Primo Piano

Don Maffeis: il nostro bene più grande

22 Aprile 2020 - Roma - “Papa Francesco prega per i politici – l’ha fatto un paio di giorni fa nella Messa del mattino da Santa Marta – e li richiama, specie in questo momento di pandemia, a cercare insieme il bene del Paese e non semplicemente il bene del proprio partito”. Per don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, “questo messaggio lo possiamo sentire rivolto anche a ciascuno di noi”. “Per lavorare insieme, per vivere insieme – spiega in un video sui media Cei – serve un cuore libero, un cuore distaccato dal potere, piccolo o grande, che sia; serve la volontà di non approfittare del proprio ruolo per interessi personali; serve una visione aperta, lungimirante, un modo di vedere le cose e, soprattutto, le persone, che eviti di riportare tutto al mio guadagno, al mio tornaconto”. Certo, chiarisce, “le distinzioni sono importanti, non tutto è uguale” e “le diverse sensibilità hanno tutte diritto di cittadinanza, ma non possono diventar tali da impedirci di riconoscere le persone”. In fondo, sottolinea don Maffeis, “la tentazione di servirsi del bene comune è forte per tutti; ma sappiamo che una famiglia, una comunità, cresce soprattutto quando si accetta di fare un passo indietro, di piegare il bene personale, della propria parte, del proprio partito al bene comune”. E si finisce, allora, “per toccar con mano come proprio questo coincida con il nostro bene più grande”.​

Mci Germania-Scandinavia: morti don Candiolo e don Coldebella

22 Aprile 2020 -

Francoforte – In questi giorno sono scomparsi due ex missionari al servizio delle comunità in Germania, Si tratta di don Luciano Candiollo e don Silvano Coldebella. “Al tramonto del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua, arricchito  “Al tramonto del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua, arricchito dalla lunga sofferenza affrontata con animo forte e sereno, è entrato nella luce del Signore risorto don Luciano Candiollo, di anni 84, Canonico onorario della Concattedrale, già Rettore della Missione Cattolica Italiana di Bielefeld (Paderborn, Germania)”, si legge sul sito della diocesi di Adria-Rovigo. L’annuncio è arrivato dal vescovo, mons. Pierantonio Pavanello unitamente ai familiari del sacerdote e del presbiterio Adria-Rovigo e Paderborn, chiedendo “per il generoso sacerdote preghiera di suffragio perché il Signore della vita lo ricompensi per l’infaticabile dono di sé nei 59 anni di ministero spesi a servizio di tanti giovani e famiglie in Italia a Lendinara-S. Biagio, in Cattedrale e a Trecenta, e nello straordinario impegno di oltre 30 anni in Germania come Vicario nella Missione Italiana”. Le Esequie sono state celebrate in forma privata presso il Cimitero di Rovigo, ove la salma è stata tumulata. Terminata l’emergenza sanitaria, il presule celebrerà pubblicamente la Liturgia di suffragio. Don Luciano era nato a Rovigo il 25 luglio del 1936 ed era stato ordinato nel   giugno 1961. Dopo alcuni impegni pastorali in diocesi, era “venuto in   Germania nel settembre del 1970”, ricorda il delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p, Tobia Bassanelli. Per un anno ha fatto il cooperatore   alla Mci di Mannheim, per due anni il cappellano a Ludwigshafen, e dal   primo ottobre del 1973 ha assunto per 21 anni la Missione Cattolica Italiana di   Bielefeld. Nel 1994 è passato alla Mci di Bensheim (diocesi di   Mainz), che ha guidato fino al suo rientro in Italia, nel settembre   del 2011. “Grati per i suoi 41 anni di generoso e sempre lieto servizio   pastorale tra i connazionali in Germania, vicini spiritualmente ai   familiari, lo ricordiamo nella preghiera”, dice p. Bassanelli.

Ieri mattina è morto, invece, don Silvano Coldebella, 92 anni di età, 68 anni di professione religiosa nei salesiani e 63 anni di sacerdozio. “Abbiamo perso un prete fervente, amico di tutti, attento ai malati, ai poveri, alle famiglie. Ma abbiamo un fratello che da LASSU' continua a pregare per noi” dice il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Mainz, don Marek Chmielewski. Don Silvano Coldebella, dell’Ispettoria salesiana di Verona, era nato  il 30 maggio 1927 a Castello di Godego (Treviso) e ordinato sacerdote a   Monteortone (Padova) il 29 giugno del 1956. Ha fatto per parecchi anni   l’insegnante, in diverse case dell’Istituto. Dopo due esperienze in   parrocchia a Belluno e a Verona (1977-1991), è “venuto in Germania nel   1991, raggiungendo la comunità salesiana della Missione di Mainz”, spiega p. Bassanelli. Come   collaboratore parrocchiale, si è dedicato in particolare alle visite   dei malati negli ospedali, agli anziani nelle famiglie, alle messe   nelle zone di periferia della Missione cattolica Italiana. Ha fatto rientro in Italia nel   2016.

Oggi Rosario per l’Italia da Bologna con il card. Zuppi

22 Aprile 2020 - Roma - Avvenire, Tv2000, InBluradio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, questa sera, mercoledì 22 aprile, alle ore 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da TV2000 e InBluradio oltre che in diretta Facebook sulla pagina ufficiale della Cei. Questa volta andrà in onda dal Santuario della Beata Vergine di San Luca di Bologna. A guidarlo sarà l’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi.

Papa Francesco prega per l’Europa unita nello spirito dei padri fondatori

22 Aprile 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco prega per l’Europa unita nello spirito dei padri fondatori. “In questo tempo nel quale è necessaria tanta unità tra noi, tra le nazioni, preghiamo oggi per l’Europa, perché l’Europa riesca ad avere questa unità, questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione Europea”, ha detto il papa introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. E parlando del bravo evangelico sul dialogo tra Gesù e Nicodemo papa Francesco ha detto che questo passo del Vangelo di Giovanni “è un vero trattato di teologia: qui c’è tutto”. C’è “il kerygma, la catechesi, la riflessione teologica, la parenesi … c’è tutto”. Il papa parla quindi della “rivelazione dell’amore di Dio. Dio ci ama e ci ama – come dice un santo – come una pazzia: l’amore di Dio sembra una pazzia. Ci ama: ‘ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito’. Ha dato suo Figlio, ha inviato suo Figlio e lo ha inviato per morire in croce. Ogni volta che noi guardiamo il crocifisso, troviamo questo amore. Il crocifisso – ha detto papa Francesco - è proprio il grande libro dell’amore di Dio. Non è un oggetto da mettere qui o da mettere là” ma “l’espressione dell’amore di Dio. Dio ci ha amato così: ha inviato suo Figlio, [che] si è annientato fino alla morte di croce per amore. Tanto ha amato il mondo, Dio, da dare il suo Figlio”. E davanti al crocifisso i cristiani “lì trovano tutto, perché hanno capito, lo Spirito Santo ha fatto capire loro che lì c’è tutta la scienza, tutto l’amore di Dio, tutta la saggezza cristiana”. Papa Francesco invita a guardare la luce: “c’è gente – anche noi, tante volte – che non possono vivere nella luce perché sono abituati alle tenebre. La luce li abbaglia, sono incapaci di vedere. Sono dei pipistrelli umani: soltanto sanno muoversi nella notte. E anche noi, quando siamo nel peccato, siamo in questo stato: non tolleriamo la luce. È più comodo per noi vivere nelle tenebre; la luce ci schiaffeggia, ci fa vedere quello che noi non vogliamo vedere. Ma il peggio è che gli occhi, gli occhi dell’anima dal tanto vivere nelle tenebre si abituano a tal punto che finiscono per ignorare cosa sia la luce. Perdere il senso della luce perché mi abituo più alle tenebre. E tanti scandali umani, tante corruzioni ci segnalano questo. I corrotti non sanno cosa sia la luce, non conoscono. Anche noi, quando siamo in stato di peccato, in stato di allontanamento dal Signore, diventiamo ciechi e ci sentiamo meglio nelle tenebre e andiamo così, senza vedere, come i ciechi, muovendoci come possiamo”. "Io cammino nella luce o cammino nelle tenebre?", è stata, quindi la domanda per oggi del Papa.

R.Iaria

Diocesi Agrigento: tutelare la salute dei cittadini e dare adeguata accoglienza

21 Aprile 2020 - Agrigento - In merito alle proteste suscitate dal trasferimento di un consistente gruppo di migranti nell’ex hotel Villa Sikania di Siculiana,  oggi gli uffici Migrantes e di pastorale sociale dela diocesi di Agrigento, Mariella Guidotti e don Mario Sorce, in una nota “richiamano l’attenzione su vicende che, soprattutto in piena emergenza sanitaria Covid-19 impongono misure adeguate a tutela della salute pubblica senza far venir meno il dovere dell’accoglienza e della solidarietà. È doveroso – scrivono in una note congiunta - che le amministrazioni comunali, continuino a fare tutto ciò che è necessario per garantire l’incolumità di tutti i cittadini; è altresì doveroso che le forze dell’ordine, continuino a vigilare perché nessuno, anche chi viene da lontano e non si sa se abbia potuto contrarre il virus, possa violare le disposizioni, i decreti governativi o le varie ordinanze; è inoltre dovere del Governo fare di tutto per assicurare misure idonee alla gestione delle emergenze”. Circa le proteste avvenute a Siculiana contro la presenza degli immigrati, “pur comprendendo – continuano e paure legate al momento che tutti stiamo attraversando, non possiamo – sostengono i due uffici diocesani - da cristiani accettare tali comportamenti. Questi gesti si sono rivolti contro nostri fratelli immigrati che hanno l’unica colpa di essersi messi in salvo venendo da altri paesi la cui situazione sociale è invivibile e per questo si trovano in condizioni disperate”. “Se esiste una ragionevole preoccupazione per la salute pubblica – sottolineano nella nota i responsabili dei due uffici diocesani - essa va fatta presente nelle opportune sedi e non imputate a persone che nulla possono se non sentirsi ferite nella loro dignità, che è uguale alla nostra. Gli atti di rifiuto che si sono verificati non hanno nulla di cristiano, anzi contraddicono la stessa fede”. Da qui l’auspicio “che,  chi ne ha il dovere,  garantisca che la struttura sia adeguata e che tutte le misure idonee siano rispettate; siamo altrettanto  certi che il popolo di Siculiana, che si è sempre distinto per una fede che si concretizza nelle opere soprattutto di generosità e di accoglienza, darà prova di vera fede cristiana e di civiltà.  

Migrantes Asti: le iniziative al tempo del Covid19

21 Aprile 2020 - Asti - Anche la diocesi di Asti è stata notevolmente colpita dall’emergenza COVID-19 alla quale l’Ufficio diocesano per la pastorale Migrantes sta cercando di far fronte mantenendo viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e giostrai interfacciandosi con il Comune e le altre realtà associative impegnate a sostegno delle fasce più deboli. In collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali, abbiamo realizzato un video nelle diverse lingue delle comunità etniche del nostro territorio sulle misure di prevenzione da attuare per proteggersi dal virus ( https://www.youtube.com/ watch?v=ZvddenrNSSA&t=8s) e, a seguito della delibera di Giunta che stabiliva requisiti molto restrittivi per accedere ai buoni spesa, ci siamo attivati per ottenere dalle istituzioni locali una revisione degli stessi in senso più inclusivo. Inizialmente infatti, l’accesso ai buoni era subordinato al possesso della residenza e, se stranieri, di un permesso di soggiorno di lungo periodo, limitazione che avrebbe escluso gli stranieri titolari di permessi umanitari o in attesa dei documenti. A seguito del nostro intervento la Giunta ha approvato un’integrazione del testo della delibera nel quale non si fa più riferimento al tipo di documento, ma solo alla residenza. Con l’associazione PIAM onlus abbiamo poi creato uno sportello virtuale per aiutare le persone a compilare il modulo di richiesta online dei buoni spese, previa traduzione dello stesso in diverse lingue. Ad Asti il servizio di distribuzione degli aiuti alimentari è svolto dalla Caritas con la quale l’Ufficio Migrantes collabora per segnalare gli stranieri in difficoltà che non possono accedere agli aiuti stanziati dal Governo. Continuiamo ad essere vicini alla comunità rom che, in questo periodo, si trova in particolare difficoltà. Essi, così come gli stranieri che vivono ad Asti da lungo periodo e si trovano senza lavoro causa covid, vengono orientati a presentare domanda al Comune per i buoni spesa oppure ai centri di ascolto Caritas. Tra gli stranieri più in difficoltà vi sono coloro che sono appena usciti dal sistema di accoglienza o che non hanno più un titolo di soggiorno valido. Sono sicuramente i più poveri tra i poveri anche perché spesso confinati in una situazione di marginalità sociale che spesso sfiora l’invisibilità. Riceviamo costantemente segnalazioni di persone bisognose di aiuto – grazie anche a una bella collaborazione con uno dei centri islamici della città e con le associazioni dei gambiani e dei senegalesi – di cui raccogliamo nominativi ed esigenze che trasmettiamo alla Caritas per la presa in carico. Le misure anti covid, sospendendo le attività di spettacolo in presenza di pubblico, hanno inoltre avuto ripercussioni molto serie per la nutrita comunità di giostrai presente in città al momento dell’entrata in vigore delle restrizioni così come per le due famiglie del piccolo “Circo delle Stelle” rimasto bloccato in un paese della provincia di Asti. Anche per loro non è mancata l’attenzione da parte di Migrantes e della Caritas, nonché di privati cittadini che hanno voluto manifestare la loro vicinanza ponendo gesti di concreta solidarietà. (Ufficio Migrantes – Asti)

Comunità armena Roma: iniziative in rete per ricordare il 105° anniversario del genocidio

21 Aprile 2020 - Roma - “Il tempo passa, la memoria resta”: è sotto questo slogan che il “Consiglio per la comunità armena di Roma” ha lanciato un evento in rete per ricordare il 105° anniversario del genocidio armeno, 24 aprile 1915 – 24 aprile 2020. Il prossimo 24 aprile ricorre, infatti, l’anniversario dell’inizio delle uccisioni e deportazioni di massa a danno della minoranza armena nell’impero ottomano. L’emergenza coronavirus impedisce qualsiasi manifestazione pubblica a ricordo del primo genocidio del XX secolo così il “Consiglio per la Comunità armena di Roma” ha di conseguenza promosso una serie di iniziative ad hoc: nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla pagina facebook della comunità (www.facebook.com/comunitaarmena) un logo creato ad hoc per il 105° anniversario del MedzYeghern con invito a condividerlo, come segno di vicinanza e partecipazione. Due giorni prima dell’evento previsto per il 24 aprile sarà lanciata, sempre sulla piattaforma facebook, una breve clip video. A partire dalle ore 10.30 di giovedì 23 aprile saranno trasmessi in Video Party sempre sulla pagina facebook della comunità, documentari, filmati e contenuti multimediali sul mondo armeno. Nella giornata del 24 aprile la pagina fb “Comunità armena” trasmetterà in diretta, a partire dalle ore 15.00 testimonianze, interviste, contributi e riflessioni sul tema. “Lo scorso anno il parlamento italiano ha approvato una storica risoluzione di riconoscimento del genocidio armeno”. Sulla scia di tale pronunciamento, il Consiglio per la comunità armena di Roma si augura che “l’opinione pubblica italiana sia sempre più partecipe nel ricordo della tragedia del 1915. L’antidoto al negazionismo è la memoria. Contro il virus del negazionismo gli anticorpi della memoria”.    

Rinviati l’Incontro Mondiale delle Famiglie e la GMG

21 Aprile 2020 -

Città del Vaticano - A causa dell’attuale situazione sanitaria e delle sue conseguenze sullo spostamento e l’aggregazione di giovani e famiglie, papa Francesco,  insieme al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha ritenuto di posporre di un anno il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma a Roma nel giugno del 2021, e la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Lisbona nell’agosto del 2022, rispettivamente a giugno 2022 e ad agosto 2023. Lo ha detto in una  dichiarazione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Don Maffeis: con che passo vogliamo riprendere il cammino?

21 Aprile 2020 - Roma - “Con che passo vorremmo riprendere il cammino?”. Se lo chiede don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, che, in un video sui media Cei, mette in guardia dal rischio “di camminare, magari di correre, da soli”. “Questa pandemia – ammette – ha stravolto attese e progetti, ridisegnato le abitudini e i comportamenti di ciascuno; ci ha costretto anche ad abbandonare tante cose”. “Mentre attendiamo con pazienza questa ‘fase due’, lasciamoci interrogare dalla condizione di chi accanto a noi fa più fatica”, è l’invito di don Maffeis che suggerisce di “non essere avari di quel gesto o di quella parola che dicono prossimità, compassione che viene dal cuore, condivisione”. De resto, come ha ricordato Papa Francesco, “la misericordia non abbandona chi rimane indietro”. “Non si fatica – osserva il sottosegretario della Cei – a riconoscere che spesso con i nostri impegni e la nostra fretta, trasmettiamo mancanza di tempo e quindi di cuore per l’altro”. “La misericordia, quella di Dio come, di riflesso, quella dell’uomo, attende, aspetta, rallenta se è il caso, pur di trovare il modo – conclude – per stare al passo dell’altro”.​  

Covid19 in Argentina: la testimonianza di Mariel Pitton Straface

21 Aprile 2020 -     Buenos Aires - Mi chiamo Mariel Ángeles Pitton Straface. Sono argentina e abito a Buenos Aires. Sono nipote di quattro migranti italiani di diverse regioni, da parte paterna (sua madre siciliana e suo padre friulano), e da parte materna ambedue calabresi di Corigliano Calabro. In Argentina ci sono, al momento in cui scriviamo, 2839 casi in totale, con 132 morti. Siamo in quarantena, chiusi a casa, dal 19 marzo. Possiamo uscire solo per andare in farmacia e al supermercato per fare un po' di spesa, vicino a casa nostra. Ci fanno entrare poche persone alla volta e distanti uno dall'altro. Tutti dobbiamo usare le mascherine. Per uscire con la macchina è necessario un giustificato permesso. Questa settimana hanno aperto alcune banche, però si può andare con appuntamento. Gli anziani, che hanno più di 70 anni, non possono uscire fuori. Devono chiedere un permesso, se vogliono fare le spese, andare al medico o fare qualche operazione in banca. Ogni settimana ci sono nuove disposizioni, più esigenti con le cure. E siamo attenti perché non sappiamo che cosa può succedere. Tra poco, inizierà l’inverno, e speriamo che questo non influisca. Comunque, stanno creando nuovi spazi per ospitare gli ammalati. Prima guardavamo la situazione da lontano, come avanzava il virus in Cina e Europa, ma dopo abbiamo iniziato a vivere le stesse cose qua. Eravamo informati di quello che succedeva specialmente in Italia, preoccupati per la nostra terra di origine. Conoscere quello che poteva succedere, ci ha fatto capire l’importanza di seguire le regole e rimanere a casa, prima di aver iniziato qua la quarantena. Abbiamo dovuto prenderci cura di noi stessi dal primo momento. Per fortuna, tutti i membri della mia famiglia possono rimanere a casa, e lavorare in smart-working: quindi nessuno deve uscire per lavoro. Siamo cinque persone, cerchiamo di uscire una volta alla settimana, ma anche proviamo di cercare le maniere di fare le spese online, ma i servizi non sempre funzionano. Siamo tutti molto preoccupati, perché non sappiamo che può succedere, stiamo cercando di vivere giorno per giorno senza progettare tanto. Ci stiamo abituando e adattando al a distanza, agli incontri virtuali tra amici e famiglie. Ci sono giorni dove c’è più panico, perché i mezzi di comunicazione mettono tanta paura. È importante informarsi, ma ci sono tantissimi fake news, che producono più incertezza, sofferenza e dolore. Ci sentiamo spesso con la nostra famiglia che abita a Corigliano Calabro tramite WhatsApp anche con videochiamate come abbiamo fatto a Pasqua. Sono stati loro chi ci hanno avvertito della situazione che stavano vivendo all’inizio di tutto. Ci hanno raccomandato di prestare attenzione e cura di noi, specialmente dei nostri genitori, mia nonna e zii. C’è stato un messaggio di mia cugina che mi ha colpito veramente. Lei ha iniziato la conversazione dicendo: “Mariel l'Italia è in ginocchio”. Lei sa quanto grande è la mia passione per il paese delle mie origini, e tutto quello che faccio ogni giorno per mantenerle vive e farle conoscere a Buenos Aires. In quel momento, non c’era preoccupazione qua in Argentina per il coronavirus, ma tutta la nostra famiglia era preoccupata per l’Italia. Noi eravamo informati con le notizie. Ma sentire le parole dei nostri familiari in Italia, ci ha fatto capire le dimensioni del problema. “Siamo chiusi in casa dal 2 marzo, non si può uscire e ci sono molti controlli della polizia. Possiamo uscire di casa solo per andare in farmacia e al supermercato per fare un po' di spesa e fanno entrare una persona alla volta e distanti uno dall'altro di 1 m. Quando esco sono con la mascherina e i guanti. Nel nostro paese ci sono persone positive al virus e per questo il sindaco ha fatto chiudere bar, negozi... Aperti solo farmacia e supermercati alimentari. Speriamo che tutto questo passi il più presto possibile e che tutti noi possiamo incominciare a vivere in libertà e sorridere”, questo ci raccontava nostra cugina.   Mariel Ángeles Pitton Straface

Ecco i greco-cattolici ucraini in Italia

21 Aprile 2020 - Roma – A circa venticinque anni dall’arrivo massiccio in Italia e sette mesi dopo il riconoscimento pontificio come Esarcato apostolico, la Chiesa greco-cattolica ucraina si presenta con una sua aggiornatissima fotografia a colori: volti, luoghi e iniziative di un centinaio di comunità diffuse da Bolzano a Cosenza fino a Cagliari, con sessantadue sacerdoti che celebrano in quasi centocinquanta chiese. È quasi un selfie collettivo il volume pubblicato come primo “Enchiridio” della Chiesa ucraina in Italia “per farci conoscere nel modo migliore ai nostri amici italiani - spiega il delegato dell’Esarcato, monsignor Dionisio Lachovicz, citando Giovanni Paolo II - e come opportunità di arricchirsi di esperienza spirituale, nello scambio di doni e nella scoperta dei doni di un’altra Chiesa nella identica Chiesa”. Il curatore don Augustyn Babiak ha ricostruito attraverso agili schede le molteplici attività pastorali fiorite attorno ai sacerdoti greco-cattolici, alcuni dei quali sono bi-ritualisti (e anche sposati), cioè fanno un duplice servizio presso le comunità italiane di rito latino e ucraine di rito bizantino. Nelle pagine iniziali Babiak riprende la storia italiana di questa diaspora in cui fin dagli anni Novanta gli emigrati ucraini (erano allora circa sessantamila) hanno cercato di mantenere la propria spiritualità e identità nazionale. Il numero è cresciuto esponenzialmente - si parla ora di settecentomila unità, al quinto posto fra le comunità straniere in Italia - e anche le comunità ecclesiali greco-cattoliche si sono via via radicate attorno ai loro sacerdoti. Hanno trovato collaborazione nella CEI, sia per l’assistenza alle lavoratrici e ai lavoratori attraverso la Fondazione Migrantes, sia per la disponibilità delle chiese. Dal 2001 è stato avviato un coordinamento pastorale degli ucraini in Italia (ora affidato a don Volodymir Voloshyn, che nella prefazione definisce questo primo libro “un forte segno di speranza cristiana per le nostre comunità») che tiene collegate anche le varie comunità religiose, maschili e femminili, operanti nel nostro Paese: i padri Basiliani, il Collegio Pontificio di San Josafat, le suore Basiliane, le suore Serve di Maria Immacolata, le suore Catechisti di Sant’Anna. Ogni domenica sono circa sedicimila i fedeli a ritrovarsi in chiesa, sono attivi vari gruppi come le “Madri in preghiera” e un’attenzione è riservata ai bambini che nelle scuole domenicali studiano il catechismo, la cultura e la storia ucraina: incontrano due colonne della loro Chiesa come il venerabile metropolita Andrea Szeptyckyj (1865-1944), incrollabile leader spirituale, e il cardinale Yossyf Slipyj (1892-1984), suo fedele collaboratore e successore, condannato a diciotto anni di prigionia nei Gulag siberiani, nominato cardinale da Paolo VI nel 1965. Ma la testimonianza delle Chiesa greco- cattolica ucraina è anche in tanti uomini e donne arrivati in Italia per lavorare portando anche la propria forte anima religiosa e costruendo una presenza ecclesiale laicale che - come dice l’autore Babiak – “rappresenta una madre, perché ogni ucraino che arriverà qui non si perda nel suo mondostraniero”. (Diego Andreatta – Avvenire)  

Papa Francesco: “sentire” il silenzio in questo tempo

21 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesca prega affinchè il silenzio di questi giorni ci insegni ad ascoltare. “In questo tempo c’è tanto silenzio. Si può anche sentire il silenzio. Che questo silenzio, che è un po’ nuovo nelle nostre abitudini, ci insegni ad ascoltare, ci faccia crescere nella capacità di ascolto. Preghiamo per questo”, ha detto introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. Nell’omelia il papa parla della prima comunità cristiana e dello Spirito Santo che fa meraviglie. Per il Papa noi “non possiamo prendere lo Spirito Santo, soltanto possiamo lasciare che Lui ci trasformi e la nostra docilità apre la porta allo Spirito Santo ed è Lui che fa la trasformazione, la rinascita. Lo Spirito Santo è il maestro dell'armonia, è capace di farla e la deve fare nel nostro cuore, deve cambiare tante cose da noi, fare l'armonia perché Lui è l'armonia". Ma anche nelle comunità cristiane ci sono problemi e il papa ricorda la lettera dell’apostolo Giacomo dove si dice: “Che la vostra fede sia immune di favoritismi personali” e “Non fate discriminazioni”. Raggiungere l’armonia non è facile: “ci sono tante cose che dividono una comunità, sia una comunità cristiana parrocchiale o diocesana o presbiterale o di religiosi o religiose … tante cose entrano per dividere la comunità”. Il papa cita tra le cose che dividono i soldi, la vanità e poi il chiacchiericcio. “Ma lo Spirito viene sempre con la sua forza per salvarci da questa mondanità dei soldi, della vanità e del chiacchiericcio, perché lo Spirito non è il mondo: è contro il mondo. È capace di fare questi miracoli, queste grandi cose”, ha spiegato il papa che ha chiesto al Signore questa “docilità allo Spirito perché Lui ci trasformi e trasformi le nostre comunità, le nostre comunità parrocchiali, diocesane, religiose: le trasformi, per andare sempre avanti nell’armonia che Gesù vuole per la comunità cristiana”.

R.Iaria

 

Media Cei: da Bologna il Rosario per l’Italia

20 Aprile 2020 -

Roma - Avvenire, Tv2000, InBlu radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi mercoledì prossimo, alle ore 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 e InBlu radio oltre che in diretta Facebook.

Questa volta andrà in onda dal Santuario della Beata Vergine di San Luca di Bologna. A guidarlo sarà il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

Produrre mascherine per le persone che ne hanno bisogno: l’impegno del sarto ivoriano Bakary Oularè

20 Aprile 2020 - Massa - “In un momento tanto critico, in cui il virus ci ha inchiodato tutti sulla stessa barca, la solidarietà non conosce confini di etnia e di fede”. Con queste parole si può riassumere l’idea che Bakary Oularè, giovane sarto ivoriano, ha lanciato sui social network: produrre mascherine per le persone che ne hanno bisogno! Ospite dell’Associazione Casa di Betania O.n.l.u.s di Carrara, Bakary non si è piegato sotto il peso della pandemia, ma ha preso in mano ago e filo ed ha deciso di mettere a disposizione degli altri i propri talenti. Un sentito ringraziamento per questo gesto di generosità giunge da Ivonne Tonarelli, direttrice dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, che si è detta orgogliosa dal grande cuore del giovane ivoriano: “È bello constatare che, anche in un momento tanto travagliato, Bakary non abbia perso l’altruismo e la generosità che lo hanno sempre contraddistinto. Gli auguro di continuare su questa strada, perché sta andando nella direzione giusta!”. Nel numero di maggio della rivista Migranti-Press troverete tutti i dettagli della bellissima iniziativa di Oularè.

E.Guenzi

Coronavirus: il Comites di Hannover offre consulenza telefonica

20 Aprile 2020 - Hannover – “Tramite le tante richieste  delle ultime settimane che mi sono giunte a tutte le ore, ho notato che esistono, a causa della crisi del Coronavirus, tantissime insicurezze di come proseguire dopo il lock-down e quale diritti hanno anche i nostri connazionali residenti in Germania”. Così il presidente del Comites di Hannover, Giuseppe Scigliano annuncia che a partire dal 24 aprile ogni venerdì dalle 11.00 alle 13.00 i cittadini italiani residenti in Germania hanno la possibilità di porgere telefonicamente domande riguardanti i temi del diritto di lavoro, indennità per lavoro o orario ridotto, indennità di disoccupazione, prestazioni di Hartz IV, pagamento dell'affitto come anche domande riguardanti il diritto di famiglia.  A rispondere saranno l’avv. Elena Sanfilippo (membro del Com.IT.Es) e lo stesso Scigliano.

Cei: il 1° maggio Atto di Affidamento dell’Italia a Maria

20 Aprile 2020 -
Roma - Raccogliendo la proposta e la sollecitazione di tanti fedeli, la Conferenza Episcopale Italiana affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Lo farà venerdì 1° Maggio, alle ore 21, con un momento di preghiera, nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio (diocesi di Cremona, provincia di Bergamo).
La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica. Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari, dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine. Iniziare questo mese con l’Atto di Affidamento a Maria, nella situazione attuale, acquista un significato molto particolare per tutta l’Italia", spiega in una nota la Cei.
Il luogo, Caravaggio, situato nella diocesi di Cremona e provincia di Bergamo, "racchiude in sé la sofferenza e il dolore vissuti in una terra duramente provata dall’emergenza sanitaria. Alla Madonna la Chiesa affida i malati, gli operatori sanitari e i medici, le famiglie, i defunti.
Nella festa di San Giuseppe lavoratore, sposo di Maria Vergine, affida, in particolare, i lavoratori, consapevole delle preoccupazioni e dei timori con cui tanti guardano al futuro".

Don Maffeis: senza misericordia restiamo a terra

20 Aprile 2020 -   Roma - “Per camminare abbiamo bisogno di essere rimessi in piedi. È proprio la misericordia la mano che ci rialza sempre; senza misericordia restiamo a terra”. “Nella vita andiamo avanti a tentoni, come un bambino che inizia a camminare, ma cade; pochi passi e cade ancora; cade e ricade”. Don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce, ricorda, in un video pubblicato sui media Cei, quanto raccontato da Papa Francesco nella Messa della domenica della Divina Misericordia, quando ha spiegato che “per camminare abbiamo bisogno di essere rimessi in piedi. È proprio la misericordia – ha detto il Papa – la mano che ci rialza sempre; senza misericordia restiamo a terra”. “Ci sono persone che, davanti all’esperienza delle proprie cadute, perdono la fiducia; si tormentano, non riescono a perdonarsi e ad accogliere il perdono, perché umiliate dal fango nel quale sono cadute e dal quale hanno l’impressione di non saper uscire”, osserva don Maffeis sottolineando che “il credente, il cristiano, non è un perfetto”. È uno, rileva il sottosegretario della Cei, “che conosce bene la propria povertà, le proprie cadute, gli sbagli commessi nonostante mille propositi, ma più che concentrarsi su questi, più che ripensare continuamente alle cadute, sa guardare al Signore con fiducia, sa affidarsi a Lui”. Il resto, conclude, “tutto il resto viene di conseguenza. A partire da una vita che, proprio perché ha conosciuto il perdono, sa perdonare, sa aprirsi alla compassione e alla condivisione”.​    

Cei: altri 2 milioni e 400mila euro dell’8X1000 per le strutture sanitarie

20 Aprile 2020 - Roma - Continua l’opera di sostegno della Conferenza Episcopale Italiana alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Ai 6 milioni di euro già stanziati nelle scorse settimane in risposta alle esigenze di 7 presidi sanitari e socio-sanitari cattolici, distribuiti sul territorio nazionale, la CEI mette a disposizione altri 2 milioni e 400mila euro - provenienti dai fondi dell’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - a beneficio di altre 5 realtà. Il contributo è destinato al supporto della Fondazione Papa Paolo VI di Pescara, dove la diocesi ha aperte tre case di riposo, per un totale di 150 posti finora preservati dal contagio, un centro per malati quasi terminali con 50 posti e un centro residenziale con 30 posti per diversamente abili; della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), la cui “area Covid” annovera 123 posti letto e 18 posti letto di terapia intensiva estensibili in caso di necessità; della Provincia Lombardo-Veneta Fatebenefratelli, che ha visto tutte le strutture dell’Ordine Ospedaliero adoperarsi per riorganizzare i reparti e aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti Covid-19, oltre che per proteggere e tutelare tutti gli altri ospiti dal rischio del contagio; dell’ Istituto Figlie di San Camillo, nelle cui strutture sanitarie Covid-19 (a Roma, Treviso, Trento, Cremona e Brescia), con 321 posti letto a disposizione, sono operative 89 suore e circa 2 mila dipendenti laici; della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, duramente colpita dall’emergenza, particolarmente nella popolazione fragile delle residenze sanitarie per anziani e per disabili. I vescovi italiani rinnovano in questo modo quella “carezza di consolazione”, che “apre il cuore e ridona speranza”, sottolineata dal recente Consiglio Episcopale Permanente che si è svolto in videoconferenza lo scorso 16 aprile. La Cei ricorda che per sostenere le strutture sanitarie è aperta anche una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta - che sarà puntualmente rendicontata - al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI causale: SOSTEGNO SANITÀ.

Dal ghetto alla prima linea

20 Aprile 2020 -

Foggia - Dai ghetti degli immigrati nel Foggiano alla prima linea del Covid-19, le Rsa del Nord, dove l’epidemia sta facendo strage. È la scelta del dottor Antonio Palieri, 64 anni, gastroenterologo e dirigente medico della Asl di Foggia. Lunedì 6 aprile è stato per l’ultima volta nel ghetto di “ Tre Titoli” a Cerignola a visitare i braccianti africani che vivono in casolari e baracche. Emarginati e sfruttati. Volontario tra gli immigrati, così come lo fa nei pellegrinaggi a Lourdes dell’Unitalsi. Mercoledì 8 è partito per la Liguria, medico volontario, in risposta al bando della Protezione civile. Fino all’ultimo non lo ha fatto sapere a nessuno. Discreto come sempre. «Faccio il medico, lo facevo giù e ora lo faccio qua. Lavorare qui è molto bello», è la sua semplice spiegazione, rispondendoci al telefono dal suo nuovo “fronte”. «Non faccio niente di speciale. È nella mia scelta di vita – aggiunge –. Il lavoro di medico l’ho sempre preso come una missione. Sarei voluto andare in Africa ma poi l’Africa è arrivata nella mia terra». Così da anni, con la Caritas diocesana di Cerignola-Ascoli Satriano, segue i braccianti dei ghetti assieme ad altri medici volontari. Tre volte a settimana, prima visitando in un container, dall’anno scorso a “Casa Bakhita”, la grande struttura realizzata dalla Diocesi a “ Tre Titoli”, della quale è il direttore. Si occupa di patologie legate alle condizioni di vita e lavorative. «Non arrivano malati in Italia, si ammalano qui – ci aveva spiegato in uno dei nostri incontri a “ Tre Titoli” –. D’inverno malattie respiratorie, d’estate muscolari e articolari. Per il lavoro piegati in due a raccogliere per dieci ore pomodori o asparagi, o a raccogliere in alto l’uva». Ma quando è stato fatto il bando per medici volontari non ci ha pensato due volte. «Mi è sembrato doveroso farlo. Ne ho parlato con la mia famiglia e ho avuto la loro autorizzazione. E ne ho parlato anche col vescovo, monsignor Luigi Renna. Ho fatto il tampone prima di partire, ed era negativo. Spero che lo sia anche al ritorno... ». Anche perchè è finito proprio nel cuore dell’epidemia. Ora è a Genova, assegnato alla Asl 3 e si deve occupare delle Rsa che ospitano anziani. «La situazioni negli ospedali è buona, nelle Rsa no. Sono le situazioni più preoccupanti. Le persone anziane dovevano essere cautelate prima, le strutture andavano chiuse. Perchè una volta che il virus entra fa una strage. Ora faremo i tamponi a tutti, ospiti e operatori». Drammi e inaspettati “miracoli”. Come un signore di 107 anni che «fortunatamente sta bene». E i ragazzi africani dei ghetti? Non sono rimasti soli. «Ho lasciato tutto sotto controllo. Le visite continuano come prima. Stiamo assicurando gli stessi servizi, che oggi sono ancor più necessari ». Fino ad ora non ci sono casi di contagio. «Sarebbe stato drammatico, ma per ora sta andando bene. Non credo sia una questione genetica. Forse perchè vivono molto isolati e tra di loro, con pochi contatti con l’esterno. In questo periodo ancora di più. L’agricoltura è ferma. Infatti lavorano meno, non li chiamano ». Una situazione che aggrava la condizione di emarginazione. Per questo, aggiunge non dimenticando il suo ruolo di “direttore”, «la Caritas è presente nei ghetti di Borgo Tre Titoli, Contrada Ragucci, Pozzo Terraneo, Contrada Ripalta e Borgo Tressanti. Sono circa settecento ragazzi immigrati che non sono stati abbandonati ». I volontari sono sempre in campo. Nei ghetti e “in prestito” anche su altri campi. Da dove il dottore ci lascia con una sola richiesta, la stessa che ha fatto prima di partire. «Pregate per me». (Antonio Maria Mira - Avvenire)

Papa Francesco: i politici lavorino per il bene delle proprie comunità

20 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Il pensiero e la preghiera di Papa Francesco questa mattina è andato a chi è impegnato nel campo politico. “Preghiamo oggi per gli uomini e le donne che hanno vocazione politica: la politica è una forma alta di carità. Per i partiti politici nei diversi Paesi, perché in questo momento di pandemia cerchino insieme il bene del Paese e non il bene del proprio partito”, ha detto il papa introducendo la celebrazione eucaristica a Casa Santa Marta. Commentando il Vangelo della liturgia di oggi il papa si sofferma su Nicodemo che di notte fa a trovare Gesù e con lui ha un dialogo sullo Spirito. Ci si lascia guidare dallo Spirito – ha detto il pontefice – è una persona “docile e libera”. La definizione dello Spirito che Gesù dà qui è “interessante”, dice il papa: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”, cioè “libero. Una persona che si lascia portare da una parte e dall’altra dallo Spirito Santo: questa è la libertà dello Spirito. E chi fa questo è una persona docile e qui si parla della docilità allo Spirito”. Per il papa essere cristiano “non è soltanto compiere i Comandamenti: si devono fare, questo è vero; ma se tu ti fermi lì, non sei un buon cristiano. Essere un buon cristiano è lasciare che lo Spirito entri dentro di te e ti porti, ti porti dove lui vuole. Nella nostra vita cristiana tante volte ci fermiamo come Nicodemo, davanti al ‘dunque’, non sappiamo quale passo fare, non sappiamo come farlo o non abbiamo la fiducia in Dio per fare questo passo e lasciare entrare lo Spirito. Nascere di nuovo è lasciare che lo Spirito entri in noi e che sia lo Spirito a guidarmi e non io, e qui, libero, con questa libertà dello Spirito che tu non saprai mai dove finirai”. Il cristiano – è stato il messaggio del Papa – “non deve fermarsi mai soltanto al compimento dei Comandamenti: si deve fare, ma andare oltre, verso questa nascita nuova che è la nascita nello Spirito, che ti dà la libertà dello Spirito”. Davanti alle difficoltà, davanti a una porta chiusa, gli apostoli di gesù, dopo la sua morte, “non sapevano come andare avanti, vanno dal Signore, aprono il cuore e viene lo Spirito e dà loro quello di cui hanno bisogno e vanno fuori a predicare, con coraggio, e avanti. Questo è nascere dallo Spirito, questo è non fermarsi al ‘dunque’, al ‘dunque’ delle cose che ho sempre fatto, al ‘dunque’ del dopo i Comandamenti, al ‘dunque’ dopo le abitudini religiose: no! Questo è nascere di nuovo. E come si prepara uno a nascere di nuovo? Con la preghiera. La preghiera è quella che ci apre la porta allo Spirito e ci dà questa libertà, questa franchezza, questo coraggio dello Spirito Santo. Che mai saprai dove ti porterà. Ma è lo Spirito. Che il Signore ci aiuti ad essere sempre aperti allo Spirito, perché sarà Lui a portarci avanti nella nostra vita di servizio al Signore”, ha concluso il papa.