Primo Piano

Tv2000: Mosè e migranti protagonisti di “Beati voi – La Genesi”

25 Febbraio 2020 -

Roma - Ultimo appuntamento con ‘Beati Voi - La Genesi’, l’inedito confronto tra i grandi personaggi del primo libro della Bibbia e le sfide di oggi. Dopo Adamo ed Eva, Caino e Abele, Noè, Abramo, Giacobbe, Giuseppe, nella puntata conclusiva del programma protagonista la storia di Mosè e le migrazioni. In onda su Tv2000, domani, mercoledì 26 febbraio ore 21.05. 

Tra gli ospiti Riccardo Vitanza, di origine eritrea fuggito con la famiglia nel 1976 dal Paese in guerra, arrivato da profugo in Italia dove, dopo anni di povertà, comincia a lavorare come copy writer in una piccola agenzia di pubblicità e oggi è titolare di un’agenzia di comunicazione tra le più importanti nel mondo della musica italiana; Sherol Dos Santos, italiana di origine capoverdiana, nata e cresciuta nel quartiere di San Basilio a Roma, si è fatta conoscere dal grande pubblico con l’ultima edizione di X Factor; Andrea Rossi che da 22 anni vive nel GAD di Ferrara (Giardino Arianuova Doro) il quartiere, città-giardino, legato a un senso di bellezza, di armonia, ma che negli ultimi anni è caduto nel degrado a causa una mala gestione dell’immigrazione; Mohamed Ba, attore, scrittore, musicista, educatore, di origini senegalesi che gira per il mondo con i suoi progetti “per costruire relazioni di umanità tra gli uomini”; Nunzio Marcelli che dopo la laurea in Economia torna ad Anversa degli Abruzzi, dando vita a un’azienda agricola e agrituristica, un’incredibile scommessa di rivalutazione di un ambiente montano in via di spopolamento. Nella puntata anche le interviste a Mimmo Cuticchio, il maestro dell’Opera dei Pupi che parla dell’importanza culturale della tradizione come occasione per promuovere la pace e l’incontro tra culture, e Moni Ovadia maestro del teatro sull’“etica dello straniero”.

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Hanau: una riflessione a pochi giorni dalla strage

25 Febbraio 2020 - Hanau - Mercoledì 19 febbraio in due bar Shisha a Hanau: ci sono stati degli spari da arma da fuoco che hanno causato 9 vittime oltre l’attentatore e la madre di questi. Il sindaco di Hanau (100.000 abitanti di cui 25% stranieri) Kaminski ha indetto immediatamente delle riunioni in luogo pubblico per la commemorazione degli uccisi e si rifiuta di parlare di stranieri ma di cittadini inseriti nella vita della comunità cittadina , di persone integrate nella società. Le vittime sono turchi con origini curde, una rumena-polacca, bosniaci. Appena avvenuta la strage gli italiani che vivono ad Hanau hanno cominciato a comunicare tra loro invitando a non uscire di casa. Nei giorni successivi , a causa delle indagini, la scuola elementare „Heinrich Heine Schule“ e gli asili circostanti sono rimasti chiusi. Si è vissuta una atmosfera di shock: Hanau al centro di una tragedia senza pari. In un quartiere del centro alcuni nostri parrocchiani che abitano vicino non hanno sentito nulla la notte, solamente il giorno seguente hanno notato le transenne. Si è parlato di razzismo. Si ha paura che episodi del genere si possono ripetere: ieri una macchina ha travolto un corteo di carnevale in un paese dell’Assia. Come comunità cattolica italiana abbiano donato un mazzo di fiori col velo nero per Hanau Kesselstadt, secondo luogo della tragedia. Due membri della comunità – uno dei quali attivo nella vita politica della città - hanno deposto i fiori e hanno espresso la solidarietà della comunità cattolica italiana di Hanau. Alla manifestazione anche la mamma di una delle vittime che indossava il cappotto del figlio ucciso: un gesto Molto commuovente...La domenica successiva abbiamo celebrato la messa con stola viola ed é stata omessa l’omelia: abbiamo ricordato e pregato per le vittime e i loro familiari. A Marzo è prevista una commemorazione pubblica e sarà dichiarato lutto cittadino. Hanau adesso é tristemente nota per questi episodi e questo dispiace. Il nostro pensiero va alle vittime, uccise barbaramente e alle loro famiglie. Ci lascia orfani di giovani innocenti. Ci vorrà tempo per riflettere negli anni dell’estremismo di destra, sottovalutato da molto tempo ma non possiamo fermarci al razzismo e alla violenza ma Hanau vuole dimostrare che una coesistenza pacifica é possibile fra culture e identitá etniche diverse. Noi come cristiani non perdiamo naturalmente la speranza ma siamo certi che il bene, anche in momenti tragici come questi, non prende il sopravvento ma che sia il bene alla fine ad avere la supremazia. (Nico Bongiorno - padre Antonio Gelsomino)​    

Cile: campagna quaresimale della Fraternità dedicata a progetti per i migranti

25 Febbraio 2020 -

Roma - Domani, 26 febbraio, con la messa del Mercoledì delle ceneri, inizia per la Chiesa cilena la campagna quaresimale della Fraternità 2020, che avrà come slogan “Il tuo contributo e il nostro, la speranza di tutti”. Fino al 5 aprile, informa l'agenzia Sir, saranno raccolti fondi per sostenere il lavoro e i progetti di accoglienza, promozione umana e integrazione con le comunità di migranti di tutto il Paese. L’équipe che coordina la campagna quaresimale parteciperà a Valparaíso, nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, alla messa del Mercoledì delle ceneri, che sarà presieduta dal vescovo Mons. Pedro Ossandón, amministratore apostolico della diocesi e presidente della campagna quaresimale. Negli ultimi anni, si fa notare sul sito della Conferenza Episcopale Cilena,” il flusso migratorio verso il nostro Paese è cresciuto notevolmente, superando le possibilità di accoglienza e cura, in particolare dei migranti più vulnerabili, sia a livello governativo che della società civile e delle organizzazioni pastorali della Chiesa. Tutto ciò diventa una grande sfida e un appello condiviso in America Latina e nei Caraibi”. Ecco perché tra il 2019 e il 2021 la campagna quaresimale è prioritariamente soggetta alle comunità di migranti. Con i fondi raccolti lo scorso anno, sarà possibile lavorare 39 progetti a livello nazionale.

Campagna “Io Accolgo”: rinviata la prima assemblea nazionale

25 Febbraio 2020 - Roma - La prima assemblea della campagna "IOACCOLGO" prevista per il 28 e 29 febbraio prossimo (https://migrantesonline.itcampagna-io-accolgo-a-roma-la-prima-assemblea-nazionale/) è stata rinviata a data da destinarsi. "Purtroppo la situazione del Coronavirus non ci permette di organizzarla come avremmo voluto e renderebbe molto difficoltoso la partecipazione di tanti che volevano esserci", spiega una nota.

Papa Francesco: il più grande nella Chiesa è chi serve, non chi ha più titoli

25 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Non si può vivere il Vangelo facendo compromessi, altrimenti si finisce con lo spirito del mondo, che punta al dominio degli altri ed è “nemico di Dio”, ma bisogna scegliere la strada del servizio. La riflessione del Papa, stamani nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, - come riferisce Vatican News - parte dal brano del Vangelo odierno (Mc 9,30-37) nel quale Gesù dice ai Dodici che se uno vuole essere il primo è chiamato a farsi ultimo e servitore di tutti. Gesù sapeva che lungo la strada i discepoli avevano discusso tra loro su chi fosse il più grande “per ambizione”. Questo litigare dicendo “io devo andare avanti, io devo salire”, spiega il Papa, è lo spirito del mondo. Ma anche la Prima Lettura della Liturgia di oggi (Gc 4,1-10) ricalca questo aspetto, quando l’apostolo Giacomo ricorda che l’amore per il mondo è nemico di Dio: “Quest’ansia di mondanità, quest’ansia di essere più importante degli altri e dire: ‘No! Io merito questo, non lo merita quell’altro’. Questo è mondanità, questo è lo spirito del mondo e chi respira questo spirito, respira l’inimicizia di Dio. Gesù, in un altro passo, dice ai discepoli: ‘O siete con me o siete contro di me’. Non ci sono compromessi nel Vangelo. E quando uno vuole vivere il Vangelo facendo dei compromessi, alla fine si trova con lo spirito mondano, che sempre cerca di fare compromessi per arrampicarsi di più, per dominare, per essere più grande”. Tante guerre e tante liti vengono proprio dai desideri mondani, dalle passioni, evidenzia il Papa facendo ancora riferimento alle parole di san Giacomo. È vero “oggi tutto il mondo è seminato da guerre. Ma le guerre che sono fra di noi? Come quella che c’era fra gli apostoli: chi è il più importante?”, si chiede Francesco: “ ‘Guardate la carriera che ho fatto: adesso non posso andare indietro!’. Questo è lo spirito del mondo e questo non è cristiano. ‘No! Tocca a me! Io devo guadagnare di più per avere più soldi e più potere’. Questo è lo spirito del mondo. E poi, la malvagità delle chiacchiere: il pettegolezzo. Da dove viene? Dall’invidia. Il grande invidioso è il diavolo, lo sappiamo, lo dice la Bibbia. Dall’invidia. Per l’invidia del diavolo entra il male nel mondo. L’invidia è un tarlo che ti spinge a distruggere, a sparlare, a annientare l’altro”. Nel dialogo dei discepoli c’erano tutte queste passioni e per questo Gesù li rimprovera e li esorta a farsi servitori di tutti e a prendere l’ultimo posto: “Chi è il più importante nella Chiesa? Il Papa, i vescovi, i monsignori, i cardinali, i parroci delle parrocchie più belle, i presidenti delle associazioni laicali? No! Il più grande nella Chiesa è quello che si fa servitore di tutti, quello che serve tutti, non che ha più titoli. E per far capire questo prese un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo con tenerezza – perché Gesù parlava con tenerezza, ne aveva tanta – disse loro: ‘Chi accoglie un bambino, accoglie me’, cioè chi accoglie il più umile, il più servitore. Questa è la strada. La strada contro lo spirito del mondo è una sola: l’umiltà. Servire gli altri, scegliere l’ultimo posto, non arrampicarsi”. Non bisogna, quindi, “negoziare con lo spirito del mondo”, non bisogna dire: “Ho diritto a questo posto, perché, guardate la carriera che ho fatto”. La mondanità, infatti, “è nemica di Dio”. Bisogna invece ascoltare questa parola “tanto saggia” e incoraggiante che Gesù dice nel Vangelo: “Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti, sia il servitore di tutti”.    

Corridoi umanitari sospesi via libera all’arrivo in Italia di una famiglia siriana

25 Febbraio 2020 - Niamey - Il coronavirus restringe e sospende per qualche tempo anche i corridoi umanitari della CEI per portare in Italia 66 rifugiati dal Niger. L’unica eccezione è stata fatta per una famiglia siriana composta da padre, madre e 4 figli piccoli. Alla madre di 33 anni, come riferisce oggi l’inviato del quotidiano “Avvenire” Paolo Lambruschi, 33 anni, è stato diagnosticato un tumore in fase avanzata e che solo in Italia è possibile effettuare l’operazione e prestarle le cure che possono salvarle la vita. Ogni giorno perso può compromettere la speranza. Ieri mattina, dopo che il Viminale ha comunicato alla Caritas italiana e all’UNHCR (le due organizzazioni che con la collaborazione dell’Ong Gandhi Charity hanno selezionato i 66 beneficiari, provenienti perlopiù dai lager libici) la decisione del governo di sospendere il corridoio per l’emergenza sanitaria in corso, è scattata la corsa contro il tempo per assicurare la partenza almeno ai siriani. I sei si trovavano in Egitto e poi in Arabia Saudita, presso la ditta dove era impiegato il capofamiglia, e da lì sono stati spostati in Niger. All’insorgere dei problemi della donna hanno chiesto aiuto all’Onu. Alessandra Morelli, capo missione UNHCR in Niger, e il responsabile immigrazione della Caritas Oliviero Forti hanno subito fatto sapere al Viminale quali rischi correva la donna restando in un Paese non in grado di curarla. Il caso ha colpito funzionari e ministro Lamorgese, che hanno dato il via libera. La famiglia da oggi sarà presa in carico dalla Caritas diocesana di Manfredonia. Non è stato invece possibile – scrive “Avvenire - ottenere altri lasciapassare. Ai 60 in procinto di partire per l’Italia e fermati in extremis, perlopiù sudanesi fuggiti dal conflitto del Darfur, è stato comunicato che si tratta solo di un rinvio a quando l’epidemia sarà finita. Sono in tutto 16 famiglie destinate a venire accolte fino all’estate nella struttura di Rocca di Papa, alle porte di Roma, gestita dalla fondazione Auxilium.  

Quaresima: il calendario di Papa Francesco per il mercoledì delle Ceneri

25 Febbraio 2020 - Città del Vaticano -  La processione all'Aventino, dalla chiesa di Sant'Anselmo alla Basilica di Santa Sabina, e la liturgia penitenziale nella Basilica di San Giovanni in Laterano con i preti romani. Sono i due tradizionali riti della Quaresima presieduti da Papa Francesco. A confermarli, in una nota, è il Vicariato di Roma che annuncia per domani, mercoledì 26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, alle 16.30, nella chiesa di Sant'Anselmo all'Aventino, la liturgia “stazionale” presieduta dal Papa cui farà seguito la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina. Alla processione prenderanno parte i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di Sant'Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli. Al termine della processione, nella Basilica di Santa Sabina, avrà luogo la celebrazione della Messa con il rito di benedizione e di imposizione delle Ceneri. Giovedì 27 febbraio, il Papa sarà invece nella Basilica di San Giovanni in Laterano per la tradizionale liturgia penitenziale di inizio Quaresima con il clero della diocesi di Roma. Dopo una meditazione del Cardinale vicario, Angelo De Donatis, i sacerdoti si confesseranno; anche il Papa ascolterà alcune confessioni e concluderà la celebrazione rivolgendo la sua parola.   

MCI Germania-Scandinavia: il 29 febbraio ritiro quaresimale per la Zona centro

25 Febbraio 2020 - Mainz - A Mainz, il prossimo 29 febbraio, vigilia della Prima Domenica di Quaresima, si terrà il ritiro quaresimale per tutti i collaboratori pastorali delle Missioni Cattoliche Italiane della Zona . Programmato in un primo tempo per la sola Missione di Mainz, il Convegno di Zona di mercoledì 5 febbraio ha deciso di estenderlo a tutti i collaboratori pastorali, anticipando a questo appuntamento la tradizionale Giornata di spiritualità per il laici tenuta in genere nella terza domenica di Quaresima, spiega il delegato nazionale delle MCI, p. Tobia Bassanelli aggiungendo che il ritiro avrà come tema “Fiducia e misericordia. Le vie dell’amore infinito” e sarà predicato da don Pasqualino di Dio, direttore spirituale del Movimento Fraternità Apostolica della Divina Misericordia.

Papa Francesco: “sentire compassione per le vittime innocenti delle guerre”

24 Febbraio 2020 - Città del Vaticano -  “Mettere il mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria”. È un appello a 360°, quello con cui si conclude il messaggio del Papa per la Quaresima – diffuso oggi – sul tema “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. “Anche oggi – scrive papa Francesco – è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo”. “La condivisione nella carità rende l’uomo più umano”, la tesi del Papa: “L’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo”. “Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia”, l’invito per lanciare un appuntamento ormai imminente: “Per questo motivo – annuncia infatti Francesco – nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale”. “Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità”, ribadisce il Santo Padre citando Pio XI: “Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini”. Dare ascolto al “padre della menzogna” è “sprofondare nel baratro del non senso” e sperimentare “l’inferno qui sulla terra”, esordisce il Papa: chi crede nell’annuncio pasquale, “respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza”. “Se invece si presta ascolto alla voce suadente del ‘padre della menzogna’ si rischia di sprofondare nel baratro del non senso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva”. “Non lasciamo passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”, l’appello a proposito della parola chiave della Quaresima: “conversione”. “L’esperienza della misericordia – scrive Francesco nel messaggio  - è possibile solo in un ‘faccia a faccia’ col Signore crocifisso e risorto ‘che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me’. Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico”. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale: “Prima che essere un dovere, esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà”. “In questo favorevole – l’auspicio del Papa per la Quaresima – lasciamoci condurre come Israele nel deserto. Quanto più ci lasceremo coinvolgere nella sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”. (M.M.Nicolais – Sir)  

Sea Watch-3: “nelle prime ore di oggi soccorse 54 e 19 persone in due operazioni”

24 Febbraio 2020 - Roma - “Nelle prime ore di oggi Sea Watch-3 ha soccorso 54 e 19 persone in due operazioni a 61 e 36 miglia dalla Libia”. Lo annuncia l’ong con un Tweet. “Il primo caso è stato segnalato da Alarmphone, mentre il secondo avvistato dal nostro equipaggio – informa –. Nonostante il tempo in peggioramento, le persone continuano a fuggire”.  

MCI Karslruhe/Ettlingen: don Waldemar nuovo Missionario

24 Febbraio 2020 - Karslruhe/Ettlingen - Dal primo febbraio 2020 la Comunità Italiana di Ettlingen/Karslruhe ha un nuovo Missionario, don Waldemar Massel. Succede a don Antonio Federico. Lo ha nominato il vescovo ausiliare di Freiburg Mons. Peter Birkhofer con lettera del 21 gennaio 2020. Don Waldemar, oriundo polacco e cittadino italiano dal 2012, incardinato dal 2008 nella diocesi di Civita Castellana, da alcuni mesi era a Colonia per lo studio della lingua tedesca. Qui si è esercitato nel lavoro pastorale con gli italiani, dando una grande contributo alla Missione locale. È stato assunto come Vicario (del decano locale Hubert Streckert) per tutto il territorio che abbraccia i decanati di Karslruhe, Rastatt, Baden-Baden, Acher-Renchtal, Offenburg-Kinzigtal e Lahr. Con propria sede a Karlsruhe e Rastatt, questa Comunità viene al secondo posto in diocesi per la presenza di italiani (dopo Mannheim). Don Waldemar, che dovrà fare anche un Praktikum nella parrocchia tedesca di Karslruhe Allerheiligen per conoscere la pastorale diocesana e la chiesa locale, ha preso anche subito contatto con la Zona Centro, partecipando mercoledì 5 febbraio all’incontro a Wiesbaden. A lui i migliori auguri di buon lavoro. (P. Tobia Bassanelli)

Giovani in fuga: analisi della pastorale Migrantes della diocesi di Rossano-Cariati

24 Febbraio 2020 - Corigliano-Rossano - Anni 80-90-2000, non è nostalgia ma chi ricorda quelle bellissime passeggiate sulle nostre vie principali, le nostre parrocchie piene di ragazzi che stavano insieme a parlare dei loro progetti, dei loro sogni, del loro futuro? Oggi il sogno è quello di andare via da questi territori alla ricerca di un futuro migliore magari all’estero. Ed è proprio dai dati dei nostri concittadini all’estero che parte questa analisi, non lo diciamo per sentito dire ma i numeri che ora andremo a scoprire insieme sono quelli forniti dal rapporto della Migrantes Nazionale “Italiani nel Mondo 2019” con fonti ISTAT e AIRE e che come ben sapete i numeri li conoscono bene. Prendendo a campione la nostra citta di Corigliano-Rossano a fronte di una popolazione di 77.119 abitanti circa ben 13.389 persone si sono iscritte all’AIRE che, tra altro, non raccoglie i dati di quelli che, nonostante trasferiti e che lavorano, non hanno spostato la loro residenza. Il comune di Cariati con una popolazione residente di 8042 abitanti presenta ben 4.474 iscritti all’AIRE come anche Scala Coeli 1319 iscritti AIRE su una popolazione residente di 941 abitanti e infine Paludi 1835 iscritti AIRE su una popolazione residente di 1054 abitanti e cosi via dicendo. Sono numeri che tracciano una situazione tragica e irreversibile con danni incalcolabili se non facciamo qualcosa adesso. Diverse sono le domande che l’equipe della Pastorale Migrantes si pone in seno alla  nostra Chiesa Diocesana in preparazione al Convegno Ecclesiale Regionale, come per esempio: quale accompagnamento a coloro che partono? In che modo dobbiamo adoperarci per non farli partire oppure quali condizioni sono necessarie per farli tornare? Quale sostegno ed accompagnamento alle nostre comunità che vivono all’estero?  Giovanni Fortino Direttore della Pastorale Migrantes Diocesana:” Queste domande ci interrogano e vanno considerate come sfide, una sfida di Chiesa Diocesana ed anche una sfida sociale dove tutti siamo tenuti a “scomodarci” e impegnarci in tutti i modi possibili verso questi nostri fratelli con risposte precise, sicure e le più immediate possibili, dobbiamo impegnarci sul serio prima che sia troppo tardi”.  La Migrantes Diocesana continuerà ad attenzionare il fenomeno sollecitando fin da ora le diverse Istituzioni interessate sia a livello locale che provinciale, regionale e nazionale, anche con ricerche mirate e studi di settore in collaborazione con le diverse parrocchie della Diocesi.    

Coronavirus: comunicato della Presidenza CEI

24 Febbraio 2020 - Roma – “Davanti al diffondersi del Coronavirus, alla notizia dei primi decessi, alla necessità di tutelare la salute pubblica, arginando il più possibile il pericolo del contagio, in questi giorni – e in queste ore – si susseguono richieste relative a linee comuni anche per le nostre comunità ecclesiali”. Lo si legge in una nota della Presidenza della CEI: “avvertiamo il dovere di una piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio  epidemico: la disponibilità, al riguardo, intende essere massima, nella ricezione delle disposizioni emanate. Nel contempo – prosegue la nota - come Chiesa che vive in Italia, rinnoviamo quotidianamente la preghiera elevata ieri a Bari, nella celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre a conclusione dell’incontro del Mediterraneo: preghiera di vicinanza a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari; preghiera per medici e infermieri delle strutture sanitarie, chiamati ad affrontare in frontiera questa fase emergenziale; preghiera per chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive”. “Ci impegniamo – concludono i vescovi - a fare la nostra parte per ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero a una sterile chiusura: questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme questa difficile situazione”.  

Viminale: da inizio anno 2.341 migranti arrivate in Italia

24 Febbraio 2020 - Roma - 2.341: questo il numero delle persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio del 2020. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8  di questa mattina. Secondo i dati forniti a febbraio sono state 999 le persone migranti sbarcate con un picco d 394 persone registratori il 2 febbraio. I migranti sbarcati finora nel 15% (334) dei casi sono di nazionalità bengalese. Gli altri provengono da Algeria (288, 12%), Sudan (245, 11%), Costa d’Avorio (242, 10%), Guinea (117, 5%), Tunisia (94, 4%), Somalia (86, 4%), Marocco (80, 3%), Mali (78, 3%), Iraq (62, 3%) a cui si aggiungono 706 persone (30%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 382 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Accoglienza e amore

24 Febbraio 2020 - Roma - Il Mediterraneo luogo di incontro, ma anche, forse troppo spesso, luogo di conflitti, di divisioni. “Il grande lago di Tiberiade” nell’immagine cara a Giorgio La Pira, che nel 1958 darà vita proprio ai “Colloqui mediterranei”, nati all’indomani delle tensioni del 1956 – questione arabo-palestinese, e la vicenda algerina – e della visita, a Firenze, del re del Marocco, Maometto II, 1957, il quale gli disse: “i problemi mediterranei sono solidali e necessitano di una soluzione unica, solidale. Chiami tutti i popoli mediterranei a Firenze”. Per La Pira il Medio Oriente “è, in certo modo, il centro di gravitazione attorno al quale si muove la storia politica del mondo: la pace o la discordia di Gerusalemme sono, e saranno sempre più, i sintomi rivelatori della pace o della discordia delle nazioni”. Nel solco dell’intuizione profetica del sindaco santo, una sessantina di vescovi delle regioni che si affacciano su quello che i romani chiamavano il Mare nostrum, si sono dati appuntamento a Bari per un incontro, promosso dalla Conferenza episcopale italiana, dal titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace”. Obiettivo dell’evento nella città di San Nicola, “avviare un processo di ascolto e di confronto, con cui contribuire all’edificazione della pace in questa zona cruciale del mondo”, come ha evidenziato Papa Francesco nel discorso rivolto ai vescovi presenti nella basilica del santo venerato da cattolici, ortodossi e dai credenti di altre confessioni cristiane. Non poteva esserci un brano evangelico più indicato per questo appuntamento che parla di pace, dialogo. Se domenica scorsa l’invito era piuttosto teso a richiamare il rischio di impoverire il messaggio delle beatitudini, indicando il discepolo come “sale” e “luce” del mondo, nella pagina del Vangelo di questa domenica, Matteo indica, nelle parole di Gesù, “ma io vi dico”, il nuovo stile di vita del cristiano, cioè quello dell’amore verso i nemici che ci fa rispondere al male con il bene. Così ai vescovi, in Basilica, parla di una “teologia dell’accoglienza e del dialogo”; e all’Angelus, è appello per la pace nella martoriata Siria: “mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze”. Con Francesco c’è il presidente della Repubblica Mattarella, ci sono i vescovi delle regioni che si affacciano in quello che definisce il “mare del meticciato”, cioè “luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, quale risultato dell’incontro di popoli diversi”. Ecco perché è “impensabile” affrontare il problema delle migrazioni “innalzando muri”. Nella memoria le parole pronunciate sul lembo più meridionale del nostro territorio, in quella isola di Lampedusa meta del suo primo viaggio da Papa: la “globalizzazione dell’indifferenza”. Il suo è un nuovo “no” al rifiuto, alla logica dello scarto: “si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione”. La risposta del Papa è proprio in quel “ma io vi dico”. Gesù, nel brano di Matteo, la propone come superamento della legge del taglione, che voleva essere un modo per evitare la vendetta indiscriminata, evitare, cioè, un male peggiore e l’insorgere dell’arbitrarietà. Oggi può essere letta come superamento della “retorica dello scontro di civiltà”, che, afferma Francesco, “serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio”. La novità cristiana, la differenza cristiana è proprio nelle parole: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. “Pregare e amare: ecco quello che dobbiamo fare; e non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo. Perché l’amore di Gesù non conosce confini e barriere. Il Signore ci chiede il coraggio di un amore senza calcoli”. Chi ama Dio, afferma il Papa nell’omelia, “non ha nemici nel cuore. Il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio. E la cultura dell’odio si combatte contrastando il culto del lamento”. Così ecco la più grande rivoluzione della storia: “dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono”. In questo modo si supera “la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi”. (Fabio Zavattaro)  

Migrantes: da oggi in Puglia l’incontro dei coordinatori etnici

24 Febbraio 2020 - Bari - Ieri mattina a Bari, in occasione della visita di Papa Francesco, anche una folta rappresentanza dei coordinatori delle comunità etniche in Italia, guidati dal Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, che da oggi si ritroveranno, in Puglia per il loro incontro sul tema “La figura del coordinatore nei documenti della Chiesa”. Alcuni, già presenti in questi giorni a Bari, hanno visitato le loro comunità. I lavori saranno guidati da padre Carlos Caetano, direttore del “Service Nationale de la Pastorale des Migrants” in Francia.

Papa Francesco: in Siria si “consuma un’immane tragedia”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “Mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull'altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia”. Lo ha detto papa Francesco da Bari prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus: “dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze”. Da qui la preghiera al Signore “affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi” e “invochiamo lo Spirito Santo perché ognuno di noi, a partire dai gesti di amore quotidiani, contribuisca a costruire relazioni nuove, ispirate alla comprensione, all'accoglienza, alla pazienza, ponendo così le condizioni per sperimentare la gioia del Vangelo e diffonderla in ogni ambiente di vita”. Il Papa ha voluto anche ringraziare tutti i Vescovi e quanti hanno partecipato all'incontro promosso dalla Cei e al quale hanno preso parte i vescovi cattolici dell’intera area del Mediterraneo. Un ringraziamento a “coloro – e sono tanti! – che in diversi modi hanno lavorato per la sua buona riuscita. Grazie a tutti! Avete contribuito – ha concluso - a far crescere la cultura dell’incontro e del dialogo in questa regione così importante per la pace nel mondo”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: “il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio”

23 Febbraio 2020 -

Bari - Papa Francesco sta celebrando, in corso Vittorio Emanuela a Bari, una solenne celebrazione eucaristica che conclude l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dall Cei. "Nell’area della messa ci sono circa 40 mila persone", ha detto ai giornalisti il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni. Alla celebrazione anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il Governatore della Puglia, Michele Emiliano. Nell'omelia papa Francesco ha affermato che “l’'unico estremismo cristiano lecito” è “quello dell'amore”. “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. E’ la novità cristiana”, ha detto il Papa: “è la differenza cristiana. Pregare e amare: ecco quello che dobbiamo fare; e non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo. Perché’ l’amore di Gesù non conosce confini e barriere”. Per il papa “il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio”.“Quante volte ci lamentiamo per quello che non riceviamo, per quello che non va! Gesù – ha detto il Papa - sa che tante cose non vanno, che ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà male, anche qualcuno che ci perseguiterà. Ma ci chiede solo di pregare e amare. Ecco la rivoluzione di Gesù, la più grande della storia: dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono. Se siamo di Gesù, questo è il cammino!”. Per Papa Francesco “nei Getsemani di oggi, nel nostro mondo indifferente e ingiusto, dove sembra di assistere all’agonia della speranza, il cristiano non può fare come quei discepoli, che prima impugnarono la spada e poi fuggirono”: “No, la soluzione non è sfoderare la spada contro qualcuno e nemmeno fuggire dai tempi che viviamo. La soluzione è la via di Gesù: l’amore attivo, l’amore umile, l’amore fino alla fine”. (R.I.)

Papa Francesco prega davanti alla reliquie di san Nicola

23 Febbraio 2020 -

Bari – Dopo l’incontro con i vescovi nella basilica di San Nicola Papa Francesco è sceso nella cripta per un momento di preghiera davanti alla reliquia del patrono di Bari, San Nicola. Prima ha salutato personalmente i vescovi scambiando con ognuno di loro alcune parole. Ad accompagnare il papa nella cripta p. Giovanni Distante, priore della basilica. Tra poco la celebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II da dove, al termine, reciterà la preghiera dell’Angelus e poi partirà per il Vaticano. (R.Iaria)

Papa Francesco: “non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”. E’ Papa Francesco a parlare nella basilica di San Nicola a Bari in occasione, questa mattina, della giornata conclusiva dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e al quale hanno partecipato 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. “Certo – ha detto il papa - l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. In tale modo, piuttosto, ci si preclude l’accesso alla ricchezza di cui l’altro è portatore e che costituisce sempre un’occasione di crescita”. Per Papa Francesco “quando si rinnega il desiderio di comunione, inscritto nel cuore dell’uomo e nella storia dei popoli, si contrasta il processo di unificazione della famiglia umana, che già si fa strada tra mille avversità”. Il Mediterraneo – ha proseguito - ha una “vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, ‘culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione’. Essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta dunque una straordinaria potenzialità: non lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria, che cioè siano privilegiati gli Stati meno raggiungibili e geograficamente più isolati. Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi”. E una “particolare opportunità, a questo riguardo, è rappresentata dalle nuove generazioni, quando è loro assicurato l’accesso alle risorse e sono poste nelle condizioni di diventare protagoniste del loro cammino: allora si rivelano linfa capace di generare futuro e speranza. Tale risultato è possibile solo dove vi sia un’accoglienza non superficiale, ma sincera e benevola, praticata da tutti e a tutti i livelli, sul piano quotidiano delle relazioni interpersonali come su quello politico e istituzionale, e promossa da chi fa cultura e ha una responsabilità più forte nei confronti dell’opinione pubblica”. Parlando a braccio il pontefice ha detto che è “una grande ipocrisia” quando “nelle convenzioni internazionali tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai paesi in guerra. Questa è la grande ipocrisia”. La guerra, che “orienta le risorse all'acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all'istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di san Giovanni XXIII. In altre parole, essa è un’autentica follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti.

Il papa ha quindi sottolineato che il “Mare nostrum” è “il luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, come risultato dell’incontro di popoli diversi. Proprio in virtù della sua conformazione, questo mare – ha sottolineato - obbliga i popoli e le culture che vi si affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna e a rammentare che solo vivendo nella concordia possono godere delle opportunità che questa regione offre dal punto di vista delle risorse, della bellezza del territorio, delle varie tradizioni umane”. (Raffaele Iaria)