Tag: Immigrati e rifugiati

Migrantes Torino: il 24 la presentazione di “Rifugio diffuso”

18 Febbraio 2021 - Torino - Un «ponte» tra la comunità e l’autonomia. Un «ponte» che rassicura, ma al tempo stesso stimola a quell’autonomia e quell’integrazione che sono il cuore e l’obiettivo di ogni accoglienza. Questo «ponte» sono state e saranno le famiglie, le coppie, i singoli che si metteranno a disposizione per il progetto «Rifugio diffuso» che il Comune di Torino con la Pastorale Migranti (Migrantes) porta avanti da anni e che il 24 febbraio intende rilanciare con una serata on line di presentazione e testimonianze. Il progetto di accoglienza di un rifugiato nella propria casa (con supporto economico e accompagnamento) può durare da 6 a 12 mesi ed è finalizzato ad offrire alla persona la testimonianza di una vita che non ha i ritmi e i sostegni (ma neanche i limiti) di una comunità. «Abbiamo una trentina di posti», spiega Miriam Carretta dell'Ufficio Migrantes, «per persone dalle provenienze e dalle storie più diverse. Negli anni abbiamo visto che per molti si instaura con chi accoglie un legame di affetto che non si esaurisce con la fine del progetto e che resta a testimonianza preziosa di come l’accoglienza sia un arricchimento reciproco». Accoglienza in casa e non assistenzialismo, affetto e relazione che comunque non s’improvvisano ma si costruiscono anche con la formazione, per questo all’incontro per chi aderisce, sono previsti appuntamenti di orientamento «anche perché», prosegue, «non facciamo abbinamenti casuali, ma si cerca di far ‘incontrare’ il più possibile esigenze e caratteristiche di chi accoglie e di chi è accolto». Gli inserimenti inizieranno in primavera. Per partecipare all’incontro è sufficiente collegarsi sul canale YouTube dell’Ufficio Pastorale Migranti alle 20.30. Informazioni: rifugiodiffuso@upmtorino.it . (F.BEL.)  

Immigrati e rifugiati: Draghi punta sull’Europa

18 Febbraio 2021 - Roma - Nel suo discorso al Senato, per il voto di fiducia, il neo presidente del Consiglio, Mario Draghi ha affrontato il tema dei flussi migratori limitandosi a indicare gli indirizzi di fondo: la spinosa questione dei rimpatri associata ai diritti dei rifugiati. Sul dossier «la risposta più efficace e duratura passa per una piena assunzione di responsabilità delle istituzioni europee», considera il premier, ricordando che «l’Italia, appoggiata da alcuni Paesi mediterranei, propone un meccanismo obbligatorio di redistribuzione dei migranti pro-quota».  

Perù: centinaia di migranti provenienti dal Brasile bloccati alla frontiera

17 Febbraio 2021 - Puerto Maldonado - Il Vicario Apostolico di Puerto Maldonado ha rivolto un appello alle autorità governative per quanto accade alla frontiera con il Brasile: dopo l'arrivo di più di 300 migranti, nella maggioranza provenienti da Haiti, il ponte che segna il passaggio di frontiera fra Acre (Brasile) e Madre de Dios (Perù) è diventato luogo di una vera emergenza sociale e sanitaria, dovuta alla chiusura per legge stabilita dalle misure sanitarie. «Riteniamo che si debba fornire una soluzione immediata a questa situazione per evitare che si scateni un grave conflitto sociale» ha sottolineato il Vicariato nel suo comunicato pubblicato sui social network e sui media locali, e ripreso oggi dall'agenzia Fides: «I nostri operatori pastorali al confine tra Brasile e Perù riferiscono che attualmente ci sono circa 380 migranti, per lo più haitiani, ma provenienti anche da Senegal, Burkina Faso, Pakistan, Bangladesh e India, che devono entrare in Perù per andare nella regione di Tumbes, al confine con l'Ecuador, e da lì raggiungere le rispettive destinazioni». «Tra i migranti ci sono donne incinte, minori e donne che allattano con i loro figli – prosegue il testo -. Infatti, domenica 14 febbraio, il comune brasiliano di Assis, ha inviato un'equipe medica per verificare lo stato di salute dei più vulnerabili alla frontiera e curare i casi che ne avevano bisogno». A Iñapari (Perù) il governo regionale di Madre de Dios dispone delle infrastrutture necessarie «per sottoporre tutti i migranti al test PCR molecolare e, in questo modo, garantire che questa azione umanitaria venga svolta con successo senza mettere a rischio la salute pubblica nazionale». Da qui l'esortazione alle autorità governative regionali e nazionali, e soprattutto la Cancelleria della Repubblica, a trovare la formula che consenta di rispondere immediatamente a questa emergenza, evitando un grave conflitto sociale che si aggiunge ai gravi problemi che già abbiamo".  

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.486 persone migranti sulle coste italiane

17 Febbraio 2021 - Roma - Sono 2.486 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 334 sono di nazionalità tunisina (13%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 10%), Costa d’Avorio (249, 10%), Eritrea (217, 9%), Mali (129, 5%), Algeria (125, 5%), Sudan (94, 4%), Bangladesh (83, 3%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 3%) a cui si aggiungono 861 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.  

Draghi: sfida il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo

17 Febbraio 2021 - 17 Febbraio 2021 - Roma – Una sfida del nuovo Governo sarà «il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva». Lo ha detto questa mattina il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, nel discorso sulla fiducia al Senato. Per Draghi «cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».  

Nuovi italiani, serve vedere e sanare le disuguaglianze

17 Febbraio 2021 - Milano - Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà il principale terreno d’impegno del governo Draghi. La bozza fin qui circolata, e ora soggetta a nuova revisione, dedica molta attenzione, meritoriamente, alla questione delle disuguaglianze, alimentando la speranza che gli aiuti europei non servano a tornare all’assetto sociale pre-pandemico, ma incidano sui nodi irrisolti della società italiana. Sviluppo economico e giustizia sociale non sono valori antitetici, ma possono camminare insieme sostenendosi vicendevolmente. Stranamente però la bozza del Piano commette una dimenticanza. Tra le disuguaglianze che incombono sul presente e minacciano il futuro, insieme a quelle di genere, generazione e territorio, trascura quelle relative all’origine etnica. Mai citate nel documento. L’immigrazione riscuote molta attenzione quando viene considerata a sé stante, in modo sensazionalistico e perlopiù ansiogeno, mentre scompare dai radar quando si tratta di questioni generali del Paese: dalla ripresa al mercato del lavoro alla famiglia. Sta succedendo anche questa volta. Le disuguaglianze legate all’origine etnica rappresentano invece una delle maggiori sfide alla coesione sociale che i Paesi occidentali si trovano ad affrontare, come ha ricordato in modo emblematico negli Stati Uniti il movimento Black Lives Matter. È ora che ce ne accorgiamo anche in Italia, prima che la situazione degeneri. Senza tenere conto del lavoro non registrato, secondo l’ultimo rapporto ministeriale sul lavoro degli immigrati (2020), i 2,5 milioni di stranieri occupati regolarmente in Italia (10,7% dell’occupazione complessiva: un occupato su 10) si concentrano per il 77,1% in qualifiche operaie, mentre soltanto, l’1,1% figura come dirigente o quadro. A più di trent’anni dall’ingresso dell’Italia nel novero dei Paesi d’immigrazione, il lavoro degli immigrati è ancora definibile con la formula delle 'cinque P': pesante, pericoloso, precario, poco pagato, penalizzato socialmente. I padri e le madri in genere accettano più o meno di buon grado quanto il mercato offre loro, rinunciando a far valere titoli di studio e competenze acquisite. I figli che si affacciano sul mercato del lavoro in numeri destinati a crescere nei prossimi anni sono invece più esigenti e reattivi. Difficilmente si adatteranno a riprodurre l’esperienza dei loro genitori. Purtroppo però non è scontato che arrivino all’appuntamento con il mondo del lavoro dotati delle credenziali necessarie per accedere a un futuro desiderabile. Alcuni dati relativi alla scuola lo testimoniano. Vorrei richiamare su questo punto l’attenzione del nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di cui è nota la sensibilità alle disuguaglianze educative. Il primo dato si riferisce al ritardo scolastico: intorno al 10% per gli studenti di origine italiana, più del triplo per quelli con cittadinanza straniera. Nella scuola secondaria superiore il problema si aggrava: per i ragazzi italiani il dato sale al 20%, per i figli di immigrati supera il 50%. Un secondo problema riguarda l’abbandono scolastico al termine dell’età dell’obbligo. All’ultimo triennio delle scuole superiori il tasso d’iscrizione degli alunni 'stranieri' si arresta al 65%, mentre per i ragazzi italiani supera l’80%. L’abbandono precoce della scuola raggiunge il 35% tra i giovani con cittadinanza straniera, contro il 15% per quelli che dispongono della cittadinanza italiana. Un terzo indicatore problematico riguarda la scelta delle scuole superiori. Gli studenti con cittadinanza italiana frequentano in un caso su due un liceo (49%); per gli studenti stranieri questa scelta riguarda poco più di uno su quattro (27%). Al contrario uno su tre (35%) prosegue gli studi in un istituto professionale, contro uno su cinque tra gli studenti italiani (20%). Avviene in altri termini una canalizzazione precoce che li instrada su percorsi meno promettenti per il loro futuro professionale. Questi dati non significano di per sé che ci ritroveremo tra qualche anno con le periferie in fiamme per delusione ed emarginazione. Per una classe dirigente avveduta rappresentano però un campanello d’allarme. Dovrebbero suscitare la consapevolezza che lasciando indietro la popolazione di origine immigrata, tanto lo sviluppo economico quanto la coesione sociale ne risulteranno danneggiati. Vogliamo sperare che la versione definitiva del Pnrr ne tenga conto. Dopo tutto reca il titolo 'Next Generation', la nostra prossima generazione. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)    

Ue: Commissaria Johansson visita il campo di Lipa

16 Febbraio 2021 - Bruxelles - Visiterà anche il campo di Lipa insieme ai rappresentanti del Ministero della Sicurezza, dell’OIM, di altre agenzie e partner delle Nazioni Unite la commissaria per gli affari interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, che da giovedì 18 febbraio si recherà in Bosnia-Erzegovina e in Albania per discutere della cooperazione con entrambi i Paesi in materia di migrazione e dei sistemi di gestione della migrazione dei Paesi partner. La Bosnia-Erzegovina ospita circa 8.000 migranti e rifugiati, con 6.000 persone che vivono in strutture finanziate dall’Ue nei cantoni di Sarajevo e Una Sana. Lo scorso dicembre, come riferisce il Sir, l’Ue ha sostenuto la creazione di un rifugio provvisorio presso il sito di Lipa, oltre a fornire indumenti, coperte, cibo e assistenza medica. Sabato, in Albania, la commissaria si recherà anche al valico di frontiera di Kakavia con la Grecia, dove visiterà l’operazione di controllo congiunto di frontiera Frontex-Albania. Infine, visiterà un progetto finanziato dall’Ue che fornisce equipaggiamento protettivo Covid-19 per i migranti.

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.341 persone migranti sulle coste italiane

16 Febbraio 2021 - Roma -Sono 2.341 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 334 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 11%), Costa d’Avorio (249, 11%), Eritrea (217, 9%), Mali (129, 5%), Algeria (125, 5%), Sudan (94, 4%), Bangladesh (83, 4%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 3%) a cui si aggiungono 716 persone (31%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 365 sono i minori stranieri non accompagnati che anno raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 16 febbraio dal Ministero dell’Interno.  

Migrantes: Diritto d’asilo, un percorso di umanità

15 Febbraio 2021 - Roma - «Dietro a quello che si sta vivendo oggi in Bosnia, dietro agli sbarchi nel Mediterraneo, dietro ai campi dove i rifugiati vivono in un limbo senza tempo e in condizioni inaccettabili, dietro la criminalizzazione della solidarietà ci sono scelte ben precise, normative specifiche, accordi politici: la “Fortezza Europa”, come più volte è stato sintetizzato l’approccio europeo alle migrazioni. E proprio come in una fortezza, non ci si può permettere che qualcuno apra delle brecce. Ecco così le ONG indicate come scafisti, attivisti solidali denunciati come trafficanti, insieme a una narrazione politica e mediatica criminalizzante. Un insieme di azioni che hanno l’obiettivo di gettare discredito su chi in realtà fa quello che dovrebbe fare la politica». Se ne discuterà mercoledì 17 febbraio nel secondo webinar del ciclo Diritto d’asilo, un percorso di umanità insieme ad alcune realtà che provano a contrastare questo approccio. Da Open Arms, che con altre ONG è attiva nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare e che è coinvolta in una vicenda e in un processo oggi agli “onori” delle cronache, all’ASGI, che da tempo porta avanti un lavoro di monitoraggio delle prassi illegittime sul territorio italiano come ai confini esterni e interni dell’UE, passando per Europe Must Act, un movimento europeo impegnato per un cambiamento nelle politiche migratorie. Il tema dell’incontro è “Salvataggi: umanità e diritti per fermare la criminalizzazione”. Interverranno Valentina Brinis, advocacy officer di Open Arms, Lucia Gennari dell’ASGI, Laura Martinelli, avvocata e attivista in val di Susa, Massimiliana Odorizzi di Italy Must Act ed Isla Kitching di Europe Must Act. A coordinare gli interventi, Giovanna Cavallo del Forum per cambiare l’ordine delle cose. Il webinar inizierà alle 18.00 in diretta sulle pagine Fb di Forum per cambiare l’ordine delle coseVie di Fuga ed Escapes. Il primo incontro del ciclo Diritto d’asilo, un percorso di umanità, che è promosso dalla Fondazione Migrantes oltre che dal Forum e da Escapes,  si è svolto lo scorso 20 gennaio (cliccare qui per la “differita” integrale on line e qui per le news di sintesi uscite su Vie di fuga). I webinar successivi si terranno, sempre a cadenza mensile, fino a giugno.

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.341 persone migranti sulle coste italiane

15 Febbraio 2021 - Roma - Sono 2.341 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi  334 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 11%), Costa d’Avorio (249, 11%), Eritrea (217, 9%), Mali (129, 5%), Algeria (125, 5%), Sudan (94, 4%), Bangladesh (83, 4%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 3%) a cui si aggiungono 716 persone (31%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.  

Oim: stop ai respingimenti in Ue

12 Febbraio 2021 - Bruxelles - Stop ai respingimenti alle frontiere esterne dell’Ue. Dopo le denunce di media e Ong, a farsi sentire è l’Organizzazione internazionale per i migranti (Oim). «L’Oim – si legge in una dichiarazione – continua a ricevere rapporti ben documentati su violazioni dei diritti umani e di violazione del diritto internazionale e delle convenzioni, incluso la Convenzione europea sui diritti umani». L’organismo cita anche le sue «dirette interazioni con migranti, testimonianze, fotografie condivise con le Ong e i media» che «continuano a testimoniare il livello di brutalità a cui (i migranti, ndr) sono stati sottoposti prima di esser respinti ai confini marittimi e terrestri». «L’uso di forza eccessiva e di violenza contro i civili – ha dichiarato Eugenio Ambrosi, capo dell’Ufficio regionale Oim per Ue, Norvegia e Svizzera – è ingiustificabile». Il riferimento è ovviamente alle notizie di brutali respingimenti da parte delle autorità croate al confine bosniaco, come quelle al confine serbo di quelle ungheresi o nell’Egeo da parte delle autorità greche. «L’Ue – sottolinea Adalbert Jahnz, portavoce della Commissione Europea, responsabile per il settore migrazione – condanna qualsiasi respingimento. Tuttavia la responsabilità del rispetto del diritto internazionale, che vieta i respingimenti, e delle leggi nazionali e Ue alle frontiere è degli Stati membri». Jahnz precisa comunque che la Commissione sta finanziando un meccanismo di monitoraggio dei diritti umani al confine croato. C’è però anche il ruolo di Frontex, l’agenzia Ue per le frontiere esterne, presente con i suoi funzionari ai confini più «caldi» e in fase di potenziamento (passerà da 1.500 a 10.000 funzionari entro il 2027). Già nel 2019 vari media denunciarono l’inazione di funzionari dell’agenzia di fronte a violazione di diritti umani, poi lo scorso autunno sono arrivate le accuse di Der Spiegel e altri media di un presunto diretto coinvolgimento di Frontex in respingimenti nell’Egeo da parte delle autorità greche. Sottoposto al fuoco di fila del Parlamento Europeo, il direttore esecutivo Fabrice Leggeri ha dichiarato che «non ci sono prove». Vari europarlamentari hanno già chiesto le sue dimissioni. Un’inchiesta è in corso, il gruppo di lavoro che se ne occupa presenterà il 26 febbraio un rapporto al consiglio d’amministrazione dell’agenzia (in cui siedono gli Stati membri e la Commissione). Aspetto delicato: in un documento interno, il gruppo di lavoro lamenta che l’agenzia si è mostrata reticente nel fornire tutti i dati necessari. E intanto in corso è anche un’inchiesta dell’agenzia antifrode Ue Olaf. Sempre più impaziente e irritata è anche la commissaria europea competente, Ylva Johansson, per la quale il ruolo di Frontex è cruciale ed ogni dubbio deve esser chiarito. La commissaria, in un’intervista a Euronews, punta il dito contro Leggeri: «avremmo dovuto avere in servizio (nel personale di Frontex, ndr) 40 osservatori dei diritti umani (alle frontiere, ndr), siamo a zero». (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)  

Parlamento Europeo: donne e minori non accompagnati sono i soggetti che più rischiano di diventare vittime della tratta

10 Febbraio 2021 -

Roma - Il Parlamento europeo ha valutato l'efficacia della direttiva del 2011 contro la tratta di esseri umani, chiedendo misure più severe contro il traffico delle persone, in particolare sul caso di donne, bambini e migranti. L'organismo europeo ha osservato che donne e minori non accompagnati, sono i soggetti che più rischiano di diventare vittime della tratta e per questo gli eurodeputati hanno invitato la Commissione a modificare la direttiva. Particolare attenzione è stata rivolta all'uso dei social media che oggi, sempre più spesso, vengono usati per attrarre i minori e la situazione è severamente peggiorata dall'inizio della pandemia. (Dire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.231 persone migranti sulle coste italiane

10 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 2.231 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 276 sono di nazionalità tunisina (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (223, 10%), Guinea (222, 10%), Eritrea (217, 10%), Algeria (125, 5%), Mali (105, 5%), Bangladesh (83, 4%), Sudan (81, 4%), Camerun (64, 3%), Egitto (52, 2%) a cui si aggiungono 783 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero dell’interno ed  aggiornato alle 8 di questa mattina.

Viminale: da inizio anno sbarcate 1.758 persone migranti sulle coste italiani

8 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 1.758 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 276 sono di nazionalità tunisina (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Eritrea (217, 12%), Costa d’Avorio (207, 12%), Guinea (199, 11%), Mali (98, 5%), Algeria (96, 5%), Sudan (72, 4%), Camerun (63, 4%), Afghanistan (50, 3%), Egitto (47, 3%) a cui si aggiungono 433 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 1.587 persone migranti sulle nostre coste

5 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 1.587 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Dei quasi 1.600 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 217 sono di nazionalità eritrea (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (158, 10%), Costa d’Avorio (157, 10%), Tunisia (133, 8%), Algeria (96, 6%), Mali (82, 5%), Camerun (62, 4%), Sudan (59, 4%), Afghanistan (50, 3%), Senegal (23, 1%) a cui si aggiungono 550 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Ecuador: le scalabriniane creano la “strada dell’accoglienza”

5 Febbraio 2021 - Roma - In Ecuador si sostengono i migranti venezuelani grazie alla “strada dell’accoglienza”. In Venezuela, la crisi politica, economica e sociale sta costringendo migliaia di persone alla fuga e l’Ecuador è un Paese di transito per chi voglia arrivare in Perù e Cile, luoghi dove ritengono di poter trovare maggiori opportunità. Il Venezuela vive in una situazione politica particolarmente complessa: la presidenza di Nicolas Maduro è contestata da Juan Guaidò e migliaia sono i migranti che passano attraverso le trochas, le scorciatoie, i cammini che attraversano la Colombia per arrivare in Ecuador. Partendo da qui le Suore Scalabriniane hanno creato una “strada dell’assistenza” con una casa che è stata inaugurata questo mese e un’altra che aprirà a marzo. Si tratta di un percorso che in  Ecuador è composto dai “Centri di cura integrata”, luoghi che accolgono i migranti nel percorso verso Quito, la capitale e le altre province dell’Ecuador alla frontiera del Perù. Il viaggio solca l’itinerario ecuadoriano che passa lungo la Panamericana, la strada che dall’Alaska porta fino a Usuhaia, nel picco più a Sud dell’Argentina. In Ecuador i punti di questa “strada dell’accoglienza” sono tre: uno è il centro di accoglienza di Tulcàn (la ‘Casa del Camminante’) che aprirà a marzo, proprio al confine con la Colombia. Poi, a 3 ore di distanza, c’è il centro di Ibarra (con la ‘Casa del Cristo Pellegrino’) e da lì, con altre tre ore di viaggio, il centro nella Provincia di Santo Domingo (il Centro di cura integrale ‘Gesù della Divina Provvidenza’) inaugurato il primo febbraio. “Il nostro lavoro è molteplice – dice suor Leda Reis, missionaria scalabriniana in Ecuador, responsabile e coordinatrice delle case – Prima di tutto cerchiamo di aiutare i migranti facendo da tramite con l’ambasciata e il consolato per sistemare la loro documentazione, ma non è spesso un compito facile perché proprio quei migranti fuggono da uno Stato che non li riconosce. Poi li aiutiamo cercando di avviare percorsi di integrazione, puntando alla loro formazione e alla loro valorizzazione”. “E’ un centro di cura integrale, non si trattano di mere case d’accoglienza perché vogliamo aiutare l’essere umano nel suo tutto e non solo come numeri – aggiunge suor Leda - Ecco perché vogliamo potenziarli nella loro capacità e dignità di essere famiglia e nel loro essere costruttori, anche se invisibili, di politiche di pace. Lavoriamo in squadra, anche con persone professioniste che collaborano con le istituzioni per la loro protezione, per dare loro strumenti per vivere e per far partecipare ai programmi di mediocredito”.  

Migrantes Forlì-Bertinoro: oggi webinar sulla rotta balcanica

5 Febbraio 2021 - Forlì - Continua l’emergenza umanitaria dei migranti ospitati nei numerosi campi profughi dei paesi della Rotta Balcanica occidentale, resa ancor più pressante e grave dal vasto incendio del 23 dicembre 2020 dell’ormai ex campo di Lipa, nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, a pochi chilometri dal confine con la Croazia. Per il peggioramento delle condizioni meteorologiche, proprie dell’inverno e della posizione in montagna del sito, si stima che un migliaio di migranti, per lo più afghani, siriani ed iracheni in fuga da conflitti bellici pluridecennali, sono allo sbando in mezzo ai monti alla ricerca di rifugi improvvisati od ospitati in tende di fortuna montate nello stesso luogo dall’esercito bosniaco fra le proteste della popolazione locale. Le condizioni igieniche sono disastrose, mancano elettricità, acqua corrente, servizi igienici con relative fogne, cibo, legna per riscaldarsi, indumenti e scarpe per le persone fra cui anche bambini, il tutto in mezzo al fango e gelo del terreno su cui sorge il campo. A questa catastrofe umanitaria (peraltro altri campi profughi sulla stessa rotta, distribuiti in diversi Paesi, soprattutto in Grecia, si trovano pressoché nelle stesse condizioni) si aggiungono i respingimenti violenti e le riammissioni a catena attuati dai militari di frontiera di Croazia e Slovenia, impegnati a far rispettare i confini della “civile” Europa, ancora incapace di costruire un sistema condiviso di accoglienza, tutela della vita e dei diritti delle persone in transito e dei richiedenti asilo. Prendendo a cuore il monito di Papa Francesco “nessuno può rimanere indifferente alle tragedie umane che continuano a consumarsi in diverse regioni del mondo”, gli uffici Migrantes, Caritas, Missioni e Pastorale Sociale della Chiesa della Diocesi di Forlì-Bertinoro hanno organizzato un focus di conoscenza e approfondimento del fenomeno che sta avvenendo, non solo da adesso ma già da più anni, sulla Rotta Balcanica, la prima per numero di migranti che arrivano in Europa. E’ doveroso interrogarsi su quanto sta accadendo riguardo a tale drammatica crisi umanitaria, peraltro a noi vicina, e sulle persistenti debolezze e mancanze dell’Unione Europea nelle politiche migratorie, nonché capire quali azioni di solidarietà concreta siano possibili nelle situazione attuale e quali aiuti economici e/o materiali sia possibile inviare attraverso le Associazioni che già operano nei campi migranti della Bosnia, in primis a Lipa (Caritas Italiana, Croce Rossa e IPSIA-ACLI). Per questi intendimenti oggi 5 febbraio  alle ore 18,30 Walter Neri, direttore Migrantes, dialogherà con Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e con Silvia Maraone di IPSIA-ACLI, esperta di Balcani e coordinatrice di progetti in Bosnia-Erzegovina. (Walter Neri, responsabile Servizio diocesano Migrantes Forlì-Bertinoro)

Oltre cento minori migranti portati in salvo sulla Ocean Viking

5 Febbraio 2021 -

Roma - Dopo i 121 migranti recuperati all'alba di ieri da un'imbarcazione in difficoltà, a distanza di poche ore la nave di Sos Mediterranee è intervenuta in un secondo soccorso, prendendo a bordo altre 116 persone da un gommone strapieno e in pericolo; tra loro presenti anche 9 bambini al di sotto dei 12 anni.

Va ricordato che gli attivisti di Alarmphone nelle ore precedenti ai salvataggi avevano diramato gli allarmi per entrambe le imbarcazioni alla deriva. Ma il velivolo Moonbird della ong tedesca SeaWatch ha lanciato un altro allarme ancora, segnalando la presenza di altre 5 imbarcazioni in avaria.​

Migrantes Rossano-Cariati: le iniziative per la Giornata contro la Tratta di persone

4 Febbraio 2021 - Rossano - Crisi umanitarie, condizioni climatiche avverse, povertà, violenza familiare, emarginazione, mancanza di istruzione, conflitti, condizionano le persone costringendole ad abbandonare i luoghi di origine per poter vivere. Questi nostri fratelli, che sono milioni, finiscono nelle mani dei trafficanti che li privano dei loro più elementari diritti e vengono ridotti in schiavitù. Tra questi, donne e bambini rappresentano quelli più vulnerabili ed esposti allo sfruttamento. Anche la diocesi  di Rossano-Cariati celebra, nei giorni 7 e 8 febbraio 2021, la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, istituita nella memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana di origine sudanese, divenuta simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta degli esseri umani e promossa dalla rete internazionale Talithà kum, istituita da Papa Francesco nel 2015. Domenica 7 febbraio, nella parrocchia di santa Teresa Gesù Bambino, area urbana Rossano, oltre a vivere la preghiera prevista per la Giornata, verrà esposta la reliquia ex ossibus della santa Bakhita, arrivata dal santuario di Schio dove è deposta Santa Giuseppina Bakhita. Nell’occasione verranno ricordate alcune vittime di tratta che hanno perso la vita nella nostra Diocesi. Il tema scelto quest’anno è “Economia senza tratta di persone, con riferimento agli ultimi appelli per un'economia giusta lanciati da Papa Francesco”. Nel manifesto della Giornata viene raffigurata “La tratta di persone che è parte integrante di “questa economia”: le persone vittime della tratta come “merci” sono inserite negli ingranaggi di una globalizzazione governata dalla speculazione finanziaria e dalla concorrenza “sottocosto””. «Serve quindi una visione “strutturale e globale” della tratta per scardinare tutti queimeccanismi perversi che alimentano l’offerta e la domanda di “persone da sfruttare”, perché è il cuore dell’intera economia ad essere malato». Se queste sono le condizioni, ben venga il grande movimento di giovani economisti, imprenditori che, da tutto il mondo, chiamati da Papa Francesco, vogliono condividere idee e progettare iniziative per la promozione dello sviluppo umano integrale e sostenibile nello spirito di Francesco. «Dobbiamo ancora lavorare tanto e trasmettere alle nuove generazioni che una società migliore, diversa è possibile”, ha detto  Giovanni Fortino, Direttore dell’ufficio Migrantes della Diocesi. (Migrantes Rossano-Cariati)

Migrantes, Caritas e Missio Marche: appello per i profughi in Bosnia-Erzegovina

4 Febbraio 2021 - Ancona -  La Commissione regionale Migrantes, le Caritas diocesane e la Commissione regionale Missio delle Marche  esprimono "preoccupazione e attenzione per le condizioni dei migranti, che cercano di arrivare in Europa senza possibilità di accedere a vie legali di ingresso". Nelle Marche - si legge in una nota diffusa dai tre organismi pastorali - si venera a Loreto, con una speciale devozione, la Santa Casa di Nazareth. La casa di Maria - scrivono - è «l’icona dell’aspirazione più profonda dell’essere umano di trovare casa. Di sentirsi a casa. Di essere accolto in una casa. Essa suggerisce quell’imperativo etico di dare ospitalità, di dare una casa a una umanità lacerata da conflitti e da difficoltà impensabili, costretta a fuggire, e respinta proprio alle nostre porte». I tre uffici pastorali fanno proprio l'appello della Caritas Italiana in collaborazione con altre realtà non profit presenti sul posto in Bosnia Erzegovina e lungo la Rotta balcanica e chiedono «di sostenere le raccolte fondidestinate all’acquisto direttamente presso le comunità di cibo e di abbigliamento invernale (scarpe, giacche a vento, sciarpe, cappelli) e soprattutto di legna da ardere» e di di «informarsi ed informare. È molto importante - sottolinea la nota dei tre uffici delle Marche -  «conoscere quello che sta succedendo lungo la Rotta Balcanica, quali sono le difficili condizioni di accoglienza in Bosnia e Erzegovina, ed è fondamentale divulgarlo coinvolgendo amici, parenti e conoscent». E la raccomandazione a «non avviare raccolte di beni materiali dall’Italia. Tutti i prodotti necessari sono acquistabili direttamente in loco. In questo modo si evitano i tempi del trasporto e la difficoltà per gli operatori di dover gestire i prodotti all’interno di una situazione già critica». Per questo ricordano a tutti che attualmente è attiva una raccolta fondi, attraverso cui tutti i beni necessari, verranno acquistati direttamente sul territorio, in modo da rispondere tempestivamente alle necessità reali e andando a sostenere anche il sistema economico locale, già fortemente provato». (R.Iaria)