Primo Piano

Superbia spirituale

24 Ottobre 2022 - Città del Vaticano - Ci sono tre giovani che si affacciano dalla finestra dello studio accanto a Papa Francesco, dopo la recita della preghiera dell’Angelus. A Lisbona, nel mese di agosto del prossimo anno, ci sarà la Giornata mondiale della gioventù e il Papa e quei ragazzi sono i primi a iscriversi all’evento: “dopo un lungo periodo di lontananza, ritroveremo la gioia dell’abbraccio fraterno tra i popoli e tra le generazioni, di cui abbiamo tanto bisogno”. È la domenica dedicata alla Giornata missionaria; il Papa chiede di “sostenere i missionari con la preghiera e con la solidarietà concreta” affinché possano “proseguire nel mondo intero l’opera di evangelizzazione e di promozione umana”. Missionari che pagano con la vita la loro testimonianza, come la religiosa Suor Marie-Sylvie Kavuke Vakatsuraki uccisa, assieme a altre sei persone tre giorni fa nel villaggio di Maboya nella regione Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Ancora, è la domenica in cui Francesco prega “per l’unità e la pace dell’Italia” nel giorno in cui ha inizio il lavoro del nuovo Governo. E pace chiede per l’Etiopia – “la violenza non risolve le discordie, ma soltanto ne accresce le tragiche conseguenze” – per l’Ucraina “così martoriata”; e lo farà andando al Colosseo, martedì 25, assieme ai leader religiosi nell’incontro dal titolo “Il grido della pace”: “la preghiera è la forza della pace”. La preghiera è anche il tema centrale del brano del Vangelo di Luca, il pubblicano e il fariseo che salgono al tempio per pregare, un religioso e un peccatore ricorda il Papa. Salgono a pregare, ma sono due modi diversi di rivolgersi al Signore, tanto che, afferma Francesco, “soltanto il pubblicano si eleva veramente a Dio, perché con umiltà scende nella verità di sé stesso e si presenta così com’è, senza maschere, con le sue povertà”. Il fariseo, invece, prega come se Dio non ci fosse, è una preghiera incentrata sulla sua persona, si rivolge al Signore dicendo “ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini”. Diceva Madre Teresa di Calcutta: chi giudica non ha il tempo per amare. Il Papa evidenzia i due verbi contenuti nella parabola riportata da Luca: salire e scendere. Il primo movimento, salire, richiama episodi della Bibbia, dice Francesco, “dove per incontrare il Signore si sale verso il monte della sua presenza: Abramo sale sul monte per offrire il sacrificio; Mosè sale sul Sinai per ricevere i comandamenti; Gesù sale sul monte, dove viene trasfigurato”. Salire “esprime il bisogno del cuore di staccarsi da una vita piatta per andare incontro al Signore”. Ma per “elevarci a Dio”, afferma ancora il vescovo di Roma, “c’è bisogno del secondo movimento: scendere”, perché per salire “dobbiamo scendere dentro di noi: coltivare la sincerità e l’umiltà del cuore”. Nell’umiltà “diventiamo capaci di portare a Dio, senza finzioni, ciò che realmente siamo, i limiti e le ferite, i peccati, le miserie che ci appesantiscono il cuore, e di invocare la sua misericordia perché ci risani, ci guarisca, ci rialzi. Sarà lui a rialzarci, non noi. Più noi scendiamo con umiltà, più Dio ci fa salire in alto”. Ecco la diversità della preghiera narrata nella parabola: il pubblicano “si ferma a distanza, non si avvicina, ha vergogna, chiede perdono, e il Signore lo rialza”. Invece il fariseo “si esalta, sicuro di sé”. La sua, afferma ancora il Papa, è “superbia spirituale”. Un rischio nel quale tutti possiamo cadere: così, “senza accorgerti, adori il tuo io e cancelli il tuo Dio. È un ruotare intorno a sé stessi. Questa è la preghiera senza umiltà”. L’invito di Francesco è di guardarci dentro, per capire se siamo come il pubblicano o il fariseo, se c’è “l’intima presunzione di essere giusti”, se ci “preoccupiamo dell’apparire anziché dell’essere, quando ci lasciamo intrappolare dal narcisismo e dall’esibizionismo”. Abbiamo bisogno di umiltà, per riconoscere i nostri limiti, i nostri errori ed omissioni, per poter veramente formare un cuore solo e un’anima sola”, diceva Benedetto XVI. Vigiliamo su narcisismo e esibizionismo, “fondati sulla vanagloria, che portano anche noi cristiani, noi preti, noi vescovi ad avere sempre una parola sulle labbra: io”. Così Papa Francesco ci dice che “dove c’è troppo io, c’è poco Dio”. Questa è la superbia spirituale. (Fabio Zavattaro - Sir)

Mons. Perego (Migrantes): urgente un’accoglienza più diffusa

22 Ottobre 2022 - Città del Vaticano – “Il tema dei minori non accompagnati attraversa sempre la storia dei rifugiati, quest'anno sono già oltre 15 mila e questo dato è certamente importante, è un dato tra l'altro sottostimato rispetto ad alcuni anni fa e quindi questo chiede un impegno specifico a strutturare in maniera diffusa l'accoglienza dei minori attraverso anche un'accoglienza familiare che purtroppo ancora è solo sperimentale e che manca sia nel contesto italiano che nel contesto europeo, e che chiede invece un impegno maggiore verso queste persone che hanno bisogno anche di un percorso educativo e di protezione specifica. La legge Zampa è stato un passo in avanti importantissimo. Il problema è che mancano gli strumenti per realizzarla e oggi oltre la metà dei minori non accompagnati di fatto va a finire nei CAS, cioè non in una struttura adeguata per accompagnare un minore e per tutelarlo”. Lo ha detto oggi il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, in una intervista per Vatican News e Radio Vaticana. Rispondendo ad una domanda sul nuovo esecutivo in Italia che ha giurato oggi mons. Perego ha invitato a “continuare in una strutturazione del progetto di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Italia, continuare nella costruzione di un progetto che sia diffuso su tutto il territorio, in tutti gli 8 mila Comuni, arrivando a chiudere le strutture emergenziali, come i CAS, attraverso invece delle strutture che siano più di carattere famigliare e siano inclusive all'interno di un territorio e non esclusive. Questo credo – ha spiegato - sia un passo importante che si è fermato negli ultimi anni e che deve essere assolutamente ripreso con forza e, secondo impegno, certamente un'attenzione più adeguata al discorso dei minori non accompagnati. Anche qui attraverso una rete familiare e di comunità-famiglia che possa tutelarli. Un ultimo elemento: no ai respingimenti, no ai blocchi navali, sì ad incontrare e a riconoscere chi ha diritto alla protezione internazionale e, con gli accordi con gli Stati di provenienza, il rientro di chi non ha diritto a questa protezione”.  E alla vigilia della Giornata Mondiale Missionaria il presidente di Migrantes evidenzia che sono tante le persone che stanno sbarcando dalla Somalia, dall'Eritrea, da altri Paesi, dallo stesso Iran, da alcuni Paesi africani: “cristiani e cattolici. Ricordo nel famoso naufragio del 2013, quando i sommozzatori sono andati a recuperare i corpi, c'erano tanti che avevano in bocca la croce della coroncina che avevano al collo, erano cristiani copti, abbiamo trovato un diario di un diacono, tante testimonianze, abbiamo trovato pagine delle Bibbie tra i reperti degli sbarchi dei barconi naufragati e quindi questi sono tutti segnali che ci ricordano che colore che stanno arrivando, sono anche fratelli nella fede, e potrebbero far parte di quel mondo di 900 mila cattolici che oggi sono in Italia provenienti da 120 nazionalità diverse”.

Migrantes Pistoia: oggi il convegno sul tema della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

22 Ottobre 2022 -
Pistoia - Oggi, sabato 22 ottobre, si svolgerà a Pistoia il III convegno della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. La giornata dedicata a questa ricorrenza era domenica 25 settembre, ma a causa delle elezioni politiche è stata spostata al 22 ottobre. La mattinata di incontro e riflessione, a cura dell’Ufficio Migrantes diocesano, si svolgerà presso l’antico refettorio del Convento di San Domenico a Pistoia sul tema: “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. Saranno presenti il direttore diocesano di Migrantes, don Elia Matija, il vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, la vicesindaco di Pistoia, Anna Maria Celesti. Interverranno padre Alessandro Cortesi, promotore di giustizia e pace dell’Ordine dei predicatori, che proporrà una relazione intitolata: “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”, Lorenzo Pratesi, avvocato, che interverrà sul tema: “Costruire il futuro con i migranti: con quale legislazione”, e Denata Ndreca, poetessa, che parlerà di “Testimonianza e poesia”. Modera l’incontro Paola Bellandi, presidente del Centro San Martino de Porres di Pistoia.

Né stranieri né ospiti: semplicemente fratelli

21 Ottobre 2022 - La paura dell’altro, del diverso può essere vinta imboccando la via della solidarietà, della coscienza sociale, dell’impegno politico e dell’orientamento religioso. Un’alleanza che, da oltre un secolo, ogni anno si rinnova nella giornata del migrante e del rifugiato, quando riecheggia forte l’appello del papa contro lo scandalo dei muri, il disinteresse generale, l’abitudine a un fenomeno che dovrebbe lasciarci stupiti e non impauriti e l’esortazione a coglierne il senso. Non bastano le tavole rotonde e le marce rispetto a un fenomeno che ha assunto la caratura apocalittica, che causa vittime e provoca fenomeni criminali quali lo sfruttamento, le violenze fisiche e psicologiche, la prostituzione e tanta altra fame anche sotto le nostre case. Papa Francesco ci va giù duro quando ha l’occasione di parlarne a quanti affollano le udienze generali o nei messaggi annuali. Nella Scrittura il fenomeno migratorio diventa profezia, è infatti una esperienza che il popolo d’Israele ha fatto più volte, sulla sua pelle: dalla ricerca di una terra promessa alla deportazione e al ritorno. “Non siete più stranieri né ospiti”, dice l’Apostolo Paolo agli Efesini, possiamo ripeterlo anche noi tutte le volte che veniamo interpellati da una mano tesa, da un volto che cerca la speranza e rivendica il diritto a una casa e ad un futuro. Occorrono leggi dall’orizzonte ampio, dice il papa, perchè fame, guerre e malattie spingono folle di disperati sempre di più verso di noi, verso l’Occidente; i tempi della sofferenza non corrispondono a quelli delle burocrazie, ci sono quelli scanditi dagli orologi della solidarietà che supplisce, ma necessitano anche quelli di lancette che se- gnano un futuro già intuito dai grandi visionari della storia. Solo rifondando le relazioni tra gli uomini, senza distinzioni di razza, sesso e religione, si scopre la grande verità della fraternità umana che interpella ancor prima  dell’annuncio evangelico. La fraternità è precondizione umana, è terreno nel quale può attecchire e crescere la pianta dell’amore. Senza questa coscienza l’altro non può essere (ac)colto come un fratello ma sempre come un ospite, uno straniero, uno di passaggio, al quale al massimo concedo il temporaneo diritto di solcare “la mia terra e i miei spazi”. Rileggiamo perciò quello che papa Francesco ha scritto in occasione della giornata appena celebrata: “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. Mi piace cogliere questo approccio al fenomeno migratorio in una visione profe- tica di Isaia, nella quale gli stranieri non figurano come invasori e distruttori, ma come lavoratori volenterosi che ricostruiscono le mura della nuova Gerusalemme, la Gerusalemme aperta a tutte le genti. Nella medesima profezia l’arrivo degli stranieri è presentato come fonte di arricchimento, e la storia ci insegna che il contributo dei migranti e dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi. Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono”. (Enzo Gabrieli)

Memorandum Italia–Libia: 40 organizzazioni in piazza contro il rinnovo degli accordi

21 Ottobre 2022 - Roma - Le conseguenze del Memorandum sulle persone trattenute in Libia tra abusi, sfruttamento, detenzione arbitraria e torture e fare luce sulla gestione dei fondi europei che finanziano la Guardia costiera libica. Sono i principali temi della conferenza stampa, organizzata da 40 organizzazioni, il prossimo mercoledì 26 ottobre a Roma, alle ore 14.30 presso la Sala Cristallo dell’hotel Nazionale in Piazza di Monte Citorio 131, per chiedere all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia. Dopo la conferenza stampa, le organizzazioni invitano la società civile a scendere in piazza durante la manifestazione organizzata alle 17,30 in Piazza dell’Esquilino. Se entro il 2 novembre - si legge in una nota - "il governo italiano non deciderà per la sua revoca, il Memorandum Italia–Libia verrà automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Si tratta di un accordo che da ormai 5 anni ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati. Dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia".  

Torino: al Politecnico “corridoi” per studenti rifugiati

21 Ottobre 2022 - Torino - Università come luogo di accoglienza e integrazione: tra corridoi universitari, reti con il Terzo Settore e pratiche di accoglienza il Politecnico di Torino vuole essere una casa inclusiva per studenti stranieri e rifugiati. Con l’inizio del nuovo anno accademico il Politecnico ci tiene a ribadire il ruolo fondamentale dell’Università per rispondere alle crisi globali con l’accoglienza in una conferenza dove si intrecciano le esperienze di alcuni dei vertici dell’ateneo con quelle di alcuni studenti di origine straniera protagonisti dei programmi di inclusione. «C’è una crescente emergenza mondiale che coinvolge donne e uomini che necessitano di protezione e accoglienza», sottolinea la prorettrice Laura Montanaro, «la nostra comunità politecnica ha condiviso da subito questo impulso all’accoglienza e all’integrazione, anche con una disponibilità che in tanti casi si è espressa al di là degli abituali compiti istituzionali. I nostri colleghi e colleghe hanno aperto le porte delle loro case, hanno ospitato e ospitano queste persone in difficoltà, si dedicano ad accompagnare il loro inserimento nella vita di tutti i giorni, per organizzare momenti di incontro che riportino la vita a quella serena quotidianità che molte di queste persone non conoscono da tempo». Già dal 2019 l’Ateneo ha aderito al Manifesto dell’Università Inclusiva promosso da Unhcr e sottoscritto da 52 atenei italiani per facilitare l’accesso all’istruzione superiore da parte di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Ispirato a quel manifesto, nel 2022 prende vita il progetto Piu-Aei - Piemonte Università Accoglienti Eque Inclusive, il cui obiettivo è il coinvolgimento attivo e in rete delle quattro Università, degli attori istituzionali e del Terzo Settore del Piemonte. L’intento è la creazione di condizioni di vita, studio e lavoro che almeno in parte mitighino il dramma di studenti rifugiati, richiedenti asilo o provenienti da Paesi in condizioni di fragilità e instabilità per cause geopolitiche, istituzionali, economiche e climatiche. Uno strumento determinante per l’inclusività della proposta formativa sono i corridoi universitari, creati grazie al progetto Unicore che prevede la creazione di percorsi di ingresso regolari e sicuri per lo studio e l’integrazione in Italia. Grazie a questo progetto, con il supporto dell’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) della diocesi di Torino, qualche giorno fa è stato accolto al Politecnico uno dei primi studenti rifugiati in arrivo quest’anno. Si tratta di Yves Umuhotza, originario del Burundi, rifugiato in Zimbabwe. Attualmente è ospite della Diaconia Valdese a Torino e frequenterà, grazie ad una borsa di studio del Politecnico, la Laurea Magistrale in Ingegneria energetica e nucleare. Grazie invece ad una donazione privata 12 ragazzi afghani hanno potuto iniziare gli studi con una borsa pagata, mentre un altro connazionale ha ottenuto una borsa di dottorato. «Abbiamo predisposto aiuti sotto molteplici forme», aggiunge la vicerettrice per la Qualità, il Welfare e le Pari Opportunità Claudia De Giorgi, «ad esempio il coinvolgimento dei ‘Buddies’, studenti borsisti formati ad accogliere e accompagnare tutte le matricole. Nel caso degli studenti appena arrivati in Ateneo con i corridoi universitari, potranno offrire una guida e qualche risorsa in più per affrontare insieme il momento complesso dell’inserimento nella nostra comunità universitaria e cittadina». Grazie alla «Rete di Antenne» nei Dipartimenti, vengono, inoltre, coinvolti docenti e amministrativi per accompagnare gli studenti internazionali più fragili anticipando e affrontando uno a uno, ma con un’unica regia condivisa e consapevole, i problemi che si presenteranno. (Simone Garbero - Voce e Tempo)

Gli italiani nel mondo e la Chiesa con loro

21 Ottobre 2022 -

Milano - Martedì 25 ottobre 2022 riprende, dopo la pausa estiva, la rubrica «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». Condotta da Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, la trasmissione si avvale della consulenza della Fondazione Migrantes. La trasmissione - su Radio Mater, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane. Quest’anno è previsto qualche piccolo aggiornamento. Anzitutto, cambia l’orario (andrà in onda dalle 18.50 alle 19.30) così da intercettare anche un nuovo pubblico interessato a questo specifico segmento della mobilità, quello dei nostri connazionali fuori Italia, spiega don Pavanello. Durante le varie trasmissione si approfondiranno argomenti trasversali a più comunità. E ci saranno collegamenti anche con missioni cattoliche italiane extraeuropee. Il primo ospite parlerà dal Marocco. Padre Renato Zilio - scalabriniano, residente a Rabat - approfondirà, tra l’altro, la recente canonizzazione di G.B. Scalabrini; e racconterà la vita dei circa 3000 italiani presenti, ufficialmente, nel Paese.

La trasmissione si può ascoltare su www.radiomater.org) e in Italia  ache  attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab). In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Vangelo XXX Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 18,9-14)

20 Ottobre 2022 -   Il primo ornamento della preghiera è l’umiltà: essere convinti della propria povertà, imperfezione, indegnità e ammettere di non bastare a se stessi. Gesù continua la catechesi sulla preghiera e lo fa raccontando la parabola di un pubblicano che prega in contemporanea ad un devotissimo fariseo. Lo diciamo subito: ‘fariseo’ non è sinonimo di cattivo; e, infatti, anche secondo il racconto, egli è davvero un brav’uomo, un elemento validissimo per la società: non ruba, non è ingiusto, non commette adulterio, digiuna e paga la decima su tutto. Ma Gesù fa notare che, pur pregando, non viene ascoltato. Qualcosa non torna. Viene da chiederci: cosa bisogna fare per essere ascoltati? L’evangelista introduce la parabola dicendo che Gesù la rivolge ad “alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”. Ecco il punto: il problema è che il fariseo presume, vive di se stesso, della propria giustizia… e disprezza gli altri. Questo significa che, alla fine, critica Dio: mentre lui è stato fatto bene, gli altri sono stati fatti male e sono un problema. E dà origine all’eterna scalata dell’uomo sugli altri uomini (Caino e Abele); quella fatta con la perenne competizione che si nutre nel trovare sempre chi sta peggio. Insomma si finisce per ringraziare Dio perché gli altri fanno schifo! Se questo ‘funziona’, per modo di dire, fra le cose degli uomini, non è assolutamente il modo di stare dinanzi a Dio. La denuncia di Gesù è fortissima: se un sistema religioso si basa sull’auto edificazione e sul disprezzo degli altri, non ha da dire nulla. Ha chiuso. ‘Game over’, si direbbe oggi. Ci si illude di parlare con Dio, ma in fondo si parla di se stessi a se stessi. Questa non è nemmeno preghiera. L’intenzione del fariseo è quella di farla ma nella pratica lo sbrodolarsi da solo e il non chiedere nulla…, lo portano fuori dal seminato. Si tratta di un atteggiamento molto diffuso fra coloro che si ritengono giusti e non bisognosi di nulla, i quali per mettere in evidenza le loro ‘giustezze’ sul vissuto e sulla fede, hanno bisogno di misurarsi sulle meschinità altrui. La verità, ci dice Gesù, è che siamo sempre dei principianti; è un illusione la speranza di diventare autonomi. Quella è la logica del serpente antico. Il pubblicano sta meglio del fariseo perché ha bisogno di tutto e l’unica misura che ha è Dio. Mentre il fariseo si misura sul pubblicano, il pubblicano si misura su Dio. Sa che per la salvezza non basta se stesso ma Qualcuno che lo salvi. La sua preghiera sarà ascoltata da Gesù sulla croce. La preghiera vera, sgorga bene dalla nostra povertà. Una preghiera solo per mettere a posto la coscienza, non esiste e non ha nemmeno senso, ci dice Gesù! Un atteggiamento che insegna che chi vive di perdono, potrà conoscere la pazienza e la misericordia di Dio; chi vive di certezze, sarà freddo anche all’amore. (P.Gaetano Saracino)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 76.716 persone migranti in Italia

20 Ottobre 2022 -
Roma - Sono 76.716 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati forniti oggi dal Ministero degli Interni.  Di questi 16.229 sono di nazionalità egiziana (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (15.931, 21%), Bangladesh (11.277, 15%), Siria (5.961, 8%), Afghanistan (5.870, 8%), Costa d’Avorio (2.572, 3%), Guinea (2.033, 3%), Eritrea (1.923, 2%), Pakistan (1.849, 2%), Iran (1.798, 2%) a cui si aggiungono 11.273 persone (15%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il legno dei barconi all’Università Cattolica

20 Ottobre 2022 - Milano - Sono spoglie e colorate, resistenti alle intemperie e portatrici di drammi: sono le barche dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo con a bordo decine di uomini, donne e bambini in cerca della salvezza, che troppo spesso, invece, incontrano la morte. Una di queste arriverà oggi nella sede milanese dell’Università Cattolica come testimonianza diretta del progetto “Metamorfosi”. L’Ateneo ospiterà per un anno una delle barche dei migranti il cui legno viene utilizzato per costruire strumenti musicali. Un progetto a supporto di persone migranti e in carcere: nel corso dell’evento sarà firmato un Protocollo d’intesa tra l’Università Cattolica, la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, e l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli con la finalità di sensibilizzare la comunità universitaria e i cittadini verso la valorizzazione dei beni comuni, la giustizia sociale e la cultura della legalità, sostenendo progetti solidali a favore di migranti e detenuti.  

Migrantes: emigrazione e testimonianza cristiana

20 Ottobre 2022 -

Domenica 23 ottobre si celebra in tutte le parrocchie la Giornata missionaria mondiale. Nel Messaggio per la Giornata di quest’anno Papa Francesco fa un riferimento particolare al ruolo dei migranti e, in particolare, dei rifugiati come testimoni della fede, e all’importanza dell’accoglienza dei Paesi in cui arrivano: “A causa di persecuzioni religiose e situazioni di guerra e violenza, molti cristiani sono costretti a fuggire dalla loro terra verso altri Paesi. Siamo grati a questi fratelli e sorelle che non si chiudono nella sofferenza ma testimoniano Cristo e l’amore di Dio nei Paesi che li accolgono. A questo li esortava San Paolo VI considerando la ‘responsabilità che spetta agli emigranti nei Paesi che li ricevono’ (Evangelii nuntiandi, 21). In effetti, sempre più sperimentiamo come la presenza dei fedeli di varie nazionalità arricchisce il volto delle parrocchie e le rende più universali, più cattoliche. Di conseguenza, la cura pastorale dei migranti è un’attività missionaria da non trascurare, che potrà aiutare anche i fedeli locali a riscoprire la gioia della fede cristiana che hanno ricevuto”.

In Italia i migranti provengono da almeno 190 Paesi e i rifugiati da almeno 60 Paesi. Attraverso le loro storie,  le loro “vite che parlano” – per usare ancora un’immagine del Santo Padre – riconosciamo anche la sofferenza e la persecuzione per la fede oltre che per la guerra, i cambiamenti climatici, la povertà. Respingere i migranti significa respingere tanti fratelli e sorelle anche nella fede. Infatti, quelli dei migranti e dei rifugiati sono volti e storie di speranze che alimentano la vita cristiana delle nostre comunità – sono almeno 900.000 i cattolici migranti in Italia, in leggera crescita quest’anno – che ci aiutano veramente a “riscoprire la gioia della fede” e ci spingono a camminare insieme.  (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)

Mons. Printezis (vescovi Grecia): “non è giusto usare migranti e rifugiati come strumento di pressione politica”

20 Ottobre 2022 -
Roma - Almeno 17 morti, in gran parte donne, e almeno 80 dispersi: è il bilancio di due naufragi avvenuti nelle acque della Grecia meno di quindici giorni fa. Il primo episodio è avvenuto al largo dell’isola di Kythira, a sud del Peloponneso e il secondo vicino all’isola di Lesbo, nell’Egeo nord-orientale. Secondo il ministro greco dell’Immigrazione Notis Mitarachis “le persone annegano dopo essere salite su imbarcazioni inadatte alla traversata”. L’Unione europea, ha aggiunto, “deve agire” così come la Turchia chiamata ad “impedire tutte le partenze irregolari”. Cresce, intanto, la tensione tra Ankara e Atene, dopo che, due giorni fa, 92 migranti sono stati lasciati nudi in Grecia. Si tratta di persone provenienti in gran parte da Siria e Afghanistan che avevano attraversato il fiume Evros su dei gommoni. Secondo quanto emerso da una ricostruzione delle autorità greche, frutto di una indagine congiunta con i funzionari di Frontex, l’agenzia di frontiera dell’Ue, i migranti sarebbero stati portati sul posto da veicoli delle autorità turche e sarebbe stato ordinato loro di togliersi i vestiti prima di fare la traversata sui gommoni. Ricostruzione rispedita al mittente da Ankara. Sconcerto è stato espresso dall’Unhcr che ha chiesto indagini per fare luce sull’accaduto. Così tra accuse di partenze irregolari e di respingimenti, il numero dei migranti morti in mare aumenta sempre di più.

(Foto Vatican Media/SIR)

“Quanto sta accadendo è molto tragico”, commenta al Sir mons. Joseph Printezis, arcivescovo di Naxos, Andros, Tinos and Mykonos nel cui territorio insiste anche l’isola di Lesbo, che con Samos, ospita due centri di accoglienza per migranti e richiedenti asilo. Il presule, che ricopre anche la carica di Segretario generale della Conferenza episcopale greca, avverte del rischio di “trasformare la questione migranti come uno strumento di pressione politica. In ballo – ribadisce – è in gioco la dignità di queste persone e il rispetto dei diritti umani basilari”. “L’Europa – spiega al Sir – dovrebbe cambiare la sua politica verso i migranti e i rifugiati. Ci sono milioni di persone in Turchia pronte a partire. Si tratta di gente sottoposta ad abusi, discriminazioni, privata della propria dignità. Moltissime persone hanno pagato notevoli somme di denaro per fuggire salvo poi naufragare e trovare la morte nel Mediterraneo. Non è giusto usare migranti e rifugiati come strumento di pressione politica. Sono persone che vanno rispettate nella loro dignità. Gente disperata che tenta soluzioni disperate. Non trasformiamo il mare Mediterraneo in un cimitero. Facciamo in modo che non lo diventi ancora di più. Stiamo andando verso l’inverno e le rotte sono sempre più pericolose”. “Quanto sta accadendo è molto tragico”, denuncia mons. Printezis. Il presule, che ricopre anche la carica di Segretario generale della Conferenza episcopale greca, avverte del rischio di “trasformare la questione migranti come uno strumento di pressione politica. In ballo – ribadisce – è in gioco la dignità di queste persone e il rispetto dei diritti umani basilari”. “L’Europa – spiega al Sir – dovrebbe cambiare la sua politica verso i migranti e i rifugiati. Ci sono milioni di persone in Turchia pronte a partire. Si tratta di gente sottoposta ad abusi, discriminazioni, privata della propria dignità. Moltissime persone hanno pagato notevoli somme di denaro per fuggire salvo poi naufragare e trovare la morte nel Mediterraneo. Non è giusto usare migranti e rifugiati come strumento di pressione politica. Sono persone che vanno rispettate nella loro dignità. Gente disperata che tenta soluzioni disperate. Non trasformiamo il mare Mediterraneo in un cimitero. Facciamo in modo che non lo diventi ancora di più. Stiamo andando verso l’inverno e le rotte sono sempre più pericolose”.
Mediterraneo centrale (Foto di Laurin Schmid/Sos Mediterranee)
 

I detenuti al lavoro nei cantieri del Sisma

(Foto ©Siciliani-Gennari/CEI) 20 Ottobre 2022 - Roma - Le persone detenute in dieci province delle regioni Abruzzo, Lazio, Molise, Marche e Umbria avranno l’occasione di lavorare nei cantieri di oltre 5.000 opere di ricostruzione pubblica e in quelli di 2.500 chiese danneggiate dal terremoto 2016. Lo stabilisce il Protocollo d’intesa siglato, nella sede del Ministero della Giustizia, tra il Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini; la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Maria Zuppi, il Presidente del Consiglio nazionale dell’Anci, Enzo Bianco, e il Vicepresidente Ance con delega per la ricostruzione del Centro Italia Piero Petrucco. Era presente anche il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi. L’obiettivo del Protocollo, è quello di aumentare le opportunità di lavoro, strumento indispensabile per il pieno reinserimento sociale, di chi sta scontando una pena detentiva in 35 istituti del Centro Italia. Il numero dei detenuti coinvolti dipenderà dal programma dei lavori e dai cantieri individuati. Le modalità di inserimento lavorativo verranno definite in base ai profili dei singoli detenuti e alle esigenze delle aziende. Al Commissario Straordinario spetterà la funzione di raccordo delle attività, mentre il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria individuerà gli idonei e favorirà il loro inserimento in cantieri vicini alle strutture detentive, in accordo con la Magistratura di sorveglianza. La Cei promuoverà, presso le imprese impegnate nella ricostruzione degli edifici di culto, l’utilizzo di manodopera da parte dei detenuti valutati idonei. Ance diffonderà alle proprie strutture territoriali e, per il loro tramite, anche agli enti bilaterali del sistema, i contenuti del Protocollo; allo stesso modo, anche Anci nei Comuni che ospitano strutture penitenziarie. Con il Protocollo viene definito anche un Comitato paritetico di gestione, composto dai rappresentanti dei firmatari, che sarà istituto entro 15 giorni, con il compito di promuovere e monitorare le attività previste dal documento e di coordinare le azioni degli enti e dei soggetti che hanno aderito. nella definizione dell’accordo”. Per il card. Zuppi “Il Protocollo rappresenta un passo importante sulla strada della responsabilità comune. Se vogliamo che il carcere non sia solo punitivo, ma soprattutto redentivo dobbiamo smettere di pensarlo come una realtà isolata, a sé stante, emarginata. Dare ai detenuti la possibilità di lavorare è un modo per farli sentire parte della comunità, per dare loro una prospettiva di futuro e un’alternativa valida per non tornare a delinquere una volta scontata la pena. Il fatto che siano impegnati in cantieri per la ricostruzione, pubblica e religiosa, è poi un segno di speranza e un incoraggiamento a costruire insieme il nostro domani”.  

Morti di stenti in mare, nell’ indifferenza

20 Ottobre 2022 - Milano - Ancora il maledetto 3 ottobre, stavolta quello del 2022. E il mare non è quello di Lampedusa, ma quello al largo della Libia, in cui hanno perso la vita almeno 75 profughi eritrei. Una seconda tragedia costata la vita a 5 cittadini eritrei è avvenuta a inizio ottobre mentre emergono nuovi particolari sul viaggio della morte di Wegihu, il 20enne eritreo trovato cadavere un mese fa su un barchino da Open arms. Un filo rosso lega i fatti, il ritorno sulla scena di tre inafferrabili superboss eritrei del traffico di esseri umani: Abdul Razak, Abu Salam e Medhane Yedego, "il Generale". I signori dei "viaggi della speranza" tra Etiopia, Sudan e Libia, ricercati da tutte le procure europee e dall' Interpol, hanno fiutato il lezzo di denaro e morte tornato a spirare da coste e oasi libiche, di nuovo meta dei profughi dal Corno d' Africa sconvolto dalla guerra in Tigrai, dai rastrellamenti del regime asmarino in cerca di reclute e dalla carestia. Lo confermano gli attivisti di Eritrea democratica che hanno raccolto le testimonianze di parenti e sopravvissuti. Per capire l' orrore bisogna spostarsi nelle case dei rifugiati urbani di Addis Abeba, la capitale etiope cardine della rotta orientale africana del traffico di esseri umani. Lo scorso febbraio inizia qui la tragica odissea di un gruppo di circa 50 ventenni eritrei fuggiti dai campi profughi Onu nel Tigrai e disertori dell' esercito asmarino che partono a bordo di un camion per la Libia. L' organizzatore è Abdul Razak, sparito da Tripoli nel 2018 alla volta di Dubai. Secondo le testimonianze, il super trafficante si è riaffacciato sulla scena e vivrebbe in Sudan. Ciascun profugo lo ha pagato 6.500 dollari per raggiungere le coste libiche e da lì quelle italiane. Ma tre persone, tra cui una donna, muoiono soffocate appena prima del confine sudanese. E, poco dopo, le donne vengono separate dai compagni e violentate. Quando si riuniscono al gruppo quattro mancano all' appello, sparite nel nulla. I trafficanti aggregano altre 40 persone in fuga dall' Eritrea che hanno pattuito il pagamento di 4.500 euro. Dopo due giorni di viaggio raggiungono Agedabian, città costiera della Cirenaica dove vengono consegnati al trafficante libico Mahdi. La sosta è compresa nel prezzo, ma Mahdi sostiene di non aver ricevuto i soldi da Abdul Razak e pretende dai prigionieri un altro pagamento. I carcerieri chadiani per convincerli iniziano a torturarli, poi a stuprare le ragazze davanti ai compagni in un crescendo che va avanti finché i parenti sborsano 3.000 dollari a testa per liberarli. Il 19 settembre Mahdi li carica su un gommone condotto da due egiziani, ma l' imbarcazione si ribalta dopo due ore e quattro persone annegano. Cellulari e satellitare finiscono in mare, impossibile lanciare Sos. Il relitto va alla deriva, i passeggeri che muoiono lentamente di fame e sete vengono gettati ai pesci. Il fatidico 3 ottobre le onde ributtano il relitto sulla costa libica. I soccorritori vi trovano 15 cadaveri e sette sopravvissuti in fin di vita, tra cui una donna che spira poco dopo. Invece Aman, Habtom, Brhane, Binyam, Alex e Dejen, i superstiti, vengono imprigionanti a Sifra e si teme che vengano rivenduti. Per uscire dall' inferno libico altri 60 profughi eritrei si sono invece affidati al numero uno. Dall' Uganda, dove si era rifugiato, è tornato a dirigere il traffico in Libia Medhane, il Generale, al centro anni fa di un clamoroso errore giudiziario perché i magistrati palermitani imprigionarono al suo posto un falegname. Attraverso la sua rete agli inizi di ottobre ha fatto partire da Qoms per 4.500 dollari il gruppo. Ma il barcone è intercettato dalla parte della Guardia costiera libica che non ha fatto accordi con il Generale. Cinque persone cercano di sfuggire alla cattura tuffandosi per raggiungere la costa a nuoto, ma annegano. Tra di loro c' è il medico Meari Haile, 35 anni, che curava a Tripoli le vittime dei raid di miliziani e polizia. Infine il viaggio della morte di Wehigu, il 20 enne eritreo trovato cadavere sul barchino su cui viaggiava da Open Arms lo scorso 20 settembre. In due anni era stato in quattro galere libiche, era asmatico. Picchiato all' imbarco, ha respirato carburante sul barcone sovraffollato fino a morire. La famiglia aveva pagato per il suo viaggio 4mila dollari ad Abusalam, fuggito a Dubai 4 anni fa e tornato a organizzare buona parte delle partenze dalla Libia. Wegihu aveva una sorella, morta 10 anni fa per le torture dei predoni beduini nel Sinai dove si facevano le ossa i tre signori della morte eritrei, che con le loro protezioni altolocate sono tornati in azione al momento giusto. Sui social l' unica memoria che resta di queste tragedie è l' ennesimo mosaico di volti dei morti nel deserto e in mare. (Paolo Lmbruschi - Avvenire)  

Migrantes Treviso: messa al luna park per la festa di San Luca

19 Ottobre 2022 - Treviso - Settanta famiglie lunaparchiste si sono date appuntamento alle tradizionali Fiere di San Luca che da oltre ottocento anni anima la gioia e la festa dei trevigiani. “Le Fiere rappresentano un appuntamento imperdibile per tutto il territorio, una tradizione che si tramanda di anno in anno da secoli – come ricorda il vicesindaco Andrea De Checchi, in un’intervista concessa a un quotidiano locale – Quello delle Fiere di San Luca è un contesto in grado di attirare e di coinvolgere veramente tutti, anche grazie ad un programma di eventi in grado di aggiungere elementi attrattivi al tradizionale Luna Park”. Settantatré attrazioni con una novità: il "Padiglione degli specchi umoristici" della famiglia Faccio originaria della provincia di Padova. Come è consuetudine, il giorno dedicato alla memoria di San Luca, il 18 ottobre, la grande famiglia dello Spettacolo Viaggiante, presente alle Fiere, si riunisce per la celebrazione della Santa Messa. A presiederla, ieri, il responsabile della Pastorale Migrantes del Settore per la diocesi di Treviso: don Marco Cagnin. Questi, nell’omelia, ha sottolineato l’importanza della presenza delle giostre per l’allegria, la felicità e la serenità che portano non solo ai bambini, ma anche agli adulti. Sull’altare preparato sotto il tendone enogastronomico, è stata posta la pittura di Maria Madre dei Viaggianti. A concelebrare l’Eucarestia il direttore diocesano Migrantes, don Bruno Baratto e il responsabile Triveneto per la Pastorale Migrantes dei fieranti e circensi, don Mirko Dalla Torre.

Catania: celebrazione delle comunità cingalese e srilankese con l’arcivescovo Renna

19 Ottobre 2022 - Catania - Domenica scorsa la comunità cingalese e srilankese ha celebrato a Catania la tradizionale festa comunitaria e si è ritrovata unita in preghiera nella Cattedrale della città. La festa è stata organizzata dal cappellano srilankese Duminda Suresh Kumar Hettiarachchige Appuhamy, in collaborazione con il parroco della Cattedrale don Barbaro Scionti. Ad accogliere i partecipanti sul sagrato l'arcivescovo, mons. Luigi Renna  che elogiato la partecipazione di una comunità che si è distinta negli ultimi anni per l'attivismo esemplare con il quale si è integrata in città: Catania “vi ama, apprezza la vostra gentilezza, la serietà e l'onestà nel lavoro”. All’incontro anche mons. Joe Neville Perera, coordinatore nazionale Migrantes dei srinlankesi in Italia che ha presieduto la celebrazione eucaristica e ha incontrato i fedeli. La celebrazione si era aperta con una processione folkloristica con  abiti e costumi della tradizione.

Eurostat: il Paese d’origine influenza le discriminazioni sul posto di lavoro

19 Ottobre 2022 -
Roma - Il Paese di origine influenza le discriminazioni sul posto di lavoro. Nel 2021 in Europa, 5,2 milioni di donne e 3,6 milioni di uomini, di età compresa tra 15 e 74 anni, hanno riferito di essersi sentiti discriminati sul lavoro. Lo comunica Eurostat in una pubblicazione odierna del rapporto 2021 sulla forza lavoro, in particolare sui migranti e le generazioni seguenti. Secondo i dati, 0,2 milioni di uomini e 1,6 milioni di donne hanno dichiarato di essere discriminati per genere. Inoltre in Europa, le percentuali più elevate, sia per gli uomini (7,7%) che per le donne (8,8%), di coloro che si sentono discriminati sul lavoro sono state registrate tra i nati in un Paese extra Ue, seguiti da quelli nati in un altro Paese Ue (5,4% per gli uomini e 7,5% per le donne). Mentre, il tasso di occupati nati nel Paese in cui dichiarano di sentirsi discriminati sul lavoro è molto più basso: 3,2% per gli uomini e 5,8% per le donne. In termini assoluti, 618mila uomini e 564.600 donne nati in un Paese extra Ue e 193.500 uomini e 256.200 donne nati in un altro Paese Ue hanno riferito di essersi sentiti discriminati sul lavoro. “Il motivo della discriminazione è spesso l’origine straniera: questo riguarda soprattutto gli uomini nati in un Paese extra-Ue (6,0%) rispetto alle donne (5,0%)”. In totale, 481.700 uomini e 322.800 donne nati in un Paese fuori dall’Ue hanno riferito di esser stati discriminati sul lavoro a causa della loro origine straniera. Mentre all’interno dell’Ue, sono, in particolare, le donne nate in un altro Stato membro a denunciare discriminazione per le loro origini (3,4%) rispetto agli uomini (3,2%). (Sir)

Ucraina: le preoccupazioni del Papa per la situazione nel Paese

19 Ottobre 2022 - Città del Vaticano - Papa Franceso è preoccupato per la situazione che si sta vivendo in Ucraina. "Torniamo con il pensiero alla martoriata Ucraina e preghiamo per l’Ucraina", ha detto questa mattina al termine dell'Angelus in piazza san Pietro: "preghiamo per le cose brutte che stanno succedendo lì, le torture, le morti, la distruzione". E rivolgendo oil suo saluto ai pellegrini della Nigeria h detto di pregare per le vittime delle inondazioni: "penso alle violente piogge che hanno colpito in questi giorni il loro Paese, provocando inondazioni, causando tanti morti, numerosi dispersi e ingenti danni. Preghiamo - ha quindi aggiunto - per quanti hanno perso la vita e per tutte le persone provate da così devastante calamità. Non manchi a questi nostri fratelli e sorelle la nostra solidarietà e il sostegno della Comunità internazionale".  Continuando il ciclo di catechesi sul Discernimento il Pontefice ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Gli elementi del discernimento. Il libro della propria vita”. (Raffaele Iaria)

Perché la Chiesa Cattolica non vede di buon occhio la festa di Halloween?

19 Ottobre 2022 - Roma - In questi ultimi anni l’avvento sempre più intensivo della festa di Halloween nelle nostre comunità ha suscitato non poche domande e preoccupazioni. Numerosi vescovi, catechisti, educatori, hanno manifestato sempre più apertamente la loro contrarietà, considerando l’incompatibilità di questo fenomeno e dei suoi contenuti con la corretta visione della vita cristiana e adottando posizioni fortemente critiche. Quali sono i motivi di questa contrarietà? Perché tanta preoccupazione per un fenomeno che sembra essere del tutto innocuo? Una prima risposta va ricercata in ambito etico. Un modello culturale come quello proposto da Halloween che inneggia alla morte e alla bruttezza non può che essere nocivo perché l’animo umano è per sua natura votato alla bellezza. Halloween è un inno al macabro e alla dissacrazione del senso della vita. Si tratta di un progetto molto più vasto della reale innocua apparenza, fortemente sostenuto dai mass media che è non tanto quello commerciale, quanto quello di indurre l’opinione pubblica, in particolare i bambini, gli adolescenti e i giovani, a familiarizzare con le mentalità occulte, esoteriche e magiche, fortemente estranee e ostili alla fede e alla cultura cristiana. Il pericolo che venga meno la visione cristiana della vita a scapito di una visione pagana, utilitarista e addirittura esoterica è reale e molto concreto. La Chiesa invita da sempre a vigilare seriamente sui modelli culturali perché siano per l’uomo e non contro di lui. Nello specifico la Chiesa ha il dovere di interpretare e di chiarire se questi fenomeni rappresentano un pericolo o meno per la vita spirituale. Molti pastori hanno più volte evidenziato come questo fenomeno sia legato a un vero e proprio movimento esoterico e anticristiano. Occorre ovviamente fare le opportune distinzioni. Un conto è l’adolescente festante che inconsapevolmente si presta ad un modello culturale sbagliato che veicola messaggi subliminali incompatibili con la fede cristiana; un conto sono le organizzazioni esoteriche o addirittura legate al culto del male che in questi giorni operano ogni genere di blasfemia. Evidentemente in entrambi i casi si deve intervenire con decisione, ma è chiaro che si tratta di situazioni diverse, seppur collegate tra loro dal sottile filo che il maligno tesse instancabilmente per veicolare messaggi sbagliati e contrari alla fede cristiana. Per poter emettere un giudizio positivo ed equilibrato su questo fenomeno occorre saperlo interpretare e per fare questo si devono ascoltare coloro che hanno gli strumenti per farlo. I Pastori della Chiesa, a tale proposito, per definire meglio i rischi e i pericoli legati al fenomeno Halloween, sono ricorsi molte volte, in questi anni, al ruolo pedagogico ed educativo dei sacerdoti esorcisti, i quali sono concordi nel rilevare come questa realtà sia decisamente dannosa per la vita spirituale in quanto strettamente legata al mondo dell’occultismo e dell’esoterismo. Tutto questo richiama ad una legittima e giustificata preoccupazione, all’urgenza educativa e al dovere di ripristinare, soprattutto nei giovani, un umanesimo cristiano votato alla cultura del bello e del vero. (Paolo Morocutti)

Mantova: a Piubega festa della Solidarietà dai madonnari al luna park

19 Ottobre 2022 - Mantova - Domenuca prossima a Piubega torna la Festa della Solidarietà con il concorso dei piccoli madonnari con la professoressa e madonnara guidizzolese Mariangela Cappa e tanti stend e mostre coimne quella al luna park. , All'iniziativa, promossa da Comune di Piubega, associazioni del paese e commercianti lovcale prevede la consegna della Costituzione ai 18enni, il raduno delle moto Harley Davidson, un torneo di scacchi in oratorio e, nel piazzale della canonica, lo spettacolo del gruppo "Twirling Dance Majorette" di Calcinato (Bs) e lo spettacolo musicale degli allievi dell' accademia "Libera...mente" oltre ai vari stand.