Primo Piano

“Famiglie e minori rifugiati e migranti”: una conferenza dal 14 al 16 novembre

5 Novembre 2019 - Roma - Si svolgerà a Roma dal 14 al 16 novembre 2019 la 65a Conferenza ICCFR (International Commission for Couple and Family Relations) in collaborazione con il CISF (Centro Internazionale Studi Famiglia) dal titolo "Famiglie e minori rifugiati e migranti. Proteggere la vita familiare nelle difficoltà". Si tratta di un'occasione “unica” per uno scambio di esperienze e di buone pratiche, per capire meglio la varietà dei problemi e le molteplici possibilità di accoglienza e di integrazione, in Italia e nel resto del mondo. “Giornate da vivere insieme, per conoscersi, per incontrarsi, per discutere”, si legge in una nota: tre sessioni in plenaria sugli aspetti demografici, giuridici e di welfare, dodici workshop con esperienze dall'Italia e dall'estero (tra gli altri, esperienze da Stati Uniti, Cina, Sud Africa, Regno Unito e Australia) e tanti spazi di incontro e di dialogo in piccoli gruppi, per condividere le possibili strategie positive di intervento. La Fondazione Migrantes parteciperà con un proprio workshop sul tema “Multietnicità, socializzazione, istruzione e interculturalità” sabato 16 novembre dalle ore 12.00. Interverranno Simone Varisco della Fondazione Migrantes, Margherita Cestaro dell'Università di Padova e Vinicio Ongini del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Ferrara: una lettera di Mons. Perego su richiedenti asilo a Ravalle

5 Novembre 2019 - Ferrara - “Penso, e non credo di sbagliarmi, che questi 35 giovani, la cui età media è di 20 anni, possano diventare la più grande opportunità che in questi ultimi 20 anni Ravalle ha avuto a disposizione per uno sviluppo e una crescita, per un rinnovamento”. Lo afferma l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, in una lettera aperta inviata ai presbiteri della nascente unità pastorale di Vigarano, ai fedeli, alle persone e famiglie di Ravalle rispetto alla notizia che un gruppo di circa 35 richiedenti asilo possa venire ospitato in una villa padronale di Ravalle. “Comprendo bene le vostre preoccupazioni, soprattutto oggi che l’accoglienza – con i cambiamenti introdotti dai Decreti sicurezza – non favorisce la distribuzione delle persone richiedenti asilo in maniera diffusa in tutti i paesi”, sottolinea l’arcivescovo che richiama il rischio “di ridurre ogni progetto a pura assistenza senza prospettive, e di produrre di fatto un abbandono a se stessi di questi giovani” considerato anche “la non costruzione di un percorso di conoscenza necessario per accogliere e la mancanza di opportunità di una frazione con soli 300 abitanti”. Mons. Perego inviata però ad “un accostamento realistico” a questa nuova realtà. E spiega “solo in che senso” questi richiedenti asilo “potranno essere una straordinaria opportunità per voi”. “Anzitutto sono dei giovani” che “hanno voglia e speranza di realizzare qualcosa” e “possono essere considerati vostri figli, affidati alle vostre cure, ma per questo hanno bisogno non solo di essere accolti, ma anche accompagnati, aiutati a sentirsi parte di una comunità, attivi, impegnati”. “Occorre che si costruiscano per loro possibilità di lavori socialmente utili, di servizio civile”, suggerisce l’arcivescovo, sicuro che “il vostro paese sarà così più pulito, più ordinato, più custodito”. Poi “bisogna impegnarli nello studio e nella scuola”, nella conoscenza della lingua italiana. “Bisogna aiutarli a pregare, a continuare a credere”, “bisogna accompagnarli nella salute”. Per questo, l’esortazione di Mons. Perego, “non consegnate ad altri questi giovani, ma sentiteli una risorsa, un dono di Dio per la comunità e loro daranno il meglio proprio per questa vostra comunità. Chiedetelo con forza alle Istituzioni, chiamate a tutelare il diritto costituzionale dei richiedenti asilo e rifugiati: non solo di essere e dare una casa a questi giovani – attraverso una proprietaria e un’associazione –, ma perché crescano come persone attive, dentro la comunità, e anche dentro la parrocchia”. L’arcivescovo chiede a tutti di “non essere solo spettatori e giudici, ma collaboratori attivi dentro un progetto di crescita e sviluppo della vostra comunità”. “Chiudersi, disinteressarsi, lamentarsi porterebbe solo a morire lentamente. Può valere la pena tentare questo investimento, questo scatto non solo di umanità, ma anche di intelligenza nel valutare cosa può essere utile a tutta la comunità”, osserva Mons. Perego, “disponibile ad “approfondire la questione” anche con la collaborazione della comunità ecclesiale.  

Cgie: da domani alla Farnesina il Comitato di Presidenza

4 Novembre 2019 -

Roma – Si svolgerà da domani – fino al 7 novembre – a Roma, presso la Farnesina – la riunione del Comitato di Presidenza del Cgie, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero alla quale parteciperanno i Sottosegretari agli esteri Ricardo Merlo, il sottosegretario presso la presidenza del consiglio Andrea Martella e il presidente esecutivo dell’Enit, Giorgio Palmucci.

Tra i temi all’ordine del giorno la rappresentanza degli italiani all’estero (Riforma costituzionale recante la riduzione del numero dei parlamentari, elezione dei Comites la cui scadenza è prevista per il 17 aprile 2020, i Capitoli di spesa per gli italiani all’estero nel documento di Economia e finanza 2020 – 2021 – 2022 e Assegnazione insegnanti e contributi per la promozione di lingua e cultura italiana). Completeranno i lavori l’aggiornamento sulla situazione dei connazionali nei paesi di crisi politica e la definizione della relazione 2017-2018 che il Cgie deve trasmettere al Governo e al Parlamento.

Svimez: la nuova migrazione riguarda molti laureati, e più in generale giovani con elevati livelli di istruzione

4 Novembre 2019 - Roma - Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione attiva in età da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. Lo evidenzia oggi il rapporto 2019 dello Svimez presentato presso la Camera dei Deputati. Il saldo migratorio verso l’estero ha raggiunto – evidenzia lo studio -  i -50mila nel Centro-Nord e i -22 mila nel Sud. La nuova migrazione riguarda molti laureati, e più in generale giovani, con elevati livelli di istruzione, molti dei quali non tornano più. Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Un’alternativa all’emigrazione è il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale). Di questi 57 mila si muovono sempre all’interno del Sud, mentre 179 mila vanno verso il Centro-Nord e l’estero.

Svimez: crisi demografica e popolazione in calo nel rapporto 2019

4 Novembre 2019 - Roma - La popolazione dell’Italia ha smesso di crescere dal 2015, da quando continua a calare a ritmi crescenti, soprattutto nel Mezzogiorno. L’esaurimento del lungo periodo di transizione si è tradotto, infatti, in “una vera e propria trappola demografica nella quale una natalità in declino soccombe a una crescente mortalità”. E’ quanto evidenza oggi lo Svimez che ha presentato, presso la Camera dei Deputati, il rapporto 2019. La crisi demografica e le emigrazioni accentuano i divari tra Sud e Centro-Nord evidenzia lo Svimez sottolineando che dall’inizio del secolo a oggi la popolazione meridionale è cresciuta di soli 81 mila abitanti, a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. Nello stesso periodo la popolazione autoctona del Sud è diminuita di 642.000 unità, mentre al Nord è cresciuta di 85.000. Nel corso dei prossimi 50 anni il Sud perderà 5 milioni di residenti: -1,2 milioni sono giovani e -5,3 milioni persone in età da lavoro. Secondo lo Svimez le immigrazioni contribuiscono ad accentuare gli squilibri tra le due aree del Paese. Nel 2018 gli stranieri con 4,4 milioni, sono quasi l’11% della popolazione del Centro-Nord e solo il 4,4% di quella meridionale. Nel 2018 si è raggiunto un nuovo minimo storico delle nascite, poco più di 439 mila nati vivi, oltre 18 mila in meno rispetto al 2017. Nel Sud sono nati l’anno scorso quasi 157 mila bambini, circa 6 mila in meno del 2017. La novità è che il “contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli”. Il peso demografico del Sud continua a diminuire e ora è pari al 34,1%. In tutti gli scenari previsti, il Pil italiano, ipotizzando una invarianza del tasso di produttività, diminuirebbe nei prossimi 47 anni a livello nazionale da un minimo del 13% ad un massimo del 44,8%, cali di intensità differenti interesserebbero il Nord e il Sud del Paese: si ridurrebbero così le risorse per finanziare una spesa pubblica in aumento per il maggior numero di pensioni e per l’assistenza sociale e sanitaria.  

Migrantes: Mons. Di Tora tra i Membri della Congregazione delle Cause dei Santi

4 Novembre 2019 -   Città del Vaticano – Papa Francesco ha annoverato tra i Membri della Congregazione delle Cause dei Santi Mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare di Roma  e Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni. Nato a Roma il 2 agosto 1946; ordinato sacerdote il 14 marzo 1971 Mons. Di Tora è stato eletto alla Chiesa titolare di Zuri e nominato vescovo ausiliare di Roma il 1° giugno 2009. L’11 luglio dello steso anno è stato ordinato vescovo. A Mons. Di Tora gli auguri si un proficuo lavora da parte della Fondazione Migrantes e della nostra testata.

Papa Francesco ringrazia la diocesi e il comune di San Severo per aver dato la possibilità ai braccianti di avere la residenza presso le parrocchie

4 Novembre 2019 - Città del Vaticano - “Desidero porgere il mio sentito ringraziamento al Comune e alla Diocesi di San Severo in Puglia per la firma del protocollo d’intesa avvenuta lunedì scorso 28 ottobre, che permetterà ai braccianti dei cosiddetti ‘ghetti della Capitanata’, nel foggiano, di ottenere una domiciliazione presso le parrocchie e l’iscrizione all’anagrafe comunale”. E’ quanto ha detto ieri Papa Francesco, dopo la preghiera dell’Angelus, dopo che nei giorni scorsi era stata data notizia che i braccianti di San Severo potranno avere il loro domicilio nelle parrocchie della diocesi e non essere più “invisibili”. Una iniziativa, la prima di questo genere, stata firmata dal Comune e dalla Diocesi pugliese alla presenza anche dell’elemosiniere apostolico, il cardinale Konrad Krajewski. Il porporato nella sua visita tra i campi della Capitanata a fine settembre aveva promesso ai braccianti che li avrebbe aiutati. E cosi è  stato. “La possibilità di avere i documenti d’identità e di residenza offrirà loro – ha detto papa Francesco - nuova dignità e consentirà di uscire da una condizione di irregolarità e sfruttamento. Grazie tante al Comune e a tutti coloro che hanno lavorato a questo piano”, ha concluso il pontefice. L’area della Capitanata, a prevalente vocazione agricola, è interessata da una forte presenza di lavoratori stagionali che si aggregano in insediamenti informali, occupando casolari abbandonati o costruendo baraccopoli.

Quei santi avvolti in una coperta isotermica

4 Novembre 2019 - Città del Vaticano - Brigida, Gaudioso, Patrizia e Restituta non sono solo santi. Sono i Santi Migranti che Massimo Pastore, fotografo napoletano, porta in giro per l’Italia e per il mondo come simbolo di accoglienza e umanità. Avvolti in una coperta isotermica, non invadono né giudicano. Rimangono, iconici nel poster che li raffigura, in attesa di una riflessione. Perché, sì, il loro scopo è proprio quello di arginare l’indifferenza. Già presenti a Bruxelles, Riace, Lampedusa, Cosenza, Roma, Napoli, Matera e Venezia, questi Santi Migranti sono diventati gli assoluti protagonisti dell’installazione artistica a cui Pastore ha dato vita per scatenare una reazione, un confronto sulle attuali politiche anti-migranti tra gli abitanti di borghi, paesi e grandi città. «Attraverso le mie rappresentazioni fotografiche — racconta l’artista partenopeo — tento di sottolineare che quello migratorio è un fenomeno antico. Basta aggiungere una “esse” per rendere positivo un discorso considerato il più delle volte negativo». Gli “anti” di oggi, dunque, sono i “santi” di ieri: Brigida, ad esempio, donna di pace e compatrona d’Europa, dalla Svezia migrò a Roma a seguito della morte del marito; Patrizia, invece, partì da Costantinopoli per sfuggire a un matrimonio combinato dal padre, arrivando, così, a Napoli, per diventarne una delle sante più amate. E poi c’è san Gaudioso, patrono del Rione Sanità, che, come santa Restituta, scappò alle persecuzioni dei turchi contro i cristiani e, dopo la traversata in mare, approdò in Italia. «Si tratta di storie che s’intrecciano a quelle di donne e uomini della contemporaneità. Lo dimostra — aggiunge Massimo Pastore — la stessa Restituta, la santa patrona di Ischia che s’imbarcò su un mezzo di fortuna e, sull’isola, secondo certe leggende, non arrivò viva. Ecco: quello che le accadde è analogo alla sfortunata vicenda di Ester Ada». Il 16 aprile del 2009, infatti, un’imbarcazione in difficoltà viene soccorsa dal mercantile turco Pinar che, a 25 miglia a sud di Lampedusa, è bloccata nelle acque da un braccio di ferro tra governo maltese e governo italiano. Solo quattro giorni più tardi i migranti vengono accolti sulla terraferma, in Sicilia. Tra i corpi trasferiti c’è pure quello senza vita di Ester Ada. Nigeriana, diciottenne, restituita dal mare. «Il progetto — tiene ancora a sottolineare Pastore — non vuole diventare uno strumento politico. Vorrei soltanto che la fotografia interagisca con la polis, con la comunità». Sarà proprio la comunità, del resto, a decretarne il tempo di permanenza. «La stampa, fissata con colla ad acqua su muri o pareti, è facilmente rimuovibile. Motivo per cui — prosegue Pastore — la città non è obbligata ad ospitare il Santo Migrante. A Napoli, per esempio, l’installazione di piazza Bellini è trattata benissimo, i commercianti, addirittura, se ne prendono cura, spostando i motorini che ne impediscono la visualizzazione da parte dei passanti; poi san Gaudioso, sempre a Napoli, grazie a padre Antonio Loffredo, è stato collocato all’interno della Basilica di Santa Maria della Sanità, mentre precedentemente era stato danneggiato in volto a Caponapoli, in corrispondenza dei resti del monastero da lui fondato. A Venezia, a causa dell’umidità, santa Brigida è rimasta un solo mese e la stessa, a Cosenza, ha suscitato un vero e proprio dibattito viste le scritte anonime ritrovate sul manifesto». Santi Migranti, dietro a cui c’è un gran lavoro di ricerca («Dapprima studio dettagliatamente l’iconografia del santo, poi cerco il modello, realizzo la foto e scelgo il luogo d’aggregazione e il punto di passaggio su cui apporla», dice l’autore), si innesta, inoltre, su un’azione collettiva e di paternità ignota — dal titolo #quiriposa — che si basa sulla collocazione, su selciati e muri pure di diverse località, di manifesti A3 che riproducono le lapidi dei migranti, spesso non identificati, presenti al cimitero di Lampedusa e, ancora, le vicende legate ai terribili naufragi degli ultimi anni, come quello del 3 ottobre 2013, in cui persero la vita 368 persone. «Frequento Lampedusa da anni — rivela il fotografo — e con l’isola vivo un rapporto di profondo affetto, mi dà tanto dal punto di vista umano. Posso dire che la stessa isola mi ha aiutato a comprendere da vicino cosa significhi accoglienza e cosa siano le migrazioni. Da qui nascono i miei Santi Migranti, da qui nasce la volontà di rendere concreta la possibilità che l’opinione pubblica si faccia un’idea di che cosa veramente accada». All’album dei Santi si aggiungono, oltre a un san Francesco di Paola in lavorazione, il patrono dei porti santo Erasmo e, ancora, san Marco, “appiccicato” nella sua Venezia. Tutti, nessuno escluso, narrano una storia quanto mai contemporanea, inclusiva e antidiscriminatoria. (Enrica Riera – Osservatore Romano)

Mons. Russo: “razzismo e istigazione all’odio non devono trovare spazio”

31 Ottobre 2019 - Roma - “Ogni forma di razzismo e istigazione all’odio razziale non deve trovare spazio”. Lo dichiara mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, in merito all’istituzione di una Commissione monocamerale di cui è prima formatrice la senatrice a vita Liliana Segre: “Nessuna società libera e democratica può accettare di restare indifferente di fronte a episodi di antisemitismo e odio. Non solo nella Rete, dove registriamo manifestazioni sempre più diffuse di hate speech, ma anche nella vita sociale”. “È lo stesso Papa Francesco ad aver chiesto a più riprese di bandire l’antisemitismo dalla comunità umana, come ha fatto giusto un anno fa incontrando una delegazione di rabbini del Caucaso. ‘Senza una memoria viva non ci sarà futuro’, disse in quell’occasione. E di memoria viva – conclude mons. Russo – è interprete la senatrice Segre, che è stata testimone del baratro in cui l’uomo può condurre i suoi fratelli”. “Ben vengano, dunque, iniziative volte alla giustizia e alla pace sociale”, conclude il segretario generale.  

Firenze: dal 7 al 9 novembre la Conferenza Aici

31 Ottobre 2019 - Firenze – “Italia è Cultura”. E’ questo il tema della Conferenza nazionale dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiane che si svolgerà a Firenze dal 7 al 9 novembre giunta della VI edizione. Al centro gli “Istituti e politica culturale”, come si legge nel sottotitolo dell’evento organizzato in collaborazione con la Direzione generale biblioteche e istituti culturali del ministero per i Beni culturali. La tre giorni si articolerà in due sessioni pubbliche e cinque workshop. La prima delle due sessioni è dedicata all’approfondimento e alla ulteriore definizione della “carta di Ravello”, approvata nella V Conferenza nazionale AICI e finalizzata ad un “Patto per la Cultura”. La prima sessione chiama quindi in causa protagonisti istituzionali ed esponenti della società civile. La seconda sessione è dedicata invece alla “Politica culturale nel Mediterraneo”. Il Mediterraneo è attualmente il teatro di problemi, tensioni, contraddizioni, anche tragiche. Il ruolo dell’Aici è quello di sviluppare le implicazioni positive che lo scambio culturale può avere nella risoluzione di queste contraddizioni. Questa sessione chiama quindi in causa esponenti istituzionali e della cultura di vari paesi interessati a questo teatro, in una cornice, quella di Firenze, che già negli anni Cinquanta fu la sede dei colloqui sulla pace e la civiltà convocati dal Sindaco Giorgio La Pira, si legge in una nota.  

Milano: oggi una preghiera per rom e sinti morti negli ultimi anni

31 Ottobre 2019 - Milano - Saban, morta mentre cercava vestiti in un cassonetto. Costel, ucciso dal fuoco nel tentativo di scaldarsi. La piccola Elena, affogata nella roggia dietro Chiaravalle, e Emil, bruciato nel giorno del suo tredicesimo compleanno nel rogo della baracchina. Mariana, Liliana e Cristian, portati via dalle malattie proprio mentre i loro figli, finalmente in casa e non più nei campi, iniziavano le scuole superiori. Sono queste alcune delle tante storie che si ascolteranno questa sera a Milano nel corso di un momento di preghiera in memoria dei “nostri fratelli rom e sinti” morti negli ultimi anni a Milano. L’iniziativa è promossa dalla  Comunità di San’Egidio insieme alla Comunità Pastorale Lambrate e Ortica e al Servizio Pastorale per i Rom e Sinti della Diocesi di Milano. I bambini depositeranno i lumini all’altare mentre si ascolteranno i ricordi dei defunti, si leggerà un brano del Vangelo e il Padre Nostro sarà recitato in italiano e in lingua romanes.  Tante delle morti di questi anni sono “ingiuste e conseguenza della povertà”, si legge in una nota. Spesso sono storie di bambini. Come Florentina, fulminata a 5 anni per la scarica elettrica ricevuta da un palo della luce. O Maria, neonata morta di freddo a Legnano. Eppure da alcune di queste tragedie sono nati grandi legami con i volontari che li seguono da anni.

Savona: una festa per i 15 anni della Comunità ucraina

31 Ottobre 2019 - Savona - Domenica prossima, 3 novembre, la comunità ucraina di Savona celebra i quindici anni di presenza in diocesi. Come racconta in anteprima il mensile diocesano Il Letimbro di novembre, alla festa di ringraziamento, nella chiesa del Sacro Cuore in corso Colombo, interverranno non solo i fedeli della comunità savonese, ma anche di quelle sorelle di Chiavari e Genova. La giornata inizierà alle 10 con la colazione ucraina con tè, caffè e dolci tipici. Seguiranno giochi e laboratori per tutti poi un momento a cura de “Le Madri unite nella preghiera”. Alle 12 la divina liturgia con rito bizantino a cui prenderà parte il vescovo Mons.  Calogero Marino, unitamente al vescovo ucraino Mons. Dionisio Lyakovich. La Messa sarà celebrata in lingua ucraina con alcune parti in italiano. Durante la celebrazione si pregherà per la salute e, secondo l’usanza, verrà donato ai fedeli l’olio benedetto. Al termine pranzo comune nei locali della chiesa, seguito da altri momenti di festa con balli tipici. “Con questa cerimonia la nostra comunità ucraina desidera ringraziare Dio e festeggiare questi quindici anni a Savona” spiega a Il Letimbro padre Vitaliy Tarasenko, guida spirituale della comunità.

50 anni di internet: i nodi che ci tengono uniti

31 Ottobre 2019 - Roma - “Come ritrovare la vera identità comunitaria nella consapevolezza della responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri anche nella rete online?”. Nel messaggio per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Papa Francesco offre una risposta a partire dalla metafora del corpo e delle membra, che “San Paolo usa per parlare della relazione di reciprocità tra le persone”. È una riflessione che ritorna nella sua attualità all’indomani del 50° anniversario della nascita di Internet (29 ottobre 1969). Si parlava del primo nodo che legava e teneva insieme i “fili” di una rete tessuta tra due centri di ricerca californiani a 500 km di distanza l’uno dall’altro. Dopo 50 anni, piace pensare che i tanti nodi nati da quel primo esperimento siano i volti delle persone che tengono insieme le trame della rete. È l’immagine più bella, probabilmente, che rimanda alle sorgenti della comunità. E che, allo stesso tempo, permette di riflettere sui tanti non-senso dell’attuale società mediatica. Uno su tutti: la perdita dell’identità. Ci si rifugia nell’anonimato proprio perché si è persa quella capacità di sentirsi partecipi di un progetto comune, di un bene comune. In un’ultima analisi, di compassione verso l’altro. (Vincenzo Corrado)  

Università: domani presentazione del Manifesto dell’Università Inclusiva

30 Ottobre 2019 - Roma – “L'impegno delle università per i rifugiati. Presentazione del Manifesto dell'università inclusiva”. Questo il tema di un seminario nazionale che  si svolgerà domani, presso la Sapienza Università di Roma moderato dal prof. Sergio Marchisio. Interverranno per l’UNHCR Roland Schilling, Rappresentante Regionale per il Sud Europa; per la Sapienza Università di Roma  Carlo Giovanni Cereti, delegato per la Cooperazione Internazionale; per il Ministero dell’Interno, Mara Di Lullo, Vice capo Dipartimento per le LibertàCivili e l’Immigrazione; per il MIUR, Federico Cinquepalmi, Dirigente Ufficio per l’Internazionalizzazione della Formazione superiore; per il Maeci Stefano Bianchi, Consigliere d’Ambasciata e Capo del Centro Visti. Seguirà “La parola ai rifugiati” moderati Jasmine Mittendorff. Nel pomeriggio la presentazione di buone pratiche universitarie.  

Centro Astalli: 1000 studenti per “La scrittura non va in esilio”

30 Ottobre 2019 - Roma - Mille studenti delle scuole superiori di varie città italiane hanno partecipato oggi a Roma all’evento pubblico “La scrittura non va in esilio”  promosso dal Centro Astalli. Una grande festa per le scuole, occasione per ribadire l’impegno per “la creazione di una società più inclusiva e accogliente libera da razzismo e xenofobia”. Nel corso della manifestazione sono stati premiati gli studenti vincitori della XIII edizione del concorso letterario "La scrittura non va in esilio" per le scuole medie superiori e della V edizione del concorso letterario “Scriviamo a colori” per le scuole medie inferiori, realizzati dal Centro Astalli nell'ambito dei progetti didattici "Finestre" e "Incontri", sul diritto d'asilo e il dialogo interreligioso, attraverso i quali testimoni di altre religioni e rifugiati incontrano ogni anno oltre 27.000 studenti in 15 città italiane.

Papa Francesco: “le autorità ascoltino il grido della popolazione irachena”

30 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - Un appello per l’Iraq perché le autorità politiche si mettano in ascolto del grido del popolo e si persegua la via del dialogo e della riconciliazione. A lanciarlo è stato questa mattina Papa Francesco, al termine dell’udienza generale del mercoledì. Dopo la catechesi, il pensiero del Papa è andato alla terra irachena dove dall’inizio di ottobre sono più di 250 i manifestanti uccisi a Baghdad e nelle città del sud del Paese. “Cari fratelli e sorelle, il mio pensiero va all’amato Iraq, dove le manifestazioni di protesta avvenute durante questo mese hanno causato numerosi morti e feriti. Mentre esprimo cordoglio per le vittime e vicinanza alle loro famiglie e ai feriti, invito le autorità ad ascoltare il grido della popolazione che chiede una vita degna e tranquilla. Esorto tutti gli iracheni, con il sostegno della comunità internazionale, a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione e a cercare le giuste soluzioni alle sfide e ai problemi del Paese. Prego affinché quel popolo martoriato possa trovare pace e stabilità dopo anni di guerra e di violenza. Ha sofferto tanto”.

In classe il racconto dei profughi

30 Ottobre 2019 - Genova - Una lezione particolare - di quelle che si ricordano tutta la vita - tenuta da un sopravvissuto ai viaggi della speranza. Che si siede in cattedra e racconta senza che voli una mosca in un'ora la propria odissea ai suoi coetanei o giù di lì in una scuola superiore o in un corso universitario di Genova. Perché se le odissee migratorie sono state irrise, ridotte dalla propaganda xenofoba e invasionista attiva soprattutto su tv e social con la tecnica della disumanizzazione a viaggi di piacere compiuti da benestanti, allora una via da percorrere è portare in classe un richiedente asilo, magari un minore non accompagnato arrivato da un Paese africano, dall'Afghanistan e dalla Siria. Lo ha proposto in un articolo Avvenire domenica 20 ottobre: partiamo dai giovani e come antidoto a razzismo e xenofobia, alla disumanizzazione e all'assuefazione alla morte in mare o nel deserto anche di mamme e bambini, occorre far raccontare dalla viva voce di chi è scampato alle rotte dei trafficanti da cosa fuggono e cosa hanno vissuto durante il viaggio. Sono arrivate molte lettere. Fra tutte quella del lettore Carlo Zanini, tutore volontario che da febbraio ha avuto in 'consegna' dal Tribunale 4 minori stranieri non accompagnati, che crede molto in questa iniziativa e auspica il coinvolgimento di insegnanti ed educatori. Da Genova è arrivata la conferma che tale coinvolgimento c'è e si può replicare. Con l'iniziativa 'Storie di una diversa giovinezza', organizzata dall'ottobre 2015 al giugno 2018 dalla Comunità di Sant' Egidio di Genova, guidata da Andrea Chiappori, in collaborazione con l'Ufficio scolastico regionale per la Liguria e l’Ufficio Migrantes diocesano, 23 richiedenti asilo da Afghanistan, Eritrea, Etiopia, Gambia, Senegal, Sierra Leone, Siria e Somalia, accompagnati da 20 universitari volontari della Comunità di Sant' Egidio, hanno incontrato 2600 studenti in 130 classi di istituti professionali, tecnici e licei e quattro corsi accademici. «La formula è semplice - spiega Elena Arcolao, responsabile del progetto -: i minori non accompagnati o i neo-maggiorenni, dopo una brevissima introduzione da parte del giovane volontario accompagnatore, raccontano in 15 minuti la propria storia. Poi inizia il dialogo con gli studenti con domande 'senza filtro', in un confronto reciproco di idee. In questo modo sono stati abbattuti molti muri e pregiudizi. A loro ho chiesto di fare racconti umanamente 'sostenibili', tenuto conto che devono rievocare momenti molto dolorosi». Le domande riguardavano la loro storia, il motivo della fuga, la durata del viaggio, la somma pagata ai trafficanti e il trattamento ricevuto anche dalla polizia italiana. Ancora, se qualcuno li ha aiutati o se hanno trovato amici durante il viaggio, come sono le comunità dove sono stati accolti, se vogliono o possono tornare nel loro Paese, quali rapporti hanno mantenuto con la famiglia. Ma anche sulla loro vita nella terra d'origine, quali sogni hanno, come vedono il futuro e cosa significa integrarsi. Tutte domande a cui non si è sottratto Fadil, oggi 22enne, che dall'esperienza dell'incontro in classe ha tratto molti giovamenti. Ha raccontato in un clima di attenzione di essere figlio dell'imam di un villaggio a nord del Camerun, di essere arrivato a Genova nel maggio 2016 appena diciottenne dopo l'omicidio dei genitori da parte dei terroristi islamisti di Boko Haram nel febbraio 2015. Fadil è dovuto fuggire per sopravvivere intraprendendo un lungo viaggio attraverso il Ciad e poi in Libia, dove ha visto la morte da vicino. «Ci sono rimasto un anno subendo due arresti e torture nelle prigioni e venendo costretto a lavorare come schiavo. Poi mi sono imbarcato e sono arrivato a Palermo; dopo tre giorni ero a Genova. Oggi vivo in una comunità, vado a scuola di italiano, ho preso la licenza media. Durante il giorno lavoro e alla sera frequento le scuole serali per prendere un diploma. Quando ho un po' di tempo libero vado a fare volontariato con Sant' Egidio ». Lorenzo Mantero, 23 anni, volontario di Sant' Egidio, ha accompagnato Fadil e altri richiedenti asilo nelle scuole: «La chiave di volta è stata la conoscenza della persona. Spiazza chi ha pregiudizi perché quasi nessuno ha mai ascoltato la storia del viaggio e della prigionia di un ragazzo quasi coetaneo».(Paolo Lambruschi – Avvenire)

Roma: domani incontro su “Confini, Migranti, Diritti”

29 Ottobre 2019 - Roma – Si svolgerà domani, 30 Ottobre, alle ore 18,30, presso la Libreria Incipit (in zona Tiburtina)  a Roma l’incontro sul tema “Confini, Migranti, Diritti” Si parlerà, insieme ad un gruppo di lettura promosso dalla Libreria, di cosa accade ai confini d'Europa oggi, di molestie e sfruttamento nel lavoro nei campi. Interverrà Nicoletta del Pesco, direttrice del giornale “Piuculture.it” e Massimo Squillacciotti, antropologo dell’Università di Siena.

Papa Francesco: per un cristiano la speranza è come l’aria che respira

29 Ottobre 2019 - Città del Vaticano - La speranza è come buttare l’ancora all’altra riva. Usa quest’immagine Papa Francesco alla Messa mattutina a Casa Santa Marta per esortare a vivere “in tensione” verso l’incontro con il Signore altrimenti si finisce corrotti e la vita cristiana rischia di diventare una “dottrina filosofica”. La riflessione, riferisce Vatican News, parte dalla Prima Lettura della Liturgia di oggi, tratta dalla lettera di San Paolo ai Romani (Rm 8,18-25) nella quale l’Apostolo “canta un inno alla speranza”. Sicuramente “alcuni dei romani” sono andati a lamentarsi e Paolo esorta a guardare avanti. “Ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi”, dice parlando anche poi della Creazione “protesa” verso la rivelazione. “Questa è la speranza: vivere protesi verso la rivelazione del Signore, verso l’incontro con il Signore”, sottolinea quindi il Papa. Ci possono essere sofferenze e problemi ma “questo è domani”, mentre oggi “tu hai la caparra” di tale promessa che è lo Spirito Santo che “ci aspetta” e “lavora” già da questo momento. La speranza è infatti “come buttare l’ancora all’altra riva” e attaccarsi alla corda. Ma “non solo noi”, tutta la Creazione “nella speranza sarà liberata”, entrerà nella gloria dei figli di Dio. E anche noi che possediamo le “primizie dello Spirito”, la caparra, “gemiamo interiormente aspettando l’adozione”: “La speranza è questo vivere in tensione, sempre; sapere che non possiamo fare il nido qui: la vita del cristiano è ‘in tensione verso’. Se un cristiano perde questa prospettiva, la sua vita diventa statica e le cose che non si muovono, si corrompono. Pensiamo all’acqua: quando l’acqua è ferma, non corre, non si muove, si corrompe. Un cristiano che non è capace di essere proteso, di essere in tensione verso l’altra riva, gli manca qualcosa: finirà corrotto. Per lui, la vita cristiana sarà una dottrina filosofica, la vivrà così, lui dirà che è fede ma senza speranza non lo è”. Papa Francesco nota poi come sia “difficile capire la speranza”. Se parliamo della fede, ci riferiamo alla “fede in Dio che ci ha creato, in Gesù che ci ha redento e recitare il Credo e sappiamo cose concrete della fede”. Se parliamo della carità, riguarda il “fare del bene al prossimo, agli altri", tante opere di carità che si fanno agli altri. Ma la speranza è difficile comprenderla: è "la più umile delle virtù” che “soltanto i poveri possono avere”: “se noi vogliamo essere uomini e donne di speranza, dobbiamo essere poveri, poveri, non attaccati a niente. Poveri. E aperti verso l’altra riva. La speranza è umile, ed è una virtù che si lavora – diciamo così – tutti i giorni: tutti i giorni bisogna riprenderla, tutti i giorni bisogna prendere la corda e vedere che l’ancora sia fissa là e io la tengo in mano; tutti i giorni è necessario ricordare che abbiamo la caparra, che è lo Spirito che lavora in noi con piccole cose”. Per far capire come vivere la speranza, il Papa fa poi riferimento all’insegnamento di Gesù nel brano del Vangelo odierno (Lc 13,18-21) quando paragona il Regno di Dio al granello di senape gettato nel campo. “Aspettiamo che cresca”, non andiamo tutti i giorni a vedere come va, perché altrimenti “non crescerà mai”, evidenzia il Papa riferendosi alla “pazienza” perché, come dice Paolo, “la speranza ha bisogno di pazienza”. E’ “la pazienza di sapere che noi seminiamo, ma è Dio a dare la crescita”. “La speranza è artigianale, piccola”, prosegue, è “seminare un grano e lasciare che sia la terra a dare la crescita”. Per parlare della speranza, Gesù, nel Vangelo odierno, usa anche l’immagine del “lievito” che una donna prese e mescolò in tre misure di farina. Un lievito non tenuto in frigo ma “impastato nella vita”, così come il granello viene sotterrato sotto terra: “per questo, la speranza è una virtù che non si vede: lavora da sotto; ci fa andare a guardare da sotto. Non è facile vivere in speranza, ma io direi che dovrebbe essere l’aria che respira un cristiano, aria di speranza; al contrario, non potrà camminare, non potrà andare avanti perché non saprà dove andare. La speranza – questo sì, è certo – ci dà una sicurezza: la speranza non delude. Mai. Se tu speri, non sarai deluso. Bisogna aprirsi a quella promessa del Signore, protesi verso quella promessa, ma sapendo che c’è lo Spirito che lavora in noi. Che il Signore ci dia, a tutti noi, questa grazia di vivere in tensione, in tensione ma non per i nervi, i problemi, no: in tensione per lo Spirito Santo che ci getta verso l’altra riva e ci mantiene in speranza”.

Venezuela: a Bruxelles la “conferenza internazionale di solidarietà sulla crisi dei migranti”

29 Ottobre 2019 - Bruxelles -  È in corso a Bruxelles la “conferenza internazionale di solidarietà sulla crisi dei migranti e rifugiati venezuelani”. Sono 4,5 milioni le persone che hanno lasciato il Paese in questi ultimi anni, un numero tale da renderla, secondo lo Iom, l’agenzia Onu per le migrazioni, “una delle più vaste crisi” nel mondo oggi legate a migrazioni forzate, certamente la più grave nella storia dell’America Latina. Ad avere bisogno di assistenza sono le persone fuggite da un Paese economicamente distrutto e da un regime contestato, ma anche le comunità che le hanno accolte. L’80% delle persone che hanno lasciato il Venezuela sono rimasti nei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, “non confinati in campi, ma nelle città e nei villaggi dove vivono insieme alla popolazione locale”, riferiscono in un contributo apparso ieri sul quotidiano spagnolo El Paìs, António Vitorino, direttore generale Iom, l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini e l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, che insieme hanno promosso la conferenza. “Si prospetta che, entro la fine del prossimo anno il numero salirà a 6,5 milioni”, ha detto Vitorino, aprendo i lavori a Bruxelles. “Le società dei Paesi ospitanti sono sottoposte a carichi enormi”, e “tuttavia, i Paesi della regione hanno aperto loro le loro case, scuole, ospedali”. “L’America Latina non può essere lasciata sola per affrontare questa crisi”. Si sollecita la creazione di “un partenariato globale”.