Primo Piano
Mci Germania-Scandinavia: morti don Candiolo e don Coldebella
Francoforte – In questi giorno sono scomparsi due ex missionari al servizio delle comunità in Germania, Si tratta di don Luciano Candiollo e don Silvano Coldebella. “Al tramonto del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua, arricchito “Al tramonto del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua, arricchito dalla lunga sofferenza affrontata con animo forte e sereno, è entrato nella luce del Signore risorto don Luciano Candiollo, di anni 84, Canonico onorario della Concattedrale, già Rettore della Missione Cattolica Italiana di Bielefeld (Paderborn, Germania)”, si legge sul sito della diocesi di Adria-Rovigo. L’annuncio è arrivato dal vescovo, mons. Pierantonio Pavanello unitamente ai familiari del sacerdote e del presbiterio Adria-Rovigo e Paderborn, chiedendo “per il generoso sacerdote preghiera di suffragio perché il Signore della vita lo ricompensi per l’infaticabile dono di sé nei 59 anni di ministero spesi a servizio di tanti giovani e famiglie in Italia a Lendinara-S. Biagio, in Cattedrale e a Trecenta, e nello straordinario impegno di oltre 30 anni in Germania come Vicario nella Missione Italiana”. Le Esequie sono state celebrate in forma privata presso il Cimitero di Rovigo, ove la salma è stata tumulata. Terminata l’emergenza sanitaria, il presule celebrerà pubblicamente la Liturgia di suffragio. Don Luciano era nato a Rovigo il 25 luglio del 1936 ed era stato ordinato nel giugno 1961. Dopo alcuni impegni pastorali in diocesi, era “venuto in Germania nel settembre del 1970”, ricorda il delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p, Tobia Bassanelli. Per un anno ha fatto il cooperatore alla Mci di Mannheim, per due anni il cappellano a Ludwigshafen, e dal primo ottobre del 1973 ha assunto per 21 anni la Missione Cattolica Italiana di Bielefeld. Nel 1994 è passato alla Mci di Bensheim (diocesi di Mainz), che ha guidato fino al suo rientro in Italia, nel settembre del 2011. “Grati per i suoi 41 anni di generoso e sempre lieto servizio pastorale tra i connazionali in Germania, vicini spiritualmente ai familiari, lo ricordiamo nella preghiera”, dice p. Bassanelli.
Ieri mattina è morto, invece, don Silvano Coldebella, 92 anni di età, 68 anni di professione religiosa nei salesiani e 63 anni di sacerdozio. “Abbiamo perso un prete fervente, amico di tutti, attento ai malati, ai poveri, alle famiglie. Ma abbiamo un fratello che da LASSU' continua a pregare per noi” dice il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Mainz, don Marek Chmielewski. Don Silvano Coldebella, dell’Ispettoria salesiana di Verona, era nato il 30 maggio 1927 a Castello di Godego (Treviso) e ordinato sacerdote a Monteortone (Padova) il 29 giugno del 1956. Ha fatto per parecchi anni l’insegnante, in diverse case dell’Istituto. Dopo due esperienze in parrocchia a Belluno e a Verona (1977-1991), è “venuto in Germania nel 1991, raggiungendo la comunità salesiana della Missione di Mainz”, spiega p. Bassanelli. Come collaboratore parrocchiale, si è dedicato in particolare alle visite dei malati negli ospedali, agli anziani nelle famiglie, alle messe nelle zone di periferia della Missione cattolica Italiana. Ha fatto rientro in Italia nel 2016.
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Rinviati l’Incontro Mondiale delle Famiglie e la GMG
Città del Vaticano - A causa dell’attuale situazione sanitaria e delle sue conseguenze sullo spostamento e l’aggregazione di giovani e famiglie, papa Francesco, insieme al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha ritenuto di posporre di un anno il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma a Roma nel giugno del 2021, e la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Lisbona nell’agosto del 2022, rispettivamente a giugno 2022 e ad agosto 2023. Lo ha detto in una dichiarazione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.
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Media Cei: da Bologna il Rosario per l’Italia
Roma - Avvenire, Tv2000, InBlu radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi mercoledì prossimo, alle ore 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 e InBlu radio oltre che in diretta Facebook.
Questa volta andrà in onda dal Santuario della Beata Vergine di San Luca di Bologna. A guidarlo sarà il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.
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Dal ghetto alla prima linea
Foggia - Dai ghetti degli immigrati nel Foggiano alla prima linea del Covid-19, le Rsa del Nord, dove l’epidemia sta facendo strage. È la scelta del dottor Antonio Palieri, 64 anni, gastroenterologo e dirigente medico della Asl di Foggia. Lunedì 6 aprile è stato per l’ultima volta nel ghetto di “ Tre Titoli” a Cerignola a visitare i braccianti africani che vivono in casolari e baracche. Emarginati e sfruttati. Volontario tra gli immigrati, così come lo fa nei pellegrinaggi a Lourdes dell’Unitalsi. Mercoledì 8 è partito per la Liguria, medico volontario, in risposta al bando della Protezione civile. Fino all’ultimo non lo ha fatto sapere a nessuno. Discreto come sempre. «Faccio il medico, lo facevo giù e ora lo faccio qua. Lavorare qui è molto bello», è la sua semplice spiegazione, rispondendoci al telefono dal suo nuovo “fronte”. «Non faccio niente di speciale. È nella mia scelta di vita – aggiunge –. Il lavoro di medico l’ho sempre preso come una missione. Sarei voluto andare in Africa ma poi l’Africa è arrivata nella mia terra». Così da anni, con la Caritas diocesana di Cerignola-Ascoli Satriano, segue i braccianti dei ghetti assieme ad altri medici volontari. Tre volte a settimana, prima visitando in un container, dall’anno scorso a “Casa Bakhita”, la grande struttura realizzata dalla Diocesi a “ Tre Titoli”, della quale è il direttore. Si occupa di patologie legate alle condizioni di vita e lavorative. «Non arrivano malati in Italia, si ammalano qui – ci aveva spiegato in uno dei nostri incontri a “ Tre Titoli” –. D’inverno malattie respiratorie, d’estate muscolari e articolari. Per il lavoro piegati in due a raccogliere per dieci ore pomodori o asparagi, o a raccogliere in alto l’uva». Ma quando è stato fatto il bando per medici volontari non ci ha pensato due volte. «Mi è sembrato doveroso farlo. Ne ho parlato con la mia famiglia e ho avuto la loro autorizzazione. E ne ho parlato anche col vescovo, monsignor Luigi Renna. Ho fatto il tampone prima di partire, ed era negativo. Spero che lo sia anche al ritorno... ». Anche perchè è finito proprio nel cuore dell’epidemia. Ora è a Genova, assegnato alla Asl 3 e si deve occupare delle Rsa che ospitano anziani. «La situazioni negli ospedali è buona, nelle Rsa no. Sono le situazioni più preoccupanti. Le persone anziane dovevano essere cautelate prima, le strutture andavano chiuse. Perchè una volta che il virus entra fa una strage. Ora faremo i tamponi a tutti, ospiti e operatori». Drammi e inaspettati “miracoli”. Come un signore di 107 anni che «fortunatamente sta bene». E i ragazzi africani dei ghetti? Non sono rimasti soli. «Ho lasciato tutto sotto controllo. Le visite continuano come prima. Stiamo assicurando gli stessi servizi, che oggi sono ancor più necessari ». Fino ad ora non ci sono casi di contagio. «Sarebbe stato drammatico, ma per ora sta andando bene. Non credo sia una questione genetica. Forse perchè vivono molto isolati e tra di loro, con pochi contatti con l’esterno. In questo periodo ancora di più. L’agricoltura è ferma. Infatti lavorano meno, non li chiamano ». Una situazione che aggrava la condizione di emarginazione. Per questo, aggiunge non dimenticando il suo ruolo di “direttore”, «la Caritas è presente nei ghetti di Borgo Tre Titoli, Contrada Ragucci, Pozzo Terraneo, Contrada Ripalta e Borgo Tressanti. Sono circa settecento ragazzi immigrati che non sono stati abbandonati ». I volontari sono sempre in campo. Nei ghetti e “in prestito” anche su altri campi. Da dove il dottore ci lascia con una sola richiesta, la stessa che ha fatto prima di partire. «Pregate per me». (Antonio Maria Mira - Avvenire)