10 Giugno 2021 - Roma - “E’ un maestro, un maestro di vita, di pensiero anche perché era una persona molto colta e preparata. Ha dato la sua vita per i rom, ma dal di dentro vivendo e condividendo la vita con loro”. Raggiunto telefonicamente don Massimo Mostioli così ricorda il “suo maestro” don Mario Riboldi, scomparso ieri all’età di 92 anni. Don Mostioli appartiene alla diocesi di Pavia, ma come lui stesso afferma “sono l’unico rimasto in camper che giro un po’ tutta l’Italia tra i rom e sinti”
“Quando è partito nel 1971 – ricorda don Massimo parlando di don Riboldi – è partito con una tenda, poi con un furgone, con una roulotte, ha fatto tutti i passaggi, poi con una carovana che aveva comperato per stare assieme ai rom. Questa era la sua idea, entrare in una vita, in una storia, in una cultura per imparare”. Andare a portare il Vangelo, la parola di Dio tra i Rom e i Sinti per don Riboldi significava non imporre la propria presenza ma prima di tutto essere come loro, quindi cominciando imparando la loro lingua. “Ha voluto imparare da loro – continua don Mostioli - finché dopo un po’ di tempo una rom le disse: ‘ma tu cosa sei venuto a fare in mezzo a noi’ e don Riboldi rispose dicendo che era lì per portare la Parola di Dio, il Vangelo”. La ragazza rom replicò ‘e allora quando inizi?’”. Con questo episodio, sottolinea don Mostioli, si può sintetizzare l’inizio del percorso di don Mario Riboldi tra questa gente. “Era un gruppo di rom della Slovenia, Croazia, che si muovevano ancora, e don Riboldi aveva imparato un po’ la loro lingua. Poi ha trovato in quei posti dove andava degli altri che erano sinti e allora si è accorto che era un altro linguaggio, un altro modo di parlare, e si è messo a imparare anche la lingua di questi. Credo che a livello mondiale – continua don Mostioli - sia stato il massimo conoscitore della lingua e della cultura di questo popolo. Ma soprattutto come linguista perché lui ha tradotto il Vangelo di Marco in dialetto rom abruzzese, dialetto sinti lombardo, etc. Il Vangelo oggi è disponibile in quattro lingue, anzi c’è un quinto che non è stato ancora stampato, perché era in correzione”. Un ricordo accorato di chi gli è stato a fianco. “Girando l’Italia – continua don Mostioli – lui (don Riboldi) ha conosciuto vari gruppi, perché in Italia ci sono gruppi che arrivano dall’Africa, dalla Slovenia, dalla Croazia, dalla Romania, dalla Francia. Frequentando tutti questi gruppi ha imparato veramente il loro linguaggio. Addirittura gli abitanti dei vari posti dove andavamo dicevano che arrivavamo dall’Italia e che conoscevamo la lingua ‘meglio di noi’. Allora ci si riuniva intorno al fuoco e le persone ascoltavano e applaudivano. Con qualsiasi gruppo si aveva a che fare, era la lingua che colpiva, perché il rom-interlocutore si sentiva capito, la lingua per don Riboldi è stata un mondo per entrare in sintonia e essere accolti da questi popoli”. (Nicoletta Di Benedetto)
Primo Piano
Mons. Russo: l’8xmille e il significato di una firma
10 Giugno 2021 - Sono trascorsi 30 anni da quando, nel 1990, è entrato in vigore il sistema di sostentamento del clero previsto dal nuovo Concordato (1984) che, abolendo la vecchia “congrua”, istituiva l’8xmille e le offerte deducibili. Prima della sua effettiva applicazione, questa grande trasformazione era stata accolta con un certo comprensibile timore dalla Chiesa, come è normale quando si lascia un sistema consolidato per sperimentare qualcosa di assolutamente nuovo. Ma la storia di questi 30 anni ha dimostrato che non era un timore fondato.
Cosa ricorda di quel periodo, mons. Stefano Russo, segretario generale della CEI?
Per me quelli sono stati gli anni della formazione al ministero sacerdotale. Sono stato ordinato sacerdote ad aprile del 1991, proprio 30 anni fa, e quel timore di cui lei parla l’ho respirato solo indirettamente. Non avendo vissuto la mia esperienza ministeriale all’interno del sistema precedente, mi sento però di poter affermare che ho sempre ritenuto l’8xmille e le offerte deducibili una soluzione eccellente: affida il sostegno economico della Chiesa e di tutte le sue attività innanzitutto alla responsabilità dei fedeli, e, in secondo luogo, anche di tutti gli altri cittadini che, in qualche modo, apprezzano lo straordinario lavoro svolto sul territorio dalle comunità cristiane.
In effetti l’altissima percentuale di firme da sempre raccolte dalla Chiesa cattolica è il segno di una grande fiducia riposta nei suoi confronti dagli italiani. Quali sono, a suo giudizio, i principali motivi di questa fiducia?
Credo che questa fiducia nasca dalla vicinanza e dalla reciproca conoscenza. Gli italiani, e non solo quelli che frequentano attivamente le comunità cristiane ma anche quelli che lo fanno solo occasionalmente, sanno bene che dove si trovano le persone, e specialmente quelle che hanno maggiormente bisogno, chi vive il Vangelo risponde sempre “presente”, non si tira mai indietro. Penso alla presenza capillare in tutta Italia delle parrocchie e di tutte le iniziative solidali ed educative ad esse collegate (mense, centri di ascolto, oratori, centri giovanili), nelle grandi periferie come nei piccoli centri. È una testimonianza che sostiene la firma; una testimonianza che passa anche dalle scuole cattoliche, che servono bambini e ragazzi di ogni età, e molto spesso in alcune zone del Paese rappresentano le uniche risorse educative disponibili. E passa pure dalle strutture sanitarie di ispirazione cristiana… Certamente non tutte queste realtà beneficiano dei fondi 8xmille, ma tutte insieme esprimono in pienezza la gioia del Vangelo. Molto spesso viene sottovalutato il senso comune delle persone: si è sviluppato nei secoli un profondissimo attaccamento alla storia spirituale e culturale del proprio territorio. Non è un caso se definiamo “campanilismo” il legame – a volte perfino esagerato – che le persone hanno verso la terra e le tradizioni delle proprie origini. L’immagine del campanile diventa l’emblema delle radici e del senso di appartenenza.
Le somme ricevute, e sempre puntualmente rendicontate, dalla Chiesa cattolica in questi 30 anni, vengono spese per la carità, per le esigenze del culto e della pastorale e per il sostentamento del clero. Nella sua esperienza di sacerdote e poi di vescovo, quale di queste destinazioni, stabilite dalla legge, ha avuto modo di apprezzare maggiormente?
Mi sta chiedendo… a quale delle dita della mia mano io sia più affezionato. Queste tre destinazioni dell’8xmille sono totalmente complementari. Glielo mostro con un esempio. Nel momento in cui in una diocesi vengono investiti dei fondi per la manutenzione di un edificio di culto storico, non solo si sta contribuendo al rafforzamento e alla tutela dell’identità di quel luogo, ma si sta contemporaneamente permettendo a tante famiglie di vivere dignitosamente, dando lavoro alle maestranze impegnate nel restauro, e si sta permettendo alla comunità di beneficiare di un luogo in cui ritrovarsi e socializzare, accogliere e aprirsi a tutti. Lo stesso si dica quando, insieme al contributo delle offerte deducibili, quei fondi vengono usati per il sostentamento del clero. Garantire una vita dignitosa ai sacerdoti in attività e a quelli anziani o ammalati, vuol dire anche garantire alle loro comunità una presenza sicura e sempre disponibile, come è nello stile di vita e di servizio dei nostri sacerdoti, da sempre.
Da sempre… e mai come oggi. Stiamo attraversando un periodo di difficoltà senza precedenti a causa di questa terribile pandemia. I sacerdoti hanno certamente pagato un tributo pesantissimo in termini di contagi e di decessi, e molto spesso proprio per mantenersi fedeli al servizio di accompagnamento e di assistenza agli ultimi, ai malati, ai sofferenti. Le sembra che le persone nel nostro Paese se ne stiano rendendo conto?
Sono convinto di sì, e soprattutto nelle zone in cui purtroppo il virus è stato più violento e feroce. Come Segretario Generale della CEI ho avuto modo, in questi mesi, di raccogliere le testimonianze di moltissimi confratelli Vescovi che me lo hanno confermato. E non mi riferisco solo ai sacerdoti che si sono spesi, con coraggio e abnegazione, nel servizio spirituale dentro le terapie intensive e nei reparti Covid degli ospedali. Mi riferisco anche alle decine di migliaia di volontari che, in tutto il Paese, hanno consegnato, porta a porta, cibo e medicine, soldi per pagare le bollette e gli affitti, sostegno e conforto alle persone. Per contrastare la pandemia, la Chiesa italiana, solo lo scorso anno, ha messo a disposizione del nostro territorio una cifra superiore ai 226 milioni di euro, più altri 9 milioni per progetti di contrasto della pandemia nei Paesi del Sud del mondo. È stato uno sforzo straordinario, possibile solo grazie alla fiducia di chi ha scelto, ancora una volta, di firmare per l’8xmille alla Chiesa cattolica. Ogni singola firma ha contribuito in modo determinante.
A proposito, mons. Russo, la campagna promozionale di quest’anno punta proprio sul valore di ogni firma, lo strumento concreto con cui ciascuno dei contribuenti italiani può scegliere di devolvere l’8xmille del gettito Irpef alla Chiesa cattolica. Questo gesto, stiamo sentendo ripetere nei vari media, è “più di una firma; molto di più”. Perché?
Perché ogni firma è come una porta che si spalanca. Chi firma può vedere con i propri occhi come il frutto di quel gesto di fiducia e di partecipazione costruisca benessere e solidarietà, di cui beneficiano tutti. In qualche modo, però, quella porta che si apre è anche la fiducia con cui chi firma ci spalanca il cuore. È una grandissima responsabilità che avvertiamo, sacerdoti e laici, perché sappiamo bene di non poter deludere le giuste aspettative di chi si fida di noi. Chi firma dà il suo concreto contributo con un gesto semplice ma efficace. E noi vogliamo rispondere con trasparenza, efficacia e, soprattutto, frutti concreti.
Per un cattolico praticante, che vive in una comunità cristiana, quali valori esprime quella firma?
Chi firma, nella propria comunità, fa un gesto di comunione, di partecipazione e di solidarietà. In qualche modo esprime la propria corresponsabilità con la missione di tutta la Chiesa, se ne fa carico. Certamente sono persone che nella propria realtà locale già partecipano alla vita della comunità cristiana e la sostengono, col proprio tempo, con le proprie capacità e anche con le proprie offerte in parrocchia, nella misura delle possibilità di ciascuno. Ma firmare per l’8xmille o fare un’offerta deducibile per i sacerdoti è ancora qualcosa in più. Un valore aggiunto. Significa prendere a cuore anche le sorti delle parrocchie con risorse più esigue della propria, perché i criteri di distribuzione di questi fondi sono assolutamente perequativi. E significa anche fare un gesto di libertà, perché non è certamente automatico che questo sistema continui a funzionare e ad alimentarsi se non scendono in campo, ogni anno, le libere scelte dei fedeli. Di tutti i fedeli e insieme a loro anche di chi in chiesa non ci va.
E a questi ultimi, ai non praticanti, cosa vorrebbe dire per invitarli a mettere ugualmente la propria firma a favore della Chiesa cattolica?
A chi non è praticante vorrei dire che firmare per la Chiesa cattolica significa compiere un gesto di fiducia e di grande generosità, al quale noi ci impegniamo a rispondere con la massima trasparenza nel rendere conto. È bello pensare che per partecipare insieme a noi a costruire un mondo più giusto, accogliente e fraterno, un mondo a misura del Vangelo, non serva alcuna tessera di appartenenza. Torniamo all’immagine della porta, che avevo proposto in precedenza: ai cristiani non piace chiudersi a chiave, noi siamo per le porte aperte. Del resto è questa la Chiesa in uscita che Papa Francesco ha sognato e ci sta chiedendo fin dall’inizio del proprio servizio come Successore di Pietro e come Vescovo di Roma.
Il nostro Dio – ricordava il Santo Padre solo qualche mese fa, all’Angelus – “continua a chiamare chiunque, a qualsiasi ora, per invitarlo a lavorare nel suo Regno. Questo è lo stile di Dio, che a nostra volta siamo chiamati a recepire e imitare. Egli non sta rinchiuso nel suo mondo, ma ‘esce’: Dio è sempre in uscita, in cerca di noi. Esce continuamente alla ricerca delle persone, perché vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d’amore”. Ecco, vorrei fare mio questo invito del Papa. La Chiesa che è in Italia vuole avere questo stesso stile nell’annunciare il Vangelo. Al fianco degli ultimi, innanzitutto, e insieme a tutti quelli che vogliono starci. Anche grazie a una firma per la scelta dell’8xmille. (Stefano Proietti)
Il nostro Dio – ricordava il Santo Padre solo qualche mese fa, all’Angelus – “continua a chiamare chiunque, a qualsiasi ora, per invitarlo a lavorare nel suo Regno. Questo è lo stile di Dio, che a nostra volta siamo chiamati a recepire e imitare. Egli non sta rinchiuso nel suo mondo, ma ‘esce’: Dio è sempre in uscita, in cerca di noi. Esce continuamente alla ricerca delle persone, perché vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d’amore”. Ecco, vorrei fare mio questo invito del Papa. La Chiesa che è in Italia vuole avere questo stesso stile nell’annunciare il Vangelo. Al fianco degli ultimi, innanzitutto, e insieme a tutti quelli che vogliono starci. Anche grazie a una firma per la scelta dell’8xmille. (Stefano Proietti) Viminale: da inizio anno sbarcate 15.252 persone migranti sulle coste italiane
10 Giugno 2021 - Roma - Sono 15.252 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 2.608 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.113, 14%), Costa d’Avorio (1.410, 9%), Eritrea (971, 7%), Egitto (958, 6%), Guinea (945, 6%), Sudan (905, 6%), Marocco (623, 4%), Mali (568, 4%), Algeria (456, 3%) a cui si aggiungono 3.695 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
MSNA: accordo tra Viminale e Terre des Hommes per nuove misure di sostegno
10 Giugno 2021 - Roma - Il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, prefetto Michele di Bari, e la presidente della Fondazione Terres des Hommes Italia onlus, Donatella Vergari, hanno sottoscritto oggi al Viminale una convenzione in favore di minori stranieri non accompagnati e di famiglie con bambini sbarcate in Italia.
Con l’accordo, l’organizzazione si impegna a fornire, a titolo gratuito fino al 31 dicembre 2022 – riferisce il Ministero dell’Interno - un servizio di supporto psicologico e psicosociale ai minori dal momento del loro sbarco alla prima accoglienza. Gli interventi, inoltre, calibrati e adattati alle specifiche esigenze di contesto, verranno effettuati mediante equipe composte da uno psicologo, da un sociologo/antropologo e da un mediatore, in supporto al triage sanitario e comunque in coordinamento con i soggetti impegnati a vario titolo nella gestione e accoglienza di questa particolare categoria di migranti. Soddisfazione è stata espressa dal prefetto di Bari che ha sottolineato “l’importanza di un approccio multidisciplinare al fenomeno migratorio soprattutto quando riguarda contesti di maggiore vulnerabilità come quello dei minori”. “Un fenomeno – ha proseguito – che necessita di risposte concrete e qualificate come quelle messe in campo con la convenzione siglata oggi».
L’intesa raggiunta si inserisce in un percorso di proficua collaborazione già realizzata nell’ambito del progetto “FARO: un intervento di pronta identificazione delle vulnerabilità psicosociali dei minori stranieri dallo sbarco alla prima accoglienza e rafforzamento del sistema di accoglienza delle province di Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa”, finanziato con risorse FAMI.
All’incontro era presente anche Federica Giannotta, responsabile Advocacy e programma Italia della Fondazione.
Don Riboldi: la veglia di rom e sinti e domani i funerali
10 Giugno 2021 - Roma - Da ieri sera la salma di don Mario Riboldi si trova nella sua città natia, Biassono. La camera ardente è stata allestita nella chiesa parrocchiale di San Martino, dove stasera alle 21 si reciterà il Rosario e domani alle 11 verrà celebrato il funerale. Fino a domattina la bara rimarrà aperta per permettere ai rom e ai sinti di vegliarlo, come ricorda uno dei suoi più stretti collaboratori, don Marco Frediani, responsabile della pastorale dei rom e sinti della diocesi di Milano. Don Frediani è succeduto in questo incarico proprio a don Riboldi che lo ha ricoperto dal 1971 al 2018.
Una “figura centrale” nel cammino post conciliare della pastorale dei rom e dei sinti don Riboldi, come lo ricorda la Fondazione Migrantes. Collaboratore del card. Giovanni Battista Montini a Milano il sacerdote è stato – dice l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego – insieme al sacerdote romano don Bruno Nicolini, il “protagonista” dell’incontro di Papa Paolo VI, oggi santo, a Pomezia il 26 settembre 1965, con i rom e i sinti.
Le parole di Papa Montini “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore” sono stati per don Riboldi “il programma di una vita pastorale che – ha detto ancora mons. Perego - lo ha visto camminare lungo tutte le strade d’Italia e d’Europa per incontrare le famiglie e le comunità rom e sinti. Il suo impegno e la sua intelligenza pastorale rimangono nella Chiesa italiana un tesoro da custodire e a cui fare riferimento”.
Un messaggio di cordoglio è arrivato anche dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis che ricorda “il tanto bene che ha fatto e l’eredità che ci lascia don Riboldi”.
"Non ha mai voluto apparire, è sempre stato povero tra i poveri, vivendo anche lui in roulotte – ricorda don Frediani -. Ancor prima che arrivasse papa Francesco a parlare della 'Chiesa in uscita', don Mario aveva già intuito che non si fa evangelizzazione da ricchi, ma solo prendendo bisaccia e sandali. Era un uomo di preghiera, nel profondo. Ovunque fossimo, in un campo nomadi, in carcere, in viaggio, cascasse il mondo ci si fermava per pregare negli orari canonici". (R. Iaria)
Milano: il sorpasso delle aziende artigiane straniere
10 Giugno 2021 - Milano - Le ditte individuali straniere di due settori storici dell’artigianato milanese, come l’edilizia e le pulizie, mettono la freccia e per la prima volta nella storia superano quelle italiane. È quanto emerge dai dati presentati dall’Ufficio studi di unione artigiani di Milano e Monza Brianza. Nel settore delle pulizie, infatti, le aziende individuali straniere sono quasi due su tre (63%), mentre nel campo dell’edilizia superano di poco la metà (52%), ma sono in scia anche quelle del campo alimentare (47%) e del tessile (43%). Un po’ più staccati, invece, i falegnami non italiani, che sono il 27% del totale. In generale, una ditta su tre (31%) è guidata da stranieri. Per le fasce d’età, gli imprenditori artigiani uomini over 50 sono in maggioranza relativa con una punta del 32%. Analogamente le donne capitane d’impresa invece sono al 31% presenti nella fascia tra i 40 e i 49 anni. Nelle imprese straniere le donne titolari sono in maggioranza nel settore del tessile e dei servizi alla persona. Gli stranieri imprenditori, uomini e donne, sono mediamente più giovani degli italiani. Gli artigiani sono maggiormente presenti nell’area nord-est di Milano (con il 27%) e in misura assai limitata nel centro (6%). In provincia di Milano sono l’Adda Martesana con il Nord Ovest a ridosso della Brianza le aree che risultano a maggior vocazione artigiana mentre il Sud Est Milanese è il territorio che registra il minor numero delle imprese, solo l’8% del totale. In 10 anni le imprese guidate da imprenditori non italiani sono cresciute del 70%. In gran parte si trovano tra Milano città (46%), nell’area metropolitana (39%) e solo per il 15% in Brianza. Si tratta soprattutto di africani (41%), europei (31%), e asiatici (15%). Gli egiziani sono attivissimi nell’edilizia, pulizia e alimentari, i cinesi nel tessile, abbigliamento e nei servizi alla persona. Per quanto riguarda i numeri nel complesso, sono attive a Milano città 26.752 imprese, 42.095 nell’area metropolitana e 22.184 a Monza Brianza. «Ci sono dei numeri simbolici che segnano la storia. Questo sorpasso delle imprese straniere sul mondo delle imprese edili e della pulizia milanesi certifica un fenomeno che parte da lontano e che oggi non si ferma – commenta Marco Accornero, Segretario di Unione Artigiani Milano e Monza-Brianza –. Gli stranieri che fanno impresa qui in Italia sono forse ancora più coraggiosi perché sfidano una burocrazia a dir poco complicata anche per gli italiani che devono tornare ad amare di più i mestieri artigiani». (Avvenire)
Mattarella: “Grazie a guardia costiera per salvataggio vite umane”
9 Giugno 2021 - Roma - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale l’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, capo di stato maggiore della Marina militare, accompagnato da una rappresentanza di appartenenti alla Forza Armata, in occasione del 160/mo anniversario di fondazione. "Vorrei rivolgere - ha detto Mattarella - un saluto e un ringraziamento al Corpo delle Capitanerie di porto, la Guardia costiera, per l’opera preziosa che svolge con grande competenza e generosità per il controllo dei confini, per salvare vite umane, in questi ultimi anni con grande intensità, considerata la grande quantità di persone che dalla disperazione vengono spinte nel Mediterraneo in condizione di grande insicurezza". "Siamo - ha aggiunto - immersi nel mare e questo rende per noi decisivo il compito di assicurare libertà di navigazione, la sicurezza dei mari e delle coste, la salvaguardia delle vite umane in mare: sono esigenze irrinunciabili per il nostro Paese così come lo sono per la comunità internazionale, ma il nostro Paese lo avverte in maniera particolarmente intensa e protagonista".
Lamorgese: 24.825 richieste soggiorno, 8mila permessi rilasciati
9 Giugno 2021 - Roma - "In relazione all’esito favorevole dell’attività istruttoria svolta dagli sportelli unici per l’immigrazione ad oggi sono pervenute alle questure per il rilascio di permesso di soggiorno 24.825 istanze, a fronte delle quali sono stati rilasciati circa 8 mila titoli di soggiorno". Lo
ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, rispondendo, durante il question time in aula alla Camera, a una interrogazione sulle iniziative volte ad assicurare in tempi celeri l’esame delle domande di regolarizzazione presentate da lavoratori stranieri, anche al fine di facilitarne l’accesso alla campagna vaccinale anti-Covid. (Dire)
Tirana: mostra di Xhixha per celebrare amicizia con Italia
9 Giugno 2021 - Tirana - L’Ambasciata d’Italia a Tirana celebra con l’opera dell’artista Helidon Xhixha trent’anni di amicizia e solidarietà tra Italia e Albania, nel ricordo degli sbarchi di decine di migliaia di albanesi trasportati da imbarcazioni di fortuna sulle coste pugliesi nel 1991. L’esperienza di vita di Helidon, che trent’anni fa ha raggiunto la Puglia su una di quelle navi per trovare un futuro nel “Paese di fronte”, e la sua arte, capace di sprigionare un’energia di forza, luce e costante rinnovamento, costituiscono il simbolo di un’unione culturale di incredibile valore e sono la testimonianza plastica di una delle storie di successo che trent’anni di integrazione albanese in Italia hanno generato.
Negli ultimi decenni, Helidon Xhixha (nato a Durazzo nel 1970) si è imposto come una personalità di spicco della scena artistica contemporanea, ottenendo grande successo di critica a livello internazionale. Dopo aver ereditato dal padre la passione per le arti, Helidon si è formato in Italia, presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera, dove ha potuto sviluppare la sua tecnica. Le sue sculture tridimensionali in acciaio inox mettono in luce la relazione intrinseca tra l’opera d’arte e l’ambiente circostante. “Io non scolpisco i materiali, piuttosto li uso per scolpire la luce”, ha dichiarato lui stesso.
Nel quadro delle diverse iniziative culturali che nel corso dell’estate celebreranno il 30esimo anniversario di solidarietà tra Italia e Albania tra le due sponde dell’Adriatico, l’Ambasciata d’Italia a Tirana, in collaborazione con il Comune di Tirana, ha inaugurato una delle principali piazze del centro, risistemata di recente e rinominata “Piazza Italia”, con l’opera monumentale “Big Bang” in occasione della Festa della Repubblica. La scultura monumentale dell’artista (480X480X480 cm), una sfera in acciaio con elementi lucidi e satinati, dialoga in un contesto suggestivo che intreccia elementi architettonici razionalistici risalenti agli anni ‘30 dello scorso secolo e dovuti al genio dell’architetto italiano Gherardo Bosio, con la contemporanea opera architettonica di Marco Casamonti, che ha progettato il nuovo Stadio Nazionale.
“La scultura è un inno alla rinascita che riflette sull’inizio del tempo e dello spazio. Ricrea un’esplosione capace di sprigionare un’energia infinita e pura necessaria a rimettere in moto il nostro universo, le nostre vite. Ogni momento è un nuovo inizio”, così l’ha definita lo scultore dopo averla realizzata. L’opera è stata presentata dall’Ambasciatore d’Italia a Tirana, Fabrizio Bucci, come “il simbolo di rinascita che abbiamo scelto per la Festa dell’Italia in Albania, un invito a riappropriarci degli spazi pubblici e dei nostri spazi, della nostra storia e cultura comune, dopo le difficoltà e la solitudine cui siamo stati costretti durante la pandemia”, in occasione di una cerimonia cui hanno partecipato, oltre all’artista e al curatore Anselmo Villata, il Sindaco Erion Veliaj e la Ministra della cultura, Elva Margariti.
La comunicazione di domani si fa con lo sguardo dei piccoli
9 Giugno 2021 - Roma - “La informo che ho passato un brutto anno con questo coronavirus, ma mi sono rianimato la fantasia con Popotus”. La pagina di lettere dei piccoli lettori della classe 4B del Collegio San Luigi Bologna, pubblicate su Avvenire di martedì 8 giugno, danno senso pieno all’importanza dell’informazione. Soprattutto in situazioni difficili e con lettori trascurati, i bambini. Leggere l’«attualità a misura di bambino» non è operazione scontata o secondaria. Anzi, tutt’altro! Guardare il mondo con gli occhi dei piccoli può aiutare a focalizzare meglio i nodi problematici, rivedendo priorità e gerarchie, rafforzando l'attenzione all'uso delle parole. Con un dato di fatto: si parla di futuro e di prospettive. Un bell’impegno da vivere nel mondo della comunicazione. Ne guadagnerebbe la qualità. (Vincenzo Corrado)
Morire di Speranza: martedì la preghiera interreligiosa con il card. Parolin
9 Giugno 2021 - Roma - Sarà il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede a presiedere, martedì prossimo, 15 giugno, la preghiera in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l'Europa. L'iniziativa è promossa, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno) da Fondazione Migrantes, Comunità di Sant'Egidio, Centro Astalli, Caritas Italiana ed altre associazioni, si svolgerà nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma alle ore 18.00.
Viminale: da inizio anno sbarcate 15.195 persone migranti sulle coste italiane
9 Giugno 2021 - Roma - Sono 15.195 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 2.608 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (2.113, 14%), Costa d’Avorio (1.410, 9%), Eritrea (971, 7%), Egitto (958, 6%), Guinea (945, 6%), Sudan (905, 6%), Marocco (623, 4%), Mali (568, 4%), Algeria (456, 3%) a cui si aggiungono 3.638 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
Don Riboldi: mons. Perego, una “figura centrale nel cammino post conciliare della pastorale dei rom e dei sinti”
9 Giugno 2021 - Roma - Don Mario Riboldi è stato “una figura centrale nel cammino post conciliare della pastorale dei rom e dei sinti”. Lo dice oggi mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e neo presidente della Fondazione Migrantes in una dichiarazione a www.migrantesonline.it parlando del sacerdote scomparso questa mattina a Milano. Collaboratore del card. Montini a Milano, successivamente è stato – aggiunge mons. Perego - con don Bruno Nicolini, il “protagonista dell’incontro di Papa Paolo VI, oggi santo, a Pomezia nel 1965 con i rom e i sinti”.
Le parole di Papa Montini “i rom sono a casa nella chiesa” sono “stati per lui - conclude mons. Perego ricordando la collaborazione con la Fondazione Migrantes - il programma di una vita pastorale che lo ha visto camminare lungo tutte le strade d’Italia e d’Europa per incontrare le famiglie e le comunità rom e sinti. Il suo impegno e la sua intelligenza pastorale rimangono nella Chiesa italiana un tesoro da custodire e a cui fare riferimento”. (R. Iaria)
Pastorale Rom e Sinti: è morto don Mario Riboldi. La vicinanza della Migrantes
9 Giugno 2021 - Roma - È scomparso oggi don Mario Riboldi, all’età di 92 anni. Ordinato sacerdote nel 1953 cominciò ad incontrare i nomadi della periferia Milanese. Iniziò così il suo viaggio con i popoli rom e sinti, vivendoci assieme. Accolto e apprezzato dall'allora card. Giovanni Battista Montini e quindi futuro Papa Paolo VI fu tra i promotori del primo e storico incontro della Chiesa Cattolica con Rom e Sinti a Pomezia il 26 settembre 1965.
Don Riboldi ha svolto diversi ruoli in ordine alla evangelizzazione dei rom, sinti e camminanti sia come responsabile diocesano che nazionale, portando agli onori degli altari il 4 maggio 1997, per la prima volta nella storia il gitano Ceferino Jimenez Malla.
"Ha lottato, come lui diceva, con sé stesso per cercare di entrare nella cultura del popolo 'zingaro' imparandone i diversi idiomi e traducendo Bibbia, testi liturgici e canti nelle varie lingue per annunciare le meraviglie di Dio", dicono i suoi collaboratori."Lodiamo il Signore per il tanto bene che ha fatto e l'eredità che ci lascia", dice il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis ricordando la figura del sacerdote. (R.Iaria)
Olimpiadi: ventinove atleti nella squadra rifugiati
9 Giugno 2021 - Milano - Sono 29 i componenti della squadra dei rifugiati alle Olimpiadi di Tokyo. Tra gli atleti, che gareggiano in 12 sport, una medaglia d’oro a Rio 2016, che ha lasciato l’Iran. La squadra, selezionata dal Cio, è formata da atleti che sono fuggiti dai loro paesi d’origine e hanno ottenuto borse di studio per allenarsi in un nuovo paese per i Giochi. Tra di loro c’è Kimia Alizadeh, la prima donna iraniana a vincere una medaglia olimpica (bronzo nel taekwondo a18 anni). Alizadeh vive in Germania, dopo essere scappata dal regime di Teheran. I 29 atleti, in aumento rispetto ai 10 di Rio, sono originari di Afghanistan, Camerun, Congo, Repubblica del Congo, Eritrea, Iraq, Sud Sudan, Sudan, Siria, Venezuela. Gareggeranno in nuoto, atletica, badminton, boxe, canoa, ciclismo, judo, karate, tiro a segno, taekwondo, sollevamento pesi e wrestling. La squadra sarà gestita a Tokyo da funzionari del Cio e l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. «Invierete un potente messaggio di solidarietà, resilienza e speranza al mondo» ha dichiarato il presidente del Cio, Bach.
Diritto d’Asilo: mercoledì la conclusione di un ciclo di seminari
9 Giugno 2021 - Roma - Si chiuderà mercoledì 16 giugno, in diretta Facebook, il ciclo di seminari Asilo. Un percorso di umanità, organizzato e portato avanti da Forum per cambiare l’ordine delle cose, Fondazione Migrantes, rete Europasilo e Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate.
Nell’ultimo incontro verrà affrontato il tema della valutazione: laddove ci sono normative e politiche, è utile e necessario monitorare che la loro applicazione si traduca in prassi e servizi efficaci. In che modo si realizza tale valutazione oggi? Quali strumenti sono messi in campo? E chi ha il compito di valutare? Rispondendo a quali esigenze, e con quali obiettivi?
Si proverà - spiegano i promotori - a rispondere coinvolgendo esperienze diverse di università, fondazioni bancarie e amministrazioni pubbliche insieme a realtà e persone coinvolte sul territorio in percorsi di inclusione e confronto, che quotidianamente si scontrano con nodi problematici e che proprio per questo possono fornire chiavi di lettura utili a scioglierli.
All'incontro interverranno Magda Bolzoni, Laboratorio multidisciplinare sul sistema d’asilo DCPS Università di Torino; Maria Cristina Negro, project manager "Never Alone"; Barbara Sorgoni, Laboratorio multidisciplinare sul sistema d’asilo DCPS Università di Torino; Debora Tanzi, responsabile Ufficio Piano di Zona Distretto Sud-Est provincia di Parma moderati da Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes.
Migranti e Ue Passi avanti sull’Agenzia per l’asilo
9 Giugno 2021 - Milano - I Paesi Ue del Mediterraneo, i cosiddetti Med5 (dall’Italia alla Grecia, fino a Spagna, Cipro e Malta) hanno scritto alla presidenza di turno portoghese per sbloccare lo stallo sulle trattative sul regolamento dell’Agenzia europea per l’asilo (Easo). Una mossa che il Ministro dell’Interno portoghese, Eduardo Cabrita, ha salutato come «un grande successo» spiegando che a questo punto c’è un «accordo politico di principio» sull’agenzia. La logica dell’"accordo su tutto o accordo su nulla" sarebbe stata abbandonata. Il primo passo, ha spiegato Cabrita, «è stato quello di separare il lavoro tecnico sul testo» dai negoziati politici. «Con i ministri degli Interni abbiamo avuto una discussione molto costruttiva e positiva sulla dimensione esterna ma abbiamo anche parlato del Patto sulla Migrazione e della dimensione interna. Ci sono progressi importanti nell’ambito del partenariato con i nostri vicini per quanto riguarda la limitazione delle partenze, gli investimenti nelle rotte legali e nella gestione delle frontiere» ha spiegato la commissaria Ue agli affari interni Ylva Johansson.
Openpolis: 6.633 i minori stranieri non accompagnati in Italia
8 Giugno 2021 - Roma - In Italia sono 6.633 i minori stranieri non accompagnati (msna), di cui 6.392 maschi (96,4%) e 241 femmine (3,6%). Il 64,7% sono 17enni e la Sicilia è la regione che ne accoglie di più, ossia il 29,3% del totale. Sono alcuni dei dati, riferiti ad aprile 2021, elaborati da Openpolis, sulla base di statistiche ufficiale fornite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. I 17enni sono 4.290 su 6.633 (64,7%), mentre man mano che si considerano fasce d’età inferiori, il numero cala. Il 22,5% ha 16 anni, il 7,5% ne ha 15 e il 5,1% è tra i 7-14 anni, fino ad arrivare a 22 bambini tra 0 e 6 anni d’età, su 6.633 totali (0,3%). In Sicilia vi sono attualmente 1.946 minori stranieri non accompagnati, seguono Friuli-Venezia Giulia (11,5%), Lombardia (10,3%) e Emilia-Romagna (7,9%). Al sud la quota più alta è in Puglia (5,6%) e al centro nel Lazio (5,4%). Tra i territori che invece ospitano meno msna, troviamo le province autonome di Bolzano (0,8%) e Trento (0,3%), l’Umbria (0,4%) e la Valle d’Aosta (quasi lo 0%). Si tratta di bambini e ragazzi che necessitano di tutele speciali garantite dalla legge n. 47/2017, che stabilisce principalmente il divieto di respingimento e di espulsione e la possibilità di accedere ai diversi servizi territoriali di accoglienza, attraverso il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo e il fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Entrambi sostengono le amministrazioni comunali nelle spese che sono chiamate ad affrontare per l’accoglienza dei minori.
La tragedia del piccolo Artin: trovato morto nel mare del Nord
8 Giugno 2021 - Milano - Erano quasi arrivati. Il sogno di una vita nuova, lontano dalla guerra e dalle violenze, stava per realizzarsi. Ma non è stato così. Il piccolo Artin e la sua famiglia di origine curdo iraniana non ce l’hanno fatta. Proprio nell’ultimo miglio. La loro barca, partita da Dunkerque, in Francia, alla fine non è mai arrivata in Gran Bretagna. Si è capovolta nel Canale della Manica, trascinandosi l’intera famiglia partita dal villaggio natale tre mesi prima. È il triste e drammatico epilogo dell’esodo di Rasoul Iran-Nejad, di 35 anni, della madre Shiva Mohammad Panahi, 35, della figlia più grande Anita, di 9 anni e di Armin, sei, tutti morti, come il più piccolo della famiglia, Artin, di soli 15 mesi. Il naufragio, ricostruisce la Bbc, è avvenuto lo scorso 27 ottobre. Altri quindici migranti furono portati in ospedale e sulla tragedia è stata aperta un’inchiesta a Dunkerque dalla procura francese. Il corpicino del piccolo Artin è stato trovato la notte di Capodanno sulla costa sud-occidentale della Norvegia, vicino a Karmoy. È di pochi giorni fa invece il risultato del test del Dna comunicato dalla polizia norvegese. Per giungere all’identificazione è stato ottenuto un profilo del Dna e alla famiglia è stato comunicato che si trattava effettivamente di Artin, aggiunge la stessa fonte, citando poi una dichiarazione della polizia in cui si afferma che «professionisti qualificati del dipartimento di scienze forensi dell’ospedale universitario di Oslo sono riusciti a recuperare i profili del Dna corrispondenti». I resti del bambino verranno ora riportati in Iran per essere seppelliti. La famiglia di Artin veniva dalla città di Sardasgt, nell’Iran occidentale, vicino al confine con l’Iraq, ed era giunta in Francia dopo essere passata per la Turchia e l’Italia. I curdi iraniani sono una minoranza emarginata dal punto di vista politico ed economico nel loro Paese e a migliaia si affidano ogni anno ai trafficanti per cercare di raggiungere l’Europa. La famiglia di Artin aveva fatto scalo anche in Italia, a Taranto, dove era giunta a bordo di un veliero. Qui aveva tentato la difficile risalita dello Stivale e il passaggio (altrettanto difficoltoso) della frontiera francese, non si sa se attraverso Ventimiglia o, più probabile fra agosto e settembre, da Bardonecchia al Monginevro. Al campo di Dunkerque, in Francia, dove la famiglia è rimasta alcuni giorni in attesa del passaggio sul barcone, si ricordano ancora del piccolo Artin, particolarmente vivace e sempre allegro. «Sono sia felice che triste», ha raccontato alla Bbc Niyaht, la zia di Artin rintracciata dalla polizia norvegese. «Felice che il corpo di Artin sia stato finalmente trovato, e triste naturalmente perché ci ha lasciato per sempre». Fra i tanti messaggi ricevuti prima della partenza dalla Francia, il padre di Artin aveva scritto ai parenti informandoli del viaggio pericoloso che si apprestavano ad affrontare attraverso la Manica ma aggiungendo anche «non abbiamo scelta». «Se vogliamo andare con un camion, abbiamo bisogno di più soldi e ora non li abbiamo» aveva scritto. Una scoperta amara per la famiglia del bambino, i cui resti saranno rispediti in Iran per la sepoltura da parte dei familiari prima angosciati dalla scomparsa di Artin, ora addolorati per la sua fine spaventosa in una delle rotte più pericolose. (Daniela Fassini – Avvenire)
Spettacolo Viaggiante: riapre il Luna Park di Ostia
8 Giugno 2021 - Roma - Grandi manovre da grande evento. Questo si percepisce passando davanti al Luna Park di Ostia, situato in piazza della Stazione Vecchia. Finalmente riaprirà i battenti il prossimo 19 giugno, dopo circa un anno e mezzo di fermo a causa della pandemia.
Questa struttura accoglierà di nuovo il suo festoso pubblico con molte novità come le montagne russe, il dondolino, il barcone, il music box.
Un’attesa gioiosa che si percepisce ascoltando la voce di chi vive all’interno di questa realtà che non è solo un luogo di lavoro ma è ben altro: una comunità formata da una decina di famiglia e da due suore. Tutti abitano nelle roulottes situate in uno spazio ben preciso dell’area. Una comunità portata all’attenzione del grande pubblico proprio per la presenza di suor Annamelia e suor Genevieve dell’ordine delle Piccole Sorelle di Gesù di Charles de Foucauld, che si occupano della pastorale dello spettacolo viaggiante. Le due religiose hanno ricevuto, nel 2015, la visita di papa Francesco, in occasione di una visita pastorale alla vicina parrocchia di S. Maria Regina Pacis.
“Un ricordo indimenticabile di cui tutti parlano ancora e, anzi, auspicano una nuova visita”, racconta suor Genevieve: “ed è una grande soddisfazione sapere che finalmente si riapre. Da molto tempo aspettavamo questo giorno. Perché bisogna pensare che se è chiuso non c’è lavoro e non entrano soldi e si fa molta fatica per andare avanti”.
La presenza delle due Piccole Sorelle in questo Luna Park risale ad una decina d’anni fa e oramai sono parte integrante della grande famiglia di questa oasi del divertimento di Ostia. “Sono le nostre protettrici e noi proteggiamo loro, è uno scambio”, dice Ginetto Pugliè il proprietario del Luna Park, costruito dal padre. Lui aveva sette anni quando i suoi genitori, papà toscano e mamma emiliana, si stabilirono nella cittadina del litorale laziale. Da allora sono passati cinquant’anni e un momento come questo non era mai stato vissuto da quanti vi lavorano al suo interno, racconta. È stato un anno molto difficile che ha lasciato molto strascico – ribadisce - sia psicologico che economico. E c’è chi non c’è la fatta ma diciamo che c’è stata tanta solidarietà. Abbiamo fatto il possibile. Io mi sono mosso anche a livello sindacale”. “Tutti aspettiamo con trepidazione il giorno dell’apertura”, continua Ginetto: le nuove attrazioni provengono da fuori. È stato un momento di solidarietà, i proprietari delle nuove attrazioni vivono facendo feste patronali e fiere che ancora sono bloccate. E’ un aiuto reciproco, loro vengono dalla Campania, zona di Napoli e Caserta. Hanno investito spostando queste strutture e noi abbiano messo lo spazio a disposizione dando molto risalto a queste novità. A fargli da eco c’è Massimo Mascia che, da due anni, appoggia il lavoro del proprietario: “Il parco si è rinnovato totalmente la riapertura dovrebbe essere il 15 giugno, ma si riaprirà il 19 che è sabato. Le persone dovranno essere seguite affinché non ci sia assembramento. All’interno del luna park il percorso è lo stesso: si entra al centro e si esce dall’altra parte a destra”.
Tutti sono ansiosi di ripartire e il giorno della riapertura è molto atteso, una boccata di ossigeno “perché – commenta Mascia - un anno e mezzo senza lavoro è stato molto duro. Ci sono stati degli aiuti da parte della Chiesa, della Fondazione Migrantes, della Caritas, anche grazie all’intervento delle suore, ma le famiglie devono vivere del proprio lavoro”. Non ci sarà una apertura speciale, una inaugurazione, per non fare assembramento: “Senza spingere troppo - dice Mascia - si seguirà il solito orario dalle 15 alle 24, considerando che il coprifuoco dovrebbe essere sospeso. Noi ci atterremo a questo”.
Ma i visitatori del Luna Park troveranno un’altra novità, racconta suor Genevieve: “al centro dell’area lo scorso 9 maggio, il giorno della festa della mamma, è stata posta una bella e grande statua della Madonna”. Per capirci - dice la suora – “quella della Beata Vergine della Medaglia Miracolosa. l’hanno voluta tutti i lunaparkisti. È la madonna che protegge tutto questo settore”. La statua è stata benedetta alla presenza di don Giovanni De Robertis, Direttore della Fondazione Migrantes, e mons. Pierpaolo Felicolo, responsabile Ufficio Fondazione Migrantes di Roma e del Lazio. (NDB – R.I.)