Primo Piano

Migrantes Padova, GMRR: insieme, solo così si può costruire il futuro

15 Settembre 2022 - Padova - Domenica 25 settembre è la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, giunta alla 108a edizione. Nel suo messaggio - che si intitola "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati" - papa Francesco vuole «evidenziare l' impegno che tutti siamo chiamati a mettere in atto per costruire un futuro che risponda al progetto di Dio senza escludere nessuno». "Costruire con" significa innanzitutto «riconoscere e promuovere il contributo dei migranti e dei rifugiati a tale opera di costruzione, perché solo così si potrà edificare un mondo che assicuri le condizioni per lo sviluppo umano integrale di tutti e tutte». «La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato è, per le nostre parrocchie, un' occasione da non perdere - sottolinea don Gianromano Gnesotto - direttore dell' ufficio per la Pastorale dei migranti (Migrantes) - Il messaggio di papa Francesco consegna molti spunti su cui riflettere, quindi l' invito è a celebrarla (messaggio e materiali di approfondimento si trovano nel sito migrants-refugees.va). Quest' anno, poi, non c' è la concomitanza con la Giornata del Seminario, che è stata spostata al 2 ottobre». A livello diocesano è in programma una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Claudio Cipolla - domenica 25 alle 16 in Cattedrale - a cui sono invitate le comunità etniche. «Sarà una messa "internazionale" in cui letture, canti, intenzioni... verranno pronunciate in più lingue. Un' attenzione particolare, anche nella preghiera, sarà per i fedeli ucraini e per il difficile momento che sta vivendo il loro Paese». Quel giorno, al mattino, le comunità etniche presenti in diocesi - che di solito, alla domenica, celebrano la messa in una parrocchia, ma separatamente - vivranno l' eucaristia insieme a tutti gli altri fedeli. «È così che si realizza la comunione - sottolinea don Gnesotto - partecipando tutti alla stessa eucaristia. È attorno a Cristo che si possono incontrare le diverse ricchezze. Occasioni come questa Giornata mondiale non vanno perse». Info: migrantes.diocesipadova.it.    

Altri naufragi nel Mediterraneo: tra le vittime anche due bebè

15 Settembre 2022 - Roma - Due naufragi in poco più di 24 ore. È quanto accaduto nel 'cimitero' Mediterraneo che si conferma ancora una volta tra le rotte più pericolose dei migranti. Una doppia tragedia nell’Egeo e in zona Sar Malta. Da giorni si sono persi i contatti di un barchino con 33 persone a bordo che potrebbe essere naufragato in zona Sar Maltese. A segnalare la presenza della carretta del mare in difficoltà era stato Alarm Phone. «Ci hanno detto di essere fuggiti dalla Libia 7 giorni fa. Sono alla deriva, il loro motore si è spento», aveva twittato l’8 settembre scorso la Ong, che ha perso poi i contatti con il gruppo di naufraghi mentre si trovavano a 37 miglia a est di Malta. «Dobbiamo presumere che questa barca sia naufragata», dice ora l’organizzazione umanitaria che non è riuscita ad avere alcuna conferma su un loro possibile arrivo in Italia, a Malta o su un eventuale respingimento in Libia. «Inviamo le nostre condoglianze alle famiglie e agli amici degli scomparsi», dice Alarm Phone, puntando il dito contro «la mancata assistenza di Malta e delle altre autorità europee». È di almeno sei persone morte - tra cui due bebè e tre bambini - il bilancio dell’affondamento di un’imbarcazione di migranti avvenuto nel mar Egeo. Ad annunciare la tragedia avvenuta martedì è stata la Turchia che ha così accusato la Guardia Costiera greca di aver espulso il barcone dalle proprie acque territoriali. Denuncia confermata anche dai superstiti. In tutto sono state tratte in salvo 66 persone davanti alla costa di Marmaris. Intanto non si fermano anche gli arrivi e i soccorsi: sono in tutto 151 le persone arrivate a Lampedusa nelle ultime ore. Per tutti è stato disposto il trasferimento nell’hotspot di contrada Imbriacola, dove, nonostante i trasferimenti disposti dalla Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, le presenze restano sopra quota mille a fronte di una capienza di 350 posti. La nave Ong Humanity 1 è riuscita a raggiungere un’imbarcazione segnalata da giorni nella Sar di Malta e ha soccorso e preso a bordo 207 persone, tra cui 36 donne e 88 minori tra cui diversi bambini. Prima dell’arrivo della nave, due mercantili si erano avvicinati all’area e recuperato quattro persone cadute in mare. A bordo della Humanity 1 vi sono, adesso, 415 migranti, 192 dei quali hanno meno di 18 anni. Alcune delle persone soccorse sono ferite. Sono finora 65.578 le persone sbarcate in Italia da inizio anno. Dei quasi 65.600 migranti sbarcati in Italia nel 2022, 13.980 sono di nazionalità tunisina (22%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (12.549, 19%), Bangladesh (9.581, 15%), Afghanistan (5.210, 8%) e Siria (4.122, 6%). (D. Fas. - Avvenire)

La pace si costruisce “in ginocchio”: Così la preghiera ha unito l’Europa

15 Settembre 2022 -

Milano - Un continente in ginocchio, ma questa volta la crisi non c’entra. Conta l’umiltà e la saggezza di riconoscersi bisognosi di aiuto e di sostegno per vincere una forza grande e terribile come l’odio che arma la guerra in Ucraina. Ieri l’Europa si è raccolta in preghiera per chiedere il dono della pace. E come forma ha scelto quella dell’adorazione eucaristica. In ginocchio dunque davanti al Santissimo Sacramento per invocare il Signore facendo proprio l’appello di papa Francesco che chiede «a ciascuno di essere costruttore di pace e di pregare perché nel mondo si diffondano pensieri e progetti di concordia e di riconciliazione ». L’iniziativa, promossa dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) ha trovato pieno sostegno dalla Cei. Dal Nord al Sud del nostro Paese i vescovi hanno sollecitato le comunità, da quelle piccolissime alle più grandi, a raccogliersi davanti a Gesù Eucaristia magari rinnovando le catene, i turni che in tante realtà, soprattutto durante la Settimana Santa, riempiono le chiese anche di notte. Ad accompagnare l’animazione di questi momenti, un apposito sussidio preparato dall’Ufficio liturgico nazionale. «In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce – si legge nel testo –, ci uniamo con tutte le Chiese d’Europa per implorare da Dio il dono di una pace duratura nel nostro continente. In modo particolare, vogliamo pregare per il popolo ucraino perché sia liberato dal flagello della guerra e dell’odio». Un richiamo che risuona nella preghiera del Papa (la pubblichiamo integralmente qui a fianco) al centro della liturgia: Signore, «tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace». Anche la scelta della data non è casuale. Il 14 settembre infatti si celebra l’Esaltazione della Santa Croce cui la Conferenza episcopale dell’Ucraina ha intitolato il 2022, anno pastorale conclusosi proprio ieri con una liturgia e una Via Crucis nel Santuario della Passione del Signore a Sharhorod. Il richiamo all’attualità è evidente. «In questo momento – scrivono i vescovi – sentiamo più forte che mai cosa sia la violenza contro gli innocenti e la loro crocifissione. Ora più che mai comprendiamo Gesù Cristo nella sua Via Crucis, comprendiamo la sua sofferenza e morte come Agnello innocente crocifisso da persone che si sono messe al servizio del male». Si tratta allora di invertire la rotta, di dare cuore alla speranza e aria nuova alle forze del bene. Ci si inginocchia davanti al Santissimo Sacramento come singoli e come popoli, proprio per questo. Per imparare a ragionare e a comportarsi secondo la logica di Dio. (Riccardo Maccioni)

Papa Francesco: oggi il suo ultimo giorno in Kazakistan

15 Settembre 2022 - Città del Vaticano - Intensa anche la terza e ultima giornata del viaggio apostolico di papa Francesco in Kazakistan. Dopo l’incontro privato con la comunità dei gesuiti il Papa vedrà in Cattedrale i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, i seminaristi e gli operatori pastorali presenti nel paese asiatico. Alle 15 (le 11 italiane) vi sarà la lettura della Dichiarazione finale del Congresso al Palazzo dell’Indipendenza, che concluderà il VII incontro mondiale dei leader religiosi. Alle 16.15 (corrispondenti alle 12.15 di Roma) presso l’aeroporto internazionale di Nur Sultan, capitale del Kazakistan, si svolgerà la cerimonia di congedo e circa mezz’ora dopo è previsto il decollo dell’aereo che riporterà il Papa a Roma, dove è previsto l’atterraggio alle 20.15 presso lo scalo di Fiumicino.

Acli: fermiamo la guerra silenziosa contro i migranti che si combatte nel Mediterraneo

14 Settembre 2022 -
Roma - “Se i conflitti non si combattono solo con le armi ma con scelte politiche sbagliate, nel Mediterraneo è in corso una guerra subdola, silenziosa e senza munizioni che non offre riparo o sponda nemmeno ai bambini. Non meno deplorevole di tutte le altre guerre, questa si consuma, da decenni, ai confini dell’Europa nell’indifferenza senza scrupoli di governi che si rimbalzano persino la responsabilità di un salvataggio in mare”. Così Antonio Russo, Vice Presidente nazionale delle Acli. “Ancora dei rifugiati, questa volta sei siriani, fra cui due bambini di uno e due anni, un adolescente e tre adulti, morti presumibilmente di fame e di sete su un barcone alla deriva per quasi una settimana”. Le Acli continuano a chiedere, anche dopo questa ennesima tragedia, una ripresa del pattugliamento delle rotte marittime e del rafforzamento della ricerca e dei soccorsi in mare, capaci di aiutare chiunque sia in difficoltà, secondo il diritto internazionale. “Nessuna vita, ancor più quella dei bambini e dei neonati, può essere interrotta per semplice indifferenza – continua Russo. –  Secondo le Nazioni Unite, quest’anno più di 1.200 migranti sono morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Persone che si aggiungono alle altre migliaia annegate nei precedenti anni”. “Anche in questa circostanza ci chiediamo cosa è rimasto di una civiltà, che accetta la morte per sete e fame di bambini e neonati per paura di aprire i propri confini? Come per il teologo Bonhoeffer, siamo convinti che la cifra della civiltà e il senso morale di un popolo come di una comunità nazionale e internazionale, si misuri anche dalla sua capacità di accogliere i bambini”, conclude Russo.
In occasione delle elezioni politiche che, nelle prossime due settimane chiameranno donne, uomini e schieramenti a proporre scenari programmatici e di sviluppo, le Acli chiedono che non si perda, sul tema dell’accoglienza e del rispetto dei diritti umani, l’opportunità di chiarire le posizioni in una fase storica in cui è in gioco il ruolo determinante dell’Italia nella costruzione della pace tra i popoli.

Papa Francesco: ogni essere umano è sacro, riscoprire arte dell’accoglienza

14 Settembre 2022 - Città del Vaticano -Papa Francesco questa mattina - durante il suo viaggio in Kazakistan -  ha parlato della sfida "dell'accoglienza fraterna" osservando che "oggi è grande la fatica di accettare l'essere umano". L'occasione il settimo Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali. "Ogni giorno nascituri e bambini, migranti e anziani vengono scartati - ha ricordato -. Tanti fratelli e sorelle muoiono sacrificati sull'altare del profitto, avvolti dall'incenso sacrilego dell'indifferenza. Eppure ogni essere umano è sacro". Ed "è compito anzitutto nostro, delle religioni, ricordarlo al mondo!". "Mai come ora assistiamo a grandi spostamenti di popolazioni, causati da guerre, povertà, cambiamenti climatici, dalla ricerca di un benessere che il mondo globalizzato permette di conoscere, ma a cui è spesso difficile accedere - ha affermato il Pontefice -. Un grande esodo è in corso: dalle aree più disagiate si cerca di raggiungere quelle più benestanti. Lo vediamo tutti i giorni nelle grandi migrazioni. Non è un dato di cronaca, è un fatto storico che richiede soluzioni condivise e lungimiranti". "Certo, viene istintivo difendere le proprie sicurezze acquisite e chiudere le porte per paura - ha riconosciuto -; è più facile sospettare dello straniero, accusarlo e condannarlo piuttosto che conoscerlo e capirlo. Ma è nostro dovere ricordare che il Creatore, il quale veglia sui passi di ogni creatura, ci esorta ad avere uno sguardo simile al suo, uno sguardo che riconosca il volto del fratello". "Riscopriamo l'arte dell'ospitalità, dell'accoglienza, della compassione - ha esortato Francesco -. E impariamo pure a vergognarci: sì, a provare quella sana vergogna che nasce dalla pietà per l'uomo che soffre, dalla commozione e dallo stupore per la sua condizione, per il suo destino di cui sentirsi partecipi". "È la via della compassione, che rende più umani e più credenti - ha aggiunto -. Sta a noi, oltre che affermare la dignità inviolabile di ogni uomo, insegnare a piangere per gli altri, perché solo se avvertiremo come nostre le fatiche dell'umanità saremo veramente umani".

Tv2000: stasera il rosario per la pace in Ucraina dalla cattedrale di Gaeta con l’arcivescovo Vari

14 Settembre 2022 -
rOMA - Tv2000 e InBlu2000, nella Giornata di preghiera per invocare la pace per l’Ucraina, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, stasera alle 21.10, per recitare insieme il Rosario trasmesso su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) e InBlu2000. La preghiera sarà trasmessa dalla cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta in Gaeta (Latina), con l’arcivescovo mons. Luigi Vari.

Immigrazione e intercultura: diocesi di Bergamo in campo

14 Settembre 2022 -

Bergamo - Il nome è evocativo, scava nell’etimologia greca e porta in sé l’essenza del progetto: Fileo. E cioè amore dell’amicizia e della fraternità, la passione per una missione strettamente cucita con le sfide del presente. Fileo, il centro di studi e formazione sull’intercultura promosso da diocesi di Bergamo, Ufficio per la Pastorale dei migranti (Migrantes,ndr), Caritas Bergamasca, Centro missionario diocesano e Fondazione Adriano Bernareggi, spalanca ulteriormente le porte ai cittadini con un fine settimana di incontri all’Abbazia di San Paolo d’Argon – la sua sede, un incantevole complesso edificato a partire dal 1079 – e con l’inaugurazione della «Biblioteca dell’intercultura». Venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 settembre le proposte di «InAbbazia» offriranno un importante ventaglio di iniziative dedicate alla formazione, alla creatività e alla socialità. Appuntamento centrale, sabato alle 10, l’inaugurazione di una biblioteca – intitolata a Fulvio Manara, pedagogista dell’Università di Bergamo scomparso nel 2016 – con oltre seimila volumi sui temi delle migrazioni, e la presentazione del progetto Fileo con il vescovo di Bergamo Francesco Beschi: un’importante occasione per condividere una riflessione sul tema del rapporto tra la Chiesa di Bergamo, le migrazioni e la mobilità umana.

Ieri la conferenza di presentazione del progetto e delle iniziative. «La Chiesa di Bergamo – ha sottolineato in apertura monsignor Giulio Dellavite, segretario generale della Curia diocesana – ha scelto di essere protagonista all’interno di questo movimento sociale ed ecclesiale». Fileo diventa così un luogo di formazione e di azione, di edificazione di competenze e di incontro tra realtà per la costruzione di progetti concreti attorno ai temi della mobilità umana e dell’integrazione interculturale, in raccordo tra enti pubblici e privati, associazioni e cittadini. «Bergamo è un territorio ricco di competenze, qui è possibile dar vita a ponti e connessioni – riflette don Sergio Gamberoni, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei migranti –. Dobbiamo cogliere le sfide e le opportunità di un mondo che cambia. Questo è un luogo in cui si offre formazione e si creano competenze per operare, in un contesto plurale. Ma non è solo teoria: Fileo è anche un luogo in cui vogliamo dare concretezza con incontri, laboratori, momenti di condivisione. Vorremmo che le comunità straniere si sentano a casa».

Per don Roberto Trussardi, direttore della Caritas Bergamasca, «qui la Chiesa di Bergamo ha fatto un investimento importante pensando al tema dell’intercultura e delle migrazioni. Vogliamo mettere a disposizione un ambiente così straordinario, con potenzialità altissime, per un tema bellissimo e delicato». «La nostra missione è fuori dai nostri confini, e per questo abbiamo a cuore il tema della cooperazione – ricorda don Massimo Rizzi, direttore del Centro missionario diocesano –. E proprio per questo vogliamo stare dentro anche a questo progetto, perché c’è un filo comune».

Alle spalle c’è un lavoro lungo e solido. Le proposte di questo fine settimana, spiega Francesco Bezzi, coordinatore della struttura, sono «un momento in cui raccontare Fileo e l’Abbazia, uno scrigno da scoprire passo dopo passo. Al centro c’è la riflessione del vescovo, sabato mattina, e l’inaugurazione della biblioteca, e nei tre giorni proponiamo molte attività, dai laboratori per bambini alle riflessioni su pedagogia e insegnamento, dalle visite guidate a momenti dedicati a musica e teatro». Il programma completo di «InAbbazia» è disponibile su www.abbaziasanpaolodargon. org. Altre settimane tematiche sono in programma già sino all’estate 2023: l’Abbazia benedettina, con i suoi meravigliosi chiostri e le sale affrescate, diventerà un luogo d’incontro per confrontarsi su inclusione e politiche d’integrazione, religione al servizio della fraternità, pregiudizi e discriminazione, i viaggi come via all’interculturalità, e ospiterà anche attività legate ai centri ricreativi estivi e agli oratori. (Luca Bonzanni)

I talenti che l’Italia ancora non vuole

14 Settembre 2022 -

Milano - Nella piazza di Chiari, intitolata a Giuseppe Zanardelli, la diciassettenne Great Nnachi si è inerpicata con l’asta fino a quota 4.25, eguagliando il suo primato. Con questa misura sarebbe arrivata quarta al recente Mondiale Juniores di Cali, ma la saltatrice in Colombia non è andata, nonostante fosse campionessa tricolore Under 20. Great è nata a Torino il 15 settembre 2004, ha vinto titoli nazionali da cadetta, allieva e Junior, ma ancora non può vestire la maglia azzurra perché non ha la cittadinanza, in quanto figlia di nigeriani. Suo papà, ex dipendente della Fiat, è mancato quando aveva cinque anni, suo fratello minore gioca nelle giovanili della Juventus e lei è stata nominata Alfiere della Repubblica dal Presidente Mattarella «per le qualità di atleta, affinate pur tra difficoltà, e per la disponibilità che mostra nell’aiutare i compagni e nel collaborare alla formazione e all’allenamento dei più piccoli».

La storia di Great è la più emblematica, ma non è l’unica. Si contano almeno una dozzina di atleti, tra i 16 e i 22 anni, che non possono essere convocati in Nazionale perché privi della cittadinanza italiana. Partecipano, e magari vincono anche, ai campionati tricolori, fanno gli stage e i raduni con i colleghi azzurri, ma sul più bello vedono sfumare il proprio sogno. Colpa dell’attuale sistema normativo che si ritorce contro chi è nato in Italia da genitori stranieri, oppure è arrivato da piccolo nel nostro Paese. Una situazione complessa che impedisce di fatto a talenti della nostra atletica di poter disputare le competizioni internazionali. «Chi nasce in Italia da stranieri può chiedere la cittadinanza dopo il compimento della maggiore età. La procedura si può velocizzare solo se i genitori fanno richiesta e ottengono la cittadinanza, che in questo caso si trasmette anche al minore. Chi invece arriva in Italia da bambino deve avere almeno 10 anni consecutivi di residenza con regolare permesso di soggiorno, prima di poter fare la domanda», racconta Antonio Andreozzi, vicedirettore tecnico della Fidal e responsabile delle Nazionali giovanili. Great Nnachi diventerà quindi italiana domani, al compimento della maggiore età. Le basterà giurare davanti al suo Sindaco, per poter poi finalmente rappresentare l’Italia anche all’estero. Tra gli altri atleti che hanno vinto un titolo nazionale, pur non potendo rivestirsi d’azzurro, i casi più eclatanti sono tre. La triplista pordenonese Baofa Mifri Veso ha conquistato il tricolore Under 18, ma non è potuta andare agli Europei Allievi di Gerusalemmme, dove avrebbe ambito al podio. Ha sempre vissuto da noi, ma avendo genitori congolesi dovrà aspettare di compiere i 18 anni a dicembre dell’anno prossimo. La marciatrice veronese Alexandrina Mihai, classe 2003, è nata in Moldavia, ma è giunta in Italia quando aveva cinque anni. È la migliore interprete italiana del tacco e punta a livello giovanile, ma siccome i genitori quando era minorenne non hanno ottenuto la cittadinanza, ha dovuto aspettare l’anno scorso per fare la domanda. Sono passati dieci mesi dalla richiesta, ma ad oggi, oltre alla conferma della ricezione, non ha avuto ancora risposta. Il toscano Abderrazzak Gasmi, campione italiano Under 23 delle siepi, di anni ne ha 21, ma siccome i genitori non erano in regola, ha dovuto aspettare la maggiore età per chiedere il permesso di soggiorno: dovrà attendere altri sette anni per indossare la casacca azzurra.

Senza cittadinanza questi atleti non possono entrare nei gruppi militari, pertanto un plauso va alle società civili che li sostengono: «I club sono la colonna portante del nostro sistema, senza di loro questi ragazzi avrebbero smesso». A differenza di altri sport, l’atletica è più propensa ad accogliere i nuovi italiani: «Il nostro è uno sport universale, quindi non di nicchia, e allo stesso tempo non costoso, perciò alla portata di tutti. In più molti ragazzi di origini straniere hanno caratteristiche e qualità che si addicono con le specialità della corsa, dei salti o dei lanci». Ragazzi e ragazze che vincono lungo lo Stivale, ma non possono esprimersi oltreconfine: «L’auspicio è che diventi legge lo Ius Scholae, che riconoscerebbe la cittadinanza a chi è nato in Italia, o è arrivato prima dei 12 anni, e ha frequentato regolarmente almeno 5 anni di studio. Solo così potremmo metterci al passo con gli altri Paesi ». Già, perché allargando lo sguardo, chi nasce in Germania ha subito la cittadinanza tedesca e a 18 anni può scegliere se mantenerla o meno, così come anche in Francia si può avere la doppia cittadinanza e poi decidere da maggiorenni. «Rispetto ad altre nazioni siamo penalizzati, non potendo schierare dei talenti che si sentono italiani a tutti gli effetti e che avrebbero potuto conquistare anche medaglie a Mondiali o Europei di categoria», conclude Andreozzi. Per Great Nnachi il conto alla rovescia è agli sgoccioli, per altri la burocrazia è ancora lunga, in un Paese che fatica a decidere su un tema finito pure nel tritacarne della campagna elettorale. (Mario Nicoliello - Avvenire)

Europa in preghiera per la pace

14 Settembre 2022 -

Roma - «Voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne». Queste parole che san Paolo scrisse poco meno di duemila anni fa all’amatissima comunità cristiana di Efeso, grande città ionica oggi un sito archeologico in territorio turco, risuoneranno anche stasera in numerosissime chiese italiane, alla presenza di Gesù eucaristia. Il passo paolino sarà letto, per chi seguirà la traccia suggerita dalla Cei, durante l’adorazione eucaristica per la pace in Ucraina che la Conferenza episcopale italiana ha promosso aderendo all’iniziativa lanciata dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). «In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della santa Croce, ci uniamo con tutte le Chiese d’Europa per implorare da Dio il dono di una pace duratura nel nostro continente – recita la preghiera contenuta nel sussidio preparato dall’Ufficio Liturgico Nazionale – in modo particolare, vogliamo pregare per il popolo ucraino perché sia liberato dal flagello della guerra e dell’odio». I vescovi europei in questi mesi hanno più volte unito la loro voce a quella del Papa perché tacciano le armi e si ponga fine alla guerra in Ucraina. Anche l’iniziativa quaresimale denominata “catena eucaristica”, pensata come segno della vicinanza della Chiesa alle vittime del Covid e alle loro famiglie, quest’anno è diventata l’occasione per pregare per le vittime della guerra e invocare la pace. La Conferenza episcopale romano-cattolica dell’Ucraina ha dichiarato il 2022 Anno della Santa Croce. «Ora più che mai comprendiamo Gesù Cristo nella sua Via Crucis – hanno scritto i presuli del Paese in una lettera pubblica – comprendiamo la sua sofferenza e morte come agnello innocente che è stato crocifisso da persone che si sono messe al servizio del male». Anno della Santa Croce che si concluderà oggi con una solenne liturgia e la Via Crucis nel Santuario della Passione del Signore a Sharhorod, paese di settemila anime nell’oblast Vinnycja, al centro dell’Ucraina.È certamente suggestivo il fatto che nel giorno in cui il mondo cattolico europeo si raccoglie in preghiera, in ginocchio, per chiedere il dono della pace, il Pontefice si trovi al “Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali”, un’iniziativa di dialogo che ha al centro il tema della concordia fra i popoli. E doppiamente suggestivo è il fatto che tutto si svolga in Kazakistan, Paese nel cuore del continente che segnerà il XXI secolo, l’Asia, all’incrocio tra grandi civiltà, russa, cinese, turca. E soprattutto Paese che è stato parte dell’Unione Sovietica, nato dalla sua disintegrazione, con tutte le problematiche che questo ha comportato, e con ancora all’interno una forte minoranza russa.Il sussidio di preghiera della Cei si apre con due immagini tratte dai Lezionari in vigore nella Chiesa italiana e che da sole invitano a meditare su ciò che sta accadendo a solo poche ore di aereo da qui: una composizione di Mimmo Paladino, Gesù muore in croce, una foglia d’oro a forma di croce che ricorda l’oro delle croci e dei campanili ortodossi e greco-cattolici; e un’altra di Filippo Rossi, Verbum Panis, dove un crocifisso stilizzato si trova tra macchie di colore che ricordano sia la terra e il vino, come suo frutto, che la terra irrorata dal sangue. (Andrea Galli - Avvenire)

Papa Francesco: la seconda giornata in Kazakistan

14 Settembre 2022 -

Roma - Sono tre gli appuntamenti che caratterizzano la seconda giornata del viaggio apostolico di papa Francesco in Kazakistan. Alle 10 locali (le nostre 6), il Papa partecipa alla preghiera silenziosa dei leader religiosi che sono presenti al VII Congresso dei vertici delle religioni mondiali e tradizionali. L’apertura e la sessione plenaria si svolgerà proprio a partire dalle 10 nel Palazzo dell’Indipendenza. Alle 12 locali (le 8 italiane) il Pontefice avrà incontri privati con alcuni dei leader religiosi presenti, sempre nello stesso palazzo. Ultimo appuntamento della seconda giornata del viaggio in Kazakistan è la celebrazione della Messa nel piazzale dell’Expo alle 16.45 (le 12.45 di Roma). Sarà l’incontro con la comunità cattolica che nel Paese è una piccolissima minoranza della popolazione, all’80% musulmana.

Sant’Egidio: “l’Europa non può voltare le spalle a chi muore di fame e di sete”

13 Settembre 2022 -
Roma - “L’Europa non può voltare le spalle di fronte a migranti che muoiono di fame e di sete, far finta di niente, accettare questi eventi come ‘normali’, quasi un prezzo da pagare per continuare a illudersi che il problema non riguardi anche noi”. Lo afferma oggi la Comunità di Sant’Egidio, dopo la morte in mare di sei siriani, tra cui due bambini piccoli e un dodicenne: “Occorre invece agire con urgenza: salvare, prima di tutto, in mare, senza rimpallarsi accuse tra Stati sul controllo delle acque territoriali. Ma anche trovare soluzioni, che riguardano il modello dei corridoi umanitari (che mette insieme l’accoglienza con l’integrazione), quote di reinsediamento per i profughi richiedenti asilo e ingressi regolari per motivi di lavoro (di cui l’economia italiana ha estremante bisogno). Stare a guardare non solo è colpevole ma nuoce a tutti perché divora il futuro del nostro continente, che crediamo possa e debba trovare le energie per reagire a tanta disumanità”. “Le tragedie del mare sono tutte terribili, ma non sono tutte uguali – precisano –. Quelle di questi giorni, con la morte di alcuni bambini e dei loro genitori per fame e sete, raccontano di una vera e propria tortura subita da vittime innocenti di situazioni insostenibili che costringono alla fuga dal proprio Paese: le guerre, i disastri ambientali, il terrorismo, la negazione di un futuro vivibile. Sempre peggio perché i viaggi sono sempre più difficili e rischiosi, le rotte più lunghe e complicate per sperare di sopravvivere. Quella che impone ai migranti che partono dal Libano di puntare verso la lontanissima Italia, perché i confini europei più vicini a loro sono off limits, è inaccettabile”.

Viminali: da inizio anno sbarcate 64.939 persone migranti sulle nostre coste

13 Settembre 2022 -
Roma - Sono 64.939 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi quasi 65mila migranti sbarcati in Italia nel 2022, 13.636 sono di nazionalità tunisina (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (12.489, 19%), Bangladesh (9.506, 15%), Afghanistan (5.077, 8%), Siria (4.057, 6%), Costa d’Avorio (2.033, 3%), Eritrea (1.618, 3%), Iran (1.506, 2%), Pakistan (1.462, 2%), Guinea (1.441, 2%) a cui si aggiungono 12.114 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 7.266 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 5 settembre.

Centro Astalli: “dolore per i sei siriani morti in mare

13 Settembre 2022 -
Roma - “Siamo sgomenti e addolorati per questa tragica notizia. Inaccettabile e profondamente sbagliato che l’Europa si ostini a lasciar morire nell’indifferenza sempre più colpevole degli innocenti”. Lo afferma padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, dopo aver appreso la notizia dei sei migranti siriani trovati senza vita su una barca giunta ieri a Pozzallo. Secondo Unhcr le vittime sono due bambini di uno e due anni, un adolescente e tre adulti, tutti morti per la fame e la sete. Tra i 26 sopravvissuti, molti sono in gravi condizioni, alcuni con profonde ustioni sul corpo. Si tratta di disperati in fuga da guerre, persecuzioni e miseria che cercano salvezza affidandosi ai trafficanti, in mancanza di alternative legali. Il Centro Astalli, Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, chiede con forza a chi si candida a governare il Paese e alle istituzioni nazionali e sovranazionali: “la tempestiva attivazione di un’operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale che salvi i migranti in difficoltà e li conduca in un porto sicuro che non può essere la Libia; l’apertura immediata di canali umanitari dalle zone di guerra o di crisi umanitarie e quote d’ingresso per la gestione di una migrazione legale, ordinata e sicura”. “Continuare a restare fermi in posizioni di chiusura, voler bloccare gli arrivi è irrealistico – conclude padre Ripamonti -. Governare le migrazioni per trasformarle in una risorsa per le nostre società è un banco di prova in cui si misurano capacità di costruire il bene comune e visione del futuro”.

Migrantes: il Mediterraneo torna ad essere una tomba

13 Settembre 2022 - Roma - Il Mediterraneo torna ad essere una tomba, un cimitero, questa volta di due bambini in fuga annegati, insieme a un giovane e a due adulti. Erano siriani e nessuno può negare che avevano diritto alla protezione internazionale. Non sappiamo ancora se esiste un legame familiare tra queste persone. Immagini drammatiche che chiedono un rinnovato impegno e non un blocco delle azioni di salvataggio in mare; chiedono un’azione congiunta tra le navi di soccorso delle ONG e le navi e gli aerei militari dei Paesi europei; chiedono un’azione europea in Libia per prevedere canali umanitari e legali per chi abbia diritto a una forma di protezione internazionale. Troppe parole si spendono mentre troppi morti si accumulano in fondo al mare. La Fondazione Migrantes auspica da subito un permesso di protezione internazionale per i 26 sopravvissuti; un rinnovato impegno politico e civile a favore di chi chiede e ha diritto a una protezione internazionale, perché questo diritto non finisca in fondo al mare, negato, con nuove vittime innocenti. Una democrazia non può accettare che diritti fondamentali, come il diritto d’asilo, siano calpestati e ignorati. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)

Papa Francesco in viaggio per il Kazakhstan

13 Settembre 2022 - Città del Vaticano - Papa Francesco è partito questa mattina per il Kazakhstan, 38mo viaggio del suo pontificato che porterà a 57 i Paesi da lui visitati. Ed è un "pellegrinaggio di dialogo e di pace" quello che il Pontefice compie nell'immensa ex Repubblica sovietica dell'Asia centrale, dove domani e giovedì parteciperà al  VII Congresso dei Leader delle Religioni mondiali e tradizionali, su invito del presidente della Repubblica Kassym-Jomart Tokayev. Ieri pomeriggio papa Francesco si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore per affidare, come di consueto, il viaggio alla Vergine Salus Populi Romani, di cui la Basilica custodisce l’icona. Il Pontefice questa mattina  alle 7.15 dall’aeroporto di Fiumicino per Nur-Sultan, capitale del Kazakistan, dove arriverà alle 17.45 ore locali (le 13.45 in Italia). Dopo l’accoglienza ufficiale in aeroporto, alle 18:30 (14.30 in Italia) la cerimonia di benvenuto presso il Palazzo Presidenziale con la visita di cortesia al presidente della Repubblica. Alle 19:30 (15.30 in Italia) l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico presso la Qazaq Concert Hall. Qui pronuncerà il primo dei cinque discorsi previsti nei suoi tre giorni in terra kazaka, già visitata da Giovanni Paolo II nel 2001 proprio all'indomani dell'11 settembre. (R.I.)    

 Ecco il mondo degli schiavi moderni

13 Settembre 2022 -

Roma - Crescono gli schiavi moderni. Un nuovo rapporto dovuto alla collaborazione tra l’Organizzazione internazionale del Lavoro (Oil), quella per le Migrazioni (Oim) e Walk Free, organizzazione australiana impegnata nel contrasto all’asservimento di esseri umani, traccia in modo aggiornato le coordinate della serie di fenomeni di abuso e sfruttamento che definiscono il fenomeno. Il contenuto del Global estimates of modern slavery report, presentato ieri a Ginevra, è allarmante: dal 2016, ci sono dieci milioni di “nuovi schiavi” in più, per un totale di 49,6 milioni di «nuovi schiavi», il 54 per cento sono donne. Una umanità disperata che si suddivide in due grandi gruppi: quello costretto ai lavori forzati in un gran numero di attività disagiate, pericolose, degradanti, inclusa la prostituzione – 27,6 milioni –; e quello dei 22 milioni di donne costrette a matrimoni forzati.

Una moltitudine che non ha un orizzonte sicuro a cui guardare, perché la nuova schiavitù è diffusa in quasi ogni Paese e colpisce e assoggetta soprattutto i soggetti più deboli e indifesi: gruppi minoritari o emarginati, donne, bambini. I minori sono almeno il 3,3 per cento dei lavoratori forzati, costretti per oltre la metà a sottostare allo sfruttamento sessuale. In un mondo in cui le diseguaglianze si acuiscono, a farne le spese sono spesso ancora oggi gli “ultimi” di ogni realtà. Il paradigma, però, va cambiando. Il rapporto evidenzia come il 52 per cento del lavoro forzato e un quarto di tutti i matrimoni forzati si ritrovino oggi in Paesi a reddito - medio alto e non a caso – precisa il documento –, i lavoratori migranti hanno una probabilità più che tripla di essere schiavizzati rispetto ai colleghi di cittadinanza locale. La ragione è evidente: privi di documenti, sono facilmente ricattabili, data la condizione di estrema necessità. Gli “schiavi moderni” sono, dunque, invisibili. E il fenomeno si fa sempre più trasnazionale. Anche per questo il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder, nel presentare il rapporto ha parlato della schiavitù moderna come di «una realtà sconvolgente» la cui persistenza non si può giustificare. Il suo omologo dell’Iom, António Vitorino ha confermato che «sappiamo cosa bisogna fare e sappiamo che si può fare. Politiche e normative nazionali efficaci sono fondamentali, ma i governi non possono farlo da soli. Le norme internazionali forniscono una base solida ed è necessario un approccio che coinvolga tutti». Una realtà globale va affrontata con strumenti globali e senza indugio perché «l’urgenza è di garantire che tutte le migrazioni siano sicure, ordinate e regolari». Per Grace Forrest, fondatrice e direttrice di Walk Free, occorre che i governi si impegnino però maggiormente e in modo coerente perché «in un periodo di crisi interconnesse, una vera volontà politica è la chiave per porre fine a queste violazioni dei diritti umani». Nelle raccomandazioni finali il rapporto insiste sull’applicazione delle norme per la sicurezza e la garanzia del lavoro e sull’impegno a mettere fine al lavoro forzato promosso dallo Stato dove questo persiste. Il documento, infine, chiede di estendere la protezione sociale e rafforzare le tutele legali, in particolare delle donne, per cui è labile il confine tra lavoro forzato e matrimonio forzato. In questo senso, l’innalzamento universale dell’età legale per il matrimonio a 18 anni resta un impegno da perseguire con ferma determinazione. (Stefano Vecchia - Avvenire)

Salesiane: incontri sulla Gmmr

12 Settembre 2022 - Roma - Hanno scelto di parlare di Migrazioni, in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) nell’Ambito Generale delle Missioni. Si tratta di incontri online diversificati per continente. Sr Ruth del Mora Pilar, Consigliera Generale delle Missioni, con le sue collaboratrici hanno optato di interagire, in modo sinodale, con il coinvolgimento di sorelle e giovani laici impegnati nell’animazione missionaria delle diverse ispettorie ed essere il più verosimile alle realtà concrete delle diverse parti del mondo. Si è costituito quindi il “Global Missio Time”. Primo incontro sulla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il prossimo 25 settembre, occasione – spiegano - per “dimostrare la preoccupazione per le diverse persone vulnerabili in movimento, per pregare per loro, mentre affrontano molte sfide e per aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione”. In Italia la Giornata è affidata alla Fondazione Migrantes, l’Organismo Pastorale della CEI che si occupa della mobilità umana. Agli incontri dei giorni scorsi sono intervenuti il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, Delfina Licata e Cristina Molfetta dello stesso Organismo pastorale  ed hanno focalizzato l’attenzione proprio sulla problematica migratoria. Don De Robertis ha evidenziato che la realtà delle migrazioni è sempre più globale (che come poche altre realtà sta trasformando profondamente le nostre società), e che gli ultimi papi hanno indicato ripetutamente come un segno dei tempi, cioè come una realtà non solo sociale, economica, politica, ma teologica, in cui Dio è all’opera e ci interpella, che chiede anzitutto di essere ascoltata e interpretata. Il Direttore Migrantes ha aiutato le partecipanti a riflettere sul Messaggio di Papa Francesco per la suddetta Giornata, in modo particolare ha ribadito come più volte Papa Francesco, ripete la necessità di accogliere, proteggere, promuovere e integrare. I migranti e i rifugiati non sono i destinatari della nostra carità – ha sottolineato -  ma hanno anch’essi un contributo importante da dare alla nostra società e alla Chiesa. Delfina Licata, ha ribadito l’importanza del lavoro silenzioso, della dedizione instancabile, il sacrificio espletato fino a raggiungere grandi ostacoli che tutti i missionari e le missionarie ogni giorno offrono al mondo.  Cristina Molfetta si è soffermata sulle guerre e sulle crisi dimenticate che ci sono nel mondo. In conclusione sr. Nella Cutrali – Referente Ispettoriale Missioni Ad Gentes dell’Ispettoria Sicula ha condiviso l’esperienza molto significativa che lei sta vivendo con la comunità educante di Cammarata nella provincia di Agrigento (Italia) dal 2013 in cui è stata coinvolta in un mondo giovanile africano.

Papa Francesco: integrare i migranti con il lavoro

12 Settembre 2022 - Città del vaticano - "Va sottolineato il ruolo positivo che giocano le aziende sulla realtà dell'immigrazione, favorendo l'integrazione costruttiva e valorizzando capacità indispensabili per la sopravvivenza dell'impresa nell'attuale contesto". Lo ha detto questa mattina papa Francesco ricevendo, nell'Aula Nervi, l'Assemblea di Confindustria. Per il papa occorre ribadire con forza il "'no' ad ogni forma di sfruttamento delle persone e di negligenza nella loro sicurezza". Il problema dei migranti,  ha aggiunto  a braccio,  il migrante "va accolto, accompagnato, sostenuto e integrato. E un modo di integrarlo è il lavoro. Ma se il migrante è respinto o semplicemente usato come un bracciante senza diritti questa è un'ingiustizia grande, anche fa male al proprio Paese". (Raffaele Iaria)

Onu: 50 milioni nel mondo sono vittime di schiavitù “moderna”

12 Settembre 2022 - Ginevra - Nel mondo sono  28 milioni le persone sottoposte a lavori forzati e 22 milioni costrette in matrimoni forzati, per un totale di 50 milioni di vittime di forme di schiavitù moderna, pari a 10 milioni in più rispetto alle stime globali del 2016. Lo riferisce un rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), di Walk Free e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, (Oim) reso noto oggi a Ginevra.  La schiavitù moderna è presente in quasi tutti i paesi del mondo, ma donne e bambini rimangono sproporzionatamente vulnerabili, sottolinea il rapporto. Più della metà (52%) del lavoro forzato e un quarto di tutti i matrimoni forzati si concentrano nei paesi a reddito medio-alto o alto, inoltre la maggior parte dei casi di lavoro forzato (86 %) si registra nel settore privato. Quasi uno su otto di tutti i lavoratori forzati sono bambini (3,3 milioni) e più della metà sono vittime di sfruttamento sessuale a fini commerciali. Inoltre, osserva il rapporto, i lavoratori migranti hanno una probabilità più che tripla di essere sottoposti a lavoro forzato rispetto ai lavoratori adulti non migranti.