Primo Piano

MCI Germania-Scandinavia: compie 60 anni la Missione Cattolica Italiana di Karlsruhe

4 Ottobre 2021 - Francoforte - Con la messa dell’11 luglio scorso la Comunità italiana di Karlsruhe (Offenburg e Rastatt) ha aperto ufficialmente l’anno dei festeggiamenti per l’istituzione della Missione Cattolica Italiana. Segnati da diverse iniziative, si concluderanno il 10 luglio 2022, con la partecipazione del vescovo di Friburgo. Per l’occasione è stato realizzato un roll-on esposto per tutto l’anno nella chiesa Unsere Liebe Frau di Karlsruhe e nelle altre chiese dove viene celebrata la messa in lingua italiana. È stata realizzata inoltre una immaginetta-segnalibro con alcuni dati significativi riguardanti la MCI, che si può ritirare gratuitamente in chiesa. Ogni mese viene aggiunto un altro roll-on con la storia della Comunità, le foto e le riflessioni delle persone che hanno partecipato alla sua vita. Per questo motivo il missionario don Waldemar chiede “a chi si sente di scrivere anche due righe della propria esperienza con la Missione. Così faremo più viva e più partecipata questa mostra. Se avete le foto o altri ricordi legati alla Missione portatele (poi vengono restituite)”. Sono previsti inoltre due pellegrinaggi: a Roma ed a Friburgo. La data della istituzione della Missione risulta dalla breve relazione fatta da don Pietro Puccinelli il 16 agosto 1961 al Delegato di allora. Don Waldemar augura “Buon Anno Giubilare” a tutti i parrocchiani, con la speranza “che possa dare la spinta di riprendere le attività dopo tutti i lockdown della Pandemia”.  

Lampedusa: non c’è futuro senza memoria

4 Ottobre 2021 - Lampedusa - Da 8 anni,  a Lampedusa, il 3 ottobre, inizia alle 3.15, prima che spunti il sole. È l’ora in cui, quel giovedì, 3 ottobre del 2013, annegarono  368 persone. Il momento di raccoglimento, ogni anno, segna un andare indietro nel tempo, fino all’alba di quel giorno in cui, a poche miglia marittime dall’isola dei Conigli di Lampedusa, persero la vita 368 persone la cui unica colpa era quella di voler approdare in un Paese sicuro. Tante volte, troppe,  quella data è stata utilizzata come limite, come confine di una tragedia che non si sarebbe dovuta più ripetere. “Mai più!” dissero i grandi dell’Europa davanti le  centinaia di bare, allineate nell’hangar dell’aeroporto dell’isola. “Non si ripeta per favore!” ha chiesto Papa Francesco in visita a Lampedusa. Quella strage, purtroppo, non è servita a fermare le tante altre che, nel tempo, si sono succedute. Il 3 ottobre 2013, però, per la prima volta i morti del Mediterraneo, furono “visibili”. Quei giorni a Lampedusa abbiamo sentito l’odore della morte. Abbiamo visto le immagini di decine di corpi che giacevano in fondo al mare. Abbiamo letto, negli occhi dei sommozzatori, il dolore provato nel recuperare quei corpi. Abbiamo ascoltato le storie di chi ce l’ha fatta, degli isolani e delle forze di soccorso che tesero la mano per salvarli. Fu chiaro a tutti che il nostro mare era diventato un cimitero liquido per migliaia di persone vittime di naufragi di cui non si è mai avuta notizia (si calcola, per difetto, che dal 1990 ad oggi siano quasi 45 mila i migranti morti). Quel giovedì non vennero inghiottite dal mare solo 368 vite, ma con loro  “naufragò un sogno: quello di un’Europa giusta e solidale; “naufragarono le nostre coscienze di europei  e di cristiani abituati ormai alle morti di chi è alla ricerca di un futuro migliore. È naufragata la nostra civiltà di italiani ed europei; terrorizzati dalla paura del diverso e dagli attacchi terroristici. È naufragata la nostra identità plurale e la capacità di affrontare insieme le sfide della modernita” come si legge sul settimanale della diocesi di Agrigento "L'Amico del Popolo".
Il memoriale del 3 Ottobre a Lampedusa (foto da Facebook)
Da quel giorno, ogni anno, il buio della notte è squarciato dai lumicini accesi sui davanzali dei lampedusani o attorno al Memoriale “Nuova Speranza”, in Piazza Piave. Il 3 ottobre è diventato la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, in virtù della legge 45/2016 per ricordare e commemorare , non solo le 368 vittime di quel giorno, ma tutte le vittime dell’immigrazione e promuovere iniziative di sensibilizzazione e solidarietà. E così è stato, grazie all’impegno di tanti uomini e donne di buona volontà. “Siamo insieme agli studenti di tutta Europa per ricordare queste vittime, sono nate invisibili e sono morti invisibili. Non ci stancheremo mai di continuare, da questa isola, a chiedere alla comunità internazionale a dare risposte concrete”. Lo ha detto all’Ansa,  Tareke Brhane del Comitato 3 ottobre, l’associazione nata per commemorare le vittime del naufragio di otto anni fa. “Non ci stancheremo di ricordarle, non ci stancheremo di ricordare a tutti che queste persone sono esistite, avevano fratelli, figli, genitori che li piangono” – ha aggiunto Tareke Brhane. Per la commemorazione di quest’anno non c’è stata nessuna marcia lungo le strade dell’isola. Dopo il momento di raccoglimento alle 3.15, c’è stato un primo incontro – in piazza Castello – con gli studenti e dopo un momento di preghiera alla Porta d’Europa. Sull’isola le autorità civili e, religiose e militari del territorio, d’Italia e d’Europa. Come gli altri anni non è mancato il lancio in mare di una corona di fiori, alla presenza delle istituzioni, dei pescatori, dei superstiti e dei familiari dei migranti morti. “La differenza – come scrive Francesca Sabatinelli di Vatican News –  la fa una tomba perché, seppur in una terra lontana dalla propria, permette sempre di mantenere un legame con il proprio congiunto e di poterlo piangere”, come hanno fatto diversi parenti che si sono ritrovate a Lampedusa, per andare sulla tomba dei propri congiunti, figli, genitori, amici i cui corpi furono ritrovati, tra i 368  in fondo al mare. Ci sono anche coloro che  una tomba dove deporre un fiore non ce l’hanno, come le decine di dispersi inghiottiti dal mare quel giorno, così come tutte le migliaia di persone annegate durante i loro viaggi verso l’Europa e dispersi in mare. Per tutti viene lanciata una corona di fiori, come fece Papa Francesco due mesi prima della sciagura,  l’otto luglio di quello stesso anno, quando ne gettò una tra le onde in ricordo di chi muore durante le traversate, chi chi ha trovato porti e porte chiuse.
Quest’anno sulla barca, per compiere questo gesto di pietà anche l’Arcivescovo, mons. Alessandro Damiano che prima del lancio  della corona in mare, dinanzi alle profondità di queste acque che hanno inghiottito le vite nostri fratelli  e sorelle mossi dalla speranza in cerca di futuro, ha invitato i presenti a pregare con le parole del salmo 130, “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera…” Uno dei salmi che gli ebrei cantavano quando salivano verso Gerusalemme… Il grido iniziale del salmista – ha proseguito l’Arcivescovo – esprime la violenza della sua angoscia esistenziale, che lo fa sentire come sprofondato in un abisso da cui non sa come riemergere. Il suo grido parte dal basso e sale verso l’alto, da dove attende una mano tesa che lo sollevi. Anche oggi noi – ha proseguito – come il salmista, eleviamo al Signore il nostro grido di perdono e di dolore perché l’uomo sua creatura e oggetto del suo amore, si è reso sordo al grido di aiuto del proprio fratello”. Mons. Alessandro Damiano  ha poi ricordato le parole di Papa Francesco qui in visita : “«Adamo dove sei?», «Dov’è il tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, anche a noi nei nostri giorni, qui adesso. Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del patire con. Domandiamo al Signore Dio, per noi e per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, la grazia di lacrime che fecondino l’indifferenza dei cuori e l’inerzia della volontà per una fioritura di giustizia e di pace nella Verità”. Tantissime altre le iniziative del comitato 3 ottobre, realizzate sull’isola e in collegamento con tutta Europa, soprattutto con gli studenti, “per costruire un’idea diversa dell’immigrazione, creare memoria, sostenere politiche di accoglienza e inclusione,   sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza attraverso il dialogo con cittadini, studenti e istituzioni.”

La commemorazione ecumenica

Nel tardo pomeriggio, al calare  del sole, nella parrocchia San Gerlando si è tenuta la Commemorazione ecumenica  “non c’è futuro senza memoria” promossa dalla FCEI (Federazione delle chiese evangeliche in Italia), dalla parrocchia San Gerlando e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Agrigento alla quale hanno preso parte Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Mons. Alessandro Damiano, e Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope. Il momento di preghiera ha avuto al centro la Parola,  in particolare il passo biblico, di Deuteronomio 4, 9-14. Ad accogliere i partecipanti al momento, don Carmelo Rizzo dal 1 ottobre nuovo parroco di Lampedusa. “Questa sera siamo qui – ha detto la Bernardini introducendo alla veglia scandita dall’ascolto della Parola, preghiere, canti, letture, ritagli di pagine di cronaca… –  per affermare che la memoria non è un esercizio mentale ma piuttosto un impegno etico e morale. Ricordiamo per cambiare, ricordiamo la tragedia del 3 ottobre e tutte le altre stragi dell’immigrazione perché non vogliamo che ce ne siano altre. Lo facciamo con semplicità, a volte con un senso di inadeguatezza, ma sempre pensando alle vittime, ai loro familiari, ai soccorritori – alcuni dei quali sono qui con noi – e agli abitanti di Lampedusa, una piccola isola che la storia impegna a essere testimone di questa memoria. Noi qui presenti oggi, intendiamo mantenere fede a questo impegno. E non solo nella giornata del 3 ottobre, ma tutto l’anno. Noi siamo qui tutto l’anno e ogni giorno ci sentiamo impegnati e impegnate a fare memoria di quello che è successo e che, tragicamente, continua a succedere. Questo pomeriggio siamo in questo luogo e da qui vogliamo partire, dalla dimensione spirituale della memoria”.
Mons. Damiano nel suo intervento ha evidenziato come “il Deuteronomio è una rilettura della storia del passaggio dall’Egitto alla terra promessa, una storia simile è quella che hanno vissuto, e che vivono, tanti nostri fratelli nostre sorelle in cammino per terra per mare. Il passaggio alla terra promessa non era quello che forse i nostri fratelli e le nostre sorelle cercavano? Molti ebrei – ha proseguito – non hanno raggiunto la terra promessa, altri no, eppure avevano Mosè che li guidava. Questi nostri fratelli e sorelle – si è chiesto – chi li guida? Da un lato – ha detto –  la speranza dall’altro  trafficanti di uomini, mercenari, approfittatori del sangue di fratelli e sorelle. Gli ebrei hanno superato il Mar Rosso, molti di questi nostri fratelli non hanno superato il Mar Mediterraneo. E citando il testo sacro “Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo farà sapere, i tuoi vecchi e te lo diranno” ha evidenziato come “Il ricordare è parte costitutiva dell’azione religiosa, che culmina nell’incontro tra Dio e l’uomo. È soprattutto nella Sacra Scrittura che la memoria viene evocata nell’invito pressante e ripetuto di Dio al popolo: «Ricorda!». Questo comando è tra le «parole della fede» di ogni tempo. È anche il passo che richiama alla mente la memoria del passato, che è vista non come evasione dal presente, ma come base per l’impegno nel presente e per una speranza verso il futuro. La memoria, custodita di generazione in generazione, è l’antidoto – ha affermato –  più potente contro la morte, rappresentando una ferma determinazione, una volontà di non abbandonare nel nulla le tracce di ciò che è già trascorso e passato ed è ormai sparito dalla storia. Nell’ebraismo, infatti, il passato non è qualcosa di sorpassato, privo di utilità, ma al contrario costituisce un valido aiuto per affrontare la vita. Per questo nella Toràh ci viene detto – ha proseguito –  anche che ricordare gli avvenimenti non può bastare. Bisogna riflettere su di essi, ponderarli, capirne a fondo il significato. L’insegnamento della Toràh – ha detto –  è ben differente rispetto alla saggezza di alcuni autori classici, Plutarco tra questi, secondo cui “la storia si ripete”. Per la cultura ebraica – ha proseguito – la storia non si ripete. È semmai l’uomo che può perpetuare i suoi fallimenti e i suoi successi. Nel nostro caso – ha evidenziato l’arcivescovo-  anche la storia si ripete, non secondo quell’approccio di Plutarco, ma è una storia di sofferenza e di dolore che non vorremmo si ripetesse più, invece continua sempre a ripetersi. Anche a fine giugno, su queste coste, quante morti? Il compito di trasformare il ricordo in memoria viva e trasmetterlo alle generazioni future è assegnato dall’ebraismo alla “Tradizione orale” che, anziché essere isolata e decontestualizzata in un monumento, è inserita nella continuità di un sistema culturale. Un famoso missionario domenicano amava dire “Del più piccolo e del più dimenticato Dio ha una memoria molto fresca e viva”. Penso sia il caso – ha concluso mons. Damiano – di questi nostri fratelli e sorelle, quasi prodotti di una “cultura dello scarto”. Mi sembra chiaro questo contrasto: il più dimenticato della nostra storia e della nostra società è quello che è presente in modo speciale nella memoria di Dio. Se la storia è «maestra di vita», come affermava Cicerone, perdere la memoria storica da parte del singolo o della comunità significa rischiare di smarrire la propria identità e la capacità di costruire relazioni interpersonali autentiche, ma dunque da tutte queste stragi – si è chiesto – la storia cosa ci ha insegnato? Noi cosa abbiamo imparato? Ognuno di noi, ciascuno nella propria condizione, può fare qualcosa e insieme possiamo fare molto. Se i nostri pescatori lampedusani non si fossero gettati in mare quella notte del tre ottobre non avrebbero salvato delle altre vite umane oltre a quelle che i soccorritori istituzionali stavano salvando.
Ecco l’azione del singolo. Ecco quello che ognuno di noi può fare. Dio è amore e se amiamo Dio con vero amore questo produrrà in noi una grande fantasia della carità. Come dice San Tommaso se noi amiamo Dio con amore si crea quell’osmosi tra creatore e creatura che può portare solo al Bene”. Al termine di questa lunga giornata – sono le 23;47, mentre scrivo, guardo le agenzie.  L’Ansa registra, l’arrivo sull’isola di 400 migranti su14 barchini… Tutti, dopo un primo triage sanitario effettuato direttamente in banchina, sono stati trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola dove sono presenti oltre 700 persone. All’alba del 2 ottobre, dopo una diversi trasferimenti, ce n’erano invece 180. Leggo anche di “trafficanti di vite umane, tra cui un gruppo di circa 100 persone, Scrive Avvenire –  diverse donne (tre incinte) e minori, sopravvissuti alla sabbia e i sassi senza quasi più acqua né cibo in una zona desertica al confine tra Tunisia e Libia. “Il loro “salvataggio” si è concluso con la deportazione in mezzo al niente. Ad altri è andata peggio: sono stati consegnati ai trafficanti libici. Una prassi ordinaria – scrive Avvenire – con cui le milizie si approvvigionano di prigionieri da avviare alla tortura a scopo di estorsione e di nuovi schiavi per gli affari dei clan. (Carmelo Petrone)    

Sr. Etra nuova Segretaria generale dell’Università Urbaniana

4 Ottobre 2021 - Roma - È la scalabriniana suor Pietra Luana (Etra) Modica la nuova segretaria generale della Pontificia Università Urbaniana. La nomina ufficiale è stata firmata dal Cardinale Luis Antonio Gokin Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e gran cancelliere dell’ateneo. È la prima volta dalla sua fondazione (nel 1627), che l’incarico viene assegnato a una donna. “Ringrazio il cardinal Tagle e la congregazione delle Suore Missionarie Scalabriniane – spiega Suor Etra – Porto nella mia storia il carisma a servizio dei migranti, perché la formazione è una delle chiavi dell’integrazione e di nuove opportunità anche per le religiose e i religiosi che provengono da diversi paesi e studiano all'università Urbaniana”. L’Università nasce nel Seicento con uno scopo profondo: formare missionari e confrontarsi così con i popoli del mondo. In sostanza, già allora venne creato a Roma un osservatorio globale capace di puntare a percorsi educativi per rafforzare il dialogo e il confronto. “In comunione con le consigliere generali, con tutte le Suore Scalabriniane e in comunione con la famiglia scalabriniana, ringrazio il cardinal Tagle per la nomina di Suor Etra Luana Modica – dice suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – che è per noi un riconoscendo della nostra missione con i migranti e i rifugiati. Lo accogliamo come un servizio alla Chiesa, con uno sguardo internazionale”. Suor Etra Modica ha una vasta esperienza in campo formativo e nella pastorale migratoria, avendo coperto ruoli all'interno della propria Congregazione e in ambiti di organismi ecclesiali. A Sr. Etra gli auguri di un proficuo lavoro.

Custodi della vita come Francesco di Assisi

4 Ottobre 2021 - “Chi sei tu, o dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo?” (FF 1915). Sono le parole che Francesco d’Assisi ripete di notte sul monte della Verna durante la preghiera. Sono le domande che ognuno si pone, quando entra in relazione con il Cristo povero e crocifisso. Sono gli interrogativi esistenziali che attendono una risposta e che ogni credente, entrando in contatto con la profondità di sé, può trovare solo nella scoperta di senso, Gesù e il Vangelo. “Viveva ad Assisi, nella valle Spoletana, un uomo di nome Francesco. Dai genitori fu allevato fin dall’infanzia in modo dissoluto secondo le vanità del mondo e, imitando la loro misera vita, egli stesso divenne ancor più frivolo e vanitoso” (FF 317). Vivendo secondo la permissività dei genitori, assume nel tempo dei comportamenti di grandiosità. É ambizioso e narcisista, insegue se stesso, idealizzando ciò che lo conferma, si sente il centro dell’universo, si impegna ad essere in tutto il primo, disconosce, di conseguenza, le persone. Fino al momento della conversione l’identità di Francesco, anche se in continua evoluzione, non appare chiara e definita. Egocentrato, non favorisce l’unificazione interiore e cerca pezzi di sé nel piacere. Cura l’immagine di sé per apparire, per sorprendere, per meravigliare. Si lascia determinare dalla frammentarietà esistenziale. Nella sua vita non c’è posto per i lebbrosi, per gli scartati del suo tempo. Si rifiuta di riconoscere come vivente la parte fragile dell’umanità, perché la sua accoglienza avrebbe richiesto il contatto e l’accettazione reale dei suoi confini contenenti anche il limite e la debolezza. Non è l’esperienza dell’individuo di oggi che stenta a diventare adulto e che si rifiuta di crescere, di chiudere la fase dell’adolescenza, per definirsi, imparando a strutturare il tempo non intorno all’immagine di se stesso, ma nel dono di sé agli altri secondo un senso da dare alla propria vita? Francesco, dopo aver tastato strade diverse, incontra il Signore che lo attende e scopre che da sempre agisce nella sua vita. Smette allora di adorare se stesso e sceglie di imitare il Cristo povero e crocifisso in tutto. Durante la spedizione per la Puglia, infatti, interrompe il viaggio a Spoleto, perché Dio lo visita in sogno e gli pone delle domande. Disponibile alla volontà di Dio, decide di dare una svolta alla sua vita e cambia direzione. “Il Signore, infatti, lo condusse tra i lebbrosi e Francesco fece misericordia con essi” (cfr. FF 110). Da un’esistenza spesa per sé, alla ricerca individuale del successo, del riconoscimento sociale, passa all’accoglienza incondizionata dell’altro, anche dei lebbrosi verso i quali prova un’istintiva ripugnanza. Francesco incomincia a riconoscersi persona quando si rivolge in modo tangibile, reale, autentico verso se stesso, verso il Tu di Dio e il tu di ogni altro. Allora incomincia ad individuare il suo posto nel mondo: compie un salto nella fede, quale atto di autodecisione, che lo porta sulla soglia del Mistero che ha il volto del Padre di Gesù Cristo. Scoprendo l’amore infinito di Dio per sé e per ogni creatura e vivendo costantemente alla presenza dell’Altissimo, espande il suo cuore verso i fratelli che il Signore gli dona, rimanendo in connessione costante con tutto il creato e, contemporaneamente, con tutti viventi che incontra o che va a cercare, per far sentire loro concretamente la presenza amorevole del Signore. Interroga oggi il nostro vissuto quando riduciamo solo a livello di pensiero “che tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri” (LS 70). Non basta, infatti, esprimere le buone intenzioni verso gli altri, trascurando nello stesso tempo la cura del creato, né si può vivere di ideologia difendendo con accanimento la natura e ignorando o calpestando, simultaneamente, le persone. Occorre essere segno visibile della prossimità del Signore risorto, per far cogliere ovunque l’opera di Dio in atto che cerca collaboratori per custodire la vita. Francesco sceglie di essere povero tra i poveri senza inseguire le ideologie, vivendo costantemente il Vangelo. Egli si spoglia di tutto, per essere sempre in relazione con Gesù povero e crocifisso e con ogni vivente. Dalla gratuità del dono di Gesù all’umanità apprende l’arte del dono di sé soprattutto verso coloro che sono ai margini della storia. Vede la bellezza di Dio ovunque e, nella Sua contemplazione e nel servizio costante verso tutti i poveri, ricompone in un’armonia sinfonica tutti i tasselli spesso scompaginati dall’incuria umana. Scrive Papa Francesco in Fratelli Tutti: “Francesco dichiara beato colui che ama l’altro “quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui“ (FF 175). Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, “che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita” (FT 1). L’iter di S. Francesco è significativo per gli individui di oggi che sono in continuo movimento e che spesso stabiliscono rapporti virtuali con l’universo, ma non percepiscono da persone la terra sotto i piedi. Lasciandosi trasportare dall’onda virtuale, non si fermano per aprirsi alla sorpresa dei percorsi inediti tracciati da Dio per la custodia del bene comune, né riconoscono il ritmo del tempo cadenzato dallo Spirito del Signore nella compagnia degli uomini e delle donne di oggi immersi nella bellezza del creato. Forse è giunto il momento di cercare come Francesco di Assisi un senso da dare alla propria vita, di alimentare la fede, di cogliere la gratuità dell’umanità ricevuta, di sentirsi custodi di ogni fratello e sorella, di percepirsi connessi e in relazione con tutto l’universo, avvolto dall’amore infinito e fedele di Dio? Mai come oggi c’è bisogno di testimoniare, come Francesco, l’amore alla vita! (Diana Papa)    

Papa Francesco all’incontro internazionale per la pace insieme ai leader delle grandi religioni mondiali

4 Ottobre 2021 - Roma – È stato presentato, in conferenza stampa, l’incontro internazionale “Popoli fratelli, terra futura. Religioni e Culture in Dialogo”, il trentacinquesimo promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, dopo la storica giornata voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. Nella parte conclusiva dell’incontro, che si svolgerà nel pomeriggio del 7 ottobre davanti al Colosseo, interverrà anche Papa Francesco, che presenzierà la preghiera ecumenica dei cristiani, prima di unirsi ai leader delle altre religioni mondiali come il grande imam dell’università di Al Azar (Il Cairo), Al Tayyeb, il patriarca ortodosso Bartolomeo I e il presidente della conferenza dei rabbini europei Pinchas Goldschmidt, insieme ad esponenti buddisti e induisti. La cerimonia finale sarà introdotta dagli interventi del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi e della cancelliera tedesca Angela Merkel. Invitato anche il presidente del consiglio Mario Draghi. L’incontro internazionale verrà inaugurato il pomeriggio del 6 ottobre al centro congressi della Nuvola all’Eur e proseguirà la mattina del 7 con 4 forum dedicati a dialogo, pace, ambiente e giovani generazioni a cui parteciperanno, tra gli altri, anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il consigliere speciale del segretario generale dell’Onu, Jeffrey Sachs, e la ministra degli Esteri della Tanzania, Liberata Mulamula. “Vorremmo aprire una prospettiva per guardare insieme al mondo che sta uscendo dalla pandemia”, ha affermato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, sottolineando che all’incontro parteciperanno non solo leader religiosi, ma anche personalità della cultura e delle istituzioni da 40 paesi del mondo. “C’è bisogno di incontrarsi di persona all’insegna del dialogo tra i leader delle diverse religioni per guardare al futuro, ma anche di ascoltare insieme il grido degli ultimi per capire il vero stato del mondo. I temi della fraternità universale e della cura dell’ambiente emergono con chiarezza come preoccupazione comune di tutte le religioni e al tempo stesso come via d’uscita dalla pandemia”. All’incontro parteciperanno persone di ogni età, tra cui studenti liceali e universitari e centinaia di giovani da tutta Europa: “Un importante segno di ripartenza e di interesse per la pace”, ha osservato Impagliazzo, che ha concluso: “Non si tratta solo di ascoltare la sete di pace, che sale da tanti paesi in guerra, ma anche di incoraggiare gli operatori di pace sparsi nel mondo, per lavorare insieme al superamento della guerra”.  

Migrantes Torino: prosegue il Festival dell’Accoglienza

4 Ottobre 2021 - Torino - Proseguono gli appuntamenti di "E mi avete accolto - Festival dell'Accoglienza", la prima edizione della manifestazione organizzata a Torino dalla Migrantes in collaborazione con la Fondazione Opera Barolo (5 settembre - 31 ottobre 2021) che raccoglie insieme la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (26 settembre), la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza (3 ottobre) e la Giornata Missionaria Mondiale del 24 ottobre. "Siamo piacevolmente sorpresi dell'attenzione che la popolazione di Torino sta manifestando verso il verbo 'accogliere', nelle sue varie declinazioni - afferma il Direttore di Migrantes Torino Sergio Durando a un mese dall'apertura del Festival, con 23 iniziative concluse su un totale di 44 -. Nella programmazione abbiamo cercato di offrire iniziative culturali, artistiche, religiose e di approfondimento per comunicare a un potenziale pubblico che l'accoglienza può essere approcciata e vissuta con impegno, ma anche con piacere. Che il verbo accogliere coinvolge tutti gli ambiti del vissuto delle persone e che l'arte e la cultura avvicinano a una riflessione di senso con leggerezza e spontaneità". Domenica 26 settembre si è celebrata la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato ad Asti con la celebrazione della S. Messa presieduta da Mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti e incaricato della Conferenza Episcopale Piemontese per Migrantes. Per Torino ha partecipato la comunità ucraina in rappresentanza delle cappellanie etniche presenti in Diocesi e la Migrantes. Si è conclusa martedì 28 settembre "Cinema in giardino", la rassegna cinematografica che ha visto il tutto esaurito nelle quattro serate sotto la magnolia del giardino del Distretto sociale Opera Barolo. Grazie alla collaborazione del Cinema Centrale di Torino, il Museo Nazionale del Cinema, il Torino Film Festival e l'ACEC, sono state proiettate le pellicole di film quali "Qualcosa di meraviglioso", "Into paradiso", "Due sotto il burqa" e "Bangla". Ospiti delle serate sono stati la regista Paola Randi, l'attore Haroun Fall, il regista, sceneggiatore e attore Phaim Bhuiyan. Il prossimo appuntamento al cinema sarà il 3 ottobre, in occasione della Giornata della Memoria, al cinema teatro Monterosa, con la proiezione di "Il sole dentro", di Paolo Bianchini (prenotazione: https://forms.gle/FMBNRDesGffm5Dj79). Grande partecipazione per le presentazioni dei libri Storia di un figlio. Andata e ritorno di Fabio Geda e Enaiatollah Akbari, e Non siamo tutti sulla stessa barca di Giorgio Brizio. Il 7 ottobre, in collaborazione con l'Ufficio Missionario della Diocesi di Torino, la prima presentazione del libro con l'autore Francesco Comina Solo contro Hitler. Franz Jägerstätter, primato coscienza (per prenotarsi: https://forms.gle/Rgc94JUyMzitVik47) uscito nel mese di settembre 2021 e il 22 ottobre il giornalista Alberto Chiara incontra l'autrice Maria Pia Bonanate e la protagonista del suo libro Io sono Joy, Un grido di libertà dalla schiavitù della tratta (Edizioni San Paolo, 2020). Il Festival ha in calendario incontri di Fede per conoscere le cappellanie etniche e le loro comunità, ascoltare testimonianze di migranti credenti che raccontano l’esperienza di migrazione dal punto di vista della fede. Per riflettere e pregare insieme, per la conversione di tutti i cuori verso un impegno di pace, per vivere la missione dell’accoglienza e la profezia di una fratellanza universale. Sul canale Youtube della Migrantes di Torino sono disponibili le registrazioni dei due primi incontri avvenuti presso la Facoltà Teologica di Torino:  "Riflessione di don Roberto Repole sull’ospitalità"  e "Riflessione di don Ermis Segatti sulla vita credente cristiana oltre l'europocentrismo". Nel mese di settembre si sono tenuti i primi incontri della sessione NarrAzioni, appuntamenti per guardare alla capacità della nostra società di essere accogliente attraverso la narrazione di esperienze positive di integrazione e l'intervento di persone capaci di leggere, interpretare, collegare le diverse testimonianze e collocarle all’interno del contesto in cui viviamo, spesso ostile verso lo straniero. Sono state fatte le registrazioni degli incontri e sono visibili sul canale youtube: Per un lavoro accogliente, Per una scuola e un'università accoglienti. Il prossimo appuntamento di NarrAzioni si tiene il 6 ottobre presso l'Ordine dei Medici di Torino e ha come tema Per una Sanità accogliente, un incontro per guardare insieme al mondo della sanità e valutare la sua capacità di essere accogliente e inclusivo interrogando osservatori privilegiati. Per prenotarsi https://forms.gle/xU9vyv7RitCVg8mi8Programma del Festival dell'Accoglienza: http://www.migrantitorino.it/?page_id=53717

ISMU: in aumento il numero di migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo

4 Ottobre 2021 - Milano – Nei primi nove mesi del 2021 1.397 migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo (in aumento rispetto allo stesso periodo del 2020). Lo ha fatto notare ieri l’ISMU in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. In particolare il viaggio verso l’Italia si conferma il più pericoloso: è infatti sulla rotta del Mediterraneo Centrale che si è registrato il più elevato numero di morti e dispersi, pari a 1.118 dal 1° gennaio al 23 settembre 2021. Con oltre 45mila migranti sbarcati dal 1° gennaio al 28 settembre di quest’anno l’Italia ritorna a essere il principale paese del Mediterraneo in cui approdano i migranti che tentano di raggiungere l’Europa, il 94% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Ma come ricordano i dati di IOM, i migranti morti e dispersi sono numerosi anche sulle altre rotte dell’immigrazione: a livello globale dal 1° gennaio al 23 settembre 2021 sono stati registrati 3.398 eventi fatali, con una diminuzione del 20% rispetto al 2020 - anno in cui la mobilità è stata limitata dalla pandemia COVID-19. A livello mondiale la rotta del Mediterraneo resta la più mortale, con il 41% di tutti i migranti morti e dispersi nel mondo nei primi nove mesi del 2021; seguita dagli eventi fatali avvenuti in Africa (31%) e in America (18%).  

La domenica del Papa: fragilità, momento di crescita

4 Ottobre 2021 - Città del Vaticano - Gesù si indigna, leggiamo in Marco, e subito il nostro pensiero va alle domande capziose dei farisei, che non perdono occasione per metterlo alla prova. Così questa domenica, con la norma mosaica del ripudio, la liceità del divorzio; norma che è stata scritta da Mosè “per la durezza del vostro cuore”, risponde loro il Signore. Si indigna invece con i suoi discepoli; si indigna, dice papa Francesco all’Angelus, “non con chi discute con lui, ma con chi, per sollevarlo dalla fatica, allontana da lui i bambini”. Nei Vangeli, il bambino è simbolo di chi è debole, piccolo, impotente; di chi deve fare affidamento non sulle proprie forze, ma su ciò che deve attendere e ricevere da altri. Due domeniche fa, Marco, nel suo Vangelo, ci ricordava come Gesù, preso un bambino “lo pose in mezzo”, cioè al centro della comunità, come simbolo della vita nuova. Chi cerca Dio, afferma papa Francesco, lo trova “nei piccoli, nei bisognosi: bisognosi non solo di beni, ma di cura e di conforto, come i malati, gli umiliati, i prigionieri, gli immigrati, i carcerati”. E aggiunge: “chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. Riflessione sulla piccolezza come via per accogliere il Signore. “Il discepolo – ha detto il Papa – non deve solo servire i piccoli, ma riconoscersi lui stesso piccolo. È il primo passo per aprirci al Signore. Spesso, però, ce ne dimentichiamo. Nella prosperità, nel benessere, abbiamo l’illusione di essere autosufficienti, di bastare a noi stessi, di non aver bisogno di Dio. Dobbiamo cercare la nostra piccolezza e riconoscerla. Lì troveremo Gesù”. Gesù si indigna perché “ogni affronto fatto a un piccolo, a un povero, a un bambino, a un indifeso, è fatto a lui”, ci ricorda il Papa. Riconoscersi piccoli “punto di partenza per diventare grandi”. Cresciamo, dice ancora il Vescovo di Roma, “non tanto in base ai successi e alle cose che abbiamo, ma soprattutto nei momenti di lotta e di fragilità. Lì, nel bisogno, maturiamo; lì apriamo il cuore a Dio, agli altri, al senso della vita”. Dobbiamo aprire gli occhi, afferma papa Francesco all’Angelus: “quando ci sentiamo piccoli di fronte a un problema, piccoli di fronte a una croce, a una malattia, quando proviamo fatica e solitudine, non scoraggiamoci. Sta cadendo la maschera della superficialità e sta riemergendo la nostra radicale fragilità: è la nostra base comune, il nostro tesoro, perché con Dio le fragilità non sono ostacoli, ma opportunità”. Dal Papa anche l’invito a una “bella preghiera: Signore, guarda le mie fragilità; elencale davanti a lui. Questo è un buon atteggiamento davanti a Dio. Infatti, proprio nella fragilità scopriamo quanto Dio si prende cura di noi”. Contrarietà e situazioni che rivelano la nostra fragilità sono “occasioni privilegiate” per fare esperienza dell’amore del Signore che “ci stringe a sé, come un papà con il suo bambino”; la cui tenerezza “si fa ancora più presente” proprio “nei momenti bui o di solitudine”. Diventiamo grandi, afferma il Papa, “non nell’illusoria pretesa della nostra autosufficienza – questo non fa grande nessuno – ma nella fortezza di riporre nel Padre ogni speranza. Proprio come fanno i piccoli”. Accogliere nella piccolezza, dunque, senza fare affidamento sulle proprie forze. Dono da ricevere senza pretendere di conquistarlo, è il Regno di Dio. Dono, accoglienza. Parole chiave delle letture di questa domenica: la Genesi, la lettera agli Ebrei, il Vangelo di Marco. Così nel primo libro della Bibbia, dove l’alterità tra uomo e donna, non l’uguaglianza, diventa luogo di comunione, unità nella differenza – “i due saranno un’unica carne” – e segno dell’alleanza, del rapporto con il creatore. Anche la donna, nata dalla costola di Adam addormentato, è dono, anzi aiuto, nelle parole di Dio. In un tempo in cui troppo spesso la donna è vittima di violenza, proviamo a soffermarci sulle parole del Talmud che Roberto Benigni ha letto, tra applausi e commozione, sette anni fa: “State molto attenti a non far piangere una donna: che poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai suoi piedi perché dovesse essere pestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale... un po' più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere amata”. (Fabio Zavattaro – Sir)    

Oim-Unhcr-Unicef: “urgente ripristinare un’operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”

2 Ottobre 2021 -
Roma - Solo nel 2021 si stima siano oltre 1.100, per un totale di quasi 18.500 dal 2014 a oggi. Lo segnalano i dati del progetto Missing Migrants di Oim, alla vigilia della Giornata nazionale della memoria e dell’accoglienza, che ricorre domani, in cui si ricordano in Italia le 368 vittime – tra cui 83 donne e 9 bambini – morte nel tragico naufragio al largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013, e quanti come loro hanno perso la vita nel tentativo disperato di trovare sicurezza e protezione in Europa. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), e il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) sono presenti oggi a Lampedusa assieme alle organizzazioni della società civile, ai rappresentanti delle istituzioni governative locali e nazionali, per “esprimere vicinanza ai sopravvissuti e parenti delle vittime del naufragio del 3 ottobre e ribadire ancora una volta come salvare le vite in mare resti un imperativo umanitario”. L’Oim, l’Unhcr e l’Unicef riconoscono “l’impegno profuso dal Governo italiano nel campo dell’accoglienza e l’attivazione di una risposta tempestiva alla recente emergenza Covid-19”. Le Organizzazioni delle Nazioni Unite ribadiscono “l’urgenza di ripristinare un’operazione efficace di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, a oggi prevalentemente in mano all’importante lavoro delle Ong, di promuovere procedure di sbarco strutturate e condivise, di individuare alternative più sicure agli attraversamenti in mare promuovendo canali regolari di migrazione e di garantire un meccanismo di redistribuzione di quanti arrivano negli Stati membri della Ue”. “Resta inoltre necessaria l’identificazione tempestiva delle categorie più vulnerabili, tra cui minori stranieri non accompagnati e vittime di tratta, per garantire adeguata protezione e accoglienza a chi fugge da violenza, persecuzioni e povertà”.

Migrantes Modena: veglia di preghiera con mons. Castellucci per le vittime dell’immigrazione

1 Ottobre 2021 -

Modena - In occasione della «Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione», istituita il 3 ottobre dalla Repubblica italiana per ricordare la strage di Lampedusa che nel 2013 vide morire nel Mediterraneo 368 migranti, le Chiese di Modena-Nonantola e Carpi organizzeranno una Veglia di preghiera presieduta dal vescovo, mons. Erio Castellucci,  lunedì 4 ottobre, alle 21, presso la chiesa di Sant’Antonio in Cittadella.

L’iniziativa è promossa da Migrantes di Modena e Carpi e da diversi uffici diocesani, insieme ad associazioni come «Mediterranea saving humans», Porta Aperta Modena, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Acli.

Tutte le comunità sono inoltre invitate a fare memoria delle vittime delle migrazioni durante le Messe del mattino di domenica 3 ottobre. «La Chiesa – ricorda la Segreteria di Migrantes interdiocesana nel volantino diffuso alle parrocchie – rimane attenta principalmente alle persone ed in particolare alle più vulnerabili come i migranti. Ma c’è molto di più. Per la dottrina cristiana, lo straniero è “luogo teologico”, in quanto è un modo in cui si manifesta Nostro Signore Gesù Cristo: “…ero straniero e mi avete accolto”. È quindi dall’ottica della fede e del Vangelo che possiamo pensare di animare le comunità parrocchiali e le comunità immigrate cattoliche per sensibilizzare e fare memoria delle vittime delle migrazioni».

Sono dunque state indicate alcune proposte per animare le parrocchie e le comunità immigrate: la testimonianza è sempre il metodo migliore, perché permette alle persone di incontrarsi e di conoscersi. Può essere una serata interamente dedicata alle vittime delle migrazioni con la partecipazione di richiedenti asilo o immigrati che vivono insieme a noi nelle nostre città. Oppure può essere un intervento di un operatore o di un volontario che portano l’esperienza dell’accoglienza qui a Modena o dei progetti di solidarietà lungo le rotte dei migranti. La veglia di preghiera e le intenzioni alla preghiera dei fedeli, il senso di impotenza, l’abbandonarsi al «tanto a cosa serve?» è forte.

Fare memoria di un dramma come quello delle vittime delle migrazioni aiuta, come cristiani, a riscoprire o a scoprire la forza della preghiera, attingendo al patrimonio della fede e della Parola di Dio. Il magistero della Chiesa ha un patrimonio sulle migrazioni veramente unico e mondiale. Sono oltre 100 anni che viene celebrata la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato e già i messaggi del Papa costituiscono un insostituibile insegnamento. Ma, nel corso del tempo, sia la Santa Sede che le Chiese locali e le Conferenze episcopali nazionali hanno elaborato una approfondita riflessione che merita tutta la nostra attenzione.

«…Fino a quando?» è nato il 30 aprile scorso a Nonantola, quando il vescovo Castellucci, a seguito dell’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo centrale, volle dedicare la celebrazione eucaristica in occasione della ricorrenza di Sant’Anselmo, fondatore dell’Abbazia, in memoria delle vittime delle migrazioni. «…Fino a quando?» è promossa dagli uffici pastorali delle diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi, insieme alle associazioni che fanno accoglienza dei richiedenti asilo ed è aperta a tutte le persone di buona volontà che non si rassegnano. Per informazioni si può contattare la segreteria Migrantes interdiocesana al numero 338/257530.

La preghiera dei fedeli di domenica 3 ottobre

1 Ottobre 2021 - Roma - Pubblichiamo alcune preghiere per la celebrazione eucaristica di domenica prossima: Chiamati dal Signore a sostare con Lui in questa celebrazione di preghiera e di fraternità, domandiamo che la sua grazia ci edifichi ogni domenica, per poter diventare suoi testimoni nel mondo. Preghiamo invocando: Ascoltaci o Signore!
  1. O Signore, donaci un cuore aperto e accogliente per valorizzare i doni di ciascuno nel compiere azioni di bene, come testimonianza della nuova vita evangelica, preghiamo.
  2. O Signore, donaci di riconoscere la tua presenza e la tua guida attraverso i pastori e ministri delle nostre comunità cristiane. Rendici uniti nella fede, speranza, carità, amore, per tutti i nostri fratelli e sorelle, preghiamo.
  3. O Signore, sostieni l’amore e la fedeltà dei coniugi, troppo spesso infranta anche a causa di una società effimera, con pochi valori umani e cristiani da offrire, preghiamo.
  4. O Signore, la tua alleanza con ogni uomo e donna è messa a dura prova dalla nostra incapacità ad accogliere e amare fratelli e sorelle poveri, soli, vittime di guerre ingiuste e di leggi inique, che chiedono aiuto per poter continuare a vivere. Apri i nostri cuori induriti o Signore, ti preghiamo.
Dio nostro Padre, principio della vita e dell’amore, accogli la preghiera che la tua famiglia pone davanti a te, per Cristo nostro Signore. Amen.  

Migrantes Torino: le iniziativa per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza per costruire un futuro più inclusivo

1 Ottobre 2021 -
Torino - Domenica 3 ottobre la Migrantes di Torino, nell'ambito dell'iniziativa "E mi avete accolto - Festival dell'Accoglienza" propone una giornata ricca di eventi per celebrare insieme la #𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮𝗲𝗱𝗲𝗹𝗹𝗔𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, per ricordare tutte le vittime dell'immigrazione e costruire insieme un futuro più inclusivo e accogliente.
Alle ore 15,00 "𝗧𝗛𝗘 𝗚𝗔𝗠𝗘- 𝗔𝗦𝗖𝗦 - Polo del '900: l’attraversamento dei confini tra i mille ostacoli che si frappongono tra la partenza e la meta tanto sognata. Provare a immedesimarsi per capire le dinamiche ostili e le atrocità vissute sulla pelle dei migranti è l’obiettivo di questo gioco di ruolo in cui tutto è imprevedibile, ma tutto è pensato per bloccarti al di là della frontiera
- 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟳.𝟬𝟬: 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗠𝗢𝗕 - Polo del '900
L’ organizzazione dell'azione pubblica rivolta ai giovani per ricordare le 368 vittime del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013. Con le coperte dorate della campagna #ioaccolgo e le maschere del progetto “𝑭𝒂𝒄𝒆 𝒕𝒉𝒆 𝑾𝒂𝒍𝒍” di Fabio Saccomani, i giovani possono metterci la faccia per dire il loro impegno nella costruzione di un futuro più inclusivo e accogliente.
- 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴.𝟯𝟬: 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗠𝗢𝗕 - Piazza Castello
Con le coperte dorate della campagna #ioaccolgo e le maschere del progetto “𝑭𝒂𝒄𝒆 𝒕𝒉𝒆 𝑾𝒂𝒍𝒍” di Fabio Saccomani, i giovani possono metterci la faccia per dire il loro impegno nella costruzione di un futuro più inclusivo e accogliente.
- 𝗼𝗿𝗲 𝟮𝟬.𝟯𝟬: 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔 𝗜𝗡 𝗚𝗜𝗔𝗥𝗗𝗜𝗡𝗢 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝙄𝙇 𝙎𝙊𝙇𝙀 𝘿𝙀𝙉𝙏𝙍𝙊 di Paolo Bianchini - Teatro Monterosa
Grazie alla collaborazione con ACEC e Teatro Monterosa, la quinta e ultima proiezione della rassegna ad ingresso gratuito. Prima della proiezione del film, presentazione del videoclip “Welcome Refugees” di Alberto Visconti con CoroMoro l’episodio pilota di ARTatSEA (ASPRA sail) , progetto d’integrazione e bellezza sociale attraverso l’arte e il mare.
Il film intreccia due storie, l’una vera, l’altra di fantasia. A distanza di tempo, due viaggi uniscono l’Europa all’Africa e viceversa. Yaguine e Fodè partono dalla Guinea per portare a Bruxelles una lettera indirizzata alle istituzioni europee, mentre Thabo e Rocco fuggono dall’Europa per raggiungere l’Africa portando un pallone. Guarda qui il trailer: https://youtu.be/E0NdjIuZlaI

Viminale: da inizio anno sbarcate 46.391 persone migranti sulle coste italiane

1 Ottobre 2021 - Roma - Sono 46.391 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 12.835 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.994, 13%), Egitto (4.548, 10%), Costa d’Avorio (2.914, 6%), Iran (2.459, 5%), Guinea (1.846, 4%), Iraq (1.771, 4%), Eritrea (1.605, 4%), Marocco (1.585, 3%), Sudan (1.540, 3%) a cui si aggiungono 9.294 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è fornito dal Ministero dell’Interno ed è aggiornato alla 8 di questa mattina.

 

Mons. Savino: “dalla discriminazione siamo passati alla criminalizzazione” dei migranti

1 Ottobre 2021 - Cassano allo Ionio - “In Occidente, ma possiamo dire anche in Italia, gli immigrati sono diventati il capro espiatorio su cui abbiamo scaricato tutta una serie di contraddizioni”. Lo ha detto questa mattina mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, aprendo l’incontro delle Fondazioni antiusura del Sud in corso a Villapiana (Cs), come riferisce l’agenzia Sir. “Gli stranieri sono diventati estranei nei nostri territori, eppure non è difficile riconoscerne la presenza. Dalla discriminazione siamo passati alla criminalizzazione – ha detto il presule –. Stiamo vivendo il post cristianesimo, un processo di secolarizzazione che come vescovo mi inquieta”.

 

Migrantes Rossano-Cariati: la GMMR in diocesi con mons. Aloise

1 Ottobre 2021 - Corigliano-Rossano - Si è celebrata nella diocesi di Rossano-Cariati, presso la parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino a Corigliano-Rossano, la 107° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato indetta da Papa Francesco per il 2021. Giornata questa più attuale che mai in quanto vede in questi giorni anche, e non solo, il dramma del popolo Afghano. L’accoglienza calorosa della parrocchia e del parroco Don Vittorio Salvati sia dell’arcivescovo, mons.  Maurizio Aloise che dell’equipe Diocesana della pastorale Migrantes ha dato un valore aggiunto all’intera giornata inserita nell’ambito dei festeggiamenti religiosi in onore di Santa Teresa del bambino Gesù. Mons. Aloise , durante l’omelia oltre a ricordarci, sulle parole di Papa Francesco, quanto sia bello accogliere ha invitato gli astanti a camminare insieme “verso un noi sempre più grande”, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso. La nostra Diocesi, ha commentato Giovanni Fortino Direttore della pastorale Migrantes Diocesana, come si dice in gergo giornalistico “sta sul pezzo” in quanto è impegnata, con diversi progetti ed attività di volontariato, ad Accogliere, Proteggere, Promuovere ed Integrare i nostri fratelli migranti, ed è proprio da questo  progetto che è scaturita la mostra che oggi abbiamo il piacere di esporre in parrocchia e celebrare con voi la 107 giornata mondiale del migrante e del rifugiato”. Infatti in occasione della giornata è stata esposta nei locali della chiesa parrocchiale la mostra “le parole pesano….. pesiamo le parole”, sottotitolo per una cultura della legalità e dell’accoglienza, sviluppata in ambito diocesano e finanziata dalla Fondazione Migrantes nazionale con i fondi 8*1000 della Chiesa Cattolica. Questa mostra realizzata in proprio dalla pastorale Migrantes  Diocesana fa riferimento ad immagini relative sia agli sbarchi di immigrati, avvenuti  fino a poco tempo fa nel porto del comune di Corigliano-Rossano, debitamente  fotografati da una associazione del territorio per conto della Diocesi e di immagini riportanti una selezione di parole che assumono sia una accezione positiva che negativa nonché alcune parole d’odio in uso comune quando viene fatto un discorso oppure una comunicazione di qualsiasi formato  sui media comprese le testate giornalistiche tradizionali sul tema dell’immigrazione. Alla fine della celebrazione eucaristica il giornalista Gino Campana introduceva la mostra che veniva illustrata da Anna Minnicelli che ha chiosato “ questa mostra  ha l’ambizione di trasferire all’osservatore gli strumenti valutativi necessari ai fini di una corretta interpretazione dei messaggi trasmessi dai media  e la sollecitazione ad attuare comportamenti accoglienti per un noi sempre più grande". Ha aggiunto Don Vittorio Salvati, parroco della parrocchia di Santa Teresa del Gesù Bambino, che bisogna stimolare all’accoglienza considerando i nostri fratelli migranti una risorsa e non un peso. Piace riportare le parole di un apostolo della carità, un sacerdote in odore di santità Don Oreste Benzi  che in un commento al vangelo  scriveva cosi: “ La missione di salvezza del Cristo è universale e la Chiesa è lo spazio di una nuova salvezza. Sono superati i confini delle nazioni e le diversità dei popoli sono ricchezza da mettere insieme. Una parola di ringraziamento per l’equipe Migrantes diocesana e per il gruppo di sviluppo del progetto composto da Anna Minnicelli, Giovanni Mulè, Ombretta Gazzola, Pino Savoia nonché e gli amici dell’Associazione Luce nella persona del loro presidente Gianfranco Caliò.    

Migrantes Caltanissetta: Messa con i lavoratori dello spettacolo viaggiante presso il Luna park

1 Ottobre 2021 - Caltanissetta - Nell’ambito delle iniziative organizzate dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Caltanissetta in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, ieri mattina, giovedì 30 settembre, nell’insolita cornice dell’autoscontro del luna park allestito a Pian del Lago, una celebrazione eucaristica  per i lavoratori del Luna Park presieduta dal Vicario Generale della diocesi, don Onofrio Castelli e da don Alfonso Cammarata, assistente della Migrantes diocesana e parroco della parrocchia che ospita il Lunapark. Don Castelli, nella sua omelia, ha sottolineato l’utilità del servizio che i lunaparkisti prestano a chi cerca un po’ di sano svago. Al termine della celebrazione il direttore dell'ufficio Migrantes della diocesi, Donatella D'Anna, ha ringraziato le famiglie presenti e ha raccontato loro con quanta emozione e trepidazione, ogni anno, l'intera città e i membri della Migrantes attendono il loro arrivo sia per gustare qualche ora di preziosa spensieratezza, ma anche per assaporare momenti di condivisione come quelli trascorsi durante la messa (Roberta Di Carlo)  

Vangelo Migrante: XXVII domenica del Tempo Ordinario – b (Mc 10,2-16)

30 Settembre 2021 - Gesù lascia la Galilea e si dirige in Giudea per raggiungere Gerusalemme. Il successo della sua predicazione continua. Si avvicinano i farisei per metterlo in difficoltà e per screditarlo dinanzi alla folla. Lo interrogano a proposito della legittimità o meno del divorzio con la segreta speranza di riuscire a coinvolgerlo nelle interminabili discussioni delle scuole rabbiniche: la legge mosaica, gli ricordano i farisei, autorizza il marito a ripudiare la moglie. Mosè tuttavia nello stabilire questa norma aveva lasciato molto indeterminati i motivi capaci di autorizzare il ripudio: ad un certo punto parla di “qualche cosa di vergognoso” che il marito può aver trovato nella moglie (Dt 24,1). Alcuni dicevano che indicava solo l’adulterio, altri sostenevano che si riferiva a qualsiasi ragione, non solo di tipo morale, ma anche di tipo fisico o relazionale e, quindi, rendeva legittimo il divorzio. Gesù si sottrae alla disputa con una sentenza radicale che osa correggere la legge di Mosè: “per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”; e rifiuta le sottigliezze rabbiniche che tentano di far coincidere la volontà di Dio con i propri interessi e desideri. C’è una situazione sbagliata in radice: è il cuore indurito che compromette l’originario progetto di Dio sull’uomo e sulla donna. Il progetto di Dio richiede un amore totale, fedele, indissolubile. L’insegnamento si colloca nella sezione dove Gesù chiede ai discepoli di capire e vivere la logica della croce e del dono totale della propria vita per il vangelo. Solo un cuore posto nell’altrove di Dio, può aiutarci a non ricorrere ‘solo’ alle presunte uscite di sicurezza della legge ma può aiutarci a non pensare subito male di chi abbiamo dinanzi, ad accogliere diversamente anche cose che forse non prevedevamo o che ci hanno spaventato e che giudichiamo ‘irreversibili’. Un cuore nel cuore di Dio, anche quando non invoca, viene visitato! (p. Gaetano Saracino)  

Migrantes Porto Santa Rufina: nell’incontro costruire il “noi”

30 Settembre 2021 - Porto Santa Rufina - Un incontro di colori. Quelli degli abiti di terre distanti. O di suoni e di voci di musiche antiche. Oppure quelli della preghiera nelle lingue native. Filippini, srilankesi, romeni, slovacchi, nigeriani, latinoamericani, italiani hanno animato con le loro tradizioni la 107ma Giornata del migrante e del rifugiato, celebrata nella diocesi di Porto-Santa Rufina nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Per la prima volta dopo l'inizio della pandemia i migranti hanno condiviso i volti delle loro culture nell’esibizione che ha preceduto la Messa. Una consuetudine rinnovata di anno in anno. A introdurre la kermesse il diacono Enzo Crialesi, responsabile dell'Ufficio Migrantes diocesano, che ha ringraziato dell'accoglienza il parroco don Paolo Ferrari. Come finestre sul mondo i gruppi etnici si sono alternati nel salone della parrocchia offrendo con orgoglio la singolarità della loro identità storica. Un mosaico di ricchezza confluito nel delineare il volto dell'unica identità, l'umanità: il "noi" ribadito da papa Francesco nel suo messaggio: «Oggi la Chiesa è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti». Riprendendo queste parole nella lettera alla diocesi il vescovo Ruzza ha sottolineato che «Il fenomeno migratorio caratterizza gli anni del nostro tempo in modo ineludibile e per i credenti l’accoglienza è un compito, una missione, un dovere evangelico». Parole chiare lette da suor Maria Grazia Pennisi, collaboratrice della Migrantes diocesana, all'inizio della Messa presieduta dal vicario generale don Alberto Mazzola e concelebrata dal parroco e dai sacerdoti responsabili dei migranti. «Profeta è colui che parla a nome di Dio», nell'omelia il vicario generale ha commentato il racconto evangelico di Marco in cui i discepoli vorrebbero impedire a un estraneo di scacciare i demoni nel nome di Gesù, ma il Maestro critica la posizione degli apostoli. «Non dobbiamo chiuderci ma essere aperti allo Spirito Santo – ha continuato il sacerdote – perché egli agisce come vuole, con chi vuole e quando vuole». La tentazione dell'uomo è quella di controllare e giudicare l'azione di Dio, invece il compito del cristiano è di rimanere in ascolto e parlare e agire di conseguenza. Comprendere la libertà dello Spirito Santo e la sua multiforme presenza là dove egli soffia significa accogliere l’incontra tra differenza e comunione. «Questo è l'invito di papa Francesco ad accrescere la nostra cattolicità. I membri della Chiesa devono impegnarsi ad essere sempre più cattolici, ovvero inseriti in quell'universalità che ci permette di incontrare le nostre sorelle e i nostri fratelli per costruire un "noi" che sia sempre più grande», ha concluso il vicario generale.  (Simone Ciampanella)

Migrantes: mons. Glowczyk confermato coordinatore della pastorale dei cattolici polacchi in Italia

30 Settembre 2021 -

Roma – Mons. Jan Antoni Glowczyk è stato confermato coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici polacchi in Italia. La conferma da parte del Consiglio Episcopale Permanente della CEI che si è svolto in questa settimana e che si è chiuso ieri. A mons.  Glowczyk gli auguri di un proficuo lavoro.