, il suo sguardo penetrante, il suo amore stesso possano attecchire sul terreno di una relazione fraterna che non può essere esclusa dall’annuncio. Così come il suo primo rabbì, il Battista, dirà che “Lui deve crescere; io, invece, diminuire (Gv 3, 30), anche Andrea non ha paura di abbassarsi nell’atto della condivisione della grande scoperta che ha fatto, non tiene per sé gelosamente quel Gesù che ha incontrato, ma gli conduce il fratello, senza probabilmente immaginare che Simon Pietro lo avrebbe sopravanzato in responsabilità, divenendo il “maggiore” dei Dodici. È questa liberalità che non possiamo non riconoscere in Andrea: è un uomo generoso, entusiasta, che non considera un tesoro geloso la sua fede, ma è pronto subito a condividerla, a mettersi in comunicazione con l’altro. Sempre l’evangelista Giovanni cita Andrea in occasione della moltiplicazione dei pani e dei pesci e gli attribuisce quella domanda di grande umanità e realismo in cui tante volte ci siamo immedesimati, in occasione dei nostri dubbi e delle nostre preoccupazioni sul da farsi: “cosa sono cinque pani d’orzo e due pesci per tanta gente?” (Gv 6, 9). Chissà quanto silenzioso stupore, quanta contemplazione di quel segno così grande mentre si raccoglievano le dodici ceste con gli avanzi? Non abbiamo parole, non abbiamo protagonismi, ma c’è da immaginare che Andrea si sia stretto al Maestro e forse gli abbia sussurrato il suo imbarazzo prima e poi la sua rinnovata fiducia, il suo desiderio di stare con Lui, fidarsi definitivamente e raccontare la bella notizia che stava vivendo. Infine, sempre l’evangelista Giovanni ci dà un’informazione che sembra un dettaglio ma può avere una sua importanza. Arrivati a Gerusalemme per la Pasqua, i dodici sono in procinto di andare a consumare la cena nella stanza che è stata preparata per loro... fra la folla ci sono anche dei Greci, degli stranieri, persone che non avrebbero nessun diritto di partecipare ai riti che i membri del popolo ebraico sono soliti compiere per quella festa. Ebbene, questi vogliono “vedere” Gesù e contattano Filippo e Filippo, probabilmente un po’ perplesso, interpella Andrea e così insieme vanno a disturbare il diretto interessato (Gv 12, 20-22). Pare di vedere questo passaggio di consegne fra i due discepoli: forse c’è del timore, forse vale il principio che “l’unione fa la forza”, o forse più semplicemente Andrea è più in confidenza col Maestro e Filippo, sapendolo, chiede un aiuto. Andrea ancora una volta non tiene per sé il Signore, ma si fa interprete di un desiderio di conoscenza che viene da lontano e precorre i tempi, perché i Greci non erano certo contemplati in quel momento da un pio ebreo come destinatari della salvezza. Quanto dovrà navigare e predicare Paolo per rendere persuasi i primi cristiani ebrei, poi convinti definitivamente dall’esperienza di Pietro, che Gesù è morto e risorto per tutti, anche per i “gentili”!? (At 10, 34-35: “Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”). È bello, dunque, vedere nell’apostolo Andrea un uomo che si fa “ponte” della Parola, che sa condividerla senza trattenerla, in umile spirito di servizio. Con un pizzico di libertà potrei dire che Andrea è felice del suo ruolo di mediano - il richiamo è alla celebre canzone di Ligabue - non è il giocatore dal goal rocambolesco, non sta sotto i riflettori, però sa passare bene la palla, che sia al suo fratello, il capitano Pietro, o a dei giocatori stranieri, i Greci che chiedono di Gesù: Andrea è al servizio della squadra e del messaggio che non può essere taciuto, è un uomo di parola e della Parola, perché sia annunciata dai tetti e corra fino ai confini della terra. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Papa Francesco: raccontare la fraternità che si apre a migranti e rifugiati

17 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - "Raccontare la fraternità ecclesiale che si apre ai migranti, agli sfollati e ai rifugiati, per restituire loro la dignità di cui sono stati privati quando hanno dovuto lasciare la loro patria in cerca di un futuro per sé e per i figli". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco durante l'udienza con una delegazione di giornalisti della Custodia di Terra Santa nel centenario della rivista "La Terra Santa". Il Pontefice ha incoraggiato i comunicatori a "raccontare la fraternità possibile: quella tra cristiani di Chiese e confessioni purtroppo ancora separate, ma che in Terra Santa sono spesso già vicine all'unità, come io stesso ho avuto occasione di constatare. Raccontare la fraternità possibile tra tutti i figli di Abramo, ebrei, cristiani e musulmani". Per il papa far conoscere la Terra Santa vuol dire trasmettere il 'Quinto Vangelo', cioè "l'ambiente storico e geografico in cui la Parola di Dio si è rivelata e poi si è fatta carne in Gesù di Nazaret, per noi e per la nostra salvezza. Vuol dire anche far conoscere la gente che vi abita oggi, la vita dei cristiani delle varie Chiese e denominazioni, ma anche quella di ebrei e musulmani, per cercare di costruire, in un contesto complesso e difficile com'è quello mediorientale, una società fraterna". "Attraverso i mezzi di comunicazione sociale - ha concluso - voi potete arricchire la fede di tanti, anche di quelli che non hanno la possibilità di fare un pellegrinaggio nei luoghi santi. Lo fate mediante il vostro impegno professionale, svolto ogni giorno con competenza al servizio del Vangelo".  (R.I.)

Migranti: oltre 40 dispersi sulla rotta per le Canarie

17 Gennaio 2022 - Madrid - Oltre 40 persone risultano disperse dopo che un gommone con migranti a bordo è naufragato domenica in acque marocchine sulla rotta per le isole Canarie, secondo un calcolo fornito da alcune ong, tra cui Caminando Fronteras. Le autorità marocchine, intervenute sul luogo della tragedia, hanno trovato 10 superstiti e due cadaveri, secondo quanto confermato all'ANSA da una portavoce del servizio di salvataggio marittimo spagnolo, che ha ricevuto un avviso di Rabat a riguardo. Helena Maleno, attivista di Caminando Fronteras, ha spiegato che l'imbarcazione naufragata è partita nella notte tra sabato e domenica dalla zona del Parco Naturale di Khenifiss, nella zona di Tarfaya, con 53 persone a bordo, secondo il racconto di familiari di alcuni dei migranti a bordo. Si tratta di migranti provenienti da diversi Paesi dell'Africa sub-sahariana. "Non è il primo naufragio in quell'area", ha aggiunto l'attivista, "è una zona molto rocciosa, dove a volte le imbarcazioni risultano danneggiate poco dopo la partenza". Intanto, il servizio di salvataggio marittimo spagnolo ha avviato nelle ultime ore un'operazione per trarre in salvo una sessantina di persone, avvistate su un'imbarcazione al largo delle Canarie. Da parte sua, il servizio per le emergenze regionale ha reso noto di aver assistito nelle ultime ore 74 migranti, tratti in salvo la scorsa notte da un'imbarcazione. Si trovavano tutti "in buone condizioni di salute". Anche nelle giornate precedenti ci sono stati diversi sbarchi sull'arcipelago.    

Chiese in Italia: messaggio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

17 Gennaio 2022 -  Roma - “Illuminati dal comune battesimo, insieme siamo come piccole stelle che adornano in modo intellegibile il cielo spirituale della Chiesa di Cristo e l’intero universo. Un grande oikos capace di accogliere il prossimo non come straniero ma quale fratello e sorella che cerca una famiglia dove trovare sollievo, luce e speranza”. È il “messaggio” quest’anno che le Chiese cattolica, protestanti e ortodosse in Italia rivolgono alle loro comunità per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si aprirà domani e si svolgerà con incontri, momenti di preghiera, tavole rotonde e celebrazioni in tutta Italia. A firmare il testo sono mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, il pastore Luca Negro in qualità di presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e il metropolita Polykarpos, arcivescovo ortodosso d’Italia e di Malta ed esarca per l’Europa meridionale (Patriarcato ecumenico). “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”, è il tema della Settimana scelto a livello internazionale dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente al quale è stato affidato il compito quest’anno di preparare e proporre i testi per le veglie di preghiera. Una terra, scrivono i responsabili delle chiese in Italia, di “fascino e sapienza” ma che “agli occhi dell’uomo di oggi” è “divenuta sinonimo di luoghi martoriati, ormai teatro di sofferenze, conflitti e guerre”. Una terra “così lontana dal nostro modo di vivere la quotidianità”, che è diventata oggi culla di “un altro tipo di Ecumenismo, che possiamo definire Ecumenismo di Martirio”. “È quella terra che produce martiri che illuminano con i loro bagliori di luce il cielo spirituale dell’intera Chiesa di Cristo. È quella terra che porta alla nostra attenzione l’esempio di una fede viva che riesce a superare le differenze che dividono Cristo, unico fondamento della nostra fede”. Ai “cristiani di quelle terre lontane”, le Chiese in Italia offrono “un omaggio di ringraziamento e un piccolo fiore che noi con devozione posiamo lì dove giacciono i nostri fratelli martirizzati per Cristo”. Durante la Settimana, i cristiani pregano per “l’unità visibile della Chiesa”. Questa preghiera si rinnova ogni anno e quest’anno – scrivono i responsabili delle Chiese – vuole lenire le “ferite” della “paura”, dell’”angoscia” e della “mancanza di fiducia verso il prossimo, che potenzialmente rischia di diventare la causa della nostra sofferenza”. Il quadro delineato nel messaggio in cui quest’anno si svolgerà la preghiera dei cristiani, è critico: “L’umanità di oggi si richiude in sè stessa, cerca di recidere i rapporti con il prossimo e vivere non soltanto in una separatezza fisica, ma in un isolamento spirituale, che fa crescere a dismisura la sua solitudine e la sua sofferenza psicofisica. Arenandosi nella loro solitudine esistenziale, gli uomini e le donne di oggi gridano a se stessi e si chiedono: ma che valore può avere la nostra preghiera davanti alle tante divisioni che strappano l’unica tunica di Cristo? Che valore può avere la preghiera di fronte al dominio della morte?”. Da qui l’invito “a pregare e a collaborare per la riconciliazione e il superamento delle nostre divisioni”.

Mci: un ricordo di don Eraldo Carpanese

17 Gennaio 2022 -

Roma - “Se il pane può diventare Gesù, io posso diventare Gesù!”: questa intuizione del fanciullo Eraldo alla sua Prima Comunione è la cifra di lettura della vita e dell’opera del sacerdote don Eraldo Carpanese, della cui morte il 29 luglio 2021 in età di 85anni abbiamo saputo soltanto recentemente. Una “intuizione”, quella del fanciullo confermatasi in lui già sacerdote con una riflessione dello scienziato focolarino Piero Pasolini: diventare uni in Cristo è “come l’idrogeno e l’ossigeno, che pur rimanendo idrogeno e ossigeno, unendosi diventano acqua. È il principio fondamentale dell’evoluzione”. La famiglia di provenienza è una famiglia religiosa e numerosa: sei fratelli, due femmine e quattro maschi di cui uno   sacerdote morto dieci anni fa. Ed Eraldo, ultimogenito, diventerà a sua volta sacerdote della diocesi di Bobbio nel maggio 1961. E viene inviato in aiuto al fratello Giovanni parroco. Nel 1965 partecipa alla “Scuola sacerdotale” presso il Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich.  Fu per lui una rivelazione esistenziale della centralità dell’amore di Dio nella vita dell’uomo: “ero già prete, poi ho incontrato Dio” scriverà. Con questo spirito accetta nel 1966 l’invito del suo Vescovo, mons. Pietro Zuccarino, di partire missionario per gli emigrati italiani in Germania ove gli viene affidata la filiale Muelbacker della Missione Cattolica Italiana di Ludwigsburg nel Baden-Wuettenberg.  Ma già nel 1968 gli viene chiesto di spostarsi a Londra nel pieno delle contestazioni giovanili per sostenere il Centro Giovanile Italiano della locale Missione italiana. Dopo due anni gli viene chiesto un ulteriore spostamento, questa volta in Svezia a Stoccolma, una sede resasi vacante per il rientro in Italia in quell’anno del padre francescano conventuale Giulio Masiero dopo 15 anni di intenso ministero. La Svezia notoriamente avanzata nei servizi sociali e con   una prospera situazione economica è un paese fortemente laico e libertario, ma con un tasso di suicidi dell’11,73 % l’anno su 100mila abitanti e con   la religione preminente, la evangelica, al 56% della popolazione ed una frequenza del 2% e quella minoritaria, la cattolica, era soltanto l’1,6% della popolazione. Tempo atmosferico freddo, sistemazione precaria e strutture pastorali al minimo, dispersione degli italiani, non conoscenza della lingua, comunità cattolica locale di stile rigido. Unica consolazione: un gruppo femminile di focolarine al servizio del Vescovo Taylor.  Dopo otto giorni conclude: “ma qui non si può vivere”.  E tenta Dio facendo testa e croce con una monetina: croce vuol dire restare, testa invece partire. Vien fuori tre volte croce. E resta dopo le non poche perplessità iniziali per ben 18 anni, concludendo: “ho capito che quello che vuole il Signore è veramente la cosa migliore”. A Stoccolma, inserendosi nel servizio della chiesa cattedrale St. Erik, e favorito dal buon lavoro del citato predecessore p. Masiero, esprime la ricchezza e la gioia dei suoi doni di immaginazione, entusiasmo e dedizione impostando la pastorale della città e zona sui giovani e fanciulli, costruendo un clima familiare, aperto, fondato sull’amicizia e lo stare insieme anche con convivenze e nel servizio ai fratelli vicini e lontani sempre con accoglienza cordiale, aperta senza pregiudizi od esclusioni.  Nell’intento anche di coinvolgere la comunità intera. Nei primi due anni lo raggiunge don Pierino Rogliardi da Torino, pure focolarino.  Insieme   organizzano il Gruppo A.G.I.  (Associazione Giovani Italiani) che si articolava in cinque sottogruppi: i giovani (30 membri) per approfondire la fede; coro e bambini (25 giovanissimi) per vivacizzare le feste, le Messe, gli incontri, sport (due squadre di “azzurri”), cultura (genitori ed insegnanti) per corsi di lingua, ripetizione ed altro. Dopo la Messa domenicale il catechismo ai bambini mentre i genitori si trattenevano insieme in una sala adiacente con offerta di colazione.

Il vescovo mons. Brandenburg, che lo stimava molto, ha chiesto ed ottenuto che divenisse “cameriere segreto di S. Santità”, con il titolo di “monsignore”. Nel 1988 viene richiamato in diocesi dal suo Vescovo di Bobbio Mons. Giacomo Barberino per divenire parroco di Rovegno in Val Trabbia (200 abitanti) ove resta fino al 1993. Anno in cui, e fino al 2000, è parroco moderatore di Bardi insieme a due confratelli, don Carlo Tagliaferri e don Dante Concari, con i quali servire 13 parrocchie vivendo in comunità. Nel 2000 viene trasferito nella sua parrocchia di origine, S. Stefano d’Aveto. Un gradito ritorno. Ma un male insidioso, il Parkinson, insorge e lo obbliga a rinunciare nel 2006.  Pittura e musica erano la sua passione. Con dispiacere non riesce più a suonare la chitarra, compone tuttavia ancora inni (“San Sté”, inno a S. Stefano, nel 2008 e nel 2011 un pezzo per corale polifonica “Ti voglio bene”). Riesce invece per più lungo tempo a dipingere. Nel 2013 conclude una tavola di due metri per quattro dedicata a Maria Madre delle Genti che ancora oggi decora la facciata del Santuario di Val di Strà in Val Tidone.  Ha scritto anche sei libri con poesie e riflessioni molto apprezzate. Pittura e musica soprattutto ma anche gli scritti rivelano la sua interiore ricchezza e una fede serena. Arte e malattia il suo ultimo insegnamento.

Bene ha riassunto vita ed opera di don Eraldo il suo vescovo mons. Adriano  Cevolotto celebrandone i funerali  il 31 luglio nella chiesa-santuario della Madonna di Guadalupe di S.Stefano d’Aveto:  “respiro di universalità della Chiesa e  testimonianza evangelica”. Da Stoccolma l’attuale missionario mons. Furio Cesare   ha inviato la commossa e riconoscente partecipazione della comunità italiana che lo ricorda ancora in benedizione. (mons. Silvano Ridolfi)