Primo Piano

Rapporto Italiani nel Mondo: circa 5.300mila gli italiani residenti all’estero

25 Ottobre 2019 -

Roma - Su un totale di oltre 60 milioni di cittadini residenti in Italia a gennaio 2019, alla stessa data l’8,8% è residente all’estero. In termini assoluti, gli iscritti all’AIRE, aggiornati al 1° gennaio 2019, sono 5.288.281. E’ quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondodella Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.

Dallo studio si evidenzia che dal 2006 al 2019 la mobilità italiana è aumentata del +70,2% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE a quasi 5,3 milioni.

Quasi la metà degli italiani iscritti all’AIRE è originaria del Meridione d’Italia (48,9%, di cui il 32,0% Sud e il 16,9% Isole); il 35,5% proviene dal Nord (il 18,0% dal Nord-Ovest e il 17,5% dal Nord-Est) e il 15,6% dal Centro.

Oltre 2,8 milioni (54,3%) risiedono in Europa, oltre 2,1 milioni (40,2%) in America. Nello specifico, però, sono l’Unione Europea (41,6%) e l’America Centro-Meridionale (32,4%) le due aree continentali maggiormente interessate dalla presenza dei residenti italiani. Le comunità più consistenti si trovano, nell’ordine, in Argentina (quasi 843 mila), in Germania (poco più di 764 mila), in Svizzera (623 mila), in Brasile (447 mila), in Francia(422 mila), nel Regno Unito (327 mila) e negli Stati Uniti d’America (272 mila).

Migrantes: la mobilità italiana. Il tempo delle scelte

25 Ottobre 2019 -

Roma - È stata presentata oggi a Roma la XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Con il contribuito di circa 70 studiosi italiani e non, la mobilità dall’Italia e nell’Italia è analizzata partendo dai dati quantitativi (socio-statistici). L’approfondimento di questa edizione è dedicato alla percezione delle comunità italiane nel mondo: “Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiudizi all’amore per il made in Italy”. Il Rapporto Italiani nel Mondo riflette cioè sulla percezione e sulla conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi rispetto al migrante italiano. Il fare memoria di sé diventa quindi occasione per meglio comprendere chi siamo oggi e chi vogliamo essere.

Migrantes: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

24 Ottobre 2019 - Roma - Sarà presentato domani a Roma la XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Il volume presenta anche quest’anno la realtà della mobilità italiana nel mondo con il contributo di circa 70 studiosi dall’Italia e dal mondo. Si tratta dell’unico Rapporto interamente dedicato all’Italia e alla sua mobilità: dati quantitativi (socio-statistici) con focus regionali e provinciali si completano con informazioni qualitative che derivano da ricerche e indagini. Il tutto perfezionato da approfondimenti di particolare interesse. Il Rapporto Italiani nel Mondo è uno strumento culturale, un ulteriore segno dell'impegno della Chiesa italiana per l'emigrazione. Alla presentazione interverranno Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione, Vincenzo Morgante, Direttore di Tv2000 che presenterà il video sull’edizione 2019 del rapporto Italiani nel Mondo;  Delfina Licata, Curatrice dello studio al quale hanno collaborato circa 70 autori; Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Roberto Rossini, Presidente delle ACLI e il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano. Le conclusioni saranno affidate a David Maria Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo. Modera il giornalista Paolo Pagliaro.

Milano: sei incontri per i giovani e visite nei luoghi dell’accoglienza

24 Ottobre 2019 - Milano - La percezione del fenomeno-migrazioni nei giovani spazia dal disagio immotivato all’elogio dell’accoglienza indiscriminata. Ma quanto sanno davvero i ragazzi di oggi delle cause reali dello spostamento di intere masse di esseri umani, dei dati raccolti e aggiornati, degli aspetti economico-sociali e di genere, delle esperienze di accoglienza e reinserimento sul territorio, e perfino delle conseguenze a livello psichico e psichiatrico che le migrazioni comportano? La risposta è semplice: poco, anzi pochissimo. Per ovviare al problema, quattro importanti realtà laiche di Milano che gravitano nel mondo cattolico – Azione Cattolica Ambrosiana, Fondazione Ambrosianeum, Caritas Ambrosiana e Fondazione Arché onlus – hanno ideato un percorso formativo in 6 incontri, che attraverso altrettanti momenti esperienziali si propone di offrire ai più giovani (il target è identificato nei ragazzi tra i 20 e i 30 anni) numeri chiari, fatti concreti e approfondimenti mirati, che spaziano dai dati e dalla legislazione in atto all’odioso fenomeno degli haters online, dal disagio psichico nei migranti all’accoglienza delle donne finite sulla strada e alle cause reali – economiche, belliche e ambientali – delle migrazioni. Il tutto attraverso momenti di formazione e dibattito in aula, previsti in Ambrosianeum, affiancati da visite ai luoghi dell’accoglienza: la Casa della Carità del quartiere Adriano, la Fondazione Arché di Quarto Oggiaro, e una Comunità di minori stranieri non accompagnati.

Catania: in aumento il numero degli stranieri residenti secondo il Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes

24 Ottobre 2019 - Catania - Continuano a crescere, seppur meno degli altri anni, gli stranieri residenti in Sicilia e a Catania mentre si complicano le situazioni di coloro che devono rinnovare i documenti di soggiorno e degli ultimi arrivati che, in seguito ai recenti provvedimenti nazionali in materia di immigrazione, rischiano di finire intrappolati nei circuiti dell' irregolarità. Per fornire i numeri sulla presenza straniera in Sicilia e a Catania, sabato 26 ottobre, alle 9, nel Museo diocesano cittadino, sarà presentato il 'Rapporto immigrazione 2018-2019 - Non si tratta solo di migranti', redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. All'evento saranno presenti, per i saluti istituzionali, Mons. Salvatore Genchi, vicario generale dell'arcidiocesi di Catania, don Piero Galvano, direttore della Caritas diocesana di Catania, e il diacono Giuseppe Cannizzo, direttore Migrantes di Catania. Dopo l' intervento introduttivo di padre Gianni Di Gennaro del Centro Astalli, la relazione di Vincenzo La Monica, responsabile Immigrazione e Osservatorio delle povertà di Caritas Ragusa. Dai dati emerge che la provincia di Catania è la prima siciliana per numero di stranieri residenti presenti con 37.591 unità, il 3,4% della popolazione. La seconda provincia è quella di Palermo, con 37.092, seguono Ragusa (29.758) e Messina (29.627). Nel solo comune di Catania, nel corso del 2018, i residenti stranieri sono 13.977, circa 400 in più rispetto all' anno precedente. Una crescita inferiore rispetto alle 562 unità di scarto che si erano registrate tra il 2016 e il 2017. Nel corso del 2018, le componenti straniere maggiormente consolidate in città sono quelle dello Sri Lanka, 2.629 cittadini (un centinaio in più rispetto al 2017), della Romania, 2.269 (in crescita di circa mezzo migliaio), e della Cina, con poco più di un migliaio, che risultano in contrazione di qualche decina.

Card. Hollerich: “è uno scandalo morire in Europa così”

24 Ottobre 2019 - Bruxelles - “È uno scandalo che in Europa si possa morire ancora così e come cristiani non possiamo tacere”. Sono un grido di orrore le parole pronunciate dal card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece (Commissione delle conferenze episcopali dell’Ue) commentando la tragedia dei 39 corpi trovati senza vita in un container in una zona industriale nell’Essex, nel sudest dell’Inghilterra. Tra le vittime anche un adolescente. Il camion proveniva dalla Bulgaria e i media del Regno Unito lasciano intendere che la tragedia possa essere legata all’immigrazione clandestina. Il cardinale è sconvolto: “In Europa parliamo di identità cristiana ma io mi chiedo, come parlare di identità cristiana se la gente continua a morire così e queste tragedie non ci toccano più?”.

Disperati e senza scelta

24 Ottobre 2019 - Roma - Il 93 per cento dei migranti che lasciano l’Africa per raggiungere l’Europa irregolarmente sono disposti a farlo di nuovo, nonostante i pericoli spesso mortali cui vanno incontro. Lo rileva un rapporto delle Nazioni Unite che prova ad analizzare perché coloro che affidano la loro vita ai trafficanti di esseri umani per attraversare le frontiere, decidono di lasciare il loro paese. L’indagine, realizzata dal Programma dell’Onu per lo sviluppo, che si basa su interviste a 1.970 migranti provenienti da 39 paesi africani stabilitisi in 13 paesi europei, rileva che tutti hanno riferito di essere arrivati in Europa con mezzi irregolari e non per motivi di asilo o protezione. La ricerca rileva che non tutti i migranti giunti irregolarmente in Europa sono poveri in Africa e soprattutto che molti di loro non hanno un livello di educazione basso. Circa il 58 per cento aveva un impiego o frequentava la scuola e la maggior parte di quelli che lavoravano guadagnavano un salario congruo. Cosa li spinge dunque ad abbandonare la propria casa e gli affetti? “Se hai una famiglia — ha risposto Yerima — devi assicurarti che abbiano cibo, riparo, medicine e istruzione. Ho una bambina. La gente potrebbe chiedersi che tipo di padre sono che sto lasciando mia moglie e mia figlia in tenera età. Ma che razza di padre sarei se rimanessi e non potessi offrire loro una vita dignitosa?”. È la paura della mancanza di un futuro migliore, il timore di essere costretti a vivere in ristrettezze, dunque, che li spinge a partire. Secondo lo studio, circa la metà di coloro che avevano un lavoro in Africa ha dichiarato di non guadagnare abbastanza. Per i due terzi degli intervistati, ciò che guadagnavano o le prospettive salariali nel paese d'origine non ha impedito loro di andarsene. La relazione sottolinea che la migrazione è causata dall’impatto del progresso dello sviluppo in Africa, un progresso irregolare e non abbastanza veloce da soddisfare le aspirazioni delle persone. Gli ostacoli alle opportunità, o la “mancanza di scelta”, emergono da questo studio come fattori determinanti per la decisione di partire di molti di questi giovani. “Sono le politiche che radicano le persone in povertà, che non sviluppano nulla. Le scuole inesistenti, i servizi per la salute che non ci sono, la corruzione, la repressione, sono questi i problemi che spingono le persone a emigrare”, racconta Serge. Infine, la ricerca affronta il motivo che spinge queste persone a restare in Europa ed è, nella maggior parte dei casi, la vergogna di non riuscire nella loro ‘missione’ di inviare fondi sufficienti a casa. Circa il 53 per cento racconta che ha ricevuto sostegno finanziario da familiari e amici per partire, e una volta in Europa, per circa il 78 per cento inviare denaro a casa è il motivo principale che li spinge a restare. Le conclusioni cui approda l’indagine sottolineano la necessità di continuare ad ampliare opportunità e scelte in Africa, rafforzando al contempo le opportunità di passare dalla migrazione ‘non regolamentata’ alla migrazione ‘regolamentata’, in conformità con il Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare. (di Anna Lisa Antonucci – Osservatore Romano)  

Palermo: al via “U-topia

24 Ottobre 2019 - Palermo - Da oggi al via “U-topia”, il percorso di partecipazione e inclusione sociale rivolto a giovani italiani, migranti e rifugiati, lanciato a Palermo dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in collaborazione con Unicef e Intersos. Il programma, riferisce il Sir, è finanziato dal Fondo Migranti e Rifugiati della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa e coinvolgerà oltre 200 giovani dai 16 a 24 anni nella V e nell’VIII Circoscrizione di Palermo. Il progetto nasce per rispondere al bisogno di inclusione e di contrasto alla discriminazione segnalato dai giovani migranti e rifugiati attraverso “U-Report on the Move”, la piattaforma digitale di sondaggi on line sperimentata da Unicef per comprendere i bisogni di ragazze e ragazzi arrivati in Italia come minori stranieri non accompagnati. Da novembre a maggio oltre 100 bambini e adolescenti saranno ascoltati da un gruppo di 20 giovani formati su tecniche di partecipazione, di cittadinanza attiva e sugli strumenti di facilitazione di gruppi di ascolto. Il progetto mira così a evidenziare i bisogni dei giovani in quanto membri di una comunità. In risposta alle esigenze evidenziate saranno avviati laboratori di sviluppo delle competenze e attività socio-ricreative che coinvolgeranno oltre 200 ragazze e ragazzi, animando il territorio con momenti di riflessione e di lavoro congiunto su tematiche comuni favorendo momenti di dialogo. La sperimentazione si chiuderà a maggio 2020 con un evento finale in cui sarà presentato il lavoro svolto e saranno avviati consigli giovanili permanenti di ascolto.

Amref: nei tg di nove reti il racconto del Continente africano fermo al 2,4% di notizie

23 Ottobre 2019 - Roma - Quale e quanta Africa vediamo attraverso i media italiani? La risposta la dà il rapporto “L’Africa MEDIAta” di Amref Health Africa-Italia. La ricerca – relativa a tv, stampa, social e fiction, nel primo semestre 2019 – è stata condotta dall’Osservatorio di Pavia. E si è concentrata su 30 episodi di serie televisive, 65 programmi di informazione di 7 reti generaliste, 80mila notizie monitorate sui telegiornali di 9 reti televisive, 800 notizie di prima pagina analizzate su 6 quotidiani nazionali, 21,6 mila post Facebook e 54mila tweet di 8 testate giornalistiche. Nei primi sei mesi del 2019 l’Africa nei media italiani risulta quantitativamente poco presente. Nei telegiornali delle nove reti prese in esame, in prima serata, la copertura dell’Africa raggiunge il 2,4%. Ampliando lo sguardo all’Africa e agli africani in Italia (l’Africa “qui”), il dato cresce sensibilmente: al 2,4% di notizie sull’Africa “là” si aggiunge un 10% di notizie sull’Africa in Italia. Escludendo il tema immigrazione, l’Africa rimane poco visibile nei media. Nelle prime pagine dei quotidiani l’Africa appare con 22 titoli al mese. Più di 8 articoli su 10 riguardano eventi e protagonisti di flussi migratori e fatti di cronaca (l’Africa in Italia). Tra i 2290 riferimenti all’Africa, nei programmi di informazione, il 76% è riconducibile all’Africa in Italia, il 24% all’Africa “là”. Prevalgono le news su Nord Africa e il “primato libico”. Quasi la metà (44%) delle 538 notizie sul continente africano, nei 65 programmi di informazione e infotainment analizzati, si riferisce alla Libia. Il conflitto nel Paese nordafricano, unito al tragico incidente aereo in Etiopia, porta tra marzo e aprile a un picco di visibilità dell’Africa nei tg. “Gli ingredienti più usati dai generi televisivi nella narrazione dell’Africa sono essenzialmente l’afropessimismo nelle rubriche informative, il folklore esotico nei documentari naturalistici e l’eurocentrismo e il distacco nei talk show”. A parlare di Africa sono rappresentanti politici e istituzionali italiani. Nei programmi tv il tema al primo posto è guerra/conflitti (29%), seguono diritti umani, questioni di genere, rapimenti (19%) e ambiente, cultura, turismo al 17%. Sui social l’indagine si è concentrata nei mesi di maggio e giugno, sulle pagine pubbliche di Facebook e Twitter delle principali testate giornalistiche. Sui 21.610 post/articoli osservati su Facebook, l’1,4% si concentra sull’Africa, mentre il 4,1% su immigrazione. Le percentuali di twitter sono: 0,9% e 2,9% (su oltre 54 mila tweet analizzati). “Sui social, l’Africa desta scarso interesse, che si capovolge quando l’utente percepisce delle conseguenze ‘a casa nostra’”. (Sir)  

Social network: progettare e non improvvisare

23 Ottobre 2019 - Roma - Le notizie di cronaca di questi giorni ripropongono, ancora una volta, le modalità d’uso dei social network. La questione, certo, apre a una serie d’interrogativi: e l’auto-espressività? Perché comprimere la libertà in schemi prefissati? Il punto nodale, però, sta nella necessità di un’opera da recuperare - l’educazione - per una progettualità che non va più lasciata all'improvvisazione. Ben venga, quindi, l’impegno delle nostre Chiese locali - come riportato dall'ultimo “Portaparola” di Avvenire (22 ottobre) - per una comprensione attenta e profonda di linguaggi che magari non sono i nostri e, forse, non lo saranno mai. La formazione a qualcosa che non si conosce non coincide con la ricerca e l’utilizzo di nuovi codici interpretativi o di espressioni linguistiche più in voga. Non è l’applicazione di hashtag particolari per entrare nei trend topic delle vite altrui. Non è neppure una semplice operazione culturale. Si tratta, invece, di una scelta di campo che presuppone il raccordo tra il comunicare, il pensare e il vivere ciò che si comunica. (Vincenzo Corrado)

Papa Francesco: appello per “trovare soluzioni alla crisi” in Cile

23 Ottobre 2019 - Città del vaticano - “Seguo con preoccupazione quanto sta accadendo in Cile. Mi auguro che, ponendo fine alle violente manifestazioni, attraverso il dialogo ci si adoperi per trovare soluzioni alla crisi e far fronte alle difficoltà che l’hanno generata, per il bene dell’intera popolazione”. È l’appello rivolto dal Papa al termine dell’udienza generale, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana che, come di consueto, concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro.

Migrantes: il 25 ottobre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

23 Ottobre 2019 - Roma - Sarà presentato a Roma venerdì 25 ottobre (ore 9,30, Auditorium “V. Bachelet” – The Church Palace, via Aurelia, 481) la XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Il volume presenta anche quest’anno la realtà della mobilità italiana nel mondo con il contributo di circa 70 studiosi dall’Italia e dal mondo. Si tratta dell’unico Rapporto interamente dedicato all’Italia e alla sua mobilità: dati quantitativi (socio-statistici) con focus regionali e provinciali si completano con informazioni qualitative che derivano da ricerche e indagini. Il tutto perfezionato da approfondimenti di particolare interesse. Il Rapporto Italiani nel Mondo è uno strumento culturale, un ulteriore segno dell'impegno della Chiesa italiana per l'emigrazione. Alla presentazione interverranno Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione, Vincenzo Morgante, Direttore di Tv2000 che presenterà il video sull’edizione 2019 del rapporto Italiani nel Mondo;  Delfina Licata, Curatrice dello studio al quale hanno collaborato circa 70 autori; Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Roberto Rossini, Presidente delle ACLI e il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano. Le conclusioni saranno affidate a David Maria Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo. Modera il giornalista Paolo Pagliaro.  

“Rifugiati nella rete: un incontro oggi pomeriggio a Roma

22 Ottobre 2019 -   Roma - “Rifugiati nella rete. Servizi, sfide e opportunità per un sostegno integrato e per una narrazione da protagonisti”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà oggi pomeriggio a Roma nella sede dell'Agenzia di stampa “Dire”, su iniziativa di Arci, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e Intersos. Sarà l’occasione per presentare due progetti, JumaMap e PartecipAzione, realizzati, rispettivamente, da Arci e Intersos, con il supporto dell’UNHCR. Il primo, JumaMap – Refugees Map Services, è una piattaforma dove trovare associazioni, enti pubblici e privati e spazi informali che offrono servizi rivolti ai richiedenti asilo e rifugiati: dall’assistenza legale, sanitaria, passando dalle scuole d’italiano. La piattaforma è disponibile in 10 lingue e al momento registra oltre 1000 servizi su tutto il territorio nazionale. Il secondo, PartecipAzione, è un programma di capacity building ed empowerment realizzato da INTERSOS in partenariato con UNHCR, che ha l’obiettivo di sostenere la crescita, le attività e le reciproche collaborazioni di quelle organizzazioni che a livello locale favoriscono la coesione sociale, l’integrazione, la protezione e l’empowerment di rifugiati e richiedenti asilo in 11 regioni target. Entrambe i progetti sono sostenuti finanziariamente da UNHCR. Alla presentazione interverranno Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa; Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione di Arci; Cesare Fermi, responsabile unità Migrazioni di Intersos; Fatima Abdurkazova, operatrice sociale e mediatrice linguistica del Numero Verde Rifugiati di Arci e beneficiaria del programma PartecipAzione; Lyas Cicciù, Unione Nazionale Italiana, per i Rifugiati ed Esuli (UNIRE). Modererà la giornalista dell’Agenzia di stampa Dire, Alessandra Fabbretti.  

Card. Ayuso: il tema della “Fratellanza umana per l’armonia e la pace” è “molto rilevante ai nostri giorni”

22 Ottobre 2019 - Roma - Il tema della “Fratellanza umana per l’armonia e la pace” è “molto rilevante ai nostri giorni. Ma riflettendo un po’ più a fondo ci rendiamo conto che questo tema non ha solo rilevanza per i nostri giorni e per la nostra epoca ma ha sempre avuto e continuerà ad avere rilevanza in ogni tempo, in ogni luogo, per tutte le persone e per tutti i popoli”. A dirlo, questa mattina, il card. Miguel Angel Ayuso, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso intervenendo, presso il Centro Congressi Aurelia, alla conferenza interreligiosa promossa dalla Sikki Sewa Society, in occasione del 550° anniversario della nascita di Sri Guru Nanak Dev. L’incontro, che ha per tema “La fratellanza umana per l’armonia e la pace” è organizzato in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. I lavori saranno introdotti da Don Giuliano Savina, Direttore dell’Ufficio; seguirà un saluto di S. E. Mons. Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Sri Guru Nanak Dev, ha detto il porporato, è stato “un promotore della fratellanza universale e dell’amicizia interreligiosa. Le sue profonde affermazioni e il Suo stile di vita personale sottolineano il valore accordato alla fraternità umana. Il suo forte monito – ha aggiunto il card. Ayuso – a praticare la fratellanza come esigenza necessaria delle fede in Dio e come esigenza necessaria di appartenenza a una comunità fraterna ha molto da insegnare a noi, uomini e donne di oggi”.

Emigrati sì ma protagonisti in Svizzera

22 Ottobre 2019 -   Zurigo - E’ certo che la Svizzera senza l’Italia non sarebbe la stessa. Ciò vale nel campo civile per l’apporto della manodopera dei nostri emigrati, vedi costruzione di case, autostrade, gallerie, fabbriche, ristorazione ed altro, sia nel campo religioso d ecclesiale. Con l’arrivo degli Italiani (e degli Spagnoli e Portoghesi) la Svizzera prima a maggioranza protestante è diventata a maggioranza cattolica; i nostri hanno portato nuova linfa, ha riempito le chiese, ha messo in evidenza la sua cattolicità cioè universalità con le sue tradizioni popolari, i canti, la liturgia. “Italiani brava gente” è il titolo di un film di Giuseppe De Santis del 1964. La necessità dell’emigrazione, un fenomeno sovente doloroso, ha marcato la storia e il percorso di sviluppo del nostro Paese, contribuendo ad arricchire l’apertura della nostra società e la nostra stessa identità nazionale. Le nostre comunità all’estero sono state i moltiplicatori della nostra civiltà, estendendo e radicando nel mondo la nostra cultura. E tutto questo non è solo storia passata ma è pure il vissuto presente in Svizzera. A questo pensavo sabato 19 ottobre partecipando alla Giornata di incontro promossa dalla Coordinazione delle Missioni Cattoliche di lingua italiana in Svizzera e svoltasi a Schaan (Liechtenstein). L’incontro ha avuto due momenti: al mattino una Messa solenne nella chiesa parrocchiale presieduta dal Coordinatore nazionale, don Carlo de Stasio, e concelebrata da diversi missionari, con moltissimi fedeli provenienti in particolare dalla Svizzera tedesca, che hanno riempito come non mai il sacro tempio; nel pomeriggio lo spettacolo “Senza frontiere” presentato da Scalamusic nella sala comunale, stipata da oltre un migliaio di ospiti. All’omelia don Carlo ha sottolineato l’apporto che i nostri fedeli hanno dato alla Chiesa in Svizzera. I nostri connazionali sono veri moltiplicatori di fede e della nostra cultura cattolica. Un eccezionale capitale umano, che rappresenta una realtà unica di capacità delle nostre comunità, di promozione del nostro Paese e testimonianza della fede delle nostre parrocchie e delle nostre belle tradizioni popolari. Con il conseguente impegno per oggi a tenere vive le nostre comunità e alta la fiaccola della nostra identità, attraverso la vitalità delle MCLI inserite nel tessuto delle singole Chiese locali. Nel pomeriggio lo spettacolo di Scalamusic, l’Associazione che raccoglie i talenti musicali presenti nell’ambiente scalabriniano e promuove la creatività attraverso una produzione musicale qualificata sui temi della mobilità umana. Attraverso un mosaico di immagini, musica, canzoni, teatro e coreografie, lo spettacolo “Senza frontiere” ha presentato alcune storie di emigrazione molto diverse tra loro ma tutte accumulate dall’esperienza di “frontiera”, di limite, di discriminazione, di mancanza di alternative, di disperazione. Un viaggio immaginario tra le drammatiche vicende di uomini e donne che, per ragioni diverse, hanno lasciato la loro patria alla ricerca di un futuro migliore: le onde del Mediterraneo raccontano la tragedia di una vittima delle “carrette del mare”; dalle dune del Sahara ci arriva il lamento di una profuga eritrea; tra Rosario e Madrid moglie e marito argentini, divisi dall’emigrazione, vivono come possono la loro storia d’amore; una ragazza moldava racconta la sua storia di inganni e di prostituzione, ma anche di riscatto e di perdono; una  donna honduregna implora pietà a un poliziotto che l’ha catturata sul confine tra Stati Uniti e Messico. Frontiere geografiche, frontiere politiche, frontiere psicologiche, sempre di frontiere si tratta. E Frank, il poliziotto di turno, si lascia coinvolgere e commuovere dalle storie dei migranti e finisce per aprire la porta, la porta del suo cuore. Come spesso invita a fare Papa Francesco: “Occorre abbattere i muri e costruire ponti”. Per la edificazione di una nuova umanità alla quale i nostri emigrati sono chiamati a contribuire. Siamo noi infatti, che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle i drammi dell’emigrazione, i primi testimoni delle nuove frontiere. A volte, raggiunta la meta e un po’ di benessere, oggi siamo tentati di dimenticare il nostro passato, le nostre radici. Che guaio la memoria corta! La Parola di Dio è chiara: “Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi”. Alla Messa è stato letto il brano biblico: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto”. Siamo tutti stranieri su questa terra. Alcuni tra noi, stranieri come noi, sono più deboli, provati dai colpi durissimi della vita. Sta a noi accoglierli. E’ un invito urgente e necessario in questo tempo storico. La nostra identità di cristiani e di migranti ci spinge a rispondere alla “cultura dello scarto” con generosità e solidarietà; all’odio urlato sui media, con il dialogo e il confronto; all’indifferenza e diffidenza con incontri di prossimità e di condivisione fraterna. Per andare in questa direzione la Giornata delle Missioni trascorsa a Schaan, con i tanti messaggi lanciati e lo spettacolo di Scalamusic, certamente ha lasciato il segno. (Egidio Todeschini)

Insieme per la fraternità e per la pace: domenica festa del Deepavali

22 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - Sarà celebrata il 27 ottobre la festa del Deepavali, appuntamento particolarmente importante per gli induisti che richiama la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male. Per l’occasione il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato un messaggio firmato dal Cardinale Presidente Miguel Ángel Ayuso Guixot e dal segretario monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage. Nel testo si richiama in particolare l’esigenza che i credenti siano, così come suggerisce il titolo, «costruttori di fraternità e di coesistenza pacifica». E questo nella consapevolezza che esiste «un mare nascosto di bene che sta crescendo» e che porta a sperare nella possibilità di costruire un mondo di solidarietà e pace.

Terra Santa: Tv2000-InBlu Radio inaugurano ufficio di corrispondenza alla presenza del Card. Bassetti

22 Ottobre 2019 - Gerusalemme - Tv2000 e InBlu Radio hanno inaugurato ieri a Gerusalemme l’ufficio di corrispondenza in collaborazione con il Christian Media Center della Custodia di Terra Santa. Le due emittenti della Conferenza Episcopale Italiana racconteranno in diretta gli eventi più significativi dal Medio Oriente con approfondimenti e interviste. Una finestra aperta che spazia dalla politica ai conflitti territoriali e internazionali, l’emergenza umanitaria, i grandi appuntamenti religiosi ma anche storie di vita e speranza quotidiana. All’inaugurazione sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Gualtiero Bassetti in pellegrinaggio con la CEI in Terra Santa; il vicario custodiale di Terra Santa, Dobromir Jasztal; il nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, Mons. Leopoldo Girelli; il console generale d’Italia a Gerusalemme, Fabio Sokolowicz; l’amministratore delegato di Tv2000-inBlu Radio, Massimo Porfiri; il direttore di Tv2000-InBlu Radio, Vincenzo Morgante, e la corrispondente di Tv2000, Alessandra Buzzetti. “Sono grato all’editore per averci permesso di aprire un ufficio di corrispondenza da Gerusalemme – ha detto il direttore di Tv2000-InBlu Radio, Vincenzo Morgante -. Proprio nel periodo in cui altre importanti emittenti televisive nazionali chiudono le loro sedi estere Tv2000 rafforza la propria offerta informativa con una presenza stabile in Terra Santa, area così significativa anche in termini geostrategici. L’accordo che abbiamo stipulato con la Custodia di Terra Santa è per noi di rilievo: offre significative e reciproche opportunità di scambio in termini editoriali. Grazie al card. Bassetti per aver voluto rendere solenne con la sua presenza l’inaugurazione ufficiale dell’ufficio di corrispondenza da Israele affidato ad una professionista del calibro di Alessandra Buzzetti”. “Sono venuto per la prima volta in Terra Santa – ha affermato il Presidente della CEI – nel 1969, esattamente 50 anni fa. Sono lieto di poter inaugurare oggi questo ufficio di corrispondenza della nostra Tv2000. Gerusalemme la sentiamo come la casa comune. È il luogo della crocifissione e resurrezione del Signore. Qui c’è l’unica tomba vuota che esiste sulla terra perché Gesù è risorto. Gerusalemme, per noi ma anche per i fratelli di religione ebraica e islamica, è sempre motivo di unità, comunione e grande gioia. Voglio ringraziare con tutto il cuore Tv2000 e InBlu Radio per tutto quello che stanno facendo per la nostra Chiesa”.  

Bergamo: un master sul “Diritto delle Migrazioni”

21 Ottobre 2019 -   Bergamo - Prenderà avvio il 28 febbraio 2020, all’Università degli studi di Bergamo, la X edizione del Master “Diritto delle Migrazioni, le politiche migratorie, i profili normativi”. Realizzato in collaborazione con l'OIM (Organizzazione Internazionale Migrazioni), l’ICMC (International Catholic Migration Commission) e il CIR (Consiglio Italiano Rifugiati), il Master è stato definito “un’eccellenza e una ricchezza a livello europeo” dalla Presidente della commissione per la cultura e l’istruzione a Bruxelles e risponde alle esigenze di essere preparati, competenti sul “Diritto delle Migrazioni”, affiancando la forza del “Diritto alla forza del Vangelo”, in linea con il pensiero di Papa Francesco, espresso nel discorso tenuto nel Meeting Internazionale sulle Migrazioni, il 21 febbraio 2017.  “Parliamo – diceva il Papa in quell’occasione -  di milioni di lavoratori e lavoratrici migranti, di profughi e richiedenti asilo, di vittime della tratta. La difesa dei loro diritti inalienabili, la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità sono compiti da cui nessuno si può esimere. Proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali”. Per la decima edizione sono a disposizione dieci Borse di studio per studenti meritevoli. Le iscrizioni si chiuderanno il 16 gennaio 2020. Le informazioni didattiche, la modalità di iscrizione, il costo e le scadenze sono pubblicate nella pagina web dell’UNIBG: http://sdm.unibg.it/corso/diritto-delle-migrazioni-migration-law/

Salire senza pesi superflui

21 Ottobre 2019 - Roma - In questa domenica in cui la Chiesa celebra la giornata missionaria, Papa Francesco mette in primo piano proprio il verbo salire. Salire il monte: è il luogo dove Dio da appuntamento all’umanità intera, dice il Papa nella basilica di san Pietro. “È il luogo dell’incontro con noi, come mostra la Bibbia dal Sinai al Carmelo fino a Gesù, che proclamò le Beatitudini sulla montagna, si trasfigurò sul monte Tabor, diede la vita sul Calvario e ascese al cielo dal Monte degli Ulivi”. Sul monte Moria Abramo conduce Isacco per il sacrificio, Dio si rivela come potenza. Sul monte Sinai, a Mosè Dio si rivela come legge. Un monastero, Santa Caterina, custodisce nel tempo la memoria di quella storia, il popolo di Israele in fuga verso la terra promessa, il deserto. E Dio che si rivela al suo popolo. Su una montagna, appunto. Sul monte Hira, dove Maometto riceve la scrittura, Dio si rivela come parola. Sul monte Calvario, Dio si rivela nella sua umanità. È il Dio della croce, dell’amore, del perdono. Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? Ci interpella questa domanda, anche in questo nostro tempo, afferma ancora Francesco; un tempo “segnato da una globalizzazione che dovrebbe essere solidale e rispettosa della particolarità dei popoli, e invece soffre ancora della omologazione e dei vecchi conflitti di potere che alimentano guerre e rovinano il pianeta”. In questo tempo “i credenti sono chiamati a portare ovunque, con nuovo slancio, la buona notizia che in Gesù la misericordia vince il peccato, la speranza vince la paura, la fraternità vince l’ostilità”. E torna il monte nelle parole del Papa: “ci ricorda che i fratelli e le sorelle non vanno selezionati, ma abbracciati, con lo sguardo e soprattutto con la vita. Il monte lega Dio e i fratelli in un unico abbraccio, quello della preghiera. Il monte ci porta in alto, lontano da tante cose materiali che passano; ci invita a riscoprire l’essenziale, ciò che rimane”. Per questo, sottolinea il vescovo di Roma nell’omelia per la giornata missionaria, bisogna salire, “bisogna lasciare una vita orizzontale, lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io”. Salire senza pesi superflui. L’annuncio, la missione, non è “belle parole” ma “vita buona: una vita di servizio, che sa rinunciare a tante cose materiali che rimpiccioliscono il cuore, rendono indifferenti e chiudono in sé stessi; una vita che si stacca dalle inutilità che ingolfano il cuore e trova tempo per Dio e per gli altri”. Salire il monte, raggiungere la meta: tutti. “Il Signore è ostinato nel ripetere questo tutti”, afferma Francesco, perché “ciascuno è un tesoro prezioso e il senso della vita è donare agli altri questo tesoro. Ecco la missione: salire sul monte a pregare per tutti, e scendere dal monte per farsi dono a tutti”, e condividere così “con gli altri la gioia del discepolato. Non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando. La missione è “donare aria pura, di alta quota, a chi vive immerso nell’inquinamento del mondo; portare in terra quella pace che ci riempie di gioia ogni volta che incontriamo Gesù sul monte, nella preghiera; mostrare con la vita e persino a parole che Dio ama tutti e non si stanca mai di nessuno”. (Fabio Zavattaro)

Card. Bassetti: la Chiesa invoca la pace in Siria

21 Ottobre 2019 - Roma - “Per tutte le guerre si cerca sempre di trovare delle ragioni di Stato, e così anche per la Siria. Ciò non giustifica affatto l’inferno che si è scatenato, le famiglie con i bambini in fuga, la distruzione, si continua a distruggere delle civiltà millenarie. Avremo anche questa responsabilità dinanzi al futuro. Dalla Chiesa non può che elevarsi una invocazione di pace perché ogni guerra è un’inutile strage”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. in una video intervista rilasciata Daniele Rocchi per il Sir (https:/la-chiesa-invoca-la-pace-in-siria/) a margine della assemblea ecclesiale della Chiesa umbra a Foligno. Nella stessa intervista il cardinale ha parlato, tra le altre cose, dell’Incontro di riflessione e spiritualità promosso dalla CEI che a febbraio 2020 porterà a Bari oltre cento vescovi del Mediterraneo e affrontato la questione di un Sinodo per l’Italia.