Primo Piano

Sofia e Adam i nomi più frequenti scelte dalle famiglie straniere

10 Maggio 2019 - Milano - Quando si parla di mamme, si parla anche di figli. E, in occasione della Festa della mamma che si celebra domenica 12 maggio, la Fondazione ISMU ha deciso di spostare l'attenzione sui bambini e sulla scelta dei loro nomi. I genitori stranieri preferiscono attenersi alle tradizioni di famiglia o sono aperti anche alle tendenze onomastiche di altre culture? Come sono stati chiamati i neonati stranieri in Italia durante il 2017, ultimo anno rispetto al quale l’Istat rende disponibili i dati? Ci si aspetterebbe forse che siano nati tantissimi Mohamed e molte Amina, ma in realtà non è così.  Se tali nomi sono probabilmente ben frequenti  tra le prime generazioni di immigrati in Italia – spiega Ismu -  ormai da un po' di anni le mamme (e i papà) con cittadinanza straniera, che in base alle stime ISMU sarebbero attualmente circa un milione e mezzo, danno ai figli nomi dalla fonia più vicina alla tradizione italiana. Durante il 2017, infatti, tra le neonate straniere primeggiano Sofia e Sara,  seguite da Emma, Aurora, Amelia ed Emily. Sofia è prima in graduatoria  anche tra le neonate italiane, dove Sara invece occupa il tredicesimo posto. Emma, terza tra le straniere, invece è sesta nella scelta dei nomi per le neonate italiane. Aurora è quarta tra le straniere, ma terza fra le italiane.  Tra i primi quindici nomi della classifica delle nate straniere ce ne sono solo quattro che non appartengono alla tradizionale onomastica italiana: Jannat (settima), Malak (ottava), Amira (decima) e Aya  (quindicesima). Per tutti gli altri casi si può perfino dire che il richiamo alla tradizione italiana è tra le neonate straniere (ma nate in Italia) del 2017 pari o superiore a quello delle coetanee italiane,  sottolinea la Fondazione. Passando ai maschietti, si nota “sicuramente qualche elemento di maggior attaccamento a quelle che sono le radici familiari o quantomeno del territorio d’origine dei genitori. Fenomeno che, peraltro, riguarda anche i neonati maschi italiani, per i quali è sempre stato più frequente, rispetto alle femmine, il ricorso ai nomi dei nonni”, si legge nella nota.  Ai primi tre posti, tra gli stranieri, si collocano infatti Adam,  David e Youssef. In graduatoria si ritrovano altri due nomi storicamente diffusi anche tra gli italiani (ma con il troncamento dell’ultima vocale): Gabriel e Daniel. Gli unici nomi lunghi tra i neonati stranieri sono invece Leonardo e Alessandro, all’ottavo e al tredicesimo posto. Altre scelte di sapore fortemente italiano per i neonati stranieri sono Matteo (quinto posto tra gli stranieri e nono tra gli italiani), Luca e Mattia (dodicesimo e quindicesimo, tra gli stranieri), mentre più vicini alle tradizioni dei rispettivi Paesi d’origine sono soltanto Youssef, Rayan, Amir e Mohamed (al nono posto).  

Inaugurata la mostra sull’impegno di “Talitja Kum”

10 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha presieduto oggi all’inaugurazione della Mostra Fotografica “Nuns Healing Hearts” e dell’omonima Campagna, realizzata in occasione dei 10 anni di “Talitha Kum”, la Rete mondiale della Vita Consacrata impegnata contro la tratta delle persone. Le foto sono state realizzate dalla statunitense Lisa Kristine e documentano l'impegno di “Talitha Kum” nel mondo.  

Marina Militare: salvataggio a 75 chilometri dalla costa della Libia

10 Maggio 2019 - Roma - Ieri  36 migranti sono stati soccorsi a circa 75 chilometri dalla costa della Libia da una nave della Marina Militare italiana, l'unità combattente Cigala Fulgosi che fa parte dell'operazione Mare Sicuro. Si trattava di una piccola imbarcazione, con a bordo persone senza salvagente, in "imminente pericolo di vita" perché il natante "imbarcava acqua e quindi era in procinto di affondare", ha spiegato il ministero della Difesa in una nota. I migranti, tra cui 2 donne e 8 bambini, sono state trasbordate nella Cigala Fulgosi, dove il personale ha verificato le loro condizioni di salute e le identità.

Tra vecchia e nuova emigrazione: un incontro a Parigi

10 Maggio 2019 - Nizza – “Tra vecchia e nuova Immigrazione in Francia”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà domani mattina a Parigi, presso la sede del Consolato italiano su iniziativa del Comites di Parigi. L’incontro è rivolto ai connazionali arrivati da poco oltralpe in cerca di lavoro e che abitino a Parigi con l’obiettivo di illustrare loro il sistema francese. Per ogni settore, il Comites propone ai partecipanti un incontro di gruppo con un esperto professionista, una simulazione di colloquio individuale e il feed-back di un coach professionista.  

Papa Francesco incontra famiglia rom

9 Maggio 2019 - Roma - “Il Santo Padre ha salutato stasera, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la famiglia rom del quartiere romano di Casal Bruciato, vittima – nei giorni scorsi – di minacce e insulti razzisti". Lo ha comunicato, pochi minuti fa, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti aggiungendo che con tale gesto, il Papa ha voluto esprimere "vicinanza e solidarietà a questa famiglia e la più netta condanna di ogni forma di odio e violenza”. (R.I.)

Migrantes Rieti: incontro oggi sul tema degli stereotipi e pregiudizi

9 Maggio 2019 - Rieti - L’incontro per superare e stereotipi e pregiudizi come punto di partenza, con la consapevolezza che il confronto, l’incontro maturo e consapevole tra le fedi oggi è fondamentale, urgente e inevistabile, sul piano culturale ma anche su quello sociale e politico. È partendo da questi presupposti che l’Ufficio Migrantes di Rieti e lo Sprar Caritas organizzano un primo incontro per favorire il dialogo interculturale e interreligioso, con relatore il vescovo mons. Domenico Pompili che si terrà oggi, 9 maggio alle ore 18 presso la Sala Calasanzio di via Sant’Agnese. Lo scopo dell’iniziativa sarà quello di promuovere l’apertura naturale verso l’accetttazione dell’altro, partendo dalla diversità di religione che spesso la gente vede come un problema, una sorta di barriera culturale e comunicativa. «Se la propria fede è salda – spiega suor Luisella Maino, direttrice dell’Ufficio Migrantes – le religioni altrui non la minano di certo, anzi, la aiutano. La diversità tra religioni non è un problema come spesso si è portati a pensare: se la nostra spiritualità è solida, l’apertura verso l’altro non può che fornire uno stimolo in più».

Beati rom: Zeferino e Emilia

9 Maggio 2019 - Roma - Il primo beato e patrono della popolazione rom è Zefferino Giménez Malla (1861-1936), detto “El Pelé”, beatificato da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997. In quella occasione il Papa polacco ha indicato in Zefirino un “modello da seguire”: la sua vita – ha detto - dimostra che Cristo è presente nei diversi popoli e razze e che tutti sono chiamati alla santità”.

Nato da una famiglia gitana cattolica, Zeferino visse da nomade per quarant’anni, poi si fermò a Barbastro (Spagna). Si sposò, ma non ebbe figli. Benché analfabeta, insegnò ai ragazzi gitani e non gitani i primi elementi del cristianesimo, servendosi soprattutto della Bibbia, e li educò alla preghiera quotidiana. Metteva pace tra i Kalòs (nomadi spagnoli) e risolveva le loro questioni con gli altri.

Nel suo lavoro di commerciante di animali si comportò onestamente. Nel 1926 diventò Terziario Francescano. Apparteneva alla “Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli”. Nel 1931 cominciò a frequentare l’Adorazione Notturna. Durante la persecuzione religiosa, difese un prete che veniva portato in carcere. Venne arrestato anche lui e poi ucciso a Barbastro insieme a tanti sacerdoti, frati e laici. Morì, gridando: “Viva Cristo Re” e tenendo in mano la corona del rosario. Il suo corpo fu gettato nella fossa comune e non più ritrovato.

Altra beata gitana è Emilia Fernandez Rodriguez  dichiarata beata il 25 marzo 2017, unica donna di etnia rom elevata all’onore degli altari. Emilia doi origine gitana, è nativa di Tijola, un villaggio della diocesi di Almeria nel sud della Spagna, è parte della vasta schiera dei martiri della fede trucidati in molti modi dai combattenti repubblicani durante la Guerra civile spagnola del 1936-39. Nata il 3 aprile 1914 Emilia viene arrestata e detenuta  con altre donne durante la guerra civile spagnola. Emilia si sposa secondo il rito gitano con Juan Cortes Cortes nel 1938,  vive la sua vita lavorando come cestaia, attività economica che permette alla giovane coppia di vivere in modo dignitoso vendendo i cesti nei mercati o nella modalità porta a porta. Anche il marito viene arrestato e messo in prigione dove si trovano politici, sacerdoti e numerosi cristiani. La giovane cestaia viene arrestata il 21 giugno 1938 e rinchiusa nel carcere “Cachas Coloras”: ogni giorno venivano imprigionate numerose donne e in breve tempo si raggiunse il numero di 300 persone. Durante il processo, svoltosi l’8 luglio, nonostante fosse incinta, viene condannata a sei anni di carcere; la sua fede si rafforza sempre di più, chiede ad alcune giovani detenute di imparare a pregare. Costretta a stare isolata in una cella di punizione, con il freddo dell’inverno Emilia si ammalò gravemente, senza alcuna  speranza di guarigione. Giunse  con difficoltà al termine della sua gravidanza e il 12 luglio 1939 nacque Angela. Emilia, molto malata viene  ricoverata in ospedale. Per lei fu chiesta la grazia al governatore civile, ma senza alcuna risposta. Riportata in carcere muore abbandonata e sola il 25 gennaio1939.   (Raffaele Iaria)    

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Card. Krajewski in visita nei campi profughi di Lesbo

9 Maggio 2019 - Città del Vaticano – Da ieri e fino a domani una delegazione del Vaticano visiterà i campi profughi di Moria e Kara Tepe nell’isola di Lesbo, in Grecia. La delegazione è guidata dal Card. Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, insieme a Mons. Sevastianos Rossolatos, Arcivescovo di Atene, Mons. Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Comece (gli episcopati dell’Unione europea), Tanja Zwack, responsabile della Commissione internazionale cattolica per le migrazioni (Icmc) ad Atene, rappresentanti di Caritas Hellas e della Comunità di Sant’Egidio. La visita fa seguito a quella di Papa Francesco a Lesbo il 16 aprile 2016, insieme al patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e H.B. Hieronymus II, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia. “Vuole esprimere la vicinanza del Papa e della Chiesa cattolica ai richiedenti asilo e ai rifugiati in Grecia e cercare di far rivivere sentimenti di solidarietà in Europa”, spiega una nota dell’Icmc. “Papa Francesco, così come il Patriarca Bartolomeo I e l’arcivescovo Hieronymus II – conclude la nota -, continuano a preoccuparsi della situazione dei migranti presenti a Lesbo. Papa Francesco è ben consapevole del grande lavoro svolto da Caritas Hellas e dalle organizzazioni caritative della Chiesa ortodossa a favore dei migranti”. La Comunità di Sant’Egidio si è occupata della logistica della missione, in collaborazione con la Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale. (Sir)

Mons. Ruzza: “episodi gravissimi contro la famiglia Rom, ma Roma non è così”

9 Maggio 2019 - Roma -  “Costruire una società in cui c’è spazio per tutti. In cui tutti siano accolti e amati”. È questo il sogno dell’Europa che oggi non deve morire. Lo ha detto Mons. Gianrico Rizza, Segretario generale del vicariato di Roma, intervenendo iri sera nella Basilica dei Santi XII Apostoli alla veglia ecumenica promossa dalla Rete ecumenica “Insieme per l’Europa”, alla vigilia della festa dell’Europa che si celebra oggi. Il Vescovo ha ricordato l’episodio gravissimo di Casal Bruciato. “Proprio oggi Roma ha vissuto episodi gravi di respingimento di una famiglia solo perché era Rom”, ha detto: “E questo è un motivo di tristezza per tutti. Ma Roma non è così”. Il Vescovo ha ricordato che la città di Roma è stato il luogo dove sono stati firmati i Trattati che hanno dato vita al processo di integrazione europea. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo lavorare perché il sogno della libertà e dell’unità della accoglienza e della fraternità non si spenga. Può essere diventato un sogno appesantito. Per alcuni addirittura un incubo. Dobbiamo pregare perché questo sogno torni a vivere. Diventi realtà”.

Papa Francesco: i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano

9 Maggio 2019 - Città del Vaticano – “Sono rimasto molto colpito dalle testimonianze che ho ascoltato”. Così Papa Francesco ha iniziato, a braccio, il suo discorso ai partecipanti all’incontro di preghiera del popolo rom e sinto con Papa Francesco nella Sala Regia in Vaticano, promosso dalla Fondazione Migrantes. Per il Papa “è vero: ci sono cittadini di seconda classe ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente, quelli che vivono con la scopa in mano buttando gli altri”. Il Papa ha detto, poi, di pregare per “voi: vi sono vicino, e quando leggo sul giornale una cosa brutta, vi dico la verità , soffro”. “Oggi ho letto una cosa brutta sul giornale: questa non è civiltà , l’amore è la civiltà”. “Andate avanti con l’amore", ha aggiunto Francesco a conclusione del suo discorso sottolineando che “la vera strada è quella della fratellanza con la porta aperta. E tutti dobbiamo collaborare”. Da qui l’invito anche a “non far crescere il  rancore”, perché esso fa ammalare il cuore e “porta alla  vendetta. Ma la vendetta - ha continuato - non l’avete  inventata voi. In Italia ci sono organizzazioni che sono  maestre di vendetta”.   E nella preghiera finale, prima di salutare tutti ha pregato Dio Padre: “susciti in noi comprensione ed accoglienza evangelica verso  tutti per sentirci solidali sula terra del nostro pellegrinaggio, seguendo l’esempio del Gitano Martire Zeffirino, pieno di amore per te e per il prossimo”. (Raffaele Iaria)

Card. Bassetti: rom e sinti non sono “diversi” ma “unici”

9 Maggio 2019 -

Città del Vaticano – “Questi fratelli non sono diversi ma unici”. Lo ha detto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana salutando il pontefice all’inizio dell’incontro di preghiera del popolo rom e sinto con Papa Francesco nella Sala Regia in Vaticano, promosso dalla Fondazione Migrantes. Il diverso “è altro, non lo prendi neppure in considerazione. Direi che questi nostri fratelli sono unici, e l’unicità  è dono ed è ricchezza”, ha detto il porporato  salutando il  Papa e  esprimendo il ringraziamento della Fondazione Migrantes e della Chiesa Italiana per “averci accolto come un Padre in questa casa che sentiamo anche nostra”. 

Il Card. Bassetti ha quindi ricordato le parole di un rom con cui “avevo fatto amicizia” 30 anni fa “quando ero a Firenze: ‘vede padre’, diceva ‘le vere distanze non sono quelle chilometriche, perché oggi a raggiungere tutti i paesi della terra si fa presto, ma le vere distanze oggi sono quelle fra la testa e il cuore’. Padre santo, ci aiuti stamani ad avvicinare queste distanze”.  ​

La testimonianza di Dzemila, Miriana e Negiba davanti a papa Francesco

9 Maggio 2019 -

Santità, 

siamo tre mamme rom in rappresentanza di un gruppo più ampio di donne, che vivono la periferia estrema della città di Roma, di diverse culture e religioni, che periodicamente si riunisce per condividere esperienze, sostenere le reciproche fatiche, raccontare i successi. Il nostro gruppo si chiama "Mondo di mamme". 

Alcune di noi vivono in appartamenti in affitto, in case popolari, altre ancora in quelli che vengono chiamati "campi nomadi" che altro non sono che delle baraccopoli, dei ghetti dove, su base etnica, le nostre famiglie sono segregate dalle istituzioni comunali. 

Come donne e come mamme avvertiamo sulla nostra pelle la distanza che spesso la società maggioritaria, costruisce tra noi e le istituzioni pubbliche. I servizi sanitari non sempre sono garanzia di assistenza e supporto adeguato. Spesso la burocrazia, ma recentemente anche politiche discriminatorie, non facilitano, quante di noi non hanno una posizione amministrativa regolare, l'accesso ai servizi di base che possano garantire la salute a noi e ai nostri figli. Anche le recenti norme, varate da chi è chiamato a governare, rendono più difficile la regolarizzazione di molte nostre famiglie, facendo cadere nell'invisibilità nuclei familiari che, anche se di origine straniera, vivono da decenni nel nostro Paese. 

Malgrado conosciamo straordinari insegnanti, non sempre l'istituzione scolastica si presenta in grado di assicurare pieno diritto all'istruzione dei nostri figli. Molti di loro, nelle aule scolastiche, vivono sulla loro pelle lo stigma della diversità e vedono dall'inizio la loro carriera scolastica come un percorso ad ostacoli davanti ai quali molti bambini e ragazzi finiscono per arrendersi. 

Non è facile, nell'Italia di oggi trovare un lavoro che assicuri dignità e sostentamento economico. Ed è ancora più difficile se sei donna, se hai poche risorse, se vivi nella periferia più estrema, se sei una donna rom. Discorsi d'odio, ma anche azioni violente contro le nostre comunità, sono in costante aumento e questa è per noi fonte di profonda preoccupazione. 

Alcune di noi vivono in alloggi non adeguati e sono vittime di sgomberi forzati organizzati dalle autorità in assenza di alternative adeguate. 

Guardiamo però al futuro con speranza. Siamo donne e siamo mamme, e questo ci dà la forza di andare avanti per migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri figli. Uscire dalle nostre comunità, incontrare altre donne italiane e straniere, confrontarci tra noi senza chiusure, ci dà forza nel credere che solo insieme, creando alleanze, potremmo superare le barriere della diffidenza e della marginalizzazione. 

Ci aiuta osservare tra noi quelle donne e quelle mamme che ce l'hanno fatta, che hanno vinto battaglie, superato ostacoli, sconfitto pregiudizi e che ora guardano al futuro con speranza. 

Vogliamo andare oltre ed essere anche noi protagoniste di quel cambiamento di cui tutti possano giovarsi. Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità. Un'Italia che abbracci le differenze, che si consideri fortunata per tutte le differenze e le culture che la compongono. Un'Italia che recuperi il valore della speranza. 

La stessa speranza che oggigiorno leggiamo negli occhi dei nostri figli e che le sue parole, Santità, ci hanno sempre consegnato in questi anni e che ci aiutano a credere in un Paese più umano, più giusto, più solidale. 

 

La testimonianza di don Cristian Di Silvio davanti a Papa Francesco

9 Maggio 2019 -

Buongiorno Santità,

 mi chiamo don Cristian Di Silvio ho trent' anni, vengo dalla diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo ed ho compiuto tre anni di sacerdozio lo scorso 21 Aprile, giorno di Pasqua, giorno in cui abbiamo celebrato la resurrezione di Cristo Signore. Sono cresciuto in parrocchia, nella chiesa Madre di Cassino tra il servizio all'altare come ministrante e l'Azione Cattolica. Ora svolgo il mio ministero come vice parroco nelle chiese di Roccasecca e Colle san Magno. 

La mia storia è una storia ordinaria, resa straordinaria dal fatto che Dio mi ha scelto da un popolo che vive una condizione culturale differente dagli stereotipi con cui siamo abituati a relazionarci... Si, sono un prete rom! Uno zingaro che diventa prete fa sempre notizia, un diverso, uno particolare. 

Ricordo che quando ne parlai con i miei compagni di seminario la prima cosa che mi chiesero fu se abitavo in una roulotte, se chiedevo l'elemosina e se la mia famiglia andava a rubare portafogli alla stazione Termini. Invece qualcun altro mi diceva mentre mi formavo alla scuola del Vangelo di Gesù che dovevo comprendere che io ero stato scelto da un popolo che era diverso da quello italiano. Non mi sono lasciato abbattere da queste parole, grazie anche al mio padre spirituale. Ciò che ha reso ancora più straordinaria la mia storia vocazionale è stato il comprendere, nonostante mi dicessero il contrario, che non sono un diverso ma, come ognuno di noi presente in questa sala e non solo, unico e irripetibile. Siamo chiamati a sottolineare questo, secondo me, la nostra unicità piuttosto che la diversità... ognuno di noi è dono, ognuno di noi è ricchezza, se abbiamo come modello Gesù Cristo... grazie Santità per l'ascolto: io prego per Lei. Lei, per favore, preghi per me... ​

Papa Francesco: iniziato il momento di preghiera con il mondo rom e sinto

9 Maggio 2019 -

Città del Vaticano – “O Dio, tu sei un Padre che non fa preferenze. Nella tua bontà hai onorato il popolo gitano, sparso nel mondo, con il dono del primo martire, il Beato Zeffirino, pieno di amore per te e per il prossimo. Concedi che, per sua intercessione, siano abbattuti i muri della divisione e dell’odio e diventiamo costruttori di una umanità rinnovata nella giustizia, nella fraternità e nella pace”.  Con questa preghiera è iniziato l’incontro di preghiera del popolo rom e sinto con Papa Francesco nella Sala Regia in Vaticano, promosso dalla Fondazione Migrantes.

Sono presenti all’incontro con il pontefice circa 500 persone. Prima dell’arrivo del pontefice diversi canti nelle diverse lingue del popolo gitano.  All’arrivo il Papa ha salutato alcuni bambini ed è stato salutato dal Card. Gualtieri Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. (R.I.)​

Mons. Palmieri: “la famiglia rom stasera incontrerà il Papa”

9 Maggio 2019 - Roma - La famiglia rom al centro degli scontri di questi giorni a Casal Bruciato sarà stasera all’incontro della diocesi di Roma con Papa Francesco, a San Giovanni in Laterano. Lo conferma al Sir Monsignor Gianpiero Palmieri, Vescovo ausiliare del settore est di Roma. “Verranno stasera solo i due genitori – precisa Mons. Palmieri -, accompagnati dall’assistente sociale. I bambini rimarranno dagli zii. Il Papa avrà sicuramente modo di parlare con loro personalmente”.  

Rom e sinti: gli incontri dei papi con il popolo gitano

9 Maggio 2019 - Roma - “Voi scoprite di non essere fuori, ma dentro un'altra società; una società visibile, ma spirituale; umana, ma religiosa; questa società, voi lo sapete, si chiama la Chiesa. Voi oggi, come forse non mai, scoprite la Chiesa. Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. È il 26 settembre 1965. Siamo presso Pomezia, vicino a Roma. Qui rom, sinti e camminanti di ogni parte d’Europa ricevono la visita del Papa, Papa Paolo VI che si reca alla loro tendopoli per celebrarvi la santa Messa. Durante l'omelia traccia un programma di fede, di impegno e di rinascita per tutti i nomadi sottolineando che essi non sono fuori dalla Chiesa ma sono “nel cuore” di essa. “È qui, nella Chiesa, che voi vi accorgete d’essere non solo soci, colleghi, amici, ma fratelli”, dice il papa: “e non solo fra voi e con noi, che oggi come fratelli vi accogliamo, ma, per un certo verso, quello cristiano, fratelli con tutti gli uomini; ed è qui, nella Chiesa, che vi sentite chiamare famiglia di Dio, che conferisce ai suoi membri una dignità senza confronti, e che tutti li abilita ad essere uomini nel senso più alto e più pieno; ed essere saggi, virtuosi, onesti e buoni; cristiani in una parola”. Dopo 46 anni un altro papa riceve in udienza i rom: si tratta di Benedetto XVI che ha aperto loro le porte del Vaticano per una udienza particolare. E’ l’11 giugno 2011: la storia di questi popoli – ha detto Benedetto XVI -  è “complessa e, in alcuni periodi dolorosa”. “Purtroppo lungo i secoli – ha detto ancora - avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato - come voi dite - il Porrájmos, il ‘Grande Divoramento’, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore”. Il giorno successivo i rom si sono ritrovati al Santuario del Divino Amore dove si trova l'unica chiesa a cielo aperto intitolata al beato Zeffirino Giménez Malla, detto “El Pelé”, il primo martire gitano beatificato per volontà di Papa Giovanni Paolo II il 4 maggio del 1997. Qui è stata celebrata una solenne liturgia eucaristica.  La chiesetta, senza tetto, è posta sul rilievo di una collina fitta di alberi, a pochi passi dalla zona dove si trova la torre del primo miracolo. Ha l’abside diretta ad oriente verso Gerusalemme, così come vuole la tradizione cristiana ed è collocata in un luogo di pellegrinaggio tra i più frequentati d’Italia dai gitani di ogni gruppo, specie dai Rom abruzzesi, i Kangherì Romanì. Voluta dai rom e sinti la chiesetta è stata inaugurata il 26 settembre 2004. Si tratta del primo esempio di luogo di culto eucaristico al mondo dedicato ad un rappresentante del popolo rom. Zefferino Himènez Malla, infatti,  è il primo zingaro martire della fede cristiana elevato agli onori degli altari in quanto assassinato per la fede durante la guerra civile spagnola nel 1936. Nel giorno della beatificazione Giovanni Paolo II disse che “è necessario che si superino antichi pregiudizi, che vi hanno portato a soffrire forme di discriminazione e di rifiuto, che talvolta conducono ad una inaccettabile emarginazione” del popolo zingaro. Papa Francesco, che incontrerà oggi i rom e sinti in udienza in Vaticano – il 26 ottobre del 2015, incontrando i partecipanti al pellegrinaggio del popolo gitano, ha sottolineato che ogni persona ha diritto ad una vita dignitosa, ad “un lavoro dignitoso, all’istruzione e all’assistenza sanitaria”.  “Vorrei che anche per il vostro popolo - ha affermato il Papa - si desse inizio a una nuova storia, a una rinnovata storia. Che si volti pagina! È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia”.  “Nessuno si deve sentire isolato, nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri.  È lo spirito della misericordia che ci chiama a batterci perché siano garantiti tutti questi valori”. E nel 2014 ha incoraggiato quanti si impegnano “in favore di chi maggiormente versa in condizioni di bisogno e di emarginazione, nelle periferie umane”. (Raffaele Iaria)  

Incontro che fa superare le paure: domani incontro al Divino Amore con rom e sinti

8 Maggio 2019 - Roma - Solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro. Ne è convinta la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che per domani, 9 maggio, dalle 15.30 alle 18.00 presso l’Auditorium del Divino Amore a Roma invita la cittadinanza ad un incontro per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”, diceva papa Francesco alle comunità di migranti durante la sua visita a Bologna dell’ottobre 2017. Parole “certamente vere” per quello che riguarda i Rom e Sinti presenti nel nostro Paese, sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una lettera aperta ricordando anche le parole pronunciate da Papa Paolo VI a Pomezia, il 26 settembre 1965 incontrando questo popolo: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. Oggi, quando si pronuncia la parola “rom”, la “mente – scrive ancora don De Robertis - rincorre il fantasma urbano del povero, dell'accattone, di colui che fruga nei cassonetti o che, con un figlio in braccio, chiede l'elemosina nei vagoni della metropolitana. La si pronuncia con sdegno, la si scrive sui quotidiani con indignazione, la si ritrova nei documenti istituzionali come problema da risolvere. È una parola che genera timore, che richiama paure ataviche, che rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse”. Nella mattinata di domani i circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il Vescovo Mons. Guerino Di Tora, il neo Arcivescovo di Siena-Val d’Elsa-Montalcino e segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Paolo Lojudice e il vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro.    

MCI Bradford: pellegrinaggio a Durham

8 Maggio 2019 - Bradford – La Missione Cattolica Italiana di Bradford nei giorni scorsi ha visitato Durham, città nota per la sua cattedrale normanna e il suo castello dell'XI secolo, entrambi designati patrimonio dell’ umanità dall’ UNESCO nel 1986. Il castello  è anche sede dell’ Universitá  dal 1832. “Abbiamo pregato poi sulla tomba di San Cuthbert, famoso per i tanti miracoli, il cui corpo fu trovato intatto dopo un secolo, e  di San Beda il Venerabile, Santo di capacità intellettive uniche”, si legge sul sito della MCI.

Talitha Kum: venerdì il lancio della campagna “Nuns Healing Hearts” con Papa Francesco

8 Maggio 2019 - Città del Vaticano - “Nuns Healing Hearts” è il titolo di una campagna che celebra i 10 anni di instancabile lavoro fatto dalla rete internazionale Talitha Kum, un progetto creato dieci anni fa dalla UISG, l’Unione Internazionale delle Superiore Generali. La campagna cerca di mostrare il volto reale di una realtà nascosta ed ingiusta, mostrando gli sforzi, le sofferenze e la gioia delle suore coinvolte in questo lavoro, si legge in una nota diffusa oggi. Venerdì 10 Maggio, Papa Francesco, lanciando la campagna, “farà onore a Talitha Kum per sostenere le religiose affinché possano continuare ad accompagnare i sopravvissuti alla tratta di persone e a prevenire la tratta”. Papa Francesco, alla presenza di 850 Superiore Generali, visiterà la mostra fotografica che sarà allestita per questa occasione, e benedirà le foto che saranno poi disponibili in formato digitale. Attraverso la campagna “Nuns Healing Hearts”, Talitha Kum auspica la raccolta di fondi per le sorelle coinvolte in questa missione “delicata e rischiosa”. Le foto di Lisa Kristine, fotografa statunitense di fama internazionale, ritraggono l’impegno delle suore di Talitha Kum nel mondo. “Ciò che desidero trasmettere attraverso queste immagini è il potente lavoro che le suore di Talitha Kum stanno facendo in tutto il mondo in prima linea contro la schiavitù”, ha affermato Kristine circa la sua esperienza con le reti, che attualmente coinvolgono circa 2000 suore e loro collaboratori, in 76 paesi nei 5 continenti. E continua: “La cosa più importante di questo progetto è stato lavorare a stretto contatto con le suore, e fare l’esperienza di come lavorano instancabilmente e umilmente, spesso con scarse risorse, per aiutare coloro che si trovano in situazione di maggior bisogno”. La mostra fotografica è stata realizzata in collaborazione con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale con il patrocinio della Fondazione Galileo. Dopo il lancio in Vaticano, la mostra sarà trasferita alla sede della UISG in Roma, a pochi passi da San Pietro (Piazza di Ponte Sant’Angelo, 28), dove rimarrà fino al 10 luglio 2019.

Migrazioni: complessità e conflitto

8 Maggio 2019 - Messina – Domani, giovedì 9 maggio 2019, alle ore 10.30, presso il Dipartimento COSPECS – aula SBA  di Messina si terrà la presentazione del progetto “Migrazioni: complessità e conflitto”, percorso di formazione e ricerca finanziato dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, grazie ai fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica. L’incontro darà l’opportunità ai due soggetti promotori, l’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela, e il COSPECS (Dipartimento di Scienze Cognitive Psicologiche Pedagogiche e degli Studi Culturali) dell’Università degli Studi di Messina, di “esplicitare la proposta formativa rivolta a quanti sono impegnati, per la loro professione o per il loro impegno civile ed ecclesiale, in contesti interculturali”.  “La premessa fondamentale che muove la proposta formativa – si legge in una nota della Migrantes diocesana - è la consapevolezza che nel contesto attuale, in cui i flussi migratori hanno cambiato il volto delle Città e in cui l’incontro con la diversità è quotidiano e costante, le competenze interculturali diventano abilità chiave per promuovere opportunità di incontro e conoscenza reciproca, di accoglienza e cittadinanza attiva”. La proposta di formazione e ricerca, elaborata dal Dipartimento COSPECS dell’Ateneo messinese e dall’Ufficio diocesano Migrantes, vuole offrire gli strumenti di lettura della realtà e di gestione delle differenze all’interno della relazione di aiuto, a partire dalle categorie di “complessità” e di “conflitto”, con l’intento di acquisire “un habitus di azione che caratterizzi la figura dell’animatore e dell’educatore in contesti interculturali”. Alla presentazione prenderanno parte il direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes e responsabile del progetto, Santino Tornesi, il direttore del COSPECS, Pietro Perconti e Tiziana Tarsia, docente del Dipartimento e coordinatore scientifico del progetto.