Primo Piano

Centro Astalli: “fermare l’ecatombe nel Mediterraneo è dovere europeo”

28 Settembre 2020 - Roma - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio” per i 200 migranti morti nel Mediterraneo “nel tentativo di fuggire dagli orrori della Libia e ottenere protezione in Europa”. “Vicini al dolore delle famiglie delle vittime, vogliamo ribadire che lasciar morire in mare uomini, donne e bambini, nell’indifferenza di governi, istituzioni e società civile è inaccettabile male del nostro tempo”, denuncia il Centro Astalli in una nota. “A pochi giorni dalla presentazione del patto sulle migrazioni della Commissione europea arriva l’ennesima tragica prova che chiudere l’Europa attraverso accordi con Paesi in guerra, respingere i migranti e concentrarsi su come trincerarsi dentro le proprie frontiere acuisce problemi, aggrava crisi umanitarie e alimenta il traffico e la morte di esseri umani”, precisa la nota. Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ricordando che “ieri la Chiesa cattolica ha celebrato la Giornata del Migrante e del Rifugiato 2020″, che ha avuto per tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, sottolinea: “Siamo chiamati a considerare l’altro un fratello, da accogliere e proteggere. I migranti non sono numeri, sono persone con storie da ascoltare e conoscere. Lasciarli morire in mare senza soccorsi è abominio da fermare subito”. Per questo il Centro Astalli chiede “l’apertura di canali umanitari per chi scappa da guerre e persecuzioni e l’attivazione di quote per l’ingresso di migranti lavoratori” perché “solo queste misure sono un reale deterrente al traffico di esseri umani”; “l’attivazione immediata di operazioni europee di ricerca e soccorso in mare volte al salvataggio di migranti che rischiano di morire”; “l’impegno di governi nazionali e sovranazionali a gestire i flussi migratori nel rispetto dei diritti umani, della dignità e della vita di ogni essere umano che chiede protezione”. Infatti, “le convenzioni internazionali impongono ciò come presupposto della sussistenza stessa dell’Unione europea e della tenuta democratica degli Stati membri”.

MCI: don De Robertis, “un ruolo importante nel contribuire nel rinnovamento della Chiesa”

28 Settembre 2020 - Francoforte – “Occorre un deciso cambio di passo, sia per quello che riguarda i missionari che l’identità stessa delle Missioni cattoliche Italiane”. Lo ha detto questa mattina don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, portando il suo saluto al convegno annuale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia che si è aperto oggi sul tema "Maschio e femmina li creò. I rapporti interpersonali”. Un convegno che si svolgerà, fino a venerdì prossimo, in videoconferenza. Le MCI possono – ha detto “giocare un ruolo importante nel contribuire nel rinnovamento della Chiesa Cattolica in Germania, sia nell’aiutare la nostra Chiesa italiana a non ripiegarsi su se stessa ma ad avere un respiro veramente cattolico”. Don De Robertis ha poi annunciato le nuove date del convegno europeo delle Missioni Cattoliche Italiane che si svolgerà a Roma dal 9 al 12 novembre -12 novembre 2021 sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana”.    

GMMR: Mons. Perego, “senza giustizia il cammino dei migranti è segnato da discriminazioni, sfruttamento, abbandono”

28 Settembre 2020 - Ferrara - Papa Francesco nel messaggio di quest’anno per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato guarda e “ci invita a rivolgere il nostro sguardo agli sfollati interni, quasi 50 milioni di persone, spesso invisibili e dimenticati: un messaggio che interpella la nostra coscienza personale, ma anche la vita nella Chiesa e nella città”. Lo ha detto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio durante la celebrazione di ieri pomeriggio. Uno sguardo e un’attenzione particolare rivolta a chi - uomini e donne, famiglie – nei diversi Continenti a causa delle guerre, dei disastri ambientali, delle persecuzioni anche religiose sono costretti a lasciare la loro casa, la loro vita per muoversi all’interno di un Paese, di una Nazione. Allo sguardo il Papa unisce le parole di “un lessico delle migrazioni a cui ci sta abituando, che coniuga quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare”, ha spiegato il presule aggiungendo che “senza giustizia il cammino dei migranti è segnato da discriminazioni, sfruttamento, abbandono. Senza giustizia le famiglie dei migranti non trovano casa, non vengono rispettate, non vengono considerate”. Per Mons. Perego “le migrazioni oggi sono luoghi in cui siamo chiamati a rinnovare il nostro stile di vita cristiano e in cui esercitare carità e giustizia, coniugando nuove parole: conoscenza e comprensione, rispetto e tutela, promozione e condivisione, evitando di fare solo ciò che è nel nostro interesse, ma penalizza altri: sono le parole nuove che il Papa ci insegna nel suo Messaggio di quest’anno. Purtroppo – ha detto ancora Mons. Perego - invece, le migrazioni diventano spesso terreno di scontro ideologico, dove anche le scelte intelligenti e concrete vengono sacrificate, dove l’identità viene fatta scontrare con l’alterità, dove l’esigibilità dei diritti è indebolita, dove la vita e la dignità delle persone vengono umiliate”. “Il nostro amore a Dio – ha aggiunto - chiede la coerenza di un amore al prossimo che non sia solo a parole, ma nei fatti, nella quotidianità. Come ci ha testimoniato don Roberto, il sacerdote di Como, ucciso da chi ha ricevuto la sua carità, il suo ascolto e la sua comprensione, ma anche da chi ha lasciato solo nella disperazione l’assassino: un testimone della fede e della carità tra gli ultimi. Possiamo avere difficoltà, problemi, ma anche il nostro no temporaneo, le nostre debolezze, il nostro peccato di mancare nella carità e nella giustizia nei confronti del prossimo, soprattutto di chi è più debole e povero, deve in coscienza trasformarsi in un si che rinnova le nostre relazioni, le nostre città, la nostra stessa identità”.  

MCI Germania e Scandinavia – Da oggi il convegno nazionale in videoconferenza

28 Settembre 2020 - Francoforte - "Maschio e femmina li creò. I rapporti interpersonali”. Questo il tema del convegno nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia che si svolgerà, in videoconferenza, da questa mattina al 2 ottobre. Il Convegno “sarà molto diverso dai convegni cui siamo abituati da sempre", spiega la delegazione delle MCI di Germania e Scandinavia. I lavori saranno incentrati sui temi del IV Foro del “Cammino sinodale” e verranno moderati dalla nuova direttrice dell’ufficio Udep della Delegazione, Paola Colombo. I lavori saranno aperti dall’intervento del Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Tra gli interventi previsti quella del vescovo ausiliare di Colonia Mons. Dominicus Schwaderlapp, responsabile della Internationale Seelsorge della diocesi e delle Comunità d’altra madre lingua.

La pazienza di Dio

28 Settembre 2020 - Città del Vaticano - Una doppia domanda è presente nella parabola contenuta nel brano di Matteo letto ieri; Gesù si trova nel tempio di Gerusalemme a insegnare ed è attaccato dai capi religiosi che gli chiedono con quale autorità fa quelle affermazioni. La sua risposta – la parabola dei due figli invitati dal padre a lavorare nella vigna – chiama sacerdoti e anziani del popolo a prendere posizione, a dare un giudizio. Conosciamo le risposte dei figli: “non ne ho voglia” il primo, ma poi andrà; “si signore”, e invece eviterà di entrare nella vigna, il secondo. E conosciamo anche la risposta che sacerdoti e anziani danno alla domanda di Gesù: chi ha compiuto la volontà del padre? Il primo. È un modo per sottolineare l’obbedienza al Padre, dunque a Dio, che si esprime nella disponibilità ad aprire i nostri cuori, perché nel nostro rapporto con il Signore, diceva Benedetto XVI, “non contano le parole, ma l’agire, le azioni di conversione e di fede”. No dunque a una fede tiepida, a una religiosità di routine, che non inquieta più l’uomo. L’obbedienza, afferma Papa Francesco all’Angelus, “non consiste nel dire ‘sì’ o ‘no’, ma nell’agire, nel coltivare la vigna, nel realizzare il Regno di Dio. Con questo semplice esempio, Gesù vuole superare una religione intesa solo come pratica esteriore e abitudinaria, che non incide sulla vita e sugli atteggiamenti delle persone. Una religiosità superficiale, soltanto rituale, nel brutto senso della parola. Gli esponenti di questa religiosità “di facciata”, che Gesù disapprova, erano in quel tempo i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo”. Le parole che troviamo nel brano di Matteo vanno lette con discernimento, e non devono “indurre a pensare che fanno bene quanti non seguono i comandamenti di Dio e la morale, e dicono: tanto, quelli che vanno in Chiesa sono peggio di noi. Gesù non addita i pubblicani e le prostitute come modelli di vita, ma come ‘privilegiati della Grazia’, che Dio offre a chiunque si apre e si converte a lui. Infatti, queste persone, ascoltando la sua predicazione, si sono pentite e hanno cambiato vita. Pensiamo a Matteo, ad esempio, San Matteo, che era un pubblicano, un traditore alla sua patria”. Matteo, nel suo Vangelo, utilizza due verbi per indicare il cambiamento avvenuto nel primo figlio: pentire e andare, “si pentì e vi andò”. È l’immagine della chiesa secondo Francesco dove peccato e conversione hanno cittadinanza. Come il figlio che, pentendosi della prima risposta, vede diversamente le cose: non è più il padrone che chiama a lavorare, ma il padre che invita a collaborare per portare frutti. Così nella parabola la figura migliore la fa il primo fratello, afferma ancora Papa Francesco nelle parole che precedono la preghiera mariana: non perché ha detto no a suo padre, ma perché dopo il no si è convertito al sì”. Il Signore “anche se siamo uomini di poca fede e peccatori, ci salverà”. È l’immagine della barca di Pietro sballottata dalle onde, della zizzania nel campo del Signore, dei pesci cattivi nella rete di Pietro. Peccatori, dunque. Ma chi sa di essere un peccatore, sa anche che Dio lo ama comunque. Ricordate: il Signore non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. La pazienza di Dio che non si stanca, “non desiste dopo il nostro no; ci lascia liberi anche di allontanarci da lui e di sbagliare”. È meraviglioso pensare alla pazienza di Dio, dice Francesco: il Signore ci aspetta sempre; sempre accanto a noi per aiutarci; ma rispetta la nostra libertà. E attende trepidante il nostro “sì”, per accoglierci nuovamente tra le sue braccia paterne e colmarci della sua misericordia senza limiti. La fede in Dio chiede di rinnovare ogni giorno la scelta del bene rispetto al male, la scelta della verità rispetto alla menzogna, la scelta dell’amore del prossimo rispetto all’egoismo”. La conversione, cambiare il cuore, ha affermato ancora Francesco, “è un processo di purificazione dalle incrostazioni morali; per questo non è mai indolore. Il cammino della conversione passa sempre attraverso la croce”. E il Vangelo di oggi “chiama in causa il modo di vivere la vita cristiana, che non è fatta di sogni o di belle aspirazioni, ma di impegni concreti, per aprirci sempre più alla volontà di Dio e all’amore verso i fratelli”. (Fabio Zavattaro)  

Migrantes Locri-Gerace: consegna del Messaggio del Papa ai sindaci e la visita ai centri di accoglienza

27 Settembre 2020 - Locri - È interessante notare che si tratta ancora di verbi e di azioni concrete che ci fanno riflettere sul fatto che la Chiesa non può essere ferma davanti a questa realtà, ma sempre in movimento”. Così commenta i messaggii di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il direttore Migrantes della diocesi di Locri-Gerace, don Rigobert Elangui che ha invitato  a non far mancare, nelle messe di oggi, "un pensiero per i nostri cari fratelli migranti" ed ha auspicato che "oltre a qualche accenno nell’omelia o nella preghiera dei fedeli, le nostre comunità parrocchiali sappiano tradurre in azioni concrete i suggerimenti dello Spirito Santo per vivere pienamente questa giornata”. La Chiesa rimane sempre accanto ai più bisognosi e a chi soffre, ha ribadito con chiarezza il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, che nelle linee guida per il nuovo Anno Pastorale 2020-21 presenti nella Lettera Pastorale “Ripartire da Cana”, ha scritto, tra l’altro: “Ripartire da Cana vuol dire anche aiutare economicamente e materialmente le famiglie in povertà”. Questa Giornata, a livello diocesano, è stata preparata attraverso varie iniziative, come la consegna del messaggio del Santo Padre ai sindaci della Locride, la Visita dei Centri e delle famiglie dei Migranti e rifugiati, l’incontro con le cooperative impegnate nell’accoglienza, la distribuzione di materiale didattico ai bambini e altri gesti concreti di aiuto alle famiglie bisognose e fuori progetti di accoglienza.

R.Iaria

GMMR: oggi messa nela diocesi di Porto Santa Rufina con il vescovo Reali

27 Settembre 2020 - Porto Santa Rufina - Nostante le restrizioni anti– Covid 19 la diocesi di Porto Santa Rufina ha voluto garantire la preghiera per la Giornata mondiale delle migrazioni, che si celebra oggi e ha come tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”. Alle 18.30 il vescovo Gino Reali presiederà la Messa nella Cattedrale della Storta a cui parteciperà una rappresentanza delle comunità etniche. Un’occasione per celebrare assieme il Giubileo del IX centenario di unificazione delle due diocesi di Porto e di Santa Rufina e Seconda. Tra l’altro, il motto a guida dell’anno giubilare “ex duabus una – da due una” invita a edificare la comunità ecclesiale nella ricchezza di origini e tradizioni differenti. Per questo è importante che ciascuno – bianco o nero o asiatico, locale o nuovo arrivato, di passaggio o intenzionato a rimanere tra noi per un lungo tempo – faccia tesoro delle parole di papa Francesco e le metta in pratica. Nel suo messaggio per questa Giornata egli ci scrive che bisogna innanzitutto conoscere per comprendere l’altro. Quando si parla di migranti troppo spesso, infatti, ci si ferma ai numeri. Ma, si tratta di persone, non di numeri. Se si incontrano, se si conoscono le loro storie, si riesce a comprendere. E si scopre, per esempio, che quella precarietà che tutti hanno sperimentato con sofferenza a causa della pandemia è un elemento costante della loro vita. Poi papa Francesco continua con tutta una serie di verbi accoppiati due a due per far capire quanto non servano tanto le parole ma atteggiamenti concreti, vissuti nello scorrere delle nostre giornate. Ci ricorda che è necessario farsi prossimi per servire. Avvicinarsi al prossimo spesso significa essere disposti a correre dei rischi, come ci hanno insegnato tanti medici e infermieri negli ultimi mesi. Se ci si vuole veramente riconciliare ci si deve ascoltare. Dio stesso agisce così, inviando il suo Figlio nel mondo, per ascoltare il gemito dell’umanità con orecchi umani. Senza condivisione e coinvolgimento non si può crescere insieme, e per costruire realmente è necessario promuovere e collaborare. Tutto un programma di vita. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca: nessuno si salva da solo. Dobbiamo impegnarci a crescere insieme, condividendo quello che abbiamo: "Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone", ha detto il papa  lo scorso 12 aprile per la Pasqua. Siamo all’inizio del nuovo anno pastorale: impegniamoci a vivere i suggerimenti di papa Francesco e respireremo fraternità e gioia anche nel chiuso di un appartamento a causa del Covid. (Maria Grazia Pennisi - Migrantes Porto Santa Rufina)

Papa Francesco prega per gli sfollati

27 Settembre 2020 - Città del Vaticano - "Preghiamo per i milioni di sfollati interni che, proprio come Gesù e i suoi genitori nella fuga in Egitto, vivono ogni giorno situazioni di paura, incertezza e disagi". Lo scrive papa Francesco su suo profilo Twitter nella giornata in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

R.I.

Papa Francesco: il ricordo degli sfollati, migranti, rifugiati nella GMMR

27 Settembre 2020 - Città del Vaticano -  "Oggi la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Saluto i rifugiati e migranti presenti qui in piazza intorno al monumento intitolato 'Angeli senza saperlo' che ho benedetto un anno fa". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco dopo la preghiera dell'Angelus ricordando la celenrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiati che si celebra oggi in tutto il mondo. Il papa ha ricordato che quest'anno ha voluto dedicare il suo messaggio agli sfollati interni, "i quali sono costretti a fuggire come capitò anche a Gesù e alla sua famiglia, come Gesù costretti a fuggire, a loro in modo particolare e a chi li assiste va il nostro ricordo e la nostra preghiera". In piazza San Pietro era presente una rappresentanza delle comunità etniche cattoliche di Roma che hanno voluto partecipare all’Angelus, accompagnati dalla Migrantes di Roma. Dieci delegati - ha spiegato il direttore Migrantes mons, Pierpaolo Felicolo - per comunità con le bandiere dei Paesi di provenienza e dire "grazie a papa Francesco perché non perde occasione per ribadire costantemente l’attenzione e il sostegno della Chiesa verso il mondo della mobilità umana.

R.Iaria

GMMR: mons. Nosiglia, “la presenza degli immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva, che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti”

27 Settembre 2020 - Torino - “Voi siete portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani e spirituali e civili, che possono arricchire le nostre comunità sia sotto il profilo religioso che sociale. Mai ci stancheremo di predicare a tutti, e con voce alta e forte, che la presenza degli immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva, che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti”. Lo ha detto questa mattina l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, rivolgendosi ai migranti presenti nella cattedrale della città per la celebrazione nazionale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Con il vescovo a concelebrare mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle D’Aosta e il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Per il pastore torinese “anche i gravi e complessi problemi sociali, culturali e politici, economici e vitali che investono oggi l’ambito dell’immigrazione vanno affrontati a partire sempre dalla centralità di ogni persona che, al di là delle differenze di cui è portatrice, rappresenta un valore umano, religioso e sociale di grande efficacia e di cui l’intera nostra società abbisogna. La vostra presenza e partecipazione alla vita delle nostre comunità – ha hdetto mons. Nosiglia - è un segno di grande speranza, perché conferma quanto la Lettera ai Filippesi, che abbiamo ascoltato oggi in questa Messa, ci annuncia, invitandoci ad avere gli stessi sentimenti di amore, compassione e carità di Cristo Gesù”. Così – ha quindi aggiunto - il vostro inserimento nel tessuto ambientale, culturale e religioso del nostro Paese non permetterà solo un’efficace integrazione, ma una condivisione, un dare e ricevere gli uni per e con gli altri”. Per i cristiani nessuno deve essere considerato straniero o ospite, ma ogni immigrato – anche chi professa una religione diversa dalla nostra – deve essere “accolto come fratello e sorella, amato da Dio suo creatore, membro effettivo della nostra società civile. La sua presenza va dunque riconosciuta e valorizzata come una risorsa importante basata sull’incontro, sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla fraternità”. Mons. Nosiglia invita, quindi ad “aprire con fiducia questo grande orizzonte dell’universalità della salvezza, che ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo e donna una ricchezza per tutta l’umanità”. Operare e lavorare per questo vuol dire anche “riconoscere a ciascuno quei diritti fondamentali, che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia: il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione e alla cittadinanza in particolare dei minori nati nel nostro Paese, al permesso di soggiorno e ai diritti che la Costituzione italiana pone a fondamento del vivere civile del nostro popolo. Ai diritti devono corrispondere dei doveri che riguardano l’osservanza di comuni regole di convivenza democratica e pacifica che aborrisce ogni forma di violenza verso gli altri. La morte tragica di don Roberto (Malgesini, ndr), vero martire della carità, ucciso da una persona immigrata che era aiutata e sostenuta nelle sue necessità proprio da questo prete, ci ha lasciati tutti attoniti e sconcertati, ma non possiamo generalizzare il caso. È infatti la persona in quanto tale che commette tali crimini, sia italiana o straniera, che va condannata severamente e messa in grado di non nuocere più alla comunità. Io sono certo, comunque, che se don Roberto potesse farlo lo perdonerebbe e continuerebbe a volergli bene”, ha detto ancora nella sua omelia il presule evidenziando “le radici cristiane e civili, che animano il testo fondamentale dello Stato italiano, sono garanzia di progresso, di giustizia, di fraternità e di pace a cui tutti i cittadini, compresi gli immigrati, sono chiamati a contribuire con le proprie specifiche risorse culturali, religiose e sociali”. Mons. Nosiglia ha pregato il Signore affinché quest’obiettivo “sia raggiunto presto nel nostro Paese e si possa guardare per il futuro ad una società multietnica, realtà positiva e arricchente per tutti. È un auspicio, ma è anche un dovere che la Chiesa ed ogni discepolo del Signore Gesù sono chiamati a perseguire con impegno, operando in concreto sul piano ecclesiale e civile per la sua realizzazione”. Mons. Nosiglia ha quindi ricordato che la Giornata è stata preceduta da una tragedia che “si ripete ormai da tempo nel nostro mare Mediterraneo: in una settimana ben cinque sono stati i naufragi avvenuti con centinaia di morti adulti e giovani, donne e bambini compresi. E questo fatto -ha spiegato - si consuma nel più assoluto silenzio e indifferenza quasi si trattasse di numeri e non di persone. Possa questa giornata promuovere un sussulto di coscienza da parte di tutti e agire per far sì che tali fatti non si ripetano più”.

Raffaele Iaria

GMMR: don De Robertis, “davanti al dramma che ci è di fronte siamo chiamati ad agire”

27 Settembre 2020 - Il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2020 è dedicato agli sfollati interni, una categoria di persone che, a dispetto del loro numero (si stimano essere oggi circa 50 milioni), sono spesso invisibili. Persone che pur condividendo con i richiedenti asilo e i rifugiati il dramma di essere stati costretti a fuggire, i pericoli e la precarietà, non godono neanche di uno status giuridico riconosciuto: la loro protezione è affidata a quello stesso stato di appartenenza che a volte è la causa stessa dei loro mali. E questa invisibilità è resa oggi ancora più grave dalla crisi mondiale causata dalla pandemia Covid-19, che ha finito col far dimenticare tanti altri drammi che pure continuano a consumarsi su questa nostra terra. Il messaggio parte dalla icona biblica della Fuga in Egitto che ispirò papa Pio XII nello scrivere quella che è considerata ancora oggi la Magna Charta del magistero moderno sulle migrazioni, la Costituzione Apostolica Exsul Familia. Scrive Papa Francesco: “Nella fuga in Egitto il piccolo Gesù sperimenta, assieme ai suoi genitori, la tragica condizione di sfollato e profugo 'segnata da paura, incertezza, disagi (cfr Mt 2,13-15.19-23). Purtroppo, ai nostri giorni, milioni di famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà. Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie' (Angelus, 29 dicembre 2013). In ciascuno di loro è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella (cfr Mt 25,31-46). Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire”. Una delle realtà più sorprendenti, più inquietanti del Vangelo è proprio questa identità radicale fra Gesù e il povero. Quel Gesù che ha detto durante l’ultima cena: “Questo è il mio corpo” - e noi devotamente ci inginocchiamo davanti al mistero dell’Eucaristia – è lo stesso che ha detto: “Ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato forestiero, nudo, ammalato, in carcere … quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt.25,31-46). Non ha detto: è come se l’avete fatto a me, ma proprio: l’avete fatto a me! È per che ancora recentemente papa Francesco ci ha ricordato che “Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza” (Angelus del 30 agosto). Ai quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – che papa Francesco indicava nel suo messaggio per la GMMR 2018 come risposta alla sfida pastorale provocata dalle migrazioni, egli aggiunge ora altre sei coppie di verbi, legati fra loro da una relazione di causa-effetto. E’ interessante notare che si tratta ancora di verbi, di azioni da fare. Davanti al dramma che ci è di fronte non possiamo limitarci a qualche brillante analisi o pia considerazione, siamo chiamati ad agire. Gesù non ha promesso il Suo Regno a chi ripete Signore, Signore, ma a chi fa la volontà del Padre Suo che è nei cieli (Mt.7,21). Di queste coppie di verbi mi limito a richiamarne un paio, lasciando le altre alla vostra riflessione. Anzitutto papa Francesco ci ricorda la necessità di conoscere per comprendere. Non si può comprendere né amare ciò che non si conosce. E si conosce bene solo da vicino: “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia … Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet” (papa Francesco alle comunità migranti, Bologna, ottobre 2017) Oggi la vera linea di demarcazione rispetto ai migranti è fra quelli che li guardano da lontano - e per loro sono solo dei numeri, una categoria: parlano di extracomunitari, di neri, di immigrati - e coloro che si sono avvicinati fino a riconoscere nel loro volto il volto di un fratello o di una sorella, e allora parlano di Leila, di Ibrahim, di Youssuf. Per questo è importante moltiplicare le occasioni di incontro, di ascolto, di buon vicinato.Un’altra coppia di verbi a cui ricordata dal Papa è coinvolgere per promuovere. Troppo spesso le persone migranti sono, nella migliore delle ipotesi, l’oggetto (non il soggetto!) della nostra carità, il piedistallo che mette meglio in evidenza la nostra bontà. Un certo pietismo, il voler sempre e in tutto provvedere all’altro e scusarlo, senza mai chiedere il suo aiuto o pensare di poter anche imparare da lui, gli toglie la parità, lo spinge a una bassa considerazione di se stesso e a pensare che tutto gli è dovuto perché non si è capaci. “A volte lo slancio di servire gli altri ci impedisce di vedere le loro ricchezze. Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto”. Il messaggio si conclude con una preghiera suggerita dall’esempio di San Giuseppe. Di Giuseppe si dice nel Vangelo che, “destatosi, prese con sé il bambino e sua madre, nella notte,e fuggì in Egitto”. Il mio augurio è che in questa Giornata, molti di noi, destandoci, lo imitiamo, non limitandoci a dei bei discorsi, ma facendo almeno qualcuna delle azioni che papa Francesco ci ha suggerito in questo messaggio. (Don Gianni De Robertis - direttore Generale Fondazione Migrantes)

Migrantes Latina: uno sguardo di carità sui migranti e i rifugiati

27 Settembre 2020 - Latina - Questa domenica anche la diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno celebra in tutte le parrocchie la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Lo farà anche con il gesto concreto della colletta, cioè la raccolta delle offerte durante le messe. In questo periodo di misure di prevenzione contro la pandemia le offerte possono essere versate solo all’uscita della chiesa, e comunque varie limitazioni che impediscono di organizzare eventi come negli anni precedenti. Intanto, sempre stamattina il vescovo Mariano Crociata presiederà la celebrazione eucaristica, alle 11.30, presso la chiesa di Santa Domitilla a Latina, che già in passato ha avuto la sensibilità di accogliere alcuni migranti. Dallo scorso anno l’équipe dell’Ufficio diocesano Migrantes, diretto da Angelo Raponi, si sta attivando, a livello diocesano, e nelle diverse comunità parrocchiali, per coinvolgere e promuovere i migranti in momenti di preghiera, festa e condivisione (fin quando è stato possibile), in cui la loro presenza faccia la differenza, con il loro contributo originale di storie, percorsi, esperienze. Un servizio che ha avuto un risvolto anche nella prossimità umana e materiale proprio nel tempo più duro dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid–19. Infatti, i volontari dell’équipe si sono interessati delle persone e famiglie più fragili, comprese quelle dei rom e dei circensi e giostrai rimasti bloccati nei nostri territori. Molti non sanno che proprio nel territorio pontino risiedono varie famiglie di circensi e giostrai che con il blocco dei movimenti e delle attività nei mesi scorsi si sono ritrovati praticamente senza nulla. Tuttavia, la gran parte del lavoro dell’Ufficio Migrantes è anche quello di contribuire a far conoscere alle comunità parrocchiali cosa vuole dire essere un migrante o rifugiato oggi. Un compito difficile poiché spesso le persone migranti sono vittime di discriminazione. Purtroppo, oggi la vera linea di demarcazione rispetto ai migranti è fra quelli che li guardano da lontano (e per loro sono solo dei numeri, una categoria: parlano di extracomunitari, di neri, di immigrati) e coloro che si sono avvicinati fino a riconoscere nel loro volto il volto di un fratello. Infatti, il senso di questa giornata, giunta ormai alla sua 106ma edizione, è di aiutarci a vedere nei migranti la presenza di Cristo, «anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo: con i vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua», e ad agire di conseguenza. (Lorenza Fusco)

Migrantes Albano: le celebrazioni nella diocesi di Albano

27 Settembre 2020 - Albano -  Sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, scelto da papa Francesco per il suo messaggio annuale, la Chiesa celebra oggi la 106ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: per l’occasione il responsabile diocesano di Migrantes di Albano, don Luis Fernando Lopez, ha inviato una lettera ai parroci della diocesi per sottolineare l’evento. «È un tema – ha scritto don Luis Fernando Lopez – che sta molto a cuore a papa Francesco ed è un fenomeno al quale noi cristiani non possiamo essere indifferenti, anzi, dobbiamo essere la voce di chi non ha voce». Dal 1914 la Giornata è occasione per dimostrare la preoccupazione della Chiesa per persone vulnerabili in movimento e pregare per loro: l’invito è quello di non far mancare, nelle Messe di oggi, un pensiero per i migranti. «Il messaggio del Santo Padre – ha aggiunto don Lopez – quest’anno è particolarmente significativo, perché viene arricchito con altre coppie di verbi, che ci fanno riflettere sul fatto che la Chiesa non può essere ferma davanti a questa realtà, ma in movimento»

Migrantes Gaeta: oltre stereotipi e superficialità

27 Settembre 2020 - Gaeta - Quando la Chiesa Italiana istituì Migrantes aveva in mente tante famiglie e comunità coinvolte dal fenomeno della mobilità umana, e in modo particolare: gli immigrati stranieri, i migranti interni italiani, i rifugiati, i profughi, gli apolidi e i richiedenti asilo, gli emigrati italiani, la gente dello spettacolo viaggiante, i Rom, Sinti e nomadi. Insomma, fratelli e sorelle da accogliere, proteggere, promuovere e integrare: sono i verbi che papa Francesco indicava già nel suo Messaggio per la Giornata mondiale del rifugiato e del migrante del 2018. Oggi Migrantes vuole sostenere le comunità ecclesiali nella conoscenza, nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti, italiani e stranieri, anche per promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi. Il Papa nel messaggio per la 106ª Giornata del rifugiato e del migrante di quest’anno, che cade oggi, ci ricorda che i migranti sono «come Gesù costretti a fuggire». Per mettere in atto la fraterna accoglienza il pontefice indica una serie di verbi che possono permettere di accogliere: conoscere per comprendere, farsi prossimo per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere, collaborare per costruire. Conoscere significa andare oltre le urla, le invettive, per leggere, ascoltare, approfondire, non accontentarsi dei talk show che troppo spesso sono più attenti a fare audience che ai contenuti. Ascoltare spinge ad andare oltre gli stereotipi, il pregiudizio, la superficialità. «Quando si parla di migranti e di sfollati troppo spesso ci si ferma ai numeri. Ma non si tratta di numeri, si tratta di persone. Se le incontriamo arriveremo a conoscerle. E conoscendo le loro storie riusciremo a comprendere. Le paure e i pregiudizi – tanti pregiudizi – ci fanno mantenere le distanze dagli altri e spesso ci impediscono di “farci prossimi” a loro e di servirli con amore». Se superiamo questi ostacoli ci accorgiamo che, per esempio, in Italia gli immigrati sono l’8,3% della popolazione italiana, pari a circa 5 milioni di persone; con il loro lavoro contribuiscono per 127 miliardi al prodotto interno lordo italiano, ovvero l’8,6% del Pil totale; versano tasse Irpef per 7 miliardi e contributi previdenziali per 11 miliardi, pagando di fatto 640 mila pensioni agli italiani. Sotto il profilo economico la presenza degli immigrati porta dei benefici garantendo forza lavoro, consumi e anche nuovi investimenti. Analizzando le principali nazionalità, esse rispecchiano sostanzialmente la distribuzione delle presenze in Italia: quattro delle prime dieci sono nazionalità europee (Romania, Albania, Ucraina e Moldavia), quattro sono asiatiche (Cina, Filippine, India e Bangladesh). Sud America e Africa sono rappresentate rispettivamente da Perù e Marocco. Con loro dobbiamo collaborare per costruire, il Papa ci esorta nel messaggio a non «lasciarci tentare da gelosie, discordie e divisioni. E nel contesto attuale va ribadito: Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone. Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio, dobbiamo impegnarci a garantire la cooperazione internazionale, la solidarietà globale e l’impegno locale, senza lasciare fuori nessuno. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo. Per crescere davvero dobbiamo crescere insieme, condividendo quello che abbiamo. Dobbiamo trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio. Senza lasciare fuori nessuno». (Giovanna Maria Ruggieri - direttrice Ufficio Migrantes Gaeta)

GMMR: a Taranto celebrazione nella Chiesa di San Francesco di Paola

27 Settembre 2020 - Taranto - "A volte lo slancio di servire gli altri ci impedisce di vedere le loro ricchezze. Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto". Così Marisa Metrangolo, direttrice dell'Ufficio Migrantes di Taranto nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. A Taranto la Giornata si celebrerà alle 11,30 nella Chiesa di San Francesco di Paola e sarà presieduta dal parroco, p. Alessandro Chiloiro dei Frati Minimi. Al termine è prevista una testimonianza di una donna colombiana fuggita dalle persecuzioni per il suo impegno contro le tossicodipendenze nel suo paese. La direttrice Migrantes sottolinea che nei volti dei migranti "rivediamo gli emigrati italiani: sono le due facce della stessa medaglia, in processi avvenuti in epoche diverse ma con le medesime sofferenze e le stesse  sempre attuali ingiustizie".

GMMR: Migrantes Milano, leggere in chiave cristiana il tema dell’accoglienza

27 Settembre 2020 - Milano - Papa Francesco "da sempre nel suo magistero si fa voce dei migranti, dei rifugiati, dei dimenticati; di coloro che dalle periferie geografiche ed esistenziali si mettono in cammino verso un’esistenza migliore, alla ricerca di vita". Lo dice don Alberto Vitali, responsabile diocesano Migrantes di Milano nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Quale il significato di questa giornata? "La sua specificità - spiega don Vitali a Milano Sette, l'inserto domenicale di Avvenire - è leggere in chiave propriamente cristiana il tema dell’accoglienza di migranti e rifugiati. Un argomento che comunque riguarda  tutti gli uomini di buona volontà, nel nome della solidarietà umana. Il cristiano, però, ci suggerisce il Papa, deve fare un passo in più, deve abbracciare una dimensione contemplativa. Esattamente quello che ci invitava a fare anche l’arcivescovo con il Sinodo Chiesa dalle genti". Nell’episodio della fuga in Egitto, citata da papa Francesco nel suo messaggio per questa giornata,  "tocchiamo con mano come Gesù si identifichi con gli ultimi e questo ci obbliga, come cristiani, a considerare il tema delle migrazioni non solo dal punto di vista sociale, politico ed economico, ma a contemplarlo alla luce della Parola", spiega don Vitali:  "noi cristiani non possiamo fermarci alla semplice filantropia. Possiamo anche arrivare a pensare che l’accoglienza sia insostenibile, dal punto di vista razionale, ma la fede ci obbliga comunque a scelte coraggiose. Ce lo suggerisce anche l’episodio evangelico dei cinque pani e due pesci: se anche avessimo così poco (e non è così), Gesù ci invita a fidarci e a condividere, contro ogni apparenza, quello che abbiamo, certi che Dio lo moltiplicherà. Questa è la sfida della fede, sulla quale ci giochiamo tutto". Nella diocesi ambrosiana non ci saranno iniziative specifiche ma l'Ufficio Migrantes ha inviato una lettera ai parroci per sensibilizzarli a ricordare la ricorrenza. Inoltre, la Giornata sarà l’occasione per commemorare don Roberto Malgesini, il sacerdote di Como ucciso recentemente. Un ricordo che" faremo anche in occasione del primo incontro tra tutti i responsabili delle Pastorali Migrantes delle diocesi lombarde che si terrà l’1 ottobre: "rifletteremo - spiega il sacerdote che è anche referente regionale Migrantes - su come sia stato autentica incarnazione, fino a pagare con la vita, di quella dimensione contemplativa a cui ci chiamano papa Francesco e il nostro arcivescovo".

R.I.

GMMR: a Cremona il pellegrinaggio al santuario di Caravaggio

27 Settembre 2020 - Cremona - La diocesi di Cremona celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con il pellegrinaggio diocesano al Santuario di Caravaggio all’inizio dell’anno pastorale. Celebrarne la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - scrive il direttore Migrantes Maurizio Ghirlandi - è un modo per "porre davanti ai nostri occhi situazioni che da un punto di vista legale e sociale vanno affrontate con equilibrio e con una sana verità". Nella diocesi uffici  Migrantes e Caritas, seppur con ruoli e competenze diversi, avviano in questi giorni il progetto "Apri" che ha proprio come obiettivo quello di "creare delle migliori condizioni di integrazione dei migranti sensibilizzando le comunità all’accoglienza", spiega il direttore Migrantes

GMMR: oggi messa internazionale promossa da Migrantes nella diocesi di Tivoli

27 Settembre 2020 - Tivoli - Oggi, alle 12.30, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2020, l’Ufficio per la pastorale Migrantes della diocesi di Tivoli, propone la celebrazione di una Messa, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Goretti a Villalba di Guidonia (Via Napoli 14). Il tema per questa 106ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che la Chiesa celebra oggi, domenica 27 settembre, indicato da papa Francesco nel suo messaggio è “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. Siamo tutti invitati a partecipare a questa celebrazione diocesana di preghiera e di riflessione sulla situazione che vivono attualmente i migranti e rifugiati nel mondo intero, seguendo le normative emanate dalle autorità a seguito dell’emergenza sanitaria Covid–19.

“Come Gesù Cristo costretti a fuggire”: la riflessione del direttore Migrantes di Torino

27 Settembre 2020 - Torino -Quest’anno la Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale e della Conferenza Episcopale Italiana  ha scelto le diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta come sede principale per la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che viene celebrata oggi. In Duomo, in diretta su Raiuno, alle ore 11, l’arcivescovo Cesare Nosiglia presiederà la celebrazione eucaristica della Giornata ricordando il messaggio di Papa Francesco dal titolo «Come Gesù Cristo costretti a fuggire», del 13 maggio scorso. Il coordinamento regionale Migrantes ha organizzato in preparazione alla Giornata un fitto calendario di eventi, in territori diversi, diventando così occasione di confronto, scambio, formazione su temi legati alla mobilità umana. Su quanto lo spostamento di milioni di persone ogni anno nel mondo provoca: sulla vita di coloro che devono o scelgono di partire e sulle società di approdo. Una convivenza che in alcuni contesti testimonia comunità attente e aperte, altrove registra maggiori difficoltà. Una realtà che nella nostra regione presenta ancora alcuni tratti emergenziali, come ad esempio il tempo della raccolta della frutta a Saluzzo o la diocesi di Susa in prima linea nell’accoglienza di coloro che rischiano la vita per varcare il confine francese o, ancora, il difficile periodo dell’emergenza Covid che ha visto le diocesi impegnate nel dare aiuto alle fasce più deboli della popolazione, tra cui gli immigrati. Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata evidenzia un’attenzione verso tutti gli uomini e le donne che nel nostro paese e nel mondo si trovano costretti a partire o in generale, “spiazzati” spaesati” da eventi improvvisi. Richiama gli stranieri... Richiama i rifugiati che nell’immaginario sono coloro che sbarcano e invadono l’Italia. Eppure sappiamo che se i numeri di migranti nel mondo crescono ogni anno, in Italia sono diminuiti e non sono tali da compensare un’emorragia di italiani che ormai è risaputa, ma di cui non si parla per evitare di far emergere le cause che spingono giovani, famiglie, pensionati, professionisti, laureati, ricercatori ad andarsene altrove perché questo paese non offre le condizioni per starci. Nel 2019, l’afflusso di nuovi immigrati (misurato in base ai trasferimenti di residenza) è calato dell’8,6%. Intanto, ha continuato ad aumentare il deflusso di cittadini italiani (182mila, +8,1% rispetto al 2018). Ma è cresciuto ancora di più l’esodo di immigrati regolari: 56.000 cancellazioni per l’estero, pari a un +39,2%. Non dobbiamo inoltre dimenticarci dei 5 milioni di migranti cosiddetti “regolari” e “integrati”. Persone che fino a ieri si consideravano “arrivate” e invece oggi si trovano senza più alcuna certezza circa il proprio impiego, il proprio reddito e il proprio futuro e stanno valutando se rimanere o tornare indietro o provare a ripartire. Servono politiche serie per il lavoro, per la casa, per i giovani, per i quartieri periferici. Per tutti. Per gli immigrati di ieri, di oggi, per i giovani e non solo. Diminuiscono le forme di protezione sociale il welfare è sempre più esiguo e inegualitario. Anche la Chiesa fatica a immaginare una società sempre più interculturale dove la mobilità umana non è più un tema da addetti ai lavori, una pastorale da affidare a qualche prete straniero, ma una condizione strutturale delle nostre comunità. Una visione che superi l’emergenza, l’assistenza al migrante “povero” ma invece si accorga di presenze da conoscere, ascoltare, valorizzare. La fatica di parlare altre lingue, il pensare allo straniero come il povero da accogliere, e non come risorsa per le nostre città e le nostre chiese, fa sì che realmente si faccia fatica a trovare spazi condivisi di costruzione di una comunità nuova. Chissà se da Torino, la città dei santi sociali, la città laboratorio sociale, la città che ha saputo inserire migliaia di uomini e donne provenienti da altre regioni saprà disegnare un futuro che fa delle persone una risorsa, della comunità un processo e non si siede sui problemi. Torino, con il contributo di tutti, ce la può fare.  (Sergio Durando - Direttore Ufficio Migrantes Torino)