Primo Piano

Cei: si depongano le armi

1 Marzo 2022 -

Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi ieri mattina a Firenze all’indomani della chiusura dell’Incontro "Mediterraneo frontiera di pace" rinnova l’appello espresso in questi giorni insieme ai 60 Vescovi del Mediterraneo presenti a Firenze: si depongano subito le armi e si promuova ogni azione a favore della pace. L’esperienza vissuta a Firenze - sottolinea la presidenza - indica "un percorso condiviso: attraverso l’ascolto e il dialogo, è possibile superare ogni motivo di conflitto e costruire ponti di pace. Allo stesso tempo, si chiede a tutte Chiese che sono in Italia di unirsi in una corale preghiera per la pace e di aderire alla Giornata di digiuno indetta da Papa Francesco per domani 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri".

La Russia e l’Ucraina sono in guerra: alcune riflessioni a caldo raccolte nella Comunità cattolica italiana di Mosca

28 Febbraio 2022 - Mosca - La Comunità cattolica italiana presente a Mosca ha appreso con grande sorpresa la notizia dell’avvio della guerra tra la Russia e l’Ucraina direttamente dai media. Molti avevano posto la fiducia e la speranza che si scongiurasse il conflitto armato nella riuscita dei colloqui intrapresi dalle diplomazie occidentali con entrambi i Paesi in contrapposizione tra loro. Alcuni movimenti cattolici già da alcune settimane prima dell’inizio delle operazioni militari della Russia concentrate lungo il confine russo-ucraino, avevano invitato i credenti (sia cattolici che ortodossi) ad incontri di preghiera comune per la pace mediante i mezzi di comunicazione online collegati con l’Italia. Purtroppo, il 24 febbraio è accaduto il peggio! La Russia ha avviato le operazioni militari entrando nel territorio dell’Ucraina. La preoccupazione nella Comunità cattolica italiana è così cresciuta di giorno in giorno. Non si conoscono le conseguenze a breve, medio e lungo termine di questo conflitto armato non solo in termini di “quantità” di perdite di vite umane tra le forze armate e la popolazione civile. È incerta anche la quantificazione della portata delle ricadute negative sull’economia ed è a rischio l’interruzione delle relazioni commerciali tra la Russia e i paesi Europei, e principalmente con l’Italia. Dal 2014 le sanzioni dei Paesi occidentali inflitte alla Russia, anche se hanno frenato lo sviluppo del Paese, non hanno raggiunto gli obiettivi sperati. Adesso lo scenario economico dell’isolamento della Russia - che si profila all’orizzonte con la guerra in atto - e le nuove sanzioni economico-finanziarie preoccupano molti imprenditori italiani che operano da tempo in Russia. Se fino ad ora molte aziende italiane riuscivano ancora a mantenere in piedi delle attività e gli scambi commerciali con essa, ora molti dei nostri connazionali che vivono in Russia ed hanno una propria attività commerciale o sono presenti con contratti di lavoro con imprese americane od europee rischiano di dovere lasciare la Russia già in tempi brevi. In queste ore in cui sembra prevalere il potere della forza militare, i cattolici italiani a Mosca affermano, senza alcuna esitazione, che ancora e sempre si deve credere nella costruzione della pace, nei processi del dialogo, negli strumenti della politica. Il dialogo è la sola via da percorrere per riportare la pace in Ucraina, Russia e nel resto dell’Europa dell’Est. La guerra è un male assoluto e la Comunità cattolica italiana a Mosca la condanna e la rifiuta quale strumento di morte che non conduce alla soluzione delle controversie tra gli Stati e a contenere i nazionalismi. La scelta delle sanzioni dure contro la Russia, di cui si sta discutendo da alcuni giorni nei Paesi occidentali, va perseguita con molta cautela, perché non sia parte della stessa logica della guerra e delle contrapposizioni di forza. Oltre a condannare la guerra - che è un male per tutti -, per costruire la pace vanno pure riconosciute tutte le responsabilità e tutti gli attori che hanno preso parte alla contrapposizione e fatto crescere le tensioni. Ciò che è accaduto non è una scelta unilaterale pianificata da tempo solo dalla Russia. L’Occidente ha altrettanto delle proprie responsabilità in questo conflitto. Dal 2014 non ha prestato la giusta attenzione a quanto stava accadendo nel Donbass. Assieme alla Nato che ha incrementato via via dal 1992 in poi la presenza di armamenti nucleari e basi militari dislocandoli negli Stati dell’Est Europa - che prima erano sotto l’influenza della Russia - sono stati alterati quegli equilibri geopolitici che per molti decenni avevano comunque garantito una “non belligeranza” tra Russia ed Occidente nel cuore dell’Europa. Sui social network molti italiani hanno espresso la propria condanna a quanto sta succedendo, il sostegno agli ucraini in termini di preghiera e di condivisione. Nei giorni scorsi, la Comunità di Sant’Egidio, presente con i propri volontari in Ucraina e nella capitale Kiev ha reso noto un manifesto con un appello per il cessate il fuoco nella città di Kiev. Nel momento in cui l'uomo non riconosce Dio come il principio e il fine di ogni autorità, qualsiasi forma di potere non può che essere dittatoriale. Dobbiamo imparare innanzitutto noi che l'unica possibilità di vivere nella pace e diffonderla è il perdono. Come ci ha ricordato l’arcivescovo di Mosca mons. Paolo Pezzi: «Occorre ripartire dal perdono. Il perdono però chiede una conversione del cuore perché chiede di cambiare lo sguardo sull’altro. Certo, è un miracolo. Però, non dobbiamo dimenticare che la preghiera è veramente potente. Non è quello che si fa quando ci si trova sull’ultima spiaggia e non si ha altro da fare». Nelle ultime ore di oggi 28 febbraio il mondo è in trepidazione ed in attesa di conoscere se verrà presa la decisione di porre fine alle ostilità e alla guerra con un accordo di pace tra le due delegazioni della Russa e dell’Ucraina che si stanno incontrando in una località della Bielorussia. (don Giampiero Caruso)

Migrantes Calabria: accompagnare e sostenere gli amici ucraini

28 Febbraio 2022 - Lamezia Terme - Le notizie di queste ore relative alla guerra in Ucraina "ci lasciano senza parole per quanto sta avvenendo soprattutto nei confronti dei più deboli (anziani, donne e bambini) vittime incolpevoli della guerra" che, come ci ricorda Papa Francesco nella Fratelli Tutti “…lascia il nostro mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”. Lo scrive in una lettera ai direttori diocesani e ai cappellani  ucraini il direttore Migrantes della Calabria, Pino Fabiano invitando alla giornata di digiuno e preghiera di mercoledì 2 marzo. In diverse diocesi calabresi sono stati organizzati momenti di preghiera e manifestazioni per la pace in Ucraina in queste ore: "in questo momento sarebbe opportuno prendere contatto, accompagnare e sostenere gli amici ucraini presenti nelle nostre comunità", sottolinea Fabiano ricordando che in Calabria sono presenti ed accompagnano le comunità ucraine di rito greco-cattolico P. Taras Zvir a Lamezia (dove risiede), Cosenza, Paola, Siderno e Gioia Tauro e P. Vasyl Kulynyak a Crotone (dove risiede) e Catanzaro. "Sarebbe opportuno e bello coordinarsi con loro per eventuali momenti di preghiera e iniziative di raccolte fondi e/o materiali per l’emergenza (alcune raccolte spontanee sono già cominciate)".

Ucraina: il vescovo di Novara ha incintrato la comunità del territorio

28 Febbraio 2022 - Novara - Il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, accompagnato dal vicario generale don Fausto Cossalter, ha fatto visita alla parrocchia ucraina della Natività di Maria Vergine, riunita nella chiesa del Carmine per la celebrazione domenicale presieduta dal parroco don Yuriy Ivanyuta. "Possiamo solo immaginare – ha detto il vescovo – le vostre paure, l’apprensione per i vostri cari rimasti in patria, lo sgomento nel vedere le immagini e nell’apprendere le notizie di questa guerra incomprensibile che come prima vittima ha il vostro popolo. Ma la mia presenza qui, oggi, è per dirvi e manifestarvi ancora una volta la nostra vicinanza e il nostro affetto". Alla fine della celebrazione, cui erano presenti anche il presidente della provincia di Novara Federico Binatti e il consigliere regionale Federico Perugini, sul sagrato della chiesa il vescovo si è fermato a lungo per ascoltare e incontrare i fedeli ucraini. La visita del vescovo alla comunità ucraina arriva nella giornata che proprio mons. Brambilla ha voluto dedicare alla preghiera per la pace e soprattutto per la cessazione delle ostilità in Ucraina, con l’invito a tutte le comunità parrocchiali della diocesi a dedicare nelle messe domenicali di oggi delle intenzioni particolari perché il conflitto si fermi. Invito rilanciato per il prossimo Mercoledì delle Ceneri, quando il vescovo, raccogliendo l’appello di papa Francesco ha chiesto di vivere l’avvio della Quaresima con una giornata di digiuno e preghiera.  

Svizzera: oltre 4000 gli italiani nuovi cittadini

28 Febbraio 2022 -
Berna -  Alla fine del 2021 risiedevano in Svizzera 1.452.089 cittadini dell’UE/AELS e 738.204 cittadini di Stati terzi. 36.917 stranieri hanno acquisito la cittadinanza svizzera, di cui 7.947 erano di origine tedesca, 4.207 di origine italiana e 3.152 di origine francese. Gli italiani rappresentavano il maggior gruppo di cittadini stranieri residenti a titolo permanente in Svizzera (331.379 persone), seguiti da tedeschi (313.702 persone), portoghesi (258.943) e Francesi (151.551). Sono dati della Segretaria di Stato della migrazione (SEM) riguardanti la Statistica degli stranieri 2021 e diffusi con una nota.

Viminale: da inizio anno sbarcate 5.474 persone migranti sulle coste italiane

28 Febbraio 2022 -Roma - Sono 5.474 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 5.300 migranti sbarcati in Italia nel 2022, 1.383 sono di nazionalità egiziana (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.238, 23%), Tunisia (690, 12%), Afghanistan (331, 6%), Costa d’Avorio (273, 5%), Siria (262, 5%), Eritrea (213, 4%), Guinea (147, 3%), Sudan (118, 2%), Camerun (106, 2%) a cui si aggiungono 713 persone (13%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 76.967 persone su tutto il territorio nazionale di cui 81 negli hot spot della Sicilia, 50.358 nei centri di accoglienza e 26.528 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 9.723 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Piemonte e Lazio (9%), Sicilia (8%), Campania (7%) e Toscana (6%).

Ucraina: in diocesi di Casale Monferrato raccolta fondi per l’accoglienza dei profughi nella diocesi slovacca di Kosice

28 Febbraio 2022 -
Casale Monferrato - "Papa Francesco ha chiesto che il 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, si vivesse nel digiuno e nella preghiera per implorare da Dio il dono della pace in Ucraina. Noi vogliamo dare anche un segno concreto di solidarietà ai profughi che stanno lasciando la loro terra bombardata dagli usurpatori russi. Siamo in contatto con l’arcivescovo slovacco greco-cattolico, mons. Vasil Cyril, che, con la sua diocesi di Košice (in cui il santuario della Madonna di Klokociov è gemellato con il nostro santuario di Crea) sta affrontando il servizio di prima accoglienza di anziani, donne e bambini ucraini che varcano la frontiera slovacca. Sosteniamo questi fratelli e sorelle in questo momento così drammatico per la loro vita”. Lo ha scritto il vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, invitando la comunità diocesana a sostenere concretamente quest’opera di solidarietà. Nelle messe del mercoledì delle Ceneri, il 2 marzo, tutte le offerte raccolte nelle chiese e nelle parrocchie saranno destinate al servizio della carità che la diocesi di Košice sta svolgendo verso tutti i profughi. La Chiesa monferrina raccoglierà le offerte entro sabato 5 marzo, in Curia, per poter subito procedere al bonifico di quanto raccolto “affinché – conclude mons. Sacchi – l’arcivescovo Cyril con la sua diocesi possa garantire questo servizio di carità e di accoglienza”.

Ucraina: la vicinanza della diocesi alla comunità ucraina del territorio

28 Febbraio 2022 -
Carpi - La Chiesa di Carpi ha voluto testimoniare ieri, domenica 27 febbraio, la propria vicinanza alla comunità ucraina presente sul territorio diocesano “per condividere nella preghiera il dolore e la preoccupazione per le conseguenze sulla popolazione dell’invasione russa in atto in questi giorni”. Nella chiesa di San Bernardino Realino, dove abitualmente si ritrova la comunità ucraina per la preghiera e per celebrare la messa, era presente l’assistente spirituale don Alessandro Sapunko con una nutrita delegazione di cittadine e cittadini ucraini. Il sacerdote e i fedeli ucraini, spiega la diocesi di Carpi in una nota, sono stati accolti al termine della messa della comunità parrocchiale di San Bernardino dal vicario generale, mons. Ermenegildo Manicardi, insieme dal parroco don Mauro Pancera e al vicario episcopale per la carità don Riccardo Paltrinieri, che ha espresso a nome del vescovo, mons. Erio Castellucci, la solidarietà della Chiesa di Carpi per questo momento drammatico che stanno vivendo i familiari rimasti in Ucraina e per la sofferenza di chi da qui segue con apprensione lo sviluppo degli eventi bellici. “Nelle parole di don Alessandro – prosegue la nota – in breve il racconto della storia sofferta dell’Ucraina e il desiderio di libertà e di pace che anima questo popolo e la richiesta di continuare con la preghiera e con l’aiuto per le necessità che si manifesteranno sia per la gente in Ucraina sia per i profughi che arriveranno anche qui in Italia”. Hanno portato la loro solidarietà alla comunità ucraina anche Roberta Della Sala, operatrice Caritas e della Consulta per gli stranieri, la Migrantes di Carpi con Elena Zuffolini e Maurizio Maio. Al termine un momento di preghiera sentito e commosso vissuto con la comunità ucraina ha concluso questo primo incontro. In serata, poi, alle 18.30 nella chiesa del Corpus Domini a Carpi, l’Azione Cattolica diocesana ha accolto la comunità ucraina nella celebrazione della santa messa presieduta da mons. Manicardi.

Perugia: il card. Gualtiero Bassetti, Mercoledì delle Ceneri, con gli ucraini perugini

28 Febbraio 2022 - Perugia - “Sono qui per testimoniare la vicinanza della nostra Chiesa diocesana a tutti voi, al popolo ucraino, alla Chiesa martire già soppressa al tempo dello stalinismo per poi risorgere da quelle macerie. E sono qui con voi per gridare il nostro grande disappunto di fronte all’atrocità della guerra, ma gridare anche verso Dio che sappia fermare questa immane tragedia, questa violenza e che cambi il cuore”. Lo ha detto il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve mons. Marco Salvi incontrando, nel pomeriggio di ieri, domenica 27 febbraio, la comunità ucraina di rito greco-cattolico del capoluogo umbro, nella chiesa della Madonna delle Grazie dove questa comunità si ritrova per le sue liturgie e attività pastorali. Si tratta di una comunità numerosa (nell’intera Umbria conta circa 5mila persone), che sta soffrendo per la guerra. Mons. Salvi ha portato il saluto del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, a Firenze per l’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, che visiterà la comunità ucraina perugina, sempre presso la chiesa della Madonna delle Grazie, Mercoledì delle Ceneri, il 2 marzo, alle ore 16, un giorno particolarmente significativo per tutti i cristiani, perché segna l’inizio della Quaresima. Quella ucraina perugina è una comunità messa a durissima prova, come si è colto dalle parole accorate del suo cappellano, don Basilio Hushuvatyy. Nell’introdurre l’intervento del vescovo ausiliare, don Basilio ha parlato di familiari e amici di ucraini perugini morti perché militari e di quanti non si hanno più notizie da alcuni giorni, come nel caso di suo padre. Si percepisce nei loro sguardi, oltre che nelle loro parole, l’immensa sofferenza e preoccupazione. C’è speranza e coraggio di andare avanti anche per la vicinanza e la solidarietà espressa dalle autorità civili perugine, ha annunciato lo stesso don Basilio, che non faranno mancare il loro sostegno concreto in caso di bisogno. Negli ambienti ucraini umbri si parla dell’arrivo, nei prossimi giorni, di almeno 12 mila persone che si trovano attualmente in Polonia e in Romania, la gran parte di loro si ricongiungerà con familiari e amici residenti in Umbria. “E’ un intero popolo messo nuovamente alla prova come anche la sua Chiesa – ha commentato mons. Salvi –. All’Ucraina è chiesta un’altra grande prova, la prova di una possibilità di verità di fronte alla pazzia di questo mondo, perché la guerra è una pazzia e non guarda in faccia a nessuno. Soprattutto la fragilità umana è presa di mira, non i potenti, ma le persone anziane, i bambini, le famiglie più indifese”. A sostegno in particolare dei più fragili, vittime principali del conflitto, ha ricordato il vescovo ausiliare, “oggi abbiamo indetto in tutte le chiese della nostra diocesi una preghiera per l’Ucraina e per la pace: “molte parrocchie stanno organizzando veglie di preghiere per voi, per i vostri familiari e amici rimasti in Ucraina, testimoniando la vicinanza a tutti voi non solo come sentimento, ma con la capacità di offrire con gratitudine quello che può servire al vostro momento di martirio, perché si tratta di un vero martirio subito dalla vostra Ucraina”.  

Il cammino di integrazione di Dullal con la cooperativa Sophia

28 Febbraio 2022 - Roma - Domenica 25 settembre 2022 si celebrerà la 108a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Papa Francesco ha scelto come titolo per il suo tradizionale Messaggio “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati” per evidenziare l'impegno che tutti siamo chiamati a mettere in atto per costruire un futuro che risponda al progetto di Dio senza escludere nessuno.  La crisi ucraina, neanche un anno dopo la crisi afgana, ci forza a cambiare “immagine” del migrante e del rifugiato, e con questa ci auguriamo anche l’approccio. Quando pensiamo alla parola “migrante” ci vengono in mente, in genere, immagini di uomini e donne giovanissimi ed emaciati che sbarcano sulle nostre coste. Tuttavia questo immaginario si porta dietro una serie di preconcetti assistenzialistici che in realtà non aiutano una vera integrazione poichè non danno luogo a piani di inclusione di lungo termine ma solo aiuti immediati e puntuali. Dullal Ghosh, migrante del Bangladesh, oggi socio della Cooperativa Sophia di Roma con la quale promuove progetti di educazione nelle scuole sul tema dell’immigrazione, racconta proprio una storia fatta di piccoli aiuti che non lo portavano ad una svolta. Il cambiamento concreto nasce da una richiesta, disperata, rivolta ad un prete e ad un ragazzo, Marco Ruopoli, presidente di Sophia, fermi al semaforo in macchina: “Are you christian? Please help!” Da qui è cominciato il cammino di integrazione di Dullal: passo dopo passo, insieme agli altri soci della cooperativa, il giovane è passato da una situazione precaria e difficile ad un percorso di inclusione che gli permette di raccontare agli studenti una storia diversa, anche tramite un libro. Leggendo la sua storia ed incontrandolo i ragazzi possono così imparare a vedere chi emigra non più come un numero ma come una persona, un volto dietro al quale si cela spesso una storia tragica, costellata di sofferenza. In quanto cristiani allora, l’impegno di Sophia è lavorare seguendo le parole del papa per la giornata delle comunicazioni sociali: de-stereotipizzando i migranti, avvicinandosi ed ascoltando le loro storie “[...] avremo davanti agli occhi, in ogni caso, non dei numeri, non dei pericolosi invasori, ma volti e storie di persone concrete, sguardi, attese, sofferenze di uomini e donne da ascoltare”. “Le parole di papa Francesco rispecchiano il nostro modo di agire” spiega Mor Amar, rifugiato politico della Mauritania e tra i soci fondatori di Sophia. “La cooperativa è nata nel 2013 proprio dall’incontro tra me, all’epoca appena arrivato in Italia, e Marco, e dal nostro desiderio di costruire qualcosa insieme, nonostante le differenze e le difficoltà. Anche la storia di Dullal in questo è emblematica. Puntiamo all’inclusione nel vero senso della parola, sapendo che il nostro futuro lo possiamo costruire partendo proprio dai migranti e dai rifugiati come me e come Dullal”. A causa della crescente destabilizzazione degli equilibri politici mondiali, sempre più spesso la parola migrante e\o rifugiato nasconderà realtà tanto diverse. Dal canto nostro, “Gesù stesso ci chiede di fare attenzione a come ascoltiamo (cf Lc 8,18). Per poter veramente ascoltare ci vuole coraggio, ci vuole un cuore libero e aperto, senza pregiudizi.” (Alessio Mirtini)

Diocesi di Padova: preghiera per la pace e disponibilità all’accoglienza

28 Febbraio 2022 - Padova - La Chiesa di Padova è vicina alle popolazioni dell’Ucraina che stanno vivendo il dramma della guerra e in particolare esprime profonda solidarietà alle moltissime persone ucraine che vivono nel territorio diocesano e alle comunità cattoliche di rito bizantino presenti. "La sofferenza della guerra ci tocca da vicino e ci uniamo all’appello di pace di papa Francesco" sottolinea il vescovo, mons. Claudio Cipolla – che invita le comunità cristiane a pregare quotidianamente per la pace. Inoltre, in comunione con il Pontefice e con i vescovi italiani, invita a vivere mercoledì 2 marzo, mercoledì delle Ceneri con cui prende inizio la Quaresima, una giornata di digiuno e di preghiera intensa per la pace. Proprio mercoledì 2 marzo, la Chiesa di Padova propone e invita a un momento di “Preghiera di pace”, che si terrà alle ore 20, sul sagrato della Cattedrale, con la collaborazione dei Vigili del Fuoco che alimenteranno un “braciere di pace”. Hanno già accolto l’invito: la comunità cattolica ucraina di rito bizantino, le associazioni e aggregazioni cattoliche solitamente impegnate nei percorsi e nella marcia per la pace (Azione cattolica, Agesci, Noi Associazione, Csi, Associazione Papa Giovanni XXIII, Focolarini, Acli, Csi...); la chiesa ortodossa greca, la chiesa ortodossa rumena, la chiesa ortodossa moldava, la chiesa valdese metodista di Padova. Sarà un momento di preghiera e di vicinanza al popolo ucraino e una corale invocazione di pace, con la presenza di mons. Cipolla.  A seguire si potrà vivere la celebrazione della santa messa con il rito di imposizione delle Ceneri, alle ore 20.30, in Cattedrale, presieduta dal vescovo. La preghiera per la pace verrà anticipata e accompagnata da un momento di riflessione e confronto, promosso dagli uffici della Pastorale sociale e del lavoro e Migrantes della diocesi e dal  settimanale diocesano La Difesa del popolo. Sarà un incontro on line, in diretta You Tube sul canale della Diocesi, in programma questa sera  alle ore 18.30, che vedrà varie voci a confronto sulla situazione in Ucraina, gli scenari che si aprono, la realtà delle comunità cattoliche nel paese che vive il conflitto e nel territorio diocesano. Saranno ospiti Paolo De Stefani del Centro diritti umani dell’Università di Padova; il missionario in Ucraina don Moreno Cattelan, della congregazione di Don Orione, Piccola Opera della Divina Provvidenza; don Ivan Chverenchuk, parroco della comunità ucraina cattolica di rito bizantino; suor Francesca Fiorese, direttrice dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro e don Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio Migranes moderati da Luca Bortoli, direttore del settimanale diocesano. Sempre a Padova il vescovo mette a disposizione vitto e alloggio al Seminario minore rispondendo a un appello di aiuto dell’associazione “Lisolachenoncè Teolo ODV”, che sta cercando di far arrivare in Italia, e più precisamente a Padova, una sessantina di bambini e ragazzi provenienti da un orfanatrofio ucraino. ll vescovo ha dato disponibilità per l’accoglienza (vitto e alloggio) nei locali del Seminario minore di Rubano, lasciando poi la gestione della presenza all’associazione, che dal 1999 si occupa di accoglienza ai bambini orfani ucraini ed è presieduta da Paolo Giurisato. Al Seminario di Rubano si sta organizzando l’accoglienza. Un tam tam social ha portato molte persone a farsi presente portando molti aiuti.

Una piattaforma per la tutela sanitaria degli stranieri

28 Febbraio 2022 - Roma - Nell’ottica di una programmazione capace di soddisfare le esigenze di cura di differenti target, il centro studi L.A.S, ha pensato di lanciare un progetto di integrazione interculturale, capace di garantire l’assistenza sanitaria a chi soggiorna nel nostro Paese. E’ stata lanciata la piattaforma www.welcomehealth.eu.  Una formula di inclusione sociale che consente a chi ne ha bisogno di sentirsi parte integrante del nostro sistema sanitario. È la prima soluzione, in Italia - spiega una nota - che offre una serie di servizi supportati da alta tecnologia per garantire l’accesso alle migliori cure. Sono stati costruiti una serie di piani sanitari integrativi di rimborso di spese mediche di natura mutualistica. Il nostro obiettivo è proporre una sanità connessa: come modello di cura disegnato attorno alle differenti esigenze. Perché la salute è il primo dovere della vita”. “Il nostro obiettivo - ha dichiarato Alessandro di Virgilio Board Member Aglea Salus -   è quello di vincere le sfide del futuro nel settore sanitario. La tutela della salute è anche una forma di integrazione civile e sociale. I nostri progetti sono supportati da studi e ricerche di settore capaci di valutare le richieste di mercato anche rispetto alle mutate condizioni socio assistenziali. Nel nostro progetto ci siamo ispirati alla definizione di “salute” proposta dall’OMS nel Preambolo della propria Costituzione: “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assistenza di malattia”. Proprio con questo obiettivo "intendiamo avviare un percorso di integrazione, ed accoglienza, sociale, sanitario ed interculturale.”

Reggio Calabria: oggi la presentazione di “Emigrazione e immigrazione in Calabria” di mons. Denisi

28 Febbraio 2022 -
Reggio Calabria - "Emigrazione e immigrazione in Calabria – Storia, cultura, dimensioni del fenomeno" è il titolo di uno dei tre nuovi volumi di mons. Antonino Denisi che sarano presentati oggi a Reggio Calabria su iniziativa della diocesi di Reggio Calabria - Bova, della Deputazione di storia patria per la Calabria e dell'Archivio diocesano. L’incontro sarà aperto dalla presentazione del professor Giuseppe Caridi, presidente della Deputazione di storia patria per la Calabria. Interverranno, inoltre, Maria Pia Mazzitelli, direttrice dell’Archivio storico diocesano, padre Gabriele Bentoglio, direttore dell’Ufficio Migrantes e Caterina Borrello, docente dell’Istituto superiore di Scienze religiose. Don Pietro Sergi, vicario episcopale per la Pastorale della cultura modererà l’incontro a concludere il quale sarà l’intervento dell’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova, mons. Fortunato Morrone.
 "L’arcidiocesi di Reggio Calabria – Vescovi clero e parrocchie", "Emigrazione e immigrazione in Calabria – Storia, cultura, dimensioni del fenomeno" e "Santità religiosità e pietà popolare nella Chiesa reggina" (Reggio Calabria, Laruffa Editore, 2021) raccolgono gli scritti che il sacerdote, per anni impegnato nella pastorale Migrantes, nell’arco di tanti anni ha prodotto come storico della Chiesa reggina e studioso delle migrazioni dal sud Italia e con particolare attenzione e minuzia da e per la Calabria. La collana Colligite Fragmenta, della quale fanno parte i tre libri, non è altro che la cospicua raccolta di oltre cento studi effettuata nel corso degli anni dal sacerdote-giornalista reggino, decano del Capitolo metropolitano. Mons. Denisi ha messo insieme, scritti e relazioni pubblicati, a distanza di decenni, su saggi o su riviste e giornali ed ora raccolti in questa corposa pubblicazione, composta da tre volumi. Autore di numerose pubblicazioni, il novantunenne sacerdote reggino ha ricoperto nel corso dei suoi quasi settant’anni di sacerdozio diversi incarichi. È stato non solo parroco, ma anche segretario particolare del vescovo mons. Aurelio Sorrentino, prima a Potenza e poi a Reggio Calabria. È stato, inoltre, titolare della cattedra di teologia morale presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Reggio Calabria. Ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità a servizio della Chiesa reggina. È stato anche direttore Migrantes. "Gente come lui è una testimonianza di quella tradizione senza cui non c’è futuro", scrive nella prefazione alla trilogia Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. I volumi, ha avuto modo di dire lo stesso Denisi, sono dedicati alla Chiesa, "sposa bella che ho amato e servito con amore filiale per la lunghezza dei giorni che l’eterno mi ha donato, ai migranti calabresi e a quelli di tutte le patrie" e alla «nobile Chiesa reggina, ai suoi pastori e al Popolo santo di Dio che ho cercato di servire con la parresia della mente e del cuore, perché risplenda nei secoli la gloria della sua santità".

Chiuso l’incontro del Mediterraneo: quel che lascia è l’esempio di una pace possibile

28 Febbraio 2022 - Firenze - Si è chiusa ieri l’intensa avventura dell’incontro sul Mediterraneo. Giorni in cui è sembrato che l’intero mare fosse racchiuso in una sola città, come ha detto il Sindaco di Firenze, Dario Nardella. Giorni in cui il Mediterraneo ha smesso di sembrare una barriera e si è trasformato nell’unico, grande continente sognato da Giorgio La Pira. A Firenze, in questi giorni, si è colta l’occasione unica di riunire insieme le massime autorità religiose e civili delle principali comunità della regione, perché affrontassero temi comuni e proponessero soluzioni condivise. Alla fine, l’intento è stato raggiunto perché il dialogo è stato costruito. I muri sono stati abbattuti, tra una sponda e l’altra si sono gettati i ponti del dialogo. Il mondo nel quale l’incontro finisce è molto diverso da quello in cui è iniziato, appena cinque giorni fa. Ci svegliamo oggi in un mondo in guerra. Al rientro nelle loro comunità, Vescovi e Sindaci troveranno questo nuovo scenario, dopo che, nei giorni del Convegno, hanno sperimentato il concreto superamento delle divisioni. Molte differenze sono emerse anche a Firenze, tra religioni, provenienze geografiche, ruoli, eppure chiudendo gli occhi, ha raccontato il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, non si poteva comprendere chi parlasse, se fosse un Sindaco o un Vescovo, se fosse europeo, africano, mediorientale, o quale religione professasse. Si sentiva un’unica voce che pronunciava valori universali e diceva parole di amicizia. Nel segno di La Pira, che dimostrò come fosse possibile andare al di là delle divisioni ideologiche che nei suoi anni generavano la Guerra fredda, e lo fece accogliendo proprio il Sindaco di Kiev, la città, gemellata con Firenze, in queste ore drammaticamente invasa. Come allora, anche oggi la diplomazia delle città mostra la sua forza, consentendo quel riconoscimento reciproco, al livello di persone, da cui sgorgano in modo del tutto naturale anche le soluzioni pratiche alle sfide della realtà. La promessa è di incontrarsi di nuovo e nel frattempo di far vivere la Carta di Firenze ciascuno nelle proprie città e diocesi, nelle scuole, nelle piazze. “Diffondetela e incarnatela” ha chiesto il card. Bassetti all’assemblea dei delegati durante la cerimonia di chiusura dei lavori. E i delegati hanno promesso, per voce dei sei tra Vescovi e Sindaci intervenuti, provenienti da luoghi simbolo della civiltà mediterranea, quali Atene, Gerusalemme, Istanbul, Zara, Rabat. La fine dell’incontro è stata suggellata dal ricevimento nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio di alcune famiglie di rifugiati accolti a Firenze. Un momento simbolico, che il Sindaco Nardella e il Card. Bassetti hanno voluto mantenere nonostante l’impedimento di Papa Francesco, per guardare negli occhi i veri destinatari del dialogo che si è svolto in questi giorni. Coloro che riportano sulla propria pelle le ferite della guerra e dell’odio interetnico o interreligioso e per i quali la pace non è un concetto astratto, ma qualcosa di concretissimo, il gusto, il profumo, la consistenza di un passato andato perduto e la realtà di tranquillità ora, si spera stabilmente, ritrovata. C’erano anche bambini, piccoli, vestiti di tutti i colori, a scorrazzare in giro, indifferenti alla solennità dell’installazione multimediale di Amos Gitai e agli affreschi del Cortile di Michelozzo. Per loro, più che per chiunque altro, è nata la Carta di Firenze. L’ultimo atto è stata la Messa, celebrata in Santa Croce dal Card. Bassetti in rappresentanza del Papa, insieme a tutti i Vescovi partecipanti al Convegno e alla presenza, tra le altre autorità, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per il quale, come ha svelato il card. Bassetti, questo è stato il primo impegno segnato in agenda all’indomani della rielezione. Leggendo il messaggio del Vangelo alla luce delle suggestioni del presente, alla luce di questa nuova “ingiusta, inutile” guerra, il card. Bassetti ha rassicurato che possiamo cambiare il mondo se cambiamo il nostro cuore. Se lo prepariamo all’ascolto, alla comprensione, all’amicizia. Questo è il messaggio dell’incontro di Firenze. La missione del Mediterraneo che vi ha partecipato è ora quello di diffonderlo ovunque. Di farsi esempio di una pace possibile. (Livi Cefaloni)  

Lo sguardo cieco

28 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Ci sono le bandiere dell’Ucraina in piazza San Pietro, immagine simbolo di questi giorni in cui il rumore della guerra alle porte dell’Europa ci ha fatto dimenticare la pandemia dalla quale, comunque, non siamo ancora usciti. Ha il “cuore straziato” il Papa per le vittime dell’invasione russa, per quelle immagini che hanno portato nelle nostre case volti di uomini e di donne segnati dalle ferite, dal dolore; volti rigati dalle lacrime; volti di bambini che nel loro pianto c’è tutta la tragedia di una ingiusta e inutile guerra. A Firenze, dove Papa Francesco avrebbe dovuto essere questa domenica se non si fosse acuito il dolore al ginocchio, 60 vescovi di 20 paesi e 65 sindaci delle città i cui territori sono bagnati dal mare Mediterraneo, forte si è levata la voce per dire sì alla pace e al dialogo per fermare il conflitto. In piazza San Pietro Francesco ricorda che “Dio sta con gli operatori di pace e non con chi usa la violenza”. Il vento agita quelle bandiere celesti e gialle; su volti si legge sofferenza, preoccupazione, tristezza, paura. “Siamo stati sconvolti da qualcosa di tragico: la guerra” dice il vescovo di Roma: "più volte abbiamo pregato perché non fosse imboccata questa strada e non smettiamo di supplicare Dio più intensamente”. Appello, quasi preghiera, perché siano messe da parte le armi e si apra la strada del dialogo: “chi fa la guerra dimentica l’umanità – ha proseguito - non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto gli interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi che è la più lontana dalla volontà di Dio e si distanzia dalla gente comune che vuole la pace. In ogni conflitto - ha aggiunto - la gente comune è la vera vittima che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini. Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti”. Angelus che Francesco ha aperto ricordando le parole del Vangelo di questa domenica, il rischio di essere concentrati più sulla pagliuzza nell’occhio del fratello piuttosto che nella trave presente nel nostro occhio. Vangelo che, in un certo senso, conclude la riflessione iniziata due domeniche fa, con le beatitudini e proseguita con l’amore per i nemici. “Tante volte – ha detto il Papa – ci lamentiamo per le cose che non vanno nella società, nella Chiesa, nel mondo, senza metterci prima in discussione e senza impegnarci a cambiare anzitutto noi stessi”. Così “il nostro sguardo è cieco. E se siamo ciechi non possiamo pretendere di essere guide e maestri per gli altri”. Gesù ci invita a riflettere, nel brano proposto da Luca, sul nostro sguardo e ci chiede “di guardare dentro di noi per riconoscere le nostre miserie. Perché se non siamo capaci di vedere i nostri difetti, saremo sempre portati a ingigantire quelli altrui. Se invece riconosciamo i nostri sbagli e le nostre miserie, si apre per noi la porta della misericordia”. Ma ci chiede anche di pensare bene alle cose che diciamo, perché le parole che usiamo “dicono la persona che siamo”. Corrono veloci le parole, dice Francesco: “Troppe veicolano rabbia e aggressività, alimentano notizie false e approfittano delle paure collettive per propagare idee distorte”. E lo vediamo anche nei nostri giorni: messaggi, fake news, che hanno l’unico obiettivo di criticare e condannare delle affermazioni per il solo motivo di non essere d’accordo. Usiamo le parole “in modo superficiale” dice ancora il vescovo di Roma; “ma le parole hanno un peso: ci permettono di esprimere pensieri e sentimenti, di dare voce alle paure che abbiamo e ai progetti che intendiamo realizzare, di benedire Dio e gli altri”. Ma, nello stesso tempo, “con la lingua possiamo anche alimentare pregiudizi, alzare barriere, aggredire e perfino distruggere; con la lingua possiamo distruggere i fratelli: il pettegolezzo ferisce e la calunnia può essere più tagliente di un coltello”. Restano le immagini di quelle bandiere che il vento agita. E resta il desiderio di pace che sarà ancora più forte, Mercoledì delle Ceneri, nel digiuno e nella preghiera per l’Ucraina. (Fabio Zavattaro- Sir)

Mons. Perego: “tendere la mano all’accoglienza”

27 Febbraio 2022 - Firenze - “Tendere la mano all’accoglienza. Nessuno può tirarsi indietro. E’ l’occasione per l’Europa di essere unita nell’accoglienza di tanti fratelli e sorelle “. Lo ha detto questa mattina il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, durante la trasmissione di Rai Uno “A Sua immagine”. Mons. Perego ha sdetto, poi, che la Chiesa Italiana è molto vicina alle 150 comunità ucraine in Italia e con loro prega per una risoluzione pacifica di questa “assurda e inutile guerra”. (R.I.)

Incontro sul Mediterraneo: card. Bassetti, “ponti e non muri”

27 Febbraio 2022 -
Firenze -  “Ponti e non muri”. Con queste parole, pronunciate a braccio, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha concluso l’incontro dei 60 vescovi, provenienti da 20 Paesi, e dei 65 sindaci delle principali città del Mediterraneo, a Palazzo Vecchio. “Non costruire muri, ma ponti, anche perché se è vero che il Mediterraneo è un continente di acqua, i muri nell’acqua si fanno male, sono meglio i ponti per congiungere i vari punti del mare”. Il presidente della Cei ha poi ricordato che parole che, a 14 anni, ha sentito dire a 14 anni da mons. Bartoletti, davanti alla tomba di San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi: “Morendo, San Romualdo diceva ai suoi monaci: ‘Ego vobis et vos mihi’, vogliamo rimanere per sempre uniti”. “Che davvero di questo incontro rimanga il desiderio di un’amicizia stabilita, e che questa amicizia possa portare, se Dio non vuole, dei grandi frutti”. Il card. Bassetti presiederà anche la liturgia eucaristica nella Basilica di Santa Croce, a cui parteciperà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel suo intervento iniziale il presidente della Cei aveva sottolineato che "non possiamo rimanere indifferenti rispetto al grande flusso migratorio che ormai da tempo caratterizza il Mediterraneo”: “dobbiamo perciò soccorrere e aiutare”,ma dobbiamo anche "capovolgere il paradigma e la narrazione delle migrazioni: esse vanno viste non solo come un problema ma come una grande opportunità. Un’occasione per trasformare le nostre città in luoghi di accoglienza e di ospitalità”. “Il Mediterraneo, infatti, come ha ricordato papa Francesco, è diventato il più grande cimitero d’Europa”, ha detto Bassetti: “Negli ultimi anni, migliaia di uomini, donne e bambini hanno perso la vita solcando questo mare in cerca di una vita migliore o in fuga da una guerra. Questa emergenza drammatica ci interpella profondamente come cristiani e come persone umane”. (R.I.)

Preghiere dei Fedeli: domenica 27 febbraio 2022

27 Febbraio 2022 - La parola di Dio che abbiamo ascoltato, è fondamento della nostra fede, nutrimento della nostra speranza e lievito di fraternità. Preghiamo insieme e diciamo: La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.      A - La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.        
  1. Perché la forza dello Spirito ci aiuti a rinunziare agli idoli che il nuovo paganesimo ha costruito, sotto forma di spreco, di cupidigia, e di disprezzo del prossimo, preghiamo.
 
  1. Perché ci sia donata la sapienza del cuore, anche al fine di comprendere e soccorrere i "nuovi poveri": anziani, marginati, rifugiati, fratelli che muoiono a causa di guerre inutili, preghiamo.
 
  1. Perché si rafforzi il vincolo di comunione fra tutti i fratelli della Chiesa, e così il popolo della nuova alleanza possa diventare segno di riconciliazione per l'umanità intera, preghiamo.
 
  1. Per la grave situazione politica dell’Ucraina: perché il conflitto armato ceda di fronte alle ragioni della pace; i civili, soprattutto i più deboli, non soccombano di fronte al potere distruttivo della guerra; la fraternità sia riconosciuta come una vera garanzia di futuro per il bene di tutti. Preghiamo.
 
  1. Signore, aiutaci a riconoscere il bene e il male che abitano il nostro cuore, perché sappiamo coltivare pensieri di pace e produrre frutti di carità, capaci di vincere l’odio e la violenza con la forza della giustizia e del perdono. Preghiamo.
  C - Stendi la tua mano, o Padre, sull'umanità affaticata e oppressa; concedi a noi una fede ricca di memoria e audace nella testimonianza profetica del tuo Regno. Per Cristo nostro Signore. A - Amen

nata la Carta di Firenze: Vescovi e Sindaci firmano un futuro di pace per il Mediterraneo

26 Febbraio 2022 - Firenze - Sono ore angosciate e tristi, eppure questa mattina un raggio di sole è sceso su Firenze. Lo ha fatto notare il caed. Gualtiero Bassetti: il cielo si è aperto, quando i Vescovi e i Sindaci del Mediterraneo sono sfilati fuori da Palazzo Vecchio uscendo in Piazza della Signoria, davanti ai fotografi e ai turisti incuriositi. Avevano portato a termine il loro compito, concludendo il Forum e il Convegno che sono state le due anime dell’incontro sul Mediterraneo. Poco prima, nel Salone dei Cinquecento, avevano apposto le loro 120 firme sulla Carta di Firenze, dove sono confluite le intenzioni, le richieste e gli auspici maturati in questi giorni di confronto. Nella Carta non sta scritto solo il presente, ha detto il Cardinal Bassetti, sta scritto soprattutto il futuro. Essa, come il dialogo da cui è nata, è orientata verso le attese dei giovani e vuole essere un’eredità lasciata alle future generazioni. È una conquista storica, dice il Sindaco Dario Nardella, e c’è spazio per un momento di gioia. Perché oggi si semina una speranza, la spes contra spem descritta da Giorgio La Pira, la fiducia nel domani che si accende nonostante tutti i segni sembrino deporre per il contrario e preannunciare giorni drammatici. Di questi segni non può non tenersi conto. La guerra è stata l’ospite inattesa di questo Convegno: esplosa in contemporanea col suo avvio, ne ha inevitabilmente influenzato il clima e il contenuto. L’impressione per quanto andava accadendo in Ucraina è stata fortissima, persino le battaglie dipinte da Vasari sulle pareti del Salone dei Cinquecento non erano mai parse tanto minacciose. Per il Cardinal Bassetti, l’immagine della guerra è un’auto schiacciata da un gigantesco carrarmato, e l’urlo in sottofondo, l’urlo contro la guerra, dice, più forte che si sia mai sentito. Davanti a ciò, l’incontro mediterraneo rischiava di sembrare fuori dal tempo. Ma non lo è stato. Perché a Firenze, al di là delle parole e delle dichiarazioni, l’alternativa alla guerra si è messa in pratica per davvero: si sono esercitati l’ascolto e la diplomazia, il rispetto e il dialogo. È stata l’occasione unica per raccogliere posizioni diversissime – comprese le istanze delle comunità musulmane del Mediterraneo, rappresentate dai loro Sindaci, al di là anche di quanto era riuscito a La Pira con i Colloqui mediterranei – e, ciononostante, trovarsi infine d’accordo. Sui temi, comuni perché universali, della fratellanza, della libertà, della tutela dei diritti e della valorizzazione della dignità della persona, l’unico antidoto possibile ad ogni guerra. La Carta di Firenze chiede impegno nella promozione della pace e chiama al rafforzamento della cooperazione internazionale e del dialogo interculturale e interreligioso. Il suo cammino inizia adesso: appena possibile, sarà presentata a Papa Francesco. L’occasione persa della sua visita non scalfisce l’appoggio, anzi di più, la felicità, come ha sottolineato il Card. Bassetti, che il Pontefice ha sempre dimostrato per questa iniziativa. Di lì, sarà via via donata ai principali leader europei e internazionali. La firma è di Sindaci e Vescovi, ha detto il Sindaco Nardella, ma il progetto è di coinvolgere tutti i massimi decisori mondiali, per ottenerne la garanzia di un serio impegno nell’esecuzione congiunta della Carta. Questa attuazione deve partire subito. Appena nata, la Carta di Firenze si trova già alla prova più grande. Nel suo spirito, il Sindaco ha convocato nel pomeriggio di domani, in Piazza della Signoria, una manifestazione per la pace, alla quale ha invitato la cittadinanza e il mondo politico e della cultura. Per averli al suo fianco, ha chiesto anche ai Sindaci e Vescovi dell’incontro, a partire dal Cardinal Bassetti, di fermarsi a Firenze per una serata ancora. L’iniziativa si affianca a molte altre in corso in queste ore in tutta Italia, per lo più spontanee, come quella che si è svolta in mattinata sul ponte Santa Trinita, tra bandiere arcobaleno e canti ucraini, non distante da dove si concludevano i lavori. Anche la messa di domenica in Santa Croce – confermata nonostante l’assenza del Papa, che ha chiesto al Card. Bassetti di rappresentarlo – sarà una grande preghiera per la pace. Giorgio La Pira diceva che la preghiera è più forte della bomba nucleare: all’esplodere della nuova, inaspettata guerra dell’era atomica, a Firenze ci si oppone con la preghiera e con l’assunzione formale di un impegno di pace per il futuro. (Livia Cefaloni)

Vescovi e sindaci del Mediterraneo: “comincino immediatamente i negoziati per la pace” tra Russia e Ucraina

26 Febbraio 2022 - Firenze - "Comincino immediatamente i negoziati per la pace" tra Russia e Ucraina. E’ l’appello dei sindaci e dei vescovi del Mediterraneo rivolto oggi da Firenze dove sono riuniti per l’Incontro “Mediterraneo “Frontiera di pace”. “In questi giorni – si legge nel testo definito “Carta di Firenze” e  firmato questa mattina - è in corso la guerra contro l'Ucraina. Un senso di dolore ha colto i vescovi e i sindaci, che insieme sperano che la violenza e l'uso delle armi possano fermarsi, si evitino grandi sofferenze al popolo ucraino e si comincino immediatamente negoziati per ricostruire la pace". I vescovi e si sindaci chiedono ai governi di tutti i paesi mediterranei di “stabilire una consultazione regolare con i sindaci, con tutti i rappresentanti delle comunità religiose, delle autorità locali, delle istituzioni culturali, delle università e della società civile sui temi discussi in questa conferenza”. Tra gli impegni quello di “ridurre la discriminazione e la violenza e aprire orizzonti di speranza per le giovani generazioni”. E facendo un riferimento alla guerra in corso in Ucraina i vescovi e i sindaci del Mediterraneo “sperano che la violenza e l’uso delle armi possano fermarsi, si evitino grandi sofferenze al popolo ucraino e che possano iniziare subito negoziati per ricostruire la pace”. La Carta di Firenze esorta governi, sindaci e rappresentanti delle comunità religiose a promuovere programmi educativi a tutti i livelli, “un percorso che integri approcci antropologici, comunicativi, culturali, economici, politici, generazionali, interreligiosi, pedagogici e sociali per realizzare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”. E poi l’impegno a iniziative condivise per la “valorizzazione della fraternità e della libertà religiosa nelle città, per la difesa della dignità umana dei migranti e per il progresso della pace attraverso tutti i paesi mediterranei”. (R.Iaria)