Primo Piano

Sabato un minuto di preghiera per la pace

6 Giugno 2019 - Roma - «Un minuto per la pace - di preghiera per i credenti; di riflessione, per chi non crede -. Tutti insieme per un mondo più fraterno». È l’appello lanciato dal Papa ieri al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro. L’appuntamento è per le 13 di sabato 8 giugno, giorno in cui «ricorrerà il quinto anniversario (8 giugno 2014) dell’incontro, in Vaticano, dei presidenti di Israele e di Palestina con me e il patriarca Bartolomeo», ha aggiunto il Pontefice. L’iniziativa, come ogni anno è promossa dal Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac), insieme all’Unione delle organizzazioni femminili cattoliche (Umofc), all’Azione cattolica italiana, a quella argentina e alla Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale argentina che, sottolinea una nota, «chiedono ai propri aderenti di fermarsi per dedicare un’intenzione di preghiera alla fine dei conflitti che arrecano lutti e disperazione ai popoli del mondo». “Dove ti trovi – è l’invito proposto in 30 lingue –, alle 13 dell’8 giugno, fermati, china il capo e prega per la pace”. In particolare a quell’ora all’Hogar niño Dios di Betlemme, la casa di accoglienza per bambini abbandonati o disabili, si raccoglieranno in preghiera i giovani volontari di “Al vedere la stella”, progetto dell’Azione cattolica italiana. Contemporaneamente l’Azione cattolica dei rispettivi Paesi organizzano momenti di preghiera al santuario polacco di Czestochowa, nelle periferie povere del Venezuela, e a Bujumbura, in collegamento con Radio Maria Burundi. Quest’anno, spiegano gli organizzatori, il Fiac chiede di focalizzare l’attenzione sul Documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi dal Papa e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb affinché, come nelle intenzioni dei firmatari «divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi».

Papa in Romania: la riflessione di don Miclaus

6 Giugno 2019 - Torino - Tre giorni di grazia, gioia e pace sotto il segno della pioggia purificante e del sole della speranza. La visita di Papa Francesco in Romania avviene a vent’anni dalla visita del Santo Papa Giovanni Paolo II e a trent’anni da quando il popolo romeno si è liberato dal Regime comunista. Se la prima visita di Wojtyla ha avuto un carattere politico ed ecumenico, questo viaggio apostolico ha avuto un carattere prevalentemente pastorale. Francesco ha incontrato le autorità dello Stato e anche i fratelli ortodossi, ma in modo speciale ha voluto visitare e confortare i cattolici, lì dove vivono, nelle tre province storiche Muntenia, Moldavia e Transilvania. La visita di Papa Bergoglio, come abbiamo visto, è stata preparata in tutti i dettagli e ha avuto un grande successo. Per molti dei nostri cattolici è stato un sogno che è diventato realtà. Finalmente la gente ha potuto incontralo, vederlo e ascoltarlo. Tutti siamo stati impressionati dalla sua umiltà, dalla semplicità, dalla bontà che si vedeva sul suo viso sorridente, ma soprattutto siamo stati impressionati dalle sue parole sagge e profonde che sono rimaste nei nostri cuori. In un Paese multietnico e multiconfessionale come la Romania, il Papa ci ha aiutato a cambiare in meglio, a guardare l’altro non con sospetto ma con amore, a saper ascoltare anche il vicino che non ha le stesse idee politiche o che è di un’altra religione o etnia. Ci ha invitati tutti a camminare insieme con «la consapevolezza della centralità della persona umana e dei suoi diritti inalienabili». Il Papa ha toccato diversi temi importanti e vorrei fermarmi su due, che sono di stretta attualità: quello dei migranti e quello dei rom. Le parole del Papa sui migranti sono state una consolazione per centinaia di migliaia di persone che vivono all’estero e a volte sono discriminate, derise sia nel Paese di partenza, sia in quello di arrivo. Nel suo primo discorso nel Palazzo Cotroceni, a Bucarest, davanti alle autorità politiche e al corpo diplomatico, Papa Francesco ha detto: «Rendo omaggio ai sacrifici di tanti fi gli e figlie della Romania che, con la loro cultura, il loro patrimonio di valori e il loro lavoro arricchiscono i Paesi in cui sono emigrati e con il frutto del loro impegno aiutano le loro famiglie rimaste in patria. Pensare ai fratelli e alle sorelle che sono all’estero è un atto di patriottismo, è un atto di fratellanza, è un atto di giustizia». Nell’ultimo giorno, a Blaj, dopo la Messa con i grecocattolici, durante la quale ha beatificato sette vescovi martiri del regime comunista, il Papa ha voluto incontrare anche la comunità rom radunata nel cortile e nella loro chiesa greco-cattolica per incoraggiarla e anche per chiedere perdono: «Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata (…) e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. Anche voi», ha continuato il Papa, «come popolo avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii…); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani, un grande valore che voi avete; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere». Nel viaggio di ritorno, rispondendo alle domande dei giornalisti, il Papa ha espresso l’ammirazione per il bellissimo paesaggio romeno: «Che bello, di una bellezza che non ho mai visto prima». Non posso dimenticare la sua promessa: «Porterò i vostri volti nella mia memoria e anche nelle mie preghiere». Nel suo messaggio preparatorio Papa Francesco aveva detto che sarebbe venuto come «pellegrino» e «fratello» per «camminare insieme» in modo da lasciar «cadere le barriere che ci separano dagli altri». Come romeno spero che il desiderio del Papa si realizzi al più presto, per il bene del nostro Paese e dell’Europa unita. (don George Miclaus, cappellano dei cattolici romeni della Diocesi di Torino – La Voce e il Tempo)

Il salvagente di un bimbo donato al Papa

6 Giugno 2019 - Roma - Un salvagente indossato da un piccolo migrante durante un’operazione di salvataggio. È il dono consegnato a Papa Francesco ieri mattina, al termine dell’udienza generale. Lo scrive l’Osservatore Romano nell’edizione di oggi. A portare il dono è stata l’associazione 'Salvamento marittimo umanitario' (Smh) di Gipuzkoa in Spagna che si occupa dal 2015 di aiuti e soccorsi in mare. I volontari spagnoli che operano in particolare tra l’Egeo e la Grecia (diventata nuovamente prima meta di approdo per migliaia di migranti) attraverso il presidente Inigo Mijangos Churruca hanno voluto esprimere al Papa il loro ringraziamento e la loro riconoscenza per tutto quello che fa e dice a favore dei migranti.  

Consolato italiano a Londra: presentato spot promozionale Lingua italiana

6 Giugno 2019 - Londra - Nell’ambito delle attività di promozione dello studio della lingua italiana, il Consolato Generale di Londra ha favorito la realizzazione di un spot che è stato presentato ufficialmente il 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica Italiana organizzata dal Console Generale Marco Villani presso l'Istituto Italiano di Cultura di Londra. La realizzazione dell'opera, coordinata dall’Ufficio scolastico del Consolato Generale, è stata affidata al regista e produttore Luca Vullo, presente all’evento di lancio insieme ai suoi collaboratori e noto alla comunità italiana di Londra per aver realizzato, sempre in cooperazione con il Consolato Generale, il documentario Influx - disponibile sulla piattaforma Netflix - che racconta l'emigrazione contemporanea degli italiani a Londra. L'artista è noto all'estero anche per il suo progetto “La voce del corpo” sulla comunicazione non verbale degli italiani che da diversi anni lo vede impegnato in workshop formativi presso prestigiose Università internazionali e spettacoli teatrali in collaborazione con le Istituzioni e Associazioni italiane all’estero, intraprendendo una intensa attività promozionale che è stata riconosciuta istituzionalmente anche con il patrocinio del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. Durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica, dopo il saluto iniziale dell’Ambasciatore Raffaele Trombetta alla collettività italiana presente, il Console Generale Marco Villani ha ricordato nel suo discorso come la promozione della lingua italiana all’estero sia uno dei principali strumenti di cui dispone il nostro Paese e riveste un ruolo di interesse prioritario per la politica estera italiana. Alla fine dell’intervento, il Console Generale ha mostrato in anteprima il video al pubblico presente, che verrà ora promosso e pubblicizzato in ogni occasione utile. Il Consolato Generale è consapevole della necessità dell’utilizzo di strumenti efficaci e attuali, come la produzione di un video creativo, per la promozione dello studio della lingua italiana all’estero. Lo spot, ambientato a Londra, si adatta al più ampio contesto internazionale in cui la nostra lingua è giunta ad essere la quarta più studiata al mondo. L'interesse per l’italiano è da considerarsi quale fattore di sviluppo culturale ed economico per l’intero Paese. Da ciò nasce l’idea di sostenere istituzionalmente gli artisti italiani affinché possano comunicare, con una formula vincente, la promozione della nostra lingua.  

Guardateli negli occhi e non dimenticate

6 Giugno 2019 - Roma - Sono notizie che non ci escono dalla testa: una donna e il suo bambino morti in mare mentre cercavano di arrivare in Europa. 25 persone disperse, 73 e 85 persone 'salvate' dalla Guardia costiera libica e quindi, detta in termini reali: respinte e riportate tra i tormenti dalle milizie libiche. Questa tragedia mi ha fatto risuonare nel cuore la poesia 'Se questo è un uomo'. Mi domando: cosa direbbe Primo Levi, che aveva chiesto a tutti noi di non dimenticare quello che è stato e di non permettere che si ripetesse? Lui si era rivolto a tutti noi che stiamo sicuri nelle nostre case, che troviamo tornando a sera il cibo caldo e visi amici, e ci aveva ammonito: «Meditate che questo è stato:/ vi comando queste parole./ Scolpitele nel vostro cuore/ stando in casa andando per via,/ coricandovi, alzandovi./ Ripetetele ai vostri figli». Cosa direbbe oggi Primo Levi? Penso che la risposta la sappiamo tutti nei nostri cuori. Eppure continuiamo a stare zitti, colpevolmente silenziosi, davanti a queste tragedie che continuano a ripetersi. Siamo risucchiati nella «globalizzazione dell’indifferenza», che Papa Francesco continuamente denuncia. Non abbiamo colto il monito lanciato l’estate scorsa dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice: «Se settant’anni fa si poté invocare una mancanza di informazione, oggi no. Non lo possiamo fare, perché ci sono le prove». E quante volte 'Avvenire' ha raccolto, documentato e raccontato quello che accade nell’inferno dei profughi. Mi sento di fare un augurio a tutti quanti: che tutti possano guardare negli occhi questi fratelli e sorelle che arrivano attraverso il mare. Non dimenticherò mai il grido delle 30 persone migranti che abbiamo soccorso con la 'Mare Jonio' il 9 maggio scorso quando Maso Notarianni, il nostro incaricato di approcciarli per primo, ha chiesto loro: « Where are you from? » (da dove venite?). La risposta è stata: « From the hell » (dall’inferno). Così come non dimenticherò mai l’espressione di Alima, la bambina che abbiamo salvato insieme ai suoi genitori. Il suo sguardo, inizialmente perso e poi apertosi a quella gioia tipica dei bambini, quando il nostro ufficiale Davide Di Nicola l’ha fatta ridere con una pernacchia, è rimasto impresso nei cuori di tutti noi e, tramite le foto, ha commosso centinaia di migliaia di persone. Ebbene, pensare che poche ore fa quelle persone, costrette a lasciare l’Africa della quale, come ha detto Lorefice, «siamo noi i predoni», persone che fuggivano dall’inferno proprio come quelle che abbiamo salvato noi, sono state deportate in Libia e che un bambino come Alima è morto insieme a sua madre, annegati solo perché non c’era nessuno a salvarli, è inaccettabile. E mi fa risuonare nel cuore il grido dei giusti nell’Apocalisse: «Fino a quando, Signore, lo permetterai?». Ma sento nel cuore anche che il Signore ci risponde e ci interroga: «Fino a quando, uomini, lo permetterete?». Le tragedie infatti non avvengono per caso, ma per colpe ben precise degli uomini. E siamo noi che assistiamo indifferenti alla morte di queste persone e alla loro deportazione in Libia senza protestare con i potenti della terra. Fino a quando lo permetteremo? Per fortuna ci sono persone che hanno deciso di non accettare tutto questo, di levarsi e di mettersi in gioco direttamente per salvare queste vite. Prego che 'Sea Watch', 'Open Arms', 'Mare Jonio' e tutti gli altri possano tornare presto a compiere la loro missione in mare. E prego anche per tutti coloro che sono colpevoli di questo sangue, perché si convertano e si possano redimere per questi gravi crimini. Prego infine per tutti noi, perché possiamo finalmente capire che il senso della nostra vita lo troviamo solo amando, nell’amore verso tutti e soprattutto verso chi è solo e abbandonato. In gioco infatti non c’è soltanto la vita di queste persone: c’è il senso della vita di tutti. Nessuno escluso. (Lettera di don Mattia Ferrari, Sacerdote, già imbarcato sulla 'Mare Jonio', al quotidiano Avvenire)    

Papa Francesco: nell’incontro con i rom in Romania “appello contro ogni discriminazione”

5 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “In quella città i Rom sono molto numerosi, e per questo ho voluto salutarli e rinnovare l’appello contro ogni discriminazione e per il rispetto delle persone di qualsiasi etnia, lingua e religione”. Così il Papa ha ricordato l’ultima tappa del suo viaggio in Romania, dedicata all’incontro con la comunità rom di Blaj. “Particolarmente intenso e festoso – ha detto il Papa durante l’udienza di oggi, a proposito dell’ultimo giorno del viaggio – è stato l’incontro con i giovani e le famiglie, tenutosi a Iaşi, antica città e importante centro culturale, crocevia tra occidente e oriente. Un luogo che invita ad aprire strade su cui camminare insieme, nella ricchezza delle diversità, in una libertà che non taglia le radici ma vi attinge in modo creativo. Anche questo incontro ha avuto carattere mariano e si è concluso con l’affidamento dei giovani e delle famiglie alla Santa Madre di Dio”. (Sir)  

Don Bignami: le comunità cristiane “facciano passi per incontrare i rifugiati

5 Giugno 2019 - Roma - “Ogni occasione per riflettere sulla dignità della persona umana è la benvenuta. Ce ne fossero! La Giornata del 20 giugno potrebbe diventare un momento prezioso di riflessione, di preghiera, di sensibilizzazione, ma soprattutto di incontro”. Lo afferma oggi don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, in una intervista pubblicata sul sito della Campagna “Liberi di Partire, Liberi di restare”, parlando della Giornata Onu per i rifugiati promossa dall’Onu e che si celebra il 20 giugno. Per il sacerdote sarebbe auspicabile che le comunità cristiane “facciano passi per incontrare i rifugiati, per ascoltare le loro storie, per valorizzare la loro presenza. Tra l’altro, molti sono cristiani e potrebbero rigenerare dal di dentro le nostre comunità. Un po’ come si è evidenziato nella bella iniziativa del Sinodo Minore promosso dalla diocesi di Milano”. Parlando poi del Mediterraneo don Bignami sottolinea che  il Mediterraneo è “da sempre un territorio di confine, luogo di traffici, commerci e spostamenti. Niente di nuovo, sotto il sole. Nuova è invece l’ideologia che ne ha fatto un mare di morte, cimitero per centinaia di esseri umani… Quello che più rattrista è che oggi sembrano messe in discussioni le leggi fondamentali del vivere umano, come ad esempio i salvataggi in mare. È parte del vissuto marinaio, un’applicazione della legge morale naturale… eppure appare contestata. Ha ragione lo slogan: ‘Restiamo umani’!”.

Palermo: incontro sull’accoglienza tra Mons. Bedford – Strohm e Mons. Lorefice

5 Giugno 2019 - Palermo - “Per me la visita di Mons. Heinrich Bedford - Strohm è motivo di grande comunione oltre che di opportunità di incontro e di reciprocità. E soprattutto perché la presenza a Palermo del Presidente della Chiesa Evangelica di Germania è dettata da qualcosa che ci sta veramente a cuore”. Ad affermarlo l’arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, che ha ricevuto in episcopio il Presidente della Chiesa Evangelica Tedesca, in Sicilia per una serie di incontri con realtà ecclesiali, laiche e del volontariato legati ai temi dell’accoglienza, dei diritti dei migranti e delle politiche europee in materia di migrazione. “Siamo a Palermo al cuore del Mediterraneo – ha proseguito Mons. Lorefice – ed è da qui che deve ripartire per tutta l'Europa l'opportunità per riconfermare i principi più veri della nostra Europa: la persona al centro”. Nel corso dell’incontro i due presuli si sono confrontati sull’impegno di tutte le Chiese a favore dei migranti e dei rifugiati. “Oggi viviamo questo dramma di chi fugge dalla guerra e dalla fame – ha detto ancora l’arcivescovo di Palermo – attraversa il Mediterraneo che non può che rimanere un luogo di incontro. Il mare Mediterraneo deve continuare a permettere alle persone di realizzare la loro piena dignità. Per questo condivido con il vescovo Enrico, i motivi che ci fanno pensare ad una Europa che ci fanno esprimere il segno più vero dell’accoglienza. Mi piace sottolineare come concretamente abbiamo insieme sostenuto anche questa drammatica situazione che si viene a verificare nel nostro mare. A causa forse dell'indurimento del cuore e direi anche della mente, si rischia di fare morire uomini, donne e bambini nel nostro mare e sono ben contento che invece c’è qualcuno che riesce oggi a mettersi in gioco, a fare si che quanti attraversano questo nostro mare possano avere un luogo di approdo. Da questo punto di vista mi piacerebbe ripensare anche la posizione di Palermo al cuore del Mediterraneo perché possa essere per tutta l’Europa anche il porto a cui tutti possano fare riferimento. Questo valore simbolico di questa città che ha conosciuto la contaminazione feconda di culture, questa città possa essere anche oggi per l’Europa un punto di partenza perché possiamo continuare a scegliere la persona e metterla al centro. A maggior ragione se nel volto di questi nostri fratelli che vengono dall'Africa e dal Medio oriente noi troviamo i segni di una oppressione che è causata dalla durezza del cuore di altri uomini. E quindi saluto con grande commozione questa presenza perché nel nome della comunione di Chiese possiamo ritrovare situazioni e realtà umane che ci possano permettere di testimoniare un Vangelo che segna ancora la coscienza di questa nostra Europa perché se per ogni uomo, e deve essere chiaro che l'altro uomo è soggetto di diritto che deve essere riconosciuto nella sua dignità, a maggior ragione lo è per quanti hanno conosciuto il Cristo perché ciò che avete fatto a questi nostri fratelli l’avete fatto a me”. In una nota congiunta con il sindaco della città Leoluca Orlando il vescovo Heinrich afferma: “I flussi migratori sono un fenomeno storico che ha origine nel diritto umano inalienabile alla mobilità, in cerca di migliori condizioni di vita, in fuga da guerre, povertà e devastazioni climatiche. In vista del prevedibile aumento dei flussi durante l’estate, è necessario per l’Unione Europea riaffermare i propri valori fondamentali e per i singoli Stati individuare soluzioni che evitino nuove morti nel Mediterraneo, favoriscano la creazione di canali umanitari e supportino la ricerca dei naufraghi e il salvataggio di vite umane. Manca un meccanismo di redistribuzione europea per l’accoglienza dei migranti salvati”. Heinrich Bedford-Strohm ha partecipato anche all’avvio della preghiera interreligiosa alla Missione di Speranza e Carità, per Paul Yaw Aning, l’idraulico ghanese della missione, raggiunto da un decreto di espulsione perché il suo permesso di soggiorno era scaduto.  

Fiori, sogni e quell’abbraccio: il vero miracolo dei corridoi umanitari

5 Giugno 2019 - Roma - Nel viaggio che li ha portati da Beirut a Roma hanno imparato a ringraziare nella nostra lingua e ad esprimere la loro gioia con poche parole: “Viva l’Italia” . Lo gridano i bambini, quando entrano nel gate dell’aeroporto di Fiumicino tenendo in mano palloncini colorati e lo striscione 'Benvenuti in Italia'. Per 58 profughi siriani da anni nei campi di accoglienza libanesi, la metà bambini, il sogno di una nuova vita si è avverato grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche (Fcei) e Tavola valdese, in collaborazione con Viminale e Farnesina. Dal 2015 con questo modello legale e sicuro del Mediterraneo sono arrivate in Italia più di 2.500 persone, alle quali vanno aggiunte quelle giunte grazie ai 'corridoi' promossi dalla CEI. Accoglienza diffusa che si fa integrazione. Per ora, la parola giusta è ricongiunzione. Di famiglie e di coppie. Come quella Simon, 25 anni, originario di Homs, arrivato con un corridoio umanitario due anni fa. Accolto dalla Comunità di Sant’Egidio, oggi parla italiano e lavora in un ristorante. Freme nel vedere la porta chiusa degli arrivi, in mano ha un mazzo di fiori. Sono per la sua fidanzata Rodeina, anche lei di Homs. Bloccata in Libano dal 2017, Simon ha fatto di tutto per farla arrivare e, ora che è al sicuro in Italia, la stringe a sé tra le lacrime. Il sogno di questi due giovani è quello di tutti i ragazzi della loro età: sposarsi ed essere una famiglia. Ma c’è un altro mazzo di fiori tra chi attende l’arrivo del volo. Lo tiene in mano Majd, che insieme al marito Naher e la loro figlioletta di un anno Razan, aspettano un pezzo della loro famiglia. Sono arrivati in Italia sei mesi fa con un altro corridoio umanitario e per ringraziare l’Italia Majd indossa un velo con i monumenti di Roma. Sono qui a Fiumicino per accogliere la sorella di lei e i suoi 4 figli. Per loro è già pronta una casa grande a Fiano Romano, “dove potremo finalmente vivere insieme”. Arrivano invece da Aleppo Waafà e Mohammad Dib e i loro tre figli. In Libano da sette anni, non avevano i soldi per poter mandare a scuola i bambini e dare loro le migliori cure. «Siamo felicissimi di essere finalmente in Italia – dicono – Lo speravamo da tanto”. Tra le storie che si intrecciano nella sala d’attesa di Fiumicino c’è anche quella di una solidarietà speciale. Anna Pagliaro di Cosenza che nel 2017 ha 'adottato' una famiglia siriana armena, oggi perfettamente integrata in Calabria, ed ora è qui per accogliere in una casa tutta loro una coppia di giovani musulmani scappati da Idlib, Maher e Fatima, e i loro quattro figli. Aveva sentito parlare dei corridoi dalla tv e il progetto l’ha subito convinta. “Il mio è un atto di fede – racconta – ma ho trovato subito grande risposta da parte di tante associazioni” . Il messaggio per chi volesse fare lo stesso “tuffo nel buio” è chiaro: “È possibile osare, perché oltretutto ne vale la pena”.  Firenze, Genova, Roma, Cosenza, Benevento le città che li accoglieranno, dimostrando che se “il mondo sul tema dei profughi è diviso”, oggi “trovate ad aspettarvi un Paese unito – dice il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo – i corridoi umanitari mostrano la nostra grande tradizione umanistica, civile e cristiana”. Come sono anche la dimostrazione che “fare bene il bene è possibile”. Chi è appena atterrato, infatti, è “una piccola fonte di speranza che vorremmo diventi un grande fiume di solidarietà europeo”. Un modello che “la Farnesina sostiene con forza – spiega il sottosegretario agli Esteri Emanuela Del Re – e che vogliamo portare in Europa”. Come nella parabola del buon samaritano, aggiunge Luca Maria Negro, presidente della Fcei, “non possiamo voltare la faccia dall’altra parte e dando il benvenuto a queste persone ci viene da pensare a chi non ce l’ha fatta”. I corridoi umanitari invece, aggiunge Alessandra Trotta della Tavola valdese, rispondono “a criteri umanitari di giustizia, efficace, sostenibile, quindi replicabile”. (Alessia Guerrieri – Avvenire)    

#Oltrelefrontiere: la campagna del Consiglio Italiano per i Rifugiati per la Libia

5 Giugno 2019 - Roma -  Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR lancia la campagna #Oltrelefrontiere per restituire un futuro agli uomini, alle donne e ai bambini bloccati in Libia. Attualmente in Libia – si legge in una nota del CIR - ci sono oltre 1 milione di persone bisognose di assistenza umanitaria e protezione. Non solo migranti e rifugiati, ma anche sfollati libici che vivono in condizioni di “estrema marginalità sociale, senza accesso a cure e servizi essenziali e martoriati dal conflitto in corso”. L’obiettivo della campagna è quello di migliorare il livello di protezione di migranti, rifugiati e sfollati interni, fornendo “assistenza umanitaria e promuovendo la ricerca di soluzioni durature. Vogliamo, al contempo, alleviare i bisogni delle comunità locali libiche così da favorire la coesione sociale e contribuire alla progressiva normalizzazione delle loro condizioni di vita”, spiega la nota.  

Papa in Romania: il racconto della Missione Cattolica Italiana

5 Giugno 2019 - Bucarest - Già da come è stata vissuta, l’attesa, è stata per molti un evento. Questo è stato evidente da come il messaggio che il Papa ha mandato al popolo romeno è diventato, da dopo poche ore, motivo di dialogo tra i passeggeri dell’autobus, o dei negozi. Il Papa atterra in perfetto orario e dall’aeroporto e si reca in corteo al palazzo presidenziale, lungo il tragitto, i marciapiedi delle strade, soprattutto del centro, si riempiono di persone silenziose e curiose di vederlo. Dai grandi schermi posti nelle strade, in alcune piazze, all’esterno della Cattedrale, e dalle televisioni, tutti possono seguire il Papa nei suoi incontri e soprattutto ascoltare ciò che dice. Dopo la visita al Presidente e il suo intervento pubblico ai “politici”, incontra il Patriarca e i membri del sinodo permanente della chiesa ortodossa e insieme vanno alla nuova cattedrale ortodossa, dove Papa Francesco viene accolto sia da ortodossi da che cattolici e anche in questo contesto il Papa si rivolge ai presenti. Uscendo sale sulla “papa-mobile” e inizia il vero contatto con il “pubblico” situato ai margini delle strade e in alcune piazze adibite per accogliere i pellegrini. Il Papa arriva in Cattedrale, scende e tutti cercano il suo sguardo, vogliono essere visti, si sbracciano per attirare l’attenzione. Rimango stupita dal fatto che vedo intorno a me gente (la maggior parte ortodossa) che grida “viva il papa”, “viva papa Francesco”.  Vedo gente entusiasta, che grida, che sventola cappelli o fazzoletti e questa è una cosa assolutamente non usuale per il popolo romeno che è abbastanza riservato è meno abituato a esternare in modo plateale la propria soddisfazione. Non riesco a sentire tutto quello che il Papa dice, ma rimango colpita da alcune frasi tra cui, “...Abbiamo bisogno, Padre, di allargare gli orizzonti, per non restringere nei nostri limiti la tua misericordia.... (discorso del Padre nostro nella Nuova Cattedrale Ortodossa). Inizia la messa. E pian piano, il silenzio prende il posto della confusione. Tutti partecipano e rispondono alla liturgia attenti a quello che il Papa fa e dice. Terminata la Messa il Papa esce dalla Cattedrale e inizia un applauso lunghissimo e intenso. Mi giro intorno e nessuno mi sembra estraneo, ma unito a me dalla grande Presenza di Gesù cui il Papa rimanda. Torno a casa grata e con uno strano desiderio di annunciare a tutti Gesù. La mattina il Papa parte per il santuario di Sumuleu Ciuc, località situata vicino alla città di Miercurea Ciuc, li celebra la Messa sulla collina retrostante il santuario in un bellissimo anfiteatro naturale attorniato dal bosco. I fedeli provengono soprattutto dalla zona chiamata Transilvania, ma anche dall’Ungheria. Al pomeriggio si reca a Iasi per incontrare anche i fedeli della regione Moldava e della vicina Repubblica Moldava, qui si vede un Papa raggiante incontrando intere famiglie, numerosi giovani e disabili. Appena possiamo seguiamo il Papa in Tv, e tutti rimaniamo colpiti dalla sua determinazione, coraggio e forza nel sopportare l’indubbia fatica che tutto ciò gli comporta. Il suo viaggio si conclude con la grande e significativa celebrazione della divina liturgia con la Beatificazione dei 7 vescovi greco–cattolici a Blaj nella famosa Piana della Libertà. Questa piana ha un grande simbolismo storico in quanto, nel 1848, più di quarantamila persone, appartenenti alla rispettiva regione chiamata Transilvania, hanno platealmente affermato il desiderio di unirsi al resto della Romania. Chiunque abbia avuto la possibilità di vedere e ascoltare, personalmente o tramite gli organi di informazione, non può non rendersi conto della grande portata storica della visita di Papa Francesco, avvenuta a vent’anni esatti da quella di Papa Giovanni Paolo II, anche perché per incontrare papa Francesco si sono mosse, e ci riferiamo solo ai cattolici, più di cinquecentomila fedeli, ma la sua visita, grazie alle trasmissioni in diretta fatta da molte televisioni e radio, ha avuto un impatto molto forte su tutto il popolo romeno, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, compreso quello in diaspora. Moltissimi messaggi di stima ed apprezzamento sono stati mandati ai suddetti canali di informazione proprio da romeni che vivono all’estero, dando la netta impressione che la popolazione romena abbia colto la visita del Papa non tanto come la visita del “Pastore” che è venuto ad incontrare i propri fedeli, ma ad incontrare tutti i romeni. Rileggendo tutti i discorsi e gli interventi che il Papa ha fatto in Romania, rimango commossa dalla tenerezza che ha avuto per questo popolo e dalla grande intelligenza di giudizio. Ha valorizzato l’uomo nella sua totale interezza e nel suo immenso valore. Grazie Santità. Per noi adesso inizia un nuovo percorso, una più grande responsabilità  e un nuovo lavoro. (Tina Savoi e don Valeriano Giacomelli)    

Consolato italiano a Londra: presentato spot promozionale Lingua italiana

5 Giugno 2019 - Londra - Nell’ambito delle attività di promozione dello studio della lingua italiana, il Consolato Generale di Londra ha favorito la realizzazione di un spot che è stato presentato ufficialmente il 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica Italiana organizzata dal Console Generale Marco Villani presso l'Istituto Italiano di Cultura di Londra. La realizzazione dell'opera, coordinata dall’Ufficio scolastico del Consolato Generale, è stata affidata al regista e produttore Luca Vullo, presente all’evento di lancio insieme ai suoi collaboratori e noto alla comunità italiana di Londra per aver realizzato, sempre in cooperazione con il Consolato Generale, il documentario Influx - disponibile sulla piattaforma Netflix - che racconta l'emigrazione contemporanea degli italiani a Londra. L'artista è noto all'estero anche per il suo progetto “La voce del corpo” sulla comunicazione non verbale degli italiani che da diversi anni lo vede impegnato in workshop formativi presso prestigiose Università internazionali e spettacoli teatrali in collaborazione con le Istituzioni e Associazioni italiane all’estero, intraprendendo una intensa attività promozionale che è stata riconosciuta istituzionalmente anche con il patrocinio del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. Durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica, dopo il saluto iniziale dell’Ambasciatore Raffaele Trombetta alla collettività italiana presente, il Console Generale Marco Villani ha ricordato nel suo discorso come la promozione della lingua italiana all’estero sia uno dei principali strumenti di cui dispone il nostro Paese e riveste un ruolo di interesse prioritario per la politica estera italiana. Alla fine dell’intervento, il Console Generale ha mostrato in anteprima il video al pubblico presente, che verrà ora promosso e pubblicizzato in ogni occasione utile. Il Consolato Generale è consapevole della necessità dell’utilizzo di strumenti efficaci e attuali, come la produzione di un video creativo, per la promozione dello studio della lingua italiana all’estero. Lo spot, ambientato a Londra, si adatta al più ampio contesto internazionale in cui la nostra lingua è giunta ad essere la quarta più studiata al mondo. L'interesse per l’italiano è da considerarsi quale fattore di sviluppo culturale ed economico per l’intero Paese. Da ciò nasce l’idea di sostenere istituzionalmente gli artisti italiani affinché possano comunicare, con una formula vincente, la promozione della nostra lingua.

Carrara: laboratori sui temi dell’integrazione

4 Giugno 2019 - Carrara - Rappresentazioni teatrali di fine anno dei laboratori teatrali scolastici, svolti nell’ambito del Progetto Scuola a Carrara su iniziativa dell’Associazione “Betania” in collaborazione con gli uffici diocesani di Caritas e Migrantes. Anche quest’anno, infatti, in convenzione con il Comune di Carrara e singoli Plessi scolastici del territorio carrarese, l’Associazione ha svolto attività di mediazione linguistica e interculturale: nell’ambito di quest’ultima al termine dell’anno scolastico rappresentazioni su quanto svolto durante l’anno in termini di valorizzazione delle differenze, cultura della pace, confronto fra identità culturali diverse, abbattimento dei muri costruiti con i pregiudizi e costruzione di ponti di dialogo fra persone, bambini in particolare, che vivono nello stesso territorio e spesso vi sono anche nati anche se da genitori di etnie differenti. Quest’anno i bambini delle classi III e V della scuola Primaria “Eugenio Chiesa” del Comprensorio “Gino Menconi” di Avenza, porteranno in scena presso la Sala/teatro Michelangelo di Carrara Fiere due opere correlate all’attività svolta. Questa sera “Pinocchio” alle ore 21 e “Il Cassettone”, il 6 Giugno sempre alla stessa ora. I laboratori sono stati coordinati da Ivonne Tonarelli.

Mci Romania: la gioia della visita del Papa

4 Giugno 2019 - Bucarest - Già da come è stata vissuta, l’attesa è stata per molti un evento. Questo è stato evidente da come il messaggio che Papa Francesco ha mandato al popolo romeno è diventato, dopo poche ore, motivo di dialogo tra i passeggeri dell’autobus, o dei negozi. Il Papa atterra in Romania in perfetto orario e dall’aeroporto alla casa del Presidente, lungo il tragitto, i marciapiedi delle strade, soprattutto del centro, si riempiono di persone silenziose e curiose di vederlo. Dai grandi schermi posti nelle strade, in alcune piazze, all’esterno della Cattedrale di Bucarest, e dalle televisioni, tutti possono seguire il Papa nei suoi incontri e soprattutto ascoltare ciò che dice. Dopo la visita al Presidente e il suo intervento pubblico ai “politici”, incontra il Patriarca e i membri del sinodo permanente della chiesa ortodossa e insieme vanno alla nuova cattedrale ortodossa, dove papa Francesco viene accolto sia da ortodossi da che cattolici e anche in questo contesto il Papa si rivolge ai presenti. Dopo sale sulla “papa-mobile” e inizia il vero contatto con il “pubblico” situato ai margini delle strade e in alcune piazze adibite per accogliere i pellegrini Il Papa arriva in Cattedrale, scende e tutti cercano il suo sguardo, vogliono essere visti, si sbracciano per attirare l’attenzione. Rimango stupita dal fatto che vedo intorno a me gente (la maggior parte ortodossa) che grida “viva il papa”, “viva papa Francesco”. Vedo gente entusiasta, che grida, che sventola cappelli o fazzoletti e questa è una cosa assolutamente non usuale per il popolo romeno riservato e meno abituato a esternare in modo plateale la propria soddisfazione. Non riesco a sentire tutto quello che il Papa dice, ma rimango colpita da alcune frasi, “...Abbiamo bisogno, Padre, di allargare gli orizzonti, per non restringere nei nostri limiti la tua misericordia.... (discorso del Padre nostro nella Nuova Cattedrale Ortodossa) . Inizia la messa. E pian piano, il silenzio prende il posto della confusione. Tutti partecipano e rispondono alla liturgia attenti a quello che il Papa fa e dice. Terminata la Messa il Papa esce dalla Cattedrale e inizia un applauso lunghissimo e intenso. Mi giro intorno e nessuno mi sembra estraneo, ma unito a me dalla grande Presenza di Gesù. Torno a casa grata e con strano desiderio di annunciare a tutti Gesù. La mattina il Papa parte per il santuario di Sumuleu Ciuc, località situata vicino alla città di Miercurea Ciuc, li celebra la Messa sulla collina retrostante il santuario in un bellissimo anfiteatro naturale attorniato dal bosco. I fedeli provengono soprattutto dalla zona chiamata Transilvania, ma anche dall’Ungheria. Al pomeriggio si reca a Iasi per incontrare anche i fedeli della regione Moldava e della vicina Repubblica Moldava, qui si vede un Papa raggiante incontrando intere famiglie, numerosi giovani e disabili. Appena possiamo seguiamo il Papa in Tv, e tutti rimaniamo colpiti dalla sua determinazione, coraggio e forza nel sopportare l’indubbia fatica che tutto ciò gli comporta. Il suo viaggio si conclude con la grande e significativa celebrazione della divina liturgia con la Beatificazone dei 7 vescovi greco–cattolici a Blaj nella famosa Piana della Libertà. Questa piana ha un grande simbolismo storico in quanto, nel 1848, più di quarantamila persone, appartenenti alla rispettiva regione chiamata Transilvania, hanno platealmente affermato il desiderio di unirsi al resto della Romania. Chiunque abbia avuto la possibilità di vedere e ascoltare, personalmente o tramite gli organi di informazione, non può non rendersi conto della grande portata storica della visita di Papa Francesco, avvenuta a vent’anni esatti da quella di Papa Giovanni Paolo II, anche perché per incontrare papa Francesco si sono mosse, e ci riferiamo solo ai cattolici, più di cinquecentomila fedeli, ma la sua visita, grazie alle trasmissioni in diretta fatta da molte televisioni e radio, ha avuto un impatto molto forte su tutto il popolo romeno, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, compreso quello in diaspora. Moltissimi messaggi di stima ed apprezzamento sono stati mandati ai suddetti canali di informazione proprio da romeni che vivono all’estero, dando la netta impressione che la popolazione romena abbia colto la visita del Papa non tanto come la visita del “Pastore” che è venuto ad incontrare i propri fedeli, ma ad incontrare tutti i romeni. Rileggendo tutti i discorsi e gli interventi che il Papa ha fatto in Romania, rimango commossa dalla tenerezza che ha avuto per questo popolo e dalla grande intelligenza di giudizio. Ha valorizzato l’uomo nella sua totale interezza e nel suo immenso valore. Grazie Santità!. Per noi adesso inizia un nuovo percorso, una piu grande responsabilità e un nuovo lavoro. (Tina Savoi e don Valeriano Giacomelli – Missione Cattolica Italiana in Romania)

Colori e cibi diversi: cena a Carrara promossa da Casa Betania

4 Giugno 2019 - Massa Carrara - Due tavolate lunghissime con le tovaglie di tutti i colori e cibi tipici, della cultura musulmana ed anche di quella italiana. Abiti di ogni foggia, nello stile africano, in quello arabo in quello europeo, indossati da uomini, donne, bambini ed occhi con la stessa luce, facce con lo stesso sorriso: quello della condivisione, della solidarietà, dell’amicizia. Il sorriso della pace. E’ questo quello che si sentiva domenica sera alla cena di Ramadan allestita dall’associazione Casa Betania coordinata da Migrantes e Caritas, in via del Plebisicito a Carrara e aperta a tutta la comunità musulmana presente sul territorio provinciale ma anche a tutti i cittadini, di qualsiasi orientamento religioso, che volevano partecipare. Un clima gioioso, come solo il superamento della paura del diverso sa creare, ha accomunato i moltissimi partecipanti che hanno riempito i trecento posti a sedere previsti dall’organizzazione. Il rito dell’Iftar, la rottura giornaliera del digiuno durante il Ramadan che avviene al tramonto del sole, si è svolto in una delle vie più antiche di Carrara, preceduto dalla preghiera del tramonto recitata dai fedeli sui tappeti appositamente portati per l’occasione, in mezzo agli amici cattolici, cristiani ortodossi, metodisti e valdesi; poi, tutti insieme, gli uni vicino agli altri, si sono seduti ai tavoli ed hanno potuto gustare le moltissime specialità preparate il cui profumo ha invaso tutta la strada. Grandissima soddisfazione per Zakia Bensalah coordinatrice del progetto che ha ammesso: “ E’ un sogno che si realizza. Da tempo desideravo riuscire a fare un evento così” e anche per tutti i membri di Casa Betania che hanno curato l’organizzazione risultata perfetta sotto ogni punto di vista, compresa la pulizia finale e la restituzione della strada in condizioni di assoluta pulizia”. Presenti all’evento l’assessore al sociale Anna Galleni e la consigliera Barbara Bertocchi che si sono complimentate per il successo dell’iniziativa. Moltissimi commenti sui social hanno salutato l’evento con la frase: “ La Carrara che ci piace”.(Trasconi Vinicia)

Morti in mare: l’Ue finisce davanti all’Aja

4 Giugno 2019 - Roma - Migliaia di migranti annegati nel Mediterraneo per una politica europea che nel migliore dei casi è stata superficiale e nel peggiore dolosa: l’Ue finisce sul banco degli accusati per “crimini contro l’umanità” con la denuncia di un gruppo di avvocati presentata al tribunale penale internazionale de L’Aja che ipotizza la creazione consapevole della “rotta migratoria più mortale del mondo”. E chiama in causa l’intera Unione e in particolare i Paesi che hanno svolto un ruolo di primo piano nella gestione della crisi di profughi e richiedenti asilo: Italia, Germania e Francia. Un documento di 242 pagine che passa al setaccio scelte, decisioni, dichiarazioni pubbliche di funzionari e politici ma anche documenti interni delle istituzioni comunitarie che – secondo i legali – dimostrano la responsabilità criminale europea. (Avvenire)

Ancora accoglienza (e sbarchi)

4 Giugno 2019 - Roma - Il loro viaggio della speranza è finito. Genova, Taranto, Cagliari, Cosenza, Lampedusa. Località che nelle ultime ore hanno accolto i migranti che scappano dalle coste libiche o da quelle della Turchia. Lo sbarco del pattugliatore Cigala Fulgiosi, che aveva recuperato in mare a 90 miglia da Tripoli cento profughi, tra cui 23 bambini e 17 donne, si è concluso nel migliore dei modi grazie alla disponibilità all’accoglienza della Conferenza episcopale italiana e di sei Paesi dell’Ue. È stato infatti formalizzato ieri pomeriggio il protocollo d’intesa tra il Viminale e la Cei con cui si procede, attraverso la rete di Caritas italiana, a dare la migliore accoglienza a buona parte delle persone sbarcate domenica sulla banchina di Calata Bettolo, ora accolte in strutture del Lazio. Undici minori non accompagnati e le sei donne incinte sono invece rimaste a Genova per le cure necessarie, mentre gli altri presto varcheranno il confine italiano per essere redistribuiti nei sei Paesi che finora hanno accolto l’appello dell’Italia alla solidarietà. Il Portogallo, ad esempio, è pronto ad ospitare dieci dei migranti sbarcati, l’Irlanda e la Romania cinque ciascuno; altri migranti verranno accolti anche da Francia, Germania e Lussemburgo con cui sono ancora in corso trattative. Ma ieri, complice il ritorno del mare calmo, sulle nostre coste ci sono stati altri quattro sbarchi in cui sono arrivate circa 140 persone. Il trend degli arrivi nel 2019 in realtà indica un netto calo (dell’87%) rispetto allo stesso periodo del 2018: 1.764 contro 13.775. Ma la bella stagione spinge i disperati a mettersi in mare su gommoni e barchini di fortuna per raggiungere l’Italia. In Sardegna, nel Sulcis, su due diverse imbarcazioni sono infatti arrivati ieri 21 algerini. Il primo approdo, a Porto Pino nel territorio di Sant’Anna Arresi, con 16 persone che i carabinieri hanno fermato mentre si stavano allontanando dalla spiaggia. Dopo le visite mediche e le operazioni di identificazione sono stati trasferiti nel centro d’accoglienza dell’isola. Così come anche gli altri cinque algerini soccorsi in mattinata, a bordo di un’imbarcazione di fortuna, da una motovedetta dei carabinieri nell’area di Sant’Antioco. È scattata invece la corsa alla solidarietà di cittadini e volontari per accogliere i 73 uomini di nazionalità pachistana, tra cui 19 minori, che sono approdati la sera di domenica sulla spiaggia di Torre Colimena, località marittima di Avetrana, nel Tarantino. Non appena saputo dello sbarco, il Comune ha aperto lo stadio come luogo di primo ricovero, mentre cittadini e associazioni hanno offerto cibo, acqua, indumenti e scarpe. I migranti hanno raccontato ai soccorritori che il loro viaggio è cominciato a Bodrum, in Turchia, nove giorni prima a bordo di un natante a vela di 14 metri, condotto da due scafisti di 38 e 48 anni, che le forze dell’ordine sono riuscite ad arrestare non lontano dalla zona dell’approdo. Un viaggio della disperazione, quello dei 73 pachistani, ammassati in una stiva che poteva contenere al massimo dieci persone per cui hanno pagato 5.600 euro a testa. Per tutti loro adesso si sono aperte le porte dei centri di prima accoglienza della regione. Di più difficile quantificazione, invece, lo sbarco avvenuto ieri sulla spiaggia di Calopezzati, Comune calabrese della fascia ionica cosentina. Non c’è infatti un dato ufficiale sul numero delle persone che si trovavano a bordo della barca a vela quando si è arenata nello specchio d’acqua antistante la spiaggia del centro costiero. Finora sono state rintracciate 41 persone tra cui donne e bambini, tutti iraniani e iracheni, che dal porto di Corigliano-Rossano dove hanno avuto le prime cure sono stati trasferiti nel centro d’accoglienza. Ma dalle prime informazioni raccolte ci sarebbero ancora alcune persone che avrebbero fatto perdere le proprie tracce, tuttora ricercate dalle forze dell’ordine. E ieri sera, ancora, un altro sbarco di 19 persone a Lampedusa. (Alessia Guerrieri – Avvenire)

Vescovi europei: on line il nuovo sito del CCEE

4 Giugno 2019 - St. Gallen - In occasione della 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che is è celebrata domenica scorsa, è stata una nuova versione del sito del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, www.ccee.eu. Un progetto di restyling grafico e di architettura orientato alla ricerca della semplicità e dell’accessibilità, nel design e nell’accesso alle informazioni, per garantire agli utenti di trovare velocemente quanto cercano, si legge in una nota del portavoce don Antonio Ammirati: “in accordo con i trend di navigazione, che sottolineano come gli accessi ai siti avvengono sempre più attraverso cellulari e tablet, il sito è completamente responsivo, per essere facilmente navigabile anche in mobilità. Questo ha orientato la scelta verso una grafica leggera e l’immediato accesso ai contenuti rilevanti: le notizie, gli appuntamenti, gli aggiornamenti e tutte le informazioni istituzionali dalle varie Conferenze Episcopali, trovano immediata collocazione nella home page del sito”. È l’icona dei Patroni d’Europa, posizionata nella parte alta del sito, ad accogliere i visitatori. I menu a tendina consentono facile accesso alle pagine istituzionali: Presidenza, Segretariato, Commissioni; alle attività del CCEE e attraverso la pagina Media, a notizie, eventi, pubblicazioni e comunicati stampa. Nella parte centrale della home page, dopo l’ampia sezione dedicata alle notizie e agli appuntamenti del CCEE, trovano spazio le notizie che giungono dalle Conferenze Episcopali d’Europa, fruibili grazie al sistema RSS e alla cartina interattiva dell’Europa. Nella parte bassa, poi, i link ai partener istituzionali del CCEE e alle gallerie foto e video. Infine, la possibilità di iscriversi alla Newsletter e di inviare richieste al Segretariato attraverso il modulo contatti.

Rom: una richiesta di perdono nel solco della tradizione

3 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Le parole pronunciate da Francesco nell’ultimo appuntamento del suo viaggio in Romania formulando la richiesta di perdono alle comunità rom per le discriminazioni subite nel corso della storia, s’inserisce in una tradizione ormai consolidata da mezzo secolo nella Chiesa cattolica. “La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male” ha affermato il Pontefice per spiegare la richiesta di perdono. L’attenzione per queste comunità venne manifestata il 26 settembre 1965 da Paolo VI, che celebrò la Messa al Campo internazionale degli zingari nei pressi di Pomezia, e disse: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore: Voi siete nel cuore della Chiesa perché siete soli”. Papa Montini, che in quella occasione ricordò soprusi, discriminazioni e persecuzioni patite da queste persone, non pronunciò mea culpa, ma è stato il Pontefice che ha inaugurato la stagione delle richieste di perdono nei confronti delle altre confessioni cristiane per alcune pagine buie del passato. Sarà Giovanni Paolo II a dedicarne una specifica nei confronti degli zingari durante la celebrazione penitenziale del Giubileo del 2000: “I cristiani sappiano pentirsi delle parole e dei comportamenti che a volte sono stati loro suggeriti dall’orgoglio, dall’odio, dalla volontà di dominio sugli altri, dall’inimicizia verso i gruppi sociali più deboli, come quelli degli immigrati e degli zingari”. Attenzione e comprensione verso queste comunità è stata manifestata anche da Benedetto XVI che l’11 giugno 2011, accogliendo i rappresentanti di diverse etnie di zingari e rom, aveva riconosciuto: “Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione… La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo!”. Ora il suo successore Francesco proseguendo nella via già tracciata, ha chiesto esplicitamente e nuovamente perdono, come già aveva fatto, ad esempio, nei confronti degli indios in Chiapas nel 2016 o come aveva fatto, nell’agosto 2018, di fronte allo scandalo degli abusi sui minori, scrivendo nella Lettera al popolo di Dio: “Con vergogna e pentimento come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite”. Non è sempre facile né indolore il cammino di chi chiede perdono. Papa Wojtyla, nel percorrerlo sistematicamente sulle orme del Concilio e di Paolo VI, si era attirato diverse critiche all’interno della Chiesa. Il Pontefice polacco, nel corso del suo pontificato aveva pronunciato decine di richieste di perdono e aveva rivisitato diversi fatti del passato. Aveva parlato delle crociate, di una certa acquiescenza dei cattolici di fronte alle dittature del Novecento, delle divisioni tra le Chiese, del maltrattamento delle donne, del processo a Galileo e dell’Inquisizione, della persecuzione degli ebrei, delle guerre di religione, del comportamento dei cristiani con gli indios e i nativi africani. Per i cristiani è normale (o dovrebbe esserlo) chiedere perdono, riconoscersi peccatori, continuamente bisognosi di purificazione. E anche se le colpe sono sempre state e rimangono personali, in ogni epoca la Chiesa cerca di comprendere e vivere sempre più fedelmente il messaggio evangelico prendendo coscienza dei passi falsi e degli sbagli compiuti. L’obiezione che più spesso viene mossa contro le richieste di perdono rispetto a fatti accaduti nel passato ha delle ragioni: non si può giudicare chi ci ha preceduto alla luce della sensibilità odierna. Ma anche nei secoli passati era possibile comprendere, come alcuni profeti spesso inascoltati hanno fatto, che Gesù è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici, dei perseguitati e mai dei persecutori. E all’apostolo Pietro che per difenderlo aveva mozzato l’orecchio del servo del sommo sacerdote, aveva ordinato di rimettere la spada nel fodero. (Andrea Tornielli – Vatican News)

#Oltrelefrontiere: la campagna del Consiglio Italiano per i Rifugiati per la Libia

3 Giugno 2019 - Roma - 3 giugno 2019 - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR lancia la campagna #Oltrelefrontiere per restituire un futuro agli uomini, alle donne e ai bambini bloccati in Libia. Attualmente in Libia – si legge in una nota del Cir - ci sono oltre 1 milione di persone bisognose di assistenza umanitaria e protezione. Non solo migranti e rifugiati, ma anche sfollati libici che vivono in condizioni di “estrema marginalità sociale, senza accesso a cure e servizi essenziali e martoriati dal conflitto in corso”. L’obiettivo della campagna è quello di migliorare il livello di protezione di migranti, rifugiati e sfollati interni, fornendo “assistenza umanitaria e promuovendo la ricerca di soluzioni durature. Vogliamo, al contempo, alleviare i bisogni delle comunità locali libiche così da favorire la coesione sociale e contribuire alla progressiva normalizzazione delle loro condizioni di vita”, spiega la nota