Primo Piano

Luce, segno di speranza

7 Ottobre 2022 - Roma - Le celebrazioni per la festa di san Francesco, culminate con l’accensione della lampada votiva dei Comuni d’Italia, consegnano nel buio delle terribili notizie quotidiane la potenza di una fiammella che arde ininterrottamente. Ed è proprio questa immagine che aiuta a cogliere il significato di alcuni avvenimenti che non sono semplici coincidenze. La luce squarcia le tenebre dei conflitti e alimenta la speranza: un mondo migliore è possibile. Non è mai troppo tardi per la pace. La luce è anche orientamento per non inciampare lungo il percorso. Una metafora, questa, che diventa impegno per quanti si occupano di comunicazione a tenere sempre a mente l’importanza del proprio servizio, che non è mai per se stessi ma sempre per la comunità. Infine, in questa settimana che separa dal 60° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, la luce ricorda quel prezioso riferimento con cui rileggere l’oggi, non solo ecclesiale, e comprenderne le sfide e le opportunità. (Vincenzo Corrado)

Comitato 3 ottobre: “non spostate da Lampedusa la Porta d’Europa”

7 Ottobre 2022 -
Roma - «Il 3 ottobre diventi “Giornata europea della memoria e dell’accoglienza” e la Porta d’Europa sia dichiarato patrimonio dell’Unesco, quale esempio eccezionale dello spirito di accoglienza dell’isola di Lampedusa». Lo ha dichiarato Tareke Brahne, presidente del comitato 3 ottobre, che è tornato a ribadire un secco «no» allo spostamento del monumento di Mimmo Paladino a Lampedusa.
«Pensare di spostare la Porta d’Europa è un oltraggio alla memoria delle oltre 24mila persone che solo negli ultimi nove anni hanno perso la vita nel Mediterraneo», ha concluso.

Vangelo Migrante: XXVIII Domenica del tempo Ordinario (Lc 17,11-19)

6 Ottobre 2022 -
Il brano del Vangelo di questa domenica, contiene in sé delle contraddizioni, una strategia dell’evangelista Luca per aiutarci a comprendere e focalizzare, alcuni significati che la vicenda reca in se stessa. Uno degli elementi che attira da subito la nostra attenzione, emerge dal percorso che Gesù compie nel dirigersi a Gerusalemme che è situata nel sud del Paese, Egli passa dalla Samaria e dalla Galilea, che si trovano nel nord, da tutt’altra parte: hai l’opportunità di incontrare Gesù nei luoghi dell’infedeltà (Samaria) e della vita quotidiana che nel suo profondo è pagana (Galilea). Un altro elemento di contraddizione riguarda il luogo in cui si trovano i lebbrosi, i quali dice il Vangelo, vanno incontro a Gesù uscendo dal loro villaggio. Siamo ben consapevoli che la lebbra è una malattia infettiva, proprio per questo motivo anche ai tempi di Gesù, i lebbrosi erano costretti a vivere fuori dalla città, espulsi dalla comunità, qui invece sono situati all’interno del villaggio. Sino a questa domenica abbiamo compiuto un cammino dove ci siamo riscoperti il Figlio maggiore della parabola del padre misericordioso, l’amministratore che sperpera i beni del suo padrone, il ricco immerso nelle sue ricchezze che ha tagliato fuori dalla sua vita il bisognoso… quei lebbrosi dunque, rappresentano noi stessi, la nostra umanità, le nostre comunità (in Israele, il numero dieci è il quoziente minimo per poter creare una comunità), infettate dall’aridità e dal consumismo, dalla nostra mancanza di fede. L’uomo peccatore come quei lebbrosi si sente lontano da Dio, si fermano infatti a distanza, ma Gesù annulla il tutto invitandoli ad andare presso i sacerdoti a Gerusalemme, a compiere cioè quel cammino di amore che anche Lui sta effettuando, lì dove troverà la morte. Durante il tragitto vengono guariti: la salvezza che Cristo ci ha garantito con il suo cammino verso la croce è per ciascuno, ma non tutti se ne accorgono. Mentre gli altri viaggiano secondo il protocollo di quello che gli è stato detto, solo uno ritorna all’origine dell’incontro per ringraziare (eucarestia) e dunque stringersi in relazione esclusiva con la fonte della sua salvezza. Tuttavia sarà impossibile fare eucarestia se gli altri fratelli non ci sono, per questo motivo fecondati dalla fede, diviene necessario incamminarsi nuovamente alla ricerca del fratello assente. (Luca De Santis)

Mons. Felicolo: accoglienza verso i migranti e impegno nella difesa della loro dignità

6 Ottobre 2022 - Roma - La canonizzazione di un vescovo è "sempre motivo di particolare gioia per la Chiesa. E la canonizzazione di Giovanni Battista Scalabrini lo è particolarmente per la Chiesa Italiana e per la Fondazione Migrantes che nella e per la Cei segue particolarmente il mondo della mobilità umana". Lo ha detto questa mattina mons. Pierpaolo Felicolo, direttore gfenerale della Fondazione Migrantes, intervenendo ad una conferenza stampa promossa dalla famiglia scalabriniana. Famiglia scalabriniana che collabora con la Migrantes nelle diocesi dove sono presenti e nelle Missioni Cattoliche Italiane soprattutto in Europa. "Un profeta, antisegnano e pioniere Scalabrini, nel considerare il fatto migratorio in tutti i suoi aspetti: non voleva - ha spiegato mons. Felicolo -  far mancare ai migranti che allora partivano soprattutto per le Americhe, quella vicinanza spirituale ma anche culturale importante per la tutela dei loro diritti e per la loro promozione sociale nei paesi di arrivo". "Abbandonare ieri come oggi i migranti – ne era convinto Scalabrini – vuol dire abbandonarli anche nella fede e nella pratica religiosa. Aveva intuito - ha aggiuto il direttore Migrantes - che chi partiva non poteva e non voleva dimenticare la terra d’origine: voleva mantenere un collegamento. E la fede è il mezzo vitale per questo, rafforzata con la celebrazione nella propria lingua. Aveva, infatti, pensato alla dimensione religiosa dei migranti". Da allora ad oggi è cambiato molto: ma quel "richiamo alla carità pastorale, sociale e politica è ancora vivo come dimostra l’accoglienza verso i migranti e l’impegno nella difesa della loro dignità . Un impegno che la Chiesa italiana porta avanti, attraverso la Migrantes, camminando insieme ai migranti e coniugando evangelizzazione e promozione umana", ha concluso. (Raffaele Iaria)

Centro Astalli: “urgente un piano europeo di accoglienza e integrazione”

6 Ottobre 2022 -
Roma - “Urgente un piano europeo di accoglienza e integrazione”. Lo dichiara il Centro Astalli, che “apprende con profondo dolore di due naufragi di migranti avvenuti in queste ore a largo della Grecia”. Quindici le vittime accertate, tutte donne, e decine i dispersi. “Il cordoglio per le vittime oggi deve essere soprattutto un appello a istituzioni nazionali e sovranazionali a porre fine all’ecatombe di esseri umani nel Mediterraneo”, ribadisce padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli. Ecco le richieste: “Si fermino le morti in mare investendo risorse per un’operazione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo; si strutturino in modo permanente e adeguato vie di ingresso sicure per i migranti in Europa, agevolando ricongiungimenti familiari, prevedendo permessi di soggiorno per lavoro e programmi di accoglienza e integrazione; si mettano in atto piani di evacuazione e corridoi umanitari per le vittime di guerra o di regimi illiberali e antidemocratici”. Il Centro Astalli, infine, ribadisce che “gestire un fenomeno complesso come la migrazione umana è responsabilità precisa dell’Ue, che richiede lungimiranza, visione e capacità di superare nazionalismi e chiusure”.

Scalabrini: oggi la presentazione delle iniziative

6 Ottobre 2022 - Roma - Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza stampa organizzata dalla Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane e l’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, in vista dell’imminente canonizzazione del Giovanni Battista Scalabrini, il 9 ottobre a piazza San Pietro. “La proclamazione a Santo di Scalabrini è un invito alla Chiesa, alla società e alla comunità internazionale a ricordare la corresponsabilità che abbiamo nell’accoglienza e nella protezione delle persone migranti e rifugiate, oltre all’impegno di promuovere il diritto allo sviluppo e alla pace per evitare le migrazioni forzate”, ha detto padre Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari di San Carlo Borromeo Scalabriniani. “Con questa canonizzazione, Papa Francesco ci invita a seguire l’esempio del Vescovo Scalabrini e delle istituzioni che lui ha fondato e ispirato. Noi missionari abbiamo questa visione olistica dell’immigrazione che contempla la dimensione economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Ha riconosciuto in questo fenomeno il modo in cui Dio si rivela nella storia umana e crea un’unica famiglia universale. Seguendo le sue orme, la Congregazione ha aperto parrocchie, ospedali, ambulatori, centri studi e di formazione, case e centri per migranti, centri Stella Maris per i lavoratori del mare e si è messa a servizio degli organismi della Chiesa locale che lavora con i migranti. Siamo presenti in 33 Paesi nel mondo. Con la canonizzazione di Scalabrini, voluta anche in assenza del secondo miracolo, Papa Francesco manda un messaggio chiaro e solenne alla Chiesa e all'intera umanità: i migranti, che l’avevano commosso e spinto all’azione, rimangono un tema centrale per la Chiesa e la società”. Per mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, è "un motivo di gioia per la Chiesa e lo è particolarmente anche per la Fondazione Migrantes che segue la mobilità umana. Scalabrini è stato un profeta antesignano: non voleva far mancare ai migranti la vicinanza spirituale e materiale e non voleva abbandonarli nella fede. Credeva che dove vi è il popolo, lì deve esserci anche la Chiesa. Questo impegno verso le persone in mobilità continua con le sue missionarie e missionari, con tutta la Chiesa Cattolica e con la Fondazione Migrantes che cammina insieme ai migranti”. Suor Neusa de Fatima Mariano, superiora delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, ha spiegato: “Le risposte che Scalabrini ha dato al fenomeno dell’immigrazione hanno anticipato i tempi moderni”. Scalabrini ha riconosciuto il grande valore che donne consacrate avrebbero portato al suo progetto missionario e ha fondato la Congregazione femminile nel 1895. “Oggi noi siamo l’espressione del volto femminile del carisma scalabriniano rivolto ai migranti”, ha continuato suor Neusa. “Abbiamo oltre 100 missioni animate dalla spiritualità di Scalabrini, che è vivere la comunione nella diversità. La nostra scelta è quella di rivolgerci in modo particolare alle donne e ai bambini rifugiati, essere migranti con i migranti, compagne nel loro cammino. In questi ultimi anni abbiamo creato un progetto specifico della Congregazione: il “Servizio Itinerante”, presente nei luoghi di frontiera, dove c’è più sofferenza. Con questa specifica azione, la Congregazione offre il suo contributo, affinché ai migranti e ai rifugiati in situazioni di emergenza e in condizioni di vulnerabilità, sia garantito il rispetto della loro dignità, l’attenzione ai loro bisogni primari e l’accesso alle opportunità di promozione umana”. A 56 anni dalla morte del beato Giovanni Battista Scalabrini, il 25 luglio 1961 è iniziato il cammino dell’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, terzo Istituto ispirato a Scalabrini. Senza segni esterni che le distinguano, le Missionarie Secolari lavorano e svolgono professioni nei più diversi ambienti e contesti della società per trasformare dal di dentro ogni realtà, in particolare quella migratoria, in un’esperienza d’accoglienza e di comunione tra le diversità.  “Lo spirito di Scalabrini non si è esaurito alla sua morte e ha segnato la vita di tante persone. Una di queste è stata Adelia Firetti, la nostra fondatrice”, ha detto Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana e direttore sanitario del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini di Roma. “Adelia era una giovane insegnante di Piacenza, arrivata in Svizzera negli anni ’60 su invito degli Scalabriniani per avviare una scuola per i figli degli emigrati italiani", ha continuato Civitelli. "Noi missionarie secolari scalabriniane cerchiamo di educare le persone al dialogo interculturale e all’incontro con i migranti. Viviamo in piccole comunità: le nostre case sono i Centri Internazionali Scalabriniani, dei veri e propri laboratori di relazione, dove i giovani scoprono la ricchezza dell’altro. Questo è il messaggio che vogliamo condividere con tutti: è possibile vivere la diversità nella comunione. Insieme possiamo scoprirci tutti appartenenti ad un’unica famiglia umana”. Nato a Fino Mornasco, in provincia di Como nel 1839, il Vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini è ancora oggi un dono per la Chiesa e l’umanità: un uomo innamorato di Dio, capace di vedere negli ultimi lo sguardo di Gesù. Profondamente commosso dal dramma di tanti italiani costretti ad emigrare negli Stati Uniti e nell’America del Sud alla fine dell’‘800, non resta indifferente. Si documenta, sensibilizza la società e manda i suoi missionari e le sue missionarie nel mondo per aiutare e sostenere gli emigranti nei porti, sulle navi e all’arrivo nei nuovi Paesi. È considerato per questo un padre per tutti i migranti e i rifugiati.

Mons. Scalabrini e il laico Zatti domenica Santi

6 Ottobre 2022 - Roma - Papa Francesco presiederò domenica domenica 9 ottobre la celebrazione eucaristica e il rito della canonizzazione del vescovo  Giovanni Battista Scalabrini e del laico salesiano Artemide Zatti. Mons. Scalabrini, nato del 1839 e vescovo di Piacenza dal 1876 alla morte nel 1905, colpito dal numero crescente di italiani che lasciavano il territorio per emigrare oltreoceano, fondò due congregazioni religiose, una maschile e una femminile, per l’assistenza spirituale agli emigrati italiani, aiutandoli ad integrarsi nelle società che venivano a crearsi anche con il loro contributo, soprattutto nelle Americhe. Egli stesso compì due visite pastorali tra gli italiani nel Nord America e in Brasile e propose alla Santa Sede la creazione di quello che diventerà il Dicastero che avrà una attenzione speciale alla pastorale dei migranti e degli itineranti. La storia di Artemide Zatti è quella di un giovane, costretto dalla necessità a lasciare a 17 anni il suo paese di Boretto (Re), sulle rive del Po, e a emigrare in Argentina. Frequentando gli ambienti salesiani di Bahìa Blanca, decise di seguire le orme di don Bosco, ma contrasse la Tbc prendendosi cura di un prete malato. Ottenuta la guarigione, decise di dedicare tutto se stesso alla cura degli infermi, giungendo ad amministrare da solo un intero ospedale, nel quale egli stesso operava come infermiere, prendendosi cura giorno e notte dei più bisognosi. Morì il 15 marzo 1951 a Viedma, in Argentina.

Migrantes Civitavecchia-Tarquinia e Porto Santa Rufina: celebrata domenica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

6 Ottobre 2022 - Roma - Si è svolto domenica 2 ottobre 2022 dalle ore 16,00 alle ore 22,00, nella Parrocchia di Sacro Cuore di Gesù a Ladispoli l’incontro della GMMR, degli oltre 250 Migranti Cattolici e Greco Cattolici delle due diocesi di Civitavecchia-Tarquinia e Porto Santa Rufina, alla presenza del Vescovo Gianrico Ruzza, che ha presieduto la Messa, del Vicario Generale, don Alberto Mazzola, di don Giovanni Righetti Parroco, che ha ospitato la festa, di don Federico Tartaglia, delegato episcopale di Porto-Santa Rufina per l’animazione missionaria, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, che ha animato la festa dei popoli, e dei due direttori Migrantes (suor Chiara Mihaiela Albu e chi scrive), dei Sacerdoti, che curano la Pastorale delle Comunità straniere cattoliche nelle nostre Diocesi. Le Comunità e i sacerdoti presenti sono state quella: Italiana, Filippina, Srilankese, Nigeriana, Polacca, Romena Cattolica, Slovacca, Sud Americana, Greco Cattolica Ucraina e Greco Cattolica Romena della Diocesi di Porto Santa Rufina e Romena Cattolica e Sud Americana della Diocesi di Civitavecchia Tarquinia. C’era anche la Comunità parrocchiale del Sacro Cuore che festeggiava i 30 anni della Parrocchia, che ha partecipato alla festa. L’incontro si è svolto in quattro momenti. Il primo quello dell’accoglienza, nella sala Parrocchiale dalle 15,30 alle ore 16,00, con l’animatore Carlo che ha accolto le Comunità dei migranti che arrivavano con delle bellissime canzoni melodiche italiane. Il secondo, dalle 16,00 alle 18,10 la “festa dei popoli”. È stata una grande festa di musica e parole per fare incontrare le genti nel segno della comunione e della fraternità universale. I Sacerdoti e le loro Comunità si sono esibiti nella sala teatrale della parrocchia con canti e balli della loro tradizione folcloristica. La cosa interessante e bella, da un punto di vista dell’integrazione, è stata quando don Federico ha chiesto a tutte le Comunità di cantare e ballare insieme con quella italiana, in modo che non c’erano più singole Comunità, ma una grande Comunità cattolica, che festeggiava nella fraternità e nella comunione. Il terzo, quello della Celebrazione Eucaristica multilingue delle 18,30 presieduta dal Vescovo. Nella Concelebrazione, dove erano presenti non solo i 250 immigrati ma anche 200 fedeli della Comunità parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, si sono susseguiti i canti, le letture e le preghiere nelle varie lingue presenti, compresa quella italiana, dal coro Parrocchiale diretto dal maestro Alejandro. Nell’omelia il Vescovo ha detto che “l’accoglienza è la strada per vivere come sorelle e fratelli”. E ha ricordato “il Dolore sconvolgente di questa guerra, che è il dolore degli innocenti provocato dalla menzogna umana”. Il pensiero del pastore è andato poi alle persone che “ogni giorno sfidando la morte cercano un respiro dalla crisi ambientale, politica e sociale. La costruzione della pace nasce dall’annuncio della Parola di Dio ha aggiunto il pastore, rivolgendosi al parroco don Gianni Righetti e alla sua comunità che festeggiava il trentesimo anniversario della Parrocchia e continuiamo ad annunciare Gesù: è il nostro dono per il territorio”. Alla fine la benedizione alle famiglie: “Abbiamo bisogno della vostra gioia coniugale, siate sempre lievito, gioite pregate, custodite il dono che arricchisce la nostra e la vostra vita. Ogni famiglia è tempio santo di Dio che abita tra noi”. Il quarto momento è stato quello dell’agape fraterna dalle 20,00 fino alle 22,00 che ha riunito insieme i cuori e tutte le persone non solo delle comunità cattoliche straniere intervenute ma anche di quella italiana parrocchiale che sono rimaste meravigliate, durante la messa nelle diverse lingue dai canti e poi nella sala della parrocchia, trasformata, per l’occasione dalle Comunità, in un grande ristorante multietnico dove si sono condivisi i piatti e le bevande portati dalle Comunità. (Enzo Crialesi, responsabile Migrantes Porto-Santa Rufina)

Migrantes Treviso: folla commossa ai funerali di mons. Canuto Toso

6 Ottobre 2022 - Treviso - Una folla commossa ha partecipato ieri pomeriggio alla celebrazione delle esequie di mons. Canuto Toso, per molti anni direttore diocesano della Migrantes di Treviso, nella Chiesa di San Nicolò a Treviso. Don Canuto si è spento nella tarda serata di sabato 1 ottobre all’età di 91 anni, e 65 anni di vita sacerdotale. A presiedere il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, che nell’omelia ha tracciato la figura di don Toso come prete “… dalla parte delle pecore”. Il presule ha ricordato poi l’impegno di vita di mons. Toso “dei cui frutti dà testimonianza la presenza di tanti qui oggi, è stato quello di dare dignità, ascolto, accompagnamento a quanti ne avevano bisogno, per le vicende spesso faticose e drammatiche della vita. Ha donato pane fisico e spirituale, è stato vicino, ha vestito dei panni della dignità, del riconoscimento sociale e del lavoro, ha visitato instancabilmente in tutto il mondo quanti, partiti da casa a causa del bisogno proprio e delle famiglie, hanno potuto costruire vicende di vita buone e felici, mantenendo il legame vitale con le proprie radici”. Molti i labari dell’associazione “Trevisani nel mondo” da lui fondata, presenti anche i rappresentati delle comunità etniche presenti in diocesi. La Fondazione Migrantes si è fatta presente con un messaggio a firma del Presidente mons. GianCarlo Perego, letto all’inizio della celebrazione Esequiale. Numerosi i sindaci presenti: oltre Mario Conte, sindaco di Treviso, hanno partecipato il presidente della Provincia, Stefano Marcon e l’assessore regionale Federico Caner. Il presidente della Regione Luca Zaia ha inviato un messaggio di cordoglio e di stima per l’operato di don Canuto. Al termine delle esequie, il saluto della “Trevisani nel mondo”, fondata da don Canuto, i quali hanno proposto la preghiera dell’emigrante seguita dall’inno dell’associazione (MDT)

Migrantes Salerno-Campagna- Acerno: in tv la Festa dei Popoli

5 Ottobre 2022 - Salerno - Da ieri sera è possibile vedere la Festa dei Popoli 2022 di Salerno in 3 puntate grazie alla collaborazione dell' Ufficio Migrantes della diocesi di  Salerno-Campagna- Acerno e Tele Diocesi Salerno sul CANALE 87 del digitale terrestre. La prima puntata ieri sera dalle ore 21 con replica alle 15 di oggi. La seconda puntata sarà trasmessa questa sera dalle ore 21 con replica alle 15 del 06 ottobre 2022 mentre la terza puntata domani sera dalle ore 21 con replica alle 15 del 07 ottobre 2022.

Sant’Egidio: nuovi arrivi con i corridoi umanitari in Italia e in Belgio

5 Ottobre 2022 - Roma - Nuovi arrivi, in Italia e in Belgio, con i corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio. Stamattina a Fiumicino sono giunti, con un volo proveniente da Nicosia, 10 richiedenti asilo che hanno trascorso diversi mesi nei campi di Cipro, il Paese europeo che ospita, in percentuale, il numero più alto di profughi. Verranno ospitati a Roma da Sant'Egidio, in seguito al viaggio di Papa Francesco sull'isola nel dicembre 2021. Contemporeanemante si apre in Belgio un nuovo corridoio umanitario che permetterà l'arrivo legale e sicuro per 250 persone. All'aeroporto di Bruxelles sono giunti 16 cittadini siriani, tra cui 6 minori, che erano da anni rifugiati in Libano. Complessivamente, con il sistema dei corridoi umanitari, realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, sono giunti in Europa 5.200 rifugiati, di cui 4450 in Italia, ai quali si aggiungono oltre 1800 cittadini ucraini in diversi Paesi europei. Tutto ciò grazie a progetti "totalmente autofinanziati e la generosità non solo di associazioni, congregazioni religiose e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario".

Discernimento, via orante per il cuore

5 Ottobre 2022 -
Città del Vaticano - Oggi Papa Francesco ha ripreso le meditazioni sul tema del discernimento, arrivando, è proprio il caso di dirlo, al cuore della questione con la questione del cuore. Ci ha ricordato che il discernimento non è una tecnica, ma il risultato affettivo della familiarità con Dio attraverso la preghiera: “Due sposi che hanno vissuto insieme tanto tempo volendosi bene finiscono per assomigliarsi. Qualcosa di simile si può dire della preghiera affettiva: in modo graduale ma efficace ci rende sempre più capaci di riconoscere ciò che conta per connaturalità, come qualcosa che sgorga dal profondo del nostro essere”. Spesso abbiamo ricordato che discernere significa ascoltare come risuona il cuore nell’incontro con la vita; ma per arrivare a permettersi di ascoltare sinceramente il proprio cuore, in piena trasparenza, occorre superare quella diffidenza istintiva, effetto del peccato originale, per cui non siamo immediatamente pronti a fare verità, a dirci la verità a ogni costo: “Alcuni temono che prendere sul serio la sua proposta, quello che Gesù ci propone, significhi rovinarsi la vita, mortificare i nostri desideri, le nostre aspirazioni più forti. Questi pensieri fanno talvolta capolino dentro di noi: che Dio ci chieda troppo, abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, che non ci voglia davvero bene”. Sento magari che il corso attuale della mia vita mi amareggia, ma non lo ammetto, mi dico che va tutto bene, anzi benone, perché temo che mettermi in discussione potrebbe espormi, farmi perdere quanto conta per me; oppure, presagisco che accogliere una determinata possibilità mi darebbe gioia, ma esito, perché ho paura di giocarmi, di compromettermi. In entrambi i casi, e in molti altri simili, nella gamma delle speranze e delle incertezze umane, il problema è quella mancanza di fiducia in Dio di cui ha parlato Papa Francesco nella catechesi, mancanza di fiducia che riduce la vita a una roulette russa: “E se poi mi sbaglio?”, “E se non sarò felice?”, “E se fosse tutto un inganno?”. Domande lecite, a cui però poi non si ha la forza e la voglia di rispondere, perché si ha paura di tematizzarle con Dio, si teme la sua volontà come qualcosa di espropriante, schiacciante, insensibile alla nostra specificità – una concezione davvero demoniaca del rapporto di Dio con noi, come ha ricordato il Papa! Frequentare di più Dio è l’unica soluzione: scoprire, in una preghiera semplice, affettiva, non formale, il suo stile, la sua “leggerezza”, e, soprattutto, i sentimenti che accompagnano i pensieri da Lui ispirati: consolazione, pace, speranza, gioia. La gioia, unico vero indizio della vera presenza di Dio. Tutto il resto può benissimo essere un prodotto del nostro super-io o persino della tentazione; solo il Dio vero può instillare in noi il sentimento della vera gioia, elegante, discreta, aurorale, pacificatrice (con noi stessi e i nostri timori). Seguire interiormente la pista di questa gioia ci farà scoprire che Dio non toglie, non inchioda, non condanna, non pretende, non preme. Quello a cui Dio ci chiama, è sempre per un di più di questa stessa gioia, che sarà capace anche di illuminare e rendere accettabili croci e sacrifici, quando dovessero presentarsi. Ricordiamoci che sulle spalle del Figlio la croce l’ha messa il mondo, non il Padre. Rispetto a chi vorrebbe ridurre il discernimento a una tecnica replicabile in laboratorio, autonoma da qualsivoglia relazione con Dio, il Papa ha ribadito invece che solo seguendo nella preghiera la pista di questa gioia, di questa “luce gentile” che ci guida al bene, possiamo discernere la vera volontà di Dio per noi, che è sempre una volontà d’amore. (Alessandro Di Medio) (Foto Sir/Gennari/Siciliani)

Migrantes Treviso: oggi i funerali di don Canuto

5 Ottobre 2022 - Treviso - Si svolgeranno oggi pomeriggio alle 15,30 i funerali di don Canuto Toso, il prete dei migranti, direttore per molti anni della Migrantes diocesana di Treviso e fondatire dell'associazione "Trevisani nel Mondo", morto sabato scorso a 91 anni. A presiedere la celebrazione, al Tempio di San Nicolò il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomani, con il quale concelebreranno l' emerito, mons. Paolo Magnani e molti sacerdoti. La salma di don Toso ha lasciato questa mattina l' obitorio dell' ospedale di Treviso ed è stata portata nella chiesa degli Oblati, dove rimarrà esposta fino alle 12. Dopo le esequie verrà trasferita nel paese natale, a San Martino di Lupari. (R.Iaria)

Premio Acnur per i rifugiati ad Angela Merkel

5 Ottobre 2022 - Roma - L' ex cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha vinto il Premio Nansen per i Rifugiati dell' Acnur 2022. Un riconoscimento da parte delle Nazioni Unite al suo impegno nell' accoglienza di 1,2 milioni di richiedenti asilo e rifugiati nel 2015 e nel 2016, il momento più caldo del conflitto in Siria, «e mentre terribili violenze si scatenavano in altri luoghi», precisa l' Acnur. Filippo Grandi, Alto Commissario Onu per i Rifugiati, ha lodato la determinazione di Merkel in difesa dei diritti umani, dei principi umanitari e del diritto internazionale. Fu lei, infatti, a spingere tutti i tedeschi verso il superamento del nazionalismo e l' apertura ai migranti, per compiere quello che «era né più né meno, un dovere umanitario». (E.Camp.)

Gran Bretagna: migranti irregolari, studenti ed espulsioni facili

5 Ottobre 2022 - Londra - Troppi migranti irregolari, troppi studenti stranieri. Musica per le orecchie dei conservatori, riuniti a Birmingham per la conferenza annuale del partito, turbati dal disastro politico e finanziario causato dalle azzardate manovre fiscali della premier Liz Truss. A suonarla è il nuovo ministro degli Interni, Suella Braverman, figlia di indiani d' Africa arrivati ad Harrow negli anni '60, che ha ventilato riforme sull' immigrazione persino più audaci di quelle varate del precedente governo dopo la Brexit seppure di difficili attuazione. L' ex avvocato di Stato, erede della "pasionaria" Priti Patel all'Home Office, ha infiammato la platea Tory con il "sogno" di un aereo che prende il volo dal suolo britannico per trasferire in Ruanda i disperati approdati sull' isola attraverso il Canale della Manica. Quasi 33mila da gennaio a settembre di quest' anno (l' anno prima erano stati 28.526 in totale). «È arrivato il momento di prendere il controllo della situazione - ha tuonato - assicurandoci che nessuno possa interferire con il nostro regime migratorio». Sferzata alla Corte di Strasburgo che a giugno è intervenuta a bloccare la deportazione dei migranti illegali a Kigali varata dal governo Johnson. Cosa, in concreto, il ministro ha in mente? I dettagli della strategia non hanno trovato spazio nel discorso a Birmingham ma secondo alcune anticipazioni la titolare degli Interni è determinata a irrigidire le procedure di richiesta di asilo fino a renderle impraticabili. L' idea è lavorare a una riforma della legge sulla schiavitù moderna, varata nel 2015 dall' allora governo di Theresa May, che sancisca criteri più rigidi per identificare le vittime di tratta a cui i migranti si appellano per ottenere il permesso a rimanere. Della stretta, difficile da conciliare con la convenzione Onu sui rifugiati del 1951, potrebbe far parte anche un limite ai ricorsi presentati all' ultimo minuto per evitare le espulsioni. Braverman ha annunciato che intensificherà la collaborazione con le autorità francesi per intercettare gli attraversamenti e il coinvolgimento delle forze di polizia britanniche nella lotta alle organizzazioni criminali, soprattutto albanesi, coinvolte nel traffico di esseri umani. «Ci vorrà tempo - ha messo le mani avanti - ma mi impegnerò a portare avanti una legislazione che chiarisca che l' unica via per raggiungere il Regno Unito è quella legale». La retorica Brexiteer è tornata anche nel passaggio su lavoratori e studenti provenienti dall' estero. «Non abbiamo bisogno di lavoratori stranieri scarsamente qualificati - ha ostentato - perché possiamo addestrare i nostri a essere conducenti di camion, macellai o raccoglitori di frutta. Ritengo che vada decisamente ridotto anche il numero di studenti stranieri». Soprattutto se non intenzionati a far crescere economicamente il Paese o se interessati a farsi raggiungere da familiari provenienti dalle nazioni di origine per mezzo delle politiche di ricongiungimento. «Non è xenofobo dire che l' immigrazione di massa mette sotto pressione gli alloggi, i servizi pubblici e le relazioni con la comunità», ha concluso Braverman. (Angela Napoletano - Avvenire)  

Migrantes Ragusa: da domani il convegno “Italiani e Ragusani nel Mondo”

  4 Ottobre 2022 - Ragusa - La diocesi di Ragusa tramite, l’ufficio diocesano Migrantes, la Caritas diocesana, l’ufficio pastorale per i problemi sociali e del lavoro e il Centro Missionario diocesano, organizza un convegno dal titolo “Italiani e Ragusani nel mondo”. L’evento si svolgerà in due incontri, il primo a Ragusa il 5 ottobre 2022 presso la Parrocchia San Giuseppe Artigiano ore 18.00, il secondo a Vittoria il 6 Ottobre 2022 Sala delle Capriate “Gianni Molè” ore 18.00. Gli incontri verranno introdotti da don Rosario Cavallo, direttore dell'Ufficio Migrantes e moderati dal direttore della Caritas Domenico Leggio. Seguiranno diversi interventi quali “I Missionari iblei nel mondo” a cura di don Santo Vitale – direttore del Centro Missionario diocesano “Liberi di restare, liberi di tornare? Tra mobilità e flussi migratori” presentato da Renato Meli, Direttore dell’Ufficio di Pastorale per i problemi sociali e del lavoro e Delfina Licata della Fondazione Migrantes che presenterà la mobilità dell’Italia di oggi “Antiche conferme e nuove scoperte”.  Saranno previste testimonianze di emigrati italiani all’estero...  

Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: il 7 ottobre il Rapporto Immigrazione

4 Ottobre 2022 - Roma - Viene presentata a Roma, il prossimo 7 ottobre, in via Aurelia 796, alle ore 11,00, la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Tema di quest’anno è quello scelto da papa Francesco per la 108esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata lo scorso 25 settembre: “Costruire il futuro con i migranti”. I lavori saranno aperti dal presidente della Caritas Italiana, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia. A presentare i dati due dei curatori del Rapporto Immigrazione, Manuela De Marco di Caritas Italiana che illustrerà i principali dati del Rapporto e Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes che fornirà spunti di riflessione su “L’immigrazione fra comunicazione e pastorale”. Seguirà il Ministro Patrizio Bianchi che si soffermerà su “Orientamenti e prospettive dell’istruzione in tema di immigrazione”. Subito dopo ci sarà l’intervento di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana su “I migranti dentro il cammino sinodale della Chiesa in Italia”.  È previsto infine un focus della giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan su “Italiani madrelingua. Il polmone verde della cultura italiana”. Le conclusioni sono affidate a mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Modererà Oliviero Forti di Caritas Italiana.                 L’evento potrà essere seguito anche attraverso la pagina Facebook di Caritas Italiana https://www.facebook.com/CaritasIt/    

Acli Bologna: un vademecum per la popolazione ucraina presente in città

4 Ottobre 2022 -

Bologna - Un dono per la popolazione ucraina presente a Bologna: un vademecum che li indirizzi nella vita cittadina, per esigere i propri diritti, esercitare i propri doveri e cercare una piena integrazione. A realizzarlo sono i volontari dell’Associazione Volano, aderente alle Acli. Dai mercati alle attività sportive, dagli enti caritativi alla sanità, dalle scuole per i figli ai corsi di italiano, una guida bilingue il più possibile completa, utile anche ai cittadini immigrati di altre nazionalità, il Vademecum parla anche di diritti e doveri dei rifugiati e cittadini stranieri in generale, con una guida agli uffici preposti, incluso l’elenco delle pratiche amministrative utili per ogni sezione, per agevolare la permanenza dei cittadini stranieri in generale sul territorio. Sono oltre 3.800 i cittadini ucraini che si sono rivolti alle Acli dall’inizio dell’anno, per ricevere assistenza amministrativa, di lavoro e di welfare. Per scaricarlo: https://aclibo.it/vademecum-popolazione-ucraina-in-italia/

Mons. Pizzaballa: “testimonianza di migranti e rifugiati è lezione per le nostre comunità locali”

4 Ottobre 2022 -
Gerusalemme - “Davanti al mistero del male, dove l’uomo è solo e impotente, la fede permette di fare il passo che riapre di nuovo un cammino, che ricrea fiducia e rende possibile ritrovare un senso: perché nella fede nulla è mai definitivamente morto. È questa la testimonianza che riceviamo da voi. Nonostante tutto, proprio lì dove tutto sembra essere bloccato, senza vie di uscita, la fede apre nuovi cammini e prospettive, crea spazi di vita, di amore e condivisione”. Lo ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, celebrando il 1° ottobre nella città santa la Giornata internazionale dei migranti, promossa dal Vicariato dei migranti e dei richiedenti asilo di Terra Santa guidato dal padre benedettino Nikodemus C. Schnabel. La Giornata, dal tema “Costruire il futuro insieme ai migranti e ai rifugiati”, è stata celebrata ufficialmente domenica 25 settembre, ma a causa della festività di Rosh Hashanah in Israele, la celebrazione è stata posticipata. Nell’omelia il patriarca ha dipinto il quadro sociale nel quale i migrati e i rifugiati vivono in Terra Santa: “Penso alla questione della continua minaccia di espulsioni che coinvolge moltissime famiglie e che è un dramma soprattutto per i figli. Bambini e ragazzi, nati e cresciuti qui e che, a distanza di anni, sono minacciati di partire per una patria che non hanno mai conosciuto. In un certo senso, sono costretti a diventare a loro volta migranti e partire da quello che dovrebbe essere il loro Paese verso l’ignoto. Famiglie che periodicamente devono cambiare residenza, per paura di essere rintracciate ed espulse. Lavoratori e lavoratrici che non hanno la possibilità di uscire facilmente dalle case dove lavorano. Richiedenti asilo, soprattutto donne, che non hanno prospettive di lavoro ed esposte a minacce di ogni tipo. Penso, insomma, ai tanti che vivono tra noi senza alcuna garanzia giuridica, con il rischio di essere costretti ad andarsene in qualsiasi momento, senza mezzi e senza la possibilità di procurarseli, costretti a vivere di briciole. Penso a chi vive in condizioni di lavoro umilianti, ma soprattutto ai tanti bambini che non hanno la possibilità di vivere come qualsiasi altra famiglia, con un padre e una madre vicini, una casa e un contesto di vita sereno; costretti a partire per un Paese straniero e non necessariamente amico, a essere divisi, per mancanza di mezzi, sempre in movimento e con la paura di dover partire all’improvviso per un futuro imprevedibile”. Quella che la comunità dei migranti e dei rifugiati offre, ha aggiunto Pizzaballa, “è una lezione anche per le nostre comunità locali, anch’esse schiacciate da tanti problemi, ma chiamate a dare la stessa testimonianza di fede, di essere quel seme che nonostante tutto, seppur non visibile, fa crescere alberi insradicabili”. La Chiesa di Terra Santa, ha ricordato il patriarca, “è composita, ha tante forme diverse, parla molte lingue, ha una incredibile varietà di colori. È vero che siamo noti nel mondo per essere la Chiesa dello Status Quo, di tutto ciò che è inamovibile, ma se sappiamo osservare bene, vediamo davvero come il piccolo seme del vangelo stia facendo crescere, silenziosamente e pazientemente, nuove realtà cristiane di vita e di fede nel nostro Paese. È necessario – ha concluso – che poco alla volta tutte queste diverse anime di questa stessa nostra Chiesa si incontrino più spesso, che preghino insieme, condividano le loro esperienze di vita. Quando viene condivisa, la fede si rafforza e si arricchisce di una nuova vitalità, di cui abbiamo tanto bisogno”.