Primo Piano

Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: il 27 settembre la presentazione del Rapporto Immigrazione

19 Settembre 2019 - Roma - L’edizione 2019 del Rapporto Immigrazione, redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes,  sarà presentato a Roma venerdì 27 settembre presso la Chiesa di san Francesco Saverio del Caravita (Via del Caravita, 7, ore 10,30). Il volume è ispirato al Messaggio di Papa Francesco per la 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà due giorni dopo, domenica 29 settembre, con una celebrazione in Piazza San Pietro, presieduta dal Santo Padre. Il tema del messaggio - “Non si tratta solo di migranti” – ha visto la redazione confrontarsi con una sfida importante nell’ideazione dei contenuti e delle modalità attraverso cui declinare questo concetto così universale. Una delle scelte operate con convinzione – spiegano i due organismi della Cei - è stata quella di “aprire lo sguardo”, raccogliendo alcune riflessioni e spunti sul tema offerti da diversi testimoni della scena culturale e politica del nostro Paese: da Liliana Segre a Massimo Cacciari a Mario Morcellini. Il Rapporto – giunto alla XXVIII edizione - offre temi e dati volti a mettere in luce i diversi aspetti di vita di un migrante, ovvero di “una persona che si districa fra difficoltà di tipo burocratico, scolastico, giudiziario, sanitario, economico, sociale, ovvero con i problemi della vita quotidiana che affrontano tutti, ma che, nel suo caso, sono forse più complicati che per molti altri”. Alla presentazione interverranno, dopo il saluto del presidente della Caritas Italiana, il vescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes moderati da  Oliviero Forti della Caritas Italiana. I lavori saranno conclusi dal presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo mons. Guerino Di Tora.

Quando l’incontro con l’altro profuma di famiglia

23 Settembre 2019 - Roma – “Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci e permettere l’incontro con Lui, un incontro che ci salva e ci restituisce la gioia di essere suoi discepoli”. Francesco, nell’omelia per la Messa celebrata a Sacrofano nel febbraio scorso, ci invitava così ad addomesticare le paure, dinanzi alle persone e alle famiglie che si trasferiscono nel nostro Paese. Sia dinanzi a chi fugge da guerra, fame e avversità naturali, come anche di fronte a chi arriva per motivi di studio o di lavoro, si tratta di riconoscere un fratello e un amico, che porta nei suoi tratti il volto di Gesù. C’è infatti una verità bella da scoprire: “la mobilità umana è un’autentica ricchezza, tanto per la famiglia che emigra quanto per il paese che la accoglie” (Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia, 46). La paura porta invece il cuore a chiudersi, legge nell’altro un concorrente o un invasore, induce a un atteggiamento di difesa, producendo un individualismo sterile. Spesso questa sorta di corazza che impedisce l’incontro tra popoli e culture differenti, nasconde un’insicurezza e un’inquietudine verso le fragilità proprie e altrui. È lo stesso atteggiamento di chiusura di Adamo che, irretito dal peccato, si difende da Dio: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto” (Gen 3,10). Il luogo primigenio dove, liberare questa nudità originaria e addomesticare la paura dell’altro è la famiglia. Sono le carezze di un papà e di una mamma che portano a stringere la mano del fratellino, per scoprire che il cuore si scioglie, allenta le difese, e quella lotta termina in un abbraccio. Questa palestra di umanità è ancora più feconda quando magari si è aperta all’accoglienza anche di uno o più figli senza famiglia, o con la pelle un po’ più scura. Come dice Papa Francesco, “forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo!”. Il nostro sogno allora è che proprio a partire dalle belle famiglie che abitano il nostro Paese, si generi in ciascuno di noi e nei nostri Governanti una nuova freschezza negli occhi e una sorta di collirio per l’anima. L’auspicio è che la prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato porti come frutto una rinnovata genitorialità sociale. Si tratta di diventare per chi ha ancora paura, quel papà e quella mamma che rassicurano gli animi, abbattono i muri trasformandoli in ponti, e portano a stringere senza più timori le mani del fratello: come in famiglia. (don Paolo Gentili – Direttore Ufficio Pastorale Familiare della Cei)          

GMMR: il 29 settembre celebrazione con Papa Francesco in piazza San Pietro

19 Settembre 2019 - Roma -  “Non si tratta solo di migranti”: questo il tema scelto da papa Francesco, per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 29 settembre 2019. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”, scrive il pontefice nel messaggio per questa giornata.”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”, scrive il pontefice nel messaggio per questa giornata. Quest’anno la celebrazione principale della Chiesa Italiana sarà presieduta da Papa Francesco in Piazza San Pietro alle ore 10.30. La Chiesa Italiana chiama a raccolta in Piazza san Pietro tutti i fedeli. In vista della giornata il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato una lettera a tutti i vescovi italiani. “Sappiamo bene – scrive – quanto questo tema oggi sia spesso affrontato in maniera divisiva, persino nelle nostre comunità. Il fenomeno migratorio rischia di essere il capro espiatorio di paure e insicurezze, di un malessere sociale che ha cause ben diverse”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “riveste una valenza importante per tutti” scrive il porporato invitando i vescovi a partecipare alla messa che il papa Francesco celebrerà in piazza San Pietro. “Un’occasione per stringerci a lui ed esprimergli la nostra gratitudine per il suo coraggioso magistero. Concretamente, se ognuna delle nostre Chiese inviasse a Roma un gruppo, contribuiremmo a offrire un segno di comunione attorno al successore di Pietro”. Per informazioni e biglietti per la S. Messa in Piazza San Pietro si prega di rivolgersi alla Fondazione Migrantes: segreteria.direzione@migrantes.it

Camera Deputati: il 30 settembre un convegno sul “genio italiano nel mondo”

19 Settembre 2019 - Roma - “Italiani all‘estero: intelligenze senza confini”: questo il tema di un convegno che si svolgerà il prossimo 30 settembre,  dalle 10.00 alle 18.30, presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di valorizzare il genio italiano nel mondo. All'incontro, che si terrà in modo istituzionale e senza coloriture partitiche, interverranno medici, ricercatori, docenti universitari e imprenditori di origini italiane affermatisi all'estero. Particolare attenzione sarà dedicata al mondo della ricerca e a quello imprenditoriale.

Carta Identità Elettronica: al via la sperimentazione in tre città europee

19 Settembre 2019 -   Roma – Domani, 20 settembre, alle ore 10.30, nei locali dell’Ambasciata d’Italia a Vienna, si terrà la presentazione aperta alla stampa della fase sperimentale di emissione della nuova Carta di Identità Elettronica (CIE) per i cittadini italiani residenti all’estero. La sperimentazione, che sarà avviata in tre Sedi pilota (Atene, Nizza e Vienna) per poi essere estesa progressivamente ad altre Sedi consolari europee, consentirà ai connazionali iscritti all’AIRE nelle circoscrizioni consolari delle tre Sedi di fare richiesta di appuntamento per la successiva emissione della CIE. La presentazione alla stampa, coordinata dal Direttore Generale per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali e con la partecipazione dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, consentirà di approfondire le caratteristiche tecniche della CIE, i vantaggi per i nostri connazionali nonché le modalità di richiesta da parte dei connazionali.

Istat: “i nuovi italiani sono oltre 1,3 milioni, la maggior parte dei quali donne”

19 Settembre 2019 - Roma - Al 1° gennaio 2018 risiedono in Italia oltre un milione e 340mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana. Nel 56,3% dei casi si tratta di donne. È uno dei dati offerti da Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, in occasione dell’audizione alla I Commissione (Affari Costituzionali) della Camera, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva in materia di politiche dell’immigrazione, diritto d’asilo e gestione dei flussi migratori. Blangiardo ha offerto una fotografia della presenza di immigrati e richiedenti asilo nel nostro Paese, evidenziando come in molti casi chi è arrivato in Italia alcuni anni fa oggi si è integrato nella nostra società. Secondo i dati Istat – i residenti che hanno acquisito la cittadinanza sono nel 13,7% dei casi marocchini e nel 12,6% albanesi. Più bassa, invece, la propensione ad acquisire la cittadinanza italiana da parte dei rumeni e dei cinesi. I cittadini italiani per acquisizione si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro-Nord (il primato va alla Lombardia con il 22,7%, seguita dal Veneto con l’11,8%). Un cittadino italiano per acquisizione su cinque è un minorenne (sono quasi 275mila). Questo dato apre una finestra sui cittadini di seconda generazione. Blangiardo ha ricordato che i nuovi italiani di seconda generazione non solo sono in aumento, ma rappresentano un contingente con caratteristiche sempre più complesse e articolate e, proprio per questo, di difficile misurazione. Al 1° gennaio 2018, in Italia, i minori di seconda generazione, stranieri o italiani per acquisizione, sono 1 milione e 316mila: di questi il 75% è nato in Italia (991mila, seconda generazione in senso stretto). I minori di seconda generazione costituiscono il 13% della popolazione minorenne; per i più piccoli (0-5 anni), tale percentuale arriva al 15%. Blangiardo ha parlato anche dei rifugiati e richiedenti asilo. In Italia, il maggior numero di richieste di protezione internazionale è giunto da cittadini siriani (17.090 richieste), venezuelani (10.790) e afghani (10.750). In termini assoluti – secondo i dati Istat – l’aumento maggiore registrato nel numero di nuove domande di asilo ha riguardato proprio i cittadini venezuelani (+6.605 richieste rispetto al primo trimestre 2018, pari al 46,3% di tutte le nuove domande pervenute).

Don De Robertis: l’emigrazione non è un capitolo che appartiene al passato

18 Settembre 2019 - Francoforte – “L’emigrazione italiana non è affatto un capitolo che appartiene al passato del nostro paese, ma al contrario in questi ultimi anni è ripresa in modo consistente, pur con profonde trasformazioni dal punto di vista delle modalità, della composizione e delle destinazioni, così come il Rapporto Italiano nel Mondo IM fotografa egregiamente anno per anno”. Lo ha detto oggi il Direttore generale della Fondazione Migrantes, di Giovanni De Robertis, intervenendo a Colonia al convegno nazionale della Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia sul tema “Sale della Terra”. Il sacerdote ha invitato a “non dimenticare l’Italia, anche se a volte l’Italia si dimentica di voi. La vostra missione di essere sale della terra, di contribuire alla coesione sociale, non riguarda solo la Germania, ma anche l’Italia. Ci aspettiamo in questo da voi un contributo fondamentale”. Voi – ha quindi aggiunto – “dovete essere la memoria vivente che siamo tutti stranieri e pellegrini in questo mondo, alla ricerca di una Patria migliore”. La comunità ecclesiale può dare un grande contributo alla coesione sociale del paese se vive la sua cattolicità. E cioè – ha spiegato quindi Don De Robertis -  “se da un lato riconosce e apprezza le differenze (linguistiche, culturali, religiose, ecc) che non sono un ostacolo da cancellare ma una ricchezza da valorizzare: perdere la propria lingua è venire derubati del proprio bagaglio di umanità e di fede, è perdere le proprie radici. La pretesa di unificare assimilando genera Babele, genera solo spaesamento e rancore”, ma dall’altro “si è capaci di mettere in dialogo le differenze, di fare in modo che esse non restino giustapposte, che si contaminino per creare qualcosa di nuovo”. Il direttore Migrantes ha poi annunciato un convegno delle Missioni Cattoliche di lingua italiana nel mondo che si svolgere nell’autunno del 2020. (R.Iaria)

“Pace senza confini”: appello per dire “no alla frontiere che dividono”

18 Settembre 2019 - Madrid – Ventisette conferenze su diversi temi, la preghiera in luoghi differenti e un appello finale, ieri sera, per dire “no alle frontiere che dividono”. Si sono ritrovati, per il 33 appuntamento di “Uomini e religioni” a Madrid, i leader di tutte le religioni del mondo su invito della Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”. E’ stata, infatti, la città di Francesco ad ospitare, nel 1986, su invito di Giovanni Paolo II, il promo incontro di preghiera per la pace con i principali rappresentanti di tutte le religioni del mondo. Da allora diversi appuntamenti annuali in molte città. Il prossimo anno la città scelta è Roma,  ha annunciato ieri sera, il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, chiudendo l’edizione 2019 dalla capitale spagnola sul tema “Pace senza confini”. Davanti a migliaia di persone che affollavano piazza dell’Almudena, l’appello finale con una grande invocazione per uscire dai recinti, da frontiere che diventano prigioni e barriere, per riscoprire il mondo come “una casa comune”. I leader religiosi hanno voluto dare voce al “lamento silenzioso e al grido di chi è lasciato fuori dal benessere, come se non fosse un uomo o una donna come noi”. E, soprattutto, di chi è vittima delle troppe guerre ancora in corso nel nostro mondo. Da Madrid si è levato anche un forte “no” all'estremismo religioso e alla tentazione antica di credere che i grandi problemi possano essere risolti da soli. “Siamo preoccupati - si legge nell’appello - per le future generazioni perché vediamo consumarsi l'unico pianeta di tutti, come se fosse solo di alcuni. Perché vediamo riaffacciarsi il culto della forza e le contrapposizioni nazionalistiche, che hanno creato grandi distruzioni nella storia. Perché il terrorismo non cessa di colpire gente inerme. Perché sembra indebolito il sogno di pace”, a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino che aveva dato tanta speranza al mondo. Guerre e pace, epidemie, sicurezza e sicurezza informatica, spostamenti di popolazioni, sostenibilità del pianeta e riscaldamento globale, fine del rischio nucleare e riduzione delle disuguaglianze “sono ben più vasti di una sola nazione”. I leader religiosi chiedono “a tutti, ai responsabili politici, ai più ricchi del mondo, agli uomini e alle donne di buona volontà, di fornire le risorse per evitare che milioni di bambini muoiano ogni anno senza cura e per mandare a scuola i milioni di bambini che non possono andarci. Non nascondiamoci dietro un muro di indifferenza”. Il card. Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid, che ha promosso insieme alla Comunità di  Sant’Egidio l’incontro, parla di giorni “in cui siamo stati incoraggiati a non essere isole, a non seminare pregiudizi, ma la pace, perché l’umanità porta iscritta in sé la vocazione della fraternità”. È vero, c'è chi cerca di ripristinare i confini, in quello che il messicano, padre Alejandro Solalinde, minacciato più volte dai narcotrafficanti, ha suggestivamente definito un “tempo migrante”, ma - avverte il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo - “il cielo è uno solo” e ad esso tutti si rivolgono, “nella disperazione come nella gioia, dai precari rifugi sotto le bombe in Siria come nel culto delle chiese, delle sinagoghe, delle moschee, dei templi”.(Raffaele Iaria)

Domande Asilo: aumentano nell’Ue

18 Settembre 2019 - Roma - A luglio sono state presentate circa 62.900 richieste di protezione internazionale negli Stati membri dell’Unione Europea (più Norvegia e Svizzera), con un aumento del 26% rispetto a giugno. È quanto emerge dai dati diffusi dall’ Easo, l’Ufficio europeo di assistenza all’asilo. Il dato è leggermente più alto di quello registrato a luglio 2018 (59.375) e sostanzialmente uguale allo stesso mese del 2017 (62.040). Dall’inizio dell’anno, sono state presentate 400.500 domande di protezione internazionale nell’Ue (più Norvegia e Svizzera) con un aumento del 11% rispetto allo stesso periodo del 2018. Questi livelli rimangono “drasticamente più bassi” di quelli registrati durante la crisi migratoria del 2015/2016, ha spiegato Easo. Tra le nazionalità, siriani, afgani e venezuelani hanno presentato circa un quarto di tutte le domande di protezione internazionale.

Svizzera: Valeria Camia nuovo direttore de il “Corriere degli italiani”

18 Settembre 2019 - Zurigo - Con la ripresa delle pubblicazioni cartacee dopo la pausa estiva, il “Corriere degli Italiani”, settimanale di lingua italiana in Svizzera, ha un nuovo Direttore. Si tratta di Valeria Camia da due anni collaboratrice del giornale. Camia sostituisce Renzo Sbaffi al quale il giornale esprime “sentito ringraziamento del Comitato direttivo, del Comitato di redazione e di tutti i collaboratori che lo hanno affiancato in tanti anni”. Valeria Camia è nata a Codogno (LO) e ha conseguito la laurea in Scienze Filosofiche all’Università di Pavia e in Relazioni Internazionali all’Università di Reading, in Inghilterra. In Svizzera dal 2008, con una borsa di studio cantonale e un assegno di ricerca dal Fondo Nazionale Svizzero, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Scienze Politiche Comparate presso l’università di San Gallo. Tra il 2009 e il 2013 è stata membro della Scuola di Dottorato dell’Università di Zurigo, lavorando a un progetto di ricerca interdisciplinare sulla costruzione politica dell’identità europea. Tra il 2013 e il 2015 è stata assistente universitaria alla cattedra di Scienze Comparate dell’Università di San Gallo e docente di corsi di laurea trimestrali. In pari tempo, il “Corriere degli Italiani” ha affidato a Valeria oltre la direzione  anche la responsabilità del nuovo sito online del Corriere (www.corriereitalianita.ch) andato in rete nel mese di luglio. “A Valeria esprimiamo i migliori auguri di buon successo e buon lavoro” anche da parte della nostra redazione.    

Londra: premi alla ricerca italiana nel Regno Unito

18 Settembre 2019 -   Londra - I giovani ricercatori italiani autori dei sei progetti vincitori del concorso “Italy Made Me” sono stati premiati nel corso di una cerimonia presso l'Ambasciata d'Italia a Londra. Il concorso, giunto alla sua quinta edizione, è nato per esaltare la ricerca accademica italiana nel Regno Unito. “Italy Made Me” premia, infatti, i migliori progetti di ricerca condotti da ricercatori italiani formatisi in istituzioni italiane e che operano oggi presso le più importanti Università del Regno Unito. L'iniziativa, voluta dall'Ambasciata d'Italia e sostenuta sia da imprese private sia da enti senza scopo di lucro, vuole valorizzare la qualità del sistema formativo italiano che si manifesta anche attraverso l’apprezzato lavoro dei giovani talenti italiani all’estero. La selezione dei progetti è opera del Consiglio Scientifico dell'Ambasciata. Per questa edizione del concorso sono stati presentati 34 progetti. I 6 vincitori abbracciano tematiche estremamente attuali e con un alto quoziente di impatto per le potenziali applicazioni scientifiche. L'Ambasciatore Raffaele Trombetta, che ha presieduto la cerimonia, ha sottolineato come  lo spirito di "Italy Made Me" contribuisce a riaffermare il valore della preparazione accademica per una compiuta realizzazione personale e professionale e l’indispensabile apporto degli esperti per affrontare le complesse sfide poste dalla contemporaneità e dal futuro.  

Chiese svedesi ai parlamentari: non alzare muri

18 Settembre 2019 - Roma -  La Svezia deve fare pressioni in Europa perché ci sia “accoglienza condivisa dei rifugiati”. E’ quanto scrive la presidenza del Consiglio delle Chiese in Svezia ai leader dei gruppi politici al Riksdag (il parlamento svedese), all’inizio di un nuovo anno di attività sottolineando che “coloro che immigrano in Svezia” hanno “bisogno di noi e della nostra protezione, ma anche noi abbiamo bisogno di loro”. Nella lettera si evidenzia che ogni anno parlamentare ha “le sue sfide nazionali e internazionali a cui trovare soluzioni nel senso di una politica buona, equilibrata e umana. Per noi è importante che il valore e la dignità delle persone siano al centro”. Le Chiese sono pronte a “contribuire per una società buona”, ma segnalano anche il “pericolo che si perda di vista il mondo al di fuori del nostro Paese”, cadendo in “una specie di sonno nazionalista”, e “ci si ripieghi su se stessi”. Il riferimento è a chi vuole “rendere il confine del nostro Paese sempre più chiuso” e al dibattito in corso mentre ci si appresta alla revisione della politica migratoria svedese. “Ogni persona che arriva al confine ha diritto” che il suo caso sia singolarmente esaminato e si verifichi se “è autorizzata a rimanere, come rifugiata o bisognosa di protezione, o meno”.  

Naufragio davanti alla coste della Tunisia: otto corpi recuperati

18 Settembre 2019 -

Roma - Nel Mediterraneo, non si fermano le partenze, i soccorsi, ma anche, purtroppo i naufragi. Come quello avvenuto ieri davanti alla Tunisia. Al momento sono otto i corpi recuperati, nove invece i migranti soccorsi dalla Guardia costiera tunisina in seguito al naufragio di un peschereccio al largo delle coste tunisine di El Aouabed, nel governatorato di Sfax. Lo ha reso noto una fonte della sicurezza all’agenzia di stampa Tap precisando che altre tre persone risultano disperse. Secondo la stessa fonte almeno 14 tunisini originari di Sfax e Kebili si trovavano a bordo del peschereccio che ha colpito una boa galleggiante; a 6 miglia da Ellouza. Tre presunti organizzatori della traversata, tutti di Sfax, sono stati arrestati. Unità della Guardia Costiera, con l’ausilio della protezione civile, unità della Marina e un elicottero militare hanno condotto le operazioni di ricerca delle persone scomparse.

P. Solalinde: “nessun uomo è illegale”.

17 Settembre 2019 - Madrid - All’incontro internazionale “Pace senza confini” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi di Barcellona, si parla anche di “Migrazioni oggi”. Intervenendo a questo panel il capo missione di Open Arms, Riccardo Gatti ha denunciato “il vuoto di soccorso delle istituzioni europee” nel Mediterraneo: “In mare, con le nostre 65 missioni, prima davanti Lesbo poi nel canale di Sicilia, non salviamo solo le persone ma anche i diritti umani. La criminalizzazione delle Ong ha favorito e in qualche modo istituzionalizzato tanti abusi. Salvare una vita non è una scelta ma un obbligo”. D’accordo Regina Catrambone, direttore di Moas (“nessuno merita di morire in mare”), che ha spiegato come dal 2017 la sua associazione abbia spostato la sua attenzione sul dramma del popolo Rohingya in Bangladesh. Padre Alejandro Solalinde, di “Hermanos en camino” (Messico) ha raccomandato di “guardare alle migrazioni con una visuale diversa” perché “alcuni uomini sono considerati irregolari per le leggi di qualche stato, ma nessun uomo è illegale”.  

In dieci anni 10 mila bambini morti lungo le frontiere del mondo

17 Settembre 2019 - Madrid - 8200 bambini desaparecidos in Messico dal 2007, oltre 1600 bambini morti nel Mediterraneo dal 2014: sono questi i numeri drammatici emersi durante la tavola rotonda “I bambini vogliono la pace” nell’ambito dell’incontro interreligioso “Pace senza confini” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi  di Madrid. Pietro Bartolo, il “medico di Lampedusa”, che ha visitato oltre 350mila migranti, nel raccontare il dramma dei bambini morti nei viaggi della speranza “molti dei quali bambini vestiti a festa, con il vestito buono” ha difeso il lavoro delle Ong che operano nel Mediterraneo: “Mi hanno insegnato che, chi salva una vita andrebbe considerato un eroe: com’è possibile che oggi a salvare dei naufraghi si venga considerati delinquenti?”. Alla sua voce si è aggiunta quella di Anabel Hernández Garcia, giornalista messicana, autrice di inchieste sulle connessioni tra narcotraffico e stato e sui desaparecidos nel suo paese: “Dal 2007 al 2018 – ha raccontato – 8195 bambini e adolescenti sono scomparsi in Messico: quasi due bambini al giorno, spesso con la complicità di poliziotti, militari e funzionari pubblici”. Adriana Gullotta, responsabile delle “Scuole della Pace” della Comunità di Sant’Egidio ha posto l’accento sul tema della educazione alla pace dei giovani europei: «Bisogna confrontarsi seriamente con la paura e l’ansia dei giovani, soprattutto dei più periferici e senza opportunità, che spesso cerca conforto affidandosi a leader forti, o trova sfogo nel senso di competizione con gli immigrati: ciò che rafforza la sicurezza dei bambini è il senso di appartenere ad una famiglia e ad una comunità sociale, dobbiamo coltivare nei giovani l’orgoglio di essere europei”. Le Scuole delle pace offrono un alfabeto di comprensione e appartenenza: “Se studio – dicono i bambini che la frequentano – potrò rispondere con le parole”.  

Papa Francesco: la compassione è anche il linguaggio di Dio

17 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Aprire il cuore alla compassione e non chiudersi nell’indifferenza. E’ il forte invito che questa mattina Papa Francesco ha rivolto, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. La compassione, infatti, ci porta sulla via della "vera giustizia”, salvandoci così dalla chiusura in noi stessi. Tutta la riflessione parte dal brano del Vangelo di Luca della Liturgia di oggi (Lc 7,11-17) nel quale si narra dell’incontro di Gesù con la vedova di Nain che piange la morte del suo unico figlio, mentre viene portato alla tomba. L’evangelista non dice che Gesù ebbe compassione ma che “il Signore fu preso da grande compassione”, nota il Papa, ed è come se dicesse “fu una vittima della compassione”. C’era la folla che lo seguiva, c'era la gente che accompagnava quella donna ma Gesù vede la sua realtà: è rimasta sola, è vedova, ha perso l’unico figlio. E’ proprio la compassione, infatti, a far capire profondamente la realtà: “La compassione ti fa vedere le realtà come sono; la compassione è come la lente del cuore: ci fa capire davvero le dimensioni. E nei Vangeli, Gesù tante volte viene preso dalla compassione. La compassione è anche il linguaggio di Dio. Non incomincia, nella Bibbia, ad apparire con Gesù: è stato Dio a dire a Mosè “ho visto il dolore del mio popolo” (Es 3,7); è la compassione di Dio, che invia Mosè a salvare il popolo. Il nostro Dio è un Dio di compassione, e la compassione è – possiamo dire – la debolezza di Dio, ma anche la sua forza. Quello che di meglio dà a noi: perché è stata la compassione a muoverlo ad inviare il Figlio a noi. E’ un linguaggio di Dio, la compassione”, ha detto il papa. La compassione “non è un sentimento di pena”, che si prova, ad esempio, quando si vede morire un cane sulla strada: “poveretto, sentiamo un po’ di pena”, nota papa Francesco. Ma è “coinvolgersi nel problema degli altri, è giocarsi la vita lì”. Il Signore, infatti, si gioca la vita e va lì. Un altro esempio Papa Francesco lo trae dal Vangelo della moltiplicazione dei pani quando Gesù dice ai discepoli di dare da mangiare alla folla che lo ha seguito mentre questi vorrebbero congedarla. “Erano prudenti, i discepoli”, nota il Papa: “io credo  che in quel momento Gesù si sia arrabbiato, nel cuore”, considerando la risposta ‘Date loro voi da mangiare!’. Il suo invito è a farsi carico della gente, senza pensare che dopo una giornata così potessero andare nei villaggi a comprare il pane. “Il Signore, dice il Vangelo, ebbe compassione perché vedeva quella gente come pecore senza pastore”, ricorda il Papa. Da una parte, quindi, il gesto di Gesù, la compassione, dall’altra l’atteggiamento egoistico dei discepoli che “cercano una soluzione ma senza compromesso”, che non si sporcano le mani, come a dire che questa gente si arrangi: !E qui, se la compassione è il linguaggio di Dio, tante volte il linguaggio umano è l’indifferenza. Farsi carico fino a qui e non pensare oltre. L’indifferenza. Uno dei nostri fotografi, dell’Osservatore Romano, ha scattato una foto che adesso è nell’Elemosineria, che si chiama ‘Indifferenza’. Ne ho parlato altre volte, di questo. Una notte d’inverno, davanti a un ristorante di lusso, una signora che vive sulla strada tende la mano a un’altra signora che esce, ben coperta, dal ristorante, e quest’altra signora guarda da un’altra parte. Questa è l’indifferenza. Andate a guardare quella fotografia: questa è l’indifferenza. La nostra indifferenza. Quante volte guardiamo da un’altra parte … E così chiudiamo la porta alla compassione. Possiamo fare un esame di coscienza: io abitualmente guardo da un’altra parte? O lascio che lo Spirito Santo mi porti sulla strada della compassione? Che è una virtù di Dio …” Il Papa si dice poi toccato da una parola del Vangelo odierno quando Gesù dice a questa mamma: “Non piangere”. “Una carezza di compassione”, sottolinea. Gesù tocca la bara, dicendo al ragazzo di alzarsi. Allora, il giovane si mette seduto e inizia a parlare. E il Papa rimarca proprio le parole: “Ed Egli lo restituì alla madre”: “lo restituì: un atto di giustizia. Questa parola – spiega papa Francesco - si usa in giustizia: restituire. La compassione ci porta sulla via della vera giustizia. Sempre bisogna restituire a coloro che hanno un certo diritto, e questo ci salva sempre dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla chiusura di noi stessi. Continuiamo l’Eucaristia di oggi con questa parola: ‘Il Signore fu preso da grande compassione’. Che Lui abbia anche compassione di ognuno di noi: ne abbiamo bisogno”.  

Don De Robertis: atteggiamento verso i migranti è cartina al tornasole delle nostre società”

17 Settembre 2019 - Roma -  “L’atteggiamento verso i migranti è la cartina al tornasole che ci dice la qualità della nostra vita comune e delle nostre società”. Ne è convinto don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes, per il quale “non è un caso che, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una crescente indifferenza e ostilità verso la sorte di queste persone con un aumento della solitudine e dell’isolamento, della conflittualità e della violenza”. “Abituarci a voltare lo sguardo dall'altra parte quando vediamo persone che rischiano la vita vuol dire voltare lo sguardo anche ai nostri vicini e congiunti”, osserva don De Robertis, in un’intervista pubblicata sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. Secondo il direttore della Fondazione Migrantes, poi, “lasciare fuori i migranti, che sono l’emblema dell’esclusione o le persone fragili e in difficoltà, significa escludere Cristo”. Nel ripetere che “è un’illusione pensare che la chiusura dei porti risolva la questione delle migrazioni” e che “chi è in pericolo di vita va prima di tutto salvato”, don De Robertis ricorda che “la vera sfida è saper coniugare l’accogliere con il proteggere, il promuovere e l’integrare”. “La questione – spiega – non è tanto relativa all'accoglienza, ma a cosa accade delle persone che arrivano sulle nostre coste. Il vero problema in Italia è la presenza di almeno 600 mila persone senza titolo di soggiorno, che entro il prossimo anno si prevede diventino 700 mila a causa degli ultimi decreti e dell’annullamento della protezione umanitaria, che vivono ai margini delle nostre città e sono facilmente preda dello sfruttamento e della criminalità”.

Scalabriniani: un gruppo di giovani italiani sulla rotta balcanica per “solidarietà e denuncia”

17 Settembre 2019 -

Roma - Padre Jonas e un gruppo di giovani (Paola, Davide, Martina, Milena, Simone, Barbara, Valentina e Miriam) stanno facendo un viaggio attraverso i confini di terra della rotta balcanica, dalla frontiera tra Siria e Turchia fino all’Italia. Sono partiti il 6 settembre da Gaziantep in Turchia e concluderanno il loro itinerario il 25 settembre a Trieste. L’iniziativa, intitolata “Umanità InInterRotta” vuole essere “un grido di solidarietà nei confronti di quelle vite migranti sospese ai confini e spesso dimenticate dall’Unione europea”, “un racconto di piccole scintille di speranza portate da coloro che, quotidianamente, si impegnano al loro fianco” e “una denuncia di diritti calpestati, di attese infinite e di tacite violenze, da diffondere presso le organizzazioni internazionali, gli enti, le associazioni, le scuole e la società civile europea.

Comunità di Sant’Egidio: “accogliere e integrare per non buttare in mare il futuro dell’Europa”

17 Settembre 2019 - Roma - “Senza una visione ancorata ai dati veri e non alle paure dei fenomeni migratori, l’Europa rischia di buttare in mare il proprio futuro”, ha detto Daniela Pompei, responsabile del servizio ai migranti di Sant'Egidio nel suo intervento all'incontro “Pace senza frontiere” in corso a Madrid. In Italia l’invecchiamento demografico e il declino della natalità hanno raggiunto soglie preoccupanti. La penisola, inoltre, rischia di non essere più attrattiva. Sono 157mila, infatti, gli italiani che hanno lasciato il nostro paese, ma “circa 33mila, poco meno del 30%, è costituto da cittadini italiani di origine straniera che non sentono più l’Italia come il luogo del loro futuro”. C’è una presenza giovane che “non può essere considerata solo un problema e sta producendo una trasformazione positiva”. “Paradossale è che il fenomeno epocale delle migrazioni si possa ancora affrontare con l’arma anacronistica, dimostratasi inefficace, dei muri”: erano 5 al termine della seconda guerra mondiale e ben 72 nel 2016. E invece è “il momento opportuno per l’Europa di superare le paure, per modificare leggi e crearne di nuove: è quello che già è avvenuto in questi ultimi tre anni con l’apertura di Corridoi Umanitari da Italia, Francia, Belgio e Andorra. Sono già 2666 le persone giunte in condizioni di sicurezza, sottratte al traffico di esseri umani e a rischio della morte in mare. Non bisogna avere paura di accogliere e occorre investire sull'integrazione”, ha concluso Pompei.  

Card. Bassetti: “di fronte ai profughi scegliere tra responsabilità e indifferenza”

16 Settembre 2019 - Madrid - “Il Mediterraneo in questo tempo ci obbliga a scelte importanti e decisive, tra la responsabilità e l'indifferenza, tra la carità e la paura”. Intervenendo a Madrid al meeting “Pace senza confini” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi della capitale spagnola, il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, ha sottolineato: “Mai come oggi abbiamo bisogno di pace per tutti coloro che sono sfollati dalle guerre e muoiono nel Mediterraneo. Dobbiamo ringraziare il Libano che accoglie migliaia di profughi”. “Abbiamo in custodia il creato – ha aggiunto - la storia, il futuro opposto a un presente ossessivo che caratterizza questo tempo: per questo ho indetto una conferenza di tutti i rappresentanti delle conferenze episcopali del Mediterraneo, che sarà a Bari dal 18 al 23 febbraio 2020, cui parteciperà il Papa che ha specificato che non vuole discorsi, ma proposte concrete!'” “Veramente - ha concluso Bassetti - l’interdipendenza dei popoli non è un'idea buonista, ma è una realtà di fatto, la vera prospettiva della convivenza possibile'”. Per Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, “il Mediterraneo è un crocevia di complessità sì, ma anche di incontro delle grandi città cosmopolite fin dall'antichità e segno della convivenza tra le tre religioni del Libro. Il Mediterraneo, ha un'altra caratteristica, non ultima: è segnato da unità di clima”.