Primo Piano

Migrantes Emilia Romagna: il pellegrinaggioa Piacenza sulle orme di mons. Scalabrini

12 Dicembre 2022 -
Piacenza - “Padre dei migranti”: è il titolo con il quale viene onorato un santo recentemente canonizzato, San Giovanni Battista Scalabrini, che dal territorio di Piacenza della quale fu vescovo dal 1875 al 1905, estese il suo zelo di pastore anche alle centinaia di migliaia di italiani che in condizione di grande miseria migravano verso le Americhe. I direttori diovecasi Migrante dell’Emilia Romagna, accompagnati da cappellani delle comunità etniche e da fedeli immigrati provenienti da tutta la regione, hanno vissuto sabato 10 dicembre un intenso momento di pellegrinaggio alla Cattedrale di Piacenza, guidati dal vescovo delegato per questo settore, mons. Gian Carlo Perego che è anche presidenza della Fondazione Migrantes.
Dopo la visita alla cattedrale, restaurata nelle sue forme medievali proprio dalla volontà di Scalabrini, si è tenuta la celebrazione eucaristica nella cripta. Mons. Perego nell’omelia ha sottolineato  i tratti salienti e attuali della vita del santo. Dopo la celebrazione  la visita alla Casa Madre dei religiosi Scalabriniani con il museo dell’emigrazione che racconta la storia dell’esodo di tanti italiani che attraversarono l’Oceano.

Quale volto ha il Messia che Giovanni si attende? Quale volto ha per l’uomo?

12 Dicembre 2022 - Città del Vaticano - Aveva pianto l’8 dicembre scorso davanti la statua della Madonna in piazza di Spagna, pensando ai bambini, agli anziani, ai padri e alle madri, ai giovani della martoriata terra dell’Ucraina. A Maria avrebbe voluto portare il ringraziamento “per la pace che da tempo chiediamo al Signore”. In questa domenica, la terza di Avvento caratterizzata dall’invito alla gioia, i bambini portano in piazza San Pietro le statuine di Gesù Bambino e Papa Francesco chiede loro di pregare affinché il Natale “porti un raggio di pace ai bambini del mondo intero, specialmente a quelli costretti a vivere i giorni terribili e bui della guerra, questa guerra in Ucraina che distrugge tante vite, e tanti bambini”. E pace chiede anche per il Sudan, dove sono riesplosi violenti scontri; paese che visiterà il prossimo febbraio insieme all’arcivescovo di Canterbury e al moderatore della chiesa di Scozia. Domenica nella quale troviamo Giovanni Battista in catene nell’oscurità del carcere, che manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” Che domanda drammatica, complessa ci offre il Vangelo di Matteo. Giovanni si trova al termine della sua missione e dubita, si interroga; come dire, non riconosce nel Cristo il Messia che lui ha predicato. Domanda che nasconde un altro interrogativo: quale volto ha il Messia che Giovanni si attende? Quale volto ha per l’uomo? Forse “un Messia severo che, arrivando, avrebbe fatto giustizia con potenza castigando i peccatori. Ora, invece, Gesù ha parole e gesti di compassione verso tutti, al centro del suo agire c’è la misericordia che perdona”. Certo sconvolge questo Gesù che sta a mensa con i peccatori, entra nella casa del pubblicano, che perdona e chiama alla conversione. Giovanni, dunque, è assalito dal dubbio, eppure aveva battezzato Gesù, indicandolo ai discepoli come l’Agnello di Dio. “Anche il più grande credente – afferma il Papa all’Angelus – attraversa il tunnel del dubbio. E questo non è un male, anzi, talvolta è essenziale per la crescita spirituale: ci aiuta a capire che Dio è sempre più grande di come lo immaginiamo; le opere che compie sono sorprendenti rispetto ai nostri calcoli; il suo agire è diverso, sempre, supera i nostri bisogni e le nostre attese; e perciò non dobbiamo mai smettere di cercarlo e di convertirci al suo vero volto”. Con le parole del grande teologo Henri de Lubac, Francesco ricorda che Dio “occorre riscoprirlo a tappe… talvolta credendo di perderlo”. Come fa Giovanni Battista, il quale, “nel dubbio, lo cerca ancora, lo interroga, ‘discute’ con lui e finalmente lo riscopre”. Anche noi, afferma il vescovo di Roma, possiamo trovarci “nella sua situazione, in un carcere interiore, incapaci di riconoscere la novità del Signore, che forse teniamo prigioniero della presunzione di sapere già tanto su di lui”. Giovanni ci insegna a non chiudere Dio nei nostri schemi: “abbiamo le nostre idee, i nostri pregiudizi e affibbiamo agli altri delle rigide etichette”; abbiamo nella testa l’immagine di un “Dio potente che fa ciò che vuole, anziché il Dio dell’umile mitezza, il Dio della misericordia e dell’amore, che interviene sempre rispettando la nostra libertà e le nostre scelte”. Ricordava Benedetto XVI: “non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità, della bontà di Dio che è il segno della sua presenza e ci dà la certezza che siamo amati fino in fondo e che non siamo dimenticati, non siamo un prodotto del caso, ma di una volontà di amore”. L’Avvento, dunque, è un tempo in cui, ricorda il Papa, “anziché pensare ai regali per noi, possiamo donare parole e gesti di consolazione a chi è ferito, come ha fatto Gesù con i ciechi, i sordi e gli zoppi”. E trovare il volto di Dio nei volti dei bambini anche di quelli che in piazza San Pietro sono venuti tenendo in mano il bambinello; nei volti dei tanti bambini feriti dalla guerra, in viaggio sulle rotte dei migranti, stremati dalla fame e dalla miseria. Lo troviamo in coloro che hanno offerto la propria vita per gli altri, in tanti testimoni della fede. L’Avvento, allora, “è un tempo di ribaltamento di prospettive, dove lasciarci stupire dalla grandezza della misericordia di Dio”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Vangelo Migrante: III domenica di Avvento

7 Dicembre 2022 -
Le parole dal ritmo festoso e incalzante del profeta Isaia ci introducono nella III domenica del tempo forte dell’Avvento, che viene definita della gioia; le stesse parole del profeta sono un chiaro invito a rallegrarci, poiché quanto sta per accadere sarà per tutta l’umanità un chiaro motivo di gioia. Come un timpano o un tamburo incoraggiano e segnano il passo della nostra vita; in un tempo di essenzialità e riflessione ci invitano ad alzare lo sguardo, a puntarlo verso l’oltre, verso la meta della vita. Siamo dunque invitati alla gioia, uno stato che non trova la sua essenza in quello che il mondo può donarci e che è possibile assicurarsi, quanto piuttosto nell’ottenere un qualcosa del tutto inaspettato. Dal punto di vista biblico questo sentimento sorge poiché il Messia, l’atteso dalle genti, sta per arrivare, già l’essere consapevoli che Lui si sta avvicinando è motivo di rallegramento. Tutto il primo testamento, con i suoi patriarchi, mediatori, re, sacerdoti e profeti, è stato una preparazione alla venuta del Cristo, Egli avrebbe realizzato le attese del popolo eletto da Dio. Ottenere un sicuro risultato non potrà mai suscitare gioia, per questo Gesù, come evidenzia il Vangelo di oggi, si manifesta come una novità assoluta poiché realizza la volontà del Padre, non tramite la via della violenza e della forza, ma per mezzo dell’amore. La gioia, dunque, è l’inaspettato che si concretizza, che ha come sua radice il dubbio, così come è stato per Giovanni Battista, il quale rimane spiazzato dalle parole e dall’atteggiamento dell’Agnello di Dio. La risposta che quest’ultimo riceve da Gesù manifesta in modo chiaro che Dio ha deciso di non spargere sangue, di non muovere nessuna guerra: i romani continueranno a imperare e lo stato d’Israele a essere diviso sotto vari regimi. Il Cristo, dunque, compie qualcosa di inatteso e insperato in quanto sana le debolezze di colui che ha perso la fede, di chi si è smarrito lungo il cammino della vita; gli esclusi ritornano a riacquistare i loro diritti di persona, l’orecchio di ciascuno è in grado di ascoltare la parola del Signore, colui che è nel peccato e per questo un invisibile, ritorna a relazionarsi con la comunità umana: Dio è per tutti, il suo amore ci rende suoi famigliari, suoi figli. La gioia adempie delle attese, ma tramite eventi mai lontanamente immaginati: Dio è il misericordioso redentore, Egli si identifica con il povero che invoca aiuto. Giovanni nella sua, racchiude tutte le nostre domande e Gesù con la sua risposta suscita gioia e ci fa dimorare in essa. La domanda del Battista è frutto di un processo esistenziale di ricerca, quest’ultimo non è una canna sbattuta dal vento, bensì ha ben chiara l’essenza della vita. Il suo interrogativo può scaturire solo nel momento in cui si decide di uscire dalle mode, nello scostarsi dalla corrente comune, nel non piegare la testa all’inclinazione del pensiero forte del momento. Il Battista è la sentinella che sta davanti a Dio anche se ancora non lo ha raggiunto, il suo sguardo verso il fine lo erge sulle mura di un’umanità disperata e dolorante. Giovanni da profeta non si astrae dal nostro oggi, è pienamente concentrato sul presente verso cui indirizza l’invito alla conversione, la sua testimonianza ci pone due antichi interrogativi: chi siamo e dove ci troviamo. La parola di Gesù trovi posto nel nostro cuore e guarendo le nostre ferite spirituali, ci aiuti ad alzare il nostro sguardo. (Luca De Santis)
 

Viminale: da inizio anno sbarcate 96.816 persone migranti sulle coste italiane

7 Dicembre 2022 -
Roma - Sono 96.816 le persone migranti sbarcate sulle coste italiani da inizio anno ad oggi.  Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 20.041 sono di nazionalità egiziana (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (17.539, 18%), Bangladesh (14.099, 15%), Siria (8.140, 8%), Afghanistan (6.809, 7%), Costa d’Avorio (4.804, 5%), Guinea (3.706, 4%), Pakistan (2.736, 3%), Iran (2.261, 2%), Eritrea (2.054, 2%) a cui si aggiungono 14.627 persone (15%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Circo: conclusa la prima edizione dell’Italian Circus Talent Festival di Roma

7 Dicembre 2022 - Roma - Si è chiusa la 1ᵃ edizione dell’Italian Circus Talent Festival di Roma. La quattro giorni di spettacoli si è conclusa assegnando ben tre ori, tre argenti e quattro bronzi ai talentuosi atleti italiani in competizione. La gara aperta agli under 25 ha portato in pista 20 numeri diversi con altrettanti artisti italiani, provenienti dalle scuole di formazione nazionali. Gli artisti in competizione, a giorni alterni, si sono cimentati davanti a tre giurie, fino ad arrivare allo spettacolare pomeriggio di gala di domenica. La gara è stata presentata da Alessia dell’Acqua e Michael Bobic Vanacore. Alla  Giuria della Critica, composta dai rappresentanti delle testate di settore l’incombenza di scegliere il più originale e il più innovativo fra i 20 nuovi numeri proposti durante il festival. Il premio della critica “per il potenziale creativo e la capacità di rielaborare le tecniche di diverse discipline dando così vita ad un numero originale”  è andato al  piccolo Nathan Luca Gravagna, il più giovane della competizione che dall’alto dei suoi 11 anni e 6 mesi si è esibito al palo acrobatico. Il premio della Giuria Popolare se lo sono aggiudicato i fratelli  Jonathan e Michael Kocha  che hanno invece  allestito una performance acrobatica dinamica e vivace. Il compito di assegnare i premi d’Oro, d’Argento  e di Bronzo  è spettato alla Giuria Tecnica, composta da dieci esperti in arte circense, coreografi, direttori artistici e rappresentati del circo a livello internazionale. I giurati hanno diviso i concorrenti dell’Italian Circus Talent Festival in under 16 ed over 17 per uniformare le esibizioni. L’Oro under 16 se lo sono aggiudicato rispettivamente Manfredi Orfei Nones, depositario di una tradizione artistica leggendaria, l’addestratore di elefanti, il giovane Manfredi si è esibito con l’elefante Katia, ultimo esemplare tuttora in vita del gruppo di elefanti della nonna Moira; e Alexander Orfei Malachikhine alle cinghie aeree. L’Oro over 17 è andato invece a Alessandro Togni per il suo incredibile numero di giocoleria a cavallo. L’Argento under 16 se l’è aggiudicato Nathan Luca Gravagna. L’Argento over 17 è andato a Aris Martini, appartenente alla  nona generazione artistica della sua famiglia, Aris, il più “vecchio” della competizione “24 anni e 7 mesi” ha presentato un numero di tessuti aerei; e ai fratelli Aris e Erin Zavatta con il loro spettacolare numero di pattinaggio acrobatico. Due i premi di Bronzo over 16 il primo, ad una tra le più giovani trapeziste in Europa Denise Castellucci e l’altro a Nicole Errani per il suo numero di giocoleria cosiddetta “a rimbalzo”. Due anche i Bronzo over 17 consegnati a: Nicole Martini per un armonico numero di verticali e ad Erika Togni  per il suo numero acrobatico a cavallo dove cavalca a passo di danza.    

Gioia Tauro: prima festa delle nazionalità

7 Dicembre 2022 - Gioia Tauro - Una Comunità che cresce è una comunità attenta al presente ma con lo sguardo aperta al futuro. Una Comunità che dialoga a tutto campo e la vita anima i discorsi e orienta le scelte. Animatori, collaboratori e membri della CEP che fanno propri le idee di alcuni e si adoperano per la loro realizzazione. In questo cuore che pulsa è nata “la festa delle nazionalità”. Nel nostro presente, nel presente del territorio della parrocchia di San Francesco da Paola ma anche di tutta Gioia Tauro e di molti centri della Piana la presenza di persone di nazionalità diverse è una realtà. Molti di loro hanno già un lavoro, altri sono alla ricerca. Tutti in qualche modo si relazionano col territorio ma in fondo rimangono ancora mondi isolati e parlare di integrazione è ancora presto. Una Comunità viva non è indifferente e per questo ha inteso avviare processi di integrazione. È stato questo il senso di quanto la comunità parrocchiale San Francesco di Paola Oratorio centro giovanile don Bosco ha voluto vivere con “la festa delle nazionalità”. Per questo primo appuntamento si è partiti invitando le famiglie dei ragazzi che frequentano l’Oratorio o il percorso di catechesi, nella speranza, in futuro, di includere anche altri che abitano il territorio Gioiese e no. Hanno aderito Ucraini, Polacchi, Moldavi, Marocchini e Nigeriani. Per ogni nazionalità è stato predisposto un gazebo perché ognuna potesse allestire uno stand delle loro tradizioni. Al parroco, don Natale Ioculano, il compito di avviare la serata. Poche parole per esprimere il desiderio e la volontà di accogliere la pluralità di voci e le sensibilità delle diverse nazionalità. Poi si è lasciato spazio per ogni nazionalità e ognuna ha saputo esprimersi raccontando e comunicando la propria storia, la propria cultura le proprie tradizioni. È stato bello sentire loro piuttosto che parlare di loro. Nel loro raccontarsi hanno suscitato emozioni veramente forti e intense. In fondo è la conoscenza reciproca il fondamento di relazioni vere e durature per una crescita vicendevole. Quasi tutti hanno indossato i loro costumi tradizionali e i vari colori hanno dato ancora più vita alle parole, ai canti, ai balli e ai brevi video proposti. In circa un’ora si è avuto la possibilità di attraversare storie, culture tradizioni che non hanno lasciato indifferente nessuno. Terminato il primo momento si è passati alla visita degli stand allestiti da ogni nazionalità per ammirare ancora i segni della loro storia e per gustare i sapori delle loro tradizioni. La scelta di far preparare i piatti tipici della loro nazione è stata voluta per rappresentare al meglio il nostro desiderio, vale a dire come l’armonia di ingredienti diversi crea sapori particolari così il rapporto reciproco non deve annullare le differenze quanto piuttosto tendere a costruire armonia. Gradita la presenza della Vicesindaco, la Dottoressa Moliterno, e della Consigliere Regionale, la Dottoressa Pedà. Entrambe hanno avuto parole di accoglienza verso i presenti e di apprezzamento per la bella iniziativa. Una festa riuscitissima grazie alla collaborazione degli animatori e collaboratori dell’Oratorio e di altri della CEP che si sono coinvolti allestendo la stand Italia. Senza presunzione diciamo che “la festa delle nazionalità” è stata un evento che ha creato relazioni, ha celebrato la pluralità, ha accolto tutti e ciascuno. Una festa che è diventata casa e cuore e dove c’è amore tutto ciò che accade diventa avvenimento. E' stata la prima festa. Accogliendo il desiderio di tutti, che coincide anche con il nostro, abbiamo già iniziato a pensare alla prossima. L’integrazione non si dice ma si vive e noi vogliamo fare la nostra parte. (Parrocchia San Francesco da Paola di Gioia Tauro, Oratorio centro giovanile don Bosco).​

Migrantes Piemonte: la presentazione del rapporto Immigrazione ad Asti e Torino

7 Dicembre 2022 - Torino - Sarà presentato in Piemonte, nella prossima settimana, il Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Il primo appuntamento il 15 dicembre ad Asti su iniziativa degli uffici Caritas e Migrantes della diocesi. Interverranno Simone Varisco della Fondazione Migrantes e il vescovo mons. Marco Prastaro, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d'Aosta. Il secondo appuntamento a Torinoi il giorno successivo. Ad introdurre i lavori il direttore Migrantes regionale, Sergio Durandoseguito dai saluti istituzionali di mons. Gian Carlo Perego, Presidente Fondazione Migrantes  e Stefano Tallia,  Presidente dell'Ordine dei giornalisti del Piemonte. A presentare il Rapporto Laura Fusca, Simone Varisco, Paola Barretta e Asmae Dachan. A concludere Pierluigi Dovis, Direttore della Caritas Piemonte/Valle d’Aosta.  

Save the Children e UNICEF: inaccettabile la morte di altri bambini nell’ennesima tragedia nel Mediterraneo

7 Dicembre 2022 - Roma - La notizia di due bambini di 4 mesi e 6 anni dispersi nell’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa, che conta anche altri due dispersi, è una tragedia “inaccettabile”. I genitori, originari della Costa d’Avorio, soccorsi  e giunti sull’isola hanno confermato la perdita dei loro figli nel tentativo disperato di raggiungere l’Europa per “cercare un futuro possibile, spezzato dal drammatico naufragio. Si tratta del secondo naufragio al largo dell’isola accaduto negli scorsi due giorni, che conferma come il Mediterraneo centrale sia tra le rotte migratorie che causano il numero più elevato di vittime, tra cui donne e minori. È necessaria un’assunzione di responsabilità condivisa tra gli Stati membri e le istituzioni europee che disponga un meccanismo coordinato e strutturato di ricerca e salvataggio delle persone in difficoltà in mare, agendo nel rispetto dei principi del diritto internazionale, e che si ponga l’obiettivo di garantire vie sicure e legali per l’ingresso in Europa”. Lo dichiarano Save the Children e UNICEF, presenti sull’isola di Lampedusa con un intervento di protezione. Il team, che opera per garantire una risposta immediata ai bisogni essenziali di bambine, bambini e adolescenti e delle loro famiglie che arrivano a Lampedusa,  ha contribuito a garantire “immediato supporto e assistenza ai genitori sopravvissuti durante le operazioni di sbarco e presso l’hotspot sull’isola”. Le due Organizzazioni sottolineano “l’importanza dell’impegno nell’accoglienza e nella protezione dei migranti che attraversano la frontiera sud dell’Europa in cerca di salvezza, e in particolare di quelli più vulnerabili, come minori soli, anche molto piccoli, donne e famiglie con  bambini. La situazione di questi giorni a Lampedusa dimostra, ancora una volta, la necessità di affrontare l’arrivo dei migranti in modo strutturato e la  necessità di garantire subito assistenza e protezione adeguate”.

Centro Astalli: “le migrazioni devono essere governate”

7 Dicembre 2022 - Roma - «Continuare a rimanere fermi e indifferenti davanti all' abominio delle morti nel Mediterraneo non può essere strategia politica, perché é la barbarie". È la denuncia di padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, dopo l' ennesimo naufragio al largo di Lampedusa. «Quattro i dispersi tra cui due fratellini: un neonato di 3 mesi e uno di 6 anni. Fra i 33 sopravvissuti ci sono i genitori delle due piccole vittime. Erano su una piccola barca partita dalla Tunisia, affondata nelle acque davanti Lampedusa. Appena due giorni fa un' altra tragedia del mare: una barca si era ribaltata sempre al largo dell' isola, in 40 erano stati tratti in salvo ma tre risultano ancora dispersi». Per padre Ripamonti è «urgente intervenire nel Mediterraneo per porre fine all' ecatombe pressoché quotidiana di migranti». «La politica, anche quella europea, assuma la propria responsabilità di governare le migrazioni. Illusorio e senza prospettive continuare a parlare di strategie per fermare le migrazioni che - sottolinea - non possono essere fermate ma devono essere governate».

Scuola, agricoltura e lavoro: approvati 73 nuovi progetti Cei

5 Dicembre 2022 -
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Roma - Nella riunione del 25 e 26 novembre, il Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo ha approvato 73 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 9.837.800 euro così suddivisi: € 4.422.196 per 26 progetti in Africa, € 3.499.455 per 35 progetti in America Latina; € 1.274.644 per 11 progetti in Asia; € 641.505 per 1 progetto in Medio Oriente. Tra gli interventi più significativi, sei sono in Africa e hanno come focus principale la formazione: in Angola, la Caritas diocesana di Menongue organizzerà per le ragazze e le donne di 26 villaggi un programma di formazione itinerante, articolato in corsi di alfabetizzazione, economia domestica, educazione alla dignità, alla salute, all’alimentazione, all’igiene. In Burkina Faso, l’associazione “La Goccia Onlus” realizzerà una scuola primaria a Ziniarè, a 35 Km dalla capitale, che potrà accogliere 240 alunni, in gran parte orfani. In Ciad, la Diocesi di Sarh costruirà a Koumra un edificio e acquisterà nuove attrezzature per il Liceo “College P. Marcel Durand” con l’obiettivo di rafforzare l’insegnamento secondario di qualità, promuovere gli studi commerciali e offrire formazione informatica. In Etiopia, i Fratelli delle Scuole Cristiane restaureranno e amplieranno la scuola “St. Joseph” di Adama, mentre in Mauritania la Diocesi di Nouakchott ammodernerà la biblioteca aggiungendo testi nuovi e più aggiornati e rilanciando corsi di formazione, iniziative culturali e di sostegno scolastico. Nella Repubblica Democratica del Congo, le Suore delle Poverelle ristruttureranno il Liceo Palazzolo a Kingasani e avvieranno una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e sull’importanza dell’emancipazione femminile attraverso l’istruzione e la formazione professionale. Nel Continente americano, grande attenzione sarà data all’agricoltura quale volano di crescita e sviluppo. In Colombia, il Vicariato Apostolico di Puyo costruirà un centro per la raccolta e la vendita di prodotti agricoli coltivati dai gruppi familiari e soprattutto dalle donne indigene contadine. A El Salvador, la Diocesi di Santiago de Maria insieme alla Caritas nazionale avvierà una attività di “microcredito informale” attraverso la fornitura di attrezzature agricole e sementi per migliorare la produzione agricola locale. Nella Diocesi di Escuintla, in Guatemala, la Caritas sosterrà con l’acquisto di sementi, materiali e concimi per la coltivazione di mais le comunità rurali di El Níspero e Belize, dove la terra fertile è monopolizzata per quasi l’80% dalla coltivazione della canna da zucchero. In Brasile, invece, l’Arcidiocesi di Aracaju amplierà il centro educativo “S. Giuseppe operaio” a Santo Amaro das Brotas per svolgere attività di supporto sociale e scolastico a giovani che vivono situazioni di disagio. Nel Continente Asiatico, uno dei progetti sarà realizzato in India, dove il “Cochin Service Social Society” promuoverà, nella Diocesi di Cochin, un percorso formativo per lo sviluppo socio-economico delle famiglie di detenuti, condannati ed isolati, vittime di suicidio e per l’integrazione dei lavoratori migranti poveri. Saranno organizzati seminari, lezioni, visite mediche, corsi e attività per minori, a beneficio di circa di 15mila persone. In Medio Oriente, infine, grazie al progetto “Piccirillo Handicraft Center” (fondato nel 2018 dai Frati Minori Custodia della Terra Santa), l’Arcidiocesi di Genova sosterrà lo sviluppo dell’artigianato tradizionale palestinese con particolare attenzione alla difesa del patrimonio artistico e culturale di Betlemme e alla formazione dei giovani artigiani. Dell’intervento triennale, che comprende l’acquisto di macchinari di ultima generazione e l’installazione di un impianto fotovoltaico, beneficeranno 300 giovani di età compresa tra i 14 e19 anni (100 ogni anno) e 80 tra artigiani e piccoli imprenditori.  

Anche due bimbi tra i dispersi in un naufragio a Lampedusa

5 Dicembre 2022 - Roma - A naufragare dovrebbero essere le nostre coscienze di fronte a notizie come quelle che purtroppo, offre oggi la cronaca sulle migrazioni. E invece a naufragare sono state, ancora una volta, le vite di chi si era imbarcato via mare in un “viaggio della speranza” trasformatosi poi in disperazione e morte. Ieri sera, un barchino di sei metri è affondato nelle acque antistanti l’isola siciliana di Lampedusa. La Guardia costiera è riuscita a trarre in salvo 32 persone, tra cui 3 donne. All’appello, però ne mancano 4, tra cui due bambini rispettivamente di 6 i mesi e 6 anni. L’imbarcazione era partita da Sfax, in Tunisia, ma è affondata prima di raggiungere le coste italiane.
Solo due giorni fa, sempre al largo di Lampedusa, si era registrato il rovesciamento di un altro barcone carico di migranti.
Anche in questo caso, la Guardia costiera era riuscita a salvare 40 persone, ma ci sarebbero almeno 3 dispersi, mentre l’hotspot dell’isola accoglie ora 479 migranti.
Intanto, le nave di ong continuano le operazioni di soccorso nel Mediterraneo: attualmente, a bordo della Geo Barents ci sono 164 sopravvissuti, tra un bimbo di soli 10 anni, mentre altre 103 persone, di cui 30 minori, sono state recuperate al largo della Libia dalle navi Humanity e Louise Michel.
Ulteriori novità srrivano anche per la rotta migratoria balcanica: la Commissione europea ha presentato oggi un piano d’azione basato su 5 pilastri, ovvero rafforzare la gestione delle frontiere lungo le rotte; attuare procedure di asilo rapide fornendo sostegno alla capacità di accoglienza; contrastare il traffico di migranti; rafforzare la cooperazione per i rimpatri e allineare le politiche in materia di visti. Suddiviso in 20 punti, il programma, spiega l’organismo Ue, «stabilisce una serie di misure per rafforzare il sostegno dell’Unione agli Stati membri che devono far fronte a
una maggiore pressione migratoria lungo le rotte dei Balcani occidentali». Quest’anno, infatti, gli spostamenti «sono notevolmente aumentati a causa di diversi fattori, tra cui le pressioni economiche e l’insicurezza derivanti dai conflitti in corso». «La risposta ai nostri problemi sulla migrazione è europea, il modo migliore per affrontarla è lavorare insieme», ha commentato il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas.

8 Dicembre: dai bambini di “Fonte d’Ismaele” una “Luce per l’Ucraina”

5 Dicembre 2022 - Roma - In occasione della festa dell'Immacolata Concezione il prossimo 8 dicembre 2022 i bambini dell'associazione Fonte d'Ismaele lanciano l'iniziativa "Una luce per l'Ucraina" invitando tutti coetanei ad accendere una candela sul proprio balcone o davanzale alle ore 18 della sera come segno di vicinanza e solidarietà nei confronti dei tanti bambini ucraini che vivono costretti al buio e al freddo. "I nostri bambini - spiega Lucia Ercoli, presidente dell'associazione Fonte di Ismaele - ci hanno chiesto perché i loro coetanei ucraini non hanno luce e riscaldamento. E' stato difficile spiegare loro cos'è la guerra e le sue dinamiche perverse. Abbiamo deciso con loro di dare un segnale concreto di vicinanza e solidarietà ai loro coetanei ucraini proponendo anche agli adulti di accendere il pomeriggio dell'8 dicembre una piccola candela sul proprio balcone o sulla propria finestra. Vogliamo così riaccendere simbolicamente la speranza di pace proprio nel giorno dedicato alla Vergine, affidando a lei tutto il popolo ucraino".  

Comunità Sant’Egidio: “allargare decreto flussi”

5 Dicembre 2022 -
Roma - Un appello al governo italiano per “l’allargamento del decreto flussi a tante figure professionali come infermieri e assistenti domiciliari, necessarie nell’aiuto alle persone anziani e disabili”. Lo ha lanciato oggi il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, durante la conferenza stampa a Roma per la presentazione della nuova edizione della guida  “Dove mangiare, dormire, lavarsi”, 280 pagine di indirizzi utili per chi vive per strada, conosciuta anche come la “Guida Michelin dei poveri”. “So che si sta discutendo in queste ore del decreto flussi – ha detto Impagliazzo –. Da tempo insistiamo presso diversi governi. L’ultimo decreto è stato di 69.700 persone. Chiediamo di allargarlo anche a quei Paesi che non hanno accordi diretti con l’Italia, come il Venezuela, il Perù e altri Paesi dell’America Latina dove c’è tanta cultura infermieristica”. Sant’Egidio chiede “l’equipollenza dei titoli e un decreto flussi che tenga conto anche dei bisogni delle famiglie, degli anziani, delle persone con disabilità”, ricordando che “Eurostat stima che l’Italia abbia bisogno di almeno 200.000 lavoratori l’anno, mentre delle 69.700 presenze dell’ultimo decreto flussi ne sono arrivate solo la metà, per problematiche burocratiche molto serie”.

Mattarella: volontariato “valore inestimabile”

5 Dicembre 2022 -
Roma - “Il volontariato rappresenta un valore inestimabile, espressione della solidarietà basata sulla consapevolezza di un destino comune a tutta l’umanità. Nelle sue diverse esperienze contribuisce alla coesione di ogni società e rappresenta un veicolo prezioso per la comprensione e la cooperazione internazionale”. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale del volontariato. Per il Capo dello Stato, “offrire soccorso a chi è in difficoltà con altruismo e abnegazione genera comunità inclusive, robuste, fondate sulla tutela dei diritti fondamentali. L’ampia e spontanea mobilitazione in aiuto delle comunità colpite da eventi calamitosi ne è testimonianza”, sottolinea il presidente, convinto che “il volontariato costituisce, altresì, una risorsa preziosa per le istituzioni che, con la valorizzazione della partecipazione della società civile, possono adottare misure più efficaci e vicine ai bisogni e alle attese delle persone”. “Le Nazioni Unite – ricorda Mattarella – esortano gli Stati membri a coinvolgere maggiormente i volontari nell’affrontare le emergenze e le nuove necessità collettive globali, tra le quali spicca il contrasto ai cambiamenti climatici e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile”. “In questa Giornata, esprimo a coloro che offrono la loro opera il profondo senso di gratitudine della Repubblica”, conclude il presidente.

Migrantes Padova: dialogo sui diritti umani

5 Dicembre 2022 - Padova - Liberi di partire, liberi di restare. Un diverso modo per dire il diritto di emigrare e di non emigrare. Diritto che è sempre stato rivendicato fin dal principio delle migrazioni in partenza dall’Italia e dalle nazioni europee fin dalla fine dell’800, ma che oggi sembra vacillare di fronte a tanti avvenimenti. L’applicabilità dei diritti è compito della giurisprudenza e per questo il Master di Diritto delle Migrazioni dell’Università di Bergamo ha organizzato, nei giorni scorsi, una Giornata di Studio con il titolo “Dialogo sui diritti umani. La tutela della libertà individuale e il contrasto alle nuove schiavitù”.  Paola Scevi, che da tredici anni dirige questo Master di eccellenza per chi si occupa dei temi migratori, ha condotto i lavori e svolto la relazione “La tratta di persone nel contesto dei conflitti armati. Strategie di contrasto”. Prima ancora a parlare è stato il Card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana: “Chi scappa dalla guerra, chi scappa da quella guerra che è la fame e la povertà, che è la negazione della propria dignità, avrebbe preferito restare e non partire. Dal momento che è partito, è necessario aiutarlo”. Sullo sfondo di queste parole appare evidente l’estensione della Convenzione di Ginevra del 1951 sui Rifugiati, oltre ai motivi di fuga al seguito dei conflitti armati. “Estendere la Convenzione di Ginevra sui rifugiati alla tratta degli esseri umani”, è stato uno snodo importante dell’articolata relazione della prof.ssa  Scevi, che è anche membro di un gruppo di esperti del Consiglio Italiano Rifugiati. Il Cardinale Zuppi ha ricordato che nella Bologna dell’anno Mille avvenne un’azione che unì umanesimo e utilitarismo, dando la cittadinanza a più di 5.000 persone altrimenti rimaste nel “limbo” della non-appartenenza e in balia degli sfruttatori. Con la cittadinanza si diede loro la possibilità di inserirsi nell’attività lavorativa: questo fece la fortuna di Bologna e siglò il “liber padadisus”. “ Si può rispondere con la giurisprudenza per dare diritti e fare uscire dal limbo tante persone, altrimenti soggiogate e violate. Dare loro diritti e anche doveri, per la loro e la nostra dignità. A tal proposito la Prof.ssa Scevi ha richiamato e approfondito la Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite sul contrasto della tratta delle persone ed il contrasto delle organizzazioni criminali. La caratteristica transnazionale delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico delle persone e la tratta degli esseri umani, chiede la necessità di strumenti giuridici idonei a livello internazionale per poter agire con efficacia. “Alzare muri di qualche metro, allargare muri di qualche metro, assieme alla vergognosa inconsistenza della cooperazione economica a favore di alcuni Paese”, ha detto il Card. Zuppi, “vuol dire non guardare al futuro”. A questo futuro, costruito con la forza del diritto, si rivolge il Master di Diritto delle Migrazioni, che nel marzo del prossimo anno darà avvio ad una nuova edizione, di cui sono già aperte le iscrizioni. (Gianromano Gnesotto)

Una voce nel deserto

5 Dicembre 2022 - Città del Vaticano - Un uomo austero e radicale, allergico alla doppiezza. Così Papa Francesco parla, all’Angelus, di Giovanni Battista, una delle tre figure simbolo, assieme a Maria e al profeta Isaia, di questo tempo di Avvento che ci accompagna alla nascita di Gesù. A prima vista il Battista poteva incutere timore: era vestito “di peli di cammello”, si “cibava di locuste e miele selvatico”, e invitava “tutti alla conversione perché il regno dei cieli è vicino”, ricorda il vescovo di Roma. È Matteo che nel suo Vangelo ci fa incontrare Giovanni Battista che predica nel deserto della Giudea e battezza con l’acqua del fiume Giordano; “voce di uno che grida nel deserto”, voce che inquieta e chiama alla conversione. “Germoglio che spunterà dal tronco di Iesse”, il padre di Davide, come si legge in Isaia, la prima lettura: “su di lui si poserà lo Spirito del Signore” e giudicherà “con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra”. Passaggio da un prima a un dopo, Giovanni Battista, posto com’è tra passato e futuro, tra i profeti legati alla Parola – ecco la voce – e il nuovo orizzonte di speranza e fiducia in un Dio che nasce. In questo “qui e non ancora” l’invito alla conversione “perché il Regno dei cieli è vicino”, anzi “è in mezzo a noi”. Più che un uomo duro “è un uomo allergico alla doppiezza” Giovanni Battista, afferma il Papa, tanto da mostrare una “reazione allergica” molto forte quando “si avvicinano a lui farisei e sadducei, noti per la loro ipocrisia”. Molti gli si avvicinavano per “curiosità o per opportunismo”, prosegue, “era diventato molto popolare”. E tra “doppiezze e presunzione” essi “non coglievano l’occasione di grazie”. Così quella voce, afferma Francesco, è come il grido di un padre “che vede il figlio rovinarsi e gli dice non buttare via la tua vita”, perché “l’ipocrisia è il pericolo più grave” e può “rovinare anche le realtà più sacre”. Per accogliere Dio, “non importa la bravura, ma l’umiltà”, ognuno di noi “deve confessare, prima di tutto sé stesso, i propri peccati, le proprie mancanze, le proprie ipocrisie; bisogna scendere dal piedistallo e immergersi nell’acqua del pentimento”. Le “reazioni allergiche” del Battista, dice il Papa, fanno riflettere anche noi che a volte “guardiamo gli altri dall’alto in basso” e pensiamo “di non avere bisogno ogni giorno di Dio”. L’unica occasione in cui è lecito guardare gli altri dall’alto in basso, spiega, è quando “aiutiamo gli altri a risollevarsi”. Voce, deserto; immagine che rimanda alla storia di Israele che proprio nel deserto si era formato come popolo, sperimentando la fedeltà a Dio e la consapevolezza della propria fragilità. Voce che inquieta e chiama alla conversione; voce di uomo, non volto o persona, che prepara l’avvento di un altro Uomo che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Il deserto è aridità e inattesa fecondità, e in qualche modo simboleggia il cuore arido di chi non è capace di accogliere l’altro. Questo tempo di attesa ci offre anche l’opportunità di cogliere i tanti deserti delle nostre vite, di individuare quei rumori che ci distraggono e ci allontanano da quella mangiatoia di Betlemme. L’Avvento, luogo della prova, è dunque “tempo di grazia per toglierci le nostre maschere – ognuno le ha, dice il Papa – e metterci in coda con gli umili; per liberarci dalla presunzione di crederci autosufficienti, per andare a confessare i nostri peccati, quelli nascosti, e accogliere il perdono di Dio, per chiedere scusa a chi abbiamo offeso. Così comincia una vita nuova”. La strada è una sola, afferma il vescovo di Roma, quella dell’umiltà: “purificarci dal senso di superiorità, dal formalismo e dall’ipocrisia, per vedere negli altri dei fratelli e sorelle, dei peccatori come noi, e in Gesù vedere il Salvatore che viene per noi – non per gli altri, per noi – così come siamo, con le nostre povertà, miserie e difetti, soprattutto con il nostro bisogno di essere rialzati, perdonati e salvati”. Con Gesù, afferma ancora Francesco, “la possibilità di ricominciare c’è sempre”, c’è sempre “la possibilità di fare un passo in più. Egli ci aspetta e non si stanca mai di noi”. In questo tempo di attesa, guardando alla Madonna, più forte deve essere la “nostra preghiera per la pace, specialmente per il martoriato popolo ucraino”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes: domani a Basilea la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

3 Dicembre 2022 - Roma - Verrà presentato domani a Basilea l'ultima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. A presentarlo, all'interno di "Aspettando Sconfinamenti” - il  Festival dell'editoria italiana in Svizzera -  Delfina Licata, coordinatrice del Rapporto. Con lei Toni Ricciardi, membro del Comitato Scientifico del RIM e Franco Narducci, già Vice Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera. Ideaiti e promosso  dal Comites di Basilea e dal GIR – Giovani Italiani in Rete, insieme a ITACA, con il patrocinio della Federazione delle Colonie Libere italiane in Svizzera (FCLIS), il supporto comunicativo di Radio Onefive e logistico del Quartiertreffpunkt Erlenmatt, il festival si svolgerà la prossima primavera a Basilea. L'iniziativa "si basa sulla condivisione di parole, immagini, pensieri e concetti tra la nostra comunità italiana e tutte le comunità con cui entriamo ogni giorno in contatto nelle nostre esistenze in migrazione". Il festival  "vuole riportare la parola scritta, in italiano, i libri, a circolare nel piccolo angolo di  Basilea per ricostruirvi intorno un terreno sconfinato di idee e immagini condivise, da cui ripartire per disegnare nuovi mondi possibili”. Questa sera, in vista dell'appuntamento di primavera, la presentazione di “Storia dell’emigrazione italiana in Europa” (Donzelli editore 2022) di e con Toni Ricciardi - storico delle migrazioni  -  che dialogherà con Giangi Cretti, giornalista, presidente Fusie e consigliere Cgie. Ad introdurre i lavori l’intervento di saluto del reggente del Consolato, Giovanni Cavagnoli. Domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo mentre l’8 dicembre verrà presentato “Luce nell’oscurità”, volume di Gloria E. Anzaldúa (Meltemi Editore 2022) con Elisabetta Careri, autrice dell’introduzione, Lavinia Hanay Raja, Ricercatrice del gruppo Ippolita e curatrice della Collana “Culture Radicali” di Meltemi e Amina Trevisan, Gran Consiglio Basel Stadt SP. L’anteprima si chiude l’11 dicembre con la tavola rotonda “La soluzione: sostantivo femminile” su migrazione-lavoro e migrazione-formazione dal punto di vista di genere.

Mattarella: gestione comune dei migranti cruciale per l’Ue

2 Dicembre 2022 - Roma - "La crescita dei Paesi posti sulle rive del Mediterraneo passa anche per una comune e lungimirante gestione dei flussi migratori che impoveriscono i Paesi di origine di energie utili allo sviluppo delle loro comunità". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo all'ottava edizione della Conferenza Rome Med - Mediterranean Dialogues. Per il Capo della Stato si tratta di una questione "decisiva e globale - come ben sa l’Organizzazione internazionale delle migrazioni - legata a dinamiche demografiche e d’interconnessione mondiale che appare vano pensare che possa eclissarsi e che dobbiamo, invece, in una logica di comune interesse, impegnarci a gestire". Anche su questo terreno - ha quindi spiegato Mattarella -  diplomazia, istituzioni nazionali ed internazionali, a cominciare dall’Unione europea, "sono chiamate a un impegno comune fra loro e con quei Paesi più esposti a questo fenomeno e, penso alla difficile situazione che continua ad attraversare la Libia. Anche in questo caso sono in gioco la vita, il destino e la dignità degli esseri umani. E’ questione cruciale per la stabilità e per la prosperità dell’Unione Europea e per la stabilità e la prosperità del nostro vicinato meridionale. Proprio la dimensione e la complessità delle prove che abbiamo davanti a noi ci deve spingere ad affrontarle assieme, in uno spirito di forte solidarietà". I Dialoghi mediterranei hanno  - ha concluso Mattarella - il "merito di rafforzare questa reciproca consapevolezza e di fornirci al tempo stesso uno strumento per individuare percorsi comuni". (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: “migrazione essenziale per il bene del Mediterraneo, trovare soluzione comprensiva”

2 Dicembre 2022 -
Città del Vaticano - “Il Mediterraneo , oggi, stenta ad essere vissuto come luogo di incontro, di scambio, di condivisione e di collaborazione. Eppure, nello stesso tempo, è proprio in questo crocevia di umanità che ci attendono tante opportunità”. Lo scrive Papa Francesco nel suo messaggio ai partecipanti all’VIII Conferenza Rome MED Dialogues, in corso a Roma dal 1° al 3 dicembre. “Dobbiamo dunque riprendere la cultura dell’incontro di cui abbiamo tanto beneficiato, e non solo nel passato. Così si potrà ricostruire un senso di fraternità, sviluppando, oltre a rapporti economici più giusti, anche relazioni più umane, comprese quelle con i migranti”. Il Papa sottolinea uno dei fini della Conferenza, cioè quello di “rilanciare la centralità del Mediterraneo, attraverso il confronto su un’agenda particolarmente ricca di argomenti, che spazia dai temi di geo-politica e sicurezza, alla tutela delle libertà fondamentali della persona, alla sfida delle migrazioni, alla crisi climatica e ambientale”. La lettura del Papa è mossa da una consapevolezza: “I temi etico-sociali non possano essere disgiunti dalle molteplici situazioni di crisi geopolitica e anche dalle stesse problematiche ambientali. L’idea di affrontare i singoli temi in modo settoriale, separatamente e a prescindere dagli altri è, in tal senso, un pensiero fuorviante. Esso infatti comporta il rischio di giungere a soluzioni parziali, difettose, che non solo non risolvono i problemi ma li cronicizzano”. Francesco si sofferma sull'”incapacità di trovare soluzioni comuni alla mobilità umana nella regione, che continua a comportare una perdita di vite umane inammissibile e quasi sempre evitabile, soprattutto nel Mediterraneo”. “La migrazione è essenziale per il benessere di quest’area e non può essere fermata. Pertanto, è nell’interesse di tutte le parti trovare una soluzione comprensiva dei vari aspetti e delle giuste istanze, che sia vantaggiosa per tutti, che garantisca sia la dignità umana sia la prosperità condivisa”.