Primo Piano

Unhcr: ripreso il programma di rimpatri volontari di congolesi dall’Angola

20 Luglio 2022 - Roma - L’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha ripreso oggi il programma di rimpatrio volontario di rifugiati congolesi dall’Angola dopo che nel 2020 le partenze erano state bloccate a causa della pandemia di Covid-19. Il primo convoglio di 88 rifugiati congolesi è partito questa mattina dall’insediamento di Lôvua, nell’Angola settentrionale, diretto al confine con la Repubblica democratica del Congo (Rdc). È previsto che giunga a destinazione domani. Sono già più di 600 i rifugiati congolesi che hanno espresso il desiderio di essere rimpatriati. È probabile che con la ripresa delle operazioni un numero ulteriore mostrerà interesse nel programma. Il programma di rimpatrio volontario è organizzato insieme ai governi di Angola e Rdc, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e una serie di partner. Sebbene nella Rdc orientale il conflitto continui, i miglioramenti sul piano della sicurezza registrati nell’ovest del Paese hanno nuovamente permesso ai congolesi di fare ritorno alla propria terra in condizioni dignitose e sicure. All’arrivo nella Rdc, i congolesi rimpatriati riceveranno aiuti in contanti che permetteranno loro di soddisfare esigenze di base quali l’acquisto di prodotti per l’igiene e per la casa e il pagamento delle prime mensilità degli affitti. Assistenza aggiuntiva sarà inoltre fornita per facilitarne il processo di inclusione, per esempio agevolando l’iscrizione a scuola dei bambini. L’Unhcr continuerà a svolgere attività di advocacy e a dare supporto negli aspetti fondamentali del processo di reintegrazione nelle comunità congolesi assicurando sicurezza continua, opportunità di sostentamento e assistenza per il rilascio dei documenti di stato civile. Molti rifugiati non rivedono i propri familiari da quando sono dovuti fuggire dalle violenze di natura etnica e politica scoppiate nel 2017 nella regione di Kasai, nella Rdc. Allora, oltre 35.000 persone varcarono la frontiera per mettersi in salvo in Angola. Molte di queste erano accolte nell’insediamento di Lôvua, nella provincia di Lunda Nord. In anni recenti, molti rifugiati hanno spontaneamente fatto ritorno nella Rdc. Oggi, Lôvua accoglie circa 7.000 rifugiati. L’Unhcr assicura assistenza a circa 57.000 rifugiati e richiedenti asilo in Angola, per lo più in aree urbane.

Vescovo e migrante

20 Luglio 2022 - Milano - Arjan Dodaj aveva 16 anni quando ha lasciato l’Albania per l’Italia, meta vagheggiata da tanti connazionali. Il viaggio in motoscafo insieme ad altri giovani, l’arrivo in Puglia, la prima notte in un casolare diroccato, le parole degli organizzatori: «Camminate e seguite i binari del treno». Dalla stazione di Bari il viaggio verso Cuneo dove aveva conoscenti, i primi lavori come giardiniere e saldatore. Nella comunità che lo accoglie come un figlio conosce il volto amico della Chiesa. Poi il battesimo, la vocazione religiosa coltivata in seminario a Roma e nel 2003 la consacrazione al sacerdozio per le mani di Giovanni Paolo II. Ma nel disegno di Dio c’è il ritorno nella terra nativa, prima come sacerdote fidei donum e dal 2021 - ventinove anni dopo quel viaggio nel mare Adriatico - come arcivescovo di Tirana-Durazzo. La storia di Arjan Dodaj, come quelle di tanti che hanno lasciato il loro Paese, insegna che quando parliamo di migranti dovremmo sempre ricordare che dentro questo termine generico stanno persone, volti, destini. E a volte ritorni nella terra di origine, tanto imprevedibili quanto ricchi di significato. Un sedicenne fuggito dall’Albania è diventato seminatore del Vangelo e guida la diocesi della capitale di un Paese dove ogni fede era stata bandita dal potere. (Giorgio Paolucci - Avvenire)

Washington: studenti e insegnanti italiani all’Ambasciata d’Italia

19 Luglio 2022 -
Gli Usa, ed in particolare le città di Washington, Miami e New York, sono uno dei quattro Paesi in cui gruppi diversi di studenti italiani potranno svolgere una ricerca sul campo sul tema dell’emigrazione italiana nel corso del ‘900. A Washington gli studenti frequenteranno per tre settimane un programma di seminari elaborato dall’Italian American Museum di Washington DC e da Casa Italiana Sociocultural Center in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia. Tra i temi che verranno approfonditi, la storia degli italo-americani, la discriminazione razziale, il funzionamento del Governo negli Stati Uniti, il cibo e la cultura pop italoamericane. Il capo della Cancelleria Consolare, il Primo Consigliere Bellantone, ha sottolineato la significativa collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia e il Distretto di Columbia nel campo dell’istruzione, ricordando il recente rinnovo del Protocollo d’Intesa tra l’Ambasciata e l’Amministrazione Scolastica del Distretto di Columbia, in cui si è confermato l’impegno reciproco alla promozione ed espansione dei programmi scolastici di lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche del Distretto di Columbia.

Ministero Lavoro-Anci: pubblicato rapporto si insediamenti informali dei migranti

19 Luglio 2022 -

Roma - Almeno 10mila lavoratori agricoli migranti vivono in insediamenti informali in Italia. Luoghi di privazione dei diritti e sfruttamento, in molti casi presenti da diversi anni, privi di servizi essenziali e di servizi per l’integrazione. È l'evidenza più critica del Rapporto “Le condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agroalimentare” pubblicato oggi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani nell’ambito del Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020–2022.

Il Rapporto, realizzato dalla Fondazione Cittalia dell’ANCI presenta i risultati di un’indagine senza precedenti per copertura nazionale e ampiezza di restituzione. La metà dei Comuni italiani ha compilato un questionario su presenze, flussi, caratteristiche dei lavoratori agricoli migranti e sistemazioni alloggiative: dalle abitazioni private e strutture, temporanee o stabili, attivate da soggetti pubblici o privati, fino agli insediamenti informali o spontanei non autorizzati. Sono stati censiti anche i servizi a disposizione degli ospiti, così come gli interventi per l’inserimento abitativo promossi dai Comuni stessi. Sono 38 i Comuni che hanno segnalato la presenza di 150 insediamenti informali o spontanei non autorizzati, con sistemazioni varie (casolari e palazzi occupati, baracche, tende e roulotte) e presenze che vanno dalle poche unità registrate nei micro-insediamenti, alle migliaia di persone nei “ghetti” più noti alle cronache. Alcune aree del Meridione guidano la classifica delle undici Regioni coinvolte, ma il fenomeno interessa tutto il Paese. L’indagine ha consentito al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di individuare anche le amministrazioni locali destinatarie dei 200 milioni di euro del PNRR investiti con l’obiettivo di superare questi insediamenti.  Lo rendono noto l'Ufficio stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e quello dell’Anci.

Migranti: 33.556 persone sbarcate sulle coste italiane

19 Luglio 2022 -
Roma - Sono  33.556 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati diffusi oggi dal ministero degli Interni. Di questi 5.803 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (5.770, 17%), Tunisia (5.755, 17%), Afghanistan (3.292, 10%), Siria (2.057, 6%), Costa d’Avorio (1.256, 4%), Eritrea (980, 3%), Guinea (892, 3%), Iran (761, 2%), Pakistan (649, 2%) a cui si aggiungono 6.182 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 4.067 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato, del Viminale, è aggiornato a ieri, 18 luglio.

Scuola: 65%degli stranieri è nato in Italia

19 Luglio 2022 - Roma - Sono circa 877mila, secondo i dati ufficiali del ministero dell’Istruzione, riferiti all’anno scolastico 2019-2020, gli studenti di nazionalità non italiana che studiano in Italia, pari al 10,3% della popolazione scolastica complessiva. In dieci anni, gli studenti con cittadinanza non italiana sono aumentati del 23,4% (+166 mila unità). Prevalgono le seconde generazioni: il 65,4% degli studenti di origine non italiana è, infatti, nato nel nostro Paese.

Burocrazia e nessuna legge “La cittadinanza? Un sogno”

19 Luglio 2022 -

Terni - Storie di ordinaria burocrazia. E di diritti negati per le storture di una legge che oggi li condanna a sentirsi stranieri in quello che è a tutti gli effetti il loro Paese. Jurgen, Alexia e Doris sono tre esempi emblematici di come lo Ius scholae, ora fermo alle Camere, risolverebbe il problema alla radice. Hanno età e situazioni diverse, ma sono uniti dallo stesso filo rosso. Sono 'italiani senza cittadinanza'. 

Jurgen Kulli ha 24 anni ed è nato a Spoleto da famiglia albanese che non ha mai chiesto la nazionalità italiana. «Quando i miei genitori divorziarono – spiega – mio padre, che aveva in carico i documenti, non rinnovò il mio permesso di soggiorno e quindi io ho vissuto da irregolare nel mio Paese, fino a 18 anni, senza rendermene conto. Frequentavo la scuola dell’obbligo e quindi non potevano espellermi, così come mia madre, che viveva qui con due figli a carico. Diventato maggiorenne ho fatto richiesta per la cittadinanza: con il mio avvocato Suzana Korriku abbiamo presentato tutti i documenti che certificavano il fatto che io sono nato qui e non sono mai uscito dall’Italia. Niente. Ho anche chiesto al prefetto: 'Mi faccia una prova di italiano', ma non c’è stato verso». Oggi Jurgen, che lavora in una impresa edile, ha un permesso umanitario, ottenuto a fatica e deve rinnovarlo ogni anno, fino a quando, a 30 anni, potrà ottenere la cittadinanza. E intanto, trova ostacoli ovunque. «Vorrei tanto fare il concorso per entrare in Polizia, ma non posso, perché non sono italiano» dice. 

Alexia Miranda Cedono ha 18 anni ed è nata a Foligno, da famiglia originaria dell’Ecuador. Oggi studia all’Università e lavora in un fast food, ma questo non basta per garantirle la cittadinanza. Nel suo caso, alla burocrazia si unisce il destino, in una combinazione che oggi la costringe a dover stare attenta a non perdere mai il lavoro: «Il mio permesso di soggiorno è per motivi di lavoro e se lo perdo, potrebbero rimandarmi in Ecuador, dove io non saprei che fare», spiega. Tutto comincia nel 2016, quando i genitori decidono di tornare in Ecuador, portando con loro Alexia ed i due fratelli. Doveva essere una permanenza breve, ma fra un problema coi documenti, uno economico ed il lockdown, restano nel Paese sudamericano cinque anni. «A me mancava la pasta, io mi sono sempre sentita straniera in Ecuador, ho tenuto l’Italia nel cuore tutto il tempo – dice Alexia –. però avevo 12 anni, non potevo farci niente, decidevano i miei genitori». Questa lunga sosta, per la legge italiana, le impedisce, oggi che è maggiorenne, di poter richiedere la cittadinanza. «Io e i miei fratelli siamo paradossalmente 'vittime' della decisione dei nostri genitori – spiega –. Ho dovuto rifare da zero il permesso di soggiorno ed oggi ce l’ho per motivi di lavoro, rinnovabile anno dopo anno. L’Università? Per lo Stato non conta, perché non fa parte dei percorsi di istruzione obbligatoria». Anche per lei, ci vorranno dieci anni di residenza o il matrimonio con un italiano.

Ma la storia più paradossale è quella di Doris Egwu, 39 anni, nata in Nigeria e trasferitasi in Umbria da quando aveva otto mesi. Anche lei lavora ed è attivista per i diritti degli 'italiani senza cittadinanza' presso l’associazione Il Pettirosso. La sua domanda di cittadinanza è bloccata dal casellario giudiziale. Ma non quello italiano, bensì quello nigeriano: «In Italia, dove la responsabilità penale comincia a 14 anni, mi chiedono un documento che attesti che io non abbia commesso reati quando avevo da zero a 8 mesi, in Nigeria». Non solo: «Siamo già al terzo tentativo: prima è arrivato scaduto, poi è arrivato in inglese ed è scaduto per i tempi lunghi della traduzione in Italia. Quando tornerò in Nigeria proverò ad ottenerlo, ma non sarà facile perché l’anagrafe là non funziona bene. I miei genitori non hanno mai voluto fare richiesta ed io stessa ho capito che serviva quando è morto mio padre. Avevo 19 anni e non mi ero mai mossa dall’Italia, ma purtroppo mancava un requisito: mia madre infatti aveva sempre lavorato in casa, era mio padre che manteneva la famiglia. Ha iniziato a lavorare in quell’anno, dopo la morte di mio padre». È qui che entra in gioco la distratta burocrazia italiana: «Passati cinque anni, avevamo tutto in regola, ma quando siamo andati a fare richiesta abbiamo scoperto che secondo lo Stato italiano avevamo vissuto per un periodo in Nigeria, io e mio fratello, senza mia madre, quando lui aveva 5 mesi ed io ero al nido. In realtà ci eravamo solo trasferiti da Perugia a Terni, con la famiglia». Oggi, sua madre e suo fratello sono riusciti ad ottenere la cittadinanza mentre Doris attende ancora il documento e nel frattempo può restare in Italia perché «familiare di un convivente con cittadinanza italiana». Maledetta burocrazia. (Emanuele Lombardini - Avvenire)

Migranti circolari

19 Luglio 2022 - Milano - Seny è uno dei tanti arrivati con un barcone in Italia in cerca di una vita migliore. Senegal, Libia, Lampedusa. Ospitato nel centro di accoglienza Don Bosco di Aimone (Enna), va a scuola, prende la licenza media e impara così bene l’italiano che diventa mediatore culturale in un centro per migranti gestito dai salesiani. E’ in questo contesto che, insieme ai volontari dell’associazione Don Bosco 2000, matura l’idea di un percorso di “migrazione circolare”: dopo alcuni mesi di formazione torna in Senegal dove avvia un progetto per la costruzione di pozzi e pannelli solari in cui trovano lavoro giovani che si stavano preparando al viaggio in mare e all’avventura europea, e invece sono rimasti nella loro terra seminando un germe di sviluppo insieme a Seny. Il quale da due anni torna periodicamente in Sicilia per migliorare le conoscenze tecnologiche e agronomiche indispensabili per dare un futuro al suo progetto e alle speranza di tanti giovani. È diventato un “migrante circolare”, coordina progetti di sviluppo e va nei villaggi per raccontare i rischi mortali della migrazione attraverso il Mediterraneo e per testimoniare che restare nella propria terra può diventare qualcosa di conveniente. Non sempre è necessario partire, si può “ripartire” restando a casa. (Giorgio Paolucci)

Bologna accoglie rom e sinti da 600 anni: una targa a Porta Galliera

18 Luglio 2022 -
Il testo scelto per la targa commemorativa, informa l'agenzia Dire -  è quello della cronaca Rampona che, assieme alla cronaca Varignana: entrambe sono conservate tra i codici della Biblioteca universitaria di Bologna in via Zamboni 33-35, a Palazzo Poggi, e per il momento restano le prime testimonianze della presenza romanì in Italia. La 'festa' per i 600 anni continuerà sabato e domenica, con un programma di iniziative promosse dalle associazioni di riferimento. Ricorda intervenendo alla cerimonia di oggi Tomas Fulli, 43enne sinto bolognese presidente dell'associazione Mirs-Mediatori interculturali rom e sinti: "Quando ancora qualcuno ci dice 'andate a casa vostra", noi rispondiamo che ci siamo già da tanto tempo. Veniamo messi al muro per mancanza di conoscenza, più che altro. Ringraziamo allora associazioni, Comune e Regione per il loro aiuto e per il loro lavoro".

Papa Francesco: no a “fake news”, sì a “inclusione digitale”

18 Luglio 2022 -
Cittòà del Vaticano - “L’uso dei media digitali, specialmente i social media, ha fatto sorgere un numero di serie questioni etiche che richiedono saggezza e discernimento da parte dei comunicatori e di tutti coloro che sono preoccupati dell’autenticità e della qualità delle relazioni umane”. Ne è convinto il Papa, che nel messaggio inviato ai partecipanti al Signis World Congress 2022, in programma presso la Sogang University di Seoul dal 15 al 18 agosto sul tema “Pace nel mondo digitale”, fa notare come “a volte e in alcuni luoghi i siti dei media sono diventati luoghi di tossicità, discorsi d’odio e fake news”: in questo ambito, Signis “può giocare un ruolo importante attraverso l’educazione ai media, mettendo in rete i media cattolici e contrastando bugie e disinformazione”. Di qui l’incoraggiamento di Francesco “a perseverare in questi sforzi, prestando particolare attenzione al bisogno di assistere le persone, specialmente i giovani, nello sviluppare un senso critico, imparando a distinguere la verità dalla falsità, la ragione dal torto, il bene dal male, e ad apprezzare l’importanza di lavorare per la giustizia, la concordia sociale e il rispetto del bene comune”. Fare dell’”inclusione digitale” una priorità, l’altro invito del Papa, in modo da “diffondere una cultura della pace” attraverso “l’apostolato dell’ascolto”.

Una nuova legge per un nuovo mondo: il punto della rete “Ero straniero”

18 Luglio 2022 - Roma  - Era il 2002. Una nuova legge interveniva sulla normativa italiana in materia di immigrazione e, tra i vari aspetti toccati, trasformava il lavoro migrante, consentendo di entrare in Italia solo a chi fosse già in possesso di un contratto ed eliminando la figura dello sponsor, che dall’introduzione del Testo unico nel 1998 sosteneva (anche economicamente) la presenza di cittadini stranieri in cerca di lavoro nel nostro Paese. Si fece conoscere come Bossi-Fini, il suo obiettivo era eliminare l’irregolarità. Non ci riuscì. Quindici anni dopo, nel 2017, gli esponenti riuniti a Roma di decine di organizzazioni – tra cui la Fondazione Migrantes – hanno creato una rete che aveva nel titolo il suo ideale: “Ero straniero”. Ne nacquero proposte concrete e confluirono in una proposta di legge di iniziativa popolare, spinta in Parlamento dal sostegno di 90.000 firme, finita arenata in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Oggi, a vent’anni di distanza, quelle realtà sono tornate ad incontrarsi. Il giorno è il 14 luglio, il luogo lo stesso della fondazione, la sala Zuccari di palazzo Giustiniani. Anche la Bossi-Fini è la stessa, nonostante le critiche ricevute in questi anni da tutte le parti, persino dai suoi creatori. Intorno, però, tutto è cambiato. L’Italia là fuori è più vecchia e ha perso la fertilità. I bambini non nascono, i giovani emigrano. È stanca e tra poco non ci saranno più braccia né menti a costruire il suo futuro. I cittadini stranieri sono 5,2 milioni, un valore (sottostimato) pari all’8% della popolazione nazionale, quasi interamente raggiunto nel corso degli ultimi trenta anni. Anche il mondo è cambiato, più instabile, più fragile, almeno – forse – più consapevole. Una pandemia ha mostrato quali attività sono davvero essenziali alla sopravvivenza delle società, e chi le svolge. Una guerra inattesa ha offerto modelli di solidarietà, tra i governi e tra le persone, ma ha anche approfondito crisi già in corso – di disuguaglianza, di fame, di clima – e aggravato la condizione di intere fasce di mondo: chi sopravvivrà, tenterà di migrare. Se già nel 2002 sollevavano perplessità, le regole italiane sui flussi appaiono oggi decisamente e gravemente inadeguate. Non sono sufficienti gli ingressi e le conversioni per lavoro consentiti dai decreti flussi: la loro pubblicazione una volta l’anno (per di più a discrezione della politica), la limitatezza delle quote (raddoppiate fino a 70.000 col decreto 2022, ma a fronte di oltre 100.000 domande dei datori), la condizione di avere un’offerta di lavoro prima dell’ingresso rendono incerto, a tratti inapplicabile, l’unico meccanismo (tendenzialmente) stabile di ingresso per lavoro. Non sono sufficienti neppure le sanatorie, cicliche nella loro straordinarietà visto che, nell’assenza di alternative, l’irregolarità dei lavoratori stranieri è un fenomeno inestinguibile. È la dolorosa conseguenza di quando la norma non ascolta la realtà. Ma a quali categorie sono destinate quelle sanatorie, e quanto tempo ci vuole prima di esaminare tutte le domande? Quanta sofferenza si vive prima di una risposta positiva? Quanti, nel frattempo, sprofondano nella marginalità, cedono alla criminalità, semplicemente non ce la fanno e muoiono, come Yusupha, come Isetu, come tanti e tanti invisibili di cui non sapremo mai? La soluzione è semplicissima e rivoluzionaria: mettere in contatto datori e lavoratori attraverso i confini. Se la condizione deve essere la disponibilità di un lavoro in Italia, aprire canali che consentano all’informazione del bisogno di un’impresa di raggiungere chi cerca occupazione, in qualunque parte di mondo viva. Con i mezzi tecnologici di oggi è perfettamente possibile e la società civile è già in grado di offrire l’infrastruttura di accoglienza e integrazione. Se i benefici umani non bastassero, dal punto di vista più materiale, ciò creerebbe più lavoro locale e più entrate per il fisco, oltre a rispondere alle esigenze del mondo produttivo. Ci sta provando la piattaforma MyGrants, che testa e poi pubblicizza le competenze dei lavoratori iscritti: il fondatore Chris Richmond sogna corridoi intellettuali per la libera circolazione delle conoscenze. Sulla necessità di una via legale di ingresso, certa e permanente, tutti si trovano d’accordo: esponenti dell’associazionismo e della società civile come Giulia Gori e sindacalisti come Hardeep Kaur, ma anche studiosi come Chiara Tronchin e imprenditori come Claudio Cappellini. Persino la politica quando è seria e l’amministrazione, della cui difficoltà di fronte a norme rigide e cieche ha parlato Tatiana Esposito, del Ministero del lavoro. In sala Zuccari, per un attimo, la soluzione è parsa limpida e afferrabile. Ma allora, cos’è che per vent’anni ha impedito di agire? Non la razionalità dei dati, piuttosto un sentimento di immotivata avversione verso l’altro, alimentato dall’ottica di emergenza e di paura che continua a caratterizzare il racconto dell’immigrazione diffuso da televisione e social media. L’ha spiegato l’economista Leonardo Becchetti e l’ha testimoniato Giulia Capitani di Oxfam: con questa consapevolezza, “Ero straniero” ha sempre affiancato alle proposte tecniche la promozione di una nuova narrazione. La migrazione non è un ostacolo e non è un problema, reca con sé una componente di dolore, ma anche una di speranza e si trasforma in trauma, persino in morte, solo quando le politiche dei confini non la agevolano e vorrebbero impedirla. Di per sé, storicamente, la migrazione ha fatto la ricchezza le nazioni, ha ricordato Becchetti. Consentirla in semplicità e sicurezza è il passo urgente da fare oggi: anche in mezzo alla crisi, anzi proprio allora, visto che di quella crisi può essere parte della soluzione. L’esperienza mostrerà che una politica di flussi per lavoro liberi e stabili non produce perdenti, ma solo vincitori. In prospettiva, condurrà al superamento dell’attuale segmentazione del lavoro – che relega i lavoratori stranieri ad alcuni ruoli soltanto, per lo più non qualificati – valorizzando le competenze di ognuno, combinandole con la formazione e lasciando esprimere le potenzialità. Se è una legge ad impedire questo bellissimo circolo virtuoso, allora forse è proprio il caso di cambiarla. (livia Cefaloni)    

La parte migliore

18 Luglio 2022 - Città del Vaticano - Agire, ascoltare. Sono i due verbi che accompagnano la riflessione di queste due domeniche di luglio: agire, l’agire misericordioso, è il Vangelo di domenica scorsa, appartiene al buon samaritano che si china per aiutare la vittima della violenza abbandonata sul ciglio della strada. Ascoltare – ascolto della parola di Dio – è l’atto che Maria, la sorella di Marta, compie una volta ospitato Gesù nella loro casa di Betania. Potremmo quasi dire che in questa pagina del Vangelo Luca pone in primo piano il tema dell’ospitalità, che significa, certo, condividere la casa e il cibo, ma ancor di più trovare il tempo per ascoltare l’altro, per essere accanto all’ospite accolto. Marta, come il buon samaritano, si spende per l’altro, nel caso per il Signore che è entrato nella sua casa e si ribella all’immobilità della sorella che “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”. Luca, in questa pagina del Vangelo, ripropone, in modo diverso, quanto è tramandato dal Talmud, dove si legge che il mondo poggia su tre colonne: lo studio della Torah, il culto e le opere di misericordia. Per l’evangelista l’ascolto della Parola – “nella capacità dell’ascolto c’è la radice della pace”, dice il Papa – è in mezzo e unisce il fare misericordia e pregare. Perché è proprio nell’ascolto della Parola che troviamo la guida per i nostri gesti verso i fratelli e per comprendere meglio il senso e il valore della preghiera. Marta si lamenta e si rivolge a Gesù chiedendogli di dire a Maria di aiutarla. La risposta ancora una volta sorprende, “ribalta il nostro modo di pensare”, afferma Francesco all’Angelus: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. La risposta di Gesù è da un lato impegno a riconoscere “la generosa premura di Marta”; dall’altro sottolinearle che “c’è un ordine di priorità nuovo, diverso da quello che fino a allora aveva seguito”, c’è una “parte migliore cui va dato il primo posto”, ovvero l’ascolto della parola di Gesù, e tutto il resto, afferma il Papa, “viene dopo, come un corso d’acqua che scaturisce dalla sorgente”. Altra sottolineatura del vescovo di Roma, Maria è seduta ai piedi di Gesù, perché “ha capito che lui non è un ospite come gli altri. A prima vista sembra che sia venuto a ricevere, perché ha bisogno di cibo e di un alloggio, ma in realtà il Maestro è venuto per donarci sé stesso mediante la sua parola”. La “parte migliore” perché la sua, afferma Francesco, non è una parola astratta, “è un insegnamento che tocca e plasma la vita, la cambia, la libera dalle opacità del male, appaga e infonde una gioia che non passa”. Ecco perché Maria si ferma e ascolta: il resto verrà dopo. E quell’ascolto, dice il Papa, “non toglie nulla al valore dell’impegno pratico, però esso non deve precedere, ma sgorgare dall’ascolto della parola di Gesù, dev’essere animato dal suo Spirito. Altrimenti si riduce a un affannarsi e agitarsi per molte cose, si riduce a un attivismo sterile”. Il tempo delle vacanze, per Francesco, può essere anche il tempo dell’ascolto, perché oggi “si fa sempre più fatica a trovare momenti liberi per meditare. Per tante persone i ritmi di lavoro sono frenetici, logoranti. Il periodo estivo può essere prezioso anche per aprire il Vangelo e leggerlo lentamente, senza fretta, un passo ogni giorno, un piccolo passo del Vangelo”. E “lasciamoci interrogare da quelle pagine, domandiamoci come sta andando la nostra vita, se è in linea con ciò che dice Gesù o non tanto”. Domenica nella quale Francesco ricorda il suo prossimo viaggio in Canada, partirà domenica prossima; “pellegrinaggio penitenziale” lo definisce, per contribuire al “cammino di guarigione e riconciliazione” e ricorda che “molti cristiani, compresi alcuni membri di istituti religiosi, hanno contribuito alle politiche di assimilazione culturale che, in passato, hanno gravemente danneggiato, in diversi modi, le comunità native”. Infine, esprime vicinanza e chiede la fine delle violenze e un dialogo per il bene comune in Sri Lanka. Quindi nuovo appello per la martoriata Ucraina: “la guerra crea solo distruzione e morte, allontanando i popoli, uccidendo la verità e il dialogo”. Per questo chiede che riprendano i negoziati, per non “alimentare l’insensatezza della guerra”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Don Maffeis è il nuovo arcivescovo di Perugia-Città delle Pieve

16 Luglio 2022 - Don Ivan Maffeis è il nuovo arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. La nomina questa mattina di Papa Francesco. Nato il 18 novembre 1963 a Pinzolo, in provincia di Trento don Maffeis è stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1988. Nella sua diocesi ha ricoperto diversi incarichi- Tra questi la direzione del settimanale diocesano Vita Trentina e della Radio Diocesana (2001-2009). Successivamente in Cei è stato vice-Direttore e direttore fino al 2019 e Sotto-Segretario dal 2015 al 2020). Ritornato nella sua diocesi ha guidato, come parroco le comunità di Rovereto S. Marco e S. Famiglia, di Trambileno, Vanza, Noriglio e Terragnolo. “Vengo fra voi per mettermi in ascolto di questa preziosa terra di santi e di bellezza, della quale chiedo con umiltà di divenirne figlio; vengo – ha scritto il neo arcivescovo nel suo priomo messaggio alla diocesi che è stato choiamto a guidare -  per amare questa Chiesa con tutte le mie forze, in un servizio di preghiera e di dedizione; vengo per condividere – alla luce del Vangelo di Gesù Cristo – ‘le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce’ di ciascuno. Offro la disponibilità a incontrare e a lasciarmi incontrare nella maniera più ampia e diretta possibile”. A don Ivan, che è anche direttore di questa testata, gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Fondazione Migrantes certi del contributo che saprà dare nell’attuale contesto sociale, culturale ed ecclesiale della Chiesa che è in Perugia-Città della Pieve. (R.Iaria)

Viminale: da inizio anno sbarcate 31.947 persone sulle coste italiane

15 Luglio 2022 -
Roma -Sono 31.947 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 5.730 sono di nazionalità bengalese (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (5.391, 17%), Tunisia (5.003, 16%), Afghanistan (3.292, 10%), Siria (1.922, 6%), Costa d’Avorio (1.210, 4%), Eritrea (939, 3%), Guinea (939, 3%), Iran (761, 2%), Pakistan (645, 2%) a cui si aggiungono 6.182 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 3.907 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 92.470 persone su tutto il territorio nazionale di cui 689 negli hot spot (409 in Sicilia e 280 in Puglia), 61.387 nei centri di accoglienza e 30.394 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (11%, in totale 10.634 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Sicilia (8%) e Toscana (7%).

Canarie: bimba e donna migranti morte durante traversata

15 Luglio 2022 - Madrid - Una bimba di circa quattro anni e una donna sono state trovate morte su un'imbarcazione di fortuna utilizzata da migranti  per tentare di raggiungere le isole Canarie (Spagna). Lo riporta l'agenzia di stampa Efe - ripresa da Ansa - in base a informazioni dei servizi d'emergenza spagnola. Le due persone decedute sono state trovate nel corso della nottata scorsa, durante la quale sono state effettuate diverse operazioni di salvataggio di migranti. In tutto, sono state fatte sbarcare oltre 100 persone.

Ucraina: quasi 151mila i profughi che hanno raggiunto l’Italia

15 Luglio 2022 -
Roma - Sono 150.791 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte fino a oggi in Italia, 143.405 delle quali alla frontiera e 7.386 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “sul totale, 79.945 sono donne, 24.063 uomini e 46.783 minori”. Le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia continuano ad essere Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Card. Zuppi: ci auguriamo uno scatto di responsabilità

15 Luglio 2022 -
Roma - “Guardiamo con grande preoccupazione alla situazione politica che si sta determinando e che rischia di sovrapporsi ad una fase di crisi più generale che sta già incidendo in modo pesante sulla vita delle persone e delle famiglie”. Lo dichiara il card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, commentando gli ultimi sviluppi politici. “La guerra in Ucraina e le sue temibili conseguenze; l’inflazione a livelli eccezionali che richiede continuità e tempestività di interventi urgenti; le pandemie che non smettono di colpire; il lavoro mortificato dalla precarietà e dalla generale incertezza sono elementi che impongono chiarezza di decisioni e una forte concertazione con le parti sociali e con l’Europa. Il confronto dialettico e il pluralismo – ricorda il Cardinale – sono una ricchezza irrinunciabile della democrazia ancora di più in vista delle prossime naturali scadenze elettorali, ma in un momento come questo conviene avvenga nel massimo della convergenza e della stabilità per terminare l’avvio di interventi decisivi sui quali da mesi si sta discutendo e che condizioneranno i prossimi anni. Per questo ci auguriamo che vi sia uno scatto di responsabilità in nome dell’interesse generale del Paese che deve prevalere sulle pur legittime posizioni di parte per identificare quello che è necessario e possibile per il bene di tutti”.

Ma davvero a scuola nessuno è straniero

15 Luglio 2022 -
Milano - Secondo il Rapporto statistico del Ministero dell'Istruzione (2021) oggi sui banchi di scuola siedono 876.801 studenti non italiani e, se si includesse in tale stima anche i figli di coppie miste o adottati, e coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, i numeri raddoppierebbero, collocandosi tra il milione e mezzo e i due milioni di alunni (su un totale di circa otto milioni di studenti). Parliamo di persone, bambine e bambini, ragazze e giovani, già in mezzo a noi. Mentre a livello politico si infiamma la battaglia sullo Ius scholae (come ieri quella per lo Ius culturae), la realtà delle nostre aule è molto più avanti dei contrasti di parte e ci racconta come, per gli insegnanti e i dirigenti italiani, a scuola nessuno è straniero, ma ciascuno, nella sua singolarità psicologica, sociale e culturale, è una persona da accogliere e da accompagnare nella crescita, perché possa fiorire. Sarebbe desiderabile che la politica ascoltasse la lezione di realtà che la scuola propone e che contiene una grande saggezza: la possibilità di futuro e di sviluppo di un Paese è legata alla cura dell'intelligenza e del cuore dei bambini e dei giovani che frequentano la scuola. Purtroppo i riflettori dell'attenzione mediatica vengono accesi solo in presenza di episodi di criminalità quando vedono protagoniste persone non italiane, e su questo fanno leva le forze politiche ostili allo Ius scholae per alimentare rabbia e paure, in previsione di un tornaconto elettorale, perdendo così di vista l'unica prospettiva vantaggiosa per il nostro futuro, che è quella dell'accoglienza. Riconoscere il desiderio di questi nuovi italiani di diventare a pieno titolo cittadini italiani, così come oggi, a pieno titolo, fanno parte della classe che frequentano e della scuola del quartiere dove abitano, è investire sul futuro del nostro Paese, oggi interessato da un crescente invecchiamento e da una preoccupante diminuzione del numero di nascite. Dobbiamo poter contare sull'intelligenza, il talento, la passione civile di tutti e la via da seguire è quella dell'inclusione e non dell'esclusione, non solo nella scuola, ma nella comunità sociale. Questo lo hanno capito gli insegnanti, le parrocchie, le associazioni di volontariato, le società sportive e ricreative. È già tanto, ma non è sufficiente. Quello che nella scuola e nella società civile è realtà diffusa chiede oggi alla politica di superare pregiudizi ideologici e calcoli di corto respiro. La scuola è il più grande luogo di inclusione di cui disponiamo, dove gli studenti di ogni età e di ogni appartenenza sociale e culturale, imparano a diventare cittadini. Nel 2019 il Parlamento italiano, con voto unanime, ha approvato la legge n.92, che introduce l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Nel testo si afferma una idea di cittadinanza non semplicistica o puramente formale, ma attiva, partecipativa, pluridimensionale, inclusiva. Se è stato possibile per il Parlamento trovare un accordo solo qualche anno fa, in tema di cittadinanza, dovrebbe essere in grado di farlo anche oggi, in coerenza con la visione che allora è stata condivisa. (Italo Fiorin - Presidente Scuola di Alta Formazione Eis, Università Lumsa e membro dell'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e per l'intercultura del Ministero dell'Istruzione).
Si tratta di una lettera pubblicata oggi su Avvenire

Vangelo Migrante: XVI Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 10,38-42)

15 Luglio 2022 - La storia del Vangelo di questa domenica la conosciamo bene: è quella di Marta e Maria. Gesù e i suoi discepoli sono in viaggio e Marta lo ospitò. Marta ha una sorella di nome Maria ma lei è la primogenita, la generosa ma anche la pratica, l’operativa e, se vogliamo, la servizievole. Lei ospita Gesù, e sua sorella non si mette a collaborare con lei. Dal dialogo che segue con Gesù, comprendiamo che Marta ha un problema: è arrabbiata e, per questo, rimprovera il Signore perché nelle cose che sta dicendo non si interessa di quella ingiustizia domestica. E interviene sulla Sua predica borbottando: “dille che mi aiuti!” Ha ospitato il Signore ma resta nel suo mondo: il Signore deve fare (e dire) quello che dice lei. Gesù le dà una risposta pungente e profonda allo stesso tempo: ci sono altre cose che contano; quelle a cui lei dà importanza, sono ‘a termine’ e, per questo, secondarie. Prima o poi le saranno tolte. Come Marta, anche per noi un Signore che non risponde ai nostri schemi, compreso il nostro senso di giustizia, … sta sbagliando. In chi non vede altro, questo fa rabbia. Tanta. Ma questo non è lo schema del Vangelo. Non è l’assoluto per la vita eterna. Con Gesù i conti non tornano mai. Gesù non è venuto a portare giustizia (un tanto ciascuno) ma è venuto a portare la parte migliore di ogni cosa, a tutti. Le aspettative di Marta sono deluse. Ma ciò che è più grave è che con il suo gesto non accoglie il Signore. Lo alloggia. Accogliere è anche ascoltare; e lei, invece, continua a parlare … È un rischio: si può dare spazio al Signore, essere operativi per Lui ma non lasciarlo parlare. Quando il Signore arriva può chiedere anche qualcosa di diverso da quello che noi pensiamo; qualcosa che potremmo non ritenere importante. Il Signore può visitarci anche come accade con alcune ‘prove’: quante volte ci accorgiamo che potevano essere un’opportunità per cambiare il nostro cuore e, invece, essendoci concentrati sulle soluzioni, non abbiamo permesso che ci parlassero e ci cambiassero. È un Vangelo che mette in crisi uno stile efficentista ed efficace, anche nell’accoglienza. Un’ospitalità solo organizzativa che non prevede l’ascolto … oltre a non esser accogliente rischia anche di essere dannosa. Il problema quel giorno non era preparare il pranzo o fare bella figura ma era accogliere e ascoltare Gesù.  Forse Marta se n’è accorta solo dopo che Gesù se n’è andato! Ma per fortuna Gesù tornerà. Perché torna sempre. (p. Gaetano Saracino)