Primo Piano

Migrantes: la “gioia” per la nomina del nuovo presidente

26 Maggio 2021 -

Roma - La Fondazione Migrantes saluta gioiosamente l’elezione di mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, alla presidenza della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. Una elezione nella continuità e che premia – dice il Direttore generale, don Giovanni de Robertis – l’attenzione particolare del presule verso il mondo migrante e della mobilità umana maturata soprattutto come Direttore generale della Fondazione Migrantes per nove anni. Mons. Perego, infatti, attraverso molteplici incontri nelle varie diocesi italiane e Missioni Cattoliche Italiane all’estero, ha sottolineato la centralità della persona a partire dal mondo migrante in tutte le sue dimensioni: immigrati, rifugiati, richiedenti asilo, rom, sinti e camminanti, circensi, luna parchisti, gente dello spettacolo viaggiante e italiani residenti all’estero. Un impegno che continuerà con “disponibilità, senso di responsabilità, lungimiranza nell’interpretare e rispondere alle reali situazioni del momento”. Mons. Perego succede a mons. Guerino Di Tora che ha guidato la Migrantes per sei anni e al quale va il ringraziamento Migrantes per il lavoro svolto, in un delicato momento della vita dei migranti e rifugiati nel nostro Paese. 

Migrantes: mons. Perego nuovo presidente

26 Maggio 2021 - Roma - Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è stato eletto nuovo Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes. L’elezione è avvenuta durante l’Assemblea Generale dei vescovi italiani, che si concluderà domani all’Hotel Ergife di Roma. Mons. Perego, già direttore generale della Fondazione Migrantes, sostituisce mons. Guerino Di Tora che ha guidato la Commissione CEI per le Migrazioni e la Fondazione Migrantes per sei anni. A Mons. Di Tora il ringraziamento della Migrantes per il lavoro svolto, in un delicato momento della vita dei migranti e rifugiati nel nostro Paese. Al neo presidente, mons. Perego gli auguri della Migrantes per un rinnovato, proficuo lavoro a servizio della mobilità umana. Nato a Vailate (Cr), il 25 novembre 1960, Mons. Perego entra nel Seminario Vescovile di Cremona nell’autunno del 1971, dove frequenta le scuole medie e le scuole superiori, concluse con la maturità classica. Continua la sua permanenza in Seminario dove frequenta lo Studio teologico. Nel 1984, dopo l’ordinazione sacerdotale, consegue il baccalaureato in Teologia presso lo Studio teologico del Seminario, affiliato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Nello stesso anno è nominato vicario coadiutore della parrocchia di S. Giuseppe in Cremona. Nel frattempo, dal 1984 al 1992 è collaboratore di studio del Vescovo di Cremona Mons. Enrico Assi, e negli anni 1993-1994 segretario del Vescovo di Cremona, Mons. Giulio Nicolini. Negli anni 1986-1994 è tra i fondatori e animatori a Cremona del Centro studi sul disagio e l’emarginazione giovanile, segue la nascita della cooperativa dei servizi per l’accoglienza degli immigrati, con un’attenzione particolare ai richiedenti asilo, rifugiati o in protezione temporanea. Collabora con il nascente Osservatorio dell’immigrazione della provincia di Cremona. È docente e responsabile del corso di teologia e pastorale della carità presso il Centro pastorale diocesano e segretario della Commissione sinodale carità. È amministratore parrocchiale in diverse parrocchie. Negli anni 1994-1996 soggiorna a Roma, alunno del Pontificio Seminario Lombardo, dove frequenta i corsi di Dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana e l’istituto Sacrum Ministerium, promosso dalla Congregazione del clero, per la formazione degli educatori nei seminari. Nei due anni segue anche alcune esperienze di assistenza degli emigranti italiani in Germania a Mettmann e Dusseldorf. Dal settembre 1996 è in Diocesi a Cremona come insegnante di Patrologia e di Teologia Dogmatica (Cristologia, Sacramentaria, Escatologia) presso lo studio teologico del Seminario e di Introduzione alla Teologia: il mistero di Cristo, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Cremona-Piacenza. Nel novembre 1996 ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica. Dal 1997 al 2002 è Direttore della Caritas Diocesana di Cremona e Assistente Diocesano della FUCI e del MEIC. Dall’anno scolastico 2001-2002 è incaricato dall’Università Cattolica di Brescia, Dipartimento di scienze religiose, di tenere un corso sulla ‘Storia della Teologia del diaconato’ (2002-2010) prima e poi di Pastorale della carità (dal 2011). Dal 2002 al 2006 è stato chiamato a Roma dalla Caritas Italiana come Responsabile dell’Area nazionale. È stato membro della Commissione nazionale povertà (2003-2007); della Consulta nazionale del servizio civile (dal 2002-2009) e dell’Osservatorio nazionale del volontariato (dal 2002-2009), oltre che partecipare a altre Commissioni e osservatori ministeriali (immigrazione, tratta, pari opportunità…). Dal 1° ottobre 2006 è stato incaricato da Caritas Italiana di istituire un Centro documentazione unitario con la Fondazione Migrantes e di curare la nascita dell’Archivio per la storia della Caritas in Italia. Nel 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Dal 1° dicembre 2009 è Direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Nel 2017 Papa Francesco lo nomina arcivescovo di Ferrara-Comacchio. (Raffale Iaria)  

  

Trentino: campagna di sensibilizzazione per aiutare chi attraversa la rotta balcanica

26 Maggio 2021 - Trento - “Cambiamo rotta!”. È lo slogan al centro della campagna di sensibilizzazione sulla situazione dei migranti che attraversano la rotta balcanica nel tentativo, per lo più vano, di raggiungere l’Europa. A lanciarla, in Trentino, è una rete di realtà tra cui la diocesi di Trento, Ipsia (Acli), Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa/Cci, Forum Trentino per la pace, Cnca, Movimento dei Focolari. L’obiettivo – hanno spiegato oggi in una conferenza stampa all’aperto, riferisce il Sir – è “richiamare l’attenzione dei trentini su un dramma alle porte di casa, eppure nascosto ai più. A soli 500 chilometri dalla nostra provincia, infatti, centinaia di migranti, soprattutto dal Medio Oriente, tentano di approdare nel vecchio continente, ma ad attenderli trovano quasi sempre confini sbarrati. E un destino da profughi nei campi di accoglienza”. La campagna si pone l’obiettivo “di suscitare maggiore consapevolezza su questa ferita aperta nel cuore dell’Europa, negli stessi territori insanguinati dalla guerra degli anni Novanta”. Nel concreto punta a raccogliere fondi per sostenere l’attività di accoglienza in particolare nel campo profughi di Lipa, in Bosnia Erzegovina, dove operano anche volontari trentini, coordinati da Ipsia. Con i finanziamenti si vorrebbe realizzare una lavanderia, fondamentale per garantire l’igiene e scongiurare la diffusione della scabbia. L’evento di lancio si svolgerà in diretta on line il 29 maggio alle ore 17.30 sul canale YouTube della diocesi di Trento (Servizio comunicazione), sulle pagine Facebook di Vita Trentina e Obc Transeuropa e in Tv su Telepace Trento. Il 29 maggio è la Giornata internazionale dei peacekeeper, i promotori di pace, ed è anche una data significativa per la storia del Trentino. I primi evangelizzatori di questa terra – Sisinio, Martirio ed Alessandro, uccisi in val di Non il 29 maggio 397 -, provenivano dalla Cappadocia, nel cuore dell’attuale Turchia. Per arrivare in Anaunia si trovarono anche loro ad attraversare i Balcani, più di 1600 anni fa. L’arcivescovo Lauro Tisi li ricorderà con una messa a Sanzeno sabato 29 alle ore 20.

 

Bachelet (Onu): “riformare con urgenza operazioni di ricerca nel Mediterraneo”

26 Maggio 2021 - Roma - “Canali di migrazione sufficientemente sicuri, accessibili e regolari”: è la richiesta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet, che ha invitato il governo libico di unità nazionale e gli Stati membri e le istituzioni dell’Ue “a riformare con urgenza le politiche e pratiche di ricerca e salvataggio” perché quelle attuali “non danno priorità alla vita, alla sicurezza e ai diritti umani nei confronti di coloro che cercano di passare dall’Africa all’Europa”. Lo afferma in un report che invita alla salvaguardia delle vite nel Mediterraneo centrale, raccontando testimonianze drammatiche dei migranti che hanno compiuto la traversata e sono passati attraverso le carceri libiche. L’Onu esorta gli Stati membri dell’Ue a mostrare solidarietà “per garantire che i Paesi in prima linea, come Malta e Italia, non siano lasciati ad assumersi una responsabilità sproporzionata”. “Possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che nessuno debba sentirsi costretto a mettere le proprie famiglie su barche inadatte alla navigazione o rischiare la propria vita in cerca di sicurezza e dignità – ha detto Bachelet -. Ma la risposta non può essere semplicemente impedire le partenze dalla Libia o rendere i viaggi più disperati e pericolosi”. Secondo l’Onu tra gennaio 2019 e dicembre 2020 almeno 2.239 migranti sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale, passando dalla Libia fino a Malta o all’Italia. Oltre 500 persone sono morte nei primi mesi di quest’anno. (Sir)    

Tre corpi di migranti sulla spiaggia di Zuwara

26 Maggio 2021 - Roma - Sono stati rinvenuti sulla spiaggia di Zuwara tre corpi: appartengono a un neonato, a un bambino e ad una donna. Le loro foto stanno facendo il giro del mondo suscitando sdegno. Si ipotizza siano vittime del naufragio di una imbarcazione che aveva a bordo 90 persone. Secondo l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l’incidente risale ai giorni scorsi. Un barcone con molte donne e bambini tra i passeggeri, partito nella notte tra il 18 e il 19 maggio, è naufragato davanti alle coste libiche: circa 50 i dispersi e solo 33 i superstiti. I corpi dei bambini e della donna sono rimasti abbandonati e dimenticati sulla spiaggia libica per giorni. “Immagini che oggi come allora dovrebbero risvegliare le nostre coscienze e quella di tutta l’Europa. Non si può rimanere indifferenti e immobili di fronte al dramma e alla morte di esseri umani, occorre rimette al centro la vita e i diritti delle persone”, sottolinea il Centro Astalli. “È doloroso e inaccettabile osservare le immagini dei tre corpi di bambini senza vita da giorni riversi su una spiaggia in Libia ma non c’è più tempo per l’indignazione a orologeria. Ora occorre un risveglio collettivo, da fare tutti insieme, governi e società civile”, ha aggiunto Andrea Iacomini, portavoce di Unicef: “a farne le spese sono centinaia di bambine e bambini di cui decidiamo di ricordarci solo se ci vengono iniettate dosi di immagini di corpi tragicamente lasciati morire sulle nostre spiagge o in quelle di altri paesi. I bambini non devono morire in mare, deve essere il nostro mantra quotidiano, non possiamo ricordarci di loro solo quando accadono tragedie sempre tristemente evitabili”.  

CEI: eletti i due Vice Presidenti per l’Area Nord e l’Area Centro

26 Maggio 2021 - Roma - L’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha eletto, ieri sera, due Vice Presidenti per l’area Nord e per l’area Centro. Si tratta di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena - Nonantola e vescovo di Carpi, per l’area Nord, e di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, per l’area Centro. I lavori dell’assemblea proseguiranno questa mattina con l’elezione dei Membri del Consiglio per gli Affari Economici e i Presidenti delle Commissioni Episcopali. Ai due nuovi vice presidenti della CEI gli auguri di un proficuo lavoro.   Foto copyright: © Siciliani-Gennari/CEI.

In Famiglia, Papa Ratzinger e la verità dell’umano

26 Maggio 2021 - L'amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all'essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono. […] Se l'uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d'altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza. (Benedetto XVI, Deus Caritas est, dai nn. 2 e 5 – 25 dicembre 2005)   Nel lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II avremmo potuto rintracciare ancora molti altri pronunciamenti esplicitamente dedicati alla famiglia (per esempio le numerose Allocuzioni rivolte alla Rota Romana in occasione della consueta inaugurazione dell’anno giudiziario) ma del resto il tema venne lateralmente sviluppato dal pontefice polacco anche in altri due importanti documenti come la Mulieris Dignitatem sul ruolo della donna e la Christifideles Laici, entrambe Lettere Apostoliche post sinodali già del 1988. C’era in papa Wojtyla una naturale consonanza con la realtà famigliare che gli derivava probabilmente soprattutto dai suoi anni di giovane sacerdote e vescovo. Diversa sicuramente l’esperienza di papa Benedetto XVI, che negli anni della formazione deve aver piuttosto frequentato ambienti ecclesiastici ed accademici e ha forse avuto meno occasioni di confrontarsi direttamente con ambienti famigliari. Di fatto nei suoi otto anni di pontificato il Papa emerito non ha mai dedicato documenti espliciti sulla famiglia, sebbene all’interno delle due encicliche Deus caritas est del 2005 e Caritas in Veritate del 2009 abbia modo di riferirsi all’istituto famigliare come alla “cellula vitale”, al “pilastro della società”. L’impressione è che la strategia pastorale di papa Ratzinger non sia quella di ribadire la convinzione della intrinseca bontà della famiglia, quanto piuttosto di riuscire a metterne in luce gli elementi di verità, di libertà, in una parola di amore che si contrappongono alla dittatura del relativismo da lui così strenuamente combattuta. Nella citazione sopra riportata papa Benedetto, con la sua capacità di scandagliare la profondità dei concetti espressi, offre alla comprensione dei fedeli e inevitabilmente delle coppie credenti, una verità fondamentale: non si ama solo con il corpo, né si può amare solo con lo spirito. Ribadire il concetto secondo cui il corpo umano è fatto anche di spirito e lo spirito umano è uno spirito incarnato è una verità dirompente per il pensiero relativista dell’areopago sociale a cui il Papa si rivolge. Sembra proprio sentire Paolo che annuncia un Dio ignoto ai Greci: ad amare è la persona, nella sua dimensione unitaria, appunto, di anima e corpo. Quella che può sembrare una dissertazione solo filosofica, si rivela una verità antropologica dalle conseguenze rilevanti sul piano della prassi quotidiana. È difficile tenere uniti eros e agape e gli sposi ne fanno esperienza quotidiana. Eros è desiderio dell’altro che, se non controllato, può diventare in ogni momento una volontà soffocante di possesso e agape ha bisogno di segni, parole, concretezza per manifestarsi in modo unico ed irripetibile senza rimanere nella sfera delle elucubrazioni psicologiche o delle sole intenzioni. Ancora Eros si trasforma, quasi si potrebbe dire “si lima” ogni giorno per passare dal desiderio della gratificazione immediata al desiderio del bene dell’altro; Agape può divenire sorgente di gioie anche attraverso le sofferenze vissute all’insegna della pazienza e della fedeltà. Un discorso arduo, non tanto nella sua comprensibilità, quanto nella sua attuazione, ma il Papa non ha dubbi e avrà modo di dire anche in altra sede che “il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa” (Discorso dell’11 maggio 2006 in occasione del XXV anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia). Che l’amore umano sia immagine dell’amore di Dio e viceversa è una sfida mozzafiato nel contesto di sgretolamento di ogni valore che si fondi sui principi di fedeltà e stabilità, così dominante nei primi anni duemila. A papa Ratzinger va la gratitudine di tutta la comunità ecclesiale per aver saputo non arretrare di fronte al dilagante pessimismo sulle possibilità di amare dell’uomo. Non aver mai giocato al ribasso, essersi sempre confrontato con grande coraggio con la pervasività del pensiero debole dominante nei suoi anni. Benedetto XVI, fin dalla sua prima enciclica, ha incoraggiato tutti gli uomini e le donne di buona volontà a vivere secondo il Vangelo, attraverso un pensiero non solo proverbialmente alto e argomentato, ma in ultima istanza, profondamente innamorato di Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. (Giovanni M. Capetta - Sir)    

Acli: domani convegno sulla cittadinanza alle seconde generazioni

25 Maggio 2021 - Roma – Domani, mercoledì 26 maggio, si svolgerà, presso la Sede Nazionale delle Acli a Roma il convegno Ius Soli. Italiano, modestamente, lo nacqui”. Introdurrà i lavori Antonio RussoVicepresidente nazionale Acli e poi ci sarà lo spazio per gli interventi di Mohamed Abdallah Tailmoun, Portavoce Rete G2 – Seconde Generazioni, l’attore Jonis Bascir e la Pluricampionessa di lancio del peso italiana nelle categorie giovanili, Danielle Madam. A seguire interverranno la Senatrice Emma Bonino e il Segretario nazionale del Partito Democratico, Enrico Letta. Le conclusioni sono affidate al Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia.  

“Il Circo a scuola”: un ciclo di appuntamenti dei circensi nelle scuole di Rieti

25 Maggio 2021 - Rieti - Su iniziativa dell’assessore ai servizi sociali del Comune di Rieti, Giovanna Palomba, è partita, in questi giorni, “Il Circo a scuola”, un ciclo di appuntamenti che coinvolge le scuole di primo grado, pubbliche e private di Rieti. Clown e giocolieri si recheranno nelle strutture scolastiche aderenti all’iniziativa per regalare sorrisi e momenti di serenità ai bambini. “Il Circo ha offerto subito grande disponibilità verso la Città di Rieti che ha mostrato interesse e vicinanza alla fragile realtà del mondo circense in questo particolare momento storico – spiega l’assessore Giovanna Palomba – Ringrazio, Athos Adami, responsabile del Circo Rolando Orfei che da molti mesi ormai è a Rieti, costretto all’inattività a causa della pandemia e delle conseguenti restrizioni, per aver immediatamente sposato la nostra idea. Questa iniziativa è un segnale di ripresa e di nuovo inizio anche per gli operatori del Circo. Ringrazio gli artisti per la loro sensibilità e capacità di donare, da sempre, tanti momenti di felicità”.

CEI, mons. Brambilla sul tema migrazione: non dare immagine deformata del fenomeno

25 Maggio 2021 - Roma – Durante l’Assemblea dei vescovi italiani questa mattina diversi interventi sul tema dei migranti. “Abbiamo sentito – ha detto il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, vice presidente uscente della CEI per il Nord Italia durante una conferenza stampa - gli interventi accorati dei vescovi della Sicilia, la questione deve essere assunta a livello europeo”.  È importante – ha aggiunto - "un’accoglienza reale che preveda anche l’integrazione" e, riferendosi al ruolo dei media, ha chiesto di dare della questione "una immagine non deformata”. “È un problema di comunicazione decisivo”, ha detto il presule che ha voluto evidenziare “la differenza tra immigrazione reale e immigrazione percepita”. Da qui la necessità di “non dare immagini deformate” del fenomeno immigrazione. (R. Iaria)    

Viminale: 13.766 le persone migranti sbarcate quest’anno sulle coste italiane

25 Maggio 2021 - Roma - Sono 13.766 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 2.284 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (1.789, 13%), Costa d’Avorio (1.329, 10%), Guinea (866, 6%), Egitto (837, 6%), Eritrea (829, 6%), Sudan (818, 6%), Marocco (545, 4%), Mali (512, 4%), Algeria (407, 3%) a cui si aggiungono 3.550 persone (26%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 2.279 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 24 maggio.  

Sassoli sull’immigrazione: “salvare vite umane, canali umanitari e una politica di accoglienza comune”

25 Maggio 2021 - Bruxelles - Durante l’intervento al Consiglio europeo, David Sassoli, ieri, ha affrontato il tema dell’immigrazione. “So che oggi – ha detto rivolgendosi ai 27 leader Ue - non parlerete di immigrazione, ma credo che l’anno che abbiamo alle spalle - in cui siamo stati insieme capaci di scelte coraggiose e inedite - ci ponga davanti alla responsabilità di fare scelte altrettanto coraggiose”. “Una grande potenza come l’Unione europea può presentarsi come attore globale solo se mostra di essere capace di gestire unita un fenomeno strutturale come quello della mobilità umana. Anche in questi giorni assistiamo invece a naufragi di carrette del mare nel Mediterraneo, a persone disperate che arrivano a nuoto sulle coste spagnole, a tante tragedie umane che si consumano nel cammino attraverso i Balcani o sulle Alpi italiane e francesi. Siamo davvero sicuri che questa sia la nostra carta di identità? Che questa assenza di concertazione sia all’altezza della nostra storia? Io credo di no e penso che sia necessario insieme agire su tre versanti”. Il Presidente dell’Europarlamento li ha quindi elencati: “Primo, salvare vite umane. Questo è un obbligo giuridico e morale e non possiamo lasciare questa responsabilità solo alle Ong che svolgono una funzione di supplenza nel Mediterraneo. Dobbiamo tornare a pensare a una grande operazione comune dell’Unione europea nel Mediterraneo che salvi vite e tolga terreno ai trafficanti. Occorre un meccanismo europeo di ricerca e salvataggio in mare, che utilizzi le competenze di tutti gli attori coinvolti, dagli Stati membri alla società civile alle agenzie europee”. Secondo: “Le persone bisognose di protezione devono poter arrivare nell’Unione europea in modo sicuro e non rischiando la vita. Abbiamo bisogno di canali umanitari da definire insieme all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e di un sistema europeo di reinsediamento fondato sulla nostra responsabilità comune”. E infine “abbiamo bisogno di una politica europea di accoglienza degli immigrati. Il Parlamento europeo ha adottato proprio la scorsa settimana la sua risoluzione in materia. Definiamo insieme i criteri di un permesso unico di ingresso e di soggiorno e valutiamo a livello nazionale le necessità dei nostri mercati del lavoro, che sono grandi - lo abbiamo visto durante la pandemia quando interi settori economici si sono fermati per l’assenza di lavoratori immigrati. Saremo all’altezza della ripresa se sapremo aprire le porte a una immigrazione regolata e necessaria per il futuro delle nostre società e dei nostri sistemi di protezione sociale”.    

La morte di Musa, dimenticato

25 Maggio 2021 - Torino - Era in attesa di essere rimpatriato, Musa Baide, 23 anni, originario della Guinea. Ma non ce l’ha fatta, non riusciva a superare lo stato di choc determinato dopo quel terribile pestaggio, a Ventimiglia, due settimane fa. Si è tolto la vita domenica notte nel Cpr di Torino. Si trovava in isolamento per motivi sanitari e si è impiccato usando le lenzuola in dotazione nella sua camera. Musa non si era più ripreso da quella terribile aggressione subita a Ventimiglia lo scorso 9 maggio. Le immagini erano rimbalzate sui social: tre italiani che lo prendevano a bastonate. Per quei cazzotti in testa e in faccia, per quei calci all’addome inflitti quando il ragazzo era già a terra sono stati denunciati a piede libero per rispondere del reato di lesioni aggravate. Il ragazzo, che era irregolare sul territorio nazionale e che era già stato espulso dall’Italia, avrebbe tentato di rubare il telefono cellulare a uno dei tre all’interno di un supermercato. Musa Baide era stato portato in ospedale a Bordighera e dimesso con prognosi di 10 giorni per lesioni e trauma facciale: si sarebbe dovuto nuovamente procedere all’espulsione, ma il suo gesto ha posto fine alla sua difficile vita. La procura di Torino ha avviato degli accertamenti sul caso. «È un segno molto doloroso. Ho deciso di fare una preghiera particolare per questo fratello. La faremo con la Comunità di Sant’Egidio lunedì prossimo. Vogliamo suscitare in tutta la città una presa di coscienza dell’impegno che serve per far sì che queste persone si trovino nella condizione di non arrivare a questo punto. Se ci arrivano vuol dire che sono veramente disperate, è evidente. Dobbiamo dare loro la possibilità di sentirsi accolte e sostenute» ha dichiarato l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. «Una vicenda triste e grave – commenta Maurizio Marmo, Caritas Intermelia – capiremo nei prossimi giorni se ha avuto cure e assistenza adeguate». Perché per il garante dei detenuti, Mauro Palma, il giovane non è stato seguito in modo corretto. «Una persona affidata alla responsabilità pubblica – dice Palma – deve essere presa in carico e trattenuta nei modi che tengano conto della sua specifica situazione, dell’eventuale vulnerabilità e della sua fragilità. Questo non è avvenuto». Per Gianfranco Schiavone di Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) questa vicenda tiene in sé "tre questioni gravissime”: «Innanzitutto vorremmo sapere per quale motivo a questa persona non è stato dato un permesso di soggiorno per rimanere in Italia in quanto vittima di violenza – sottolinea –. Non solo, tenuto conto del paese di provenienza, il suo rimpatrio era a rischio. E, dunque, non capiamo perché la prefettura di Imperia abbia emanato un permesso di espulsione in violazione dell’articolo 19 del Testo Unico». «La cosa più grave – conclude Schiavone – è che lì proprio non doveva stare». (D. Fas. - Avvenire)    

Card. Bassetti: esiste alternativa a ingressi irregolari e a morti in mare

25 Maggio 2021 - Roma - La Conferenza Episcopale Italiana, attraverso i suoi Uffici nazionali, ha “garantito l’arrivo in Italia e l’accoglienza in sicurezza di oltre mille profughi dal Medio Oriente e dall’Africa, dimostrando che è possibile un’alternativa agli ingressi irregolari e alle morti in mare, su cui un giorno sarà severo e inappellabile il giudizio di Dio: ’Dov’è tuo fratello?’". Lo ha detto questa mattina il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’introduzione della 74ma Assemblea generale in corso a Roma e apertasi ieri pomeriggio alla presenza di Papa Francesco. Durante l’intervento il porporato ha trattato diversi temi: dalla “fedeltà” al magistero del vescovo di Roma, alla storia della CEI che affonda le radici nel Concilio Vaticano II, al “cammino sinodale” per “vivere il Noi ecclesiale”. E poi uno sguardo alla realtà italiana ed internazionale. Tra i tanti temi su questo punto la questione demografica il Piano di Ripresa e Resilienza, “occasione importante di crescita collettiva” e l’emergenza povertà. Dal 1° settembre 2020 al 31 marzo 2021, le Caritas diocesane – ha detto il card. Bassetti - hanno “accompagnato 544.775 persone, in media, 2.582 al giorno. La maggioranza è rappresentata da italiani (57,8%). Quasi una persona su quattro (24,4%) è un ‘nuovo povero’, ossia una persona che non si era mai rivolta in precedenza alla rete Caritas. Si tratta di 132.717 persone in totale, in media 629 nuovi poveri al giorno. Nel corso di oltre un anno di pandemia si sono affacciati alle Caritas almeno 453.731 nuovi poveri".  

 

Papa Francesco: ieri sera incontro con rifugiati dopo la proiezione del film-documentario “Francesco”

25 Maggio 2021 - Città del Vaticano – Ieri sera Papa Francesco ha incontrato un gruppo di rifugiati e senza dimora che hanno partecipato, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, alla proiezione del film-documentario “Francesco”. Papa Francesco – fa sapere il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni - si è recato presso l’Atrio dell’Aula Paolo VI e si è “intrattenuto con le circa 100 persone, senzatetto e rifugiati, invitate a vedere il film mentre veniva loro distribuito un pacco alimentare, offerto dagli organizzatori. Quindi il Santo Padre ha fatto ritorno a Casa Santa Marta”. (R.I.)  

Card. Bassetti: “dal Papa autorevolezza, fermezza e dolcezza di un padre”

25 Maggio 2021 - Roma - “Il Papa ha avuto l’autorevolezza, la fermezza e al tempo stesso la dolcezza di un padre”. Lo ha detto il Presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, al termine dell’apertura dei lavori della 74ª Assemblea Generale della Conferenza episcopale italiana. Il metodo del Sinodo come ricorda il Papa, ha aggiunto il card. Bassetti, deve essere “dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso e questo significa partire dalle parrocchie, dalle diocesi, dai gruppi, dai movimenti. Non tanto per discutere. Il Papa poi ha esemplificato che quando nei sinodi prende il sopravvento la discussione si fa un Parlamento invece che un Sinodo. Il protagonista del Sinodo deve essere invece lo Spirito Santo”. Quindi il Papa, ha sottolineato il card. Bassetti a Tv2000, “non solo ci ha dato i contenuti del cammino sinodale ma ci ha indicato anche con chiarezza che cosa è un Sinodo: un cammino della Chiesa”. “Ci sono stati una decina di interventi – ha concluso il card. Bassetti - da parte dei vescovi: sulla pace, sul disarmo, sull’ ‘Amoris laetitia’, sui seminari, sul Sinodo. E il Papa ha risposto non solo alle domande ma ad ogni risposta che dava ci apriva nuovi orizzonti. Si sarebbero potute sviluppare tante tematiche sulle risposte che lui ci ha dato”.    

Dal semaforo a testimone nelle classi: la storia di Dullal

24 Maggio 2021 -

Roma - La comunità bengalese italiana è una delle più grandi d’Europa: è formata da migliaia di giovani che lasciano il Bangladesh, anche irregolarmente, per un’Europa ricca di speranze.

Dullal Ghosh, per esempio, ha lasciato il suo paese per non gravare economicamente sulla sua famiglia dopo essere stato bocciato un anno a scuola. In Bangladesh infatti l’istruzione è molto costosa, e mandare i figli a scuola ha un impatto notevole sul bilancio familiare. Il giovane non può più studiare e cerca un lavoro, ma non lo trova. Spinto dai genitori, decide di partire per l’Europa.

Arrivato qui, tra mille difficoltà, il “lavoro” lo trova: per racimolare qualcosa, vende fazzoletti e accendini ai semafori, per un uomo che gli affitta anche un posto dove dormire. Una vita faticosa e stressante: sveglia alle 5 del mattino e ritorno a casa alle 23 dove convive insieme ad altre 6 persone. Non solo, guadagna sempre un po’ di meno di quello che costa la sua vita. Non può mettere nulla da parte per studiare l’italiano e ottenere i documenti.

L’indifferenza e gli sguardi sprezzanti di chi dalle macchine gli fa no con il capo lo feriscono profondamente, ma continua lo stesso. Del resto non può fare altrimenti.

Una mattina però qualcosa cambia. All’ennesimo “No grazie” Dullal disperato grida in un italiano stentato al guidatore: “You help me christian”.

In quella macchina ci sta Marco, presidente di Sophia Impresa Sociale con un suo amico. Scosso dalla veemenza delle parole di quel giovane, il giorno dopo torna a quel semaforo per chiedere al giovane di vedersi e parlare.

Dullal comincia così il suo percorso di accompagnamento con Sophia, grazie al quale in breve tempo riesce a trovare un impiego, una sistemazione abitativa dignitosa e a migliorare con l’italiano. La stabilità però non è l’unica esigenza di un migrante. Dullal infatti avverte il bisogno di raccontarsi e rendersi testimone di quanto la vita di un migrante sia difficile in Italia, e soprattutto, vuole raccontare la sua terra, perché si accorge che qui in Italia è di fatto sconosciuta ai più.

In Sophia, la storia di Dullal colpisce Caterina, socia fondatrice, che decide di raccogliere il suo vissuto in un libro “Là non morirai di fame”. Il libro sarà solo il primo passo. Nei membri di Sophia e in Dullal cresce il desiderio di costruire qualcosa insieme partendo proprio dalla sua biografia. Il giovane bengalese accoglie di buon grado la proposta di diventare relatore in “Confini”, progetto educativo realizzato insieme a Fondazione Migrantes fin dal 2014, che ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi degli istituti superiori sul fenomeno dell’immigrazione.

Grazie a Confini Dullal scopre il suo grande talento nel raccontare e nell’esporre davanti ad un pubblico e la sua testimonianza ha una grande presa sugli studenti.

Dullal è diventato socio di Sophia: alla conclusione del suo quarto anno scolastico del progetto Confini è ancora emozionato come per il primo incontro. Per ogni scuola e ogni classe cerca modi nuovi di farsi conoscere e far entrare una parte della sua cultura nel cuore dei giovani studenti che non smettono di sorprenderlo con le loro domande.

Milano: nasce la Consulta diocesana dei Migranti

24 Maggio 2021 - Milano -È stata celebrata ieri mattina, nel Duomo di Milano, dall’arcivescovo, mons. Mario Delpini, la Messa per la solennità di Pentecoste. Secondo una tradizione avviata da anni, la celebrazione eucaristica è coincisa con la Festa delle genti e ha coinvolto i rappresentanti delle 25 comunità di migranti presenti nel territorio ambrosiano. Al termine della celebrazione è stata annunciata la nascita della nuova Consulta diocesana dei migranti. Già prevista dal Sinodo 47esimo, (1994), e più recentemente dal Sinodo minore “Chiesa dalle genti” (2018), la Consulta sarà composta da un presbitero e due laici per ciascuna delle sette Zone pastorali, dal responsabile e dalla segretaria dell’Ufficio Migrantes, da un rappresentante dei cappellani etnici e dalla moderatrice della consulta «Chiesa dalle genti». I 14 rappresentanti laici individuati nelle varie zone pastorali per far parte della Consulta sono scelti - tra cittadini italiani e stranieri - in base alla loro sensibilità ed esperienza sui temi dell’immigrazione, dell’interculturalità e dell’integrazione, oltre che al loro effettivo inserimento nel tessuto pastorale ambrosiano. Le nomine saranno definite da un decreto firmato dall’Arcivescovo che sarà emanato nelle prossime settimane. «La Consulta ha il compito di aiutare la Diocesi a comprendere i modi diversi di vivere la fede e di celebrarla dei fedeli cattolici che abitano sul nostro territorio, ma sono originari di altri contesti culturali – sottolinea don Alberto Vitali, responsabile dell’ufficio Migrantes della diocesi ambrosiana -.  Le persone provenienti da altri Paesi che ne faranno parte interpreteranno il loro ruolo non come rappresentanti delle proprie comunità etniche, ma come fedeli ambrosiani parte integrante della Diocesi».

Mons. Nosiglia: “Affido a Maria l’impegno di quanti si prodigano per salvaguardare sempre l’accoglienza e il rispetto di ogni persona”

24 Maggio 2021 -

Torino – Torino ha celebrato ieri la Festa di Maria Ausiliatrice e l’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia,  nella sua omelia ha affidato a Maria “l’impegno di quanti si prodigano per salvaguardare sempre l’accoglienza e il rispetto di ogni persona, senza discriminare alcuno per ragioni di nazionalità, cultura, etnia o religione, e di quanti operano per ridare ordine e sicurezza alla nostra Città e territorio e per educare alla legalità, condizioni essenziali e decisive per una vita sociale serena e costruttiva per tutti”.  

“Questa festa – ha detto il presule -  che ogni anno ci vede riuniti ai piedi di Maria Ausiliatrice come Chiesa di Torino, comunità cristiana e civile della città, è per noi un grande momento di riconoscenza. Riconosciamo quanto Maria compie a favore della Chiesa e dell’umanità con la sua presenza di Madre amorevole e ricca di tenerezza e bontà verso i suoi figli che Gesù le ha affidato dalla sua Croce”. (R.I.)