Primo Piano

Card. Krajewski: “se monasteri e case religiose accogliessero almeno una persona a Lesbo non troveremo nessuno”

4 Dicembre 2019 - Roma  -“Aprite le vostre case, le vostre canoniche, i vostri palazzi. C’è lo spazio. Ci sono le risorse. Se monasteri e case religiose accogliessero almeno una persona o almeno una famiglia, a Lesbo non troveremo nessuno”. L’appello, come riferisce il Sir, è stato rivolto dall’elemosiniere del Papa, card. Konrad Krajewski, dall’aeroporto di Fiumicino dove questa mattina sono arrivati 33 rifugiati di diversa nazionalità (Afghanistan, Camerun e Togo) grazie ai corridoi umanitari da Lesbo e Samos.  

Tribunale civile di Roma accoglie ricorso di Asgi e Amnesty: “i respingimenti sono illegali”

4 Dicembre 2019 - Roma - I respingimenti in mare sono illegali e chi li subisce ha diritto a vedersi risarcire il danno e a presentare domanda di protezione internazionale nel territorio statale. Una sentenza storica con numerose implicazioni è stata emessa il 28 novembre scorso dal Tribunale civile di Roma che ha accertato il diritto di entrare in Italia per presentare domanda di protezione internazionale a 14 cittadini eritrei respinti in Libia il 1° luglio 2009 dalla Marina militare italiana. Il Tribunale ha accolto una azione promossa da Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) e Amnesty International Italia, relativa ai fatti del 27 giugno 2009 quando un gommone con 89 persone a bordo (quasi tutti eritrei) partito dalla Libia fu intercettato da una nave militare italiana ma i migranti vennero tutti riportati in Libia. Tra il 2009 e il 2010, in seguito all’accordo con la Libia, l’Italia effettuò molti respingimenti, una prassi dichiarata già illegittima dalla Corte europea per i diritti dell’uomo con la sentenza relativa al “caso Hirsi”. La sentenza italiana potrebbe avere una potenziale ricaduta, anche in termini numerici, su quanti ancora sono intercettati in mare e riportati in Libia attraverso la collaborazione con le autorità libiche. (Sir)

Papa Francesco: all’udienza generale anche un gruppo di sbandieratori

4 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Questa mattina nuova udienza generale di papa Francesco in Piazza San Pietro. Novemila i fedeli attesi. A fare da “coreografia” per tutta la durata dell’appuntamento anche  un gruppo di sbandieratori e musici di Foligno. Vestiti di rosso e di bianco nelle loro fogge medievali, hanno accompagnato con i loro squilli di tromba e il rullo dei tamburi il passaggio del Papa, che come di consueto ha percorso a piedi il tratto che lo separa dalla sua postazione al centro del sagrato, al termine del giro in papamobile tra i vari settori delimitati dal colonnato dei Bernini.

Migrantes: ieri l’incontro del Coordinamento di pastorale dello spettacolo viaggiante

3 Dicembre 2019 - Roma – Ieri, 2 dicembre, il Coordinamento nazionale per la Pastorale dello spettacolo viaggiante della Migrantes si è riunito sotto la presidenza del Direttore generale don Giovanni De Robertis. Erano presenti preti, diaconi, religiose e laici provenienti da varie parti del territorio nazionale. Si è cercato di condividere le esperienze fatte negli ultimi mesi, sia per quanto riguarda gli elementi positivi che, soprattutto, discutendo assieme le difficoltà emerse e cercando, a proposito di esse, di giungere a un discernimento condiviso, in un clima di franchezza e serenità. I membri del Coordinamento hanno relazionato sulla situazione nelle loro rispettive diocesi e in quelle vicine, per quanto riguarda la catechesi, l’amministrazione dei Sacramenti, l’ascolto e le iniziative caritative e a favore della promozione umana e culturale. È stato ripetutamente evidenziato un problema che continua a permanere, ed anzi forse tende ad aggravarsi, ossia l’atteggiamento tenuto da buona parte delle amministrazioni comunali verso la gente dello Spettacolo viaggiante. Si tratta di un approccio burocratico, talvolta improntato al pregiudizio e spesso incurante delle più evidenti necessità logistiche delle carovane. Quello che ferisce soprattutto i circensi è il fatto che molti amministratori e responsabili di uffici dimostrano chiaramente di non tenere in alcun conto il lavoro lungo e impegnativo necessario per portare in pista le attrazioni; accade spesso, infatti, che vengano imposte regolamentazioni inutilmente complicate, che rendono il lavoro della gente del Circo e del Luna Park ancora più faticoso, e la loro vita quasi impossibile. È stato poi deciso di rivolgersi, per la proposta pastorale, anche ai nuovi strumenti di comunicazione sociale come Facebook, Instagram ecc., che sono particolarmente amati da circensi e fieranti. Infine, è stata rilevata nuovamente la necessità di uno sforzo per raccogliere tutte le forze disponibili per la Pastorale in questo settore, sia migliorando la preparazione di chi già vi collabora, sia ricercando l’aiuto di altre persone. Per questo si è deciso di programmare un incontro per gli operatori pastorali che si terrà a Bologna nel novembre del 2020, con la speranza che vi possano partecipare, oltre agli operatori attuali, anche molti nuovi collaboratori da “reclutarsi” nei prossimi mesi. Il Direttore generale don De Robertis ha concluso l’incontro annunciando che prossimamente ci sarà anche una serie di incontri con le Conferenze Episcopali Regionali, in previsione dei quali verrà anche preparato un breve testo come sussidio.

“88 giorni nelle farm australiane”: presentazione il 5 a Trento

3 Dicembre 2019 - Trento -  “88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio” è il titolo del volume di Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto, promosso dalla Fondazione Migrantes, che giovedì 5 dicembre verrà presentato a Trento. I lavori inizieranno alle ore 17 presso la Facoltà di Sociologia (aula 12) dell’Università di Trento, con i saluti introduttivi di Maurizio Tomasi e Ilaria Turco dell’Associazione “Trentini nel Mondo”, seguiti dai saluti di don Cristiano Bettega, Direttore di Migrantes Trento.  L’autore Giuseppe Casarotto presenterà i risultati della ricerca, commentati dal professor Mario Diani, Direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento. Il volume è il risultato di un percorso di ricerca che ha visto gli autori – Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto – dialogare, negli ultimi 5 anni, con centinaia di giovani italiani che hanno concluso l’esperienza di vita e di lavoro nelle lontane campagne australiane. Il volume raccoglie più di 80 testimonianze, scritte in prima persona da chi ha affrontato l’esperienza delle farm, ed è corredato dalle fotografie che i giovani hanno scattato durante la loro avventura. Gli scatti ci mostrano le tappe del viaggio che il giovane deve affrontare per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro, tuttavia i testi ci parlano anche di un viaggio interiore, di crescita e di maturazione. Dopo le farm i ragazzi si riscoprono più adulti, più liberi dalle paure, dai blocchi psicologici, più consapevoli delle proprie possibilità e meno spaventati dai propri limiti. Attraverso l’analisi delle testimonianze il volume ci svela perché gli 88 giorni nelle farm australiane possono essere considerati un “moderno rito di passaggio”. Saranno presenti e interverranno genitori e vari giovani protagonisti.  

Il Papa e l’elogio della piccolezza

3 Dicembre 2019 - Città del Vaticano “La liturgia di oggi - esordisce Papa Francesco nell’omelia alla Messa a Casa Santa Marta oggi, come riferisce Vatican News  - parla delle cose piccole, parla di ciò che è piccolo, possiamo dire che oggi è la giornata del piccolo”. La Prima lettura è tratta dal libro del Profeta Isaìa dove si annuncia: “In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore…”. “La Parola di Dio fa l’elogio del piccolo”, dice il Papa, e fa una promessa, la promessa di un germoglio che spunterà e che cosa è più piccolo di un germoglio? Eppure “su di lui si poserà lo Spirito del Signore”. E il papa commenta: “la redenzione, la rivelazione, la presenza di Dio nel mondo incomincia così e sempre è così. La rivelazione di Dio si fa nella piccolezza. Piccolezza, sia umiltà sia... tante cose, ma nella piccolezza. I grandi si presentano potenti, pensiamo alla tentazione di Gesù nel deserto, come Satana si presenta potente,  padrone di tutto il mondo: “Io ti do tutto, se tu...”. Invece le cose di Dio incominciano germogliando, da un seme, piccole. E Gesù parla di questa piccolezza nel Vangelo”. Gesù gioisce e ringrazia il Padre perché si è rivelato non ai potenti, ma ai piccoli e ricorda che a Natale “andremo tutti al presepe dove c’è la piccolezza di Dio”. Quindi un richiamo forte: “In una comunità cristiana dove i fedeli, i sacerdoti, i vescovi, non prendono questa strada della piccolezza, manca futuro, crollerà. Lo abbiamo visto nei grandi progetti della storia: cristiani che cercavano di imporsi, con la forza, la grandezza, le conquiste... Ma il Regno di Dio germoglia nel piccolo, sempre nel piccolo, il seme piccolo, il seme di vita. Ma il seme da solo non può. E c’è un’altra cosa che aiuta e che dà la forza: “In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore.” “Lo Spirito sceglie il piccolo, sempre”, sottolinea ancora papa Francesco, perché “non può entrare nel grande, nel superbo, nell’autosufficiente”. E’ al cuore piccolo che avviene la rivelazione del Signore. Il Papa parla dunque degli studiosi di teologia per sottolineare come i teologi “non sono coloro che sanno tante cose di teologia”, questi si potrebbero chiamare "enciclopedisti" della teologia. “Sanno tutto - prosegue il Papa - ma sono incapaci di fare teologia perché la teologia si fa in ginocchio, facendoci piccoli”. E, dunque, sottolinea ancora “il vero pastore sia sacerdote, vescovo, papa, cardinale, chiunque sia, se non si fa piccolo, non è un pastore”. Piuttosto è un capo ufficio. E questo vale per tutti. “Da quello che ha una funzione che sembra più importante nella Chiesa, alla povera vecchietta che fa le opere di carità di nascosto”. Papa Francesco sgombra poi il campo da un dubbio che potrebbe sorgere e cioè che la strada della piccolezza porti alla pusillanimità, cioè alla chiusura in se stessi, alla paura. E dice che al contrario “la piccolezza è grande”, è capacità di rischiare “perché non ha niente da perdere”. Spiega che è proprio la piccolezza a portare alla magnanimità, perché ci fa capaci di andare oltre noi stessi sapendo che la grandezza la dà Dio. E cita una frase di San Tommaso d’Aquino, contenuta nella sua Summa teologica, che spiega come debba comportarsi, davanti alle sfide del mondo, un cristiano che si sente piccolo, per non vivere da codardo: “San Tommaso dice così, la sintesi è così: ‘Non spaventarsi delle cose grandi - oggi ce lo dimostra anche San Francesco Saverio - non spaventarsi, andare avanti; ma nello stesso tempo, tenere conto delle cose più piccole, questo è divino’. Un cristiano parte sempre dalla piccolezza. Se io nella mia preghiera mi sento piccolo, con i miei limiti, i miei peccati, come quel pubblicano che pregava in fondo alla chiesa, vergognoso: ‘Abbi pietà di me che sono peccatore’, andrai avanti. Ma se tu ti credi di essere un buon cristiano, pregherai come quel fariseo che non uscì giustificato: ‘Ti rendo grazie, Dio, perché sono grande’. No, ringraziamo Dio perché siamo piccoli”. Papa Francesco conclude la sua omelia dicendo che a lui piace tanto amministrare il Sacramento della Confessione e soprattutto gli piace confessare i bambini. Le loro confessioni, afferma, sono bellissime, perché raccontano i fatti concreti: “Ho detto questa parola”, ad esempio, e te la ripete. Il Papa infine commenta: “La concretezza di quello che è piccolo. 'Signore, io sono peccatore perché faccio questo, questo, questo, questo... Questa è la mia miseria, la mia piccolezza. Ma invia il tuo Spirito perché io non abbia paura delle cose grandi, non abbia paura che tu faccia delle cose grandi nella mia vita' ”.  

Ismu: presentato il Rapporto 2019

3 Dicembre 2019 - Milano - La Fondazione Ismu stima al 1° gennaio 2019 una presenza in Italia di 6 milioni e 222mila stranieri su una popolazione di 60 milioni e 360mila residenti (oltre uno straniero ogni 10 abitanti). Rispetto alla stessa data del 2018, l'incremento degli stranieri presenti è stato dell’1,9%­ (mentre tra il 2017 e il 2018 la variazione era stata del 2,5%), dovuto in gran parte alla crescita della componente irregolare (+5,4%), pari a 562mila unità, che però appare ridimensionata rispetto al 2017 (+8,6%) e al 2016 (+12,9%). Tra i presenti l’84% è regolarmente iscritto in anagrafe, il 6,5% è regolare ma non iscritto in anagrafe, mentre il 9% è privo di un valido titolo di soggiorno. Le persone provenienti da Paesi Terzi sono 4 milioni e 443mila unità (inclusi i non iscritti in anagrafe e gli irregolari). Nel 2018 sono stati rilasciati 242mila nuovi permessi di soggiorno, con una riduzione (dovuta al calo dei permessi rilasciati per motivi di asilo o umanitari) dell’8% rispetto al 2017. Aumentano invece i permessi di soggiorno rilasciati per lavoro, studio, e famiglia. Cresce anche il peso della componente femminile che nel 2018 rappresenta oltre il 45% dei nuovi ingressi, contro il 39% del 2017. Nel 2019 poi abbiamo assistito a un importante rallentamento degli sbarchi che sono stati 10.707 al 28 novembre.  Sono alcuni dati diffusi questa mattina a Milano in occasione del XXV Rapporto sulle migrazioni dell’ Ismu che ripercorre l’andamento dei flussi migratori che negli ultimi 25 anni. Nell'ultimo quarto di secolo – si legge - la presenza dei migranti si è consolidata, stabilizzandosi. Basti pensare che le acquisizioni di cittadinanza dal 1998 al 2018 (incluso) hanno raggiunto un totale di 1.365.812. Il radicamento della popolazione immigrata ha “inciso su diversi aspetti del nostro Paese, dalla scuola al mercato del lavoro”. Il trend degli alunni con cittadinanza non italiana nell'ultimo quarto di secolo ha attraversato tre fasi (di avvio, accelerazione, stasi): dalle 50mila presenze dell'anno scolastico 1995/96 si è arrivati alle 842mila – ormai stabili - del 2017/18. I lavoratori stranieri da presenza invisibile e silenziosa sono passati ad essere una “componente strutturale” del sistema produttivo. Il quadro che emerge da questi ultimi 25 anni porta ad affermare che per la stragrande maggioranza dei migranti residenti in Italia, “l'integrazione procede silenziosamente e in modo sostanzialmente positivo, anche se non si può negare che esistono ostacoli e zone d'ombra”. Sul fronte lavorativo, si segnala che la popolazione straniera in età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni) nel 2018 in Italia è giunta a sfiorare i 4 milioni e che gli occupati sono circa 2 milioni 455mila, oltre 32mila in più rispetto all’anno precedente. Gli stranieri rappresentano il 10,2% della popolazione in età attiva, il 10,6% degli occupati, il 14,5% dei disoccupati e l'8,6% degli attivi. Il tasso di disoccupazione – nonostante la lieve contrazione dell'ultimo anno – è più alto tra gli stranieri (14%) che tra gli italiani (10,2%). Si segnala che la concentrazione nei lavori meno qualificati rende gli stranieri particolarmente numerosi tra i working poor: nel 2018 i lavoratori extracomunitari hanno percepito una retribuzione media annua pari a 13.992 euro, inferiore del 35% a quella del complesso dei lavoratori. Gli alunni stranieri nelle scuole italine, secondo l’Ismu, sono 842mila, pari al 9,7% del totale degli iscritti, dall'infanzia alle secondarie di secondo grado. ISMU stima che al 1° gennaio 2019 la presenza complessiva delle seconde generazioni in Italia di età compresa tra gli 0 e i 35 anni (nate in Italia da almeno un genitore straniero o giunte minorenni) è di 2.825.182. Nel corso del convegno di oggi è stato assegnato il riconoscimento Fondazione Cariplo-Fondazione Ismu 2019 alle undici autrici dell’antologia Future, il domani narrato dalle voci di oggi (Effequ, pagg. 224), e alla sua curatrice, Igiaba Scego, scrittrice italosomala di seconda generazione. Nel libro le narratrici afroitaliane raccontano di futuro, generazioni e radici. Hanno ritirato il premio Marie Moïse, Djarah Kan e Addes Tesfamariam, tra le autrici dell'antologia.

Papa Francesco: corridoi umanitari per 33 profughi da Lesbo. Domani l’arrivo a Roma

3 Dicembre 2019 -

Città del Vaticano - Papa Francesco, in occasione del suo viaggio all’Isola di Lesbo nell’aprile 2016, aveva portato con sé in Italia 3 famiglie siriane richiedenti asilo, di cui la Santa Sede si assunse l’onere di accoglienza e di sostentamento, mentre l’ospitalità e il percorso di integrazione vennero seguiti dalla Comunità di Sant’Egidio. Nello scorso mese di maggio, a tre anni da quell’evento, il Papa chiese all’Elemosiniere di tornare nell’isola per rinnovare la solidarietà al popolo greco e ai profughi e, anche in questa occasione, espresse “il desiderio di compiere un ulteriore gesto di solidarietà e ospitare un gruppo di giovani profughi e alcune famiglie provenienti dall’Afghanistan, dal Camerun e dal Togo”. Dopo un intenso periodo di trattative ufficiali tra gli organismi competenti al fine di realizzare questo nuovo corridoio umanitario, il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana ha dato l’assenso definitivo a svolgere l’operazione, si legge in una nota dell’Elemosineria.

Ieri l’Elemosiniere, il card. Konrad Krajewski si è recato nuovamente nell’Isola di Lesbo, insieme ad alcuni responsabili della Comunità di Sant’Egidio e rientrerà in Italia domani, 4 dicembre, con un gruppo di 33 profughi richiedenti asilo politico. Questa operazione si concluderà nel mese di dicembre, quando altri 10 profughi verranno accompagnati in Italia, dando così inizio alle procedure necessarie per la richiesta di protezione internazionale, spiega la nota aggiungendo che l’accoglienza di questi profughi sarà, anche in questo caso, a carico della Santa Sede, attraverso l’Elemosineria Apostolica, e della Comunità di Sant’Egidio.

Rapporto Immigrazione: domani la presentazione a Torino

3 Dicembre 2019 - Torino - Sarà presentato domani, nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino il Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. La presentazione – su iniziativa dei due uffici diocesani -  vedrà la partecipazione, fra gli altri, di Simone Varisco della Fondazione Migrantes che parlerà del rapporto, del giornalista  di Avvenire, Nello Scavo che si soffermerà sul ruolo dell’inchiesta giornalistica e del rettore della basilica Don Guido Errico che tratterà il tema “Educare alla diversità”. Tra gli interventi anche quello del direttore della Caritas di Torino, Pierluigi Dovis sul tema della carità che apre all’incontro. Ad aprire l’incontro Sergio Durando, direttore Migrantes di Torino.  Non mancheranno “voci e progetti” dal territorio per “favorire l’incontro”. Dallo scorso 24 ottobre, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, è presente la mostra «Exodus» di Safet Zec. Un ciclo composto da teleri di grandi dimensioni raffiguranti scene di esodo e migrazione e che resterà aperta fino al 20 dicembre.  

Roma ospita Med2019: tra i temi le migrazioni

2 Dicembre 2019 - Roma - Mediterraneo al centro dell’attenzione per redigere una nuova “agenda positiva”: questo l’obiettivo della quinta edizione di Med2019, evento organizzato congiuntamente dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e dall’Istituto italiano di studi politici internazionali (Ispi). Roma, dal 5 al 7 dicembre, diventerà, riferisce il Sir,  spazio di “relazioni diplomatiche” e riflessioni condivise tra oltre mille partecipanti. Arriveranno i ministri degli Esteri di Malta, Bahrein, Arabia Saudita, Giordania Qatar, Tunisia, Algeria, Turchia, Slovenia, India, Israele, Russia, Palestina, Egitto e Libia. Ci saranno poi ministri delle Finanze e amministratori delegati di grandi società, esponenti di istituzioni culturali e di enti internazionali per interrogarsi su “opportunità e sfide per l’economia della regione mediterranea”: individuare vie per superare la dipendenza, incentivare gli investimenti e l’innovazione, uscire dalle economie di guerra, garantire la sicurezza energetica, indagare le prospettive delle relazioni tra Cina e Medio Oriente saranno alcuni degli approfondimenti tematici di questa edizione. Gli eventi Med hanno in comune quattro pilastri: prosperità condivisa, sicurezza condivisa, migrazione, società civile e cultura. Il tema centrale del 2019 sarà quello dei cambiamenti climatici e “l’impatto che il riscaldamento globale ha sulle attuali dinamiche sociali e politiche, inclusi migrazione e conflitti”, spiegano gli organizzatori.

Roma : incontro su “Immigrazione tra paura e realtà” promosso da Centro diocesano e Ufficio Migrantes

2 Dicembre 2019 - Roma - Lamin il mare non lo aveva mai visto. Quella distesa di acqua apparentemente infinita gli trasmetteva un senso di incessante agitazione e inquietudine, ma tornare indietro ormai non era più possibile, soprattutto dopo l’uccisione del padre. “Lasciai il Senegal e attraversai il deserto per andare a cercare mio padre in Libia. Passai con lui due anni, poi rimasi di nuovo solo”, racconta. Il mare diventa, così, l’unica via di fuga e di salvezza o almeno è quanto si augura Lamin per se stesso e i suoi compagni di viaggio, con i quali ha vissuto per tre lunghi mesi vicino alla costa: “Partimmo di notte in 130 ma solo 11 di noi sopravvissero”. Oggi Lamin ha 28 anni e una speranza che non l’ha mai abbandonato: ricostruirsi una vita imparando un mestiere, quello dell’elettricista. È con questa intensa e coraggiosa testimonianza a cura della Cooperativa sociale “Sophia”, impegnata dal 2013 nella promozione di progetti di lavoro tra i giovani stranieri, che si è aperto sabato 30 novembre nella sala “Ugo Poletti” del Vicariato il primo dei tre appuntamenti di formazione missionaria promossi dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese e dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma. “Immigrazione tra paura e realtà”: questo il tema dell’incontro, che ha visto al tavolo dei relatori Marco Accorinti, sociologo e ricercatore Cnr presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali di Roma (Irpps) e Chiara Palazzini, docente alla Pontificia Università Lateranense e pedagogista specializzata in counseling socio-psico-educativo. Un intervento, quello della professoressa, che ha inteso individuare le radici più profonde della paura, emozione primaria insita nel nostro patrimonio genetico. “Oltre alle paure innate, il cui compito è acuire i sensi e allertare l’organismo alla difesa, ci sono le paure apprese, ovvero quelle che impariamo attraverso le esperienze, l’osservazione degli altri e le rappresentazioni che rispecchiano i modelli culturali”, ha spiegato. Ed è proprio in questa dimensione che si inscrive “la paura immaginata, proiezione che parte dal nostro mondo interiore, e quella manipolata, che sempre più spesso ci conduce a considerazioni pessimistiche a cui è possibile far fronte solo attraverso la conoscenza, la lucidità, il ricorso a strumenti cognitivi e politici adatti e la costruzione di un supporto nelle reti sociali”. Paura: è quindi questa l’emozione prevalente del nostro tempo? Secondo Palazzini “non mancano oggi luci in grado di illuminare i nostri percorsi”, anche se a prevalere sempre di più “è il ripiegamento su noi stessi e una percezione di frammentarietà e disunità”. In quest’ottica risulta quindi centrale non solo riportare il focus sulla persona ma anche “promuovere relazioni generative e autentiche che partano dal desiderio di dialogo, accoglienza e ascolto”. Vie che, secondo la pedagogista, è possibile percorrere solo esercitando “una profonda capacità empatica con l’altro, il cui ruolo è fondamentale nella costruzione della nostra identità”. Un’analisi sui risvolti sociali della paura è stata invece condotta dal sociologo Accorinti, secondo il quale “la principale conseguenza collettiva di questa emozione è non solo la sospensione di valori come tolleranza, fiducia e apertura, ma anche l’emergere di una percezione costante di pericolo”. Da qui la costruzione e adozione a livello istituzionale e comunicativo di quella che viene definita la “narrativa del controllo”, ovvero “un continuo ritornare sui temi della sicurezza che finisce per diventare pura retorica che parla alla pancia e non alla testa”. Ancora, il sociologo ha sottolineato come “la paura indotta o costruita dagli altri sia in realtà una trappola dal punto di vista sociale in quanto ci blocca, spingendoci da una parte verso l’insicurezza e dall’altra verso il vittimismo”. Il tema dell’immigrazione andrebbe quindi trattato e interiorizzato “agendo nel mondo in una prospettiva positiva e contaminando di speranza le comunità parrocchiali, gli ambienti di vita e di lavoro”. (Mariaelena Iacovone – RomaSette.it)

Perugia: il card. Bassetti in visita alla comunità cattolica romena di rito greco bizantino

2 Dicembre 2019 - Perugia -     L’Avvento, la Festa nazionale della Romania e il primo anniversario della costituzione della comunità cattolica di rito greco o bizantino dell’Umbria, sono stati i motivi per i quali il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve -  ha fatto visita, nella mattinata di ieri a questa comunità di fedeli (in tutta la regione conta più di 500 famiglie), che si ritrova settimanalmente nella chiesa della Valle, situata tra i centri abitati di Ferro di Cavallo e Olmo del capoluogo umbro, messa a sua disposizione dalla diocesi nell’autunno scorso. Il cardinale Bassetti è stato accolto dal parroco padre Lucian Gheoge Cordis e dal decano di Toscana e Umbria padre Valer Sician, parroco della comunità greca romena di Firenze, e a rappresentare il Clero diocesano don Marco Briziarelli, parroco solidale della vicina Unità pastorale di San Sisto-Lacugnano-Sant’Andrea delle Fratte. Il porporato ha salutato i numerosi presenti soffermandosi sui “tantissimi riti nella nostra Chiesa, che sono un segno della sua ricchezza nel rispetto delle sue tradizioni e delle sue diversità”, ha evidenziato Bassetti: Il ‘denominatore” è unico: “noi siamo della Chiesa cattolica e sentiamo tutti la gioia di appartenere a questa Chiesa nell’obbedienza e nella comunione con il Santo Padre Francesco. La diversità dei riti liturgici con cui noi tutti esprimiamo la nostra lode a Dio viene da Lui ricambiata con il suo dono della salvezza. Dice il Papa: La Chiesa non è un cristallo con una sola facciata; la Chiesa è un poliedro che comunica e trasmette la Luce e il messaggio di salvezza attraverso tante sfaccettature che sono delle ricchezze”. “L’Avvento – ha proseguito il cardinale – ci esorta a riflettere sul mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e questo0 diventa motivo di speranza anche se abbiamo tanti motivi di preoccupazione che ci accomunano. Basti pensare a chi non ha lavoro, ha chi ha problemi di salute, a chi è lontano dal Paese d’origine, come voi, e anche questa è una sofferenza provata dagli stessi italiani migranti nel mondo, perché l’immigrazione è un fenomeno umano che riguarda tutti i popoli. Vorrei aiutarvi come Chiesa a farvi sentire pienamente inseriti nella nostra comunità e soprattutto nella Chiesa cattolica che è la vostra madre. Vivete con intensità l’Avvento andando incontro al Signore con fede, speranza, gioia e con tanto amore”. Il card. Bassetti si è soffermato anche sul secondo e sul terzo motivo della sua visita: la Festa nazionale della Romania e il primo anniversario della costituzione della comunità cattolica romena con sede nella chiesa della Valle di Perugia. “Anche la Nazione, come la Chiesa – ha evidenziato –, ci è madre e io mi auguro che per nessun popolo della terra una nazione sia matrigna”. Poi, nel ricordare il primo anniversario di questa comunità di fedeli, ha annunciato un suo dono. “A completamento dell’arredo liturgico di questa chiesa – ha detto Bassetti – io vi donerò l’iconostasi, perché voglio che la liturgia la compiate nel rispetto di tutte quelle che sono le norme liturgiche del vostro rito. Questo dono è anche un segno della vicinanza e dell’affetto della Chiesa perugino-pievese che vi è madre come la vostra Chiesa di Romania”. (R.L.)  

Migrantes Calabria: il 6 dicembre la presentazione del Report “Diritto d’Asilo”

2 Dicembre 2019 - Cosenza - Si svolgeranno venerdì 6 Dicembre due incontri di Presentazione del Rapporto "Diritto d'Asilo - report 2019" della Fondazione Migrantes. Il primo, dalle 11.00 alle 13.00, si svolgerà presso l'Università della Calabria a Rende con l'introduzione di Donatella Loprieno e di Giorgio Marcello, docenti Università della Calabria; le relazioni di Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e di Marina Galati,  referente progetto INCIPIT. Sono previsti inoltre gli interventi di Maria Francesca D'Agostino e Anna Elia - docenti Unical e degli studenti Unical.  Modererà l’incontro Pino Fabiano, direttore dell'Ufficio Migrantes della Calabria. Il secondo incontro, dalle ore 18.00 alle ore 20.00, sarà ospitato presso la Basilica Cattedrale di Cassano allo Ionio e vedrà i saluti di Leonardo Cirigliano, Direttore Migrantes di Cassano allo Ionio  e di Don Gianni Di Luca , vicario Caritas diocesano e gli interventi di Maria Cristina Molfetta e di Marina Galati. A seguire testimonianze e esperienze di integrazione sociale e lavorativa in Calabria. Concluderà i lavori – moderato fda Pino fabiano - Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio  

Rai Italia: la puntata di oggi de “L’Italia con Voi”

2 Dicembre 2019 - Roma - La Scelta, rock band romana, apre la puntata di oggi de “L’Italia con Voi” su Rai Italia, per raccontare il nuovo progetto realizzato in collaborazione con l’attore Mirko Frezza, presente in studio insieme alla band. Poi Monica Marangoni e il maestro Palatresi accolgono Giovanni Maria De Vita, del Ministero degli Affari Esteri e Marina Gabrieli, presidente di RAIZ Italiana, associazione di promozione sociale, che racconteranno il loro impegno nel facilitare il turismo di ritorno dei nostri connazionali all’estero. Si continua a parlare di emigrazione anche con l’imprenditore Vito Fiorino e la suo storia. Si passa poi alla micro-lezione d’italiano con Vincenzo D’Angelo, della “Società Dante Alighieri”. Poi è la volta di Maria Carfora che canterà l’ultima canzone portata al Festival di Sanremo del ’67 da Luigi Tenco. Si prosegue con la scrittrice Francesca Santolini, che parlerà del suo libro: “Profughi del clima”.  Per le Storie dal Mondo prima in Paraguay, da dove arrivano importanti novità sullo snellimento della burocrazia per la richiesta della cittadinanza italiana. Poi a Melbourne, dove la cultura della raccolta differenziata dei rifiuti non si è ancora diffusa, ma ci sono due giovani italiani che stanno provando ad aiutare gli australiani.

Papa Francesco alla comunità congolese: “la Chiesa è la casa di Dio: sentitevi sempre a casa”

1 Dicembre 2019 - Città del Vaticano – Nella prima domenica di Avvento, che segna l’inizio del nuovo anno liturgico, Papa  Francesco ha voluto celebrare una liturgia, nella Basilica di San Pietro in occasione del 25° anniversario della  nascita della Cappellania Cattolica congolese di Roma. “Siete venuti da lontano. Avete lasciato le vostre case, avete lasciato affetti e cose care”, ha detto loro il Papa nel corso dell’omelia: “giunti qui, avete trovato accoglienza insieme a difficoltà e imprevisti. Ma per Dio siete sempre invitati graditi. Per Lui non siamo mai estranei, ma figli attesi. E la Chiesa è la casa di Dio: qui, dunque, sentitevi sempre a casa”, l’invio del pontefice che riflette sulla tendenza delle società occidentali a chiudersi al prossimo, a ricercare solo il benessere per sé. "Il consumismo è un virus che intacca  la fede alla radice, perche’ ti fa credere che la vita dipenda solo  da quello che hai, e così ti dimentichi di Dio che ti viene incontro  e di chi ti sta accanto. Il Signore viene, ma segui piuttosto gli  appetiti che ti  vengono". Il Papa continua spiegando che la dove il “consumismo impera: quanta violenza, anche solo verbale, quanta rabbia  e voglia di cercare un nemico a tutti i costi. Così, mentre il mondo  è pieno di armi che provocano morti, non ci accorgiamo che continuiamo ad armare il cuore di rabbia". A salutare il papa sr. Rita Mboshu Kongo che ha voluto sottolineare come il Congo “è affetto dal cancro della guerra e dell’insicurezza, le cui vittime sono  i poveri e innocenti, particolarmente le donne e i bambini". La religiosa parla di "un genocidio che non si conosce, ma che denunciamo con  forza e che si svolge in totale silenzio a livello globale. Non è giusto, è offensivo nei nostri confronti. E’  assurdo per qualsiasi amico della vita e della pace. Vi chiediamo di  continuare a pregare per il nostro Paese, considerando l’efficacia della sua parola, e di sfidare tutte quelle grandi nazioni i cui leader sono senza cuore e che, per interessi economici e politici  egoistici, continuano a fare del Congo una giungla dove tutti possono  entrare e usarla, come fossero padroni”. (R.Iaria)    

Mons. Di Tora : la sapienza di Dio è diventata storia

1 Dicembre 2019 - Modena – “Avvento è memoria e profezia, passato e futuro ma il presente è da interpretare. Viviamo un periodo di grandi e veloci cambiamenti”. Lo ha detto ieri sera mons. Guerino di Tora, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, durante la messa conclusiva nella parrocchia Madonna Pellegrina, del festival della Migrazione che si è chiuso ieri sera a Modena. A concelebrare, fra gli altri, don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes e il parroco don Matteo Cavani. Per il presule oggi “le cose ci sfuggano e si crea la dinamica del provvisorio, oggi una cosa c’è e domani non c’è più, per chi è abituato alla stabilità sono tempi difficili. Clima di ansia, di timore, di paura”. Allora l’invito è quello alla vigilanza: “noi celebriamo un Dio che viene, che fa nuove tutte le cose, e torniamo a riflettere ogni anno sulla memoria della sua venuta”. Parola chiave del Vangelo della prima domenica di Avvento è “vegliate: potremmo non accorgerci della venuta del Signore, affaccendati in altro. Vegliare significa saper leggere la storia per individuare i segni dei tempi. Globalizzazione di merci, ma anche di uomini. Persone che si muovono, non lo leggiamo come segno dei tempi e tendiamo a metterlo da parte. La sapienza di Dio però si è fatta carne, è diventata storia. Il cristiano non può estraniarsi dalla storia, non si tira indietro, condivide le esperienze umane. L’Avvento – ha concluso - non è un tempo solo di attesa, ma la realizzazione della venuta del Signore in mezzo a noi”  

Modena: conclusa la quarta edizione del Festival della Migrazione

1 Dicembre 2019 - Modena - Con una tavola rotonda sulla Chiesa che incontra si è concluso ieri a Modena la quarta edizione del Festival della Migrazione promosso dalla Fondazione Migrantes  e dall'associazione Porta Aperta. Una giornata, quella conclkusiva, iniziata con un incontro alla Città dei Ragazzi dove vengono giovani italiani e stranieri e con il Pranzo dei Popoli che ha visto circa 300 persone partecipare al Pranzo dei Popoli con portate da ogni parte del mondo e musica con un gruppo formato da italiani e stranieri. Il festival della Migrazione - ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora - è un invito a incontrare le diversità vincendo la paura: "La Chiesa che incontra è l'espressione più vera del proprio essere ecclesia, cioè aggregazione, assemblea. Diventa espressione di un processo umano che, attraverso un primo momento di reciproca conoscenza dello straniero, porta all'integrazione. La Chiesa vuole esprimere attraverso il Vangelo questa realtà. È il Signore stesso che ce lo chiede: 'Ero straniero e mi avete accolto, ero carcerato e mi avete visitato'. Questo è lo specifico del cristiano". La Chiesa è "al servizio della verità", spiega l'arcivescovo di Modena-Nonantola, mons.  Erio Castellucci: "i cristiani devono quindi contrastare con ogni mezzo le menzogne sui migranti fatte circolare per creare paura o divisione e riscuotere con le strumentalizzazioni facili consensi". Durate la serata, moderata dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi, è stato più volte ribadito che oggi occorre passare dall'accoglienza d'emergenza a quella strutturata. Ad esempio nelle parrocchie e nelle comunità l'accoglienza diffusa ha favorito l'incontro e il confronto con le singole persone. All'incontro anche il giovane sacerdote, don Mattia Ferrari che ha vissuto una esperienza sulla nave "Mediterranea" impegnata a salvare  migranti in mare. I profughi scampati alla morte "ci hanno fatto un dono. Quello di aiutarci a non perdere l'umanità".

Congolesi a Roma: una comunità viva nel “cuore” di Roma

1 Dicembre 2019 - Roma – C’è fermento nella comunità congolese di Roma per la messa di oggi con Papa Francesco nella Basilica di San Pietro. L’occasione è il 25mo anniversario della fondazione della comunità a Roma. Nella capitale è infatti la comunità congolese è presente dal 1994 e si riunisce nella Chiesa della Natività di Gesù al centro di Roma. “Non siamo solo fedeli che si incontrano e partecipano alla messa con canti e danze ma anche persone che, insieme, si dedicano al prossimo sofferente, ai poveri, a tutti coloro che ci chiedono aiuto, con diverse iniziative e attività solidali, in pieno spirito missionario” dice il cappellano don Silvestro Adesengie. “La nostra comunità - osserva il sacerdote a “L’Osservatore Romano” - è formata da immigrati il cui arrivo tuttora prosegue. Due terzi di loro sono sacerdoti, religiosi e religiose, appartenenti a diverse congregazioni, parecchi giunti per motivi di studio. Un altro terzo è composto da laici cattolici, studenti, impiegati e rifugiati politici ma anche da famiglie e membri delle diverse confessioni religiose e del corpo diplomatico. Tutti in cerca di una vita migliore e di una pace che nel loro paese spesso è venuta a mancare”. Ogni domenica una celebrazione nella chiesa seguita ed animata e alla quale partecipano anche fedeli provenienti da altri paesi, africani e di altri continenti: “le nostre sono celebrazioni particolari che permettono ai nostri connazionali di innalzare la lode a Dio come facevano i loro antenati, con la gioia di servirlo stando insieme. Questo si trasmette e attira tante persone”. Ad invitare il Papa suor Rita Mboshu Kongo delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice, teologa congolese e docente all'Università Urbaniana. Nel giugno scorso, durante un'udienza privata con alcune rappresentanti del movimento "Mamme cattoliche congolesi", la religiosa, riferisce oggi “Roma Sette” aveva espresso il desiderio di ospitare il Papa nella chiesa della Natività a piazza Pasquino: “ho detto al Papa che avremmo voluto un momento di preghiera insieme. Mi ha risposto che sarebbe venuto a trovarci volentieri. Dopo pochi giorni ho ricevuto una telefonata dal Vaticano per concordare una data per la liturgia. Impossibile esprimere a parole quello che ho provato. È stata una grande emozione. La nostra chiesa, però, è piccola e abbiamo deciso insieme di celebrare nella basilica di San Pietro e di fissare la data per il 1° dicembre”. Una data importante: si fa memoria oggi della beata suor Maria Clementina Anuarite Nengapeta, prima beata religiosa congolese. Con questa celebrazione, spiega il direttore Migrantes mons. Pierpaolo Felicolo Papa Francesco “dimostra in mille modi diversi la sua costante attenzione per il mondo dell'immigrazione in generale e per le singole comunità etniche. È sempre vicino agli uomini e alle donne che con sofferenza sono costretti a lasciare il proprio Paese di origine per i più svariati motivi”.

Congolesi a Roma: domani celebrazione in rito zairese presieduta da Papa Francesco

30 Novembre 2019 - Città del Vaticano – Domani Papa Francesco, come annunciato da www.migrantesonline.it, celebrerà una liturgia eucaristica in occasione del 25º anniversario della nascita della Cappellania cattolica congolese di Roma. La celebrazione sarà nel rito zairese e si svolgerà nella Basilica di San Pietro. Approvato dalla Congregazione per il Culto Divino il 30 aprile 1988, sotto il titolo di “Messale romano per le diocesi dello Zaire” (ex nome della Repubblica democratica del Congo), il rito zairese o congolese è un adattamento del rito romano ordinario, spiega oggi la Sala Stampa della Santa Sede. Auspicato dai vescovi congolesi fin dal 1969, è il frutto di un lungo processo di inculturazione della liturgia, incoraggiato da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Concretamente, “si trattava di aprire la liturgia ai valori culturali del popolo zairese”. I testi e i riti tengono conto della tradizione stilistica orale africana. Si insiste sulla partecipazione attiva dell’assemblea, uomini e donne, partecipazione che si esprime anche con movimenti ritmici e levando le braccia al cielo. Durante il Gloria i ministri danzano intorno all’altare. Molto spazio viene dato ai canti, spesso accompagnati da tamburi e altri strumenti tradizionali. I lettori vengono benedetti e inviati dal celebrante prima di dirigersi verso l’ambone. La Comunità Cattolica Congolese, che ha sede nella chiesa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo degli Agonizzanti, a piazza Pasquino, è stata fondata nel 1994 per volere del card. Frédéric Etsou, Arcivescovo di Kinshasa. (R.Iaria)

La Chiesa che incontra: dibattito a Modena chiude il Festival della Migrazione

30 Novembre 2019 - Modena - Saranno il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, il vescovo mons. Guerino Di Tora, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego e mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, a chiudere, questa sera – nella parrocchia Madonna Pellegrina a Modena alle 21,00 - la quarta edizione del Festival della Migrazione promosso, fra gli altri, dall’Associazione Porta Aperta e Fondazione Migrantes. Al centro del dibattito – che vedrà gli interventi anche di don Mattia Ferrari e della superiora provinciale delle suore scalabriniane, Milva Caro, moderati dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi –la “Chiesa che incontra”. Numeri, volti, proposte” è stato il tema che ha fatto da filo conduttore a questa edizione che ha visto incontri, seminari, spettacoli, mostre, film, presentazione di libri. Tra gli ospiti lo scrittore Tahar Ben Jelloun, il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, i giornalisti Brahim Maarad della redazione esteri dell’Agi e Valentina Furlanetto di Radio 24, oltre a diversi esperti, imprenditori stranieri, etc. Ad aprire il festival un videomessaggio del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che ha sottolineato come “iniziative come il Festival della Migrazione, che affrontano temi cardine dei nostri tempi, mostrano che la percezione dell’opinione pubblica rispetto al fenomeno migratorio non sono solo dettati dalla paura e dall’odio, ma che c’è anche una comunità solidale, che è vicina alle tragedie di chi è costretto ad abbandonare tutto e a cercare riparo altrove”. Iniziative che “aiutano a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che interpellano il nostro quotidiano, perché non si possono dimenticare quanti hanno perso la vita cercando di raggiungere le nostre coste”. Sassoli si è detto convinto che occorre “adottare un approccio coordinato, fondato sulla solidarietà e sulla responsabilità, dobbiamo essere coscienti che il fenomeno della migrazione è un problema complesso e comprendere che la diversità è fonte di arricchimento, un’opportunità di crescita per ognuno di noi”. “La sfida delle migrazioni oggi non riguarda tanto l’accoglienza ma la capacità di costruire un paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca”, ha detto don De Robertis. Oggi alle 12.30, alla polisportiva Modena Est, altro appuntamento sarà la seconda edizione del “Pranzo dei popoli”. Otto portate, ognuna tipica di un diverso Paese del mondo, e oltre 300 coperti per un momento di convivialità e di festa. (Raffaele Iaria)