7 Ottobre 2022 - Roma - Come tristemente anticipato nella scorsa edizione del Rapporto Immigrazione e Caritas Italaina presentato oggi a Roma, l’analisi dei decessi nel primo anno della pandemia mostra un netto svantaggio a carico della popolazione di nazionalità straniera residente in Italia. Durante la crisi sanitaria pandemica centinaia di migliaia di persone, tra cui tanti immigrati, si sono trovate escluse dalle tutele, dai programmi di mitigazione e di prevenzione (ad esempio, tamponi e vaccini), dai ristori e, probabilmente, anche dalle future politiche di rilancio. Alcuni ambiti di tutela, in particolare quelli relativi alle donne in gravidanza e ai neonati, sperimentano poi, indipendentemente dalla pandemia, un grave ritardo nei confronti della popolazione di cittadinanza italiana. Le disuguaglianze nei profili sanitari degli immigrati devono essere considerate degli eventi “sentinella” rispetto all’efficacia delle politiche di integrazione e segnalano l’urgenza di un miglioramento della capacità di presa in carico dei bisogni di salute dell’intera popolazione.
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Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: Giustizia: continua a diminuire la presenza di detenuti stranieri nelle carceri
7 Ottobre 2022 - Roma - Analizzando i dati della realtà carceraria emerge che l’incidenza della componente straniera è decisamente in controtendenza: a fronte dell’aumento generale del numero dei detenuti (+1,4), infatti, la presenza straniera, a distanza di un anno, è sostanzialmente diminuita (-1%). Il dato è in linea con il trend dell’ultimo decennio, nel corso del quale le cifre dei detenuti di cittadinanza straniera si sono notevolmente contratte. Lo evidenzia il rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. Dall’Africa proviene più della metà dei detenuti stranieri (53,3%) e il Marocco è in assoluto la nazione straniera più rappresentata (19,6%). Seguono Romania (12,1%), Albania (10,8%), Tunisia (10,2%) e Nigeria (7,8%). Nelle sezioni femminili, su un totale di 722 recluse straniere, spiccano soprattutto le detenute provenienti da Romania (24,1%), Nigeria (17,7%) e Marocco (5,8%). Pur se con cifre ogni anno sempre più esigue, si segnala ancora la presenza di madri detenute con figli al seguito, la metà dei quali di cittadinanza straniera. Le statistiche relative alle tipologie di reato confermano il dato generale che vede i reati contro il patrimonio come la voce con il maggior numero di ristretti (8.510 stranieri imputati o condannati per tale fattispecie di reato, ovvero il 27% dei ristretti per il reato in questione e il 49,9% dei detenuti stranieri). Seguono i reati contro la persona (7.285) e quelli in materia di stupefacenti (5.958). I dati restituiscono ancora una volta la fotografia di un sistema in cui le persone migranti finiscono con più facilità nel sistema carcerario e ne escono meno agevolmente degli italiani. Se le pene inflitte denotano una minore pericolosità sociale degli immigrati, gli stessi beneficiano in maniera più blanda delle misure alternative rispetto ai detenuti autoctoni. Agli stranieri, inoltre, viene applicata con maggiore rigore la custodia cautelare in carcere: ben il 32% degli stranieri detenuti è in attesa del primo grado di giudizio. Circostanza, questa, che finisce con il determinare una sovra-rappresentazione della popolazione carceraria straniera. Le condizioni di marginalità in cui spesso versa la popolazione migrante ne determina una maggiore esposizione al rischio di essere vittima di reato. Il catalogo dei reati di cui gli stranieri sono soggetti passivi è, purtroppo, assai vasto e spazia dai reati più efferati, a cominciare dalla tratta di esseri umani, alle molteplici ed “ordinarie” forme di vittimizzazione che rimangono spesso sommerse. In cima alla lista dei reati più odiosi vi sono certamente quelli che vedono come vittime i minori. In tal senso, gli stranieri hanno rappresentato il 4% delle vittime di reati sessuali segnalate e prese in carico per la prima volta nel 2021 dall’Ufficio di servizio sociale per i minorenni. Gli stranieri vittime di altre forme di sfruttamento e maltrattamento sono stati invece il 9% del totale dei minori segnalati e presi in carico nello stesso periodo.
Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: istruzione, diminuiscono gli alunni stranieri, aumentano i nati in Italia
7 Ottobre 2022 - Roma - Una novità dell’anno scolastico 2020/2021 è la diminuzione del numero degli alunni con cittadinanza non italiana: 865.388 in totale, con un calo di oltre 11 mila unità rispetto all’anno precedente (-1,3%). E' quanto emerge dal Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. È la prima volta che accade dal 1983/1984, anno scolastico a partire dal quale sono state fatte rilevazioni statistiche attendibili. L’incidenza percentuale degli alunni con cittadinanza non italiana sul totale della popolazione scolastica rimane inalterata (10,3%) perché è diminuito il numero totale degli alunni, ovvero sono diminuiti anche gli alunni di cittadinanza italiana. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana (220.771), mentre l’Emilia-Romagna quella con l’incidenza percentuale più alta (17,1% sul totale della popolazione scolastica regionale). Si confermano ai primi posti le province di Prato (28,0% del totale), Piacenza (23,8%), Parma (19,7%), Cremona (19,3%), Mantova (19,1%) e Asti (18,8%). I dati mettono in evidenza la costante crescita delle nuove generazioni, ovvero degli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia: si tratta del 66,7% degli studenti provenienti da contesti migratori, un punto percentuale in più rispetto al 2019/2020. Sebbene in miglioramento rispetto al passato, il ritardo scolastico è ancora un grande ostacolo per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema educativo italiano, tanto più che gli alunni con cittadinanza non italiana continuano a rimanere quelli a più alto rischio di abbandono.
Se si guarda alla serie storica 2010/2011-2020/2021, si rileva una crescita degli studenti stranieri iscritti negli atenei italiani del 62%. In prevalenza di genere femminile, hanno seguito nel decennio di riferimento un andamento di crescita, seppur lieve, a fronte di una diminuzione del numero di iscritti totali registrata negli anni accademici tra il 2011/2012 e il 2015/2016.
Le regioni con il più alto numero di iscritti stranieri nell’anno accademico 2020/2021 sono Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, mentre i principali Paesi di origine sono Romania (11,0%), Albania (8,7%) e Cina (8,1%). Questi dati dimostrano che le provenienze e la distribuzione regionale degli studenti universitari stranieri sono strettamente collegate alle statistiche relative alla presenza dei cittadini stranieri residenti in Italia. Si deduce, quindi, che si tratti di una parte importante di “studenti stranieri” che vivono sul territorio nazionale già da tempo, dove hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado, e non veri e propri foreign students.
Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: povertà: i cittadini stranieri sono l’utenza prevalente dei Centri d’ascolto Caritas
7 Ottobre 2022 - Roma - Le persone di origine straniera che sono transitate nel corso del 2021 nei Centri di Ascolto della Caritas (CdA) sono state 120.536. Sul totale, gli stranieri incidono per il 55% e rispetto allo scorso anno aumentano di tre punti percentuali sul totale dell’utenza (nel corso del 2020 erano stati pari al 52%) e del +13,3% in termini di valori assoluti. Si conferma dunque, il loro prevalente protagonismo fra le persone che si rivolgono ai CdA. E' quanto emerge dal rapporto Immigrazione di caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma. Nelle regioni del Nord e del Centro Italia il volto delle persone prese in carico dalla Caritas coincide per lo più con quello degli stranieri (in queste macro-aree gli immigrati rappresentano rispettivamente il 64,1% e il 56,8%); nel Mezzogiorno, invece, dove si registrano più alti livelli di povertà e di disoccupazione e, al contempo, un minore peso della componente straniera residente, le storie intercettate sono per lo più di italiani e gli stranieri costituiscono una quota ridotta, pari al 28,5%.
Gli utenti stranieri della Caritas appartengono a 189 diverse nazionalità, ma, come per l’anno precedente, il podio spetta a tre nazionalità: Marocco (21.177 persone, pari al 18,1%), Romania (9.450, 7,8%) e Nigeria (8.844, 7,3%). Si conferma una diminuzione degli stranieri provenienti dall’Europa dell’Est, a fronte di un incremento degli africani: il 48,8% delle presenze (sopra il migliaio di unità) proviene dal continente africano, con una forte incidenza delle nazioni maghrebine e nordafricane, che raggiungono da sole il 25,6% delle presenze.
Dall’analisi e dalla comparazione dei bisogni espressi sia dagli utenti di nazionalità italiana che straniera, emerge che: l’incidenza della povertà economica tra gli stranieri (78,0%) è di poco inferiore a quella registrata tra gli italiani (82,4%); i problemi lavorativi coinvolgono quote simili di italiani e stranieri (48,1% e 48,3%); i problemi abitativi appaiono più diffusi tra gli utenti di nazionalità non italiana (24,6% contro il 17,1%); le problematiche familiari (separazioni, conflitti, abbandono, maltrattamenti, maternità indesiderate, morte di un congiunto, ecc.) sono molto più diffuse tra gli italiani (18,2%) che tra gli stranieri (8,9%); come ovvio, i bisogni determinati dalla migrazione sono presenti all’interno della componente straniera (14,7%), e riguardano in modo particolare problematiche legate a questioni inerenti alle domande di asilo/permessi di soggiorno, alla irregolarità giuridica e/o problemi burocratici/amministrativi. Da quasi un decennio quest’ultimo tipo di problemi risulta in forte aumento, anche a causa di una maggiore capacità di intercettazione dei casi da parte di alcune Caritas diocesane; poco diffuse, nel complesso, alcune problematiche che trovano risposta presso contesti assistenziali diversi dai Centri di Ascolto (dipendenze, carcere, handicap, ecc.).
Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: Lavoro, aumentano le opportunità ma non la stabilità
7 Ottobre 2022 - Roma - Al I° trimestre 2022 i dati Istat relativi alla Rilevazione sulle forze di lavoro registrano, dopo un forte calo dell’anno precedente, una crescita del tasso di occupazione dei lavoratori stranieri tra i 20 e i 64 anni, più significativo rispetto a quello registrato tra i lavoratori italiani (+1,5 contro +0,8). Se questa è la media nazionale, molto diverse sono le situazioni a livello di aree: tutte quelle del Nord Italia crescono, il Centro rimane sostanzialmente stabile, il Sud cresce solo debolmente. In generale, poi, il tasso di occupazione per la componente straniera è ancora al di sotto di quello registrato per i lavoratori italiani (61,4% contro 62,9%), mentre quello di disoccupazione presenta tra gli stranieri un valore ancora particolarmente elevato, pari al 14,4%, ovvero 5,4 punti percentuali in più rispetto a quello registrato tra gli autoctoni (9,0%). Lo si legge nel Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. Fra gli indicatori che hanno segnato una ripresa vi sono i dati sulle assunzioni di personale comunitario ed extra-Ue, aumentate in modo significativo rispetto alla fase pandemica. Nel complesso, fra il II° trimestre 2020 e il II° trimestre 2021 si è registrato in Italia un incremento delle assunzioni pari a 1.149.414 unità, di cui 124.230 hanno riguardato la componente extracomunitaria e 35.520 quella comunitaria. Si è trattato di una crescita che ha interessato maggiormente lavoratrici e giovani lavoratori under-24, che nella fase pandemica erano risultate le categorie più penalizzate dalla crisi. L’incremento più significativo delle assunzioni di cittadini stranieri si è avuto nel settore dell’Industria, in particolare nel Nord Italia; altro settore interessato da incrementi significativi è stato quello del Commercio e riparazioni, seguito da Costruzioni e altre attività nei servizi.
Permangono diverse criticità: gli incrementi più significativi nelle tipologie di ingaggio sono l’apprendistato e le collaborazioni; rispetto agli italiani è stata molto più modesta la crescita dei contratti a tempo indeterminato (circa l’11% contro oltre il 40%), a dimostrazione del fatto che i lavoratori stranieri vivono una maggiore precarietà sul lavoro: 7 contratti su 10 sono a termine; inoltre, ad un aumento delle assunzioni ha fatto da contraltare un incremento delle cessazioni dei rapporti di lavoro (+ 9,9% tra i lavoratori Ue e 28,0% tra quelli extra-Ue).
Come rilevato dall’Istat, la progressiva diffusione di forme di lavoro non-standard – ovvero rapporti di lavoro che mancano di uno o più elementi che caratterizzano il lavoro tradizionale (regolarità, requisiti assicurativi minimi, copertura assicurativa generalizzata, adeguato livello di protezione sociale in caso di perdita di lavoro o congrua contribuzione pensionistica) – ha reso più fragile la condizione di molti lavoratori, in particolare di cittadinanza straniera, anche in termini di esclusione sociale. In Italia, su 100 lavoratori, circa 18 sono classificati come lavoratori vulnerabili, perché dipendenti a termine o collaboratori o in part-time involontario, mentre 4 sono classificati addirittura come doppiamente vulnerabili: in termini assoluti si tratta di un esercito di 816 mila lavoratori.
L’alto livello di occupabilità dei migranti in Italia è in gran parte dovuta alla loro disponibilità a ricoprire lavori manuali non qualificati, spesso poveramente pagati: questo provoca un fenomeno di “etnicizzazione” delle relazioni di lavoro, connotando fortemente alcuni settori occupazionali, come ad esempio il lavoro di cura. L’accentuarsi e il protrarsi di questo divario di tutele e di disuguaglianze economiche, accelerato dalla pandemia, rischiano di trasformarsi in una condizione permanente, un vero e proprio status non solo occupazionale, dal quale difficilmente si potrà uscire.
In un quadro complessivamente critico, esistono comunque dei positivi paradossi. In Italia si contano 136.312 imprese a conduzione femminile straniera, pari all'11,6% delle attività guidate da donne e al 23,8% delle imprese fondate da immigrati. Negli ultimi dieci anni sono aumentate del 42,7% e sono cresciute con un ritmo maggiore rispetto a quelle a conduzione maschile. Le titolari sono nate all’estero, soprattutto in Cina (34 mila), Germania (10 mila) e Albania (8 mila) e le loro aziende crescono a un tasso più elevato di quelle a guida maschile. Le donne con background migratorio che fanno impresa in Italia rappresentano circa il 10% di tutte le imprenditrici attive nel Paese. In Italia le imprenditrici immigrate, a fine 2021, sono 205.951, pari al 27,3% degli imprenditori nati all'estero, l'80% delle quali possiede imprese individuali. Indubbiamente il processo di crescita di queste aziende si inserisce in un percorso di integrazione positiva, che però non deve fare dimenticare che ci sono situazioni di famiglie immigrate – provenienti soprattutto da India, Bangladesh, Egitto e Marocco – dove la maggioranza delle donne è ancora esclusa dal mercato del lavoro.
Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: popolazione straniera in Italia, segnali di ripresa e opportunità da cogliere
7 Ottobre 2022 - Roma - L’attuale edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato questa mattina a Roma, è la prima post-pandemia: i dati attestano sia lenti segnali di ripresa sia criticità e fatiche dei cittadini italiani e stranieri, dovute ad una scarsa attenzione delle politiche sociali verso le fasce più fragili della popolazione nel periodo culminante dell’emergenza sanitaria. Fra i segnali incoraggianti troviamo, ad esempio, la ripresa della crescita della popolazione straniera residente in Italia: i dati al 1° gennaio 2022 parlano di 5.193.669 cittadini stranieri regolarmente residenti, cifra che segna una ripresa dallo scorso anno. Nel quadro delle prime 5 regioni di residenza, si conferma il primato della Lombardia, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, mentre la Toscana sopravanza il Piemonte al 5° posto. Il quadro delle nazionalità rimane sostanzialmente inalterato: fra i residenti prevalgono i rumeni (circa 1.080.000 cittadini, il 20,8% del totale), seguiti, nell’ordine, da albanesi (8,4%), marocchini (8,3%), cinesi (6,4%) e ucraini (4,6%). Sono aumentati anche i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno (al 1° gennaio 2022 sono 3.921.125, mentre nel 2021 erano attestati sui 3,3 milioni), così come i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell’anno: nel corso del 2021 sono stati 275 mila, +159% rispetto al 2020 (105.700); in particolare si è registrata un’impennata dei motivi di lavoro, certamente come esito della procedura di sanatoria varata dal governo nel 2020. Anche i provvedimenti di cittadinanza hanno segnato una certa crescita: sono stati 118 mila nel 2020, ovvero un +4% dall’anno precedente.
Secondo le stime dell’Istat, nel 2021 le famiglie con almeno un componente straniero sarebbero il 9,5% del totale (ovvero 2.400.000); di queste 1 su 4 è mista (con componenti sia italiani che stranieri) e 3 su 4 hanno componenti tutti stranieri. Rispetto alle diverse tipologie delle famiglie, quelle unipersonali (composte da single/vedovi/separati/ divorziati) è per i cittadini stranieri leggermente più elevata che per gli italiani (34,7% contro 33,4%) ed è più cospicua anche la tipologia di coppia con figli conviventi senza altre persone (36,6% per i cittadini stranieri e 31,0% fra gli italiani). Rispetto ai ragazzi italiani è più alta di oltre 4 punti percentuali la quota di minori stranieri che vivono solo con la madre, mentre è più bassa la quota di quelli che vive con entrambi i genitori o solo con il padre.
In generale la popolazione straniera ha una struttura più giovane di quella italiana: ragazze e ragazzi con meno di 18 anni rappresentano circa il 20% della popolazione e per ogni anziano (65 anni o più) ci sono più di 3 giovanissimi di età compresa fra gli 0 e i 14 anni. I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri (“seconde generazioni” in senso stretto) sono oltre 1 milione e di questi il 22,7% ha acquisito la cittadinanza italiana; se ad essi aggiungiamo i nati all’estero, la compagine dei minori stranieri (fra nati in Italia, nati all’estero e naturalizzati) supera quota 1.300.000 e arriva a rappresentare il 13,0% del totale della popolazione residente in Italia con meno di 18 anni.
Si è assistito nell’ultimo anno anche al preoccupante aumento del numero dei minori stranieri non accompagnati, arrivati nell’aprile del 2022 a 14.025, certamente anche per effetto della guerra in Ucraina, da cui proviene il 28% circa del totale. Il 46,4% dei giovani stranieri si dichiara molto o abbastanza preoccupato per il futuro: i timori riguardano principalmente la guerra, la povertà o il peggioramento delle condizioni economiche. Emerge altresì che i giovani stranieri (e le ragazze più dei ragazzi) sognano un futuro in altri Paesi molto più dei coetanei italiani (59% contro il 42%). Il quadro socio-anagrafico si presenta dunque per diversi aspetti preoccupante e pone l’urgenza di politiche che potenzino efficacemente le opportunità da offrire ai ragazzi stranieri, anche per non disperdere il potenziale prezioso che rappresentano per un’Italia sempre più vecchia.
Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: la mobilità internazionale cresce, insieme alle situazioni di vulnerabilità.
7 Ottobre 2022 - Roma - Il numero di migranti internazionali è stimato in 281 milioni nel 2021 (3,6% della popolazione mondiale), a fronte dei 272 milioni del 2019. Di questi, quasi due terzi sono migranti per lavoro. Lo si evidenzia nel Rapporto Immigrazione Carigtas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. La principale causa dell’aumento del numero complessivo di persone che si trovano a vivere in un Paese diverso dal proprio sta nell’acuirsi e nel protrarsi del numero di contesti di crisi registrati a livello mondiale, che hanno fatto superare ad inizio 2022 per la prima volta nella storia la soglia di 100 milioni di migranti forzati (con un notevole incremento rispetto agli 89,3 milioni di fine 2021). Significativa anche l’esistenza di circa 345 milioni di persone a grave rischio alimentare, quasi 200 milioni in più rispetto a prima della pandemia. Nell’area del Mediterraneo allargato si registra un incremento della situazione di vulnerabilità della popolazione straniera residente, con pesanti conseguenze sui processi di integrazione dei migranti nei Paesi di destinazione.
Mons. Felicolo: accoglienza verso i migranti e impegno nella difesa della loro dignità
6 Ottobre 2022 - Roma - La canonizzazione di un vescovo è "sempre motivo di particolare gioia per la Chiesa. E la canonizzazione di Giovanni Battista Scalabrini lo è particolarmente per la Chiesa Italiana e per la Fondazione Migrantes che nella e per la Cei segue particolarmente il mondo della mobilità umana". Lo ha detto questa mattina mons. Pierpaolo Felicolo, direttore gfenerale della Fondazione Migrantes, intervenendo ad una conferenza stampa promossa dalla famiglia scalabriniana. Famiglia scalabriniana che collabora con la Migrantes nelle diocesi dove sono presenti e nelle Missioni Cattoliche Italiane soprattutto in Europa. "Un profeta, antisegnano e pioniere Scalabrini, nel considerare il fatto migratorio in tutti i suoi aspetti: non voleva - ha spiegato mons. Felicolo - far mancare ai migranti che allora partivano soprattutto per le Americhe, quella vicinanza spirituale ma anche culturale importante per la tutela dei loro diritti e per la loro promozione sociale nei paesi di arrivo". "Abbandonare ieri come oggi i migranti – ne era convinto Scalabrini – vuol dire abbandonarli anche nella fede e nella pratica religiosa. Aveva intuito - ha aggiuto il direttore Migrantes - che chi partiva non poteva e non voleva dimenticare la terra d’origine: voleva mantenere un collegamento. E la fede è il mezzo vitale per questo, rafforzata con la celebrazione nella propria lingua. Aveva, infatti, pensato alla dimensione religiosa dei migranti". Da allora ad oggi è cambiato molto: ma quel "richiamo alla carità pastorale, sociale e politica è ancora vivo come dimostra l’accoglienza verso i migranti e l’impegno nella difesa della loro dignità . Un impegno che la Chiesa italiana porta avanti, attraverso la Migrantes, camminando insieme ai migranti e coniugando evangelizzazione e promozione umana", ha concluso. (Raffaele Iaria)
Scalabrini: oggi la presentazione delle iniziative
6 Ottobre 2022 - Roma - Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza stampa organizzata dalla Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane e l’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, in vista dell’imminente canonizzazione del Giovanni Battista Scalabrini, il 9 ottobre a piazza San Pietro.
“La proclamazione a Santo di Scalabrini è un invito alla Chiesa, alla società e alla comunità internazionale a ricordare la corresponsabilità che abbiamo nell’accoglienza e nella protezione delle persone migranti e rifugiate, oltre all’impegno di promuovere il diritto allo sviluppo e alla pace per evitare le migrazioni forzate”, ha detto padre Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari di San Carlo Borromeo Scalabriniani. “Con questa canonizzazione, Papa Francesco ci invita a seguire l’esempio del Vescovo Scalabrini e delle istituzioni che lui ha fondato e ispirato. Noi missionari abbiamo questa visione olistica dell’immigrazione che contempla la dimensione economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Ha riconosciuto in questo fenomeno il modo in cui Dio si rivela nella storia umana e crea un’unica famiglia universale. Seguendo le sue orme, la Congregazione ha aperto parrocchie, ospedali, ambulatori, centri studi e di formazione, case e centri per migranti, centri Stella Maris per i lavoratori del mare e si è messa a servizio degli organismi della Chiesa locale che lavora con i migranti. Siamo presenti in 33 Paesi nel mondo. Con la canonizzazione di Scalabrini, voluta anche in assenza del secondo miracolo, Papa Francesco manda un messaggio chiaro e solenne alla Chiesa e all'intera umanità: i migranti, che l’avevano commosso e spinto all’azione, rimangono un tema centrale per la Chiesa e la società”. Per mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, è "un motivo di gioia per la Chiesa e lo è particolarmente anche per la Fondazione Migrantes che segue la mobilità umana. Scalabrini è stato un profeta antesignano: non voleva far mancare ai migranti la vicinanza spirituale e materiale e non voleva abbandonarli nella fede. Credeva che dove vi è il popolo, lì deve esserci anche la Chiesa. Questo impegno verso le persone in mobilità continua con le sue missionarie e missionari, con tutta la Chiesa Cattolica e con la Fondazione Migrantes che cammina insieme ai migranti”. Suor Neusa de Fatima Mariano, superiora delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, ha spiegato: “Le risposte che Scalabrini ha dato al fenomeno dell’immigrazione hanno anticipato i tempi moderni”. Scalabrini ha riconosciuto il grande valore che donne consacrate avrebbero portato al suo progetto missionario e ha fondato la Congregazione femminile nel 1895. “Oggi noi siamo l’espressione del volto femminile del carisma scalabriniano rivolto ai migranti”, ha continuato suor Neusa. “Abbiamo oltre 100 missioni animate dalla spiritualità di Scalabrini, che è vivere la comunione nella diversità. La nostra scelta è quella di rivolgerci in modo particolare alle donne e ai bambini rifugiati, essere migranti con i migranti, compagne nel loro cammino. In questi ultimi anni abbiamo creato un progetto specifico della Congregazione: il “Servizio Itinerante”, presente nei luoghi di frontiera, dove c’è più sofferenza. Con questa specifica azione, la Congregazione offre il suo contributo, affinché ai migranti e ai rifugiati in situazioni di emergenza e in condizioni di vulnerabilità, sia garantito il rispetto della loro dignità, l’attenzione ai loro bisogni primari e l’accesso alle opportunità di promozione umana”. A 56 anni dalla morte del beato Giovanni Battista Scalabrini, il 25 luglio 1961 è iniziato il cammino dell’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, terzo Istituto ispirato a Scalabrini. Senza segni esterni che le distinguano, le Missionarie Secolari lavorano e svolgono professioni nei più diversi ambienti e contesti della società per trasformare dal di dentro ogni realtà, in particolare quella migratoria, in un’esperienza d’accoglienza e di comunione tra le diversità. “Lo spirito di Scalabrini non si è esaurito alla sua morte e ha segnato la vita di tante persone. Una di queste è stata Adelia Firetti, la nostra fondatrice”, ha detto Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana e direttore sanitario del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini di Roma. “Adelia era una giovane insegnante di Piacenza, arrivata in Svizzera negli anni ’60 su invito degli Scalabriniani per avviare una scuola per i figli degli emigrati italiani", ha continuato Civitelli. "Noi missionarie secolari scalabriniane cerchiamo di educare le persone al dialogo interculturale e all’incontro con i migranti. Viviamo in piccole comunità: le nostre case sono i Centri Internazionali Scalabriniani, dei veri e propri laboratori di relazione, dove i giovani scoprono la ricchezza dell’altro. Questo è il messaggio che vogliamo condividere con tutti: è possibile vivere la diversità nella comunione. Insieme possiamo scoprirci tutti appartenenti ad un’unica famiglia umana”.
Nato a Fino Mornasco, in provincia di Como nel 1839, il Vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini è ancora oggi un dono per la Chiesa e l’umanità: un uomo innamorato di Dio, capace di vedere negli ultimi lo sguardo di Gesù. Profondamente commosso dal dramma di tanti italiani costretti ad emigrare negli Stati Uniti e nell’America del Sud alla fine dell’‘800, non resta indifferente. Si documenta, sensibilizza la società e manda i suoi missionari e le sue missionarie nel mondo per aiutare e sostenere gli emigranti nei porti, sulle navi e all’arrivo nei nuovi Paesi. È considerato per questo un padre per tutti i migranti e i rifugiati.
Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: il 7 ottobre il Rapporto Immigrazione
4 Ottobre 2022 - Roma - Viene presentata a Roma, il prossimo 7 ottobre, in via Aurelia 796, alle ore 11,00, la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Tema di quest’anno è quello scelto da papa Francesco per la 108esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata lo scorso 25 settembre: “Costruire il futuro con i migranti”. I lavori saranno aperti dal presidente della Caritas Italiana, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia. A presentare i dati due dei curatori del Rapporto Immigrazione, Manuela De Marco di Caritas Italiana che illustrerà i principali dati del Rapporto e Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes che fornirà spunti di riflessione su “L’immigrazione fra comunicazione e pastorale”. Seguirà il Ministro Patrizio Bianchi che si soffermerà su “Orientamenti e prospettive dell’istruzione in tema di immigrazione”. Subito dopo ci sarà l’intervento di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana su “I migranti dentro il cammino sinodale della Chiesa in Italia”. È previsto infine un focus della giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan su “Italiani madrelingua. Il polmone verde della cultura italiana”. Le conclusioni sono affidate a mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Modererà Oliviero Forti di Caritas Italiana.
L’evento potrà essere seguito anche attraverso la pagina Facebook di Caritas Italiana https://www.facebook.com/CaritasIt/
Migrantes: oggi un incontro con una rappresentanza di operatori spagnoli per la pastorale dei rom e sinti
3 Ottobre 2022 - Roma – Una delegazione di operatori pastorali con i rom e i sinti provenienti da Alicante (Spagna), si sono incontrati questa mattina a Roma con una delegazione della Fondazione Migrantes guidata dal direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo e con Alessandra Silvi del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.
Gli operatori spagnoli hanno illustrato le loro attività per aiutare nell’integrazione e inclusione il popolo gitano e hanno voluto ascoltare, dalla voce del direttore Migrantes, come la chiesa italiana lavora accanto a questa popolazione. E’ stata l’occasione – dice mons. Felicolo - per uno scambio di esperienze e di conoscenza per un maggior coordinamento su questa pastorale poco conosciuta ma molto importante che la Chiesa italiana ha affidato alla Migrantes.
3 ottobre, Migrantes: un piano europeo condiviso di salvataggio delle persone in fuga nel Mediterraneo
3 Ottobre 2022 - Roma - Il 3 ottobre 2013 nel Mediterraneo, a poche decine di metri dall’Isola di Lampedusa, morivano 368 persone. Erano donne, uomini, bambini che scappavano dalla Siria, dalla Somalia ed Eritrea e da altri Paesi, in fuga dalla fame e dalla guerra. Nostri fratelli e sorelle. Da allora altri 24.000 uomini e donne hanno trovato la morte in fondo al Mediterraneo. “Un cimitero”, ha ricordato più volte papa Francesco, che ricorda la nostra incapacità di dare risposte di accoglienza, di giustizia e di pace a tanti nostri fratelli e sorelle.
“Il 3 ottobre è una giornata di preghiera e di riflessione in tutta Italia”, afferma il direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Pierpaolo Felicolo: “è una giornata in cui risentiamo le parole rivolte a Caino come un monito per tutti noi: ‘Dov’è tuo fratello?’”. Il 3 ottobre “è una giornata in cui si rinnova l’appello all’Europa per un piano condiviso di salvataggio in mare di persone in fuga e che hanno diritto a una protezione internazionale. Ogni morto in mare è un atto di ingiustizia e di inciviltà. Non si possono lasciare sole le Capitanerie di porto e le navi delle Ong nell’azione di salvare in mare chi fugge. Non bastano piani per fermare. Occorrono piani per salvare. La democrazia in Europa è macchiata da ogni ritardo nel presidiare il salvataggio delle persone nel Mediterraneo. Ed ancora: è macchiata da ogni abbandono di azioni diplomatiche di pace e da ogni impegno mancato di cooperazione allo sviluppo”, conclude mons. Felicolo.
La Migrantes è favorevole che questa giornata diventi da nazionale a giornata europea.
Migrantes: il cordoglio per la morte di don Canuto Toso
2 Ottobre 2022 - Roma - Don Canuto Toso “ha lavorato a fianco degli ultimi e si è prodigato con opere di solidarietà e di vicinanza soprattutto agli emigrati italiani”. Così la Fondazione Migrantes, appena appreso la notizia, ricorda la figura di don Toso, morto ieri sera all’età di 91 anni. Tra i tanti impegni pastorali del sacerdote della diocesi di Treviso la direzione, per tanti anni, dell’ufficio diocesano Migrantes. Ha inoltre fondato, nel 1973, l’Associazione “Trevisani nel Mondo” e l’omonima rivista che ancora oggi dirigeva. “Ringraziamo il Signore – scrive la Fondazione Migrantes - per aver donato alla Chiesa che cammina con i migranti un sacerdote come don Canuto. Al vescovo di Treviso, ai confratelli sacerdoti, ai familiari e amici di don Canuto giungano le più sentite condoglianze del Vescovo Presidente, mons. Gian Carlo Perego, del direttore Generale, mons. Pierpaolo Felicolo e degli operatori della Fondazione Migrantes, dei missionari tra gli emigranti italiani nel mondo. Preghiamo affinché la sua testimonianza di vita e di impegno non venga dimenticata”.
Italiani nel mondo: è morto don Toso, fondatore di “Trevisani nel Mondo”
2 Ottobre 2022 - Treviso - Si è spento ieri sera, all’età di 91 anni, don Canuto Toso, sacerdote della diocesi di Treviso sempre a fianco degli emigrati italiani. Originario di San Martino di Lupari, era stato ordinato sacerdote nel 1957. Tra i tanti impegni pastorali la direzione dell’ufficio diocesano Migrantes per molti anni. Ha inoltre fondato, nel 1973, l’Associazione “Trevisani nel Mondo” e l’omonima rivista che ancora oggi dirigeva. “Guidato da un fede incrollabile, aveva una parola di conforto per tutti quelli che si trovavano in difficoltà, compresi tutti i migranti. Ci stringiamo al dolore dei suoi parenti e di tutti quelli che gli volevano bene", evidenzia l’associazione in un post su facebook. “Se ne va una persona che ha scritto non una, ma molte pagine di questa comunità. E’ stato lui a dar vita a un network mondiale dei Trevigiani nel mondo. E’ lui che ha capito che l’identità, la storia le tradizioni, ma soprattutto la cultura e i valori si possono tramandare anche se non si vive direttamente in Veneto. Una grande perdita, di un uomo che ha scritto una pagina di storia della nostra identità e dell’epopea dell’emigrazione veneta all’estero”, ha detto il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: don Canuto “resterà sempre nei nostri cuori e resterà la sua opera. Rivolgo il mio profondo cordoglio alla famiglia, a tutta la comunità dei Trevisani nel Mondo, a Sua Eccellenza il Vescovo e a tutti coloro che gli hanno voluto bene”. Alla diocesi, ai familiari e all'Associazione Trevisani nel Mondo le condoglianze della Fondazione Migrantes che ricorda il suo impegno a favore dei migranti. (R.Iaria)
Caritas e Migrantes: il 7 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione
30 Settembre 2022 - Roma - Sarà presentato a Roma, il prossimo 7 ottobre, in via Aurelia 796, la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Tema di quest’anno “Costruire il futuro con i migranti”. I lavori saranno aperti dal presidente della Caritas Italiana, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia. A presentare i dati due dei curatori del Rapporto Immigrazione, Manuela De Marco di Caritas Italiana (principali dati del Rapporto Immigrazione) e Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes su "L’immigrazione fra comunicazione e pastorale". Seguirà l’intervento del Ministro Patrizio Bianchi (in attesa di conferma) su “Orientamenti e prospettive dell’istruzione in tema di immigrazione” e mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana su “I migranti dentro il cammino sinodale della Chiesa in Italia”. Seguirà la giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan su “Italiani madrelingua. Il polmone verde della cultura italiana" mentre le conclusioni sono affidate a mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione e arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Modererà Oliviero Forti di Caritas Italiana.
Caritas e Migrantes: il 7 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione
27 Settembre 2022 - Roma - Sarà presentato a Roma, il prossimo 7 ottobre, In Via Aurelia 796, la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Tema di quest'anno "Costruire il futuro con i migranti".
GMMR, mons. Perego, da Matera e dalla tavola eucaristica un messaggio forte per costruire il futuro con i migranti.
25 Settembre 2022 - Matera - Da Matera papa Francesco ha "coniugato la parabola del ricco epulone e di Lazzaro con la mensa dei ricchi da cui sono esclusi i poveri, che sono anche i migranti che fuggono da miseria, sfruttamento e guerra". Lo dice oggi mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes dopo le parole del Pontefice pronunciate durante la preghiera mariana dell'Angelus da Matera dove si è svolto il Congresso Eucaristico Nazionale. "Da Matera e dalla tavola eucaristica - ha detto mons. Perego - è venuto un messaggio forte per costruire il futuro con i migranti".
GMMR: una rete di inclusione nelle diocesi italiane attraverso gli uffici Migrantes
25 Settembre 2022 - Roma - Nata nel 1914 come Giornata Nazionale dell’Emigrante in segno di vicinanza e attenzione agli emigranti italiani che cercavano fortuna all’estero oggi questa giornata – che ha preso il nome di Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - si celebra a livello mondiale e rappresenta una occasione per mettere al centro il tema di coloro che, per varie ragioni, lasciano il loro Paese per un luogo e per una vita più dignitosa fuggendo da guerre che imperversano nel mondo. Si tratta di 280 milioni di persone che si sono messe in cammino. Oggi in Italia sono oltre cinque milioni i migranti presenti. Altrettanti sono gli italiani residenti all’estero. Con loro – ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego, «siamo chiamati a rigenerare le città, l’Italia, l’Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare».
Alessane ha 16 anni quando decide di lasciare la Libia per partire verso l’Italia. Prima cinque giorni nel deserto del Sahara, poi un mese di prigione. 20 compagni uccisi senza una ragione. Evasi dal carcere, due giorni di cammino per raggiungere Tripoli, ci racconta il direttore Migrantes di Andria, don Geremia Acri. «Non augurerei mai a nessuno quel viaggio, si può solo morire o soffrire. Ho visto uomini sparare nel fianco di altri uomini che volevano solo tenere con sé una borsa, bambini trucidati senza pietà», racconta Alessene, che insieme a Muhammad, originario del Pakistan e Gabriel originario del Niger partito con la sorella morta durante il viaggio, sono oggi ospiti della casa d’accoglienza “S. Maria Goretti” della Migrantes pugliese. «Ho pensato di morire anche io, di dolore e di tormento, mentre mia sorella si spegneva tra le mie braccia. È stata lei a dirmi: Vai e continua il nostro viaggio, il mio finisce qui». «Oltre all’accoglienza la vera integrazione è l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa» evidenzia don Geremia.
Da circa cinque anni grazie anche al contributo dell’8xmille della Chiesa Cattolica attraverso la Fondazione Migrantes è stato possibile avviare i laboratori della “Tèranga”: un ristorante, un orto e una sartoria sociale che supportano il fabbisogno delle case famiglie gestite dalla Migrantes e che accolgono questi giovani. In sartoria sono state realizzate manufatti cuciti a mano, che sono arrivati nelle case di centinaia di persone in tutta Italia da nord a sud. Prodotti apprezzati per regali e occasioni festive. E durante la pandemia la produzione di mascherine commissionate dalla Fondazione Migrantes e distribuite in varie località d’Italia soprattutto ai tanti costretti a vivere per strada. «Il creare opportunità lavorative da parte della comunità ecclesiale diventa uno strumento per ridare dignità e rendere libero l’individuo», spiega il sacerdote evidenziando che il lavorare insieme, all’interno dei laboratori, ha permesso a diversi migranti di ritrovare quella forza e quel coraggio per «riunire quei frammenti di Sé, ripensando e orientando il proprio progetto di autonomia sociale e lavorativa. Il Covid-19 prima e la guerra in atto ora ci hanno tolto tanto, ma altresì ci hanno messo sotto gli occhi l’essenziale, finora invisibile».
A livello nazionale la Giornata si celebrerà, quest’anno, in Sardegna: nella cattedrale di Iglesias questa mattina alle ore 11, la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Giovanni Paolo Zedda, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda e concelebrata dal direttore regionale Migrantes p. Stefano Messina che accompagnerà una rappresentanza di migranti che animeranno la liturgia.
Migrantes: il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati
23 Settembre 2022 - Roma - Il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati – ci ha ricordato Papa Francesco in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: “Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo” (F.T. 40); e lo ripete nel Messaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno.
Ma chi sono i migranti e i rifugiati oggi? Sono 280 milioni di persone che nel mondo si sono messe in cammino. Tra questi saranno ormai 90 milioni i richiedenti asilo e rifugiati al termine di questo anno, anche in seguito alla tragica, irrazionale e inutile guerra in Ucraina, che ha costretto sei milioni di persone a mettersi in fuga. Sono le vittime, spesso dimenticate, di oltre 30 guerre dimenticate, dei disastri ambientali, dei popoli alla fame. Sono le vittime della tratta, della violenza e di ogni forma di sfruttamento. Con loro siamo chiamati a rigenerare le città, l’Italia, l’Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare.
Le nostre città non sono aperte e accoglienti. Talora anche le nostre chiese e comunità cristiane, nonostante segni positivi, alzano i muri: dentro e fuori. Non sappiamo leggere la storia con gli occhi della fede. Non sappiamo anche capire che «l’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono», come ci ricorda il Papa. E il messaggio ci ricorda che «nessuno dev’essere escluso», perché il progetto di Dio «è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali. Siamo invitati a cogliere nelle storie e nell’arrivo «una fonte di arricchimento» culturale, sociale, religioso, seguendo la profezia di Isaia (60,5): «Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli». Grazie ai migranti e ai rifugiati l’identità si arricchisce nell’incontro con le diversità culturali e religiose e costruisce «un noi più grande». Con i migranti e i rifugiati Papa Francesco ci invita non solo a costruire la città, la Chiesa, ma anche a camminare insieme verso la città celeste, l’incontro con il Signore, in una nuova Pentecoste che ci fa scoprire la fraternità come stile e il cammino come missione. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes).
Medicina Solidale: gli auguri a mons. Felicolo. “suo impegno per minori migranti fondamentale”
23 Settembre 2022 - Roma - "Porgiamo a nome nostro e della nostra associazione i più affettuosi auguri di buon lavoro a Mons. Felicolo, che da sempre ci è stato accanto nel sostegno e nell'accoglienza delle persone fragili, soprattutto migranti". È quanto dichiarano congiuntamente Giovanni Serra e Lucia Ercoli rispettivamente presidente e responsabile sanitario Medicina Solidale, in merito alla nomina di mons. Pierpaolo Felicolo quale nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes.
"Con lui - aggiungono - condividiamo da oltre 20 anni l'impegno a favore dei bambini migranti non solo con progetti di accoglienza, ma soprattutto con la promozione e la difesa dei loro diritti, spesso calpestati o ignorati". "Siamo convinti - concludono - che nel suo nuovo ruolo sarà ancora con noi in una vera e propria battaglia di civiltà a favore dei più piccoli".