20 Febbraio 2020 - Roma - Un invito a “parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa affinché, esprimendo il Vangelo in modo concreto”, accolgano “ciascuno almeno una famiglia di rifugiati”. È quanto chiedono in una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea i cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Si tratta di una iniziativa inedita che nasce dall’invito di Papa Francesco a non rimanere indifferenti “al grido disperato di tanti fratelli e sorelle” e a non “passare oltre, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano”. La lettera è stata resa nota oggi dalla Comece ed era stata anticipata in un’intervista al Sir dal card. Hollerich in occasione dell’Incontro sul Mediterraneo, promosso dalla Cei a Bari. I tre cardinali parlano della “situazione di drammatico sovraffollamento e di sofferenza nella quale si trovano oltre 20.000 profughi” nell’isola di Lesbo e “molte altre migliaia nei diversi hot spot della Grecia”. E ricordano che dopo il viaggio a Lesbo nell’aprile del 2016, Francesco “non ha mai mancato di adoperarsi in loro aiuto, cercando di aprire dei corridoi umanitari per il loro trasferimento, in piena dignità, in altri Paesi europei”.
Da allora numerose sono state le missioni compiute nelle isole dell’Egeo dal card. Krajewski e dal card. Hollerich e costanti sono state le iniziative di accoglienza messe in atto. Già dal viaggio del Papa a Lesbo, 21 profughi sono stati condotti in Italia e accolti dalla Santa Sede. Due famiglie sono state accolte nel novembre 2019 dall’arcidiocesi di Lussemburgo e altri 43 rifugiati sono arrivati a Roma e presi in carico dalla Elemosineria Apostolica e dalla Comunità di Sant’Egidio. “Si è dunque aperta una via che potrebbe ridare speranza a circa 20mila adulti e a oltre 1.100 minori non accompagnati che sono rimasti bloccati senza limiti di tempo in campi temporanei e in strutture precarie, già dentro l’Europa ma fuori la società europea”, scrivono Hollerich, Krajewski e Czerny. “Questa via, incoraggiata dalle parole del Santo Padre, diventa per tutta la Chiesa, oltre che un dovere cristiano, un invito accorato a suscitare energie nuove ed evangeliche di accoglienza in ciascuno dei Paesi membri”.
La lettera contiene poi una serie di indicazioni pratiche per attuare un progetto di trasferimento e accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati dalla Grecia in un paese europeo. Le Conferenze Episcopali dovrebbero innanzitutto invitare le diocesi ad offrire la loro disponibilità ad accogliere famiglie o singoli profughi, specificando il numero in base alle proprie disponibilità e risorse. Ciascuna Conferenza Episcopale sollecita poi il proprio governo a procedere tramite gli organismi competenti all’esame della domanda di asilo “a beneficio di un numero determinato di profughi stabilito in base alla disponibilità espressa dalle singole diocesi”. Da parte sua, la Conferenza Episcopale si impegna ad assicurare ai profughi che ne saranno beneficiari, ospitalità e sostegno all’inserimento sociale per un determinato periodo di tempo. La Comunità di Sant’Egidio può provvedere all’identificazione dei profughi potenziali beneficiari del progetto e una volta realizzati gli accordi e fatte le verifiche, le Conferenze Episcopali trasmettono i nominativi dei beneficiari alle autorità nazionali responsabili. I trasferimenti dalla Grecia avverranno per piccoli gruppi di beneficiari o per singoli casi in accordo con gli organismi istituzionali dei paesi coinvolti e le Conferenze Episcopali. (M.C.B. – Sir)
Primo Piano
De Simone: la religiosità mediterranea tende a privilegiare l’ospitalità
20 Febbraio 2020 - Bari - Il Mediterraneo è “anche luogo del riemergere di preoccupanti istanze teocratiche. Non solo in quei Paesi del Medio Oriente o dell’Africa che vivono una crescente islamizzazione dello Stato e il potere devastante di organizzazioni terroristiche, o in alcuni Paesi dell’est Europa, ma pure nei Paesi occidentali che sperimentano un tempo di disorientamento a partire dalla crisi del sistema economico e delle istituzioni democratiche e che rispondono ai flussi migratori irrigidendo i confini, chiudendo porti e valichi e negando ogni possibilità di accoglienza che comporti un reale confronto e la messa in movimento del sistema sociale”. A dirlo questa mattina Pina De Simone, coordinatrice del biennio di specializzazione in Teologia fondamentale della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale sezione San Luigi, nella relazione sul tema “Consegnare la fede alle generazioni future. Sfide e risorse nel contesto del Mediterraneo” che ha aperto la seconda giornata dell’incontro di Bari “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla CEI e che sarà concluso domenica, 23 febbraio, da Papa Francesco.
Per De Simone il Mediterraneo, “crocevia” di popoli, di culture e di religioni, da sempre “attesta l’interdipendenza dei popoli come un dato di realtà di cui prendere coscienza. Le culture che si sono sviluppate sulle sue sponde – ha aggiunto - sono il frutto di contaminazioni feconde maturate persino negli scontri e nei conflitti che l’hanno attraversato”. Il Mediterraneo è – ha detto ancora la docente della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale – “il mare del meticciato che ci ricorda come non ci sia identità senza l’altro. Per i credenti in Cristo Gesù è tempo di uscire da schemi di contrapposizione e di testimoniare una fede che è di per sé accogliente. Siamo chiamati ad essere ‘Chiesa dell’incontro’, a ‘disarmare i cuori’ ad abbattere ‘i muri dell’odio e della discordia’, nella consapevolezza della universale fraternità umana e nel riconoscimento della grande libertà di Dio che agisce anche al di fuori del cristianesimo”.
Un altro tratto della religiosità mediterranea che è “tutt’uno con la sostanza della fede cristiana”, ma che appartiene trasversalmente alle tre grandi tradizioni monoteistiche è l’ospitalità: “nella dialettica tra ospitalità e ostilità che attraversa l’esperienza religiosa come esperienza dell’assoluto e del vero, la religiosità mediterranea – ha detto De Simone - tende di per sé a privilegiare l’ospitalità a partire dal valore propriamente mediterraneo dell’accoglienza e dal dettato della fede. Basta pensare alle tante esperienze di accoglienza dello straniero e di convivenza pacifica tra persone di fede diversa che hanno visto e ancora vedono coinvolta la gente comune nella semplicità dei gesti quotidiani, al di là di ogni forzata contrapposizione ideologica e politica, e che sono vissute non mettendo tra parentesi la propria fede ma proprio a partire da questa”.
Nella rivelazione biblica “lo straniero e l’ospite sono “manifestazioni della presenza divina. E nel cristianesimo l’accoglienza dell’altro come fratello sgorga dal cuore stesso della Pasqua del Signore Gesù che ha distrutto in sé stesso l’inimicizia”!”. “Siamo dinanzi alla via maestra dell’annuncio del Vangelo”: accogliere l’altro “spalancare le porte del cuore, costruire una cultura dell’incontro, trame di dialogo e di fraternità vissuta come accade in tanti dei Paesi da cui veniamo. Accogliersi reciprocamente”. (R.Iaria)
Vescovi d’America: “la Chiesa è alleata dei migranti”
20 Febbraio 2020 - Roma - Con una preghiera di ringraziamento per l’incontro fraterno, i vescovi delle presidenze del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) e delle Conferenze Episcopali degli Stati Uniti e del Canada hanno concluso a Tampa, in Florida, l’incontro dei vescovi della Chiesa in America. Durante l’ultima giornata – riferisce il Sir - Mons. Gustavo Rodríguez Vega, arcivescovo dello Yucatan (Messico), ha presentato la realtà del fenomeno migratorio in America Latina e nei Caraibi; quindi Mons. Allen Vigneron, arcivescovo di Detroit e Vicepresidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha presentato l’esperienza di collaborazione con il ministero della Gioventù; più tardi, Mons. Iván Antonio Marín, arcivescovo emerito di Popayán (Colombia), ha parlato dei vescovi emeriti e delle possibilità di una presenza e di una maggiore vicinanza e sostegno nei loro confronti. Infine, Mons. Pierre Goudreault, vescovo di Sainte-Anne-de-la-Pocatière, in Canada, ha condiviso il lavoro nel Paese sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili.
Al termine, nel tracciare un bilancio dell’iniziativa, il presidente del Celam, Mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo (Perù), coordinatore dei lavori, ha affermato: “Sono stati giorni di comunione, fraternità e sinodalità. Tra i temi forti è emersa la difesa della casa comune, oltre all’attenzione alle periferie”. Si è parlato molto anche del fenomeno migratorio, che coinvolge tutto il continente: “La Chiesa è chiamata ad essere alleata dei migranti”, ha concluso il presidente del Celam. Il prossimo incontro, nel 2021, sarà coordinato dalla Conferenza Episcopale del Canada.
Chinatown: a tavola contro la paura
20 Febbraio 2020 - Milano - «Tutti a Chinatown stasera per fare tre buone azioni con un solo gesto: aiutare i bambini degli orfanotrofi cinesi messi in difficoltà dall’epidemia del Coronavirus, dare una mano ai ristoratori e combattere la psicosi del virus». È l’appello lanciato da Marco Griffini, presidente di Aibi, tra i sostenitori della 'Notte delle bacchette', simpatica iniziativa di solidarietà che stasera a Milano – ma non solo – coinvolgerà centinaia di ristoratori cinesi. Da quando è partita l’epidemia i locali hanno visto crollare i propri fatturati in pochissimi giorni. Soprattutto a Milano, dove qualcuno è addirittura stato costretto a chiudere, almeno temporaneamente. Così, per contrastare la paura e offrire un segno di vicinanza a tante famiglie di origini cinesi, è nata questa iniziativa di “solidarietà gastronomica”. Stasera, in una settantina di locali, ristoranti, bar di via Paolo Sarpi e dintorni sarà possibile cenare – senza timore del contagio – con la certezza di compiere una buona azione. Il ristorante offrirà un piatto tipico e, anche grazie all’interessamento del food blogger Lorenzo Biagiarelli – tra gli organizzatori dell’evento – il cinquanta per cento della cifra versata andrà sostenere le iniziative di Aibi. Con quale scopo? Raccoglie donazioni e materiale sanitario (mascherine protettive e disinfettanti) per contrastare l’emergenza sanitaria negli istituti per l’infanzia in Cina, dove la situazione è sempre più difficile. In Cina esistono decine di istituti che ospitano migliaia di minori. Aibi, ente autorizzato per adozioni in Cina, che opera a Pechino dal 2008 e a Xi’An, nello Shaanxi, dal 2012 è tra le organizzazioni che si sono mosse subito per reperire il materiale più richiesto, principalmente mascherine di tipo medico e N95, ma anche disinfettanti per le mani, termometri e guanti in lattice. Fino, proprio attraverso Aibi, sono state donate 29.970 mascherine usa e getta, tra cui 1.700 in spedizione da una famiglia adottiva e 3.000 da un privato e 1.000 maschere N95; 2.500 guanti medici; 1.000 confezioni di disinfettante e 260 occhiali protettivi. In totale sono stati raggiunti sei istituti a Ningbo, Xi’an, Zhengzhou, Guangzhou, Baotou e Xiangtang. Importante la collaborazione con la Fondazione Italia Cina, che sostiene la Casa di accoglienza “Vittorino Colombo” a Xi’an, e la società Aurora Biofarma di Milano che ha contribuito al reperimento di materiale con una donazione liberale. Diverse sono le aziende che si stanno interessando al progetto. ( L.Mo. - Avvenire)
Incontro CEI sul Mediterraneo: da oggi tavoli di confronto e momenti di preghiera
20 Febbraio 2020 - Bari - Tavoli di conversazione e discussione, lavori in assemblea, momenti di preghiera, incontri nelle parrocchie e l’abbraccio finale ad un gruppo di persone più svantaggiate. Si presenta così l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” che si è aperto ieri a Bari. Protagonisti 58 vescovi delegati di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La giornata di oggi si aprirà fra poco con la celebrazione eucaristica nella basilica di San Nicola. Al centro dei lavori il primo tema che animerà tavoli di conversazione e discussione in assemblea. In serata i vescovi faranno una visita guidata alla città vecchia. Venerdì, dopo i lavori di assemblea e confronto sempre al Castello Svevo, alle 19 ogni vescovo sarà ospite di una parrocchia dove, dopo la messa, ci sarà un momento di confronto e testimonianze e infine la cena. Sono una trentina le parrocchie coinvolte. Sabato la giornata si aprirà con la celebrazione eucaristica nella cattedrale di Bari. Alla 15.30 al Teatro Petruzzelli, è in programma un evento culturale con momenti artistici e testimonianze. E, alle 19, un momento di preghiera mariana in cattedrale. Domenica alle 8.15 circa Papa Francesco atterrerà nel piazzale Cristoforo Colombo dove, ad accoglierlo, ci saranno l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci, e le autorità civili. Alle 8.30 il pontefice incontrerà i vescovi del Mediterraneo. Al termine, scenderà nella cripta per venerare le reliquie di san Nicola e saluterà la comunità dei padri domenicani. Uscendo dalla Basilica, sul sagrato, rivolgerà un saluto ai fedeli per poi ripartire in auto verso corso Vittorio Emanuele II dove presiederà la concelebrazione eucaristica e reciterà la preghiera dell’Angelus. Alle 12.30 la ripartenza in elicottero alla volta del Vaticano, dove atterrerà alle 13.45. Dopo la messa i vescovi andranno a pranzo nella Fiera del Levante: parteciperà anche un gruppo di persone in difficoltà che si distribuiranno tra i presuli. Si tratta di una trentina di persone, tra migranti del Cara, senza fissa dimora e persone impegnate in percorsi di riabilitazione.
Mons. Raspanti: diventa “assordante” il suono delle parole “Dov’è Abele, tuo fratello?”
19 Febbraio 2020 - Bari - “L’altro non è semplicemente a prescindere da me, ma insieme a me, a tal punto che affinché io ci sia, occorre l’altro. L’altro è per me costitutivo”. E’ quanto ha detto mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vice presidente della Cei nella relazione introduttiva sul tema “Alla ricerca della vocazione mediterranea” dell’Incontro Mediterraneo frontiera di pace” promosso a Bari dalla Cei e al quale partecipano 58 vescovi delegati di 19 Paesi del Mediterraneo.
“L’altro è per me costitutivo” e lo è “a più titoli”, ha spiegato: “innanzitutto perché, con la sua alterità da me, mi aiuta a definirmi, a diventare consapevole della mia identità, dei miei contorni personali, del mio profilo diverso e distinto dal suo. Inoltre perché mi invita - con le sue esigenze, con le sue rivendicazioni, ma pure con la sua disponibilità - a non far degenerare la distinzione in distanza: noi ci costituiamo in forza di una dialettica di discontinuità nella continuità. E parlando dei problemi che vivono i paesi del Mediterraneo ha sottolineato che “noi non possiamo limitarci alla denuncia dei crimini e delle ingiustizie, che non dobbiamo peraltro negligere. Abbiamo il dovere di indicare come la strada nella quale il Mediterraneo è immesso sia connessa con il piano divino di salvezza in Cristo, quanto se ne allontani e dove Dio vuole che indirizziamo i nostri passi per rimanere fedeli a lui, Signore della storia”.
Mons. Raspanti ha ricordato il grido del siriano padre Jacques Mourad: “I popoli del Mediterraneo non ne possono più di sofferenze, sangue, violenze, conflitti, distruzioni. Così mi viene dal cuore la richiesta di pregare perché da Bari arrivi questa luce per tutto il Mediterraneo”. In questi giorni i vescovi si confronteranno sui problemi che affliggono la Regione e i popoli del Mare Nostrum: le migrazioni, la povertà, le violenze, la mancanza di istruzione o di cure sanitarie, lo sfruttamento di nazioni, la crisi dell’istituto familiare. Ma, ha aggiunto il vicepresidente della Cei “la storia ci insegna che per la felicità delle persone è basilare più che risolvere le singole criticità, offrire orizzonti di speranza, un sogno da nutrire, un ideale al quale appartenere e di cui essere insieme costruttori”. C’è un tratto – ha detto mons. Raspanti – che caratterizza il Mediterraneo: la presenza “in uno spazio geografico relativamente piccolo” di “una marcata accentuazione delle identità/alterità delle genti che vi abitano”. “Dinamica – ha osservato Raspanti – che non è rimasta al riparo da degenerazioni, come lotte, odio, contrapposizioni”. Non si tratta di mettere “in secondo piano quello che ci divide e puntare su ciò che ci accomuna, correndo i rischi di appiattire le identità e deprezzare i tesori dei popoli”. Si tratta piuttosto di sottolineare come tensioni e abbracci “non hanno mai cancellato il senso di appartenenza reciproca che i popoli del Mediterraneo avvertono in sé”. E ha concluso: “Ciò implica che in questo bacino possa esser richiesto un maggior coraggio al processo del perdono e della riconciliazione, alla corresponsabilità e alla fraternità? Il suono delle parole ‘Dov’è Abele, tuo fratello?’ diventa qui tuono assordante?”. (R.I.)
Card. Bassetti: questione cittadinanza è cruciale
19 Febbraio 2020 - Bari - “Spero che questo nostro ritrovarci sia l’avvio di un processo che ci consenta di condividere e offrire ai nostri popoli una visione non frammentaria, ma complessiva e organica dei problemi e delle ricchezze del Mediterraneo, necessaria per superare le crisi che stiamo vivendo”. E’ quanto ha detto questo pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo l’incontro “Mediterraneo Frontiere di pace” che si svolge, fino al 23 febbraio, a Bari e che sarà concluso da papa Francesco. A queste giornate di riflessione e di preghiera parteciperanno 58 tra vescovi e patriarchi dei 19 Paesi che s'affacciano sul “Mare nostrum”. Per il card. Bassetti “noi vescovi non possiamo vedere la questione dei migranti in maniera settorializzata, come se fosse un problema di ‘esodi’ che impoveriscono i territori o di ‘arrivi’ che li destabilizzano: il povero – ha spiegato il presidente della CEI – che parte o che decide di restare, che arriva o che troppo spesso muore durante il viaggio o conosce sofferenze e ingiustizie indicibili, è Cristo che emigra, resta, soffre, bussa alle nostre porte”. I problemi costituiscono – ha quindi aggiunto – uno “stimolo ulteriore a superare, noi per primi, le barriere che attraversano il Mediterraneo e a intensificare l’incontro e la comunione fra di noi. Ne avvertiamo – ha quindi detto il card. Bassetti – la responsabilità e l’urgenza, convinti come siamo che la tessitura di relazioni fraterne è condizione per partecipare al processo di integrazione”. Il card. Bassetti, spiegando l’origine di questo incontro a Bari, ha detto che da quando ha conosciuto Giorgio la Pira, il “sindaco santo” di Firenze egli ha “cominciato a parlare al mio cuore. Si è fatto poi annuncio e proposta due anni fa, quando ho cominciato a sentire dentro di me l’incontenibile sofferenza del ‘Mare Nostrum’, ridotto a tomba per migliaia di fratelli. E’ così che mi sono ricordato delle parole di La Pira: ‘il Mediterraneo torni ad essere quello che fu’”. Parlando del yema migrazioni il card. Bassetti ha quindi sottolineato che “non potrà esserci arresto delle crisi migratorie e umanitarie senza che sia restituito a ogni uomo e a ogni donna, cittadini del mondo, il diritto di restare nella propria patria a costruire un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, e senza che a questo diritto sia affiancato anche quello di spostarsi. “Liberi di partire, liberi di restare” è la linea che, come Conferenza Episcopale Italiana, ci siamo dati nella nostra azione solidale nei confronti dei popoli impoveriti”. Parlando poi della cittadinanza il presidente dei vescovi italiani i ha detto che “è cruciale per tutti”: è questione che “si pone in maniera nuova per gli stessi Paesi di antica tradizione democratica con le sfide dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, dello spazio pubblico reclamato da tutte le religioni; paesi che si ritrovano a fare i conti con la pericolosa tentazione a involuzioni identitarie che minano il fondamento dei diritti inviolabili della persona”. (R. Iaria)
Sea Watch: soccorse 121 persone da gommone in difficoltà
19 Febbraio 2020 -
|
Roma, 19 feb. - "Sea Watch ha appena concluso il soccorso di 121 persone da un gommone in difficolta' che imbarcava acqua, a circa 24 miglia dalla Libia. Alarm phone aveva raccolto il loro SOS e avvisato le autorita' competenti. I naufraghi si trovano ora al sicuro a bordo della nostra nave".
Cosi' sull'account twitter di Sea Watch Italy. |
Il filo della storia
19 Febbraio 2020 - Roma - Ci sono incontri indelebili nella storia dei popoli. Sono incontri che restano lì, a segnare il passo di un cammino nuovo. Questo è stato il 7 luglio 2018: Bari diventa teatro dell’incontro di Papa Francesco con i capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente. Così saranno ricordate anche le giornate 19-23 febbraio 2020: dopo due anni, Bari ritorna ad essere nuovamente centro di un importante evento per la Chiesa e la società.
Si apre oggi, infatti, l’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” cui, su invito della Conferenza Episcopale italiana, parteciperanno 60 delegati di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Un’occasione unica per conoscersi, ascoltarsi e dialogare. Le prospettive che possono essere aperte sono davvero tante. E tutte, nella loro concretezza, verranno affidate a Papa Francesco domenica 23 febbraio, quando il Santo Padre giungerà nel capoluogo pugliese per chiudere l’evento.
La storia consegnerà una nuova pagina, che senz'altro – ed è l’augurio di tutti – possa tracciare nuovi spazi di cammino comune. A tutti gli operatori della comunicazione la gratitudine per il lavoro di questi giorni. (Vincenzo Corrado)
Card. Bassetti, “vedere in ogni altro l’immagine di Dio”
19 Febbraio 2020 - Bari - Occorre “vedere gli altri come persone e non come cose”. Lo ha ribadito il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nell'omelia della messa – come riferisce il Sir - celebrata nella cattedrale di Bari con i vescovi del Mediterraneo arrivati nel capoluogo pugliese per l’incontro di riflessione e spiritualità.
Prendendo spunto dall'episodio evangelico della guarigione del cieco, il card. Bassetti ha ricordato che “si guarisce realmente quando si vede l’altro, quando si vede in ogni altro l’immagine di Dio”. “È difficile raggiungere questo traguardo, ma – ha chiarito – ogni altro sguardo non è sufficiente”.
Spesso, ha ammesso, “gli altri rimangono un’immagine sfocata e allora Gesù impone le mani perché noi, almeno noi pastori, vediamo chiaramente”.
Secondo il card. Bassetti “c’è bisogno di vedere con gli occhi di Cristo, di uno sguardo di misericordia e di compassione, quello con cui Gesù guardava le folle e si commuoveva fino alle lacrime”.
“Aprici gli occhi – è stata l’invocazione finale – perché possiamo vederti e riconoscerti nostro fratello e prenderci cura di tutti i fratelli che ci poni accanto”.
Circo di Peschiera Borromeo: in scena il 29 febbraio “Carnival Circus – Maschere Italiane & Carnevale di Rio”
19 Febbraio 2020 - Peschiera Borromeo - Doppio spettacolo per celebrare nel migliore dei modi Carnevale. In occasione dei festeggiamenti di sabato 29 febbraio, gli artisti del Circo di Peschiera Borromeo, coordinati da Paride Orfei e Sneja Nedeva, si esibiranno con il nuovo show “Carnival Circus - Maschere Italiane & Carnevale di Rio”. Lo spettacolo sarà strutturato in due parti: nella prima, andranno in scena avvincenti performance associate alle maschere della Commedia dell’Arte (da Arlecchino a Pantalone). La seconda parte, invece, sarà caratterizzata dal ritmo e dalle movenze brasiliane, con un rodato corpo di ballo.
Al termine dell’esibizione, i bambini potranno entrare nella pista centrale e correre, giocare e ballare, al ritmo di musica, per 20/30 minuti.
“Carnival Circus” avrà una durata di un’ora e mezza, con un intervallo di 15/20 minuti tra un tempo e l’altro, e si terrà sabato 29 febbraio alle 16.30 e in replica alle 20.00 nel tendone grande del Circo in via Carducci 6 a Peschiera Borromeo, a poca distanza dall’Idroscalo di Milano. “L’intenzione è quella di ricreare nel tendone - ovviamente riscaldato - un’atmosfera calorosa e divertente, piena di colori e festoni carnevaleschi - spiega il numero uno dello chapiteau Paride Orfei -. Per renderla ancora più bella, invitiamo tutti i partecipanti, grandi e piccoli, a indossare maschere e costumi”.
Via crucis del migrante
19 Febbraio 2020 - Torino - Con la Quaresima alle porte (si apre il 26 febbraio) la comunità cristiana tornerà a pregare la Via Crucis. Avremo celebrazioni nelle chiese, ma altre vie crucis avvengono ogni giorno nelle nostre città: è il calvario di tanti fratelli e sorelle colpiti da un dolore che li accomuna a Cristo.
Vorrei qui illustrare una di queste vie dolorose, non cruenta, non tragica, ma degna, a mio parere, di essere conosciuta. È la via crucis del migrante che, dopo aver trovato alloggio e lavoro nel nostro Paese, volendo riunirsi con la sposa e con i figli che vivono nella patria lontana, affronta la pratica del ricongiungimento famigliare.
Conosco da vicino la storia di Joseph (nome di fantasia), un profugo africano che, fino all’inizio del corrente anno, era ospitato presso la parrocchia Gesù Buon Pastore di Torino, e che ora abita in un alloggio di proprietà del Cottolengo,
di cui paga regolarmente l’affitto. Vi invito a seguire le tappe del suo cammino…
Prima stazione: Ufficio Immigrazione della Questura di Torino, corso Verona. Lì si reca Joseph il 16 settembre 2019 per avviare la pratica di ottenimento del permesso di soggiorno per motivo di lavoro, documento indispensabile per il ricongiungimento.
Dopo una lunga attesa, deve firmare una dichiarazione di rinuncia ad avere un permesso di soggiorno per motivi di tipo
umanitario (dopo i decreti sicurezza, si chiama «permesso per casi speciali»); nuova attesa, poi viene chiamato in uno
stanzone per il rilascio delle impronte digitali (di ognuna delle dieci dita). Infine gli viene detto che il permesso sarà
rilasciato in circa 45 giorni.
Seconda stazione: Questura di via Grattoni, 13 gennaio 2020, ore 8.30. Passati, inutilmente, quasi quattro mesi, Joseph, prima di recarsi al lavoro, si trova, insieme ad una piccola folla di migranti, sul marciapiede opposto all’ingresso del palazzo della Questura. Dopo un’ora di attesa, gli si consente di attraversare la strada e può entrare nel palazzo. Qui è ammesso nella «stanza 14», dove il suo caso – grazie a Dio – è preso in esame. Gli fanno nuovamente firmare la stessa dichiarazione di rinuncia che conosce già e gli dicono di recarsi, il più presto possibile, in corso Verona.
Terza stazione: Ufficio Immigrazione di corso Verona, 13 gennaio 2020, ore 10.30 circa. Joseph presenta agli sportelli il foglio con timbro e firma rilasciatogli poco prima in via Grattoni. In questo modo, dopo più di un’ora d’attesa, può rientrare nello stesso stanzone dov’era già stato il 16 settembre, dove gli prendono nuovamente le impronte digitali (di ognuna delle dieci dita). Questa volta gli dicono che il permesso di soggiorno dovrebbe essere pronto dopo uno o al massimo due mesi.
Quarta stazione: Ufficio Immigrazione di corso Verona, 28 gennaio 2020. Joseph è di nuovo lì perché, controllando
per via telematica l’iter del suo permesso di soggiorno, compare sempre sul monitor l’inquietante messaggio: «Il documento non è presente in archivio». Joseph riesce ad evitare la chilometrica coda che vorrebbero fargli fare (e che lo farebbe, per l’ennesima volta, arrivare tardi al lavoro) e riesce a strappare agli sportelli la notizia che «il permesso di soggiorno è stato spedito»… e che quindi dovrebbe arrivare, gli dicono, entro un mese! Chi vivrà vedrà…
Quinta stazione: Ufficio Comunale per la Casa di via Orvieto, 29 gennaio 2020. A questa tappa non troviamo Joseph
(che dovrebbe altrimenti assentarsi dal posto di lavoro), ma un cireneo, cioè uno dei suoi amici-accompagnatori del Gruppo Accoglienza Migranti della parrocchia Gesù Buon Pastore. L’amico di Joseph, dopo una coda di non più di due ore, viene a sapere che, per ottenere il certificato di idoneità abitativa (uno dei tanti documenti necessari, oltre al permesso di soggiorno, per espletare la pratica di ricongiungimento famigliare) occorre procurare una ricca documentazione, tra cui, ad esempio, la «scheda di rilevamento tecnica attestante la conformità ai requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa richiesti dalle vigenti disposizioni di legge e regolamenti, redatta e firmata da un tecnico abilitato e controfirmata dal richiedente e dal proprietario».
Dovremo procedere fino alla quattordicesima stazione?
Penso proprio di sì, visto che Joseph, prima di quanto qui descritto, è già passato attraverso le tappe della fuga dal
suo Paese (sotto le mentite sembianze di una donna velata dal burqa), del percorso nel deserto, della detenzione in Libia, della traversata in gommone, del salvataggio in mare… Ma noi tutti del Gruppo Accoglienza speriamo proprio
si possa giungere più in là, alla stazione quindicesima: la Resurrezione! Che, per Joseph, significa poter riabbracciare
i suoi cari, dopo tanti anni di forzata separazione…
Ci affidiamo alla Provvidenza di Dio che, per dirla con il Manzoni, non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per
prepararne loro una più certa e più grande. Un pensiero però va ai tanti nostri fratelli e sorelle migranti incontrati nelle stazioni di questa moderna via crucis, specialmente alle mamme, in coda per ore con i loro bimbi piccolini.
Quanta sofferenza! Ma anche quanta speranza e quanta dignità! Come quella della giovane madre africana che, nel
freddo pungente dell’alba di un mattino di gennaio, in attesa dell’apertura dello squallido portone di corso Verona,
cantava al suo piccino, ben coperto nella carrozzina, una nenia dolcissima… (Angelo Barsotti – La Voce e il Tempo)
Card. Bassetti: “Mediterraneo è uno spaccato della Chiesa Cattolica”
19 Febbraio 2020 - Roma - “Il Mediterraneo con tutte le sue chiese è uno spaccato di Chiesa Cattolica”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, in un’intervista a ‘Il diario di Papa Francesco’ su Tv2000 alla vigilia dell’incontro ‘Mediterraneo frontiera di pace’, che si svolge a Bari da oggi al 23 febbraio.
Nel Mediterraneo, ha sottolineato il card. Bassetti, “ci sono chiese perseguitate, quelle piccole, quelle che rischiano di scomparire come la chiesa caldea. Proprio su questo problema il patriarca Sako ha sottolineato che ‘se scompaiono le radici caldee della Chiesa che risalgono ad Abramo dovrà patire anche l’albero che si è impiantato in Occidente’. Il cristianesimo nasce proprio da quelle radici. Ecco perché è importante il confronto. Chiese piccole, chiese perseguitate, chiese con pochissimi credenti come le chiese occidentali della Libia, della Tunisia o dell’Egitto. Sarà molto importante sentire anche la voce di tutte le chiese che hanno vissuto le guerre dei Balcani. Infine le nostre chiese come l’Italia e la Francia con i problemi di secolarizzazione”.
“Metteremo insieme le nostre difficoltà – ha concluso il card. Bassetti a Tv2000 - non per fare delle lamentele perché il Papa ha già detto che ‘le lamentele non servono a nulla, sollevare problemi e basta non serve a nulla. Desidero da voi delle proposte’. Il Santo Padre ci ha dato un compito difficile ma è quello giusto”.
Viminale: 2065 i migranti sbarcati nel 2020 sulle coste italiane
18 Febbraio 2020 - Roma – 2065 sono i migranti che dall’inizio del 2020 sono sbarcate sulle coste italiane Il dato è del Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Dei 2065 migranti arrivati 343 sono di nazionalità bengalese (16%), Algeria (288, 14%), Sudan (245, 12%), Costa d’Avorio (242, 12%), Guinea (117, 6%), Tunisia (94, 4%), Somalia (86, 4%), Marocco (80, 4%), Mali (78, 4%), Iraq (62, 3%), secondo quanto dichiarato al momento dello sbarco a cui si aggiungono 430 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 382 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.
Card. Bagnasco: “non ci si può voltare dall’altra parte nel vedere centinaia di profughi nei viaggi della disperazione”
18 Febbraio 2020 - Bari - “Sì, si può diventare insensibili alla sofferenza altrui, si può banalizzare il male, voltarsi dall’altra parte nel vedere centinaia di profughi nei viaggi della disperazione, nella speranza di un futuro onesto e migliore, di una terra di pace e di convivenza serena e operosa. Il Vangelo è chiaro e non può essere cambiato secondo le mode o le convenienze: chi specula, per qualunque motivo, sulla miseria e la paura altrui perde la propria umanità”. È l’ammonimento del Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova che in qualità di Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), parteciperà da domani a Bari all’incontro della CEI sul Mediterraneo.
In una intervista al Sir, il Cardinale si sofferma a parlare dei disperati in mezzo al mare, dei salvataggi nel Mediterraneo e dei porti chiusi. “L’Europa – argomenta – deve individuare una vera politica per il fenomeno migratorio, senza ipocrisie e interessi nascosti: ogni uomo ha dignità in sé, non può essere considerato perché “conveniente” per qualcosa”. E aggiunge: “L’Europa non deve perdere la sua anima. Se l’Europa oscura la fede cristiana perde se stessa. Lo si vede! I valori più elementari di sempre come il rispetto dell’altro, l’attenzione al bisognoso, il primato della persona a prescindere, la promozione della vita umana sempre, della famiglia, la serietà educativa, la gratuità, non reggono a lungo se staccati dalla loro fonte che è Dio”.
Papa Francesco: Dio ci chiede un cuore aperto e pieno di compassione
18 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Manca pane a sufficienza ai discepoli che sono saliti in barca con Gesù e in loro subentra la preoccupazione per la gestione di qualcosa di materiale: “Discutevano fra loro -dice oggi il Vangelo di Marco ( Mc 8,14-21) - perché non avevano pane”. Gesù accortosi di questo li ammoniva: “Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”.
Papa Francesco, nell’omelia della messa a Santa Marta, questa mattina, come riferisce Vatican News - prende le mosse da questa scena del Vangelo per far comprendere la differenza che c'è tra un “cuore indurito”, come quello dei discepoli, e un “cuore compassionevole” come quello del Signore, quello che esprime la Sua volontà: “E la volontà del Signore è la compassione: ‘Misericordia voglio e non sacrifici’. E un cuore senza compassione è un cuore idolatrico, è un cuore autosufficiente, che va avanti sostenuto dal proprio egoismo, che diventa forte soltanto con le ideologie. Pensiamo ai quattro gruppi ideologici del tempo di Gesù: i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti. Quattro gruppi che avevano indurito il cuore per portare avanti un progetto che non era quello di Dio; non c’era posto per il progetto di Dio, non c’era posto per la compassione”.
Ma esiste una “medicina” contro la durezza del cuore ed è la memoria. Per questo nel Vangelo di oggi e in tanti passi della Bibbia che il Papa ripercorre torna come una sorta di ‘ritornello” il richiamo al potere salvifico della memoria, una “grazia” da chiedere - dice Francesco - perché “mantiene il cuore aperto e fedele”: “Quando il cuore diventa indurito, quando il cuore si indurisce, si dimentica… Si dimentica la grazia della salvezza, si dimentica la gratuità. Il cuore duro porta alle liti, porta alle guerre, porta all’egoismo, porta alla distruzione del fratello, perché non c’è compassione. E il messaggio di salvezza più grande è che Dio ha avuto compassione di noi. Quel ritornello del Vangelo, quando Gesù vede una persona, una situazione dolorosa: ‘ne ebbe compassione’. Gesù è la compassione del Padre; Gesù è lo schiaffo a ogni durezza di cuore”.
Chiedere dunque la grazia di avere un cuore “non ideologizzato” e quindi indurito, ma “aperto e compassionevole” di fronte a quanto accade nel mondo perché - ricorda il Papa - da questo saremo giudicati il giorno del giudizio, non dalle nostre “idee” o dalle nostre “ideologie”. “Ho avuto fame, mi hai dato da mangiare; sono stato in prigione, sei venuto a trovarmi; ero afflitto e mi hai consolato” sta scritto nel Vangelo e “questa - rimarca Francesco - è la compassione, questa è la non-durezza di cuore”. E l'umiltà, la memoria delle nostre radici e della nostra salvezza, ci aiuteranno a conservarlo tale. Da qui la preghiera conclusiva del Papa: “Ognuno di noi ha qualcosa che si è indurito nel cuore. Facciamo memoria, e che sia il Signore a darci un cuore retto e sincero dove abita il Signore. Nei cuori duri non può entrare il Signore; nei cuori ideologici non può entrare il Signore. Il Signore entra solo nei cuori che sono come il suo cuore: i cuori compassionevoli, i cuori che hanno compassione, i cuori aperti. Che il Signore ci dia questa grazia”.
Giordania: campi di volontariato tra rifugiati iracheni e siriani
18 Febbraio 2020 - Vicenza - Campi di volontariato in Giordania per giovani dai 18 ai 30 anni: è l’iniziativa di “Non Dalla Guerra”, associazione giovanile di Vicenza, che in tal modo intende offrire una “esperienza di servizio” accanto ai profughi siriani e iracheni e alla comunità locale in collaborazione con Caritas Jordan. Stando ai dati ufficiali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per Rifugiati, la Giordania ospita quasi 750mila profughi tra siriani e iracheni fuggiti dalla guerra e dalla violenza. “Non Dalla Guerra” organizza campi di volontariato in Giordania, ogni estate, dal 2016 e finora hanno partecipato quasi 500 ragazzi provenienti da tutta Italia e non solo. Per il 2020, fa sapere l’associazione, i campi di volontariato si strutturano su tre turni da 15 giorni ciascuno (dal 18 luglio al 1 agosto, dall’8 agosto al 22 agosto e dal 22 agosto al 5 settembre). Tra le attività proposte: l’incontro con le famiglie rifugiate per conoscere le loro storie, l’organizzazione di attività ludiche e ricreative per bambini siriani e iracheni nelle scuole informali di Caritas Jordan e momenti di servizio nell’ambito di progetti di reinserimento sociale e occupazionale per rifugiati sempre promossi dalla Caritas locale. “Tra gli obiettivi dei campi di volontariato vi è quello di creare un collegamento fra la realtà giovanile dei nostri territori e la Giordania. Uno degli scopi dell’esperienza che proponiamo è costruire un vero dialogo culturale capace di abbattere quei pregiudizi che ci dividono – dice Noemi Rossi, presidentessa di Non Dalla Guerra -. In Giordania ci sono occhi uguali ai nostri, mani tese a offrire un saluto o una tazza di tè, anime disposte a raccontarsi e altre ancora troppo ferite per aprirsi. È un Paese in cui la speranza convive con la rassegnazione, la voglia di ricominciare con la sofferenza. In Giordania, ogni anno, riscopriamo quell’umanità messa in ombra da una certa narrazione che racconta Il Medio Oriente solo attraverso il caos e logiche di conflitto”. Per partecipare ai campi è necessario presentare domanda entro e non oltre il 15 marzo 2020. (D.R.)
Migranti: nuovi arrivi in Sicilia
18 Febbraio 2020 - Roma - Ancora un sos nelle acque del Mediterraneo. È Alarm Phone a segnalare «una barca in pericolo» al largo della Libia: 87 le persone a bordo. «Hanno bisogno di soccorso urgente», sottolinea l’organizzazione, assicurando di aver immediatamente allertato le autorità competenti. Intanto un’imbarcazione con 16 persone a bordo, fra le quali due donne incinte, è approdata domenica sera direttamente nel porto di Lampedusa. Con questo sbarco salgono complessivamente a 91 le persone che si trovano attualmente nell’Hotspot dell’isola. La capienza massima della struttura di prima accoglienza è stata raggiunta e per oggi, in previsione di nuovi arrivi o soccorsi, è previsto un trasferimento delle persone verso Porto Empedocle. Mentre la guardia costiera tunisina ha sventato due operazioni di emigrazione irregolare verso l’Italia fermando al largo di Korba 14 migranti, tra cui una ragazza, a bordo di un’imbarcazione e 7 persone su di un’altra di fronte a Menzel Temime, sempre nel governatorato di Nabeul
Parma: domani la presentazione del Report “Diritto Asilo”
18 Febbraio 2020 - Parma - Sarà presentato domani a Parma il report “Il Diritto d’Asilo” della Fondazione Migrantes. Il testo, dal titolo “Il diritto d’asilo. Report 2019: non si tratta solo di migranti” fa il punto sulla situazione dei richiedenti asilo e rifugiati nel nostro Paese. A presentare il volume saranno le due curatrici Mariacristina Molfetta di Fondazione Migrantes e Chiara Marchetti.
Brescia: venerdì la presentazione del Report “Diritto d’Asilo”
18 Febbraio 2020 -
Brescia - Venerdì 21 febbraio alle 17.30 presso il Centro pastorale Paolo VI sarà presentato il Report “Diritto d’Asilo” della Fondazione Migrantes.
Alla presentazione interverranno Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes, Livio Neri, avvocato e membro del consiglio direttivo di Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), Gianfranco Schiavone, studioso di migrazioni internazionali.