Primo Piano

Papa Francesco: “Fratelli tutti” per “reagire con un nuovo sogno di fraternità e amicizia”

3 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha oggi firmato ad Assisi la sua terza enciclica “Fratelli tutti”. Dopo i la firma un tweeet: “Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità  e di amicizia sociale che non si limiti alle parole. #FratelliTutti", scrive.

R.I.

Don De Robertis: compiere gesti di vicinanza

3 Ottobre 2020 - “Purtroppo questa catena di morte non si è interrotta, fino a trasformare il mare nostrum in un grande cimitero, come in un’altra occasione ha detto ancora papa Francesco. Fino alla settimana scorsa, in cui ci sono stati altri cinque naufragi e più di 200 vittime. E senza che tutto questo faccia più notizia, senza che susciti anche solo un moto di pietà o di indignazione”. Lo ha detto questo pomeriggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, introducendo a Bari la presentazione del volume “Marenostro”. Naufaghi senza volto” di Salvatore Maurizio Moscara. Come far sì che il pensiero di queste morti ci torni continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza? Infatti – dice don De Robertis - esse sono la conseguenza del sonno delle nostre coscienze e dell’indurirsi del nostro cuore”. Il sacerdote, citando la parabola del Buon Samaritano chiede di compiere un gesto di vicinanza. Si tratta dunque di arrivare a riconoscere il volto, il nome, la storia dell’altro, come fa Maurizio Moscara. Di farci vicini e di aiutare altri a farsi vicini fino a rendersi conto della ricchezza umana e religiosa di queste persone, una ricchezza che non vorremmo mai perdere”. Oggi – ha sottolineato il direttore della Fondazione Migrantes – “la vera differenza è fra coloro che guardano e giudicano da lontano e quelli che scelgono di guardare da vicino. Cambia tutto ….”.  

“Fratelli tutti”: papa Francesco ha firmato la sua terza enciclica

3 Ottobre 2020 - Assisi – E’ appena terminata la celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco, terminata nella cripta della Basilica inferiore di San Francesco, ad Assisi e il pontefice ha voluto firmare la sua terza enciclica dal titolo “Fratelli tutti”, sulla fraternità  e l’amicizia sociale che sarà diffusa domani mattina. E’ la terza enciclica di questo pontificato: la prima “Lumen fidei” del 29 giugno 2013, iniziata da papa Benedetto XVI e completata e firmata da papa Bergoglio e poi la “Laudato si” del 24 maggio 2015, sull’ecologia integrale. “Fratelli tutti” è la prima enciclica che il papa firma fuori da Roma e il viaggio ad Assisi di oggi è il primo dopo il periodo di restrizioni a causa della pandemia che è ancora in corso. Prima di arrivare alla Basilica di San Francesco il papa ha fatto due visite a “sorpresa”: la proma in mattinata a Spello dalle Clarisse dove si è anche fermato pe run momento di preghuera e per il pranzo e dalle Clarisse di Santa Chiara ad Assisi. Prima della firma dell’Enciclica il papa ha ringraziato la prima sezione della Segreteria di Stato: “Adesso – ha detto - firmerò l’enciclica che porterà sull’altare mons. Paolo Braida, incaricato delle  traduzioni e dei  discorsi del Papa. Lui sorveglia tutto, per questo ho voluto fosse qui”. “Con lui - ha aggiunto - due traduttori”. Un "segno di gratitudine alla Prima sezione della segreteria  di Stato  che ha lavorato alla stesura e alla  traduzione. Sono umili questi traduttori, si nascondono”, ha concluso. Dopo la celebrazione Papa Francesco ha salutato tutti i frati presenti.

Raffaele Iaria

Giornata morti Immigrazione: Campagna “Io accolgo,“introdurre vie legali e sicure, riformare Regolamento Dublino”

3 Ottobre 2020 - Roma - “Chiediamo al governo e al parlamento di intervenire nella discussione sul Patto europeo su migrazioni e asilo per ribaltare la logica di chiusura ed esternalizzazione, introducendo vie legali e sicure di accesso per lavoro e per ricerca di protezione, promuovendo un programma europeo di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo e una riforma del Regolamento Dublino coerente con le indicazioni emerse dall’Europarlamento nella scorsa legislatura”. Si chiude con questo appello la nota diffusa  dalla campagna “Io accolgo” nella  Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione istituita per ricordare quanto successo il 3 ottobre 2013 quando un’imbarcazione carica di migranti affondò a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa causando la morte accertata di 368 persone. “Quella del Mediterraneo – viene ricordato – continua ad essere la rotta più pericolosa del mondo, con migliaia di persone vittime della frontiera marittima, soprattutto dopo la soppressione delle missioni di salvataggio e recupero come Mare nostrum e la guerra dichiarata alle Ong, colpevoli solo di fare il loro dovere: salvare vite umane”. “Il governo italiano – che ha confermato i vergognosi accordi con la Libia – annuncia che lunedì prossimo il Consiglio dei ministri varerà un nuovo decreto che segnerà il superamento dei decreti Salvini”, prosegue la nota di “Io accolgo”, secondo cui “il testo del provvedimento presenta luci e ombre”. “Ci auguriamo che possa essere migliorato, accogliendo le proposte che anche la Campagna Io Accolgo ha presentato, riconoscendo diritti, tutele e una accoglienza degna di questo nome agli stranieri che raggiungono il nostro Paese”.

Ricordiamoci per davvero e interamente del 3 ottobre

3 Ottobre 2020 -

Roma - È il caso ad ancorare un evento a una data, come la pallina cade nella casella numerata della roulette. Così nella storia di una comunità o di un singolo individuo, quel determinato giorno conserva per sempre l’impronta di ciò che vi è successo e diventa la chiave che ne riapre la memoria. E degli innumerevoli avvenimenti che si sono accalcati nel tempo su ogni giorno dell’anno, per uno che riemerge un altro cade nell’oblio a seconda del momento, perché come ci ha mostrato bene Italo Svevo il presente vince sempre sul passato e lo reinventa in base alle proprie necessità. Sempre per caso capita poi che una sovrapposizione di eventi conferisca a una certa data una singolare valenza simbolica, e il 3 ottobre è di certo una di queste.

La notte fra il 2 e il 3 ottobre del 1935 l’Italia fascista muoveva alla conquista dell’Etiopia. Dovrebbe essere una pagina di storia nota a tutti, ma non è scontato sia così, data la colpevole rimozione attuata sul nostro colonialismo e gli striminziti paragrafi che gli dedicano i manuali di scuola. Basterà ricordare che nei sette mesi del conflitto un esercito dotato di mitragliatrici e cannoni, aerei e blindati, oltre alle armi chimiche di cui fece massiccio uso, si scontrò con quello tribale del Negus che in larga parte disponeva solo di lance e frecce. La schiacciante superiorità numerica e tecnologica avrebbe fatto sì che le battaglie combattute per raggiungereAddis Abeba si trasformassero in autentici massacri, e va sottolineato come nei primi e più sanguinosi assalti venissero lanciati gli Ascari, truppe coloniali reclutate in Eritrea. I piedi scalzi, il fez rosso, sottili ed eleganti accanto a leoni e cammelli come li ritraevano i manifesti liberty, i francobolli e le carte dei cioccolatini dell’epoca, sarebbero stati sacrificati in 5.000, a fronte dei 2.000 caduti italiani, per non dire delle vittime etiopiche quantificate in centinaia di migliaia. E si trattava solo di un primo acconto del costo che il popolo eritreo avrebbe pagato in seguito. Come sappiamo infatti, crollato in poche settimane con l’offensiva inglese del 1941 l’impero di cartapesta voluto dal Duce, l’Eritrea sarebbe divenuta Protettorato britannico, quindi regione autonoma federata ma poi annessa all’Etiopia, e solo con tre decenni di sanguinosa guerra avrebbe raggiunto nel 1993 l’indipendenza.

Mi trovavo allora là per condurre una ricerca e potei toccare con mano l’entusiasmo che regnava per le strade di Asmara, Keren e Massaua. Un intero popolo in festa spingeva al potere i capi dell’esercito che lo avevano guidato alla vittoria. Ma come purtroppo è successo tante volte nelle aree più povere del pianeta, l’auspicato avvento della democrazia non è mai avvenuto e gli acclamati leader si sono trasformati in tiranni. Il presidente Afewerki, incapace di risollevare un’economia ridotta al collasso da mezzo secolo di continue guerre, ha scelto di mantenere uno stato di belligeranza con lo storico nemico etiopico.Il Paese è rimasto militarizzato, con uomini e donne a tutt’oggi tenuti a forza per otto o dieci anni nell’esercito in condizioni disumane, con città soggette a brutali rastrellamenti, senza alcuna speranza di lavoro, libertà o cambiamento. Per questo i giovani scappano, cercano di passare il confine e di raggiungere attraverso un infernale viaggio le coste della Libia, da dove tentare la traversata del Mediterraneo.Siamo così a un’altra notte fra il 2 e il 3 ottobre, questa volta del 2013, al barcone carico di ragazzi quasi tutti eritrei, disperati al punto da incendiare una coperta per segnalare la propria posizione, cosicché il precario natante prende fuoco e si rovescia al largo di Lampedusa. Le 368 vittime ne hanno fatto una delle più immani stragi di migranti fra le tante a cui assistiamo da anni, con uno stillicidio che ha trasformato in un cimitero subacqueo il Canale di Sicilia.

Fin troppo facile, se non pleonastico, evidenziare il rapporto fra le due date in questione. E farlo proprio oggi, mentre a Lampedusa, ancora una volta, con fedeltà, c’è chi ricorda quella strage in mare, a poche bracciate dalla nostra costa. E a chi fosse pronto a contestare i troppo diretti parallelismi, o reputi ingiustificato il senso di colpa dell’Italia e dell’intero Occidente verso i Paesi poveri, basterebbe ricordare il milione di morti in cui gli storici quantificano la presenza coloniale italiana in Africa, che in Eritrea è durata oltre mezzo secolo. Oppure mostrare le immagini degli ascari eritrei morti impugnando il tricolore con lo stemma sabaudo, accanto a quella delle centinaia di loro discendenti chiusi nelle bare messe in fila nell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa, parimenti vittime ignare e innocenti di miseria, violenze e conflitti mossi da interessi altrui. (Alessandro Tamburini - Avvenire)

Papa Francesco ad Assisi per la firma dell’Enciclica “Fratelli tutti”

3 Ottobre 2020 - Assisi - E’ iniziata con una tappa alle suore Clarisse di Spello la visita di Papa Francesco in Umbria. Nel primo pomeriggio, poco prima delle 15, il pontefice è atteso presso il Sacro Convento di Assisi, dove celebrerà la Messa presso la tomba di san Francesco e al termine firmerà la sua terza enciclica dal titolo “Fratelli tutti” il cui testo sarà diffuso domani, 4 ottobre – festa di San Francesco – alle 12. Quella ad Assisi è la quarta visita di Papa Francesco nella città del Poverello dopo quella del 4 ottobre 2013, del 4 agosto 2016 e del 20 settembre dello stesso anno. Il programma di oggi è molto stringato e prevede, dopo l’arrivo ad Assisi, la celebrazione della messa nella cripta della Basilica di San Francesco, presso la tomba del santo, alla presenza solo di pochi frati. Al termine la firma dell’Enciclica che sarà presentata domani alle 10 dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in una conferenza stampa in Vaticano, insieme al card. Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, al giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam, segretario generale dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, ad Anna Rowlands, docente all’Università  inglese di Durham, e ad Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

Raffaele Iaria

 

Giornata Vittime Immigrazione: le iniziative della giornata

3 Ottobre 2020 - Roma - Oggi si celebra La Giornata nazionale delle Memoria delle vittime dell’Immigrazione. La data del 3 ottobre ricorda il naufragio al largo dell’isola perdono del 2013 nel quale persero la vita 368 persone. Dal 2016 questa data è stata scelta come giorno della Memoria di tutte le vittime dell’immigrazione e per promuovere iniziative di sensibilizzazione e solidarietà. Secondo alcuni dati da quel 3 ottobre ad oggi sono stati 17.900 i migranti e rifugiati morti o dispersi nel mar Mediterraneo. Fino alla settimana scorsa in cui ci sono stati altri naufragi e più di 200 vittime, dice il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis: "e senza che tutto questo faccia più notizia, senza che susciti anche solo un moto di pietà e di indignazione". Tutta la vicenda della mobilità umana è legata profondamente anche alle parole che usiamo, ha detto il direttore del quotidiano "Avvenire", Marco Tarquinio: "le parole dei trattati, ad esempio, che pesano enormemente o quelle della politica dove negli ultimi anni sono state usate parole sbagliate, c’è stata la progressiva 'riclandestinazione' del fenomeno migratorio". Per Tarquinio c'è poi il "tipo di linguaggio che è stato usato per raccontare quelli che scappavano come gli invasori di casa nostra o i ragazzotti che venivano a fare le vacanze in Italia" spiegando anche l’importanza di una certa stampa per "combattere con quello che si è incistato nella testa della gente: una favola triste ma radicata in profondità". La piazza principale per le iniziative è quella di Lampedusa promossa dal Comitato 3 ottobre nella campagna “Siamo tutti sulla stessa barca”. Qui cittadini dell’Isola, giovani, studenti marceranno verso la Porta d'Europa, il monumento alla memoria dei migranti morti in mare. Su luogo del naufragio di sette anni fa verrà poi deposta una corona di fiori alla presenza delle istituzioni. Altre iniziative a Roma in piazza Santi Apostoli, Milano in piazza dei mercanti e ancora Palermo Padova, Brescia , Catania, etc. A Caltanissetta  al cimitero Angeli una celebrazione commemorativa su iniziativa dell'Ufficio Migrantes. Una cerimonia nel rispetto delle misure di distanziamento sociale e l'obbligo dell'utilizzo della mascherina, così come previsto dalla norme di sicurezza anti covid. A Bari la presentazione del volume "Mare Nistro. Naufraghi senza volto" di Salvatore Maurizio Moscara alla quale parteciperà anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, don De Robertis.  

Migrantes Caltanissetta: per Giornata Vittime dell’Immigrazione una celebrazione al cimitero della città

3 Ottobre 2020 - Caltanissetta - Nella Giornata nazionale delle vittime per l’immigrazione oggi questa mattina al cimitero Angeli di Caltanissetta è prevista una celebrazione commemorativa. L’iniziativa è dell’ufficio Migrantes di Caltanissetta in collaborazione del Comune, della Caritas diocesana e dell'associazione Figli in Cielo. A Caltanissetta, il cimitero Angeli ospita due sezioni che accolgono le sepolture di donne e uomini vittime del naufragio.

R.I.

 

Giornata memoria vittime dell’immigrazione: dov’è tuo fratello?

3 Ottobre 2020 -

Si celebra oggi la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, istituita nel 2016, nel giorno di quel terribile naufragio del 3 ottobre 2013, nel quale persero la vita 368 persone, a pochi metri dall’Italia. Nello stesso anno, l’8 luglio, Francesco, all’inizio del suo pontificato, dedicò il suo primo viaggio da Papa, a Lampedusa per celebrare la Messa di suffragio per le vittime del mare. Nell’omelia di quel giorno risuonò nella piccola isola del Mediterraneo, porta d’Europa, la domanda del libro di Genesi che Dio rivolge a Caino,"Dov’è tuo fratello?".

Mi pare una significativa coincidenza che oggi in questa Giornata nazionale in cui si fa memoria delle vittime dell’immigrazione, il Papa ad Assisi firmi la sua terza enciclica dal titolo, Fratelli tutti, che verrà pubblicata domani, 4 ottobre. A Lampedusa papa Francesco ci ricordava che Adamo, dopo il peccato, perde il suo posto nella creazione e questo ingenera una serie di errori fino all’uccisione del proprio fratello.

L’ uomo vuole essere come Dio, vuole prendere il suo posto, è accecato dal potere e questo lo porta a spezzare anche quelle relazioni di fraternità che si trova a vivere e a guardare con sospetto l’altro che diventando nemico non è più fratello. In questa lunga catena di sangue si inseriscono anche tutte quelle morti di donne, bambini e uomini nei viaggi delle migrazioni, che in quasi 80 milioni di casi non sono scelti, ma forzati (come ci ricorda l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). "Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto", ricordava proprio papa Francesco il 23 agosto scorso all’Angelus.

Dov’è tuo fratello? Dove sono coloro che non solo non siamo capaci di chiamare fratelli, ma sono per tanti di noi migranti o stranieri, nella migliore delle ipotesi, irregolari o clandestini il più delle volte, perché non hanno diritto di cittadinanza, senza nome, senza volto, numeri vuoti, eccedenze di vite di scarto. In un mondo in cui la globalizzazione ci fa vicini, ma non ci rende fratelli, in cui è forte il rischio della globalizzazione dell’indifferenza, l’antidoto alla dimenticanza e al disinteresse verso uomini e donne in cerca di salvezza è il cammino della fratellanza. La cura della relazione con Dio, con gli uomini e le donne del nostro tempo e con il creato ci porta a sanare un mondo malato.

Fratelli tutti, nessuno escluso. Fratelli di tutte le fedi, forti della convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune come ci viene ricordato nel Documento sulla Fratellanza umana firmato nel 2019 ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar. La giornata della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre sia monito e invito a non dimenticare dov’è mio fratello,perché siamo tutti fratelli e sorelle. (Camillo Ripamonti - Avvenire)

MCI Germania-Scandinavia: le conclusioni del Convegno nazionale del delegato, p. Bassanelli

2 Ottobre 2020 - Francoforte – “La permanenza del Covid-19 non ci permette di prevedere in modo sicuro e dettagliato come si potranno realizzare le iniziative previste per il nuovo anno pastorale 2020-2021. Una cosa sembra certa: la pandemia continuerà ad accompagnarci ancora, condizionando in modo consistente ogni nostra attività pastorale. L’importante è non lasciarsi scoraggiare e bloccare, ma riuscire a mettere in campo forze e inventiva nuova per ricostruire e accompagnare, sia pure con difficoltà e la dovuta flessibilità, le nostre parrocchie”. L’ultima giornata del Convegno Nazionale delle Missioni cattoliche in Germania e Scandinavia si è aperto con una relazione del delegato nazionale, p. Tobia Bassanelli che ha fatto il punto della situazione attuale delle MCI evidenziando che il tema del nuovo anno pastorale sarà quello della Conferenza Episcopale tedesca “come siamo soliti fare senza dimenticare una adeguata riflessione anche all’interno delle singole Comunità. L’obiettivo principale è di capire e di evidenziare l’importanza di costruire rapporti soddisfacenti tra noi, tra i parrocchiani, nelle famiglie, nelle coppie, nei contatti personali, attraverso il rispetto e il riconoscimento reciproco, l’accoglienza senza pregiudizi, la collaborazione piena. Se questi funzionano, diventa più facile la gestione dei vari gruppi e la vita parrocchiale, nelle sue diverse forme”. Il delegato ha dato anche notizia della ripresa del lavoro del Udep, l’Ufficio della Delegazione delle MCI che cura la Formazione, la ricerca, le relazioni sociali affidato a Paola Colombo che ha coordinato, come moderatrice, i lavori del convegno. P. Bassanelli ha poi anche parlato del ruolo oggi delle Missioni cattoliche nella pastorale: “personalmente sto seguendo il processo in corso nella diocesi di Mainz, dove ho proposto un modello ‘ibrido’, che cerca di salvare gli aspetti validi e positivi della ‘missio cum cura animarum’, come l’essere una vera comunità, con tutti i vantaggi dell’appartenenza ad una parrocchia concreta”. E poi l’invito ad essere persone che “credono seriamente nello stile di vita di Gesù e cercano di incarnarlo nell’oggi, uno stile di vita fondato sul servizio, sull’amore, sulla centralità del prossimo, considerato come figlio di Dio. In una società segnata dal consumismo, dall’usa e getta anche nei rapporti normali tra le persone come in quelli più intimi, siamo chiamati a proporre la centralità della persona, con i suoi bisogni, le sue giuste attese, il riconoscimento pratico della sua dignità”. Le Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia sono 83 con 70 missionari oltre a religiosi e collaboratori.

Raffaele Iaria

 

Favorire cultura e integrazione per i giovani migranti attraverso l’arte: da Catania il progetto europeo MYgrant Metamorphosis perl’educazione e l’inclusione sociale

2 Ottobre 2020 - Catania - Supportare l’inclusione sociale dei giovani migranti e rafforzare il loro ruolo di cittadini attivi, attraverso un approccio educativo votato al multiculturalismo, utilizzando l’arte come motore educativo e strumento didattico. Questo l’obiettivo del progetto MYgrant METAMORPHOSIS Professionalisation of Youth Workers finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Erasmus Plus. Il fine è quello di offrire gratuitamente una serie di metodi e strumenti a supporto degli operatori giovanili per le loro attività professionali, facendo così fronte alle barriere linguistiche e culturali che impediscono processi di reale inclusione sociale. L’intento principale del progetto MYgrant METAMORPHOSIS è fornire strumenti utili per educatori e operatori impegnati nei processi di inclusione sociale dei giovani migranti in modo da rafforzare il loro ruolo di cittadini europei. MYgrant METAMORPHOSIS mette a disposizione gratuita, grazie all’apposita piattaforma web, specifiche risorse: un manuale per operatori giovanili contenente una serie di workshop multimediali e artistici per sviluppare l’inclusione sociale tramite la poesia, la cucina e la scrittura; un gioco da tavolo con lo scopo di instaurare un’interazione e utilizzare l’attività ludica per conoscere le altre culture e le differenti lingue correlate, incentivando la cooperazione e spaziando dalla geografia alle tipicità; una piattaforma webcontenente, oltre a storie di successo di integrazione, anche risorse multimediali a integrazione del manuale; una guida per la realizzazione di eventi artistici a basso costo dedicata sia agli educatori che ai giovani migranti. Il progetto europeo prevede la realizzazione finale di un evento in ogni nazione coinvolta dalla partnership internazionale. Nel consorzio europeo, oltre a partner tedeschi, greci e polacchi, è protagonista l’Italia grazie alla presenza di VITECO, società specializzata in soluzioni e-learning del cluster catanese di aziende JO Group. Il lavoro di operatori, docenti ed educatori impegnati nello sfidante settore dell’educazione e dell’integrazione, potrà così giovarsi gratuitamente di nuovi preziosi strumenti di ultima generazione.  

Honduras: partita ieri la prima carovana di migranti dall’inizio della pandemia

2 Ottobre 2020 - Roma - E' la seconda carovana del 2020, la prima da quando è esplosa la pandemia di Covid-19. Ieri, 1° ottobre, circa tremila honduregni sono partiti da San Pedro Sula, tradizionale punto di partenza di questo tipo di iniziative, per tentare di attraversare il Guatemala e il Messico e giungere così negli Usa. Un obiettivo già disperato in condizioni normali, che assume i contorni della temerarietà nell’attuale situazione. Come riporta il sito dell’emittente dei gesuiti honduregni Radio Progreso, i componenti della carovana, per lo più donne, bambini e giovani, hanno spiegato che in Honduras non hanno la possibilità di continuare a vivere. La pandemia ha aumentato la disoccupazione e la fame e ha messo a nudo la precarietà del sistema sanitario pubblico. Già ieri la carovana è riuscita a fare ingresso in Guatemala, attraverso la frontiera di Entre Rios, nel dipartimento di Izabal. Le persone portano i loro bambini sulle spalle, hanno un semplice zaino e un po’ d’acqua per idratarsi. “Non abbiamo soldi, siamo solo nelle mani di Dio”, ha detto all’emittente una ventenne di Villanueva, che emigra con madre e fratello. Si registra anche una vittima, un giovane caduto dall’automobile che lo trasportava. Il loro cammino sarà tutt’altro che facile. Il Governo del Messico, tramite l’Istituto nazionale per le migrazioni, mette in guardia circa le sanzioni contro gli stranieri che entrano nel Paese senza rispettare le misure sanitarie contro il Covid-19. E le Case del migrante del Guatemala, in una nota firmata dal loro coordinatore, padre Mauro Verzeletti, missionario scalabriniano e direttore della Casa di Città del Guatemala, si sono pronunciate chiedendo il rispetto del diritto umano alla migrazione, ma rammaricandosi di non poter assistere i migranti come nelle precedenti carovane, a causa delle misure imposte dalla pandemia. Le strutture potranno assicurare solo distribuzione di cibo, materiali per la biosicurezza e kit per l’igiene. (Sir)  

Rapporto Immigrazione: l’8 ottobre presentazione a Roma

2 Ottobre 2020 -

Roma - Sarà presentato l’8 ottobre a  Roma, nel centro congressi Aurelia, il “Rapporto Immigrazione” elaborato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes e giunto alla sua 29esima edizione, dal titolo “Conoscere per  comprendere”. 

Alla presentazione interverranno Mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana; Stanislao Di Piazza, sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega all’immigrazione e alle Politiche di integrazione; Igiaba Scego, scrittrice. Introdurrà e modererà: Oliviero Forti, responsabile Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale Caritas Italiana. Presenterà i dati: Manuela De Marco, Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale Caritas Italiana. Le conclusione sono affidate a Simone Varisco della Fondazione Migrantes. La presentazione può essere seguita anche in diretta streaming, tramite YouTube e Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: https://www.youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana ; https://www.facebook.com/conferenzaepiscopaleitaliana .

Ottobre Missionario: nel messaggio di Papa Francesco la vocazione missionaria

2 Ottobre 2020 -

 Roma - "Eccomi, manda me" è il tema del Messaggio di Papa Francesco per la giornata missionaria 2020, che si celebrerà domenica 18 ottobre. "Capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia - scrive il Papa - diventa una sfida anche per la missione della Chiesa. La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà di chi muore solo, di chi è abbandonato a sé stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga. Obbligati alla distanza fisica e a rimanere a casa, siamo invitati a riscoprire che abbiamo bisogno delle relazioni sociali, e anche della relazione comunitaria con Dio". "L’ottobre missionario di quest’anno - spiega don Giuseppe Pizzoli, direttore della Fondazione Missio - si pone sulla scia del mese missionario straordinario che abbiamo celebrato nel 2019. Il tema 'Battezzati Inviati', che mirava a far riscoprire l’universalità della vocazione missionaria, avrà il suo sviluppo nel tema di quest’anno: ogni battezzato è chiamato a far conoscere la bontà, la misericordia e l’amore di Dio per tutti gli uomini, prima di tutto attraverso un atteggiamento di accoglienza e uno stile di vita basato sulla fraternità". Il messaggio di Papa Francesco ha una forte spinta vocazionale: in particolare, la vocazione missionaria si caratterizza nel portare a tutti gli uomini l’esperienza dell’amore di Dio per tutta l’umanità. Nel contesto della Chiesa italiana, questa vocazione missionaria si traduce in un appello a tutti i credenti per diventare 'Tessitori di fraternità'. Vogliamo imparare, sottolinea don Pizzoli, a vivere nuove relazioni, non solo con le persone a noi care, ma con tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino.

Card. Parolin: enciclica Fratelli tutti “bussola per l’uomo smarrito”

2 Ottobre 2020 -

 “L’enciclica Fratelli tutti rimarrà nella storia non solo perché non sarà firmata in Vaticano, ma perché è una bussola per l’uomo smarrito di oggi”. Lo ha detto il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, intervenendo ieri sera a Roma alla presentazione di un libro 

“Possiamo rimanere sani in un mondo malato?”. È questa, sulla scorta di quanto detto dal Papa, “la domanda che percorre tutta l’enciclica”, ha spiegato Parolin. Anche nelle parole di padre Enzo Fortunato, il suo nuovo volume vuole essere “qualcosa che irrobustisca l’uomo di oggi nel cammino della fede”. Al centro del volume, infatti, in rapporto tra Cristo e Francesco, tra la tunica e il saio, accomunati dalla capacità di “spogliarsi per rivestirsi, di saper perdere per guadagnare, di rinunciare per possedere”, ha detto il cardinale. Tutto ciò, tramite “la volontà di lasciarsi totalmente rivestire per condurre una vita nuova, stili nuovi di vita e di condotta”, ha concluso Parolin, come anche la pandemia in corso ci chiede urgentemente di fare.

Vangelo Migrante: XXVII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo 21,33-43)

1 Ottobre 2020 - Ancora una vigna. Gesù doveva conoscerle molto bene e deve averci anche lavorato. Le osservava con occhi d'amore e nascevano parabole. Oggi racconta di una vigna con una vendemmia di sangue e tradimento. La parabola è trasparente. Un uomo pianta una vigna, la affida a dei contadini e se ne va. A suo tempo, a più riprese, manda i servi a ritirare il raccolto e i contadini li maltrattano, li bastonano e li uccidono. Da ultimo manda suo figlio. Ma anche questi viene ucciso. La vigna è Israele, siamo noi, sono io: tutti insieme speranza e delusione di Dio, fino alle ultime parole dei vignaioli, insensate e brutali: “Costui è l'erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l'eredità!”. Il movente è avere, possedere, prendere, accumulare. Questa ubriacatura per il potere e il denaro è l'origine delle vendemmie di sangue della terra, “radice di tutti i mali”, dice la Scrittura (1Tm 6,10). Eppure è confortante vedere che Dio non si arrende, non è mai a corto di meraviglie e ricomincia dopo ogni tradimento ad assediare di nuovo il cuore, con altri profeti, con nuovi servitori, con il figlio e, infine, anche con le pietre scartate. Conclude la parabola: “Che cosa farà il Padrone della vigna dopo l'uccisione del Figlio?”. La soluzione proposta dai giudei è logica, una vendetta esemplare e poi nuovi contadini, che paghino il dovuto al padrone. Gesù non è d'accordo. Dio non spreca la sua eternità in vendette. La storia perenne dell'amore e del tradimento tra uomo e Dio non si conclude con un fallimento ma con una vigna nuova: “il Regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”. È questa la novità propria del Vangelo. C’è grande conforto in queste parole. I miei dubbi, i miei peccati, il mio campo sterile non bastano a interrompere la storia di Dio. Il suo progetto, che è un vino di festa per il mondo, è più forte dei miei tradimenti e avanza nonostante tutte le forze e i venti contrari. La vigna fiorirà. Ciò che Dio si aspetta non è il tributo finalmente pagato o la pena scontata, ma una vigna che non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di tristezza bensì grappoli caldi e dolci; una storia che non sia guerra di possessi, chiusure e battaglie di potere, ma produca una vendemmia di bontà, un frutto di giustizia, grappoli di onestà e, forse, perfino gocce di Dio tra noi.
  1. Gaetano Saracino
 

Viminale: da inizio anno sbarcate 23.726 persone migranti sulle coste italiane

1 Ottobre 2020 -
Roma - Sono 23.726 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020 seco ndo il dato del Ministero dell'Interno aggiornato alle 8 diu questa mattina. Degli oltre 23.700 migranti sbarcati 9.884 sono di nazionalità tunisina (42%). Gli altri  provengono da Bangladesh (3.175, 13%), Algeria (1.125, 5%), Costa d’Avorio (1.031, 4%), Pakistan (1.011, 4%), Sudan (799, 3%), Marocco (619, 3%), Egitto (598, 3%), Somalia (587, 3%), Afghanistan (516, 2%) a cui si aggiungono 4.381 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes Torino: una mostra “In fuga da Nazareth”

1 Ottobre 2020 - Torino – “Un san Giuseppe non così tranquillo come siamo abituati a vederlo nelle immaginette. Ma un san Giuseppe con quell’atteggiamento di un rifugiato siriano con il bambino sulle spalle... Non addolcire il dramma di Gesù bambino quando dovette fuggire in Egitto. Lo stesso che sta succedendo oggi”. Sono le parole di Papa Francesco riferite al quadro di  Massimiliano Ungarelli la cui immagine è stata distribuita a tutti i partecipanti nella cattedrale di Torino alla Messa in occasione della 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato. Il quadro è esposto nella mostra “In fuga da Nazareth” a cura dell’associazione culturale Midrash dei Frati Francescani Cappuccini, costituita da 20 pannelli di Ungarelli che riproducono fotografie reali che ritraggono il dramma dei profughi in fuga. La mostra si può visitare fino al 31 ottobre presso Ufficio Migrantes. Per informazioni e prenotazioni scrivere a: prenotazioni@upmtorino.it. (m.lom.)  

Trento: don Maffeis parroco a Rovereto

1 Ottobre 2020 - Dopo più di dieci anni di servizio nella Conferenza episcopale italiana, don Ivan Maffeis  ritorna nella diocesi di Trento, dove sarà parroco delle comunità di Rovereto-S. Marco e S. Famiglia, Trambileno, Vanza, Noriglio, Terragnolo. La nomina è stata resa nota oggi dall’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi. Il sacerdote lasciò Trento nel 2009 per diventare vicedirettore dell’Ufficio delle Comunicazioni sociali della Cei che passò poi a dirigere nel maggio 2015, fino a settembre 2019, assumendo anche il ruolo di portavoce. È stato anche sottosegretario della Cei fino allo scorso Consiglio Permanente. La Fondazione Migrantes ringrazia don Maffeis per il prezioso sostegno ricevuto in questi anni dando un contributo fondamentale alla comunicazione ecclesiale.

La carità del Papa

1 Ottobre 2020 - Roma - Durante i mesi difficili del lockdown e della pandemia Papa Francesco, come ha sempre fatto fin dall’inizio del suo Pontificato, ha fatto giungere agli ultimi il proprio aiuto “con speciale larghezza” a Roma, in Italia e nel mondo. Una carità “fattiva”, concreta, sotto agli occhi di tutti, che richiede il sostegno da parte di tutti i cristiani “far giungere più lontano il grande cuore del Papa”. Lo ricorda il segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, nella lettera arrivata in tutte le parrocchie assieme ad Avvenire e alla locandina della Giornata per la carità del Papa, che, dopo essere stata rimandata a causa della pandemia (la data tradizionale è l’ultima domenica di giugno in connessione con la solennità dei santi Pietro e Paolo), è stata fissata per domenica 4 ottobre. Ricordando la preghiera presieduta dal Papa il 27 marzo sul sagrato della Basilica Vaticana, Mons. Russo nota che “l’immagine del Santo Padre che percorre da solo la piazza ha smosso le coscienze di tutti. La pioggia scrosciante sembrava simboleggiare le lacrime di disperazione e di aiuto di un mondo su cui inaspettatamente era venuta la ‘sera’”. La “solitudine” del Papa davanti alla Basilica resterà, nell'immaginario collettivo, l’icona dell’angoscia che pareva insidiare pensieri e azioni, mentre la pandemia seminava incertezze e lutti costringendo tutti a scelte difficili. Eppure, aggiunge il segretario della CEI, “proprio dentro quella solitudine estrema, con la sola compagnia del Crocifisso di San Marcello, ci siamo ritrovati tutti uniti nei medesimi sentimenti, affratellati anche nello smarrimento, saldi nella consapevolezza di non essere più padroni del nostro destino”. Ricordarci che siamo tutti sulla stessa barca, continua la lettera, è stato “un invito a essere (tutti insieme) Chiesa-madre. È un percorso ben preciso, che non nascondendo sconforto e smarrimento, chiede comunione e condivisione. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, ognuno ha qualcosa di irrinunciabile da donare al prossimo, qualunque tempesta è affrontabile nell'affidamento reciproco”. “Non siamo autosufficienti”, ci ha ricordato il Papa: “È una verità che faremmo bene a custodire dentro di noi come l’eredità preziosa di un tempo aspro che ci è stato dato di attraversare, non da soli – nota mons. Russo –. Mettendosi al fianco di chi si trova più in difficoltà, la Chiesa italiana ha aperto le mani con la vicinanza dei sacerdoti e delle parrocchie e con un sostegno economico alle situazioni di maggiore disagio attingendo ai fondi dell’8xmille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Vicini si è con la presenza amica, la parola fraterna, ma anche con l’aiuto materiale, che spesso si fa indispensabile. In questo, Francesco è stato d’esempio a tutta la Chiesa. Ora spetta a noi aiutare lui”. La Giornata per la carità del Papa, quindi, “giunge quest’anno come una prima opportunità per far tesoro di ciò che abbiamo vissuto e imparato nei giorni bui. Incoraggiare la generosità delle persone per sostenere la carità fattiva del Santo Padre – continua il vescovo – vuol dire aiutare la maturazione dei frutti che il tempo della prova può far crescere nelle comunità cristiane come segno per la società. Fare appello alla magnanimità della gente è un gesto che assume un valore speciale proprio per l’incertezza del momento che attraversiamo”. Oggi, conclude Mons. Russo, “c’è bisogno di testimoni della speranza per dare sostegno vero a chi teme di non farcela, e per far giungere più lontano il grande cuore di Papa Francesco. L’offerta per la sua Carità durante le Messe del 4 ottobre è un modo semplice ed esplicito per dire la nostra gratitudine verso la paternità che ci ha mostrato una volta in più, facendo risuonare le parole di Cristo sulla barca nella tempesta: ‘Non avete ancora fede?’. Stiamogli vicino, stretti a lui sulla stessa barca”.